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MIT’S CORNER: BUON 2023 COL NON-PAGELLONE DEL 2022

Con l’ultimo GP ad Abu Dhabi si è chiusa la stagione di Formula 1 2022. Una stagione che nonostante i numeri apparentemente dicano il contrario è stata assai divertente e movimentata. E quando dico movimentata intendo anche in senso letterale, soprattutto per i piloti i quali, soprattutto nella prima parte della stagione, hanno dovuto combattere anche contro il famigerato effetto “porpoising”.

La messa meglio su questo effetto è stata, incredibili dictu, la Sauber/Alfa Romeo che infatti nelle prime gare della stagione ha colto i suoi migliori risultati con Bottas e ha vissuto di rendita sino alla fine. Le altre scuderie si sono messe di buzzo buono e arrivati a metà stagione avevano praticamente risolto gli effetti più deleteri del problema. Ma la federazione, a seguito dei ripetuti “stimoli” soprattutto di una squadra (e soprattutto di un pilota) ha infine emesso la famigerata direttiva tecnica 39, TD39, che imponeva alle squadre, tra le altre cose, un limite minimo più alto di altezza da terra (di ben 15 mm se non ricordo male) e altre simpatiche amenità quali la limitazione del rapporto flessibilità/rigidità del fondo.

Non si sa con precisione quando le squadre hanno cominciato ad applicarle la TD39, nell’intervallo tra Silverstone e la pausa estiva ma di fatto era a regime a Spa.

Dopo l’introduzione della TD39 la RBR è scappata in avanti in modo clamoroso il che ha permesso a Verstappen di consolidare il già notevole vantaggio in classifica piloti che aveva accumulato.

Anche Mercedes ha visto la propria competitività aumentare al punto da concludere il mondiale quasi come prima forza, il che ha dell’incredibile visti i pessimi risultati ottenuti nella prima parte di stagione.

Si dice che il grande cambiamento nei rapporti di forza delle scuderie nella seconda parte di stagione sia dovuto soprattutto all’efficacia degli sviluppi portati sul campo e non agli effetti della TD39. Tuttavia va considerato che prima della famigerata direttiva molte scuderie stavano sviluppando o programmando gli sviluppi sulla base del pacchetto che avevano sicché, volenti o nolenti, la direttiva ha comunque, anche a pensar bene, avuto una importante (e forse decisiva) influenza sulla seconda parte di stagione in quanto ha letteralmente scombinato tutti i piani di sviluppo di chi o non se l’aspettava o non l’auspicava. Tutte le scuderie ne hanno dunque patito direttamente o indirettamente gli effetti. Tranne Mercedes la quale probabilmente ha sviluppato la vettura proprio aspettandosi la direttiva, con i risultati che tutti abbiamo visto.

Insomma, la famigerata direttiva secondo me è stata quantomeno improvvida. E non si può non tenerne conto nell’esaminare la stagione dei piloti.

Non mi spendo sul discorso budget cap in questo pagellone, perché a differenza della TD39 non ha avuto molta influenza (se non ovviamente indiretta per i RBR) sulla guida e la condotta dei piloti in generale.

Il NON PAGELLONE che segue è un giudizio riassuntivo, pilota per pilota, che prende in considerazione l’intera stagione cercando di valutarne l’andamento complessivo. Seguirò l’ordine della classifica piloti.

 

VERSTAPPEN

Dopo la straordinaria, quanto sofferta (eufemismo: per quanto non auspicassi l’ennesimo titolo di Hamilton considero la conclusione di Abu Dhabi 21 una spurcariè, come si dice dalle mie parti) vittoria del 2021 Max era atteso ad una difficile riconferma, date le premesse. Infatti, il cambio di regolamento tecnico era un’incognita per tutti e tutti si aspettavano, prima dell’inizio della stagione, che la Mercedes, capace com’è stata di bersi gli ultimi due cambi di regolamento come fossero gazzose, si sarebbe trovata davanti e non di poco. Ma la sorpresa di una Mercedes così scadente deve aver tranquillizzato il nostro il quale evidentemente era molto meno spaventato dal binomio Leclerc/Ferrari che da quello Hamilton/Mercedes. Non si è scomposto di un epsilon alla vista della competitività Ferrari ed ha portato a compimento una prima parte di stagione semplicemente straordinaria perché è riuscito a massimizzare ogni possibile circostanza. Quando poi il geniaccio (che, ricordiamolo, disegna ancora “a manazza” invece che con il computer) ha partorito gli sviluppi giusti per fronteggiare la TD39 e gli ha messo a disposizione il missile Max ha fatto un ulteriore step e ha annichilito la concorrenza in un modo che ricorda da vicino il miglior Schumacher. Già. Perché se è vero che guidava la vettura complessivamente migliore è anche vero che l’ha guidata ad un livello assolutamente stellare che in molti gp quest’anno mi ha ricordato i bei tempi di #keepfightingmichael (sempre sia lodato). Questo titolo è tanto di Newey quanto suo perché Perez non ha mai dato l’impressione di poter condurre allo stesso livello e non c’è mal-pensiero che possa far deviare da questa considerazione. L’unico appunto che gli si può fare è che nel finale non si è dannato per “aiutare” Checo a conquistare il secondo posto nel mondiale piloti. Ci sta, per carità, sappiamo tutti che vincere il mondiale con secondo il tuo compagno di squadra sminuirebbe, quantomeno negli annali statistici, la portata della tua prestazione e il sogghigno che si celava dietro alla visiera del suo casco quando in Brasile gli è passato davanti aveva probabilmente questo significato. Tuttavia il modo in cui si è messo di traverso ha quel sapore di antipatia un po’ infantile che potrebbe dare qualche speranza in più al suo (al momento ignoto) sfidante del 2023: va a sapere che sotto pressione il buon Max mostri qualche limite! Ma oggi, diciamocelo, TD39 o meno, il livello che Max ha fatto vedere quest’anno era tale che avrebbe vinto a prescindere. Sicché il giudizio non può essere che quello massimo: sommo, stellare, spaziale, galattico, siderale.

 

LECLERC

Ah! Carletto! Croce e delizia di ogni tifoso (e simpatizzante) rosso! Che stagione!

Gli ammerigheni buttano in ogni dove il vocabolo rollercoaster, financo in modo antipatico, e tuttavia, ça va sans dire, se lo applicassimo alla stagione di Leclerc stavolta lo faremmo certi di non sbagliarne l’orizzonte semantico. Ora, siccome usare la traduzione corretta del vocabolo di cui sopra sarebbe forse un po’ improvvido, visto il complicato panorama geopolitico mondiale di questo periodo, ci limitiamo ad un calembour un po’ infantile: montagne rosse, caro Charles, hai proprio guidato sulle montagne rosse.

Inaspettata e piacevole sorpresa di inizio anno, la competitività della Ferrari ne ha esaltato sin da subito l’istinto guerreggiante e infila un trittico di gare spettacolari che lo portano ad avere già un bel vantaggio nella classifica mondiale. Poi a Imola qualcosa si rompe. La gara, pur difficile per il maltempo, parte male, la conduce malissimo, esagera, sbaglia, recupera, ri-sbaglia, non si capisce nemmeno bene cosa stia facendo. Da lì in avanti (nonostante un filotto di pole position di spessore) si scontra contro il muro Verstappen, contro il muro del turbo e di  qualche problema di troppo alla vettura e pure, non bastasse, contro il muretto. Sfiamma e scalpita, il nostro, alternando prestazioni mostruose a errori banali e si ritrova a metà stagione, nonostante la vettura assai competitiva, già ad una distanza siderale dall’orange dai nervi di adamantio. La vittoria in Austria sarà l’ultima e gli sviluppi, anzi i contro-sviluppi (sarà mica colpa della TD39?!) della seconda metà stagione lo relegano a vittima sacrificale della Red Bull. Però non demorde, il nostro, e riesce in extremis ad acciuffare il secondo posto nel mondiale.

Nel complesso la stagione ha mostrato tutti i pregi e tutti i limiti (attuali) di Leclerc. I pregi: velocissimo, anzi, velocissimissimo in qualifica, arrembante in gara e sempre sul pezzo quando si tratta di duellare. Il mio personalissimo top dell’anno glie lo assegno per l’abilità di guida mostrata a Singapore, in condizioni difficilissime, con una macchina non bilanciata adeguatamente e non all’altezza della stellare RBR: semplicemente straordinario. I difetti: alle volte è debordante e zoppica nel gestire gomme e gara. Le polemiche sugli errori del muretto hanno spesso tenuto poco conto di quanto contasse, in quegli errori (Monaco e Silverstone su tutti), la condotta del nostro eroe. E lo affermo a ragion veduta: i team radio in cui Charles ha mostrato incertezza e indecisione nel rapporto col muretto nel 2022 non si contano, purtroppo per lui, soprattutto se confrontato sullo stesso tema con il team mate, apparso ben più centrato nel gestire il proprio potenziale. Ora si dovrebbe dire: è da qui che deve ripartire per costruire un 2023 vincent……. Ma no! Perché qui c’è un bel busillis da capire. La preannunciata lunghissima stagione 2023 non potrà prescindere da una condotta strategica (posto che la vettura sia competitiva, naturalmente) assai più diligente. Perché il confronto con Verstappen non lo vede meno veloce ma meno solido, almeno oggi, certamente sì. Ed è qui che bisognerà capire come evolverà il Leclerc pilota. Se sarà, cioè, condannato ad essere una stella che brilla a intermittenza, la pulsar del cosmo formulaunistico, o se sarà capace di compiere quello step di consistenza e solidità che potrà consentirgli di competere davvero per il risultato massimo. Le ultime gare del 22, in questo senso, fanno ben sperare ma non possiamo non tener conto della poca pressione che c’era (peraltro attratta dalle voci sul futuro di Binotto) e sospendiamo il giudizio.

