F1 2026 – GRAN PREMIO DI SPAGNA

Ultimo GP in terra europea per questo 2026, prima di una serie di ben nove GP in giro per il mondo, e si finisce con un tracciato inedito, una scommessa per gli organizzatori e per chi ci girerà in pista.

Si tratta del Gp di Spagna sul circuito, definito non cittadino ma un “tracciato in città”, chiamato Madring, ricavato all’interno dell’area della fiera di Madrid.

Un tracciato con 22 curve e che secondo gli organizzatori dovrebbe sposarsi bene con le esigenze di queste nuove F1 così affamate di energia. Sul layout non mi esprimo, a prima vista sembra una pista come tanti “Tilkodromi” che l’hanno preceduta: tanto fumo, poco arrosto. Ma se è vero che è stata progettata anche per venire incontro alle esigenze tecniche di queste nuove PU potrebbe anche assicurare un certo spettacolo.

Il clou della pista è la curva Monumental, ovvero curva 12, una enorme u-turn di mezzo chilometro con una pendenza del 24%. Servirà tanto grip e molto studio per capire come affrontarla, guadagnare tempo e non distruggere le gomme passaggio dopo passaggio, Vedremo se si tratterà di un valore aggiunto o un qualcosa che ricorda Fantozzi e la famosa corazzata.

Paving of La Monumental, the Madring’s most iconic corner. Image supplied by MADRING

Circuito semipermanente che è destinato a diventare presenza fissa nel mondiale e che già nel prossimo anno potrebbe subire qualche modifica, speriamo che il weekend di gara ripaghi lo sforzo fatto.

SI arriva a Madrid con un mondiale che ha preso una direzione chiara che difficilmente cambierà rotta: quella di Antonelli e della Mercedes.  Ormai siamo arrivati al punto in cui non ci si chiede se ma quando. Mentre per il costruttori le cose erano già ampiamente preventivabili, diverso è il discorso per il campionato piloti.

Considerando la stagione 2025 poco più che mediocre, in pochi avrebbero previsto il dominio del giovane bolognese sul più quotato ed esperto compagno di squadra. Dall’alto delle sue 7 vittorie e di un vantaggio in classifica di 66 punti su Russell la situazione è piuttosto rosea per l’italiano.

Il dato più rassicurante comunque è la continuità con cui Antonelli riesce sempre ad essere più performante del compagno di squadra, un trend che non è stato scalfito anche quando Kimi ha dovuto cedere il passo per noie meccaniche. Russell semplicemente non sembra averne per eguagliare la velocità e costanza di Antonelli.

Dei piloti Ferrari meglio tacere dopo Monza, trattandosi sempre di una guerra tra poveri o meglio di una prelazione sulla leadership per la prossima stagione. Vitale per loro, ben poco per chi guarda a casa.

E quì concludo aggiungendo una piccola riflessione personale. Mi è capitato per la prima volta in questo 2026 di vedere un Gp dall’inizio alla fine , il Gp d’Italia a Monza. Al netto delle tragicomiche vicende Ferrari, è stato per quanto mi riguarda il Gp più brutto che mi sia mai capitato di vedere. Meno divertente anche dei Gp in cui i Mercedes facevano doppietta con decine di secondi su tutti.

Vedere quei sorpassi e controsorpassi in rettilineo come se si gareggiasse con monoposto di classe differente è stato mortificante da vedere, mi chiedo come facciano a parlare di spettacolo.

Poi , per carità, onore ad Antonelli che a parità di monoposto surclassa il suo team mate e tutta la griglia di piloti, ma parlare di rimonta storica è un’offesa alla storia di uno sport che una volta era glorioso. E mi dispiace ancora per il bolognese ma paragonare quello che fa a quello che è stato fatto anche solo una decina di anni fa è aberrante, figuriamoci i paragoni con Senna, Schumi e quant’altro.

Mi è capitato di recente di vedere degli spezzoni di gara e qualifica dei primi anni 2000. Sono rimasto sconvolto da quanto selvagge erano quelle monoposto e quante correzioni richiedevano, abituato ad anni di F1 addomesticate mi ero dimenticato cosa guardavo all’epoca. Queste al confronto sembrano delle F2 ad essere buoni.

Quindi, con buona pace di Antonelli e quant’altro, non so se sia un campione o meno, ma, al momento non c’azzecca niente con i mammasantissima che l’hanno preceduto. E mi dispiace perchè magari appartiene a quel cesto lì ma questa F1 appiattisce tutto ed [ di un livello nettamente inferiore rispetto agli anni d’oro.

immagine da diretta.it

Onore a Kimi e ad un pilota italiano finalmente protagonista dopo tanto tempo, ma la F1 è un’altra roba, proprio un altro mondo. E un grazie a Toto Wolff, che ha dato fiducia ad un 18enne che all’esordio nel 2025 a Monza l’ha messa malamente a muro alla Parabolica. E oggi si ritrova il pilota su cui puntare per il prossimo decennio.

*immagine in evidenza da autoracing1.com

Rocco Alessandro

LE NON PAGELLE DI MONZA 2026

Si può tornare a usare l’aggettivo “leggendaria” per descrivere la performance di un pilota di  Formula 1? Anche in questa annata così controversa per via delle nuove quanto cervellotiche Power Unit?

Secondo me sì, si può usare.

Il pilota quest’anno, per paradossale che possa sembrare, conta di più rispetto alle precedenti annate. Si tratta di saper controllare le peculiarità di queste vetture e il modo per farlo è sempre lo stesso da che esiste il motorsport: con il piede destro.

