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F2 BAKU 2021 – RELOAD

Guanyu Zhou ha avuto un pessimo fine settimana ma nessuno dei suoi diretti avversari è riuscito ad approfittarne. La classifica si è molto accorciata tuttavia il cinese resta leader in campionato. Ma proseguiamo con ordine.

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Ritorna Matteo Nannini, stavolta con la Campos, per sostituire un Gianluca Petecof in crisi di sponsor e di risultati.

Le prove libere sono movimentate da diversi incidenti e da un tracciato in rapida evoluzione. Juri Vips conclude la sessione davanti a tutti con addirittura 7 decimi (!) su un sorprendente Boschung, che anche qui si conferma al top con la Campos (una delle scuderie più scarse del campionato). Le UniVirtuosi paiono in difficoltà, con Zhou 12 e Drugovich 15.

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Le qualifiche confermano i risultati delle libere: le due Hitech davanti a tutti, con Liam Lawson che guadagna la pole dopo aver comandato per tutta la sessione, e Juri Vips secondo a un decimo abbondante. I top driver (ormai la definizione è quantomeno dubbia) sono compresi in un decimo… tra l’ottava e la dodicesima posizione a circa un secondo dalla pole: 8 Guanyu Zhou (guadagnata all’ultimo secondo), 10 Robert Shwartzman (Prema), 11 Felipe Drugovich (Uni), 12 Lundgaard (ART). Meglio di loro fanno i propri compagni di squadra, con Oscar Piastri (Prema) terzo e Theo Pourchaire (ART) quarto. Quinto e sesto sono Dan Ticktum (Carlin) e Marcus Armstrong (DAMS), che sembra sul pezzo. Continua a sorprendere Boschung, stavolta settimo.

Il rookie austriaco della Hitech sta dimostrando di avere la velocità per lottare per il campionato.

Robert Shwartzman (RUS) PREMA Racing.
05.06.2021. FIA Formula 2 Championship, Rd 3, Sprint Race 1, Baku, Azerbaijan, Saturday.
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Gara-1 è come al solito la più tranquilla del weekend, anche se è stata più movimentata delle altre viste finora. Per effetto della reverse grid parte in pole Shwartzman, secondo Jehan Daruvala (Carlin) e terzo Zhou. La partenza è lineare nelle prime posizioni, con Daruvala che perde la posizione a beneficio del cinese della UniVirtuosi, ma in curva 2 Drugovich manca di pochi metri il punto di frenata, abbastanza da innescare un tamponamento che mette fuori gioco i due contendenti al titolo Lawson e Piastri (più Alessio Deledda). Il brasiliano sarà punito con 10s di penalità.

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Dalla ripartenza alla bandiera a scacchi la gara vive l’assolo di Shwartzman, che prima scava un solco di quattro secondi e poi amministra fino al traguardo. Dopo tante prove opache o sfortunate, una prestazione del genere era necessaria, tanto per la lotta al titolo che per il proprio morale.

Più indietro si fanno largo Ticktum e Pourchaire, il primo a inizio gara e l’altro nella seconda metà. Sono gli unici a mostrare un passo simile a quello di Shwartzman, e alla fine concludono secondo e quinto. Sull’ultimo gradino del podio ci sale Zhou, che riesce a guadagnare su quasi tutti i diretti avversari. Quarto è Daruvala, un po’ deluso dopo la partenza dalla prima fila. Sesto è Boschung, che ormai non fa più notizia. Chiudono la zona punti Armstrong (che perde diverse posizioni) e Vips (che resta più o meno intorno alla posizione di partenza). Lundgaard e Drugovich restano a secco per l’ennesima volta in questo inizio di campionato.

Gara-2 si conferma di nuovo come la gara più caotica del weekend. Per effetto della griglia invertita, le prime file vedono un po’ di outsider: in pole c’è Bent Viscaal (MP) seguito da David Beckmann (Charouz), a seguire Vips e Armstrong. Piastri e Lawson partono in penultima fila.

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La prima metà di gara è confusionaria, come da tradizione a Baku: al via Zhou, tradito dalle gomme fredde, sbaglia in modo assoluto la frenata di curva1 e tampona Dan Ticktum. L’inglese ritorna in pista in ultima posizione, mentre il cinese deve abbandonare la corsa. Anche Pourchaire e Boschung si toccano, con il francese che ci rimette l’ala e si aggrega a Piastri e Lawson nel gruppo dei “rookie in rimonta”. Entra la SC ma alla ripartenza degli incidenti la costringono a rientrare dopo neanche un giro. Il copione si ripete una terza volta; nella mattanza restano coinvolti anche Lundgaard (come al solito sfortunato), Drugovich (come al solito casinista) e Armstrong (come al solito non concretizza).

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Alla ripartenza (giro 9) troviamo quindi Vips davanti Beckmann e Viscaal, dopo averli infilati nei pochi chilometri di bandiera verde disponibile. Shwartzmann è riuscito a passare dalla decima alla quinta posizione, mentre Lawson e Ticktum sono incredibilemente alle sue spalle. Il resto della corsa è tranquillo: Vips scappa, Shwartzman non riesce a recuperare sui piloti che lo precedono. La presenza di lunghi trenini che beneficiano di DRS e scia a quanto pare inibisce i sorpassi. La gara è più movimentata nelle retrovie, con Ticktum, Lawson, Piastri e Pourchaire che portano a compimento le proprie rimonte.

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La centesima gara della F2 è vinta pertanto da Juri Vips, che si prende la rivincita nei confronti di una carriera finora avara di risultati. Alle sue spalle hanno di che festeggiare anche Beckmann (primo podio) e Daruvala, che non lo si vede e non lo si sente ma alla fine ha segnato punti in quasi ogni gara. Hanno motivi di soddisfazione anche Shwartzman, Ticktum, Lawson e Piastri (che fa segnare il giro più veloce), che guadagnano su Zhou. Il cinese resta comunque in testa alla classifica, con 78 punti contro i 55 di Piastri e Pourchaire.

La Feature Race, come da tradizione quest’anno, è invece la gara più tesa. Finalmente i piloti partono secondo l’ordine della qualifica.

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Aitken e Nannini restano fermi sulla griglia di partenza e provocano l’annullamento della partenza e un secondo giro di formazione. La vera  partenza è molto movimentata: Lawson parte male e si fa infilare da Vips e Piastri e si trova costretto a difendersi da Pourchaire, che stringe pericolosamente contro il muro nell’accelerazione dopo curva 1.  Ciò causa un piccolo ingorgo alle sue spalle: Ticktum, Armstrong e Pourchaire arrivano appaiati in curva 4 e, come tutte le azioni in cui prende parte l’inglese della Carlin, si risolve in un incidente. Armstrong e Pourchaire (che peraltro si fa male a una mano) si ritirano, mentre Ticktum continua, al prezzo di un pit stop in più (che non vale come pit stop obbligatorio in quanto effettuato prima del sesto giro) e di una penalità di 10s da scontare.

Alla ripartenza dalla SC Lawson infila Piastri e si accoda a Vips, ma arriva anche per lui una penalizzazione di 10s per la manovra su Pourchaire (lì per lì era sembrata una pena eccessiva, ma in effetti stava per far schiantare Pourchaire contro il muro, quindi ci sta). Shwartzman finora non era riuscito a beneficiare del casino per guadagnare posizioni, compie una serie di sorpassi (sorpassando tra gli altri le due UniVirtuosi) e, dopo aver allungato il primo stint e piegato Boschung, si ritrova a pochi secondi da Piastri, secondo alle spalle di Vips.

Lawson sconta i dieci secondi al pit e riparte fuori dalla top 10, mentre Aitken e Ticktum, che montano gomme dure, si ritrovano a condurre la gara. Piastri guadagna la posizione su Vips grazie all’overcut, ma la perde dopo pochi chilometri per le gomme non ancora in temperatura.

Dopo questa lotta, i valori in campo si assestano. Una penalità di 5s comminata a Piastri sembra cambiare le carte in tavola, ma Shwartzman non sembra capace di colmare il gap dal compagno di squadra. L’unico sussulto proviene da Deledda, che da doppiato per un giro intero chiude la porta a Vips.

A una decina di giri dalla fine Ticktum e Aitken tornano ai box e negli ultimi giri si riportano in zona punti a forza di sorpassi. Nel frattempo Drugovich sorpassa Boschung ai piedi del podio, mentre negli ultimi giri Piastri si piazza in scia a Vips; conscio della penalità di 5s che pende su di lui, l’australiano evita azioni improvvide.

Finora non ho citato Zhou, e per una buona ragione: dopo aver stazionato nella parte alta della top10 nei primi giri, dopo la sosta il suo passo evapora e riesce a concludere davanti solo alle frattaglie dello schieramento.

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Vips diventa pertanto il primo pilota della storia della F2 (escludendo la Gp2) a vincere nello stesso weekend sia la Feature Race che la Sprint Race (per quanto l’operazione sia resa più semplice dal cambio di format). Secondo è Piastri, che sul traguardo ha più di 10s di vantaggio su Shwartzman (!!), quindi la penalità non influisce sul risultato finale. Drugovich copia la gara di Shwartzman e conclude quarto, davanti a Boschung, che è stato uno dei piloti più competitivi negli ultimi due appuntamenti. Alle sue spalle conclude Lawson, che riesce a concludere la gara in una buona posizione dopo la penalità. Stesso discorso per Ticktum, ottavo dietro al teammate Daruvala. Conclude la zona punti un malinconico Lundgaard, che contiene Lirim Zendeli (MP) negli ultimi giri.

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In classifica Zhou (78) conduce davanti a Piastri (73) e Shwartzman (66), che hanno chiuso in fretta il gap. A sorpresa, il quarto è Juri Vips con 63 punti, a dimostrazione di quanto azzeccare un weekend permetta di passare da comprimario a rivale per il titolo. Quinto è Ticktum con 60 punti; l’inglese in questo scorcio di stagione è stato il più veloce in assoluto, però in nove gare ha accumulato abbastanza incidenti da riempire una crash compilation di un paio di minuti. Rispetto agli anni dell’accademia Red Bull ha smesso di buttare volontariamente fuori pista i suoi colleghi, ma è ancora troppo irruento e soprattutto incapace di autocritica (basta ascoltare i suoi team radio dopo ogni contrasto: sempre colpa degli altri).

Sesto è Pourchaire con 55 punti, che per colpe non sue nell’ultimo round è rimasto quasi a secco. Nell’ultimo incidente pare essersi fratturato una mano, spero che si rimetta in tempo per Silverstone, visto che perdere un intero round sarebbe proibitivo per un pilota che aspira al titolo (e il giovanissimo francese ne ha tutte le possibilità). Daruvala è settimo con 53 punti, ma è frutto più della capacità di tenersi alla larga dai guai che non di una reale velocità. Non credo che Marko & co possano ritenersi molto soddisfatti delle prestazioni dell’indiano.

Menzioni finali per Lawson (50), che tra Montecarlo e Baku ha accumulato un certo credito con la fortuna (anche solo senza la squalifica in gara-2 a Monaco sarebbe insieme a Piastri e Shwartzman), Drugovich (41), casinista quanto Ticktum ma meno veloce; nelle poche gare percorse senza incidenti ha comunque mostrato una velocità che lo colloca nel gruppo di testa. Deve solo migliorare la costanza e evitare di compiere errori stupidi (anche lui potrebbe riempire una crash compilation niente male).

