IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Con l’avvicinarsi della fine del mondiale, sta uscendo fuori in tutta la sua magnificenza, la vera natura di questa F1. Inutile dire che non c’era bisogno di vivere questi tempi strani per capirlo, solo che alle persone la verità non gliela puoi raccontare; la devono vedere. Mi riferisco, con questa premessa, a quello che stanno dimostrando di essere Liberty Media e, gli organizzatori dei GP del Qatar e di Abu Dhabi e, non posso non citare anche l’ultimo contratto stipulato proprio dagli americani e, il Ruanda. Andiamo per ordine.

Liberty Media che detiene i diritti commerciali di tutto il carrozzone e, che di fatto comanda tutta la baracca, ha l’obbligo di dire che si correrà in Qatar ed Abu Dhabi proprio perché ci sono dei contratti in essere. Di base non gli si può fare una colpa più di tanto e, nel contempo, bisognerà attendere che gli stessi organizzatori dei due paesi medio orientali citati poc’anzi, rinuncino ufficialmente all’organizzazione dell’evento. A quanto capito Qatar e Abu Dhabi l’osso proprio non lo vogliono mollare e, fanno sapere che l’evento ci sarà. Dov’è la vergogna e l’ipocrisia in tutto questo? Ammesso che si corra, dopo il benestare delle assicurazioni (perché tanto senza la “luce verde” di chi deve risarcire non si va da nessuna parte!), mi chiedo con quale coraggio si possa organizzare un evento sportivo quindi superfluo, voluttuario sebbene imponente, li dove fino a qualche giorno prima sono piovute bombe ed è stato versato sangue? Che attinenza ha lo slogan “lo sport unisce”, quando quei Paesi innanzi tutto sono completamente scollegati con la realtà occidentale e, ripeto, in questo momento hanno una popolazione piegata dagli stenti che solo una guerra può creare. Personalmente non vedo nessuna unione se non l’adempimento di un contratto stipulato e, che deve essere onorato fino alla fine. Quanta ipocrisia! A mio modo di vedere è vergognoso solo stare a pensare di poter correre li, caso mai per miracolo finissero i bombardamenti in tempo. Liberty Media dicevo, la quale è obbligata vero, vero è che poiché anche questo ente ha un obbligo morale verso il miliardo circa di persone che la seguono, potrebbe quanto meno emanare un comunicato ufficiale di condanna in tal senso, anziché l’inutile “Stiamo monitorando con attenzione” e, nel contempo tiene in caldo Imola, unica vera alternativa (pacifica) a questo stillicidio. Con lo stesso atteggiamento, con gli stessi slogan e, per l’immensa gioia di Hamilton presto si andrà a correre in Africa, nello specifico in Ruanda. Confesso che non conoscevo le vicende politiche di quell’area, sebbene ci voglia veramente poco ad immaginarle e, dopo che mi sono aggiornato a riguardo, mi sono reso conto che qui si va oltre l’ipocrisia. Davvero quel Paese aveva bisogno di un GP per rinverdire la sua immagine? Con i soldi che verranno spesi per organizzare tutto l’evento, compreso creare un circuito da zero presumo, quante iniziative concrete si potevano avviare per una popolazione, che a mio giudizio, non sa cosa farsene della F1. Qui prodest? Questa è la domanda, questo è il tarlo che si deve sempre seguire, oppure se vi piace di più, “segui i soldi” e, si capirà veramente chi ne beneficerà di tutto questo circo. Immagino che per il 2030 Hamilton sarà in pensione, ed immagino che per quel periodo sarà ambasciatore dell’inclusione in Africa, mi auguro solamente che non si presenti in circuito con il soprabito sopra la giacca, perché a quelle latitudini fa leggermente più caldo, di Monza ad inizio settembre. Sono perfettamente consapevole che tutto gira attorno al vile danaro e, che soprattutto un circo come quello della F1 abbia un prezzo non indifferente, eppure immagino che ci dovrebbe essere un limite per tutto, un’etica e soprattutto un lato umano da preservare e, che funga da esempio per tutti, soprattutto per quei giovani in luogo del quale Liberty Media tanto insegue. Mi rendo conto di essere un folle ed un illuso evidentemente.

