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IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Nella settimana importantissima di test svoltasi a Barcellona, che sono stati necessari per mettere a terra le nuovissime vetture e, capire se tutti i sistemi funzionassero correttamente, Ferrari continua i suoi cambiamenti per quanto riguarda il personale che dovrà affiancare e supportare i due piloti della Rossa i quali, dovranno necessariamente lottare per giocarsi il titolo Piloti e Costruttori. Partiamo dalla fine dunque e, anziché soffermarci su come siano andati questi test per le varie squadre, cerchiamo di soffermarci su quanto accaduto all’interno della Gestione Sportiva.

Ad ormai un mese dall’inizio del mondiale di F1 in Australia, Vasseur continua il rimpasto di “manodopera” all’interno della sua squadra e, la Rossa annuncia che ha acquisito dalla Visa Cash App un nuovo ingegnere, cioè Guillaume Dezoteux in qualità di responsabile performance operations. In soldoni questa nuova figura si occuperà di curare l’operatività delle performance. Da fonte Autoracer.it il buon “Guglielmo” ha un’esperienza molto simile al suo connazionale Serra, che è quella di lavorare sull’interazione che c’è tra la vettura e l’utilizzo degli pneumatici, quindi immagino che questa figura si interfaccerà proprio con il Direttore Tecnico della Ferrari e, poiché il suddetto sia stato scelto e voluto proprio da Vasseur, mi saltano agli occhi due aspetti: il primo è quello che il Team Principal Rosso pare ci tenga molto a questo aspetto (interazione vettura/usura pneumatici), vera pecca della Ferrari degli ultimi anni e, il secondo è quello che ormai a Maranello la vera lingua internazionale che si parla non è l’inglese; bensì il francese. La miriade di tecnici tutti connazionali del rubicondo Team Principal Rosso, è a dir poco incredibile in effetti e, l’aspetto al quale pensavo caso mai si fallisse anche quest’anno, è cosa si ritroverà in squadra e soprattutto cosa farà con tutti questi cugini d’oltre alpe, l’eventuale nuovo Team Principal Ferrari. Per carità non è mia intenzione, come si dice dalle mie parti “tirare i piedi” al buon Vasseur, eppure questo è uno scenario al quale non si può non pensare. L’attuale Team Principal avallato dal duo Elkann – Vigna, ha di fatto mano libera, carta bianca e, queste sue azioni sono difese e perorate innanzitutto dai due alfieri Rossi, a cominciare proprio dal monegasco il quale proprio come il capo della squadra, si giocherà tutto quest’anno. Sebbene tutti questi cambiamenti si prestano ad essere accolti come benevoli, spinti dall’onda dell’entusiasmo, il sottoscritto continua ad essere dubbioso in merito perché trovo tutto ciò quanto meno strano se non addirittura confusionario. Ferrari infatti ad un mese dall’inizio del mondiale pare che sia apparentemente senza pace, continuando ad operare innesti e, nel contempo a rimuovere pedine. Questi cambiamenti vengono mascherati come “normali turnover” eppure se c’è una costante per una qualunque squadra che voglia vincere veramente, è quella di avere una team solido, già rodato, questo prima di presentarsi sulla linea di partenza del primo GP dell’anno. I dubbi a riguardo sono legittimi ritengo visto e considerato che lo stesso gruppo che ha avuto il fegato di mangiarsi quattro decimi, tra dicembre 2024 e marzo 2025, è praticamente lo stesso che ora dovrà affrontare il nuovo mondiale. Inutile dire che solo la pista darà la conferma o eventualmente fugherà tutti questi dubbi, ed ormai manca poco.

