QUARTARARO AL MUGELLO. POST GP

Un weekend orrendo, per i motivi che tutti conosciamo. Quello che non vorremmo mai vedere. Anche questo è il Motociclismo purtroppo.

Al Mugello vince la Yamaha, ma la vera sconfitta è il Team Ufficiale Ducati.

Vince Quartararo, guidando in modo sontuoso quasi pennellasse le curve. Ricorda qualcuno in sella a quella M1.

Marquez invece di allenarsi, stando calmo e sereno, sbaglia l’ingresso alla Luco e colpisce Binder che per fortuna rimane in piedi, mentre il Pilota Honda finisce in terra. Malissimo.

Bagnaia cerca di imitare chi ha vinto molto più di lui e si stende. IT’S RACING BABY però che peccato, servirebbe “parlare meno”. Zarco ha invece condotto una buona gara e probabilmente ha avuto problemi a causa dello scontro in griglia con Bastianini, procurandosi dei danni al “salad box”

Morbidelli deve prenotare una visita a Lourdes, non c’è altra spiegazione. Rischia di essere preso dalla moto di Marquez…

Rins purtroppo conferma quanto detto in questi anni. Pilota dal talento immenso ma che cade a ripetizione. Stesso discorso, seppur in maniera diversa per Miller. Jack è un Pilota istrionico, ne servirebbero molti di più come lui nel paddock ma purtroppo non è un Pilota da Titolo Mondiale, ed oggi ne abbiamo avuto la conferma.

Finalmente si rivede il Campione del Mondo in carica Joan Mir che regala spettacolo al Mugello con sorpassi favolosi. Oliveira Binder conducono una gara spettacolare, confermando il passo avanti KTM.

Delude tantissimo Vinales, probabilmente alla fine del rapporto con Yamaha (contratto fino al 2022) alla luce di un Quartararo così, sin dallo scorso anno.

Una nota anche per Valentino. È stato il suo ultimo Mugello da Pilota (IMHO), ha chiuso in un onorevole 10^ posizione non rischiando quasi nulla, dopo le cadute di Marquez, Bagnaia, Rins, Nakagami ed la quasi caduta di Morbidelli. Buon risultato ma è il livello più basso di sempre.

Una cosa però è chiara… È ritornato ad essere finalmente un Mondiale con un Padrone, uno di quelli veri. Non come il 2020.

Un abbraccio a tutti noi Motociclisti. Un abbraccio a tutti gli appassionati.

Classifica Mondiale👇

1️⃣ Quartararo 🇫🇷 105

2️⃣ Zarco 🇫🇷 81

3️⃣ Bagnaia 🇮🇹 79

4️⃣ Miller 🇦🇺 74

5️⃣ Mir 🇪🇸 69

6️⃣ Viñales 🇪🇸 64

7️⃣ A. Espargaro 🇪🇸 44

8️⃣ Binder 🇿🇦 35

9️⃣ Morbidelli 🇮🇹 33

🔟 P. Espargaro 🇪🇸 29

 

 

✍️ Francky

 

 

(Immagine in copertina MotoGP.com)

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NANDO E I CAMPIONI DI RITORNO

Prima di scatenare le ire dei tifosi dell’asturiano o di far venire il bollore ai suoi anti sgombriamo il campo e diciamo subito che NON stiamo esprimendo nessun giudizio.

Si tratta di sole cinque gare, troppo poche per sentenziare qualsiasi cosa, ma un analisi si può cominciare a fare in una domenica “off” della F1.

Fernando sta incontrando più difficoltà di quelle che lui stesso (forse) si sarebbe aspettato. Al di la del confronto diretto con Ocon riassunto dagli asettici numeri, sta combattendo con una performance non ancora costante e, pare, con un servosterzo Alpine troppo leggero con il quale non è ancora entrato in sintonia.

Rientrare dopo un paio d’anni lontano dalle F1 non è stato facile per nessuno, neanche per i campioni del Mondo del passato che tra fortune alterne hanno riaperto un capitolo che pareva volessero chiudere per sempre.

Per non andare troppo indietro nel tempo possiamo ricordare il mitico Lauda che, dopo aver “lanciato” il volante della Brabham a fine 1979, rimise il suo famigerato “kulo” su una discreta McLaren vincendo alla terza gara e laureandosi campione del Mondo due anni dopo ancora nel 1984.

