MERCEDES DOMINA A MELBOURNE E IPOTECA IL MONDIALE

Si ricomincia. Dopo un off-season che è sembrato più corto del solito, fra attesa delle nuove monoposto e polemiche sul rapporto di compressione.

La prima stagione dell’era Mario Kart della Formula 1 si apre nel solito luogo, ma riprendendo vecchie abitudini, come la Mercedes che domina quando cambia la motorizzazione.

Verstappen contro il muro in Q3 è invece una cosa cui non eravamo più abituati,  mentre Ferrari che arranca sì.

Arriva domenica, e Piastri decide di tornare a casa per fare merenda, e la mette a muro nel giro di schieramento.

Come ampiamente anticipato, alla partenza Leclerc, con la sua turbina piccola, parte come un razzo , e arriva in testa alla prima curva. Entrambe le Mercedes rimangono piantate, con Antonelli che perde innumerevoli posizioni, e Russell che pattina ma riesce a rimanere secondo.

Lui e Leclerc alla fine del primo giro hanno 3 secondi su Hamilton, portatosi in terza piazza. George svernicia Charles al secondo giro, ma il monegasco ripassa davanti in quello successivo..

Al giro 6, Antonelli si porta in quarta posizione, mentre Verstappen, partito ventesimo, è già undicesimo.

Russell tenta l’attacco a Leclerc ma Charles lo chiude, e l’inglese si lamenta.

A giro 8, il ferrarista si pianta in frenata, e Russell passa, ma dopo due curve è di nuovo dietro. Ci riprova in curva 1, ma blocca le ruote e pure Hamilton si accoda al duo.

Al giro 11 salta il primo motore. E’ quello fatto in casa della Red Bull di Hadjar, fino a quel momento nelle prime posizioni.

Si attiva la Virtual Safety car, e ne approfittano Norris e diversi altri per fare il loro pit-stop. Al giro successivo, rientrano le due Mercedes ma non le due Ferrari. Charles fa notare che almeno uno dei due avrebbe dovuto fermarsi, cosa che non succede.

Alla ripartemza, con pista libera, Russell viaggia un secondo più veloce rispetto ai ferraristi.

Al giro 18 Bottas si pianta all’ingresso dei box, e si riattiva la VSC. Rientrano Lindblad, splendido quinto, e Verstappen che lo seguiva. Subito dopo, la pit-lane viene chiusa.

Al giro 25 si ferma Leclerc, che rientra quarto dietro ad Antonelli.

Al giro 28 Russell svernicia Hamilton e si riporta al comando. Lewis rientra subito ai box.

Al giro 35 Norris, quinto e in difficoltà, si ferma per la sua seconda sosta. Al giro 42 è invece il turno di Verstappen, che rientra in sesta posizione, dietro proprio all’inglese.

Nella seconda parte di gara l’unica cosa interessante è il duello fra questi due piloti, ma l’olandese non effettua mai un tentativo, e si accontenta della sesta posizine, che non è male considerando da che posizione è partito.

Finisce così con Russell vincitore davanti ad Antonelli, Leclerc e Hamilton nell’arco di 20 secondi, e poi, staccatissimi, Norris, Verstappen, Bearman, il debuttante Lindblad, Bortoleto con l’altrettanto debuttante Audi, e Gasly.

Fra una sola settimana si correrà in Cina, pista completamente diversa, che, però, non riserverà sicuramente sorprese da un punto di vista delle prime due posizioni. Il mondiale è però ancora apertissimo. Per le restanti.

P.S. come volevasi dimostrare, non è successo nulla di strano. E’ stata una gara come tante altre, con la Mercedes che domina e la Ferrari che insegue. Come tante altre, appunto. Quindi ora ci diranno che il nuovo regolamento regala battaglie ed emozioni. Questo, almeno, è ciò che pensa Benedetto Vigna.

P.S 2. In un team radio, Leclerc ha invece detto che gli sembrava di giocare a Mario Kart quando si prendono i funghetti (credo si dica così). Io a Mario Kart non ho mai giocato in vita mia e francamente avrei fatto volentieri a meno di vederlo dal vivo in una gara di F1.

P.S. 3. La complessità di gestione del sistema ha portato ad un aumento dei sorpassi, probabilmente tutti dovuti a differenti strategie di utilizzo dell’energia o all’overtake mode (Max ha confermato). Non c’è più l’orribile DRS, ma ci sono altre diavolerie ben peggiori, con l’aggravante che sono invisibili e incomprensibili.

