A volte succede che gli esseri umani inciampano, metaforicamente parlando, ed inevitabilmente cadono rovinosamente in un buco dal quale a volte non riescono più ad uscire. Tenete presente la parata di presentazione che viene svolta prima di ogni GP? Ebbene lo spettacolo (osceno) dato in pasto alla vulgata (perché per i potenti della F1 questo siamo!) che gremiva numerosa gli spalti, è stato a dir poco indegno. La F1, a cominciare dai suoi massimi rappresentanti nella persona di Stefano Domenicali il quale, per soldi ormai farebbe di tutto e, Ben Sulayem che si è creato il suo statuto “particolare” che lo rende presidente FIA vita (alla faccia della democrazia e dell’inclusione!), non è caduta in buco; bensì in una voragine! Sono del parere che ci voglia rispetto nella vita e, che a tutto ci debba essere un limite. Va bene il divertimento, ve bene la “fan zone”, eppure oltre un certo confine non bisognerebbe andare. I piloti di F1 sono guerrieri, gladiatori, sono atleti veri che sebbene guadagnino milioni, è anche vero che rischiano la vita ogni maledetta domenica. Quella pagliacciata, cosi definita da Verstappen il quale non voleva partecipare e, poi evidentemente obbligato a farlo, non ha fatto latro che umiliare i nostri eroi e, insultare quel poco di intelligenza che rimane sugli spalti e chi sta dietro la tv. Vedere poi le massime cariche istituzionali che si prestavano a quel volgare teatrino, è stata la ciliegina sulla torta. Il buco è profondo e, questi signori, devono fare attenzione a non esagerare se non voglio finire seppelliti li dentro (metaforicamente parlando si capisce).
Dove si era nascosto Charles in tutto questo tempo? Il monegasco è scivolato lentamente ed inesorabilmente nel fondo di un buco stretto e buio e, l’impressione è stata quella che ci sarebbe rimasto per un bel po’ di tempo. Invece il pilota, il campione mancato di una Rossa sempre più criptica e sorprendente, non ha mai perso la sua motivazione, la sua grinta e la sua rabbia. Già la rabbia, quella il sottoscritto ne ha tantissima, perché dire che mi fa incazzare vedere LeClerc che non batte mai i pugni sul tavolo è dire poco! Con l’arrivo di Hamilton il monegasco evidentemente ha commesso un errore di valutazione, specie vedendo i risultati dell’anno scorso. Molto probabilmente in virtù di questo, Charles ha creduto che Lewis fosse stato ridimensionato ed invece la legnata data prima prima (cambio dei componenti) e, lo sgambetto dopo (vittoria in Spagna) del pluricampione, hanno causato la caduta del nostro buon Charles nel buco della disperazione con tutti i panni; come si suol dire dalle parti mie. Charles ha tutte le qualità per riuscire, a cominciare dalla velocità, che gli ha consentito di tenere dietro il suo compagno di squadra nonché padrone di casa, per costruire la sua vittoria meritata e sudata. Per questo mi arrabbio, proprio perché è capace di arrampicarsi con le unghie e con i denti lungo la parete di quel maledetto buco per poterne uscire fuori da solo, ed invece ha prestato il fianco innanzitutto al suo scomodo team mate facendogli prendere lentamente le redini della squadra. Questa vittoria arriva in un momento delicato per la psiche di Charles e, aggiungo che è stata quantomeno tempestiva perché si sa, niente ti risolleva il morale e, soprattutto ti restituisce fiducia, come una vittoria. Come per ogni risultato positivo, anche per Charles vale la stessa regola che è quella della conferma. Il suo risultato è stato il frutto del caso o una vittoria studiata nei minimi dettagli? Nella rincorsa alla sua sudata nona vittoria non vi è stato nulla di casuale, se mai cercata e voluta a cominciare dal sabato. Allora ecco che da qui urgono le conferme a quanto visto, già nel prossimo GP fra due settimane. Charles è riuscito a trovare la quadra con questa SF-26 molto volubile e delicata? LeClerc ha detto che aveva due strade a disposizione: modificare il suo stile di guida, copiando quello del compagno che evidentemente si sposa bene con la Rossa, oppure piegare la SF-26 alla sua volontà. Egli naturalmente ha scelto la strada più tortuosa che è appunto la seconda. Le fasi di adattamento evidentemente richiedono tempo e, alla fine pare che ci sia riuscito. Ad ogni modo in Belgio avremo o meno la conferma di quanto visto in Inghilterra da parte di Charles e, questo naturalmente dipende solamente da egli, solo lui sa se è uscito definitivamente da quel maledetto buco. Anche perché la Rossa ha dannatamente bisogno del suo asso, perché senza quegli errori che il monegasco ha incontrato lungo il suo cammino, ora la distanza dalla Mercedes in classifica Costruttori sarebbe decisamente minore e, considerando la fragilità di questa W-17, non è peregrino pensare almeno al mondiale marche. Anche perché, questo deficit di potenza, dovrebbe essere destinato a calare con gli aggiornamenti che verranno portati a breve per quanto riguarda il motore.
