D’in su i veroni del formulaunistico ostello, si dubitava assai che il moro d’albione tornasse a far rima con campione, ché la diritta via già da un po’ parea smarrita, ché il suo pie’ non fosse più così veloce e che, trafitto 105 volte da un raggio di sole, fosse ormai giunta la sua sera.
Tuttavia, è stato proprio alla sera di domenica scorsa che gli appassionati hanno ritrovato una certezza con cui fare i conti: non si è ancora del tutto assopito lo spirto guerrier ch’entro gli rugge.
Non che da tutti si escludesse totalmente la possibilità che Lewis Hamilton potesse ancora vincere una gara ma che se mai gli fosse riuscito sarebbe stato grazie a fortuite coincidenze, casualità imprevedibili, il ritiro di settordici piloti o mezzi di movimento terra improvvisatisi nuovamente suoi salvatori.
Quorum ego, beninteso.
Ciononostante, il Luigino da Stevenage, decide di smentire tutti con una qualifica solidissima e velocissima ed una gara in cui sfodera tutta la sua esperienza a piene mani.
La qualifica, dicevamo, è stata la vera base su cui ha costruito la sorprendente vittoria che ha portato a casa. Veloce nel Q1, veloce nel Q2 e ancora più veloce nel Q3 ove toglie 7 decimi dal suo top del Q2 e si piazza tra le due Mercedes a pochi millesimi dalla pole.
A Barcellona, Ferrari ha portato aggiornamenti che, in tutta evidenza, paiono notevolissimi: il primo segnale è proprio lo scalino di prestazione tra Q2 e Q3 che era uno dei tarli che deturpavano il retrobox del Cavallino sin dalla prima gara stagionale.
La partenza del Gran Premio fa capire che il vantaggio Ferrari in questo ambito si è definitivamente dissipato: nonostante il teorico vantaggio e le gomme rosse contro le gialle di Russell, Hamilton è costretto ad accodarsi. A dispetto del vantaggio di gomma, Luigino non riesce a tenere il ritmo di Russell ed è costretto a pittare relativamente presto lasciando chiaramente intendere che l’opzione della strategia a 3 soste, sul rovente asfalto del Montmelò, poteva essere la sua scelta definitiva.
Poco fa si diceva che gli aggiornamenti portati da Ferrari paiono notevolissimi. Ebbene, dopo il primo stint su gomme rosse, invero non esaltante, è sulle successive mescole che possiamo apprezzare in pieno le potenzialità della vettura. Non solo Hamilton tiene il passo di Mercedes ma, nello stint finale, gli è anche di molto superiore. Ed è l’emergere di questo fatto, ché è un fatto, a sorprendere più di tutto il resto. Sotto il piede tornato sapiente di Lewis, la rossa impone un ritmo inavvicinabile per chiunque. In alcuni frangenti, si sono visti 1.5 secondi di distacco a Russell e anche nel finale a gomme di età quasi uguale (Russell 4 giri in più e Antonelli 3 giri in più), in cui teoricamente le Mercedes avrebbero dovuto essere ben superiori visti i precedenti, Lewis si permetteva di infliggere 7-8 decimi al giro. La guida sicura e in pieno controllo, tempi sempre veloci senza rischi eccessivi e soprattutto nessun errore, facevano tornare in mente le più sagaci tra le sue vittorie: quelle degli anni tra il 2017 e il 2019 quando, pur favorito dal mezzo tecnicamente superiore, s’imponeva d’imperio e senza dare alcuna speranza a chi oltre a inseguire lui, inseguiva il sogno d’una vita (ahimè, caro Seb!). Ne ha avuto ben donde, dunque, d’esultare il buon Lewis: non si tratta della vittoria casuale ch’era il massimo che gli si poteva augurare prima di Barcellona ma di una vittoria conquistata sul campo con velocità, sagacia tattica, autorevolezza e capacità di gestione. Si può desiderare qualcosa di più? Be’, sì, perché il contemporaneo, quanto improvvido (mannaggia!) ritiro di Antonelli trasforma il secondo posto del mondiale che aveva già conquistato a Montecarlo in un prospetto ben più ambizioso: 1 gara e mezza di distacco è meglio di 3, no? Se poi i miglioramenti Ferrari si confermassero anche sui prossimi circuiti, in ossequio all’adagio degli ultimi trent’anni durante i quali la vettura che si dimostrava performante al Montmelò lo sarebbe stata per tutto il resto della stagione, allora perché non pensarci?
