BASTIAN CONTRARIO (XV): Rivoluzione francese

Il GP di Azerbaigian, svoltosi domenica scorsa, ha ben poco di cui parlare visto le condizioni in cui è stato affrontato e con ciò, non mi riferisco a particolari condizioni meteo avverse oppure perché la pista azera era impraticabile, bensì perché il suddetto circuito era cucito su misura sulla W-17 del team di Toto e, in assenza di un improvvido Antonelli, ci ha pensato Russell a ricordare a tutti chi è comanda attualmente in F1. Insomma se non c’è l’italiano, ci pensa l’alfiere inglese della Mercedes a mettere tutti d’accordo (si fa per dire) su cosa sia oggigiorno la F1. Ad essere sinceri sono felice della prestazione di Russell il quale conferma un fatto che molti hanno dimenticato, fosse solo per le prestazioni monstre date dal ragazzino italiano, cioè che il pilota inglese non è una pippa e, non lo è mai stato, se mai è un top driver che quando sente la macchina sa fin troppo bene il fatto suo. Tutto questo solo per sottolineare l’enorme lavoro svolto da Kimi sino ad ora. Troppo comodo affermare che l’italiano sia favorito dal team o altre sciocchezze del genere, se mai siamo di fronte ad una realtà che è quella che la nostra Nazione ha sfornato un vero e proprio prodigio perché statene certi, senza Antonelli in squadra, quello mostrato domenica scorsa da Russell lo avremmo visto praticamente ad ogni GP. I miei elogi ad ogni modo si fermano qui, perché Russel con la sua W-17, ha mostrato tutti i limiti di questo insulto di regolamento che ci tocca sorbire fino alla fine dell’anno, sperando che i correttivi che hanno apportato per l’anno prossimo, riescano a calmierare questo divario imbarazzante con il resto del mondo. Ciò che imbarazza ed innervosisce veramente è vedere un Verstappen, che martella come un dannato e, l’unico motivo che gli ha impedito di attaccare chi aveva davanti, non ultimo proprio Russell nel finale di gara, non era per mancanza di estro bensì per totale inefficienza del suo pacco batterie, che evidentemente non riusciva a tenere il passo della W-17 di Russell. Sebbene il GP era già morto in meno di quindici giri, facendo addirittura rimpiangere il Madring (sigh!), ci pensa Albon a ravvivare il tutto facendo entrare una provvida Safety Car, per destare tutti dal torpore di una vittoria già scritta al sabato (otto decimi di vantaggio dal secondo classificato in qualifica… ri sigh!). Eppure questo è stato l’insulto al danno, visto che il campione olandese rimaneva costantemente ad un secondo di distacco, dopo la ripartenza, nonostante desse l’anima ad ogni curva. All’insulto viene aggiunto lo scherno, visto e considerato che l’account social della F1 si è vantato della bellissima lotta che c’è stata tra i due rivali e, soprattutto della differenza di distacco con cui si sono presentati al traguardo. Questa è l’odierna F1: un monolite sportivo in cui vuole e pretende che tutti i gli appassionati che la seguono, sia dei beoti che non devono pensare. Affermo ciò visto e considerato che l’unico motivo per il quale i due piloti sono arrivati cosi vicino, è stato grazie alle bandiere gialle sventolate nel finale, bandiere che di fatto nessuno ha rispettato. Assolutamente vergognoso.

Molti di voi, che vi state prendendo il disturbo di leggere queste righe, vi starete chiedendo il perché del titolo di questo articolo. Ebbene il motivo è presto detto, visto che a far parlare del weekend azero manco a dirlo, è stata Ferrari e, soprattutto Horner con le sue dichiarazioni dirompenti. Che lo si voglia o meno, in seno alla Scuderia, sta avvenendo una vera e propria rivoluzione francese questo sia per il clamore che ne potrebbe seguire (proprio come tre secoli fa) e, sia perché questa rivoluzione riguarda proprio la parte francese della squadra. Non sto a ripetere ciò che ha detto Horner, perché ormai anche i muri conoscono le sue parole, bensì preferirei soffermarmi ad analizzare gli aspetti delle parole dell’ex Red Bull e, di cosa ne potrebbe seguire. Inutile dire che siamo totalmente nel campo delle ipotesi e della fantasia.

