BASTIAN CONTRARIO (XVIII): Il parcheggio

A mio giudizio possiamo anche mettere a parcheggio la favoletta che questo regolamento è stato concepito, tra le altre cose, per rendere le monoposto più prevedibili. Ricordate cosa dicevano i piloti a riguardo di questo aspetto fino all’anno scorso? Era tutto un coro di lamentele sul fatto che se cambiavi la monoposto di una virgola, ecco che poi cambiava tutto radicalmente. In effetti le monoposto ad effetto suolo avevano la loro complessità certo, solo che dire di quelle di oggi? No perché se mi limito a leggere le dichiarazioni di piloti e, addetti ai lavori, sembra che non sia cambiato nulla. Con il vecchio regolamento, se mai, chi azzeccava la finestra poi ci rimaneva in vantaggio, mentre oggi si è raggiunto una nuova vetta di imprevedibilità. Mercedes che fino a quindici giorni fa aveva problemi di comprensione (non solo Ferrari quindi ce li ha… solo che poi gli altri quando lo risolvono vincono!) del nuovo pacchetto di aggiornamenti portati, ecco che sbarca in Texas e sbanca il circuito, sebbene con il solo Kimi. McLaren verso fine estate, dopo aver capito come avviare il motore, sembrava lanciata in una rimonta clamorosa (almeno su Ferrari), ed invece è sparita nuovamente nel baratro della quarta forza. La stessa Red Bull che sembrava avviata a dominare questa fine di mondiale, addirittura è giunta dietro una sorprendente Ferrari e, solo una Virtual Safety Car ha salvato Max dall’onta di essere superato da un arrembante Hamilton. Questo regolamento dunque, si è dimostrato fallace anche da questo punto di vista, perché la prevedibilità degli aggiornamenti aerodinamici è strettamente correlata anche a come spinge la PU e, quest’ultima evidentemente ha contribuito ad inserire un ulteriore elemento di disturbo.

Eppure chi stupisce positivamente e, di certo non possiamo metterla a parcheggio è proprio la Ferrari, la quale aumenta sofferenza ai già molto sofferenti nostri cuori. La Rossa in quel di Austin ha portato l’ultimo upgrade della stagione, il quale ora dovrà essere adattato ai restanti circuiti e, indipendentemente dalla pantomima da parte dei piloti e di Vasseur, in luogo del quale non hanno fatto altro che minimizzare sulla valenza degli stessi, la notizia è che questi aggiornamenti hanno funzionato. La sofferenza sta nel fatto che di base, tutte le evoluzioni che la Rossa ha portato durante la stagione, hanno sempre svolto il loro compito e, purtroppo tale migliorie aerodinamiche non sono mai state supportate da un motore all’altezza, il quale sarà accantonato, pardon messo a parcheggio, non appena questo mondiale sarà finito. Di fatto Ferrari se avesse avuto almeno la metà dello svantaggio motoristico che ha ora (quindi non trenta, bensì quindici cavalli), molto probabilmente si sarebbe potuta giocare di certo il mondiale costruttori, perché anche se i due Rossi stanno facendo a gara a dimostrare chi ce l’ha più grosso in seno alla squadra, sono di certo la coppia più consistente del lotto in termini di punti portati a casa. Un vero peccato dunque perché Serra e, la sua personale scuderia, stanno mostrando di svolgere un ottimo lavoro e, questo lascia il dolce sul palato per l’anno prossimo. A tal proposito c’è da specificare un aspetto, che è quello che l’attuale regolamento sarà messo a parcheggio perché completamente sballato, quindi nel 2027 dovremo fare i conti con dei cambiamenti non indifferenti (stessa cosa anche nel 2028: tutto in nome dell’ecosistema… economico del circo), cambiamenti che non necessariamente contribuiranno a stabilizzare gli attuali rapporti di forza, quindi non è detto che Ferrari riesca ad azzeccare tutti gli aggiornamenti come quest’anno. Inoltre c’è da considerare anche l’aspetto più ovvio, cioè che se la Rossa migliora, gli altri di certo non stanno a guardare. Nel frattempo Charles compie un altro piccolo passo per un pilota e, di sicuro un passo da gigante per tutta la sua tifoseria, nell’avvicinarsi sempre di più a raggiungere il compagno, per poi superarlo in classifica naturalmente. Certo se Hamilton non si fosse distratto nel salvare l’Africa tutta, gridando “libero questo e quel paese del continente nero” mentre regalava una vettura milionaria alla fidanzata, forse si sarebbe accorto prima che l’assetto troppo scarico all’anteriore non lo avrebbe favorito, tanto da “cliccare” al massimo sull’ala in gara, andando quasi ad acciuffare Max. Charles di rimando lancia bordate non indifferenti, dicendo a chiari lettere che ora capisce meglio la SF-26 e, che ora la vettura si adegua meglio al suo stile di guida. Prevedo un finale di mondiale, in casa Ferrari, molto acceso. Certo si parla della guerra dei poveri, perché alla fine non si vince nulla (da vent’anni ormai), solo che per i due alfieri della rossa è divenuto una sorta di obiettivo della stagione, terminare l’uno davanti all’altro e, la partenza monstre di Charles, dove ha fatto spalle larghe contro il proprio compagno, ne è una plastica dimostrazione.

