LE NON PAGELLE DI BARCELLONA 2026

D’in su i veroni del formulaunistico ostello, si dubitava assai che il moro d’albione tornasse a far rima con campione, ché la diritta via già da un po’ parea smarrita, ché il suo pie’ non fosse più così veloce e che, trafitto 105 volte da un raggio di sole, fosse ormai giunta la sua sera.

Tuttavia, è stato proprio alla sera di domenica scorsa che gli appassionati hanno ritrovato una certezza con cui fare i conti: non si è ancora del tutto assopito lo spirto guerrier ch’entro gli rugge.

Non che da tutti si escludesse totalmente la possibilità che Lewis Hamilton potesse ancora vincere una gara ma che se mai gli fosse riuscito sarebbe stato grazie a fortuite coincidenze, casualità imprevedibili, il ritiro di settordici piloti o mezzi di movimento terra improvvisatisi nuovamente suoi salvatori.

Quorum ego, beninteso.

Ciononostante, il Luigino da Stevenage, decide di smentire tutti con una qualifica solidissima e velocissima ed una gara in cui sfodera tutta la sua esperienza a piene mani.

La qualifica, dicevamo, è stata la vera base su cui ha costruito la sorprendente vittoria che ha portato a casa. Veloce nel Q1, veloce nel Q2 e ancora più veloce nel Q3 ove toglie 7 decimi dal suo top del Q2 e si piazza tra le due Mercedes a pochi millesimi dalla pole.

A Barcellona, Ferrari ha portato aggiornamenti che, in tutta evidenza, paiono notevolissimi: il primo segnale è proprio lo scalino di prestazione tra Q2 e Q3 che era uno dei tarli che deturpavano il retrobox del Cavallino sin dalla prima gara stagionale.

La partenza del Gran Premio fa capire che il vantaggio Ferrari in questo ambito si è definitivamente dissipato: nonostante il teorico vantaggio e le gomme rosse contro le gialle di Russell, Hamilton è costretto ad accodarsi. A dispetto del vantaggio di gomma, Luigino non riesce a tenere il ritmo di Russell ed è costretto a pittare relativamente presto lasciando chiaramente intendere che l’opzione della strategia a 3 soste, sul rovente asfalto del Montmelò, poteva essere la sua scelta definitiva.

Poco fa si diceva che gli aggiornamenti portati da Ferrari paiono notevolissimi. Ebbene, dopo il primo stint su gomme rosse, invero non esaltante, è sulle successive mescole che possiamo apprezzare in pieno le potenzialità della vettura. Non solo Hamilton tiene il passo di Mercedes ma, nello stint finale, gli è anche di molto superiore. Ed è l’emergere di questo fatto, ché è un fatto, a sorprendere più di tutto il resto. Sotto il piede tornato sapiente di Lewis, la rossa impone un ritmo inavvicinabile per chiunque. In alcuni frangenti, si sono visti 1.5 secondi di distacco a Russell e anche nel finale a gomme di età quasi uguale (Russell 4 giri in più e Antonelli 3 giri in più), in cui teoricamente le Mercedes avrebbero dovuto essere ben superiori visti i precedenti, Lewis si permetteva di infliggere 7-8 decimi al giro. La guida sicura e in pieno controllo, tempi sempre veloci senza rischi eccessivi e soprattutto nessun errore, facevano tornare in mente le più sagaci tra le sue vittorie: quelle degli anni tra il 2017 e il 2019 quando, pur favorito dal mezzo tecnicamente superiore, s’imponeva d’imperio e senza dare alcuna speranza a chi oltre a inseguire lui, inseguiva il sogno d’una vita (ahimè, caro Seb!). Ne ha avuto ben donde, dunque, d’esultare il buon Lewis: non si tratta della vittoria casuale ch’era il massimo che gli si poteva augurare prima di Barcellona ma di una vittoria conquistata sul campo con velocità, sagacia tattica, autorevolezza e capacità di gestione. Si può desiderare qualcosa di più? Be’, sì, perché il contemporaneo, quanto improvvido (mannaggia!) ritiro di Antonelli trasforma il secondo posto del mondiale che aveva già conquistato a Montecarlo in un prospetto ben più ambizioso: 1 gara e mezza di distacco è meglio di 3, no? Se poi i miglioramenti Ferrari si confermassero anche sui prossimi circuiti, in ossequio all’adagio degli ultimi trent’anni durante i quali la vettura che si dimostrava performante al Montmelò lo sarebbe stata per tutto il resto della stagione, allora perché non pensarci?

Quindi LEWIS HAMILTON – voto 106 e lode

In questo tripudio di maranellaggine arrivano conferme anche dal prode Charles Leclerc. Il nostro beniamino, infatti, in qualifica pareva anche più veloce di Lewis e con la pole assolutamente a portata di mano. Consapevole di ciò, in Q3 si è probabilmente lasciato trascinare dall’entusiasmo commettendo un errore banale in curva 3: entra non 1 o 2 ma ben 6 km/h (e questo ben non va sottovalutato: i piloti più bravi del mondo ne sentono anche mezzo di km/h) più veloce del dovuto e perde il controllo della vettura finendo malamente fuori pista. Ciononostante, in gara parte alla grande, superando in due curve ben tre vetture e poco dopo ci regala un sorpasso meraviglioso nei confronti di Piastri all’esterno proprio di curva 3 . Nel secondo stint è il più veloce in pista e nel finale non è veloce tanto quanto Hamilton semplicemente perché era in gestione, non avendo la possibilità di migliorare la sua posizione perché troppo distante da Verstappen. La inconsueta rottura del power steering gli toglie la possibilità di fare buoni punti trasformando il week end catalano in un altro incubo per le sue ambizioni. Ambizione che la parallela condotta del suo compagno di squadra fa scendere al lumicino ed è la prima volta in carriera che, sia pur molto prematuramente, Charles si trova in una condizione in cui la squadra potrebbe decidere di chiedergli dei sacrifici non dettati da situazioni contingenti. Ancora una volta, come già accaduto a Montecarlo, Charles mostra poco controllo nelle pubbliche dichiarazioni: se là sminuiva smodatamente le sue colpe fino a negarle del tutto qui si affligge e si autocolpevolizza ben oltre l’ordinaria misura: il “provo solo vergogna” proferito più volte con sguardo sconsolato e in diretta mondiale è qualcosa che non si può sentire, persino da un genuino come lui. C’è una certa mancanza di lucidità in tutto ciò. L’ambito in cui è nato il suo errore è ben diverso da quello di Montecarlo. Ci ha provato, a fare la pole, ma non è andata: tutto qui. Certo, era il caso di prendere quella curva meglio, ovvio. Ma chi mai, tra gli appassionati, si sognerebbe di criticare un pilota perché tenta di prendersi la pole position? Al buon Charles riesce 8 volte su 10 di fare il “giro magico” da pole dei miracoli: evidentemente stavolta era una delle 2 in cui non capita. Se poi non gli è riuscita perché non era psicologicamente al massimo della forma non sono in grado di dirlo. La prossemica e la lettura semiotica dei suoi gesti non può dare alcuna certezza visto che si tratta di poche decine di secondi davanti ad una telecamera: non possiamo sapere quanto sia tranquillo (o meno) nel resto del tempo. Quindi, a differenza di tanti giornalisti novelli Freud, non mi esprimo sul punto. Piuttosto, il buon Charles dovrebbe prendere atto che la macchina è migliorata, anche nelle sue mani, non solo in quelle di Lewis. Dalla prossima gara sarà sufficiente, perdonate la battuta, dare il 100% e non il 110%…

