IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Dall’anno prossimo si correrà di meno, nel senso che i GP saranno accorciati in maniera tale da non coprire più i canonici trecento e rotti chilometri, bensì staremo sulla distanza dei duecento novanta circa; chilometro più chilometro meno. Il motivo è presto detto: sempre dall’anno prossimo la F1, per cercare di compensare la porcata che hanno combinato con questo regolamento, concepito esclusivamente su base ideologica, aumenteranno la potenza della componente endotermica, a scapito di quella elettrica e, inevitabilmente i consumi aumenteranno. Poiché rifare il serbatoio delle monoposto 2027 sarebbe improponibile, considerando la fase dell’anno in cui ci troviamo in luogo del quale i nuovi progetti sono già in fase avanzata, il sistema (con il beneplacito di tutte le squadre) ha pensato bene di tagliare il numero di chilometri da percorrere. Secondo il “saggio” Domenicali questo non andrà ad incidere ne sullo spettacolo e, ne sulla passione dei tifosi, visto che si parla di un “misero cinque percento” di riduzione della distanza. L’attuale F1 non finisce mai di stupirci, perché se ne inventano una ogni volta che le circostanze ne abbisognano. In merito a questo escamotage ho riflettuto su un aspetto non poco marginale che è quello economico: se la F1 riduce la durata di un GP ergo anche il costo del biglietto verrà ridotto del cinque percento? Perché per i comuni mortali, che pagano anche quattrocento euro un biglietto, anche un cinque percento in meno potrebbe essere un bel benefit da spendere diversamente. Inutile dire che il sottoscritto è un povero idiota nel pensare cose del genere, anche perché tutto il circo è costellato prima, durante e dopo, di una moltitudine di eventi che evidentemente vanno a giustificare il prezzo del suddetto biglietto. Questa è una F1 dinamica, ricettiva e pronta a reagire ad ogni mutamento (dettato dalla presunta domanda) ed ecco perché oltre a questa novità, dall’anno prossimo il mondiale 2027 sarà composto da ben dieci weekend Sprint, ivi compreso il GP di Montecarlo (sigh). Ricordo ancora quando determinati professionisti del settore millantavano il fatto che questo improponibile format, che non aggiunge nulla (se mai toglie visto che spoilera già il risultato), non aumentava (eravamo rimasti a sei GP) in quanto l’organizzatore non voleva esagerare. Aggiungo che proprio su questa rubrica il sottoscritto parlava di “rana bollita” e, che i sei GP designati per ospitare la Sprint Race, fossero rimasti cosi a lungo proprio per abituare il pubblico pagante a questo nuovo modo di correre, anche se più che di abitudine dovrei parlare di assuefazione. A distanza di tempo ritengo, purtroppo, di aver avuto ragione in tal senso ed ecco che siamo arrivati praticamente, al cinquanta percento dei GP coperti con le mini gare che ai giovani tanto piacciono. Infatti questo è il cavallo di battaglia di Domenicali&Co. il quale non può che accontentare la sempre più crescente richiesta di azione in pista, perché “delle prove libere ormai nn frega più nulla a nessuno”. Il buon Stefano ci ha tenuto a precisare che la F1 non vuole andare nella stessa direzione della moto GP, coprendo il cento percento di tutti gli eventi e, che questo numero è un buon compromesso. Eppure c’è qualcosa che non mi convince nelle parole del CEO di Liberty Media, perché se la domanda è sempre più crescente, per quale motivo fermarsi solamente a dieci GP? Voglio dire, se nessuno se ne frega delle prove libera cosa gli impedisce di mettere Sprint Race ovunque? Forse perché magari questa richiesta non è esattamente come decantano e, proprio come i sei eventi coperti all’inizio, sospetto che anche questi dieci saranno propedeutici al prossimo aumento che andrà a coprire l’intero mondiale di F1. Singolare che proprio qualche giorno fa mi sono imbattuto in un post, sul social X, dove si dimostrava ampiamente che mondiale sarebbe stato, quello di MotoGP attuale, senza appunto le Sprint Race. Perché codesto tipo di evento altro non fa che andare a “inquinare” il risultato dell’intero mondiale. Certo nell’attuale campionato, dove Mercedes sta dominando in lungo ed in largo con il nostro Kimi, apparentemente può fare poca differenza. Di fatto nessuno se ne accorge considerando il grande vantaggio che ha sul diretto inseguitore, che poi è il compagno di squadra, eppure in un campionato tirato, combattuto fino all’ultima gara, i punti assegnati ad ogni Sprint Race possono fare eccome la differenza visto e considerato cha al vincitore gli piovono otto punti che, come detto in un mondiale sudato fino all’ultima curva, possono fare la differenza tra un mondiale vinto o perso. Di fatto l’attuale F1 si sta dirigendo sempre di più verso la Formula wrestling, dove lo spettacolo è tutto anche a scapito dell’aspetto sportivo. Il crescendo delle prove libere che evidentemente è obsoleto per i neofiti, a mio giudizio è insostituibile: infatti si passa dalle FP1 che possono sembrare piatte, per passare alle seconde prove libere dove ci si può rendere conto di come “potrebbe” svolgersi la gara, fino a raggiungere il pinnacolo delle FP3 prima e , delle qualifiche dopo. Il potrebbe l’ho virgolettato perché con la Sprint Race abbiamo lo sputtanamento delle qualifiche prima e, della partenza della gara dopo, dove ognuno prende le misure sull’altro e addio alla sorpresa. Questo non è un paese per vecchi recita il titolo del film dei fratelli Coen, quindi me ne devo fare una ragione, solo mi chiedo come si possa essere cosi ciechi a tal proposito e non capire la finzione di tutto questo spettacolo. Ad ogni modo non resta che aspettare e, vedere se si arriverà a quota ventiquattro GP con le Sprint Race. Chi di certo continua ad aspettare, in maniera del tutto irresponsabile, sono i paesi medio orientali che devono ospitare il proprio GP di casa e, che a causa del conflitto bellico tra Israele e USA verso l’Iran, per motivi di sicurezza non possono più adempiere al loro dovere sportivo. Qatar e Abu Dhabi devono rinunciare ufficialmente all’esecuzione del GP ed appunto, considerando l’attuale scenario, il loro guadagnare tempo è irresponsabile ed anche fuori luogo. Ormai anche i sassi che si trovano a bordo pista hanno capito che non vedranno pneumatici rotolare su quell’asfalto ed aggiungo che, per quanto cerchino disperatamente di guadagnare tempo, la F1 ha un sistema assicurativo molto rigido ed efficace (sui soldi sono i numeri uno!), perciò se le suddette assicurazioni emetteranno la loro sentenza, che è quella che non ci sono i presupposti per correre in sicurezza, i vari principi sauditi se ne dovranno fare una ragione senza condizioni. Sono del parere che sia già un mezzo miracolo che si corra in Azerbaijan, visto che anche questo Paese è stato interessato dai bombardamenti, quindi inutile stare a piangere sul latte versato. Del resto proprio in previsione di ciò, la F1 sebbene abbia già stilato il nuovo calendario 2027, ha già preparato il così detto “piano B”, caso mai i GP cancellati quest’anno lo saranno anche l’anno prossimo.