P.S. 4. A questo proposito mi sarei aspettato un aggiornamento della grafica, con una maggiore quantità di dati, ma ho visto solo l’indicatore della carica della batteria.. E le velocità massime sapientemente nascoste in staccata per non mostrare l’orribile calo di velocità 30 metri prima di una staccata.

P.S. 5. A Maranello hanno tirato fuori il solito mantra della prestazione soddisfacente ma “loro ambiscono a vincere”. Mi chiedo perchè, finalmente, non lo fanno.

P.S. 6. Da sottolineare la buona prova di alcuni debuttanti. Due costruttori di PU, Audi e Red Bull, hanno piazzato le auto a punti mostrando buona prestazione e affidabilità da migliorare, e Lindblad (chi?) ugualmente arrivato a punti. Cadillac, Honda e Williams si sono invece presentate totalmente impreparate e sono condannate a rimanere in fondo per tutta la stagione.

P.S. 7. La Mercedes ovviamente delizierà il pubblico per anni a suon di doppiette. Il cambio di regolamento del 1/6 non modificherà nulla, perchè loro nel frattempo avranno trovato qualcos’altro. E chi troverà qualche altro trick, verrà subito bloccato. Si sta ripetendo il film che abbiamo visto dal 2014 fino ad Abu Dhabi 2021. Ora Toto è tornato in cattedra e non ce n’è per nessuno. Consoliamoci col bolognese in squadra.

P.S 8. Il cambio di management ha fatto benissimo a Piastri.

P.S. 9. Grande Carlo!

* Immagine in evidenza dal sito www.formula1.com

F1 2026 – GRAN PREMIO D’AUSTRALIA

Il mondiale 2026 della F1 inizia il suo corso nella ormai storica pista di Melbourne tra pochissime certezze e tanti interrogativi.

Una cosa è sicura: il verdetto finale di questa prima gara dell’anno non sarà un’indicazione certa del probabile esito finale e della definizione dei valori in campo, troppe le variabili in gioco.

Sarà giusto un lungo shakedown in cui si giocherà un pò meno a nascondino e verranno fuori tutte le eventuali problematiche di cui sono affette queste nuove monoposto.

immagine da f1granprix.motorionline.com

I test di inizio anno ci hanno fornito qualche dato ma poche indicazioni utili: Mercedes dovrebbe essere al top e già protagonista di interpretazioni ad personam del regolamento, Red Bull e Ferrari meno compromesse di quanto ci si potesse aspettare alla vigilia, con i tori che hanno inaspettatamente uno dei punti di forza nella nuova PU e gli uomini del Cavallino che, tra trovate ingegneristiche e una vettura solida e discretamente veloce possono puntare ad essere protagonisti fin da subito.

McLaren è forse quella che più si è nascosta ma che soffre anche di qualche problema di gioventù inaspettato, vedi peso eccessivo mentre molto più in difficoltà due delle grandi attese, Williams che ha avuto grossi problemi nei crash test e Aston Martin che fa la degne veci della Caterham che fu ma con Newey come progettista…

Cosa ci si deve aspettare per Melbourne? In una parola forse caos. Tante sono le incognite a partire da quella che sarà il vero ago della bilancia del campionato: la gestione del recupero di energia del sistema ibrido. Al momento ogni team ha la sua strategia in base al tipo di PU progettata e molto dipenderà anche dal tipo di circuito affrontato. Ad esempio, l’Albert Park potrebbe mandare in crisi molti team dato che offre poche frenate e necessita di accelleratore aperto per larga parte del giro.

immagine da formula1.it

in tanti si aspettano prestazioni ad handicap anche in qualifica, con monoposto che saranno costrette ad una gestione dell’energia molto parsimoniosa e con tanto lift and coast.

Punto interrogativo anche allo start, con previsioni apocalittiche di vetture praticamente ferme in partenze a causa dell’incapacità del turbo di generare una pressione sufficientemente alta da evitare lo stallo. Da questo punto di vista quella messa meglio sembra la Ferrari, che ha progettato la sua PU proprio per avere un vantaggio sotto questo aspetto ma si parla già di partenze “ritardate” o dietro safety car per problemi di sicurezza in pista. Speriamo non sia il caso.