(immagine tratta da motorifanpage)

Suo “coetaneo” fu Mario Andretti che scese dall’Alfa nel 1981 e restò fermo sino a Monza 1982 richiamato dalla Ferrari alla quale regalò la pole position ed un bel podio nel suo secondo debutto per poi salutare definitivamente il Circus.

(immagine tratta da pinterest)

Alain Prost vinse il suo quarto titolo dopo un semplice anno sabbatico (diciamo un anno e un pezzo visto l’appiedamento rosso) tra l’esperienza Ferrari e quella Williams. Nulla paragonabile all’esperienza Alonso che ha interrotto per più tempo e che non è salito su una AMG quale poteva essere la Williams dell’epoca.

(immagine tratta da motorsport.com)

Molto più simile all’esperienza di Fernando può essere quella di King Michael Schumacher che si fermò un anno in più di Nando per rientrare in Mercedes alla stessa età in cui lo spagnolo è risalito sull’Alpine.

L’esperienza del kaiser fu comunque molto faticosa, confrontandosi con auto dotate di un’aerodinamica diversa, della presenza del Kers ed accanto ad un pilota emergente (equiparabile all’epoca all’attuale Ocon).

Il tedesco riuscì a conquistare in tre anni una sola pole (peraltro manco goduta) ed un podio a Valencia 2012, concludendo tutte e tre le stagioni dietro al teammate in classifica generale.

(immagine tratta dal sito derapate.it)

In ordine di tempo l’ultima esperienza di un Campione del mondo di rientro è quella di Kimi Raikkonen. Appiedato a fine 2009 dalla Ferrari si presenta a Melbourne 2012 calato nell’abitacolo della Lotus: nel primo anno riesce a conquistare il primo podio da rientro alla quarta gara, a vincere un GP ed a concludere terzo nel Mondiale. Certo, aveva anche solo 32 anni invece di quasi 40..

(immagine tratta da F1sport)

Quest’analisi non è redatta per fare un confronto, ma solo per comprendere quanto sia difficile mollare e poi rientrare anche se sei un pluri campione. E’ vero, le auto di oggi “sembrano” più facili, ma forse non è così davvero.

Un tempo l’ufficio del pilota comprendeva tre pedali, una leva ed una ruota da girare davanti al casco. Poi serviva molto coraggio, e tanto talento assoluto.

Oggi l’ufficio del pilota è fatto da un megapc di fronte agli occhi, da un’infinità di parametri da controllare durante la guida, da una radio da ascoltare che talvolta ti aiuta ma spesso di distrae. Oltre al pelo ed al talento servono una diversa capacità di analisi, una diversa capacità di reazione agli stimoli.

(immagine tratta da Formulapassion)

Tra le premesse del rientro di Fernando c’era l’obiettivo 2022 con i regolamenti stravolti. Non era ipotizzabile neanche per lui stesso l’essere vincente sin da subito con un Alpine che invece pare aver fatto un passo indietro in termini di competitività rispetto allo scorso anno. Di certo questo 2021 e le gare che lo comporranno dovranno essere una sorta di palestra che gli possa consentire di tornare il solito animale da gara che è sempre stato. Alonso non è mai stato un gran qualificatore e se nelle prime gare è riuscito ad arrivare sugli scarichi del compagno di squadra partendo da molto più indietro sulla griglia, a Barcellona e a Montecarlo ha faticato troppo per essere lo stesso Nando che abbiamo sempre conosciuto.

Da lui ci si attende che possa regolarmente mettersi dietro Ocon sia in griglia che sulla linea del traguardo e siamo certi che lui se lo aspetta più di chiunque altro.

Forza Alo. Vamos.

 

(immagine in evidenza tratta da eurosport)
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WORLD SBK 2021 – ROUND DELL’ESTORIL

Pronti via e dopo la lunghissima attesa tra l’ultimo appuntamento del WSBK 2020 e il primo round 2021 si riparte subito con un altro appuntamento sul circuito dell’Estoril.

Si potrebbe facilmente dire che tutto è ricominciato così come è finito e in effetti i risultati del primo round di Aragon non lasciano spazio a dubbi: dominio pressochè totale del team ufficiale Kawasaki, che ha portato a casa due doppiette con Rea e Lowes a monopolizzare i primi due gradini del podio e un secondo e terzo nella race 2.

immagine da kawasaki.it

Verrebbe quasi da dire “game, set, match” alla prima gara, considerando la ritrovata verve di Alex Lowes.