Questa è una F1 in continuo mutamento dicevo, così come ci adattiamo noi ritengo che anche gli appassionati dei paesi arabi dovranno convergere nella nostra stessa direzione… è il mercato che lo chiede.

Buon GP di Azeirbaijan a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE di MADRING 2026

Da quando scrivo queste “non-pagelle”, con lo scopo di valutare il comportamento dei piloti GP per GP, solitamente mi trovo in difficoltà soltanto a Montecarlo, circuito nel quale l’ipertrofia che da qualche anno affligge (per necessità sacrosante legate alla sicurezza) le vetture di Formula 1, dà origine ad un noioso trenino che assomiglia più ad una parata di simpatici buontemponi che ad una gara. In quelle circostanze la gara si decide durante le qualifiche ed eventualmente con qualche scaramuccia alla prima curva.

Il Madring è un circuito di 5.5 km, pseudo-cittadino ma velocissimo, pensato con buone intenzioni ma che alla prova dei fatti si è rivelato un Montecarlo-2.

Buone intenzioni? Sì, perché il layout propone diverse situazioni tecniche che sfidano i piloti in modo piuttosto probante. Il lungo semi-rettilineo che parte da curva 3 (dalla 2 in realtà) esita in un difficile raccordo tra la chiusura della larga curva 4 e la chicane 5-6 che costringe i piloti a controllare la vettura in frenata e, al contempo, ad una difficile impostazione della curva successiva. Il passaggio tra curva 9 e il bel curvone sopraelevato denominato “Monumental” è anch’esso costellato di frenate con impostazione della curva. Genè e Bobbi, in telecronaca, hanno giustamente più volte citato la frenata in combinata: frenare e curvare al tempo stesso è una delle più difficili combinazioni la cui tecnica di controllo si impara sin dai go-kart ma che rimane difficile ad ogni livello. La Monumental stessa, molto affascinante, offre anche il tema più tecnico legato al… monumentale stress delle gomme che è stato gestito in vario modo dai piloti e dalle squadre; qui Ferrari e McLaren se la cavavano egregiamente, con un telaio (e probabilmente anche un assetto) molto rigido che riusciva a trasmettere la giusta energia alle gomme senza, evidentemente, stressarle tanto quanto accadeva a RBR e Mercedes con quest’ultima che a causa di ciò ha deciso di andare in risparmio energia proprio in quel tratto. Meno interessante tutta la parte di raccordo tra quest’ultima curva e il traguardo in cui di fatto ci sono tre stop-and-start (13-16-20) che nelle intenzioni di chi ha ideato il layout avrebbero potuto rappresentare punti in cui le vetture potevano duellare ma che di fatto, con l’uso dell’elettrico, non hanno posto particolari problemi. Infine, il rettilineo principale si è rivelato troppo corto per permettere sorpassi in staccata.

