LA LUNGA ATTESA E’ FINITA: ANTONELLI RIPORTA IL MONDIALE IN ITALIA

Città del Messico. C’è aria di festa, non solo per la ricorrenza dei defunti, molto sentita da quelle parti, ma perchè si attende una domenica storica.

E per mettere un minimo di incertezza su un risultato scontatissimo, gli unici due che potrebbero, teoricamente, rimandare i festeggiamenti piazzano le loro vetture inaspettatamente in prima fila. Hamilton torna infatti in pole dopo 3 anni, e Russell ritrova un minimo di confidenza con la rinnovata W17 e guadagna la seconda posizione. Andrea è solo quarto, chiaramente e finalmente un po’ agitato per quello che lo aspetta.

Si spengono i semafori e Hamilton riesce ad arrivare alla prima curva ancora in testa, ma con Leclerc subito alle sue spalle, mentre Russell parte malissimo e butta fuori Hadjar. Poche curve e si accende la lotta fra i due ferraristi, con Charles che attacca Lewis e lo passa all’esterno, ma l’inglese ovviamente non gli lascia spazio e lo manda per i prati. Ma guarda troppo il compagno ed esce pure lui e si fa passare da Verstappen.

Nel frattempo, Andrea si gode lo spettacolo in quarta posizione, non avendo assolutamente niente da fare se non arrivare in fondo.

Al giro 7 le due Aston Martin si fermano in contemporanea, con Stroll che lascia la macchina in pista, e viene attivata brevemente la Virtual Safety Car.

A Leclerc vengono dati 5 secondi di penalità, con un’interpretazione del regolamento abbastanza discutibile, visto che il monegasco era davanti al punto di corda. Va peggio a Russell, che si prende 10 secondi di penalità per il contatto con Hadjar.

Al giro 14, Charles ha già oltre 3 secondi di vantaggio su Verstappen. Al giro 20, i secondi sono diventati 5.

Al giro 27 il ferrarista viene fatto fermare, ma Max copia la mossa e gli passa davanti grazie al fatto che il monegasco deve scontare la penalità. Hamilton si ferma al giro successivo.

Il problema per Verstappen è che dovrà fare 44 giri con la gomma soft, essendo partito con gomme a mescola media. Il problema di Leclerc è, invece, che non può stare vicino a Max perchè le temperature dei freni salgono a livelli pericolosi. In questo momento Antonelli è in testa alla gara e continua a girare su ottimi tempi.

Andrea si ferma al giro 43 e rientra nuovamente in quarta posizione, a ben 12 secondi di distanza da Hamilton in terza posizione. Ma subito dopo Bottas demolisce la sua Cadillac causa apertura di una sospensione in fondo al rettilineo principale. Viene ovviamente attivata la Safety Car, e Hamilton ne approfitta per cambiare nuovamente e perde la posizione sull’italiano, ma esce la bandiera rossa perchè il finlandese ha distrutto anche le barriere.

Si riparte con l’ordine del giro precedente, e Hamilton torna quindi in terza posizione.

Alla ripartenza, Leclerc scatta male e si fa superare da Hamilton prima e da Antonelli poi. Arrivando alla prima curva, Charles ha spiattellato le gomme e si ritrova in grossa difficoltà. Verstappen è invece riuscito per pochissimo a tenere la prima posizione davanti ad Hamilton. I due si sono pure toccati.

Al giro 59, Linblad, che stava viaggiando in un’ottima settima posizione, si urta con Piastri ed esce nuovamente la Safety Car.

Si riparte quando mancano 9 giri alla fine. Max, come al solito, scatta in modo impeccabile e Lewis gli resta incollato a mezzo secondo, con Andrea spettatore privilegiato.

Non succede più niente, e finisce così con il podio migliore possibile per festeggiare un titolo mondiale storico, perchè è italiano ed è il più giovane di tutti. Sul traguardo, Verstappen precede Hamilton, Antonelli, Leclerc, Norris, Russell, Piastri, Colapinto, Lawson e Gasly.

E che la festa abbia inizio.

P.S. Andrea è un rarissimo caso di promessa mantenuta, sportivamente parlando. E il merito va ascritto non solo a lui ma anche a Toto Wolff, che ha “rischiato” 10 milioni di euro della Mercedes per allevarlo, lo ha messo in macchina in sostituzione di un sette volte campione del mondo pagato 40 milioni di euro l’anno, ha gli ha dato fiducia quando i risultati non arrivavano, e, risparmiando così una bella cifra sul costo dei piloti, è tornato a vincere due campionati del mondo. E’ anche un caso esemplare di cost saving ottenuto scommettendo su un giovane, cosa che a Maranello non sanno più fare da decenni.

P.S.2 Il padre Marco ha detto che Andrea campione lo è diventato lo scorso anno. E’ vero, perchè un periodo nero come quello che ha vissuto a metà del 2025 avrebbe distrutto la carriera della maggior parte dei suoi colleghi. E lui ne è uscito più forte. Quelli che sanno imparare dai momenti duri senza abbattersi ma traendone le giuste lezioni, vanno sempre molto lontano nella vita.

