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MIT’S CORNER: LE NON PAGELLE DI ABU DHABI

C’è una regola aurea del vivere comune: vantarsi delle proprie previsioni azzeccate e nascondere sotto il tappeto quelle sbagliate.

Oggi mi vanto delle previsioni azzeccate: avevo previsto che le ultime gare sarebbero state interessantissime, piene di spunti e di spettacolo e voilà! Ci sono state!

(mi piace vincere facile: chi mai non l’avrebbe previsto?)

Ad ogni modo ad Abu Dhabi si è svolta una delle gare più interessanti, in sé, dell’anno. La gara è stata infatti caratterizzata da altissima tensione, tatticismi, guida al limite, mosse di varia natura e tutto il pot-pourri di ingredienti che rendono godibile un GP di Formula 1.

Bene. Molto bene.

Si chiude il mondiale con i risultati definitivi anche per quel che riguarda i posti dopo il primo i quali hanno visto la Ferrari confermare il secondo posto nei costruttori e Leclerc quello nel mondiale piloti. Rimando ad altra sede le valutazioni sull’intera stagione ma non posso qui non rilevare che tali posizioni finali arrivano dopo un roller-coaster di eventi che, in fondo in fondo, ci ha divertiti. Prima dell’inizio della stagione firme e doppie firme sul secondo posto in entrambe le classifiche le avrebbe firmate qualunque sostenitore della rossa e ad occhi chiusi. Per come si era messa la stagione nella prima parte il secondo posto sarebbe stata una delusione. E addirittura per come stava evolvendo la parte finale di stagione il secondo posto sembrava quasi un miraggio (quantomeno nei piloti). Alla fine tutti contenti e alla via così.

Ma andiamo subito al dunque delle non pagelle!

VERSTAPPEN

“Che te lo dico a fare” è espressione idiomatica che ricorre in diversi dialetti del centro italia ed è tra le preferite di molti comici e a questo punto, per quanto mi riguarda, direi che si adatta perfettamente anche alle performance dell’olandese volante. Infatti, dopo la sua peggior gara dell’anno (peraltro saggiamente giunta dopo la matematica conquista del titolo) il nostro ritorna ai marziani livelli cui ci ha abituato in questa stagione. Pole position stellare, partenza perfetta e controllo straordinario dall’inizio alla fine con gestione gomme da antologia del motorsport. Il confronto con il teammate che pure aveva ben più motivazioni per fare bene è impietoso. Bravo!

LECLERC

Il buon Charles trova il risultato sperato con una gara (ok, lo uso l’aggettivo da giornalismo di bassa lega? Lo uso!) “maiuscola”. Dopo ottima qualifica pure lui parte bene e tenta un attacco nel punto giusto a Perez: che non sia riuscito va più a merito di Perez che non a demerito di Charles ma era il momento e il punto giusto in cui provarci perché se l’avesse tentato nel successivo rettilineo non aveva speranze vista la velocità di punta di RBR e la parità di gomme. Ad ogni modo non si perde d’animo e prosegue la gara con gran ritmo. Il “non si perde d’animo” caratterizza tutta la gara del nostro perché nelle varie fasi, piene di incertezza sulle strategie da adottare, riesce sempre a fare la cosa giusta, non commette errori e gestisce le gomme in modo esemplare. A conti fatti la sua gara è allo stesso livello di quella di Verstappen, quindi eccezionale, e verrebbe da dirgli: “visto che quando ti ci metti per davvero allora ti riesce?”. Peraltro la mossa tattica migliore della gara la mette in atto proprio il suo muretto e Binotto gongolava come un babbo natale da mercatino alpino quando ai microfoni di Sky se ne usciva con un “abbiamo bluffato la Red Bull”. Ma anche qui mi verrebbe da dire: “visto che quando vi ci mettete seriamente allora vi riesce?”. Bravissimo!