La nuova ZX-10RR sembra nata benissimo ed è già settata a dovere, non paga più clamorosamente in velocità di punta nei confronti della Ducati e nelle mani di Rea è un’arma ancora più letale.

E la Ducati? Non fosse stato per l’azzardo della slick di Redding in una race 2 con asfalto ancora umido avrebbe chiuso il weekend con (forse) solo un podio invece che una vittoria.

Troppo poco per le ambizioni del team e dei suoi piloti che hanno sofferto mancanza di grip e di tenuta delle gomme sulla distanza. A poco serve avere velocità di punta al top se poi nel finale di gara si arranca.

Se Redding almeno si consola, Rinaldi è invece sprofondato al suo debutto nel team ufficiale. Inutile buttargli la croce addosso ma urge un cambio di rotta già a partire da questo weekend.

immagine da motorinews24.com

Chi ha fatto capire che le cose non si mettono bene è l’ex pilota ufficiale Ducati Chaz Davies, ora team GO Eleven. Chaz ha detto chiaro e tondo che la Ducati non riserva alla sbk lo stesso impegno che mette in MotoGp, ergo non si può pensare di battere lo squadrone Kawasaki se non ci si dedica al 100%.

Ci potrebbe anche stare, ovviamente la motoGP è il top delle competizioni motociclistiche ed è naturale cercare di impegnarvi gran parte delle risorse. Spiace pensare che la Ducati sottovaluti così tanto il campionato che l’ha vista crescere e affermarsi a livello mondiale, in cui ha fatto la storia e per il quale ha sfornato quella che tutt’ora è la moto più bella e performante che ogni appassionato può trovare in concessionara, la V4 Panigale.

L’insufficiente sviluppo e sostegno a stagione in corso è ormai il lietmotiv degli ultimi anni Ducati in SBK, a partire da Davies, passando per Bautista e ora con Redding.

Vincere è sempre difficile, a maggior ragione contro il pilota SBK più forte di tutti i tempi ma in questo modo fa sicuramente più male.

Anche Yamaha ha pagato dazio allo strapotere Kawasaki, attenuato dai podi di Razgatlioglu e Gerloff in race 1 e superpole race. La moto sembra veloce ma, come per Ducati, serve altro per impensierire gli alfieri del team ufficiale Kawasaki.

immagine da moto.it

L’Estoril è una pista dove nel 2020 il turco della Yamaha Pata ha dato spettacolo, ci auguriamo che possa ripetersi.

Se Ducati non ride, la Honda piange e non poco…

Arrivati ad Aragon con molto ottimismo, sia Bautista che Haslam hanno raccolto ben poco, tra magagne tecniche ed errata scelta di gomme. Il 2021 parte male per la Honda e la tanto decantata” arma totale”, la CBR 1000 RR-R si sta rivelando una moto piuttosto complicata da portare in zona podio, figuriamoci per vincere.

A tal proprosito, il “team B” Honda, il team Moriwaki, salterà il round dell’Estoril per svolgere una serie di test al fine die migliorare la moto per i successivi appuntamenti. Insomma, in Honda siamo ancora ai “lavori in corso”.

Se c’è qualcuno a cui ha fatto davvero piacere la pioggia di Aragon è la BMW, davvero molto a suo agio in condizioni bagnato-miste di gara 2 con due moto tra i primi 5. Anche BMW sta cercando da tempo la formula magica per tornare a competere stabilmente per i piazzamenti che contano e questo risultato dà fiducia. Ora però serve trovare velocità anche sull’asciutto e potrebbero tornare a galla i vecchi problemi.

immagine da motoblog.it

Le premesse per una bella gara ci sono tutte, con addirittura una possibile lotta a tre: Rea, Redding, Razgatlioglu. Lowes e Gerloff possibili sorprese mentre attesi al riscatto Rinaldi e Bautista. Sperando che Rea non ammazzi il mondiale già al secondo round…

*immagine in evidenza da fimewc.com

Rocco Alessandro

 

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MOTOGP 2021-GP D’ITALIA MUGELLO CIRCUIT

Dopo un anno di assenza causa forza maggiore si torna a correre su uno dei tracciati preferiti dai piloti e dai tifosi.