A cominciare da questa settimana partirà la tripletta americana, iniziando in Texas per passare in Messico e, concludere il viaggio in Brasile prima del gran finale. Ad Austin il nostro Kimi Antonelli avrà a disposizione il suo primo match point, il quale ha probabilità veramente basse per potersi concretizzare, considerando la monumentale quantità di punti che dovrebbe conquistare rispetto al suo più diretto avversario in classifica, che è Russell. Molto più probabile che Kimi festeggi in Messico o appunto al più tardi in Brasile. Questo dipenderà da come si concluderanno le gare e, soprattutto come si comporterà la sua W-17, la quale necessità di forti conferme su un circuito vero come quello del COTA. Singapore a causa del suo layout e, soprattutto perché è stato “inquinato” dalla presenza di una sprint race, non ha saputo fornire le giuste risposte agli ingegneri della Mercedes, ed ecco che la gara americana dovrebbe dire molto a tal proposito. Se ci dovessimo soffermare sulla stupefacente capacità, da parte di Kimi, di concretizzare al massimo ogni singolo risultato a suo favore, allora sarà plausibile pensare che il nostro connazionale, ha altissime probabilità di arrivare sempre a podio in questa tripletta americana e, laurearsi campione del mondo entro il Brasile. A ciò bisogna aggiungere il discorso di cui sopra: se annunceranno l’annullamento di Qatar ed Abu Dhabi allora Antonelli potrebbe essere campione anche prima. Purtroppo per il nostro pilota italiano non parlo di vittoria, sia per i problemi di correlazione citati poc’anzi e, soprattutto per il fatto che la Red Bull di Max Verstappen è tornata e, ora chi li ferma più? Di certo non Ferrari, anche se ad Austin porterà l’ultimo pacchetto di aggiornamento, oltre ad una livrea dedicata, perché quella non può mai mancare… siamo pur sempre la nazione dello stile no? Da quanto visto nei GP asiatici, sembra proprio che il gruppo di Wache abbia capito, a furia di perfezionamenti continui (e tanti errori), come far lavorare la piattaforma sotto le chiappe di Max. Sottolineo solamente Max, perché sarà un caso, eppure da quando Red Bull ha iniziato a vincere (con Max!), Hadjar ha iniziato a trovare difficoltà. Come era inevitabile che fosse, la squadra va in direzione del suo campione e, il vero rammarico di tutta questa storia, è stato quello di non aver visto i bibitari in forma sin dall’inizio, perché sarebbe stato davvero interessante vedere come se la sarebbe cavata Kimi col suo mentore. Sebbene l’anno prossimo ci sarà un cambiamento nel regolamento ( e cosi anche nel 2028… assolutamente ridicoli!) e, considerando che non necessariamente si riproporranno gli stessi valori di forza a causa del suddetto cambiamento, è altrettanto probabile che proprio nel 2027 potremo vedere il nostro connazionale (con una testa “più leggera”) giocarsela con il fuoriclasse olandese. Certo della partita potrebbe esserci anche la Rossa, tutto è possibile, solo che preferisco rimanere coi piedi per terra e, cercare di capire quali altre sorprese ci saranno nel Texas, dal punto di vista delle strategie, sperando che non si ripeta per la terza volta consecutiva il fai da te da parte dei piloti; in special modo da parte di Hamilton. Ferrari con questo upgrade si gioca l’ultima parte del campionato, perché come McLaren prima e Mercedes immediatamente dopo, insegnano che è un attimo perdere la bussola.

La differenza è che a queste due squadre è concesso sbagliare, dato che una ha vinto fino all’anno scorso e, l’altra si appresta a vincere tutto quest’anno, noi poveri ferraristi invece, ci avviamo mestamente al ventesimo anniversario a bocca asciutta e, non so quanto sia motivante per quelli che bazzicano a Maranello, veder vanificato il loro ultimo sforzo prima della conclusione della stagione, in cui saremmo dovuti essere come preannunciato dal Presidente quattro anni fa, campioni del mondo.

Buon GP di Austin a tutti.

Vito Quaranta

 

LE NON PAGELLE DI SINGAPORE 2026

Mai come quest’anno abbiamo capito che la configurazione di un circuito conta più di quanto si sia disposti a ammettere. Il rapporto tra il tipo di vettura, con la tecnologia che si porta dietro, e il tracciato su cui la si scaraventa determina quasi tutto lo spettacolo, quello senza virgolette, quello che non ti devono spiegare i comunicati stampa. Singapore ne ha offerto l’ennesima conferma: è sempre stato un circuito in cui il sorpasso è assai difficoltoso ma proprio per questa ragione, tra un po’ di coraggio e tanta tecnica, esaltava ancora di più quel momento. Ebbene, la tecnologia di queste vetture non consente, in questo tipo di circuito, nemmeno di provarci – troppo è il vantaggio di chi sta davanti in uscita di curva se decide di “deployare” per difendersi. La prova regina è arrivata nella garetta del sabato, quando Norris ha buttato fuori Piastri.