Quindi LEWIS HAMILTON – voto 106 e lode
In questo tripudio di maranellaggine arrivano conferme anche dal prode Charles Leclerc. Il nostro beniamino, infatti, in qualifica pareva anche più veloce di Lewis e con la pole assolutamente a portata di mano. Consapevole di ciò, in Q3 si è probabilmente lasciato trascinare dall’entusiasmo commettendo un errore banale in curva 3: entra non 1 o 2 ma ben 6 km/h (e questo ben non va sottovalutato: i piloti più bravi del mondo ne sentono anche mezzo di km/h) più veloce del dovuto e perde il controllo della vettura finendo malamente fuori pista. Ciononostante, in gara parte alla grande, superando in due curve ben tre vetture e poco dopo ci regala un sorpasso meraviglioso nei confronti di Piastri all’esterno proprio di curva 3 . Nel secondo stint è il più veloce in pista e nel finale non è veloce tanto quanto Hamilton semplicemente perché era in gestione, non avendo la possibilità di migliorare la sua posizione perché troppo distante da Verstappen. La inconsueta rottura del power steering gli toglie la possibilità di fare buoni punti trasformando il week end catalano in un altro incubo per le sue ambizioni. Ambizione che la parallela condotta del suo compagno di squadra fa scendere al lumicino ed è la prima volta in carriera che, sia pur molto prematuramente, Charles si trova in una condizione in cui la squadra potrebbe decidere di chiedergli dei sacrifici non dettati da situazioni contingenti. Ancora una volta, come già accaduto a Montecarlo, Charles mostra poco controllo nelle pubbliche dichiarazioni: se là sminuiva smodatamente le sue colpe fino a negarle del tutto qui si affligge e si autocolpevolizza ben oltre l’ordinaria misura: il “provo solo vergogna” proferito più volte con sguardo sconsolato e in diretta mondiale è qualcosa che non si può sentire, persino da un genuino come lui. C’è una certa mancanza di lucidità in tutto ciò. L’ambito in cui è nato il suo errore è ben diverso da quello di Montecarlo. Ci ha provato, a fare la pole, ma non è andata: tutto qui. Certo, era il caso di prendere quella curva meglio, ovvio. Ma chi mai, tra gli appassionati, si sognerebbe di criticare un pilota perché tenta di prendersi la pole position? Al buon Charles riesce 8 volte su 10 di fare il “giro magico” da pole dei miracoli: evidentemente stavolta era una delle 2 in cui non capita. Se poi non gli è riuscita perché non era psicologicamente al massimo della forma non sono in grado di dirlo. La prossemica e la lettura semiotica dei suoi gesti non può dare alcuna certezza visto che si tratta di poche decine di secondi davanti ad una telecamera: non possiamo sapere quanto sia tranquillo (o meno) nel resto del tempo. Quindi, a differenza di tanti giornalisti novelli Freud, non mi esprimo sul punto. Piuttosto, il buon Charles dovrebbe prendere atto che la macchina è migliorata, anche nelle sue mani, non solo in quelle di Lewis. Dalla prossima gara sarà sufficiente, perdonate la battuta, dare il 100% e non il 110%…
Oltre a Charles, anche un altro nostro beniamino è rimasto scornato dal Montmelò. Andrea Kimi Antonelli, per la prima volta in stagione, è stato tradito dalla sua vettura e vede il primo “zero” nel suo ruolino di marcia. Sorpreso in qualifica da Hamilton, in gara parte comunque bene rintuzzando il tentativo di Norris. La non ottimale strategia di Mercedes non gli consente di giocarsela al meglio nella parte centrale della gara ma quando si torna a gomme pari, nell’ultimo stint, ecco che esce il fenomeno che abbiamo ammirato sin qui. I suoi crono non erano al livello di Hamilton ma erano certamente migliori di quelli del suo compagno di squadra, che supera agevolmente e con gran coraggio (Russell, l’aveva maliziosamente spinto verso il muretto interno del rettilineo) nella frenata di curva 1. In quell’occasione, rompe una bandella dell’ala anteriore destra perché, spinto per l’appunto da Russell, passa rovinosamente su un piccolo dissuasore: si nota perché quella sezione è dipinta in rosso e il dissuasore è bianco. Sarebbe interessante capire se quel sobbalzo è anche la causa del successivo problema che lo costringe al ritiro: queste auto sono così delicate che non si può mai dire. Ad ogni modo, per quanto l’improvvido problema consenta a Lewis di mostrarsi sorprendentemente nei suoi specchietti in ottica mondiale direi che si è visto benissimo anche a Barcellona. Che continui così.