P.S. 3 Comprendo i dubbi di chi questa F1 la detesta, e sono tanti, direi tutti quelli che la seguono dal primo decennio del nuovo millennio andando indietro. Ma nessuno può dire che guidare queste macchine sia più facile che guidare quelle di quarant’anni fa. E’ vero che ora in curva si frena, ma ci sono tante altre cose da tenere sotto controllo, per arrivare primi. E così come non è detto che Andrea alla guida delle macchine dell’era di Senna e Prost avrebbe potuto combattere con loro, non è nemmeno detto il contrario.

P.S. 4 Anche Hamilton vinse il campionato alla seconda stagione. Ma lui arrivò all’ultima parte di stagione col braccino, e gli diedero un bell’aiuto non Glock, ma Pat Symonds e un fornitore austriaco della Ferrari. E nemmeno lui aveva una carriola. E come compagno aveva Kovalainen, non uno come Russell. In questo senso, credo che l’impresa di Andrea sia più significativa di quella di Lewis ormai 18 anni fa.

P.S. 5 Andrea, Albertone e ci metterei anche Alex (rispettivamente da Casalecchio, San Lazzaro di Savena e Castel Maggiore) hanno in comune una cosa, che Ricciardo ha ben definito in un’intervista concessa recentemente al podcast ufficiale della F1: l’ignoranza, intesa nel senso buono, il fatto, cioè, di ignorare quello che sta intorno ma badare a sè stessi e al risultato. Risultando, nel contempo, sempre gentili e disponibili con tutti e senza salire mai su quel piedistallo sul quale salgono spesso i grandi campioni.

P.S. 6 A Lewis che si lamenta dei commissari che vogliono far vincere il compagno, e parla di vittoria rubata, faccio notare che è riuscito nella mirabile impresa di mandare per prati il suo compagno, che era davanti alla corda, e di uscire di pista lui stesso perchè era troppo preoccupato a mandare largo Charles. La vittoria l’ha persa da solo, non per colpa del compagno, indipendentemente dal fatto che avrebbe anche potuto aspettare e che la curva probabilmente non l’avrebbe mai fatta. E se fosse stato in pista, l’avrebbe semplicemente fatto ripassare senza prendersi la penalità.

P.S. 8 L’incidente occorso a Bottas dimostra una volta di più la grande incoerenza della FIA, che da una parte parla di sicurezza e dall’altra non controlla a sufficienza quello che fanno i team. Non è infatti la prima sospensione che si rompe in Cadillac. E va bene che sia successo qui e non a Las Vegas, fra i muretti.

P.S. 9 Ora resta solo la lotta per il secondo posto in campionato. Mancano 4 gare, ma due sono in forse. Molto in forse. Intanto, la settimana prossima, si va in Brasile, ma non è improbabile che, a trofei assegnati, arrivi in settimana un annuncio, non certo a sorpresa.

P.S. 10 Infine, permettetemi una nota personale: ero un ragazzino di 14 anni, abitavo a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, e in un tema scrissi che a trent’anni mi vedevo campione del mondo su una Ferrari. Ovviamente, non ci sono neanche andato vicino. Ma mai avrei pensato che, 45 anni dopo quel tema, un ragazzo cresciuto come me in un grande paese alle porte di Bologna sarebbe riuscito a realizzare quel mio sogno, seppur alla guida di una Mercedes (per fortuna, aggiungo).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

F1 2026 – GRAN PREMIO DEL MESSICO

Ormai è fatta. Sarà con tutta probabilità un Messico senza nuvole per Kimi Antonelli, a soli due punti da un titolo mondiale che lo renderebbe il più giovane di sempre e il primo italiano dopo Ascari, dopo “soli” 73 anni.

Non stiamo a elencare tutte le combinazioni ma in pratica ad Antonelli basterà davvero portarla al traguardo e può anche non andare a punti se Russell o Hamilton non vincono.

immagine da f1grandprix.motorionline.com

Considerando quanto successo ad Austin è molto più probabile che invece possa chiudere in bellezza, come da lui dichiarato, ovvero vincere gara e titolo.

Personalmente mi fa piacere ma non mi strappo i capelli per l’impresa del bolognese. Appartengo alla categoria di quelli che la F1 in Italia è la Ferrari, purtroppo male rappresentata negli ultimi anni. Inoltre non mi convince questa F1 snaturata, quindi si fenomenale Antonelli ma mi sarebbe piaciuto vederlo con una categoria di monoposto in cui la velocità pura in qualifica e in gara potessero essere esaltate.

Detto ciò, la gara messicana sarà al solito anomala per condizioni e adattamento dei team. Poco carico aerodinamico e aderenza, scarso raffreddamento delle componenti sensibili e PU in sofferenza saranno un unicum che solo ai 2200 metri di altitudine di Citta del Messico si possono trovare.

immagine da autohebdo.it

In questo scenario sarà ovviamente complesso trovare il giusto compromesso, con due team che forse saranno più avvantaggiati di altri. Uno è la Red Bull che potrà sfruttare velocità di punta e reattività nei tratti lenti, ma anche Ferrari che dovrebbe soffrire meno di altri lo scarso carico aerodinamico e avere meno drag sul dritto.