Di contro si porta a casa un risultato notevole nei confronti di Sainz il quale, ricordiamolo, arrivava da un 2021 sorprendentemente migliore, nel complesso, di quello di Leclerc. Il distacco con lo spagnolo non è mai stato in discussione e forse, alla fine, il secondo posto mondiale, posto a confronto con il quinto ottenuto da un comunque buono Sainz, dà la misura di un risultato comunque eccellente e di cui far tesoro.

PEREZ

Stagione nel complesso deludente quella di Checo. Quando il tuo teammate fa 15 vittorie e tu ne fai 2, peraltro insperate e a fronte di errori altrui, hai ben pochi motivi per essere felice. In generale mi è parso abbia fatto un passo indietro rispetto al 2021, i distacchi in termini di velocità rimediati in media da Verstappen hanno rasentato la fantascienza, spesso ben superiori a quelli che sono costati il posto a Gasly un paio d’anni orsono e se a questo aggiungiamo la scarsa combattività dimostrata e la strana querelle con il compagno nell’ultima parte di stagione finiamo col trovarci sul tavolo un piatto assai scialbo e deludente. Il passo del gambero si è manifestato soprattutto nella seconda parte di stagione quando, singapore a parte, ha mostrato seri limiti nella gestione delle gomme il che non gli ha permesso di conquistare il secondo posto nel mondiale piloti. Diciamolo: visto il missile su cui era seduto il secondo posto nel mondiale doveva portarlo a casa e non c’è riuscito. Qui si fa presto a dar giudizi: appena appena sufficiente. C’è poi un bel punto di domanda, di quelli proprio grandi grandi, grandi come il costo del catering, per la stagione 23: se i rapporti con Verstappen si sono deteriorati, se la sua competitività è calata e con il sorrisone di Daniel nel retrobox a lanciare macumbe il suo sedile saltasse?

Ai posteri l’ardua sentenza!

RUSSELL

Bravo, bravo, bravo e poi…….. bravo!

Tutti lo aspettavamo al varco: dopo tutte le aspettative che si sono create negli scorsi due anni riuscirà il buon George a confermare che è uno di quelli lì? L’approdo ad una scuderia (ipoteticamente) di vertice al fianco di Lewis era la prova del 9 e l’ha superata alla grandissima. La prima incognita era la velocità e il confronto con Lewis si è rivelato illuminante perché lungo l’arco della stagione il cronometro in qualifica oscillava di pochi millesimi rispetto al celebrato teammate (per la precisione: 9-13 in Q con  -23millesimi di distacco medio). Poi c’era da verificare la capacità di reggere la pressione e in questo la scarsa competitività iniziale di Mercedes l’ha aiutato ma poi, quando ha potuto competere per le posizioni di vertice non ha fatto una piega e la vittoria in Brasile è stata il coronamento di una stagione stellare. Ciò che più mi ha colpito è stata la solidità che ha mostrato lungo tutto l’arco della stagione unita ad una non scontata capacità di gestione della gara. In quest’ultimo aspetto mi ha ricordato alcuni grandi del passato: sarà per la flemma e per lo standing molto british ma Graham Hill e Jackie Stewart sembrano far capolino nella visiera del suo casco. Nella seconda parte di campionato, con la ritrovata competitività Mercedes (ma come avranno fatto mai?!) si è giocato una sorta di mundialito con un Lewis ringalluzzito che voleva mettere al suo posto il quasi-rookie. Eppure per Lewis non c’è stato nulla da fare. Si parla tanto per il 2023 della sfida Max/Charles ma se la Mercedes dovesse essere competitiva (e ammesso e non concesso che Lewis sia sul viale del tramonto) un pilota così solido e veloce potrebbe sorprendere tutti.

SAINZ

Bentornato sulla terra, Carlos. Dopo un 2021 sorprendente per consistenza e solidità e che poteva far dubitare da un lato sul reale valore di Charles e dall’altro sul suo reale valore, come se, chissà mai, anche il buon Carlos potesse appartenere alla schiera dei più forti in assoluto, sembra che questa stagione l’abbia rimesso al suo posto. Nel complesso il giudizio è dunque assai ambivalente. Carlos ha confermato soprattutto la solidità e la capacità di lettura della gara, il che non è banale viste le polemiche sul muretto Ferrari della prima parte di stagione. Inoltre mi è parso anche leggermente migliorato come velocità pura (solo -86 millesimi il distacco medio da Leclerc in Q nonostante il 7-15 rimediato), che non è poco dato che la sua carriera conta già parecchi anni alle spalle. Quindi con 3 pole position, 8 podi, un’ottantina di punti in più rispetto alla passata stagione e, soprattutto, la prima vittoria in carriera ci starebbero le congratulazioni con i fiocchi. Tuttavia il confronto complessivo con Leclerc l’ha visto sconfitto e non di poco il che lancia una pesante ombra sulla valutazione della sua stagione. L’impressione finale è che Sainz stia meritoriamente dando il massimo ma che Leclerc abbia la famigerata “marcia in più”.

HAMILTON

Povero Lewis! Voleva prendersi la rivincita su Max e invece si ritrovato seduto su un mezzo catabolitico (parola di Toto!). La sua stagione è negativa sotto diversi punti di vista e non necessariamente legati alla scarsa competitività della sua vettura. Infatti, il confronto perso con Russell nella classifica piloti è lì a dimostrarlo plasticamente. Una sconfitta che brucia assai, secondo me, perché benché io sia sicuro che nella sua futura autobiografia scriverà che nel 2022 non si è impegnato, la pista ha dimostrato che quando lo ha fatto le ha prese lo stesso. Credo sia vero che nella prima parte non abbia dato il massimo ma quando, complice la TD39, si è trovato il mezzo per vincere sono altrettanto sicuro che sia la vittoria sia il sorpasso in classifica su George l’abbia spasmodicamente cercato. Non riuscendoci, però. E questa è tanta roba. Sono dell’idea che Lewis abbia cominciato a perdere smalto già dal 2020, e non dico 2019 perché quell’anno Mercedes andava il doppio degli altri, e gli affanni del 2021 (sia pur defraudato nel tempestoso finale di Abu Dhabi) uniti all’indolenza di questo 2022 lasciano poco spazio all’ottimismo. C’è da dire che Lewis ha più volte dato importanti sterzate alla sua carriera e non si può escludere che in futuro possa riservare ancora sorprese ma l’età avanza e lo spazio per trovare nuovi spunti tecnici nella sua guida temo sia assai ristretto. Nel complesso, forse per la prima volta in carriera, una stagione davvero negativa.

NORRIS

Il cambio di regolamento non ha giovato alle ambizioni di Norris. Dopo tre spettacolari stagioni, una migliore dell’altra, complice la scarsa competitività della McLaren, Lando non ha potuto esibire le sue doti di combattività come in passato e ha dovuto guidare sulle uova per tutta la stagione. Però il titolo “degli altri” l’ha portato a casa. Però la distruzione totale di Ricciardo l’ha portata a compimento. Però un podio l’ha comunque ottenuto (peraltro a Imola, in un GP reso molto difficile dalle condizioni meteo indecifrabili). Quindi alla fine e nel complesso la sua stagione rimane comunque estremamente positiva. Ed è ancora giovanissimo, con (auspicabili) ulteriori margini di miglioramento. Di chi è che si diceva “date una macchina a questo ragazzo”? Ah, non era lui? Ah, no. Peccato. Perché credo che quella domanda retorica si adatti perfettamente anche a Lando nostro. Bravo!

OCON

Eh! Qui, mi spiace, ma non posso essere imparziale. Questo pilota non l’ho mai capito. Non ha uno stile di guida identificabile. Combatte quando c’è da star calmi e sta calmo quando c’è da combattere. È veloce, per carità, ma non dà mai l’impressione di avere lo spunto del campione. Alterna gare intelligenti a gare stupide. E tutto questo campionario l’ha esibito anche quest’anno. Con l’aggravante, però, di non aver mai dato l’impressione di potersi davvero imporre sul suo attempato compagno di squadra. Il risultato finale l’ha visto prevalere ma la sconfitta nel testa a testa in qualifica (10 volte davanti e 12 volte dietro) e, soprattutto, la totale assenza di guizzi e gare speranzose di risultati (a parte il giappone, ove ha fatto un’eccellente gara) ne delineano una stagione complessivamente, almeno per me e con il disclaimer di cui sopra, deludente. Anche perché l’Alpine, pur fragile, non è stata poi così male.

ALONSO

La Old fox non ha tradito le attese. Passa il tempo e Fernandino nostro non cambia di una virgola. Come è entrato in Formula 1 nell’ormai lontano 2001 così è rimasto. Veloce, combattivo, polemico, veloce, orgoglioso, veloce. L’ho già detto che è stato anche veloce? Dopo un 2021 già ottimo sfodera un 2022 ancora migliore. Chiunque mastica di Formula 1 sa perfettamente che anche se la classifica lo vede dietro al teammate la pista ha detto ben altro. La fragilità dell’Alpine pare abbia preso solo lui di mira e sconclusionate scelte tattiche del suo muretto l’hanno danneggiato non poco (perché se in Ferrari hanno pianto le ghiandole lacrimali di Alonso hanno rasentato il diluvio!). Ma le gare che ha condotto, il modo in cui le ha condotte, hanno detto che il confronto con il ben più giovane e teoricamente più quotato Ocon l’ha vinto lui, e non di poco. L’ho già ribadito che è stato veloce? 12-10 in qualifica conditi da exploit favolosi (Montreal e Spa su tutti) parlano da sé. Ha preso l’ennesima decisione controversa della sua carriera, firmando per Aston Martin. Vedremo cosa il 2023 gli riserverà. Eccellente.