Con il GP di domenica scorsa possiamo mettere a parcheggio anche la storia dello spettacolo favorito dagli infiniti sorpassi o, come diceva Russell già dal 2025 “Vedrete sorpassi in posti inimmaginabili”, perché allo spegnimento dei semafori il GP era già bello che finito. Non che l’abbia trovato noioso (suppongo che abbiamo visto di peggio) solo non si insista su questa favoletta, perché come inevitabile che fosse con il progredire delle prestazioni e, con la comprensione sempre maggiore del pacchetto a disposizione da parte dei team, era inevitabile che si arrivasse anche ad un plafonamento dei distacchi tra vetture. Chi ancora da soddisfazione a tal riguardo è il midfield, solo che la regia internazionale preferisce soffermarsi sui vip o i genitori dei piloti, che sono ospiti delle squadre, anziché farci vedere cosa combinano in pista i nostri piloti.

Volutamente mi sono tenuto alla fine una chiosa finale sul nostro Kimi Antonelli e, su quello che sta dimostrando quest’anno. Il nostro ragazzo in un video, prima del weekend texano, viene mostrato alla guida di una costosissima Mercedes e, come un autista qualunque, sbatte il posteriore della macchina contro il muro. Il suo compagno, che era alla guida di una vettura gemella, accortosi dell’accaduto ride di gusto, quasi a sbeffeggiarsi della incompetenza del compagno. Ebbene posso dichiarare a gran voce, che queste sono le uniche risate di gioia e soddisfazione che possono rimanere sul volto del pilota inglese, perché Russell non solo non è mai stato una minaccia concreta durante l’anno, addirittura per poco non gli regalava il mondiale in anticipo rischiando di finire nono! George è partito coi galloni del capitano in squadra e, già dopo quattro GP il suo ruolo è stato totalmente messo in discussione, mentre già dopo l’estate aveva perso completamente la squadra. Attualmente il buon George è, sportivamente parlando sotto un treno e, se non si rimbocca le maniche per l’anno prossimo, a cominciare già da dopo che Kimi avrà messo a parcheggio questo mondiale, per lui saranno seriamente volatili per diabetici. Nel frattempo il nostro ragazzo, alla diciottesima gara del suo secondo anno, ha dimostrato un livello di maturità e, cattiveria agonistica che appartiene solo a chi è destinato essere campione, senza contare il fato che ha raggiunto Charles in numero di vittorie; solo che il monegasco ci ha messo otto anni! Antonelli ha strameritato quello che sta conquistando perché sebbene la sua vettura abbia avuto, ad inizio anno soprattutto, un vantaggio non indifferente, vantaggio che ora è marginale, è altrettanto vero che tutto quello che ha mostrato sino ad ora non era affatto scontato. In Texas non si è presentato in modalità “Professore”, pensando solamente a salvaguardare il suo tesoretto di punti, se mai è sceso in pista con il solo obiettivo che era quello di vincere, onorando il nome del suo idolo che poi è Senna. Per questo mettete tranquillamente a parcheggio ogni sentimento di cautela, perché statene certi che Kimi scenderà in pista domenica prossima, non per accontentarsi del nono posto (che gli garantirebbero i punti matematici dell’iride), bensì per vincere e per parcheggiare la sua W-17 sul palco basculante dell’autodromo messicano, con buona pace di Russel e delle sua risata inglese.

Buon GP del Messico a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI AUSTIN 2026

Il Circuit of the Americas è un tracciato eccellente, e in questa sede non temo di scriverlo: è il migliore uscito dalla penna di Tilke. Il parere è personale, e della sua parzialità non dubito ma lo si può oggettivare con un dato semplice: da quando Austin figura in calendario, le gare qui disputate sono state quasi sempre tese, emozionanti e persino spettacolari (con o senza le virgolette: lascio alla vostra pregiata discrezione il giudizio).

La ragione sta nella natura stessa del disegno. Un tracciato che accosta i curvoni veloci dello snake ai tornanti lenti, i lunghi rettilinei alle frenate impegnative, non concede né tregua né rifugio: mette alla prova le caratteristiche della vettura quanto le doti del pilota, e chi vi eccelle lo fa perché possiede l’una e le altre.

Che il podio sia stato occupato da Antonelli, Leclerc e Verstappen può sembrare un caso favorito dalla statistica, nel banale senso che un podio privo di tutti e tre, in questa stagione, sarebbe l’eccezione. Ma la statistica, in questo caso, non spiega: registra. Costoro sono, alla fin fine, i migliori tre piloti del circus, e non è un caso che proprio qui, su uno dei tracciati più complessi dell’anno, dove ogni debolezza viene portata alla luce, siano giunti a podio. Per lo stesso motivo non è un caso che Russell e Piastri, le più grosse delusioni tra i piloti dei top team in questa stagione, abbiano arrancato a debita distanza dai primi: Austin non premia la fortuna né perdona l’incertezza, ma sceglie. Un circuito che chiede tutto a un pilota restituisce, in classifica, una graduatoria di valore.