Titoli di coda per Christian Lundgaard: entrato da favorito, e considerato ancora tale dopo il Bahrain, sta subendo in pieno la “maledizione del secondo sedile ART”. Oltre a essere diventato di colpo lentissimo, in ogni gara gli succede sempre qualcosa. La lotta per il titolo per lui finisce qui, e temo che la carriera in F2 rischia di non durare molto di più se non riesce a dare un colpo di coda. Considerazioni simili per Marcus Armstrong, con la differenza che lui è già alla seconda possibilità.

[Immagine di copertina tratta da FiaFormula2.com]

Lorenzo Giammarini, a.k.a. LG Montoya

F2 MONTECARLO – FUTURE DAYS

Sapevo di poter contare su Theo Pourchaire ma quanto visto a Montecarlo ha ecceduto le più rosee aspettative. Nel frattempo Zhou ha confermato la sua leadership in campionato, mentre Lundgaard e Shwartzman rischiano di essere tagliati fuori dalla lotta iridata ancor prima che arrivi l’estate. Ma proseguiamo con ordine.

E’ opportuno ricordare che la maggioranza dei piloti corrono a Montecarlo in F2 per la prima volta, visto che l’anno scorso si saltò il round monegasco. L’unico frontrunner ad avere esperienza nel principato è il leader del mondiale Guanyu Zhou, che vi corse nel 2019. Nella strada per Monaco si assiste alla defezione di Matteo Nannini dal campionato per ragioni di sponsor, lasciando Alessio Deledda come unico rappresentante del Belpaese. Il talento italiano continuerà comunque a disputare il campionato di F3.

[COURTESY OF P300.IT]

Le prove libere sono ricche di incidenti e inconvenienti (come l’esplosione del motore di Petecof alla salita verso Massenet) e alla fine la spunta Robert Shwartzman (Prema), che precede Dan Ticktum (Carlin) e Juri Vips (Hitech) di ben mezzo secondo. Le ART sembrano in difficoltà, con Theo Pourchaire 14 e Christian Lundgaard 18. Si distingue in negativo il rookie Alessio Deledda, che riesce ad accumulare un distacco di 7.3s (!!!) dal leader della sessione.

[COURTESY OF SKYSPORT.IT]

Il nuovo format ha forse ridotto l’impatto delle qualifiche sull’economia generale della stagione, ma a Montecarlo sono ancora la chiave per un buon risultato. Il format è adattato alla tortuosità del tracciato: per ridurre i rischi legati al sovraffollamento dell’angusto circuito, i partecipanti vengono distribuiti in due gruppi. Al più veloce in assoluto sarà assegnata la pole; tutti gli altri piloti del suo gruppo si distribuiranno sulla fila dispari della griglia di partenza, mentre l’altro gruppo su quella pari.

[COURTESY OF MOTORSPORT.IT]

Signori, mi levo il cappello. Theo Pourchaire, un diciassettenne che due anni fa correva ancora in F4, conquista la pole position con mezzo secondo di vantaggio (!!!) su Shwartzman. Oltre alla pole e ai quattro punti, tale prestazione gli frutta anche il record di più giovane poleman in tutta la storia della F2 (quindi anche di Gp2 e F3000). Per intenderci, ha inflitto un secondo a Lundgaard, suo teammate, che è considerato uno dei pretendenti al titolo.

Si registrano comunque altre sorprese. Dopo il francese si schierano le due Prema con Shwartzman e Oscar Piastri, dopodiché i sempre tenaci Ticktum e Vips (che nell’ultimo tentativo va a muro nel primo settore). Seguono due piloti che di norma non si avventurano così in alto nella griglia, ovvero Ralph Boschung (Campos) e Roy Nissany (DAMS), che possono vantare dell’esperienza pregressa nel principato. Chiudono la top ten gli altri favoriti per la lotta iridata: Lundgaard, Felipe Drugovich (UNI virtuosi) e il leader Zhou. Del resto del gruppo, da segnalare Liam Lawson (Hitech) 12 e Marcus Armstrong (DAMS) 14.

[COURTESY OF FORMULAPASSION.IT]

Merita un commento la performance Alessio Deledda, che con 6.3s di distacco dal poleman del suo gruppo diventa il primo pilota dopo dieci anni ad uscire dalla fascia del 107% (neanche il mitico Mahaveer Raghunathan era riuscito nell’impresa). A sua discolpa, la preparazione per il campionato è stata tormentata sia dalla pandemia che da un numero di problemi meccanici superiori alla media dei colleghi, quindi il distacco è frutto anche di una preparazione ridotta. Contando su un suo miglioramento gli steward hanno deciso di fidarsi e lo hanno comunque ammesso al resto del weekend.

[COURTESY OF MOTORSPORT.COM]

Dopo la brutta qualifica, i due piloti UNI Virtuosi possono consolarsi con la prima fila nella gara del Venerdì mattina.

Il combinato disposto di gara-1 (l’appuntamento del weekend dove i piloti sono meno inclini a rischiare) e tracciato monegasco restituisce una gara priva di azione in pista. Al via, Zhou mantiene la posizione mentre Lundgaard brucia Drugovich. Shwartzman va a strusciare sulle barriere di Massenet e deve dire addio alla sospensione anteriore. Gara-1 finita e gara-2 compromessa (partirà ultimo). Il russo è un pilota tosto, ma se continua con queste scemenze finirà il campionato in zona Bent Viscaal, con tutto il rispetto per l’olandese di MP.

Tornando in testa, la ART del danese accusa problemi fin da subito e perde olio per cinque giri (con grande preoccupazione di Drugovich) prima di ritirarsi. Il ritiro del danese promuove Roy Nissany sul podio, e al netto del ritiro di Gianluca Petecof (Campos) non si verificano azioni degne di nota. L’unico sussulto della corsa avviene all’ultima curva dell’ultimo giro (!) dove Marcus Armstrong infila l’indiano Jehan Daruvala (Carlin) con un sorpasso di alta scuola. Il pilota austriaco conquista così la decima posizione, che sebbene non valga punti, gli frutta la pole position per la gara sprint di Sabato mattina.

Sarò onesto: quando è suonata la sveglia mi sono sentito un po’ stupido: mi stavo alzando presto per seguire una corsa A MONTECARLO. Per fortuna ci ha pensato il meteo a risollevarmi l’umore: durante la notte aveva piovuto, sicché la corsa si sarebbe disputata con l’asfalto bagnato. Mi sono sentito ricolmo di felicità.

Gara-2 è stata frizzante, con un buono spettacolo per gli standard monegaschi. Il primi colpi di scena avvengono prima del via: Ticktum accusa problemi elettrici nel giro di schieramento, che vengono prontamente risolti. Meno fortunato è il poleman Armstrong, vero Paperino di questo inizio di stagione, che a causa di problemi al motore non riesce a raggiungere la griglia. Partirà dai box, ma si ritirerà dopo pochi giri per le stesse ragioni.

Davanti a tutti parte quindi Liam Lawson, ma ha un pessimo avvio e viene bruciato da Oscar Piastri. Idem dietro, con Ticktum che supera Pourchaire.

Il pilota della Prema pare in difficoltà, e Lawson è sempre lì a pungolarlo, ad aspettare un suo passo falso. Credo che fosse da dieci anni che non vedevo un duello in pista per la prima posizione, a Montecarlo. Il duello si risolve al quinto giro quando Lawson, dopo un tentativo fallito alla Nouvelle Chicane, lo infila alla Rascasse. Grande manovra da parte di un pilota che di sicuro farà parlare di sé.

La pista continua ad asciugarsi, col risultato che la traiettoria e i punti di frenata cambiano di giro in giro. Piastri continua ad averne meno dei diretti avversari e subisce il pressing anche di Ticktum. Altri piloti sono in simile difficoltà (come Pourchaire o Nissany), sicché lotte simili avvengono lungo tutta la classifica. Il duello per il podio si risolve al quindicesimo giro, quando Ticktum sorpassa Piastri alla Chicane. Il pilota inglese a questo punto inizia a guadagnare un secondo al giro sulla Hitech in testa. Nel frattempo Vips infila Pourchaire e si lancia anche lui all’inseguimento di Piastri.

Al giro 20 di 32 Ticktum è in scia a Lawson, ma va fuori alla Massenet, tocca le barriere e perde temperatura sugli pneumatici. Il pilota inglese decide che non è più il caso di rischiare. Poco dopo una collisione tra Beckmann e Viscaal chiama la Safety Car, che fa la sua prima apparizione del weekend. Alla ripartenza si hanno solo due giri a disposizione a causa del sopraggiunto limite di tempo, sicché non si svolgono azioni significative.

(L to R): Race winner Liam Lawson (NZL) Hitech and second placed Dan Ticktum (GBR) Red Bull Racing RB15 Test Driver in parc ferme.
22.05.2021. FIA Formula 2 Championship, Rd 2, Sprint Race 2, Monte Carlo, Monaco, Saturday.
– www.xpbimages.com, EMail: requests@xpbimages.com Copyright: XPB Images

Dopo 50 minuti di gara, vince Liam Lawson con ben otto secondi su Dan Ticktum (niente male, considerando che ci sono stati due soli giri di bandiera verde). Terzo è Piastri, che alla fine è riuscito a difendersi da Vips e Pourchaire. I colpi di scena continuano nel dopo gara: i commissari scoprono che Lawson al via ha usato una mappatura non regolamentare. Malgrado ciò in realtà non gli sia stato d’aiuto, il regolamento viene applicato e l’austriaco espunto dalla classifica. La vittoria è consegnata quindi a Ticktum (una sorta di risarcimento per la gara di Monza dell’anno scorso), Piastri scala secondo e Vips fa il suo ingresso nel podio.

GP MONACO FDA/2021 FORMULA 2 – SABATO 22/05/2021
credit: @Scuderia Ferrari Press Office

Poca gloria per gli altri pretendenti al titolo. Le due UniVirtuosi hanno tentato l’azzardo delle slick a metà gara, ma la pista era ancora troppo fredda e bagnata. Dopo qualche giro passato a perdere trenta secondi da chiunque, tornano sui loro passi ma nel frattempo erano stati doppiati anche da Deledda. Lundgaard va a muro mentre Shwartzman sopravvive alla corsa a eliminazione e conclude decimo. Il russo ha fatto segnare il giro più veloce (grazie a un cambio gomme a pochi giri dalla fine) e alla fine conquista due punti, risultato piuttosto positivo considerando che partiva 22°.

La Feature Race è stata gradevole e animata da diversi sorpassi, grossomodo tutti persi dalla regia (I see a pattern here). Lo spettacolo è stato garantito dalle gomme, che da una parte presentavano un degrado evidente (un pilota con gomme nuove poteva girare facilmente 2s più veloce degli altri) e dall’altra faticavano ad andare in temperatura (un pilota con gomme fredde poteva perdere fino a 10 (!!!) secondi al giro).

MONTE-CARLO, MONACO – MAY 22: Theo Pourchaire of France and ART Grand Prix (10) leads the field at the start during the Feature Race of Round 2:Monte Carlo of the Formula 2 Championship at Circuit de Monaco on May 22, 2021 in Monte-Carlo, Monaco. (Photo by Clive Rose – Formula 1/Formula Motorsport Limited via Getty Images)

La corsa si disputa all’asciutto e, finalmente, con la griglia corrispondente alle qualifiche: Pourchaire, Shwartzman, Piastri, Ticktum, Vips etc. Aitken resta piantato sulla casella, ma per il resto lo start è tranquillo. Pourchaire e Shwartzman staccano gli inseguitori, mentre si rinnova il duello tra Piastri e Ticktum. Significativo è anche il trenino guidato da Nissany, che comprende Lundgaard, Drugovich, Zhou e Armstrong.

