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DRIVE TO SURVIVE SEASON 3. STARRING: ROMAIN GROSJEAN

Impatto quasi a 90°.
L’auto divisa a metà con la parte anteriore incastrata fra due lame del guard-rail.
53 G di decelerazione
28 secondi nella macchina in fiamme.

29 novembre 2020. Ore 15.13 circa. Gli incidenti più brutti della storia della Formula 1 riassunti in un solo, unico, tremendo botto. 2 minuti col fiato sospeso. L’ultima immagine è quella di una macchina che scarta improvvisamente sinistra puntando dritta verso un guard-rail assurdamente piazzato in diagonale a lato della pista. E poi una palla di fuoco e la bandiera rossa apparire quasi istantaneamente.

Il pilota che manca all’appello è Romain Grosjean. Nessun replay, nessuna notizia, solo paura. Poi un’immagine che sembra irreale: Romain, col terrore dipinto sul viso, seduto sulla Medical Car. E poi un’altra sequenza, che lo ritrae saltare fuori da una palla di fuoco, senza una scarpa, e con la tuta bruciacchiata.

Infine un replay infinito e dettagliato di tutto quello che è successo. La gara parte e si scatena il duello nelle retrovie. Ci sono piloti che sanno già che hanno perso il posto e altri che lo stanno per perdere, tutti smaniano per guadagnare posizioni. Ci sono le vie di fuga immense, e la voglia di passare davanti fa evidentemente perdere ogni tipo di timore. E così in uscita di curva 4 qualcuno esce molto lentamente, arriva Grosjean da dietro molto velocemente, ha Kvyat sulla destra ma, come spesso gli capita, si dimentica della legge dell’incompenetrabilità dei corpi che vale sulle piste vere. L’urto con la ruota anteriore sinistra della macchina del russo lo spedisce ad oltre 200 km/h dritto contro il guard-rail che qualche genio ha piazzato in quel punto proprio in diagonale a rientrare sulla pista. L’auto sfonda la lama centrale e si incastra fra le altre due lame con la scocca che passa dall’altra parte e la parte posteriore che si stacca, il tutto con un’esplosione di fuoco e fiamme che i malcapitati commissari faticano ad estinguere.

Incidenti del passato dall’esito infausto riassunti in un solo botto, si diceva. Ma stavolta tutto ciò che è stato negli anni studiato per evitare esiti nefasti ha funzionato alla perfezione. Dall’assorbimento di energia della scocca (e la parte posteriore che si stacca è un bene, anche se può apparire il contrario), al vituperato Halo che ha protetto la testa del pilota, alle protezioni dal fuoco, per finire con la pronta assistenza del medico, che ha immediatamente soccorso Romain.

E possiamo così archiviare tutto con qualche bruciatura, forse qualche costola rotta, ma niente di grave se si pensa a quello che avrebbe potuto succedere. E restano tante immagini e foto spettacolari destinate a riportare interesse su un mondiale di F1 che di interessante quest’anno ha avuto la consacrazione di Hamilton alla leggenda e tanti botti paurosi conclusisi per fortuna senza conseguenze. Nell’era dei social tutto questo fa comodo, anche se chi, come chi scrive, ha vissuto da spettatore ad altre epoche, ne farebbe volentieri a meno.

C’è poi stata anche una gara, ripartita dopo più di un’ora con il jersey piazzato al posto delle decine di metri di rail divelte dalla Dallara di Grosjean. Niente cronaca, oggi, ma alcune considerazioni:

