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MIT’S CORNER: MONZA

Metrodoro il Teorematico dixit:

Verstappen: Onestamente il Max di ieri è stato superlativo. Giustamente i commentatori gli davano del “martello”: tutti i giri sugli stessi tempi, doppiaggi gestiti alla grande, gomme gestite alla grande, tutto perfetto. Resta da capire se questa perfezione c’è stata perché ha guidato da fenomeno (e lo è, beninteso) oppure perché aveva ancora tanto margine. Qualche che sia la risposta non cambia il giudizio. Che gli siano andate tutte dritte sugli eventi che non l’hanno riguardato direttamente (VSC, SC) non è una gran considerazione: se sei lì davanti e con quel margine la probabilità che eventi del genere ti favoriscano ulteriormente è più alta del contrario – c’è poco da fare.

CLC Ha fatto il suo. Anche ieri le gomme non duravano (almeno non tanto quanto a Max). La sosta in VSC tutto sommato ci stava, se fosse stata “piena”, ossia se avessero dato green flag quando CLC era già a regime, e a parità di tutto il resto, allora l’ultimo stint di CLC sarebbe cominciato (dicono) a circa 8/9 sec da Max. Molto probabilmente non sarebbe cambiato nulla sul risultato finale però la F1, in quei momenti lì, ha anche tanta psicologia in gioco e mettere un po’ di pressione a Max è un esperimento che sarebbe interessante fare (e alla SC si sarebbe trovato senza doppiati in mezzo mettendo un po’ di ulteriore pepe allo strano finale). Certo il buon Max ha tanta cazzimma che Rione Sanità scansate quindi…

Russell: Il ragazzo dimostra ancora una volta una solidità eccezionale. Se la MER l’anno prossimo tira fuori (da subito) una macchina che può competere per la vittoria diventa un serio contender.

Sainz: Ottima ottima gara. Anche lui nella seconda parte di gara si è trovato delle gomme difficili e con un ritmo insufficiente per andare oltre (nonostante il suo tifoso Genè lo desse a podio quasi per certo) però nella prima parte ha fatto, e alla grande, un recupero notevole. Eccellente il sorpasso su Perez.

Hamilton: gara notevole anche la sua, considerando i limiti sul dritto della sua vettura. Comunque non è più quello di una volta – e non è più quello di una volta già dal 2020, secondo me. Comunque quel doppio sorpasso in uscita dalla prima variante è stato favoloso, da old fox di primo livello.

Perez: inguardabile.

Norris: partenza inguardabile – resto della gara così così. Si è rifatto solo grazie ad una strategia a lui più congeniale rispetto a quella del pur accomodante teammate. Per nulla brillante, almeno rispetto a quanto ci ha abituato.

Ricciardo: al contrario del suo oggi appannato teammate oggi l’ho visto (stranamente) brillante, considerate le premesse poco entusiasmanti. Ieri avrebbe tenuto dietro anche un F-35. Strategia adatta al suo momento vista la velocità sul dritto (inaspettata).

Gasly: boh. Strano che non ne abbia avuto minimamente per neanche tentare il sorpasso all'(ondeggiante?) Ricciardo. Si conferma in un momento un po’ strano. Forse non stava bene (leggevo di agenzie che lo davano non in forma)

Tsunoda: non pervenuto

Alonso/Ocon: embé? O hanno sbagliato tutto in termini di assetto oppure anche Alpine va a passo di gambero con lo sviluppo come un altro team di nostra conoscenza. Comunque per l’ennesima volta quest’anno (e al netto del problema tecnico) Alonso>Ocon la qual cosa non depone a favore del primo quanto invece depone a Sfavore del secondo.

Zhou/Bottas: bene il primo dopo una Q deludente. Bottas tutto sommato ok. Cmq Alfa, a parte i primi GP, si conferma delusione.

Aston Martin: pietosa

Bravo Mick: nonostante l’errore si è dato da fare per quanto poteva.

Magnussen: anonimo.

