IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Continua a tenere banco, in questa F1 completamente stravolta a causa del nuovo regolamento, il quattro volte campione del mondo Max Verstappen. Infatti l’olandese, assieme al suo equipaggio, vince la quattro ore del Nurburgring e poco importa se qualche ora dopo tutto il suo team sia stato squalificato per aver utilizzato un treno di gomme in più. Max nella sua carriera non ha solo affinato il suo talento in termini di guida, ha anche imparato a comunicare nel migliore dei modi, che è quello di usare i fatti al posto delle parole. Indipendentemente dal risultato finale, la vittoria di Max è stato un segnale potente, forte e diretto al cuore di Liberty Media e, a tutto il carrozzone elettrificato. Max allo stato attuale non ha più nulla da dimostrare e si può persino permettere di sputtanare la categoria che tanto gli ha dato e, che nel contempo egli stesso ha contribuito a rendere ancora più grande. Il messaggio che il campione ha lanciato è stato quello che egli, se necessario, un’alternativa l’ha già trovata e che per divertirsi non esiste solamente la F1, F1 che evidentemente non riconosce più e, che non perde occasione per denigrare come con “Almeno qui (serie NSL2) non devo gestire nulla”…alè. Come ho già detto tempo fa, il buon Max ha ricevuto un’educazione vecchia scuola agonisticamente parlando e, le mezze misure non gli si addicono cosi come il politicamente corretto evidentemente. Le critiche ricevute ovviamente fanno parte del gioco e, se c’è una falla nelle lamentele del campione, quella è proprio l’attuale posizione che occupa con la sua Red Bull. Infatti molti, se non tanti, possono sempre affermare che egli si lamenta delle attuale regole proprio perché non sta vincendo, o comunque non riesce a competere per la vittoria. Critica di tale portata, neanche a farlo apposta, gli è arrivata direttamente da Mario “Piedone” Andretti che lo ha risposto per le rime, dicendogli che bisogna adeguarsi ai cambiamenti. Tralasciando il “leggerissimo” conflitto di interessi che il nostro Piedone ha con la Cadillac, il punto debole dove attaccare Verstappen rimane proprio la sua attuale posizione in griglia. Che grande segnale, vero ed inequivocabile sarebbe, se l’olandese andasse via veramente dall’attuale F1. Inutile dire che questa mia provocazione non cela nessun odio recondito che vuole fuori il campione, se mai è il contrario e, sebbene caso mai accadesse ciò non cambierebbe praticamente nulla, di certo il sistema stesso accuserebbe il colpo nel punto al quale più tiene che è quello della credibilità. Perdere un campione come Max, ritenuto a furor di popolo come il migliore di tutti i tempi, sarebbe un colpo non da poco per questa F1 elettrificata. Siamo nel campo della fantasia ovviamente eppure considerando che quest’anno, ADUO permettendo, ormai è già archiviato (siamo solo a due gare!) almeno per la Red Bull, mi chiedo quanto possa resistere per davvero il nostro quadri campione.

Ritornando alla realtà resta da capire invece quanto resisterà McLaren, la quale ormai ha creato un vero e proprio caso con il motore Mercedes. Da regolamento (fonte Autoracer.it) il team cliente deve ricevere dalla casa madre lo stesso motore e lo stesso software, di certo non il modo di come deve essere utilizzato o meglio, ottimizzato rispetto al pacchetto utilizzato dallo stesso team cliente. In tal senso sono gli ingegneri del team che acquista il motore che devono darsi da fare ed evidentemente, per farlo funzionare al meglio secondo le proprie esigenze. Toto&Soci hanno trovato l’escamotage perfetto per evitare di rimanere fregati nuovamente dalla McLaren, visto che quest’ultima l’anno scorso li ha lasciati in mutande, sebbene un motore Mercedes sia arrivato  nuovamente sulla vetta più alta del campionato Costruttori. Andrea Stella che è un Team Principal di consumata esperienza, a differenza di Newey che ha già abbandonato il suddetto ruolo, ha usato le parole giuste quindi volte alla distensione sebbene l’incazzatura è ai massimi livelli. Dai campioni del mondo ci si attendeva di sicuro una partenza migliore e, il fatto che in Cina ci sia stato un doppio ritiro in maniera ignominiosa (singolare come l’anno scorso il doppio ritiro, sebbene in circostanza completamente differenti, sia successo in Cina proprio a Ferrari), la dice lunga su quanto sia tesa l’aria a Woking. Ad ogni modo dubito che i papaya rimarranno a guardare e, sebbene allo stato attuale la classifica piange amaro per loro, sarà solo questione di tempo (e di PU) affinché riprendano la rincorsa… al secondo posto della classifica Costruttori. Perché inutile nasconderlo, il mondiale 2026 è ormai già segnato (mi assumo la responsabilità di quello che scrivo) e, con buona pace dei tanti professionisti del settore che hanno sempre detto (giustamente) che bisognava aspettare dai cinque ai sei GP per capire le reali forze in campo, all’alba del terzo GP che si svolgerà in Giappone domenica prossima, già sappiamo quale sarà il film che vedremo. Infatti considerando l’attuale potenziale messo in campo da tutte le squadre, il poco tempo dunque per intervenire e, la pausa forzata a causa della guerra in Medio Oriente, dubito fortemente che McLaren riuscirà ad insidiare Ferrari cosi come quest’ultima difficilmente riuscirà a stare davanti ad AMG nell’appuntamento nipponico.

Infatti c’è da tenere in considerazione il fatto che la vittoria ottenuta da Kimi ha sbloccato definitivamente il giovane italiano, togliendogli un peso dallo stomaco non di poco conto. Ora i due alfieri di Toto si spingeranno l’uno con l’altro, proprio come Hamilton e Rosberg nel 2014 e, i due Rossi al momento non possono che restare a guardare sperando che si tocchino. Tutto questo con buona pace di chi ha osannato i continui scambi di posizione tra Hamilton e LeClerc in Cina, perché quelli non erano sorpassi (persino il paragone Villeneuve Pironi ho dovuto sentire!) sia chiaro! La Ferrari potrà solo raccogliere le briciole al momento perché, sebbene abbia uno dei migliori telai del lotto, allo stato attuale la PU fa la differenza (specie in questo momento iniziale del mondiale) e Ferrari deve recuperare non poco terreno rispetto ai diretti avversari. Tant’è vero che sotto il cofano dell’attuale SF-26 è montato la “versione aggiornata” del motore 2025 e, quello nuovo verrà montato in dipendenza dell’ADUO e dei progressi che la stessa Rossa compirà: questo vorrà dire che avranno il motore nuovo tra Monza 2026 e i test di F1  del 2027… per la serie “tutto è in cantiere”. Trovare le parole giuste in tutto questo marasma regolamentare è veramente difficile ad essere sinceri, anche perché la stessa Ferrari che tanto aveva puntato su questo regolamento si ritrova ad inseguire  e, nel contempo dovrà fare attenzione agli avversari diretti (Red Bull e McLaren) i quali ora sono in affanno è vero, eppure il mese di stop forzato che dovremo osservare, è oro per tutti i team che sono in difficoltà e sarà una ghiotta occasione per poter tentare di colmare il gap prestazionale. Quindi ogni eventuale sorpresa è rimandata a Miami, nel frattempo godiamoci, nel prossimo GP, le partenze a cannone delle Ferrari per essere acciuffate in pochi giri da chi ha già di sicuro segnato le sorti di questo nefasto ed elettrico mondiale.