  1. Hamilton è di un’altra categoria. Punto.
  2. Verstappen anche, ma alla macchina manca qualcosa. Altro punto.
  3. Oggi un pilota, Albon, ha colto un immeritatissimo podio, che probabilmente non gli salverà il posto, e un altro Perez, vi ha invece dovuto rinunciare per colpe non sue, con un costo enorme sulla classifica di campionato per lui e per la sua squadra.
  4. E chi ne ha beneficiato è la McLaren, quarta con Norris e quinta con Sainz, entrambi autori di un’ottima gara.
  5. Chi, invece, non ne ha approfittato è la Renault, settima con Ricciardo e nona con Ocon, e, a questo punto, più lontana dal terzo posto in classifica costruttori.
  6. Gara terribile per la Ferrari, con Leclerc decimo solo grazie al ritiro di Perez, ma doppiato, e Vettel quattordicesimo. Il tutto con Binotto a parlare di “sorpresa”. Vale la pena ricordare che per molto meno nel 2014, dopo una prestazione non buona sullo stesso circuito, il suo omologo dell’epoca ritenne di dovere rassegnare le dimissioni.
  7. Gasly, sesto, è sempre lì, e Bottas, ottavo, anche. E’ vero, il finlandese ha subito una foratura, ma la sua prestazione di oggi lascia una volta di più alquanto perplessi.

Fra una settimana vedremo l’ennesima novità esotica di quest’anno anomalo: un circuito “quasi ovale”, da meno di 1 minuto. E sarà di sicuro un pomeriggio più tranquillo, con una doppietta Mercedes e le Ferrari doppiate.

* immagine in evidenza dal profilo twitter @JeanTodt

 
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F1 2020 – GRAN PREMIO DEL BAHRAIN

E alla fine venne il “triello” nel sabbione. Il Bahrain ospita il primo di tre gran premi consecutivi che chiuderanno questa complicata e speriamo non ripetibile stagione 2020 (quanto meno nelle difficoltà nel trovare location disponibili ad ospitare i GP).

Dopo l’abbuffata di Gp in circuiti degni di tale nome ritorniamo ai tilkodromi con appeal decisamente meno elevato ma, necessari per mantenere in piedi il baraccone F1, oggi più che mai in bilico.

Quello del Bahrain in realtà è un circuito che ha fatto vedere delle belle gare in passato, pensando al duello Hamilton/Rosberg del 2014 o al 2019 dove per la prima volta ha brillato la stella di Leclerc in Ferrari e nel panorama della F1.

Cosa aspettarsi dall’edizione di quest’anno? Difficile a dirsi dato che arriva a gioca chiusi in entrambi i campionati. Resta aperta la lotta per il terzo posto costruttori ma alzi la mano chi è realmente interessato al risultato finale…

Sarà interessante vedere se Hamilton arriverà con il relax tipico di chi ha portato a termine la missione oppure ha ancora voglia di aggiungere l’ennesimo gettone al suo salvadanaio di vittorie.

immagine da skysport.com

Uno che vorrebbe non esserci è Bottas che ha già detto di pensare al 2021. Per uno che le ha prese in lungo e in largo per tutto il 2020 è una chiara indicazione di masochismo. A dire il vero ha anche affermato che correre senza pressione le ultime tre gare potrebbe agevolarlo. Il che è un altro segnale che sarà sempre e comunque il numero 2 in Mercedes finchè ci sarà Hamilton.

Nel 2019 fece un garone, quest’anno probabilmente sarà molto più dura per Leclerc. L’incognita è rappresentata dalla sua SF1000 e dal potenziale che la vettura mostrerà in pista. Il tracciato del Sakhir è piuttosto completo, necessita di potenza della PU, trazione e la capacità di essere gentile sulle gomme data l’alta usura prevista.

La Ferrari ha più volte dimostrato di non essere particolarmente attrezzata su circuiti di questo tipo per cui sarà l’ennesimo salto nel vuoto. Certo è che se in assenza di Binotto dovesse arrivare un altro buon risultato, forse è il caso di porsi qualche domanda. Una battuta? Certo ma alla fine neanche tanto…

immagine da tuttosport.com

Per Red Bull queste tre gare finali devono cercare di essere un buon trampolino di lancio per un 2021 meno deludente di quanto non sia stato il 2020. Tra piloti ormai ritenuti inadeguati, PU in fuga ed alettoni anteriori settati alla viva il parroco, in Red Bull hanno alzato bandiera bianca molto prima del preventivabile, rimediando anche qualche brutta figura come se ne sono viste solo in Ferrari negli ultimi anni.