Altro aspetto, soprattuto su una pista ostica come Melbourne, sarà la capacità di sorpasso che offriranno le nuove monoposto. Molti piloti hanno già espresso dubbi in merito, con sorpassi e scie da seguire molto problematiche.

immagine da planetf1.com

In generale, tutto quello che si è visto in Bahrein durante i test potrebbe essere stravolto proprio per una questione di diverso layout della pista e quindi delle condizioni per il recupero di energia.

La curiosità principale che verrà soddisfatta sarà con tutta probabilità il livello di prestazione pura tra i team oltre a capire chi e quante monoposto finiranno la gara.

Sul tema affidabilità buone garanzie offre la Ferrari e i motorizzati Mercedes, qualche dubbio in più su Red Bull e disastro totale per Aston Martin che già si dice venga a Melbourne giusto per onor di firma.

Occhio anche alla qualifiche che prevedono un giro di lancio lento per ricaricare le batterie e che non andrà incontro alla necessità di scaldare adeguatamente gli pneumatici.

Insomma davvero tutto o quasi una grande incognita, una gara che farà quasi storia a sè. Inutile dire che mai come quest’anno saranno fondamentali gli sviluppi in corso d’opera e la capacità di conoscere a fondo le nuove monoposto, sperando che le scommesse ingegneristiche fatte in fase di progettazione si traducano in prestazioni in pista.

In bocca al lupo alla nuova entrata Caldillac con gli stagionati Perez e Bottas e al rookie Lindblad, ne avranno bisogno.

BuonGp a tutti, per chi si sveglierà all’alba e chi avrà voglia di pagare per vedere. Me la racconterete voi come è andata.

*immagine in evidenza da austadiums.com

Rocco Alessandro

 

BEZZECCHI VINCE, ACOSTA LEADER, MARC QUELLO DA BATTERE- POST GP THAILANDIA

Eccoci al primo round del Motomondiale. Già ha dato tanti spunti, tante teorie del complotto e le solite impressioni da divano che sono uno spasso. In un weekend in cui i protagonisti sono l’ex Pilota Simon Crafar, oggi direttore dello Steward Panel, che in un delirio di onnipotenza decida il primo corpo a corpo tra Marquez ed Acosta e la “beneamata” Michelin sempre presente nelle cronache e nei dibattiti dei GP. Piloti arrivati sulle tele, chi con la gomma esplosa dopo la salita sul cordolo, Piloti che si sono ritirati per precauzione… In un GP che ha visto Bezzecchi dominare e sbagliare, Acosta diventare leader del Mondiale e Marc Marquez rimanere il Pilota da battere, poiché nonostante la scarsa preparazione era sempre lì davanti. Personalmente mi mancava tutto ciò, bentornata MotoGP.

Il Gran Premio di Thailandia 2026, primo appuntamento del Mondiale MotoGP e ultimo capitolo dell’era Michelin prima del cambio di fornitura previsto nei prossimi anni, ha offerto un quadro tecnico e sportivo estremamente interessante, ma allo stesso tempo ha sollevato interrogativi profondi sull’equilibrio competitivo della categoria. Sul tracciato del Buriram International Circuit la gara è stata dominata in maniera netta da Marco Bezzecchi, autore di una prestazione praticamente perfetta. Dopo l’errore commesso nella Sprint del sabato, il pilota italiano ha disputato una gara impeccabile, imponendo un ritmo insostenibile per tutti gli avversari e mostrando una superiorità evidente per tutta la durata della corsa.

Alle sue spalle ha provato a resistere Pedro Acosta, che con la vittoria nella Sprint e il secondo posto della domenica si è preso la leadership del campionato del mondo, diventando il primo pilota KTM a guidare la classifica iridata. La sua prestazione assume ancora più valore se si osservano i distacchi inflitti ai compagni di marca: Acosta è stato l’unico in grado di portare la KTM RC16 nelle posizioni di vertice, rifilando dodici secondi a Brad Binder, diciannove a Enea Bastianini e addirittura trenta a Maverick Viñales. Numeri che evidenziano come, al momento, soltanto il talento dello spagnolo riesca realmente a sfruttare il potenziale della moto austriaca.

