BASTIAN CONTRARIO (X): Il laureato

Opinione comune è che la pista di Spa-Francorchamps è l’università della F1, allora senza mezzi termini posso affermare che in facoltà c’è un nuovo laureato con lode, è quello è Kimi Antonelli. Detto che questa università è stata completamente snaturata tanto da abbassare non poco il livello degli studenti, perché semplicemente non si può leggere una bestemmia del tipo “i piloti sono costretti ad andare più piano per ricaricare la batteria” oppure “nel secondo settore andranno avanti solamente con l’ICE, visto che staranno senza batteria”, vero è che i tempi che corrono sono questi e, come amo affermare sempre, alla fine è solo una questione di scelta: se seguire o meno ciò che ci propongono. Di fatto LibertyMedia&Co. fino ad ora non solo hanno avuto sempre ragione, addirittura superano gli esami a pieni voti, perché salta all’occhio (per la regia internazionale è un punto di orgoglio riprendere tutto dall’alto) come le piste siano piene come un uovo, quindi ritengo inutile lamentarsi. Questo livellamento verso il basso  a mio giudizio non potrà che peggiorare con questo regolamento e, sebbene dall’anno prossimo il rapporto di potenza verrà spostato in favore dell’ICE, sempre un palliativo rimarrà, sempre una pezza risulterà per cercare di salvare capre e cavoli. Sebbene l’informazione ufficiale, la così detta stampa libera, si spertica nell’affermare che questa sia la “F1 più bella di sempre”, facendo presa evidentemente sulle nuove generazioni e, comunque su chi ha deciso evidentemente di non voler capire, una laurea è pur sempre un traguardo non indifferente e, Kimi questo risultato se l’è guadagnato sul campo.

Ciò che impressiona del nostro connazionale, è la sua apparente calma nel gestire la pressione che un lungo campionato inevitabilmente porta con se. Quello che gli è capitato nell’ultimo mese avrebbe demoralizzato chiunque, perché vedersi rosicchiare il suo vantaggio monumentale dal compagno, il quale ha fatto poco o nulla per meritarselo (il secondo posto in Inghilterra ne è l’emblema… anche queste sono le gare), è paragonabile ad uno studente al quale mancano pochi esami alla tesi di laurea e viene sempre bocciato o al massimo gli vogliono dare un misero diciotto. Ciò che veramente caratterizza il giovane pilota della Mercedes dunque, al di là della velocità, è proprio la maturità che sta dimostrando nel gestire queste situazioni. L’anno scorso Antonelli non dico che stava sotto un treno, poco ci mancava: al suo primo anno aveva accusato eccome la lunghezza della sua prima stagione e, la fase europea per lui è stata pressoché deleteria. A questo si aggiungeva anche il fatto che non era così scontata la sua riconferma. A Toto Wolff dunque va dato il merito di aver continuato con fermezza con le sue idee, le quali ne fanno il laureato più importante nel paddock perché sebbene egli rappresenti un azionista di peso in Mercedes, è anche vero che in F1 il posto fisso non esiste e, se avesse fallito con il giovane italiano, molto probabilmente le sue palle sarebbero saltate. Ho sempre sostenuto che in Mercedes non lavorano degli scappati di casa e, se hanno puntato su Antonelli è perché sicuramente sapevano quale fosse il suo reale valore e, non credo nemmeno alla favoletta in luogo del quale che essi stessi affermano “Nemmeno noi ci aspettavamo una crescita del genere”; balle! Toto&Co. sapevano benissimo con chi avevano a che fare altrimenti non avrebbero rischiato di bruciarsi tutti quanti, certo è che sapevano che il buon Kimi aveva bisogno del suo tempo. Questa F1 dove si deve gestire l’energia, dove bisogna capire quando e come usarla, si sposa perfettamente con lo stile di guida del giovane italiano, proprio come le vetture ad effetto suolo (delicatissime in termini di assetto) calzavano come un guanto con lo stile di guida di Verstappen. Kimi ha saputo studiare meglio, ha saputo capire prima del suo diretto rivale, George Russell, come muoversi con queste vetture di nuova generazione ed ora, chi è sotto un treno, è proprio l’inglese il quale si ritrova con un problema enorme. La prima parte di stagione è ormai andata e, indipendentemente come finirà il GP di Ungheria, che ufficializzerà l’inizio delle vacanze, è indubbio che la prima parte del campionato si scrive e si legge Andrea Kimi Antonelli. Russell smadonna via radio ed in tv, dicendo che vuole solo una macchina uguale a quella del suo compagno, facendo capire che la sua squadra evidentemente lo boicotta. Ad essere sinceri non so quanto sia proficuo un atteggiamento del genere perché, sebbene Toto lo difenda a spada tratta, è anche vero che prima o poi la corda potrebbe spezzarsi, ivi compreso rivalutare la sua posizione contrattuale. Il mondiale, considerando il distacco che c’è tra i due, è ancora lunghissimo perché come abbiamo visto in questa prima metà di stagione, tutto può ancora accadere. Qualcuno potrebbe richiamare come esempio proprio quanto visto l’anno scorso, in luogo del quale Norris fece il “rimontone”, come si suol dire, l’unica differenza che mi viene da sottolineare è che Toto Wolff decisamente non è Zak Brown, quindi dubito che verrà ribaltata la W-17 per recuperare l’uno e affondare l’altro. Se Russell vuole essere lui il laureato, il campione del mondo 2026, dovrà resettare tutto rimboccandosi le maniche non poco e, soprattutto deve sperare che la concorrenza non cresca in termini prestazionali, perché come ho già affermato in passato, più squadre potranno contendersi la vittoria più andrà a vantaggio di Kimi, considerando la sua posizione in classifica.

