F1 2026 – GRAN PREMIO DI SINGAPORE

Ultima tappa del primo trittico asiatico di questo finale di campionato. Si torna su un circuito cittadino, quello di Singapore in cui, al solito, probabilmente conterà molto più la qualifica che la gara in ottica vittoria.

Ci si arriva con un Antonelli che vede il traguardo, dopo la gara malese finita al secondo posto e i 18 punti facili facili guadagnati su Russell che è stato tradito dalla sua PU. Ma le buone notizia non sono finite perchè l’inglese dovrà introdurre una nuova unità motrice e partirà dal fondo, che a Singapore equivale ad un bel handicap.

C’è quindi la concreta possibilità per l’italiano di guadagnare ancora nei confronti del team mate e cominciare a pensare seriamente dove prenotare il ristorante dove festeggiare il titolo che se tutto va bene potrebbe arrivare già dopo Austin.

La Mercedes prima dovrà fare i conti con una pista ostica dove la PU conterà non tanto e soprattutto dovrà cercare di risolvere il rebus aggiornamenti che si è palesato in Malesia. Saranno fatte prove comparative della W17 pre e post aggiornamenti e si deciderà il da farsi. In ogni caso Antonelli, salvo errori come quello di Baku, dorme fra due guanciali.

immagine da motorbox.com

Per Ferrari si tratta invece di una buona occasione per tornare alla vittoria. A Singapore la PU conta poco e questo è già un vantaggio per la Rossa, inoltre l’asfalto abrasivo potrebbe dare una ulteriore mano. Quello che resta da decifrare sono le sconnessioni dell’asfalto e la capacità di avere grip meccanico e trazione in uscita dalle curve lente, cosa che lascia un pò a desiderare.

Al solito quello che servirà sarà fare le cose fatte bene quanto conterà ovvero in qualifica e in Q3 in particolare, che su una pista come Singapore non è banale, ancor meno se pensiamo alle inefficienze Ferrari di questa stagione.

McLaren e Red Bull arrivano con stati d’animo opposti: dubbi per Woking, ottimismo per Milton Keynes. I papaya avrebbero anche legittime ambizioni di fare molto bene ma devono capire se gli aggiornamenti introdotti a Baku possano essere funzionali per questa pista. Ci arrivano dopo due brutti weekend e la prudenza è d’obbligo.

Opposta invece la prospettiva Red Bull, che viene dalla prima vittoria dell’anno e punta ad un eventuale bis. Ovviamente l’indiziato numero uno è Verstappen che potrebbe fare magie in qualifica e sfruttare il tutto in gara ma anche in questo caso tutti i pezzi del puzzle dovranno incastrarsi a dovere.

immagine da today.it

In definitiva ci si giocherà tutto o quasi nell’ora di qualifica del sabato e in quella del venerdì per la sprint, per poi assistere al solito trenino condito da qualche safety car e qualche strategia fantasiosa per cercare di pescare il jolly. L’unico davvero in una situazione win-win è Antonelli, è proprio vero che quando è il tuo anno tutto si allinea.

*immagine da formulacritica.it

Rocco Alessandro

LE NON PAGELLE DI BAHREIN (SEPANG) 2026

Dalla penna di Tilke sono usciti decine di circuiti, spesso criticati con molta ragione al punto da definirli spregiativamente “tilkodromi”. Si tratta di circuiti con pochi punti caratterizzanti, spesso pensati solo in funzione delle tribune che li circondano e senza tenere in conto il modo in cui le vetture da corsa vi avrebbero gareggiato. A mio modesto avviso fanno eccezione e sfuggono alle critiche i circuiti di Istanbul, il CotA di Austin e Sepang. In realtà si potrebbero citare anche Baku e Singapore come buone riuscite ma essendo cittadini, quindi con scelte quasi obbligate, non saprei bene come inquadrarli. Sepang, peraltro, è il primo disegnato da Tilke ancora negli anni ’90 e rimarrà la sua unica creazione per diversi anni, almeno fino a quando a metà degli anni 2000 viene chiamato a produrre in serie circuiti quasi tutti uguali per i quali è, per l’appunto, più famigerato che famoso (con le eccezioni di cui sopra). Probabilmente in quei primi anni era ancora ben ispirato perché introduce il “ricciolo” (curva 1-2), le curve di raccordo a raggio variabile (7-8 e 13-14) e il doppio rettilineo parallelo pare proprio una di quelle caratteristiche peculiari che tanto amiamo nei circuiti più tradizionali. In definitiva, se mi è concesso, stiamo parlando di un circuito “vero” che non sarà un Silverstone o una Spa (o neanche un Austin per citare una sua stessa creazione) ma neanche un noiosissimo Budapest (che pure vanta presenza quarantennale nel calendario), un inguardabile Miami, un anonimo Shangai (sua creazione) o il fantasmatico India (breve e dimenticabile presenza nel calendario a inizio anni 10, in cui però si ravvisano idee che verranno poi applicate a Austin con successo).