La corsa, in particolare, ci ha dimostrato che si tratta di uno di quei circuiti in cui quando corri in solitaria ti diverti (un po’ come in Qatar) ma quando sei in bagarre ti annoi perché non c’è alcun punto che si presta a tentativi di sorpasso. L’impossibilità di provare il sorpasso è determinata anche dai muri che delimitano la pista: non vedere vie di fuga è un bell’incentivo a starsene buoni buoni ad aspettare la fermata ai box, no? La dimostrazione, per converso, sta proprio nel fatto che l’unico sorpasso che ho visto (esclusa la partenza) è stato proprio in curva 1 con Piastri a gomme fresche su Gasly a gomme vecchie… D’altra parte lo spazio per il taglio ha creato quel minimo di confusione in partenza che ha determinato, tranne che per Norris, il risultato finale della gara.

In questo contesto come si fa a giudicare i piloti?

Il “non” delle non-pagelle dovrà giocoforza tenere conto della delusione rappresentata dalle considerazioni di cui sopra. La gara è stata incredibilmente noiosa perché diversamente dalle aspettative non c’era neanche la tensione strategica a tenerci attaccati alla tabella dei tempi. L’unica alea che più volte (quorum ego) era stata paventata era l’eventualità di incidenti che avrebbero finito per rimescolare le carte e dare un po’ di interesse ma, come ha già giustamente scritto il Bastian Contrario nel suo articolo, desiderarla sarebbe stato da miserabili.

Quindi?

Quindi il voto si distribuisce in parti uguali, con un bel 8 a tutti i piloti perché non hanno commesso errori marchiani e si sono destreggiati benissimo tra i muri madrileni e che… non hanno permesso a Leclerc di vincere (o quantomeno provarci) la gara.

Per il resto, spero non me ne vogliate, mi limito ad alcune note.

La prima proprio per Leclerc, che nel suo interminabile stint (solo Gasly ha fatto più giri di lui con le bianche messe in partenza) si è comportato in modo egregio. Me lo sono immaginato per tutta la gara a proferire macumbe in tutte le lingue perché si creassero le condizioni per una SC o addirittura per una bandiera rossa (con quest’ultima la vittoria sarebbe stata nelle sue mani) ma non c’è stato verso. Velocissimo, costante, preciso: che disdetta non vederlo partire dalla pole position!

Abbiamo poi il vincitore, Andrea Kimi Antonelli da Casalecchio, superbo nel gestire la situazione in cui si è fortunosamente ritrovato dopo il disastro di Norris per colpa della VSC. Fortunato? Sì, ma solo se usiamo questo aggettivo quale mera qualificazione colloquiale, perché quel che è da rilevare è che lui era lì, il che è un merito che trascende ogni considerazione di natura scaramantica. In particolare, è stato bravissimo a non commettere errori anche quando ha dovuto gestire i 2.5 secondi che il muretto gli ha chiesto di mantenere da Leclerc: situazione non facile ma credo che in venti e più giri abbia sgarrato al massimo di 4 decimi. Fenomenale! Quell’8 di cui sopra vale forse qualche virgola in più per i giovanissimi in griglia che ci si aspetta più proni all’errore in un circuito stile Indy come questo. Bene, benissimo. Avanza ancora nel mondiale, il distacco che ha accumulato sul più diretto inseguitore (Russell) ha assunto una proporzione tale che ormai solo una buona dose di gesti apotropaici può rappresentarne adeguatamente la descrizione.

Landino nostro è quello che nelle cronache sportive di una volta si descriveva come “vincitore morale”. La velocità in qualifica ha fatto strabuzzare gli occhi e anche in gara, dopo l’ottima partenza, sembrava imprendibile per chiunque. Non dimentichiamo che la prima metà di gara è sempre stata il tallone d’Achille del nostro eroe per cui se già in quel frangente era di gran lunga il più veloce in pista figuriamoci nel finale. Finale in cui nonostante la sua superiorità nulla ha potuto fare contro Max che a fine gara ha dichiarato con la sua consueta nonchalance un po’ gretta che bastava stare in mezzo alla carreggiata per non essere superati. Ad ogni modo, la doppia chiamata della VSC (per lui improvvida: deleterio sia l’inizio che il VSC ending) si è rivelata disastrosa. Senza dimenticare il pit stop andato malissimo, con almeno 5 secondi persi per una gomma che non si trovava. Poco male, perché il podio è comunque arrivato e la McLaren ha dimostrato nuovamente di esserci: con Norris, visto che Piastri è disperso, può rappresentare un fattore di non poco conto in questo finale di stagione.