E il piede destro di Andrea Kimi Antonelli da Casalecchio di Reno ha un piede destro decisamente magico.

D’altra parte se abbiamo scomodato quell’aggettivo per Verstappen a Barcellona 2016 e Leclerc a Monza 2024 possiamo esimerci dal farlo per Antonelli per Monza 2026?

Ebbene lasciate che lo scriva: Kimi Antonelli ha fatto una gara leggendaria. Ecco. Adesso sono contento.

Lo è stata perché nella gara più complicata da interpretare, con la posizione di partenza forzatamente (cambio di power unit) in ultima posizione (o quasi, per via delle scelte di altri piloti), con la sorpresa Gasly in pole e Russell pronto ad approfittare per provare a rilnaciare le sue chance mondiali, con la Ferrari che nel GP di casa per antonomasia che farebbe di tutto per fare bella figura davanti ai propri tifosi, con Norris alla miglior stagione in carriera che vorrebbe dire la sua dopo le splendide prestazioni degli ultimi GP quel che ci si attendeva dal nostro buon Kimi era una gara corsa per limitare i danni e niente più.

E invece…

E invece il nostro si è battuto come non mai, anche se non ne aveva bisogno, anche se nessuno glie lo chiedeva, anche se la classifica sarebbe gli avrebbe sorriso a prescindere.

E nel battersi con la veemenza e la spavalderia tipica della sua età non solo ci ha regalato la prestazione monstre che la sua vettura, oggettivamente un gradino sopra le altre, gli ha consentito ma lo ha fatto con una sicurezza e una calma che, ancora una volta, hanno del sorprendente.

Alla prima partenza guadagna 6 posizioni in men che non si dica. Nella seconda partenza arriva a Lesmo 2 avendo già guadagnato 4 posizioni e di lì in avanti la sua corsa è una sinfonia mozartiana fattasi motorsport.

Ad una più approfondita analisi scopriamo che oltre alla velocità il nostro buon Kimi ha distribuito secchiate di sagacia e capacità di controllo per tutto il tempo. Quando dopo pochi giri ha raggiunto il suo compagno di squadra in testa alla gara rendendosi protagonista di un duello all’ultimo sangue fatto di sorpassi e controsorpassi, ha infine deciso di seguire il diktat del muretto accodandosi al britannico con il fine di distaccare Max (straordinario) che non ne voleva sapere di mollare il trenino delle Mercedes. In quel frangente si è visto platealmente quanto fosse più veloce di George: alzava il piede cento metri prima in ogni curva, scalava marcia come se fosse in gita domenicale e la sua maggior preoccupazione era diventata non tamponare il più lento compagno di squadra. E ricordiamoci che in quel momento le gomme non facevano differenza. Arrivata la VSC decide di pittare e si ritrova a circa 14 secondi dalla vetta ma con tre vetture da superare e le gomme di chi è davanti che si pensa non abbiano il degrado tipico di altre piste. Ebbene pare che ciò sia un problema per tutti tranne che per lui. Sorpassi nel momento giusto, velocità adeguata e senza strafare. C’è anche il tempo per un brivido d’altri tempi: a tre giri dalla fine è arrivato quasi a tamponare il compagno in curva 1 e all’esterno trova l’asfalto danneggiato che lo manda nella ghiaia ma lui, imperterrito, si improvvisa Juha Kankkunen e rientra in pista senza alcun problema. Infine, non contento del primo posto raggiunto, si toglie la soddisfazione di imitare Max sfoggiando un fastest lap da urlo proprio all’ultimo giro.

Che altro si può aggiungere?

Basta un 10 e lode per giudicare una gara fantastica come questa?

Eppure ce ne sarebbe da dire sulla gara e il suo strano svolgimento.

Dopo una serie di Gran Premi in cui il famigerato deployment aveva reso l’efficienza di tutte le vetture omogenea lungo il tracciato (naturalmente ognuna secondo le proprie potenzialità) ecco che in quello che poteva essere il più omogeneo di tutti abbiamo visto, invece, differenza piuttosto consistenti. Persino le due Mercedes parevano avere punti di deployment differenti.

Un’altra cosa che è balzata all’occhio, grazie ai camera car che qui più che altrove sono stati rivelatori, è una importante differenza nello stile di guida, rapportato a queste peculiari power unit, che tutti i piloti hanno messo in campo.

La prima e più rilevante che spiega l’annata strepitosa del nostro italico eroe è la differenza di guida tra Antonelli e Russell. Kimi, infatti, è abbondantemente più “smooth” di George. In entrata di curva 1 e alla Roggia la gestione della frenata era palesemente diversa: là dove George frenava con forza aggredendo la curva il nostro Kimi invece dosava con millimetrica perfezione per gestire la ricarica. In uscita dalla prima chicane e dalla Roggia, per converso, George attendeva quella frazione di secondo in più prima di esplodere la potenza del suo motore mentre Kimi aggrediva l’uscita, se così si può dire, evitando con controllo magistrale i classici errori che possono insorgere in questo tipo di circostanze. Se in qualifica questa modalità di guida non fa molta differenza altrettanto non si può dire della gara in cui si può capire che guidando in questo modo le gomme si consumano di meno e si ottiene anche un ritmo mediamente molto superiore. In più, ma qui forse sto azzardando, la mia sensazione è che anche il deployment sia meno a rischio di impasse come ogni tanto abbiamo visto capitare a Russell durante il corso della stagione; può benissimo essere che lo sfruttamento brutale del deployment da parte di Russell ogni tanto faccia cilecca mentre il modo più gentile in cui lo fa Antonelli eviti proprio questo problema.