Curiosamente l’ultimo vincitore del periodo in cui Sepang era presenza fissa nel calendario è stato proprio Max Verstappen quando nel 2017, alla stessa età che ha oggi Antonelli, colse la sua seconda vittoria in carriera.

Ad ogni modo, in un circuito vero cui si aggiunge il meteo notoriamente pazzerello di quelle latitudini le aspettative per una gara dai contorni e gli esiti incerti c’erano tutte.

E non siamo stati smentiti.

Prima ancora di celebrare il ritorno alla vittoria di Max Verstappen vorrei soffermarmi sul nostro buon Kimi. Il weekend malese ha confermato ciò che molti osservatori sospettavano da tempo: Kimi Antonelli voto 9 ½ non è semplicemente un giovane di talento, è un pilota di un’altra categoria. La sua gara a Sepang non è stata quella di un pilota che amministra il vantaggio, ma quella di un corridore che attacca, che cerca il duello, che non si accontenta della posizione sicura ma senza perdere la testa: una qualità rara. Ha provato a contendere la vittoria a Verstappen fino all’ultimo, e quando la situazione lo ha richiesto ha saputo leggere la corsa con lucidità, in particolare nel momento del ritiro di Russell, gestito con maturità.

Ciò che colpisce è il rapporto psicologico che si è instaurato con George Russell: non appena il britannico si avvicina, è Antonelli a sembrare più solido, mentre Russell tende a commettere errori, consumare le gomme, perdere il ritmo. Non è più una questione di seniority o esperienza: la gerarchia interna alla Mercedes è stabilita, e parla chiaramente.

Il Gran Premio di Baku, dominato da Russell sotto ogni profilo, aveva fatto temere che potesse lasciare il segno psicologico su un pilota così giovane. Invece Antonelli si è presentato a Sepang sapendo esattamente cosa aspettarsi da sé stesso e dalla pista. Ha corso senza il peso del confronto, e ha battuto Russell in modo convincente. Una risposta più eloquente di questa… E qual è la conseguenza? La dico? No, aspettiamo, suvvia, ché la matematica non è un’opinione e pure qualche gesto apotropaico può esser d’aiuto.

In casa Mercedes, però, la vittoria di Antonelli non ha nascosto alcune criticità tecniche. Il pacchetto di aggiornamenti portato in Malesia non ha prodotto i risultati sperati: Toto Wolff ha ammesso con disarmante trasparenza che ci si aspettava un guadagno di tre decimi e si è invece perso quattro decimi rispetto alle simulazioni. Una dichiarazione rara nel paddock, dove l’ottimismo di facciata è quasi un obbligo istituzionale. E il problema patito da Russell, al terzo ritiro stagionale cui si sommano i due di Kimi, continua a non rassicurare del tutto sotto il profilo dell’affidabilità.

Staremo a vedere.

Di Max Verstappen voto 10 si è già detto tutto negli anni passati. Non appena ha avuto la macchina “buona” non si è fatto scappare l’occasione. Peraltro, in una situazione potenzialmente molto complicata dal maltempo iniziale e dal (ridicolo) problema nel primo giro di formazione non si è minimamente scomposto e ha centrato l’obiettivo. L’unica pecca è la partenza in cui nonostante le gomme giuste ha pattinato oltremisura rischiando di finire in mezzo al gruppo alla prima curva. Poi si è rifatto alla grande con un bel duello contro Kimi per poi condurre senza grossi problemi fino alla fine. La cosa interessante è che pur non avendo mai rischiato nulla è stato costantemente il più veloce in pista il che significa che coloro che credono che se Ferrari non avesse “ciccato” la scommessa iniziale avrebbe potuto vincere non tengono conto di quanto sia andato forte il buon Max… Ancora più rimarchevole della vittoria di Max (72 and counting…) è la vittoria di RBR con una sua propria power unit: un evento epocale per la Formula 1. Quando sono usciti i dati per l’ADUO si faceva molta ironia sul fatto che quello RBR era risultato il motore più potente del lotto visto come andava RBR nella prima parte di stagione. Tuttavia, vero o non vero, il punto è constatare che il team di sviluppo di RBR le ha azzeccate tutte: il progresso di Max (e Hadjar) è sotto gli occhi di tutti. Significa che si può fare, ADUO o non-Aduo, com’è il caso di RBR. Una lezione enorme per tutto il paddock.

Il caos del via malese ha portato alla luce un problema tecnico imbarazzante: un bug nel software distribuito dalla FIA alle scuderie impediva alle power unit di riprendere ad erogare energia al di sotto di una certa soglia di rotazione. La FIA ha ammesso di non aver mai testato il sistema in queste condizioni specifiche il che è ancora più imbarazzante. Voci sul web dicono che già in Australia diversi piloti, tra cui proprio Max, avevano segnalato la stranezza del comportamento del motore ai bassi regimi.

Mah!

