F1 2026 – GRAN PREMIO D’AUSTRIA

Il circus fa tappa in Austria per l’omonimo GP, sulla pista di casa Red Bull con la grande novità dei motori aggiornati permessa dall’ADUO e la curiosità di verificare quanto di quello visto al Montmelò possa valere anche per il Red Bull Ring.

Nel recente passato, ad ogni exploit Ferrari è sempre seguito un ridimensionamento più o meno marcato, un rientro nei ranghi talvolta mortificante. La prestazione vista in Spagna, unita al motore aggiornato e alla serie di curvoni veloci di alcune sezioni del tracciato austriaco fanno invece ben sperare, se non in una replica quanto meno in una conferma di permanenza ai piani alti, cercando di lottare per la vittoria.

immagine da m3motorcube.com

Tra i due piloti, la pista austriaca si adatterebbe più a Leclerc che a Hamilton ma considerando la buca in cui permane il monegasco da un mesetto a questa parte, è tutto da verificare. Leclerc in pratica non ne azzecca una dal duplice matrimonio sentimentale e professionale, in Austria è chiamato ad una prova convincente anche solo per non lasciare ancora più campo ad Hamilton.

Il Red Bull Ring è pista di motore e di frenate a volante dritto, di trazione in uscita da curve lente e da carico in quelle veloci, un mix che dovrebbe porre Mercedes e Ferrari quasi sullo stesso piano. La rarefazione dell’aria e il caldo torrido che potrebbe verificarsi potrebbe spaventare più Mercedes che il Cavallino sul piano dell’affidabilità ma siamo nel campo delle ipotesi.

immagine da france24.com

Tra i rivali la McLaren sembra quella con più ambizioni di lotta, considerando che il circuito austriaco è storicamente una pista amica e una serie di aggiornamenti aerodinamici che dovrebbero aiutarla un pò. Niente di clamoroso ma è un altro tassello nella tabella degli sviluppi che sembra indirizzaerà questo campionato.

La padrona di casa è invece quella meno decifrabile tra i quattro top team. La RB22 rimane una monoposto difficile da comprendere e con la tendenza a non essere stabile, passando dal sovrasterzo al sottosterzo da una curva all’altra. Verstappen ci mette del suo ma, almeno per quello che si è visto a Barcellona, non è sufficiente. Da verificare anche le conseguenze dell’ADUO che ha decretato la PU Ford come il migliore del lotto e quindi non meritevole di aggiornamenti, cosa che potrebbe accrescere la distanza nei confronti degli altri top team.

immagine da lavanguardia.com

Pirelli porterà le mescole più morbide a disposizione considerando che la pista austriaca non è molto esigente nei confronti degli pneumatici. Il caldo potrebbe incidere però sul degrado è regalare una gara con almeno due soste.

Questo gp e quello successivo di Silverstone potrebbero dire molto su quale sarà la direzione che prenderà la lotta per il titolo, se un lotta serrata o un nuovo predominio Mercedes.

Intanto una delle possibili turbolenze sembra essere stata placata con il rinnovo di Russell in Mercedes per il 2027. Niente Verstappen quindi, almeno per il momento e un pensiero in meno all’interno del box con il buon Antonelli che forse è quello più contento di tutti…

In attesa di capire come e quanto l’ADUO influirà sui rapporti di forza tra i team, la rincorsa agli sviluppi segnerà un altro passo importante a Silverstone, dove sarà Mercedes a introdurre un robusto pacchetto di aggionamenti. Forse proprio l’affidabilità, come visto in Canada e Spagna, potrebbe essere il vero ago della bilancia. variabile a cui non eravamo più abituati.

*immagine in evidenza da redbullring.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Quali certezze e quali dubbi ci ha lasciato l’ultimo GP, svoltosi in Spagna, l’altra domenica? Naturalmente mi riferisco ai principali concorrenti in lizza alla rincorsa al titolo: alla sorprendente Ferrari e, alla “solita” Mercedes. Perché inutile nasconderlo, a cominciare dal sottoscritto, mai avrei pensato che la Rossa potesse riuscire a vincere un GP, non dopo quanto sfoggiato dalla Mercedes nei primi sei appuntamenti della stagione. Su questa rubrica ho scritto, all’inizio del campionato, che il vero banco di prova della Ferrari del nuovo ciclo regolamentare si sarebbe giocato sugli sviluppi; vero tallone d’Achille di Maranello non da ora.