Kimi ha trovato, con tutta evidenza, il modo perfetto di guidare queste vetture.

D’altra parte nell’inseguimento degli ultimi 15-20 giri abbiamo dapprima visto un Russell rispondere colpo su colpo ai tempi di Kimi ma in questo modo ha giocoforza usurato le gomme più del previsto e proprio negli ultimi 5 giri il suo ritmo è crollato. Il povero Russell, va detto, non è stato favorito dalla decisione di lasciarlo fuori in occasione della VSC e anche se si era già visto che a parità di condizioni Kimi aveva mezzo secondo di vantaggio direi che un po’ di spazio per recriminare c’è. Tuttavia, ciò che rende leggendaria la gara di Kimi è stato proprio il vedere che Russell (voto 9) non si è risparmiato in nessun frangente, che ha guidato al meglio e che non ha regalato neanche un centimetro al suo compagno di squadra.

Lo stesso si può dire per Max Verstappen (voto 9) che per tre quarti di gara sembrava incarnare il tanto vituperato slogan di Vanzini dello scorso anno (“l’uomo contro la macchina”), capace di resistere al ritmo Mercedes e addirittura di potersi giocare la vittoria visto che era il più veloce in pista dopo la VSC. La sua guida, tuttavia, mi ha lasciato qualche perplessità nel senso che era perfetta, potente, con un controllo mostruoso come ci ha abituati a vedere negli anni scorsi ma, ed è un MA grande come una casa, molto più simile a quella di Russell che non a quella di Kimi. Forse, dopo le tante ironie delle scorse settimane, il motore Ford è davvero quello più potente del lotto perché Max, pur con una guida non ottimizzata come quella di Kimi, a Monza ha tenuto testa in modo eccellente. Può sembrare paradossale elogiare la guida di Max e al contempo criticarla ma credo che il punto sia riconoscere che la straordinaria sensibilità di guida che ha mostrato ieri a Monza può tranquillamente accompagnarsi allo sfruttamento non ottimale del potenziale a disposizione. Il che può anche spiegare perché Hadjar (e Lawson) non sono a distanza siderale come i precedenti teammate dell’olandese (ivi compreso lo stesso Lawson nella sua prima e tristissima comparsata nel team). Intendiamoci, stiamo pur sempre parlando di differenze minime, forse quantificabili in 1 o 2 decimi ma sappiamo bene che in Formula 1 ciò può determinare vincere o perdere un campionato mondiale.

Quanto detto di Max si è macroscopicamente visto con Charles Leclerc (voto 5 sulla fiducia 10 al coraggio) in occasione del suo spaventoso incidente. Nel tentativo di resistere all’attacco di Piastri aggredisce la parabolica come se non ci fosse un domani e poi pesta sul gas cercando di anticipare quel che tanto che basta per provare a resistere anche sul successivo rettilineo. Peccato che l’erogazione dell’elettrico sia una bomba e che la sfortunata coincidenza di trovarsi proprio in quell’istante sulla grata di scolo all’esterno della curva faccia svalvolare lo pneumatico con i lfatale esito che abbiamo visto. Per fortuna pare che alla fine non abbia subito conseguenze (la sicurezza e la resistenza di queste vetture è straordinaria) ma poteva andare molto peggio. Quest’analisi deve necessariamente concludersi con il giudizio di: “errore del pilota” ma l’errore, se di errore si tratta, nasce dal desiderio di andare oltre quel sottile limite con il quale i più grandi piloti della storia hanno sempre giocato. Glie lo perdoniamo e visto il pericolosissimo impatto laterale-rovesciato dell’incidente tiriamo anche un bel sospiro di sollievo.

Ma la domanda a questo punto sorge spontanea. Cos’è più importante? L’aggraziato piede destro di Kimi, capace di dosare gas e freno con margine di errore da microscopio elettronico oppure il sensibilissimo fondoschiena di Max e Charles, capaci di sentire ogni millimetro cubo della vettura e agire di conseguenza?

Il vecchio appassionato che è in me propenderebbe per Max e Charles ma il cervello bussa alla porta e suggerisce che la capacità di sfruttare il mezzo, a prescindere, dalle sue caratteristiche, non può uscire dall’equazione.

E dunque viva Kimi che con questa strepitosa vittoria mette un sigillo importantissimo sul titolo mondiale.

Ora non dovrà fare altro che controllare e controllarsi perché (vedi Piastri l’anno scorso) è un attimo passare da fenomeno osannato da tutti a quello che aveva il mondiale in tasca e poi…

Facendo tutti i dovuti scongiuri vediamo come si sono comportati gli altri piloti.

NORRIS voto 8.5

Dopo le sue ultime straordinarie prestazioni sembrava che Landino nostro fosse un po’ in ombra: in qualifica non morde e nel Q3 litiga con la pista sbagliando a più riprese e ritrovandosi nono. Anche in gara inizialmente soffre ed è costretto dietro a Gasly fino a metà percorso. Poi finalmente si libera del francese e ritroviamo il Lando che conoscevamo: veloce ed efficace sempre più man mano che ci si avvicina al finale di gara. E’ sempre stata, questa, una sua caratteristica e a Monza ciò gli ha consentito di raggiungere una posizione che non sembrava alla sua portata. Il duello finale con Oscar l’ha visto, ça va sans dire, vincitore proprio nel momento forse più felice della stagione dell’australiano: pur confinato al riquadrino di prammatica (il primo piano lo meritava Kimi, ovviamente) si è vista pure una certa cattiveria, mai stata di casa dalle parti di Landino. Bene così.

