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F2 ARABIA SAUDITA 2021 – PIASTRI DOMINA E VEDE IL TITOLO

Il weekend della F2  in Arabia Saudita è stato piuttosto sgradevole. Come per la sorella maggiore, i maggiori problemi sono emersi dalle catteristiche della pista. A sua differenza, tutti i piloti si sono comportati in modo dignitoso e il mondiale si è praticamente concluso. Non c’è la certezza matematica, ma con più di cinquanta punti sul vantaggio sul secondo Oscar Piastri ha praticamente vinto il mondiale di F2 2021. Proseguiamo con ordine.

Nei due mesi di distanza che ci hanno separato dall’ultimo round di Sochi, sul fondo della griglia ha avuto luogo una piccola rivoluzione. Debutano ben quattro nuovi rookie, tutti provenienti dalla F3. Essi sono Logan Sargeant (HWA Racelab, al posto di Jake Huges), Olli Caldwell (Campos Racing, al posto di David Beckmann), Jack Doohan e Clement Novalak (MP Motorsport, al posto di Richard Verschoor e Lirim Zendeli). Non potevano trovare un tracciato peggiore per esordire.

La F2 ha avuto il poco glorioso compito di inaugurare il tracciato di Jeddah. Come da (mie) previsioni, le prove libere si sono disputate dopo un ritardo di quasi un’ora. La sessione è stata movimentata, con la bandiera rossa uscita in occasione degli incidenti di Sargeant e di Alessio Deledda (HWA). Il miglioramento della pista nei minuti finali ha permesso a Robert Shwartzman (Prema) di concludere la sessione davanti a tutti. Più indietro gli altri contendenti per il titolo: Guanyu Zhou (Uni Virtuosi) è 7°,  Oscar Piastri (Prema) 10° e Theo Pourchaire (ART) 13°. Si distingue Ralph Boschung, secondo con la modesta Campos, mentre tutti i rookie sono in fondo alla classifica.

Dopo poche ore si arriva al momento più importante del weekend (e, a posteriori, del finale di stagione), le qualifiche. L’andamento ha ricordato quello della F1: Shwartzman è il pilota più in palla, si in stalla in testa fin dal primo minuto e, man mano che i minuti passano, respinge tutti gli usurpatori. Nei minuti finali, si lanciano tutti quanti, e perdiamo il primo contendente per il titolo: Dan Ticktum fora e non può partecipare al rush finali, con pesanti conseguenze sulla sua posizione finale.

Oscar Piastri, finora autore di una qualifica poco memorabile, all’ultimo momento utile balza in testa alla tabella dei tempi, ma c’è Shwartzman in dirittura di arrivo. La pole sembra fatta per il russo: ha due decimi di vantaggio e gli manca solo l’ultima curva. Come Verstappen in F1, compie un errore in entrata e perde tutto quello che aveva guadagnato. Concluderà secondo, staccato di 165 millesimi dal teammate.

Oscar Piastri conquista la quarta pole consecutiva, eguagliando il record di pole consecutive di Leclerc, e ipoteca il mondiale. Non solo la posizione è la migliore per affrontare la Feature Race, ma i quattro punti bonus gli permettono di estendere la leadership a 40 punti su Zhou e 47 sul teammate. Esperienza è il nome che si dà ai propri errori; oggi il russo ha imparato molto. Come si vedrà, la pole sarà la chiave di volta per il weekend dell’australiano.

Dopo il duo Prema, la seconda fila ospita la coppia piloti ART, con Pourchaire davanti a Christian Lundgaard, che ritorna nelle prime posizioni dopo tempo immemore. Discorso simile per Felipe Drugovich, che si qualifica 5°, davanti al teammate Zhou, sesto e con l’acqua alla gola in campionato. Sempre meglio di Ticktum, che conclude 11° dopo le disavventure già narrate. Ralph Boschung è il migliore degli “altri” e conclude 7° con la Campos mentre Clement Novalak è il migliore dei quattro deb, dodicesimo.

Malgrado il circuito non sia un capolavoro di design (rivoltante il design delle curve da 1 a 4, parere personale), gara 1 si è stata divertente.

Per effetto dell’inversione della griglia parte dalla pole Liam Lawson (Hitech), affiancato dall’ex promessa Marcus Armstrong (DAMS), mentre la seconda fila ospita il teammate Juri Vips (sempre Hitech) e il già citato Ralph Boschung. Al via Armstrong parte meglio del rivale; Lawson prova a resistere ma finisce fuori pista. Taglia curva 2 (spoiler: lo sentirete spesso) e deve cedere la leadership al connazionale della DAMS.

Come da previsioni, dopo neanche trenta secondi dal via entra la SC a causa di una serie di collisioni avvenute in fondo al gruppo. Alla ripartenza, Zhou cerca di sorpassare Lundgaard con una manovra decisa all’esterno di curva 1, ma il cordolo gli fa perdere reattività nel cambio di direzione e si scontra con la ART. Il cinese ha la peggio, si gira e deve cambiare il muso, mentre Lundgaard perde poche posizioni.

La difficoltà di portare a termine sorpassi in maniera pulita a Jeddah è mostrata dal duello Ticktum – Viscaal per la decima posizione. Dopo quattro giri in cui sfrutta ogni centimetro di asfalto, si libera definitivamente del rivale solo al settimo giro. Davanti la storia è simile, ma grazie ai problemi  con le gomme di alcuni piloti (come Ralph Boschung, che da 3° piomba in quindicesima posizione) la gara si fa guardare. Tra i vari duelli, Shwartzman supera Lundgaard per la sesta posizione tagliando curva 2. La penalità arriva puntuale, ma meglio 5s che languire per tutta la gara dietro a una macchina più lenta (se si verificano dinamiche del genere, il progettista NON ha fatto un buon lavoro).

Nel finale la corsa si anima. Al quattordicesimo giro (su venti) Pourchaire scivola in curva 22 e si schianta. Un altro pretendente che dice addio al titolo. La SC si fa da parte dopo tre giri e nei giri finali ha luogo l’azione più divertente del weekend, grazie al combinato disposto di piloti molto lenti e pista poco predisposta per i sorpassi.

Armstrong vince di un soffio su Lawson, dopo un ultimo giro passato a rintuzzarne gli attacchi. Prima vittoria dell’alfiere DAMS nel campionato di F2. 18 mesi fa il neozelandese era visto come uno dei futuri protagonisti della serie, ma la storia ha avuto altri piani.