Già la concorrenza. Ferrari continua a sorprendere e, a sbalordire soprattutto in piste come quelle dove il motore va gestito in un certo modo e, soprattutto dove l’aerodinamica ed il telaio contano eccome. Ferrari “rischia” seriamente di potersi giocare quanto meno il mondiale Costruttori, considerando il distacco in classifica, la fragilità della W-17, la tenuta mentale di Russell e, la coppia di piloti che si ritrova. Con un Charles ritrovato la Rossa può contare su un afflusso corposo e costante di punti, che alla fine possono fare la differenza sul risultato finale. Vero è che di laureato ce ne può essere uno solo per squadra e, domenica scorsa si è palesato ciò che dico già da tempo: in seno alla Scuderia c’è una guerra silenziosa tra i due piloti che presto o tardi esploderà in tutta la sua magnificenza.  Domenica scorsa Hamilton ha pagato non poco il suo cattivo sabato e, sicuramente l’eccesso punitivo dei giudici di gare,

eppure il campione del mondo ne aveva di più del suo compagno, il quale giustamente non ha voluto saperne di dargli la posizione; e ci mancherebbe pure! Vasseur a tal proposito fa orecchie da mercante, eppure prima o poi le sue responsabilità se le dovrà assumere perché, fino a prova contraria chi è secondo immediatamente dietro il nostro Kimi, è Hamilton e non LeClerc. Se è vero che almeno sulla carta, l’Ungheria è un circuito favorevole alla Ferrari, ci sono tutti i presupposti in cui l’inglese possa fare nuovamente bene perché in questo momento, indipendentemente dai risultati di Charles ottenuti da poco, chi da l’impressione di essere padrone della squadra è lui e non il monegasco. Sappiamo benissimo che Lewis, fino ad ora, non ha fatto altro che imporre il suo volere in squadra ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti e, se nella pausa estiva imponesse la sua volontà di puntare su di lui, specie se il motore “ADUO 2” porterà i benefici che tutti speriamo a cominciare dalla stessa Gestione Sportiva? Vasseur sta per affrontare forse l’esame più difficile per potersi laureare come Team Principal campione del mondo e, con un LeClerc appena rinnovato praticamente a vita, sarà una sfida nella sfida gestire questa inedita situazione. Del resto Hamilton non è venuto in Ferrari solo per rilanciare il marchio moda della Rossa, bensì per raggiungere l’ottavo titolo che, preso eventualmente con la squadra di Maranello, varrebbe una carriera intera. Come laureato allora sarebbe intoccabile.

Buon GP di Ungheria a tutti.

Vito Quaranta

ANTONELLI SUPERA L’ESAME DI SPA. RUSSELL NON SI PRESENTA.

L’università della Formula 1. Ma, forse, sarebbe più adeguato paragonarla all’esame di analisi 1 o, ancora meglio, meccanica razionale. Non sempre li passi al primo colpo, anzi, se te le li levi di torno al secondo sei comunque bravo.

E per Andrea da Casalecchio questa è la seconda volta. La prima non andò benissimo, mentre stavolta ha studiato bene. Il suo compagno, che due anni fa lo passò ma fu poi bocciato perchè aveva consegnato in ritardo, non è invece sicuro di essere preparato abbastanza. O, meglio, sostiene che non gli abbiano dato gli appunti giusti e, come suo solito, si lamenta.