Latifi: l’ho già detto che deve cambiare mestiere?

Lascio per ultimo De Vries: ottimo. Stava là dove contava e si è portato a casa punti importantissimi. Ha guidato veloce ma anche con oculatezza: la figura del fesso o dell’ansioso era dietro ogni curva e non c’è cascato – forse ne aveva per provare a passare Gasly e Ricciardo ma il rischio era troppo grande e ha saputo evitare il patatrac. Cioè: fossi stato io al suo posto mi sarei sbrodolato per tutto il GP: Monza, dicasi MONZA, debutto in gara in F1, qualifica della madonna e teammate messo a distanze misurabili solo in Parsec. Bravo. Peccato solo non averlo potuto misurare con Albon invece che con Latifi.

Cmq Williams in progresso nelle ultime tre gare: sai mai che la TD39…

VERSTAPPEN VINCE A MONZA. LA SAFETY CAR TORNA PROTAGONISTA.

La matematica non è un’opinione. E la matematica dice che la stagione 2022 per la Ferrari, è stata, fino ad ora, come la 2019. Anno che poteva passare alla storia come un mezzo fallimento, dopo un 2018 nel quale Vettel, ad un certo punto, era il favorito per il titolo.

Ma del 2019 abbiamo un ricordo dolce, grazie al trionfo di Leclerc a Monza. E c’è da pensare che la dirigenza Ferrari contasse, alla vigilia, di ripetere quell’exploit, in un momento della stagione nel quale la F1-75 pare avere perso la straordinaria competitività di inizio stagione, e la squadra avere perso la bussola, con continui pasticci strategici.

La storia insegna che l’aria monzese fa bene alle macchine rosse, e infatti la F1-75 si presenza all’autodromo brianzolo in piena forma, con Leclerc capace di centrare una straordinaria quanto inaspettata pole, davanti a Verstappen che, nel caos delle penalità per cambio di componenti varie ed assortite, si ritrova retrocesso in settima posizione. Pure Sainz, terzo sul campo, si ritrova spedito in fondo alla griglia per cambio completo della Power Unit. 

La Ferrari ha scelto un assetto scarico, al contrario della Red Bull, e con una Mercedes che in rettilineo non va neanche a spingerla, per Charles si spalanca l’opportunità  di mettere un bel po’ di secondi fra sè e il rivale olandese, prima che quest’ultimo riesca a farsi largo e a recuperare, forte di una macchina con un passo gara superiore.

Si spengono i semafori e Leclerc scappa via, solo minimamente impensierito da Russell. Norris rimane quasi fermo, mentre Verstappen guadagna ben 3 posizioni portandosi in quarta posizione, che diventa la terza al termine del primo giro e la seconda al termine del quarto giro.

E così, dopo soli 5 giri di gara, Verstappen si trova a soli due secondi da Leclerc, mentre dal quarto, Ricciardo, in poi, il distacco è già di 8 secondi.

Al giro 9 si ferma Perez, partito anch’egli dal fondo e in difficoltà nel rimontare. Gli viene montata gomma dura, ma il freno anteriore sinistro fuma vistosamente, e delle fiamme escono dalla parte interna del cestello. Per fortuna del messicano, il problema si risolve in pochi giri.

Nel frattempo, Sainz ha rimontato furiosamente dalla diciottesima posizione e al giro 12 è già in quinta posizione. Proprio in quella tornata, Vettel si ferma con il motore rotto, e viene attivata la Virtual Safety Car. La Ferrari fa fermare Leclerc, mentre Verstappen continua. La VSC viene disattivata proprio mentre Charles sta ripartendo, e all’uscita riesce per un niente a rimanere davanti a Ricciardo, che poco dopo viene superato da Sainz, che si porta così in quarta posizione.

La fermata ha fatto teoricamente guadagnare 7 secondi a Leclerc, ma il monegasco dovrà fare molti giri con il set di gomme che ha montato. Con le gomme nuove, il ferrarista recupera qualcosa, ma il ritmo di Verstappen continua ad essere ottimo e costante, pur con gomme soft che hanno già percorso ben 18 giri.

