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BASTIAN CONTRARIO: LA CADUTA DEGLI DEI

Un curioso, quanto inutile sondaggio sul social twitter, di un bidonista inglese (per chi non è avvezzo alla storia della F1, sappia che apostrofo in codesto modo “le persone più competenti della F1”, come le definisce un noto telecronista urlatore seriale, perché, in antico tempo, gli inglesi per rientrare nel limite del peso zavorravano le monoposto letteralmente con bidoni pieni d’acqua!), mi ha dato uno spunto di riflessione su quello che sia la F1 attualmente e, soprattutto, su cosa siano divenuti ora i campioni della “vecchia guardia”. Il sondaggio chiedeva semplicemente se Verstappen fosse riuscito a vincere lo stesso il mondiale qualora sulla sua monoposto ci fosse stato LeClerc e naturalmente lui fosse stato in Ferrari. Al di là del risultato (ha vinto la logica: Charles su Red Bull campione naturalmente), era palese il tentativo del suddetto bidonista di esaltare il nuovo deus ex machina del momento e cioè il futuro bicampione Max Verstappen. Già perché dovete sapere che l’anglo austro (tra Toto e proprietà Red Bull gliela dobbiamo la citazione agli austriaci) tedesca F1 è sempre alla ricerca dell’idolo da adorare e con la caduta degli dei, a cui nemmeno l’epta campione Hamilton si può sottrarre, ha trovato immediatamente il suo rimpiazzo, proprio come il campione inglese ha rimpiazzato il suo omologo tedesco che ora è in Aston Martin.

Prima in F1 la caduta degli dei era un fatto inevitabile, fisiologico… naturale. Oggi giorno è una situazione quasi programmata. Verstappen (lui si che è il vero predestinato), sin da quando ha fatto ingresso nel circus (o circo?), è stato pubblicizzato senza mai nascondere la propensione del sistema F1 verso l’olandese. Pilota di indubbio talento e valore, determinato come pochi ed allevato a pane e motori sin dalla tenera età, irrompe nei circuiti di F1 già a diciassette anni. Ciò che ha sempre cozzato con il suo arrivo è stata l’ossessiva magnificazione del ragazzo, qualunque cosa facesse… errori compresi. Era chiaro sin da subito che il minorenne Max, in un modo o nell’altro sarebbe dovuto divenire campione e con una squadra come Red Bull questo non era che questione di tempo. Esagero? Avete mai visto lo stesso battage pubblicitario con Charles LeClerc? Il monegasco quest’anno non diverrà campione, eppure lui è il “titolare del palo” come si suol dire e questo è stato il suo primo anno in cui si è giocato il mondiale o, almeno marginalmente, ci ha provato. Qual è la differenza tra lui e l’olandese? Davvero LeClerc non è all’altezza di Verstappen? A giudicare dai primi due GP dell’anno, dove abbiamo assistito al loro testa a testa non mi sembra. Ovvio che Verstappen, avendo più esperienza (hanno la stessa età, eppure uno è entrato in F1 nel 2015 e l’altro nel 2018… scusate se è poco se in F1 tre anni possono fare la differenza!) ha avuto la possibilità di maturare determinati aspetti che oggi si ritrova, come la visione e la gestione della gara. Ovvio che ora abbia un comportamento meno irruento e più saggio, in quanto il suo (primo) mondiale l’ha vinto e quindi il sogno è stato esaudito e realizzato e, naturalmente, con la RB18 che non si rompe mai e che non conosce il significato di limite di spesa allo sviluppo fissato dal budget cap, se la può prendere comoda.