La gara ha visto anche la presenza sul podio di Raul Fernandez, mentre la grande protagonista tecnica del weekend è stata la Aprilia Racing. La casa di Noale è riuscita a piazzare quattro moto nella top five, con l’unica eccezione rappresentata proprio dalla KTM di Acosta. Il successo di Bezzecchi non è stato quindi un episodio isolato, ma il riflesso di una competitività diffusa della RS-GP su questo tracciato. Inoltre, si sono visti segnali incoraggianti anche da Jorge Martín, tornato in pista per pochi giri ma già apparso in fase di adattamento alla moto italiana. Se lo spagnolo riuscirà a recuperare la forma dopo l’infortunio che lo ha tenuto fermo fino a metà gennaio, Aprilia potrebbe disporre di due piloti capaci di lottare stabilmente per la vittoria.

In netto contrasto con la prestazione di Aprilia, il weekend ha mostrato le difficoltà di altri costruttori storici della categoria. La situazione di Yamaha appare particolarmente complicata: il progetto tecnico attuale sembra ormai superato e il nuovo motore V4, su cui la casa giapponese sta lavorando, non è ancora pronto per essere utilizzato in gara. Anche Honda Racing Corporation continua a faticare. Joan Mir si è ritirato per problemi legati alle gomme, mentre la prima Honda al traguardo è stata quella di Luca Marini, decimo con circa venti secondi di distacco dal vincitore. Un risultato che conferma come la casa giapponese non sia ancora riuscita a uscire dalla crisi tecnica che la accompagna da diverse stagioni.

Il caso più discusso del weekend riguarda però Ducati. Per la prima volta dopo ottantotto Gran Premi consecutivi non c’è stata una moto di Borgo Panigale sul podio, interrompendo una striscia che durava da quattro anni. La prima Ducati al traguardo è stata quella di Fabio Di Giannantonio, arrivato con oltre sedici secondi di ritardo, seguita da Franco Morbidelli e Francesco Bagnaia, mentre Álex Márquez è caduto durante la gara. Tuttavia parlare di una vera crisi Ducati appare prematuro. Marc Márquez, nonostante una condizione fisica non ancora ottimale dopo l’infortunio invernale, aveva dimostrato di avere il passo per salire sul podio. La sua gara è stata compromessa da un problema alla gomma posteriore che ha portato alla perdita improvvisa di pressione nel secondo settore del circuito.

IL PROBLEMA DI MARC. LA GOMMA, NON IL CERCHIO.

I dati cronometrici mostrano con chiarezza l’anomalia. Durante tutta la gara Márquez aveva percorso il secondo settore in circa 26.1 secondi; nel giro in cui si è verificato il problema il tempo è salito improvvisamente a 26.8. La perdita di pressione ha provocato un allargamento della traiettoria, costringendolo a salire sul cordolo con la gomma ormai sgonfia. L’impatto ha provocato la rottura del cerchio in tre punti, circostanza che inizialmente ha alimentato polemiche ingiustificate nei confronti dei produttori di ruote come Marchesini e OZ Racing. In realtà l’origine del problema sembra legata allo pneumatico posteriore. Si esclude categoricamente la rottura del cerchio, lo pneumatico era già al di sotto della pressione da un paio di giri, fattore che legato al consumo dello stesso ha contribuito all’errore in curva 4 ed al successivo scoppio dopo la discesa dal cordolo.

Il vero tema tecnico quindi del Gran Premio riguarda infatti la nuova gomma portata da Michelin. Per questa gara è stata introdotta una soluzione con carcassa più rigida e struttura asimmetrica, pensata per garantire maggiore stabilità e sicurezza su un circuito estremamente impegnativo dal punto di vista delle temperature e delle sollecitazioni. Utilizzata già in Austria 2025 ed Indonesia 2025 (gare vinte da Ducati), sentiamo l’ipotesi bizzarra del “complotto” del quale alcuni hanno dato credito. Tuttavia il comportamento della gomma ha generato risultati inattesi. Molti piloti hanno faticato a mantenere prestazioni costanti per tutta la distanza di gara e i distacchi finali sono stati insolitamente elevati, ricordando quelli che si vedevano nella MotoGP di oltre quindici anni fa.

Il confronto con il Gran Premio disputato sullo stesso circuito nel 2025 rende ancora più evidente la differenza. Le moto e i piloti sono sostanzialmente gli stessi, mentre l’unico elemento cambiato in modo significativo è stato proprio lo pneumatico. Questo ha portato diversi osservatori a ritenere che la nuova carcassa abbia alterato gli equilibri tecnici del weekend, favorendo alcune moto e penalizzandone altre. Non sarebbe la prima volta che una scelta tecnica legata alle gomme produce conseguenze impreviste: episodi simili sono già stati discussi in passato, come nel caso di Mandalika nel 2022, quando venne introdotta una carcassa più datata per ragioni di sicurezza.