Hamilton da par suo invece questo weekend non c’ha capito nulla, considerando gli errori commessi e, che gli sono stati perdonati clamorosamente anche se, a dire la verità, non c’è nulla di cui meravigliarsi. Forse vedere il suo compagno davanti a se, con il suo pubblico che stava li a sperare nella vittoria del beniamino di casa, lo ha fatto innervosire quel tanto che basta per fargli perdere l’orientamento. Certo c’è la Sprint, solo che come sappiamo (a cominciare da chi si è inventato questo format inutile) a nessuno frega nulla di vincere “la minima gara”; figuriamoci il secondo posto poi. Forse il nervosismo di Hamilton lo ha fatto ritornare indietro nel tempo, quando nel buco c’era lui, solo che quello dove lui ha albergato era un pozzo senza fondo e, di certo non ha intenzione di ritornarci. La forza di Hamilton è mentale innanzitutto, oltre che la sua velocità. Vero è che in fatto di velocità pura Charles non ha rivali e questo il campione inglese lo sa, per questo in conferenza stampa ci ha tenuto a sottolineare che il simulatore (funziona questo simulatore a Maranello?) aveva vomitato dati sbagliati, quindi ha messo mano lui agli assetti e, Charles ne ha tratto non pochi benefici tanto da sopravanzarlo in qualifica prima e, in gara dopo andando a vincerla. Mi pare evidente che in seno alla Scudera ci sia una guerra in atto per far capire chi comanda realmente. Del resto con due piloti di questo calibro ciò era inevitabile, tuttavia forse è proprio quello che voleva Vasseur visto e considerato che il loro spingersi, di rimando spinge la squadra la quale, come non succedeva da tempo, sembra avere una direzionalità precisa. Si parla di un inizio certo, perché Ferrari ci ha abituato non poco che è un attimo e si ricade in quel buco di miseria agonistica dove uscirne fuori in seguito richiede autentici miracoli. A Silverstone abbiamo avuto la conferma di quanto visto a Barcellona (pista da telaio), tralasciando la parentesi austriaca, dove tutta la squadra non c’ha capito una mazza. Certo non ci si deve fare illusioni, perché la Mercedes ha la migliore vettura e, la vittoria è giunta solamente perché il buon Kimi è stato funestato dalla rottura della sua sospensione eppure, anche questo è il motorsport, sebbene fa rabbia sapere che questa Ferrari, con il miglior telaio del lotto, ha cannato il motore all’alba del regolamento dove il motore è tutto!
Chi di buchi se ne intende e non poco è il “nostro” George Russell, il cui buco al quale mi riferisco non è posizionato nel terreno, bensì in altri ameni luoghi dove il sole non batte e, che evito di scrivere per non perdere dieci anni di educazione. Come ho scritto poc’anzi e ripeto ora, anche questo è il motorsport e purtroppo anche la fortuna aiuta non poco. Il buon Russell è stato costantemente dietro al nostro Kimi, a casa sua, quando poi si dava per scontato che avremmo visto tutto un altro film. Ormai è palese che George come minimo mal digerisce queste vetture di nuova generazione, perché il suo passo sia in qualifica e gara non è mai stato all’altezza di quello dell’italiano. Eppure nonostante egli sia più lento, si è portato ad un tiro di schioppo dal compagno rivale; riaprendo definitivamente il mondiale. La W-17 ha un difetto nonostante la sua superiorità, ed è quella di essere fragile. Il pacco batterie soffre le sollecitazioni e, dopo quanto visto domenica scorsa, anche la meccanica ne soffre in maniera cronica. Perché Kimi non è andato a sbattere, ha semplicemente aggredito un cordolo e, allora Toto deve iniziare ad interrogarsi sul da farsi in squadra per quanto riguarda il controllo qualità dei componenti di tutta la W-17, perché è un fatto che nonostante la manifesta maggiore velocità e bravura dell’italiano, semplicemente gli stanno seriamente compromettendo il fatto di poter vincere il campionato. Inutile nasconderlo, Kimi in questo momento è nel buco della sfiga eppure vederlo lottare anche per un solo punto, con una sospensione rotta, mi ha sollevato il cuore perché ci ha dato la conferma che lotterà fino alla fine per metterci il compagno in quel buco.
Vito Quaranta





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