Dopo pochi giri iniziano a dipanarsi le variabili strategiche. Drugovich e Armstrong decidono di pittare il prima possibile per scavalcare la DAMS di Nissany; il brasiliano riesce, mentre il pilota austriaco subisce una sosta lenta e fallisce nell’obiettivo. Al contrario il pilota brasiliano, dopo qualche giro per mandare in temperatura le gomme, inizia a girare ben più veloce degli avversari e scalerà la classifica man mano che i piloti si fermeranno.

Intorno a metà gara si fermano Piastri e Ticktum; approfittando di un errore dell’australiano in ripartenza dopo un periodo di VSC, l’inglese tenta un attacco troppo ambizioso all’esterno della Rascasse e manda la sua Carlin a muro. ll fatto che abbia commesso una cazzata sesquipedale è evidenziata dal fatto che l’inglese, notoriamente dall’ego ipertrofico, ha passato il resto della giornata a scusarsi col team.

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A due terzi di gara si ferma anche la coppia di testa. Shwartzman aveva perso il contatto con la ART e pertanto decide di rischiare pittando per primo. Purtroppo la Prema palesa i suoi legami con la Ferrari nel momento sbagliato e la sosta dura dieci secondi di troppo. Da secondo in lotta per la vittoria si ritrova quarto (quinto dopo il sorpasso di Drugovich). Pourchaire a questo punto può pittare in tutta tranquillità e lascia la testa della corsa a Zhou, che ha adottato la strategia opposta a quella del compagno di squadra: rientrare il più tardi possibile.

La  mossa del cinese si stava rivelando vincente (numeri alla mano, poteva uscire dai box in seconda posizione) senonché nel finale di gara delle VSC a catena gli impediscono di rientrare ai box al momento opportuno (in F2, a differenza della F1, è vietato compiere il pit stop obbligatorio sotto VSC) e deve dire addio al podio. Dopo qualche lotta in pista alla fine conclude quinto, cui si aggiungono i punti bonus per il giro più veloce.

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La gara termina con Pourchaire in lacrime per la felicità di essere diventato il più giovane vincitore di sempre in F2 (a 17 anni e 9 mesi migliora il record di Lando Norris, che aveva vinto a 18 anni e 4 mesi). Secondo è Piastri dopo aver disputato una gara (in generale un weekend) à la Schumacher, mentre terzo è Drugovich, che va a podio dopo essere partito nono. Per il brasiliano si è trattato di una delle migliori gare in carriera, di sicuro la migliore del 2021.

Come già detto seguono Zhou e Shwartzman, mentre Boschung completa il suo ottimo weekend (tre arrivi a punti in tre gare) chiudendo davanti ai ben più quotati Liam Lawson e Juri Vips (che oltretutto aveva ottenuto una penalità per aver buttato fuori Armstrong alla Rascasse). Ennesima gara da dimenticare per Lundgaard, addirittura fuori dai punti dopo essere stato l’unico del gruppetto a non aver superato Nissany ai box.

In classifica Zhou mantiene la leadership con 68 punti, mentre secondo ora è Piastri con 52. Con la grande prestazione monegasca Pourchaire si proietta in terza posizione con 47 punti, mentre Ticktum approfitta della vittoria regalata di Sabato mattina per issarsi in quarta posizione con 38 punti, appena davanti a Lawson, quinto con 36.  Sesto e settimo sono Shwartzman e Drugovich (che ha smosso la classifica) con rispettivamente 30 e 29 punti. Dopo 6 gare Lundgaard è fermo alla miseria di 16 punti – per dire, meno di quanti ne conquistò nella sola sprint race di Stiria, l’anno scorso. Il campionato è lungo, ma questi tre piloti devono invertire il trend il prima possibile.

A differenza del gp di Monaco, il prossimo appuntamento del campionato di F2 avrà luogo tra due settimane a Baku. Aspetto trepidante, visto che di solito è una gara ricca di follia.

Lorenzo Giammarini, a.k.a. LG Montoya

[Immagine di copertina tratta da www.Motorsport.it]

F2 BAHRAIN 2021 – NOTHING’S SHOCKING

Benritrovati. Dopo due mesi di pausa, torna la F2 con l’appuntamento di Montecarlo. Per seguirlo con la giusta consapevolezza, ecco la cronaca del round precedente del Bahrain. Per un’introduzione generale alla stagione e alle sue differenze con la precedente, questo è l’articolo che fa per voi. Laddove non espressamente specificato, le immagini provengono dall’account Twitter ufficiale della F2

[COURTESY OF AUTOSPORT.COM]

Il Venerdì del nuovo format è lo stesso del passato. Dopo aver fatto segnare il tempo migliore nei test, Felipo Drugovich conclude al vertice anche la sessione di prove libere. Visto che i piloti conoscono bene il circuito, avendovi condotto i test poche settimane prima e due appuntamenti di fila a Novembre, la pista ha visto poca azione. I valori in campo restano confusi, se non che Campos, Trident e HWA si confermano come le scuderie peggiori. Si distingue in negativo Alessio Deledda, ultimo a un secondo e mezzo dal teammate Matteo Nannini, penultimo.

[COURTESY OF FORMULASCOUT.COM]

Le qualifiche sono invece tirate fino al millesimo. Come si immaginava, la lotta per la pole è ristretta a Drugovich, Guanyu Zhou (entrambi su UNI Virtuosi), Christian Lundgaard (ART) e Robert Shwartzman (Prema). Il primo ad abbandonare la contesa è proprio il russo, abbandonato dalla macchina mentre si stava lanciando per il secondo tentativo. Il rapido miglioramento delle condizioni della pista lo relegherà al dodicesimo posto al termine delle qualifiche. Per il resto gli altri tre si alternano in testa alla classifica dei tempi e all’ultimissimo momento utile la spunta Zhou per 3 millesimi (!!!) su Lundgaard. Più attardato è Drugovich, terzo ma a tre decimi e mezzo. Colpisce il quasi rookie Juri Vips (Hitech, academy Red Bull), quinto, mentre sorprende il rookie Richard Verschoor, sesto con la modesta MP Motorsport e migliore dei novellini. Gli altri sono attardati, Oscar Piastri (Prema) ottavo e Theo Pourchaire (ART) dodicesimo.

Dopo le qualifiche Vips sarà escluso dalle qualifiche (quindi partirà 22o) in quanto la sua Hitech non rispettava i limiti di regolamento. Si scopre anche la causa dello stop forzato di Shwartzman: l’uso combinato di acceleratore e freno per scaldare le gomme ha invece attivato il sistema di sicurezza della vettura, che ha spento la macchina. Dopo la squalifica di Vips, partirà undicesimo.

Per compiere un rapido recap del nuovo format: si disputano 3 gare, due il Sabato e una la Domenica. Gara 1 e 2 si corrono al Sabato su una distanza ridotta (23 giri in Bahrain). Per comporre la griglia di partenza della prima si considera l’esito delle qualifiche e si applica l’inversione dei primi dieci concorrenti, mentre per la seconda si prende l’ordine di arrivo di gara1 e anche qui si invertono i primi dieci. Gara3 sarebbe la vecchia Feature Race, si tiene di Domenica e prevede una distanza maggiore (in Bahrain 32 giri) e un pit stop obbligatorio; stavolta i piloti partiranno nelle posizioni conquistate in qualifica, senza alterazioni.

“Conservare” è stata la parola chiave di gara1. Le coperture, perché l’asfalto a 50° scioglieva le gomme e perché non si può sprecare un secondo set già nella prima gara. La macchina, perché una monoposto distrutta non si ripara in tempo per la gara serale. Le posizioni, perché a chi ha conquistato le prime posizioni in qualifica conviene andare cauti e terminare su per giù nelle stesse posizioni in cui si è partiti (magia della doppia reverse grid: perché rischiare a rimontare dalla nona/decima posizione, se tanto ci si ritroverebbe a partire di nuovo ai margini della top 10 in gara2?). Per tutte queste ragioni, il 90% del risultato finale di Gara1 si decide nei primi tre giri.

Liam Lawson ha lo spunto migliore e nell’arco di duecento metri balza dalla terza alla prima posizione; Pourchaire fa l’opposto, scendendo dalla pole alla terza piazza. Piastri (quarto) ne perde tre, mentre le due UniVirtuosi restano attardate a centro gruppo. Vale la pena di soffermarsi sullo start di Shwartzmann: nell’arco di nove curve passa dall’undicesima alla quinta posizione. Più dello scatto è stato determinante il coraggio e l’intelligenza con cui ha affrontato le frenate insidiose di curva 1 e 4 e la pazzia con cui ha attaccato il teammate al tornantino.

All’inizio del secondo giro Ticktum travolge Verschoor; la macchina di Armstrong si spegne all’improvviso e Boschung, che seguiva, non riesce a evitarlo; Drugovich rientra ai box per sostituire l’alettone danneggiato nel primo giro. Il resto della gara si trascina sonnecchiosa fino alla bandiera a scacchi. Daruvala passa Pourchaire e Beckmann ma Lawson si rivela insormontabile; il francese della ART più avanti rompe il motore mentre è terzo. Shwartzmann, che forse ha stressato troppo le coperture al via, appare fin da subito in crisi di gomme ma resiste alla pressione del teammate, che sembra già a suo agio con le nuove gomme Pirelli.

Alla fine vince Lawson con nove decimi su Daruvala I due hanno fatto gara a sé, basta pensare che Beckmann, ottimo terzo con la Charouz, accusa 14 secondi di ritardo (!!). Esordio migliore non poteva esserci per il neozelandese di scuola Red Bull, per quanto aiutato dalle circostanze. Come anticipato, Shwartzman conclude quarto davanti a Piastri, Lundgaard e Zhou. Ottavo è Ticktum, penalizzato di 5s per il contatto con Verschoor. Le sorprese principali sono state Guilherme Samaia, nono al traguardo ma purtroppo penalizzato per un’infrazione del regime di VSC (sarebbero stati i primi punti in F2), e Juri Vips, capace di rimontare dalla 22° posizione alla decima, che vale la pole in position di gara2. Drugovich è solo sedicesimo.

Gara1 è stata tanto lineare e prevedibile quanto gara2 caotica e ricca di azione. Diverse ragioni concorrono a spiegare le differenze dei caratteri; la principale è che la griglia di partenza è frutto di ben tre rimescolamenti dei valori in campo (inversione delle qualifiche – gara1 – inversione di gara1), col risultato che l’ordine con cui i piloti sono distribuiti nel gruppo non rispecchia i veri rapporti di forza. Detto in altri termini, i piloti non partono nelle posizioni rappresentative della loro velocità, pertanto saranno necessari molti duelli in più per ristabilire l’ordine.

In pole position in gara2 c’è Yuri Vips, seguito da Lirim Zendeli (MP, rookie) e dalle teste di serie: Ticktum, Zhou, Lundgaard, Piastri, Shwartzman. Tutti i piloti partono su gomme dure tranne Zhou e Armstrong, che calzano invece le soft.