Russell ancora una volta è parso penalizzato da una strategia poco coraggiosa ma c’è da dire che se l’è un po’ cercata facendo un Q3 ben al di sotto delle possibilità della vettura.

Mi è spiaciuto non vedere Hamilton potersela giocare in pista più che altro per poter valutare la (eventuale) differenza di prestazioni tra le due monoposto di Maranello: lui aveva l’ADUO2 mentre a Leclerc è stato rimesso l’ADUO1 (per non meglio precisate ragioni di affidabilità). Come sarebbe andato? difficile da dire.

Il pasticcio in partenza che ha costretto Max a cedere posizioni dopo tre giri non è stato gestito benissimo, a mio modesto parere. Con Antonelli che aveva tagliato ben due chicane, con Norris imprendibile e Hamilton che già si sbracciava dicendo che i freni non funzionavano – una situazione decisamente incerta sotto il profilo delle possibili penalità – io l’avrei lasciato lì ancora per un po’, facendo macerare i commissari nell’indecisione. Del resto a me è parso che il suo taglio sia stato forzato più che cercato: la macchina di Lewis stava effettivamente puntando la sua dopo il violento taglio sul cordolo; può anche darsi che Max abbia furbescamente approfittato della situazione ma da lì a comminare una penalità, a mio avviso, ce ne passava. Parecchio. Non credo che nel risultato finale sarebbe cambiato alcunché (posto che il problema di Norris si sarebbe presentato comunque), ma mi sarebbe piaciuto vedere Max giocarsela al massimo delle sue possibilità..

Piastri si è preso mezzo secondo da Norris in qualifica e anche di più come ritmo in gara. Pure con la scusante della bagarre nell’ultimo terzo di corsa, il minuto e mezzo incassato da Norris al traguardo pesa come un macigno. Peccato, perché dopo il GP decente corso a Monza me lo aspettavo decisamente più pimpante

Anche Lawson mi ha deluso: dopo due buone gare qui si è un po’ perso e il buon sesto posto finale non cancella il deludente ritmo che ha tenuto in gara.

Chi può esultare è Franco Colapinto che sorprende con una qualifica monstre e un’ottima gara, soprattutto se consideriamo che questo era il peggior circuito possibile per la Alpine e forse anche per lui: con tutti quei muri un paio d’anni fa sarebbe stato il primo sospettato in caso di SC. Bene così.

Col fatto che Antonelli sta facendo faville ci dimentichiamo troppo spesso di omaggiare l’ancora più imberbe Arvid Lindblad che si porta a casa un nono posto che vale tantissimo in una pista così difficile per un rookie e che sta conducendo una stagione a mio parere eccezionale, fino ad ora. Se continua così non escludo che tra qualche anno (quando scadranno i contratti degli “invecchiati” Max e Charles) la lotta al vertice sarà un affare tra lui e Antonelli. Bravo!

Potrà giocarsela anche Bortoleto? Talento ha dimostrato di averne ma vedo e constato che il vecchio Hulk da diversi GP, anzi praticamente da inizio stagione, lo sta mettendo se non sotto almeno sotto tiro. La sensazione è che tra i giovini virgulti lui sia quello un po’ più in difficoltà. Per converso Hulk, insieme agli altri due vecchietti del circus, Alonso ed Hamilton, sorprende per l’adattamento a questa generazione di vetture dal motore così particolare e anche a Madrid è stato più veloce, soprattutto in gara, del giovane brasiliano. Staremo a vedere.

Sorprendentemente bene Ocon ma per me è sempre sorprendente quando va bene visto che dire che non stravedo per lui è un eufemismo.

Gasly, dopo l’exploit di Monza, torna nei ranghi e come Leclerc prova a giocarsela fino alla fine ma l’apparizione miracolosa della SC non si è manifestata…

Tsunoda un passo indietro.

Male le Williams con Sainz che litiga con Alonso proprio nel circuito di cui è stato sostenitore (interessatissimo ovviamente) della prima ora.

Tornano “indietrissimo” le AM e le Cadillac ancora di più ma c’era da aspettarselo su questo circuito nuovo. Mi sorprende Cadillac che ormai, giunti a questo punto della stagione, dovrebbe dare qualche segnale più incoraggiante e invece…

Ci vediamo a Baku!