Una nota tecnica merita di essere rimarcata: la seconda metà del Q3 ha visto un leggero calo di temperatura dell’asfalto e nessun pilota è riuscito a migliorare i crono. Si tratta della conferma del fatto che in qualifica settaggi e valutazioni sono fatti con un livello estremo. Purtroppo, o per fortuna: dipende dai punti di vista, ne hanno fatto le spese Verstappen e Charles che avevano mostrato di essere i due in grado di contendersi la pole. Per converso, il frangente esalta ancora di più la performance di Antonelli, capace di andare là dove nessun (italico) umano, almeno dopo il 1953, è mai giunto prima.

Vediamo dunque i piloti.

ANTONELLI voto 10 e lode

Davanti a prestazioni di tal fatta le parole scarseggiano, e conviene dunque usarle con parsimonia. Il giro che in qualifica lo proietta in pole position sta ai limiti della perfezione, e di più non c’è da dire.

In gara parte con le gialle, ma la partenza è impeccabile e allontana sul nascere il pericolo di un attacco di Max alla prima curva, che tutti davano per certo e che sarebbe stato, com’è nello stile dell’olandese, di schietta marca piratesca. Da lì in avanti Kimi non sbaglia nulla. Martella tempi eccellenti con un margine di due decimi sul giro, e il margine è sempre quello, come se qualcuno lo tenesse fermo con un fermacarte (vi ricorda qualcuno?). Alle gomme sussurra come un allievo che sa già più del maestro e ha la grazia di non dirlo.

La strategia a una sosta non era considerata la migliore, e probabilmente per buone ragioni ma nelle sue mani è diventata vincente, perché il ritmo tenuto in gara si è dimostrato ben più efficace di ogni previsione. Quando la teoria dice una cosa e il pilota ne fa un’altra, e il cronometro dà ragione al pilota, la teoria si accomodi pure fuori dalla porta in prostrato silenzio. Mancano due miseri punti e almeno (ancora non si sa degli ultimi due GP in Medio Oriente) tre GP quindi lo diciamo? No, preferisco di no. Si sa che la matematica non è un’opinione e mai come in questo tanto agognato caso è meglio attenervisi con tenacia.

LECLERC voto 10

La Ferrari, e la sorpresa è lieta, azzecca ancora una volta gli aggiornamenti, e gliene viene una prestazione monstre su un tracciato che, per via del lunghissimo rettilineo, non pareva fatto alla sua portata. Alla vigilia nessuno la attendeva così, ed è forse questo il pregio maggiore della domenica: il pronostico smentito sul campo.

Quanto a Charles, non saprei dire se un Leclerc in tale spolvero sia figlio degli aggiornamenti o se, come era parso già a Singapore, stia finalmente trovando un equilibrio tra la sua storica abilità di guida, straordinaria quanto tutti sanno, e le caratteristiche così peculiari di queste vetture. Il dubbio è legittimo, e forse la risposta è che le due cose si alimentano a vicenda: la macchina lo asseconda, ed egli sa finalmente come assecondare la macchina.

Va ricordato che nella prima parte di stagione si era fatto sorprendere da Hamilton proprio perché il vecchio campione aveva sorprendentemente trovato la quadra di guida fin dal principio. Il contrasto rendeva ancora più stridente il ritardo del monegasco, che ad un certo punto si era lasciato andare a lagnanze un po’ troppo oltremisura. Gli bastava fare come aveva sempre fatto: guidare il più veloce possibile e finalmente, ad Austin, lo ritroviamo al suo meglio. Al di là del risultato, senz’altro ottimo, è piaciuta la potenzialità che ha espresso: pole e vittoria erano ad un passo.

Va rimarcato lo strepitoso sorpasso fatto in entrata allo snake sul sempre coriaceo Max (che poi però ha restituito da par suo sempre nel corso del primo giro) e il ritmo spaziale mostrato nel finale di gara con una scelta strategica che, non fosse stato per lo straordinario Kimi che abbiamo applaudito, si sarebbe rivelata vincente oltre ogni previsione.

Dieci pieno. Era ora, caro Charles.

VERSTAPPEN voto 7 1/2

Il risultato è ottimo, e dopo il panegirico dedicato ai primi tre in premessa può sembrare incoerente che io non gli conceda il massimo dei voti. Non lo è. Max porta due sorpassi strepitosi, il primo a Leclerc nel corso del primo giro, il secondo a Norris verso la fine, e basterebbero da soli a render onore a una domenica da ricordare. Ma una pagella non si compone dei suoi episodi migliori.

Dopo un primo stint eccellente, infatti, nel secondo non brilla come ci si attendeva, e ancora meno nello stint con le gomme gialle, dove, salvo il già citato sorpasso a Norris, la sua gara perde mordente. Può essere, come lui stesso afferma nel dopogara, che la causa sia una strategia che per una volta non è stata ottimale. La spiegazione è plausibile, e tuttavia a un fenomeno come lui, soprattutto nel confronto con Norris nella seconda parte di gara, si chiede di più: di rendere inefficace il limite della macchina, non di rassegnarsi a esso.