Per quanto riguarda la rossa, dopo una settimana di Vasseur sì e Vasseur no tutto mi aspettavo tranne che l’ennesimo errore tattico (la scommessa delle slick in partenza). È vero che anche McLaren ha commesso lo stesso errore (peraltro pure di peggior entità visto che avevano scelto le gialle anziché le rosse) ed è altrettanto vero che in quel tipo di condizioni è facile passare da genio a fesso quando si scommette così tanto. Tuttavia, il punto è che Ferrari aveva una macchina in prima fila e una in seconda, con concrete possibilità di far bene proprio nelle condizioni miste che la pista presentava. In un contesto di questo tipo il rischio aveva un prezzo altissimo e si è visto. Inutile dire che se proprio si voleva scommettere la scelta più razionale sarebbe stata di far partire uno solo dei due piloti con le slick. E si badi che non si tratta dell’ennesima considerazione fatta con il senno del poi: è proprio l’unica mossa che ha senso fare. In questo specifico caso era Hamilton, secondo in griglia, a dover rischiare meno e Leclerc poteva essere il candidato a giocarsi il jolly con le slick. Sia in telecronaca che nel post-gara ho sentito improbabili giustificazioni legate al fatto che se si fosse differenziata la strategia sarebbe poi stato difficile spiegarlo ai piloti il che, se fosse vero, mi fa salire un bel po’ di orticaria: come le fanno le riunioni strategiche? Come arrivano a questo tipo di scelta?  promettendo la pastina con le stelline per chi fa il bravo? Cose del genere le capisco all’asilo ma non si possono accettare questo tipo di giustificazioni in un contesto ultraprofessionale da centinaia di milioni di euro. A questo punto devo per forza considerare che invece la scelta si sia basata su un qualche dato oggettivo e se così fosse sarà ben opportuno che nelle segrete stanze di Maranello cerchino di capire cosa effettivamente li ha portati ad un errore così marchiano (intendo il non differenziare le gomme tra i due piloti) in una circostanza che non lo poteva ammettere. Certo, fossero stati nelle retrovie la scommessa poteva avere un senso ed è quello che hanno fatto diversi piloti (Haas, Alpine, ecc.) ma Ferrari?

Nonostante tutto ciò, Lewis Hamilton voto 9- (il meno è dovuto all’ipotesi che ci sia anche la sua firma sull’errore di cui sopra) è riuscito a ricostruire una gara con una prestazione decisamente gagliarda e del tutto inattesa dopo l’anonima passeggiata turistica che si era concesso in quel di Baku. Sintomatico il team radio in cui, passati già 7-8 giri, il suo muretto gli chiedeva se volesse rientrare a mettere le intermedie e lui che doveva dire che non aveva senso. Questo TR è il segnale che al muretto le idee erano ancora piuttosto confuse. Per fortuna il nostro le aveva invece molto chiare e si è espresso molto bene su una pista che l’ha visto molte volte protagonista in anni lontani. Non ho ben capito la scelta delle gomme gialle dopo il primo pit: sembra che fosse obbligato dal momento che non era partito con le intermedie ma non è chiarissimo. Mi è piaciuto particolarmente un po’ in tutte le fasi di gara: quando è stato superato il breakeven tra intermedie e slick ha compiuto un numero notevole di sorpassi con bella decisione che non gli ha fatto perdere troppo tempo; inoltre, in diverse fasi di gara, compresa quella con le gialle, è stato costantemente il secondo più veloce in pista insieme ad Antonelli. Non sappiamo se ne avrebbe avuto per superare anche Russell (il quale era decisamente più lento di Kimi) ma il problema di quest’ultimo alla fine ci ha tolto ogni preoccupazione in merito. Notevole.

Charles Leclerc voto 6 ½ non mi è parso al massimo del suo potenziale. Già in qualifica è parso non avere il suo solito quid e prendere due decimi in questa pista da Lewis quando in stagione il margine è sempre stato risicatissimo non è decisamente da lui. Poco male però visto che non ci sono stati avversari in mezzo. In gara ovviamente paga pesantemente l’errore sulla scelta gomme ed è abbastanza lesto a correggere. Nella primissima fase delle intermedie è veloce tanto quanto i primi e infatti arriva vicino ad Hamilton ma fa fatica a destreggiarsi nel traffico che incontra. Quando rimette le slick dopo il breakeven ancora una volta non mi è parso al suo meglio perché impiegava molto più tempo rispetto ad Hamilton a liberarsi di chi gli stava davanti e infatti a metà gara si ritrova ad una quindicina di secondi dall’inglese. Ha una fiammata con il secondo treno di rosse quando per qualche giro sembra averne più di tutti ma evidentemente ha preteso troppo dalle gomme che lo abbandonano più rapidamente di quanto sperasse e per diverso tempo è addirittura costretto a preoccuparsi del rientro di Piastri. La SC finale lo vede abbastanza comodo e anche lui supera Hadjar in enorme difficoltà con la temperatura delle gomme. Alla fine si porta a casa un quarto posto che è oro che cola per come si erano messe le cose e per le difficoltà che ha manifestato. Meglio così.