 

BASTIAN CONTRARIO (XIV): Il merito

Il deludente GP di domenica scorsa, svoltosi in quel di Madrid, nonostante abbia messo a dura prova le nostre palpebre, affinché non si chiudessero, a mio giudizio ha dato non pochi spunti di cui discutere. Almeno sul lato umano e sportivo, perché da quello del punto di vista prestazionale e, soprattutto dello spettacolo, non vedo nessun onore e soprattutto merito da dare a questo circuito (che dovremo sorbirci per almeno una decade, salvo poi attendere l’inevitabile annuncio di rinnovo prima della su naturale scadenza), il quale potrà anche essere stato un fiore all’occhiello nell’organizzazione, eppure il pubblico in una pista da corse vuole vedere ben altro. Tuttavia quando si concepisce un circuito cittadino il destino dello stesso è già segnato e, indipendentemente dal disegno, sapremo già che la pista sarà un budello dove sorpassare è pressoché impossibile, salvo rischiare l’osso del collo (sportivamente parlando). Che differenza c’è tra il circuito madrileno e quello di Baku, Sochi (che ora è bandito), Singapore e via discorrendo? Piste dove la qualifica è di certo emozionante, perché in circuiti del genere non ci si può distrarre un attimo e, ogni errore lo paghi salatissimo, mentre la domenica la musica cambia radicalmente, tanto che spettacoli come quello madrileno ti fanno rimpiangere Montecarlo! Addirittura immediatamente dopo la gara, già si parlava di modifiche “imperative” da apportare al circuito stesso per l’anno prossimo, al fine di evitare la processione alla quale abbiamo dovuto assistere. Dico io: siete partiti da un foglio bianco: pensarci prima no?

Gli spunti dicevo. Mi chiedo che merito ci sia, da parte di chi commenta in diretta tv, nell’invocare una Safety Car o peggio una bandiera rossa, al fine di poter salvare la gara di Charles e, non farlo finire fuori dal podio? Il livello narrativo che si sta toccando ultimamente non solo non ha nessun merito, addirittura inizia ad essere altamente diseducativo. Eh già, perché lo si voglia o meno, la televisione educa eccome perciò cosi come Liberty Media si sbatte nell’inviare, al pubblico di tutto il mondo, messaggi più inclusivi possibili tanto da arrivare a multare chi nei box delle squadre non ha un abbigliamento appropriato (leggi culo in bella mostra!), allo stesso modo il giovane pubblico, che tanto piace alla F1 di Domenicali, ascoltando quelle parole cosa deve pensare? Che sia giusto che accada un incidente? Tutto questo per quale motivo? Affinché il pilota di turno, che mezzo mondo tifa, possa vincere? Che merito c’è in una vittoria del genere allora? Non vi sarebbe onore in una situazione del genere e, di certo non v’è onore in un comportamento del genere a maggior ragione che la F1, nella sua storia di anime cadute ne ha tante sulle spalle e, proprio grazie a tutte quelle “bandiere rosse” che ci sono stato in passato, abbiamo raggiunto standard di sicurezza elevatissimi. Questo tema è stato affrontato e dibattuto da molti in questi giorni e, il sottoscritto non poteva esimersi dal dire la sua, visto che ha ancora oggi davanti gli occhi, il botto di Senna al Tamburello. Mi auguro che questa narrazione quanto meno cambi.

Allo stesso modo, rimanendo in tema di merito nella vittoria, mi tocca difendere il nostro connazionale che, GP dopo GP, si sta avvicinando sempre di più al suo sogno che poi è quello di ogni pilota; vincere il mondiale. La Federazione attraverso i suoi giudici di gara, non fa nulla per non sollevare polveroni. La porcata che hanno commesso ai danni di Norris è stata davvero un colpo basso e, su questo sono certo che siamo tutti d’accordo, vero è che mi chiedo per quale motivo bisogna infierire sul nostro connazionale, tanto che ho dovuto leggere di pilota fortunato e, di vittoria immeritevole. L’anagrafe del nostro Kimi riporta che il ragazzo ha vent’anni eppure il comportamento (in pista e fuori), suggerisce che il giovane pilota della Mercedes abbia vent’anni di esperienza sulle spalle. Dico questo perché Antonelli, a fine gara, quasi si scusa con Norris per la sua vittoria che, senza quella strana Virtual Safety Car (concepita per contrastare le ingiustizie della Safety Car… sigh!), non sarebbe mai arrivata. L’italiano a fine gara lo ammette candidamente, affermando che gli dispiaceva per Lando e, in questo Antonelli ha un grande merito perché lo sport è anche e soprattutto questo, essere onesti. Eppure non capisco di che fortuna si parli. Ogni campione ha una prerogativa che li contraddistingue: la fortuna se la creano. Kimi era pronto, era li ad aspettare il momento giusto da cogliere caso mai si fosse presentato. Un campione si vede in questo, altrimenti si dovrebbero ridiscutere i settanta anni e passa dell’intera F1. Nel 2021 è vero che venne comminata una delle porcate più grandi della storia, vero è che Verstappen si presentò ad Abu Dhabi con un divario di punti davvero risicato e, non con una ventina di ritardo. Con questo voglio dire che se Max non avesse lottato con le unghie e con i denti, contro quel Lewis, non si sarebbe mai venuta a creare l’occasione che poi gli si è presentata. Di rimando Antonelli è vero che ha approfittato del “regalo” che gli è piovuto dal cielo madrileno, vero è che lui era li, come detto, pronto a coglierlo. Come mai capitano tutte a lui? Come mai queste fortune non capitano al compagno? Semplicemente perché George, in questa storia, non ha meriti visto e considerato che l’inglese è nelle retrovie (con la stessa macchina del compagno), mentre il suo team mate è costantemente a lottare per la vittoria. Per questo trovo ingiusto accusare Kimi di vittoria immeritata, anche perché se il giovane italiano è il riferimento in squadra, è perché ha vinto a raffica nella prima parte del mondiale e, il suo rendimento non è mai calato anche quando la sua vettura non era all’altezza dell’arrembante MCL-40.