Il mezzo è tutto e sir Hamilton ne sa qualcosa e nessuno mi venga a dire che il re nero avrebbe raggiunto lo stesso risultato se si fosse scambiato il sedile con Vettel, perché “baffetto” su quella Mercedes gli avrebbe fatto un mazzo cosi! Infatti si veda la caduta rovinosa del campione inglese nei riguardi del suo connazionale e compagno di box. Di fatto Hamilton sta facendo esattamente la stessa fine che ha fatto Vettel con LeClerc… con la differenza che Russell non ha ancora vinto nessuna gara e, quindi, può ancora salvare la faccia. La classifica è impietosa: Russell, con una Mercedes zoppa (anche se dal Belgio è stata rivitalizzata dalla DT039) è a soli sette punti da Perez e a sedici da LeClerc (pazzesco) e, soprattutto, è avanti di trentacinque comodi punti all’ingombrante compagno. L’anno scorso gli “esperti”, tifosissimi proprio di sir Lewis tra l’altro, parlarono di “tonfo” di Charles, visto che la classifica finale diceva che Carlos gli era finito davanti. A parte cha la “fine analisi” non teneva in considerazione una serie di fattori (incluso quello che il monegasco ha rischiato di vincere l’anno scorso proprio a Montecarlo con la macchina che si ritrovava), ebbene ora cosa dovremmo dire di Hamilton? Il campione inglese ha spadroneggiato in lungo ed in largo ed ora che ha una macchina “più umana”, precipita tra i comuni mortali ed arranca a tal punto che dobbiamo sorbirci scenette al limite del patetico, dove a stento esce dalla macchina per poi zoppicare vistosamente. Il bumping dovuto al porpoising è per tutti i piloti in pista, nessuno escluso, evidentemente non per il campione inglese, tanto che il buon Toto ha dovuto invocare il sempre verde “motivi di sicurezza” come argomentazione valida per frenare la caduta del campione e di tutta la squadra che stava sprofondando lentamente nel mid field a causa di un progetto totalmente cannato.

La caduta degli dei è lenta e rovinosa ed a volte il botto che si produce, una volta raggiunti il suolo, può essere rovinoso. Questo è quello che è successo a Vettel, il quale non fa nulla per frenare questa caduta; anzi se mai l’accelera. Vettel è stato il pilota che ha inaugurato la dinastia dei domini nella F1 moderna: voglio dire, dopo l’era Schumacher abbiamo avuto una sana alternanza di campioni. A partire dal tedesco e cioè dal 2010, fino ad ora, salvo la parentesi “regolamenti di conti in casa” chiamata Nico Rosberg, abbiamo avuto solo due campioni ed ora pare la volta (dio ci scampi!) di Verstappen. La parabola di Vettel, quella della salita all’Olimpo, è stata a dir poco prodigiosa: tra talento (non si vince a Monza con una Toro Rosso sotto la pioggia per caso… diamo a Cesare quel che è di Cesare) e, soprattutto, l’onnipresente e imbattibile mezzo, supportato dal giusto peso politico della sua squadra, ne hanno fatto un dio da idolatrare e la beatificazione è stata raggiunta solo quando è arrivato in Ferrari… naturalmente. Il fatto è che proprio la Rossa è stata la sua rovina (di certo non dal punto di vista economico), in quanto il buon Vettel non ha saputo sfruttare l’occasione appieno (anche a causa della regressione della squadra e della reazione di AMG si capisce) e poi… e poi è arrivato LeClerc ed è dovuto scappare a gambe levate. La differenza tra lui e Alonso, perché entrambi sono in squadre disastrate ed appartenenti alla vecchia guardia, è che l’asturiano fa parlare i fatti e, quindi, la pista per lui, mentre il tedesco fa parlare la bocca e a sproposito anche. Un pilota ormai senza mercato, dove il rapporto prezzo qualità è totalmente sfavorevole, sapendo bene che è a fine carriera (credete sia un caso che si ritiri?), cerca di mungere la vacca facendo parlare di sé più per quello che dice, e le sue gesta di presunto impegno civile, che per i fatti in pista. Ancora riecheggiano nell’aria, in questa lunga pausa aspettando il GP di Singapore, le sue parole di scherno nei riguardi del nostro Presidente della Repubblica il quale, piaccia o meno, è pur sempre il nostro Presidente. Del resto Vettel non è la prima volta che scade nel volgare visto che mandò a quel paese il compianto Whiting in mondo visione. Arrancare, soprattutto, contro un compagno che è un vero mediocre e si ritrova in F1 solo perché il padre gli ha comprato una intera scuderia, non deve essere semplice soprattutto quando era abituato ad avere il mondo a i suoi piedi. Il declino di Seb non è iniziato ora certo, la sua avventura in Aston Martin evidentemente ne segna solo la coerente fine.

Mi auguro che Verstappen abbia degni avversari nell’avvenire e che Charles sia uno di questi, sia per lo spettacolo sia perché il suo talento, non venga mortificato dalla solitudine della concorrenza, proprio come accaduto con il suo acerrimo avversario in questi sette lunghi anni. L’ascesa all’Olimpo è dura, eppure i campioni della vecchia guardia insegnano che la caduta degli dei è un attimo.