Oltre a Charles, anche un altro nostro beniamino è rimasto scornato dal Montmelò. Andrea Kimi Antonelli, per la prima volta in stagione, è stato tradito dalla sua vettura e vede il primo “zero” nel suo ruolino di marcia. Sorpreso in qualifica da Hamilton, in gara parte comunque bene rintuzzando il tentativo di Norris. La non ottimale strategia di Mercedes non gli consente di giocarsela al meglio nella parte centrale della gara ma quando si torna a gomme pari, nell’ultimo stint, ecco che esce il fenomeno che abbiamo ammirato sin qui. I suoi crono non erano al livello di Hamilton ma erano certamente migliori di quelli del suo compagno di squadra, che supera agevolmente e con gran coraggio (Russell, l’aveva maliziosamente spinto verso il muretto interno del rettilineo) nella frenata di curva 1. In quell’occasione, rompe una bandella dell’ala anteriore destra perché, spinto per l’appunto da Russell, passa rovinosamente su un piccolo dissuasore: si nota perché quella sezione è dipinta in rosso e il dissuasore è bianco. Sarebbe interessante capire se quel sobbalzo è anche la causa del successivo problema che lo costringe al ritiro: queste auto sono così delicate che non si può mai dire. Ad ogni modo, per quanto l’improvvido problema consenta a Lewis di mostrarsi sorprendentemente nei suoi specchietti in ottica mondiale direi che si è visto benissimo anche a Barcellona. Che continui così.

GEORGE RUSSELL – voto 7 ½

Avrei dato voti anche più alti ma sappiamo che a differenza di altri piloti Russell è uno che è molto lucido nella gestione delle strategie e qui non è stato impeccabile. Ottimo in qualifica (ma ringrazi Charles e le sue paturnie) e ottimo nella prima parte di gara, non comprende che la strategia migliore era quella di Hamilton. Sicché si plafona, nel secondo stint, su ritmi non sufficienti per avere tranquillità nel finale. Oppure, il che è altrettanto probabile vista la facilità con cui Kimi gli si era riavvicinato, non ne aveva abbastanza. Insomma, ancora una volta, quando il gioco si fa duro, cioè nel finale di una gara in cui avrebbe dovuto giocarsi la vittoria, non riesce ad esprimersi al meglio delle sue possibilità. Oppure ci riesce ma a questo punto dovrebbe ammettere che Kimi è molto più bravo di lui. Se poi Ferrari dovesse confermare la sua competitività allora il cammino verso ambiziosi traguardi del buon George diventa ancora più periglioso. Mah!

LANDO NORRIS – voto 8 ½

E bravo Landino nostro! In una gara dove tutti gli occhi erano puntati su Hamilton e il suo epico ritorno alla vittoria in pochi si sono soffermati a giudicare la sua eccellente prestazione. In qualifica fa del suo meglio e si ferma a pochi millesimi da Antonelli. In gara è un martello, per quanto la vettura gli consente, e lo è abbastanza per tallonare i due Mercedes fino a pochi giri dalla fine. Proprio in quell’occasione ci regala un gustoso TR in cui dice al suo ingegnere di pista, che lo stimolava ad approfittare di eventuali scorni tra i due Mercedes che battagliavano 1 secondo avanti a lui, che se avesse continuato a quel ritmo la gara l’avrebbe finita in un muro. Ma chissà? Se avesse saputo che Antonelli avrebbe rotto di lì a poco forse lo scorato Russell degli ultimi giri sarebbe stato alla sua portata. D’altra parte, if my grandmother had wheels

Una curiosità che le sovrimpressioni della Formula 1 ci hanno regalato è stata scoprire che nonostante la messe di piloti inglesi che hanno calcato i circuiti del mondiale negli ultimi 60 anni era dal 1968 che non si vedeva un podio tutto britannico.

MAX VERSTAPPEN – voto 7

Il voto qui sopra è più una sorta di alert che un giudizio vero e proprio. Si può pensare di dare a Max voti inferiori all’8? Certo che no. Tuttavia, il fenomeno che da anni tutti ammiriamo nonché l’orgoglioso guidatore della monoposto dal motore più potente del lotto… in qualifica non riesce a dare altro che 50 millesimi di secondo ad un suo compagno di squadra. Peraltro in una pista estremamente tecnica ove le sue abilità di guida dovrebbero amplificare il divario che, in qualche modo naturale, lo ha sempre separato dai suoi compagni di squadra (tranne Ricciardo, sia chiaro). Da quanto tempo non accadeva? Ora, per quanto quest’anno Hadjar si stia mostrando molto più tosto rispetto a coloro con cui ha condiviso il box negli ultimi anni, sarà anche vero che il nostro buon Max non si sta impegnando al massimo se non ha la ragionevole certezza di poter lottare per qualcosa di importante? Difficile da dire ed è da qui che nasce l’incertezza sul giudizio della sua performance. Non inganni, a questo proposito, il distacco rifilato ad Hadjar in gara: il buon Isack era partito malissimo. Vedremo se il motore più potente del lotto (ehm…) lo aiuterà a rimettersi nelle posizioni che più gli competono.

OSCAR PIASTRI – voto 5

Anche a Barcellona lo spento Oscar di questo 2026 continua a generare perplessità. Dove è finito il brillantissimo protagonista delle stagioni 2024 e 2025 (be’ quest’ultima non per intero)? Per quanto in qualifica non sia lontanissimo da Norris lo è comunque a sufficienza per farsi sopravanzare dai due RBR. In gara parte anche bene, approfittando delle incertezze di Hadjar ma cede quasi subito al ritorno di Leclerc. Quest’ultimo ha fatto sicuramente un sorpasso da annali ma l’Oscar dello scorso anno non si sarebbe trovato in quella condizione, ne sono certo. Per il resto della gara gioca a nascondino con Leclerc e Verstappen che però, al momento giusto, gli vanno via con ampio margine. E ampio è anche il margine che patisce dal compagno di squadra, Landino nostro, che alla fine della gara gli rifila 35 secondi. Non è un bel vedere per uno che fino a poche gare dalla fine della stagione 2025 era considerato il miglior prospetto per il dopo-Max. Mah!

ISACK HADJAR – voto 6

Il voto è una media tra la qualifica eccezionale e i pasticci combinati in gara. Benché con i dubbi espressi sopra nel commento a Max il fatto, anzi il fatto, è che in qualifica il nostro buon torello mezzo boxeur e mezzo pie’ veloce si è piazzato immediatamente alle spalle del suo compagno di squadra con soli 56 millesimi di distacco. Il che già sarebbe motivo per lanciare cappelli in aria, o guantoni da boxe se vogliamo. Dopodiché il nostro eroe spreca tutto con uno start da incubo. Perde 4 posizioni. Recupera con dei bei sorpassi sui cugini di Faenza ma poi commette qualche sbavatura che quasi gli costa un DNF. A quel punto si calma e decide di portare a casa qualche punto che diventa buono anche grazie ai ritiri di Kimi e Charles. Vorrei dire che deve darsi una calmata ma non è proprio il caso, vero? Dai Isack! Dai!

GASLY, LAWSON, LINBLAD – voto 7 ½

Accomunati dal voto i tre qui sopra possono ognuno contare su svariati motivi di soddisfazione. Gasly, pur battuto ancora da Colapinto in qualifica, ha mostrato un ritmo-gara notevole, molto migliore di quello del suo compagno di squadra al punto da costringere il muretto a forzare lo swap. Lawson continua una buona striscia di piazzamenti grazie, ancora una volta, all’estrema solidità mostrata in gara. Linblad merita perché deve farsi le ossa e ogni punto guadagnato è grasso che cola. Bravi.