L’olandese si ferma esattamente a metà gara per quella che sarà la sua unica sosta, montando gomme a mescola media. Il suo svantaggio dopo la fermata è di 10 secondi, ma il rivale ferrarista ha gomme che hanno già percorso più di 10 giri. E, infatti, Max inizia a guadagnare 1 secondo al giro.

Al giro 31 si ferma Sainz per montare gomma soft. Lo spagnolo, che al momento della sosta era terzo, si ritrova ottavo alle spalle di Perez e Alonso, che la loro sosta l’hanno già fatta.

Al giro 34 la Ferrari fa fermare un’altra volta Leclerc, per montare la gomma soft. Charles ha a disposizione 18 giri per recuperare 19 secondi, impresa praticamente impossibile. Anche perchè il cronometro dice che il vantaggio di Verstappen inizialmente aumenta, anzichè diminuire.

A 5 giri dalla fine, Ricciardo si ferma in mezzo alla pista, e viene attivata la Safety Car. Verstappen e Leclerc non riescono a fermarsi subito, cosa che invece fanno Russell e Sainz. I primi due si fermano al giro successivo. Ma Max ha una gomma nuova, mentre Charles no.

I giri passano, e la Safety Car non compatta il gruppo, ma, soprattutto, la macchina di Ricciardo non viene spostata. In questo modo la gara non riesce a riprendere, e finisce con Verstappen che coglie la sua undicesima vittoria stagionale, davanti a Leclerc, Russell, Sainz, autore di un’ottima rimonta, Hamilton, Perez, Norris, Gasly, il debuttante De Vries e Zhou.

Ora il calendario prevede una pausa di ben tre settimane, per riprendere in quel di Singapore, dove si ritornerà dopo 3 anni. Chissà che una delle solite gare pazze non consenta di interrompere il dominio dell’accoppiata Verstappen-Red Bull, che sta rendendo questo campionato molto simile a quelli del dominio Mercedes con l’accoppiata Hamilton-Bottas.

P.S. 1 quando in ballo c’era un mondiale per Max, si sono sbrigati a sgombrare la pista e a fare sdoppiare quelli che serviva far sdoppiare. Oggi, invece, se la sono presa comoda. Bastava, come anche ad Abu Dhabi, una bandiera rossa. Venne fatto, qualche anno fa, a Baku, quando mancavano solo 2 giri. I fischi del pubblico sono stati meritati, e la gestione sportiva del carrozzone ha rimediato l’ennesima figura barbina. Cambiano le persone, ma non i metodi.

P.S. 2 complimenti all’organizzazione, che ha chiamato nientepopodimeno che Andrea Bocelli a cantare l’inno italiano, ma poi si è scordata di far alzare il volume del microfono. 

F1 2022: GP D’ITALIA

Monza, terra d’emozioni! Anzi, pure meglio, terra di emozioni agognate e quasi mai conquistate. Invero il destino del Ferrarista comunemente inteso, quello che passa la vita a bestemmiare quando la Federazione fa a pezzi la sua monoposto vincente mentre al Board Rosso ride anche il culo già che con una trimestrale delle loro ancora un pò e risananerebbero al volo la bilancia dei pagamenti del Burkina Faso. Parliamo di Sport (o di quel che ne resta) che è meglio. Il  GP d’Italia a volte è stato decisivo per il Mondiale o il suo indirizzo ed altre ha semplicemente dato una spinta nella direzione già presa dal WDC. Come al solito vado alla rinfusa citando le edizioni che ritengo maggiormente rappresentative del GP Brianzolo

Nel 1974 il compianto Clay sta dominando la gara con un distacco enorme sul secondo in classifica quando il Boxer (o, per meglio dire, il flat twelve) lo lascia a piedi. Sarà di fatto questo ritiro, e non il disastroso weekend del Glen, a negargli un titolo mondiale che il suo piede destro avrebbe largamente meritato.