BOTTAS

Il maggiordomo per eccellenza della F1 esordisce in Alfa Romeo trovando una gradita sorpresa: a inizio stagione la vettura sembra buona e sembra l’unica a contenere l’effetto porpoising. Il buon Valtteri ne approfitta per mettere in cascina punti importanti. Dopodiché sparisce. Quasi letteralmente, peraltro, perché le gare scialbe che conduce da Silverstone in avanti non lo vedono mai negli obiettivi delle telecamere, se non per qualche guaio o per qualche mesto doppiaggio. Non c’è molto da dire più di questo e se non fosse stato per quelle prime buone gare il commento alla sua stagione si ridurrebbe ad una riga.

RICCIARDO

Disclaimer inverso a quello su Ocon, più sopra. Qui non sono imparziale come cerco di essere con gli altri piloti. Sarà il suo simpatico sorrisone o il fatto che è l’unico ad aver dato del vero filo da torcere ai ben più titolati Vettel e Verstappen ma ho sempre considerato il buon Daniel un top driver quanto a velocità, tecnica e combattività. Non mi sono mai considero un “tifoso” di qualche pilota (tranne che da microbo: via Mario Andretti e viva Villeneuve!) ma negli anni solo tre piloti mi hanno ispirato simpatie che, sia pur da lontano, rasentavano il tifo: Giannino cuor-di-leone Alesi, l’ineffabile Kimi (viaggiatore del tempo: doveva correre a cavallo tra i 60 e i 70) e Daniel col suo sorriso larger-than-life e i suoi sorpassi da antologia del motorsport. Quindi come posso infierire sulla sua pessima, ma veramente pessima stagione? Già il 2021 era stato disastroso ma almeno il guizzo vincente di Monza aveva salvato la sua stagione. Oggi, purtroppo, abbiamo assistito ad un’annata che peggio non si può. Non è solo l’abissale distacco in classifica rimediato dal teammate a darne la dimostrazione ma anche il cronometro, sia in qualifica (dove si è preso spesso distacchi quasi irreali) che in gara. La mesta uscita dal circus che ne è conseguita non poteva che essere la logica evoluzione di questi due anni. Anche perché l’età non è più quella del giovane rampante che potrebbe meritare una seconda occasione. La sua speranza di rientro è legata al, per certi versi, sorprendente contratto da pilota di riserva RBR che si è comunque portato a casa. Il rapporto tra Max e Checo è andato peggiorando nel corso della stagione 2022 e se nel 2023 dovesse deteriorarsi ulteriormente chissà mai che non possa ritrovare il sedile per gareggiare? Anche perché il dubbio residuale è che, come lui stesso e il team hanno spesso dichiarato, non ha mai trovato feeling con la filosofia costruttiva della McLaren e forse gli spunti da top driver che ha mostrato in passato sono ancora lì pronti per farsi vedere (ma non sono imparziale, ribadisco). Però… due anni e quaranta GP quasi tutti lontano anni-luce da Lando… Sarà mica che invece è Lando ad essere un marziano?!

VETTEL

Il 2022 ha visto il buon Sebastian già prepensionato dalle voci, sempre più insistenti e infine confermate, sul suo ritiro. Parte in ritardo, causa Covid, ma trova una vettura scadente, incapace di migliorare neanche di un epsilon rispetto al 2021. E vi si adatta guidando per la gran parte della stagione col gomito fuori dal finestrino, attento solo a marcare a uomo il figlio-del-capo, per non macchiarsi il ruolino di marcia. Solo nel finale regala qualche guizzo (a dir il vero già a Baku, evidentemente pista che gli è congeniale) ricordandosi di essere un fuoriclasse, dispensando qualche lezione di guida molto ben apprezzata dagli addetti ai lavori e dai post-tifosi dal cuore tenero. Rimane una stagione assai deludente, come i numeri impietosamente testimoniano, che non intacca però la bella immagine che si è costruito dopo quel maledetto dritto a Hockenheim 2018. Ad maiora, Seb!

MAGNUSSEN

Ecco un pilota di Formula 1 d’altri tempi. Fermo (be’, quasi viste le interessanti esperienze a ruote coperte e la buona prestazione in Indycar chiamato all’ultimo minuto) per un anno e chiamato a stagione quasi iniziata a sorpresa per sostituire il non compianto Mazepin il nostro sfodera un’annata molto interessante. Come Bottas anche lui si trova sorpreso dalla competitività della vettura e ne approfitta immediatamente con un quinto posto insperato nel primo GP. La favola finisce subito, però, perché già dal secondo GP la Haas torna nei ranghi che le erano stati pronosticati, peggiorando via via lungo il corso della stagione. Il buon Kevin però è un “massimizzatore” coi fiocchi e appena ne ha l’occasione porta a casa la più eclatante sorpresa dell’anno: la pole in Brasile è stata eccezionale. Basta questo, oltre al punteggio doppio rispetto a quello del teammate, per dare un giudizio positivo della sua stagione. E non è la prima volta che asserisco che costui sarebbe il secondo pilota ideale in un team che ha ambizioni di vertice. Non è veloce come i top driver ma la grande intelligenza in gara e l’estrema solidità che ha sempre dimostrato nella sua carriera sarebbero utilissimi. Nel 2023 ritroverà Hulkenberg con il quale ha già duellato con vigore sia dentro che fuori dalla pista, soprattutto in uno storico siparietto nel post-gp di Ungheria 2017. Ne vedremo delle belle? Che poi, se le voci sul motorone Ferrari 2023 sono vere e Haas sforna una monoposto equilibrata il 2023 gli potrebbe riservare delle belle sorprese.

GASLY

Mah! Ma che stagione negativa ha avuto il buon Pierre?! Dopo la (ingiusta?) defenestrazione da RBR del 2019 si era dato un gran da fare per fargliela pagare ad Helmuth e Christian, sfoderando due stagioni e mezzo assolutamente favolose in Alpha Tauri, considerando il mezzo (culminate nella vittoria a Monza nel 2020). Ci si aspettava che nel 2022 avrebbe dato il la definitivo in vista di un suo ritorno alla casa madre. E invece? E invece no! Purtroppo per lui, a parte il relativo acuto di Baku, non trova mai ritmo e nemmeno l’exploit capace di salvare la stagione. Sparisce via via venendo perfino oscurato dal non irresistibile (pur miglioratissimo) compagno di squadra. Invisibile in gara rimane comunque uno dei favoriti della coppia di intervistatori post-gara di sky che ogni volta cercano di spillargli commenti in italiano a cui lui, credo saggiamente, immancabilmente si sottrae. Il favorito (insieme a Toto) della bella e brava Federica Masolin e del simpatico Davide Valsecchi (forse il più competente del team Sky, lasciatemelo dire, al minimo al pari di Bobbi perché nascoste nelle sue fin troppo esagerate filippiche si trovano le più azzeccate analisi tecniche della stagione) finisce ingloriosamente per uscire definitivamente dall’orizzonte RBR e solo la sua “francesità” (unita al mercuriale decisionismo di Alonso) gli consente di ottenere un sedile per il 2023. Che sarà per lui, temo, l’ultima chiamata.

STROLL

Sarò laconico: pietoso, come sempre.  Oscurato dal pur pre-pensionato Vettel, non si mette nemmeno in luce nelle condizioni a lui più congeniali, cioè sul bagnato, che pure non sono mancate quest’anno. Ma che ci sta a fare un pilota così in Formula 1? Ah già! Dimenticavo… Non so voi cosa ne pensate ma nonostante il facoltoso babbo ho la sensazione che il 2023 sarà la sua ultima stagione nel circus. È una previsione? O un auspicio?

MICK SCHUMACHER

Spiace per il figlio della leggenda ma purtroppo quest’anno è andato assai maluccio. Non tanto e non soltanto per i pessimi risultati incamerati (pur migliori dell’anno precedente) quanto per l’impressione che ha dato di non aver saputo affrontare la stagione nel modo che si conviene. Il confronto con il teammate, anche al netto dei risultati concreti, è stato impietoso. Mentre Kevin era sempre “sul pezzo”, cioè sempre teso a ottenere il massimo delle sue possibilità e del mezzo che guidava e pronto a sfruttare le rare occasioni che si sono presentate, Mick era sempre ansioso, fuori ritmo e con troppi errori banali (anche senza considerare i siparietti sul costo dei suoi incidenti, alcuni veramente spaventosi remember Gedda e Monaco?) a oscurare il suo ruolino di marcia. Errori spesso gratuiti e del tutto inutili che sono proprio quelle cose che non si vogliono vedere in un pilota di Formula 1 che si rispetti e che, se non sei un fenomeno di velocità come Verstappen o Leclerc, non vengono perdonati. Se poi guardiamo i numeri e consideriamo che Magnussen era stato lontano un anno dalla F1 allora le cose peggiorano: in Q il gap medio rimediato da Mick è stato addirittura di -357 millesimi – non ci siamo proprio. L’exploit ottenuto con merito in Austria e l’ottima Q in Canada non sono stati sufficienti a compensare quanto di negativo ha mostrato nel resto della stagione. Il cognome che porta è stato utile fino a qui, in una embrionale carriera in cui ha pur mostrato sprazzi e spunti promettenti ma è anche un macigno il cui peso è difficile togliersi di dosso. A essere onesti, credo abbia ancora margini di miglioramento e il salvagente che gli ha gettato Mercedes potrebbe essergli utile in futuro. Staremo a vedere.