Il nuovo idolo, Isack Hadjar voto 7 ½, si comporta molto bene in qualifica e disputa un’ottima gara almeno nella prima parte. Con le slick invece si trova più in difficoltà e non riesce a pareggiare i tempi di chi gli sta davanti finendo per sprecare tutto il vantaggio che aveva accumulato all’inizio e finendo nelle grinfie del ringalluzzito Hamilton. Anche alla ripresa dopo la SC finale si vedeva chiaramente che non riusciva a mettere in temperatura le gomme e ha dovuto cedere anche a Leclerc. C’è da capire se questa difficoltà è dovuta a qualche fattore oggettivo o a qualche su difetto nella guida, visto che davanti Max non aveva manifestato alcun problema simile.

Oscar Piastri voto 7 ½  anche lui vittima dello stesso errore delle Ferrari rimedia subito al primo giro e recupera alcune posizioni. Con le slick inizialmente pare molto lento ma poi quando le bianche si accendono torna bene su Leclerc. Purtroppo per lui i giri che mancavano alla fine dopo la SC causata da Russell sono troppo pochi per prendersi la quarta posizione. Comunque buono.

Liam Lawson voto 9:  che gara per il neozelandese! In una situazione così complessa è lucidissimo in partenza e si avventa come un avvoltoio nientemeno che su Max che viene costretto ad un inaspettato duello. Da lì in avanti fa una gara solidissima e anche quando si trova invischiato in qualche duello (dopo i due pit stop) è tagliente come un rasoio. Curiosamente deve stare attento solo negli ultimi giri in cui è stato costretto a difendersi dall’arrivo del vero eroe di giornata, un certo Fernando Alonso. Porta a casa un settimo posto veramente notevole per come è maturato. Bravo!

Fernando Alonso voto 10: eroe di giornata. Pista vera, condizioni incerte e difficili e chi emerge dalle retrovie? Nientemeno che Fernandello nostro! Devo dire che dopo la debacle di Baku non mi aspettavo una Aston Martin così in palla (anche Stroll è andato bene) anche perché a Sepang il motore conta e non poco. E devo dire che nei momenti in cui è stato inquadrato si è effettivamente vista una AM finalmente abbastanza messa bene proprio nei rettilinei. Non so se Aduo1 o aduo2 o addirittura Aduo3 ma pare ovvio che gli aggiornamenti portati un paio di GP fa qui abbiano qui trovato un buon esito. Vedere lottare il vecchietto per le posizioni che contano fa sempre piacere. A proposito: con Linblad è stato spietato in occasione del sorpasso PRIMA della SC causata da Russell. Wow!

Lando Norris voto 5. Non c’è molto da dire su Landino nostro. Patisce più di Piastri l’errore iniziale e si barcamena senza alcuna brillantezza durante gran parte della gara. Commette anche un errore marchiano quando si distrae come un giovincello qualsiasi che guarda whatsapp mentre guida e rischia di sbattere contro Piastri in regime di SC. Perde diverse posizioni e recupera con fatica. Male.

Arvid Lindblad voto 8. Anche l’anglo-indo-svedese sfodera un’ottima prestazione. Considerando che partiva ultimo, il raggiungere i punti in una gara così difficile è notevole, anche al netto dei ritiri di chi gli stava davanti. Bello il suo duello con Alonso.

Note di merito

Hulkenberg è stato protagonista di una gara rollercoaster in cui più volte si trovato costretto a recuperare posizioni per situazioni contingenti o per cambio gomme cronologicamente non ottimale e tutte le volte si è fatto trovare pronto. Purtroppo per lui Audi non era in gran forma e i punti sono sfumati.

Note di demerito.

Mi aspettavo un Sainz decisamente più in palla: solitamente in gare complicate lui sa emergere ma stavolta, nonostante una Williams non più cenerentola, non mostra nulla di buono. È strano protagonista dell’incidente che costa la molto immeritata penalità a Bortoleto: non ha lasciato lo spazio che dice di aver lasciato…

Ci vediamo a Singapore!

 

 

 

