Dall’anno prossimo si correrà di meno, nel senso che i GP saranno accorciati in maniera tale da non coprire più i canonici trecento e rotti chilometri, bensì staremo sulla distanza dei duecento novanta circa; chilometro più chilometro meno. Il motivo è presto detto: sempre dall’anno prossimo la F1, per cercare di compensare la porcata che hanno combinato con questo regolamento, concepito esclusivamente su base ideologica, aumenteranno la potenza della componente endotermica, a scapito di quella elettrica e, inevitabilmente i consumi aumenteranno. Poiché rifare il serbatoio delle monoposto 2027 sarebbe improponibile, considerando la fase dell’anno in cui ci troviamo in luogo del quale i nuovi progetti sono già in fase avanzata, il sistema (con il beneplacito di tutte le squadre) ha pensato bene di tagliare il numero di chilometri da percorrere. Secondo il “saggio” Domenicali questo non andrà ad incidere ne sullo spettacolo e, ne sulla passione dei tifosi, visto che si parla di un “misero cinque percento” di riduzione della distanza. L’attuale F1 non finisce mai di stupirci, perché se ne inventano una ogni volta che le circostanze ne abbisognano. In merito a questo escamotage ho riflettuto su un aspetto non poco marginale che è quello economico: se la F1 riduce la durata di un GP ergo anche il costo del biglietto verrà ridotto del cinque percento? Perché per i comuni mortali, che pagano anche quattrocento euro un biglietto, anche un cinque percento in meno potrebbe essere un bel benefit da spendere diversamente. Inutile dire che il sottoscritto è un povero idiota nel pensare cose del genere, anche perché tutto il circo è costellato prima, durante e dopo, di una moltitudine di eventi che evidentemente vanno a giustificare il prezzo del suddetto biglietto. Questa è una F1 dinamica, ricettiva e pronta a reagire ad ogni mutamento (dettato dalla presunta domanda) ed ecco perché oltre a questa novità, dall’anno prossimo il mondiale 2027 sarà composto da ben dieci weekend Sprint, ivi compreso il GP di Montecarlo (sigh). Ricordo ancora quando determinati professionisti del settore millantavano il fatto che questo improponibile format, che non aggiunge nulla (se mai toglie visto che spoilera già il risultato), non aumentava (eravamo rimasti a sei GP) in quanto l’organizzatore non voleva esagerare. Aggiungo che proprio su questa rubrica il sottoscritto parlava di “rana bollita” e, che i sei GP designati per ospitare la Sprint Race, fossero rimasti cosi a lungo proprio per abituare il pubblico pagante a questo nuovo modo di correre, anche se più che di abitudine dovrei parlare di assuefazione. A distanza di tempo ritengo, purtroppo, di aver avuto ragione in tal senso ed ecco che siamo arrivati praticamente, al cinquanta percento dei GP coperti con le mini gare che ai giovani tanto piacciono. Infatti questo è il cavallo di battaglia di Domenicali&Co. il quale non può che accontentare la sempre più crescente richiesta di azione in pista, perché “delle prove libere ormai nn frega più nulla a nessuno”. Il buon Stefano ci ha tenuto a precisare che la F1 non vuole andare nella stessa direzione della moto GP, coprendo il cento percento di tutti gli eventi e, che questo numero è un buon compromesso. Eppure c’è qualcosa che non mi convince nelle parole del CEO di Liberty Media, perché se la domanda è sempre più crescente, per quale motivo fermarsi solamente a dieci GP? Voglio dire, se nessuno se ne frega delle prove libera cosa gli impedisce di mettere Sprint Race ovunque? Forse perché magari questa richiesta non è esattamente come decantano e, proprio come i sei eventi coperti all’inizio, sospetto che anche questi dieci saranno propedeutici al prossimo aumento che andrà a coprire l’intero mondiale di F1. Singolare che proprio qualche giorno fa mi sono imbattuto in un post, sul social X, dove si dimostrava ampiamente che mondiale sarebbe stato, quello di MotoGP attuale, senza appunto le Sprint Race. Perché codesto tipo di evento altro non fa che andare a “inquinare” il risultato dell’intero mondiale. Certo nell’attuale campionato, dove Mercedes sta dominando in lungo ed in largo con il nostro Kimi, apparentemente può fare poca differenza. Di fatto nessuno se ne accorge considerando il grande vantaggio che ha sul diretto inseguitore, che poi è il compagno di squadra, eppure in un campionato tirato, combattuto fino all’ultima gara, i punti assegnati ad ogni Sprint Race possono fare eccome la differenza visto e considerato cha al vincitore gli piovono otto punti che, come detto in un mondiale sudato fino all’ultima curva, possono fare la differenza tra un mondiale vinto o perso. Di fatto l’attuale F1 si sta dirigendo sempre di più verso la Formula wrestling, dove lo spettacolo è tutto anche a scapito dell’aspetto sportivo. Il crescendo delle prove libere che evidentemente è obsoleto per i neofiti, a mio giudizio è insostituibile: infatti si passa dalle FP1 che possono sembrare piatte, per passare alle seconde prove libere dove ci si può rendere conto di come “potrebbe” svolgersi la gara, fino a raggiungere il pinnacolo delle FP3 prima e , delle qualifiche dopo. Il potrebbe l’ho virgolettato perché con la Sprint Race abbiamo lo sputtanamento delle qualifiche prima e, della partenza della gara dopo, dove ognuno prende le misure sull’altro e addio alla sorpresa. Questo non è un paese per vecchi recita il titolo del film dei fratelli Coen, quindi me ne devo fare una ragione, solo mi chiedo come si possa essere cosi ciechi a tal proposito e non capire la finzione di tutto questo spettacolo. Ad ogni modo non resta che aspettare e, vedere se si arriverà a quota ventiquattro GP con le Sprint Race. Chi di certo continua ad aspettare, in maniera del tutto irresponsabile, sono i paesi medio orientali che devono ospitare il proprio GP di casa e, che a causa del conflitto bellico tra Israele e USA verso l’Iran, per motivi di sicurezza non possono più adempiere al loro dovere sportivo. Qatar e Abu Dhabi devono rinunciare ufficialmente all’esecuzione del GP ed appunto, considerando l’attuale scenario, il loro guadagnare tempo è irresponsabile ed anche fuori luogo. Ormai anche i sassi che si trovano a bordo pista hanno capito che non vedranno pneumatici rotolare su quell’asfalto ed aggiungo che, per quanto cerchino disperatamente di guadagnare tempo, la F1 ha un sistema assicurativo molto rigido ed efficace (sui soldi sono i numeri uno!), perciò se le suddette assicurazioni emetteranno la loro sentenza, che è quella che non ci sono i presupposti per correre in sicurezza, i vari principi sauditi se ne dovranno fare una ragione senza condizioni. Sono del parere che sia già un mezzo miracolo che si corra in Azerbaijan, visto che anche questo Paese è stato interessato dai bombardamenti, quindi inutile stare a piangere sul latte versato. Del resto proprio in previsione di ciò, la F1 sebbene abbia già stilato il nuovo calendario 2027, ha già preparato il così detto “piano B”, caso mai i GP cancellati quest’anno lo saranno anche l’anno prossimo.
Questa è una F1 in continuo mutamento dicevo, così come ci adattiamo noi ritengo che anche gli appassionati dei paesi arabi dovranno convergere nella nostra stessa direzione… è il mercato che lo chiede.
Buon GP di Azeirbaijan a tutti.
Vito Quaranta


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