PIASTRI voto 7.5

Finalmente un Oscar un po’ più sveglio del solito ci mostra che può guardare al finale di stagione con occhio un po’ più roseo. Tuttavia, non posso non constatare che il buon Oscar sembra soffrire della stessa non perfetta ottimizzazione di guida che ho rilevato in Max e Charles. In gara, la sua incertezza si palesava in uscita dalla Roggia e in uscita da Lesmo 2 mentre molto meglio era in uscita dalla Ascari (ma qui lo erano un po’ a ben guardare). Nel complesso comunque è andato meglio di altre volte anche perché quando si è trovato in bagarre (con Hamilton, Max e lo stesso Norris pur risultando perdente) non si è mai tirato indietro.

HAMILTON voto 6.5

Il voto appena sopra la sufficienza non inganni: è più dovuto alla delusione di una Ferrari che delude le aspettative tecniche che ad altro. L’Aduo2, tanto atteso, avrà anche portato qualcosa (in Haas si è vista una differenza molto netta tra Bearman e Ocon), ma questo qualcosa si è rivelato decisamente insufficiente. Il contatto con Leclerc della prima partenza l’ha fatto precipitare al nono-decimo posto ed è stato decisamente improvvido. Molti commentatori, basandosi sul fatto che a metà curva il muso di Hamilton fosse davanti, hanno dato colpa a Leclerc tuttavia io ritengo che la responsabilità (se mi si passa la differenza di sfumatura semantica tra colpa e responsabilità) sia comunque da attribuire all’eptacampeao; infilarsi in quel pertugio, con tutte le vetture in “parata”, significava automaticamente venire mandati fuori all’esterno a prescindere dalla “cattiveria” di chi stava all’interno. Meglio avrebbe fatto ad accodarsi ad un Leclerc che era comunque partito bene e le due Ferrari sarebbero uscite dalla chicane 3 e 4 esattamente così com’erano partite. Dopodiché, visti i problemi di potenza manifestati da Leclerc nel primo giro, dubito che l’avrebbero mantenuta ma almeno ci si poteva provare. Nella seconda partenza Lewis è stato un fulmine e ha guadagnato ben quattro posizioni ma non è servito a molto. Quasi tutta la gara l’ha passata a scornarsi con Piastri per poi cedere nel finale. Aduo2 o non Aduo2 la sensazione è che ci siano stati problemi di tipo software sulla gestione del motore, cosa che, stando ai comunicati stampa e alle dichiarazioni di Vasseur, non avrebbe dovuto verificarsi. Magari nel prossimo GP il software sarà ottimizzato e vedremo meraviglie, chi lo sa? Ma intanto la delusione va registrata.

GASLY voto 9

Naturalmente il voto tiene conto della straordinaria pole position conquistata al sabato. Si dice che la Alpine sia una vettura con pochissimo drag meccanico e che quindi in una pista come Monza questa caratteristica, lungi dall’essere un difetto, si è rivelata un vantaggio di non poco conto. La mia modesta e opinabilissima sensazione è che qualche piccione viaggiatore abbia volato più e più volte tra i box della Scuderia Mercedes e quelli Alpine e Williams per portare qualche suggerimento di impostazione del motore: Alpine e Williams sono state le vetture con più velocità di punta di tutto il week end. Vorrà pur dire qualcosa? Fatto sta che il nostro quando vede il Resegone si esalta e stampa una pole che i suddetti piccioni viaggiatori forse non auspicavano ma che ci fa capire che il buon Pierre, miglioratissimo dopo l’improvvido licenziamento da Red Bull ormai diversi anni fa, è uno di quelli buoni di cui pochissimi tengono conto. Non ci si aspettava che potesse dire la sua per la vittoria o per il podio ma la sua gara è stata comunque ottima perché dopo aver ceduto le prime posizioni è riuscito comunque a stare con i primi almeno fino alla VSC. Dopodiché si è limitato a portare a casa la pagnotta e ha comunque terminato a meno di 3 secondi da Hamilton. Bravo.

LINBLAD voto 7.5 sulla fiducia

Non c’è molto da dire perché non è mai stato inquadrato in tutto il week end e non saprei cosa dire. Q3 e posizione in gara impongono un buon voto.

COLAPINTO voto 6-

Come Gasly in qualifica ha beneficiato della sorprendente velocità del suo mezzo ma pur raggiungendo il Q3 non ha saputo neanche lontanamente eguagliare i tempi di Gasly da cui è distaccato di mezzo secondo. In gara parte bene e se la gioca con la sua consueta irruenza (che però quest’anno è più controllata) nei primi giri ma dopo il sorpasso decisivo che lo avrebbe proiettato verso i primi 5 commette un errore alla seconda di Lesmo che gli fa perdere una ventina di secondi e con questi ogni possibilità di ambire a posizioni più importanti. In definitiva, quando ha avuto la macchina per esaltarsi non lo ha fatto, quindi non benissimo.

TSUNODA voto 6

Si fa notare per il pasticcio del posizionamento in griglia che ha causato un giro di formazione aggiuntivo e non c’è altro da dire.