Del rientro alle gare di Sua Santità nell’edizione 1976 si è già scritto tutto. La gara passò alla storia anche per la vittoria di Ronnie Peterson su March che fece la Parabolica in drift ogni santo giro. Già che il compianto Ronnie era uno col piede destro di cemento armato ma una vera e propria capria nel settare l’auto la dritta vincente gliela diede il Vittorione Nazionale che, dopo le prove del venerdì (foto), gli suggerì di usare un alettone posteriore a “carico zero” per il resto del weekend in modo da ottenere velocità di punta degne di un 12 cilindri anzichè di un Cossie.

La mia personalissima idea di come non dovrebbe essere un pilota di Formula Uno. Ossia un pensionato in servizio attivo un metro dopo la bandiera a scacchi che ne decreta la vittoria nel WDC.

F1 | Storia: GP Italia 1982, un podio tutto Ferrari

Autosprint intitolò “Ferrari ieri, oggi e domani” dopo il Gp di Monza del 1982 in riferimento a questo podio. Cosa avesse da ridere Tambay ancora mi risulta ignoto già che, grazie al suo fisico degno della bocciofila dei pensionati, si giocò le possibilità nel WDC di quel disgraziato anno. Poi vabbè, perla assoluta del Vecchio che in ossequio alla nostalgia di Digione 1979 fece shopping in Renault ma anzichè prendere il fenomeno emergente mise in Rosso il decotto Renè che formò con Tambay  nel 1983 la coppia che avrei poi amabilmente chiamato “Gianni e Pinotto”

Il GP dell’addio ai sogni di gloria nel Mondiale 1985. Michele si presenta a Monza con un distacco di 3 punti da Prost nel Mondiale. Si qualifica settimo ed in gara rompe il motore mentre è sesto. In testa Keke sta dominando quando il V6 Honda lo lascia a piedi regalando la vittoria a Prost che, issatosi a +12 nel WDC, chiuderà la pratica il GP dopo a Brands Hatch. Sipario

F1 | Su Monza 1988, un angelo di nome Enzo Ferrari - Storia - Motorsport

In nomine Patris

1996: Schumacher vince per la prima volta con la Ferrari a Monza

L’edizione 1996 con la vittoria del Kaiser sulla cassapanca F310 in una gara ad eliminazione

F1 | Storia: GP Italia 2000, il dramma di Paolo Gislimberti

Mi domando come mai la Roggia non sia stata ancora intitolata al povero Paolo Gislimberti, ivi deceduto nell’edizione 2000

Gazzetta dello Sport - Foto del Giorno

Il passaggio di consegne nell’edizione 2006

Sebastian Vettel: Toro Rosso history – Monza win 2008

Il capolavoro del Sebestemmio Nazionale nel 2008

Il trionfo di Charles nel 2019

L’edizione di quest’anno vede la Ferrari in difficoltà per i noti motivi ascrivibili alla TD039 mentre AMG è in recupero e Redbull in allungo. Purtroppo l’outlook è simile a quello di Spa, sempre con la domenica come giorno peggiore del weekend ahinoi tutti.

Buon GP (si fa per dire….)

 

BASTIAN CONTRARIO: LA RAGIONE DELLA VITTORIA

Tra qualche giorno inizierà il weekend del GP d’Italia e noi ferraristi lo affronteremo con il lutto nel cuore, in quanto il GP di casa di Verstappen ha confermato ciò che abbiamo visto in Belgio. Siamo consci che se la Ferrari ha preso l’ennesima legnata su un circuito “amico”, figuriamoci cosa mai potrà succedere laddove la velocità di punta la fa da padrona e, in questo settore, la RB18 non ha eguali. Pazienza…ce ne  dovremo fare tutti una ragione. Si dice infatti che chi vince ha sempre ragione e che, quindi, la ragione della vittoria non fa sconti a nessuno.