 

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO: LA F1 NON S’E’ DESTA

Anche il GP d’Italia, uno degli eventi di F1 più attesi dell’anno, viene archiviato e viene fatto nel modo più orrendo che si possa immaginare e naturalmente con non poche polemiche. Il tempio della velocità per eccellenza (almeno prima si raggiungevano anche i 370 km/h), il circuito più veloce del mondo, il GP dove conta solo il piede dell’acceleratore affondato per il 70% del giro termina nel modo più ignominioso… in regime di Safety Car a si e no 150 km/h di media. Niente da fare… la F1, a differenza del nostro Paese cantato nell’inno di Mameli, non s’è desta.

Per il secondo GP consecutivo, ci dobbiamo sciroppare tutta l’inadempienza e la sudditanza di un circo (il termine circus è troppo professionale… con tutto il rispetto per i circensi si capisce!) che palesemente dipende dalle due super potenze Red Bull e Mercedes e non smetterò mai di ripeterlo, Ferrari ha una grossissima responsabilità in questo stillicidio. Per l’ennesima volta ci troviamo una monoposto ferma in rettilineo (a Monza!) e di nuovo ci troviamo di fronte all’inamovibilità della direzione gara, perché conscia che qualunque azione applichi (ed una Safety Car o bandiera rossa sono le uniche alternative possibili) determinerà l’esito della gara. Evidentemente i fatti di Abu Dhabi dell’anno scorso bruciano ancora, forse quella scelta di Masi fu troppo eclatante ed ecco che per risolvere un problema ne viene creato uno ancora più grande, tanto che (l’ironia della sorte non ha confini) addirittura si invoca il ritorno dello stesso ex direttore, silurato proprio dopo i fatti di Abu Dhabi. Nessuno si vuole prendere la responsabilità, sebbene siano pagati proprio per quello e guai se ciò avviene se a condurre il GP c’è la Red Bull dell’idolo del momento.

Sia chiaro a tutti voi che avete lo stomaco di leggere questo mio pensiero, in modo di placare ogni tipo di polemica, che il sottoscritto non crede e non ha mai creduto che, ammesso e non concesso ci fosse stata una ripartenza, sia dopo Safety car o da fermo dopo una eventuale bandiera rossa, LeClerc avrebbe avuto una possibilità di vittoria. Attualmente il pacchetto RB18 – Verstappen è una macchina da guerra inarrestabile e non ci sono illusioni perché i restanti GP che si devono disputare li ha già vinti! Certo, alla notizia che l’olandese partiva settimo, mi ero quantomeno illuso che avrebbe perso due, tre giri per liquidare tutti i colleghi che lo separavano dal redivivo LeClerc. Poi ho visto la partenza scellerata di Norris, il tappeto steso da Gasly e la non trazione di Ricciardo in uscita dalla Parabolica (con tutto il rispetto per Michele Alboreto, per me quella curva si chiamerà sempre a quel modo) e mi rendo conto che, alla fine del primo giro, non solo Verstappen era già terzo, addirittura aveva già vinto!

Eppure la Beneamata ha reagito e piacevolmente stupito, in quanto ha provato a diversificare e a non subire l’infausto destino  dell’unica strategia consentita su una pista come quella brianzola. Binotto, prima della partenza, aveva detto che fino ad ora la Safety Car ha sempre fatto ingresso in pista ed è proprio su quello che la Rossa puntava ed hanno avuto ragione. Purtroppo le modalità sono state quelle che tutti noi abbiamo visto. La F1 non s’è desta quando ci vogliono due giri per far uscire una Safety Car quando in rettilineo c’è una monoposto. La F1 non s’è desta quando c’è un trattore in pista con le monoposto che, per quanto possono andare piano, hanno comunque una velocità pazzesca e inevitabilmente ci hanno riportato a Suzuka 2014! La F1 non s’è desta quando non si assume le proprie responsabilità, non mettendo una palese bandiera rossa, affondando così lo sport per far prevalere gli interessi del team di turno padrone. Sappiamo benissimo che Red Bull e Mercedes sono le principali squadre che fanno girare tutta la giostra ed ecco che ci tocca assistere ad oscenità come quelle viste domenica scorsa. Centinaia di migliaia di spettatori che hanno pagato a caro prezzo l’obolo, pardon il “token” d’ingresso, mortificati da uno spettacolo insulso, una farsa mai vista. Domenicali, in una fase di esaltazione mentale, visto il grande successo che la F1 sta riscuotendo in tutto il mondo (su questo c’è da dargli atto perché abbiamo la fila da parte di ogni Paese per ospitare un GP ed ogni evento è sempre sold out), elargisce proposte per spettacolarizzare ancora di più la Formula wrestling a cui assistiamo ogni weekend, non ultima la griglia invertita (!). Ebbene come può il buon Stefano spingere in tal senso e permettere, nel contempo, che lo stesso spettacolo da egli perorato si concluda a quel modo?