PEREZ

Se i primi due sono stati eccezionali altrettanto non si può dire per il buon Checo. Le motivazioni per far bene le aveva, eccome!. Lo sgarbo subito in brasile da Verstappen bruciava assai ed era pieno di significati. Verstappen NON vuole Checo secondo nel mondiale perché, sia pur in modo molto laterale, toglierebbe qualche punto ai suoi meriti visto che un 1-2 in classifica piloti testimonierebbe più la grandezza della vettura anziché quella della sua guida nonostante il primo posto nel costruttori. Del tutto speculare e contrario l’obbiettivo di Perez che a risultato acquisito nel costruttori un terzo posto nei piloti sarebbe più testimone di sua inadeguatezza di guida che non della vettura. E le premesse c’erano. Riesce a prende “solo” due decimi da Verstappen in Qualifica. Parte benissimo. Respinge da par suo l’attacco di Leclerc nelle fasi iniziali e poi si aggancia al teammate con l’intenzione di andarsene. Poi però si vedono le differenze. Max e Charles gestiscono le gomme alla grande ma lui no. Dal decimo giro in avanti non riesce più a fare i tempi del primo e del terzo permettendo così’ a Leclerc di riportarsi sotto finendo poi, al giro 16 per essere uccellato dalla mossa del box ferrari. Caduto nella “trappola” non riesce a gestire nemmeno le bianche e decidono di fare undercut su Leclerc pittando al 34 giro. Pessima scelta del muretto, si direbbe, ma è direttamente figlia della scelta precedente nonché dell’incapacità di Perez di gestire le gomme come il compagno di squadra e Leclerc stesso. A quel punto non c’è più niente da fare. Per quanto la tensione sia massima (il che ha reso decisamente goduriosa la gara) sino all’ultimo giro si era capito che non ce l’avrebbe fatta. Be’… Malino, caro Checo, malino assai.

SAINZ

La gara di Carlos è stata sostanzialmente identica a quella di Perez con la differenza che il suo obiettivo era tenere a bada le Mercedes in ottica costruttori. E svolge molto bene il suo compito dapprima con una bella lotta con Hamilton all’inizio e poi riuscendo a non perdere il filo della sua gara nonostante le tante differenti strategie che lo mettono comodamente davanti alle grigie di Brackley. Se con Russell era vita facile, vista la penalità, con Hamilton lo sarebbe stato altrettanto anche al netto della rottura subita dall’eptacampeao vittima, oltre che della sua indolenza e di una macchina probabilmente non perfetta per via del salto olimpico sul cordolo al primo giro, anche di una strategia poco consona (e non è la prima volta quest’anno: è più facile azzeccare le strategie con una macchina più performante delle altre – lo diceva anche La Palice, no?). La condotta strategica di Ferrari in questa gara, considerando anche Sainz, è stata perfetta e quindi mi ripeto: “visto che quando vi ci mettete seriamente allora vi riesce?”. Solido.

RUSSELL

Purtroppo per lui la Mercedes non conferma le straordinarie performance delle gare precedenti ma non si perde d’animo. Il vero handicap per la sua gara sono stati i 3 (!!!) millesimi rimediati dal teammate in qualifica e la partenza non buona più che la penalità che pure condiziona il risultato finale ma che non è certo colpa sua. Non molto da dire in più salvo che comunque il suo personale “mundialito” l’ha vinto bene e non certo contro un signor nessuno. Notevole.

NORRIS

Il buon Lando mi pare in ripresa. Già in Brasile, al netto della rottura, era andato bene ma oggi ha veramente tirato fuori il massimo. Tra ottima qualifica e ancor migliore partenza riesce poi a gestire perfettamente una gara che, date le sue possibilità non poteva andare meglio. Dopo il secondo pit stop rimonta da par suo e si toglie anche la soddisfazione di un fastest lap, assolutamente non scontato per come si era messa la gara. Bravo.

OCON

Non c’è molto da dire sulla sua gara. Per l’ennesima volta in questa stagione si ritrova in una buona posizione finale più grazie alle circostanze che per propri meriti. L’unico merito vero è la qualifica in Q1, sia pur di pochi millesimi che gli consente una partenza migliore dei suoi competitor. Però si fa superare da Vettel, che pur con una AM inferiore ha un ritmo decisamente migliore del suo. Sfigura in gara rispetto ad Alonso (anche qui, per l’ennesima volta) fino a che questi è stato i pista e non da mai l’impressione di poter controllare qualcosa della sua gara. Insomma il 7 posto è certamente buono ma ha molto amaro in bocca. Si porta comunque a casa la soddisfazione di aver (di poco) battuto il molto più blasonato teammate in classifica mondiale ma anche qui non c’è da esaltarsi troppo: tra strategie (volutamente?) sbagliate e le innumerevoli rotture Alonso ha tantissimo da recriminare mentre Ocon decisamente molto meno. Bene ma non benissimo.