Più volte mi sono ritrovato a scrivere che uno come Horner in Ferrari non sarebbe mai potuto venire, perché un professionista come lui non avrebbe mai accettato di svolgere il ruolo di “semplice dipendente”, se mai la sua aspirazione era proprio quella di assurgere ad un ruolo manageriale, proprio come il suo odiato collega Wolff. In una squadra come Ferrari, a maggior ragione, questo è praticamente impossibile ed infatti non è un segreto che Newey non è stato preso proprio per questo motivo (le giustificazioni che hanno motivato il suo mancato arruolamento le lasciamo agli ingenui), ed appunto Stroll sr. se lo è accaparrato proprio pagandolo in azioni. Di fatto cosa ti tira fuori dal cilindro mr. Horner? Smentendomi clamorosamente, è vero che ribadisce la sua aspirazione manageriale solo che (c’è sempre il trucco) se proprio deve fare un’eccezione, lo farebbe solo per “il gigante addormentato” Ferrari. Le sue parole sono una vera bomba pronta ad iniziare una rivoluzione francese senza precedenti. Ciò che mi ha colpito delle sue dichiarazioni non si ferma alla proposta d’amore nei riguardi di Maranello, bensì egli è andato oltre, visto che ha parlato di conti in sospeso con Toto Wolff… spettacolo! Fino al luglio del 2025 in F1 esistevano due grandi squali, che erano nella persona di Wolff e Horner. Fatto fuori il secondo, il primo ha aperto nel paddock la sua personale tonnara dove fa il cattivo ed il bel tempo e, l’essersi visto assegnare l’ADUO perché il motore endotermico più potente è proprio quello Red Bull Ford (voluto fortemente proprio da Horner tra l’altro!), ne è una plastica dimostrazione. Cosa si cela dietro la rivoluzione francese che Horner ha innescato con le sue dichiarazioni? Il mio pensiero è duplice a riguardo e, naturalmente lo condivido con voi tutti.

1 Horner ha sparato a zero per mero interesse personale, strumentalizzando la critica situazione della Rossa per mettere pressione ad una eventuale squadra con la quale è in trattativa, in maniera tale da poterla convincere il prima possibile. Non è un mistero che voleva scalare l’Alpine infatti. Addirittura sui social si parla anche che queste parole siano state usate per poter cosi promuovere il suo libro di prossima uscita.

2 Horner vuole tornare a tutti i costi in F1, perché di questo mondo egli vive e, se proprio deve fare il botto come si suol dire, allora lo vuole fare in grande stile accasandosi a Maranello. Qui ritornano le sue parole su Toto e, sul ruolo di protagonista e di chi comanda in F1: l’unica squadra che gli consentirebbe di rivaleggiare con il suo “odiato” collega è proprio la Rossa, unico gigante (addormentato) che può rivaleggiare contro Mercedes. Il fatto che egli voglia fare “il semplice dipendente”, è sintomatico della volontà che ci sia da parte sua, nel rimettersi in gioco in quel mare governato da un unico squalo che ora detta legge. Ammesso che Horner arrivi a Maranello, dando quindi per scontato che per Vasseur sia già iniziato il deprofundis, quali dovrebbero essere le sue condizioni di ingaggio? Mi pare evidente che se il Team Principal inglese dovesse limitarsi a rilevare il suo collega francese, rimanendo alle attuali condizioni operative, allora egli avrà già il destino segnato perché sarà solo questione di tempo e, farà la stessa fine di tutti i suoi predecessori. Mi sembra scontato che se mai Horner dovesse accasarsi in Italia, ciò dovrebbe avvenire solamente a due condizioni, ovvero avere carta bianca e, naturalmente un portafogli (del Presidente) sempre aperto. Non avrebbe senso che Chris arrivasse al posto di Vasseur a condizioni diverse. Da qui l’eterna domanda: Ferrari ha voglia di vincere veramente? Perché questo quesito che potrebbe essere nel contempo banale e scontato, alla luce di quello che stiamo vivendo da così tanto tempo inutile non è. Elkann e, naturalmente Vigna, avranno intenzione di cedere il loro potere (perché di questo si parla e nient’altro) e farsi da parte, in modo da permettere di costruire qualcosa di veramente solido? Esistono altre condizioni affinché il vincente ex Team Principal bibitaro possa arrivare a Maranello? Non credo e, se la storia insegna qualcosa, si arriverà immediatamente alla conclusione che se veramente si vogliono cambiare le cose a Maranello, è necessario prepararsi ad una vera e propria rivoluzione francese dove nessuno sarà al sicuro. Perché inutile dirlo, se ad Horner venissero dati pieni poteri, innanzitutto bisognerà avere pazienza, come ogni volta che subentra un nuovo corso e, soprattutto nessuno sarebbe più al sicuro; compreso gli intoccabili.

Personalmente ritengo che allo stato attuale rimuovere Vasseur (questo lo affermo da detrattore del francese) sarebbe un errore madornale, perché quella che stiamo vedendo in questo sciagurato 2026 è la sua vera prima Ferrari e, nonostante abbiano cannato clamorosamente il motore, è pur vero che stanno correndo ai ripari in modo da tentare l’assalto l’anno prossimo. Ecco perché è importante che gli si dia una chance in modo da provarci l’anno venturo con un gruppo ormai consolidato. Va da se che il 2027 sarà l’anno della chiamata, l’anno del dentro o fuori in cui si dovrà lottare costantemente per ambo i titoli, in caso contrario allora ci saranno tutti i presupposti di cambiare e, naturalmente prepararsi per l’ennesimo cambio regolamentare, perché cambiare significa ricominciare d’accapo e, nessuno può pretendere tutto e subito dal nuovo arrivato; anche se si chiamasse Horner.