Che meriti ha la Ferrari di Vasseur? Come ho scritto su queste righe, il vero mondiale della Rossa, del rubicondo Team Principal francese, sarebbe iniziato proprio alla ripresa del mondiale, subito dopo la pausa estiva ovvero quando tutti avrebbero spinto concretamente sugli sviluppi. Se si osserva il trend degli ultimi GP abbiamo questa situazione: AMG costante nelle prestazioni (questo significa che continuano a conservare il loro vantaggio), McLaren in fortissima ascesa tanto che ora è la squadra di Woking la vera preoccupazione di Toto, Red Bull in costante crescendo a dispetto delle pessime qualifiche che rimedia al sabato, mentre Ferrari? La Rossa come ogni anno, subito dopo l’estate, è in caduta libera. Da quando i due alfieri di Maranello non salgano a podio? Addirittura Hamilton, domenica scorsa, ha dovuto interrompere la sua striscia positiva di andare sempre a punti. Come ho già scritto, prima della pausa estiva, per Ferrari credere almeno nel mondiale Costruttori doveva essere un dovere, ora invece bisogna guardarsi le spalle dalla McLaren la quale, ormai è solo questione di tempo, è pronta ad agguantare il secondo posto (praticamente correndo con un pilota solo!). Questo doveva essere l’anno della riscossa, con una squadra che per bocca del suo stesso Presidente, si è mossa con quattro anni di anticipo ed invece, da “obiettivo 2026” siamo già passati ad “obiettivo 2027”. La Ferrari sta lavorando sodo al nuovo motore, che dovrà andare a correggere tutti gli errori di quello attuale e, nel frattempo Hamilton e LeClerc sono in apparente tregua, con Vasseur che annuncia al mondo che in squadra ci sono due numeri uno (cose da pazzi!). Quest’anno ormai è andato e, francamente non so se ci saranno nuovi guizzi da parte della Ferrari, visto l’attuale trend, certo è che l’impressione è quella che il 2027 sarà l’ultima chiamata per il Team principal Rosso. Impossibile ed impensabile credere alla ripetizione di quest’anno anche per quello venturo, quindi o Ferrari si giocherà costantemente la vittoria (ha due numeri uno no?) a cominciare dal prossimo anno sportivo, oppure siate pronti all’ennesimo cambio.

Inutile dire che Ferrari merita tutto quello che gli sta accadendo.

Vito Quaranta

ANDREA VINCE LA GARA DI NORRIS AL MADRING

Il costante e inesorabile miglioramento della sicurezza che caratterizza la Formula 1 dagli anni Novanta porta il circus in uno dei circuiti più assurdi che si siano visti nella storia della massima categoria dell’automobilismo. Un budello velocissimo caratterizzato da curve cieche e un grande curvone caratterizzato da un banking mai visto e contornato da tribune.

Ma per lo spettacolo evidentemente un occhio si può chiudere, e anche tutti e due.

Prove libere, qualifiche e gare di contorno vanno tutto sommato bene. Rispetto alle attese. Qualche bandiera rossa e una ammucchiata nella sprint di F3, niente di particolarmente degno di nota.

La griglia della F1 vede Norris in pole di pochissimo davanti ad Antonelli e Verstappen, con i piloti Ferrari, chiaritisi in settimana, a seguire.

La partenza è caotica. Antonelli e Verstappen tagliano la prima chicane. Andrea taglia anche la seconda e ridà la posizione, a Norris, ma la perde anche nei confronti di Max. Il quale, però, dovrebbe ridare la posizione ad Hamilton, che in realtà lo ha spinto fuori. La cosa che gli viene comunicata al giro 4, e le posizioni da ridare sono quindi due.