La partenza è caotica. Shwartzman parte bene e per superare Lundgaard stacca molto profondo in curva 1. Ticktum privilegia l’inserimento in curva 2, quindi frena e sterza prima degli altri. Il contatto è inevitabile; entrambi i piloti finiscono fuori gara e per la prima volta in campionato entra la SC. L’incidente ha scatenato il caos alle spalle dei primi; Piastri, che aveva avuto un pessimo scatto, riesce a recuperare e resta quinto; Drugovich in poche curve scala dalla 16a alla 7a posizione (!); Lawson passa dalla decima alla quarta posizione, mentre Armstrong e Pourchaire, partiti quasi ultimi, si ritrovano a centro gruppo. Lo scontro tra Ticktum e Shwartzman viene derubricato a contatto di gara, ma ad essere onesto entrambi potevano tenere condotte meno rischiose.

Alla ripartenza Zhou fa valere la superiorità delle gomme soft e in un giro sorpassa Vips e Zendeli e si porta in testa. Guadagna quello che serve per portarsi al di fuori del DRS, dopodiché si mette a gestire le coperture in attesa degli eventi. Dietro di lui al contrario Piastri, Lundgaard e Drugovich fanno a sportellate, con il brasiliano che la spunta sugli altri due. La cavalcata del pilota UniVirtuosi continua e scavalca anche Zendeli. Lundgaard si libera di Piastri (non particolarmente incisivo in questa fase) e, non volendo regalare terreno al rivale,  anche lui va all’attacco di Zendeli. L’affondo in curva 1 è ragionevole ma i due non si capiscono: il danese tocca il tedesco, che fora una gomma ed è costretto a ritirarsi. Lo svedese della ART verrà punito  con 10s di penalità (IMHO sproporzionata).

Vale la pena segnalare le rimonte di Pourchaire e Armstrong, partiti 19 e 20 ma ora 8 e 6. In questo momento la gara vive la consueta fase di attesa del decadimento delle coperture, per quanto più elettrica del solito. L’avvenimento degno di nota di questa fase è Gianluca Petecof (Campos), che in un giro perde sei (!) posizioni, a dimostrazione che il balzo da Formula Regional a F2 è notevole. Armstrong e Zhou continuano a far segnare tempi ottimi; la hard dimostra di avere lo stesso degrado termico della soft, col risultato che il vantaggio sulla lunga distanza è limitato.

[COURTESY OF F1INGENERALE.COM]

La gara si ravviva al giro 15, con Lawson, Lundgaard e Drugovich che inscenano un duello rusticano: il brasiliano attacca il neozelandese in curva 1, Lundgaard passa entrambi in curva 3, Drugovich prova a riprendersi il maltolto in curva 4 ma finisce solo per prendere in pieno Lawson, costringendolo al ritiro. Entra la SC in pista e numerosi piloti ne approfittano per montare un set di gomme più fresche. Zhou prosegue con le sue vecchie soft mentre dei primi rientrano Vips, Lundgaard (che ne approfitta per scontare i 10s di penalità – proprio per questo il suo teammate deve aspettare un giro per la sosta) e Piastri.

Zhou ha un compito molto difficile davanti a sé: non solo è su gomme più vecchie, ma monta anche la specifica più fragile. La ripartenza vede la superiorità delle gomme soft sulle hard e delle coperture nuove sulle vecchie. Armstrong (terzo su soft vecchie) passa Drugovich (secondo e con una penalità pendente), ma alle loro spalle i piloti che hanno pittato mostrano tutt’altro passo: Piastri passa dalla decima alla sesta posizione in quattro curve; nell’arco di un giro, i piloti su S sono tutti nella top6; due giri e sono tutti in top 4.

Zhou ha approfittato delle lotte alle sue spalle per costruire un vantaggio di 3s, che Vips divora non appena ha pista libera. Entra la VSC per rimuovere la macchina di Deledda; sembra una fortuna per Zhou, ma non dura che un giro. Alla ripartenza Vips cerca l’attacco in curva 1, non riesce e anzi si deve difendere da Piastri, che sembra essere il pilota più veloce sulle Soft. Nel frattempo Drugovich e Armstrong affondano mentre Lundgaard è in rapida rimonta. La gara sembra nelle mani dell’estone, ma a tre giri dalla fine gli si rompe il cambio. Il testimone viene raccolto da Piastri.

Zhou è l’unico su gomme vecchie che ha retto il passo dei piloti su gomme nuove, ma all’esordio dell’ultimo giro è destinato a capitolare. Piastri lo passa in curva 1, Lundgaard si butta all’interno e stacca profondissimo per passarli entrambi. ART e Prema entrano appaiate in curva 2, l’australiano spinge lo svedese sullo sporco. La ART si scompone e Zhou lo ripassa. Per qualche metro il cinese ha anche la Prema nel mirino ma il gap prestazionale è ormai incolmabile. Piastri lo regola in frenata, dopo poche curve viene superato anche da Lundgaard e chiude terzo per un soffio davanti a Daruvala.

[COURTESY OF AUTOSPORT.COM]

Piastri vince da star la sua prima gara in F2. La SC lo ha aiutato, ma si è rivelato efficace in tutti i duelli e si è tenuto lontano dai guai. Secondo è Lundgaard, dopo che in un primo momento si era pensato che aver scontato la penalità scontata sotto SC non fosse valevole. A punti anche Verschoor(partito ventunesimo), Pourchaire (partito diciannovesimo), Beckmann e Sato.

[COURTESY OF CRASH.NET]

Anche Gara3 si svolge all’insegna del caos, dei duelli e dei colpi di scena. La maggioranza dei piloti sceglie di partire con le soft, ma una nutrita minoranza opta per le hard, tra cui il poleman Zhou, Tickum (quarto), Verschoor (quinto) e Shwartzman (undicesimo). Come prevedibile, il loro scatto è condizionato dalla mescola più dura; in particolare Zhou deve cedere la posizione a Lundgaard, Drugovich e Piastri. Nella pancia del gruppo Shwartzman, tradito dalle gomme fredde e dal tracciato sporco, manca del tutto il punto di frenata e travolge gli incolpevoli Nissany e Deledda. La macchina è integra tuttavia deve scontare un (meritatissimo) drive through. SC in pista.

Alla ripartenza i piloti su soft staccano quelli su hard. Al contrario del solito, la mescola morbida regge e si dimostra più costantemente veloce, con Zhou, Ticktum e Verschoor che continuano ad arretrare. Le due mescole manifestano lo stesso degrado termico, quindi le hard si comportano in pratica come delle soft meno prestazionali, cosa del resto già osservata in gara2.

Lundgaard è in testa ma è anche il primo ad accusare il degrado delle soft e, dopo aver ceduto la leadership a un sorprendente Piastri, al dodicesimo giro apre la girandola delle soste. Nelle tornate seguenti rientrano anche Drugovich e da Zhou; escono tutti alle spalle dell’attardato Shwartzman. Piastri invece continua, senza manifestare ancora alcun decadimento (ottimo, per un rookie).

Con l’esplosione dell’estintore di bordo di Petecof durante il sedicesimo giro esplode metaforicamente anche la gara. Lo svizzero parcheggia la sua Campos all’esterno di curva1, quanto basta per attivare la Safety Car. Piastri sfrutta le circostanze per fermarsi e rientra e rientra davanti ai diretti avversari; anche Ticktum ne approfitta, solo che la sua sosta è lenta ed esce nella pancia del gruppo. I massimi beneficiari della SC sono Armstrong e Verschoor, che si fermano con un giro di ritardo e si ritrovano primo e terzo!

E’ opportuno fare un recap delle posizioni e delle gomme: Armstrong (h), Piastri (h), Verschoor (s), Lundgaard (h), Drugovich (h), Zhou (s), Lawson (s), Pourchaire (h), Daruvala (h), Ticktum (s). Shwartzman si ricollega al gruppo, ma è comunque diciassettesimo, sia pure su soft.

Gli ultimi dieci giri sono da cineteca. La top5 cambia ad ogni giro. Armstrong perde subito la testa della corsa a favore di Piastri, che dopo un giro si deve arrendere alle soft di Verschoor. Zhou ci mette una decina di chilometri giri per portarsi alle spalle dei primi due, mentre i top driver su hard (Armstrong, Drugovich, Lundgaard) affondano in classifica. Per la teoria del “piove sempre sul bagnato”, lo svedese e il brasiliano subiscono anche una penalità di 5s per un’infrazione delle regole della SC. Più indietro Robert Shwartzman si mette in mostra con sorpassi e gpv a ripetizione.

Piastri prova a difendersi, ma a dieci giri dalla fine incassa il sorpasso di Zhou. Verschoor ha un vantaggio sugli inseguitori e sembra avere il potenziale per vincere, mentre Zhou riesce a raggiungere il rivale né a levarsi Piastri dalla scia. Nel frattempo prende vita un bel duello tra le due ART, con Lundgaard che riesce a spuntarla dopo due giri di sorpassi e controsorpassi.

A cinque giri dalla fine la situazione si sblocca:  Zhou passa all’attacco e stacca Piastri, Ticktum e Lawson (entrambi su soft) raggiungono il terzetto di testa, Shwartzman entra in zona punti. Verschoor si deve arrendere a Zhou e a Piastri, ma l’australiano ha ormai raggiunto il limite delle sue coperture e si trova braccato da Ticktum.

A due giri dalla fine l’inglese va all’attacco in curva 1; nessuno dei due è disposto ad alzare il piede e il contatto in curva 2 è inevitabile. Piastri si gira e fa spegnere il motore mentre Ticktum continua più veloce che mai. Verschoor va in crisi con le soft e all’ultimo giro perde l’ultimo gradino del podio a favore di Verschoor.

[COURTESY OF MOTORSPORT.COM]

Dopo 32 giri di lotta furiosa, Zhou vince la sua prima Feature Race della carriera, con quattro decimi di vantaggio su Ticktum. Seguono Lawson, Verschoor, Armstrong, Daruvala, Shwartzman -grande rimonta nei giri finali, Pourchaire, Drugovich (primi punti dell’anno) e Nannini (primo punto in carriera, peraltro con la macchina peggiore della griglia). Il cinese è stato il più veloce e il più solido durante tutto il weekend, quindi è meritatamente primo in classifica con 41 punti. Segue Lawson con 30 punti e l’anonimo, ma furbo, Daruvala con 28. Piastri, che dopo le prime due gare era in testa, è solo quarto con 21 punti. Ha fatto comunque meglio di tutti gli altri favoriti: Ticktum ha 19 punti, Shwartzman e Lundgaard 16, Armstrong 10 e Drugovich la miseria di due punti dopo un’ottavo di campionato.

[COURTESY OF EN24NEWS.COM]

Anche il 2021 si prospetta molto divertente. Diversi rookie non sembravano neanche esordienti, tanto è stata la loro bravura nella gestione della gomma e delle dinamiche di gara – penso soprattutto a Piastri e a Lawson. Pourchaire si è mantenuto più distante dai riflettori, ma bisogna ricordarsi che in gara1 ha subito la rottura del propulsore mentre era terzo, in gara2 ha concluso sesto dopo essere partito quasi ultimo e in gara3 ha chiuso davanti al compagno di squadra a parità di strategia. Forse il più impressionante è stato Verschoor, che è passato dal non correre ad essere il più veloce dei rookie, capace di destreggiarsi anche in situazioni molto complicate (gara2, da ultmo a quinto) e che per poco ha mancato il podio nella prima Feature Race in carriera.