Siete pronti per una nuova rivoluzione francese? Maranello lo è?

Ps

Nel momento in cui pubblico questo articolo la Ferrari, nella persona di Maria Conti (Direttrice della comunicazione della Ferrari), fa sapere che tutta Maranello è con Vasseur e, la sua posizione non è in discussione. Bene che si faccia quadrato, in modo da spegnere ogni tipo di speculazione, male, molto male che queste comunicazioni non vengono effettuate per bocca del Presidente Elkann o, dell’amministratore delegato Vigna… meno male che volevano spegnere ogni tipo di speculazione!

Buon GP del Bahrein, in quel della Malesia, a tutti.

Vito Quaranta

RUSSELL VINCE A BAKU. ANTONELLI PRUDENTE.

Superato lo scoglio “Madring”, che ha portato solo commenti negativi, si arriva in un altro circuito discutibile, in quel di Baku.
Russell la piazza in pole con l’imbarazzante vantaggio di quasi un secondo, praticamente tutto preso nel lunghissimo rettilineo del traguardo (ne riparleremo nel P.S.).

Russell in pole, quindi. Con Leclerc dietro. E Andrea? L’ottimismo lo frega in Q1 ed è costretto a partire dal fondo, come a Monza.

Partenza regolare, con Leclerc che perde la posizione su Piastri, e Russell che prende subito un buon vantaggio.

Da dietro rinviene forte Verstappen, autore di una pessima qualifica. Al giro 8 è già terzo, con dietro il compagno di squadra. Le Ferrari, invece, non tengono il passo.

A differenza di quanto avvenuto in Brianza, Andrea non riesce a rimontare. In 8 giri ha guadagnato solo due posizioni, dopo averne persa una in partenza, ed è quattordicesimo.

Al giro 10 Russell ha 5 secondi di vantaggio su Piastri, braccato dalle 2 Red Bull.

Al giro 20, il vantaggio dell’inglese è salito a 10, e Verstappen non solo non riesce a minacciare Piastri, ma si trova in difficoltà anche nei confronti di Hadjar, che sembra essere più a suo agio e inizia a chiedere timidamente ai box di avere strada libera.

Al giro 30, Russell ha 11 secondi di vantaggio su Piastri, sempre seguito dalle due Red Bull. Norris finisce lungo e si fa passare da Gasly e Antonelli, risalito così fino all’ottava posizione. Subito dopo, Albon finisce pesantemente a muro ed esce la Safety Car. Da Andrea in poi si fermano tutti ai box. I primi 7 si fermano tutti al giro successivo.  

Si riparte al giro 37 e Verstappen passa subito Piastri. Dietro, Colapinto compie un vero e proprio capolavoro, arrivando come un fulmine all’interno di curva 1, bloccando le ruote e facendo fuori il suo compagno di squadra e Norris. Antonelli riesce ad uscire indenne da un contatto con Ocon.

Esce di nuovo la Safety Car, e alla ripartenza, al giro 38, Russell riesce abilmente a tenere dietro Verstappen. Al successivo passaggio, Piastri va lungo in curva 1 e si fa passare da tutti.

Max non molla George, mentre Antonelli supera Hamilton e si porta in quinta posizione. 

All’ultimo giro, Bottas sbatte in una delle ultime curve, e con la doppia bandiera gialla esposta Verstappen si incolla a Russell. I due piombano sul traguardo distanziati da un decimo, con l’inglese che porta a casa una meritatissima vittoria in un week-end dove è sembrato imbattibile. Li seguono Hadjar, sul podio al rientro, Leclerc, Antonelli, Hamilton, Lindblad, Ocon, Bearman e Sainz, a punti con la Williams dimagrita di 28 chili.

Fra una sola settimana si va in Bahrain… pardon, in Malesia, dove i muri sono lontani, le curve veloci e i rettilinei lunghi. Ora Russell si trova a soli 66 punti da Andrea, ed è “più ingaggiato che mai”. Si preannuncia un finale di mondiale al cardiopalmo. Con 8 vittorie Mercedes.

P.S. quasi un secondo di vantaggio, dicevamo all’inizio. C’è un documento inquietante, il giro di Leclerc col Ghost di Russell. Si vede che fino all’inizio del rettilineo finale, sono uno dietro l’altro, con un distacco minimo. Dopodichè il confronto che, lo ricordiamo, non è preparato da Sky bensì dalla FOM, termina e da lì in avanti si vedono i due piloti affiancati in riquadri separati. Perchè? Molto semplice, l’allungo della Mercedes è imbarazzante, e bisogna difendere a tutti i costi il fatto che il motore migliore è quello Red Bull. Hai voglia a parlare di efficienza aerodinamica, io faccio un altro mestiere ma dubito che solo quella possa fare guadagnare 7 decimi in un km e mezzo di rettilineo.