TSUNODA

Difficile giudizio quello sulla stagione di Yuki ma la sensazione è che dopo l’inguardabile stagione 2021 il 2022 sia stato decisamente migliore. Errori banali, gratuiti e inutili, condotte di gara al limite del ridicolo e persino mancanza di velocità hanno lasciato via via il posto, nel corso della stagione 2022 al loro opposto. I risultati apparentemente peggiori rispetto all’anno precedente sono dovuti solo ad una vettura decisamente meno competitiva e non alla guida del piccolo Yuki. Intanto ha messo a posto la velocità: in Q è passato da un 1-19 a 9-12 contro Gasly  portando il gap medio (ponderato) in Q da -528 a -95 millesimi.  Poi ha messo a posto la condotta di gara che è migliorata via via in stagione senza che ciò andasse troppo a detrimento della sua esuberante combattività. Il risultato finale è che mentre Gasly è via via sparito come l’investigatore Blue di Paul Auster il buon Yuki è invece sempre parso pimpante e vivace, al netto dei risultati concreti ottenuti in pista. Dicono che la svolta sia stata il trasferirsi in Italia per masticare Formula 1 da mane a sera. A quanto pare è servito. Bravo.

 

ZHOU

Molto interessante anche la stagione di Zhou. Partito malissimo ha dovuto scontare evidenti problemi di adattamento alla formula e non ha potuto, come Bottas, sfruttare il buon pacchetto che Alfa Romeo ha avuto nelle prime gare. Ecco così spiegato il gap in termini di punteggio in classifica piloti rimediato dal più esperto compagno di team. Tuttavia il nostro ha saputo poi trovare una quadra e nella seconda parte di stagione ha sfoderato numeri di tutto rispetto che, sempre nell’indicativo confronto con il compagno di squadra, così recitano: in Q nelle prime dieci gare ha rimediato un 2-8 con distacco medio di – 687 millesimi ma nelle rimanenti, pur rimediando un 6-7 in griglia ha ribaltato addirittura la situazione sul piano cronometrico dando a Bottas un distacco medio di + 131 millesimi. In gara (numeri non depurati da incidenti/ritiri salvo ritiri nella stessa gara) è arrivato dietro a Bottas sempre nelle prime 11 gare ma poi nelle rimanenti 10 gare ha prevalso 6-4. L’impressione generale è che il meno chiacchierato pilota di F1 sia molto meglio di quanto non ci si aspettasse. Vedremo l’anno prossimo come andranno le cose.

 

ALBON

Una Williams in leggerissimo progresso ma pur sempre ultima in griglia non ha permesso ad Albon di ottenere granché. Tuttavia l’anglo-tailandese ha comunque sfoderato una stagione coi fiocchi. Anche in questo caso è bene affidarsi ai numeri e questi dicono che si è “bevuto” il compagno di team più o meno nello stesso modo in cui se l’era bevuto Russell. La bellezza di un 19-1 in Q condito con un distacco medio di 624 millesimi dicono tutto. Per non parlare poi delle gare in cui Albon ha mostrato una combattività straordinaria (che già si era vista, a onor del vero, nelle sue passate esperienze) e che pur a dispetto della scarsa competitività della Williams l’hanno portato spesso a battagliare per i punti. Decisamente bravo.

LATIFI

Che ve lo dico a fare? Ennesimo figlio di papà che approda in F1 noleggiando il sedile che dimostra che non era proprio il caso. La sua mesta uscita dal circus è la logica conclusione della sua carriera.

DE VRIES

Una nota di merito per De Vries ci sta tutta. Chiamato a sostituire Albon a Monza si è presentato a tutti con una qualifica mostruosa all’8 posto e facendo una gara solidissima che gli ha garantito il nono posto finale. L’anno prossimo in Alpha Tauri, peraltro con un compagno non irresistibile (ma in crescita) come Tsunoda, potrà e dovrà far vedere di che pasta è fatto. Mi aspetto ottime cose perché a differenza dei piloti-bambini che va di moda ingaggiare in questi anni arriverà alla sua prima stagione completa in F1 con l’esperienza giusta e con l’età giusta per fare bene fin da subito (come peraltro ha già dimostrato). Sarà molto interessante.

Buon 2023 a tutti!

 

Metrodoro il Teorematico

BASTIAN CONTRARIO: IL MESSIA NELL’ANNO CHE VERRA’

Il 2022 ormai ci sta salutando per sempre e, sportivamente parlando, di certo non è stato avaro di emozioni e di novità e, come al solito, specie per quanto riguarda la Ferrari, non ha mancato di dividere gli appassionati che la seguono. Binotto è stato mandato via anzitempo prima della fine naturale del suo contratto ed al suo posto è giunto Vasseur dall’Alfa Romeo, accolto come il nuovo Messia che dovrà condurre la Rossa verso la terra promessa. Cammino tutto in salita per lui e la squadra che lo dovrà seguire (o dovrei dire, per rimanere in tema biblico, popolo rosso?), considerando la dirigenza che c’è alle spalle della stessa Gestione Sportiva e, soprattutto, dell’agguerrita concorrenza che si dovrà affrontare. Cerchiamo di capire quali saranno i potenziali scenari per il Messia nell’anno che verrà.

Il primo pensiero non può che andare ai campioni del mondo, consci del loro potere politico in primis e di quello tecnico soprattutto. La Red Bull, dopo anni di digiuno e soprattutto pazienza durante il dominio AMG, non ha fatto altro che rimboccarsi le maniche, rifondando una squadra attorno al suo campione Verstappen. Il loro è stato un lavoro certosino, in luogo del quale hanno fatto crescere il talentuoso olandese attorno ad una squadra già rodata, dopo la scorpacciata di mondiali fatta con Vettel. Contrariamente al dogma Ferrari, nella suddetta squadra, non hanno cambiato una virgola: l’ossatura principale è rimasta la stessa (stabilità come parola d’ordine) e non hanno fatto altro che adeguarla al pilota sul quale hanno puntato ed investito. Come dicevo c’è voluto pazienza e tempo e, alla fine, il risultato è arrivato addirittura in anticipo, perché non è stato necessario aspettare il cambio regolamentare a cui Ferrari tanto si affidava. Red Bull ha avuto la capacità di lottare testa a testa con la Mercedes di Hamilton e, nel contempo, di prepararsi al nuovo regolamento. Proprio in quest’anno che sta per finire, questa squadra ha dimostrato cosa significa avere voglia di vincere: sappiamo benissimo come i bibitari siano giunti a dominare il mondiale 2022 dalla fine dell’estate in poi e, chi mi legge, sa altrettanto bene cosa penso del loro furto in termini di budget cap eppure, al di là del “se è giusto o meno”, loro in mente avevano una sola cosa e cioè vincere a qualunque costo. Il vantaggio tecnico che hanno tratto dallo sviluppo continuo ed indiscriminato che hanno perpetrato è tale che il buffetto sulla mano che la Federazione gli ha dato, in termini di ore di sviluppo in galleria del vento, non gli farà né caldo e né freddo e per questo gli attuali campioni del mondo sono da considerarsi la prima forza dell’anno che verrà e quindi la squadra di riferimento da dover battere. Difficilmente, anche se dovrei dire che è praticamente impossibile, la Red Bull si presenterà sotto ai semafori del primo GP della stagione, con un progetto cannato o comunque in ritardo. Considerando come si è concluso l’anno sportivo, non tanto per loro quanto per le vicissitudini dei diretti avversari, saranno a buon diritto i favoriti per vincere il terzo mondiale piloti consecutivo ed il secondo nei costruttori.

Questa considerazione mi porta immediatamente a rivolgere un pensiero alla Mercedes. La lotta, senza esclusione di colpi nel 2021, ha evidentemente distratto gli ex campioni del mondo sul progetto 2022 ed infatti si sono presentati con una macchina palesemente sbagliata, così sbagliata che loro, come i colleghi bibitari, sono dovuti ricorrere alle loro conoscenze politiche al fine di poter ricucire il gap con gli avversari e poter sfruttare così, tutti i GP che ci sono stati dal Belgio ad Abu Dhabi, come “laboratorio” per sviluppare la monoposto 2022 al fine di capire dove realmente hanno sbagliato e presentarsi, quindi, ai nastri di partenza dell’anno che verrà puntuali come sempre. Anche per quanto riguarda AMG ci troviamo d’innanzi ad un palese caso di “voglia di vincere” a tutti i costi: infatti loro come i colleghi di Milton Keynes, non hanno guardato in faccia a nessuno (emblematico avere all’interno della Federazione… la loro donna di fiducia poi andata via) ed anche loro, come Red Bull con Oracle, hanno avviato da tempo una stretta collaborazione con Ineos per aiutarsi nello sviluppo. Mercedes l’anno scorso, grazie a questa insaziabile voglia di vincere e soprattutto grazie a Ferrari, ha rischiato di arrivare clamorosamente seconda nel mondiale costruttori. Sebbene le incognite a riguardo di queste squadra ci sono ancora, è anche vero che le loro capacità di recupero sono indubbie e non posso non pensare che non saranno della partita… anzi. Hamilton, in quest’ultimo campionato, ha sofferto non poco sia perché non aveva un mezzo all’altezza (il commento via radio di Alonso a riguardo del fatto che “questo ragazzo sa partire bene solo se è in prima fila” la dice lunga) e sia perché il suo primo avversario, cioè il compagno di box, non è stato un cavalier servente come il Bottas dell’annata 2017 – 2018… tutt’altro. Russell, in barba proprio alla riverenza nei riguardi del pluri decorato compagno, non si è fatto pregare, andando a vincere l’unico GP della casa di Stoccarda, lasciando il compagno con le brache calate e a bocca asciutta, non potendo così ritoccare l’unico record che gli rimaneva e cioè vincere almeno un GP da quando ha iniziato a correre. Se è vero che in F1, con apparente stabilità regolamentare, si ricomincia da dove si è concluso, dubito fortemente che AMG si fermerà ad una singola vittoria così come lo stesso Hamilton non starà a guardare né il compagno né gli avversari. La casa della stella a tre punte sarà della partita e qualcosa mi dice che sarà protagonista fino alla fine.