E, così, l’italiano la piazza in pole, mentre l’inglese si ritrova in seconda fila alle prese con presunti problemi di potenza in rettilineo. Problemi che aveva anche Leclerc, che lo affianca, ma li ha risolti.

La partenza è la dimostrazione dell’assurdità di questo regolamento alla Mario Kart. Antonelli parte molto bene, ma nella discesa verso l’Eau Rouge Verstappen lo passa come se fosse fermo, salvo poi farsi sverniciare nel successivo rettilineo verso il Kemmel. E non è questione di scia, bensì di come viene usata l’energia. Tanto è vero che Leclerc ne passa tre e si ritrova secondo. Stesso discorso per Hamilton, che riesce a superare Russell. Quest’ultimo però frena tardissimo e lo ripassa in curva 5 all’esterno, ma invece di prendere l’interno della curva successiva, lo stringe e finisce nella ghiaia, terminando la sua gara. A Lewis vengono comminati ingiustamente 5 secondi di penalità.

Dietro i primi regna il caos, con macchine che si superano, risuperano e si toccano.  Esce la Safety Car per consentire la rimozione della macchina di Russell, e 4 giri vanno via così. Quando si riparte, non succede sostanzialmente niente. Antonelli mette subito una bella distanza fra sè e Leclerc, che viene passato facilmente da Verstappen al giro successivo.

Al giro 6, Piastri affianca Leclerc e i due percorrono assieme il rettilineo verso curva 5. Arrivati alla frenata, Charles allarga impercettibilmente verso sinistra, quel tanto che basta per toccare l’australiano, che non ha alzato il piede, rintuzzando l’attacco. Poco dopo, Oscar viene superato da Hamilton, che si mette subito in coda al compagno di squadra, che viene investigato per il contatto precedente.

L’inglese sembra più veloce del monegasco, che però si difende, e dal box non arrivano ordini. Poi Charles ripristina le distanze.

Al giro 18 Verstappen effettua la sua sosta. Ma subito dopo viene attivata la Virtual Safety Car, per motivi non spiegati. Ma dura troppo poco per consentire a qualcuno di approfittarne. Antonelli si ferma comunque ai box per coprirsi dall’undercut.

Le due Ferrari, al momento prima e seconda, proseguono, quando si attiva ancora una volta la Virtual Safety Car, che viene mantenuta abbastanza per consentire alla Ferrari di effettuare la sosta con entrambe le macchine. Leclerc riesce ad uscire davanti ad Antonelli e Verstappen, e non appena rientra in pista la VSC viene tolta.

Si ripete così la situazione di Silverstone, con Antonelli cacciatore e Leclerc preda. Questa volta, però, Andrea non sembra avere un passo superiore, anzi, Charles è inizialmente più veloce, e il bolognese fatica a superare Norris, che non ha ancora fatto la propria sosta. Ci riesce al giro 26, quando si trova a 3 secondi dal ferrarista.

Ma bastano 8 giri affinchè avvenga l’inevitabile sverniciatura da parte del pilota di Casalecchio ai danni della macchina di Maranello.  Andrea però non va via e Charles prova a tutti i costi a restare entro il secondo di svantaggio. 

Ma non ci riesce, e finisce così con Antonelli che torna a vincere e guadagna 25 pesantissimi punti rispetto al compagno di squadra. Seguono un Leclerc ancora magistrale, Verstappen, Hamilton cui a penalità è costata il podio, Piastri, Hadjar, Norris, Lindblad e Colapinto.

Fra una sola settimana si va in Ungheria, in un circuito che è l’esatto opposto di Spa. E, magari, riserva qualche sorpresa. Anche se, quest’anno, di sorprese sarebbe meglio non vederne.

P.S. Il campionato ha ormai preso una certa piega. Pur non condividendo il costante massacro che i commentatori italiani fanno nei confronti di Russell, non si può non dire che quest’ultimo non stia assolutamente reggendo il confronto, sotto nessun punto di vista. L’incidente con Lewis, come ha ammesso lui stesso, è stato un incidente di gara. Aveva a destra tutto lo spazio che voleva, ma si è dimenticato di essere in lotta per il mondiale, segno di poca lucidità.

P.S.2 Lo scorso anno, di questi tempi, Norris stava vivendo la stessa situazione con Piastri. Ma Andrea non è Oscar, questo sembra molto chiaro.