COLAPINTO – 6 meno

Rispetto ai tre che l’hanno preceduto un voto in meno a Francuzzo nostro. Dopo una qualifica molto buona e un altrettanto buona partenza non riesce a capitalizzare mostrandosi incerto nel ritmo e costringendo persino il muretto Alpine a sancire lo swap con Gasly. In più, commette un’ingenuità in regime di bandiere gialle che gli costa una penalità di 10 secondi e ben due posizioni in classifica. Per sua fortuna Hulkenberg viene messo fuorigioco da uno dei più assurdi inconvenienti visti negli ultimi anni altrimenti sarebbe finito pure fuori dai punti. Rimandato.

HULKENBERG – voto… alla madonna!

Al 29° giro, il fin lì eccellente Hulk se la stava cavando alla grande e battagliava con Lawson per la 10 posizione. Ebbene che succede? Succede che Lawson, davanti a lui, esce appena appena largo da una curva e sfiora la ghiaia facendo saltare qualche sassolino. Uno di questi sassolini schizza a velocità curvatura in stile Star Trek e viene teleguidato da tutte le intelligenze artificiali, naturali e soprannaturali di questo mondo verso il pulsante di spegnimento vettura presente, per ragioni di sicurezza, sulla fiancata della Audi del nostro. Sicché me lo immagino il buon Hulk: è tutto ringalluzzito, nel suo rovente abitacolo, con punti mondiali alla sua portata, misurare millimetro per millimetro le traiettorie migliori che gli consentono di rimanere in modalità overtake e pensare al modo migliore per tentare di passare il neozelandese quando all’improvviso gli si spegne tutto, così, d’emblèe. Caro Nico, hai tutta la nostra solidarietà!

NOTE DI MERITO

Nei meriti vorrei metterci Stroll che per la prima volta da quando ha Alonso è in squadra, esclusi problemi tecnici di vario tipo, gli sta davanti in qualifica. Ma quando si tratta di Lance preferirei cautela.

Cadillac piazza per la prima volta entrambi i piloti davanti a AM. Considerato da dove erano partiti è un risultato da non sottovalutare.

NOTE DI DEMERITO

Cadillac avrà spompato la macchina in qualifica perché poi, in gara, hanno visto Bottas piantarsi dopo 5 giri e Perez girare al rallentatore per tutta la gara.

Albon patisce, eccome se patisce.

Haas non pervenute.

NOTE CHE SA ESSERE PROTAGONISTA ANCHE QUANDO PARTE ULTIMO

Non ne avrebbe avuto bisogno visto quanto andava forte ma Lewis ha ricevuto un aiutino anche da Fernando Alonso che ha causato la VSC che ha consentito il comodo pit del ferrarista che lo ha ulteriormente proiettato verso la vittoria. Fernando ha detto che questa Barcellona potrebbe essere la sua ultima (a prescindere: nel 2027 non è in calendario). Cominciamo a mettere nel salvadanaio qualche lacrimuccia per fine anno?

Ci vediamo in Austria!

BASTIAN CONTRARIO (VII): Mind game

Il “Bastian contrario” di questa settimana, post GP di Spagna, necessita di una precisazione in merito all’autore di questa rubrica e, a ciò che pensa a riguardo di Hamilton. Ebbene al sottoscritto Lewis Hamilton non è mai piaciuto e, dopo i fatti del 2020 in luogo del quale ha imposto, sfruttando la sua popolarità, la sua propaganda politica (sebbene l’argomento “anti razzismo e tolleranza” debbano essere la base del vivere civile) è piaciuto ancora meno. Solo che in questa rubrica mi assumo la responsabilità di analizzare i fatti in maniera oggettiva, mettendo da parte le simpatie e, soprattutto il tifo, perché specie quest’ultimo aspetto non mi è mai appartenuto; a maggior ragione quando parlo di F1.

Fatta questa doverosa premessa voglio riportare le parole di Hamilton, immediatamente dopo le qualifiche del GP di domenica scorsa: “Sarà difficile sfidare le Mercedes senza il mio compagno di squadra. Questi ragazzi sono molto veloci nei long run, vediamo come andrà”. Inoltre, sull’errore di LeClerc (sempre in qualifica): “Errore LeClerc? Queste auto sono difficili da guidare, io con gli aggiornamenti mi sono sentito bene. Charles ha portato molta velocità in quella curva ma poi evidentemente è successo qualcosa”. Benvenuti nel campo da gioco che Hamilton che più preferisce in assoluto, nel campionato mondiale dei “mind game”, dove l’epta campione dl mondo è un asso incontrastato. Nelle dichiarazioni di Hamilton, immediatamente dopo le qualifiche, c’è dietro un significato molto più profondo di quello che potrebbe sembrare. I tifosi, i più superficiali (ne ho letti di commenti!) per difendere l’intoccabile pilota monegasco, si sono affrettati a ricordare i risultati che l’inglese ha ottenuto l’anno scorso e, soprattutto le sue dichiarazioni funeree dopo ogni finale di GP. Sebbene il 2025 non lo si può cancellare è anche vero, che non si può e non si deve vivere nel passato, esiste solamente il “qui ed ora” e, l’oggi dice solamente una cosa: Lewis Hamilton con la vittoria in Spagna e, l’uscita dallo stesso GP del suo compagno, sancisce definitivamente le gerarchie in squadra. Il campione inglese, a differenza di LeClerc, non ci ha messo otto anni per dare una direzione alla squadra; bensì otto mesi. Certe doti sono innate e, non mi riferisco alla velocità pura (dove Charles in tale senso è un drago!), quanto al fatto di saper imporre la propria volontà e, caricarsi la squadra sulle spalle. Schumacher era cosi, Verstappen è cosi (stesso percorso di Charles tra l’altro, solo che l’olandese è a quota quattro mondiali) e, Lewis in tal senso non è da meno. L’anno scorso Hamilton si è preso il suo tempo, sapendo che l’era dell’effetto suolo non era pane per i suoi denti, per studiare la squadra e capire cosa c’era di buono e cosa doveva essere cambiato. Lewis ha lavorato dall’interno in silenzio, lentamente, come un tarlo inarrestabile e, non a caso all’inizio di questo mondiale profferì le parole “Questa macchina ha il mio DNA”. Apparentemente queste parole potevano sembrare il solito slogan da dare in pasto alla stampa, invece il campione inglese sapeva benissimo quello che stava dicendo, perché egli non ha fatto altro che imporre la sua volontà e, fornire alla squadra la sua direzionalità. In tal senso il sottoscritto è stato attaccato dal solito tifo becero, in luogo del quale si affermava che non è Hamilton a progettare la macchina. Tutto vero, visto che per quello ci sono Serra&Co. (lavoro enorme specie se si pensa che questo risultato è stato ottenuto a Barcellona e, con trenta cavalli in meno!), solo che per direzionalità si intende il fatto che Lewis suggerisce e pretende determinate soluzioni che sposano al meglio il suo stile di guida. La prova di ciò che dico è nei dischi freni, ove lui ha preteso ed ottenuto (già dal Giappone) quelli della Carbon Industries. Risultato? Il tempo di riprendere confidenza con quei dispositivi frenanti e, dal Canada il pilota inglese non si è più fermato tanto da bastonare malamente il suo compagno di Box. Certe doti, come ho detto sono innate, non te le puoi inventare e, le dichiarazioni di Hamilton immediatamente dopo le qualifiche spagnole sono il segno tangibile che ora il padrone è lui e, poiché il primo avversario è il tuo compagno di squadra, ecco che lui passa all’attacco cercando di demolirlo d’innanzi alla stampa. Eppure sebbene questo atteggiamento possa sembrare sfrontato, agli occhi dei tifosi del monegasco soprattutto, il sottoscritto invece afferma l’opposto dicendo (ai tifosi di Charles) di esserne felici di questo comportamento. Se Hamilton non ritenesse pericoloso il suo compagno di squadra, non cercherebbe di mortificarlo proprio come ha fatto sabato scorso. A memoria non ricordo questi giochetti quando il povero Bottas vinceva qualche GP. Hamilton sa benissimo che in questo momento Charles è un animale ferito e, quindi deve colpire ora che è nel suo momento più vulnerabile, perché se si riprende saranno dolori.