CLASSIFICA SPRINT

CLASSIFICA GP

Il Gran Premio di Thailandia 2026 si chiude quindi con molte certezze e altrettante domande. Bezzecchi ha dimostrato di poter essere un serio candidato al titolo, Acosta ha confermato un talento straordinario e Márquez ha mostrato di poter lottare per le posizioni di vertice anche in condizioni non ideali. Allo stesso tempo, il weekend ha messo in luce quanto l’equilibrio della MotoGP moderna sia estremamente sensibile a variabili tecniche come gli pneumatici.

CLASSIFICA MONDIALE

Fonte: MotoGP.com

In un campionato dove i margini sono sempre più ridotti, una singola scelta tecnica può cambiare radicalmente l’ordine competitivo di un intero Gran Premio. Naturalmente siamo alla prima gara, un gara tra l’altro dove ci sono stati i test, quindi ogni previsione è alquanto prematura.

Appuntamento il 22 marzo per il GP del Brasile sul circuito di Goiäna. Circuito nuovo per tutti in cui si arriva senza dati.

 

Francky Longo

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Siamo giunti dunque al momento della verità con l’inizio di questa settimana, Il momento tanto atteso, atteso sin dall’anno scorso oserei dire. Nel weekend di questa settimana, in quel di Melbourne, si disputerà il primo GP di questo mondiale che ha già fatto discutere non poco, a causa del famigerato trucco motoristico della Mercedes, avvelenando il “prestagione” tanto da far aumentare l’hype e le aspettative, sia nei riguardi della stessa Mercedes che a riguardo di tutto il mondiale. Nella fase dei test svoltasi in Bahrein (in luogo del quale tutti sono stati molto fortunati, considerando lo scenario geopolitico attuale) chi ne esce da favorito? Fino ad ora non mi sono mai dilungato volutamente su Ferrari, la quale ha solo da tacere (cosa che stanno facendo grazie a Dio!) e tutto da dimostrare eppure, dopo la sei giorni nel deserto e, considerando i numeri che ne sono usciti fuori, è impossibile non spendere delle parole sulla Rossa.

Già i numeri, croce e delizia di questa F1 la quale, se dovesse essere spiegata solo attraverso le cifre, avremmo una realtà che sarebbe totalmente diversa da quella che conosciamo. Infatti se dovessimo basarci su quanto abbiamo visto nei test del Bahrein, numeri alla mano, la Ferrari praticamente ne esce da prima forza! Addirittura il miglior tempo, voluto ed ottenuto, da uno scatenato LeClerc ha fatto sognare non pochi fan oltre che far versare fiumi d’inchiostro per gli inevitabili titoloni  del caso. Tutto l’atteggiamento avuto da Ferrari durante la fase invernale è stata sobria e parca, come ci si aspettava e come giusto che fosse considerando la legnata presa l’anno scorso. Ad essere sinceri non capisco perché sparare quel tempo: la Rossa come si muove fa parlare di se, sia in quanto Ferrari e, soprattutto qualunque cosa faccia nel bene e nel male, fa comunque danni. Dopo un inverno di silenzio assoluto, sparare quel tempo ha avuto un eco enorme, quasi a dire “Ci siamo, ci possiamo giocare il mondiale”… ed ecco che ci ritroviamo punto e accapo. Perché parliamoci chiaro, segnare il giro più veloce con una vettura completamente nuova, fa volare la fantasia non poco alzando l’asticella delle aspettative, con l’inevitabile delusione ancora più cocente, caso mai dovesse andare tutto a meretrici. Charles lo voleva quel tempo, allora mi chiedo quanto sono sicuri in Ferrari del lavoro svolto? Lavoro che ci restituisce la fotografia di una vettura nata bene, la quale ha addirittura stupito per alcune innovazioni tecniche che ha portato (ala reverse e pinna sul diffusore), ed era da tempo che la stessa Ferrari non faceva più scuole in tal senso e, qui è innegabile la mano di Serra, unico vero pezzo pregiato del tanto pubblicizzato mercato, pardon “turn over”, di Vasseur. Solo viene da chiedersi quanto vale realmente questo lavoro? Perché come detto all’inizio di questo scritto i numeri non sempre raccontano la vera verità. Ferrari è stata l’unica ad aver sparato il tempo e, soprattutto è stata l’unica squadra ad essersi sparata una simulazione gara con temperature dell’asfalto che superavano i quaranta gradi, condizioni difficili sebbene non estreme, evidentemente per cercare di capire la bontà del progetto, perché nonostante tutta la tecnologia che si ha a disposizione, per fortuna, il verdetto che da la pista ancora nessun simulatore lo riesce a fornire. Come detto la Rossa ha ben figurato in condizioni del genere e, sebbene molti abbiano già iniziato a festeggiare dopo il “tempone” di LeClerc, il sottoscritto si ferma qui. Perché la realtà, quella che veramente ci interessa, dice ben altro… c’è sempre il trucco.