Vips resiste a Drugovich e conquista l’ultimo gradino del podio. Shwartzman (gpv), quinto sul traguardo, viene penalizzato e conclude sesto alle spalle di Jehan Daruvala (Carlin), autore di un bellissimo doppio sorpasso su Lundgaard e Piastri. All’ultimo giro si assiste anche una lotta molto tirata tra Piastri, Lundgaard e Ticktum. L’inglese sorpassa entrambi, mentre il danese compie un capolavoro in difesa e conserva l’ultima posizione valevole per i punti. Daruvala sarà successivamente penalizzato per aver sorpassato Ticktum fuori dai limiti di curva 1 (again, grazie Tilke) e scala decimo. Come consolazione, l’indiano partirà in pole in gara 2. Shwartzman torna quinto.

Dopo la seconda inversione della griglia, in pole c’è Daruvala, seguito da Bent Viscaal (Trident) e Piastri. Gara 2 ha un andamento simile a gara 1, anche se risulta meno intensa.

Al via Piastri scavalca Viscaal, mentre in fondo al gruppo si scatena il caos, con una serie di collisioni che miete diverse vittime, tra cui il vincitore di gara 1 Armstrong. Pourchaire e Zhou ringraziano e scalano diverse posizioni.

Restart, e Daruvala manca la frenata di curva 1. L’indiano taglia la curva e rimedia 5s di penalità. Piastri, in seconda posizione, si vede la vittoria servita su un piatto d’argento. Poco dopo, Vips rompe l’alettone nel tentativo di sorpassare Drugovich e si ritira. La gara è animata dalla lotta per la terza posizione tra Lundgaard, Viscaal e Piastri. Il danese taglia curva 1 per difendersi, e la penalità arriva puntuale.

Malgrado i fermi tentativi di Shwartzman, la Trident si rivelerà un ostacolo insormontabile. Al contrario, Piastri sorpassa Daruvala, malgrado in teoria potesse accontentarsi della seconda posizione. Una SC entrata a tre giri per rimuovere la macchina incidentata di Lawson chiude i giochi, e ci rimettono soprattutto Daruvala e Lundgaard, che a causa della penalità penalità sul tempo finale, concludono ultimi dopo aver passato buona parte della gara sul podio virtuale.

Alla fine vince Piastri, autore anche del giro più veloce, davanti a un coriaceo Viscaal (che porta la Trident sul podio per la prima volta dal 2016) e a Shwartzman, che tutto sommato non poteva molto di più, partendo dalla settima posizione.  L’australiano è sempre più vicino al titolo. Zhou finisce ottavo e conquista un punto. Meglio di lui ha fatto Pourchaire, che da 19° conclude 6° con un’auto riparata all’ultimo momento.

L’eroe di giornata comunque è Jack Doohan, che, da rookie e nel circuito più infame, ottiene uno splendido quinto posto.

Con il podio di Shwartzman e la vittoria di Piastri, la Prema conquista il secondo titolo Costruttori consecutivo.

Si arriva alla Feature Race, il piatto forte del weekend. Circa.

Prima quaranta minuti di ritardo per riparare le barriere, danneggiate dalla Porsche Supercup.

Alla partenza Pourchaire stalla e Enzo Fittipaldi lo tampona a piena velocità. Bandiera rossa e tanta paura (anche perché non hanno mai fatto rivedere i replay – all’inizio ci può stare, ma una volta capito che i piloti stanno bene, la scelta appare ridicola), ma alla fine il brasiliano se la cava con un tallone rotto e un occhio nero. Poteva andare peggio, ma intanto si accumulano altri cinquanta minuti di ritardo.

Alla fine la gara riprende nel pieno della valenza agonistica, per quanto accorciata a venti minuti + un giro, partenza dietro la SC (griglia di partenza: quella del giro 1) ma comunque pit stop obbligatorio. La “pacchia” durerà poco.

La gara vede qualche lotta nei primi giri: Daruvala perde due posizioni ai danni di Drugovich e Vips, mentre Boschung (che aveva guadagnato 4 posizioni al primo via) resiste con durezza a Zhou. Gli ultimi giri non arriveranno mai: nelle retrovie Caldwell perde il controllo e Samaia non lo può evitare (sempre per effetto del grandioso design del tracciato).

Entra la SC, ma si capisce che la cosa andrà per le lunghe. Il direttore di gara ci dà un taglio e sospende la gara, stavolta in maniera definitiva, e attribuisce il punteggio dimezzati ai primi dieci.

Vince Piastri davanti a Shwartzman, Boschung, Zhou e Drugovich. L’australiano è anche l’autore del giro più veloce. La seconda vittoria nell’arco dello stesso weekend (secondo pilota a riuscirci dopo Vips a Baku) permette a Piastri di estendere la sua leadership in modo quasi definitivo.

Con 213,5 punti contro i 162 dell’inseguitore più prossimo, Shwartzman, Piastri ha di fatto vinto il mondiale. Per poter avere qualche vaga possibilità di vincere, i rivali a Jeddah dovevano compiere il weekend perfetto. Per la loro disperazione, è stato Piastri a riuscirci: doppia vittoria, pole position e due gpv su tre, grazie anche a una generosa dose di fortuna. E’ interessante osservare che buona parte del risultato di Piastri in gara 2 e nella Feature Race è maturato per via della pole. Se Shwartzman avesse affrontato bene l’ultima curva in qualifica, la realtà ora sarebbe diversa (ma fino a un certo punto). Ad Abu Dhabi si assegnano ancora 65 punti, quindi in teoria anche Zhou (terzo a 149,5 punti) è ancora in lotta, ma sono le speranze che solo l’aritmetica può dare.

Piastri è stato un autentico schiacciasassi quest’anno. Non ricordo una gara storta o un suo singolo errore. Ha pienamente meritato il titolo.

Lorenzo Giammarini, a.k.a. LG Montoya

[Tutte le immagini sono prese dal sito o dall’account ufficiale Twitter della F2]

F2 – L’INIZIO DELLA FINE

Dopo un interludio di appena 64 giorni (!!!), la F2 torna a solcare le piste. Gli appuntamenti mediorientali di Jeddah e Yas Marina avranno il compito di dare una fine a questa entusiasmante annata. Se non vi ricordate nulla del campionato, comprensibile date le dieci settimane di distanza dal precedente appuntamento, questo è l’articolo che fa per voi.