Gli aggiornamenti sono una materia molto spinosa, in quanto questi vengono programmati già in fase progettuale della vettura, per poi essere sviluppati e quindi modificati in corso d’opera, in base alle prestazioni e, ai dati che la stessa vettura fornisce GP dopo GP. Nello specifico i primi aggiornamenti che abbiamo visto sulla SF-26, programmati per il Bahrein, sono stati realizzati praticamente al buio! Mi spiego meglio: una squadra di F1, come ho detto prima, programma in anticipo il suo percorso di aggiornamenti e, poiché all’inizio (in fase progettuale) la macchina non gira in pista, necessariamente i primi upgrade devono essere portati sulla base di dati pressoché virtuali, basati quindi su quanto studiato in galleria del vento. Da qui è semplice intuire come sia facile cannare i suddetti aggiornamenti, materia nella quale Ferrari ha sempre eccelso purtroppo e, soprattutto si capisce come sia importante avere a disposizione una galleria all’avanguardia, con le persone giuste che naturalmente sanno interpretare i dati che fornisce. In virtù di quanto appena affermato si capisce il perché della tragica situazione in Aston Martin la quale, sebbene sia giustificata sul motore (quando mai?! Newey e soci sono andati in Giappone, a vedere a che punto stavano, poco prima di Natale… cose da pazzi!),  è anche vero che hanno sbagliato tutto nonostante abbiano una factory all’avanguardia e, lo “Schumacher” dei progettisti. Detto che il vero problema della squadra di Stroll Sr non è di mezzi, bensì di troppi “galli nel pollaio”, mi pare evidente che ci vorrà tempo per sincronizzare tutti quei cervelli. In Ferrari stiamo avendo la riprova che sta avvenendo il contrario, cioè i meccanismi degli ingranaggi sono sincroni e ben oliati. Il sottoscritto vede Vasseur (e chi ce l’ha messo) come fumo negli occhi, eppure al francese è stata data una cosa che ai suoi predecessori è sempre stata rifiutata: tranquillità, fiducia incondizionata e, soprattutto tempo. Dopo il disastro del 2025 il francese aveva già le valigie pronte davanti i cancelli di Maranello, in puro stile Ferrari e, se l’attuale Team Principal della Ferrari ha conservato il posto, è stato solo perché Charles e soprattutto Lewis, hanno fatto muro. Con molta probabilità questa è stata la vera fortuna del Presidente della Rossa (ricordate tutti quell’uscita dopo la vittoria del WEC da parte della stessa Ferrari?), fortuna perché come in tutte le squadre normali, che vogliono vincere, si viene a creare quella necessaria stabilità che è fondamentale per poter gettare le basi per poter tornare a vincere. Il paradosso di questa politica di cambi continui, a sua volta, è stata proprio la fortuna dello stesso Vasseur (chi ci sarebbe venuto infatti al suo posto, pena lo sputtanamento della sua carriera, a guidare la squadra?), consentendogli di rimanere dov’è e, in questo modo la Rossa ha cosi potuto, con tranquillità, “fare i conti” con i dati che gli sviluppi virtuali hanno fornito durante i primi GP. Avendo dei dati reali in mano la Ferrari, come tutte le squadre di F1 naturalmente, ha potuto effettuare la famosa correlazione, quindi capire cosa andava bene e cosa doveva essere cambiato, al fine di poter sviluppare i nuovi upgrade basati su dati reali. Gli aggiornamenti portati in Spagna, sono il risultato di quanto visto appunto nei primi GP della stagione e, in tal senso mi pare evidente la mano di Serra, unico vero pezzo pregiato dell’esercito di ingegneri (francesi!) che Fred ha portato a Maranello. Il buon Loic ha le stesse caratteristiche di Wachè in Red Bull: entrambi hanno lavorato in Micheline ed entrambi conoscono bene il significato di “interazione delle dinamiche della vettura in relazione al funzionamento degli pneumatici”. Ferrari in Spagna non degradava e, se subiva suddetto degrado, era veramente minimo. Prova ne è che la Rossa era su tre soste, strategia più lenta sulla carta secondo Pirelli e, Hamilton ha sfruttato a suo vantaggio il posteriore decisamente stabile della sua SF-26. Ciò che mi ha impressionato veramente della vittoria di Hamilton è stato il fatto che questa è avvenuta proprio a Barcellona, pista definita “galleria del vento a cielo aperto”, dato che le sue pieghe riassumono le caratteristiche della maggior parte dei circuiti del mondiale. L’ultima vittoria della Ferrari in Spagna risale ad Alonso, solo che in quel caso la vittoria arrivò più per merito delle palle del pilota che per la superiorità della vettura. Con Hamilton abbiamo si visto il campione ritrovato, solo che abbiamo anche e soprattutto visto una vettura che ha fatto il mazzo ai diretti rivali; li dove prima spadroneggiavano! Domenica prossima si corre in Austria, una pista favorevole a Mercedes sulla carta, dove vedremo quanto il pacchetto Rosso (tre decimi di vantaggio stimato secondo Autoracer.it), unito ad un aggiornamento di potenza del motore termico (cinque CV circa), cosa sarà in grado di fornire e, se confermerà la sua bontà su una pista “non amica”.  Una cosa è certa ed è quella che l’attuale Ferrari, attraverso il suo gruppo di lavoro e, con le “imposizioni” di Hamilton, sta iniziando a girare diversamente quindi in positivo, rispetto agli anni precedenti.

Anche Mercedes dovrà fugare non pochi dubbi, a cominciare dall’affidabilità delle sue componenti elettriche, volgarmente riassunte in un unico termine che è la batteria. In Canada ho insinuato il dubbio, dopo la rottura di Russell, perché affermai “siamo sicuri che tutto quello spingere, da parte di George per difendersi da Kimi, non sia stata la causa della rottura stessa?”. Ebbene secondo Mercedes (fonte Autoracer.it) molto probabilmente la causa del problema al pacco batteria non è tanto nei componenti della stessa, quanto alle sollecitazioni (cordoli etc) che essa deve subire e quindi sopportare per tutta la durata del GP. Ad ogni modo i crucchi stanno già intervenendo (aggiornamento previsto per l’Inghilterra), solo che la soluzione non è dietro l’angolo e, a questo si unisce il duello che sta avvenendo a casa loro tra i due piloti. Russell non è stato capace di vincere nemmeno con Kimi ritirato e, prima che questo si fermasse definitivamente, era comunque davanti all’inglese umiliandolo per l’ennesima volta. Toto nel post GP aveva parlato addirittura di team order per il futuro e, con questa imprevedibile Ferrari e, con i problemi di affidabilità che stanno subendo, il discorso non è tanto peregrino. Detto che i team order fanno schifo a prescindere e, che ora come ora è veramente presto per attuare questa bestemmia, c’è da sottolineare che l’italiano ha tutto il vantaggio di beneficiare di un eventuale ordine di scuderia, al fine di conservare l’ampio margine in classifica che si è sudato sino ad ora. In Austria sicuramente il nostro connazionale vorrà e dovrà reagire, resta solo da vedere con quale esito. Gli ingredienti ci sono tutti per un nuovo weekend di polemiche e di gioie.