BASTIAN CONTRARIO (XVI): Poca intelligenza molto artificiale

Come potrei definire quanto accaduto nel GP del Bahrein in Malesia, se non nel modo in cui ho intitolato questo scritto? Già il nome del GP stesso definisce al meglio la poca intelligenza molto artificiale vissuta nel weekend, in quanto nominare un GP con il nome di un altro paese, è una palese presa per i fondelli che cerca di salvare capra e cavoli in un mondo che va a rotoli e, che nonostante ciò, evidenzia come il danaro (dei sauditi a fiumi) comandi senza ritegno. Tra le altre cose sembra che il GP del Qatar e di Abu Dhabi si svolgerà con regolarità e, ad essere sinceri, ne sono quasi felice perché vedere Imola, rinominata “GP di Abu Dabhi in Imola”, mentre gli appassionati sulle gradinate bevono alcol e mangiano maiale, proprio non sarebbe stato un grande spettacolo. Ritornando al GP malese, pardon barenita, è bastato andare a correre su una pista vera, con condizioni meteo da film, che tutta la cloaca dell’attuale F1 è tracimata assieme all’acqua che usciva dai tombini, a causa della pioggia torrenziale che si è abbattuta sul circuito prima dello start. Ricordo che ai tempi di Schumacher ci si lamentava del fatto che la F1 andava in tilt con la pioggia, nonostante la tecnologia di cui tutti disponevano. Che illuso che ero, di fatto avevamo la grassa e non lo sapevo! In questa nuova F1, dove si va oltre la tecnologia, tant’è vero che ora la fa da padrona l’intelligenza artificiale, il banco è saltato completamente. Infatti si viene a scoprire, in presa diretta, che dopo lo stop di Hamilton in pieno giro di formazione e, dove il calendario è stato sfogliato in maniera completa, che la sua fermata è stata causata da un bug del sistema. Infatti dopo Hamilton altri piloti hanno subito la medesima sorte, costringendo la direzione gara ad interrompere tutto il circo e, ad iniziare tutto d’accapo. Belli i tempi in cui le gare si interrompevano perché la pista era allagata. Di fatto si viene a scoprire che il software che gestisce le PU di tutte le monoposto impazzisce, perché le suddette andando troppo piano, in punti in cui la poca intelligenza molto artificiale prevedeva che sarebbero dovuti andare più forte, non aveva previsto uno scenario del genere. Hamilton schiacciava il pedale dell’acceleratore e, la sua SF-26 di fatto non reagiva. Il campione della Rossa, manco avesse tra le mani un cellulare capriccioso, compie il gesto più classico che si possa fare in una situazione del genere: spegne e riavvia. Francamente non so se piangere o ridere e, purtroppo al danno si aggiunge la beffa, perché la Federazione si affretta a fornire un nuovo software di gestione energia, a tutte le squadre, al fine di poter risolvere il maledetto bug. Nella giornata di domenica scorsa abbiamo scoperto che, con questo sistema se volesse, la direzione gara potrebbe intervenire direttamente sulle monoposto e, letteralmente spegnerle! La F1 tutta, che era entrata in un buco nero senza via d’uscita, ormai lo avevamo capito da tempo solo che, come si suol dire al peggio non c’è mai fine e, con domenica scorsa ritengo che abbiamo toccato il fondo. Lungi da me pensare ed insinuare illazioni sul fatto che la direzione gara possa intervenire sull’esito di un GP, vero è che l’attuale F1 ha molto su cui riflettere e, tanto su cui interrogarsi. Sono del parere che sia inaccettabile che lo spettacolo al quale tutti abbiamo assistito sia andato in scena, cosi come è fondamentale ritornare al più presto possibile ad una F1 più umana e, per umana non mi riferisco all’esclamazione di fantozziana memoria, bensì al fatto che il pilota, l’uomo, debba essere riportato al centro dello spettacolo. Purtroppo questo regolamento ce lo dovremo tenere ancora per molto e, chissà se quello nuovo riuscirà a riportare pace negli animi di chi vuole solo vedere ruote fumanti, staccate al limite e, affrontare le varie curve a rotta di collo.

In questo marasma di poca intelligenza molto artificiale, ci pensa Max Verstappen a mettere tutti d’accordo. Di fatto su una pista vera, con condizioni imprevedibili solo tre piloti emergono: Verstappen appunto, Hamilton e Alonso. A questi tre campioni si aggiunge e, non posso non menzionarlo, il nostro Kimi il quale in un modo o nell’altro ne esce sempre vincente e, a mio giudizio, non è un caso che gli succeda questo e, che si trovi annoverato assieme a questi tre campioni. In questo acquazzone di dati, in luogo del quale nemmeno la poco intelligenza molto artificiale ci riesce a capire niente, questi tre campioni (con Kimi che presto li raggiungerà) riescono a dire la loro e, a mio giudizio a rimettere in pace quei romantici che ancora si illudono che l’uomo nell’abitacolo, è il protagonista e, non un passeggero di una batteria che decide di funzionare a seconda delle condizioni del caso. Verstappen domenica scorsa ha compiuto un’impresa, una delle tante del resto, perché è riuscito a portare alla vittoria una Red Bull, per la prima volta, con il motore fatto in casa. Ci sono voluti “solo” sedici GP e tanto basta per far capire innanzitutto che i bibitari sono tornati e, soprattutto che il Team Principal che hanno mandato via, lo potrebbero rimpiangere per il futuro. Team Principal che a mio giudizio Ferrari, se veramente vuole vincere, non deve farsi assolutamente scappare specie se vuole arrivare preparata per il prossimo cambio regolamentare. Verstappen da par suo non fa altro che fare il suo mestiere, che è quello di azzannare la preda appena sente puzza di sangue. Nulla di nuovo quindi sotto al sole malese, cosi come la non arrendevolezza di Kimi, almeno per qualche giro, fa capire che il futuro della categoria da questo punto di vista non ha nulla di che preoccuparsi. L’italiano sa benissimo che ora le sue gare devono essere in funzione del concretizzare ogni tipo di risultato, perché col ritiro (l’ennesimo) di Russell, l’iride è solo questione di tempo (già a Singapore potrebbe festeggiare) eppure, di fare il ragioniere proprio non gli va e, di questo gliene rendiamo merito.