Errore marchiano, certo, di quelli che un campione del mondo non dovrebbe commettere. Ma a mio modestissimo parere è figlio della frustrazione massima del povero Lando, che in quelle particolari circostanze era più veloce di un secondo al giro e totalmente impossibilitato a passare. Prova tu a restare zen con un secondo al giro in tasca e la porta sbarrata: il sorpasso, in quel momento, non è una manovra, è un’ossessione.

Nei decenni l’arte del sorpasso ha oscillato, a seconda delle condizioni tecniche, tra due poli: la pura tecnica, il cui ultimo “master” è stato Ricciardo, e la pura cattiveria, che aveva il nome e il cognome di un certo brasiliano che forse qualcuno conosce. Quest’anno, salvo eccezioni che a fine stagione andranno indagate con calma, il sorpasso o è impossibile o è dettato da condizioni eminentemente tattiche, cioè da chi ha ancora un po’ di elettrico da spendere e quando. Con l’omogeneizzazione delle strategie di deployment l’arte del sorpasso è praticamente sparita, sostituita da una specie di contabilità energetica con le ruote. Peccato.

Ciò nonostante i nostri eroi cercano sempre e soltanto di vincere, e va bene così. Vediamo, con un bel po’ di metafore, come se la sono cavata.

VERSTAPPEN voto 10

Max non se n’era mai andato, sia chiaro. È solo che, con il miglioramento della vettura, gli è tornata la voglia, come a quelli che giurano di aver smesso di fumare e poi, appena annusano il virginia o il latakia… Il resto del paddock, nel frattempo, si era già premurato di scrivere il necrologio dell’egemonia olandese: ottimo lavoro, ragazzi, tempismo da orologiai svizzeri. Se continua così da qui a fine stagione ne vedremo delle belle. Dieci pieno, non per sentimento ma per constatazione.

LECLERC voto 9 1/2

Fino all’ultimo giro del Q3 sembra in difficoltà, di quelle difficoltà che ti fanno già preparare la faccia contrita per l’intervista del dopo. Poi, da quel giro in avanti, parte la masterclass avanzata, quella che a Charles riesce quando non ha più niente da perdere e tutto da farsi perdonare. Il mezzo punto che manca al dieci è il prezzo del suspense: un po’ di meno scena, Charles, e un po’ più di continuità, che il cuore dei ferraristi è già sottoposto a sufficienti stress test.

ANTONELLI voto 10

Il dieci non è tanto per la performance, che pure è stata eccellente, quanto per la lucidità che lo porta a un passo dal titolo, manco fosse Prost. Il paragone è azzardato, lo so, ma è l’unico che regge: la capacità di far sembrare noioso ciò che richiede nervi d’acciaio, di non vincere con i fuochi d’artificio ma di vincere comunque, di accumulare punti con la serenità di chi fa la spesa. Per un ragazzino della sua età è quasi sospetto. Quando è sceso dalla vettura prima del podio e si è tolto il casco sono rimasto un po’ sorpreso di non vedere il naso storto del francese…

NORRIS e PIASTRI voto 7 ad entrambi

Un sette che è una media aritmetica, e come tutte le medie nasconde un bel po’ di cadaveri. Da una parte le aspettative, che con due papaia nella busta del supermercato e il passato recente che si portano dietro erano da podio fisso e sorrisi da campagna pubblicitaria. Dall’altra la condotta reale, che a Singapore ha preso la forma di un weekend in cui la squadra più attesa in questo circuito ha dato l’impressione di una coppia che litiga in macchina mentre cerca il parcheggio. Sommi, dividi per due, e ottieni un sette: voto di cortesia, quello che si dà a chi ci ha fatto sperare in tutt’altro e non si può bocciare del tutto perché ha pur sempre un curriculum.