Molto probabilmente, quando Verstappen avrà chiuso le pratiche (tra Singapore ed Austin… manca poco ormai), forse la prona F1 anglo centrica, permetterà una condotta più lineare e all’altezza dell’evento che organizza e scommetto che quando, all’improvviso, diverrà coerente ed equanime ci sarà proprio quella martoriata Ferrari che “a casa sua” è stata malmenata. Se abbiamo evitato l’umiliazione, dobbiamo ringraziare solamente il mancato campione LeClerc, che ha portato a casa una pole che è un mezzo miracolo e a quel “pippone” di Sainz che ha fatto una rimonta non scontata, visto che a Monza non è così semplice il sorpasso e, udite udite, proprio quel muretto tanto bistrattato che ha osato ed ha cercato di diversificare il più possibile la strategia… perché a parità di opzioni e senza Safety Car, Verstappen al traguardo ci avrebbe dato almeno trenta secondi.

Il Presidente, bontà sua e come anticipato la settimana scorsa, ci ha degnato della sua presenza e (finalmente!) ha elargito parole positive verso la squadra, confermando la fiducia a Binotto anche se ha voluto sottolineare che la Gestione sportiva “è un’altra cosa”. Jhon Elkann se ha detto quello che ha detto è solo perché è con l’acqua alla gola, in quanto sa bene che se mandasse via Binotto, non solo sfascerebbe un gruppo che nel bene e nel male è consolidato (visto la telenovela in casa Red Bull tra Verstappen e Perez? Ormai sono cosi forti che si possono permettere persino screzi in mondo visione con scie volutamente non offerte), non solo sa che poi si dovrebbe ricominciare tutto daccapo, bensì sa perfettamente che sul carro della Rossa non ci vuole venire nessuno; di certo non a queste condizioni. Intanto anche quest’anno sportivo sta lentamente finendo e, sebbene le premesse fossero ben altre rispetto alla realtà che stiamo vivendo, attendiamo sempre una maggiore presenza politica da parte della Ferrari, perché (e quanto successo quest’anno lo dimostra caso mai ci fossero stati dubbi) i GP prima di vincerli in pista si devono vincere nelle stanze che contano. Forse ad Elkann ciò non interessa più di tanto, eppure se la F1 attrae sempre più pubblico è perché finalmente c’è nuovamente competizione e non monologhi di una squadra sola e, soprattutto, perché c’è una Ferrari che è ritornata nuovamente competitiva, DT039 a parte.

A volte mi viene il dubbio che la Rossa sia usata solo come specchietto per le allodole, come una luce ultravioletta che attira le mosche: una Ferrari competitiva serve ad attirare pubblico in tutto il mondo per poi, al momento opportuno, tarparle le ali per indirizzare il mondiale in altre direzioni. Lungi da me fare dietrologie da tifoso da curva… eppure sono troppi i dubbi su questa dannata direttiva che ha allontanato la Rossa dai bibitari, facendo riavvicinare la Mercedes ad essa, così come rimarrà sempre un mistero il livello prestazionale della Red Bull (solo con Max ovviamente) nonostante il budget cap imponga ben altre spese. Prestazioni che sono inarrivabili al momento e che, di certo, non hanno bisogno di essere accompagnate fino al traguardo dietro una safety car… spiacente, la F1 così proprio non s’è desta!

 

Vito Quaranta

MIT’S CORNER: MONZA

Metrodoro il Teorematico dixit:

Verstappen: Onestamente il Max di ieri è stato superlativo. Giustamente i commentatori gli davano del “martello”: tutti i giri sugli stessi tempi, doppiaggi gestiti alla grande, gomme gestite alla grande, tutto perfetto. Resta da capire se questa perfezione c’è stata perché ha guidato da fenomeno (e lo è, beninteso) oppure perché aveva ancora tanto margine. Qualche che sia la risposta non cambia il giudizio. Che gli siano andate tutte dritte sugli eventi che non l’hanno riguardato direttamente (VSC, SC) non è una gran considerazione: se sei lì davanti e con quel margine la probabilità che eventi del genere ti favoriscano ulteriormente è più alta del contrario – c’è poco da fare.