Alonso di rimando, indipendentemente se può stare sulle balle o meno, dimostra ancora di più che l’uomo deve essere l’assoluto protagonista perché, qualcuno deve dimostrare quale altro pilota riuscirebbe a trovare la motivazione di andare avanti, nonostante il disastro di macchina (e squadra) che sta guidando, riuscendo a portare a casa risultati pesanti come l’asturiano ha fatto domenica scorsa. Una qualunque intelligenza artificiale a questo punto, avrebbe già resettato il sistema, invece lui è li a martellare e, a non arrendersi mai e questa può solo essere opera dell’uomo, che va oltre la razionalità di un freddo algoritmo. Al “vecchietto” spagnolo si aggiunge Hamilton, il quale in quel del Bahrein (in Malesia) era particolarmente in bolla, peccato che la squadra che, lentamente sta cercando di prendersi, non era al suo passo. Ad essere sinceri non so con quale software la Ferrari lavori e, sicuramente la poco intelligenza molto artificiale che usa deve esser quanto meno rivista: partire con le slick, quando era evidente che le condizioni della pista richiedevano ben altro, ha fatto toccare alla Ferrari di Vasseur nuove vette. Indipendentemente da quello che si può dire, sull’ennesima strategia cannata da parte dei Rossi, Vasseur&Co. hanno dimostrato che la squadra non è pronta per vincere e, non mi riferisco al singolo GP di tappa, bensì all’unico bottino a cui la Rossa di Maranello dovrebbe aspirare. Addirittura si viene a scoprire che i piloti avessero chiesto le intermedie, allora mi domando per quale motivo non ascoltarli? Come mai non hanno almeno provato a diversificare? Per quale motivo Hamilton innanzitutto, non si è imposto proprio come ha fatto in gara, rifiutandosi di cambiare quelle disgraziate soft montate in precedenza? Difficilmente Ferrari avrebbe potuto vincere domenica scorsa, vero è che con una gara lineare almeno ci saremmo risparmiati l’ennesima figuraccia a livello mondiale, in luogo del quale ormai la Rossa è famosissima. Nelle strategie da attuare si deve considerare quello che si chiama rischio calcolato: Toto Wolff ad esempio, è vero che ha messo un diciottenne al posto di Hamilton, rischiando le sue palle in consiglio di amministrazione, vero è che egli e tutto il suo team sapevano di cosa sarebbe stato capace l’italiano; visto che se lo sono cresciuti loro. Allo stesso modo se una squadra vuole partire con gomme d’asciutto, sotto un diluvio malese, suppongo che abbia messo in conto ogni tipo di variabile, perché se Ferrari è partita con le slick usando il motto “non abbiamo nulla da perdere”, allora quello non è rischio calcolato, bensì è tentare la fortuna, quella si chiama disperazione e, nessun algoritmo ti può salvare da una mentalità del genere; figuriamoci una poco intelligenza molto artificiale.

Buon GP di Singapore a tutti.

Vito Quaranta

 

NEL BAHRAIN DELLA MALESIA RIVINCE MAX, KIMI CONSOLIDA, LEWIS CONCRETIZZA

Dove eravamo.

Eccoci arrivati all’appuntamento n.16 del Mondiale. Eravamo fermi ad una dimostrazione di forza imbarazzante da parte delle Mercedes a Baku, con un secondo posto della Ferrari che non sapeva affatto di un avvicinamento alla vetta, dati gli 8 decimi abbondanti rimediati. Qui siamo ripartiti nuovamente dalla seconda casella ma questa volta dietro alla rinata Red Bull di Max Verstappen data l’assenza dei soliti attori, ma con la solita sensazione che non si sarebbe concretizzata. Sempre non lontani dalla vetta ma mai a podio nelle ultime cinque gare.

Ripartiamo anche da una settimana di polemiche dovute alla dichiarazione di Horner che lancia la sua candidatura al sedile più scomodo della F1, (o ai soldi e alla fama che la Ferrari è potenzialmente in grado di offrire). Se vinci! Tutto culminato con un comunicato della Ferrari che smentisce attriti tra Vigna e Vasseur. Una smentita che non trova conferme!

 

Dove siamo.

In Mahrain, (o Bahrlesia), un gp ibrido come la F1, che gli amici chiamano simpaticamente “gp di Malesia Gulf Bahrain”, e in cui hanno trasferito tutti i commissari di percorso e non so quali altri addetti ai lavori direttamente dal Bahrain, l’unica incognita era l’eventualità di pioggia improvvisa. Infatti a mezz’ora dalla partenza piove e non poco, e dura forte per più di mezz’ora. La ripartenza viene data alle 9.40 dietro SC per due giri e poi standing start. Ma non dire gatto fin che non l’hai nel sacco, ed ecco che in sequenza prima Max, poi Hamilton, Leclerc, una Haas e una Cadillac, hanno problemi col software e con  l’acceleratore che non parla con la PU. Reset e torna tutto a posto, ma la procedura è da rifare. Nel frattempo, nel caos tra i bloccati in pista e gli altri, le posizioni sono stravolte. La FIA perde altro tempo per decidere che si dovrà ripristinare  “the original grid”, la qual manovra allunga ancora i tempi.

Cosa succede.