A Lando, in particolare, l’attenuante c’è e l’abbiamo già classificata come frustrazione. Ma sappiamo, caro Lando, che chi porta il numero uno sulla vettura dovrebbe imparato a gestirla. A Oscar va riconosciuto l’aver fatto la parte della vittima con una compostezza da educanda, che però non basta a spiegare perché dai papaia ci si aspettasse molto di più, e questo “di più” resta lì, sul tavolo, come un conto da pagare.

Il sette serve a ricordare che la pazienza ha un limite, e che quel limite è la prossima gara. Già, perché dopo una fase della stagione in cui sembravano tornati a dettar legge, sia tecnicamente che di guida (quantomeno con Lando) sembra siano tornati parecchio indietro. Staremo a vedere

HAMILTON voto 6 1/2

Ancora brillante, ancora veloce, e poi probabilmente scornato dal giro che Leclerc gli ha rifilato in qualifica, di quelli che ti fanno guardare il monitor con l’espressione di chi ha appena scoperto che il vicino ha la piscina. Sulla griglia della gara vera si scopre che, quando non c’era alcuna necessità di differenziare le gomme, il box le differenzia lo stesso, e Lewis patisce con un primo stint pietoso.

Poi torna molto veloce, e qui arriva il capolavoro: l’idea, pessima, di “saltare” il pit in regime di VSC sperando di tenere le gomme fino alla fine. Funziona come funzionano tutte le speranze senza garanzie, cioè benissimo fino al momento in cui crolla miseramente, con la grazia di un soufflé aperto dopo cinque minuti. Si salva comunque (ché la stupidaggine poteva anche costare un DNF), e questo gli vale il mezzo voto sopra la sufficienza piena: sette volte campione del mondo, certo, ma il sette stavolta lo abbiamo dato altrove.

LAWSON voto 9

Ancora una volta eccellente e solidissimo. È il tipo di pilota che non fa notizia perché fa semplicemente il suo mestiere, e in un paddock pieno di gente che vive di racconto la cosa è quasi sovversiva. Nove, con la speranza che prima o poi qualcuno si accorga che esiste, e non solo quando viene umiliato da un rookie nei commenti altrui, quorum ego ché se continua così a fine stagione dovrò percuotermi il petto con salve di mea culpa.

HULKENBERG voto 8 1/2

Gara condotta con gagliardia che viste le latitudini definirei salgariana. Nico combatte, morde, non molla un centimetro e fa pure la figura di quello che si diverte, il che alla sua età è un lusso che in pochi si possono permettere. Mezzo punto sotto il nove perché la gagliardia, da sola, non basta: ma per una domenica così, applauso a scena aperta.

RUSSELL voto 5 1/2

Il voto sembrerà ingeneroso, visto che era costretto a partire dal fondo, ma l’erroraccio nella garetta ha pesato tantissimo, e non in classifica: nella testa. Una vittoria convincente avrebbe almeno messo un minimo di pressione su Antonelli, e invece George gli ha steso il tappeto rosso, con tanto di cordone e fotografi. Non si regala una cosa simile a un ragazzino che sta a un passo dal titolo, nemmeno per cortesia istituzionale.

Il recupero nella gara vera è buono, da pilota che sa fare il suo mestiere anche quando il copione è andato in fumo. Ed è pure sfortunato in occasione della seconda VSC, quando non riesce a entrare subito e perde un tempo infinito. Ma la sfortuna, in questi casi, è l’interesse composto sull’errore del sabato: quando parti già in debito, ogni imprevisto costa il doppio. Cinque e mezzo: il mezzo punto è per il recupero, il cinque per il tappeto.

HADJAR voto 7 1/2

Anche lui parte dal fondo, anzi dalla pit lane, che è la versione sportiva dell’essere invitati a una cena e ritrovarsi a mangiare in cucina. Se la cava egregiamente, risalendo senza fare il martire e senza fare il fenomeno, che a quell’età è già una rarità. Sette e mezzo di stima, con il sospetto che, con il gran miglioramento di RBR e partendo dove partono gli altri, ne avremmo scritti di più.

NOTE DI MERITO

Gasly 9 nonostante una pista stavolta non adatta alla sua vettura sfodera una qualifica da urlo e riesce a sfiorare i punti.

Bearman 8 1/2 è l’unico a inventarsi sorpassi, sia nella garetta che nella gara vera. In un weekend in cui il sorpasso sembrava un reperto archeologico, lui è arrivato con il piccone e ha scavato.