Volutamente ho lasciato Ferrari per ultima nella mia disamina: tanti sono i rancori, i dubbi e le delusioni. Non mi riferisco a come si è concluso il mondiale 2022, sportivamente parlando, bensì a come si è concluso politicamente in seno alla Gestione Sportiva. La Scuderia ad Abu Dhabi, nonostante il golpe in piena regola, attuato dalla dirigenza a mezzo stampa, ha reagito compatta dando un segnale inequivocabile, stringendosi a coorte attorno al suo generale. Ciò non è stato sufficiente per placare la sete di sangue da parte di una dirigenza che non ha nessuna voglia di vincere a differenza dei diretti avversari (o comunque pensano di farlo con le loro “strategie politiche”), nei riguardi di un uomo solo che nonostante i suoi difetti ha portato una squadra dal sesto posto del 2020 al secondo del 2022. Ora tocca al Messia tanto annunciato (dopo il diniego di nomi ben più blasonati del Messia stesso… sic!), darsi da fare! Come sarà il mondiale della Ferrari di Vigna/Tavarez/Elkann (ebbene sì, a noi ci tocca il triumvirato!)? Siamo alle solite purtroppo: come ad ogni cambio di TP (il quinto in dieci anni…. roba da matti!), c’è sempre il solito rinnovato entusiasmo dovuto alla novità del momento e tutte le speranze sono riposte nelle miracolose mani del nuovo arrivato, dimenticando (e Red Bull ed AMG stanno a ricordarcelo ogni giorno) che l’unica cosa che conta è la stabilità! Vasseur a gennaio prenderà possesso della Gestione Sportiva e, praticamente, dovrà portare avanti un lavoro che non solo non è suo, bensì resta da capire anche se sarà in grado di farlo suo. A mio modesto giudizio, Ferrari partirà forte a marzo, perché Binotto aveva già iniziato a lavorare al progetto 2023, individuando le aree su cui intervenire. Solo che un conto è che il suo lavoro viene portato avanti da egli stesso, un altro è che viene portato avanti da un estraneo il quale, giustamente, avrà bisogno di tempo per instaurare il suo metodo di lavoro. Per questo a mio modo di vedere, Ferrari sulla distanza rimarrà col fiato corto come si suol dire… mi auguro di sbagliare. Chissà ad ogni modo se questa volta “l’onda rossa” dei tifosi, che tanto hanno criticato e bistrattato il buon Binotto senza posa, saranno pazienti con il Messia nell’anno che verrà.

PS

A voi tutti che avete la pazienza di leggere la mia rubrica e, soprattutto, allo staff del Blog del Ring con a capo Andras e Salvatore, auguro i migliori auguri di un felice anno nuovo.

 

Vito Quaranta

MIT’S CORNER: LE NON PAGELLE DI ABU DHABI

C’è una regola aurea del vivere comune: vantarsi delle proprie previsioni azzeccate e nascondere sotto il tappeto quelle sbagliate.

Oggi mi vanto delle previsioni azzeccate: avevo previsto che le ultime gare sarebbero state interessantissime, piene di spunti e di spettacolo e voilà! Ci sono state!

(mi piace vincere facile: chi mai non l’avrebbe previsto?)

Ad ogni modo ad Abu Dhabi si è svolta una delle gare più interessanti, in sé, dell’anno. La gara è stata infatti caratterizzata da altissima tensione, tatticismi, guida al limite, mosse di varia natura e tutto il pot-pourri di ingredienti che rendono godibile un GP di Formula 1.

Bene. Molto bene.

Si chiude il mondiale con i risultati definitivi anche per quel che riguarda i posti dopo il primo i quali hanno visto la Ferrari confermare il secondo posto nei costruttori e Leclerc quello nel mondiale piloti. Rimando ad altra sede le valutazioni sull’intera stagione ma non posso qui non rilevare che tali posizioni finali arrivano dopo un roller-coaster di eventi che, in fondo in fondo, ci ha divertiti. Prima dell’inizio della stagione firme e doppie firme sul secondo posto in entrambe le classifiche le avrebbe firmate qualunque sostenitore della rossa e ad occhi chiusi. Per come si era messa la stagione nella prima parte il secondo posto sarebbe stata una delusione. E addirittura per come stava evolvendo la parte finale di stagione il secondo posto sembrava quasi un miraggio (quantomeno nei piloti). Alla fine tutti contenti e alla via così.

Ma andiamo subito al dunque delle non pagelle!

VERSTAPPEN

“Che te lo dico a fare” è espressione idiomatica che ricorre in diversi dialetti del centro italia ed è tra le preferite di molti comici e a questo punto, per quanto mi riguarda, direi che si adatta perfettamente anche alle performance dell’olandese volante. Infatti, dopo la sua peggior gara dell’anno (peraltro saggiamente giunta dopo la matematica conquista del titolo) il nostro ritorna ai marziani livelli cui ci ha abituato in questa stagione. Pole position stellare, partenza perfetta e controllo straordinario dall’inizio alla fine con gestione gomme da antologia del motorsport. Il confronto con il teammate che pure aveva ben più motivazioni per fare bene è impietoso. Bravo!

LECLERC

Il buon Charles trova il risultato sperato con una gara (ok, lo uso l’aggettivo da giornalismo di bassa lega? Lo uso!) “maiuscola”. Dopo ottima qualifica pure lui parte bene e tenta un attacco nel punto giusto a Perez: che non sia riuscito va più a merito di Perez che non a demerito di Charles ma era il momento e il punto giusto in cui provarci perché se l’avesse tentato nel successivo rettilineo non aveva speranze vista la velocità di punta di RBR e la parità di gomme. Ad ogni modo non si perde d’animo e prosegue la gara con gran ritmo. Il “non si perde d’animo” caratterizza tutta la gara del nostro perché nelle varie fasi, piene di incertezza sulle strategie da adottare, riesce sempre a fare la cosa giusta, non commette errori e gestisce le gomme in modo esemplare. A conti fatti la sua gara è allo stesso livello di quella di Verstappen, quindi eccezionale, e verrebbe da dirgli: “visto che quando ti ci metti per davvero allora ti riesce?”. Peraltro la mossa tattica migliore della gara la mette in atto proprio il suo muretto e Binotto gongolava come un babbo natale da mercatino alpino quando ai microfoni di Sky se ne usciva con un “abbiamo bluffato la Red Bull”. Ma anche qui mi verrebbe da dire: “visto che quando vi ci mettete seriamente allora vi riesce?”. Bravissimo!

PEREZ

Se i primi due sono stati eccezionali altrettanto non si può dire per il buon Checo. Le motivazioni per far bene le aveva, eccome!. Lo sgarbo subito in brasile da Verstappen bruciava assai ed era pieno di significati. Verstappen NON vuole Checo secondo nel mondiale perché, sia pur in modo molto laterale, toglierebbe qualche punto ai suoi meriti visto che un 1-2 in classifica piloti testimonierebbe più la grandezza della vettura anziché quella della sua guida nonostante il primo posto nel costruttori. Del tutto speculare e contrario l’obbiettivo di Perez che a risultato acquisito nel costruttori un terzo posto nei piloti sarebbe più testimone di sua inadeguatezza di guida che non della vettura. E le premesse c’erano. Riesce a prende “solo” due decimi da Verstappen in Qualifica. Parte benissimo. Respinge da par suo l’attacco di Leclerc nelle fasi iniziali e poi si aggancia al teammate con l’intenzione di andarsene. Poi però si vedono le differenze. Max e Charles gestiscono le gomme alla grande ma lui no. Dal decimo giro in avanti non riesce più a fare i tempi del primo e del terzo permettendo così’ a Leclerc di riportarsi sotto finendo poi, al giro 16 per essere uccellato dalla mossa del box ferrari. Caduto nella “trappola” non riesce a gestire nemmeno le bianche e decidono di fare undercut su Leclerc pittando al 34 giro. Pessima scelta del muretto, si direbbe, ma è direttamente figlia della scelta precedente nonché dell’incapacità di Perez di gestire le gomme come il compagno di squadra e Leclerc stesso. A quel punto non c’è più niente da fare. Per quanto la tensione sia massima (il che ha reso decisamente goduriosa la gara) sino all’ultimo giro si era capito che non ce l’avrebbe fatta. Be’… Malino, caro Checo, malino assai.

SAINZ

La gara di Carlos è stata sostanzialmente identica a quella di Perez con la differenza che il suo obiettivo era tenere a bada le Mercedes in ottica costruttori. E svolge molto bene il suo compito dapprima con una bella lotta con Hamilton all’inizio e poi riuscendo a non perdere il filo della sua gara nonostante le tante differenti strategie che lo mettono comodamente davanti alle grigie di Brackley. Se con Russell era vita facile, vista la penalità, con Hamilton lo sarebbe stato altrettanto anche al netto della rottura subita dall’eptacampeao vittima, oltre che della sua indolenza e di una macchina probabilmente non perfetta per via del salto olimpico sul cordolo al primo giro, anche di una strategia poco consona (e non è la prima volta quest’anno: è più facile azzeccare le strategie con una macchina più performante delle altre – lo diceva anche La Palice, no?). La condotta strategica di Ferrari in questa gara, considerando anche Sainz, è stata perfetta e quindi mi ripeto: “visto che quando vi ci mettete seriamente allora vi riesce?”. Solido.

RUSSELL

Purtroppo per lui la Mercedes non conferma le straordinarie performance delle gare precedenti ma non si perde d’animo. Il vero handicap per la sua gara sono stati i 3 (!!!) millesimi rimediati dal teammate in qualifica e la partenza non buona più che la penalità che pure condiziona il risultato finale ma che non è certo colpa sua. Non molto da dire in più salvo che comunque il suo personale “mundialito” l’ha vinto bene e non certo contro un signor nessuno. Notevole.