Si riparte dopo oltre un’ora e mezzo con mezzo schieramento che ha gomme intermedie e mezzo che le ha slick. Indovinate chi ha scelto quelle sbagliate!? Alla partenza Kimi e Russell passano Max che ha pattinato oltremisura, a seguire Hadjar e le Ferrari. Le posizioni però presto cambiano e dopo soli due giri le due Ferrari, e in generale tutti quelli partiti con gomme slick, si trovano nelle ultime posizioni. Leclerc ha pure un’ala danneggiata per un contatto, ma questo forse toglie dall’imbarazzo il box ed entra a cambiare. Intanto al giro 6 Max si riporta in seconda posizione dietro Kimi Antonelli. Al giro 7 Leclerc raggiunge Hamilton che ha scelto di non cambiare. Piastri, anche lui entrato a cambiare a differenza del suo compagno, al giro 8 è decimo.

A ri-movimentare il tutto ci pensa Bottas, che al giro 10 esce e fa entrare la SC. Entrano più o meno tutti e alla ripartenza Max e Russell, dopo un breve duello, superano Kimi. Nelle retrovie Hamilton, Norris e Leclerc guadagnano posizioni. In zona punti si trovano Lawson in P5, Ocon in P6 e Lindblad in P7. In nona e decima posizione le due Audi che lottano tra loro rendendo la vita difficile  a Lewis. Al giro 16 finalmente li passa. Verstappen intanto prosegue la sua cavalcata in prima posizione aumentando il vantaggio sulle Mercedes. Hamilton segue Piastri e Leclerc segue  Norris. I due rossi ne hanno di più ma i Papaya sono trainati anch’essi dalla scia di quelli davanti. Lewis si libera di Piastri al giro 19 e Leclerc di Norris al giro 20.

Finalmente davanti cambia qualcosa e kimi supera Russell, ma ha già un distacco di 4,9 secondi da Max. Al giro 22 la Ferrari rimette quasi la gara in sesto superando Lawson e portandosi in P5, mentre il giro successivo Leclerc passa Hulkenberg e si attacca a Piastri. Le due Ferrari hanno un buon passo anche se leggermente peggiore di Max e Mercedes. L’unico brivido in questo frangente lo regala Kimi che, andando largo, al giro 25 colpisce un paletto con rischio rottura dell’ala. Per fortuna va tutto bene! Intanto il vantaggio di Max sale a 8 secondi. Al giro 28 le due Ferrari vanno forte e sono P5 e P8, ma la vera notizia è che le Aston sono P13 e P14 non lontane dalla zona punti.

Al giro 29 il box Ferrari rompe gli indugi e cambia le gomme a Charles per l’undercut su Piastri nonostante le gomme non siano finite. Lo testimonia Max che sempre su rosse continua senza degrado. Come d’altronde tutti. Al giro 32 si ferma invece Lewis e monta gialle per marcare Hadjar anche lui al pit e circa 4 secondi davanti all’inglese. Il giro seguente è la volta di Russell, a seguire Max e Kimi. Dopo un paio di giri veloci di Charles P8, e di Lewis P7, si comincia a capire che le rosse del 16 non funzionano, mentre le gialle di Lewis (con lui che si lamenta) vanno decisamente meglio. Anche se in generale la sensazione è che in questo weekend, da Q1 a gara, la macchina meglio assettata sia quella di Lewis.

Dopo il cambio delle McLaren le Ferrari sono in quinta e sesta posizione con il 44 che si libera prima e meglio degli avversari rispetto al 16. Il quasi mai inquadrato Verstappen ha un vantaggio di circa 10 secondi e sembra gestire con facilità. Hadjar è saldamente quarto. Dopo la sosta però i più veloci in pista sono i Papaya, con Piastri che si avvicina velocemente alla sesta posizione di Charles. Al giro 39 si registra che Alonso è in lotta per la zona punti, e ci arriva al giro 40 superando in un bel duello Lindblad. Ma la corsa riserva altre sorprese e altri avvicendamenti. Al giro 43 infatti Albon parcheggia la sua Williams col cambio bloccato. In regime di VSC entra Max (ma non le Mercedes), le due Ferrari (ma non le McLaren..). Il giro successivo chiamano dentro le due Mercedes e Hadjar.

La classifica vede Max, Kimi, Russell, Hadjar, Piastri, Lewis, Norris. Leclerc ottavo. I commissari fatti arrivare dal Bahrain non riescono a spostare la macchina di Albon e così la VSC si trasforma in SC. Entrano anche le McLaren. Dopo almeno un giro inutile la SC potrebbe rientrare al giro 49 ma succede l’incredibile. Russell si ferma per un guasto alla PU, quella che non hanno voluto cambiare a Baku…! A margine Norris ci regala una perla: durante il giro dietro SC mentre scaldava le gomme, esce per non tamponare il compagno…  Si riparte al giro 51 con Max davanti a Kimi, poi Hadjar, Lewis, Leclerc e le McLaren. Un’occasione ghiotta per Lewis per agguantare un podio che prima dell’uscita di Russell era impossibile. La cosa riesce al giro 53!

Come è andata.