NOTE DI DEMERITO

Aston Martin: mi aspettavo molto più avanti, visti i recenti progressi. Invece niente, il progresso si è dimostrato di quelli che si vedono solo nei comunicati stampa e nelle slide dei briefing. Ad Alonso, pensando a quanto spera ogni weekend, gli si stringe il cuore.

Sainz: su una pista dove è sempre andato splendidamente, stavolta non ha “morso” come mi aspettavo. Singapore, per lui, era un terreno amico, il posto in cui la sua precisione chirurgica fa la differenza. Il fatto che non ci sia riuscito lascia un bel po’ di perplessità.

Ci vediamo ad Austin!

 

BASTIAN CONTRARIO (XVII): Gli indizi

Gli indizi ci sono tutti e, ad essere sinceri, non c’era nemmeno bisogno del teatro che si è generato, immediatamente dopo la fine del GP di Singapore, svoltosi domenica scorsa. Mi riferisco a ciò che è successo tra Hamilton ed il muretto Rosso. Francamente non mi interessa svolgere un’analisi, sul fatto se è vero o meno che sia stato Lewis a rifiutare di entrare al pit stop. Detto che la versione ufficiale la conosciamo tutti, con tanto di ammissione di responsabilità da parte del campione, quello che più deve interessare a mio giudizio, è il perché si è arrivati a questo. Gli indizi portano ad una unica conclusione che è quella che sir Hamilton semplicemente non si fida del suo muretto. Naturalmente quanto visto a Singapore è una naturale conseguenza di quanto visto in Malesia, dove già lì Hamilton si è rifiutato di ascoltare gli strateghi Ferrari, avendo ragione di loro andando a podio. Evidentemente il campione ha voluto bissare la scelta anche domenica scorsa, solo che questa volta gli è andata male e, indipendentemente dall’amaro risultato, ciò che è veramente triste di tutta questa storia, è lo scoramento che c’è tra piloti ed il resto della squadra. Gli indizi raccolti provano chiaramente che in Ferrari c’è una guerra tra piloti ed il resto della Scuderia e, a mio modesto parere, non è un caso che tutta questa cloaca sia tracimata proprio con la presenza di Hamilton. Lewis sta cercando in modo evidente di portare la Squadra dal suo lato, di rimando Charles ed il suo entourage non stanno a guardare e, in mezzo abbiamo un Team Principal che ha perso totalmente il polso della situazione e, della sua stessa squadra. Team Principal che è stato cosi solerte, di fronte alle telecamere, ad affrettarsi nel dire che quanto accaduto è stata tutta farina del sacco del campione inglese. Vasseur che dice chiaramente la verità fa quasi impressione e, in effetti è quanto meno singolare che, quando sono sue le responsabilità, dobbiamo vederlo arrampicarsi sugli specchi dicendo un  oceano di ovvietà, mentre quando è responsabilità di qualcun altro invece, non ha problemi a dire il vero. Troppo comodo a mio giudizio comportarsi cosi, perché da che mondo è mondo un capo è responsabile sempre e, le colpe se le deve prendere anche quando non sono sue. La verità che dovrebbe essere alla base della comunicazione della Ferrari, fosse solo per non alimentare inutili speculazioni, dovrebbe essere sempre detta anziché usarla solo quando fa comodo. Domenica scorsa è stata colpa di Hamilton, in un’altra occasione è stata colpa della stampa che non lascia serenità, nella prossima occasione sarà colpa delle locuste e delle cavallette, quindi mi domando in che occasione il buon Vasseur sarà veramente responsabile. Se dovessi prendere a riferimento il miglior (nel senso che è senza scrupoli) Team Principal del paddock, cioè Toto Wolff, ci rendiamo conto che tanti problemi in Mercedes nemmeno esistono visto e considerato che Toto, è sempre in prima linea innanzitutto nel difendere i suoi piloti anche d’innanzi alle evidenze. Per quale motivo in Ferrari non ci può essere un atteggiamento del genere? Come mai questi teatri avvengono solamente nella squadra italiana? Nella narrazione corrente viene sempre detto che tutto quello che accade in Ferrari viene sempre amplificato “perché è Ferrari”. Vero. Allora mi domando perché non provare a cambiare, se non altro per evitare di creare polemiche e, le speculazioni di cui sopra, che non fanno altro che togliere serenità a tutto il gruppo?