NOTE ULTERIORI

Poiché la concitazione delle prime posizioni si è presa l’attenzione per tutta la gara è stato difficile valutare quanto è avvenuto nelle retrovie quindi non ci sono meriti e demeriti da segnalare se non le velocità di punta di Perez che risultavano costantemente ai vertici di questa speciale classifica. Più in generale mi vien da considerare come la gara sia stata emozionante per l’aspetto agonistico grazie ai piloti che se le sono date di santa ragione ma che ha mancato totalmente dal punto di vista strategico; non mi riferisco solo alle gomme ma anche alla consueta (o auspicabilmente tale) prerogativa di una gara di Formula 1 che vive anche dell’interpretazione delle varie fasi di gara. Detto che comunque Monza non è il miglior circuito in cui aspettarsi particolari esibizioni di QI formulaunistico rimane il fatto che questo tipo di vetture non sono pensate per i circuiti veloci. O, meglio, Monza ha dimostrato più di qualsiasi altro circuito in stagione quanto probabilmente cercavano i vertici FIA quando hanno deliberato questa direzione tecnica e qui mi tocca richiamare la distinzione che avevo già fatto qualche tempo fa tra “spettacolo” e spettacolo-senza-virgolette. Lo “spettacolo” l’hanno ottenuto mentre lo spettacolo-senza-virgolette… Boh!?

Ci vediamo a Madrid!

 

 

BASTIAN CONTRARIO (XIII): Mangia spaghetti

Cosi siamo definiti all’estero “mangia spaghetti”, specie nel mondo anglosassone. Ebbene il nostro Kimi ha onorato, letteralmente parlando questa definizione, mangiando della pasta asciutta nel trofeo di dubbio gusto “Fragile” e, che alla fine del GP d’Italia abbiamo capito tutti realmente a cosa servisse quel particolare design. Nei mie articoli precedenti credo di aver predetto un bel po’ di eventi e, non perché sia un genio, quanto perché basta fermarsi a ragionare con un minimo di neuroni a disposizione.

Il buon Toto che di mangia spaghetti se ne intende, a cominciare da Aldo Costa prima e, passando per Simone Resta dopo, il quale in un azione quasi di sfregio (aggiungo meritato considerando che l’ing. Italiano, è solo uno dei tanti che è stato buttato fuori dalla Beneamata, per poi scoprirsi genio in un’altra squadra dove evidentemente si lavora seriamente), lo ha fatto salire sul palco a festeggiare assieme al prodigio italiano cresciuto dalla famiglia AMG, dicevo non ha fatto altro che fare cinema per tutto il weekend. Cinema che a differenza della Ferrari (doppietta nelle FP1 e vai già di festeggiamenti!) al botteghino funziona meglio. Il buon Toto ha dichiarato, prima dell’inizio dello stesso weekend di gara, che “Non c’è spazio per i sentimentalismi”, riferendosi al fatto che il suo giovane alfiere sarebbe partito ultimo proprio nel suo GP di casa, spegnendo cosi ogni velleità di vittoria e, cosa più importante, togliendo ogni tipo di pressione velenosa dalle spalle del suo ragazzo d’oro. Alla luce di quanto abbiamo visto domenica scorsa, mi viene il sospetto che Toto e tutto il suo team sapessero non tanto che avrebbe potuto rimontare, quanto il fatto che avrebbe potuto veramente vincere; cosa che poi è successa. Del resto certe informazioni se non le conoscono loro allora chi? Non è un segreto che se proprio si doveva cambiare l’Unità di Potenza della W-17 dell’italiano, Monza era il circuito più adatto perché in quella pista, nella pista dei mangia spaghetti, non solo è più facile sorpassare con queste vetture, addirittura i lunghi rettilinei brianzoli non fanno che esaltare quel motore che ancora deve ricevere l’ADUO (sigh!). A tal proposito c’è da sottolineare la solita sfumatura (grigio argento?) che si viene a creare ogni volta che ci troviamo in una situazione del genere e, che purtroppo viviamo dal 2014.

La W-17, col suo propulsore, è una vettura imbarazzante per tutti i suoi avversari naturalmente, perché è stato evidente domenica scorsa la facilità con la quale Kimi ha sverniciato tutto il midfield (Aston Martin e Cadillac nemmeno le considero!), mentre il gioco si è fatto più complicato (uso un eufemismo naturalmente) solo quando ha dovuto vedersela con McLaren e Red Bull (Ferrari è un capitolo a parte). Da questo fatto ineluttabile viene facile il solito mantra “con quella macchina ci sarebbero riusciti tutti”, che abbiamo già sentito nel settennato 2014 – 2020. Riferendoci esclusivamente ai più giovani in pista, perché in mano a Verstappen e tutti i top driver è naturale pensare che loro ci sarebbero riusciti facilmente (eppure Russell già fa vacillare questa tesi), siamo proprio sicuri che sarebbero riusciti nell’impresa del nostro Kimi? Non ho dubbi che piloti come Lindblad, Bortoleto o Hadjar (che era assente per infortunio) avrebbero rimontato alla grande, solo mi chiedo se sarebbero potuti arrivare al traguardo da vincitori. Come dicevo Russell: il metro di paragone è proprio il compagno di Kimi, il quale è un top driver accertato e, nonostante abbia sotto le natiche la stessa vettura, non solo non è riuscito a crearsi (mentre Kimi smazzava per recuperare) un cuscino sicuro col quale amministrare gara e vantaggio, bensì si è fatto addirittura agganciare dal nostro giovane connazionale. La lotta dura, sebbene molto pulita, tra i due ha dimostrato che l’inglese non ha regalato nulla solo che, la combinazione super talento unito a gomme più performanti, ha dato ragione ad un incontenibile Antonelli il quale, dopo questa vittoria, può arrivare di conserva (tanto non lo farà!) fino al GP di Abu Dabhi anche se pure in quell’occasione si mangeranno spaghetti. viso che sembra certa la presenza di Imola come circuito sostitutivo. Perciò si dia merito all’impresa di questo ragazzo che sta letteralmente riscrivendo la storia e, appunto, non era affatto scontato che ci riuscisse fosse solo che i bookmaker inglesi, a Febbraio, davano vincente Russell a 2,50 (a pari merito con Norris) e Kimi a 11 (!).