Buon GP del Giappone a tutti.

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO (II°): La scommessa

Toto Wolff quando ha annunciato che Andrea Kimi Antonelli, per tutti Kimi senza Rakkonen (sul podio cinese anche lo scambio di persone ci siamo dovuti sorbire) avrebbe guidato per Mercedes, ha semplicemente messo i suoi attributi sul tavolo del consiglio di amministrazione della casa con la stella a tre punte. Infatti sebbene il pluridecorato Team Principal sia anche uno degli azionisti della stessa Mercedes, ciò non significa che egli abbia il cosi detto posto fisso. Se c’è un lavoro infatti nel mondo dove la certezza del posto non esiste quello è proprio la F1 e, le vicissitudini di Horner, lo dovrebbero aver insegnato ormai. Con questo voglio dire che il buon Toto si è presentato ai nastri di partenza del nuovo ciclo regolamentare con ben quattro anni di digiuno (senza contare il 2021 che almeno in quell’anno sono stati protagonisti fino alla fine) e, il suo collo era non poco a rischio se non avesse portato risultati. Questa premessa era doverosa perché fa capire con quale spirito ha dovuto affrontare le non poche perplessità, a riguardo dell’ingaggio dell’imberbe pilota italiano e, di quanto abbia veramente rischiato, facendo forse una delle scommesse più importanti della sua vita. Eppure già l’anno scorso qui sul Blog del Ring affermai che in Mercedes non lavorano degli scappati di casa e, l’aver vinto tutti quei titoli mondiali e, aver lavorato con uno come Hamilton, qualcosa devono averlo imparato. Se Kimi è stato scelto e promosso direttamente nella squadra maggiore, senza passare per la Williams, è perché Toto&Soci hanno capito e visto che in Kimi evidentemente c’era qualcosa di speciale e, farlo debuttare l’anno scorso in un momento di transizione dove la stessa Mercedes già sapeva che non avrebbe vinto nulla, proprio perché stava aspettando il 2026, è stata la mossa geniale che gli ha consentito di trovarsi proprio dov’è ora. Tutto il 2025 è servito a Kimi per capire cosa significa veramente la F1, quindi a conoscere squadra, metodo di lavoro, colleghi, piste e, soprattutto pressione. Quella stessa pressione che lo ha schiacciato appena arrivati in Europa e, dalla quale ha dovuto imparare a rialzarsi tanto da finire il campionato in crescendo. Ribadendo un concetto ormai stantio, considerando il lungo cammino che attende il nostro connazionale, Kimi non era una pippa prima e non è un campione ora, semplicemente è un ragazzo di diciannove anni che sta maturando la sua esperienza e, che lentamente sta prendendo le misure dell’immane lavoro che lo attende. Perché con la gara disputata domenica scorsa Antonelli, sebbene abbia acceso animi ed entusiasmi, è anche vero che ora si dovrà guardare le spalle in quanto ha aperto definitivamente gli occhi al suo compagno, nonché diretto avversario per la corsa al titolo. Sia chiaro che George Russell è il naturale candidato, se non il solo, alla rincorsa al titolo considerando la sua indubbia velocità nonché esperienza, vero è che la partenza di Antonelli ha dimostrato la fame e la cattiveria agonistica dell’italiano: dopo il giro di formazione Kimi ha posizionato la sua W-17 con il muso puntato verso la traiettoria del compagno, semplicemente perché sapeva benissimo che il suo vero avversario era proprio lui, cosi come sapeva che Ferrari allo start avrebbe passato tutti, ed infatti lascia sfilare Lewis senza forzare. Inutile dire che questa freddezza è il frutto non solo dell’esperienza maturata l’anno scorso bensì, anche perché il ragazzo si è preparato col suo ingegnere di pista Bono non lasciando nulla al caso. Scommessa vinta dunque, perché in gara si è svolto il solito copione con le Mercedes che hanno dettato la loro legge e, Kimi si è tolto uno dei pesi più grandi della sua giovane vita che è quello di vincere il suo primo GP. Vedremo fra quindici giorni come saprà contenere la certa reazione del suo famelico compagno, Intanto grazie Toto (non avrei mai immaginato di scriverlo!) per aver riportato dopo una generazione (delta temporale non casuale visto che tutto l’intero patrimonio nazionale di piloti è stato bruciato nel decennio 90 – 2000 ed ecco appunto l’attesa ventennale) un italiano sul gradino più alto del podio e, soprattutto complimenti per aver vinto la tua scommessa.

A proposito di scommessa mi chiedo cosa ci faccia Ferrari seconda forza. Infatti sebbene da un lato le prestazioni della Rossa, considerando lo strapotere teutonico e il disastro degli altri top team siano più che lodevoli e, di certo non scontate, mi domando appunto dove sia finito “l’obiettivo 2026” pronunciato dal Presidente della Rossa a fine dicembre del 2022, mentre smantellava definitivamente una squadra che era arrivata seconda nel mondiale Costruttori con una Red Bull dominante. Anche Ferrari ha fatto la sua scommessa quattro anni fa, puntando tutto su questo regolamento osceno, dunque mi chiedo per quale motivo non c’è la Rossa al posto della Mercedes? Essere attualmente seconda forza assoluta, in questo mondiale completamente stravolto, equivale ad un mezzo fallimento al momento, fallimento che diverrà totale se a Maranello non troveranno la soluzione per raggiungere Toto&Soci. Infatti sebbene il rubicondo Team Principal dichiari “Sappiamo cos’è che ci manca”, nel frattempo dobbiamo accontentarci delle briciole e, assistere al duello fratricida tra i due rossi che lottano non tanto per la posizione quanto per l’orgoglio: Charles per far capire chi comanda in pista e Lewis per dimostrare che vale lo stipendio che prende. Il sette volte campione del mondo alla fine riesce a conquistare il suo primo podio in Rosso (impiegando lo stesso tempo che è occorso al nostro Kimi per vincere la sua prima gara!) solo perché il suo team mate sbaglia una frenata, altrimenti sarebbe stato a guardare anche stavolta. I festeggiamenti sui social sono scattati d’ufficio eppure ripeto, cosa c’è da festeggiare allo stato attuale? In questo momento la Ferrari di Vasseur ha perduto malamente la sua scommessa e, il distacco che c’è attualmente coi diretti avversari, è praticamente quello dell’anno scorso che aveva nei riguardi di McLaren, con la differenza che ora se la Rossa è avanti a tutti è più per demerito degli altri che non per merito suo. Infatti McLaren è stata affondata dal teutonico propulsore (pare che Andrea Stella sia incazzatissimo con Toto) ed al momento non sono pervenuti, mentre Red Bull è alle prese con la mancanza di esperienza nella gestione della PU, visto che si sono fatti tutti in casa. Fino a quando durerà questa situazione? Ferrari dovrà dimostrare di saper sviluppare una volta e per tutte, solo che forse sarà troppo tardi per quando (e se!) ci riuscirà.