In questo ambito, purtroppo, Ferrari e noi tifosi con lei ormai abbiamo la scorza dura, già dal lontano 2017. Inutile stare a recriminare, il mondo della F1 anglofona va così e chi paga e fa girare tutta la giostra avanzerà sempre la ragione della vittoria. Gli inglesi, come hanno sempre ampiamente dimostrato, sono dei pessimi perdenti (l’ex campione del mondo non fa eccezione in questo… anzi) e, ogni volta che le cose si mettono male, intervengono per far valere la loro ragione. Eppure, sebbene abbiamo il sangue che ci ribolle nelle vene dalla rabbia e dalla delusione, per capire di chi sia la responsabilità di tutto questo, non bisogna andare lontano, basta affacciarsi a Torino. Non ho mezze misure e parole di conforto per una dirigenza che non mostra il minimo interesse (e buon senso) di vittoria per le Beneamata. Già dopo i fatti ungheresi, un qualunque presidente avrebbe tuonato in privato e fatto muro in pubblico al fine di azzerare tutto il disastro che stava succedendo e magari suonare la carica. Nulla, il silenzio cosmico e tale rimarrà, ne potete stare certi. Molto probabilmente il Presidente si presenterà domenica perché “l’etichetta” lo impone… o forse perché il circuito dista poco da casa sua! Potete contorcervi dalla disperazione quanto volete nei riguardi di Binotto, eppure come già ho detto su queste righe, proprio la settimana scorsa, e che ripeto da tempo, il Team Principal rosso è solo e nemmeno un osannato Horner o un idolatrato Wolff potrebbe fare più di tanto contro tanta inamovibilità.

Della gestione del muretto ne possiamo discutere quanto se ne vuole, perché ovvio che in quel caso è Binotto il responsabile della scelta degli uomini nei posti chiave e sottolineo “sceglie”, perché non è lui a decidere le strategie. Il disastro di Sainz al pit di domenica scorsa, in ossequio ad Irvine che era presente in circuito, è ingiustificabile e chi vi scrive ha sempre difeso, difende e difenderà sempre il buon Mattia. Certo è che di fronte all’evidenza non v’è ragione che tenga e quella mancata prontezza di riflessi alla quale abbiamo assistito è figlia di una pressione e di una tensione che ormai è destinata ad amplificarsi.  Purtroppo la famigerata DT039 ha colpito duro, checché i detrattori o gli avversari ne dicano.

In nome della sicurezza la Federazione non guarda in faccia a nessuno (non sia mai si macchi di responsabilità per la sciatica di Hamilton!), la stessa sicurezza che evidentemente non era importante, quando Bottas si è fermato in pieno rettilineo e la direzione gara si è presa comodamente due giri prima di prendere la decisione di far uscire la safety car. Evidentemente i fatti di Abu Dhabi scottano ancora e nessuno naturalmente si voleva prendere la responsabilità di determinare l’esito della gara con quella scelta. Due pesi e due misure, quando si tratta di colpire la ragione di chi sta vincendo. Dal canto suo, Verstappen non si è scomposto e l’alfiere Red Bull ha fatto valere tutta la sua ragione nei riguardi di un annichilito Hamilton, facendogli fare una grama figura con quel sorpasso in ripartenza da manuale. Max è entrato in quella che chiamo “zona wow”: l’olandese sa di avere un mezzo poderoso e le vittorie non fanno che aumentare la sua fiducia nel mezzo e nei suoi di mezzi. Non sbaglia praticamente nulla, un cecchino in qualifica (sebbene deve sudare per superare LeClerc in questa classifica), un rapace durante la gara. Raggiunta la piena maturazione agonistica, non c’è nulla che lo può fermare se non la sua stessa monoposto. Del resto il buon Max, come ho già scritto, non fa altro che fare il suo mestiere e quindi quello che farebbe chiunque al suo posto se si trovasse sotto le chiappe una RB18, cioè vincere! In merito a ciò, il campione olandese ha ragione da vendere. Purtroppo resta il rammarico di trovarsi nuovamente d’innanzi ad un campione che battaglierà da solo, proprio come il campione inglese che ha sfigurato malamente davanti agli orange in visibilio. Ad inizio mondiale ci eravamo illusi che tutto il campionato sarebbe stata una lotta serrata, ruota a ruota tra lui e LeClerc (dove peraltro il monegasco ebbe ragione di lui), mentre invece ci dobbiamo arrendere al fatto che la sua sarà una cavalcata solitaria (a meno di miracoli) fino ad Abu Dhabi. Complimenti a Red Bull e, di riflesso, a Mercedes allora, perché chi vince ha sempre ragione e loro, a suon di poteri politici nelle stanze che contano, sono riusciti a ribaltare il tavolo. Da Monza in avanti, il mondiale della Rossa cambierà gli obiettivi: non sarà più un inseguimento (affannato) nei riguardi dei bibitari, bensì sarà una fuga (convulsa) da AMG, la quale clamorosamente è ritornata prepotente a ridosso della Beneamata. Solo trenta punti li separano e, considerando quanto visto sino ad ora, non è peregrino pensare ad un probabile sorpasso ai danni di Ferrari stessa.