Se a inizio campionato si prospettava una lotta per il titolo che avrebbe coinvolto mezza griglia, tra la “vecchia guardia” (Guanyu Zhou, Christian Lundgaard, Robert Shwartzman, Dan Ticktum, Jehan Daruvala) e i rookie (Oscar Piastri, Theo Pourchaire, Juri Vips, Liam Lawson), la realtà si è mostrata ben diversa sin da subito, e la vecchia guardia (coloro che erano rookie nella scorsa stagione) è capitolata.

Dal primo appuntamento in Bahrain in poi, Zhou (UNI Virtuosi) e Piastri (Prema) si sono imposti come i mattatori del campionato. Il cinese si è imposto nei primi appuntamenti, mentre Piastri ha progressivamente rimontato, fino a superarlo a Monza e infine staccarlo in Russia.

Diamo un’occhiata ai candidati per il titolo.

Il giovanissimo Theo Pourchaire (ART) è probabilmente la rivelazione del campionato. Non solo si è imposto come il più giovane vincitore di tutta la storia della serie (contando quindi Gp2, Formula 3000 etc), ma ha ottenuto tale successo nel difficilissimo Montecarlo, circuito su cui peraltro mai aveva corso. Non è stato un lampo isolato: anche a Monza e Sochi ha dimostrato di avere la velocità per vincere. La sua lotta per il titolo è stata compromessa dai guasti del Bahrain, dall’incidente di Baku e dai suoi postumi a Silverstone. Quinto in campionato, con 120 punti e 58 punti di distacco dal leader, e altri tre piloti in mezzo, è da considerarsi quasi escluso dalla lotta iridata. Un altro anno di apprendistato non può fargli che bene.

Dan Ticktum (Carlin) ha raggiunto tardivamente i colleghi nella parte alta del tabellone, ma ciò non vuol dire molto. L’inglese per tutto l’anno è stato il pilota più veloce in gara, ma ha mostrato altrettanta costanza nel trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Lo dimostra il fatto che è stato l’unico insieme a Piastri a concludere a podio almeno una gara per ogni appuntamento, ma per vincere (sul campo) ha aspettato fino a Sochi. Quarto, con 129 e 49 punti di distacco dal leader, è chiamato a compiere un’impresa, ma il dato interessante è che potrebbe farcela.

Robert Shwartzman (Prema), prospettato dominatore della serie, si è trascinato a fatica sul gradino più basso del podio virtuale, ma la sua è stata un’annata con più ombre che luci. Veloce in gara (anche se mai in maniera dominante), la sua rincorsa al titolo è stata ostacolata dalle pessime qualifiche. Dei sei appuntamenti disputati, solo in uno (Montecarlo) si è qualificato nei primi cinque, mentre in tutti gli altri ha orbitato intorno alla decima posizione. Alcuni errori sciocchi (soprattutto per uno che non aveva messo una ruota fuori posto nel 2020), tipo in Bahrain e a Monza, hanno complicato ulteriormente la sua missione. Con 135 punti attualmente ha 43 lunghezze di svantaggio dal suo teammate.

Con il posto in F1 già garantito, Guanyu Zhou, secondo in campionato a 36 punti di distacco, correrà sicuramente con la testa più leggera. Era il pilota della vecchia guardia (debuttò nel 2019) che consideravo di meno, date le scarse performances dello corso anno, però si è dimostrato come il più concreto, con numerosi podi e diverse vittorie, tra cui due Feature Race. Il problema principale del pilota cinese è stata la sua incostanza: in tutto l’anno è passato in continuazione da prestazioni eccellenti a gare molto anonime. Vari errori (come a Baku, a Silverstone o a Sochi) hanno aggravato la sua posizione in campionato. Non voglio infierire più di tanto, comunque: con i suoi limiti, è stato costantemente il pilota più veloce insieme a Piastri, soprattutto in qualifica.

In teoria la lista dei piloti ancora in lotta per il campionato si estende fino a Richard Verschoor, 10° con 55 punti, ma da Pourchaire in poi ci sono ottime ragioni (aritmetiche, statistiche, storiche) per considerare costoro come tagliati fuori dalla contesa.

Se devo essere onesto, credo che neanche Zhou, Ticktum, Shwartzman e Pourchaire abbiano speranze vere contro Piastri. L’australiano si è dimostrato da subito a sui agio con la serie, non ha sbagliato quasi (l’unico errore vero è stato l’incidente con Ticktum nella Feature Race del Bahrain, ma era anche il suo primo weekend di gara in F2), è imbattibile in qualifica (tre pole su sei, è da Silverstone che parte davanti a tutti) e anche in gara ormai ha appreso la gestione delle gomme, che gli era costata le gare del Bahrain e di Silverstone.

Nessuno si è avvicinato ai suoi livelli. Anche se non dovesse vincere, per me resta comunque il pilota migliore del campionato.

Adesso, con 34 punti di vantaggio (172 a 148), il rookie australiano è in un’ottima posizione (anche perché non c’è stato un solo appuntamento in cui sia abbia corso male), ma in F2 non bisogna mai dare nulla per scontato. Due gare sono un universo a sè e autoconclusivo, e il vantaggio di Piastri quasi impallidisce di fronte ai 130 punti ancora disponibili.

A togliere un po’ di pathos alla lotta è il fatto che tutti i piloti hanno già un futuro definito: Zhou in F1 come pilota, Pourchaire e Piastri come terzi piloti (Alfa Romeo e Alpine), Ticktum in Formula E. Resta da chiarire il futuro di Shwartzman, ma si può supporre che resti in orbita Ferrari.

Menzioni d’onore per il duo della Hitech Juri Vips e Liam Lawson, di scuola Red Bull: spesso al pari dei migliori della serie come velocità, sono stati vittime di una quantità di problemi meccanici sensibilmente maggiore dei colleghi. Da segnalare anche l’avventura di Lawson nel DTM, dove solo il lo sporco gioco di squadra Mercedes gli ha impedito di vincere il titolo da rookie (peraltro battendo sonoramente il teammate Alex Albon).

Anche Lundgaard (ART) e Drugovich (UNI Virtuosi) godevano di ottima reputazione fino all’esordio in Bahrain (compreso), ma il resto del campionato è stato un pianto. Entrambi sono stati vittime di scarse prestazioni, incidenti sciocchi e genuina sfortuna (soprattutto il danese, mentre il brasiliano paga il fatto di essere il pilota non pagante del team).