Verstappen ha già messo le mani avanti sul 2021 e in parte anche sul 2022 (“le regole del 2022 non sfavoriranno la Mercedes”), ma meglio chiudere bene il 2020 piuttosto che chiuderlo come per il momento sta facendo Bottas…o Albon.

Al di là delle dichiarazioni di facciata, la lotta per il terzo posto tra Ferrari, Renault, Racing Point e McLaren premierà la squadra, e soprattutto, i piloti che faranno meno errori.  Ci sentiamo di dire che forse quelli più in “palla” sono quelli Ferrari mentre quelli Renault sono usciti piuttosto male dalla trasferta turca. Pronostico? Racing Point e McLaren favorite su Ferrari/Renault.

immagine da speedcafe.com

Curiosità per Alpha Tauri, affogata in Turchia e che forse non ha più molto da chiedere a questo 2020. Molto si giocherà sulla motivazione dei piloti, in particolare di Kvyat che potrebbe essere ai saluti finali e forse ha ancora qualcosa da dimostrare.

Per Williams e Alfa Romeo il 2021 è già una realtà, poche le chance di farsi valere nei tre GP rimasti. Per Kimi motivazione sotto le scarpe: sul podio non è previsto champagne.

*immagine in evidenza da gtspirit.com

Rocco Alessandro

 

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7 VOLTE LEWIS

Un titolo mondiale andrebbe sempre conquistato vincendo la gara della consacrazione matematica. Ancora meglio se lo si fa mostrando a tutto il mondo che se sono arrivati 6 titoli nelle ultime 7 stagioni non è solo perchè si lavora per il miglior team della storia della Formula 1. E se poi, a completamento dell’opera, riesci a doppiare il tuo compagno di squadra, non puoi proprio chiedere di meglio alla tua carriera. Perchè si tratta del settimo. 

Asfalto nuovo e liscio, temperature basse, gomme  delle mescole più dure a disposizione, pioggia. Questo è lo scenario che si è presentato alla Formula 1 ritornata sul bellissimo circuito di Instanbul. Per queste macchine è come correre sul ghiaccio. E la qualifica si è disputata in condizioni quasi proibitive, con Stroll a conquistare la pole position davanti ad un nervosissimo Verstappen. Mercedes in grande difficoltà e Ferrari disastrosa, ad attendere una gara che si preannuncia sull’asciutto.

E, invece, il circuito è ancora allagato, un’ora prima della partenza. Poi smette di piovere, ma ci sono 11 gradi e non c’è il sole. Ma Michael Masi decide di dare una partenza normale, anzichè usare la Safety Car, secondo una consuetudine ormai consolidata negli ultimi 15 anni quando le condizioni sono incerte.

Si preannuncia il festival del pattinamento, e così è. Tutti quelli che sono dal lato sinistro della pista faticano maledettamente ad avviarsi, e così Verstappen, Albon e Leclerc rimangono letteralmente fermi, mentre Stroll dalla pole, e anche Vettel che partiva molto indietro, scattano come razzi. Bottas urta Ocon ed entrambi si girano riuscendo subito a ripartire, e la gara prosegue normalmente senza bisogno della SC.

Hamilton riesce a recuperare fino alla terza posizione, ma va lungo e Vettel si porta incredibilmente terzo, avendo così rimontato ben 8 posizioni nel primo giro, con un nervosissimo Verstappen che lo segue vedendo scappare le due Racing Point davanti a lui.

All’ottavo giro è già il momento di passare alle intermedie. I primi a fermarsi sono Leclerc e Bottas, seguiti poi da Vettel ed Hamilton al decimo giro.

I primi tre restano con le full-wet, e Verstappen recupera su Perez che poi si ferma a sua volta. Max continua a volare anche con le gomme da bagnato estremo, e si ferma al giro 12 per uscire nuovamente dietro a Perez e poco davanti a Vettel ed Hamilton. Quest’ultimo prova ad attaccare il tedesco, ma va ancora una volta lungo e viene superato anche da Albon, il quale subito dopo supera anche il tedesco della Ferrari.