Proprio la settimana scorsa, neanche a farlo apposta, parlai di assunzione di responsabilità da parte di LeClerc perché tutto quello che sta accadendo, lo ripeterò fino alla nausea, è solo colpa di Charles il quale in questi lunghi otto anni non si è mai imposto, a differenza del suo collega Verstappen (“Se va via Marko vado via anche io” parole dette che era già campione del mondo tra l’altro!) in Red Bull o peggio, a differenza del suo compagno di box. Charles non si è mai lamentato dei freni che usava e, ammesso che lo abbia fatto, per quale motivo non si è impuntato per farseli cambiare. La giustificazione: Charles è sempre stato in Ferrari quindi non li conosceva. Vero. Eppure anche Verstappen è sempre stato in Red Bull e, nonostante ciò, alla fine lui li ha cambiati passando proprio ai Brembo. Max in questo modo ha vinto quattro titoli, mentre Charles in questi lunghi otto anni ha solo cavato sangue dalle rape (risultati impensabili da vetture assurde!) e, tirato la carretta (perché gli si deve dare atto di questo) salvando la faccia alla scuderia. Solo mi chiedo dov’è il guizzo finale? Dove sono i suoi “mind game” del tipo minacciare la Scuderia di andare via caso mai le cose non fossero cambiate in meglio?

Hamilton sa fare solo una cosa ed è quella di provare a vincere, in tutti i modi, senza guardare in faccia a nessuno e, possibilmente cercando di schiacciare il suo avversario (chiedere a Rosberg cos’ha dovuto fare proprio dieci anni fa per cercare di contrastarlo). Lewis ha capito cosa gli serviva, l’ha preteso ed ottenuto (“Vasseur ha mosso mari e monti per me”) ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: secondo nel mondiale, a meno di cinquanta punti da Antonelli e, Charles con due ritiri consecutivi sebbene in gara non è stata colpa sua, solo che in qualifica la responsabilità è evidente che gli appartiene. Mondiale riaperto dunque? Per Charles è finita? Assolutamente no! Innanzitutto per quanto riguarda la rincorsa al titolo ci andrei molto cauto, perché sebbene la Rossa stia performando alla grande, è anche vero che Mercedes non starà a guardare per non parlare di Kimi il quale, nonostante in Spagna non era particolarmente in bolla, è anche vero che solo il ritiro lo ha fermato perché stava andando a prendere uno spompato Russell il quale di rimando, non riesce a vincere nemmeno quando il suo compagno di squadra si ritira. Infine è vero che Charles sta attraversando un momento buio, vero è che d’innanzi a se gli si sta presentando un’opportunità più unica che rara, che è quella di crescere definitivamente, quella di effettuare l’ultimo step che lo farebbe decollare definitivamente, che è quello di divenire più cinico e quindi imparare ad imporsi proprio come fanno i campioni; quelli veri. Dunque è tutto nelle mani del monegasco, o si sveglia e reagisce o soccomberà. Sarà un anno bello lungo. Nel frattempo Lewis si gode il momento ed i favori della squadra, la quale è sempre di più nelle sue mani… una pacchia per i suoi mind game.

Vito Quaranta

HAMILTON RESUSCITA E VINCE A BARCELLONA. ANDREA SFORTUNATO.

Montmelò, dove “se la macchina va bene qui, ecc. ecc.”.
La Ferrari si presenta con un “container di aggiornamenti” (cit.), e si vede. A dispetto dei 30 cv. in meno (vedi p.s.), Russell la piazza in pole a pochi millesimi da un redivivo Hamilton, con Andrea da Casalecchio terzo. Leclerc la piazza invece contro il muro (vedi altro p.s.).

La domenica fa un gran caldo. Hamilton monta la gomma più morbida, scelta che dovrebbe servire per recuperare la posizione in partenza, ma probabilmente il motivo è un altro.

Russell parte bene, si tira dietro Hamilton per il primo giro e poi al secondo lo lascia già a quasi 2 secondi, con Antonelli terzo.
Leclerc ha effettivamente recuperato 3 posizioni, portandosi in settima posizione, dalla decima in griglia, ma lui ha la gomma a mescola media.

Al giro 8, mentre Russell ha già 3 secondi di vantaggio su Hamilton e 5 su Antonelli, Leclerc si porta in sesta posizione con un bellissimo sorpasso all’esterno su Piastri.

Al giro 12 si ferma Hamilton per montare gomma dura. Questo porta anche Russell a fermarsi, imitato da Verstappen, che era sotto attacco da parte di Leclerc.

Antonelli si ferma al giro 15, mentre Leclerc viene fatto attendere fino al 17, e così si ritrova ad 8 secondi da Verstappen. Ma il monegasco inizia a girare come un forsennato, più veloce anche dei primi, e a colpi di 1 secondo al giro si riporta vicino all’olandese.

Al giro 28, mentre si trovava a 2.7 sec. da Russell, con Antonelli a soli 1.2, Hamilton si ferma per la sua seconda sosta, per montare gomma media.

Al giro 31, Antonelli ha raggiunto Russell. Le due Mercedes non si fermano, e Hamilton è virtualmente davanti. Andrea prova una prima volta al giro 33 in curva 1. Ma mentre i due compagni di squadra lottano, Lewis gira oltre 2 secondi più veloce. A questo punto è chiaro che ha una sosta in più da fare, ma con questo passo, potrebbe essere in grado di vincere la gara.

Al giro 37, Russell viene chiamato ai box, e Andrea ha così strada libera, ma anche lui viene immediatamente richiamato. Lewis diventa leader, e continua a segnare tempi ottimi. Ora ha 16 secondi di vantaggio su Russell, con una sosta da fare.

Al giro 40 si ferma Alonso in curva 9, si attiva la Virtual Safety Car ma Hamilton è appena passato davanti al traguardo. Ovviamente Leclerc aveva appena fatto il suo pit-stop e Verstappen riesce a stargli davanti. Hamilton si ferma e riesce a mantenere la testa. La Virtual Safety Car viene tolta esattamente nel momento in cui l’inglese rientra in pista, e rimane così leader, con le soste terminate.
Mancano 24 giri e ha le gomme 5 giri più fresche.

Lewis accumula rapidamente oltre 5 secondi di vantaggio, e si porta al riparo da un’eventuale penalità per infrazione sotto bandiera gialla, che comunque non arriva.