A proposito cosa dice la pista? Come sottolineato all’inizio di questo scritto, con venerdì scorso si è conclusa la tre giorni di test (poco ufficiali e rigorosamente a porte chiuse) delle nuove vetture 2026. Quanto sono stati attendibili questi test? Davvero possiamo già affidarci a quanto visto (naturalmente è un eufemismo considerando che le immagini o erano rubate o una concessione da parte del Sistema), per trarre una conclusione? Se dovessimo basarci sui tempi fatti segnare dalle varie squadre e, soprattutto sul chilometraggio percorso, allora dovremmo necessariamente concludere che Ferrari si giocherà il mondiale con Mercedes. Inutile dire che tutto ciò è assolutamente falso, semplicemente perché questi test sono serviti esclusivamente a testare l’affidabilità delle nuovissime power unit: quindi verificare il “dialogo” che ci deve essere all’interno di esso, ovvero tra il motore elettrico e quello endotermico. In termini di affidabilità sicuramente la PU tedesca e quella italiana hanno fatto la voce grossa e, su questo aspetto si deve dare atto ai ragazzi di Maranello che pare si siano presentati preparati all’appuntamento affidabilità. Solo che bisogna fermarsi qui, perché considerando le temperature (bassissime) ed appunto la “freschezza” dei vari progetti, sarebbe da pazzi lanciarsi in un qualunque pronostico. Sebbene Ferrari pare abbia imparato la lezione dell’anno scorso, a riguardo di vomitare proclami, non credo che lo stesso si possa dire per l’informazione ufficiale e i social i quali, si sono lasciati andare già a troppi facili entusiasmi. Siamo solo all’inizio di una lunghissima strada e, mi risulta molto difficile da accettare il fatto che i campioni del mondo siano indietro. Infatti la McLaren, in termini di chilometri macinati, è avanti solo ad Aston Martin e questo dovrebbe farci credere che sono indietro? La stessa Aston di Adrian Newey, presentatasi veramente tardi ai test, ha percorso a stento la distanza di un GP solo che ciò non è assolutamente conclusivo per poter far pensare a qualcosa di male o, al contrario a qualcosa di grande. Inoltre un altro aspetto da tenere in considerazione, che non è di poco conto, è il fatto che tutte le squadre hanno girato con benzine convenzionali e questo cambia tutte le carte in tavola! Questi motori che sono stati concepiti per girare con benzine ad emissione zero e, che dunque dovranno fornire determinati valori prestazionali, di fatto hanno mostrato solo una parte del vero potenziale. Infatti quando dal Bahrein tutti dovranno usare il carburante omologato dalla FIA cosa accadrà realmente? Le prestazioni saranno le stesse, peggiori o migliori? Si ricordi che il flussometro quest’anno misurerà più che la quantità di carburante, la quantità di energia per unità di tempo e ciò potrebbe andare a cambiare completamente le carte in tavola. Per questo motivo è assolutamente inverosimile un qualunque pronostico, per non parlare che le vesti aerodinamiche di ogni monoposto cambierà radicalmente da qui all’Australia; per non parlare degli assetti. Infatti nel deserto barenita, considerando che si troveranno temperature decisamente più calde, le squadre inizieranno a concentrarsi anche sull’aspetto prestazionale e quindi agli assetti da studiare, in luogo del quale quest’anno saranno completamente diversi rispetto all’anno scorso: infatti se fino al 2025 l’anteriore era asservito al funzionamento del fondo (parte fondamentale delle vetture ad effetto suolo), ora quest’ultimo dovrà dialogare direttamente con tutto il corpo vettura.

C’è tanto ancora da scoprire e siamo solo all’inizio del percorso e state certi che la Ferrari di Vasseur dovrà sudarsi ogni singolo chilometro percorso, anche perché non esiste solo Mercede, infatti c’è un Ford montato sulla Red Bull di Verstappen che non è apparso niente male in fatti di chilometri percorsi e, caso mai i bibitari saranno della partita, sarebbe meglio che a Mylton Keynes facessero una statua davanti all’ingresso della fabbrica, a Christian Horner, in stile madre del direttore Duca Conte Catellani come da fantozziana memoria.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La parola d’ordine di questi giorni è: “macinare chilometri”. Nel momento che scrivo in quel di Barcellona sono iniziati i test, rigorosamente privati, per le nuove monoposto 2026. C’è da sottolineare che questi test sono stati organizzati prettamente dalle squadre di F1 e non dalla FIA, anche se è stata necessaria la sua approvazione e, poiché né la Federazione e né Liberty Media sono state coinvolte, ecco che in questa settimana di test (con tre giorni a squadra a disposizione) non ci sarà copertura televisiva e, soprattutto i cancelli dell’autodromo saranno rigorosamente chiusi al pubblico. Ufficialmente questi test servono alle squadre per capire come hanno lavorato durante l’inverno, anche se ufficiosamente queste importanti giornate di prova, servono per evitare clamorose figuracce ai test ufficiali che inizieranno nel deserto del Bahrain la settimana prossima. I dubbi a riguardo di queste vetture di nuovissima concezione erano e sono tanti e, nessuno voleva e poteva permettersi una figura barbina in mondo visione. Del resto per quanto il sistema si inerpichi sull’argomento dell’economicità e dell’ecologia (a Barcellona sembra che tutti e, non alcune squadre, gireranno con le benzine convenzionali!), in uno sport come quello della F1, conta solamente una cosa che è quella del far girare la macchina in pista. Di fatto la massima serie automobilistica a quattro ruote (scoperte), è divenuto l’unico sport in cui per praticarlo non serve allenarsi se non virtualmente. Tuttavia lo sport che noi tanto amiamo è sempre stato pieno di contraddizioni, ed ecco infatti che per questo nuovo anno, le giornate di prove sono state portate da sei a nove appunto. Giornate di test fondamentali indipendentemente dalla eventuale magra figura o meno, perché in questa primissima fase come ho detto poc’anzi, girare in pista e macinare più chilometri possibili è fondamentale al fine di poter capire, se il lavoro svolto in inverno è stato proficuo o meno.