Lo spettacolo si annuncia scoppiettante: da una parte il misterioso Jedda, nuovo di zecca, con muretti vicini, tre zone DRS e una pericolosa serpentina, dall’altra un Abu Dhabi rimodernato e privato delle sequenze più  ̶d̶e̶l̶ ̶c̶a̶z̶z̶o̶   peculiari.

Ulteriori considerazioni sul futuro del campionato saranno svolte in articoli futuri, ma vi anticipo che dall’anno prossimo si torna al format normale di due gare per weekend (invece delle tre attuali), sia pur con qualche variazione. Non mi metto a spiegare motivi e ragioni (ci tornerò più avanti), ma dopo questa notizia ho intonato le migliori Laudi al Signore (ovvero Bruno Michael, boss della serie). Il format a tre gare era una boiata pazzesca.

Ci vediamo Mercoledì per il resoconto della gara Saudita. Se Piastri tiene anche qui, il mondiale è praticamente suo.

Tutte le immagini dell’articolo provengono dall’account twitter della F2, o dal sito ufficiale fiaformula2.com.

Lorenzo Giammarini, a.k.a LG Montoya.

 

F2 RUSSIA 2021 – A CHANGE OF SEASON

Mentre la stagione 2020 viveva continui ribaltamenti di classifica e colpi di scena, l’edizione del 2021 è sorprendentemente lineare.

Guanyu Zhou (UNI) aveva conquistato un buon vantaggio in Bahrain, da Montecarlo in poi Oscar Piastri (Prema) ha recuperato, lo ha affiancato, ha compiuto il sorpasso a Monza e dopo il round russo lo ha staccato. Robert Shwartzman (Prema) e Dan Ticktum (Carlin) provano a inserirsi nel conflitto ma la traiettoria è ormai tracciata. IMHO.

A Sochi continueranno a correre David Beckmann per la Campos (il cui posto in Charouz viene raccolto da Pietro Fittipaldi) e Jake Hughes per la HWA Racelab al posto di Matteo Nannini. Nel frattempo inizia a delinearsi il futuro della serie, ma questo è argomento per l’articolo successivo…

Nelle prove libere le UNI Virtuosi sembrano le vetture da battere, con Felipe Drugovich che conclude la sessione in testa (per la prima volta quest’anno), seguito dalla Campos di Ralph Boschung, dalla ART di Theo Pourchaire e dal primo dei candidati al titolo, Zhou. Le Prema al contrario paiono in difficoltà, con Shwartzman 7° e Piastri 10° a sei decimi dal leader.

L’esito delle qualifiche ribalta i pronostici. Piastri conquista la terza pole consecutiva e porta a 19 punti il vantaggio su Zhou, con l’unico ostacolo di Jehan Daruvala (Carlin) facilmente dispensato. Nella (breve) storia della F2 tale impresa era stata compiuta solo da altri tre piloti: Leclerc, Russel e Albon. Questo ci dice più di qualcosa sull’australiano. Il dato è ancor più sorprendente se consideriamo che l’anno scorso aveva vinto il campionato di F3 senza mai essersi qualificato neanche in prima fila (!!).

Come nelle prove libere, seguono Pourchaire e Zhou (a quasi mezzo secondo dal rivale), poi il silenzioso-ma-concreto Boschung, il sorprendente Hughes su HWA (la vera impresa del Venerdì: quasi rookie -terzo round di F2 in carriera- ha portato la vettura più scarsa della F2 in top-6!) e Shwartzman. Dopo il russo, il duo della Hitech Liam Lawson e Juri Vips, mentre Ticktum chiude la top 10 e per questo partirà in pole in gara-1.

Il Sabato mattino il cielo elargisce una monsone e gli organizzatori si vedono costretti a rimandare la gara nel pomeriggio e, contestualmente, a cancellare gara-2.  Si torna, sia pur temporaneamente, alla struttura “classica” del weekend di gara.

I colpi di scena principali di gara-1 avvengono ben prima dell’inizio della gara: Zhou scende in pista per il giro di schieramento, esce dalla corsia box e, non appena tocca i freni all’approcciarsi di curva 2, si gira e stalla, tradito dalla pista fredda. Proprio quello che ci vuole, quando devi recuperare venti punti a un avversario che non sembra conoscere momenti di debolezza… la faccia del cinese successiva a tale cazzata sesquipedale tradiva una certa rilassatezza, frutto, secondo me, di un contratto quasi sicuro con la Sauber.

Non passa neanche un minuto e, in una delle sequenze più incredibili che ricordi, Drugovich perde il controllo dell’altra UNI e la stampa a muro con una violenza tale da essere considerato “unfit” anche per la Feature Race. Bella schifezza x2 (ma temo che le sorti del brasiliano ormai interessino solo ai parenti stretti).

Gara-1 si svolge pertanto senza le UNI e prende luogo su un tracciato umido, il che renderà la vita difficile a tutti i piloti, dal momento che le attuali Pirelli faticano tantissimo a entrare in temperatura (e se non ci entrano possono far perdere fino a dieci secondi al giro). Per tale ragioni i piloti per la maggior parte della gara lotteranno in primis con le proprie coperture.

Probabilmente per i rischi connessi al partire con slick gelide, viene effettuata una rolling start dopo due giri di SC. Lo spettacolo è dato principalmente dagli errori dei piloti: Vips sbaglia nell’ultimo settore e viene infilato da Lawson, il quale arriverà lungo in curva 14 e sfascia la sospensione posteriore. Shwartzman finisce fuori pista varie volte e per poco non viene sorpassato da Hughes. Nemmeno Piastri è immune agli errori, e in ripartenza da una VSC va largo e viene sorpassato da tre macchine. Daruvala aveva compiuto la rimonta migliore della giornata ed era in vista di Shwartzman prima di prodigarsi in un testacoda.

Ticktum non sbaglia niente e stacca il gruppo. Dopo 18 giri vince (prima vittoria “vera” dell’anno) davanti a Vips (primo podio da Silverstone), Shwartzman (primo podio in Russia), Hughes (primi punti) e Pourchaire. Piastri conclude fuori dalla zona punti e non approfitta della scemenza di Zhou, mentre Shwartzman e Ticktum gli si avvicinano in classifica.