La dirigenza rossa, questo mondiale e soprattutto questa monoposto, l’avrà sulla coscienza a vita, a causa della sua cronica assenza. Sia chiaro, il mondiale non lo perderemo principalmente a causa della dannata direttiva ed il clamoroso errore (per non dire altro), accorso in mondo visione al box Ferrari, è la certificazione che la squadra non solo non è pronta a vincere un mondiale, forse non lo è mai stata quest’anno! Eppure, passino i motori arrosto che abbiamo bruciato in giro per il mondo, sorvoliamo sulle enormità commesse dal muretto e sugli errori dei piloti, ciò che non può essere giustificato è il cambio delle regole in corso, dove ad essere colpita è sempre la stessa squadra. La F1-75 è una monoposto nata per questo regolamento che corre secondo le regole ed i risultati in un modo o nell’altro non si sono fatti attendere. Evidentemente gli avversari, capendo contro chi si sarebbero dovuti confrontare e, presagendo il destino che li attendeva, hanno pensato bene di far valere la ragione della vittoria che hanno sempre avuto: cosicché AMG ha avuto ragione in seno alla Federazione, al fine di salvaguardare il mal di testa ai suoi piloti (ed i suoi azionisti) e Red Bull, dal canto suo, ha spinto tantissimo sullo sviluppo, oltrepassando il budget cap ed acquistando una vantaggio di sviluppo tale che direttiva o meno non gli fa né caldo e né freddo. Ritornando al punto di partenza, inutile stare a recriminare dunque se la Rossa continua ad invocare l’equità sportiva da un lato rimanendo immobile dall’altra.

Godiamoci, si fa per dire, questa ultima parte di campionato sperando che chi di dovere nella dirigenza Ferrari tiri fuori le palle e, soprattutto, la voglia di vincere veramente, facendo valere così la sua ragione. Nel frattempo che a Maranello cercano di correre ai ripari per quanto sta succedendo ora e, soprattutto, per il futuro e che la dirigenza, bontà loro, abbia uno scatto d’orgoglio, assisteremo inermi al disgraziato GP d’Italia che si appresta, dove Red Bull sta già preparando la parata finale, imponendo la sua di ragione di vittoria.

 

Vito Quaranta

VERSTAPPEN 10 E LODE A ZANDVOORT. FERRARI RIMANDATA AL 2023.

Ad una sola settimana dal dominio di Spa, con annessa debacle degli avversari, Verstappen invita tutto il circus alla festa organizzata in casa sua, con la partecipazione di centinaia di migliaia di fan vestiti d’arancione, e gli altri piloti a far da comparsa. Una sorta di festa anticipata per il titolo 2022.