Per contro il Cavallino dovrà capire come sfruttare al meglio la sua PU, penalizzata da un turbo piccolo che sarà ancora più stressato a quella quota. Da capire anche come far funzionare le gomme, che tenderanno a raffreddarsi sui lunghi rettilinei e saranno più difficili da portare in temperatura.

immagine da sport2u.tv

Per Mercedes sarà una gara tutta da scoprire, considerando il nuovo pacchetto che Kimi ha fatto funzionare a meraviglia ad Austin. Anche loro dovrebbero soffrire nel tratto lento ma Antonelli ormai ha abituato a trovare sempre una soluzione. Chi invece dovrà probabilmente correre in difesa sarà la McLaren, penalizzata da scarsa velocità sul dritto e reattività nelle curve lente.

A bocce ferme verrebbe da puntare su Verstappen e Leclerc, senza dimenticare Hamilton e con un Antonelli alla finestra ma che onestamente avrà più difficoltà a scegliere il locale giusto dove festeggiare a gara conclusa.

Gara atipica e che ha sempre regalato colpi di scena soprattutto alla staccata di curva 1 dopo la partenza. Storicamente chi parte dalla pole difficilmente esce primo da curva 1 e sarà un altro fattore da considerare. Sarà una gara in cui essere intelligenti e capire quando sarà il momento giusto di forzare. L’unica cosa sicura sembra essere il primo titolo mondiale di Antonelli ma chissà che anche lui non si faccia ingolosire dalla staccata di curva 1 e combinare qualche casino…

*immagine in evidenza da pittalk.it

Rocco Alessandro

 

BASTIAN CONTRARIO (XVIII): Il parcheggio

A mio giudizio possiamo anche mettere a parcheggio la favoletta che questo regolamento è stato concepito, tra le altre cose, per rendere le monoposto più prevedibili. Ricordate cosa dicevano i piloti a riguardo di questo aspetto fino all’anno scorso? Era tutto un coro di lamentele sul fatto che se cambiavi la monoposto di una virgola, ecco che poi cambiava tutto radicalmente. In effetti le monoposto ad effetto suolo avevano la loro complessità certo, solo che dire di quelle di oggi? No perché se mi limito a leggere le dichiarazioni di piloti e, addetti ai lavori, sembra che non sia cambiato nulla. Con il vecchio regolamento, se mai, chi azzeccava la finestra poi ci rimaneva in vantaggio, mentre oggi si è raggiunto una nuova vetta di imprevedibilità. Mercedes che fino a quindici giorni fa aveva problemi di comprensione (non solo Ferrari quindi ce li ha… solo che poi gli altri quando lo risolvono vincono!) del nuovo pacchetto di aggiornamenti portati, ecco che sbarca in Texas e sbanca il circuito, sebbene con il solo Kimi. McLaren verso fine estate, dopo aver capito come avviare il motore, sembrava lanciata in una rimonta clamorosa (almeno su Ferrari), ed invece è sparita nuovamente nel baratro della quarta forza. La stessa Red Bull che sembrava avviata a dominare questa fine di mondiale, addirittura è giunta dietro una sorprendente Ferrari e, solo una Virtual Safety Car ha salvato Max dall’onta di essere superato da un arrembante Hamilton. Questo regolamento dunque, si è dimostrato fallace anche da questo punto di vista, perché la prevedibilità degli aggiornamenti aerodinamici è strettamente correlata anche a come spinge la PU e, quest’ultima evidentemente ha contribuito ad inserire un ulteriore elemento di disturbo.