Il weekend nero del cinese prosegue anche nella Feature Race, dove in uno dei primi giri meno ispirati della carriera perde quattro (!) posizioni e piomba in ottava posizione. Anche Daruvala non ha un grande scatto, sicché dopo Piastri vanno a collocarsi Pourchaire e Boschung (una Campos in zona podio!).

La gara si sviluppa in maniera piuttosto lineare. L’unico avversario per Piastri è il rookie della ART, che lo tallona e, grazie a un overcut, riesce anche a sopravanzarlo ai box – prima ovviamente di essere ripassato a causa delle gomme fredde. Piastri si districa meglio tra i piloti su strategia alternativa e stacca il francese di un paio di secondi. La lotta per la vittoria virtualmente finisce qui, sebbene i due continueranno a spingere come dannati per il resto della gara (all’arrivo il gap con il terzo supererà i 12 secondi).

Alle loro spalle Boschung regge il ritmo degli inseguitori e ha il podio nel mirino. Almeno fino al giro 22, dove, per via della pressione di Daruvala e Shwartzman, spiattella le gomme e lascia passare il duo avversario. Il tedesco svilupperà poi una foratura, che lo porterà a ritirarsi dalla gara.

Dopo 30 giri Piastri vince davanti a Pourchare e Daruvala. Shwartzman e Ticktum si sono prodotti nella consueta rimonta domenicale e concludono 4 e 5. Zhou non riesce a cambiare l’inerzia della gara e conclude 6, mentre Lawson (gpv) è il migliore dei piloti partiti su dure e conclude 7. Richard Verschoor (MP), Christian Lundgaard (ART) e Beckmann concludono la zona punti.

Vips, per la terza gara quest’anno (e seconda Feature Race consecutiva), si ritira nelle prime fasi per problemi tecnici. Peraltro, proprio in questo weekend aveva scoperto di avere avuto un problema al cambio per tutta la stagione che gli faceva perdere tempo a ogni scalata…

Alla fine dei giochi, Piastri (178) ha più che raddoppiato il suo vantaggio su Zhou (142), che sale a 36 punti, mentre Shwartzman (135) e Ticktum (129) continuano il loro lento avvicinamento alla seconda posizione. Non credo che per loro sia lecito sperare di più.

Lorenzo Giammarini, a.k.a. LG Montoya

[Tutte le immagini sono tratte dagli account istituzionali della F2]

 

 

F2 ITALIA 2021 – AND THEN THERE WERE THREE

Dopo quasi due mesi di stop, a Monza è tornata la F2 e lo ha fatto in grande stile: l’appuntamento di Silverstone era stato tanto scialbo quanto quello brianzolo è stato ricco di sorpassi. L’appuntamento italiano inoltre ha chiarito una volta per tutte che i pretendenti al titolo sono solo Oscar Piastri (Prema), Guanyu Zhou (Uni Virtuosi) e Robert Shwartzman.

Qualche novità sulla composizione della griglia: Matteo Nannini è sostituito da Jack Hughes, mentre Dan Ticktum viene espulso dall’accademia Williams. Non si capisce bene se sia stato espulso per via di certi commenti esplosivi, o se sia stata una reazione conseguente… Durante la pausa estiva si registra anche un test con l’Alfa Romeo per nientemeno che Mahaaver Raghunathan, probabilmente il pilota più scarso che abbia mai visto in F2.

Le prove libere mettono in mostra un’insolita usura delle gomme, sicché i tempi fatti segnare a metà sessione non vengono più battuti – anche per via di una bandiera rossa, uscita per i problemi meccanici delle due DAMS. Alla fine la spunta Dan Ticktum (Carlin), che precede di due decimi l’enfant prodige Theo Pourchaire (ART), di pochi millesimi davanti a Jehan Daruvala (Carlin). Venendo ai pretendenti al titolo, Oscar Piastri (Prema) è quinto, Guanyu Zhou (Virtuosi) è solo 13°, comunque meglio di Robert Shwartzman, addirittura 18°.

Il duello al vertice si infiamma in qualifica. Alla vigilia c’erano preoccupazioni che potesse ripetersi la scena andata in onda nelle qualifiche della F1 nel 2019, con nessun pilota che fece segnare il tempo per evitare di tirare la scia ai rivali. Per la sessione sia stata più incasinata della media, la F2 ha evitato tali eccessi.

Oscar Piastri prende la testa fin dai primi minuti e non la molla più se non per pochi minuti a metà sessione. Seconda pole consecutiva per lui e quattro punti guadagnati sul rivale cinese. Daruvala conferma il feeling con questo tracciato (l’anno scorso conquistò il primo podio) ed è secondo davanti a Zhou, che resta quindi a portata di tiro del rivale. Liam Lawson (Hitech), Drugovich (miglior risultato in qualifica in F2) e Ralph Boschung (Campos, anche per lui miglior risultato in carriera) completano le prime file. Gli altri pretendenti alla vittoria son più lontani: settimo Pourchaire, ottavo Ticktum, nono Juri Vips (Hitech). Shwartman è solo dodicesimo. Il 19° posto di Christian Lundgaard (ART) ormai non fa più notizia.

L’alfiere della Campos David Beckmann si è qualificato decimo, pertanto partirà in pole per la prima sprint race. Vicino a lui partono Vips, Ticktum e Pourchaire.

Nota per il lettore: tutte le gare sono state piuttosto incasinate, quindi i resoconti che seguono devono essere considerati più dei riassunti che non delle cronache dettagliate.

Al via Vips brucia Beckmann, operazione che non riesce a Ticktum. Un giro dopo l’inglese subisce l’attacco di Pourchaire in curva-1, ma vanno lunghi entrambi. Il francese taglia la curva mentre Ticktum prova a restare in pista e viene centrato da Drugovich, finito anch’egli lungo. Ticktum compie un mezzo spin e poi si ferma, mentre il brasiliano deve passare ai box per cambiare l’ala. Ennesimo incidente ed ennesimo ritiro della stagione per l’inglese, ennesimo errore per il brasiliano.

Entra la SC e alla ripartenza Lawson attacca Pourchaire per la seconda posizione. Il francese lo stringe all’uscita della Prima Variante e l’austriaco danneggia l’ala e guadagna e un biglietto di a/r per i box. Drugovich continua la sua miseria schiantandosi da solo alla Ascari.

Dopo due giri di VSC, sale in cattedra Shwartzman, che supera di forza il compagno e rivale Piastri, ora ai margini della top 10 mentre il rivale per il titolo è vicino al podio. Il ritmo del russo è ottimo, ma la sua gara viene rovinata da una penalità di 5 posizioni, inflittagli per aver tagliato curva-1 al primo giro.