Dopo un venerdì in sordina, con tanto di Ferrari dominanti, Max si rifà in qualifica, centrando per pochi millesimi una straordinaria pole, davanti alle due rosse, improvvisamente in difficoltà in Q1 e Q2, con le due Mercedes ben in lotta ma fregate da un testacoda dell’opaco Perez nell’ultimo giro lanciato.

Per la gioia degli avversari, il padrone di casa si è pure tenuto un treno di gomme morbide nuove da usare in gara. 

Si spengono i semafori e i primi vanno via nell’ordine senza grandi emozioni, a parte una chiusura di Sainz su Hamilton in curva 1, con conseguente leggero contatto che non lascia strascichi.

Verstappen non riesce a scrollarsi di dosso Leclerc, mentre Sainz non riesce a tenere il passo, ed Hamilton, unico dei primi partito con gomma a mescola media, inizia ad insidiarlo, ma senza diventare mai realmente minaccioso. Perez li segue ad un secondo e mezzo, mentre Russell, autore di una partenza non brillante, tallona il messicano con uguale distacco.

Dopo 10 giri le gomme soft iniziano a dare problemi. e con essi cominciano anche le fermate ai box. Tutti montano gomme a mescola media, tranne Alonso che, al giro 12, monta la gomma a mescola più dura.

Al giro 15 entrano ai box Sainz e Perez. La Ferrari commette la topica giornaliera, dimenticandosi la gomma posteriore sinistra di Sainz, il quale perde così una marea di tempo. Nel frattempo, Leclerc perde un secondo al giro e viene fatto rientrare ai box. Stavolta le gomme ci sono tutte, e il pit-stop è regolare. 

Al giro 18 è il turno di Verstappen, il quale rientra comodamente davanti al monegasco della Ferrari. Il distacco a questo punto è di 5 secondi. Sainz è precipitato in sesta posizione, a 18 secondi dal compagno. In testa alla gara, in questo momento, ci sono le due Mercedes, che non hanno ancora effettuato la sosta.

Al giro 28 Verstappen raggiunge Russell e lo passa come se fosse fermo. La differenza di velocità a DRS aperto della Red Bull rispetto a tutti gli altri è veramente impressionante. Ad Hamilton viene invece chiesto di allungare di 3 giri il proprio stint, per cercare di effettuare una sola sosta. E, infatti, quando Lewis effettua la sua sosta, gli viene montata la gomma a mescola più dura. Stessa strategia per Russell, che si ferma 2 giri dopo.

Con le gomme dure, le due Mercedes volano, e Hamilton raggiunge Perez, ma impiega due giri per passarlo. Ma a sorpasso completato, Lewis si trova davanti Vettel appena uscito dal box, e il messicano tenta di ripassarlo, senza però riuscirci. E dopo due giri viene passato anche da Russell.

Hamilton è furibondo con Perez, che gli ha fatto perdere, apposta, molti secondi, e, ovviamente, anche con Vettel. Il box lo avvisa che sta correndo per la vittoria, e i tempi che sta facendo sembrano confermare questa possibilità.

A Verstappen viene chiesto che mescola vorrebbe per l’ultima parte di gara. La risposta è che la media non è spettacolare. Così, per togliersi qualsiasi dubbio, la Red Bull monta allo scudiero Perez la gomma più dura, per sondarne il funzionamento.

A 30 giri dalla fine, Leclerc ha soli 7 secondi di vantaggio su Hamilton, che sta rimontando velocemente. La Ferrari ferma Sainz per montare gomma dura. La stessa cosa fa Charles due giri dopo, e rientra ovviamente dietro le due Mercedes, in quarta posizione virtuale.

Nel frattempo si consuma il dramma di Tsunoda. Prima si ferma in mezzo alla pista dicendo che le gomme non sono montate correttamente. Poi gli viene detto dal box che non è vero, riparte, si ferma ai box, dove gli riallacciano le cinture, torna in pista e subito dopo si lamenta nuovamente di avere un problema. A quel punto gli viene detto di fermare la macchina, e ovviamente lo fa in un punto dove il recupero non è possibile senza Virtual Safety Car.