P.S 3. Molto furba la scelta di non far vedere le velocità massime per nascondere il famigerato super-clipping. Essendosi resi conto dello strazio all’ultimo momento, e non avendo il tempo di adattare la grafica, o non volendo lasciare un buco in mezzo, per tutto il week-end non si è vista la classica sovrimpressione a coprire l’halo. Ridicoli.

P.S. 4 Ma avrebbero potuto anche farla vedere, perchè la fan base della Formula 1 attuale è per la stragrande maggioranza formata da persone che non fanno caso a queste cose. E al fatto che a lasciare scrivere i regolamenti agli ingegneri, questo è il minimo che ti puoi aspettare. 

P.S. 5 Bobbi vuole convincerci che è la scia che aiuta i sorpassi al primo giro. Probabilmente i commentatori hanno ricevuto istruzioni ben precise su quello che possono dire a proposito di questa situazione.

P.S. 6 Vanzini si fa cacciare dall’uscita della pit-lane perchè semplicemente lì non si può stare, e pretende pure di essere bravo a mantenere la calma. E’ l’esatta rappresentazione di una certa italianità becera del tipo “ma cosa vuoi che succeda”. 

P.S. 7 Giusto per chiarire i dubbi che ho visto nei commenti, io che vinca Andrea o che vinca Charles sono contento esattamente uguale. L’importante è che chi non vince arrivi secondo.

* immagine in evidenza dal sito www.formula1.com.

F1 2026 – GRAN PREMIO DEL BELGIO

Ultimi due appuntamenti prima della pausa estiva e si parte dal gran premio del Belgio di scena a Spa-Francorchamps. Pista storica e iconica che potrebbe essere mortificata dalla scarsità di energia a disposizione delle PU ibride nei lunghi tratti del Kemmel e Blanchimont.

Data la mancanza di tante staccate violente non ci sarà modo di recuperare energia e ci si aspetta che la parte termica delle PU possa subire fasi di superclipping piuttosto accentuate. Sarà interessante vedere come i team cercheranno di minimizzare questo aspetto, considerando che sarà la chiave per andare forte in qualifica e in gara.

immagine da press.pirelli.com

In teoria, secondo queste premesse, Spa non dovrebbe essere un bel circuito per la Ferrari che dovrebbe pagare il gap di potenza della sua PU nel lunghi tratti di rettilineo. Era stato detto lo stesso per Silverstone e alla fine le cose si sono rivelate ben diverse quindi qualche speranza di evitare una debàcle c’è.

Quello su cui dovrà puntare il Cavallino, come a Silverstone, è cercare una gestione “creativa” dell’energia delle batterie (anche se a Spa i margini di intervento sono più stretti) e trovare una configurazione aerodinamica che consenta di avere un buon carico aerodinamico scaricando le ali e cercando di minimizzare il drag nei tratti di massima velocità. In questo senso la qualità del telaio della SF-26 dovrebbe consentire un buon setup.

immagine da autohebdo.it

Non da meno sarà la Mercedes che, considerando la potenza della sua PU, è la logica favorita per la vittoria. Scottata dalla sconfitta subita in casa vorrà di sicuro riscattarsi potendo contare su una nuova configurazione aerodinamica studiata per le piste a basso carico come SPa, Baku, Monza che possa minimizzare il drag in rettilineo. Difficile che possano essere colti alla sprovvista come due settimane fa ma occhio anche ai problemi di affidabilità.

Le altre due contendenti, Red Bull e McLaren arrivano con qualche certezza in meno e tanti pensieri in più. In casa Red Bull si deve gestire il malumore di Max Verstappen che sembra sempre più convinto a lasciare la squadra nel 2027 e l’incertezza sul livello di competitività che la monoposto potrà offrire sul circuito delle Ardenne. Anche per loro ci sarà l’incognita gestione dell’energia e il trovare un setup che possa consentire poco drag in rettilineo e sufficiente carico in curva.

La McLaren arriverà con un nuovo alettone posteriore in attesa di collaudare in maniera efficace l’ala “Macarena” già in possesso di Mercedes e Ferrari. In più dovrà sopperire alla mancanza del  “trucco” della PU Mercedes che per il momento è di assoluta esclusiva della casa madre.

imaggine da autohebdo.it

Per tutti poi ci sarà da gestire la temperatura dei dischi dei freni e delle gomme data la presenza di lunghi rettilieni e poche frenate violente e l’usura del fondo che sarà un fattore nell’affrontare l’Eau Rouge e che potrebbe costringere tutti essere conservativi in termini di altezza da terra.