Eppure chi stupisce positivamente e, di certo non possiamo metterla a parcheggio è proprio la Ferrari, la quale aumenta sofferenza ai già molto sofferenti nostri cuori. La Rossa in quel di Austin ha portato l’ultimo upgrade della stagione, il quale ora dovrà essere adattato ai restanti circuiti e, indipendentemente dalla pantomima da parte dei piloti e di Vasseur, in luogo del quale non hanno fatto altro che minimizzare sulla valenza degli stessi, la notizia è che questi aggiornamenti hanno funzionato. La sofferenza sta nel fatto che di base, tutte le evoluzioni che la Rossa ha portato durante la stagione, hanno sempre svolto il loro compito e, purtroppo tale migliorie aerodinamiche non sono mai state supportate da un motore all’altezza, il quale sarà accantonato, pardon messo a parcheggio, non appena questo mondiale sarà finito. Di fatto Ferrari se avesse avuto almeno la metà dello svantaggio motoristico che ha ora (quindi non trenta, bensì quindici cavalli), molto probabilmente si sarebbe potuta giocare di certo il mondiale costruttori, perché anche se i due Rossi stanno facendo a gara a dimostrare chi ce l’ha più grosso in seno alla squadra, sono di certo la coppia più consistente del lotto in termini di punti portati a casa. Un vero peccato dunque perché Serra e, la sua personale scuderia, stanno mostrando di svolgere un ottimo lavoro e, questo lascia il dolce sul palato per l’anno prossimo. A tal proposito c’è da specificare un aspetto, che è quello che l’attuale regolamento sarà messo a parcheggio perché completamente sballato, quindi nel 2027 dovremo fare i conti con dei cambiamenti non indifferenti (stessa cosa anche nel 2028: tutto in nome dell’ecosistema… economico del circo), cambiamenti che non necessariamente contribuiranno a stabilizzare gli attuali rapporti di forza, quindi non è detto che Ferrari riesca ad azzeccare tutti gli aggiornamenti come quest’anno. Inoltre c’è da considerare anche l’aspetto più ovvio, cioè che se la Rossa migliora, gli altri di certo non stanno a guardare. Nel frattempo Charles compie un altro piccolo passo per un pilota e, di sicuro un passo da gigante per tutta la sua tifoseria, nell’avvicinarsi sempre di più a raggiungere il compagno, per poi superarlo in classifica naturalmente. Certo se Hamilton non si fosse distratto nel salvare l’Africa tutta, gridando “libero questo e quel paese del continente nero” mentre regalava una vettura milionaria alla fidanzata, forse si sarebbe accorto prima che l’assetto troppo scarico all’anteriore non lo avrebbe favorito, tanto da “cliccare” al massimo sull’ala in gara, andando quasi ad acciuffare Max. Charles di rimando lancia bordate non indifferenti, dicendo a chiari lettere che ora capisce meglio la SF-26 e, che ora la vettura si adegua meglio al suo stile di guida. Prevedo un finale di mondiale, in casa Ferrari, molto acceso. Certo si parla della guerra dei poveri, perché alla fine non si vince nulla (da vent’anni ormai), solo che per i due alfieri della rossa è divenuto una sorta di obiettivo della stagione, terminare l’uno davanti all’altro e, la partenza monstre di Charles, dove ha fatto spalle larghe contro il proprio compagno, ne è una plastica dimostrazione.

Con il GP di domenica scorsa possiamo mettere a parcheggio anche la storia dello spettacolo favorito dagli infiniti sorpassi o, come diceva Russell già dal 2025 “Vedrete sorpassi in posti inimmaginabili”, perché allo spegnimento dei semafori il GP era già bello che finito. Non che l’abbia trovato noioso (suppongo che abbiamo visto di peggio) solo non si insista su questa favoletta, perché come inevitabile che fosse con il progredire delle prestazioni e, con la comprensione sempre maggiore del pacchetto a disposizione da parte dei team, era inevitabile che si arrivasse anche ad un plafonamento dei distacchi tra vetture. Chi ancora da soddisfazione a tal riguardo è il midfield, solo che la regia internazionale preferisce soffermarsi sui vip o i genitori dei piloti, che sono ospiti delle squadre, anziché farci vedere cosa combinano in pista i nostri piloti.

Volutamente mi sono tenuto alla fine una chiosa finale sul nostro Kimi Antonelli e, su quello che sta dimostrando quest’anno. Il nostro ragazzo in un video, prima del weekend texano, viene mostrato alla guida di una costosissima Mercedes e, come un autista qualunque, sbatte il posteriore della macchina contro il muro. Il suo compagno, che era alla guida di una vettura gemella, accortosi dell’accaduto ride di gusto, quasi a sbeffeggiarsi della incompetenza del compagno. Ebbene posso dichiarare a gran voce, che queste sono le uniche risate di gioia e soddisfazione che possono rimanere sul volto del pilota inglese, perché Russell non solo non è mai stato una minaccia concreta durante l’anno, addirittura per poco non gli regalava il mondiale in anticipo rischiando di finire nono! George è partito coi galloni del capitano in squadra e, già dopo quattro GP il suo ruolo è stato totalmente messo in discussione, mentre già dopo l’estate aveva perso completamente la squadra. Attualmente il buon George è, sportivamente parlando sotto un treno e, se non si rimbocca le maniche per l’anno prossimo, a cominciare già da dopo che Kimi avrà messo a parcheggio questo mondiale, per lui saranno seriamente volatili per diabetici. Nel frattempo il nostro ragazzo, alla diciottesima gara del suo secondo anno, ha dimostrato un livello di maturità e, cattiveria agonistica che appartiene solo a chi è destinato essere campione, senza contare il fato che ha raggiunto Charles in numero di vittorie; solo che il monegasco ci ha messo otto anni! Antonelli ha strameritato quello che sta conquistando perché sebbene la sua vettura abbia avuto, ad inizio anno soprattutto, un vantaggio non indifferente, vantaggio che ora è marginale, è altrettanto vero che tutto quello che ha mostrato sino ad ora non era affatto scontato. In Texas non si è presentato in modalità “Professore”, pensando solamente a salvaguardare il suo tesoretto di punti, se mai è sceso in pista con il solo obiettivo che era quello di vincere, onorando il nome del suo idolo che poi è Senna. Per questo mettete tranquillamente a parcheggio ogni sentimento di cautela, perché statene certi che Kimi scenderà in pista domenica prossima, non per accontentarsi del nono posto (che gli garantirebbero i punti matematici dell’iride), bensì per vincere e per parcheggiare la sua W-17 sul palco basculante dell’autodromo messicano, con buona pace di Russel e delle sua risata inglese.