Verstappen si attacca al posteriore di Perez, ma in una curva veloce perde il controllo della sua Red Bull e si esibisce in uno spettacolare testacoda multiplo, che fortunatamente non lo porta a sbattere. Deve però fermarsi ancora una volta ai box per montare un treno di intermedie nuove.

Hamilton continua ad essere bloccato dietro Vettel, mentre davanti Perez e Albon guadagnano su Stroll.

A metà gara si presenta per tutti il dilemma di un eventuale cambio gomme per le slick o per intermedie nuove, e qualcuno dei primi è già in difficoltà A decidere per primo di fermarsi è Vettel al giro 34. Nel frattempo Albon, in terza posizione, va in testacoda e perde l’ennesima grande occasione di una stagione che merita di essere la sua ultima nella massima formula.

Nel frattempo, Perez raggiunge Stroll, e Hamilton si avvicina ad entrambi. Al giro 36, il canadese, che vorrebbe gomme slick, viene fatto rientrare per montare un treno di intermedie nuove. La scelta si rivelerà sbagliata, e il suo sogno finisce qui. Rientra infatti dietro a Verstappen, e da quel momento in poi in poi sprofonderà ai margini della zona punti.

Hamilton supera Perez e fra lui e la sua 94a vittoria c’è solo l’incognita di quanto ancora dureranno le gomme che aveva montato al decimo giro. Ma la classe non è acqua, e Lewis sa come far arrivare le gomme fino alla fine, cogliendo così vittoria e titolo mondiale.

E bravo come lui a gestire le gomme è anche il neo-disoccupato Perez, che riesce a conquistare un prestigioso secondo posto riprendendosi in extremis la seconda posizione che il rimontante Leclerc gli aveva appena soffiato. E proprio il monegasco rovina un’ottima gara con un errore in frenata che lo porta a perdere il podio a favore del suo compagno di squadra, autore di una prestazione maiuscola, degna di un quattro volte campione del mondo, cosa che nelle ultile due stagioni gli era riuscita poche volte.

Dietro ai primi quattro, un ottimo Carlos Sainz, seguito dalle due Red Bull con Albon davanti a Verstappen, autori  entrambi di una gara da dimenticare. Seguono Norris, apparso oggi ancora una volta nettamente inferiore al compagno di squadra, Stroll e Ricciardo, anch’egli decisamente in ombra in un giorno in cui la sua esperienza avrebbe dovuto fare la differenza come è avvenuto per altri colleghi.

Poca gloria per Toro Rosso, Haas, Alfa Romeo e Williams. Ma, obiettivamente, oggi per loro il problema sono stati probabilmente più i piloti che l’auto.

Infine, una menzione speciale per Bottas, giunto al traguardo quattordicesimo e doppiato. Per quanto si possa cercare di convincersi che egli rappresenti un osso duro per Lewis, gare come quella di oggi dimostrano che non è così, e che quando l’inglese gli sta dietro è un caso. D’altra parte i numeri delle ultime 4 stagioni parlano chiaro e dicono che Bottas non è minimamente a livello di Nico Rosberg, col quale Hamilton aveva dovuto combattere duramente per vincere i suoi primi due titoli in Mercedes (e il terzo lo aveva perso).

E, forse grazie anche a Nico, al Lewis delle ultime 4 stagioni avrebbe potuto tenere testa forse solo un pilota, colui che gli ha ceduto il posto nel 2013 e che ha contribuito a far diventare la Mercedes quello che è oggi. E, con quel pilota, oggi Lewis condivide il numero di 7 titoli mondiali vinti.

* Immagine in evidenza dal profilo twitter @MercedesAMGF1

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F1 2020 – GRAN PREMIO DI TURCHIA

Continua il viaggio nostalgico della F1 sulle piste degne di essere definite tali, ora è il turno dell’Istanbul Park che torna in calendario dopo un’assenza che durava dal 2011.

E dire che, essendo uno dei nuovi circuiti di matrice “tilkiana” avrebbe potuto seguire il triste destino di altri circuiti (vedi circuito di Sochi, Abu Dhabi, Bahrein, ecc ecc) a cui la famigerata definizione del sgt. Hartman calzerebbe a pennello.