Nel frattempo entra in gioco l’ennesima SC per un nuovo incidente, stavolta di Roy Nissany (DAMS), che si gira sempre all’Ascari. La ripartenza innesca numerosi duelli e sorpassi, il più importante dei quali è quello di Pourchaire su Vips, che spiattella le gomme in una difesa troppo energica. Superato l’estone, Pourchaire mette giù giri veloci su giri veloci, mentre la Hitech crolla in classifica e finisce dietro anche al teammate Lawson, che aveva dovuto sostituire l’ala a inizio gara.

Dopo 21 giri di grande spettacolo Pourchaire vince davanti a Zhou, che ha gestito la gara con calma e lungimiranza. Shwartzman è a pochi decimi dal cinese ma la penalità lo conduce in sesta posizione. Il posto sul podio è ereditato da Christian Lundgaard, che recupera sedici (!) posizioni dalla griglia di partenza (il che dà la cifra di quanto la Sprint Race sia stata incasinata). Una buona prestazione all’interno di una stagione veramente misteriosa. Piastri è quarto malgrado un passo non così superlativo e limita i danni a quattro punti. Quinto è Liam Lawson, bravo a recuperare dopo essersi trovato ultimo dopo nove giri su 21.

Il poleman Beckmann ha avuto il passo del gambero ed è piombato in decima posizione, che comunque gli garantisce di nuovo la pole position nella successiva Sprint Race. Vicino a lui partiranno Daruvala, Vips e Bent Viscaal (Trident).

Anche l’avvio sarà però uguale a quello di mezza giornata prima: parte male e Daruvala lo scavalca in cuva-1. Viscaal fa lo stesso con Vips, mentre il mai fortunato Lundgaard viene mandato in testacoda da una DAMS. Alle retrovie c’è un bel duello tra i protagonisti di gara-1, con Pourchaire che passa Piastri e Zhou. Dopo una VSC, necessaria per recuperare le macchine di Jack Hughes (HWA) e Guilherme Samaia (Charouz), i duelli riprendono.

Pourchaire si tiene dietro i due, mentre Shwartzman mostra che la velocità di gara-1 non era casuale e in pochi giri raggiunge la top 5. Il duello tra Beckmann e Viscaal per il secondo posto permette a Daruvala di scappare e a Shwartzman di raggiungerli. Al giro 14 Piastri sorpassa Pourchaire, che viene infilato anche da Zhou. Il francese pare non avere più grip nelle gomme, e finirà per uscire dalla zona punti

Il duello per il podio si conclude quando al penultimo giro Beckmann va lungo in curva 1. Quando restituisce la posizione a Viscaal si espone all’attacco di Shwartzman, cheinfatti  lo infila con un sorpasso alla Ascari con due ruote sull’erba (!). All’ultimo giro il tedesco sarà passato anche da Lawson.

Dopo 21 giri dominati, Daruvala conquista la seconda vittoria in carriera con 6s su Viscaal (primo podio per la Trident nel 2021) e con 9 su Shwartzman, che precede un gruppo di sei macchine piuttosto compatto: Lawson, Beckmann, Vips, Piastri (gpv), Zhou (che perde quattro punti sull’australiano ma che soprattutto non è stato capace di attaccarlo per tutta la gara) sono tutti racchiusi in tre secondi. Nessun rimontante (Drugovich, Ticktum, Lundgaard) entra nei primi 10.

La Domenica mattina si disputa l’unica gara del weekend con le posizioni conquistate in qualifica (quick recap: Piastri Daruvala Zhou Lawson Drugovich). Le temperature inferiori (29 gradi sulla pista) inducono i primi a partire con le morbide. Il primo pilota a tentare la strategia alternativa, quindi a montare le dure, è Ticktum, ottavo.

La partenza una volta tanto non è caotica; l’unico avvenimento tra i primi è Zhou che sorpassa Daruvala. La bandiera verde dura poco: dopo un minuto Samaia si gira (in completa autonomia) alla seconda di Lesmo e stalla in mezzo alla pista, provocando l’ingresso della SC. Alla ripartenza si vedono numerosi duelli: Drugovich sorpassa Daruvala in curva 1, ma viene ripassato in Curva Grande, mentre Zhou viene infilato da Lawson con una bellissima manovra all’esterno della Roggia.

Durante il giro 8 avviene l’evento che definisce la gara: all’uscita della Roggia Vips, in lotta con Ticktum, rallenta improvvisamente per rottura del motore. Ticktum non può non evitarlo e lo tampona col muso. Miracolsamente non subisce danni,  ma il problema per l’inglese è ben altro: tutti i piloti partiti su morbide si fermano ai box per sostituirle e beneficiano così di un pit stop gratuito. Ticktum, insieme a Lundgaard e i pochi altri partiti su dure invece devono proseguire, condannandosi a dover effettuare il pit stop in regime di bandiera verde.

L’inglese non sarà l’unico front runner a vedere la gara rovinata da questa SC: Shwartzman e Drugovich devono mettersi in fila e aspettare che i rispettivi teammate concludano il cambio gomme. Un pit stop lento invece toglie di mezzo Lawson dalle prime posizioni.

La ripartenza vede pertanto Ticktum davanti a Armstrong, Lundgaard e Deledda (un quinto pilota, Marino Sato, viene fermato dal cedimento del propulsore). I leader virtuali danno gran spettacolo: Piastri passa Deledda, mentre Zhou si scambia varie volte la posizione con Daruvala. Al netto dei numerosi duelli, dopo qualche giro i piloti con gomme nuove raggiungono Ticktum ma sembrano non averne per sorpassarlo; in generale il ritmo dei piloti su gomme vecchie è simile a quello degli altri, con Lundgaard che similmente si tiene alle spalle Lawson e Pourchaire.

Più indietro, Shwartzman recupera qualche posizione ma non sembra avere la velocità mostrata nelle Sprint Race, mentre Drugovich resta vittima di un problema di comunicazione con i box, e viene richiamato per sostituire l’ala  in realtà integra.