Buon GP d’Austria a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI BARCELLONA 2026

D’in su i veroni del formulaunistico ostello, si dubitava assai che il moro d’albione tornasse a far rima con campione, ché la diritta via già da un po’ parea smarrita, ché il suo pie’ non fosse più così veloce e che, trafitto 105 volte da un raggio di sole, fosse ormai giunta la sua sera.

Tuttavia, è stato proprio alla sera di domenica scorsa che gli appassionati hanno ritrovato una certezza con cui fare i conti: non si è ancora del tutto assopito lo spirto guerrier ch’entro gli rugge.

Non che da tutti si escludesse totalmente la possibilità che Lewis Hamilton potesse ancora vincere una gara ma che se mai gli fosse riuscito sarebbe stato grazie a fortuite coincidenze, casualità imprevedibili, il ritiro di settordici piloti o mezzi di movimento terra improvvisatisi nuovamente suoi salvatori.

Quorum ego, beninteso.

Ciononostante, il Luigino da Stevenage, decide di smentire tutti con una qualifica solidissima e velocissima ed una gara in cui sfodera tutta la sua esperienza a piene mani.

La qualifica, dicevamo, è stata la vera base su cui ha costruito la sorprendente vittoria che ha portato a casa. Veloce nel Q1, veloce nel Q2 e ancora più veloce nel Q3 ove toglie 7 decimi dal suo top del Q2 e si piazza tra le due Mercedes a pochi millesimi dalla pole.

A Barcellona, Ferrari ha portato aggiornamenti che, in tutta evidenza, paiono notevolissimi: il primo segnale è proprio lo scalino di prestazione tra Q2 e Q3 che era uno dei tarli che deturpavano il retrobox del Cavallino sin dalla prima gara stagionale.

La partenza del Gran Premio fa capire che il vantaggio Ferrari in questo ambito si è definitivamente dissipato: nonostante il teorico vantaggio e le gomme rosse contro le gialle di Russell, Hamilton è costretto ad accodarsi. A dispetto del vantaggio di gomma, Luigino non riesce a tenere il ritmo di Russell ed è costretto a pittare relativamente presto lasciando chiaramente intendere che l’opzione della strategia a 3 soste, sul rovente asfalto del Montmelò, poteva essere la sua scelta definitiva.

Poco fa si diceva che gli aggiornamenti portati da Ferrari paiono notevolissimi. Ebbene, dopo il primo stint su gomme rosse, invero non esaltante, è sulle successive mescole che possiamo apprezzare in pieno le potenzialità della vettura. Non solo Hamilton tiene il passo di Mercedes ma, nello stint finale, gli è anche di molto superiore. Ed è l’emergere di questo fatto, ché è un fatto, a sorprendere più di tutto il resto. Sotto il piede tornato sapiente di Lewis, la rossa impone un ritmo inavvicinabile per chiunque. In alcuni frangenti, si sono visti 1.5 secondi di distacco a Russell e anche nel finale a gomme di età quasi uguale (Russell 4 giri in più e Antonelli 3 giri in più), in cui teoricamente le Mercedes avrebbero dovuto essere ben superiori visti i precedenti, Lewis si permetteva di infliggere 7-8 decimi al giro. La guida sicura e in pieno controllo, tempi sempre veloci senza rischi eccessivi e soprattutto nessun errore, facevano tornare in mente le più sagaci tra le sue vittorie: quelle degli anni tra il 2017 e il 2019 quando, pur favorito dal mezzo tecnicamente superiore, s’imponeva d’imperio e senza dare alcuna speranza a chi oltre a inseguire lui, inseguiva il sogno d’una vita (ahimè, caro Seb!). Ne ha avuto ben donde, dunque, d’esultare il buon Lewis: non si tratta della vittoria casuale ch’era il massimo che gli si poteva augurare prima di Barcellona ma di una vittoria conquistata sul campo con velocità, sagacia tattica, autorevolezza e capacità di gestione. Si può desiderare qualcosa di più? Be’, sì, perché il contemporaneo, quanto improvvido (mannaggia!) ritiro di Antonelli trasforma il secondo posto del mondiale che aveva già conquistato a Montecarlo in un prospetto ben più ambizioso: 1 gara e mezza di distacco è meglio di 3, no? Se poi i miglioramenti Ferrari si confermassero anche sui prossimi circuiti, in ossequio all’adagio degli ultimi trent’anni durante i quali la vettura che si dimostrava performante al Montmelò lo sarebbe stata per tutto il resto della stagione, allora perché non pensarci?