Al giro 53, Andrea torna sotto a Russell, e reclama di avere molta più velocità. All’inglese viene chiesto di accelerare. Antonelli ha fatto più di 3 track limits, e teme di prendere penalità. Dietro di lui, Norris è a meno di 2 secondi.

L’italiano attende il giro 62 e poi affonda l’attacco, con l’inglese che si difende per qualche curva e poi lo lascia andare. Ma nel duello evidentemente si sono toccati, e il numero 12 ha l’ala rotta. Quel che è peggio, però, è che la macchina lo pianta in asso. La stessa cosa accade a Leclerc, che viene abbandonato dal power steering.

Viene attivata la Virtual Safety Car, che dura qualche giro e viene tolta al penultimo.

Finisce così con la splendida prima vittoria in rosso di Hamilton, davanti a Russell, Norris, Verstappen, Piastri, Hadjar, Gasly, Colapinto, Lawson e Linblad.

Fra due settimane si correrà in Austria, e ora il mondiale sembra avere preso una strada differente.

P.S. Devo essere sincero, ero sicuro che l’investimento su Hamilton fosse un grande errore. Qualche dubbio fra ieri e oggi mi è venuto. Non si vince una gara così, dopo tutto quello che ha passato lo scorso anno, a 41 anni, se non si è enormemente sul pezzo. E lui lo è.

P.S. 2 Devo ri-essere sincero, ero sicuro, e l’ho pure scritto, che la Ferrari anche quest’anno non avrebbe battuto un chiodo. Anche in questo caso qualche dubbietto mi è venuto, se non altro perchè questa è la prima volta, da almeno 20 anni, che un pacchetto di aggiornamenti funziona alla grande, per di più su una pista che più ostica non si potrebbe.

P.S. 3 “provo solo vergogna”, ripetuto 5 volte. E poi “anche se vinco, non cancello la vergogna”. Sorvolando sull’errore, che arriva a 6 giorni di distanza da un altro in casa sua, questo tipo di affermazioni non fanno altro che mettere in piena evidenza i limiti di Charles. A furia di dichiarazioni negative, una volta per colpa propria e un’altra per colpa della macchina, la gente inizia a pensare che sei un lamentoso e i lamentosi non diventano campioni del mondo. E chi ha vinto oggi si è sempre lamentato molto poco, anche quando le cose non funzionavano.

P.S. 4 Red Bull miglior motore, con Toto che se la ride. Indipendentemente dal fatto che le valutazioni della FIA siano giuste (ma sono state fatte secondo i criteri suggeriti dai costruttori), quello che emerge è che la Ferrari ha il 6% di potenza in meno rispetto al motore migliore. Circa 30 cv. Gli stessi che il 12 cilindri a V di 180° (non scrivo “boxer” perchè non lo era) aveva in più rispetto al Cosworth “economico e di facile installazione” (cit.). Sappiamo già che è stata una scelta di progetto, perchè è meglio guadagnare 5 posizioni in partenza che perdere 1 decimo al giro. Ma se parti in prima fila, non c’è bisogno di guadagnare 5 posizioni, e il decimino, che si è visto anche oggi, si può compensare solo se si è perfetti, come lo sono stati a Barcellona. Con Hamilton.

P.S. 5 Anche Antonelli è stato colpito dalla sfortuna, così Russell non può più lamentarsi. Ma deve tenere presente che l’altro gli era davanti. E, ancora peggio, che Toto ha dichiarato che hanno perso la gara per non avere voluto dare un team order. Che era poi quello di far passare l’italiano davanti all’inglese nel momento in cui i due stavano lottando la prima volta.

P.S. 6 Abbiamo il più giovane che batte tutti record e guida il mondiale, il più vecchio che torna a vincere con la Ferrari. Chissenefrega della ricarica, delle batterie, ecc.

P.S. 7 Ve l’avevo detto.

F1 2026 – GRAN PREMIO DI BARCELLONA – CATALOGNA

Iniziata la lunga parentesi europea del circus inaugurata dal Gp di Monaco, si passa velocemente al Montmelò per quello che una volta era il Gp di Spagna e ora è il Gp di Barcellona – Catalogna.

Pista che da sempre è vista come lo spauracchio soprattutto da quei team che sanno di avere delle lacune che, quasi magicamente, la pista catalana riesce a evidenziare e amplificare.

Ci si arriva con un pilota che ha compiuto un filotto di vittorie che non si vedeva da un pò e che in pochi hanno saputo fare. Mettiamoci poi che il soggetto in questione è poco più che maggiorenne e si ha un’idea della portata dell’impresa, al netto del mezzo che si ritrova tra le mani.

immagine da teleromagna.it

Lasciando perdere i voli pindarici di tanti giornalisti storici del settore che già lo eleggono a pensionando di tutta quei piloti sopra i 25 anni, è indubbio che il bolognese volante sta facendo una cosa enorme.

I punti di vantaggio sul secondo (che al momento è Sir Lewis Hamilton) è di 66 punti, sul suo compagno di team 68: se non è una sentenza poco ci manca. Vero che manca tanto e bla bla bla ma quello che impressiona è la consistenza del ragazzo e, forse ancora di più, la capacità di dare quel qualcosa in più quando in pochi lo immaginano, come la pole a Monaco quando tutti si aspettavano qualcun’altro.

Il Montmelò potrebbe essere il test definitivo per lui, considerando che, di solito, è un weekend con uno svolgimento piuttosto lineare e che sembra fatto apposta per esaltare le doti della sua monoposto. Tutto ciò vale anche per il suo team mate Russell per il quale iniziano la prima di una serie di Gp da “ultima spiaggia” per rientrare nella corsa al titolo e nella considerazione del suo team.

Si diceva che la Ferrari avesse il miglior telaio della griglia, il Gp di Monaco ha sfatato anche questa tesi. Il Cavallino ha di sicuro una buona monoposto ma forse meno buona di quanto sperassero e di sicuro senza un’area specifica pari o superiore a Mercedes.

immagine da f1granprix.motorionline.com

Avrà a disposizione l’ADUO avendo un gap di motore quantificato in circa 6/8% rispetto alla PU Ford, a spanne circa 35 CV. La brutta notizia è che, incredibilmente, anche la PU Mercedes avrà lo stesso aiuto avendo un gap dei confronti del motore Ford di circa il 3/4 %. Difficile a credersi ma è così. Dal Gp di Austria dovrebbe riuscire a portare in pista la nuova PU aggiornata, sarà un bene ma probabilmente non bene abbastanza.

In maniera forse ancora più inaspettata anche Leclerc sarà chiamato al riscatto dopo i due weekend orribili appena trascorsi: chi l’avrebbe mai detto che nonno Hamilton potesse eclissarlo con due podi consecutivi e la seconda posizione del mondiale.

In casa Red Bull forse non ci credono neanche loro di avere il motore migliore, infatti si dicono scioccati dalle valutazioni della FIA. Il Montmelò sarà per loro un bel test per capire effettivamente quanto saranno distanti dalla Mercedes e capire se il loro campionato potrà avere un futuro oppure no.