Pirelli porterà le mescole C2, C3 e C4 e il numero di soste dipenderà molto dalla temperatura dell’asfalto che ci sarà Domenica. Il meteo, come al solito sarà piuttosto variabile con pioggia attesa al Venerdì e asciutto previsto per qualifiche e gara.

Un Gp che potrebbe riservare qualche sorpresa anche se questa volta difficilemente vediamo una monoposto divera dalla Mercedes come punto di riferirmento. In Ferrari dovranno inventarsi qualcosa e sperare in qualche magagna altrui mentre Red Bull e McLaren dovranno capire che tipo di monoposto si troveranno in pista e agire di conseguenza, anche se non partono con l’aspettativa di poter lottare per la vittoria.

*immagine in evidenza da mavment.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Quando sviluppano loro sono dei geni, quando lo facciamo noi siamo imbroglioni”, così Vasseur ha risposto alle critiche di Toto Wolff, il quale evidentemente è sempre più preoccupato di questa Ferrari molto costante, indietro di motore in maniera cronica, eppure sempre li a cogliere ogni occasione. Con questa Ferrari, con la Rossa di Vasseur&Co. stiamo assistendo a quello che anelavamo da tempo e, che mai accadeva e cioè si sta creando la tanta agognata stabilità: unico vero pilastro per poter gettare le basi di una squadra vincente, unico esempio da seguire, in luogo del quale i bidonisti inglesi sono maestri e, la Beneamata invece è maestra nel distruggere sempre. La fortuna del rubicondo Team Principal francese è stata solamente una, che è quella che in Ferrari non ci vuole venire nessuno per rilevare il suo posto, perché nessuno si vuole auto distruggere la carriera nel buco… Rosso che si trova a Maranello. L’anno scorso il buon Fred aveva già un piede fuori dalla porta e, se è rimasto dov’è ora, è solo grazie al fatto che si è impuntato Hamilton innanzitutto e, Charles immediatamente dopo. Ci sarebbe tanto da dire a riguardo, proprio perché su queste righe ho sempre accusato il monegasco di mancare di carattere da questo punto di vista e, la presenza di Hamilton non ha fatto che giovargli. Lewis dall’alto della sua esperienza sapeva benissimo che, mandando via Vasseur, sarebbe andato tutto a meretrici e lui non ha tempo da perdere, a maggior ragione che già l’anno scorso stava attuando il suo piano di conquistare la squadra lentamente dall’interno prima e, con i risultati in pista dopo. La fortuna di Vasseur è anche quella che questa è la Ferrari di Elkann (e Vigna!) e, a differenza del suo predecessore, il francese non è mai stato lasciato solo, a cominciare dalla presenza in corpo e spirito del presidente in pista, mentre nel 2022 ci chiedevamo tutti se la Rossa ce l’avesse un Presidente. La storia è cosi che va, non funziona secondo i nostri desideri bensì è scritta solo dai vincitori e, la Ferrari di Elkann sta cercando in tutti i modi di poter salire sul gradino più alto per poter scrivere la storia e, soprattutto per poter far esultare lo stesso Presidente, dicendo “E’ stato solo merito mio!”. Intanto che Vasseur costruisce le basi per poter scrivere la storia, il famigerato “obiettivo 2026” annunciato a fine 2022 dallo stesso Presidente, sembra stia già andando in prescrizione perché, indipendentemente dagli attuali risultati, dagli aggiornamenti che verranno portati e, a meno di miracoli (che in F1 non esistono), è già tempo di pensare al 2027 e, alle nuove (ancora!) regole che ci saranno, visto e considerato che il rapporto di potenza del motore verrà spostato verso il termico (60/40). Considerando il telaio e la meccanica della SF-26 fa veramente male vedere che la Rossa abbia cannato il motore, con un regolamento in cui il motore è tutto. Non tutte le ciambelle escono col buco evidentemente, eppure se in questo momento la Rossa ha una certezza, è proprio in Serra il quale ne viene dalla stessa scuola di Wachè (unico vero pezzo pregiato preso da Vasseur nella sua “francesizzazione” della Gestione Sportiva) e, una figura come questa a Maranello mancava come il pane. I risultati si vedono in pista perché la Rossa ha vinto su una pista probante come quella di Barcellona e, in Inghilterra dopo. Certo c’è stato il ritiro di Antonelli, eppure anche queste sono le gare cosi come la stessa Ferrari, proprio in Inghilterra, ha fatto scuola nel “management” dell’energia del motore elettrico. La Rossa di quest’anno sembra avere un altro passo, sembra avere più struttura, danno l’impressione di sapere cosa vogliono (vedi la programmazione degli aggiornamenti e, il filming day a Madrid con tano di test su alcune parti della SF-26) e, se è vero che ora anche Charles si è svegliato dal sonno, questa Ferrari è una vera e propria mina vagante e può far male.