NORRIS

Il buon Lando mi pare in ripresa. Già in Brasile, al netto della rottura, era andato bene ma oggi ha veramente tirato fuori il massimo. Tra ottima qualifica e ancor migliore partenza riesce poi a gestire perfettamente una gara che, date le sue possibilità non poteva andare meglio. Dopo il secondo pit stop rimonta da par suo e si toglie anche la soddisfazione di un fastest lap, assolutamente non scontato per come si era messa la gara. Bravo.

OCON

Non c’è molto da dire sulla sua gara. Per l’ennesima volta in questa stagione si ritrova in una buona posizione finale più grazie alle circostanze che per propri meriti. L’unico merito vero è la qualifica in Q1, sia pur di pochi millesimi che gli consente una partenza migliore dei suoi competitor. Però si fa superare da Vettel, che pur con una AM inferiore ha un ritmo decisamente migliore del suo. Sfigura in gara rispetto ad Alonso (anche qui, per l’ennesima volta) fino a che questi è stato i pista e non da mai l’impressione di poter controllare qualcosa della sua gara. Insomma il 7 posto è certamente buono ma ha molto amaro in bocca. Si porta comunque a casa la soddisfazione di aver (di poco) battuto il molto più blasonato teammate in classifica mondiale ma anche qui non c’è da esaltarsi troppo: tra strategie (volutamente?) sbagliate e le innumerevoli rotture Alonso ha tantissimo da recriminare mentre Ocon decisamente molto meno. Bene ma non benissimo.

STROLL

Si potrebbe fare lo stesso identico discorso per Ocon: ha terminato in buona posizione più per le circostanze che per suoi meriti. Deve ringraziare il muretto per la differenziazione di strategie con Vettel se lo sopravanza perché oggi si è vista la distanza siderale che c’è tra lui è un pluricampione come Seb. Bene per il risultato ma… male per come è arrivato.

RICCIARDO

Il sorrisone di Ricciardo si fa più ampio del solito al termine delle qualifiche che lo vedono in Q1 dopo un bel po’ di tempo. Solo che deve scontare la penalità rimediata per la colossale boiata fatta a Magnussen in Brasile e parte tredicesimo. La sua ultima gara in mecca (e in F1? A me sta storia che torna in RBR da terzo pilota mi pare un po’ strana – sarà mai che Perez abbia da temere più di quanto immaginiamo?) è “gagliarda” nel senso che si trova sempre in bagarre ma stavolta non commette gli errori fatti con Tsunoda e Magnussen nei gp precedenti. Purtroppo per lui è però sempre in rincorsa ma alla fine strappa la posizione desiderata. Conferma, insieme a Norris, comunque che la Mecca ha finito la stagione in leggero progresso sul piano prestazionale: speriamo per loro che il trend prosegua nel 2023. Per il momento lo salutiamo e gli diamo un bravo di incoraggiamento.

VETTEL

Alla sua ultima gara della carriera il buon SEB mostra a tutti di che stoffa è fatto. Una qualifica eccellente e una prima metà di gara stratosferica ne sono la dimostrazione. In questa prima parte di gara tiene il ritmo di Norris, si toglie la soddisfazione di un paio di sorpassi inattesi per la sua vettura (su Ocon in particolare), si difende bene su Perez e dà la netta impressione che un risultato di alto livello possa addirittura essere alla sua portata. L’idea strategica era andare più lunghi di tutti sulle gialle, fare una sola sosta mettendo le bianche e grazie al ritmo spuntare una posizione a punti significativa. Peccato però che il crollo delle gomme lo fa andare 2 sec al giro più lento di tutti e tardano assai a capirlo. Quando al 26 va a pittare si ritrova troppo indietro. Poi continua da par suo e alla fine strappa un punticino che sa un po’ di amaro per come si erano messe le cose all’inizio. Comunque eccellente e lascia da campione. Bravo.

NOTE DI MERITO

Alonso stava facendo un garone ma la rottura al 28 giro gli portato l’ennesima delusione della stagione. Un vero peccato. Bella la scenetta in griglia con Vettel: “dont worry about me at the start” e da antologia il doppio sorpasso su Bottas/Tsunoda al 24 giro.

Tsunoda finisce in crescendo facendo ancora una volta una gara decisamente migliore dello spento Gasly – bella la battaglia con Alonso.

Albon non va a punti ma riesce a mettersi dietro un bel po’ di gente che normalmente dovrebbe stargli davanti.

Zhou sta qui perché almeno ci prova, a differenza del suo teammate

NOTE DI DEMERITO

Hamilton chiude male il campionato. Prende la scoppola della vittoria di Russell in Brasile e non riesce a reagire da par suo. Vero che è stato sorpreso da una vettura non competitiva come nelle ultime gare ma mentre Russell pareva avere tutto sotto controllo così non è stato per lui che è parso indolente e altalenante. La rottura è stata quasi quasi meglio che finire una gara dove avrebbe potuto rischiare di prenderle anche da Norris.

Gasly e Bottas non solo fanno una gara anonima dietro ai rispettivi teammate ma non ci provano nemmeno e se consideriamo che tutti e due avrebbero dovuto provare a difendere la posizione nel team nel mondiale costruttori non è stato un gran bel vedere.

Magnussen me l’aspettavo più pimpante dopo l’exploit del Brasile e mi ha un po’ deluso.

Mick non stava neanche andando male ma la stupidaggine su Latifi è stata inguardabile.

SENZA VOTO

Latifi: anonimo come sempre finisce la sua esperienza in F1 con un mesto ritiro di cui non si accorge nessuno.

 

Ad maiora.

BASTIAN CONTRARIO: LA SAMBA DEL SECONDO

Il GP del Brasile lascia l’amaro in bocca, nonostante si sia presentato in modo vivace, soprattutto (con Max fuori dai giochi, la Red Bull è finita e lo spettacolo ne giova) agli occhi dei profani. Amaro che abbiamo iniziato a masticare già dalle qualifiche, dove la Ferrari ha consumato il suo ennesimo clamoroso errore. Proprio questo sbaglio, purtroppo, è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di frustrazione e cattiveria agonistica che ha portato il nostro LeClerc a ballare, assieme al suo rivale Perez, la sua samba del secondo posto.

Ormai è storia nota che l’alfiere rosso non può che ambire alla seconda piazza nel mondiale piloti, proprio come la sua Scuderia in quello costruttori. L’errore commesso in quella sotto specie di qualifiche chiamate Sprint Race, purtroppo, gli ha fortemente compromesso il GP e pregiudicato la sicurezza di presentarsi ad Abu Dhabi con un certo margine (seppur minimo) sul suo diretto avversario. Il GP, letteralmente dominato da Mercedes, si è evoluto in maniera tale che alla fine Charles si è ritrovato coinvolto in un patetico balletto, pardon samba, che lo ha portato a discutere con la squadra, pregandoli di ottenere la sudata posizione conquistata da Sainz. Non finirò mai di ripetermi e spendermi su queste righe dicendo che il tifo non mi appartiene e cerco di ragionare nel modo più obiettivo possibile. Allora se sabato è stato deprecabile e quanto meno ingenuo il comportamento di Perez, in cui ha letteralmente mendicato la posizione, cosa ripetuta anche il giorno dopo, per quale motivo non dovrei adottare lo stesso ragionamento anche nei riguardi di LeClerc? Ci vado giù duro perché, sebbene la squadra abbia una grossa responsabilità nel casino nel quale l’ha cacciato, è anche vero che lui non è esente da responsabilità. Nella fase iniziale del GP, Charles si è scornato con Norris, cercando di superarlo in un punto della pista molto improbabile, quando poi se avesse aspettato un solo giro lo avrebbe potuto passare alla fine del rettilineo, proprio come ha fatto il suo compagno esattamente dopo. Si viene a sapere che, prima del GP, in casa Ferrari abbiano  concordato che, caso mai Charles fosse finito dietro Carlos, quest’ultimo gli avrebbe regalato (i perbenisti direbbero cedere) la sua posizione al fine di prendere più punti possibili nei riguardi del messicano. Molto probabilmente, se non quasi sicuramente, Ferrari non solo non credeva nella vittoria in generale, soprattutto nemmeno credeva che il furioso Sainz potesse arrivare a podio davanti al forte compagno. Qui inizia la samba per il secondo posto e lo squallido colloquio in mondo visione dove Charles chiede la posizione perché concordata e il muretto che gli risponde che “ci sono altre ragioni”.

Come poteva Ferrari togliere il podio a Carlos dopo quello che aveva fatto per meritarselo? Soprattutto, come Charles ha avuto il coraggio di chiedere una cosa del genere? Sarebbe stato tutto tacito se si fosse dovuto “switchare” un quarta posizione con una quinta o una quinta con una sesta… nessuno avrebbe avuto da ridire, ne sono sicuro. Con un podio di mezzo e conquistato a quel modo tra l’altro, la richiesta di Charles, sebbene concordata, è stata quanto meno fuori luogo! Inoltre, cos’è questa smania e questa preoccupazione di arrivare secondo a tutti i costi? Sebbene capisco la carica agonistica e la frustrazione del monegasco (che deve essere davvero tanta) che lo ha portato a sputtanare lui e l’intera squadra in diretta mondiale, mi rifiuto di accettare che si dia importanza ad un risultato così mediocre, specie dopo l’inizio di questa stagione dove obiettivi e propositi sono ben altri. Il fondatore della Beneamata diceva sempre che “il secondo è il primo dei perdenti” ed il sottoscritto impallidisce nel vedere tutta questa foga nel voler raggiungere a tutti i costi questo risultato. Sia chiaro, non sto affermando che LeClerc deve gettare la spugna solo perché ormai il titolo lo ha vinto Verstappen e quindi  deve rinunciare ad ogni proposito di lotta. Solo, è davvero cosi necessario mettere in pubblica piazza problematiche che si sarebbero potute discutere al riparo di occhi ed orecchie indiscrete? Davvero è così importante questo secondo posto Charles?