Il mezzo punto sopra il sette è per i due sorpassi, che erano di quelli che si ricordano. Il resto del voto è per l’attesa, e l’attesa, con un nome così, è sempre alta.

HAMILTON voto 6

Ancora una volta non brilla. Gli aggiornamenti tecnici sono positivi, e Leclerc ne ha fornito la dimostrazione più nitida, ma l’eptacampeao ne ricava soltanto qualche guizzo, in partenza e nei primi giri dello stint finale con la gomma bianca. Per il resto, luce spenta.

Va detto che la VSC causata da Bottas gli impedisce di raggiungere Max, che in quel frangente pativa gomme non più performanti. Ma è chiaro che, se avesse corso con maggior vivacità nelle fasi precedenti, lo avrebbe raggiunto ben prima, e la neutralizzazione non avrebbe avuto nulla da togliergli.

Il giorno dopo la gara si legge, in qualche articolo sparso per la rete, che la sua ala anteriore era ben lontana dall’assetto migliore. Anche qui, però, la conclusione è netta: in due giorni di prove avrebbe dovuto accorgersene. Un campione della sua esperienza non dovrebbe aver bisogno della stampa per sapere come va la propria macchina.

Chi è causa del suo mal…

NORRIS voto 7 1/2

Il voto è una media, e come ogni media tiene insieme due estremi. Da una parte la pessima gestione della qualifica e un primo stint di gara non ottimale. Dall’altra la strepitosa guida della seconda parte di gara, quando Lando, contro ogni pronostico, si è trovato a un passo dal podio. La rimonta non basta a cancellare il sabato, ma dà alla domenica una dignità che il sabato non aveva.

Su tutto vale il confronto con Piastri, di cui diremo oltre: Lando lo mette a distanza siderale.

Non c’è molto altro da aggiungere, se non rilevare una McLaren in sorprendente involuzione, dopo che fino a un paio di Gran Premi fa pareva essere tornata a dettare il passo, proprio con Norris. Il ritmo che sembrava ritrovato si è rivelato una parentesi e un pilota (nel senso proprio di un solo pilota) per quanto bravo, non può guarire da solo la macchina che lo porta.

HADJAR voto 6 1/2

Anche qui tocca far la media. Da un lato una qualifica fantastica, che gli vale il terzo posto in griglia a pochi millesimi da Max, dall’altro una gara strampalata: la partenza è pessima, il ritmo ondivago, e un passo così non serve a chi parte da così in alto.

Isack è sempre grintoso, e a tratti anche troppo. Ma Antonelli ha mostrato, in questo stesso circuito e nella stessa domenica, che la grinta va dosata con cura: quella dell’italiano era una lama tenuta nel fodero fino al momento giusto, mentre quella del francese è parsa una spada brandita brandita con foga verso bersagli casuali, come se avesse una benda ad oscurargli gli occhi.

Il sabato gli vale il sei, la domenica gli toglie il resto, e il mezzo punto che sopravvive va alla qualifica, che da sola resta il suo gioiello americano.

PIASTRI — RUSSELL voto 5 ad entrambi

I grandi delusi della gara sono, manco a farlo apposta, anche le grandi delusioni della stagione. Come per il podio, mi sento di affermare che non si tratta di un accidente statistico: in un circuito così probante, i due piloti dei top team più in difficoltà hanno patito, e non poco. Austin ha fatto con loro ciò che fa con tutti, ha messo sotto spotlight il meglio e il peggio e per loro due si tratta senz’altro del peggio.

Russell paga quasi cinque decimi in qualifica e cinquanta secondi in gara al proprio compagno di squadra. Sono numeri che non lasciano margine all’interpretazione, e che se ad inizio stagione potevano esser interpretati come incidente è pur vero che nel resto dell’anno assomigliano di più ad una regola.

Piastri sta davanti a Norris in qualifica solo per i pasticci di quest’ultimo. In gara non regge minimamente il miglior ritmo mostrato da Lando, e la distanza tra i due, già sensibile, diventa col passare dei giri un abisso.

Entrambi sono stati poi impegnati per tutto il secondo stint in un duello triste quanto asfittico, di quelli in cui nessuno dei due attacca davvero perché nessuno dei due ha ormai molto da difendere. Per entrambi questa gara è stata l’epitome della deludente stagione che stanno vivendo: cinque, e senza il conforto di un’attenuante.

LAWSON — GASLY voto 8 ad entrambi

Se prima si parlava di delusioni, ora si parla di piacevoli sorprese.

Lawson, in particolare, continua a macinare punti con una continuità su cui a inizio stagione nessuno avrebbe scommesso. Ci ha messo un poco a ingranare, sorpreso dalla pimpante esuberanza di Lindblad, tanto che a un certo punto mi ero figurato questo 2026 come il suo ultimo anno in Formula 1. Poi ha tirato fuori non tanto la consueta grinta, che a dire il vero non gli è mai mancata, ma una velocità che non gli conoscevamo. Unita a una buona macchina e a una maturità agonistica finalmente raggiunta, quella velocità gli ha dato una solidità di cui si vedono i frutti nella classifica. A fine stagione dovrò mangiarmi il cappello come Rockerduck, e lo farò volentieri.