A proposito di incazzature il nostro Max non si risparmia mai a fine GP e, dopo la fine della seconda gara, il disco non cambia sputtanando il Sistema (“Chi si entusiasma per queste gare non capisce nulla“… alè!) senza remora alcuna. Il Campione dice che avrebbe detto lo stesso anche se avesse vinto e, considerando il soggetto, per quale motivo non dobbiamo credergli? La F1 ha perso senza se e senza ma la sua scommessa sull’elettrico, dimostrando con questo regolamento che lo sport su quattro ruote è ben altra cosa che fare i ragionieri per gestire l’energia che si ha propria disposizione. I sorpassi che abbiamo visto sulla pista cinese e, soprattutto quelli tra i due Rossi, altro non sono che scambi di posizione dovuti sempre per lo stesso motivo, che è quello di avere o meno la batteria carica. Verstappen (di fatto la maggioranza dei piloti se ne lamentano!) ha ragione da vendere quando critica questa Formula E steroidizzata, semplicemente perché il modo di guidare e di combattere è innaturale e, va contro ogni principio che ha contribuito a rendere grande questo sport. Dal GP della Cina a mio modesto giudizio, è scattato quello che chiamo “piano della rana bollita”: infatti poiché questa pista è stata meno severa per quanto riguarda la ricarica della batteria, unito alla “distrazione” della vittoria di Kimi e , alla battaglia tra i due ferraristi, il Sistema cercherà di sfruttare a suo vantaggio questi episodi per vendere il prodotto come meglio può, cercando di far abituare lentamente il grande pubblico a codesto sconcio. Il mese di stop che ci aspetta dopo il Giappone tra l’altro, dovuto alla disastrosa situazione geopolitica del Medio Oriente, è oro per questa F1 elettrificata che già a partire da questa settimana aprirà un tavolo di confronto per cercare di capire come poter salvare capre e cavoli. A riguardo sono molto pessimista che cambi qualcosa e, sono quasi certo che questa sarebbe la mia unica scommessa che vincerei.

Vito Quaranta

E’ TROPPO GIOVANE. ANZI NO. ANTONELLI DOMINA IN CINA.

Non paghi di avere dato a disposizione delle squadre solo pochi giorni di test a fronte di un cambio di regolamento epocale, la F1 aveva piazzato la seconda gara ad una sola settimana di distanza dalla prima, infilandoci pure l’inutile garetta.

Pertanto, chi ha problemi, e sono in tanti, se li tiene, chi non li ha continua a dominare.

E, infatti, le qualifiche della garetta dimostrano impietosamente la superiorità delle Mercedes. Russell se la porta a casa, davanti alle due Ferrari che per un po’ lo infastidiscono, mentre Antonelli parte ancora una volta malissimo e arriva solo sesto.

Ma il bolognese si rifà in qualifica, agguantando la sua prima pole, davanti a Russell, messo in difficoltà da un problema elettrico. Le Ferrari seguono con il solito distacco di qualche decimo.

Le McLaren occupano la terza fila, sembrano essersi un po’ riavvicinate ma la domenica non si schierano sulla griglia, così come Albon e Bortoleto. Ben 4 macchine fuori ancora prima che la gara cominci, mai successo.

Solita partenza a fionda delle due Ferrari, con Hamilton che supera Antonelli, e Leclerc che supera Russell. Ma dopo soli 3 giri le due Mercedes ritornano davanti. Incredibilmente, le due Alpine seguono in quinta e sesta posizione.

Al giro 10 si ferma Stroll e viene attivata la Safety Car. I primi cinque effettuano la loro (unica) sosta, gli altri no, e Colapinto si ritrova così in seconda posizione davanti ad Ocon, con Russell quarto.

Si riparte al giro 14, e Antonelli scappa via, mentre Russell si fa superare da Hamilton e Leclerc. L’inglese è in difficoltà a scaldare le gomme dure. Le due Ferrari sono in palla e Lewis si riporta sulla coda di Andrea, mentre Leclerc si prende la terza posizione.

Al giro 25 Leclerc soprende Hamilton superandolo di forza. Lewis viene attaccato anche da Russell, ma riesce a tenerlo dietro. Il trio perde due secondi da Antonelli, primo indisturbato, in un solo giro.

Non è finita, perchè i due ferraristi si superano e risuperano nel giro successivo, e il distacco da Andrea sale di altri due secondi. Russell pone poi fine alla diatriba passando Hamilton. Due giri dopo si riporta in seconda posizione, superando anche Leclerc. Ma Antonelli è già a 8 secondi di distanza.

Al giro 36, mentre le due Mercedes viaggiano tranquille, Leclerc commette un errore in fondo al rettilineo lungo, e Hamilton ripassa davanti. Ovviamente il monegasco non ci sta, ripassa davanti e i due ingaggiano nuovamente un duello curva per curva con l’inglese che torna davanti, questa volta definitivamente.

Al giro 53 Andrea si distrae un attimo, blocca le gomme in fondo al rettilineo principale e va lungo. Il suo ingegnere gli ricorda che, mancando 3 giri alla fine, è meglio portarla a casa.

E così fa, e dopo esattamente 20 anni, un italiano vince un gran premio di Formula 1, dominandolo dall’inizio alla fine. Seguono Russell, Hamilton, al primo podio con la Ferrari, Leclerc, Bearman, Gasly, Lawson, Hadjar, Sainz e Colapinto. Notte fonda per i nuovi arrivati Audi, Honda e Cadillac.

Fra due settimane si correrà in Giappone. Poi un mese di stop, a causa dell’annullamento dei due GP in medio oriente. Lo passeremo parlando di ADUO.