Come già detto in passato questa è la Rossa di Elkann e Vigna e, ne stiamo ammirando tutto il loro operato. Allora se la Ferrari si trova in questo stato gli indizi ci portano a pensare che il 2027, che ormai è prossimo, non sarà roseo come vorrebbero far credere. Perché ammesso e non concesso, che la Rossa riesca a colmare il gap motoristico con chi attualmente è il riferimento (AMG e RB), con quale mentalità si presenterà ai nastri di partenza? Perché allo stato attuale non vedo una mentalità vincente, non vedo una squadra pronta a vincere, vedo solamente un collettivo che non ha una direzione, altro che “quadrato attorno a Vasseur”.

Lo stesso LeClerc a sua volta ha dimostrato, proprio nella partenza di domenica scorsa, che la sua è una mentalità poco proiettata alla vittoria e, l’indizio è nel come ha affrontato curva uno immediatamente dopo la partenza. Verstappen è quello che si dice una carta letta, nel senso che tutto il mondo sa che quando sente puzza di sangue, leggi vincere, non molla la presa fino a quando non l’ha spuntata lui. Max a mio giudizio, si permette di fare quello che fa, perché sa benissimo che i colleghi che lo circondano non sono come lui (mentalità), tranne per qualche rara eccezione. Con uno come Verstappen devi essere consapevole del fatto che non ci saranno vie di mezzo e, che devi affrontare il duello in luogo del quale solo uno ne uscirà vivo e, se proprio deve essere lui a soccombere, statene certi che farà di tutto per portarvi all’inferno con lui! Charles domenica scorsa è partito da Dio solo che per sua sfortuna l’olandese, dopo due partenze cannate di seguito, a Singapore ha azzeccato quella giusta e, figuriamoci se avrebbe lasciato spazio. Charles ha alzato il piede perché ha pensato alla squadra oppure ha pensato solo a lui? Perché il monegasco se avesse voluto veramente far capire al suo collega olandese, che la musica in pista è cambiata, avrebbe continuato a tenere la linea, invece Charles prima asseconda il movimento dell’avversario e, alla fine alza il piede lasciandolo sfilare. La squadra è stata salvata certo, vero è che gli indizi mi portano a pensare che Charles, a sua volta, abbia pensato anche e principalmente ad una sua priorità che è quella di superare il compagno in classifica. Detto che ogni pilota vuole sempre battere il proprio teammates, vero è che per LeClerc quello di stare davanti a chi condivide i suoi stessi colori, è una sorta di religione. Max intanto ringrazia e va a vincere comodo, nel frattempo il monegasco va a battere un altro record di presenza sul podio, record che lascia il tempo che trova perché qui non si sta parlando di record di vittorie, bensì di una autentica guerra tra poveri, dal punto di vista dei risultati e, guerra di potere in seno alla Scuderia, che poi si riflette sui risultati in pista che è stato quello di perdere un doppio podio facile, per regalarlo a chi non ne ha proprio bisogno; cioè Kimi.

L’italiano è fortunato? Gli indizi dicono che Kimi la fortuna se la crea, perché in una situazione in cui la sua W-17 proprio non ne vuole sapere di essere competitiva, egli non fa altro che massimizzare il risultato con quello che ha a disposizione e, di saper approfittare di tutte le occasioni che gli si presentano, che poi è tipico dei campioni in erba avere un atteggiamento del genere. Il nostro connazionale potrebbe essere iridato già ad Austin, solo che gli indizi ci dicono che le probabilità che ci possa riuscire sono veramente basse, considerato la mole di punti che dovrebbe conquistare in una singola gara. Quindi meglio prendersela comoda e rimandare eventualmente in Messico, in modo da continuare a mantenere la suspense di un mondiale segnato già dall’inizio e, nel contempo, a continuare a raccogliere indizi su chi saranno i veri protagonisti del mondiale venturo, sperando che la Ferrari sia della partita.

Vito Quaranta

MAX DOMINA A SINGAPORE. ANDREA AD UN PASSO DAL TITOLO.

Singapore. Gara lunga di notte, gara corta al tramonto, stavolta. Le qualifiche sprint danno modo alla FIA di ripetere una pagliacciata a soli 5 giorni di distanza dalla precedente, dimenticandosi di riattaccare l’overtake mode (o qualcosa di simile) alla fine del Q1, creando una evidente disparità fra le macchine, che decide, ovviamente, di ignorare.