Invece, il sito di costruzione con parecchi saliscendi e, per una volta, una felice intuizione nel suo disegno, hanno fatto sì che ne venisse fuori un tracciato tecnico, impegnativo e apprezzato dai piloti e spettatori.

immagine da f1sport.it

Così apprezzato che dal 2012 non è più in calendario ed è stato addirittura acquistato nel 2015 da una compagnia di noleggio locale per farne una concessionaria di auto usate. C’è voluto il Covid per rendergli un pò di giustizia.

Si arriva in Turchia con il primo match ball a favore di Hamilton per il settimo titolo. Al 44 basta non perdere più di 8 punti dal suo compagno di squadra per laurearsi campione del mondo, il che porta a pensare che possa anche accontentarsi di un secondo posto con Bottas vincitore ma senza il punto addizionale per il giro più veloce.

Insomma, a meno di problemi particolari, una passeggiata. Molto più incerto invece rimane il futuro del pilota inglese che, ormai si è capito, attende rassicurazioni dal parte di Mercedes in merito al loro impegno futuro nella F1. Difficile, praticamente impossibile pensare ad un 2021 senza il 44 stampato sul musetto della futura W12.

Molto più facile pensare che cerchi di strappare un contratto annuale per il 2021, vincere l’ottavo titolo, superare le 100 pole e le 100 vittorie per poi decidere di ritirarsi o restare in Mercedes alle sue condizioni o cercarsi un altro team.

immagine da autosport.com

La situazione in merito è ancora piuttosto “fluida” ma ormai il tempo sta per finire. Scontato dire che un Hamilton lontano da Mercedes nel 2022 sarebbe una bella ventata di novità e incertezza per una F1 che ne avrebbe un gran bisogno.

In un periodo piuttosto avaro di notizie, continua l’incertezza sul futuro dei(l) pilota Red Bull. Albon ha continuato a scavarsi la fossa ad Imola in una maniera così tragicomica che viene da pensare che Hulkenberg si sia procurato una bambola voodoo con le fattezze del thailandese. Mettici pure cha ha dichiarato di non essere intenzionato ad accettare un eventuale downgrade verso l’Alpha Tauri e si capisce bene che il suo futuro in F1 assomiglia sempre più al percorso del bovino che va verso la macellazione.

Anche Kvyat, nonstante il gran quarto posto imolese, sembra sempre più spinto fuori dal team a causa di Tsunoda, che ha ben impressionato i vertici di Alpha Tauri nel suo shakedown post-gp ad Imola.

immagine da f1granpriix.motorionline.com

In tema di PU, un assist alla Red Bull arriva da Toto Wolff che si dice certo della capacità della squadra austriaca di saper gestire il know-how che lascerà Honda. Ciò comporterebbe però il congelamento delle PU già dal 2021 e fino alla definizione delle nuove PU a partire dal 2024/2025, congelamento a cui si oppone Ferrari, che sarebbe svantaggiata non avendo, a meno di miracoli con la nuova PU del 2021, la possibilità di recuperare il gap con le PU più performanti. Anche in questo caso, lo scenario è ancora apertissimo.

Dulcis in fundo (si fa per dire), il nuovo calendario provvisorio per il 2021. Con tutto l’ottimismo di cui si può essere capaci, sembra un calendario adatto agli E-sports piuttosto che alla realtà.

23 GP in giro per il mondo con l’attuale incertezza legata alle ben note vicende sembra davvero un immotivato esercizio di ottimismo. Senza contare il fatto che, come alcuni di voi hanno già sottolineato, alcuni gp consecutivi sono situati agli antipodi gli uni dagli altri, constringendo i team a trasferte pesanti in termini di fatica, logistica e delle tante decantate emissioni di CO2.In particolare il trittico Azerbaijan/Canada/Francia lascia davvero perplessi.