P.S. ancora una volta Toto ha avuto ragione. Quanti dubbi abbiamo avuto tutti sull’opportunità di mettere un diciottenne su una Mercedes. Da quell’incidente a Monza nelle FP1 ad oggi sono passati poco più di 18 mesi. Nei quali abbiamo assistito ad un percorso di crescita fatto di alti e bassi, come è giusto che sia. Ma in Mercedes hanno continuato a dirci “vedrete”. E oggi abbiamo visto. E tanto.

P.S. 2 Russell ora sa di avere un grosso problema in casa. Che, a differenza di lui, è cresciuto mangiando tortellini. E, di conseguenza, è più simpatico, anche, e soprattutto, ai suoi colleghi.

P.S. 3 La dimensione del problema di George la dà anche la felicità di Wolff a fine gara. Non credo che lo abbiamo mai visto così in questi ultimi 12 anni.

P.S. 4 Andrea a vincere la prima gara ci ha messo lo stesso tempo impiegato da chi ha sostituito ad ottenere il primo podio con la Ferrari.

P.S. 5 Il TP di Maranello ci conferma che la Ferrari è indietro di 3-4-5 decimi rispetto alla Mercedes. Come lo scorso anno, quindi. L’unica differenza è che ora non ci sono in mezzo Red Bull e McLaren, che manco arrivano in fondo (e, a volte, nemmeno partono).

P.S. 6 L’ala “macarena” è quindi un’arma di distrazione di massa. La SF-26 è un’ottima macchina in curva, ma le manca un po’ di motore, e solo la FIA ora può colmare il gap, altrimenti assisteremo alla ripetizione del 1984 e del 1988.

P.S. 7 Recuperare grazie all’ADUO sarà ArDUO (lo so, questa è troppo facile).

P.S. 8 Fino a quando i due piloti Ferrari incroceranno le ruote con simpatia e allegria?

P.S. 9 Il paragone con il duello Villeneuve-Pironi di Imola 1982, ripetuto all’infinito, è qualcosa di inaccettabile. Vanzini è tornato quello di una volta, e sono molto contento di questo.

P.S. 10 in qualifica Russell si è ritrovato con il cambio bloccato in prima. L’hanno dovuta riavviare 3 volte per farla tornare a funzionare. Si erano installati gli aggiornamenti e hanno dovuto ripristinare l’ultimo stato funzionante.

P.S. 11 Non avrei mai pensato di vedere un casalecchiese vincere un GP. 45 anni fa, sognavo di essere io, quel casalecchiese. Ma su una Ferrari.

P.S. 12 Non avrei nemmeno mai pensato di potere essere felice per una vittoria dell’odiatissima Mercedes.

P.S. 13 l’ultimo: a Casalecchio ci sono le imdicazioni per andare a Maranello, non per andare a Stoccarda. Ma se vai a Maranello, ti indicano loro la strada per (vincere grazie a) Stoccarda.

F1 2026 – GRAN PREMIO DI CINA

La nuova stagione di F1 è partita ed è già ora di pensare a dei correttivi. Il primo Gp in Australia ha conclamato tutta una serie di storture e problemi che erano stati ampiamente preventivati sia a bocce ferme che nei test pre stagionali.

Sembra incredibile che chi ha redatto i regolamenti e ha il dovere di farli rispettare abbia avuto una così scarsa lungimiranza e attenzione, a meno che il tutto non fosse voluto ovviamente per rimescolare ampiamente il mazzo di carte a disposizione, accontentare chi negli ultimi anni ha perso e creare uno show artificioso in cui solo chi è un appassionato “newcomer” può giudicare come bello da seguire.

E già tempo di riunioni e correttivi perchè quello che si è visto in Australia è stato largamente imbarazzante: auto piantate allo start, centinaia di sorpassi decisi dagli algoritmi di ricarica batterie e non dalle capacità dei piloti, un nuovo (vecchio) team dominante e velocità in curva e rettilineo al limite del comico.

immagine da f1grandprix.motorionline.com

Siamo ufficialmente passati alla versione “videogioco” della F1, tra l’altro una poco realistica e molto arcade, mancano solo le indicazioni delle traiettorie ottimali da seguire in curva. Magari è solo questione, come in molti hanno detto, di un layout particolarmente sfavorevole della pista di Melbourne ma pensare, come detto da Leclerc, che ormai le staccate in frenata non faranno più la differenza lascia pensare e male.

Anche Verstappen è stato molto critico, affermando che con queste monoposto non si può fare più il mestiere del pilota propriamente detto. Saranno solo i mugugni di chi sa di non avere speranze di vittoria quest’anno? Sarà ma la maggioranza dei piloti la pensa più o meno come l’olandese.

Quali sono questi problemi? In primis delle qualifiche che hanno perso il loro valore fondamentale: quello di vedere le monoposto al massimo della loro velocità in pista. In una F1 che in questi anni ci ha abituato a gare domenicali in cui c’è sempre più da gestire e far durare il più a lungo possibile tutto ciò che scende in pista, la qualifica era rimasto l’ultimo aspetto in cui vedere davvero il pilota metterci del suo.  Ecco vedere il lift and coast anche in qualifica con l’aggiunta dell’impossibilità di aumentare il recupero di energia per questioni di sicurezza durante le fasi di clipping in rettilineo ha tolto anche l’unica occasione di vedere i piloti in versione full gas.

immagine da formulatecnica.it

Secondo problema: in Australia ci sono stati centinaia di sorpassi ma molti sono stati “decisi” dal software che gestisce l’energia del sistema ibrido durante il giro di pista. La coperta è sempre corta: se in una sequenza rettilineo-curva vai forte, nella successiva sarai in debito di energia e dovrai andare piano, ecco spiegati la serie di sorpassi e controsorpassi. Una cosa del genere è bella da vedere? Forse per chi non è esperto si , agli altri sarà sembrata una barzelletta, una roba da harlem globetrotters.

Terzo problema: caos partenza dato da monoposto piantate in griglia a causa dell’incapacità dei turbo di ricaricare sufficientemente le batteria per avere uno start decente. Anzi, molti piloti sono arrivati in griglia con la batteria scarica. Al di là degli errori di gestione del sistema PU/batteria è però imbarazzante che si arrivi a partenze come quelle viste a Melbourne in cui per poco non si è rischiato l’incidente grave. Anche in questo caso la pezza che è peggio del buco: la direzione gara ha “allungato” la procedeura di partenza concedendo 5 secondi extra a giri motore alti per permettere la carica delle batterie, mortificando chi, coma Ferrari, soffre poco del problema grazie ad una precisa scelta tecnica di montare un turbo più piccolo.

immagine da the-race.com

Dulcis in fundo: valutazione “fantasiosa” delle aree grigie del regolamento. In poche parole: Mercedes aggira il rapporto di compressione misurato a freddo della sua PU costruendo un motore più potente della concorrenza che permette di ricaricare meglio il sistema ibrido e sfruttare comunque una congrua quantità di cavalli nell’utilizzo del termico, con effetti a cascata su gestione carburante, gomme e ritmo gara. In poche parole; game, set, match. Siamo tornati al 2016. La FIA ha già cercato, spinta dalle proteste dei 2/3 della griglia di modificare la misurazione del rapporto di compressione eseguendolo a caldo ma solo da metà stagione in poi. Un’altra pezza che è peggio del buco.