La gara sprint vede Russell bruciare Verstappen in partenza, per poi finire contro il muro dopo soli due giri. Ma non è l’unica situazione imbarazzante del sabato. La seconda è all’ultimi giro, quando le due McLaren si toccano mentre lottano per il quarto posto. 

Max vince così la gara sprint, davanti alle due Ferrari, con Hamilton che precede Leclerc, e lo schema si ripete nelle qualifiche, con l’olandese in pole e le due rosse subito dietro, questa volta con Charles davanti a Lewis. Antonelli è quarto, con il compagno che partirà in fondo per cambio dell’unità motrice, ma questo già si sapeva.

Allo spegnimento dei semafori Leclerc scatta meglio di Verstappen, ma alla prima curva decide saggiamente di non allungare la staccata e lo lascia sfilare, attaccandosi alla sua coda. Anche dietro di loro le posizioni vengono mantenute.

Al giro 8 Bortoleto si ferma all’uscita dei box, e inevitabilmente viene attivata la Virtual Safety Car. E’ troppo presto e nessuno ne approfitta per fare un pit-stop a costo inferiore. Si riprende subito e Leclerc è ancora a meno di un secondo da Verstappen, con Hamilton più staccato a 3 secondi, seguito da molto vicino da Antonelli e dalle due McLaren.

Al giro 16, Verstappen ha aumentato il vantaggio su Leclerc a quasi 3 secondi, mentre Hamilton continua a perdere. L’inglese è fra i pochi partiti con gomme medie, e sta evidentemente soffrendo, frenando anche Antonelli e Norris, che sembrano visibilmente più veloci.

Al giro 19 Lewis entra per montare gomma soft. Senza più il tappo, Andrea inizia a girare su tempi molto buoni. Ma al giro 24 viene richiamato ai box per montare gomma media, e si rimette alle spalle dell’inglese. Al giro successivo è il turno di Leclerc. La gomma è anche per lui la media, e in uscita si ritrova il compagno di squadra incollato agli scarichi.

A metà gara i primi 3 non si sono ancora fermati. Verstappen ha 20 secondi di vantaggio su Norris che a sua volta precede di 3 secondi il compagno Piastri.

Max si ferma al giro 32, imitato da Norris e, al giro successivo, da Piastri. A questo punto è chiaro che questi tre non si fermeranno più.

Al giro 39 Stroll si ferma in pista e viene nuovamente attivata la VSC. Ne approfittano Leclerc e Antonelli per montare gomma soft. Andrea perde così la posizione su Norris, mentre Charles la perde su Hamilton, dal quale è staccato di 10 secondi. Che evaporano in pochi giri, perchè il monegasco vola e si riporta in seconda posizione.

Le gomme di Lewis sono ormai finite, e al giro 53 viene raggiunto da Norris e Antonelli. Lando prova a passarlo ma sia lui che il 7 volte campione del mondo vanno lunghi, e Antonelli li passa entrambi come se fossero fermi, prendendosi il podio. Poi il ferrarista perde comunque la posizione nei confronti del campione del mondo e, negli ultimi giri, anche su Piastri. 

Finisce così con Verstappen che finalmente vince in quel di Singapore, davanti ad un ottimo Leclerc, e al solito irreprensibile Antonelli. Poi Norris, Piastri, Hamilton, Lawson, Hulkenberg, Russell e Hadjar.

Prossima tappa, fra due settimane, ad Austin. Andrea avrà la prima opportunità per aggiudicarsi matematicamente un titolo che, ormai lo si può dire, non gli può in alcun modo sfuggire. E’ solo questione di stabilire quando si potrà festeggiare.

P.S. ora che vince, Max si diverte. Qualche settimana fa non si divertiva e voleva abbandonare. Una macchina buona risolve tanti problemi. E in mano sua vince di sicuro.

P.S: 2 Max che si presenta in ciabatte, senza calze, in conferenza stampa, dà un tocco molto anni Settanta a tutta la faccenda.

P.S. 3 quando Leclerc gli è arrivato dietro con un passo di 2 secondi più veloce, l’uomo squadra, quello che dice di lavorare come team, che cambia il metodo,  che si lamenta quando non gli viene steso il tappetino rosso, avrebbe dovuto capire da solo che doveva togliersi dalle scatole subito perchè il compagno poteva andare a prendere il leader. E, invece, ha atteso mezzo giro facendogli perdere almeno un secondo.