Resta comunque un interrogativo: il Bahrain era stata la sede dei test, quindi era un tracciato che gli esordient conoscevano già nel dettaglio. Come si comporteranno nei circuiti dove non hanno ancora corso con le F2? In tal senso, la gara di Montecarlo sarà interessante. Visto che l’anno scorso l’appuntamento era saltato, tre quarti della griglia sarà composta da debuttanti assoluti nel Principato (visto che la F3/Gp3 non ci corre dal 2011).

Al di là di tutto, i più veloci in assoluto sono stati comunque i piloti già citati nell’introduzione -Drugovich, Lundgaard, Shwartzman, Zhou- ma devono farsi tutti quanti un bagno di umiltà. L’unico che ha evitato sciocchezze è stato il cinese, peraltro il meno quotato dei quattro, che infatti ha meritatamente dominato il weekend, mentre tutti gli altri si sono rovinati almeno in due gare su tre. In questa “classifica dell’infamia” svettano Drugovich e Ticktum, che hanno combinato disastri in tutte e tre le gare (soprattutto l’inglese).

Concludo questo lungo testo menzionando due piloti che sono stati tanto efficaci quanto sfortunati: Armstrong (alla riscossa dopo un 2020 da incubo) e Vips (quasi esordiente, dopo che l’anno scorso ha sostituito Gelael per qualche gara). In particolare la sorte si è accanita contro l’estone, che ha terminato il Bahrain con zero punti quando poteva essere facilmente in testa.

Sento che a Montecarlo la F2 darà spettacolo.

[Immagine in evidenza tratta da FormulaScout.com]

Lorenzo Giammarini a.k.a. LG Montoya

F2 2021: COSA CI ASPETTA

Benritrovati, fan della F2. Il 2020 è stata un’annata memorabile, merito delle condizioni eccezionali in cui si è disputata ma anche dell’elevata combattività della serie, che ha visto cinque piloti ancora matematicamente in lizza per il titolo all’inizio dell’ultimo weekend.

Rispetto all’anno scorso la griglia di partenza è piuttosto cambiata. Mick Schumacher, vincitore del campionato, è emigrato in F1, insieme a Yuki Tsunoda, terzo e rivelazione dell’anno, e Nikita Mazepin, quinto con sorpresa di tutti (me per primo). La F2 ha perso anche Callum Ilott, il secondo classificato, che ha lasciato la serie per ragioni economiche. Malgrado l’abbandono di quattro piloti tra i primi 5 e di numerosi esponenti della “vecchia guardia” (come Deletraz, Markelov, Gelael), il livello della serie resta alto e contiene diversi piloti che potrebbero approdare con merito in F1, e alcuni rookie che potrebbero sorprendere.

Gli ultimi anni sono stati ricchi di novità sotto il profilo tecnico, quest’anno i cambiamenti si concentrano invece sul regolamento sportivo. Cambia radicalmente l’organizzazione del weekend: dalla classica Qualifiche +Feature Race + Sprint Race si passa a un weekend da qualifica + tre gare, due Sprint Race effettuate il Sabato (le cui griglie di partenze sono rispettivamente l’ordine della qualifica con inversione dei primi 10 e ordine di arrivo con inversione dei primi 10 ) e una Feature Race la Domenica (la cui griglia di partenza è di nuovo quella specificata dalla qualifica, stavolta senza inversione). L’incremento di gare per weekend significa anche che F2 e F3 smetteranno di disputarsi insieme, e si alterneranno ad accompagnare la F1.

[COURTESY OF THELASTCORNER.IT]

La trovata è stata escogitata con lo scopo di ridurre i costi. All’aumento del numero di gare per weekend si accompagna infatti una riduzione del numero di weekend in cui bisogna spostare la squadra. Il beneficio vero tuttavia non proviene dalla logistica semplificata, quanto dalla possibilità di risparmiare sulle risorse umane: la maggior parte delle squadre impegnate in F2 corre anche in F3, quindi l’alternanza significa che un’unica crew può seguire ambo i campionati, anziché dover mantenere squadre diverse.

I risvolti negativi di questo cambiamento tuttavia mi fanno augurare che tale soluzione sarà abbandonata una volta assorbiti i danni economici causati dalla pandemia. Se si svolgono i calcoli infatti si scopre che il chilometraggio della serie diminuirà di una percentuale significativa (circa due Feature Race); i piloti inoltre potranno familiarizzare con meno piste. Se si considera inoltre che la qualifica impatterà di meno nell’economia generale del weekend, è pacifico dire che la serie perderà del valore formativo – senza contare che potrebbero esserci piloti che decideranno di disputare F3 e F2 in contemporanea, diminuendo quindi il numero di sedili disponibili.

Secondo me due saranno le storyline principali: la lotta tra i sophomore Lundgaard, Shwartzman, Drugovich (e Zhou?) per il titolo e il derby interno in Renault (Zhou, Lundgaard, Piastri) per accaparrarsi un futuro in Alpine. In FDA i pretendenti si sono ridotti a Marcus Armstrong e Robert Shwartzman; un terzo, Gianluca Petecof, è uscito dall’Accademia nel Gennaio di quest’anno. I rookie sono interessanti e di buon livello, ma per un motivo o per l’altro IMHO difficilmente li vedremo in lotta fino alla fine.

Proseguiamo con ordine e diamo uno sguardo ravvicinato ai protagonisti della stagione che inizierà il 26 Marzo in Bahrain.

Prema

[COURTESY OF METROPOLITANMAGAZINE.COM]

Con le nuove monoposto (introdotte nel 2018) la Prema sembrava aver perso la velocità che gli aveva permesso di dominare il 2016 e il 2017, ma l’anno scorso è tornata alla vittoria in entrambi i campionati. Se consideriamo che l’area in cui aveva faticato di più l’anno scorso, la qualifica (solo una prima fila in tutto il campionato), col nuovo format impatta di meno, e che la sua line-up è composta dagli ultimi due campioni di F3, è facile capire perché sono considerati i favoriti.

Robert Shwartzman l’anno scorso iniziò in maniera eccezionale e rimase in piena lotta per il titolo fino alla fine, quando una combinazione di sfortuna, guasti meccanici e un paio di brutte prestazioni lo hanno condotto a una più mite quarta posizione – comunque solo 38 punti dietro il suo vittorioso compagno di squadra. A differenza dei suoi rivali, sembra un pilota già completo. Al massimo si può dire che la prestazione in qualifica deficita un po’ (era stato un suo punto debole anche in F3), ma col nuovo formato la cosa non è un grande problema. E’ il favorito per il titolo.

Il diciannovenne Oscar Piastri è invece un rookie prestigioso. Nel 2019 ha vinto la Formula Eurocup, l’anno scorso la F3. Come Schumacher, è stato in grado di conquistare il titolo senza aver mai firmato una pole – grazie a un’efficacia in gara e a una combattività senza pari. Il curriculum è notevole, tuttavia l’australiano di scuola Alpine non mi convince troppo. Alla fine ha vinto il titolo perché all’ultima gara Logan Sargeant, che aveva i numeri per vincere comodamente, è stato tamponato alla partenza senza colpe. Nonostante questo ha seriamente rischiato di perdere il mondiale in favore di Theo Pourcharie, un pilota non Prema (come ripeterò sotto, la Prema ha praticamente sempre vinto in F3). E’ una vera incognita – potrebbe finire decimo quanto secondo. Personalmente mi aspetto che vinca un paio di Sprint Race, e che mostrerà veramente la sua forza nel 2022.

Virtuosi Racing

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L’anno scorso è il team più veloce del gruppo, ma alla fine sono giunti dietro alla Prema tanto nel Campionato Piloti che nel Costruttori. Le cause vanno riscontrate negli errori tanto dei piloti quanto della squadra, e in un race pace che a volte non è stato a livello del ritmo di qualifica. Non dobbiamo dimenticarci che il team Virtuosi è relativamente giovane, quindi ha ancora un buon margine per il miglioramento.

Guanyu Zhou ha avuto una stagione positiva, ma da lui ci si aspettava molto di più. A inizio anno era naturale scommettere su di lui come vincitore, invece ha concluso sesto e solo una vittoria all’attivo (in una Sprint Race stoppata dopo sette giri). E’ stato dominante in Austria, poi è risultato più lento di Ilott in quasi tutte le altre occasioni. Se vuole mantenere le sue quotazioni in casa Renault, in pratica deve vincere il campionato. L’operazione potrebbe essere alla sua portata, visto che l’anno scorso più che la velocità gli è mancata la capacità di stare lontano dai guai (anche per via di partenze molto brutte, che gli sono costati podi e vittorie in più di un’occasione). In qualifica è stato inferiore a Ilott, ma più per meriti del pilota inglese che per demeriti del cinese. Il 2021 per lui è iniziato bene, dato che ha conquistato il titolo in F3 Asia (in un campionato insolitamente ricco di piloti), vittoria che gli è fruttata anche la Superlicenza per la F1.

Felipe Drugovich invece è il mio personale favorito per il titolo. Ha distrutto la concorrenza in Euroformula nel 2018, mentre l’anno scorso in F2, da rookie, ha ottenuto una pole e tre vittorie, con un team che aveva ottenuto gli stessi numeri in dieci anni. Quando prendeva la testa della gara iniziava a martellare come nessuno – non è un caso che ha fatto segnare le vittorie con maggior margine sul secondo della stagione – e si è dimostrato spesso tra i migiori nella gestione degli pneumatici. Non si è (ancora?) legato con un team  di F1, il che è un peccato, dato che il brasiliano è l’unico pilota di talento di una nazione tanto importante per il mercato automobilistico quanto scarsa di piloti degni di questo nome. Va detto che i test pre-stagionali non sono andati molto bene. Stiamo a vedere.

Carlin

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Dopo un 2019 anonimo, nel 2020 la Carlin è tornata a lottare per il titolo, ottenendo risultati prestigiosi con Yuki Tsunoda e Jehan Daruvala. Nel 2021 aspira a ripetersi, e ha i mezzi e i piloti per farcela.

La stagione 2020 di Jehan Daruvala ad una prima occhiata appare ben poco esaltante: mentre il teammate Tsunoda faceva incetta di pole e di vittorie e ha sfiorato il titolo al debutto, l’indiano a stento arrivava in zona punti. In realtà si è scoperto che le scarse prestazioni erano dovute a un motore subottimale; una volta sostituito, da Monza in poi, ha dimostrato quantomeno di essere degno di un sedile di F2. Non vedo in lui un favorito per il titolo, ma può portarsi a casa qualche vittoria di tappa. In qualifica potrebbe sorprendere, a volte.

Mi aspetto grandi cose invece da Dan Ticktum. L’anno scorso ha avuto un rapporto conflittuale con le gomme – era tra i migliori nella gestione in gara, ma a prezzo di brutte qualifiche e primi giri da dimenticare. In Carlin mi aspetto che risolva i problemi con gli pneumatici. Avrà risolto i problemi caratteriali che gli costarono il posto nella Red Bull Academy?

Hitech

[COURTESY OF FIAFORMULA2 VIA TWITTER.COM]

(Sì, la livrea Red Bull è passata alla Hitech quest’anno).

La Hitech è stata una delle sorprese l’anno scorso. Con più costanza e meno errori di gioventù – era al primo anno nella serie – e forse con una diversa coppia di piloti, sarebbe stata pienamente in lotta per il titolo. A tratti ha dato l’impressione di essere il team che comprendeva meglio le nuove gomme. Nei test precampionato è stata tra i team più rapidi. La coppia piloti è però un’incognita.