Quindi LEWIS HAMILTON – voto 106 e lode

In questo tripudio di maranellaggine arrivano conferme anche dal prode Charles Leclerc. Il nostro beniamino, infatti, in qualifica pareva anche più veloce di Lewis e con la pole assolutamente a portata di mano. Consapevole di ciò, in Q3 si è probabilmente lasciato trascinare dall’entusiasmo commettendo un errore banale in curva 3: entra non 1 o 2 ma ben 6 km/h (e questo ben non va sottovalutato: i piloti più bravi del mondo ne sentono anche mezzo di km/h) più veloce del dovuto e perde il controllo della vettura finendo malamente fuori pista. Ciononostante, in gara parte alla grande, superando in due curve ben tre vetture e poco dopo ci regala un sorpasso meraviglioso nei confronti di Piastri all’esterno proprio di curva 3 . Nel secondo stint è il più veloce in pista e nel finale non è veloce tanto quanto Hamilton semplicemente perché era in gestione, non avendo la possibilità di migliorare la sua posizione perché troppo distante da Verstappen. La inconsueta rottura del power steering gli toglie la possibilità di fare buoni punti trasformando il week end catalano in un altro incubo per le sue ambizioni. Ambizione che la parallela condotta del suo compagno di squadra fa scendere al lumicino ed è la prima volta in carriera che, sia pur molto prematuramente, Charles si trova in una condizione in cui la squadra potrebbe decidere di chiedergli dei sacrifici non dettati da situazioni contingenti. Ancora una volta, come già accaduto a Montecarlo, Charles mostra poco controllo nelle pubbliche dichiarazioni: se là sminuiva smodatamente le sue colpe fino a negarle del tutto qui si affligge e si autocolpevolizza ben oltre l’ordinaria misura: il “provo solo vergogna” proferito più volte con sguardo sconsolato e in diretta mondiale è qualcosa che non si può sentire, persino da un genuino come lui. C’è una certa mancanza di lucidità in tutto ciò. L’ambito in cui è nato il suo errore è ben diverso da quello di Montecarlo. Ci ha provato, a fare la pole, ma non è andata: tutto qui. Certo, era il caso di prendere quella curva meglio, ovvio. Ma chi mai, tra gli appassionati, si sognerebbe di criticare un pilota perché tenta di prendersi la pole position? Al buon Charles riesce 8 volte su 10 di fare il “giro magico” da pole dei miracoli: evidentemente stavolta era una delle 2 in cui non capita. Se poi non gli è riuscita perché non era psicologicamente al massimo della forma non sono in grado di dirlo. La prossemica e la lettura semiotica dei suoi gesti non può dare alcuna certezza visto che si tratta di poche decine di secondi davanti ad una telecamera: non possiamo sapere quanto sia tranquillo (o meno) nel resto del tempo. Quindi, a differenza di tanti giornalisti novelli Freud, non mi esprimo sul punto. Piuttosto, il buon Charles dovrebbe prendere atto che la macchina è migliorata, anche nelle sue mani, non solo in quelle di Lewis. Dalla prossima gara sarà sufficiente, perdonate la battuta, dare il 100% e non il 110%…

Oltre a Charles, anche un altro nostro beniamino è rimasto scornato dal Montmelò. Andrea Kimi Antonelli, per la prima volta in stagione, è stato tradito dalla sua vettura e vede il primo “zero” nel suo ruolino di marcia. Sorpreso in qualifica da Hamilton, in gara parte comunque bene rintuzzando il tentativo di Norris. La non ottimale strategia di Mercedes non gli consente di giocarsela al meglio nella parte centrale della gara ma quando si torna a gomme pari, nell’ultimo stint, ecco che esce il fenomeno che abbiamo ammirato sin qui. I suoi crono non erano al livello di Hamilton ma erano certamente migliori di quelli del suo compagno di squadra, che supera agevolmente e con gran coraggio (Russell, l’aveva maliziosamente spinto verso il muretto interno del rettilineo) nella frenata di curva 1. In quell’occasione, rompe una bandella dell’ala anteriore destra perché, spinto per l’appunto da Russell, passa rovinosamente su un piccolo dissuasore: si nota perché quella sezione è dipinta in rosso e il dissuasore è bianco. Sarebbe interessante capire se quel sobbalzo è anche la causa del successivo problema che lo costringe al ritiro: queste auto sono così delicate che non si può mai dire. Ad ogni modo, per quanto l’improvvido problema consenta a Lewis di mostrarsi sorprendentemente nei suoi specchietti in ottica mondiale direi che si è visto benissimo anche a Barcellona. Che continui così.

GEORGE RUSSELL – voto 7 ½

Avrei dato voti anche più alti ma sappiamo che a differenza di altri piloti Russell è uno che è molto lucido nella gestione delle strategie e qui non è stato impeccabile. Ottimo in qualifica (ma ringrazi Charles e le sue paturnie) e ottimo nella prima parte di gara, non comprende che la strategia migliore era quella di Hamilton. Sicché si plafona, nel secondo stint, su ritmi non sufficienti per avere tranquillità nel finale. Oppure, il che è altrettanto probabile vista la facilità con cui Kimi gli si era riavvicinato, non ne aveva abbastanza. Insomma, ancora una volta, quando il gioco si fa duro, cioè nel finale di una gara in cui avrebbe dovuto giocarsi la vittoria, non riesce ad esprimersi al meglio delle sue possibilità. Oppure ci riesce ma a questo punto dovrebbe ammettere che Kimi è molto più bravo di lui. Se poi Ferrari dovesse confermare la sua competitività allora il cammino verso ambiziosi traguardi del buon George diventa ancora più periglioso. Mah!

LANDO NORRIS – voto 8 ½

E bravo Landino nostro! In una gara dove tutti gli occhi erano puntati su Hamilton e il suo epico ritorno alla vittoria in pochi si sono soffermati a giudicare la sua eccellente prestazione. In qualifica fa del suo meglio e si ferma a pochi millesimi da Antonelli. In gara è un martello, per quanto la vettura gli consente, e lo è abbastanza per tallonare i due Mercedes fino a pochi giri dalla fine. Proprio in quell’occasione ci regala un gustoso TR in cui dice al suo ingegnere di pista, che lo stimolava ad approfittare di eventuali scorni tra i due Mercedes che battagliavano 1 secondo avanti a lui, che se avesse continuato a quel ritmo la gara l’avrebbe finita in un muro. Ma chissà? Se avesse saputo che Antonelli avrebbe rotto di lì a poco forse lo scorato Russell degli ultimi giri sarebbe stato alla sua portata. D’altra parte, if my grandmother had wheels

Una curiosità che le sovrimpressioni della Formula 1 ci hanno regalato è stata scoprire che nonostante la messe di piloti inglesi che hanno calcato i circuiti del mondiale negli ultimi 60 anni era dal 1968 che non si vedeva un podio tutto britannico.