L’unica strategia per Ticktum è di sperare che i piloti dietro di lui si rovinino le gomme stando nella sua scia. Certo, una SC gli consentirebbe di sostituire le gomme con spesa minima di tempo, ma ormai la gara si avvia alla conclusione. Lundgaard smette di credere nella possibilità e rientra durante il giro 22…

…letteralmente due secondi dopo Lawson (che aveva rimontato fino alla quarta posizione) si ferma sul rettilineo di partenza a causa dell’esplosione dell’estintore di bordo (!!!) e evoca l’ennesima SC di questo weekend. Lundgaard è sfortunato anche nella fortuna. Ticktum al contrario coglie l’occasione e pitta al momento giusto. Dopo la sosta è undicesimo ma può contare sul gruppo compattato e su soft nuove, mentre gli altri sono su dure a fine vita.

La ripartenza è un altro momento chiave della gara, e forse del campionato. Piastri blocca all’ingresso di Curva 1 e finisce lungo perdendo l’abbrivio in accelerazione. Zhou al contrario esce alla perfezione dalla Prima Variante e affianca il rivale in Curva Grande, presentandosi alla Roggia con un metro di vantaggio, ma all’esterno. In un remake del duello tra Schumacher e Montoya del 2003, Piastri si aggrappa ai freni e recupera il metro in frenata, percorrono la Roggia appaiati e in trazione l’australiano riconquista la testa della corsa.

Nel frattempo, sempre alla Roggia, Ticktum si tocca con Boschung, si gira in mezzo al gruppo ma per miracolo non colpisce nessuno, non perde tempo e non danneggia le gomme. Può continuare la rimonta: in due giri è già settimo, e dopo altri due giri è quarto. Supera Pourchaire per il podio, ma, quando ha nel mirino il duo di testa,  Beckmann e Viscaal collidono alla Prima Variante.

La quarta SC della corsa congela le posizioni e mette al riparo i piazzamenti di Piastri e Zhou dalla furia di Ticktum. Pourchaire conclude quarto davanti a Daruvala, dopo aver passato buona parte della gara nella mischia. Shwartzman alla fine conclude sesto, limitando parzialmente i danni dopo aver trascorso metà gara fuori dai punti. Alle sue spalle vanno a punti Richard Verschoor, Lirim Zendeli (entrambi MP Motorsport), Roy Nissany e Marcus Armstrong (entrambi DAMS).

Successivamente Verschoor viene squalificato dopo che la sua macchina è risultata sottopeso alle misurazioni (probabilmente non ha raccolto abbastanza gomma nel giro di rientro). La sua mala sorte permette a Lundgaard di scalare in decima posizione  e di guadagnare pertanto un punticino.

In classifica l’australiano della Prema allunga di nove punti sul cinese e porta il vantaggio a 15 punti, 149 contro 134. Segue Robert Shwartzman, staccato di una trentina di misure, a 113 punti. Quarto è Ticktum con 104, mentre i piloti più indietro sembrano ormai tagliati fuori dalla lotta.
Il weekend di Monza è stato la rappresentazione della stagione 2021: Zhou e Piastri sono stati costantemente veloci e hanno sbagliato pochissimo, con l’australiano un pelo più incisivo dell’inglese (soprattutto nel corpo a corpo). Shwartzman si complica la vita e recupera solo parzialmente. Ticktum è in teoria il più veloce ma non conceetizza quasi mai, anche a causa di eventi sfortunati. Drugovich sarebbe anche discreto ma si trova sempre in mezzo ai guai. Pourchaire veloce anche se gli manca ancora l’esperienza per andare forte in tutte le circostanze. Lundgaard mette in mostra delle buone qualità ma deve urgentemente compiere un pellegrinaggio a Lourdes. Lawson e Vips potrebbero lottare per il titolo ma sono falcidiati dai guasti e da qualche errorino di troppo.
[Tutte le immagini sono tratte dal sito e dagli account social della F2]
Lorenzo Giammarini, a.k.a. LG Montoya

F2 GRAN BRETAGNA – BOREDOMS

La lotta per il titolo di F2 è entrata nel vivo. Guanyu Zhou (UniVirtuosi) finora aveva guidato la classifica con autorevolezza ma adesso è stato raggiunto da tutti i principali rivali, come il duo Prema (che lo scavalca in classifica), Dan Ticktum (Carlin) e, un po’ più indietro, le Hitech di Liam Lawson e soprattutto Juri Vips. In generale ora la classifica vede una decina di piloti nell’arco di 50 punti – e un singolo weekend di gara assegna idealmente 69 punti.

Si giunge al weekend di Silverstone con tre notizie. La prima è che il leader Zhou lascerà la serie a fine anno, a prescindere dal risultato; un po’ perché ha la F1 nel mirino (ha anche effettuato una sessione di prove libere in Austria) ma anche perché i costi che la serie richiede ai propri piloti sono diventati così elevati che è impensabile disputare più di due o tre stagioni. Matteo Nannini continuerà a correre col team Campos anche a Silverstone, mentre il giovane talento Theo Pourchaire (ART) ha completato il recupero della frattura del polso, conseguenza di un incidente a Baku.

Le prove libere si svolgono nella norma, con un paio di bandiere rosse e molta azione nei minuti finali. La spunta Dan Ticktum (Carlin) con due decimi e mezzo su Oscar Piastri (Prema), il principale inseguitore di Zhou in classifica, il quale è sesto a poco più di mezzo secondo, davanti a un Christian Lundgaard (ART) in recupero dopo l’inizio di campionato insoddisfacente a dir poco. Robert Shwartzman (Prema), terzo in campionato, è decimo mentre Pourchaire, il giovane talento della serie, è ultimo dopo aver causato la prima bandiera rossa con un testacoda.

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Le qualifiche introducono i temi del weekend: Oscar Piastri ottiene la sua prima pole dal 2019 e, grazie al bonus di quattro punti elargito al poleman, ora è solo a un punto da Zhou. Il cinese lo affiancherà in prima fila; resta comunque della partita. L’australiano ha beneficiato dei pasticci del compagno di squadra Shwartzman, il quale nel corso dell’ultimo tentativo è andato in testacoda alla Stowe, provocando una bandiera gialla e rovinando i giri ai suoi principali avversari. Ticktum e Felipe Drugovich (UniVirtuosi), dopo aver lottato per la pole per due terzi di sessione, invece concludono 4 e 6. Hanno invece beneficiato dell’interruzione Richard Verschoor, che porta la modesta MP in terza posizione, e Roy Nissany (DAMS), che ottiene la migliore prestazione in carriera in F2 (ottavo). Lundgaard, decimo, partirà in pole in gara-1 per via dell’inversione della griglia.