P.S. 2 Si parla insistentemente di un V8 turbo con 100kW elettrici, dal 2030, con accordo di tutti i costruttori già praticamente fatto. Quindi abbiamo scherzato per 16 anni? Siamo stati costretti a vedere stagioni dominate praticamente da una sola marca per un progresso tecnologico inutile?

P.S. 3 anche oggi le Ferrari hanno fatto la figura delle comprimarie. Dopo Monza hanno iniziato a girare voci di sostituzione, con Terruzzi che sostiene che a Maranello facciano fatica a sopportare sia Vasseur che Hamilton. E qualche giorno fa Horner ha fatto sapere al Times di essere molto interessato al posto di lavoro. Così potrà tornare a lavorare col connazionale che ha fregato nel 2021, e l’Inghilterra avrà un’altra volta sconfitto l’odiato Napoleone.

P.S. 4 Oltre una decina di anni fa, Alonso pronunciò quelle parole che sono poi diventate famose, nei confronti del suo motore Honda: “GP2 Engine”. Ora, di nuovo, è nella stessa situazione, con lo stesso costruttore, e a Baku le F2 sono andate veramente più veloci della sua Aston Martin. Ma, questa volta, si è astenuto dal fare ironia. Sarà l’età.

P.S. 5 Quando è stato il momento di far passare Verstappen, Hadjar si è fatto da parte. Ma l’opposto non c’è stato, e abbiamo perfino visto Max difendersi per non farsi passare, nonostante si lamentasse delle gomme, da tempo. D’altra parte, in Red Bull correrrebbero con una macchina sola, se potessero.

P.S. 6 Due Red Bull sul podio non si vedevano, comunque, dal 2024.

P.S. 7 Quando Andrea commette degli errori, arriva quinto. E solo perchè ha capito che non è il week-end giusto, quindi meglio essere prudenti. 

P.S. 8 Qualcuno è ancora convinto che Colapinto sia un buon pilota?

F1 2026 – GRAN PREMIO D’AZERBAIGIAN

Abbandonata l’Europa, la F1 si sposta in Asia e nelle Americhe per gli ultimi 9 Gp di stagione. L’antipasto saranno tre gare in weekend consecutivi e, dopo quello di Madrid, si continua con il tracciato cittadino di Baku.

Il Gp azero è uno di quelli che negli ultmi anni ha offerto maggiore spettacolo e incertezza e quest’anno potrebbe non essere da meno.

Il problema, così come per tutti i circuiti con lunghi rettilinei, sarà gestire la potenza della parte elettrica della PU lungo tutto il giro. A Baku l’ultimo rettilineo è di 2,2 km e aspettiamoci di vedere tanti sorpassi più o meno “fasulli” in gara proprio in questa zona.

Sarà complicato trovare la giusta ricetta di gestione della potenza elettrica da utilizzare lungo il tracciato anche se, in teoria, le frequenti e violente staccate dovrebbero assicurare una carica delle batteria decente.

Si arriva a Baku con due dominatori indiscussi: Antonelli e la Mercedes, entrambi ormai lanciati verso il titolo. Manco a dirlo sono i favoriti della gara dove soprattutto Mercedes potrà sfruttare la potenza della sua PU e gli aggiornamenti che l’hanno resa ancora più efficiente aerodinamicamente. La previsione è quella di un duello in casa con Russell.

immagine da motoremotion.it

Da verificare la sorpresa delle ultime gare ovvero la McLaren che però dovrebbe pagare dazio sui lunghi rettilinei di Baku a causa della sua bassa velocità sul dritto.

Mina vagante sarà, al solito, Verstappen che riesce sempre a trovare quel qualcosa in più nella sua Red Bull che altri non sospettano neanche che esista.

Per Ferrari, al solito, sarà fondamentale mettere insieme i pezzi e fare tutto nel modo giusto, cosa che nelle ultime quattro gare è stata ben lontano dall’essere ottimale. Le armi da sfruttare a Baku ci sarebbero anche, passo gara e gestione gomme, ma devono trovare il modo di sfruttare al meglio una PU che comunque, nonostante gli aggiornamenti resta inferiore a quella Mercedes.

Il momento più delicato per il Cavallino sarà la qualifica, in cui sarà più complicato gestire la potenza della PU a disposizione e il giro di lancio per avere gomme, PU ed eventuali scie nella migliore condizione possibile. Considerando i disastri fatti nelle ultime gare, si capisce come la buona riuscita della gara passa tutta da lì.

immagine da bolognatoday.it

A complicare il tutto potrebbe esserci anche la penalità a carico dei ferraristi per l’introduzione di una nuova PU per arrivare fino a fine campionato. Baku è una buona pista per scontarla perchè le occasioni di sorpasso non mancheranno ma questo potrebbe azzerare le speranze di una vittoria o di podio.