Sebbene la tecnologia dell’ibrido abbia fatto passi da giganti, rispetto al 2014, il fatto di vedere girare in pista queste nuove monoposto non è affatto scontato. Infatti dodici anni fa alcune vetture, con le nuove motorizzazioni, nemmeno uscivano dai box mentre ora nono solo escono, addirittura coprono distanze soddisfacenti. Purtroppo come ho sottolineato, non tutto è scontato, ed infatti non tutti sono riusciti a presentarsi puntuali all’appuntamento. Grande è stata la delusione di venire a sapere che la Williams non avrebbe partecipato a questi test. Più le aspettative sono forti, più la delusione sarà grande e, purtroppo questo fardello è toccato alla squadra di James Vowles, squadra in forte ascesa e che con i motori Mercedes di questo nuovo regolamento avrebbe dovuto stupire non poco. A causa di un ritardo di crash test fallito (ora riuscito), unito anche all’eccesso di peso (per superare il crash test hanno dovuto appesantire il telaio) della stessa vettura tra l’altro, la Williams si presenterà direttamente in quel di Bahrain. Una legnata non da poco visto e considerato che ora come ora, “girare in tondo”, è l’unica cosa che conta. Non a caso questi test, fortemente voluti dalle scuderie, sono stati tenuti al buio dato che già nel primo giorno di prove le bandiere rosse e, quindi le fermate in pista non previste, sono fioccate spesso e volentieri. Del resto si prova proprio per questo no? Nel mondo della F1 dove nulla è scontato, ecco che anche la Aston Martin di Newey (ormai Stroll è passato in secondo piano) si presenterà in ritardo a questi test e, si mormora che su tre giorni a disposizione, sarà già un miracolo se ne riuscirà a fare due! Le voci che girano attorno al progetto del genio inglese sono contrastanti e, variano dal forte ritardo interno ad uso di scelte di soluzioni estreme dell’ultimo minuto. Indipendentemente dal reale motivo del ritardo di questa squadra molto attesa, era risaputo da tempo che nonostante le strutture avveniristiche a loro disposizione, tutto il team avrebbe avuto bisogno di tempo per coordinare le tante (troppe?) teste in seno alla squadra e, a calibrare tutti i macchinari. Con buona pace di Alonso, sebbene Aston abbia tutto per diventare una squadra da mondiale, è altrettanto vero che lo stesso team avrà bisogno del suo necessario tempo per poter ambire all’obiettivo massimo. Ciò non significa che la “verdona” partirà già con handicap (come Willimas), la strada per Melbourne è ancora lunga e tutti, compreso i due Team in ritardo sui quali vi sono enormi aspettative, possono rimediare ai problemi accorsi.