La Mclaren al momento ha smarrito tutta la garra vista a Miami. Tra errori e poca fiducia dei piloti la squadra di Woking è quella messa peggio tra le top 4 e i titoli del 2025 sono già un lontano ricordo.

immagine da horizonf1.fr

A bocce ferme viene da pensare ad una Mercedes in grado di fare doppietta con relativa facilità, con una Red Bull in grado di lottare ma a distanza di sicurezza e Ferrari più staccata. Il Cavallino porterà una nuova ala anteriore che dovrebbe permettere un discreto passo avanti ma ormai il condizionale è d’obbligo. Quello che sarà interessante vedere è come reagiranno i vari Leclerc, Russell e Verstappen alla scanzonata tirannia del giovane Antonelli, uno che tra i continui scherzi ai danni dello staff del team e le bastonate sui denti date ai suoi avversari( ema sempre con il sorriso) sta inaugurando una nuova era. Un cambiamento che necessita lo spegnersi di altre stelle o presunte tali: immagino che vedremo presto chi sarà il primo della lista.

*immagine in evidenza da 1000cuorimotori.it

Rocco Alessandro 

LE NON PAGELLE DI MONTECARLO 2026

Mi ricordo di quando tentavo di “pagellare” Max Verstappen gli anni scorsi (compreso il 2025, sia ben chiaro) e con le prestazioni mostruose che ogni volta metteva in campo, anche al netto della superiorità del suo mezzo, non riuscivo a trovare le parole. Ogni volta che sembrava aver fatto la sua miglior prestazione in carriera ecco che al successivo GP riusciva a fare ancora meglio. Era molto più facile quando non era in palla. Trovare un voto al di sotto del 10 era quasi un divertimento: sarà da 7 o da 8? Oppure per una volta dovrò dargli un’insufficienza? Ma la rarità di questi eventi è la misura del campione che è il buon Max.

Ebbene, oggi mi trovo nella piacevolissima situazione di non saper cosa scrivere di Andrea Kimi Antonelli. Dopo le ultime due straordinarie vittorie non si pensava che potesse dar adito ad ulteriori esaltazioni della sua prestazione. A Montecarlo, poi?!

Non è soltanto la prestazione straordinaria a colpire ma anche la condotta strategica. Diversamente dalle ultime edizioni, infatti, il nostro giovine connazionale ha mostrato come si possa decidere un GP così anomalo anche senza condurre al ritmo di gita domenicale. Per quanto commovente dato il contesto in cui è maturata, la vittoria di Leclerc di due anni fa fu forse la più assurda che si sia mai vista in Formula 1. E praticamente lo stesso è valso per la gara del 2025. Queste due gare sembravano aver sancito che a Montecarlo si corre così. Punto.

E virgola.

Perché Antonelli ha dimostrato che si può (e si deve, aggiungerei) vincere anche andando come un treno, come un TGV, un frecciarossa-anzi-argento, uno Shinkansen.

Naturalmente, condicio sine qua non, per una prestazione del genere è fondamentale poter partire davanti. In tutti i sensi: in pole e scattando adeguatamente al via della gara.

Kimi non ha tradito in nessuno dei due fondamentali. Al sabato ha portato a compimento un’impresa straordinaria, schiantando le ambizioni delle Ferrari e di un Max al suo meglio. E poi in gara è scattato (entrambe le volte) senza la benché minima esitazione.

Il senso è che, auto permettendo evidentemente, scavare un solco fra sé e gli inseguitori è molto più redditizio che giocare con il bilancino al momento del pit stop obbligatorio. D’altra parte il rischio è quello di commettere errori che in una pista come quella di Montecarlo sono sempre dietro l’angolo.

Ed è su quest’ultimo punto che mi vorrei soffermare. Di tutti i campioni della storia della Formula 1 che ben conosciamo sappiamo bene che la loro maggior qualità è sempre stata quella di ridurre al minimo (e possibilmente a zero) l’errore. E in particolare nei momenti decisivi. Senza andare troppo indietro nel tempo, tutti ci ricordiamo di quanto fu decisivo per l’inerzia del campionato il famigerato errore di Sebastian Vettel ad Hockenheim nel 2018 oppure, ancora più di recente, gli errori di Piastri nell’ultima parte del 2025.

Quindi come si fa a non elogiare ai massimi livelli la prestazione che ieri il bolognese ha portato a compimento? Anche oltre la straordinaria performance velocistica (ricordiamoci che era oltre 22 secondi avanti ad Hamilton prima della SC e successiva Red Flag) non abbiamo visto la benché minima sbavatura uscire dal suo volante. E lo ripeto: non è da tutti. Anzi, è da pochi, pochissimi.

Che voto dare a questa prestazione… lunare?

ANTONELLI – voto 384.400 (corrispondente alla distanza media tra la Terra e la Luna)

Non c’è molto altro da aggiungere. Sottolineo nuovamente anche la mostruosa prestazione del sabato ottenuta a scapito di un Max altrettanto mostruoso e vedere quest’ultimo, battuto per pochi millesimi, sorridere ed essere felice dopo esser sceso dalla vettura ha avuto un che di strano.

Grazie alla strategia “velocistica” messa in atto da Antonelli abbiamo potuto assistere ad una gara ben più tesa ed emozionante rispetto a quelle degli ultimi anni. E se pure è vero che a Montecarlo non si sorpassa (a parte Lindblad, anch’egli wunderkind mica male, che al 49° giro uccella Albon nella chicane dopo il tunnel) è anche vero che è molto più facile tenere dietro gli avversari muovendosi come un bradipo piuttosto che sfiorando le barriere ad ogni curva. Tutti i protagonisti sono stati costretti a dare il meglio di sé. È assai probabile che pochi se lo aspettassero e che le configurazioni motore fossero state pensate di conseguenza. In questo senso sono probabilmente da leggere i problemi patiti dalle RBR, con Max out già alla partenza e Hadjar costretto sin da subito a fare i salti mortali per stare in gara. Idem per le Haas, inspiegabilmente spompate ben oltre le più nere aspettative. Per converso, c’è da notare una Cadillac (più con Perez che con Bottas) con prestazioni quasi in linea con il resto del gruppo, soprattutto in gara.

Ad aumentare la tensione ci sono stati gli innumerevoli speeding nella pitlane che hanno sortito altrettante innumerevoli penalità. Quando capita così spesso e a così tanti piloti è evidente che dev’esserci stato qualche problema o malinteso su come interpretare l’entrata e l’uscita. A farne le spese più di tutti è stato il povero Gasly, censurato ben due volte, che nel caotico finale avrebbe potuto strappare uno straordinario podio ed è invece stato retrocesso fino alla settima posizione. In giro per il web si trovano commenti sul fatto che la velocità media ripresa dai commissari in pitlane teneva conto, per l’appunto, di un brevissimo tratto sia all’entrata che all’uscita che, in tutti i casi rilevati, ha evidentemente tratto in inganno i piloti che sono caduti nell’errore. Lo stesso Gasly, in un camera car visto in diretta, sembrava assolutamente regolare con il limitatore inserito al punto giusto e disinserito al punto giusto e la supposizione è che il leggero taglio in entrata e, forse, la appena accennata doppia curva in uscita, possano aver causato la discrepanza tra ciò che il pilota era convinto di aver fatto in modo corretto e la rilevazione effettiva. Mi domando se, in casi come questi, dove cioè non sembra esserci stato un effettivo errore del pilota ad aver causato l’infrazione rilevata, non si possa essere di manica più larga. Del resto, così fosse, si reintrodurrebbe discrezionalità dove invece non dovrebbe esserci. Quindi sarebbe più opportuno, dal prossimo GP o cmq dal primo GP utile, precisare ancora meglio inizio e fine della rilevazione oppure mettere una fotocellula nel punto giusto e chiuderla lì? Quale che sia la soluzione è evidente che qualcosa a Montecarlo è andato storto in questo frangente.