Mentre Ferrari infatti spremeva la sua SF-26 in ogni condizione, la diretta avversaria cioè Mercedes, operava altri tipi di scelte ed una di queste, che dovrebbe far molto preoccupare, è quella di non simulare il passo gara (specie con le mescole più dure) con stint lunghi come quelli di Ferrari. Un atteggiamento del genere porta a due conclusioni: o Mercedes ha avuto difficoltà nel gestire il programma di simulazione oppure questi sono cosi sicuri di loro, che non hanno sentito la necessità di scoprire le loro carte. Come si suol dire “Ai posteri l’ardua sentenza”, che poi codesti posteri non devono aspettare nemmeno più di tanto, visto che la prima opportunità per scoprire le carte della Mercedes le avremo tra qualche giorno. Sebbene AMG abbia “cotto” due motori e, sebbene alcuni esperti del settore giornalistico pongano enfasi su questo aspetto, aumentando immotivatamente le aspettative proprio su Ferrari, ritengo che i problemi avuto da Mercedes rientrino nella normale fase di esperienza di una macchine e quindi di un pacchetto giovanissimo. Il fatto che la squadra di Toto non abbia sentito assolutamente l’esigenza di spingere sul giro secco e, addirittura di frazionare i long run fa capire il loro stato di forma e, aggiungo che durante i test la Mercedes si è preoccupata di simulare penalità da scontare ai box e cambiare anche l’ala anteriore, di fatto l’impressione che AMG ha dato è quella che stava preparando già la stagione europea!

In questo delirio di entusiasmo e aspettative, ci si dimentica troppo spesso di un aspetto chiamato fattore McLaren. I campioni del mondo, loro si che hanno lavorato nel silenzio più assoluto e, il sottoscritto continua a chiedersi come non si possa tenere in considerazione il fatto che questa squadra sarà sicuramente della partita. Anche i papaya non hanno fatto rumore durante i test, addirittura presentandosi con una monoposto sebbene raffinata all’anteriore, sovrappeso e depotenziata. Infatti è noto che la McLaren si è presentata a Barcellona all’ultimo momento e, i sei giorni bahreniti sono serviti a sgrossare la vettura in vista del primo appuntamento della stagione eppure, proprio in Australia la squadra di Andrea Stella si presenterà ai nastri di partenza non solo con gli aggiornamenti del caso, addirittura già con la prima cura dimagrante effettuata e, soprattutto con l’ultima specifica di motore fornitagli da Mercedes. Infatti sebbene siano circolate voci, durante i test, che il fornitore diretto di propulsori avrebbe potuto avere un vantaggio prestazionale rispetto ai clienti, è anche vero che oggi giorno certi giochetti almeno sulla carta siano vietati, quindi di fatto la McLaren è da considerare a buon diritto una reale minaccia per la lotta al titolo, fosse solo che attualmente hanno uno dei migliori staff tecnico ingegneristici del mondiale e, dubito fortemente che si sano rimbambiti nel giro di un inverno. Il dubbio che attanaglia i papaya è proprio il passo gara visto che è stato notato un anomalo degrado sulla distanza, vero è che non bisogna dimenticare che l’eccesso di peso incide non poco sulla negatività delle prestazioni.

Il dubbio che attanaglia Red Bull infine è solo il suo motore: premesso che il reparto Power Train ha fatto un lavoro “allucinante”, usando le parole di Wachè, è anche vero che nessuno si può improvvisare (questa attuale Honda lo dimostra) ed inevitabilmente soprattutto all’inizio i bibitari potrebbero pagare dazio verso i motoristi più esperti. L’unica certezza per Mekies&Soci è la presenza di Verstappen che solo lui vale due decimi!