L’anno scorso in F3 Liam Lawson è stato tra i più forti piloti non-Prema. Fa parte del vivaio RedBull e come da copione è giovane, veloce e aggressivo. In F3 correva per la Hitech, quindi avrà meno problemi ad adattarsi alla nuova squadra. Non mi sbilancio troppo perché lo conosco poco, però scommetto che vincerà almeno una Feature Race.

L’estone Juri Vips condivide con il collega i colori Red Bull. Il suo curriculum avaro di numeri è ingannevole: nella sua carriera ha corso quasi sempre con team poco competitivi, e nel 2020 i suoi piani sono stati stravolti dalla pandemia. L’anno scorso è stato chiamato all’improvvisto dalla DAMS per sostituire l’infortunato Gelael; malgrado l’esperienza pari a zero, è riuscito ad andare forte fin da subito, ed è riuscito a finire a podio al Mugello prima di dover restituire il sedile al titolare. In carriera non ha quasi mai lottato per il titolo, ma personalmente mi aspetto una Top 6.

ART Grand Prix

[COURTESY OF GETTY IMAGES]

Il 2020 della ART è stato strano. C’erano weekend in cui erano i migliori, e altri weekend in cui andavano inspiegabilmente lenti – sono stati insomma i più scarsi dei top team. Il passato è glorioso (due degli ultimi tre campioni di F2 si sono laureati con la ART), quindi confido che sapranno reagire. L’impressione che ho è che abbiano subito le gomme da 18”. La coppia piloti è quella giusta per ambire a traguardi importanti.

Il settimo posto finale non rende giustizia al 2020 di Christian Lundgaard. Dopo il Mugello era solo 16 punti indietro a Schumacher jr, e senza la seconda SC nella Feature Race probabilmente avrebbe lasciato l’Italia da leader. L’incidente al via a Sochi in gara1, l’annullamento di gara2, i problemi tecnici in entrambe le gare in Bahrain lo hanno fatto scivolare indietro in classifica senza che avesse colpa (un po’ come Shwartzman). Per la prima volta disputerà due anni di fila nello stesso campionato, quindi mi aspetto una crescita significativa. Non bisogna tuttavia dimenticare che oltre agli alti ha avuto anche una serie di bassi importanti – in alcune gare non ha avuto il passo neanche per stare nei punti. Nei test è stato il pilota più in palla.

Il teenager Theo Pourchaire (scuola Sauber) IMHO sarà il rookie dell’anno. Al primo anno in F3 (uno dei campionati più competitivi al mondo), dopo soli due anni in monoposto, è arrivato secondo per 3 (tre) punti. Il dato è ancor impressionante se consideriamo che guidava per la ART – in F3 finora c’è stato solo un pilota che ha vinto senza guidare per la compagine italiana: Lando Norris. Tornando alla F2, paradossalmente avrei preferito che esordisse in un team di minore prestigio. E’ da anni che la ART in F2 non riesce a garantire lo stesso trattamento a entrambi i piloti – sistematicamente ve n’è uno che lotta per il titolo mentre l’altro sgomita per la quindicesima posizione. Anyway, il fatto che sia risultato molto efficace nei circuiti cittadini potrebbe essere un vantaggio non da poco, visto che metà delle gare si svolgeranno in circuiti non permanenti.

La “palude”

[COURTESY OF AUTOMOBILSPORT.COM]

Le altre scuderie sono meno interessanti e difficilmente concorreranno per la vittoria finale. La MP Motorsport senza Drugovich probabilmente scivolerà in fondo al gruppo. Richard Verscoor non mi sembra un granché interessante; un po’ più Lirim Zendeli, al quale IMHO sarebbe servito un anno di F3 in più. Prevedo ancor meno gloria per la Charouz, che perde l’esperienza di Jean Louis Deletraz in favore di David Beckmann (veterano della F3) e di Guillherme Samaia, maglia in F2 l’anno scorso.

[COURTESY OF FIAFORMULA2.COM]

Sono un po’ ingeneroso a includere la DAMS nel “fritto misto”, dati i fasti, anche recenti, ma nel 2020 è stata oggettivamente un team di medio-bassa classifica. Marcus Armstrong, l’unico altro pilota FDA in griglia, è chiamato alla riscossa dopo un 2020 in cui ha subito la “maledizione del secondo pilota ART”: due podi nelle prime due gare, poi 18 punti nelle successive 20. Per dire quanto sia stato sorprendentemente negativo l’anno passato, per il neozelandese questo sarà il primo anno da quando corre in monoposto in cui non è considerato il favorito per il titolo. Personalmente credo ancora in lui, che nei test ha ben figurato. Del resto Mazepin ha avuto un percorso simile: quattro ottavi posti mentre Russell vinceva il campionato, poi la rinascita in Hitech e la F1 con Haas. Se la DAMS risolve i problemi di comprensione delle nuove gomme, mi aspetto buoni risultati.

[COURTESY OF HWA AG VIA TWITTER.COM]

Capitolo a parte per HWA, la cui line-up è molto italiana. Matteo Nannini sarà l’unico pilota che sfutterà il “buco di regolamento” e che correrà sia in F3 che in F2. Era uno dei giovani che sul finire del 2020 mi ero ripromesso di tenere sott’occhio, e sono rimasto piacevolmente sorpreso nell’osservare questa svolta nella carriera. Wait’n’see x2. Discorso totalmente diverso per l’altro pilota Alessio Deledda. Sarò franco: abbiamo trovato l’erede di Maavher Raghunatan (il pilota più scarso che abbia mai visto correre in una serie di alto livello. Corse nel 2019, e il ricordo tra gli appassionati è ancora molto vivo). In tutta la sua carriera nel motorsport non è mai finito sul podio, e a parte un’unica sesta posizione (ottenuta quest’anno nella F3 Asia), non si è mai spinto oltre la nona posizione. In due anni di F3 non è mai giunto a punti. Concludo con l’equivalente della Minardi in F2, la Trident. Con Bent Viscaal e Marino Sato, non andrà lontano neanche stavolta.

Insomma, anche quest’anno la F2 dovrebbe essere spettacolare. L’appuntamento è Venerdì alle 14:30 per le qualifiche, alle 11:25 e alle 17:40 per le Sprint Race del Sabato, e alle 11:50 per la Feature Race di Domenica.

Wait ‘n’ see.

[Immagine di copertina tratta dall’account Twitter del team Carlin]

Lorenzo Giammarini, a.k.a. LG Montoya

LA RESISTIBILE ASCESA DI MICK SCHUMACHER – IL PAGELLONE DELLA STAGIONE 2020

La stagione 2020 di F2 sarà ricordata per molti motivi. Il primo, ovvio, è che si è disputata nel mezzo di una pandemia globale, e questo già basta per renderla memorabile. Sotto il profilo sportivo, perché ha visto il debutto di numerosi giovani di valore, che hanno dato vita al campionato di F2 più emozionante del lustro, e perché si è concluso con il ritorno della famiglia degli Schumacher nell’albo d’oro del motorsport.

L’edizione si apre nel segno del cinese Guanyu Zhou, come prospettato da molti, ma passa subito nelle mani del rookie Robert Shwartzman, che per molti mesi si difende dagli attacchi di Callum Ilott. Dopo Monza inizia però un periodo nero per il russo, che passa quindi il testimone al compagno di squadra Mick Schumacher, il figlio del sette volte campione del mondo di F1. Durante l’eclissi di Shwartzman si assiste all’ascesa del debuttante Yuki Tsunoda, che nella seconda metà di campionato fa incetta di pole e vittorie, ma alla fine né lui né Ilott riusciranno a strappare lo scettro dalle mani di Schumacher jr. L’annata è impreziosita dalle vittorie di tappa di giovani promettenti come Dan Ticktum, Christian Lundgaard e Felipe Drugovich.

Piloti e ingegneri sono concordi nel sostenere che l’edizione 2020 è stata una più complicate di sempre. Da una parte il pacchetto tecnico di Dallara F2 2018, motori turbo Mecachrome e nuovi cerchioni da 18 pollici si è rivelato difficile da portare al limite, dall’altra l’ingresso e la maturazione di numerosi giovani di talento hanno composto una delle griglie di partenza di maggior valore degli ultimi anni.

Proprio per queste ragioni si resta sorpresi dal fatto che Mick Schumacher rappresenta una vera anomalia statistica. Dal 1996 non si vedeva un pilota conquistare il mondiale con solo due vittorie di tappa, ed è solo la seconda volta in 54 anni che il pilota che si è laureato campione non è mai partito in prima fila.

Quali punti di forza e di debolezza hanno mostrato i piloti F2 quest’anno? Cosa possiamo legittimamente aspettarci dall’esordio nella massima serie della futura line-up Haas e di Yuki Tsunoda in Alpha Tauri? Che previsioni possiamo azzardare per il campionato Formula 2 2021? Procediamo con ordine ad analizzare la stagione appena conclusa per proiettarci nel futuro prossimo.

Mick Schumacher: 8+

Nell’articolo di introduzione all’edizione 2020 scrissi “Schumacher jr (per il quale non ho simpatie particolari) si trova paradossalmente nella condizione di essere un favorito per il campionato: corre per una scuderia storicamente tra le migliori, ha un compagno rookie, nei vari campionati disputati finora ha sempre vinto il titolo al secondo anno“. Posso pertanto dire che la sua vittoria non mi ha colto troppo di sorpresa.

La particolarità dell’anno di Schumacher jr è che è riuscito a vincere pur essendo stato più lento di tutti i suoi rivali. A volte la sua “lentezza” è più frutto del non aver bisogno di prendersi rischi, ma in generale i dubbi restano. In tutto l’anno ha concluso solo due sessioni davanti a tutti, le due vittorie a Monza e a Sochi. Per dire, al Mugello Juri Vips, che guidava una F2 letteralmente da due gare, ha mostrato di avere il suo stesso ritmo. In qualifica non è mai andato oltre la terza posizione, un po’ perché in Prema hanno mostrato di puntare più alla gara che alla qualifica, un po’ perché talvolta lui stesso ha faticato a mettere insieme un giro come si deve. Malgrado tutto, solo in due occasioni è partito al di fuori della top 10.

Come ha fatto a vincere il mondiale? Non avrà avuto la velocità di Callum Ilott o l’estro di Yuki Tsunoda, ma ha ottimizzato tutte le fasi meno spettacolari. Il suo prodigioso scatto alla partenza (l’unica fase in cui è stato il migliore), un’acuta gestione delle gomme e una buona spatial awareness (vedere la partenza di gara1 in Bahrain II) gli hanno permesso di minimizzare i problemi derivanti dal partire nel gruppo. Queste qualità, come tutto in Schumacher jr, sono emerse nel tempo. Il momento di svolta della stagione è stato l’incidente con il teammate Shwartzman nella gara2 di Silversone II. Non so cosa si sia detto (o gli abbiano detto) dopo la corsa, ma da quel momento ha iniziato un filotto di podi che lo ha proiettato in testa al campionato.