MAX VERSTAPPEN – voto 7

Il voto qui sopra è più una sorta di alert che un giudizio vero e proprio. Si può pensare di dare a Max voti inferiori all’8? Certo che no. Tuttavia, il fenomeno che da anni tutti ammiriamo nonché l’orgoglioso guidatore della monoposto dal motore più potente del lotto… in qualifica non riesce a dare altro che 50 millesimi di secondo ad un suo compagno di squadra. Peraltro in una pista estremamente tecnica ove le sue abilità di guida dovrebbero amplificare il divario che, in qualche modo naturale, lo ha sempre separato dai suoi compagni di squadra (tranne Ricciardo, sia chiaro). Da quanto tempo non accadeva? Ora, per quanto quest’anno Hadjar si stia mostrando molto più tosto rispetto a coloro con cui ha condiviso il box negli ultimi anni, sarà anche vero che il nostro buon Max non si sta impegnando al massimo se non ha la ragionevole certezza di poter lottare per qualcosa di importante? Difficile da dire ed è da qui che nasce l’incertezza sul giudizio della sua performance. Non inganni, a questo proposito, il distacco rifilato ad Hadjar in gara: il buon Isack era partito malissimo. Vedremo se il motore più potente del lotto (ehm…) lo aiuterà a rimettersi nelle posizioni che più gli competono.

OSCAR PIASTRI – voto 5

Anche a Barcellona lo spento Oscar di questo 2026 continua a generare perplessità. Dove è finito il brillantissimo protagonista delle stagioni 2024 e 2025 (be’ quest’ultima non per intero)? Per quanto in qualifica non sia lontanissimo da Norris lo è comunque a sufficienza per farsi sopravanzare dai due RBR. In gara parte anche bene, approfittando delle incertezze di Hadjar ma cede quasi subito al ritorno di Leclerc. Quest’ultimo ha fatto sicuramente un sorpasso da annali ma l’Oscar dello scorso anno non si sarebbe trovato in quella condizione, ne sono certo. Per il resto della gara gioca a nascondino con Leclerc e Verstappen che però, al momento giusto, gli vanno via con ampio margine. E ampio è anche il margine che patisce dal compagno di squadra, Landino nostro, che alla fine della gara gli rifila 35 secondi. Non è un bel vedere per uno che fino a poche gare dalla fine della stagione 2025 era considerato il miglior prospetto per il dopo-Max. Mah!

ISACK HADJAR – voto 6

Il voto è una media tra la qualifica eccezionale e i pasticci combinati in gara. Benché con i dubbi espressi sopra nel commento a Max il fatto, anzi il fatto, è che in qualifica il nostro buon torello mezzo boxeur e mezzo pie’ veloce si è piazzato immediatamente alle spalle del suo compagno di squadra con soli 56 millesimi di distacco. Il che già sarebbe motivo per lanciare cappelli in aria, o guantoni da boxe se vogliamo. Dopodiché il nostro eroe spreca tutto con uno start da incubo. Perde 4 posizioni. Recupera con dei bei sorpassi sui cugini di Faenza ma poi commette qualche sbavatura che quasi gli costa un DNF. A quel punto si calma e decide di portare a casa qualche punto che diventa buono anche grazie ai ritiri di Kimi e Charles. Vorrei dire che deve darsi una calmata ma non è proprio il caso, vero? Dai Isack! Dai!

GASLY, LAWSON, LINBLAD – voto 7 ½

Accomunati dal voto i tre qui sopra possono ognuno contare su svariati motivi di soddisfazione. Gasly, pur battuto ancora da Colapinto in qualifica, ha mostrato un ritmo-gara notevole, molto migliore di quello del suo compagno di squadra al punto da costringere il muretto a forzare lo swap. Lawson continua una buona striscia di piazzamenti grazie, ancora una volta, all’estrema solidità mostrata in gara. Linblad merita perché deve farsi le ossa e ogni punto guadagnato è grasso che cola. Bravi.

COLAPINTO – 6 meno

Rispetto ai tre che l’hanno preceduto un voto in meno a Francuzzo nostro. Dopo una qualifica molto buona e un altrettanto buona partenza non riesce a capitalizzare mostrandosi incerto nel ritmo e costringendo persino il muretto Alpine a sancire lo swap con Gasly. In più, commette un’ingenuità in regime di bandiere gialle che gli costa una penalità di 10 secondi e ben due posizioni in classifica. Per sua fortuna Hulkenberg viene messo fuorigioco da uno dei più assurdi inconvenienti visti negli ultimi anni altrimenti sarebbe finito pure fuori dai punti. Rimandato.

HULKENBERG – voto… alla madonna!

Al 29° giro, il fin lì eccellente Hulk se la stava cavando alla grande e battagliava con Lawson per la 10 posizione. Ebbene che succede? Succede che Lawson, davanti a lui, esce appena appena largo da una curva e sfiora la ghiaia facendo saltare qualche sassolino. Uno di questi sassolini schizza a velocità curvatura in stile Star Trek e viene teleguidato da tutte le intelligenze artificiali, naturali e soprannaturali di questo mondo verso il pulsante di spegnimento vettura presente, per ragioni di sicurezza, sulla fiancata della Audi del nostro. Sicché me lo immagino il buon Hulk: è tutto ringalluzzito, nel suo rovente abitacolo, con punti mondiali alla sua portata, misurare millimetro per millimetro le traiettorie migliori che gli consentono di rimanere in modalità overtake e pensare al modo migliore per tentare di passare il neozelandese quando all’improvviso gli si spegne tutto, così, d’emblèe. Caro Nico, hai tutta la nostra solidarietà!