Le colline toscane accoglieranno la festa delle Moto più performanti del mondo seppur mancheranno il colore ed il calore del pubblico. Niente tribune inondate di giallo e di rosso a festeggiare i nostri portacolori ma questa è la realtà, meglio farsene una ragione ed accontentarsi dell’immagine di copertina.

Forse è stato il Mugello stesso a tradire lo scorso anno il mondo dei motociclisti, ammaliato dalle sirene di quella F1 che l’ha sedotto e abbandonato a se stesso…

Ma non importa, i motociclisti sanno perdonare in virtù dello spettacolo che questo tracciato è sempre in grado di regalare.

Ad oggi le previsioni del tempo danno buone probabilità di pioggia, la stessa che potrebbe cambiare le carte in tavola e l’equilibrio tra uomini e macchine.

A prescindere dalle condizioni atmosferiche i favoriti d’obbligo restano quelli che tengono in mano il manubrio di una rossa italiana. Sono proprio i ducatisti e la Ducati i maggiori indiziati per la vittoria finale. E’ la pista di casa, il posto dove nelle ultime tre edizioni sono stati in grado di vincere (e bene) con tre piloti diversi, indice che la Desmosedici ben si adatta alle caratteristiche di quest’asfalto e queste curve. Se dovesse piovere sarebbe indifferente: la rossa bolognese va storicamente bene sull’acqua ovunque, figuriamoci in Toscana.

In caso di vittoria di Miller il pilota australiano eguaglierebbe un record di tre vittorie di fila su una rossa che solo il grande Casey riuscì a realizzare nel 2007 e a replicare nel 2008: difficile ma non impossibile per Jack in stato di grazia almeno quanto la moto che inforca. Per Ducati potrebbe anche realizzarsi un sogno ancora più grande, ovvero quello di riempire tutto il podio per la prima volta nella sua storia. Mai come quest’anno questo è possibile, sia per le prestazioni della moto che per quelle dei piloti: Miller, Bagnaia, Zarco hanno le medesime possibilità di vittoria per svariate ragioni, quindi potrebbero finire in una volata a tre con Dall’Igna attaccato a tutto il ferro che trova pur di non vederli ammucchiati per eccesso di foga.

Fatta questa premessa vincerà qualcun altro……

Chi? Non si può non tenere conto dei piloti Yamaha per ovvie ragioni di performance della moto di Iwata ma anche di motivazioni personali da parte di Quartararo che deve restare in testa in classifica generale, di Vinales che la deve smettere di giocare con l’altalena, di Morbido che respirerà aria di casa dopo aver cominciato malissimo questo 2021. Nutrire speranze di vittoria per il quarto alfiere mi pare ottimistico. Però che bello sarebbe vedere Rossi vincere al Mugello e dichiarare a caldo che dopo la vittoria non correrà più manco il prossimo GP?

Le Suzuki potrebbero (forse sarebbe meglio dire dovrebbero) cominciare a riscattare il modesto avvio stagionale. Rins e Mir si dovranno pur svegliare, perché la moto funziona e loro non possono aver disimparato a guidare senza Brivio nel box.

Occhio a Marc Marquez. Un’introduzione che si rispetti non può esulare dal contemplarlo. In Francia il leone ha riassaporato il gusto della conduzione di una gara. Ok, erano condizioni particolari, ma sta tornando su pian piano, in sella ad una moto che senza la sua guida tecnica si è persa per strada. E’ tornato al telaio 2020 col quale aveva comunque fatto i test di due inverni fa e che “conosce” meglio del 2021. Magari non vincerà, ma l’aria delle colline toscane gli è sempre piaciuta.

Aprilia? Non dovrebbe andar male affatto, anzi. Conoscendo anche i granelli di sabbia mischiata alla ghiaia del tracciato toscano, potrebbe far molto bene e magari puntare al primo podio nel caso di un weekend di grazia di Espargaro.

Chi scrive non crede in Ktm che dopo lo scorso anno sembra persa per strada. La buona prestazione di Petrucci in Francia è soprattutto figlia delle condizioni particolari e dell’attitudine del pilota piuttosto che da motivazioni tecniche importanti. Danilo tornerà sulla pista laddove ha perso la sua illibatezza, ma difficilmente potrà far meglio che restare in zona punti.