La cruda battaglia tra il nostro mangia spaghetti e Russell ha messo in evidenza due aspetti sui quali non si può sorvolare: regolamento e gestione di una squadra.

Regolamento: i continui sorpassi e contro sorpassi tra Kimi e George (tralascio le “infilate” fatte da Antonelli ad inizio gara) hanno messo in evidenza tutta la falsità di questo regolamento, che non fa altro che mortificare innanzitutto noi spettatori. Salvo alcuni movimenti “genuini”, la maggior parte dei cambi di posizione (volutamente non li chiamo sorpassi) avvengono solo perché l’uno “ha più batteria” dell’altro, per non parlare del super clipping che in una pista come quella italiana, è emerso in tutta la sua orrida magnificenza. La F wrestling, tanto agognata dall’americana Liberty Media, ha compiuto il suo passo più importante in tal senso e, il carrozzone si presenterà in quel di Austin, che il pubblico yankee sarà bello che cotto a puntino, aspettando di assistere a questo spettacolo indegno chiamato sorpasso e contro sorpasso… assolutamente vergognoso.

Gestione della squadra: la ruvida lotta tra i due alfieri argentati ha messo in luce ed esaltato, in positivo, la gestione di Toto e, naturalmente ha gettato fango su quella di Vasseur, perché mi pare evidente che tra i due ci sia un abisso. Vedere Russell sorridente sul podio e al box, nonostante il GP di Monza sia stato il chiodo della bara per le sue speranze iridate, è l’emblema di come si gestisce una squadra e quindi una coppia di piloti focosi. I due se le sono date di santa ragione e, nonostante ciò, non abbiamo assistito a nulla di scorretto, come per dimostrare al mondo intero che ambo i piloti sapevano benissimo che qualunque cosa fosse successa, tutte e due le vetture dovevano arrivare al traguardo. Questo risultato non si ottiene con le chiacchiere, con i sorrisi davanti ai microfoni anche se hai appena rimediato una figura di palta, oppure firmando cappellini manco avessi vinto il GP stesso, bensì lo si raggiunge con il duro lavoro, la ferrea volontà di voler vincere davvero e, soprattutto imponendo la propria volontà.

Sono sicuro che da quest’ultima chiosa vi aspettate che mi metta a parlare di Ferrari e dei casini che sono successi. Ebbene vi stupirò forse, perché nonostante ci sarebbe da dire e, disquisire sul botto dei due Rossi fino al giorno del giudizio, sono cosi nauseato dalla mediocrità che attanaglia la Ferrari che in questo momento, dopo l’umiliazione auto inferta, non ho nessuna voglia di parlarne salvo sottolineare che, indipendentemente da chi ha ragione in curva due, l’unico responsabile di quello che è successo è il Team Principal. Nel mio ultimo scritto, ho sottolineato che il GP d’Italia sarebbe stato velenosissimo e, che si sarebbe giocato tra LeClerc, Hamilton e, appunto Vasseur. Cosi è stato e si sono visti i risultati. Niente mangia spaghetti a Maranellò, solo escargot, patè de foie gras e tortellini; se gira bene.

Buon GP di Madrid a tutti.

Vito Quaranta

ANTONELLI LEGGENDARIO A MONZA. FERRARI DISASTROSA.

Il tempio della velocità. Che quest’anno è decisamente minore, ma tanto agli appassionati non interessa.

Ma, comunque, i motori Mercedes sono in grande spolvero, con Gasly sorprendentemente in pole, Russell secondo e le due Ferrari in seconda fila. Come ampiamente anticipato, Andrea parte ultimo, per cambio dell’intera power unit.

Allo spegnimento dei semafori, mentre la prima fila va via in ordine, si accende la lotta inutile fra le due Ferrari. Alla prima staccata, Hamilton attacca all’interno Leclerc, allargando anche un po’ la traiettoria. I due fanno la prima curva affiancati, ma Leclerc tiene la sua, di traiettoria, sulla seconda e spedisce il compagno sulla ghiaia.

Al secondo giro, Russell supera Gasly. Ci prova anche Leclerc ma viene subito risuperato. Arrivato alla Ascari, Charles, dopo aver subito il sorpasso da parte di Verstappen, perde la macchina ma la recupera, subendo però anche l’attacco di Piastri verso la parabolica. Nel tentativo di stargli davanti, percorre la curva troppo veloce e con la ruota destra sulla riga bianca, l’auto parte per la tangente e finisce ad altissima velocità contro le barriere.

Inevitabile la bandiera rossa. Nel frattempo, quatto quatto e in soli due giri Andrea è riuscito a recuperare ben 7 posizioni, trovandosi in 12a posizione per la seconda partenza.

Si riparte dopo quaranta minuti, e Gasly viene rapidamente superato da Russell e Verstappen. Nel frattempo, Hamilton si riporta in quarta posizione e Antonelli addirittura in sesta.

Al giro 10 Gasly perde 3 posizioni e sprofonda in sesta posizione, mentre Verstappen si avvicina a Russell. I primi sei sono racchiusi in soli 4 secondi.

Al giro 12, Max supera Russell, mentre Piastri e Antonelli passano Hamilton. E al giro successivo, Andrea supera l’australiano e si porta alle spalle del compagno di squadra.