Ovviamente Mercedes si guarda bene dal fornire ai suoi clienti l’intero potenziale della sua PU, mantenendo un vantaggio netto su tutta la concorrenza.

Insomma, tanti problemi e poche idee per risolverli, considerando anche che ci vorrà l’unanimità di tutti i team per apportare modifiche. Ci sarebbe da parlare anche del Gp di Cina, che potrebbe cambiare i valori in campo visti a Melbourne data la diversa conformazione della pista, azzardando una riduzione del gap tra Mercedes e gli altri team, tutto da verificare.

immagine da f1granprix.motorionline.com

In ogni caso, questa nuova F1 avrà bisogno di almeno 2/3 mesi prima di andare a regime e non è detto che ci saranno miglioramenti tangibili. Questo è stato il prezzo da pagare per attrarre nuovi costruttori, vedi Audi e Cadillac e per convincere Honda a rimanere facendo al momento una figura davvero pessima. Si è ulteriormente snaturato il DNA intrinseco della massima espressione motoristica a quattro ruote. Adesso ci chiediamo se ne sarà valsa la pena, tra poco persino la domanda non avrà alcun significato.

Rocco Alessandro

LE NON PAGELLE DI MELBOURNE 2026

Signore e signori, benvenuti nella nuova era. Benvenuti nel 2026, l’anno zero della Formula 1 moderna, l’anno in cui tutto è cambiato, in cui le certezze del passato sono state spazzate via da un regolamento tecnico rivoluzionario che ha rimescolato completamente le carte in tavola. Melbourne, il primo Gran Premio della stagione, era attesissimo proprio per questo: dopo mesi e mesi di voci, indiscrezioni, test invernali in cui tra chi si sforzava di mostrare il proprio potenziale e chi si “nascondeva” studiatamente era praticamente impossibile capire chi fosse veramente messo meglio, finalmente non ci sono più scuse, non ci sono più segreti. Ora bisogna “tirare” a più non posso perché siamo in gara “vera”, quella che conta.

Ciononostante è ancora difficile dare giudizi definitivi – ci mancherebbe, è solo la prima gara di una lunghissima stagione – ma certamente alcune indicazioni chiare sono arrivate dall’Albert Park. Mercedes ha confermato, con tanto di fanfara, le voci della vigilia, dimostrando di avere di gran lunga il pacchetto migliore. Non posso sapere se le voci sul fatto che il proprio motore sia in qualche modo meglio tarato rispetto a quello delle scuderie clienti siano vere sicché devo dare per scontato che, invece, sia esattamente lo stesso. Così stando le cose e al netto di future smentite bisogna riconoscere che evidentemente il progetto è eccellente anche sotto gli altri profili di valutazione compresa l’interpretazione (qualcuno direbbe “lo spirito”) del nuovo regolamento tecnico. Per il momento, dunque, chapeau!

Sorprende, per certi versi, la Ferrari. La Scuderia di Maranello, reduce da annate deludenti in cui ai proclami reboanti di inizio anno corrispondeva puntualmente una vettura insufficiente per ogni ambizione seria, si presenta stavolta con soluzioni estremamente interessanti, innovative sotto ogni profilo: motoristico, telaistico e aerodinamico. La SF-26 sembra finalmente essere una vettura all’altezza delle aspettative, capace di lottare con i migliori e con notevoli margini di miglioramento.

Delude invece, e parecchio, McLaren. La squadra di Woking veniva da due anni e mezzo di interpretazioni tecniche eccellenti, brillanti, da un dominio schiacciante che, in continuità di contesto, sarebbe stato certamente destinato a proseguire. Pur avendo lo stesso motore delle Mercedes – quindi teoricamente lo stesso vantaggio propulsivo – non è stata in grado di capitalizzarne le potenzialità. La MCL40 appare in difficoltà, lontana dai vertici, e questo è un problema serio per una squadra che si presentava come favorita.

Molto positivo, al di là dei risultati effettivi immediati, anche l’esordio di Red Bull con il nuovo motore realizzato in proprio (con Ford). La casa austriaca ha portato una power unit di propria costruzione, con tutte le incognite enormi del caso. Esordire con un motore nuovo è sempre rischioso e persino, almeno potenzialmente, disastroso. Invece la RB22 (e anche le Racing Bulls) ha dimostrato di essere competitiva, affidabile, promettente. E forse, finalmente, con due piloti anziché uno solo…

Ma veniamo alle vetture in sé e al loro tanto temuto comportamento in pista. Melbourne conferma sostanzialmente tutto quanto si era detto, e temuto, durante l’inverno: la gestione della parte elettrica condiziona oltremodo tutte le fasi del circuito. La differenza con gli scorsi anni, sotto questo profilo cruciale, è particolarmente evidente in qualifica dove si sono tornati a vedere distacchi da anni Settanta. Parliamo di secondi, non di decimi, tra la pole position e le retrovie.

Particolarmente curioso, affascinante e al contempo straniante, è il comportamento delle vetture nei rettilinei. Al di là della nuova aerodinamica più efficiente, l’utilizzo subitaneo ed esplosivo dell’energia elettrica consente velocità massime spropositate. Ma al tempo stesso, poiché l’energia dura poco, vediamo le vetture letteralmente “mollare” l’accelerazione quando sono ancora ben lontane dalla fine dei rettilinei stessi. È uno spettacolo che definirei, per l’appunto, straniante: le macchine scattano come razzi, raggiungono velocità folli e poi improvvisamente sembrano frenare anche senza che il pilota tocchi il pedale del freno. E la cosa non è banale: si parla di 40-50 Km/h persi in pochi metri.

I piloti hanno dovuto adattare radicalmente il proprio stile di guida a queste nuove caratteristiche tecniche. E già in questo primo weekend si è vista qualche differenza significativa tra chi ha capito subito come sfruttare al meglio queste nuove dinamiche e chi invece fatica ancora a trovare il giusto approccio.

Ed è proprio su questo aspetto, in mancanza di possibili confronti diretti con il passato – siamo in una nuova era, dopotutto – che baserò i giudizi di queste pagelle. Non ha senso confrontare con il 2025, sono macchine completamente diverse, regolamenti diversi, fisica diversa. L’unico metro di giudizio sensato è l’adattamento: chi ha capito prima, chi ha interpretato meglio, chi è riuscito a estrarre il massimo da queste vetture aliene.