Ultima nota di merito, l’impegno della FDA nel cercare di portare il gentil sesso ai vertici del motorsport. Quattro ragazze si giocano un posto nella famigerata academy per quello che potrebbe essere l’inizio di una carriera non di secondo piano nel motorsport.

immagine da autosprint.corrieredellosport.it

La mancanza di donne competitive negli sport motoristici è annosa e ha svariate cause. Le principali sono ovvie: una scarsa apertura mentale del mondo del motorsport ai driver donna e lo scarsissimo numero di praticanti donna che si affacciano al mondo dei motori. Questo progetto della FDA in collaborazione con la FIA sembra essere una bella occasione per affrancarsi da una serie di luoghi comuni sulle donne nel motorsport.

Anche perchè non è vero che le donne non possono andare forte in macchina, chiedete a Michele Mouton…

*immagine in evidenza da dailysabah.com

Rocco Alessandro

 

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HAMILTON ONORA SE STESSO AD IMOLA. E LA MERCEDES FA 7 IN CASA DELLA FERRARI.

Correva l’anno 1980. La Formula 1 faceva il suo debutto ufficiale sul circuito in riva al Santerno. Chi scrive era presente, e ricorda distintamente piloti e macchine dell’epoca, dotate di effetto suolo ma con 500 cavalli e tanta tecnologia in meno, cimentarsi in un circuito veloce, stretto e difficile, che qualcuno definì un kartodromo.

In 40 anni di acqua sotto il ponte che porta al paddock ne è passata tanta. Il circuito ha cambiato faccia e gestione, e sembrava uscito dal giro che conta. Ma la catastrofe sanitaria di questo 2020 ha creato le condizioni per farlo rientrare, per la gioia dei piloti che hanno fornito, da subito, solo commenti positivi.

Il week-end distribuito su soli due giorni ha permesso di vedere tanta attività in pista il sabato mattina, e una qualifica interessante al pomeriggio. Con un po’ di sorpresa, Bottas agguanta la pole position con 1 decimo di vantaggio su Hamilton, con Verstappen terzo  e l’ottimo Gasly quarto.

E, quando si spengono i semafori, il finlandese se ne va indisturbato, mentre Max, dopo essersi posizionato sullo schieramento in modalità old-style, cioè un po’ a caso, riesce a sopravanzare Hamilton, il quale rischia di perdere la posizione anche su Gasly che per poco non lo tampona.

Dietro, Giovinazzi scatta in modo perfetto dall’ultima posizione e, complice un contatto fra Vettel e Magnussen, guadagna ben 6 posizioni, ponendo le basi per un ottimo risultato.

I primi 3 sono di un’altra categoria, e guadagnano un secondo al giro sul quarto che é Ricciardo. Al 9° giro si ritira Gasly a causa di una perdita di pressione al circuito dell’acqua. Al giro 14 pit-stop anticipato per Leclerc, che monta le gomme più dure. Il giro dopo si fermano anche Ricciardo, che lo precedeva, e Albon e Kvyat che lo seguivano. Ma le posizioni non cambiano.

Verstappen prova l’undercut e si ferma al giro 19. Ma Bottas copre la sua mossa e si ferma al giro successivo. Anche loro montano gomme dure. Hamilton invece tenta il colpo a sorpresa e prosegue, iniziando a marcare giri velocissimi.

Dopo il pit-stop, Verstappen sembra averne di più di Bottas, che ha il fondo danneggiato per avere raccolto un pezzo dell’ala di Vettel al secondo giro. Ma l’olandese non riesce ad avvicinarsi. Hamilton continua a volare, e, nonostante un gruppo di doppiati, decide di continuare. Una volta liberatosi di loro, torna ad andare forte e riesce ad accumulare il vantaggio su Bottas sufficiente per fare il pit-stop e rimanergli davanti.

Ma non ce n’era bisogno, perchè al giro 30 Ocon si ferma poco prima della variante alta in prossimità di un varco nel guard-rail. La direzione gara, per estrema precauzione, decide di attivare la Virtual Safety car per pochi secondi, che sono quelli necessari a rimuovere l’auto del francese, ma anche a permettere ad Hamilton di fare il suo pit-stop risparmiando una decina di secondi.