CLC Ha fatto il suo. Anche ieri le gomme non duravano (almeno non tanto quanto a Max). La sosta in VSC tutto sommato ci stava, se fosse stata “piena”, ossia se avessero dato green flag quando CLC era già a regime, e a parità di tutto il resto, allora l’ultimo stint di CLC sarebbe cominciato (dicono) a circa 8/9 sec da Max. Molto probabilmente non sarebbe cambiato nulla sul risultato finale però la F1, in quei momenti lì, ha anche tanta psicologia in gioco e mettere un po’ di pressione a Max è un esperimento che sarebbe interessante fare (e alla SC si sarebbe trovato senza doppiati in mezzo mettendo un po’ di ulteriore pepe allo strano finale). Certo il buon Max ha tanta cazzimma che Rione Sanità scansate quindi…

Russell: Il ragazzo dimostra ancora una volta una solidità eccezionale. Se la MER l’anno prossimo tira fuori (da subito) una macchina che può competere per la vittoria diventa un serio contender.

Sainz: Ottima ottima gara. Anche lui nella seconda parte di gara si è trovato delle gomme difficili e con un ritmo insufficiente per andare oltre (nonostante il suo tifoso Genè lo desse a podio quasi per certo) però nella prima parte ha fatto, e alla grande, un recupero notevole. Eccellente il sorpasso su Perez.

Hamilton: gara notevole anche la sua, considerando i limiti sul dritto della sua vettura. Comunque non è più quello di una volta – e non è più quello di una volta già dal 2020, secondo me. Comunque quel doppio sorpasso in uscita dalla prima variante è stato favoloso, da old fox di primo livello.

Perez: inguardabile.

Norris: partenza inguardabile – resto della gara così così. Si è rifatto solo grazie ad una strategia a lui più congeniale rispetto a quella del pur accomodante teammate. Per nulla brillante, almeno rispetto a quanto ci ha abituato.

Ricciardo: al contrario del suo oggi appannato teammate oggi l’ho visto (stranamente) brillante, considerate le premesse poco entusiasmanti. Ieri avrebbe tenuto dietro anche un F-35. Strategia adatta al suo momento vista la velocità sul dritto (inaspettata).

Gasly: boh. Strano che non ne abbia avuto minimamente per neanche tentare il sorpasso all'(ondeggiante?) Ricciardo. Si conferma in un momento un po’ strano. Forse non stava bene (leggevo di agenzie che lo davano non in forma)

Tsunoda: non pervenuto

Alonso/Ocon: embé? O hanno sbagliato tutto in termini di assetto oppure anche Alpine va a passo di gambero con lo sviluppo come un altro team di nostra conoscenza. Comunque per l’ennesima volta quest’anno (e al netto del problema tecnico) Alonso>Ocon la qual cosa non depone a favore del primo quanto invece depone a Sfavore del secondo.

Zhou/Bottas: bene il primo dopo una Q deludente. Bottas tutto sommato ok. Cmq Alfa, a parte i primi GP, si conferma delusione.

Aston Martin: pietosa

Bravo Mick: nonostante l’errore si è dato da fare per quanto poteva.

Magnussen: anonimo.

Latifi: l’ho già detto che deve cambiare mestiere?

Lascio per ultimo De Vries: ottimo. Stava là dove contava e si è portato a casa punti importantissimi. Ha guidato veloce ma anche con oculatezza: la figura del fesso o dell’ansioso era dietro ogni curva e non c’è cascato – forse ne aveva per provare a passare Gasly e Ricciardo ma il rischio era troppo grande e ha saputo evitare il patatrac. Cioè: fossi stato io al suo posto mi sarei sbrodolato per tutto il GP: Monza, dicasi MONZA, debutto in gara in F1, qualifica della madonna e teammate messo a distanze misurabili solo in Parsec. Bravo. Peccato solo non averlo potuto misurare con Albon invece che con Latifi.

Cmq Williams in progresso nelle ultime tre gare: sai mai che la TD39…

VERSTAPPEN VINCE A MONZA. LA SAFETY CAR TORNA PROTAGONISTA.

La matematica non è un’opinione. E la matematica dice che la stagione 2022 per la Ferrari, è stata, fino ad ora, come la 2019. Anno che poteva passare alla storia come un mezzo fallimento, dopo un 2018 nel quale Vettel, ad un certo punto, era il favorito per il titolo.

Ma del 2019 abbiamo un ricordo dolce, grazie al trionfo di Leclerc a Monza. E c’è da pensare che la dirigenza Ferrari contasse, alla vigilia, di ripetere quell’exploit, in un momento della stagione nel quale la F1-75 pare avere perso la straordinaria competitività di inizio stagione, e la squadra avere perso la bussola, con continui pasticci strategici.