GEORGE RUSSELL – voto 7 ½
Avrei dato voti anche più alti ma sappiamo che a differenza di altri piloti Russell è uno che è molto lucido nella gestione delle strategie e qui non è stato impeccabile. Ottimo in qualifica (ma ringrazi Charles e le sue paturnie) e ottimo nella prima parte di gara, non comprende che la strategia migliore era quella di Hamilton. Sicché si plafona, nel secondo stint, su ritmi non sufficienti per avere tranquillità nel finale. Oppure, il che è altrettanto probabile vista la facilità con cui Kimi gli si era riavvicinato, non ne aveva abbastanza. Insomma, ancora una volta, quando il gioco si fa duro, cioè nel finale di una gara in cui avrebbe dovuto giocarsi la vittoria, non riesce ad esprimersi al meglio delle sue possibilità. Oppure ci riesce ma a questo punto dovrebbe ammettere che Kimi è molto più bravo di lui. Se poi Ferrari dovesse confermare la sua competitività allora il cammino verso ambiziosi traguardi del buon George diventa ancora più periglioso. Mah!
LANDO NORRIS – voto 8 ½
E bravo Landino nostro! In una gara dove tutti gli occhi erano puntati su Hamilton e il suo epico ritorno alla vittoria in pochi si sono soffermati a giudicare la sua eccellente prestazione. In qualifica fa del suo meglio e si ferma a pochi millesimi da Antonelli. In gara è un martello, per quanto la vettura gli consente, e lo è abbastanza per tallonare i due Mercedes fino a pochi giri dalla fine. Proprio in quell’occasione ci regala un gustoso TR in cui dice al suo ingegnere di pista, che lo stimolava ad approfittare di eventuali scorni tra i due Mercedes che battagliavano 1 secondo avanti a lui, che se avesse continuato a quel ritmo la gara l’avrebbe finita in un muro. Ma chissà? Se avesse saputo che Antonelli avrebbe rotto di lì a poco forse lo scorato Russell degli ultimi giri sarebbe stato alla sua portata. D’altra parte, if my grandmother had wheels…
Una curiosità che le sovrimpressioni della Formula 1 ci hanno regalato è stata scoprire che nonostante la messe di piloti inglesi che hanno calcato i circuiti del mondiale negli ultimi 60 anni era dal 1968 che non si vedeva un podio tutto britannico.
MAX VERSTAPPEN – voto 7
Il voto qui sopra è più una sorta di alert che un giudizio vero e proprio. Si può pensare di dare a Max voti inferiori all’8? Certo che no. Tuttavia, il fenomeno che da anni tutti ammiriamo nonché l’orgoglioso guidatore della monoposto dal motore più potente del lotto… in qualifica non riesce a dare altro che 50 millesimi di secondo ad un suo compagno di squadra. Peraltro in una pista estremamente tecnica ove le sue abilità di guida dovrebbero amplificare il divario che, in qualche modo naturale, lo ha sempre separato dai suoi compagni di squadra (tranne Ricciardo, sia chiaro). Da quanto tempo non accadeva? Ora, per quanto quest’anno Hadjar si stia mostrando molto più tosto rispetto a coloro con cui ha condiviso il box negli ultimi anni, sarà anche vero che il nostro buon Max non si sta impegnando al massimo se non ha la ragionevole certezza di poter lottare per qualcosa di importante? Difficile da dire ed è da qui che nasce l’incertezza sul giudizio della sua performance. Non inganni, a questo proposito, il distacco rifilato ad Hadjar in gara: il buon Isack era partito malissimo. Vedremo se il motore più potente del lotto (ehm…) lo aiuterà a rimettersi nelle posizioni che più gli competono.
OSCAR PIASTRI – voto 5
Anche a Barcellona lo spento Oscar di questo 2026 continua a generare perplessità. Dove è finito il brillantissimo protagonista delle stagioni 2024 e 2025 (be’ quest’ultima non per intero)? Per quanto in qualifica non sia lontanissimo da Norris lo è comunque a sufficienza per farsi sopravanzare dai due RBR. In gara parte anche bene, approfittando delle incertezze di Hadjar ma cede quasi subito al ritorno di Leclerc. Quest’ultimo ha fatto sicuramente un sorpasso da annali ma l’Oscar dello scorso anno non si sarebbe trovato in quella condizione, ne sono certo. Per il resto della gara gioca a nascondino con Leclerc e Verstappen che però, al momento giusto, gli vanno via con ampio margine. E ampio è anche il margine che patisce dal compagno di squadra, Landino nostro, che alla fine della gara gli rifila 35 secondi. Non è un bel vedere per uno che fino a poche gare dalla fine della stagione 2025 era considerato il miglior prospetto per il dopo-Max. Mah!