Chi si è presentata puntuale all’appuntamento, non con assenza di problemi, è stata la Ferrari… e ci mancherebbe pure aggiungerei! Maranello è passata dal giorno alla notte in termini di comunicazioni ad effetto, ed infatti siamo passati dall’entrata trionfale di Commodo dentro Roma (tutti ricorderete Milano 2025), all’apertura del garage di Fiorano nel modo più anonimo di sempre. Infatti alle 11:30 di venerdì scorso in contemporanea, mentre sui social venivano lanciate le immagini della nuova nata di Maranello, in una affollata pista di Fiorano si alzavano le saracinesche del box più famoso del mondo e, Lewis Hamilton portava al debutto la sua SF-26. Un semplice shakedown, nel quale è stato consumato ogni metro concesso dal regolamento e, condiviso naturalmente co LeClerc, al fine di assicurarsi che tutti i pezzi assemblati funzionassero correttamente. Sorvolando sulla scelta cromatica della SF-26, che ricorda inevitabilmente quella del 2016, ciò che ci si aspetta dalla nuova nata di Maranello è la lotta per il mondiale. Non ci sono appelli e non ci possono essere giustificazioni a riguardo: la squadra di Vasseur non può che puntare al titolo e questo sia per blasone, sia perché ha la coppia più costosa del lotto e, soprattutto per quanto fatto vedere l’anno scorso. Come già detto su questa rubrica, quella di Vasseur&Co. è un all in totale. Nella nuova nata di casa Ferrari già vengono tessute le lodi della meccanica, la quale è decisamente più raffinata rispetto al passato. Sebbene Ferrari abbia una grossa esperienza in termini di push rod, così è chiamato lo schema sospensivo che verrà utilizzato sia al retro che all’avantreno, è anche vero che i suoi cinematismi e quindi la meccanica appunto, è sempre stata convenzionale. In tal senso si può già apprezzare come si suol dire, la mano messa da Loic Serra, ingegnere preso da Mercedes (unico nome di grido tra i tanti decantati da Vasseur) che è famoso proprio nella conoscenza della meccanica di una vettura al fine di sfruttare al meglio gli pneumatici. Le similitudini con la W-17 ci sono, ed il paragone tra la Rossa e la vettura con la stella a tre punte non è affatto impietoso. Anzi la stessa SF-26 è già “vecchia” (fonte Autoracer.it), in quanto Ferrari vorrebbe già apportare delle migliorie, solo che non vengono effettuate perché in Gestione Sportiva stanno aspettando il beneplacito della Federazione, la quale a sua volta sta ancora cercando di fare chiarezza su alcuni aspetti del regolamento (sigh!). Fin qui tutto bene, perché apparentemente stiamo vedendo una Rossa aggressiva e che sa quello che vuole, solo che queste sono notizie che lasciano il tempo che trovano fino a quando questa gestione, non porterà i risultati che contano e cioè, lottare costantemente per la vittoria. Da martedì toccherà alla SF-26 iniziare a macinare chilometri con Charles e Lewis, aspettando la Aston e  soprattutto i campioni del mondo, i quali a loro volta sono molto silenziosi tanto da sembrare quasi che ci sia dimenticati di loro. Voglio ricordare che cosi come l’attuale gruppo di Maranello è lo stesso che ha partorito la SF-25, allo stesso modo l’attuale collettivo al comando di Andrea Stella è lo stesso che creato la MCL-39 vincendo il mondiale. Vincerà solo chi avrà saputo sfruttare ogni singolo cavillo di questo astruso e nuovo regolamento.

Ps

Alla fine della prima giornata, dove la prestazione attualmente non serve a nulla, la Mercedes via Shovlin (Direttore tecnico di pista) si è detta “soddisfatta”.

Buona prima sessione di test 2026 a tutti.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La settimana scorsa in questa rubrica, sottolineai l’importanza di presentarsi in quel di Melbourne con le monoposto nel limite del peso, uno dei tanti aspetti da tenere in considerazione con queste vetture di nuova concezione. L’attuale regolamento è molto restrittivo e, sebbene la Federazione si riserva di annullare in qualunque momento lo ritenga opportuno, qualunque miglioria apportata che violasse lo spirito sportivo del regolamento stesso, è altrettanto vero che ogni team dovrà fare il diavolo a quattro, come si suol dire, per cercare la cura dimagrante più veloce al fine di avere una vettura più prestazionale possibile. Rientrare nel limite del peso significa poter spostare le zavorre come meglio si crede, questo al fine di avere a sua volta il miglior bilanciamento possibile che a sua volta, si va a riflettere su una usura migliore degli pneumatici, altro argomento fondamentale anche se adesso, apparentemente, sembra secondario. In realtà si parlerà sempre di più del costruttore italo cinese man mano che tutte le squadre tenderanno a convergere dal punto di vista prestazionale. Sebbene questo sia un argomento prematuro, tutti quanti voi capite bene che presentarsi ai nastri di partenza del primo GP dell’anno con dieci chili in più o in meno, può rappresentare un vantaggio di non poco conto, almeno per la prima parte dell’anno. Proprio nel 2022 che sanciva  l’inizio del regolamento ad effetto suolo, la Red Bull arrivò con qualche chilo di troppo, a differenza di Ferrari, poi sappiamo tutti come andò a finire quando Newey e soci misero a stecchetto la allora Red Bull di Verstappen. Sottolineo questo argomento, perché si è venuto a sapere (fonte Autoracer.it), che in Australia avremo sicuro due monoposto che rientreranno nel limite del peso e, sebbene una non si conosca ancora chi sia, l’altra è di certo la Alpine di Briatore.