Questo è il periodo dell’anno in cui si intensificano le trattative per il mercato piloti ed è stato in passato teatro di ufficializzazioni più o meno importanti. Ducati ha deciso di rinnovare Miller addirittura prima del fine settimana, ma le notizie più “croccanti” potrebbero arrivare dal neonato team VR46. Si è ancora in ballo sulla scelta della moto, con notizie che si rincorrono da ormai settimane e che hanno portato da un Aprilia quasi certa passando per Yamaha sino ad un accordo con Ducati per poi risentire affiorare il nome di Yamaha. Legata a questa scelta potrebbe scatenarsi una reazione a catena per gli altri team: vedremo.

 

Moto2

Sembrava un campionato scontato dopo le prime gare, con Sam Lowes che pareva inarrivabile. Ed Invece? Sam si è già perso per strada permettendo ai suoi avversari di sopravanzarlo, collezionando solo 16 punti nelle restanti tre. In testa alla classifica c’è quindi un rookie di nome Raul Fernandez che si è messo in testa di fare solo un campionato di Moto2 vincendolo per poi essere promosso alla classe regina. Avrà da vedersela prima di tutto con il suo teammate Gardner, a cominciare da questa domenica.

Per la vittoria di tappa non bisogna dimenticarsi che sia Bezzecchi che Diggia possono alzare i toni ed imporsi sul tracciato che adorano entrambi.

 

Moto 3

Il fenomeno Pedro Acosta si è abbattuto come un uragano su questo campionato. Dopo sole cinque gare ha più del doppio dei punti del secondo in classifica. Uno strapotere di questa portata nella classe dei ragazzini non si vedeva da tempo immemore.. e per fortuna che a Le Mans ha fatto un mezzo passo falso. Lo spettacolo non mancherà perché la pista si presta ai giochi di scie, agli incroci nelle esse veloci, alle staccate all’ultimo respiro. Insomma tutte cose che i ragazzi terribili della Moto3 adorano.

Acosta e gli italiani i favoriti.

 

Buona gara a tutti.

 

Salvatore V.

 

(Immagine di copertina tratta da moto.it)
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F2 MONTECARLO – FUTURE DAYS

Sapevo di poter contare su Theo Pourchaire ma quanto visto a Montecarlo ha ecceduto le più rosee aspettative. Nel frattempo Zhou ha confermato la sua leadership in campionato, mentre Lundgaard e Shwartzman rischiano di essere tagliati fuori dalla lotta iridata ancor prima che arrivi l’estate. Ma proseguiamo con ordine.

E’ opportuno ricordare che la maggioranza dei piloti corrono a Montecarlo in F2 per la prima volta, visto che l’anno scorso si saltò il round monegasco. L’unico frontrunner ad avere esperienza nel principato è il leader del mondiale Guanyu Zhou, che vi corse nel 2019. Nella strada per Monaco si assiste alla defezione di Matteo Nannini dal campionato per ragioni di sponsor, lasciando Alessio Deledda come unico rappresentante del Belpaese. Il talento italiano continuerà comunque a disputare il campionato di F3.

[COURTESY OF P300.IT]

Le prove libere sono ricche di incidenti e inconvenienti (come l’esplosione del motore di Petecof alla salita verso Massenet) e alla fine la spunta Robert Shwartzman (Prema), che precede Dan Ticktum (Carlin) e Juri Vips (Hitech) di ben mezzo secondo. Le ART sembrano in difficoltà, con Theo Pourchaire 14 e Christian Lundgaard 18. Si distingue in negativo il rookie Alessio Deledda, che riesce ad accumulare un distacco di 7.3s (!!!) dal leader della sessione.

[COURTESY OF SKYSPORT.IT]

Il nuovo format ha forse ridotto l’impatto delle qualifiche sull’economia generale della stagione, ma a Montecarlo sono ancora la chiave per un buon risultato. Il format è adattato alla tortuosità del tracciato: per ridurre i rischi legati al sovraffollamento dell’angusto circuito, i partecipanti vengono distribuiti in due gruppi. Al più veloce in assoluto sarà assegnata la pole; tutti gli altri piloti del suo gruppo si distribuiranno sulla fila dispari della griglia di partenza, mentre l’altro gruppo su quella pari.

[COURTESY OF MOTORSPORT.IT]

Signori, mi levo il cappello. Theo Pourchaire, un diciassettenne che due anni fa correva ancora in F4, conquista la pole position con mezzo secondo di vantaggio (!!!) su Shwartzman. Oltre alla pole e ai quattro punti, tale prestazione gli frutta anche il record di più giovane poleman in tutta la storia della F2 (quindi anche di Gp2 e F3000). Per intenderci, ha inflitto un secondo a Lundgaard, suo teammate, che è considerato uno dei pretendenti al titolo.