Il GP d’Australia ci dirà chi avrà lavorato meglio e, sebbene non sarà indicativo di una stagione intera, almeno potrà già chiarire alcuni dubbi sul potenziale delle squadre e su quello di questo regolamento, che sebbene venga spacciato per fantastico, sembra già essere ai titoli di coda con le potenziai modifiche che dovranno essere apportate per salvare capre e cavoli.

Buon GP d’Australia a tutti.

Vito Quaranta

MEN OF STEEL – CACCIA AI RECORD

Men of Steel.

Questo posto è come una famiglia. Queste pagine trasudano Motorsport da ogni parola, da ogni pagina. Qui son passati tanti “scrittori”, tanti “appassionati” ma una cosa rimane in maniera indiscutibile: il BRing. Qui sono stato accolto, ricordo ancora il primo articolo sul Mondiale Supersport vinto da Randy Krummenacher che correva per Evan Bros. Qui continuerò a scrivere finché il boss non mi manderà in esilio.

Sarà una stagione interessante. Tutti danno per scontato il “decimo”. Anche io. Il Motociclismo non è però una legge sceitta in maniera perfetta. Va trattato col massimo rispetto che merita.

Andiamo a vedere quali record potranno essere “abbattuti” nel 2026 e quali altre curiosità interessanti…

1 – Con una sola vittoria diventerebbe il Primo Pilota del Motomondiale ad andare in tripla cifra nel computo di vittorie, pole position e podi (99-102-165), ed il secondo nel Motociclismo su pista dopo Jonathan Rea.

2 – Con una vittoria e 12 giri veloci diventerebbe il primo Pilota nel Motociclismo su pista a riportare la tripla cifra in tutte le 4 grandi statistiche (Vittorie, pole, podi, giri veloci). Attualmente è 99-102-165-88.

3 – Con 17 vittorie supererebbe il record di 89 vittorie in Top Class che appartiene Valentino Rossi, portandosi a quota 90, mai raggiunta da nessuno.

4 – Con almeno 14 gare disputate entrerebbe nella TOP5 dei Piloti con più presenze in Top Class eguagliando Daniel Pedrosa a 221.

5 – Vincendo al Sachsenring sarebbe la sua decima vittoria nel medesimo circuito in Top Class, eguagliando il record di Giacomo Agostini di 10 vittorie ad Imatra nel GP di Finlandia. Record imbattuto da oltre 50 anni.

6 – Con altre due vittorie nelle Sprint Race arriverebbe a 17 vittorie e supererebbe il record di 16 vittorie di Jorge Martin.

7 – Con altri 5 giri veloci in gara arriverebbe a quota 77 superando Valentino Rossi a quota 76.

8 – In caso di vittoria del Titolo Mondiale salirebbe sul podio dei Piloti più “vecchi” ad aver vinto un Titolo Mondiale in Top Class, superando Mick Doohan e Giacomo Agostini. Salirebbe al 3° posto, dietro a Phil Read e Leslie Graham.

9 – Con altre 9 vittorie eguaglierebbe il Pilota più iconico della storia Ducati nel computo delle vittorie con la casa di Borgo Panigale. Attualmente è a 14, a quota 23 c’è proprio Casey Stoner.

10 – Con 17 vittorie ed un Bagnaia mai vincente nella stagione, eguaglierebbe proprio Pecco a quota 31 diventando il più vincente Pilota della storia della Ducati.

11 – Se dovesse vincere il Titolo Mondiale eguaglierebbe il record di Giacomo Agostini di Titoli nella Top Class, detentore di 8 Mondiali in classe 500.

Infine una chicca, che non sentirete o leggerete da nessuna parte (sfido a trovarla)…

12 – Nel caso in cui dovesse diventare il Pilota più vincente della storia Ducati, eguaglierebbe il record di Geoff Duke che resta imbattuto ed ineguagliato dal 9 settembre 1956, ovvero essere il Pilota più vincente in Top Class con due marchi diversi (Norton 8 – Gilera 14).

Marc è il più vincente Honda (59) e potrebbe diventare il più vincente Ducati….

Ci sono oggettivamente dei record “fattibili” già quest’anno. La tripla cifra sicuramente, poi penso ai giri veloci, alle 10 vittorie sullo stesso circuito, sicuramente le Sprint (a meno che non si svegli Martin) e quello dei Titoli Mondiali andando ad eguagliare Agostini. Più difficili gli altri…

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