Stava per farne le spese anche…

HAMILTON – voto 8 ½

Il buon Lewis, dopo l’eccellente prova di Montreal si prende ancora una volta il secondo gradino del podio. Ma mentre in Canada ha stupito per velocità e ritmo qui invece stupisce per concretezza e gestione. Che poi è quello che gli si chiedeva sin dal primo giorno in cui ha messo piede in quel di Maranello: se non sei più il razzo dei tuoi giorni migliori, caro Lewis, almeno regalaci esperienza a secchiate, no? Ebbene, l’esperienza è proprio ciò che durante il week end ha sparso a piene mani sulle strade del Principato. Infatti, è di poco dietro a Leclerc in tutte le sessioni in termini di velocità pura ma quando si arriva alla qualifica si comporta egregiamente e non sbaglia, al contrario del nostro beniamino monegasco. E non sbagliare è la più somma delle parole d’ordine quando si tratta di Montecarlo. Lo stesso, cioè per l’appunto non sbagliare, è quel che mette in pratica lungo tutto l’arco del GP. Lo fa in partenza, in gara, alla ripartenza. Il suo ritmo, a onor del vero, non è esaltante come a Montreal: mentre là avrebbe tutto sommato potuto giocarsela addirittura con Kimi se non ci fosse stato un lungo di troppo al tornantino, qui invece paga sei-sette decimi nel primo stint e quasi un secondo al giro nel secondo stint, per non parlare poi dei pochi giri fatti dopo la bandiera rossa in cui si è preso le piste. In realtà, un piccolo errore lo commette: nel pit da gialle a bianche è uno dei tanti piloti che sono caduti nello speeding con annessa penalità. Per questo tolgo un mezzo voto sulla fiducia, per così dire, anche se, come scritto poc’anzi, oggi qualche dubbio sulle misurazioni dei commissari in pitlane rimane. Il suo secondo posto è stato ulteriormente messo al riparo dall’errore del muretto Ferrari in occasione della SC. Ha di che essere più che soddisfatto anche perché, con il disastro di Russell e la l’erroraccio di Charles, può issarsi al secondo posto della classifica mondiale a “soli” 66 punti di distacco da Antonelli. Che chiedere di più?

Muretto Ferrari – voto 4

Arriva la SC, improvvida soprattutto per chi sta davanti comodamente, come il nostro buon Kimi. Hai due vetture che inseguono di cui una con una penalità di 5 secondi da scontare e sei in un circuito in cui non si può superare. Che fai? Pitti uno e l’altro lo lasci fuori, no? In particolare fai pittare quello con la penalità, così la sconta durante la SC per annullarne gli effetti deleteri. È vero che col senno di poi sono tutti strateghi che neanche Temistocle e Pericle ma vorrei il conforto dei lettori: era una decisione così difficile da prendere? Il punto è che lasciando fuori Charles anche Antonelli sarebbe dovuto rimanere fuori, pena la perdita della prima posizione. Se poi Antonelli entrava (perché anche il muretto Mercedes ieri non è stato esente da stupidaggini colossali: chiedasi a George Russell) allora stappavano gli spumanti. Se invece Antonelli, rimanendo fuori, avesse anche conservato la prima posizione ci sarebbe comunque stato un finale di gara in cui se le bianche si fossero dimostrate incapaci di reggere, per quanto improbabile era comunque un’eventualità da considerare, allora Hamilton con gomme rosse nuove avrebbe potuto diventare nuovamente contender. Quale che fosse il caso, se si ha la possibilità di giocare due contro uno ci si deve provare. Le due macchine sul podio sarebbero comunque arrivate (al netto di errori, ovviamente), quindi perché non provarci? Ripeto: la probabilità di vincere, contro l’Antonelli di oggi, era comunque bassissima, anche perché nel momento della chiamata SC Charles avrebbe comunque fatto fatica a stargli davanti perché in quel momento era a circa una trentina di secondi di distacco. Ma, come si è visto poi, Antonelli non poteva prendere subito il pit e dunque il dubbio rimane. Perché, dunque? Per non fare uno sgarbo ad Hamilton? E anche se fosse? Mi pare che Lewis venga abbondantemente pagato come dipendente Ferrari quindi se la squadra decide in un modo piuttosto che un altro lui deve prendere atto. E alla peggio, se la tattica non fosse riuscita, bastava ordinare uno swap e tutti sarebbero stati felici: non sarebbe stata la prima volta per Ferrari o per altri team. Se infine consideriamo che Charles ha dovuto aspettare in coda ai 5 secondi della penalità di Lewis la scelta è ancora più incomprensibile.

Mah!

(LECLERC – voto 5 – in qualifica ne aveva, a mio modestissimo e opinabilissimo parere, anche per fare la pole ma ha sbagliato. In gara, soprattutto nel secondo stint, ne aveva più di Hamilton e anche al netto dell’errore del muretto il terzo posto avrebbe dovuto portarlo a casa. L’errore commesso all’Anthony Noghes, nonostante le rimostranze sui freni date in diretta tv, è e rimane imperdonabile per un pilota del suo rango. Cioè, voglio dire, ma dobbiamo commentare un errore identico fatto dai soli Stroll, Stroll!!, e Charles?)

(mi si potrà obiettare che proprio perché è improbabile che Charles commetta lo stesso errore di Stroll che diventa plausibile la scusa dei freni. Però, permettetemi, si stava ripartendo da SC e sono convinto che il buon CLC abbia deciso di entrare sul rettilineo con una traiettoria diversa per provare a giocarsi qualcosa prima della Santissima Devotissima se i primi due avessero cincischiato. Nel far ciò o, meglio, nel provare ciò ha, molto semplicemente, sbagliato)

HADJAR – voto 9

Il buon Isack, oltre a sommare la sua età con quella di Kimi e scoprire comunque che non si raggiunge l’età di Hamilton, ci dimostra che ci si può lamentare per tutta la gara di un motore asfittico, di gomme che non performano, di perdite di potenza ogni pie’ sospinto e che si può comunque tirare a più non posso, sfruttare ogni centimetro di pista e portare a casa un risultato storico (capissc’ammè, caro George…). Non so voi, ma io ho apprezzato ogni metro della sua corsa. Un combattente di primissima categoria che, nonostante tutti i problemi della sua vettura, non ha sbagliato nulla. Di altissimo rilievo la parte di gara dopo la bandiera rossa perché ancora non si sapeva della seconda penalità presa da Gasly (fisicamente in terza posizione ma gravato da una penalità di 5 secondi) ed era dunque mandatorio contenere il distacco entro i 5 secondi cosa che il nostro eroe è riuscito a fare (il distacco reale al traguardo è stato di 3 secondi netti) nonostante i grossi problemi alla vettura e la pressione di Russell prima e Piastri poi. Eccezionale!

PIASTRI – 6 meno meno meno meno… meno!

McLaren delude parecchio ma Piastri di più. In qualifica è decisamente più lento di Norris anche se quest’ultimo delude ancora di più perché nel momento decisivo del Q3 sbaglia. In gara parte male facendosi passare da Gasly, più lesto di lui ad approfittare del guaio di Max, e bloccando inopinatamente Norris che quasi va a muro in uscita dalla Santa Devota per evitarlo. Di lì in avanti non preme abbastanza per impensierire Gasly che da metà stint in avanti gli va addirittura via. Quando ha pista libera non ne ha abbastanza per recuperare il gap con Russell e Hadjar sicché non riesce nemmeno ad approfittare dei pit stop. Nel frattempo Norris si vedeva che era molto più veloce e se non fosse stato per il ritiro Lando era il candidato più serio per prendersi il terzo posto dopo il caos. Insomma, ancora una volta poco incisivo e persino anonimo.