Domenica prossima si correrà in Belgio e, sebbene sarà un bagno di sangue dal punto di vista della gestione dell’energia, Ferrari potrà dire la sua perché se Barcellona caso mai fosse stato un caso, Silverstone è stata una conferma. Inutile comunque farsi illusioni perché la macchina da battere e, soprattutto il pilota da sconfiggere è Mercedes con il suo profeta Antonelli. L’italiano è reduce da una serie di eventi negativi che lo hanno costretto a rimediare solamente poche briciole, le quali non sono proporzionate al livello monstre che sta dimostrando in pista. Di contro il suo compagno che, per sua stessa ammissione (“Se continuo a correre cosi mi posso scordare il mondiale”) subito dopo il fortunatissimo podio a casa sua, ha definitivamente riaperto il mondiale mettendosi nuovamente in carreggiata. La storia dicevo è scritta solo dai vincitori e, allo stato attuale se Russell vincesse il mondiale a causa delle sfighe del compagno, riscriverebbe in maniera radicale quello che ha già mostrato il suo connazionale Norris. Il mondiale è ancora lungo comunque e, a quanto pare si sta riallungando, dato che con molta probabilità verrà nuovamente inserito il Bahrein. In F1 non si muove nulla se non c’è un ritorno economico garantito ed evidentemente, se mai si correrà nuovamente nel deserto barenita, è solo perché le assicurazioni che coprono tutto il circo hanno dato l’ok, perché sanno che è tutto tranquillo. Nel frattempo che aspettiamo la conferma di certo abbiamo già la certezza del rinnovo di Monza, con una succosa quanto asperrima novità: dall’anno prossimo il weekend italiano verrà macchiato dal format della Sprint Race.

All’indomani del GP della Cina scrissi che era scattata “l’operazione rana bollita” ed infatti, a distanza di tempo, in TV si urla “La F1 più bella di sempre”, con gli appassionati che gremiscono le gradinate creando il cosi detto sold out. Ebbene la stessa cosa è stata fatta con questo inutile format con la differenza che, se con le attuali motorizzazioni il circo (con tutto il rispetto per i circensi) è dovuto intervenire tempestivamente (abbassamento della capacità di ricarica ora e, cambio del rapporto di potenza per l’anno prossimo), con la Sprint Race il sistema se l’è presa comoda, giusto il tempo di farci abituare tutti. Durante gli anni il numero delle inutili “mini gare” non è mai stato alterato, tutti se ne lamentavano e, tutti gremivano le gradinate nel contempo. A distanza di tempo, quando ormai l’acqua è calda al punto giusto e, quindi è troppo tardi, ecco che Liberty Media inizia ad alzare il numero di questo obbrobrio e, già si parla di arrivare a coprire il cinquanta percento del mondiale. Per la serie “non ci voleva la zingara per indovinare” mi pare evidente che l’obiettivo degli americani, nella persona di Domenicali, è sempre stato quello di uniformare la F1 alla MotoGP dal punto di vista della spettacolarizzazione del prodotto e, quindi arrivare a coprire tutto il mondiale con un format che non aggiunge nulla di nuovo; anzi toglie il fattore sorpresa. Ripeto: la storia è scritta solamente dai vincitori e, fino a quando ci sarà il sold out in giro per il mondo, essi avranno sempre ragione quindi inutile lamentarsi poi.

Buon GP del Belgio (alternato tra l’altro: scordatevelo nel 2028 e 2030, in compenso ora c’è il “Madring”) a tutti.