Perez e la Red Bull tutta, hanno dimostrato al mondo intero, caso mai qualcuno avesse ancora dubbi,  che squadra siano: incentrata tutta ed esclusivamente su Verstappen e soprattutto che quest’ultimo nemmeno lo considera il compagno, reo di essersi girato di proposito a Monaco (ormai il vaso è tracimato), per stare il più avanti possibile. Il buon Max dimentica che se non fosse stato per il muro che il messicano erse contro il “brasiliano d’adozione”, difficilmente avrebbe vinto il mondiale l’anno scorso. Eppure con l’olandese non ti puoi permettere sgarri evidentemente, bisogna raccogliere solo le briciole che egli ti concede. Patetico Perez che mendica una posizione, patetica la Red Bull che dice che l’olandese lo aiuterà ad Abu Dhabi e, soprattutto, ridicolo Verstappen che si aggrappa alla scusante Monaco per non ammettere il fatto che non vuole cedere nulla… tuttavia si è campioni non solo nel dimostrare di essere i migliori nell’abitacolo ed in pista, lo si è anche nel capire quando è il momento di essere umili e purtroppo in questo il buon Verstappen è fin troppo manchevole.

Mi farebbe piacere sapere se è questo il genere di campione che Charles vuole essere e se è questa la Ferrari che vuole portare al trionfo. I bibitari possono permettersi il lusso di lasciare questo comportamento all’olandese, perché è triste dirlo, loro si possono permettere al momento di correre anche con lui solo, dato l’immenso vantaggio tecnico che hanno. Ferrari attualmente è un cantiere a cielo aperto (nel momento in cui scrivo ci sono solo fughe di notizie e continue smentite sull’appiedamento di Binotto tra l’altro) e di avere un box totalmente spaccato non è il presupposto migliore per affrontare un mondiale, il prossimo, perché (e proprio la Red Bull insegna) se mai arriverà il momento, lo spagnolo farà il suo dovere e quindi eventualmente si ergerà d’innanzi a Verstappen o ad uno dei due Mercedes, visto che ormai sono ritornati anche i crucchi e nel 2023 saranno inevitabilmente della partita. Il sistema F1, che ormai non ha più nulla da offrire, visto che Red Bull ha fatto il pieno, ci va a nozze su questa samba del secondo e lo spettacolo ad Abu Dhabi varrà soprattutto il prezzo del biglietto per quanto riguarda il mondiale costruttori, dove la posizione della classifica deciderà premi (consistenti) in denaro (e per contro ore in meno in galleria del vento per sviluppare… mistero della fede del regolamento), inoltre rappresenterà il ripagamento di un anno difficile di competizione serrata e considerando cosa è successo in queste ultime ore, potenzialmente potrebbe decidere la permanenza di Binotto in Ferrari. Per contro, è anche vero che per quanto riguarda la conquista della seconda piazza nel mondiale piloti, soprattutto per Charles, sa più di beffa che di gioia.

La Rossa purtroppo è ad un bivio e mai come in queste ore, considerando le voci che si rincorrono sul suo team principal, ciò che ho scritto è vero e l’unico risultato ammesso è quello che manca dal lontano 2007. Tutto il resto è solo un contentino che ha un sapore troppo amaro in bocca; perciò questa samba per il secondo posto lascia il tempo che trova… a meno che non si è felici di essere il primo dei perdenti

 

Vito Quaranta

MIT’S CORNER: LE NON-PAGELLE DI INTERLAGOS

Interlagos delude assai di rado e la gara di domenica scorsa non ha fatto eccezione.

Gara divertentissima perché piena di azione (e non mi riferisco solo ai sorpassi) nonché imprevedibile  perché anche il campione del mondo degli strateghi da divano stavolta non avrebbe saputo consigliare adeguatamente la Scuderia (perché di solito è proprio lei l’oggetto dei consigli, no?).

Be’, quasi imprevedibile. Il cozzo tra Hamilton e Verstappen, infatti, era già la prima frase di ogni articolo e commento sul GP del Brasile sin da sabato sera. Il sottoscritto pure, tanto che durante il lauto pranzo domenicale, tra una forchettata di tagliatelle e l’altra, aveva ammonito i commensali con fare savonarolesco: “vedrete, vedrete! Lewis e Max si incioccheranno alla 1 o alla 2 e se non gli riesce lì alla 4 voleranno fuori entrambi!” ricevendone in cambio sguardi perplessi ed un “ma chi sono?” che non lasciava adito ad alcuna speranza di proseguire la conversazione su quel filone. Nessun vanto di cui andare fieri, dunque.

Solitamente le non-pagelle seguono l’ordine di arrivo ma qui faccio un’eccezione cominciando irritualmente proprio da:

VERSTAPPEN

Dopo una sfilza di gare praticamente perfette, il buon Max si presenta al Josè Carlos Pace di San Paolo come se si trovasse in gita premio a Comacchio a provare go-kart a noleggio sul circuito di Pomposa. Indossa la tuta che non vede una lavatrice dall’88, mocassino con pelle scamosciata d’ordinanza ed in infine il casco di 12 misure inferiori a quella che servirebbe a contenere qualsiasi cranio, figuriamoci il suo testone, e gli si chiudono tutte le giugulari. Il risultato è un tentativo di sorpasso che tecnicamente ci può anche stare ma che, di fatto, viene condotto con mentalità che richiama le sportellate di una gara amatoriale di go-kart e manda in fumo tutti gli elogi sulla sua maturità agonistica che si è preso negli ultimi due anni. Tant’è vero che i suoi commenti post-gara sul punto ricordano gli stessi di Singapore 2017. Non mi spenderei troppo sulla penalità: nel momento del contatto sembrerebbe che Lewis sia effettivamente avanti di qualche centimetro e cavillando col regolamento i 5 sec ci potevano stare – race incident sarebbe forse stata l’archiviazione più corretta. Tuttavia, onestamente, ne avrei inflitti 30 di secondi a Max, imponendogli peraltro di contarli ai box e di percorrerne la relativa corsia in retromarcia per manifesta coglioneria. Non c’era alcun bisogno di forzare in quel modo e in quel punto, soprattutto sapendo benissimo che uscendo dalla 3 attaccato al deretano di Lewis avrebbe potuto sorpassarlo più comodamente nella Reta Oposta grazie alla mostruosa velocità della su RB. Il fattaccio lo relega nelle retrovie dove però il nostro non brilla affatto. Il suo ritmo è buono ma non ottimo. Litiga con le gomme ed è costretto a ulteriore pit. Trova comunque il modo di farci ammirare il suo talento con un sorpasso da antologia alla 1 su Bottas e Ocon. E poi il casco di misura inferiore di cui sopra torna a far sentire i suoi effetti. Dopo varie vicissitudini negli ultimi giri si ritrova negli scarichi del teammate, in difficoltà con le gomme e alla disperata ricerca di punti per contrastare Leclerc in classifica mondiale. “Max, non superare Checo” ma il suo ingegnere non fa in tempo a pronunciare l’ultima sillaba del soprannome di Perez che Max lo infila alla 1 come se non ci fosse un domani! Non contento lo distacca e fa scena muta ogni volta che gli chiedono di far ripassare Perez. Subito dopo il traguardo se ne esce col sibillino team radio che tutti conoscono e del quale me ne importa zero. Ora, al di là di qualsiasi retroscena a noi incognito (per quanto le ipotesi in merito, sul web, si sprechino) e della mancata riconoscenza per il buon lavoro fatto da Checo nel 2021, la mossa, anzi, la non-mossa è sintomo della stessa coglioneria di cui sopra: fallo passare, santo cielo!, incassa il credito e fattelo pagare al momento opportuno. Così facendo, invece, intanto rende pubblico un contrasto che è meglio rimanga privato, rischia di trovarsi il nemico in casa in un 2023 che si annuncia molto più combattuto e poi, se uno dei rumors sulle motivazioni di questo comportamento fosse vero (l’ipotetico crash volontario di Perez in Q a Monaco), rischia di creare danni incalcolabili alla squadra. Peggior gara dell’anno e, forse, della carriera.

 

Ma andiamo oltre.

Prima del ciocco tra Hamilton e Verstappen c’è stato quello tra Ricciardo e Magnussen. Il simpatico Daniel rifà identico identico lo stesso errore del Messico contro Tsunoda. Solo che là ha tirato dritto e fatto la sua miglior gara dell’anno mentre qua il colpo da bigliardo si è rivelato un boomerang nella miglior tradizione degli aborigeni della sua terra natale. Karma? Anche qui errore marchiano, inutile e deleterio tanto più considerando che la mecca, ieri, non sembrava male. Dopo questo errore temo che ad Abu Dhabi vedremo l’ultima gara in F1 di mister sorriso.