Lewis si ritrova così al comando con un bel vantaggio su Bottas, il quale ha il suo daffare a tenere dietro Max, tanto che al giro 43 arriva lungo alla Rivazza, e non può evitare di essere superato al successivo passaggio alla variante del Tamburello. Ma al 51° giro, poco prima della variante Villeneuve, l’olandese colpisce un detrito e buca la ruota posteriore destra, finendo nella ghiaia e terminando così la sua gara.

Esce la Safety Car, e Russel ne approfitta per rovinare un possibile arrivo a punti, il primo per lui, mettendo a muro la  sua Williams nel tentativo di scaldare le gomme dietro la SC. La gara riparte dopo ben 7 giri, necessari a far passare i doppiati (regola che si rivela ogni volta più stupida). 

Se la lotta per le prime due posizioni è ovviamente inesistente, quella per il gradino più basso del podio è entusiasmante. Alla ripartenza Albon, che navigava in quinta posizione, si fa fregare prima da Kvyat e poi da Perez, per poi girarsi come un pivello all’uscita della Villeneuve, ponendo fine alla sua gara e, probabilmente, alla sua carriera in Formula 1.

Kvyat supera subito anche Leclerc e si mette a caccia di Ricciardo e del sogno di un podio colto a 15 km dalla sede della ex-Minardi. Il monegasco della Ferrari deve difendersi anche dagli attacchi di Perez, il quale ha visto la sua terza posizione, guadagnata con una prima parte di gara ottima, vanificata da un pit-stop incomprensibile sotto SC.

Il circuito non dà però grandi possibilità di sorpasso, quando tutti hanno le gomme in temperatura, e dopo la lotta delle prime curve non succederà più nulla.

La gara finisce così con una doppietta Mercedes, che consente al team tedesco di guadagnare matematicamente il settimo titolo consecutivo cancellando il precedente record che deteneva assieme alla Ferrari, e proprio sul circuito che porta il nome del Drake e di suo figlio.

Al terzo posto un ancora ottimo Ricciardo su una Renault che si conferma la terza forza, per la gioia di Alonso, presente sul circuito in questo week-end. Lo segue un bravissimo Kvyat, la cui prestazione probabilmente non sarà sufficiente a mantenere un posto in Formula 1.

Al quinto posto Leclerc, che ha tratto il massimo dalla solita, difficile, SF1000, seguito da Perez che, come già detto, si è visto sfuggire il podio a causa di un errore macroscopico della sua squadra. Al settimo e ottavo posto le due McLaren di Sainz e Norris, bloccate nel traffico per tutta la gara, seguite dalle due Sauber di Raikkonen e Giovinazzi, che festeggiano il rinnovo del contratto con un’ottima gara.

Fuori dai punti Latifi, mai così vicino a cogliere un bel risultato, e Vettel, la cui buona gara è stata completamente rovinata da un pit-stop interminabile senza il quale sarebbe arrivato probabilmente settimo. Lo seguono Stroll, inguardabile e anche pericoloso, avendo investito un suo meccanico al pit-stop, Grosjean e Albon.

La prossima gara sarà ad Istanbul, in un altro bel circuito che fa il suo rientro nel giro del mondiale. Ci aspetta il quarto week-end di fila con un top record eguagliato o battuto. Perchè è molto probabile che Lewis colga il suo settimo mondiale proprio in Turchia, sulla pista sulla quale nel 2006 in GP2 si produsse in una prodigiosa rimonta, che face dire, a chi scrive, “è arrivato il nuovo Senna”.

P.S. a proposito del campione brasiliano, ho trovato stucchevole il continuo riferimento al fatto che Imola è il circuito su cui ha perso la vita. Hanno ceduto alla tentazione non solo Sky (e di questo non c’è da stupirsi, visto lo scarso livello giornalistico che offrono), ma anche la stessa F1 e un pilota che è sceso in pista con identici colori del casco. Oggi non c’era nessun anniversario da celebrare, e quel tragico week-end del 1° maggio 1994 è qualcosa da tenere ben a mente ma non è certamente un elemento che possa essere utilizzato per celebrare la storia del circuito di Imola, anche se gli stessi gestori, va detto, ne hanno fatto e ne fanno tutt’ora uso.

 

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