LAWSON – 8

Finalmente, dopo millemila scappellotti, posso dare un ottimo voto al neozelandese. Non sono, in generale, un suo fan. Dopo l’eccellente esordio del 2023 in sostituzione dell’infortunato Ricciardo, ha collezionato fondamentalmente soltanto delusioni anche se, stranamente, gli sono valse la promozione in RBR all’inizio del 2025: gioia terminata in un amen visto il declassamento subito da Marko dopo sole due gare. Il resto della scorsa stagione è stato ancora più deludente: viene asfaltato da Hadjar sia sul piano dei punti conquistati (partivano entrambi da zero quando si sono riuniti) sia sul piano prestazionale. Anche quest’anno non brilla dal punto di vista velocistico, nel confronto con l’imberbe Lindblad. Tuttavia, fino ad ora ha capitalizzato benissimo e ha portato a casa punti importantissimi per la Racing Bulls: a punti in 4 gare su 6 non sono poca cosa. Notevole in particolare la sua Montecarlo durante la quale, così come avevo scritto per Colapinto in Canada, non si è mai visto. Il che è estremamente positivo per lui. Non era abbastanza veloce per giocarsela con i primi ma lo è stato più che a sufficienza per tenere lontani gli inseguitori. Suppongo ne vorrà altre di occasioni così. Il voto è alzato dalla ottima prestazione in qualifica: Q3 a Montecarlo e con questa vettura è un ottimo risultato. Il quinto posto finale eguaglia il suo miglior risultato in carriera e poco importa se è arrivato grazie a guai di chi gli stava davanti (Max, Norris, Leclerc, Russell, Gasly): di certo non è colpa sua (chiedere, per quanto riguarda Montecarlo, a Patrese e Panis). Pur non essendo un suo estimatore non posso tuttavia esimermi dal fargli i complimenti quando se li merita. Bravo!

LINDBLAD – 7 +

Il ragazzo ha stoffa ed è dall’inizio dell’anno che si vede. Già un paio di volte l’ho definito il prossimo wunderkind dopo Antonelli rispetto al quale ha addirittura un anno in meno. Però è ancora acerbissimo e anche questo si vede. In qualifica sembrava averne di più di Lawson ma sbaglia il giro decisivo del Q2 e non passa la tagliola (e un voto in meno in pagella). In gara è altalenante nel ritmo e viene costretto dal team a rimanere fuori all’infinito ma ci regala l’unico sorpasso in pista della giornata (esclusa la partenza) quando al 49° giro sorprende Albon che pure in quel momento stava attento solo agli specchietti perché stava cercando di rallentare il gruppo dietro di lui per favorire il pit di Sainz. Bellissima mossa che gli consente di ottenere il suo miglior risultato di stagione. Una curiosità: nonostante sia giunto al traguardo non compare nel tabellino della pit stop summary ufficiale perché il cambio gomme l’ha fatto in regime di bandiera rossa.

GASLY – 8 meno

Dopo la delusione del Canada (più che altro perché asfaltato da Colapinto) era atteso ad un riscatto. E il buon Pierre non delude. Nelle difficilissime qualifiche agguanta il Q3 e la nona posizione in griglia (e tiene Colapinto a debita distanza). In gara, oltre ad approfittare egregiamente del guaio di Max superando le McLaren, sfodera un ritmo niente male che, con i guai patiti da Hadjar e da Russell e l’erroraccio di Leclerc, sembrava metterlo addirittura sul binario di un podio quanto mai insperato. Purtroppo per lui cade addirittura due volte (da qui il “meno” del voto nonostante le mie perplessità sul tema speeding proprio perché a lui capita due volte) nell’intoppo delle misurazioni dello speeding in pitlane e deve purtroppo cedere ben quattro posizioni sul traguardo. Rimane comunque la soddisfazione di un bel week end e di una prestazione di alto profilo.

ALBON – 6

Non male in qualifica, ove pure si trova davanti a Sainz per via di errori di quest’ultimo, e tutto sommato bene in gara. Avrei dato voti anche più alti se non mi fossi accorto che nei pochi momenti in cui i due Williams hanno avuto pista libera, Sainz era molto più veloce. Inoltre, essere l’unico pilota sorpassato in pista non gli fa certo onore…

OCON – 6 di fiducia

Non si è visto né in qualifica né in gara, stavolta non per suoi demeriti quanto per una Haas che dopo un buon esordio di stagione sembra in caduta libera. Non ho visto nulla di rilievo per cui il 6 è di fiducia.

ALONSO – 8 di fiducia

Con quel catorcio che si ritrova a guidare, Fernandello nostro non se lo sarebbe mai immaginato di entrare nei punti a Montecarlo. Eppure ci è riuscito. Non chiedetemi come (mai inquadrato, mai entrato nei radar durante la gara) ma è riuscito a ritrovarsi davanti agli altri pretendenti ai punti nel momento che conta. Una sua magia, se vogliamo. E di qui l’8 di fiducia. Come dite?! Il voto è incoerente con quello metodologicamente simile dato a Ocon? Forse sì. Ma sono convinto che Alonso, a differenza di Ocon, abbia sudato parecchio per trovarsi fisicamente davanti a Bortoleto e Colapinto: le penalità degli altri (Hulk e Perez) hanno fatto il resto.

NOTE DI MERITO

Perez (8-) ancora una volta fa vedere che sta prendendo seriamente il suo lavoro in questa stagione di esordio Cadillac: solo una penalità sopraggiunta a bocce ferme gli nega il primo punto in stagione. Penalità peraltro inopinatissima visto che è dovuta ad un malposizionamento in griglia nella ripartenza da bandiera rossa.

NOTE DI DEMERITO

Hulkenberg e Bortoleto: 5 ad entrambi. Audi, durante le FP, aveva mostrato di gradire particolarmente questa pista e in qualifica almeno uno dei due (se non addirittura entrambi) era “candidatissimo” al Q3. Tuttavia, Bortoleto va malamente contro le barriere in Q2 negandosi la possibilità e Hulk “canna” inopinatamente il suo giro migliore, sempre in Q2. Nel festival delle penalità di questa Montecarlo Hulk paga forse più di tutti: i 10 secondi che gli sono stati affibbiati a causa del contatto con Sainz nel tornantino dopo la ripartenza mi sono parsi un po’ troppo severi perché nel caos che c’era in quel momento il contatto poteva tranquillamente essere interpretato come normale incidente di gara.

Russell (5). Se in Canada si era dato da fare bene e se la stava giocando (quasi) alla pari con Antonelli qui a Montecarlo, invece, è andato assai male. Per tutte le FP e le qualifiche è stato a distanza siderale dal bolognese (tra i 3 e i 5 decimi, non millesimi…). In gara anche peggio, nei pochi momenti in cui ha avuto pista libera il suo ritmo era di almeno (almeno!) mezzo secondo più lento di quello di Kimi. A questo si aggiunge il disastro durante il pit della SC: il suo muretto (3) non gli ha fatto scontare la penalità di 5 secondi rimediando così l’ulteriore penalità che lo ha fatto sprofondare fuori dai punti nella classifica finale. Peggio di così…

NOTE DI SIMULAZIONE

Ma secondo voi Hamilton ha preparato la gara e gli assetti al simulatore oppure in altro modo?

 

Ci vediamo a Barcellona!

Life is racing, all the rest is waiting