Già l’anno scorso sottolineai quanto la controversa mossa dell’ex Team Principal della Renault degli anni novanta, fosse stata spregiudicata ed in pieno stile Briatore, ed ora si iniziano ad avere le prime conferme dell’operato del manager italiano. Il buon Flavio è niente di più niente di meno, uno squalo della finanza e, come tutti gli squali, appena sente odore di sangue dal quale c’è la possibilità di ricavare un profitto, ecco che non si fa problemi e ci si fionda senza tanti complimenti. Briatore è stato chiamato in Alpine (anche se si legge Reanult appunto) solo per uno scopo, che è quello di risollevare il team sia in termini sportivi che soprattutto economici. Ed ecco tutte le mosse che gli abbiamo visto portare avanti, durante il 2025, tra tagli (la Ferrari di Vasseur ha ringraziato visto che ha fatto spesa di ingegneri proprio da questo team… solo la pista ci dirà chi avrà avuto ragione) ed innesti, non ultimo il pilota argentino Colapinto e la sua munifica dote di sponsor, fino alla decisione più blasfema e fredda allo stesso tempo che è quella di correre con i propulsori della Mercedes. Fredda e blasfema, perché sarebbe la stessa cosa se Ferrari girasse col motore di qualcun altro dato che quest’ultima, proprio come Reanaut, è un costruttore di motori. Briatore è cosi, nel bene e nel male e, poiché la storia si ricorda solamente dei vincenti non ho dubbi che se l’Alpine riuscisse a risollevarsi da quell’ultimo posto, dove ha concluso l’anno scorso, tutti staranno a tessere le sue lodi. Considerando che il propulsore ibrido tedesco è il più chiacchierato del paddock e, considerando appunto che la nuova Alpine è già nel limite del peso, mi viene da pensare che allo stato attuale ci sono tutti i presupposti per un buon avvio di campionato per la decaduta squadra francese. Come al solito solo la pista darà il suo responso incontrovertibile, quindi non resta che aspettare i primi test, che ormai sono imminenti e, poi le prime gare che si susseguiranno.