L’olandese si rimette dietro a Lewis, il quale è alle prese con problemi ai freni, e, infatti, dopo poche curve si fa ripassare e lascia andare pure Leclerc, per poi ritirarsi.

Al giro 14, Stroll resta fermo in pista, e viene attivata la VSC con molto ritardo, ma proprio quando Norris è transitato davanti all’entrata box. Antonelli e Verstappen ne approfittano per fare la sosta. Lando viene richiamato, ma proprio quando sta per entrare viene tolta la VSC e, fra l’altro, il cambio gomme  è particolarmente lento. L’inglese esce quindi in quinta posizione dietro anche a Russell. Leclerc non si è fermato ed è ora in testa alla corsa.

Al giro 29 Russell, incalzato da Norris, si ferma per la sua seconda sosta.

Al giro 45 Leclerc non si è ancora fermato, e i 3 dietro di lui si stanno avvicinando, a lui e fra loro. Solo 1.4 sec. separano Verstappen da Antonelli, e Norris è a meno di un secondo da Max. Charles non si ferma perchè il vantaggio su Russell è tale da fargli conservare la quarta posizione, e gli strateghi della Ferrari sperano che accada qualcosa.

Ma ovviamente non succede niente, e il ferrarista viene chiamato al box al giro 48, uscendone con soli 2.3 sec. di vantaggio su Russell. Andrea ora ha strada libera, ma non riesce a sbarazzarsi di Max. Il quale però deve preoccuparsi di più di Norris dietro di lui.

A due giri dalla fine, approfittando del doppiaggio di due colleghi, l’inglese tenta l’attacco ma l’olandese si difende da par suo. Finisce così con Andrea che vince la sua ottava gara, davanti a Max, Lando, Leclerc, che difende con i denti la posizione su Russel. Seguono Lawson, Colapinto, Piastri, Lindblad,  Hulkenberg,

Ora i punti di vantaggio del casalecchiese sono 81. A voi le opportune considerazioni. 

P.S. la sfortuna non esiste, ma tra un pilota fortunato e uno sfortunato è preferibile avere quello fortunato. Chi lo diceva?

P.S. 2 la sfortuna non esiste, perchè in realtà è stata la direzione gara che ha deciso di alterare il risultato della gara rubando a Norris un successo meritato. Chissà se nella testa del direttore gara è balenata l’idea di attendere un attimino. Magari ha pensato che ci sia ancora un vecchio debito, risalente a 5 anni fa, da saldare.

P.S. 3 La Ferrari è chiaramente la quarta forza. Ma dopo il week-end di Monza, è stato individuato chiaramente il suo problema. Si chiama Charles Leclerc. Il quarto posto di oggi è frutto solo del ritiro di Hamilton, che avrebbe certamente lottato per la vittoria.

P.S. 4 Abbiamo Vasseur ed Hamilton che stanno lavorando duramente per risollevare le sorti della squadra, come si può evincere dal perfetto allineamento delle loro dichiarazioni dopo le qualifiche. E l’insuccesso di oggi è stato dovuto solo alla sfortuna, parola di Fred. Dove per “sfortuna” si intende la mancanza di sfighe degli gli altri (leggi assenza di SC, VSC e bandiere rosse). Complimenti.

P.S. 5 E’ ormai chiaro che Russell per quest’anno ha abbandonato ogni velleità (rif. alle ultime due righe dell’articolo). Non aggiungo altro.

P.S. 6 Non c’è stato il festival delle bandiere rosse e delle safety car, ma la previsione di una gara noiosa si è puntualmente avverata. Sicuramente l’evento è stato un grande successo per la città di Madrid, ma ha senso sacrificare la sicurezza per avere uno spettacolo del genere?

P.S. 7 E, come ampiamente previsto, arrivati a metà campionato hanno capito tutti come usare i nuovi ammennicoli legati al recupero d’energia, e ora ci troviamo con piloti che non fanno più i piloti e gare noiose esattamente come prima.

P.S. 8 A Misano ha vinto uno spagnolo, a Madrid ha vinto un italiano. Mi sembra giusto.

P.S. 9 A proposito dei primi 2 P.S., vi consiglio di vedere, quando arriverà sulle piattaforme, il film “Ferrari 250 GTO – L’auto di Mauro Forghieri che salvò Maranello”. Così odierete ancora di più la gestione attuale.

 

F1 2026 – GRAN PREMIO DI SPAGNA

Ultimo GP in terra europea per questo 2026, prima di una serie di ben nove GP in giro per il mondo, e si finisce con un tracciato inedito, una scommessa per gli organizzatori e per chi ci girerà in pista.