NOTE DI MERITO

Nei meriti vorrei metterci Stroll che per la prima volta da quando ha Alonso è in squadra, esclusi problemi tecnici di vario tipo, gli sta davanti in qualifica. Ma quando si tratta di Lance preferirei cautela.

Cadillac piazza per la prima volta entrambi i piloti davanti a AM. Considerato da dove erano partiti è un risultato da non sottovalutare.

NOTE DI DEMERITO

Cadillac avrà spompato la macchina in qualifica perché poi, in gara, hanno visto Bottas piantarsi dopo 5 giri e Perez girare al rallentatore per tutta la gara.

Albon patisce, eccome se patisce.

Haas non pervenute.

NOTE CHE SA ESSERE PROTAGONISTA ANCHE QUANDO PARTE ULTIMO

Non ne avrebbe avuto bisogno visto quanto andava forte ma Lewis ha ricevuto un aiutino anche da Fernando Alonso che ha causato la VSC che ha consentito il comodo pit del ferrarista che lo ha ulteriormente proiettato verso la vittoria. Fernando ha detto che questa Barcellona potrebbe essere la sua ultima (a prescindere: nel 2027 non è in calendario). Cominciamo a mettere nel salvadanaio qualche lacrimuccia per fine anno?

Ci vediamo in Austria!

BASTIAN CONTRARIO (VII): Mind game

Il “Bastian contrario” di questa settimana, post GP di Spagna, necessita di una precisazione in merito all’autore di questa rubrica e, a ciò che pensa a riguardo di Hamilton. Ebbene al sottoscritto Lewis Hamilton non è mai piaciuto e, dopo i fatti del 2020 in luogo del quale ha imposto, sfruttando la sua popolarità, la sua propaganda politica (sebbene l’argomento “anti razzismo e tolleranza” debbano essere la base del vivere civile) è piaciuto ancora meno. Solo che in questa rubrica mi assumo la responsabilità di analizzare i fatti in maniera oggettiva, mettendo da parte le simpatie e, soprattutto il tifo, perché specie quest’ultimo aspetto non mi è mai appartenuto; a maggior ragione quando parlo di F1.

Fatta questa doverosa premessa voglio riportare le parole di Hamilton, immediatamente dopo le qualifiche del GP di domenica scorsa: “Sarà difficile sfidare le Mercedes senza il mio compagno di squadra. Questi ragazzi sono molto veloci nei long run, vediamo come andrà”. Inoltre, sull’errore di LeClerc (sempre in qualifica): “Errore LeClerc? Queste auto sono difficili da guidare, io con gli aggiornamenti mi sono sentito bene. Charles ha portato molta velocità in quella curva ma poi evidentemente è successo qualcosa”. Benvenuti nel campo da gioco che Hamilton che più preferisce in assoluto, nel campionato mondiale dei “mind game”, dove l’epta campione dl mondo è un asso incontrastato. Nelle dichiarazioni di Hamilton, immediatamente dopo le qualifiche, c’è dietro un significato molto più profondo di quello che potrebbe sembrare. I tifosi, i più superficiali (ne ho letti di commenti!) per difendere l’intoccabile pilota monegasco, si sono affrettati a ricordare i risultati che l’inglese ha ottenuto l’anno scorso e, soprattutto le sue dichiarazioni funeree dopo ogni finale di GP. Sebbene il 2025 non lo si può cancellare è anche vero, che non si può e non si deve vivere nel passato, esiste solamente il “qui ed ora” e, l’oggi dice solamente una cosa: Lewis Hamilton con la vittoria in Spagna e, l’uscita dallo stesso GP del suo compagno, sancisce definitivamente le gerarchie in squadra. Il campione inglese, a differenza di LeClerc, non ci ha messo otto anni per dare una direzione alla squadra; bensì otto mesi. Certe doti sono innate e, non mi riferisco alla velocità pura (dove Charles in tale senso è un drago!), quanto al fatto di saper imporre la propria volontà e, caricarsi la squadra sulle spalle. Schumacher era cosi, Verstappen è cosi (stesso percorso di Charles tra l’altro, solo che l’olandese è a quota quattro mondiali) e, Lewis in tal senso non è da meno. L’anno scorso Hamilton si è preso il suo tempo, sapendo che l’era dell’effetto suolo non era pane per i suoi denti, per studiare la squadra e capire cosa c’era di buono e cosa doveva essere cambiato. Lewis ha lavorato dall’interno in silenzio, lentamente, come un tarlo inarrestabile e, non a caso all’inizio di questo mondiale profferì le parole “Questa macchina ha il mio DNA”. Apparentemente queste parole potevano sembrare il solito slogan da dare in pasto alla stampa, invece il campione inglese sapeva benissimo quello che stava dicendo, perché egli non ha fatto altro che imporre la sua volontà e, fornire alla squadra la sua direzionalità. In tal senso il sottoscritto è stato attaccato dal solito tifo becero, in luogo del quale si affermava che non è Hamilton a progettare la macchina. Tutto vero, visto che per quello ci sono Serra&Co. (lavoro enorme specie se si pensa che questo risultato è stato ottenuto a Barcellona e, con trenta cavalli in meno!), solo che per direzionalità si intende il fatto che Lewis suggerisce e pretende determinate soluzioni che sposano al meglio il suo stile di guida. La prova di ciò che dico è nei dischi freni, ove lui ha preteso ed ottenuto (già dal Giappone) quelli della Carbon Industries. Risultato? Il tempo di riprendere confidenza con quei dispositivi frenanti e, dal Canada il pilota inglese non si è più fermato tanto da bastonare malamente il suo compagno di Box. Certe doti, come ho detto sono innate, non te le puoi inventare e, le dichiarazioni di Hamilton immediatamente dopo le qualifiche spagnole sono il segno tangibile che ora il padrone è lui e, poiché il primo avversario è il tuo compagno di squadra, ecco che lui passa all’attacco cercando di demolirlo d’innanzi alla stampa. Eppure sebbene questo atteggiamento possa sembrare sfrontato, agli occhi dei tifosi del monegasco soprattutto, il sottoscritto invece afferma l’opposto dicendo (ai tifosi di Charles) di esserne felici di questo comportamento. Se Hamilton non ritenesse pericoloso il suo compagno di squadra, non cercherebbe di mortificarlo proprio come ha fatto sabato scorso. A memoria non ricordo questi giochetti quando il povero Bottas vinceva qualche GP. Hamilton sa benissimo che in questo momento Charles è un animale ferito e, quindi deve colpire ora che è nel suo momento più vulnerabile, perché se si riprende saranno dolori.