La storia insegna che l’aria monzese fa bene alle macchine rosse, e infatti la F1-75 si presenza all’autodromo brianzolo in piena forma, con Leclerc capace di centrare una straordinaria quanto inaspettata pole, davanti a Verstappen che, nel caos delle penalità per cambio di componenti varie ed assortite, si ritrova retrocesso in settima posizione. Pure Sainz, terzo sul campo, si ritrova spedito in fondo alla griglia per cambio completo della Power Unit. 

La Ferrari ha scelto un assetto scarico, al contrario della Red Bull, e con una Mercedes che in rettilineo non va neanche a spingerla, per Charles si spalanca l’opportunità  di mettere un bel po’ di secondi fra sè e il rivale olandese, prima che quest’ultimo riesca a farsi largo e a recuperare, forte di una macchina con un passo gara superiore.

Si spengono i semafori e Leclerc scappa via, solo minimamente impensierito da Russell. Norris rimane quasi fermo, mentre Verstappen guadagna ben 3 posizioni portandosi in quarta posizione, che diventa la terza al termine del primo giro e la seconda al termine del quarto giro.

E così, dopo soli 5 giri di gara, Verstappen si trova a soli due secondi da Leclerc, mentre dal quarto, Ricciardo, in poi, il distacco è già di 8 secondi.

Al giro 9 si ferma Perez, partito anch’egli dal fondo e in difficoltà nel rimontare. Gli viene montata gomma dura, ma il freno anteriore sinistro fuma vistosamente, e delle fiamme escono dalla parte interna del cestello. Per fortuna del messicano, il problema si risolve in pochi giri.

Nel frattempo, Sainz ha rimontato furiosamente dalla diciottesima posizione e al giro 12 è già in quinta posizione. Proprio in quella tornata, Vettel si ferma con il motore rotto, e viene attivata la Virtual Safety Car. La Ferrari fa fermare Leclerc, mentre Verstappen continua. La VSC viene disattivata proprio mentre Charles sta ripartendo, e all’uscita riesce per un niente a rimanere davanti a Ricciardo, che poco dopo viene superato da Sainz, che si porta così in quarta posizione.

La fermata ha fatto teoricamente guadagnare 7 secondi a Leclerc, ma il monegasco dovrà fare molti giri con il set di gomme che ha montato. Con le gomme nuove, il ferrarista recupera qualcosa, ma il ritmo di Verstappen continua ad essere ottimo e costante, pur con gomme soft che hanno già percorso ben 18 giri.

L’olandese si ferma esattamente a metà gara per quella che sarà la sua unica sosta, montando gomme a mescola media. Il suo svantaggio dopo la fermata è di 10 secondi, ma il rivale ferrarista ha gomme che hanno già percorso più di 10 giri. E, infatti, Max inizia a guadagnare 1 secondo al giro.

Al giro 31 si ferma Sainz per montare gomma soft. Lo spagnolo, che al momento della sosta era terzo, si ritrova ottavo alle spalle di Perez e Alonso, che la loro sosta l’hanno già fatta.

Al giro 34 la Ferrari fa fermare un’altra volta Leclerc, per montare la gomma soft. Charles ha a disposizione 18 giri per recuperare 19 secondi, impresa praticamente impossibile. Anche perchè il cronometro dice che il vantaggio di Verstappen inizialmente aumenta, anzichè diminuire.

A 5 giri dalla fine, Ricciardo si ferma in mezzo alla pista, e viene attivata la Safety Car. Verstappen e Leclerc non riescono a fermarsi subito, cosa che invece fanno Russell e Sainz. I primi due si fermano al giro successivo. Ma Max ha una gomma nuova, mentre Charles no.

I giri passano, e la Safety Car non compatta il gruppo, ma, soprattutto, la macchina di Ricciardo non viene spostata. In questo modo la gara non riesce a riprendere, e finisce con Verstappen che coglie la sua undicesima vittoria stagionale, davanti a Leclerc, Russell, Sainz, autore di un’ottima rimonta, Hamilton, Perez, Norris, Gasly, il debuttante De Vries e Zhou.

Ora il calendario prevede una pausa di ben tre settimane, per riprendere in quel di Singapore, dove si ritornerà dopo 3 anni. Chissà che una delle solite gare pazze non consenta di interrompere il dominio dell’accoppiata Verstappen-Red Bull, che sta rendendo questo campionato molto simile a quelli del dominio Mercedes con l’accoppiata Hamilton-Bottas.