VSC che esce puntualmente, e questo offre a Verstappen (strano, no?) la possibilità di fare un pit-stop quasi gratis. Stranamente, anche le due Mercedes si fermano, e in questo modo consolidano il secondo il terzo posto ai danni della Ferrari, ma perdono la prima posizione.

Quando mancano 20 giri alla fine, Hamilton si trova a 12 secondi da Verstappen. Russell lo segue a 3 secondi, con Leclerc dietro a 4. La Ferrari però con le gomme dure non va, e Charles perde rapidamente terreno, mentre Sainz naviga in settima posizione.

Al giro 56 Bottas si pianta alla fine del rettilineo. La direzione gara aspetta un giro e fa uscire la Safety Car. La Red Bull fa entrare Verstappen per montare gomma soft, e l’olandese esce dietro alle due Mercedes, che non si sono fermate.  Al giro successivo, le macchine vengono fatte passare in pit-lane, e Russell ne approfitta per fare il pit-stop e montare a sua volta la gomma soft.

Si riparte al giro 60, e non c’è il tempo di godersi un duello rusticano perchè Verstappen passa Hamilton immediatamente e se ne va. Sainz supera Perez e si riporta in quinta posizione, ma su di lui pende la spada di damocle di ben due penalità, una per sorpasso con bandiera gialla su Ocon  in occasione della fermata di Bottas e l’altra per unsafe release in occasione del pit-stop conseguente.

Russell con gomma soft supera Lewis, il quale è furibondo con il suo team per la strategia che gli hanno riservato. E non è finita, perchè anche Leclerc lo passa al giro 66.

A due giri dalla fine, Perez attacca Sainz, cui la penalità di 5 secondi è confermata, ma lo spagnolo lo spinge fuori. Questo consente ad Alonso di avvicinarsi al messicano. 

Ma non succede più niente, e la gara finisce con Verstappen che coglie la decima vittoria stagionale, e la trentesima in carriera, davanti a Russell, Leclerc, Hamilton, Perez, Alonso, Norris, Sainz, Ocon e Stroll.

Tutto come da copione, quindi, compreso il fatto che la Mercedes tornasse una seria contendente per la vittoria. Questo è ciò che volevano sia loro che la FIA, quindi tutti contenti. Tranne la Ferrari, che arriva a Monza come terza forza, per la gioia dei tanti tifosi che si presenteranno all’autodromo e che, forse, quando avevano comprato il biglietto erano convinti di assistere ad un trionfo Ferrari. Non sarà così, probabilmente.

P.S. L’errore al pit-stop di Sainz è dovuto al fatto che lo spagnolo è stato chiamato all’ultimo ma i meccanici non erano pronti (parole di Binotto). Ne consegue che ancora una volta la strategia è stata fatta in modo sbagliato, in questo caso non dando le opportune comunicazioni ai meccanici i quali, evidentemente, non hanno nessuna colpa. Il totale dei punti persi per una malsana gestione delle strategie si è fatto preoccupante, e sarà interessante vedere per quanto tempo ancora si continuerà a dire che “le strategie non sono il problema”.

P.S. 2 Se nemmeno in un circuito come Zandvoort la Ferrari riesce a tenere il passo della Red Bull, e si trova a combattere con la Mercedes, si può affermare senza tema di essere smentiti che la famigerata direttiva TD 039 abbia tarpato le ali alla rossa. A questo aggiungiamo che, probabilmente, con gli sviluppi non ci hanno azzeccato, come è costantemente accaduto negli ultimi 15 anni, ed ecco che si capisce come mai Binotto stia invocando sempre più frequentemente un controllo sul budget cap. Invocazione che, come sempre, rimarrà inascoltata, e il 2022 si concluderà come il 2013, 2017 e 2018, con la Ferrari a lottare per le posizioni dalla seconda in giù, e tanti tanti rimpianti. Auguri per il 2023.