Buon GP del Messico a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI AUSTIN 2026

Il Circuit of the Americas è un tracciato eccellente, e in questa sede non temo di scriverlo: è il migliore uscito dalla penna di Tilke. Il parere è personale, e della sua parzialità non dubito ma lo si può oggettivare con un dato semplice: da quando Austin figura in calendario, le gare qui disputate sono state quasi sempre tese, emozionanti e persino spettacolari (con o senza le virgolette: lascio alla vostra pregiata discrezione il giudizio).

La ragione sta nella natura stessa del disegno. Un tracciato che accosta i curvoni veloci dello snake ai tornanti lenti, i lunghi rettilinei alle frenate impegnative, non concede né tregua né rifugio: mette alla prova le caratteristiche della vettura quanto le doti del pilota, e chi vi eccelle lo fa perché possiede l’una e le altre.

Che il podio sia stato occupato da Antonelli, Leclerc e Verstappen può sembrare un caso favorito dalla statistica, nel banale senso che un podio privo di tutti e tre, in questa stagione, sarebbe l’eccezione. Ma la statistica, in questo caso, non spiega: registra. Costoro sono, alla fin fine, i migliori tre piloti del circus, e non è un caso che proprio qui, su uno dei tracciati più complessi dell’anno, dove ogni debolezza viene portata alla luce, siano giunti a podio. Per lo stesso motivo non è un caso che Russell e Piastri, le più grosse delusioni tra i piloti dei top team in questa stagione, abbiano arrancato a debita distanza dai primi: Austin non premia la fortuna né perdona l’incertezza, ma sceglie. Un circuito che chiede tutto a un pilota restituisce, in classifica, una graduatoria di valore.

Una nota tecnica merita di essere rimarcata: la seconda metà del Q3 ha visto un leggero calo di temperatura dell’asfalto e nessun pilota è riuscito a migliorare i crono. Si tratta della conferma del fatto che in qualifica settaggi e valutazioni sono fatti con un livello estremo. Purtroppo, o per fortuna: dipende dai punti di vista, ne hanno fatto le spese Verstappen e Charles che avevano mostrato di essere i due in grado di contendersi la pole. Per converso, il frangente esalta ancora di più la performance di Antonelli, capace di andare là dove nessun (italico) umano, almeno dopo il 1953, è mai giunto prima.

Vediamo dunque i piloti.

ANTONELLI voto 10 e lode

Davanti a prestazioni di tal fatta le parole scarseggiano, e conviene dunque usarle con parsimonia. Il giro che in qualifica lo proietta in pole position sta ai limiti della perfezione, e di più non c’è da dire.

In gara parte con le gialle, ma la partenza è impeccabile e allontana sul nascere il pericolo di un attacco di Max alla prima curva, che tutti davano per certo e che sarebbe stato, com’è nello stile dell’olandese, di schietta marca piratesca. Da lì in avanti Kimi non sbaglia nulla. Martella tempi eccellenti con un margine di due decimi sul giro, e il margine è sempre quello, come se qualcuno lo tenesse fermo con un fermacarte (vi ricorda qualcuno?). Alle gomme sussurra come un allievo che sa già più del maestro e ha la grazia di non dirlo.

La strategia a una sosta non era considerata la migliore, e probabilmente per buone ragioni ma nelle sue mani è diventata vincente, perché il ritmo tenuto in gara si è dimostrato ben più efficace di ogni previsione. Quando la teoria dice una cosa e il pilota ne fa un’altra, e il cronometro dà ragione al pilota, la teoria si accomodi pure fuori dalla porta in prostrato silenzio. Mancano due miseri punti e almeno (ancora non si sa degli ultimi due GP in Medio Oriente) tre GP quindi lo diciamo? No, preferisco di no. Si sa che la matematica non è un’opinione e mai come in questo tanto agognato caso è meglio attenervisi con tenacia.

LECLERC voto 10

La Ferrari, e la sorpresa è lieta, azzecca ancora una volta gli aggiornamenti, e gliene viene una prestazione monstre su un tracciato che, per via del lunghissimo rettilineo, non pareva fatto alla sua portata. Alla vigilia nessuno la attendeva così, ed è forse questo il pregio maggiore della domenica: il pronostico smentito sul campo.

Quanto a Charles, non saprei dire se un Leclerc in tale spolvero sia figlio degli aggiornamenti o se, come era parso già a Singapore, stia finalmente trovando un equilibrio tra la sua storica abilità di guida, straordinaria quanto tutti sanno, e le caratteristiche così peculiari di queste vetture. Il dubbio è legittimo, e forse la risposta è che le due cose si alimentano a vicenda: la macchina lo asseconda, ed egli sa finalmente come assecondare la macchina.

Va ricordato che nella prima parte di stagione si era fatto sorprendere da Hamilton proprio perché il vecchio campione aveva sorprendentemente trovato la quadra di guida fin dal principio. Il contrasto rendeva ancora più stridente il ritardo del monegasco, che ad un certo punto si era lasciato andare a lagnanze un po’ troppo oltremisura. Gli bastava fare come aveva sempre fatto: guidare il più veloce possibile e finalmente, ad Austin, lo ritroviamo al suo meglio. Al di là del risultato, senz’altro ottimo, è piaciuta la potenzialità che ha espresso: pole e vittoria erano ad un passo.