Al giro 15, Russell ripassa Verstappen, e a quello successivo Antonelli fa lo stesso all’esterno alla curva Grande. Tre giri dopo, Andrea passa in testa. E partiva diciannovesimo, col compagno in pole. I due poi si superano e risuperano per diversi giri.

Ad un certo punto, viene loro detto di mantenere le posizioni e cercare di allungare su Verstappen, che si è riavvicinato. Ma Russell non riesce ad aumentare il distacco.

Al giro 28 Stroll si ferma alla prima variante, e viene attivata la Virtual Safety Car. Antonelli e Verstappen rientrano per cambiare le gomme, ed escono alle spalle di Gasly, in sesta e settima posizione. Andrea si trova a 13 secondi dal compagno di squadra, ma con gomme nuove può recuperare velocemente, visto che i suoi tempi sono di un secondo più veloci rispetto a quelli del compagno in testa.

Al giro 37 l’italiano si riporta in seconda posizione superando Piastri. Quando mancano 16 giri, il divario fra i due è di 8.5 secondi. 

Al 46°, Andrea segna il giro più veloce, mentre Russell inizia a lamentarsi delle gomme. Il distacco è di soli due secondi. Al giro 49 attacca all’esterno di curva 1, Russell va lungo ma perde inspiegabilmente la macchina andando sulla ghiaia all’esterno di curva 2 e perdendo due secondi. Ma bastano due giri per sverniciare Russell andando verso l’Ascari, e mette subito distanza fra lui e il compagno.

A questo punto potrebbe tranquillizzarsi, ma non è da lui e passa sotto la bandiera a scacchi da vincitore segnando il giro più veloce all’ultima tornata, come solo i grandi campioni sanno fare.

E’ un tripudio rosso per un pilota italiano che corre con una macchina tedesca. Ma è giusto così. Antonelli vince davanti a Russell, Verstappen, Norris, Piastri, Hamilton, Lindblad, Colapinto e Tsunoda.

Fra una sola settimana si corre nel nuovissimo circuito di Madrid, denominato “Madring”.  Le prime immagini e i riscontri dei primi test con la F3 fanno pensare ad una americanata europea. Ci consoleremo con l’ultima gara del mondiale disputata su un circuito vero.

P.S. due anni fa, Andrea a Monza fece due giri a cannone per poi stamparla alla parabolica. Lo stesso giorno, annunciarono il suo arrivo in sostituzione di Hamilton. Tanti furono i dubbi, ma in Mercedes dicevano di sapere cosa stavano facendo. Ovviamente avevano ragione. Quello che ha fatto oggi Andrea non può essere in alcun modo attribuito alla superiorità dell’auto, se non in minima parte.

P.S. 2 non si vede come questo mondiale non possa finire a Bologna. La frase “tutto può ancora succedere” va obiettivamente valutata sulla base di quello che abbiamo visto fino ad oggi. Che è evidente.

P.S. 3 è giusto sottolineare l’atteggiamento molto sportivo e professionale tenuto da Russell sia oggi che la settimana scorsa. Colui che fino a due anni fa era il suo compagno di squadra, e che ora veste di rosso, si sarebbe lamentato all’infinito delle strategie diverse. Lui invece ha detto di averle comprese e accettate come la decisione più corretta.

P.S. 4 In Ferrari puntavano tutto sul 2026. E oggi abbiamo visto cosa hanno ottenuto, puntando sul 2026. Turbo piccolo, motore caldo. Poi cambiano parzialmente idea, turbo più grande e motore meno caldo. E le prendono comunque. Alla lunga, viene fuori quello che è, e cioè che la gestione attuale non può dare luogo ad una squadra vincente. Nemmeno con il contributo di Lewis che “finalmente ha ottenuto di andare nella direzione che che voleva”. Ma potevamo supporto già 4 anni fa che sarebbe finita così. L’appuntamento, a questo punto, è per il 2030.

P.S. 5 vale assolutamente la pena fare notare che sul podio oggi c’era Simone Resta, uno che è stato tenuto in naftalina per anni alla Ferrari, e che se ha voluto avere soddisfazioni professionali ha dovuto emigrare. Come tanti altri.

P.S. 6 ci sarebbero altre considerazioni su quanto accaduto fra i due ferraristi alla prima curva, e a Leclerc al secondo giro, ma ve le risparmio così mantengo l’imparzialità che è doverosa nell’articolo. Le considerazioni le avevo già scritte e poi le ho cancellate, eventualmente le posto nei commenti, mettendomi il cappello del tifoso.

F1 2026- GP D’ITALIA MONZA

Ante Scriptum:

Sapete già tutto perchè nel precedente articolo avete già detto tutto voi e pure di più. Potete saltare a piè pari e andare direttamente ai commenti.

Grazie

P.S. Pier, non ti devo alcuna royalty. Sugli AS il brevetto è mio.

 

 

Round numero 13 della stagione 2026 di F1.

L’astronave Formula Uno atterra sll glorioso parco di Monza la cui vegetazione ha avuto il piacere di ascoltare il rombo di motori rimasti nella storia.

E nella storia entrerà anche quello (lasciatemelo chiamare tale) delle PU my 2026 che, nota a latere, resta un gran sentire se paragonato al 2014.

Ormai di sport e di Formula Uno si legge e si parla tutti i giorni grazie agli strumenti di comunicazione che la tecnologia ci ha messo a disposizione. Diventa complesso anche solo  “imbrattare” un foglio elettronico bianco, sperando di non essere ripetitivi piuttosto che ridondanti. Già perché giusto quello posso fare in qualità di sostituto del titolare della posizione che saluto e ringrazio.