Proprio la settimana scorsa, neanche a farlo apposta, parlai di assunzione di responsabilità da parte di LeClerc perché tutto quello che sta accadendo, lo ripeterò fino alla nausea, è solo colpa di Charles il quale in questi lunghi otto anni non si è mai imposto, a differenza del suo collega Verstappen (“Se va via Marko vado via anche io” parole dette che era già campione del mondo tra l’altro!) in Red Bull o peggio, a differenza del suo compagno di box. Charles non si è mai lamentato dei freni che usava e, ammesso che lo abbia fatto, per quale motivo non si è impuntato per farseli cambiare. La giustificazione: Charles è sempre stato in Ferrari quindi non li conosceva. Vero. Eppure anche Verstappen è sempre stato in Red Bull e, nonostante ciò, alla fine lui li ha cambiati passando proprio ai Brembo. Max in questo modo ha vinto quattro titoli, mentre Charles in questi lunghi otto anni ha solo cavato sangue dalle rape (risultati impensabili da vetture assurde!) e, tirato la carretta (perché gli si deve dare atto di questo) salvando la faccia alla scuderia. Solo mi chiedo dov’è il guizzo finale? Dove sono i suoi “mind game” del tipo minacciare la Scuderia di andare via caso mai le cose non fossero cambiate in meglio?

Hamilton sa fare solo una cosa ed è quella di provare a vincere, in tutti i modi, senza guardare in faccia a nessuno e, possibilmente cercando di schiacciare il suo avversario (chiedere a Rosberg cos’ha dovuto fare proprio dieci anni fa per cercare di contrastarlo). Lewis ha capito cosa gli serviva, l’ha preteso ed ottenuto (“Vasseur ha mosso mari e monti per me”) ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: secondo nel mondiale, a meno di cinquanta punti da Antonelli e, Charles con due ritiri consecutivi sebbene in gara non è stata colpa sua, solo che in qualifica la responsabilità è evidente che gli appartiene. Mondiale riaperto dunque? Per Charles è finita? Assolutamente no! Innanzitutto per quanto riguarda la rincorsa al titolo ci andrei molto cauto, perché sebbene la Rossa stia performando alla grande, è anche vero che Mercedes non starà a guardare per non parlare di Kimi il quale, nonostante in Spagna non era particolarmente in bolla, è anche vero che solo il ritiro lo ha fermato perché stava andando a prendere uno spompato Russell il quale di rimando, non riesce a vincere nemmeno quando il suo compagno di squadra si ritira. Infine è vero che Charles sta attraversando un momento buio, vero è che d’innanzi a se gli si sta presentando un’opportunità più unica che rara, che è quella di crescere definitivamente, quella di effettuare l’ultimo step che lo farebbe decollare definitivamente, che è quello di divenire più cinico e quindi imparare ad imporsi proprio come fanno i campioni; quelli veri. Dunque è tutto nelle mani del monegasco, o si sveglia e reagisce o soccomberà. Sarà un anno bello lungo. Nel frattempo Lewis si gode il momento ed i favori della squadra, la quale è sempre di più nelle sue mani… una pacchia per i suoi mind game.

Vito Quaranta

HAMILTON RESUSCITA E VINCE A BARCELLONA. ANDREA SFORTUNATO.

Montmelò, dove “se la macchina va bene qui, ecc. ecc.”.
La Ferrari si presenta con un “container di aggiornamenti” (cit.), e si vede. A dispetto dei 30 cv. in meno (vedi p.s.), Russell la piazza in pole a pochi millesimi da un redivivo Hamilton, con Andrea da Casalecchio terzo. Leclerc la piazza invece contro il muro (vedi altro p.s.).

La domenica fa un gran caldo. Hamilton monta la gomma più morbida, scelta che dovrebbe servire per recuperare la posizione in partenza, ma probabilmente il motivo è un altro.

Russell parte bene, si tira dietro Hamilton per il primo giro e poi al secondo lo lascia già a quasi 2 secondi, con Antonelli terzo.
Leclerc ha effettivamente recuperato 3 posizioni, portandosi in settima posizione, dalla decima in griglia, ma lui ha la gomma a mescola media.

Al giro 8, mentre Russell ha già 3 secondi di vantaggio su Hamilton e 5 su Antonelli, Leclerc si porta in sesta posizione con un bellissimo sorpasso all’esterno su Piastri.

Al giro 12 si ferma Hamilton per montare gomma dura. Questo porta anche Russell a fermarsi, imitato da Verstappen, che era sotto attacco da parte di Leclerc.