Quanto a Gasly, ben poco inquadrato dalle telecamere, posso solo felicitarmi di un risultato che, date le caratteristiche dell’Alpine, era del tutto imprevedibile. La macchina non era fatta per questo tracciato, e lui l’ha portata dove non doveva arrivare: il che, in una pagella, vale più di qualunque inquadratura.

Otto a entrambi: a Lawson per la rinascita, a Gasly per l’impresa silenziosa.

NOTE DI MERITO

Difficile trovare grandi meriti in una gara che, fuori dalle tensioni delle prime posizioni, è parsa abbastanza lineare. Una nota la merita Bortoleto, che partiva dal fondo e si è dato molto da fare per risalire la classifica, esprimendosi a tratti con tempi che avevano poco da invidiare a quelli davanti. Purtroppo per lui non è bastato per arrivare nei punti, ma la rimonta è stata notevole.

NOTE DI DEMERITO

Ad Austin mi aspettavo un Hulkenberg (5) capace di arpionare i punti con facilità. Non si è visto: la gara è passata senza che il suo nome affiorasse, e per un pilota della sua esperienza è già una colpa.

Bearman (5) mi è parso troppo agitato. L’energia, che altrove è una virtù, qui diventa disordine, e Austin è un circuito che non perdona il disordine.

Lindblad (5,5) ha peccato di inesperienza in partenza, e stava per combinare un patatrac gigantesco con Sainz, che si è salvato per miracolo. Il miracolo non si ripete sempre, e il ragazzo farà bene a ricordarselo.

Più in generale, il CoTA, con le sue variegate tecnicalità di layout, ha riportato alla luce le grandi differenze tra le vetture, e a farne le spese sono stati i peggiori team della griglia, nell’ordine esatto in cui ce li aspettavamo: Haas, Williams, Aston Martin e Cadillac. Il circuito non ha inventato nulla: ha letto ad alta voce la classifica.

Ci vediamo a Città del Messico!

 

ANDREA DOMINA IN TEXAS. IL TITOLO E’ AD UN PASSO.

Seconda gara americana, l’unica delle tre che mantiene una parvenza di serietà, funicolare a parte. E, come ci stanno ricordando ormai tutti i giorni da due settimane a questa parte, è il primo match point per Andrea da Casalecchio. Ma “col servizio per l’avversario”, visto che per aggiudicarsi il titolo dovrà vincere e l’altro arrivare nono o peggio.

Intanto, per non sapere nè leggere nè scrivere, il punto sul primo servizio è il suo, e, con un giro monstre, piazza la Mercedes aggiornata in pole, con il compagno inglese sesto a mezzo secondo. La W17 ha ora una finestra di utilizzo piccolissima, ma lui gliela fa entrare benissimo, evidentemente. Al suo fianco c’è Max, che nel week-end di pausa non si è riposato, ma è andato a correre in GT.

Allo spegnimento dei semafori, Antonelli saluta la compagnia, mentre dietro Leclerc passa Verstappen nello snake in un punto impossibile. Ma Max si riprende la posizione prima della conclusione del primo giro, quando Andrea ha già messo fra sè e gli altri un distacco abissale.

Il suo avversario per il titolo nella bagarre del primo giro si tocca con Piastri e gli vengono appioppati 5 secondi di penalità.

Al giro 10, Antonelli ha 2.5 secondi di vantaggio su Verstappen, che precede Leclerc di 2 secondi. L’italiano è partito con gomme medie, al contrario dei 4 che lo seguono. E al giro 13 viene Max viene già chiamato ai box, imitato dai due ferraristi nei giri immediatamente successivi.  

La sosta di Antonelli arriva solo al 24° giro, quando è già ampiamente dietro a Verstappen. Gli viene montata la gomma più dura, con il chiaro obiettivo di arrivare fino in fondo. L’italiano rientra in quarta posizione, fra le due Ferrari.

Al giro 30, Leclerc raggiunge Max, che si lamenta di avere una macchina inguidabile. Anche Andrea è arrivato a meno di un secondo dal ferrarista, e così i primi 3 sono racchiusi in meno di 2 secondi, e hanno gomme con mescole diverse. Ma l’olandese viene fatto fermare, per montare gomme a mescola media. Leclerc eredita così la prima posizione, che tiene però per neanche un giro, perchè Antonelli lo svernicia sul lungo rettilineo.

Al giro 40 anche Hamilton effettua la sua seconda sosta, per montare gomme a mescola dura. Stessa scelta per Leclerc al giro successivo. Verstappen, pur con gomma nuova, non recupera su Antonelli quanto gli servirebbe per raggiungerlo entro la fine della gara. Il suo distacco è, infatti, di 16 secondi. E’ in mezzo c’è Norris, che nell’indifferenza generale, con una sola sosta fatta molto presto per montare gomme dure, si è portato in seconda posizione e tiene molto bene il passo.

Al giro 46 Leclerc raggiunge Max, da diversi giri bloccato alle spalle di Lando, ma mentre sta per attaccarlo l’olandese tira una gran staccata all’inglese e lo passa. Azione che riesce, nello stesso giro, anche al pilota della Ferrari. 