[COURTESY OF ROBERT SHWARTZMAN VIA TWITTER.COM]

Gara-1 come di consueto regala poche emozioni. Al via Shwartzman compie una partenza stellare e balza dalla quarta alla prima posizione. Lundgaard cede invece la posizione anche a Juri Vips, qualificatosi nono e partito secondo. A sorpresa, Zhou va in testacoda in completa autonomia in curva 4 e si deve ritirare. Stessa sorte anche per Nissany (partito terzo), vittima di un contatto con Lundgaard nello stesso punto. La gara vedrà altri due testacoda ad opera di Alessio Deledda (HWA) e Guilherme Samaia (Charouz), per il resto non accade nulla.

Vince Shwartzman in controllo su Vips. Lundgaard conquista il primo podio dall’opening in Bahrain, mentre seguono Drugovich, tallonato da Pourchaire, e Piastri, il cui sorpasso su Lawson per la posizione è stata l’unica manovra degna di nota dopo il primo giro. La zona punti è chiusa da Ticktum, mentre la top ten da Marcus Armstrong (DAMS) e Verschoor, maturata dopo aver compiuto una sosta aggiuntiva sotto SC per montare gomme fresche.

Il giro più veloce è stato di Piastri, il che gli permette di guidare la classifica con 83 punti, due di vantaggio su Shwartzman (81) e 5 su Zhou (78). Sono a distanza di una vittoria anche Vips (75), Ticktum (61), Pourchaire (61), Daruvala (53), Lawson (52) e Drugovich (49).

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Gara-2, di solito il round più convulso del weekend, è stata calma al limite della noia. Verschoor vince dopo essere partito dalla pole. Per MP è la prima affermazione stagionale, per il pilota olandese invece è la prima dal 2017 (!). Armstrong chiude secondo dopo aver respinto Ticktum, che trascorre la gara in scia all’austriaco senza tentare neanche un attacco. Il fatto che i primi tre sono arrivati nelle stesse posizioni in cui sono partiti spiega efficacemente la gara.

Due incidenti (uno spettacolare tra Nannini, Deledda e Ralph Boschung (Campos) in partenza, uno miserabile tra Daruvala e Bent Viscaal (MP) dopo sei giri) fanno sì che la prima metà a conti fatti vede tre giri di bandiera verde, comunque abbastanza per Zhou per rimontare dodici (!) posizioni. La gara si anima un po’ nei giri finali, quando diversi piloti si trovano in difficoltà con le gomme. Piastri respinge Vips e sorpassa Lawson. L’australiano conferma le sue doti di gestione delle gomme segnando il giro più veloce all’ultimo giro. Più indietro si forma un trenino che va dalla sesta (Vips) alla quattordicesima posizione, ma nessuno azzarda una manovra. L’unica fonte di spettacolo è Shwartzman, che va in testacoda a 10 km dalla fine nel disperato tentativo di raggiungere la zona punti.

La rimonta di Zhou si arena in questo trenino e il cinese non va oltre l’undicesima posizione; la sua resta un’ottima rimonta. Lundgaard poteva essere un protagonista della corsa, ma stalla nel giro di formazione (è incredibile la sfortuna del danese quest’anno). Considerando anche la battuta di arresto di Shwartzman, Piastri allunga sui principali rivali, con l’eccezione di Ticktum.

Dopo lo “spettacolo” di gara-1 e gara-2, non mi aspettavo molto dalla Feature Race. Non sono stato deluso.

[COURTESY OF LIVEGP.IT]

Piastri parte male dalla pole e Zhou lo brucia; allo stesso modo Ticktum passa Verschoor. Piastri tenta l’undercut ed è il primo dei primi a passare ai box, al giro 7. Ticktum risponde il giro dopo ed emerge davanti all’australiano, mentre il cinese prosegue per altri quattro giri con ottimi tempi. Quando si fermerà sarà ben davanti all’inglese della Carlin. Piastri si fa vedere negli specchietti di Ticktum per qualche giro, ma con sorpresa di tutti sembra incapace di replicare il passo visto al Sabato. Passerà la seconda metà di gara a guardarsi le spalle da Verschoor, che aveva allungato lo stint con gomme morbide. Il duello culmina in una sequenza di sorpasso-controsorpasso all’ultimo giro, l’unico momento adrenalinico della corsa.

Neanche alle spalle dei primi succedono cose interessanti. Vips, il migliore dei piloti su strategia alternativa, dopo la sosta è troppo lontano dai primi e manifesta un passo troppo poco veloce per poter ambire anche solo alla top 5. Shwartzman va in crisi con le gomme soft e su dure non riesce a recuperare il gap che si era andato creandosi. Conclude quinto davanti a un trenino aggressivo costituito da Drugovich, Vips, Pourchaire, Lirim Zendeli (MP) e Jehan Daruvala (Carlin). I sei transitano sotto la bandiera a scacchi separati da appena due secondi e nove decimi.

L’unico “drama” della corsa proviene dal mai fortunato Christian Lundgaard, che parte dai box con la posteriore sx non fissata a causa di un dado difettoso. La ruota rimbalza in pitlane e per fortuna nessuno si fa male – a parte la gara del danese, che dopo aver perso un giro ai box è anche oggetto di uno Stop&Go. Nel piattume complessivo si distingue Nissany, che perde il posteriore alla Chapel e si esibisce in una doppia piroetta.

[COURTESY OF THELASTCORNER.IT]

In classifica si assiste al sorpasso di Piastri ma anche alla riscossa di Zhou, che si rilancia dopo quattro gare senza punti. Piastri resta comunque aggrappato alla vetta del campionato, 108 punti contro 103 del cinese. Terzo è Shwartzman a 91 punti, insidiato da Ticktum (89) e Vips (85). Il russo quest’anno sta soffrendo il compagno di squadra: non solo sta facendo molti più errori dello scorso anno, ma anche in termini di passo gara “puro” spesso non è all’altezza di Piastri. Dopo una barriera di venti punti si incontrano gli altri inseguitori, Pourchaire (65), Drugovich (59), Lawson (58) e Daruvala (56).

Quello di Silverstone è stato il peggiore weekend in termini di spettacolo dal 2019. Spero che a Monza sarà meglio.

[Immagine in evidenza tratta da gazzetta.it]

Lorenzo Giammarini, a.k.a. LG Montoya