In conclusione, si prevede una qualifica caotica in cui la pole Mercedes sembra scontata e una gara in cui chi avrà la migliore efficienza aerodinamica sul dritto e di PU farà gara a parte. Non proprio le premesse giuste per un grande spettacolo ma se uno si esalta contando il numero di sorpassi a fine gara…

*immagine in evidenza da news.gp

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Dall’anno prossimo si correrà di meno, nel senso che i GP saranno accorciati in maniera tale da non coprire più i canonici trecento e rotti chilometri, bensì staremo sulla distanza dei duecento novanta circa; chilometro più chilometro meno. Il motivo è presto detto: sempre dall’anno prossimo la F1, per cercare di compensare la porcata che hanno combinato con questo regolamento, concepito esclusivamente su base ideologica, aumenteranno la potenza della componente endotermica, a scapito di quella elettrica e, inevitabilmente i consumi aumenteranno. Poiché rifare il serbatoio delle monoposto 2027 sarebbe improponibile, considerando la fase dell’anno in cui ci troviamo in luogo del quale i nuovi progetti sono già in fase avanzata, il sistema (con il beneplacito di tutte le squadre) ha pensato bene di tagliare il numero di chilometri da percorrere. Secondo il “saggio” Domenicali questo non andrà ad incidere ne sullo spettacolo e, ne sulla passione dei tifosi, visto che si parla di un “misero cinque percento” di riduzione della distanza. L’attuale F1 non finisce mai di stupirci, perché se ne inventano una ogni volta che le circostanze ne abbisognano. In merito a questo escamotage ho riflettuto su un aspetto non poco marginale che è quello economico: se la F1 riduce la durata di un GP ergo anche il costo del biglietto verrà ridotto del cinque percento? Perché per i comuni mortali, che pagano anche quattrocento euro un biglietto, anche un cinque percento in meno potrebbe essere un bel benefit da spendere diversamente. Inutile dire che il sottoscritto è un povero idiota nel pensare cose del genere, anche perché tutto il circo è costellato prima, durante e dopo, di una moltitudine di eventi che evidentemente vanno a giustificare il prezzo del suddetto biglietto. Questa è una F1 dinamica, ricettiva e pronta a reagire ad ogni mutamento (dettato dalla presunta domanda) ed ecco perché oltre a questa novità, dall’anno prossimo il mondiale 2027 sarà composto da ben dieci weekend Sprint, ivi compreso il GP di Montecarlo (sigh). Ricordo ancora quando determinati professionisti del settore millantavano il fatto che questo improponibile format, che non aggiunge nulla (se mai toglie visto che spoilera già il risultato), non aumentava (eravamo rimasti a sei GP) in quanto l’organizzatore non voleva esagerare. Aggiungo che proprio su questa rubrica il sottoscritto parlava di “rana bollita” e, che i sei GP designati per ospitare la Sprint Race, fossero rimasti cosi a lungo proprio per abituare il pubblico pagante a questo nuovo modo di correre, anche se più che di abitudine dovrei parlare di assuefazione. A distanza di tempo ritengo, purtroppo, di aver avuto ragione in tal senso ed ecco che siamo arrivati praticamente, al cinquanta percento dei GP coperti con le mini gare che ai giovani tanto piacciono. Infatti questo è il cavallo di battaglia di Domenicali&Co. il quale non può che accontentare la sempre più crescente richiesta di azione in pista, perché “delle prove libere ormai nn frega più nulla a nessuno”. Il buon Stefano ci ha tenuto a precisare che la F1 non vuole andare nella stessa direzione della moto GP, coprendo il cento percento di tutti gli eventi e, che questo numero è un buon compromesso. Eppure c’è qualcosa che non mi convince nelle parole del CEO di Liberty Media, perché se la domanda è sempre più crescente, per quale motivo fermarsi solamente a dieci GP? Voglio dire, se nessuno se ne frega delle prove libera cosa gli impedisce di mettere Sprint Race ovunque? Forse perché magari questa richiesta non è esattamente come decantano e, proprio come i sei eventi coperti all’inizio, sospetto che anche questi dieci saranno propedeutici al prossimo aumento che andrà a coprire l’intero mondiale di F1. Singolare che proprio qualche giorno fa mi sono imbattuto in un post, sul social X, dove si dimostrava ampiamente che mondiale sarebbe stato, quello di MotoGP attuale, senza appunto le Sprint Race. Perché codesto tipo di evento altro non fa che andare a “inquinare” il risultato dell’intero mondiale. Certo nell’attuale campionato, dove Mercedes sta dominando in lungo ed in largo con il nostro Kimi, apparentemente può fare poca differenza. Di fatto nessuno se ne accorge considerando il grande vantaggio che ha sul diretto inseguitore, che poi è il compagno di squadra, eppure in un campionato tirato, combattuto fino all’ultima gara, i punti assegnati ad ogni Sprint Race possono fare eccome la differenza visto e considerato cha al vincitore gli piovono otto punti che, come detto in un mondiale sudato fino all’ultima curva, possono fare la differenza tra un mondiale vinto o perso. Di fatto l’attuale F1 si sta dirigendo sempre di più verso la Formula wrestling, dove lo spettacolo è tutto anche a scapito dell’aspetto sportivo. Il crescendo delle prove libere che evidentemente è obsoleto per i neofiti, a mio giudizio è insostituibile: infatti si passa dalle FP1 che possono sembrare piatte, per passare alle seconde prove libere dove ci si può rendere conto di come “potrebbe” svolgersi la gara, fino a raggiungere il pinnacolo delle FP3 prima e , delle qualifiche dopo. Il potrebbe l’ho virgolettato perché con la Sprint Race abbiamo lo sputtanamento delle qualifiche prima e, della partenza della gara dopo, dove ognuno prende le misure sull’altro e addio alla sorpresa. Questo non è un paese per vecchi recita il titolo del film dei fratelli Coen, quindi me ne devo fare una ragione, solo mi chiedo come si possa essere cosi ciechi a tal proposito e non capire la finzione di tutto questo spettacolo. Ad ogni modo non resta che aspettare e, vedere se si arriverà a quota ventiquattro GP con le Sprint Race. Chi di certo continua ad aspettare, in maniera del tutto irresponsabile, sono i paesi medio orientali che devono ospitare il proprio GP di casa e, che a causa del conflitto bellico tra Israele e USA verso l’Iran, per motivi di sicurezza non possono più adempiere al loro dovere sportivo. Qatar e Abu Dhabi devono rinunciare ufficialmente all’esecuzione del GP ed appunto, considerando l’attuale scenario, il loro guadagnare tempo è irresponsabile ed anche fuori luogo. Ormai anche i sassi che si trovano a bordo pista hanno capito che non vedranno pneumatici rotolare su quell’asfalto ed aggiungo che, per quanto cerchino disperatamente di guadagnare tempo, la F1 ha un sistema assicurativo molto rigido ed efficace (sui soldi sono i numeri uno!), perciò se le suddette assicurazioni emetteranno la loro sentenza, che è quella che non ci sono i presupposti per correre in sicurezza, i vari principi sauditi se ne dovranno fare una ragione senza condizioni. Sono del parere che sia già un mezzo miracolo che si corra in Azerbaijan, visto che anche questo Paese è stato interessato dai bombardamenti, quindi inutile stare a piangere sul latte versato. Del resto proprio in previsione di ciò, la F1 sebbene abbia già stilato il nuovo calendario 2027, ha già preparato il così detto “piano B”, caso mai i GP cancellati quest’anno lo saranno anche l’anno prossimo.