Al giro 49 Charles svernicia Verstappen alla fine del lungo rettilineo, e si prende di forza la seconda posizione. Al giro successivo, Hamilton fa la stessa cosa con Norris e si riporta in quarta posizione.

Al giro 52, Bottas si ferma in pista e viene attivata la Virtual Safety Car, che dura ben tre giri. 

Non succede più niente, e finisce così con Andrea da Casalecchio che si prende la nona vittoria stagionale, davanti di ben 16 secondi ad uno splendido Leclerc. Poi Verstappen, Hamilton, Norris, Hadjar, Piastri, Russell staccato di 50 secondi dal compagno di squadra, Lawson e Gasly.

Fra una sola settimana si corre in Messico. Il luogo adatto per fare festa.

P.S. Per chi avesse ancora qualche dubbio sul fatto che Andrea fosse quel gran talento di cui si parla da quando aveva 11 anni, giustificandolo col fatto che guida un’astronave guidata dal software, la miglior risposta è la prestazione di questo week-end. Giro monstre in qualifica, partenza perfetta, una sola sosta e 16 secondi di vantaggio sul secondo, e 50 sul compagno di squadra. Serve altro?

P.S. 2 questo però non autorizza a fare (continuamente), per di più in diretta, paragoni con il compianto Ayrton, che ha corso in un’altra epoca, con altre macchine e con altri avversari. A maggior ragione per il fatto che la sua vicenda umana e sportiva non è terminata proprio benissimo.

P.S. 3 allo stesso modo, il fatto che un pilota commetta errori nel giro buono a causa di una macchina che varia il proprio comportamento quando la temperatura dell’asfalto cambia di pochi gradi, non autorizza il suo TP a dire, sempre in diretta, e per di più in modo reiterato, che la macchina stessa c’è e si tratta solo di mettere tutto assieme. Specialmente se al motore mancano cavalli.

P.S. 4 è sperabile che siano le ultime volte che cotanto TP ha l’opportunità di fare affermazioni simili. Con buona pace di tutti quelli (e sono tanti, soprattutto fra i giornalisti) che credono che lui sia vittima dei giochi di potere dell’entourage di Leclerc, il quale sta facendo sapere il proprio disappunto a tutto il mondo a suon di parolacce dette in radio. Ritengo che il buon Fred non abbia bisogno di un aiuto per dimostrare la sua non adeguatezza al ruolo.

P.S. 5 a proposito di Leclerc, sono curioso di vedere cosa diranno i suddetti giornalisti della gara di oggi. Probabilmente che Lewis è stato sfavorito dalla strategia (giusto per dire una cosa a caso).

P.S. 6 due parole su George bisogna dirle. Il suo dramma sportivo è paragonabile solo a quello di Alonso nel 2007. Con la differenza che, in quel caso, Nando se l’era giocata alla pari fino alla fine, qui la differenza è perfino superiore a quella che c’era fra Hamilton e Bottas.

P.S. 7 la lotta per la seconda posizione è bellissima, e quello messo peggio sembra proprio lui. 

P.S. 8 Il buon Christian Horner ha scritto un libro e, come tutti gli scrittori, ora sta andando in giro a fare promozione raccontando un po’ di episodi interessanti dei suoi 20 e passa anni in Red Bull. C’è tanto su Helmut Marko, il quale ovviamente ha fatto sapere subito che sono tutte balle. Fatto sta che nessuno dei due lavora più nella squadra austriaca, e che senza di loro (ma anche senza Newey e tutto il resto, motore Honda compreso) vanno forte lo stesso.

F1 2026 – GRAN PREMIO DEGLI USA

Altro trittico di gare in arrivo, si parte da Austin per il gp degli USA per poi passare al Messico e ad Interlagos con i due mondiali ormai quasi in cassaforte.

A tenere banco sul tracciato di Austin saranno quindi due cose: se Verstappen e Red Bull infileranno la terza vittoria di fila e la capacità di Mercedes di venire a capo degli aggiornamenti in funzione 2027.

Detto della remotissima possibiltà per Antonelli di chiudere la pratica titolo mondiale già in Texas, in Mercedes ormai è tempo di prendere le restanti gare come dei test , almeno finchè non saranno risolti i problemi che i recenti aggiornamenti hanno introdotto.

La Mercedes sperava col nuovo pacchetto di mettere la parola fine al campionato 2026 e di essere già pronta per l’inizio del 2027 ma le ultime due gare l’hanno invece vista soccombere ad una rinata Red Bull.

immagine da pitdebrief.com

Come già annunciato nessun passo indietro e le W17 si presenteranno con i nuovi aggiornamenti in modo da comprenderli fino in fondo e apportare i dovuti correttivi. Possono permetterselo dall’alto del dominio dimostrato in stagione e sacrificare ancora una gara in modo da poter tornare stabilmente in testa per la fine del 2026.

Tradotto, questa può essere un’altra buona occasione per i contender, Red Bull in primis, per cercare di aggiornare il conto delle vittorie e dei podi stagionali.

Come detto i(l) più in forma sembra essere proprio Verstappen che al suo solito manico aggiunge finalmente una Red Bull molto più stabile e meno capricciosa rispetto a quella vista in passato.