Ma ora basta con i prolegomeni. Andiamo a vedere come si sono comportati i protagonisti su questo splendido palcoscenico australiano (ma quant’erano belle le riprese dall’elicottero?!).

  1. GEORGE RUSSELL – voto 10

Esecuzione perfetta. Semplicemente perfetta, impeccabile sia in qualifica che in gara. George Russell inaugura la nuova era della Formula 1 nel modo migliore possibile: dominando dall’inizio alla fine, senza lasciare nemmeno le briciole agli avversari. La pole position è un capolavoro di precisione e velocità, con un distacco siderale dai rivali che lascia tutti a bocca aperta. In gara, poi, il britannico non sbaglia praticamente nulla.

La partenza è ottima, aggressiva al punto giusto, e non si fa sorprendere troppo dall’exploit di Leclerc. Il primo stint è gestito con maestria: dopo una esaltante lotta (pur con tutti i caveat del caso rimane comunque un bel duello) con Leclerc approfitta in modo eccellente delle due VSC e torna in pista con un ritmo insostenibile per chiunque altro. Una volta raggiunto un distacco di sicurezza si mette in gestione fino alla bandiera a scacchi. La gestione dell’energia elettrica è da manuale, probabilmente la migliore vista in pista: George ha capito perfettamente come e quando utilizzare le caratteristiche del sistema ibrido, massimizzando il pacchetto a disposizione in modo eccellente e senza incertezze: non ha commesso il benché minimo errore in tutto il week end. La qual cosa non è affatto scontata in questo esordio di nuovo regolamento e con la pressione che, volente o nolente, si è trovato addosso. Bravo!

La prestazione è da campione vero, maturo, che inaugura la stagione nel modo più brillante possibile. Se questo è il livello di George, e se la vettura continuerà a sostenerlo, gli altri piloti hanno un problema serissimo.

  1. ANDREA KIMI ANTONELLI – voto 7

Uhm. Mi sarei aspettato, francamente, una gestione del weekend decisamente migliore da parte del nostro giovane connazionale. Certo, alla fine la superiorità schiacciante della vettura lo porta comunque in seconda posizione sia in qualifica che in gara, ma la prestazione complessiva lascia diversi interrogativi.

La sensazione è che Antonelli non sia ancora riuscito a capire completamente come estrarre il massimo dalla W17, sia in termini prestazionali (benché poco significativo in questo esordio mondiale il distacco da Russell si sente) sia in termini di precisione (troppi errori).

In gara le cose vanno meglio ma anche qui non è tutto oro quello che luccica. Kimi parte non benissimo ma recupera velocemente i primi poi, grazie alle strategie sotto VSC, si piazza in seconda posizione che mantiene fino alla fine. Tuttavia, salvo proprio nel finale di gara, non da mai l’impressione di avere la vettura sotto il proprio fermo controllo.

Il secondo posto finale è comunque un risultato eccellente, anzi eccezionale in un week end inizio di stagione in cui diversi errori lo stavano mettendo a repentaglio, e va messo in carniere senza troppi complimenti. Ma ci si aspettava qualcosa di più, qualcosa di diverso da un talento del calibro di Antonelli che, da semi-esordiente e data la giovanissima età, aveva tutte le possibilità di adattarsi alla vettura meglio del suo più anziano (e più abituato alle vecchie monoposto) compagno di squadra. Ovviamente, ha ancora ampi margini di miglioramento nella comprensione di queste nuove vetture. Come si dice a Bologna, sua città natale: lo voglio vedere più sul pezzo.

  1. CHARLES LECLERC – voto 9 1/2

“Cicca” parzialmente la qualifica (non so se è più merito di Hadjar o suo demerito ma me lo aspettavo più vicino a Mercedes per come si erano messi gli altri Q), è vero, ma poi in gara è semplicemente fenomenale. Charles Leclerc dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, di essere uno dei talenti più cristallini della griglia. La SF-26 sembra finalmente essere una vettura all’altezza delle sue capacità, e il monegasco ne approfitta immediatamente.

La qualifica non è brillantissima, come detto poc’anzi. Charles si piazza quarto ma con un distacco dalle Mercedes che avrebbe potuto e dovuto essere minore. Qualche errore di troppo, qualche sbavatura nell’ultimo settore costa decimi preziosi. Si tratterà di capire se è dipeso dalla sua guida o se è una caratteristica intrinseca della vettura (Hamilton ha lamentato gli stessi problemi nel cosiddetto deployment).

La partenza, dopo una micro esitazione dovuta allo spegnimento subitaneo del semaforo, è aggressiva e persino violenta. Charles fa uno slalom pazzesco e passa subito a condurre. In ciò si confermano le voci della vigilia che davano la Ferrari capace di partenze al fulmicotone. Considerando che Hamilton, in questa fase, è partito persino meglio, mi domando cosa sarebbe accaduto senza la insulsa (o forse provvidenziale per la sicurezza?) regola del PRE-START di 5 secondi: mentre gli altri erano a curva 1 le Ferrari sarebbero già state a metà tracciato? Non lo sapremo mai. La lotta con Russell nei primi giri, almeno fino alla VSC, può essere definita epocale o ridicola. A questo proposito è lo stesso Charles che ci aiuta nel giudizio, aprendosi in radio paragonando quanto stava succedendo ad un videogioco per bambini. Tuttavia, vi dirò che proprio perché le nuove caratteristiche delle vetture impongono ai piloti la capacità di estrarne il massimo della prestazione in modi diversi dal passato allora il mio applauso va sia a Charles che a Giorgino per l’abilità che hanno dimostrato, ognuno capendo dove poteva agire e facendolo alla perfezione. Dunque, per quanto ambivalente possa essere, non mi sentirei di bocciare del tutto questa modalità di duello, se è interpretato magistralmente come hanno fatto i nostri due eroi. Tanto più che fino alla VSC un po’ di incertezza sul come sarebbe potuta andare la gara il nostro Charles ce l’ha infusa. In fondo, a ben pensarci, se anche chi sta dietro ha un ritmo migliore, prima di tutto bisogna che si metta davanti per poterlo esprimere e se il buon Charles fosse riuscito a gestire la gara in modo da rendere difficile il sorpasso definitivo a Russell forse avremmo vissuto l’intensità del duello per molto più tempo. Ad ogni modo, un pizzico di sfortuna condiziona i pit e i mancati pit sotto le due VSC sicché il nostro si ritrova terzo senza grandi possibilità di recupero. Decide di gestire la posizione e la porta in fondo senza problemi: non dimentichiamo che in questa prima gara anche l’affidabilità era una forte incognita. Il distacco in gara da Mercedes è meno rilevante di quello visto in qualifica: questa nota dà ancora più speranze per un mondiale che non sia il solito monologo. Inoltre, per quanto mi è stato possibile non avendo termini di paragone, ho potuto notare comportamenti diametralmente opposti delle due contendenti: Mercedes, nelle mani di George, è eccellente nella gestione dei rettilinei e conseguentemente nelle curve “secche” da stop&go (o viceversa!) mentre Ferrari sembra più a suo agio nei cambi di direzione e più generalmente in curve a raggio variabile ove sembra avere decisamente più velocità di chiunque altro. Non so quanto questo dipenda dalla guida del pilota e quanto dalle caratteristiche del motore che paiono assai diverse: probabilmente una combinazione delle due. Lo dimostra (o lo dimostrerebbe) il camera car di Antonelli che, almeno a me, pareva guidare in modo più simile a Leclerc o, quantomeno, in modo diverso da Russell, con quindi maggiori incertezze sul volante a centro curva il che è segno paradossale che in una stagione con rivoluzione tecnica è plausibile supporre che il pilota conterà di più nel portare a casa i risultati rispetto al passato. Staremo a vedere.  Ad ogni modo, il terzo posto finale è un risultato eccellente per come è maturato segno che finalmente (anche in questo caso con tutti i caveat del caso) Ferrari ha portato una macchina competitiva già da inizio stagione. Se poi il nostro buon Charles dovesse prenderci gusto chissà che finalmente non avrà davvero la possibilità di lottare per il mondiale: l’incognita è tanto… incognita! ma meglio iniziare bene che, come diceva il filosofo, iniziare male.