Va rimarcato lo strepitoso sorpasso fatto in entrata allo snake sul sempre coriaceo Max (che poi però ha restituito da par suo sempre nel corso del primo giro) e il ritmo spaziale mostrato nel finale di gara con una scelta strategica che, non fosse stato per lo straordinario Kimi che abbiamo applaudito, si sarebbe rivelata vincente oltre ogni previsione.

Dieci pieno. Era ora, caro Charles.

VERSTAPPEN voto 7 1/2

Il risultato è ottimo, e dopo il panegirico dedicato ai primi tre in premessa può sembrare incoerente che io non gli conceda il massimo dei voti. Non lo è. Max porta due sorpassi strepitosi, il primo a Leclerc nel corso del primo giro, il secondo a Norris verso la fine, e basterebbero da soli a render onore a una domenica da ricordare. Ma una pagella non si compone dei suoi episodi migliori.

Dopo un primo stint eccellente, infatti, nel secondo non brilla come ci si attendeva, e ancora meno nello stint con le gomme gialle, dove, salvo il già citato sorpasso a Norris, la sua gara perde mordente. Può essere, come lui stesso afferma nel dopogara, che la causa sia una strategia che per una volta non è stata ottimale. La spiegazione è plausibile, e tuttavia a un fenomeno come lui, soprattutto nel confronto con Norris nella seconda parte di gara, si chiede di più: di rendere inefficace il limite della macchina, non di rassegnarsi a esso.

Il mezzo punto sopra il sette è per i due sorpassi, che erano di quelli che si ricordano. Il resto del voto è per l’attesa, e l’attesa, con un nome così, è sempre alta.

HAMILTON voto 6

Ancora una volta non brilla. Gli aggiornamenti tecnici sono positivi, e Leclerc ne ha fornito la dimostrazione più nitida, ma l’eptacampeao ne ricava soltanto qualche guizzo, in partenza e nei primi giri dello stint finale con la gomma bianca. Per il resto, luce spenta.

Va detto che la VSC causata da Bottas gli impedisce di raggiungere Max, che in quel frangente pativa gomme non più performanti. Ma è chiaro che, se avesse corso con maggior vivacità nelle fasi precedenti, lo avrebbe raggiunto ben prima, e la neutralizzazione non avrebbe avuto nulla da togliergli.

Il giorno dopo la gara si legge, in qualche articolo sparso per la rete, che la sua ala anteriore era ben lontana dall’assetto migliore. Anche qui, però, la conclusione è netta: in due giorni di prove avrebbe dovuto accorgersene. Un campione della sua esperienza non dovrebbe aver bisogno della stampa per sapere come va la propria macchina.

Chi è causa del suo mal…

NORRIS voto 7 1/2

Il voto è una media, e come ogni media tiene insieme due estremi. Da una parte la pessima gestione della qualifica e un primo stint di gara non ottimale. Dall’altra la strepitosa guida della seconda parte di gara, quando Lando, contro ogni pronostico, si è trovato a un passo dal podio. La rimonta non basta a cancellare il sabato, ma dà alla domenica una dignità che il sabato non aveva.

Su tutto vale il confronto con Piastri, di cui diremo oltre: Lando lo mette a distanza siderale.

Non c’è molto altro da aggiungere, se non rilevare una McLaren in sorprendente involuzione, dopo che fino a un paio di Gran Premi fa pareva essere tornata a dettare il passo, proprio con Norris. Il ritmo che sembrava ritrovato si è rivelato una parentesi e un pilota (nel senso proprio di un solo pilota) per quanto bravo, non può guarire da solo la macchina che lo porta.

HADJAR voto 6 1/2

Anche qui tocca far la media. Da un lato una qualifica fantastica, che gli vale il terzo posto in griglia a pochi millesimi da Max, dall’altro una gara strampalata: la partenza è pessima, il ritmo ondivago, e un passo così non serve a chi parte da così in alto.

Isack è sempre grintoso, e a tratti anche troppo. Ma Antonelli ha mostrato, in questo stesso circuito e nella stessa domenica, che la grinta va dosata con cura: quella dell’italiano era una lama tenuta nel fodero fino al momento giusto, mentre quella del francese è parsa una spada brandita brandita con foga verso bersagli casuali, come se avesse una benda ad oscurargli gli occhi.

Il sabato gli vale il sei, la domenica gli toglie il resto, e il mezzo punto che sopravvive va alla qualifica, che da sola resta il suo gioiello americano.

PIASTRI — RUSSELL voto 5 ad entrambi

I grandi delusi della gara sono, manco a farlo apposta, anche le grandi delusioni della stagione. Come per il podio, mi sento di affermare che non si tratta di un accidente statistico: in un circuito così probante, i due piloti dei top team più in difficoltà hanno patito, e non poco. Austin ha fatto con loro ciò che fa con tutti, ha messo sotto spotlight il meglio e il peggio e per loro due si tratta senz’altro del peggio.