La sprint race di Bahrain-2 è stata una dimostrazione di acume strategico. Era la gara decisiva per il mondiale; Ilott per vincere il mondiale doveva vincere e sperare che Schumacher conquistasse al massimo un punto. Il tedesco parte bene, ma in curva 4 blocca le gomme, sbaglia la frenata e per poco non tampona Ticktum. Anziché mettersi in modalità gestione gomme come gli altri, visto che le aveva già rovinate, ha preferito ingaggiare una dura lotta con Ilott. In questo modo Schumacher si è condannato a un pit stop aggiuntivo che lo ha lanciato lontano dai punti, ma ha anche costretto Ilott a stressare le coperture. Così facendo l’inglese ha perso il pace advantage nei confronti dei primi ed è crollato negli ultimi giri, fino a finire fuori dalla zona punti.

Schumacher jr ha vinto applicando alla lettera il Principio Primo del Motorsport: “To arrive first, first you have to arrive”. In 24 gare è andato a punti su 20, più di chiunque altro: Ilott è fermo a 18, Mazepin e Zhou a 17, Shwartzman 15 e Tsunoda solo in 13. Ragionamento simile vale per i podi. Il tedesco ha ottenuto solo due vittorie, ma ha accumulato ben 10 podi. Colui che più gli è arrivato vicino, Tsunoda, ne ha conquistati sette, e gli altri rivali sei a testa. La sua striscia di 5 podi consecutivi è stata battuta solo sei volte in tutta la storia ultradecennale della F2. I numerosi arrivi a punti, unito alla buona gestione gomme nel finale, gli hanno permesso di trarre vantaggio dalla regola dei punti bonus dati dal Giro Più Veloce.

La stagione di Schumacher jr non è stata esente da errori. Il dato paradossale in ciò è che i suoi sbagli hanno danneggiato più i suoi avversari di lui. In Inghilterra sbaglia l’attacco contro Shwartzman, ma è lui che questi ci rimette ala e gara mentre Schumacher ne esce illeso. Nelle qualifiche a Monza va a sbattere durante l’ultimo run. Il tedesco conserva la settima posizione mentre Shwartzman e Zhou, i cui giri erano più veloci del suo, devono abortire il tentativo e partiranno 17 e 18. Al Mugello resta coinvolto in una collisione multipla, ma è l’unico che se la cava senza danni. Nella gara2 del Bahrain I alla ripartenza sbaglia una frenata, Ilott per evitarlo si intraversa e centra Daruvala. Ilott concluderà fuori dai punti; quest’episodio deciderà il mondiale a favore di Schumacher.

Il colpo finale alle speranze degli avversari è il suo corpo a corpo. Il tedesco lascia a desiderare negli attacchi (solo a fine anno è arrivato a un livello simile agli avversari, mentre nel corso dell’anno è stato ripetutamente battuto da Zhou, Shwartzman, Ilott, Mazepin, Tsunoda) ma eccelle nelle difese, come il padre. Tutti quelli che lo hanno dovuto sorpassare non hanno mai avuto vita facile (forse è per questo che Ilott ha tamponato Daruvala nel già citato episodio).

Insomma, non è praticamente mai stato il più veloce né in qualifica né in gara, ma la sua costanza (non ha mai avuto un weekend no), la sua gestione di gara nonché una dose di fortuna non indifferente, gli hanno permesso di concludere davanti a tutti.

Schumacher jr non è stato imbattibile. Bastava che pochissimi episodi fossero andati in maniera diversa e il titolo sarebbe stato degli avversari. In questo senso l’ascesa di Schumacher jr è “resistibile”: ha meritato il campionato anche se non è stato il miglior pilota della stagione.

 

Callum Ilott: 8

L’inglese non correrà l’anno prossimo a causa dei costi della serie e un po’ mi spiace. A livello di velocità pura l’inglese non ha avuto rivali. Le cinque pole in qualifica (su 12 gare) sono lì a testimoniarlo, e anche in gara spesso mostrava un pace advantage che non si vedeva dai tempi di Leclerc. Per due terzi delle gare, Schumacher jr non si è neanche avvicinato alla prestazione in sé di Ilott. Per intenderci, la differenza di passo tra Ilott e Schumacher era la stessa che c’era tra Schumacher jr e Pedro Piquet, quindicesimo in classifica finale. Ma il punto debole è stata la sua tenuta mentale nei momenti clou, un problema già palesatosi in F3 e in Gp3.

A volte a tradirlo è stata una gestione delle gomme non perfetta, come nelle due gare del Bahrain.  A volte è stata la mancanza di lucidità (come nella ripartenza in Spagna, dove è passato da secondo a sesto nell’arco di poche curve) o l’incapacità di accontentarsi (come in gara-2 a Silverstone I, dove è andato in testacoda da solo, o nello scontro con Daruvala in Bahrain). Visto che è da anni che si porta dietro questi comportamenti (anche se rispetto all’anno scorso ha fatto passi da gigante sulla gestione delle gomme) sospetto che non spariranno mai del tutto. Credo che sia anche per questo il motivo per cui in Haas hanno preferito Schumacher jr a lui quando i giochi erano ancora aperti.

Va detto che in diverse occasioni è più difficile dargli colpe. A Spa nella gara2 è stato tamponato da Tsunoda senza aver fatto nulla di sbagliato. Al Mugello una toccata, sempre di Tsunoda, lo ha fatto scontrare con Ticktum e lo ha condannato alla 12a posizione quando era in zona podio. Se in Spagna non fosse uscita alcuna SC avrebbe vinto con più di dieci secondi di vantaggio. Ha stallato (non so che responsabilità possa avere avuto) a Silverstone I e a Monza, due Feature Race che altrimenti avrebbe vinto con facilità.

Al momento è collaudatore della Ferrari. Mi auguro che resti nel giro della F1.

Yuki Tsunoda: 9

La decennale ricerca del campione giapponese forse è giunta al termine. Per molti è stata una sorpresa. Considerando che dopo neanche un anno di monoposto in F3 (uno dei campionati più competitivi al mondo) già lottava per pole e vittorie, mi aspettavo in F2 una progressione simile, quindi ha rispettato le mie aspettative.

A inizio campionato ha faticato a prendere le misure ma che il giapponese fosse tanta roba si è capito fin da subito, quando alla seconda gara in F2 ha ottenuto la pole e ha sfiorato la vittoria sotto il diluvio. L’anno è andato in crescendo, tanto che negli ultimi due weekend in Bahrain è stato il più veloce in tutte le fasi di gara. In particolare, nel Bahrain II è stato il pilota che più di tutti è arrivato vicino a compiere il weekend perfetto (pole, vittorie in entrambe le gare e gpv). Il dato è ancor più impressionante se si ragiona sul fatto che fino a due anni fa correva ancora nella F4 giapponese.

In generale, se il talento grezzo appare cristallino, la costanza di risultati pare ancora lontana. Per un numero sproporzionato di volte è rimasto invischiato in scontri causato da un’eccesso di aggressività (Austria I, Ungheria, Spa, Mugello), anche a fine anno (lo spin nelle qualifiche di Bahrain I è stato l’ultimo degli episodi che gli son costati il campionato). In lui vedo tanto Verstappen, anche se mi auguro per lui di riuscire a sviluppare il proprio talento senza fretta e pressioni eccessive.

Come e più di Ilott, anche lui è stato vittima di molte sfortune. Radio rotta in Stiria, che gli è costata la vittoria, problemi al motore nelle due Sprint Race austriache e in quella a Monza, tamponamento subito in gara2 a Silverstone I e foratura rimediata sempre in gara2 in Bahrain I gli sono costati ben più di quindici punti (tanti sono quelli che lo hanno separato da Schumacher jr).

Robert Shwartzman: 8-

La sua stagione è stata l’opposto di quella di Schumacher jr. La sua prima stagione in F2 è partita a meraviglia con tre podi e due Feature Race vinte nei primi tre weekend, ma ha progressivamente perso ritmo, fino ai weekend di Monza, Mugello e Sochi che lo hanno estromesso dal titolo. Si è ripreso nel finale (giungendo davanti a Schumacher tre volte negli ultimi 2 weekend), ma ormai anche il podio mondiale era diventato troppo lontano (per quanto sia entrato nell’ultimo weekend di gara ancora con la possibilità matematica di diventare campione).

Con 4 vittorie è stato il pilota più vittorioso della stagione, e siede accanto a Russell e Leclerc tra i piloti che hanno conquistato 2 vittorie nelle prime 5 gare in F2. Un po’ come Schumacher difficilmente è stato il più veloce, ma come il tedesco (e anche meglio di lui, se si considera la prima metà di stagione) è riuscito a trarre il massimo da ogni situazione. Nel corpo a corpo è efficace (vedere la sua difesa contro Schumacher in tutta la gara2 di Silverstone II), ma anche molto corretto. Se dovessi accostarlo a un pilota, penserei a Button, il che costituisce un grande complimento per un rookie. Se si va a vedere, anche in Gp3 aveva vinto nella stessa maniera.

Paradossalmente lo si può ritenere tra i delusi della stagione. Se l’inizio è stato spettacolare, in alcuni fine settimana ha faticato a mettere insieme una prestazione anche solo decente, come a Silverstone (I e II) o in misura minore a Monza e a Sochi. Inoltre, se i suoi alti sono stati maggiori di quelli di Schumacher, i suoi bassi sono stati peggiori del teammate (come lo spin in gara2 in Austria II).

La sfortuna ha giocato a volte un ruolo importante. Se al Mugello non gli si fosse rotto il cambio in gara1 probabilmente sarebbe rimasto in lotta per il titolo sino alla fine (in quel momento era il primo dei piloti su strategia alternativa, davanti a Mazepin, che poi avrebbe vinto la gara). In Russia (gara1) era comunque nel treno dei migliori, ma Schumacher jr ha anticipato il pit stop, sicché si è dovuto accodare e ha perso del tempo prezioso, che alla fine gli è costato la zona punti.

Un anno di apprendistato in più non può che fargli bene.

Nikita Mazepin: 7

Alzino la mano tutti quelli che avrebbero scommesso su di lui come un concorrente per il titolo dopo (anno dove conquistò solo quattro ottavi posti mentre il teammate vinceva il campionato). Credo che nessuno si sarebbe aspettato che mostrasse una velocità tale da permettergli di lottare per podi e vittorie, oltre che per battere costantemente Ghiotto.

Per lui il 2020 è stato l’anno della redenzione, dopo anni passati a essere etichettato come il tipo scorretto, lento e che ha fatto carriera solo grazie ai soldi del padre. Dopo le prime due gare, che avevano confermato le impressioni dell’anno prima, in Ungheria conquista il primo podio in carriera e il weekend dopo, a Silverstone si impone con autorevolezza nella Feature Race. Probabilmente l’annata da incubo del 2019 lo ha indotto a mettere in discussione tutto il suo metodo di lavoro, esperienza che gli è tornata utile quando quest’anno erano tutti rookie con le gomme da 18 pollici.

Per quanto potesse essere coccolato da Hitech (il padre è il principale finanziatore), in gara concretizza quasi ogni opportunità che riesce a crearsi ricevendo, con merito, quell’agognata Superlicenza che fino a pochi mesi fa sembrava non riguardarlo. Deficita un pelo in qualifica, ma lì credo che sia più per via delle scelte della Hitech, che molto spesso ha sacrificato la prestazione al Venerdì per risultare più efficace in gara.