Finisce così, con Max che dopo aver ritrovato la pole ritrova la vittoria decretando che la classe non è acqua ma ha bisogno di supporto. Ora ce l’ha! Con Kimi che ha fatto una gara concreta prendendosi il giusto rischio nelle fasi iniziali e monetizzando il massimo possibile. Con Lewis che arriva meritatamente terzo cogliendo il podio dopo 5 falliti. Subito dietro Leclerc che non ha trovato il giusto feeling già dalla Q2. Seguono Hadjar, Piastri, Lawson, Alonso incredibilmente ottavo, Norris e Lindblad a chiudere la decina.

Coi (SE) e coi (MA):

(SE) chi ha un problema in formation lap potesse essere superato e dovesse andare in pit lane avremmo avuto una partenza non ritardata

(MA) non avremmo avuto il vincitore, il terzo e (credo) neppure il quarto

(SE) per la stesura di questo abominevole regolamento avessero consultato quelli della scuola Radio Elettra e qualche ingegnere decente anzi che le squadre impegnate avremmo visto meno figure barbine

(MA) poi arriva un gp come il Bahrain in Malesia e tutto passa. Non per noi che invidiamo il successo altrui…!

(SE) le Ferrari fossero partite subito con le intermedie avrebbero lottato per il podio entrambe

(MA) non l’hanno fatto!

(SE) si corresse sempre su questa tipologia di circuiti anche con questo ignobile regolamento ci potremmo divertire di più

(MA) per il futuro si costruiscono i Madring…!

(SE) Pier non si fosse inventato i ps noi non ci dovremmo ingegnare a trovare un’alternativa originale per non sfigurare e non scimmiottare

(MA) l’ha fatto, e l’originale non si batte!

Grazie a Tutti e buona discussione.

Antonio, aka Seldon!

 

Foto in evidenza di Steven Tee/ Lat images via Getty images.

F1 2026 – GRAN PREMIO DEL BAHREIN

Si corre in Malesia ma è il Gran Premio del Bahrein. Se in Medio Oriente c’è il rischio di essere centrati da un missile allora si fanno i bagagli e si va in Malesia, logico no?  I capi della F1 spostano tutto in una pista dove non si corre dal 2017.

Sepang è stata una pista quasi storica ad un certo punto nel calendario del mondiale F1 ed è stata spesso agrodolce per il Cavallino, dai trionfi shumacheriani alle sconfitte degli ultimi anni con piloti (vedi Raikkonen) che neanche riescono a prendere il via.

immagine da autosport.com

Aspetto positivo della faccenda: tutti o quasi non ci hanno corso, per cui forse l’abilità del pilota varrà qualche percentile in più sul risultato finale.

Aspetto negativo: sarà un’altra pista in cui la ricarica dell’energia per la PU sarà critica, dato che non si frena tantissimo e ci sono molte curve da percorrenza. Aspettiamoci superclipping e percorrenze in rettilineo imbarazzanti.

Mercedes arriverà con un corposo pacchetto di aggiornamenti con l’intento di rendersi definitivamente irraggiungibile per questo finale di campionato. Già sono mesi piuttosto bene, se dovessero poi dominare su un tracciato che in teoria non incontra le loro caratteristiche allora i giochi sarebbero davvero chiusi. Più interessante la sfida tra i due team mate, più che altro per capire se a Baku per Russell è iniziato un altro campionato oppure è stato solo l’avventura di un weekend.

immagine da 1000cuorimotori.it

Possibili contender: i soliti tra cui spicca McLaren per due motivi. Il primo è che anche loro finalmente possono sfruttare al meglio la PU clienti, il secondo è che gli aggiornamenti che tanto hanno fruttato prima di Baku dovrebbero tornare a produrre dividendi a scapito di Red Bull e Ferrari soprattutto.

Proprio queste due dovranno inventarsi qualcosa. Sulla carta Ferrari potrebbe avere qualche carta in più da giocare sul fronte dell’efficacia aerodinamica e della gestione del degrado gomme che a Sepang sarà elevato. Il problema stà tutto negli ultimi aggiornamenti di motore e di telaio che poco hanno inciso e fatto sorgere tanti dubbi.

immagine da planetf1.com

Si prevede una gara letteralmente dominata dal degrado gomme per cui la qualifica potrebbe avere un ruolo meno importante anche se poi, alla fine, correre in aria pulita resta sempre un plus non indifferente.

A complicare i piani di raccolta dati nelle libere potrebbe metterci lo zampino il meteo, con pioggia prevista il venerdì. Dovesse accadere i team avrebbero solo il sabato mattina per capirci qualcosa, aumentando l’incertezza per la qualifica e la gara domenicale.

Tutti hanno dichiarato di volere qualcosa domenica: Antonelli vuole tornare a vincere, Russell vuole rientrare nella lotta al titolo, Verstappen vuole la prima vittoria dell’anno e via di seguito. Vedremo come andrà anche se non puntare su Mercedes sembra un vero azzardo. Poi magari vince Hadjar…

*immagine in evidenza da 51gt3.com

Rocco Alessandro

 

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