Russell paga quasi cinque decimi in qualifica e cinquanta secondi in gara al proprio compagno di squadra. Sono numeri che non lasciano margine all’interpretazione, e che se ad inizio stagione potevano esser interpretati come incidente è pur vero che nel resto dell’anno assomigliano di più ad una regola.

Piastri sta davanti a Norris in qualifica solo per i pasticci di quest’ultimo. In gara non regge minimamente il miglior ritmo mostrato da Lando, e la distanza tra i due, già sensibile, diventa col passare dei giri un abisso.

Entrambi sono stati poi impegnati per tutto il secondo stint in un duello triste quanto asfittico, di quelli in cui nessuno dei due attacca davvero perché nessuno dei due ha ormai molto da difendere. Per entrambi questa gara è stata l’epitome della deludente stagione che stanno vivendo: cinque, e senza il conforto di un’attenuante.

LAWSON — GASLY voto 8 ad entrambi

Se prima si parlava di delusioni, ora si parla di piacevoli sorprese.

Lawson, in particolare, continua a macinare punti con una continuità su cui a inizio stagione nessuno avrebbe scommesso. Ci ha messo un poco a ingranare, sorpreso dalla pimpante esuberanza di Lindblad, tanto che a un certo punto mi ero figurato questo 2026 come il suo ultimo anno in Formula 1. Poi ha tirato fuori non tanto la consueta grinta, che a dire il vero non gli è mai mancata, ma una velocità che non gli conoscevamo. Unita a una buona macchina e a una maturità agonistica finalmente raggiunta, quella velocità gli ha dato una solidità di cui si vedono i frutti nella classifica. A fine stagione dovrò mangiarmi il cappello come Rockerduck, e lo farò volentieri.

Quanto a Gasly, ben poco inquadrato dalle telecamere, posso solo felicitarmi di un risultato che, date le caratteristiche dell’Alpine, era del tutto imprevedibile. La macchina non era fatta per questo tracciato, e lui l’ha portata dove non doveva arrivare: il che, in una pagella, vale più di qualunque inquadratura.

Otto a entrambi: a Lawson per la rinascita, a Gasly per l’impresa silenziosa.

NOTE DI MERITO

Difficile trovare grandi meriti in una gara che, fuori dalle tensioni delle prime posizioni, è parsa abbastanza lineare. Una nota la merita Bortoleto, che partiva dal fondo e si è dato molto da fare per risalire la classifica, esprimendosi a tratti con tempi che avevano poco da invidiare a quelli davanti. Purtroppo per lui non è bastato per arrivare nei punti, ma la rimonta è stata notevole.

NOTE DI DEMERITO

Ad Austin mi aspettavo un Hulkenberg (5) capace di arpionare i punti con facilità. Non si è visto: la gara è passata senza che il suo nome affiorasse, e per un pilota della sua esperienza è già una colpa.

Bearman (5) mi è parso troppo agitato. L’energia, che altrove è una virtù, qui diventa disordine, e Austin è un circuito che non perdona il disordine.

Lindblad (5,5) ha peccato di inesperienza in partenza, e stava per combinare un patatrac gigantesco con Sainz, che si è salvato per miracolo. Il miracolo non si ripete sempre, e il ragazzo farà bene a ricordarselo.

Più in generale, il CoTA, con le sue variegate tecnicalità di layout, ha riportato alla luce le grandi differenze tra le vetture, e a farne le spese sono stati i peggiori team della griglia, nell’ordine esatto in cui ce li aspettavamo: Haas, Williams, Aston Martin e Cadillac. Il circuito non ha inventato nulla: ha letto ad alta voce la classifica.

Ci vediamo a Città del Messico!

 

ANDREA DOMINA IN TEXAS. IL TITOLO E’ AD UN PASSO.

Seconda gara americana, l’unica delle tre che mantiene una parvenza di serietà, funicolare a parte. E, come ci stanno ricordando ormai tutti i giorni da due settimane a questa parte, è il primo match point per Andrea da Casalecchio. Ma “col servizio per l’avversario”, visto che per aggiudicarsi il titolo dovrà vincere e l’altro arrivare nono o peggio.

Intanto, per non sapere nè leggere nè scrivere, il punto sul primo servizio è il suo, e, con un giro monstre, piazza la Mercedes aggiornata in pole, con il compagno inglese sesto a mezzo secondo. La W17 ha ora una finestra di utilizzo piccolissima, ma lui gliela fa entrare benissimo, evidentemente. Al suo fianco c’è Max, che nel week-end di pausa non si è riposato, ma è andato a correre in GT.

Allo spegnimento dei semafori, Antonelli saluta la compagnia, mentre dietro Leclerc passa Verstappen nello snake in un punto impossibile. Ma Max si riprende la posizione prima della conclusione del primo giro, quando Andrea ha già messo fra sè e gli altri un distacco abissale.

Il suo avversario per il titolo nella bagarre del primo giro si tocca con Piastri e gli vengono appioppati 5 secondi di penalità.

Al giro 10, Antonelli ha 2.5 secondi di vantaggio su Verstappen, che precede Leclerc di 2 secondi. L’italiano è partito con gomme medie, al contrario dei 4 che lo seguono. E al giro 13 viene Max viene già chiamato ai box, imitato dai due ferraristi nei giri immediatamente successivi.  