Si registrano comunque altre sorprese. Dopo il francese si schierano le due Prema con Shwartzman e Oscar Piastri, dopodiché i sempre tenaci Ticktum e Vips (che nell’ultimo tentativo va a muro nel primo settore). Seguono due piloti che di norma non si avventurano così in alto nella griglia, ovvero Ralph Boschung (Campos) e Roy Nissany (DAMS), che possono vantare dell’esperienza pregressa nel principato. Chiudono la top ten gli altri favoriti per la lotta iridata: Lundgaard, Felipe Drugovich (UNI virtuosi) e il leader Zhou. Del resto del gruppo, da segnalare Liam Lawson (Hitech) 12 e Marcus Armstrong (DAMS) 14.

[COURTESY OF FORMULAPASSION.IT]

Merita un commento la performance Alessio Deledda, che con 6.3s di distacco dal poleman del suo gruppo diventa il primo pilota dopo dieci anni ad uscire dalla fascia del 107% (neanche il mitico Mahaveer Raghunathan era riuscito nell’impresa). A sua discolpa, la preparazione per il campionato è stata tormentata sia dalla pandemia che da un numero di problemi meccanici superiori alla media dei colleghi, quindi il distacco è frutto anche di una preparazione ridotta. Contando su un suo miglioramento gli steward hanno deciso di fidarsi e lo hanno comunque ammesso al resto del weekend.

[COURTESY OF MOTORSPORT.COM]

Dopo la brutta qualifica, i due piloti UNI Virtuosi possono consolarsi con la prima fila nella gara del Venerdì mattina.

Il combinato disposto di gara-1 (l’appuntamento del weekend dove i piloti sono meno inclini a rischiare) e tracciato monegasco restituisce una gara priva di azione in pista. Al via, Zhou mantiene la posizione mentre Lundgaard brucia Drugovich. Shwartzman va a strusciare sulle barriere di Massenet e deve dire addio alla sospensione anteriore. Gara-1 finita e gara-2 compromessa (partirà ultimo). Il russo è un pilota tosto, ma se continua con queste scemenze finirà il campionato in zona Bent Viscaal, con tutto il rispetto per l’olandese di MP.

Tornando in testa, la ART del danese accusa problemi fin da subito e perde olio per cinque giri (con grande preoccupazione di Drugovich) prima di ritirarsi. Il ritiro del danese promuove Roy Nissany sul podio, e al netto del ritiro di Gianluca Petecof (Campos) non si verificano azioni degne di nota. L’unico sussulto della corsa avviene all’ultima curva dell’ultimo giro (!) dove Marcus Armstrong infila l’indiano Jehan Daruvala (Carlin) con un sorpasso di alta scuola. Il pilota austriaco conquista così la decima posizione, che sebbene non valga punti, gli frutta la pole position per la gara sprint di Sabato mattina.

Sarò onesto: quando è suonata la sveglia mi sono sentito un po’ stupido: mi stavo alzando presto per seguire una corsa A MONTECARLO. Per fortuna ci ha pensato il meteo a risollevarmi l’umore: durante la notte aveva piovuto, sicché la corsa si sarebbe disputata con l’asfalto bagnato. Mi sono sentito ricolmo di felicità.

Gara-2 è stata frizzante, con un buono spettacolo per gli standard monegaschi. Il primi colpi di scena avvengono prima del via: Ticktum accusa problemi elettrici nel giro di schieramento, che vengono prontamente risolti. Meno fortunato è il poleman Armstrong, vero Paperino di questo inizio di stagione, che a causa di problemi al motore non riesce a raggiungere la griglia. Partirà dai box, ma si ritirerà dopo pochi giri per le stesse ragioni.

Davanti a tutti parte quindi Liam Lawson, ma ha un pessimo avvio e viene bruciato da Oscar Piastri. Idem dietro, con Ticktum che supera Pourchaire.