Sebbene le monoposto siano ancora in allestimento, anche se Audi e Cadillac hanno già svolto il loro debutto in pista, la settimana appena conclusa non è stata avara di notizie e, la bomba che viene da Maranello, neanche a farlo apposta, è quella che Riccardo Adami lascia il suo ruolo operativo in Scuderia, come ingegnere di pista di Hamilton, per passare alla formazione e organizzazione del Ferrari Driver Accademy. A dire il vero la notizia era già nell’aria ed alla fine è arrivata anche la conferma del suo allontanamento, il quale sebbene venga spacciato con la solita scusa della riorganizzazione interna e, per motivi personali, la realtà è che non è mai scoccata la scintilla tra il capace ingegnere italiano e Lewis Hamilton. Ciò che mi colpisce di questa storia non è tanto il fatto che non ci sia intesa tra i due perché ci può stare, è già successo in passato e potrà succedere anche in futuro, quanto il fatto che Vasseur stia continuando a cambiare asset della squadra a ridosso dell’inizio del mondiale di F1. Purtroppo tutte queste azioni, sebbene vengano camuffate e, in alcuni contesti addirittura lodati come cambiamenti di routine necessari, il sottoscritto legge questa situazione come confusionaria, incerta, come se le idee non siano ancora chiare, come se allo stato attuale si navigasse a vista. Per l’ennesima volta siamo costretti a vedere la solita routine che è quella di defenestrare gente capace che sta li da anni, portando risultati solidi, a scapito di continui cambiamenti dai quali si spera di trovare la pozione magica della vittoria. Adami prima di Hamilton è stato l’ingegnere di pista di Vettel e poi quello di Sainz e, proprio con il forte pilota spagnolo si è visto quanto sia stato proficuo il loro rapporto, in termini di risultati in pista, perché se è facile dire che con Vettel non ci sono mai stati problemi visto che si conoscevano dai tempi della Toro Rosso, con Sainz i due sono dovuti partire da zero. Pur di far sentire a proprio agio il campione inglese, che è venuto in Ferrari per riportarla al posto che merita, si è tagliata l’ennesima testa e, a farne le spese è stato appunto l’ennesima pedina di valore. Sebbene gli esempi siano infiniti (Mekies, Cardile, etc…), è anche vero che ormai scuse e giustificazioni varie sono giunte al termine. Sia Vasseur che lo stesso Hamilton hanno esaurito il tempo e tutte le mosse strategiche di cui disponevano. Per loro il 2026 è l’anno dell’all in definitivo, del dentro o fuori: Vasseur ha avuto la possibilità di plasmare la sua squadra da cima a fondo, perciò se andasse male non potrà accusare nessuno come in passato (Cardile ormai è in Aston Martin) e, di rimando, l’era delle auto Venturi è finita, vetture con le quali Lewis non ha mai trovato feeling senza contare che ormai, dopo un anno, il buon Hamilton ha avuto tutto il tempo di scrivere tutte le lettere che ha voluto e soprattutto di conoscere bene i meccanismi della squadra. Spero di sbagliarmi, cosi come mi sono sbagliato sul sound di questi nuovi motori (almeno per il momento), eppure allo stato attuale vedo agitazione, nervosismo ed insicurezza dalle mura di Maranello da dove nulla trapela, se non il primo vagito (fire up alla presenza di Vasseur e dei suoi piloti) del nuovo propulsore ibrido che dovrà competere in questo campionato nuovo si zecca.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La Ferrari ha scelto la continuità dunque, battezzando la monoposto che dovrà giocarsi il mondiale 2026, SF-26. Sull’argomento continuità si spera che ci si fermi alla coerenza del nome da dare alla nuova nata, perché se tutta la squadra di Maranello fosse continua anche in tutto quello mostrato l’anno scorso, allora avremmo un mondiale già bello che segnato. Infatti proprio nell’annuncio del nome abbiamo i primi segnali di discontinuità col passato, in cui non ci sono stati clamori o show creati ad arte, solo un semplice comunicato a mezzo social, come ormai si usa di questi tempi, con un brevissimo video di presentazione del nome della nuova nata appunto. Cha a Maranello abbiano imparato la lezione? Ad essere sinceri questo è tutto da dimostrare e, con un mondiale cosi lungo, avranno tutte le occasioni per far capire se la lezione, o per meglio dire la legnata presa nell’anno appena concluso, sarà servito a qualcosa. A differenza dell’anno scorso i segnali di sobrietà, di umiltà, ci sono tutti visto e considerato che nulla trapela come giusto che sia, dalla Gestione Sportiva e, del resto questo atteggiamento è stato adottato da tutti i team di F1, fosse solo che a Marzo inizierà il mondiale più nuovo ed incerto di sempre. Naturalmente i dubbi che aleggiano attorno alla Ferrari di Vasseur sono molteplici, perché parlando di continuità, il gruppo di lavoro che ha assemblato la SF-26 è lo stesso che si è permesso di perdere la bellezza di quattro decimi in un solo inverno, tra dicembre 2024 e marzo 2025! Le notizie che trapelano a riguardo della presentazione, parlano di un veloce shake down, per poi volare direttamente a Barcellona nella tre giorni (26 – 30 Gennaio: le squadre avranno a disposizione tre giorni di test su cinque totali) di test rigorosamente a porte chiuse, organizzati dai team della F1 stessi. Di fatto ne FIA e ne Liberty Media centrano nulla in queste prove, dove le squadre cercheranno di capire se le macchine si avvieranno e se gireranno. Da pochi giorni l’Audi ci ha tolto il dubbio a riguardo, mostrandoci che queste macchine possono girare e, soprattutto suonano meglio di quello che avevo immaginato, considerando che il cinquanta percento della potenza del motore deriva da una unità elettrica. Infatti la sorprendente Audi, nata dalle ceneri della Sauber, ha anticipato tutti mettendo Hulkenberg in pista (filming day), per verificare l’assemblaggio della monoposto. Evidentemente in quel di Ingolstadt c’era fame di conoscere immediatamente il lavoro svolto e, ciò sorprende non poco ad essere sinceri, visto e considerato che squadra e gruppo di lavoro sono completamente nuovi sebbene composto da persone esperte, a differenza di Cadillac, che parte completamente da zero. Questo anticipo, da parte di Audi, di scendere in pista in effetti un pensiero cattivo lo fa fare considerando chi la gestisce e, soprattutto se si considera che almeno una piccola notizia sia trapelata da Maranello (fonte Autoracer.it), che è quella che apparentemente la Rossa ha accusato un ritardo nell’omologazione del telaio della nuova monoposto. A quanto capito questo ritardo è dovuto a “scelte dell’ultimo momento”, da qui il pegno pagato in termini di tempistica. Se questa notizia debba essere presa come buona o cattiva non è dato sapere, perché solo all’interno delle mura della Gestione Sportiva sanno cosa stanno realmente facendo, di certo dalle parole di Vasseur si evincono due cose e cioè, cautela e timore. Vasseur infatti afferma, riguardo alla cautela nelle sue dichiarazioni: “Qui si tratta solo di scegliere una direzione da seguire. Quello che è definibile aggressivo è ritardare il più possibile magari lo studio di un disegno da produrre poi, ritrovandoti a finire di montare l’auto direttamente nei garage di Barcellona. In questo senso noi saremo il più aggressivi possibili perché presenteremo l’auto il 23 Gennaio a Maranello e, la finiremo di montare quindi il 22 Gennaio”. Beh alla faccia della cautela no? Se dovessi basarmi sulle parole del rubicondo Team Principal rosso, allora questo cambio di direzione intrapreso all’ultimo momento, causando quindi un ritardo, dovrebbe essere un buon segnale eppure, come ho detto poc’anzi, Ferrari dovrà dimostrare coi fatti lungo tutto i ventiquattro GP dell’anno che il passo, la mentalità, sia cambiata veramente. Di certo Vasseur non nasconde i suoi timori riguardo ad un argomento che ha sempre interessato la F1 e, ogni suo  nuovo regolamento, che è quello delle potenziali zone grigie. Vasseur a tal riguardo infatti afferma: “E una sfida enorme per loro (la FIA) ed i team sono cresciuti molto in questi ultimi anni. Se qualcuno dovesse lavorare meglio e trovarsi così in vantaggio, buon per loro. Non ci sarebbe molto da dire. Se qualcuno però trovasse un’area grigia per essere più performante di altri, penso sarebbe pericoloso per la F1 e toccheremo un punto debole della FIA”. Dalle parole di Frederic più che timore si evince terrore, che qualche squadra possa aver trovato una falla regolamentare (potete giurarci che sarà cosi!) ed avvantaggiarsi da subito. Il fatto è che questo timore stride un po’ col discorso dell’essere aggressivi, vero è che allo stato attuale nessuno conosce i valori degli altri e, sebbene le voci non fanno altro che rincorrersi a riguardo delle prestazioni delle varie squadre, solo alla fine dei test in Febbraio potremmo avere una vaga idea di come tutti si saranno preparati. Non si dimentichi che proprio a Febbraio dell’anno scorso Ferrari già capì di aver cannato tutto, salvo poi mentire alimentando false speranze, per tutto il reto dell’anno.