La sosta di Antonelli arriva solo al 24° giro, quando è già ampiamente dietro a Verstappen. Gli viene montata la gomma più dura, con il chiaro obiettivo di arrivare fino in fondo. L’italiano rientra in quarta posizione, fra le due Ferrari.

Al giro 30, Leclerc raggiunge Max, che si lamenta di avere una macchina inguidabile. Anche Andrea è arrivato a meno di un secondo dal ferrarista, e così i primi 3 sono racchiusi in meno di 2 secondi, e hanno gomme con mescole diverse. Ma l’olandese viene fatto fermare, per montare gomme a mescola media. Leclerc eredita così la prima posizione, che tiene però per neanche un giro, perchè Antonelli lo svernicia sul lungo rettilineo.

Al giro 40 anche Hamilton effettua la sua seconda sosta, per montare gomme a mescola dura. Stessa scelta per Leclerc al giro successivo. Verstappen, pur con gomma nuova, non recupera su Antonelli quanto gli servirebbe per raggiungerlo entro la fine della gara. Il suo distacco è, infatti, di 16 secondi. E’ in mezzo c’è Norris, che nell’indifferenza generale, con una sola sosta fatta molto presto per montare gomme dure, si è portato in seconda posizione e tiene molto bene il passo.

Al giro 46 Leclerc raggiunge Max, da diversi giri bloccato alle spalle di Lando, ma mentre sta per attaccarlo l’olandese tira una gran staccata all’inglese e lo passa. Azione che riesce, nello stesso giro, anche al pilota della Ferrari. 

Al giro 49 Charles svernicia Verstappen alla fine del lungo rettilineo, e si prende di forza la seconda posizione. Al giro successivo, Hamilton fa la stessa cosa con Norris e si riporta in quarta posizione.

Al giro 52, Bottas si ferma in pista e viene attivata la Virtual Safety Car, che dura ben tre giri. 

Non succede più niente, e finisce così con Andrea da Casalecchio che si prende la nona vittoria stagionale, davanti di ben 16 secondi ad uno splendido Leclerc. Poi Verstappen, Hamilton, Norris, Hadjar, Piastri, Russell staccato di 50 secondi dal compagno di squadra, Lawson e Gasly.

Fra una sola settimana si corre in Messico. Il luogo adatto per fare festa.

P.S. Per chi avesse ancora qualche dubbio sul fatto che Andrea fosse quel gran talento di cui si parla da quando aveva 11 anni, giustificandolo col fatto che guida un’astronave guidata dal software, la miglior risposta è la prestazione di questo week-end. Giro monstre in qualifica, partenza perfetta, una sola sosta e 16 secondi di vantaggio sul secondo, e 50 sul compagno di squadra. Serve altro?

P.S. 2 questo però non autorizza a fare (continuamente), per di più in diretta, paragoni con il compianto Ayrton, che ha corso in un’altra epoca, con altre macchine e con altri avversari. A maggior ragione per il fatto che la sua vicenda umana e sportiva non è terminata proprio benissimo.

P.S. 3 allo stesso modo, il fatto che un pilota commetta errori nel giro buono a causa di una macchina che varia il proprio comportamento quando la temperatura dell’asfalto cambia di pochi gradi, non autorizza il suo TP a dire, sempre in diretta, e per di più in modo reiterato, che la macchina stessa c’è e si tratta solo di mettere tutto assieme. Specialmente se al motore mancano cavalli.

P.S. 4 è sperabile che siano le ultime volte che cotanto TP ha l’opportunità di fare affermazioni simili. Con buona pace di tutti quelli (e sono tanti, soprattutto fra i giornalisti) che credono che lui sia vittima dei giochi di potere dell’entourage di Leclerc, il quale sta facendo sapere il proprio disappunto a tutto il mondo a suon di parolacce dette in radio. Ritengo che il buon Fred non abbia bisogno di un aiuto per dimostrare la sua non adeguatezza al ruolo.

P.S. 5 a proposito di Leclerc, sono curioso di vedere cosa diranno i suddetti giornalisti della gara di oggi. Probabilmente che Lewis è stato sfavorito dalla strategia (giusto per dire una cosa a caso).

P.S. 6 due parole su George bisogna dirle. Il suo dramma sportivo è paragonabile solo a quello di Alonso nel 2007. Con la differenza che, in quel caso, Nando se l’era giocata alla pari fino alla fine, qui la differenza è perfino superiore a quella che c’era fra Hamilton e Bottas.

P.S. 7 la lotta per la seconda posizione è bellissima, e quello messo peggio sembra proprio lui. 

P.S. 8 Il buon Christian Horner ha scritto un libro e, come tutti gli scrittori, ora sta andando in giro a fare promozione raccontando un po’ di episodi interessanti dei suoi 20 e passa anni in Red Bull. C’è tanto su Helmut Marko, il quale ovviamente ha fatto sapere subito che sono tutte balle. Fatto sta che nessuno dei due lavora più nella squadra austriaca, e che senza di loro (ma anche senza Newey e tutto il resto, motore Honda compreso) vanno forte lo stesso.

Life is racing, all the rest is waiting