Le dolenti note arrivano sotto il profilo “giuridico”. Se non si può dire nulla sulla velocità, così come dei suoi comportamenti off-tracks, in pista si è dimostrato essere uno dei piloti più scorretti, accumulando ben 11 punti di penalità (a 12 scatta il race ban) a suon di manovre pericolose (ben 6 sanzioni – per dire, il secondo è Tsunoda a quota 2). Di sicuro sarà divertente vederlo correre accanto a “gentiluomini” come Alonso, Verstappen e Raikkonen. Peccato solo che Magnussen ci abbia lasciato.

Guanyu Zhou: 6

La cosa incredibile è che veniva dato come il favorito indiscusso non solo nel preseason, ma anche dopo i test e addirittura dopo le prime due gare (nella prima ha subito la rottura del cambio mentre stava andando a conquistare un hat trick, nella seconda è arrivato terzo dopo aver resistito da maestro agli attacchi di Ilott, Lundgaard e Schumacher). Poi è evaporato, e la cosa strana è che è difficile spiegare perché abbia racimolato meno degli altri, visto che in qualifica e in gara era veloce (sia pur meno di Ilott), gestiva bene i contrasti nonché le gomme (basta pensare che ha messo a segno ben 6 gpv).

Per iniziare va detto che, senza il guasto iniziale (quindi con 30 punti in più), fino a Monza sarebbe stato pienamente in lotta per il titolo, quindi la “brutta stagione” va relativizzata.  Di sicuro il suo tallone di Achille sono state le partenze. Tante volte lo ho visto perdere più di due posizioni, e quando finisci indietro o stressi troppo le gomme (come in Ungheria) o perdi troppo tempo dietro macchine lente (come a Spa in gara2), anche perché la UNIVirtuosi spesso ha dato l’impressione di non avere una grande velocità sul dritto.

Episodi sfortunati come guasti (oltre all’Austria, Monza) e contrasti finiti male (Mugello, Bahrain I) hanno fatto il resto. Peccato, perché ogni tanto ha messo in piedi prestazioni niente male, come la rimonta da 22 a 5 al Mugello.

La Renault ha detto espressamente che si aspettava di meglio da lui. Di sicuro tra i sophomore è stato quello che è cresciuto di meno da un anno all’altro. L’anno prossimo è la sua ultima speranza di restare attaccato al treno della F1. Almeno si è tolto la soddisfazione di vincere la prima gara, dopo tanta sfortuna.

Christian Lundgaard: 7+

Il danese è uno dei piloti più giovani della griglia (addirittura più giovane del campione di F3, due anni più giovane di Shwartzman) quindi sono un po’ più indulgente nei suoi confronti.

La stagione è stata altalenante. Alcune volte è stato sensazionale, tipo al Mugello, dove senza la SC in gara1 probabilmente avrebbe conquistato il “weekend perfetto”, o nelle gare di Silverstone. Altre volte è sembrato il passeggero di una squadra in confusione, come a Barcellona. Qualche errore veniale qua e là e delle forti qualifiche condiscono una annata apparentemente sotto le aspettative.

A volte sembrava che il risultato sia dovuto più alla ART, che quest’anno con il nuovo pacchetto non è mai stato il team che dominatore che è sempre stato. Di sicuro ha schiantato il ben più quotato Marcus Armstrong.

Al momento non è entrato nei radar della F1, ma mi aspetto grandi cose da lui in futuro. Di sicuro ha sopravanzato Zhou nelle gerarchie interne della Renault.

Louis Deletraz: 7

Insieme a Markelov e Matsushita, che però non si sono mai realmente ambientati col nuovo pacchetto, lo svizzero è il decano della F2, visto che vi corre da quando il campionato è stato istituito. La Charouz non offre il miglior materiale, ma l’esperienza di Deletraz nella gestione delle gomme e delle situazioni di gara ha permesso al team di macinare punti nelle Feature Race e di giungere quattro volte a podio nelle Sprint Race. Prima delle ultime due gare, invero un po’ sfortunate, era davanti a piloti e macchine ben più quotati, come Lundgaard su ART e Zhou su UNIVirtuosi.

Ha schiantato il compatno rookie Pedro Piquet, anche se questi lo aveva raggiunto come prestazioni a fine anno, ma l’assenza di vittorie e di buone prestazioni in qualifica incidono sul voto finale.

Felipe Drugovich: 8

Menzione finale per il brasiliano Felipe Drugovich: l’anno scorso in F3 è giunto sedicesimo con 8 punti (ma correva per la scuderia peggiore e comunque ha battuto i propri compagni di squadra), tuttavia l’anno prima in EuroFormula (sorta di F3 spagnola) aveva schiantato il campionato con 14 vittorie in 16 gare (!). Nessun pilota che al primo anno domina una serie in questa maniera è uno scarsone.” Così scrivevo nell’articolo di introduzione alla stagione, quindi la grande prestazione di Drugovich mi ha colto solo relativamente di sorpresa.

Di sicuro insieme a Tsunoda è stata la rivelazione della stagione. Classe 2000 anche lui, in F2 ha trovato il riscatto dopo l’orrenda stagione di F3. Nella stagione di esordio ha conquistato una pole e tre vittorie (di cui una nella Feature Race, facendo segnare peraltro il distacco più ampio dal secondo) con una scuderia che storicamente è sempre stata nelle retrovie – basta pensare che in un anno ha conquistato tante vittorie quante in tutta la storia del team in F2/Gp2, e ha firmato la prima pole della scuderia.

Nel corso dell’anno inoltre ha mostrato una grande abilità nella gestione delle gomme (come dimostrato dalla sprint race in Spagna e la vittoria in Bahrain I), la sua promozione in UNI Virtuosi per il 2021 è meritatissima, e personalmente lo considero il mio favorito per il titolo l’anno prossimo.

Luca Ghiotto: 5 (sv?)

In teoria non avrebbe neanche dovuto correrci, in F2, quest’anno, ma il disordine provocato dalla pandemia ha dato, una volta tanto, un evento positivo. La chiamata della Hitech si è trasformata tuttavia in poche gare da miracolosa a fonte di frustrazione.

Quando andava tutto liscio, il team gli permetteva di esprimersi a livello dei migliori. Il problema è che non è quasi mai accaduto. Bersagliato da ogni tipo di problema tecnico, per mezza stagione corre con il telaio rotto che gli rende vano ogni sforzo. Individuato e risolto il problema, torna brevemente a esprimersi ad alti livelli (ma senza riuscire a cogliere la seconda vittoria, per via anche di un guasto alla radio a Monza, quando era più che possibile), almeno fino all’incidente con Aitken in Russia, che non gli distrugge la macchina. Corre le ultime due gare con una monoposto nuova di fabbrica afflitta da problemi di gioventù, che gli preclude la possibilità di performare a buoni livelli.

In questo florilegio di sfighe, Ghiotto comunque ha mostrato di non avere bisogno di problemi tecnici per complicarsi la gara, come a Monza o al Mugello, dove rompe l’ala in contrasti evitabilissimi. Ha sempre sofferto i periodi negativi, come lui stesso ha ammesso.

Dan Ticktum: 7.5

Il suo è stato un campionato ben al di sopra delle mie aspettative. Era diventato famoso per le scorrettezze in pista, per dichiarazioni avventate e per una certa inconcludenza. Quest’anno invece la sua condotta di gara è stata molto matura (non ricordo episodi controversi) e ha evitato polemiche fuori dalla pista (mi sovviene solo un momento in cui avrebbe fatto meglio a tacere ).

Essere stato abbandonato dalla Red Bull dopo che l’aveva portato in palmo per diversi anni è un colpo che avrebbe steso chiunque. L’inglese al contrario ne è uscito rafforzato. Per sua stessa ammissione, ha mantenuto l’idea di voler correre in F1 un giorno, e si è adoperato per arrivarci. Tutti i team gli hanno detto che prima di entrare nei loro piani avrebbe dovuto combinare qualcosa di buono in F2, quindi è riuscito a legarsi alla Williams per disputare una stagione. Non ha sprecato l’occasione.

Il suo campionato in sé è stato ottimo ma strano. La sua esperienza nella SuperFormula giapponese gli è tornata utile per la gestione delle nuove gomme. Un po’ come Zhou, in gara è stato uno dei più veloci senza però riuscire a conquistare tanti punti. Le responsabilità vanno condivise con la DAMS, che quest’anno non è mai stata sul pezzo con le gomme: o andavano forte in qualifica e nei primi giri, bruciandole però a fine stint, oppure (più spesso) si rivelavano i migliori nella gestione, a prezzo di una brutta qualifica e primi giri. Se si escludessero queste fasi, sarebbe stato il migliore, insieme a Shwartzman e Ilott. E’ come se non riuscisse a sfruttare bene il “picco di potenziale” delle gomme, ma proprio per questo riesce a farle durare di più.

E’ mancato il confronto con il compagno di squadra, visto che per metà è stato con Sean Gelael (4, scarso senza appello) e per l’altra con Juri Vips, più talentuoso dell’indonesiano ma anche molto meno esperto. Peccato per aver perso la vittoria a Monza.

L’anno prossimo, se risolverà i problemi con le gomme e/o andrà in un top team, sarà un contendente per il titolo.

Jehan Daruvala: 5+

Orribile e falloso nella prima metà di campionato, un po’ perché storicamente è un pilota che impiega un po’ di tempo per sviluppare la velocità, ma anche perché si è scoperto che il suo motore era fallato. Cambiato a Monza, dal gp brianzolo in poi è andato praticamente sempre a punti. Riconferma meritata, ma è ancora un’incognita.

Marcus Armstrong: 4.5

Il neozelandese è arrivato in F2 forte di un duello all’ultimo sangue con Robert Shwartzman nel precedente campionato di Gp3. Nei primi 2 weekend non tradisce le aspettative (all’epoca mi sembrò addirittura il migliore dei rookie), ma a partire dall’Ungheria ha avuto un tracollo verticale dal quale non si è mai ripreso. Due podi nelle quattro gare, poi scompare dai radar e dalla zona punti. Giusto un timido risveglio in Bahrain I. Forse c’entra la politica della ART di preferire un pilota rispetto all’altro, ma non ha fatto nulla per cambiare la situazione. Vedendo come è andata per Mazepin, auspico per lui di ritornare a livelli di competitività più consoni.

Il resto della griglia è rimasto vittima delle scarse prestazioni della macchina (come Jack Aitken), di uno scarso adattamento alle nuove gomme (come Nobuharu Matsushita e Artem Markelov) e/o di una semplice assenza di talento (come Sean Gelael o Guilherme Samaia).

Passiamo alle cose utili: su chi puntare 1 Euro per il campionato Formula 2 2021? Sicuramente Drugovich su Virtuosi avrà la possibilità di dire la sua, mentre sono chiamati al riscatto o alla conferma Zhou, Shwartzman (già confermati), Lundgaard, Armstrong e Ticktum. Inoltre molte nuove leve interessanti si affacceranno dalla Formula 3, come il neo-campione Oscar Piastri (già firmato con la Prema), il giovanissimo talento francese Theo Pourchaire, Liam Lawson che dovrebbe salire in Hitech, Saregeant, Zendeli e Beckmann tutti a bussare alla porta della Formula 2 per dimostrare le proprie capacità. Il tricolore, abbandonato da Ghiotto, per ora non sarà raccolto. C’è una speranza negli anni prossimi per Matteo Nannini, mentre tra qualche anno aspetto Francesco Pizzi e Gabriele Minì.

Lorenzo Giammarini a.k.a. LG Montoya

[Immagine di copertina tratta dall’account Twitter della F2]