C’è stata una terza stupidaggine, domenica, e purtroppo l’ha fatta Carletto nostro. Il tentativo di sorpasso di Leclerc su Norris tra la 6 e la 7 non ci stava proprio, mi spiace doverlo ammettere. La facilità con cui incalzava Norris avrebbe dovuto condurre il nostro negli scarichi della mecca fino alla Junçao e di lì ad un presumibilmente facile sorpasso alla 1 del giro successivo. Non c’era alcun bisogno di prendersi quel rischio e l’aver potuto riprendere la gara è stato solo un colpo di fortuna. Per cui proseguo le non-pagelle proprio con: 

LECLERC

La stupidaggine di cui sopra ne ha ovviamente condizionato la gara. Dopo il cambio del musetto ha sfoderato un ritmo che non aveva nulla da invidiare a quelli davanti. Il che fa storcere il naso ancora di più. È uscito 6 sec dietro a Verstappen e, più avanti nella gara a parità di pit, gli era davanti di 5 sec. Va veloce, Charles, ma episodi come questo si ripetono con inquietante regolarità e danno molto da pensare. Vero è che l’episodio di venerdì con le Intermedie l’avrà parecchio innervosito ma la sagacia di un pilota di F1 deve andare oltre. Lo spettro di un Alesi 2.0 è sempre meno diafano. Sta a lui, l’anno prossimo, sgombrare ogni dubbio (sperando che la vettura 2023 sia allo stesso livello di competitività mostrata quest’anno). Il pietoso piagnisteo degli ultimi giri per elemosinare una posizione ci poteva anche stare, in un’asettica valutazione dei punti mondiali. Tuttavia sorprende che non valutasse il rischio di quella manovra con un Alonso assatanato praticamente attaccato agli scarichi e con un Verstappen ancora più incattivito (e con le giugulari chiuse di cui sopra) appena dietro. Immaginatevi la scena: Sainz rallenta per far passare Leclerc e Alonso e Verstappen si infilano. I due rossi vanno in confusione, si girano o passano sull’erba, e li passa pure Perez. Ve l’immaginate il ludibrio planetario? Hanno fatto bene, per una volta, a evitare questo rischio.

Non-pagelle un po’ caotiche oggi, proprio come il GP che stiamo commentando. Quindi passiamo a: 

MAGNUSSEN

Bravo, bravissimo. Nelle qualifiche di venerdì ha mostrato a tutti come si deve gestire una situazione ambientale così difficile. Sfruttare ogni momento utile per passare il taglio? Fatto. Annusare l’aria invece di guardare i radar? Fatto. Fare il giro più veloce della vita nel momento giusto? Fatto. Bravo! Nella Sprint ha fatto quel che poteva e l’ha fatto bene. Peccato la stupidaggine di Ricciardo che l’ha messo fuori domenica: vista la sua condotta week end fino a quel momento e vista l’imprevedibilità della gara avrebbe potuto, chissà?, portare a casa un risultato insperato anche nella gara “vera”. Di lui ho sempre pensato che non sia, come velocità pura, al livello dei top driver ma che il suo QI “motorsportistico” invece sia di qualità decisamente superiore. E nel week end di Interlagos l’ha dimostrato alla grande. Mi ripeto: sarebbe (stato?) un secondo pilota di grande utilità in una scuderia di primo piano.

Magnussen è stato l’eroe del week end ma non è stato l’unico.

RUSSELL

Bravo, bravissimo pure lui! Con i puteolenti retropensieri complottistici che ammorbano il mondo d’oggi verrebbe da pensare che la sbinnata di venerdì l’abbia fatta apposta. Con Hamilton (suo vero avversario del finale di stagione) così indietro e un Magnussen ininfluente per la sprint la possibilità di andare in prima fila alla domenica era dietro l’angolo. Ad ogni modo l’episodio l’avrà anche favorito ma fortuna audaces iuvat e, meno scontato, aiutati che dio t’aiuta sono proverbi perfettamente applicabili al George di ieri. Di proverbio in proverbio non arriveremmo a spiegare completamente la brillantezza con la quale ha condotto il week end. Al di là della conferma delle prestazioni Mercedes di questo finale di stagione (bisognerebbe aprire un capitolo a parte) quel che si fa ammirare di Russell nella circostanza è stata la sua capacità di gestire la pressione. Perfetto nella Sprint con un sorpasso a Verstappen che solo poche settimane fa sarebbe stato immaginabile e perfetto, oserei dire persino straordinario, nella gara “vera”. Le partenze, in particolare sono state eccezionali. La prima è scattato al via che neanche Marcel Jacobs in finale alle olimpiadi: dopo due curve era aveva già messo a distanza siderale il teammate. Nella ripartenza dietro SC pure: ha persino sorpreso Ham che si è trovato nella difficoltà di dover subire l’attacco di Verstappen che sappiamo com’è finito. Da lì in avanti una gara condotta in maniera altrettanto perfetta con ciliegina sulla torta del fastest lap, anche questo non scontato, fatto negli ultimi giri. Non c’è nulla da eccepire e la sua prima vittoria in F1 è da annali. Bravo!

HAMILTON

L’episodio con Verstappen gli ha condizionato, com’è ovvio, la gara. Dopo quello ha guidato da par suo, aiutato da una Mercedes stellare, ma non abbastanza per impensierire il suo teammate. Nel finale il cambio gomme strategico non l’ha danneggiato tanto quanto lui poteva pensare nel momento, tanto più che le rosse hanno dimostrato di essere la mescola ideale per Interlagos. Le scuse sono finite dopo la SC post rottura di Norris: lì poteva giocarsela e, molto semplicemente, non è riuscito ad avvicinarsi a Russell. E questo dice tanto sia della sua gara che di quella di Russell. A questo punto il “mundialito” tra i due pare compromesso e tenuto in piedi solo dalla matematica. Bene ma non benissimo?

SAINZ

Gara onesta del buon Carlos. Ottima partenza e poi il teammate, con la sua stupidaggine, gli apre le autostrade ma non ne approfitta subito impiegando qualche giro di troppo nel liberarsi di Norris. Il ritmo era tale da poter competere con i Mercedes e considerando che, dietro, Leclerc andava ancora più forte ci fa concludere che qui in Brasile la Ferrari fosse messa più che bene. Il problema con il tear off non lo condiziona, secondo me, tanto quanto i commentatori dicono perché è stato risolto abbastanza velocemente. Alla fine il terzo posto è ottimo ma c’è un po’ di amaro in bocca che non ce lo fa godere appieno. Comunque bravo a tenersi lontano dai guai.

ALONSO

E che ve lo dico a fare? Per una volta che la vettura non lo tradisce o che il teammate non lo manda per prati lui fa vedere che può stare tranquillamente in rubrica dei TP di alta fascia. Probabilmente è quello che azzecca la strategia migliore in gara: cambia le gomme nei giri ideali per sfruttare al meglio la finestra di performance nei vari stint. Vero è che partendo così indietro (diciottesimo!) non aveva da preoccuparsi granché ma intanto lo ha fatto. Nel finale solo un Leclerc disperatamente attaccato ai punti gli impedisce di portarsi ai piedi del podio e tiene a bada il pur assatanato Verstappen, incattivito dalle richieste dei box. Grandissimo!

PEREZ

Parliamo di RBR in questo GP? Che è capitato? Al di là degli episodi vari quel che è emerso è che RBR in questo GP non era neanche lontanamente parente di quella che abbiamo visto fino alla settimana scorsa! Sia Perez che Verstappen non hanno mai mostrato un ritmo di gara capace di eguagliare quello di Mercedes (e Ferrari, aggiungerei). E questo mi lascia molto perplesso. Hanno sbagliato l’assetto? Hanno sperimento qualcosa in vista del 2023? Mah. Ai posteri la famosa ardua sentenza. Rimane il fatto che oltre ad un ritmo non all’altezza di quanto mostrato sin qui a Perez hanno pure sbagliato la strategia sicché si è trovato nel finale con le gialle a difendere la posizione anziché a cercare di attaccare. Due giri in più e lo prendevano anche Ocon e Bottas. Veramente strano. Dello sgarbo fatto da Verstappen nei suoi confronti ho già parlato e qui mi limito a rilevare l’insulso commento di fine gara ai giornalisti in lingua spagnola: “non capisco, mi deve due mondiali” dice il buon Checo. Excuse me? Seriously? Se del 2021 se ne può parlare e magari ha pure ragione ma sul 2022, caro Checo, non ci siamo proprio. Magari finirà alla fine secondo nel mondiale ma non se lo merita.

 NOTE DI MERITO: 

Bottas, in una pista ove è facile sorpassare, non si ritrova a giocare il ruolo della vedova triste e prova a fare il suo portando a casa punti insperati.

Norris fino alla rottura se l’era giocata proprio bene. A proposito: pollice verso per la direzione gara nel gestire l’episodio. Bisognava mettere SC subito e non quella ciofeca di VSC.

Volevo mettere qui anche Vettel che fa una prima parte di gara assolutamente strepitosa. Poi però si è un po’ perso probabilmente penalizzato da qualche errata strategia del suo box che, per converso, ha aiutato Stroll, sin lì anonimo, a entrare in zona punti

Metto qui Albon ma solo per giocarci con perfido sarcasmo: il suo unico merito è di partire con le bianche e far capire a tutti gli altri che quelle gomme è meglio che stiano ben chiuse in garage.

NOTE DI DEMERITO:

Ocon aggancia un insperato 8 posto. Solo che ci capita per caso e a fronte di un teammate che, nella seconda parte di gara, va il doppio. Mah. Io questo tizio, dopo già diversi anni di F1, non l’ho ancora inquadrato.

Gasly pasticcia e fa confusione. Ancora!

Zhou fa il secondo week end di fila ben al di sotto degli incoraggianti progressi che aveva mostrato durante la stagione.

Tsunoda ridicolo insieme al suo muretto nella SC post-Norris. Vero è che il suo numero non era uscito alla lotteria degli sdoppiaggi in SC ma era ovvio che avrebbe dovuto andare dietro alle Williams. Che prendesse lui la decisione o lo dovesse spronare il muretto tutti e due hanno sbagliato e anche in modo assai pericoloso visto quel che ha dovuto fare in ripartenza mettendosi da parte in rettilineo. Assurdo!

Schumacher fa anche una gara buona gara ma il testa-coda delle qualifiche è pietra tombale posta sulla sua annata.

Latifi: che ve lo dico a fare?