Questa è una F1 in continuo mutamento dicevo, così come ci adattiamo noi ritengo che anche gli appassionati dei paesi arabi dovranno convergere nella nostra stessa direzione… è il mercato che lo chiede.

Buon GP di Azeirbaijan a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE di MADRING 2026

Da quando scrivo queste “non-pagelle”, con lo scopo di valutare il comportamento dei piloti GP per GP, solitamente mi trovo in difficoltà soltanto a Montecarlo, circuito nel quale l’ipertrofia che da qualche anno affligge (per necessità sacrosante legate alla sicurezza) le vetture di Formula 1, dà origine ad un noioso trenino che assomiglia più ad una parata di simpatici buontemponi che ad una gara. In quelle circostanze la gara si decide durante le qualifiche ed eventualmente con qualche scaramuccia alla prima curva.

Il Madring è un circuito di 5.5 km, pseudo-cittadino ma velocissimo, pensato con buone intenzioni ma che alla prova dei fatti si è rivelato un Montecarlo-2.

Buone intenzioni? Sì, perché il layout propone diverse situazioni tecniche che sfidano i piloti in modo piuttosto probante. Il lungo semi-rettilineo che parte da curva 3 (dalla 2 in realtà) esita in un difficile raccordo tra la chiusura della larga curva 4 e la chicane 5-6 che costringe i piloti a controllare la vettura in frenata e, al contempo, ad una difficile impostazione della curva successiva. Il passaggio tra curva 9 e il bel curvone sopraelevato denominato “Monumental” è anch’esso costellato di frenate con impostazione della curva. Genè e Bobbi, in telecronaca, hanno giustamente più volte citato la frenata in combinata: frenare e curvare al tempo stesso è una delle più difficili combinazioni la cui tecnica di controllo si impara sin dai go-kart ma che rimane difficile ad ogni livello. La Monumental stessa, molto affascinante, offre anche il tema più tecnico legato al… monumentale stress delle gomme che è stato gestito in vario modo dai piloti e dalle squadre; qui Ferrari e McLaren se la cavavano egregiamente, con un telaio (e probabilmente anche un assetto) molto rigido che riusciva a trasmettere la giusta energia alle gomme senza, evidentemente, stressarle tanto quanto accadeva a RBR e Mercedes con quest’ultima che a causa di ciò ha deciso di andare in risparmio energia proprio in quel tratto. Meno interessante tutta la parte di raccordo tra quest’ultima curva e il traguardo in cui di fatto ci sono tre stop-and-start (13-16-20) che nelle intenzioni di chi ha ideato il layout avrebbero potuto rappresentare punti in cui le vetture potevano duellare ma che di fatto, con l’uso dell’elettrico, non hanno posto particolari problemi. Infine, il rettilineo principale si è rivelato troppo corto per permettere sorpassi in staccata.