Si tratta del Gp di Spagna sul circuito, definito non cittadino ma un “tracciato in città”, chiamato Madring, ricavato all’interno dell’area della fiera di Madrid.

Un tracciato con 22 curve e che secondo gli organizzatori dovrebbe sposarsi bene con le esigenze di queste nuove F1 così affamate di energia. Sul layout non mi esprimo, a prima vista sembra una pista come tanti “Tilkodromi” che l’hanno preceduta: tanto fumo, poco arrosto. Ma se è vero che è stata progettata anche per venire incontro alle esigenze tecniche di queste nuove PU potrebbe anche assicurare un certo spettacolo.

Il clou della pista è la curva Monumental, ovvero curva 12, una enorme u-turn di mezzo chilometro con una pendenza del 24%. Servirà tanto grip e molto studio per capire come affrontarla, guadagnare tempo e non distruggere le gomme passaggio dopo passaggio, Vedremo se si tratterà di un valore aggiunto o un qualcosa che ricorda Fantozzi e la famosa corazzata.

Paving of La Monumental, the Madring’s most iconic corner. Image supplied by MADRING

Circuito semipermanente che è destinato a diventare presenza fissa nel mondiale e che già nel prossimo anno potrebbe subire qualche modifica, speriamo che il weekend di gara ripaghi lo sforzo fatto.

SI arriva a Madrid con un mondiale che ha preso una direzione chiara che difficilmente cambierà rotta: quella di Antonelli e della Mercedes.  Ormai siamo arrivati al punto in cui non ci si chiede se ma quando. Mentre per il costruttori le cose erano già ampiamente preventivabili, diverso è il discorso per il campionato piloti.

Considerando la stagione 2025 poco più che mediocre, in pochi avrebbero previsto il dominio del giovane bolognese sul più quotato ed esperto compagno di squadra. Dall’alto delle sue 7 vittorie e di un vantaggio in classifica di 66 punti su Russell la situazione è piuttosto rosea per l’italiano.

Il dato più rassicurante comunque è la continuità con cui Antonelli riesce sempre ad essere più performante del compagno di squadra, un trend che non è stato scalfito anche quando Kimi ha dovuto cedere il passo per noie meccaniche. Russell semplicemente non sembra averne per eguagliare la velocità e costanza di Antonelli.

Dei piloti Ferrari meglio tacere dopo Monza, trattandosi sempre di una guerra tra poveri o meglio di una prelazione sulla leadership per la prossima stagione. Vitale per loro, ben poco per chi guarda a casa.

E quì concludo aggiungendo una piccola riflessione personale. Mi è capitato per la prima volta in questo 2026 di vedere un Gp dall’inizio alla fine , il Gp d’Italia a Monza. Al netto delle tragicomiche vicende Ferrari, è stato per quanto mi riguarda il Gp più brutto che mi sia mai capitato di vedere. Meno divertente anche dei Gp in cui i Mercedes facevano doppietta con decine di secondi su tutti.

Vedere quei sorpassi e controsorpassi in rettilineo come se si gareggiasse con monoposto di classe differente è stato mortificante da vedere, mi chiedo come facciano a parlare di spettacolo.

Poi , per carità, onore ad Antonelli che a parità di monoposto surclassa il suo team mate e tutta la griglia di piloti, ma parlare di rimonta storica è un’offesa alla storia di uno sport che una volta era glorioso. E mi dispiace ancora per il bolognese ma paragonare quello che fa a quello che è stato fatto anche solo una decina di anni fa è aberrante, figuriamoci i paragoni con Senna, Schumi e quant’altro.

Mi è capitato di recente di vedere degli spezzoni di gara e qualifica dei primi anni 2000. Sono rimasto sconvolto da quanto selvagge erano quelle monoposto e quante correzioni richiedevano, abituato ad anni di F1 addomesticate mi ero dimenticato cosa guardavo all’epoca. Queste al confronto sembrano delle F2 ad essere buoni.

Quindi, con buona pace di Antonelli e quant’altro, non so se sia un campione o meno, ma, al momento non c’azzecca niente con i mammasantissima che l’hanno preceduto. E mi dispiace perchè magari appartiene a quel cesto lì ma questa F1 appiattisce tutto ed [ di un livello nettamente inferiore rispetto agli anni d’oro.

immagine da diretta.it

Onore a Kimi e ad un pilota italiano finalmente protagonista dopo tanto tempo, ma la F1 è un’altra roba, proprio un altro mondo. E un grazie a Toto Wolff, che ha dato fiducia ad un 18enne che all’esordio nel 2025 a Monza l’ha messa malamente a muro alla Parabolica. E oggi si ritrova il pilota su cui puntare per il prossimo decennio.

*immagine in evidenza da autoracing1.com

Rocco Alessandro

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