I lunghi rettilinei del COTA e l’agilità nel tratto lento saranno due armi da sfruttare più in gara che in qualifica, considerando che questa volta il ritmo in gara sarà molto più importante di una ottima qualifica al sabato.

Anche Ferrari ha delle armi da mettere in campo, in primis la competitività nelle curve veloci e l’ultimo pacchetto di aggiornamenti previsto per quest’anno. Obbiettivo quello di mitigare la scarsa potenza della PU e di rendere la monoposto con una finestra di funzionamento più alta, in modo da avere un rendimento uniforme su tutta al durata di gara.

immagine da pitdebrief.com

Centrale sarà, al solito, la capacità di fare tutto per bene, autentica croce per gli uomini di Maranello in questo 2026. Ci sarà da tenere d’occhio anche McLaren, anch’essa con novità al fondo e in frenata per cercare di invertire il trend negativo riscontrato nelle ultime tre gare.

A preoccupare un pò tutti invece è il fondo stradale del COTA, davvero sconnesso in certi tratti e che sta già preoccupando tecnici e piloti. Ci sarà da irrigidire le sospensioni per evitare troppi sobbalzi e rischio di usura del fondo oltre ad un elevato grado di sopportazione delle “botte” da parte dei piloti.

Questo fattore unito alla complessità del circuito che presenta tratti veloci e lenti da dover tenere insieme sarà la sfida principale dei tecnici ai box nelle tre sessioni di libere, che dovranno trovare un difficile compromesso che fiunzioni bene soprattutto nella gara di domenica.

Il COTA di solito propone sempre gare piuttosto movimentate e quella di questo weekend non dovrebbe essere l’eccezione. Verstappen sembra avere davvero un’altra ottima occasione per addolcire il suo 2026, la speranza è che questa volta il COTA assomigli molto a Silverstone e possa consentire a Ferrari di giocarsela davvero fino alla fine.

*immagine in evidenza da circuitoftheamericas.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Con l’avvicinarsi della fine del mondiale, sta uscendo fuori in tutta la sua magnificenza, la vera natura di questa F1. Inutile dire che non c’era bisogno di vivere questi tempi strani per capirlo, solo che alle persone la verità non gliela puoi raccontare; la devono vedere. Mi riferisco, con questa premessa, a quello che stanno dimostrando di essere Liberty Media e, gli organizzatori dei GP del Qatar e di Abu Dhabi e, non posso non citare anche l’ultimo contratto stipulato proprio dagli americani e, il Ruanda. Andiamo per ordine.

Liberty Media che detiene i diritti commerciali di tutto il carrozzone e, che di fatto comanda tutta la baracca, ha l’obbligo di dire che si correrà in Qatar ed Abu Dhabi proprio perché ci sono dei contratti in essere. Di base non gli si può fare una colpa più di tanto e, nel contempo, bisognerà attendere che gli stessi organizzatori dei due paesi medio orientali citati poc’anzi, rinuncino ufficialmente all’organizzazione dell’evento. A quanto capito Qatar e Abu Dhabi l’osso proprio non lo vogliono mollare e, fanno sapere che l’evento ci sarà. Dov’è la vergogna e l’ipocrisia in tutto questo? Ammesso che si corra, dopo il benestare delle assicurazioni (perché tanto senza la “luce verde” di chi deve risarcire non si va da nessuna parte!), mi chiedo con quale coraggio si possa organizzare un evento sportivo quindi superfluo, voluttuario sebbene imponente, li dove fino a qualche giorno prima sono piovute bombe ed è stato versato sangue? Che attinenza ha lo slogan “lo sport unisce”, quando quei Paesi innanzi tutto sono completamente scollegati con la realtà occidentale e, ripeto, in questo momento hanno una popolazione piegata dagli stenti che solo una guerra può creare. Personalmente non vedo nessuna unione se non l’adempimento di un contratto stipulato e, che deve essere onorato fino alla fine. Quanta ipocrisia! A mio modo di vedere è vergognoso solo stare a pensare di poter correre li, caso mai per miracolo finissero i bombardamenti in tempo. Liberty Media dicevo, la quale è obbligata vero, vero è che poiché anche questo ente ha un obbligo morale verso il miliardo circa di persone che la seguono, potrebbe quanto meno emanare un comunicato ufficiale di condanna in tal senso, anziché l’inutile “Stiamo monitorando con attenzione” e, nel contempo tiene in caldo Imola, unica vera alternativa (pacifica) a questo stillicidio. Con lo stesso atteggiamento, con gli stessi slogan e, per l’immensa gioia di Hamilton presto si andrà a correre in Africa, nello specifico in Ruanda. Confesso che non conoscevo le vicende politiche di quell’area, sebbene ci voglia veramente poco ad immaginarle e, dopo che mi sono aggiornato a riguardo, mi sono reso conto che qui si va oltre l’ipocrisia. Davvero quel Paese aveva bisogno di un GP per rinverdire la sua immagine? Con i soldi che verranno spesi per organizzare tutto l’evento, compreso creare un circuito da zero presumo, quante iniziative concrete si potevano avviare per una popolazione, che a mio giudizio, non sa cosa farsene della F1. Qui prodest? Questa è la domanda, questo è il tarlo che si deve sempre seguire, oppure se vi piace di più, “segui i soldi” e, si capirà veramente chi ne beneficerà di tutto questo circo. Immagino che per il 2030 Hamilton sarà in pensione, ed immagino che per quel periodo sarà ambasciatore dell’inclusione in Africa, mi auguro solamente che non si presenti in circuito con il soprabito sopra la giacca, perché a quelle latitudini fa leggermente più caldo, di Monza ad inizio settembre. Sono perfettamente consapevole che tutto gira attorno al vile danaro e, che soprattutto un circo come quello della F1 abbia un prezzo non indifferente, eppure immagino che ci dovrebbe essere un limite per tutto, un’etica e soprattutto un lato umano da preservare e, che funga da esempio per tutti, soprattutto per quei giovani in luogo del quale Liberty Media tanto insegue. Mi rendo conto di essere un folle ed un illuso evidentemente.