La corsa, in particolare, ci ha dimostrato che si tratta di uno di quei circuiti in cui quando corri in solitaria ti diverti (un po’ come in Qatar) ma quando sei in bagarre ti annoi perché non c’è alcun punto che si presta a tentativi di sorpasso. L’impossibilità di provare il sorpasso è determinata anche dai muri che delimitano la pista: non vedere vie di fuga è un bell’incentivo a starsene buoni buoni ad aspettare la fermata ai box, no? La dimostrazione, per converso, sta proprio nel fatto che l’unico sorpasso che ho visto (esclusa la partenza) è stato proprio in curva 1 con Piastri a gomme fresche su Gasly a gomme vecchie… D’altra parte lo spazio per il taglio ha creato quel minimo di confusione in partenza che ha determinato, tranne che per Norris, il risultato finale della gara.

In questo contesto come si fa a giudicare i piloti?

Il “non” delle non-pagelle dovrà giocoforza tenere conto della delusione rappresentata dalle considerazioni di cui sopra. La gara è stata incredibilmente noiosa perché diversamente dalle aspettative non c’era neanche la tensione strategica a tenerci attaccati alla tabella dei tempi. L’unica alea che più volte (quorum ego) era stata paventata era l’eventualità di incidenti che avrebbero finito per rimescolare le carte e dare un po’ di interesse ma, come ha già giustamente scritto il Bastian Contrario nel suo articolo, desiderarla sarebbe stato da miserabili.

Quindi?

Quindi il voto si distribuisce in parti uguali, con un bel 8 a tutti i piloti perché non hanno commesso errori marchiani e si sono destreggiati benissimo tra i muri madrileni e che… non hanno permesso a Leclerc di vincere (o quantomeno provarci) la gara.

Per il resto, spero non me ne vogliate, mi limito ad alcune note.

La prima proprio per Leclerc, che nel suo interminabile stint (solo Gasly ha fatto più giri di lui con le bianche messe in partenza) si è comportato in modo egregio. Me lo sono immaginato per tutta la gara a proferire macumbe in tutte le lingue perché si creassero le condizioni per una SC o addirittura per una bandiera rossa (con quest’ultima la vittoria sarebbe stata nelle sue mani) ma non c’è stato verso. Velocissimo, costante, preciso: che disdetta non vederlo partire dalla pole position!

Abbiamo poi il vincitore, Andrea Kimi Antonelli da Casalecchio, superbo nel gestire la situazione in cui si è fortunosamente ritrovato dopo il disastro di Norris per colpa della VSC. Fortunato? Sì, ma solo se usiamo questo aggettivo quale mera qualificazione colloquiale, perché quel che è da rilevare è che lui era lì, il che è un merito che trascende ogni considerazione di natura scaramantica. In particolare, è stato bravissimo a non commettere errori anche quando ha dovuto gestire i 2.5 secondi che il muretto gli ha chiesto di mantenere da Leclerc: situazione non facile ma credo che in venti e più giri abbia sgarrato al massimo di 4 decimi. Fenomenale! Quell’8 di cui sopra vale forse qualche virgola in più per i giovanissimi in griglia che ci si aspetta più proni all’errore in un circuito stile Indy come questo. Bene, benissimo. Avanza ancora nel mondiale, il distacco che ha accumulato sul più diretto inseguitore (Russell) ha assunto una proporzione tale che ormai solo una buona dose di gesti apotropaici può rappresentarne adeguatamente la descrizione.