La settimana scorsa su queste righe è stato spiegato, nel modo più semplice possibile, come funzionerà la simbiosi tra motore endotermico e quello elettrico. A questo fattore dovrà essere aggiunto e, quindi tenuto in forte considerazione, il fattore peso. Nel 2022 infatti la Ferrari di Binotto partì bene anche e soprattutto perché si presentò tirata come un tamburo, rispetto alla Red Bull di Verstappen, in termini di peso. Poi i bibitari dopo aver messo a posto l’affidabilità passarono alla cura dimagrante e, il mondiale prese un’altra piega. Allo stesso modo anche quest’anno il peso, soprattutto nelle prime gara, sarà fondamentale perché presentarsi con dieci chili in meno o in più, potrà fare non poco la differenza. Considerando che il pacco batteria è maggiorato rispetto a quello dell’anno scorso, il raffreddamento sarà fondamentale, perciò carrozzeria e masse radianti (peso!) avranno il loro ruolo determinante appunto. Chi è patito prima dovrebbe avere un vantaggio in tale senso e, alla fine ritorniamo sempre allo stesso punto: da quando Ferrari lavora a questo nuovo progetto? Si presenterà in quel di Melbourne preparata e soprattutto col peso in ordine rispetto agli altri competitor? Domande che non avranno risposta per almeno atri due mesi, quindi non resta che attendere fiduciosi e soprattutto speranzosi, perché alla fine se c’è una cosa che non manca ai ferraristi è proprio la speranza. Inutile dire che Vasseur e soci si giocano tutto quest’anno e, la Rossa mai come quest’anno è sull’orlo di un reset generale di tipo epocale… solo che questa è un’altra storia.