A cominciare da questa settimana partirà la tripletta americana, iniziando in Texas per passare in Messico e, concludere il viaggio in Brasile prima del gran finale. Ad Austin il nostro Kimi Antonelli avrà a disposizione il suo primo match point, il quale ha probabilità veramente basse per potersi concretizzare, considerando la monumentale quantità di punti che dovrebbe conquistare rispetto al suo più diretto avversario in classifica, che è Russell. Molto più probabile che Kimi festeggi in Messico o appunto al più tardi in Brasile. Questo dipenderà da come si concluderanno le gare e, soprattutto come si comporterà la sua W-17, la quale necessità di forti conferme su un circuito vero come quello del COTA. Singapore a causa del suo layout e, soprattutto perché è stato “inquinato” dalla presenza di una sprint race, non ha saputo fornire le giuste risposte agli ingegneri della Mercedes, ed ecco che la gara americana dovrebbe dire molto a tal proposito. Se ci dovessimo soffermare sulla stupefacente capacità, da parte di Kimi, di concretizzare al massimo ogni singolo risultato a suo favore, allora sarà plausibile pensare che il nostro connazionale, ha altissime probabilità di arrivare sempre a podio in questa tripletta americana e, laurearsi campione del mondo entro il Brasile. A ciò bisogna aggiungere il discorso di cui sopra: se annunceranno l’annullamento di Qatar ed Abu Dhabi allora Antonelli potrebbe essere campione anche prima. Purtroppo per il nostro pilota italiano non parlo di vittoria, sia per i problemi di correlazione citati poc’anzi e, soprattutto per il fatto che la Red Bull di Max Verstappen è tornata e, ora chi li ferma più? Di certo non Ferrari, anche se ad Austin porterà l’ultimo pacchetto di aggiornamento, oltre ad una livrea dedicata, perché quella non può mai mancare… siamo pur sempre la nazione dello stile no? Da quanto visto nei GP asiatici, sembra proprio che il gruppo di Wache abbia capito, a furia di perfezionamenti continui (e tanti errori), come far lavorare la piattaforma sotto le chiappe di Max. Sottolineo solamente Max, perché sarà un caso, eppure da quando Red Bull ha iniziato a vincere (con Max!), Hadjar ha iniziato a trovare difficoltà. Come era inevitabile che fosse, la squadra va in direzione del suo campione e, il vero rammarico di tutta questa storia, è stato quello di non aver visto i bibitari in forma sin dall’inizio, perché sarebbe stato davvero interessante vedere come se la sarebbe cavata Kimi col suo mentore. Sebbene l’anno prossimo ci sarà un cambiamento nel regolamento ( e cosi anche nel 2028… assolutamente ridicoli!) e, considerando che non necessariamente si riproporranno gli stessi valori di forza a causa del suddetto cambiamento, è altrettanto probabile che proprio nel 2027 potremo vedere il nostro connazionale (con una testa “più leggera”) giocarsela con il fuoriclasse olandese. Certo della partita potrebbe esserci anche la Rossa, tutto è possibile, solo che preferisco rimanere coi piedi per terra e, cercare di capire quali altre sorprese ci saranno nel Texas, dal punto di vista delle strategie, sperando che non si ripeta per la terza volta consecutiva il fai da te da parte dei piloti; in special modo da parte di Hamilton. Ferrari con questo upgrade si gioca l’ultima parte del campionato, perché come McLaren prima e Mercedes immediatamente dopo, insegnano che è un attimo perdere la bussola.

La differenza è che a queste due squadre è concesso sbagliare, dato che una ha vinto fino all’anno scorso e, l’altra si appresta a vincere tutto quest’anno, noi poveri ferraristi invece, ci avviamo mestamente al ventesimo anniversario a bocca asciutta e, non so quanto sia motivante per quelli che bazzicano a Maranello, veder vanificato il loro ultimo sforzo prima della conclusione della stagione, in cui saremmo dovuti essere come preannunciato dal Presidente quattro anni fa, campioni del mondo.

Buon GP di Austin a tutti.

Vito Quaranta

 

Life is racing, all the rest is waiting