Landino nostro è quello che nelle cronache sportive di una volta si descriveva come “vincitore morale”. La velocità in qualifica ha fatto strabuzzare gli occhi e anche in gara, dopo l’ottima partenza, sembrava imprendibile per chiunque. Non dimentichiamo che la prima metà di gara è sempre stata il tallone d’Achille del nostro eroe per cui se già in quel frangente era di gran lunga il più veloce in pista figuriamoci nel finale. Finale in cui nonostante la sua superiorità nulla ha potuto fare contro Max che a fine gara ha dichiarato con la sua consueta nonchalance un po’ gretta che bastava stare in mezzo alla carreggiata per non essere superati. Ad ogni modo, la doppia chiamata della VSC (per lui improvvida: deleterio sia l’inizio che il VSC ending) si è rivelata disastrosa. Senza dimenticare il pit stop andato malissimo, con almeno 5 secondi persi per una gomma che non si trovava. Poco male, perché il podio è comunque arrivato e la McLaren ha dimostrato nuovamente di esserci: con Norris, visto che Piastri è disperso, può rappresentare un fattore di non poco conto in questo finale di stagione.

Russell ancora una volta è parso penalizzato da una strategia poco coraggiosa ma c’è da dire che se l’è un po’ cercata facendo un Q3 ben al di sotto delle possibilità della vettura.

Mi è spiaciuto non vedere Hamilton potersela giocare in pista più che altro per poter valutare la (eventuale) differenza di prestazioni tra le due monoposto di Maranello: lui aveva l’ADUO2 mentre a Leclerc è stato rimesso l’ADUO1 (per non meglio precisate ragioni di affidabilità). Come sarebbe andato? difficile da dire.

Il pasticcio in partenza che ha costretto Max a cedere posizioni dopo tre giri non è stato gestito benissimo, a mio modesto parere. Con Antonelli che aveva tagliato ben due chicane, con Norris imprendibile e Hamilton che già si sbracciava dicendo che i freni non funzionavano – una situazione decisamente incerta sotto il profilo delle possibili penalità – io l’avrei lasciato lì ancora per un po’, facendo macerare i commissari nell’indecisione. Del resto a me è parso che il suo taglio sia stato forzato più che cercato: la macchina di Lewis stava effettivamente puntando la sua dopo il violento taglio sul cordolo; può anche darsi che Max abbia furbescamente approfittato della situazione ma da lì a comminare una penalità, a mio avviso, ce ne passava. Parecchio. Non credo che nel risultato finale sarebbe cambiato alcunché (posto che il problema di Norris si sarebbe presentato comunque), ma mi sarebbe piaciuto vedere Max giocarsela al massimo delle sue possibilità..

Piastri si è preso mezzo secondo da Norris in qualifica e anche di più come ritmo in gara. Pure con la scusante della bagarre nell’ultimo terzo di corsa, il minuto e mezzo incassato da Norris al traguardo pesa come un macigno. Peccato, perché dopo il GP decente corso a Monza me lo aspettavo decisamente più pimpante

Anche Lawson mi ha deluso: dopo due buone gare qui si è un po’ perso e il buon sesto posto finale non cancella il deludente ritmo che ha tenuto in gara.

Chi può esultare è Franco Colapinto che sorprende con una qualifica monstre e un’ottima gara, soprattutto se consideriamo che questo era il peggior circuito possibile per la Alpine e forse anche per lui: con tutti quei muri un paio d’anni fa sarebbe stato il primo sospettato in caso di SC. Bene così.

Col fatto che Antonelli sta facendo faville ci dimentichiamo troppo spesso di omaggiare l’ancora più imberbe Arvid Lindblad che si porta a casa un nono posto che vale tantissimo in una pista così difficile per un rookie e che sta conducendo una stagione a mio parere eccezionale, fino ad ora. Se continua così non escludo che tra qualche anno (quando scadranno i contratti degli “invecchiati” Max e Charles) la lotta al vertice sarà un affare tra lui e Antonelli. Bravo!

Potrà giocarsela anche Bortoleto? Talento ha dimostrato di averne ma vedo e constato che il vecchio Hulk da diversi GP, anzi praticamente da inizio stagione, lo sta mettendo se non sotto almeno sotto tiro. La sensazione è che tra i giovini virgulti lui sia quello un po’ più in difficoltà. Per converso Hulk, insieme agli altri due vecchietti del circus, Alonso ed Hamilton, sorprende per l’adattamento a questa generazione di vetture dal motore così particolare e anche a Madrid è stato più veloce, soprattutto in gara, del giovane brasiliano. Staremo a vedere.

Sorprendentemente bene Ocon ma per me è sempre sorprendente quando va bene visto che dire che non stravedo per lui è un eufemismo.

Gasly, dopo l’exploit di Monza, torna nei ranghi e come Leclerc prova a giocarsela fino alla fine ma l’apparizione miracolosa della SC non si è manifestata…

Tsunoda un passo indietro.

Male le Williams con Sainz che litiga con Alonso proprio nel circuito di cui è stato sostenitore (interessatissimo ovviamente) della prima ora.

Tornano “indietrissimo” le AM e le Cadillac ancora di più ma c’era da aspettarselo su questo circuito nuovo. Mi sorprende Cadillac che ormai, giunti a questo punto della stagione, dovrebbe dare qualche segnale più incoraggiante e invece…

Ci vediamo a Baku!

 

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