P.S. 1 quando in ballo c’era un mondiale per Max, si sono sbrigati a sgombrare la pista e a fare sdoppiare quelli che serviva far sdoppiare. Oggi, invece, se la sono presa comoda. Bastava, come anche ad Abu Dhabi, una bandiera rossa. Venne fatto, qualche anno fa, a Baku, quando mancavano solo 2 giri. I fischi del pubblico sono stati meritati, e la gestione sportiva del carrozzone ha rimediato l’ennesima figura barbina. Cambiano le persone, ma non i metodi.

P.S. 2 complimenti all’organizzazione, che ha chiamato nientepopodimeno che Andrea Bocelli a cantare l’inno italiano, ma poi si è scordata di far alzare il volume del microfono. 

VERSTAPPEN 10 E LODE A ZANDVOORT. FERRARI RIMANDATA AL 2023.

Ad una sola settimana dal dominio di Spa, con annessa debacle degli avversari, Verstappen invita tutto il circus alla festa organizzata in casa sua, con la partecipazione di centinaia di migliaia di fan vestiti d’arancione, e gli altri piloti a far da comparsa. Una sorta di festa anticipata per il titolo 2022.

Dopo un venerdì in sordina, con tanto di Ferrari dominanti, Max si rifà in qualifica, centrando per pochi millesimi una straordinaria pole, davanti alle due rosse, improvvisamente in difficoltà in Q1 e Q2, con le due Mercedes ben in lotta ma fregate da un testacoda dell’opaco Perez nell’ultimo giro lanciato.

Per la gioia degli avversari, il padrone di casa si è pure tenuto un treno di gomme morbide nuove da usare in gara. 

Si spengono i semafori e i primi vanno via nell’ordine senza grandi emozioni, a parte una chiusura di Sainz su Hamilton in curva 1, con conseguente leggero contatto che non lascia strascichi.

Verstappen non riesce a scrollarsi di dosso Leclerc, mentre Sainz non riesce a tenere il passo, ed Hamilton, unico dei primi partito con gomma a mescola media, inizia ad insidiarlo, ma senza diventare mai realmente minaccioso. Perez li segue ad un secondo e mezzo, mentre Russell, autore di una partenza non brillante, tallona il messicano con uguale distacco.

Dopo 10 giri le gomme soft iniziano a dare problemi. e con essi cominciano anche le fermate ai box. Tutti montano gomme a mescola media, tranne Alonso che, al giro 12, monta la gomma a mescola più dura.

Al giro 15 entrano ai box Sainz e Perez. La Ferrari commette la topica giornaliera, dimenticandosi la gomma posteriore sinistra di Sainz, il quale perde così una marea di tempo. Nel frattempo, Leclerc perde un secondo al giro e viene fatto rientrare ai box. Stavolta le gomme ci sono tutte, e il pit-stop è regolare. 

Al giro 18 è il turno di Verstappen, il quale rientra comodamente davanti al monegasco della Ferrari. Il distacco a questo punto è di 5 secondi. Sainz è precipitato in sesta posizione, a 18 secondi dal compagno. In testa alla gara, in questo momento, ci sono le due Mercedes, che non hanno ancora effettuato la sosta.

Al giro 28 Verstappen raggiunge Russell e lo passa come se fosse fermo. La differenza di velocità a DRS aperto della Red Bull rispetto a tutti gli altri è veramente impressionante. Ad Hamilton viene invece chiesto di allungare di 3 giri il proprio stint, per cercare di effettuare una sola sosta. E, infatti, quando Lewis effettua la sua sosta, gli viene montata la gomma a mescola più dura. Stessa strategia per Russell, che si ferma 2 giri dopo.

Con le gomme dure, le due Mercedes volano, e Hamilton raggiunge Perez, ma impiega due giri per passarlo. Ma a sorpasso completato, Lewis si trova davanti Vettel appena uscito dal box, e il messicano tenta di ripassarlo, senza però riuscirci. E dopo due giri viene passato anche da Russell.

Hamilton è furibondo con Perez, che gli ha fatto perdere, apposta, molti secondi, e, ovviamente, anche con Vettel. Il box lo avvisa che sta correndo per la vittoria, e i tempi che sta facendo sembrano confermare questa possibilità.

A Verstappen viene chiesto che mescola vorrebbe per l’ultima parte di gara. La risposta è che la media non è spettacolare. Così, per togliersi qualsiasi dubbio, la Red Bull monta allo scudiero Perez la gomma più dura, per sondarne il funzionamento.