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO (IX): Il buco

A volte succede che gli esseri umani inciampano, metaforicamente parlando, ed inevitabilmente cadono rovinosamente in un buco dal quale a volte non riescono più ad uscire. Tenete presente la parata di presentazione che viene svolta prima di ogni GP? Ebbene lo spettacolo (osceno) dato in pasto alla vulgata (perché per i potenti della F1 questo siamo!) che gremiva numerosa gli spalti, è stato a dir poco indegno. La F1, a cominciare dai suoi massimi rappresentanti nella persona di Stefano Domenicali il quale, per soldi ormai farebbe di tutto e, Ben Sulayem che si è creato il suo statuto “particolare” che lo rende presidente FIA  vita (alla faccia della democrazia e dell’inclusione!), non è caduta in buco; bensì in una voragine! Sono del parere che ci voglia rispetto nella vita e, che a tutto ci debba essere un limite. Va bene il divertimento, ve bene la “fan zone”, eppure oltre un certo confine non bisognerebbe andare. I piloti di F1 sono guerrieri, gladiatori, sono atleti veri che sebbene guadagnino milioni, è anche vero che rischiano la vita ogni maledetta domenica. Quella pagliacciata, cosi definita da Verstappen il quale non voleva partecipare e, poi evidentemente obbligato a farlo, non ha fatto latro che umiliare i nostri eroi e, insultare quel poco di intelligenza che rimane sugli spalti e chi sta dietro la tv. Vedere poi le massime cariche istituzionali che si prestavano a quel volgare teatrino, è stata la ciliegina sulla torta. Il buco è profondo e, questi signori, devono fare attenzione a non esagerare se non voglio finire seppelliti li dentro (metaforicamente parlando si capisce).

Dove si era nascosto Charles in tutto questo tempo? Il monegasco è scivolato lentamente ed inesorabilmente nel fondo di un buco stretto e buio e, l’impressione è stata quella che ci sarebbe rimasto per un bel po’ di tempo. Invece il pilota, il campione mancato di una Rossa sempre più criptica e sorprendente, non ha mai perso la sua motivazione, la sua grinta e la sua rabbia. Già la rabbia, quella il sottoscritto ne ha tantissima, perché dire che mi fa incazzare vedere LeClerc che non batte mai i pugni sul tavolo è dire poco! Con l’arrivo di Hamilton il monegasco evidentemente ha commesso un errore di valutazione, specie vedendo i risultati dell’anno scorso. Molto probabilmente in virtù di questo, Charles ha creduto che Lewis fosse stato ridimensionato ed invece la legnata data prima prima (cambio dei componenti) e, lo sgambetto dopo (vittoria in Spagna) del pluricampione, hanno causato la caduta del nostro buon Charles nel buco della disperazione con tutti i panni; come si suol dire dalle parti mie. Charles ha tutte le qualità per riuscire, a cominciare dalla velocità, che gli ha consentito di tenere dietro il suo compagno di squadra nonché padrone di casa, per costruire la sua vittoria meritata e sudata. Per questo mi arrabbio, proprio perché è capace di arrampicarsi con le unghie e con i denti lungo la parete di quel maledetto buco per poterne uscire fuori da solo, ed invece ha prestato il fianco innanzitutto al suo scomodo team mate facendogli prendere lentamente le redini della squadra. Questa vittoria arriva in un momento delicato per la psiche di Charles e, aggiungo che è stata quantomeno tempestiva perché si sa, niente ti risolleva il morale e, soprattutto ti restituisce fiducia, come una vittoria. Come per ogni risultato positivo, anche per Charles vale la stessa regola che è quella della conferma. Il suo risultato è stato il frutto del caso o una vittoria studiata nei minimi dettagli? Nella rincorsa alla sua sudata nona vittoria non vi è stato nulla di casuale, se mai cercata e voluta a cominciare dal sabato. Allora ecco che da qui urgono le conferme a quanto visto, già nel prossimo GP fra due settimane. Charles è riuscito a trovare la quadra con questa SF-26 molto volubile e delicata? LeClerc ha detto che aveva due strade a disposizione: modificare il suo stile di guida, copiando quello del compagno che evidentemente si sposa bene con la Rossa, oppure piegare la SF-26 alla sua volontà. Egli naturalmente ha scelto la strada più tortuosa che è appunto la seconda. Le fasi di adattamento evidentemente richiedono tempo e, alla fine pare che ci sia riuscito. Ad ogni modo in Belgio avremo o meno la conferma di quanto visto in Inghilterra da parte di Charles e, questo naturalmente dipende solamente da egli, solo lui sa se è uscito definitivamente da quel maledetto buco. Anche perché la Rossa ha dannatamente bisogno del suo asso, perché senza quegli errori che il monegasco ha incontrato lungo il suo cammino, ora la distanza dalla Mercedes in classifica Costruttori sarebbe decisamente minore e, considerando la fragilità di questa W-17, non è peregrino pensare almeno al mondiale marche. Anche perché, questo deficit di potenza, dovrebbe essere destinato a calare con gli aggiornamenti che verranno portati a breve per quanto riguarda il motore.