P.S. 4 forse era troppo arrabbiato per avere scelto di restare fuori in occasione della VSC nonostante l’avessero chiamato.

P.S. 5 sicuramente leggeremo che la gara l’ha persa Leclerc perchè è stato troppo remissivo in partenza.

P.S: 6 In questo week-end abbiamo compreso, se ce ne fosse ancora bisogno, la differenza di talento fra i due piloti Mercedes. A parte schiantarla contro il muro mentre si è baldanzosamente al comando, bisogna considerare anche il risultato delle qualifiche dove, con la macchina vecchia e teoricamente migliore, e un motore nuovo, è riuscito a stare dietro al compagno con la macchina nuova il cui comportamento doveva ancora essere compreso pienamente. Non è un caso che non sia stata data a lui.

P.S 7 il fatto che Red Bull, che non è un costruttore di motori, abbia la PU più potente del lotto e sia già riuscita a vincere due gare dovrebbe fare molto riflettere. Il Drake diceva che il motore era tutto e il resto non contava quasi nulla. E da 12 anni l’azienda da lui fondata sforna motori cronicamente in debito di cavalli rispetto alla concorrenza.

P.S. 8 sapere che la FIA controlla le prestazioni dei motori tramite il suo software mi fa venire voglia di non guardare più questo spettacolo. 

F1 2026 – GRAN PREMIO DI SINGAPORE

Ultima tappa del primo trittico asiatico di questo finale di campionato. Si torna su un circuito cittadino, quello di Singapore in cui, al solito, probabilmente conterà molto più la qualifica che la gara in ottica vittoria.

Ci si arriva con un Antonelli che vede il traguardo, dopo la gara malese finita al secondo posto e i 18 punti facili facili guadagnati su Russell che è stato tradito dalla sua PU. Ma le buone notizia non sono finite perchè l’inglese dovrà introdurre una nuova unità motrice e partirà dal fondo, che a Singapore equivale ad un bel handicap.

C’è quindi la concreta possibilità per l’italiano di guadagnare ancora nei confronti del team mate e cominciare a pensare seriamente dove prenotare il ristorante dove festeggiare il titolo che se tutto va bene potrebbe arrivare già dopo Austin.

La Mercedes prima dovrà fare i conti con una pista ostica dove la PU conterà non tanto e soprattutto dovrà cercare di risolvere il rebus aggiornamenti che si è palesato in Malesia. Saranno fatte prove comparative della W17 pre e post aggiornamenti e si deciderà il da farsi. In ogni caso Antonelli, salvo errori come quello di Baku, dorme fra due guanciali.

immagine da motorbox.com

Per Ferrari si tratta invece di una buona occasione per tornare alla vittoria. A Singapore la PU conta poco e questo è già un vantaggio per la Rossa, inoltre l’asfalto abrasivo potrebbe dare una ulteriore mano. Quello che resta da decifrare sono le sconnessioni dell’asfalto e la capacità di avere grip meccanico e trazione in uscita dalle curve lente, cosa che lascia un pò a desiderare.

Al solito quello che servirà sarà fare le cose fatte bene quanto conterà ovvero in qualifica e in Q3 in particolare, che su una pista come Singapore non è banale, ancor meno se pensiamo alle inefficienze Ferrari di questa stagione.

McLaren e Red Bull arrivano con stati d’animo opposti: dubbi per Woking, ottimismo per Milton Keynes. I papaya avrebbero anche legittime ambizioni di fare molto bene ma devono capire se gli aggiornamenti introdotti a Baku possano essere funzionali per questa pista. Ci arrivano dopo due brutti weekend e la prudenza è d’obbligo.

Opposta invece la prospettiva Red Bull, che viene dalla prima vittoria dell’anno e punta ad un eventuale bis. Ovviamente l’indiziato numero uno è Verstappen che potrebbe fare magie in qualifica e sfruttare il tutto in gara ma anche in questo caso tutti i pezzi del puzzle dovranno incastrarsi a dovere.

immagine da today.it

In definitiva ci si giocherà tutto o quasi nell’ora di qualifica del sabato e in quella del venerdì per la sprint, per poi assistere al solito trenino condito da qualche safety car e qualche strategia fantasiosa per cercare di pescare il jolly. L’unico davvero in una situazione win-win è Antonelli, è proprio vero che quando è il tuo anno tutto si allinea.

*immagine da formulacritica.it

Rocco Alessandro

Life is racing, all the rest is waiting