Il pilota della Prema pare in difficoltà, e Lawson è sempre lì a pungolarlo, ad aspettare un suo passo falso. Credo che fosse da dieci anni che non vedevo un duello in pista per la prima posizione, a Montecarlo. Il duello si risolve al quinto giro quando Lawson, dopo un tentativo fallito alla Nouvelle Chicane, lo infila alla Rascasse. Grande manovra da parte di un pilota che di sicuro farà parlare di sé.

La pista continua ad asciugarsi, col risultato che la traiettoria e i punti di frenata cambiano di giro in giro. Piastri continua ad averne meno dei diretti avversari e subisce il pressing anche di Ticktum. Altri piloti sono in simile difficoltà (come Pourchaire o Nissany), sicché lotte simili avvengono lungo tutta la classifica. Il duello per il podio si risolve al quindicesimo giro, quando Ticktum sorpassa Piastri alla Chicane. Il pilota inglese a questo punto inizia a guadagnare un secondo al giro sulla Hitech in testa. Nel frattempo Vips infila Pourchaire e si lancia anche lui all’inseguimento di Piastri.

Al giro 20 di 32 Ticktum è in scia a Lawson, ma va fuori alla Massenet, tocca le barriere e perde temperatura sugli pneumatici. Il pilota inglese decide che non è più il caso di rischiare. Poco dopo una collisione tra Beckmann e Viscaal chiama la Safety Car, che fa la sua prima apparizione del weekend. Alla ripartenza si hanno solo due giri a disposizione a causa del sopraggiunto limite di tempo, sicché non si svolgono azioni significative.

(L to R): Race winner Liam Lawson (NZL) Hitech and second placed Dan Ticktum (GBR) Red Bull Racing RB15 Test Driver in parc ferme.
22.05.2021. FIA Formula 2 Championship, Rd 2, Sprint Race 2, Monte Carlo, Monaco, Saturday.
– www.xpbimages.com, EMail: requests@xpbimages.com Copyright: XPB Images

Dopo 50 minuti di gara, vince Liam Lawson con ben otto secondi su Dan Ticktum (niente male, considerando che ci sono stati due soli giri di bandiera verde). Terzo è Piastri, che alla fine è riuscito a difendersi da Vips e Pourchaire. I colpi di scena continuano nel dopo gara: i commissari scoprono che Lawson al via ha usato una mappatura non regolamentare. Malgrado ciò in realtà non gli sia stato d’aiuto, il regolamento viene applicato e l’austriaco espunto dalla classifica. La vittoria è consegnata quindi a Ticktum (una sorta di risarcimento per la gara di Monza dell’anno scorso), Piastri scala secondo e Vips fa il suo ingresso nel podio.

GP MONACO FDA/2021 FORMULA 2 – SABATO 22/05/2021
credit: @Scuderia Ferrari Press Office

Poca gloria per gli altri pretendenti al titolo. Le due UniVirtuosi hanno tentato l’azzardo delle slick a metà gara, ma la pista era ancora troppo fredda e bagnata. Dopo qualche giro passato a perdere trenta secondi da chiunque, tornano sui loro passi ma nel frattempo erano stati doppiati anche da Deledda. Lundgaard va a muro mentre Shwartzman sopravvive alla corsa a eliminazione e conclude decimo. Il russo ha fatto segnare il giro più veloce (grazie a un cambio gomme a pochi giri dalla fine) e alla fine conquista due punti, risultato piuttosto positivo considerando che partiva 22°.

La Feature Race è stata gradevole e animata da diversi sorpassi, grossomodo tutti persi dalla regia (I see a pattern here). Lo spettacolo è stato garantito dalle gomme, che da una parte presentavano un degrado evidente (un pilota con gomme nuove poteva girare facilmente 2s più veloce degli altri) e dall’altra faticavano ad andare in temperatura (un pilota con gomme fredde poteva perdere fino a 10 (!!!) secondi al giro).

MONTE-CARLO, MONACO – MAY 22: Theo Pourchaire of France and ART Grand Prix (10) leads the field at the start during the Feature Race of Round 2:Monte Carlo of the Formula 2 Championship at Circuit de Monaco on May 22, 2021 in Monte-Carlo, Monaco. (Photo by Clive Rose – Formula 1/Formula Motorsport Limited via Getty Images)

La corsa si disputa all’asciutto e, finalmente, con la griglia corrispondente alle qualifiche: Pourchaire, Shwartzman, Piastri, Ticktum, Vips etc. Aitken resta piantato sulla casella, ma per il resto lo start è tranquillo. Pourchaire e Shwartzman staccano gli inseguitori, mentre si rinnova il duello tra Piastri e Ticktum. Significativo è anche il trenino guidato da Nissany, che comprende Lundgaard, Drugovich, Zhou e Armstrong.