Hamilton da par suo invece questo weekend non c’ha capito nulla, considerando gli errori commessi e, che gli sono stati perdonati clamorosamente anche se, a dire la verità, non c’è nulla di cui meravigliarsi. Forse vedere il suo compagno davanti a se, con il suo pubblico che stava li a sperare nella vittoria del beniamino di casa, lo ha fatto innervosire quel tanto che basta per fargli perdere l’orientamento. Certo c’è la Sprint, solo che come sappiamo (a cominciare da chi si è inventato questo format inutile) a nessuno frega nulla di vincere “la minima gara”; figuriamoci il secondo posto poi. Forse il nervosismo di Hamilton lo ha fatto ritornare indietro nel tempo, quando nel buco c’era lui, solo che quello dove lui ha albergato era un pozzo senza fondo e, di certo non ha intenzione di ritornarci. La forza di Hamilton è mentale innanzitutto, oltre che la sua velocità. Vero è che in fatto di velocità pura Charles non ha rivali e questo il campione inglese lo sa, per questo in conferenza stampa ci ha tenuto a sottolineare che il simulatore (funziona questo simulatore a Maranello?) aveva vomitato dati sbagliati, quindi ha messo mano lui agli assetti e, Charles ne ha tratto non pochi benefici tanto da sopravanzarlo in qualifica prima e, in gara dopo andando a vincerla. Mi pare evidente che in seno alla Scudera ci sia una guerra in atto per far capire chi comanda realmente. Del resto con due piloti di questo calibro ciò era inevitabile, tuttavia forse è proprio quello che voleva Vasseur visto e considerato che il loro spingersi, di rimando spinge la squadra la quale, come non succedeva da tempo, sembra avere una direzionalità precisa. Si parla di un inizio certo, perché Ferrari ci ha abituato non poco che è un attimo e si ricade in quel buco di miseria agonistica dove uscirne fuori in seguito richiede autentici miracoli. A Silverstone abbiamo avuto la conferma di quanto visto a Barcellona (pista da telaio), tralasciando la parentesi austriaca, dove tutta la squadra non c’ha capito una mazza. Certo non ci si deve fare illusioni, perché la Mercedes ha la migliore vettura e, la vittoria è giunta solamente perché il buon Kimi è stato funestato dalla rottura della sua sospensione eppure, anche questo è il motorsport, sebbene fa rabbia sapere che questa Ferrari, con il miglior telaio del lotto, ha cannato il motore all’alba del regolamento dove il motore è tutto!

Chi di buchi se ne intende e non poco è il “nostro” George Russell, il cui buco al quale mi riferisco non è posizionato nel terreno, bensì in altri ameni luoghi dove il sole non batte e, che evito di scrivere per non perdere dieci anni di educazione. Come ho scritto poc’anzi e ripeto ora, anche questo è il motorsport e purtroppo anche la fortuna aiuta non poco. Il buon Russell è stato costantemente dietro al nostro Kimi, a casa sua, quando poi si dava per scontato che avremmo visto tutto un altro film. Ormai è palese che George come minimo mal digerisce queste vetture di nuova generazione, perché il suo passo sia in qualifica e gara non è mai stato all’altezza di quello dell’italiano. Eppure nonostante egli sia più lento, si è portato ad un tiro di schioppo dal compagno rivale; riaprendo definitivamente il mondiale. La W-17 ha un difetto nonostante la sua superiorità, ed è quella di essere fragile. Il pacco batterie soffre le sollecitazioni e, dopo quanto visto domenica scorsa, anche la meccanica ne soffre in maniera cronica. Perché Kimi non è andato a sbattere, ha semplicemente aggredito un cordolo e, allora Toto deve iniziare ad interrogarsi sul da farsi in squadra per quanto riguarda il controllo qualità dei componenti di tutta la W-17, perché è un fatto che nonostante la manifesta maggiore velocità e bravura dell’italiano, semplicemente gli stanno seriamente compromettendo il fatto di poter vincere il campionato. Inutile nasconderlo, Kimi in questo momento è nel buco della sfiga eppure vederlo lottare anche per un solo punto, con una sospensione rotta, mi ha sollevato il cuore perché ci ha dato la conferma che lotterà fino alla fine per metterci il compagno in quel buco.

Vito Quaranta

Life is racing, all the rest is waiting