Vito Quaranta

LA FINE DI UN ERA – LA MOTOGP DOPO 25 STAGIONI

Questa del 2026 sarà la 25^ stagione della MotoGP, quella che segnerà definitivamente la fina di un epoca molto lunga (2012-2026). Epoca che ha visto stravolgimenti a livello tecnico stante l’arrivo dell’aerodinamica, dei dispositivi di abbassamento e di tante diavolerie destinate a scomparire col nuovo regolamento dal 2027.

Un ritorno alle “origini” sembrerebbe con le nuove moto con meno aerodinamica, motore più piccolo (850 cm³), nessun dispositivo di abbassamento e finalmente un fornitore diverso di pneumatici (Pirelli).

Questa era è stata interessata da numerose novità, prima a mio avviso in ordine cronologico e di importanza la punzonatura degli pneumatici. Introdotta a partire dalla stagione 2007, così che le gomme arrivavano tutte al giovedì e quelle rimanevano.

Per la prima volta dalla stagione 2009 venne introdotto il monogomma degli pneumatici con Bridgestone.

Nel 2016 con il cambio di fornitura unica degli pneumatici con Michelin venne introdotta la centralina unificata Magneti Marelli.

Nel 2017 l’introduzione regolamentata delle appendici aerodinamiche introdotte da Ducati che ha letteralmente cambiato il modo di intendere le moto.

Nel 2019 infine l’ultima diavoleria Ducati con l’introduzione degli abbassatori inizialmente utilizzati solo al posteriore per la partenza e successivamente anche durante la gara. Sistema col tempo adottato anche all’anteriore con il completo abbassamento della moto per la partenza.

Un evoluzione tecnica che ha completamente rivoluzionato le moto, come giusto che sia, in queste 25 stagioni.

Riepilogando ecco i Campioni della MotoGP da quando si è aperta l’era dei 4 tempi.

2002 Rossi 2003 Rossi 2004 Rossi 2005 Rossi 2006 Hayden 2007 Stoner 2008 Rossi 2009 Rossi 2010 Lorenzo 2011 Stoner 2012 Lorenzo 2013 Marquez 2014 Marquez 2015 Lorenzo 2016 Marquez 2017 Marquez 2018 Marquez 2019 Marquez 2020 Mir 2021 Quartararo 2022 Bagnaia 2023 Bagnaia 2024 Martin 2025 Marquez  2026 …………….

Questo 2026 potrebbe essere la stagione in cui alcuni “numeri” potrebbero essere superati, cosa alquanto impensabile fino ad oggi.

Valentino Rossi con 76 vittorie è il Pilota più vincente dell’era MotoGP (89 in Top Class, considerando anche le 13 in classe 500).

Marc Marquez con 73 vittorie è a soli 4 GP dal superare le vittorie in classe MotoGP mentre ne mancano ancora 17 per superare le 89 totali in Top Class (500-MotoGP) di Valentino Rossi.

Attualmente nella classe Regina entrambi sono appaiati a 7 Titoli Mondiali, nel 2026 Marc Marquez potrebbe eguagliare 41 anni dopo (avrebbe dell’incredibile) gli 8 Titoli del Mito Giacomo Agostini, mai raggiunto nella storia del Motomondiale. Sul lato delle vittorie totali (123 e non 122) mancano ancora troppi GP (24) a Marquez per eguagliare Agostini.

Manca sempre meno all’inizio del Motomondiale.

Chi vedi come favorito!? Quali record verranno battuti quest’anno!?