A 30 giri dalla fine, Leclerc ha soli 7 secondi di vantaggio su Hamilton, che sta rimontando velocemente. La Ferrari ferma Sainz per montare gomma dura. La stessa cosa fa Charles due giri dopo, e rientra ovviamente dietro le due Mercedes, in quarta posizione virtuale.

Nel frattempo si consuma il dramma di Tsunoda. Prima si ferma in mezzo alla pista dicendo che le gomme non sono montate correttamente. Poi gli viene detto dal box che non è vero, riparte, si ferma ai box, dove gli riallacciano le cinture, torna in pista e subito dopo si lamenta nuovamente di avere un problema. A quel punto gli viene detto di fermare la macchina, e ovviamente lo fa in un punto dove il recupero non è possibile senza Virtual Safety Car.

VSC che esce puntualmente, e questo offre a Verstappen (strano, no?) la possibilità di fare un pit-stop quasi gratis. Stranamente, anche le due Mercedes si fermano, e in questo modo consolidano il secondo il terzo posto ai danni della Ferrari, ma perdono la prima posizione.

Quando mancano 20 giri alla fine, Hamilton si trova a 12 secondi da Verstappen. Russell lo segue a 3 secondi, con Leclerc dietro a 4. La Ferrari però con le gomme dure non va, e Charles perde rapidamente terreno, mentre Sainz naviga in settima posizione.

Al giro 56 Bottas si pianta alla fine del rettilineo. La direzione gara aspetta un giro e fa uscire la Safety Car. La Red Bull fa entrare Verstappen per montare gomma soft, e l’olandese esce dietro alle due Mercedes, che non si sono fermate.  Al giro successivo, le macchine vengono fatte passare in pit-lane, e Russell ne approfitta per fare il pit-stop e montare a sua volta la gomma soft.

Si riparte al giro 60, e non c’è il tempo di godersi un duello rusticano perchè Verstappen passa Hamilton immediatamente e se ne va. Sainz supera Perez e si riporta in quinta posizione, ma su di lui pende la spada di damocle di ben due penalità, una per sorpasso con bandiera gialla su Ocon  in occasione della fermata di Bottas e l’altra per unsafe release in occasione del pit-stop conseguente.

Russell con gomma soft supera Lewis, il quale è furibondo con il suo team per la strategia che gli hanno riservato. E non è finita, perchè anche Leclerc lo passa al giro 66.

A due giri dalla fine, Perez attacca Sainz, cui la penalità di 5 secondi è confermata, ma lo spagnolo lo spinge fuori. Questo consente ad Alonso di avvicinarsi al messicano. 

Ma non succede più niente, e la gara finisce con Verstappen che coglie la decima vittoria stagionale, e la trentesima in carriera, davanti a Russell, Leclerc, Hamilton, Perez, Alonso, Norris, Sainz, Ocon e Stroll.

Tutto come da copione, quindi, compreso il fatto che la Mercedes tornasse una seria contendente per la vittoria. Questo è ciò che volevano sia loro che la FIA, quindi tutti contenti. Tranne la Ferrari, che arriva a Monza come terza forza, per la gioia dei tanti tifosi che si presenteranno all’autodromo e che, forse, quando avevano comprato il biglietto erano convinti di assistere ad un trionfo Ferrari. Non sarà così, probabilmente.

P.S. L’errore al pit-stop di Sainz è dovuto al fatto che lo spagnolo è stato chiamato all’ultimo ma i meccanici non erano pronti (parole di Binotto). Ne consegue che ancora una volta la strategia è stata fatta in modo sbagliato, in questo caso non dando le opportune comunicazioni ai meccanici i quali, evidentemente, non hanno nessuna colpa. Il totale dei punti persi per una malsana gestione delle strategie si è fatto preoccupante, e sarà interessante vedere per quanto tempo ancora si continuerà a dire che “le strategie non sono il problema”.

P.S. 2 Se nemmeno in un circuito come Zandvoort la Ferrari riesce a tenere il passo della Red Bull, e si trova a combattere con la Mercedes, si può affermare senza tema di essere smentiti che la famigerata direttiva TD 039 abbia tarpato le ali alla rossa. A questo aggiungiamo che, probabilmente, con gli sviluppi non ci hanno azzeccato, come è costantemente accaduto negli ultimi 15 anni, ed ecco che si capisce come mai Binotto stia invocando sempre più frequentemente un controllo sul budget cap. Invocazione che, come sempre, rimarrà inascoltata, e il 2022 si concluderà come il 2013, 2017 e 2018, con la Ferrari a lottare per le posizioni dalla seconda in giù, e tanti tanti rimpianti. Auguri per il 2023.