Dopo pochi giri iniziano a dipanarsi le variabili strategiche. Drugovich e Armstrong decidono di pittare il prima possibile per scavalcare la DAMS di Nissany; il brasiliano riesce, mentre il pilota austriaco subisce una sosta lenta e fallisce nell’obiettivo. Al contrario il pilota brasiliano, dopo qualche giro per mandare in temperatura le gomme, inizia a girare ben più veloce degli avversari e scalerà la classifica man mano che i piloti si fermeranno.

Intorno a metà gara si fermano Piastri e Ticktum; approfittando di un errore dell’australiano in ripartenza dopo un periodo di VSC, l’inglese tenta un attacco troppo ambizioso all’esterno della Rascasse e manda la sua Carlin a muro. ll fatto che abbia commesso una cazzata sesquipedale è evidenziata dal fatto che l’inglese, notoriamente dall’ego ipertrofico, ha passato il resto della giornata a scusarsi col team.

[COURTESY OF MOTORSPORT.COM]

A due terzi di gara si ferma anche la coppia di testa. Shwartzman aveva perso il contatto con la ART e pertanto decide di rischiare pittando per primo. Purtroppo la Prema palesa i suoi legami con la Ferrari nel momento sbagliato e la sosta dura dieci secondi di troppo. Da secondo in lotta per la vittoria si ritrova quarto (quinto dopo il sorpasso di Drugovich). Pourchaire a questo punto può pittare in tutta tranquillità e lascia la testa della corsa a Zhou, che ha adottato la strategia opposta a quella del compagno di squadra: rientrare il più tardi possibile.

La  mossa del cinese si stava rivelando vincente (numeri alla mano, poteva uscire dai box in seconda posizione) senonché nel finale di gara delle VSC a catena gli impediscono di rientrare ai box al momento opportuno (in F2, a differenza della F1, è vietato compiere il pit stop obbligatorio sotto VSC) e deve dire addio al podio. Dopo qualche lotta in pista alla fine conclude quinto, cui si aggiungono i punti bonus per il giro più veloce.

[COURTESY OF FORMULASCOUT.COM]

La gara termina con Pourchaire in lacrime per la felicità di essere diventato il più giovane vincitore di sempre in F2 (a 17 anni e 9 mesi migliora il record di Lando Norris, che aveva vinto a 18 anni e 4 mesi). Secondo è Piastri dopo aver disputato una gara (in generale un weekend) à la Schumacher, mentre terzo è Drugovich, che va a podio dopo essere partito nono. Per il brasiliano si è trattato di una delle migliori gare in carriera, di sicuro la migliore del 2021.

Come già detto seguono Zhou e Shwartzman, mentre Boschung completa il suo ottimo weekend (tre arrivi a punti in tre gare) chiudendo davanti ai ben più quotati Liam Lawson e Juri Vips (che oltretutto aveva ottenuto una penalità per aver buttato fuori Armstrong alla Rascasse). Ennesima gara da dimenticare per Lundgaard, addirittura fuori dai punti dopo essere stato l’unico del gruppetto a non aver superato Nissany ai box.

In classifica Zhou mantiene la leadership con 68 punti, mentre secondo ora è Piastri con 52. Con la grande prestazione monegasca Pourchaire si proietta in terza posizione con 47 punti, mentre Ticktum approfitta della vittoria regalata di Sabato mattina per issarsi in quarta posizione con 38 punti, appena davanti a Lawson, quinto con 36.  Sesto e settimo sono Shwartzman e Drugovich (che ha smosso la classifica) con rispettivamente 30 e 29 punti. Dopo 6 gare Lundgaard è fermo alla miseria di 16 punti – per dire, meno di quanti ne conquistò nella sola sprint race di Stiria, l’anno scorso. Il campionato è lungo, ma questi tre piloti devono invertire il trend il prima possibile.

A differenza del gp di Monaco, il prossimo appuntamento del campionato di F2 avrà luogo tra due settimane a Baku. Aspetto trepidante, visto che di solito è una gara ricca di follia.

Lorenzo Giammarini, a.k.a. LG Montoya

[Immagine di copertina tratta da www.Motorsport.it]

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