  1. LEWIS HAMILTON – voto 8 1/2

Toh! Chi si rivede! Proprio nell’annata in cui il cambio radicale di tecnica delle vetture faceva prevedere, anzi quasi presagire il suo definitivo affondamento, Lewis Hamilton si esprime invece in modo eccellente. Il sette volte campione del mondo, in questo esordio mondiale, dimostra che i rumors sulla sua morte sportiva erano un po’ esagerati. Non cito Mark Twain in toto perché è solo la prima gara e non si sa mai…

In qualifica Lewis si piazza inopinatamente settimo. Tuttavia, diversamente da quanto accadeva lo scorso anno, stavolta il risultato è dipeso più da circostanze esterne che da suoi demeriti. Infatti, il suo distacco da Leclerc è minimale (1 decimo) e, come il monegasco, ha lamentato difetti nel deploy (spero di capire meglio sta cosa col passare del tempo…) che non gli hanno consentito una prestazione migliore. Sfortuna vuole che in questo divario si siano infilati Hadjar (davanti pure a Leclerc) e le due McLaren. Noto comunque che tra Q2 e Q3 il nostro è migliorato più di Leclerc: l’hanno scorso non si era mai visto. In gara Hamilton tira fuori dal cilindro una prestazione decisamente inaspettata. La sua partenza è persino migliore di quella di Charles e solo l’imbottigliamento in cui si è trovato tra lo stesso Leclerc, Russell e Hadjar gli impedisce, udite udite, di prendere la testa della corsa sin da subito. Ad ogni modo, si libera di Hadjar abbastanza facilmente e arriva subito sul duo di testa. Ad un certo punto, causa uno dei tanti sorpassi e controsorpassi tra i due, ha pure l’occasione di infastidire Russell ma decide di non affondare il colpo per il rischio di collisione (anche se qui… un pilota “zerbino” si sarebbe comportato diversamente e ora saluteremmo la prima vittoria di Antonelli in F1). Dopo le VSC, non senza una nota in radio che dimostra la sagacia tattica che si chiede alla sua esperienza (“at least, one of us should have pitted”), si mette più in tranquillità e gestisce sino alla fine. Nella seconda metà di gara il suo ritmo è migliore di quello di Leclerc ma credo che ciò sia dipeso più dalla gestione del monegasco che non da una reale migliore forma della Ferrari del britannico. Più che altro, quel ritmo, dimostra che Mercedes in gara non è poi così lontana e fa ben sperare per il prosieguo della stagione. La gestione dell’energia elettrica – aspetto cruciale di queste nuove vetture e potenzialmente il suo tallone d’Achille vista l’età e la necessità di adattarsi a uno stile di guida completamente nuovo pare decisamente superiore alle aspettative.

Una bella sorpresa.

  1. LANDO NORRIS – voto 6 1/2

Delude, e pure parecchio, per tutte le prove libere e (parzialmente) la qualifica. Il campione del mondo in carica sembra completamente spaesato, perso nelle nuove dinamiche tecniche. La McLaren fatica rispetto a Mercedes e Ferrari, ma è altrettanto vero che Lando non riesce a estrarre da essa lo stesso potenziale che invece Piastri riesce ad ottenere.

Ma in gara, ecco che torna il Lando che conosciamo! Il britannico guida da par suo soprattutto nella seconda parte della corsa dove resiste senza troppa fatica, anzi con relativa comodità al ritorno di Verstappen. Anche il suo ritmo, nella seconda metà di gara, è molto interessante e ciò rientra nelle caratteristiche che il buon Lando ha sempre mostrato: incerto all’inizio ma velocissimo nei finali di gara. Non so quanto ciò sia una buona notizia per lui perché da un lato conferma le sue caratteristiche di pilota ma dall’altro può essere ulteriore segnale di scarso adattamento alla nuova tecnologia che ha a disposizione. Mancando Piastri, quindi mancando un termine di paragone a parità di vettura, non sappiamo davvero come giudicare questo andamento.

Il quinto posto finale è comunque un risultato dignitoso considerando le difficoltà del weekend. Ma la sensazione netta è che Norris e McLaren abbiano un problema serio da risolvere, e in fretta se vogliono ambire a ripetersi.

  1. MAX VERSTAPPEN – voto 9 1/2

Max viene tradito da un problema tecnico che lo esclude dalle qualifiche costringendolo a partire dal fondo dello schieramento. Per qualsiasi altro pilota sarebbe stata la fine, il weekend compromesso irrimediabilmente. Ma Max Verstappen non è un pilota qualsiasi, è il manico che tutti conosciamo, quello che fa la differenza quando conta davvero.

In gara Verstappen mette in scena una rimonta semplicemente strepitosa che lo porta, giro dopo giro, sorpasso dopo sorpasso, dalle retrovie fino alle spalle di Norris nel finale.

I sorpassi sono chirurgici, perfetti, eseguiti con una precisione quasi maniacale e sfruttando le caratteristiche di questi nuovi ibridi. Interessante anche la strategia a due soste (bianche-gialle-bianche) che lo agevola nel recupero e che sarebbe stato interessante vedere sui piloti Ferrari. Verstappen non si innervosisce mai, non forza mai oltre il necessario, aspetta il momento giusto e poi colpisce senza pietà. Nel finale Norris sembrava alla sua portata ma il britannico difende benissimo la posizione e Max, con saggezza, decide di non rischiare inutilmente e di portare a casa un sesto posto che, considerando da dove era partito, vale come una vittoria.