I nostri 24 lettori (uno in meno…) sapranno già che il leader del mondiale Antonelli sarà costretto a partire da Sesto San Giovanni causa sostituzione della PU della sua Mercedes. Un peccato per la classifica mondiale ed anche perchè si vedrà precluse il 90% delle possibilità di vittoria. Vittoria che manca ad un italiano dai tempi di Scarfiotti e che tanto bene avrebbe fatto a lui e pure a noi.

La notizia è che avrà una nuova PU senza gli aggiornamenti dell’Aduo 1 che Mercedes ha avuto diritto ad utilizzare non essendo il miglior motore del lotto (e non ridete che vi sto vedendo).  Poco conta che di 12 gare ne abbiano vinte 8 (più 2 con la McLaren), ma questo è un altro discorso. In Mercedes vogliono mettere al sicuro la posizione di Antonelli non rischiando sull’affidabilità che potrebbe venire a mancare con il motore evoluzione.

Questi eventi potrebbero spianare la strada al suo compagno di team che, volere o volare, resta il secondo in classifica generale.

L’inerzia di questa parte della stagione è tutta di Norris. Reduce da due vittorie di fila e con tutti i papaya dalla sua, si troverà però di fronte ad un circuito molto diverso dai due precedenti. A Monza si viaggia con ali prossime allo zero incidenza quindi le carte saranno sparigliate rispetto all’Ungheria ed all’Olanda. Ma con le F1 attuali non è vero nemmeno questo. Infatti il sistema delle ali che si appiattiscono in tutti i rettilinei (a me piace chiamarlo “reverse drs”) Straight Mode potrebbe consentire alle squadre di usare incidenze maggiori rispetto al passato. Ciò potrebbe regalare qualche punto di carico in più nelle curve senza perdere troppo sul dritto  e ridurre il gap tra i circuiti più esigenti e quelli meno da questo punto di vista.

L’attesa per le prestazioni della Ferrari non fa più notizia, soprattutto quando si parla del circuito di casa.

Le ultime due vittorie di tappa della squadra nazionale sono marchiate Leclerc.

Nell’ormai lontano 2019 il ragazzino fece un capolavoro tra sabato e domenica.

Come i 24 lettori ricorderanno, al sabato riuscì a far prendere la bandiera a scacchi al compagno Vettel in Q3 impedendogli di provare a soffiargli la pole (capolavoro tattico alla Prost). Alla domenica (capolavoro racing alla Senna) si tenne dietro un arrembante Hamilton sulla W10 (W10 ripeto) mandandolo per prati alla Roggia..(poesia).

La seconda nel recente 2024, con una SF24 che andava forte e che non servì come base per la SF25.. ma qui si aprirebbe una digressione troppo “digressa”.

A Monza la Ferrari si presenterà forte dell’aggiornamento ADUO 2 che pare possa portare 15 cv in più rispetto a prima. Gli analisti non li ritengono ancora sufficienti per affiancare il Mercedes.  Ma è sempre meglio averli su un tracciato come quello brianzolo.

La scelta di puntare su Hamilton per la lotta mondiale è ormai evidente dopo i fatti di Zandvoort. Che sia giusto o meno a questo punto della stagione è affare maranelliano. Rispetto al passato mancano ancora troppe gare (ma tanto io ho il marchio del tifoso) e, soprattutto, non si sta considerando che negli ultimi GP il livello di prestazione è a vantaggio del monegasco.

In ogni caso la storia in Pianura Padana si ripete da sempre. L’idolo delle folle viene sostenuto e/o sostituito a seconda di come tira il vento. E’ successo a tanti e succederà ancora.

Oggi quella stessa tifoseria che inneggiava a Sciarl gufando l’Hamilton in grigio è dalla parte dell’inglese. Il tutto in ottemperanza al primo (ed unico) comandamento della religione rossa “l’importante è che a vincere sia una Ferrari”.

La stessa tifoseria che si arrabbiò per il ditino di Silverstone 2022 oggi confida in Hamilton criticando l’operato in pista del monegasco reo di non lanciarsi nelle vie di fuga appena il 44 appare nei suoi specchietti.

Andiamo avanti..

A tutti gli altri resteranno solo le briciole di questo weekend. Anche, ritengo, allo stesso Max Verstappen a meno di una gara pazza.

La F1,5 quella del midfield è sempre quella più incerta, quella dove i riflettori splendono meno e che darebbe lustro allo spettacolo se la lotta fosse per posizioni più importanti.

Audi sta salendo di livello con costanza e si troverà a scontrarsi con Alpine che ha il vantaggio di avere un motore decisamente superiore a tutti gli altri. La lotta sarà anche con i torelli della Racing Bulls. Gli altri team, a partire dalla Haas sono in calo. Vertiginoso quello della Williams.

Il timido segnale di risveglio da parte di Aston si scontrerà con la lunghezza dei rettilinei monzesi. Se Adrian Newey sta pian piano ponendo rimedio allo scempio che ha messo in pista, altrettanto non si può dire dei giapponesi della Honda che pagano una settantina di cavalli rispetto agli altri.. ed a Monza senza cavalli non vai da nessuna parte nemmeno aiutato dai chilowatt.

Per i due alfieri Cadillac un altro weekend dove il momento di gloria maggiore sarà la sessione autografi.

 

Buon Gp a tutti

 

Salvatore V.

 

(immagine di copertina tratta dal web)

Life is racing, all the rest is waiting