ISACK HADJAR – voto 6
Il voto è una media tra la qualifica eccezionale e i pasticci combinati in gara. Benché con i dubbi espressi sopra nel commento a Max il fatto, anzi il fatto, è che in qualifica il nostro buon torello mezzo boxeur e mezzo pie’ veloce si è piazzato immediatamente alle spalle del suo compagno di squadra con soli 56 millesimi di distacco. Il che già sarebbe motivo per lanciare cappelli in aria, o guantoni da boxe se vogliamo. Dopodiché il nostro eroe spreca tutto con uno start da incubo. Perde 4 posizioni. Recupera con dei bei sorpassi sui cugini di Faenza ma poi commette qualche sbavatura che quasi gli costa un DNF. A quel punto si calma e decide di portare a casa qualche punto che diventa buono anche grazie ai ritiri di Kimi e Charles. Vorrei dire che deve darsi una calmata ma non è proprio il caso, vero? Dai Isack! Dai!
GASLY, LAWSON, LINBLAD – voto 7 ½
Accomunati dal voto i tre qui sopra possono ognuno contare su svariati motivi di soddisfazione. Gasly, pur battuto ancora da Colapinto in qualifica, ha mostrato un ritmo-gara notevole, molto migliore di quello del suo compagno di squadra al punto da costringere il muretto a forzare lo swap. Lawson continua una buona striscia di piazzamenti grazie, ancora una volta, all’estrema solidità mostrata in gara. Linblad merita perché deve farsi le ossa e ogni punto guadagnato è grasso che cola. Bravi.
COLAPINTO – 6 meno
Rispetto ai tre che l’hanno preceduto un voto in meno a Francuzzo nostro. Dopo una qualifica molto buona e un altrettanto buona partenza non riesce a capitalizzare mostrandosi incerto nel ritmo e costringendo persino il muretto Alpine a sancire lo swap con Gasly. In più, commette un’ingenuità in regime di bandiere gialle che gli costa una penalità di 10 secondi e ben due posizioni in classifica. Per sua fortuna Hulkenberg viene messo fuorigioco da uno dei più assurdi inconvenienti visti negli ultimi anni altrimenti sarebbe finito pure fuori dai punti. Rimandato.
HULKENBERG – voto… alla madonna!
Al 29° giro, il fin lì eccellente Hulk se la stava cavando alla grande e battagliava con Lawson per la 10 posizione. Ebbene che succede? Succede che Lawson, davanti a lui, esce appena appena largo da una curva e sfiora la ghiaia facendo saltare qualche sassolino. Uno di questi sassolini schizza a velocità curvatura in stile Star Trek e viene teleguidato da tutte le intelligenze artificiali, naturali e soprannaturali di questo mondo verso il pulsante di spegnimento vettura presente, per ragioni di sicurezza, sulla fiancata della Audi del nostro. Sicché me lo immagino il buon Hulk: è tutto ringalluzzito, nel suo rovente abitacolo, con punti mondiali alla sua portata, misurare millimetro per millimetro le traiettorie migliori che gli consentono di rimanere in modalità overtake e pensare al modo migliore per tentare di passare il neozelandese quando all’improvviso gli si spegne tutto, così, d’emblèe. Caro Nico, hai tutta la nostra solidarietà!
NOTE DI MERITO
Nei meriti vorrei metterci Stroll che per la prima volta da quando ha Alonso è in squadra, esclusi problemi tecnici di vario tipo, gli sta davanti in qualifica. Ma quando si tratta di Lance preferirei cautela.
Cadillac piazza per la prima volta entrambi i piloti davanti a AM. Considerato da dove erano partiti è un risultato da non sottovalutare.
NOTE DI DEMERITO
Cadillac avrà spompato la macchina in qualifica perché poi, in gara, hanno visto Bottas piantarsi dopo 5 giri e Perez girare al rallentatore per tutta la gara.
Albon patisce, eccome se patisce.
Haas non pervenute.
NOTE CHE SA ESSERE PROTAGONISTA ANCHE QUANDO PARTE ULTIMO
Non ne avrebbe avuto bisogno visto quanto andava forte ma Lewis ha ricevuto un aiutino anche da Fernando Alonso che ha causato la VSC che ha consentito il comodo pit del ferrarista che lo ha ulteriormente proiettato verso la vittoria. Fernando ha detto che questa Barcellona potrebbe essere la sua ultima (a prescindere: nel 2027 non è in calendario). Cominciamo a mettere nel salvadanaio qualche lacrimuccia per fine anno?
Ci vediamo in Austria!



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