Antonelli si ferma al giro 15, mentre Leclerc viene fatto attendere fino al 17, e così si ritrova ad 8 secondi da Verstappen. Ma il monegasco inizia a girare come un forsennato, più veloce anche dei primi, e a colpi di 1 secondo al giro si riporta vicino all’olandese.

Al giro 28, mentre si trovava a 2.7 sec. da Russell, con Antonelli a soli 1.2, Hamilton si ferma per la sua seconda sosta, per montare gomma media.

Al giro 31, Antonelli ha raggiunto Russell. Le due Mercedes non si fermano, e Hamilton è virtualmente davanti. Andrea prova una prima volta al giro 33 in curva 1. Ma mentre i due compagni di squadra lottano, Lewis gira oltre 2 secondi più veloce. A questo punto è chiaro che ha una sosta in più da fare, ma con questo passo, potrebbe essere in grado di vincere la gara.

Al giro 37, Russell viene chiamato ai box, e Andrea ha così strada libera, ma anche lui viene immediatamente richiamato. Lewis diventa leader, e continua a segnare tempi ottimi. Ora ha 16 secondi di vantaggio su Russell, con una sosta da fare.

Al giro 40 si ferma Alonso in curva 9, si attiva la Virtual Safety Car ma Hamilton è appena passato davanti al traguardo. Ovviamente Leclerc aveva appena fatto il suo pit-stop e Verstappen riesce a stargli davanti. Hamilton si ferma e riesce a mantenere la testa. La Virtual Safety Car viene tolta esattamente nel momento in cui l’inglese rientra in pista, e rimane così leader, con le soste terminate.
Mancano 24 giri e ha le gomme 5 giri più fresche.

Lewis accumula rapidamente oltre 5 secondi di vantaggio, e si porta al riparo da un’eventuale penalità per infrazione sotto bandiera gialla, che comunque non arriva.

Al giro 53, Andrea torna sotto a Russell, e reclama di avere molta più velocità. All’inglese viene chiesto di accelerare. Antonelli ha fatto più di 3 track limits, e teme di prendere penalità. Dietro di lui, Norris è a meno di 2 secondi.

L’italiano attende il giro 62 e poi affonda l’attacco, con l’inglese che si difende per qualche curva e poi lo lascia andare. Ma nel duello evidentemente si sono toccati, e il numero 12 ha l’ala rotta. Quel che è peggio, però, è che la macchina lo pianta in asso. La stessa cosa accade a Leclerc, che viene abbandonato dal power steering.

Viene attivata la Virtual Safety Car, che dura qualche giro e viene tolta al penultimo.

Finisce così con la splendida prima vittoria in rosso di Hamilton, davanti a Russell, Norris, Verstappen, Piastri, Hadjar, Gasly, Colapinto, Lawson e Linblad.

Fra due settimane si correrà in Austria, e ora il mondiale sembra avere preso una strada differente.

P.S. Devo essere sincero, ero sicuro che l’investimento su Hamilton fosse un grande errore. Qualche dubbio fra ieri e oggi mi è venuto. Non si vince una gara così, dopo tutto quello che ha passato lo scorso anno, a 41 anni, se non si è enormemente sul pezzo. E lui lo è.

P.S. 2 Devo ri-essere sincero, ero sicuro, e l’ho pure scritto, che la Ferrari anche quest’anno non avrebbe battuto un chiodo. Anche in questo caso qualche dubbietto mi è venuto, se non altro perchè questa è la prima volta, da almeno 20 anni, che un pacchetto di aggiornamenti funziona alla grande, per di più su una pista che più ostica non si potrebbe.

P.S. 3 “provo solo vergogna”, ripetuto 5 volte. E poi “anche se vinco, non cancello la vergogna”. Sorvolando sull’errore, che arriva a 6 giorni di distanza da un altro in casa sua, questo tipo di affermazioni non fanno altro che mettere in piena evidenza i limiti di Charles. A furia di dichiarazioni negative, una volta per colpa propria e un’altra per colpa della macchina, la gente inizia a pensare che sei un lamentoso e i lamentosi non diventano campioni del mondo. E chi ha vinto oggi si è sempre lamentato molto poco, anche quando le cose non funzionavano.

P.S. 4 Red Bull miglior motore, con Toto che se la ride. Indipendentemente dal fatto che le valutazioni della FIA siano giuste (ma sono state fatte secondo i criteri suggeriti dai costruttori), quello che emerge è che la Ferrari ha il 6% di potenza in meno rispetto al motore migliore. Circa 30 cv. Gli stessi che il 12 cilindri a V di 180° (non scrivo “boxer” perchè non lo era) aveva in più rispetto al Cosworth “economico e di facile installazione” (cit.). Sappiamo già che è stata una scelta di progetto, perchè è meglio guadagnare 5 posizioni in partenza che perdere 1 decimo al giro. Ma se parti in prima fila, non c’è bisogno di guadagnare 5 posizioni, e il decimino, che si è visto anche oggi, si può compensare solo se si è perfetti, come lo sono stati a Barcellona. Con Hamilton.

P.S. 5 Anche Antonelli è stato colpito dalla sfortuna, così Russell non può più lamentarsi. Ma deve tenere presente che l’altro gli era davanti. E, ancora peggio, che Toto ha dichiarato che hanno perso la gara per non avere voluto dare un team order. Che era poi quello di far passare l’italiano davanti all’inglese nel momento in cui i due stavano lottando la prima volta.

P.S. 6 Abbiamo il più giovane che batte tutti record e guida il mondiale, il più vecchio che torna a vincere con la Ferrari. Chissenefrega della ricarica, delle batterie, ecc.

P.S. 7 Ve l’avevo detto.

Life is racing, all the rest is waiting