Una prestazione semplicemente straordinaria, da campione vero. Verstappen ha dimostrato ancora una volta che quando ha una macchina decente sotto al sedere può fare la differenza contro chiunque. E la Red Bull, nonostante il problema tecnico di qualifica, sembra avere un buon potenziale. Se risolveranno i problemi di affidabilità (vedi quanto successo ad Hadjar), mi aspetto Max molto più pimpante in Cina.

  1. OLIVER BEARMAN – voto 7 1/2

Delude un pochino, va detto, come velocità pura assoluta nelle qualifiche dove non riesce a piazzare la Haas nelle posizioni che probabilmente meritava. Tuttavia, dopo test e FP in cui pagava pegno (sorprendentemente) da Ocon gli finisce davanti. In gara, dopo un inizio incerto (anche qui: a differenza di Ocon), torna il Bearman che conosciamo! Battagliero come sempre, aggressivo, determinato, con risultati ottimi visto la posizione che si è conquistato alla fine.

Belli i duelli con i vari contendenti, Lindblad in particolare, che ha portato a termine. A ben guardare e facendo le debite proporzioni, l’andamento di Haas durante il week end assomiglia a quello Ferrari il che depone a favore dell’interpretazione di questa gara da basarsi quasi esclusivamente sulle caratteristiche dei motori. Sarà interessante seguirne le, eventuali, evoluzioni.

  1. ARVID LINDBLAD – voto 9

Esordio da sogno per l’anglo-svedese! Lindblad si piazza incredibilmente in Q3 durante le qualifiche, un risultato strepitoso, insperato per un rookie assoluto al suo primo weekend di Formula 1. Ma non è finita qui.

In gara parte alla grande e viaggia ai piani alti per tutto il tempo. Non si fa prendere dall’emozione, non commette errori stupidi da principiante, guida con una maturità sorprendente, quasi innaturale per uno alla prima gara.

E ciliegina sulla torta, si toglie anche la grandissima soddisfazione di rendere la vita difficilissima a Max Verstappen durante la sua rimonta. Quando l’olandese arriva alle sue spalle, Lindblad non si fa intimorire minimamente e difende la posizione con una durezza e un’intelligenza tattica che lasciano ben sperare per il futuro. Max deve sudare, e pure parecchio, per passarlo. Cede un po’ alla distanza ma è plausibile supporre che il muretto gli abbia chiesto prudenza per portare la macchina al traguardo e non rischiare troppo sul motore dopo quello che era successo ad Hadjar. Bravo!

  1. GABRIEL BORTOLETO – voto 8

Ecco una conferma clamorosa di alcune cose che si pensavano alla vigilia: il pilota giovane si adatta meglio ai nuovi parametri tecnici rispetto a quello vecchio. Gabriel interpreta alla grande le nuove vetture, oscurando Hulkenberg per tutto il weekend.

In qualifica Gabriel è brillante, veloce e preciso portando l’Audi (al suo esordio assoluto) in Q3. In gara è ancora meglio: parte bene e solido in zona punti a inizio gara e poi riesce anche a recuperare dopo un errore strategico nella definizione del pit.

Grazie a lui, Audi esordisce a punti nella nuova era della Formula 1. Una cosa affatto scontata considerando che si tratta di un team completamente nuovo con un motore di propria costruzione. Ottimo!

  1. PIERRE GASLY – voto 7 1/2

Esordio dolce-amaro per Alpine. Da un lato il team francese dovrebbe fare la ola per festeggiare la bella gara di Gasly. Dall’altro, visto il motore Mercedes che si ritrova – quindi teoricamente lo stesso vantaggio propulsivo delle frecce d’argento – sperava forse, probabilmente in qualcosa di più.

Ma direi di accontentarsi, eccome!, visto come è andata l’ultima stagione… Mi aspettavo il buon Pierre molto più avanti in qualifica, almeno per quanto fatto vedere durante le FP. Poi comunque in gara si destreggia bene e agguanta proprio all’ultimo i punti. Il decimo posto finale è un buon punto di partenza per costruire la stagione di segno diametralmente opposto da quella del 2025. Lo speriamo per lui che, a mio modestissimo parere, merita di lottare per posizioni molto più rilevanti.

NOTE DI MERITO

Fernando Alonso nonostante il disastro tecnico totale di Aston Martin in gara Fernando è straordinario fino al prevedibile, inevitabile (mezzo) ritiro. Infatti, dopo aver parcheggiato ai box per una dozzina di giri, decide di rientrare in pista per fare test, per continuare a lavorare, a raccogliere dati. A quasi 45 anni continua a dare lezioni di professionalità e dedizione a tutti.

Isack Hadjar strappa un terzo posto eccezionale in griglia durante le qualifiche, dimostrando che la RBR ha potenziale. Anche in gara stava andando benissimo (comodo quinto dopo il recupero di Antonelli) prima del problema tecnico che lo ha costretto ad un ritiro amarissimo.

Sergio Perez merita un applauso. Nonostante la Cadillac sia lontanissima dai primi in termini di prestazione pura, Checo se la guida fino alla fine senza mai mollare, dimostrando di saper gestire benissimo le possibili criticità tecniche di una vettura ancora così acerba. Bentornato Checo!

NOTE DI DEMERITO

Williams la si aspettava in ben altre, cioè decisamente migliori, condizioni tecniche. Invece la FW48, come già visto nei test, è un pianto. Mah!

Oscar Piastri la mette a muro, come un pivello qualsiasi, nel giro di formazione. Inspiegabile quanto imbarazzante per un pilota del suo calibro. Un errore che costa carissimo alla McLaren e che compromette completamente il suo weekend. Tanto più, che stava dando l’impressione di essere molto più a suo agio rispetto a Norris con queste nuove condizioni tecniche. Un errore decisamente inaccettabile.

Liam Lawson le prende di brutto, perdonate la prosaicità, da Lindblad, un rookie alla sua prima gara. Il confronto è imbarazzante per il neozelandese che, se mai questa differenza dovesse confermarsi nelle prossime gare, potrebbe trovarsi ad essere il primo sedile che salta del 2025.

Una nota positiva finale per Franco Colapinto che evita brillantemente un incidente pericolosissimo al via. Riflessi pronti e lucidità che gli permettono di salvare la macchina e proseguire la gara. Bravo!

 

Ci vediamo in Cina, dove capiremo meglio se la gerarchia vista a Melbourne è già quella definitiva o se qualcuno riuscirà a sovvertire i pronostici!

 

Life is racing, all the rest is waiting