STROLL

Si potrebbe fare lo stesso identico discorso per Ocon: ha terminato in buona posizione più per le circostanze che per suoi meriti. Deve ringraziare il muretto per la differenziazione di strategie con Vettel se lo sopravanza perché oggi si è vista la distanza siderale che c’è tra lui è un pluricampione come Seb. Bene per il risultato ma… male per come è arrivato.

RICCIARDO

Il sorrisone di Ricciardo si fa più ampio del solito al termine delle qualifiche che lo vedono in Q1 dopo un bel po’ di tempo. Solo che deve scontare la penalità rimediata per la colossale boiata fatta a Magnussen in Brasile e parte tredicesimo. La sua ultima gara in mecca (e in F1? A me sta storia che torna in RBR da terzo pilota mi pare un po’ strana – sarà mai che Perez abbia da temere più di quanto immaginiamo?) è “gagliarda” nel senso che si trova sempre in bagarre ma stavolta non commette gli errori fatti con Tsunoda e Magnussen nei gp precedenti. Purtroppo per lui è però sempre in rincorsa ma alla fine strappa la posizione desiderata. Conferma, insieme a Norris, comunque che la Mecca ha finito la stagione in leggero progresso sul piano prestazionale: speriamo per loro che il trend prosegua nel 2023. Per il momento lo salutiamo e gli diamo un bravo di incoraggiamento.

VETTEL

Alla sua ultima gara della carriera il buon SEB mostra a tutti di che stoffa è fatto. Una qualifica eccellente e una prima metà di gara stratosferica ne sono la dimostrazione. In questa prima parte di gara tiene il ritmo di Norris, si toglie la soddisfazione di un paio di sorpassi inattesi per la sua vettura (su Ocon in particolare), si difende bene su Perez e dà la netta impressione che un risultato di alto livello possa addirittura essere alla sua portata. L’idea strategica era andare più lunghi di tutti sulle gialle, fare una sola sosta mettendo le bianche e grazie al ritmo spuntare una posizione a punti significativa. Peccato però che il crollo delle gomme lo fa andare 2 sec al giro più lento di tutti e tardano assai a capirlo. Quando al 26 va a pittare si ritrova troppo indietro. Poi continua da par suo e alla fine strappa un punticino che sa un po’ di amaro per come si erano messe le cose all’inizio. Comunque eccellente e lascia da campione. Bravo.

NOTE DI MERITO

Alonso stava facendo un garone ma la rottura al 28 giro gli portato l’ennesima delusione della stagione. Un vero peccato. Bella la scenetta in griglia con Vettel: “dont worry about me at the start” e da antologia il doppio sorpasso su Bottas/Tsunoda al 24 giro.

Tsunoda finisce in crescendo facendo ancora una volta una gara decisamente migliore dello spento Gasly – bella la battaglia con Alonso.

Albon non va a punti ma riesce a mettersi dietro un bel po’ di gente che normalmente dovrebbe stargli davanti.

Zhou sta qui perché almeno ci prova, a differenza del suo teammate

NOTE DI DEMERITO

Hamilton chiude male il campionato. Prende la scoppola della vittoria di Russell in Brasile e non riesce a reagire da par suo. Vero che è stato sorpreso da una vettura non competitiva come nelle ultime gare ma mentre Russell pareva avere tutto sotto controllo così non è stato per lui che è parso indolente e altalenante. La rottura è stata quasi quasi meglio che finire una gara dove avrebbe potuto rischiare di prenderle anche da Norris.

Gasly e Bottas non solo fanno una gara anonima dietro ai rispettivi teammate ma non ci provano nemmeno e se consideriamo che tutti e due avrebbero dovuto provare a difendere la posizione nel team nel mondiale costruttori non è stato un gran bel vedere.

Magnussen me l’aspettavo più pimpante dopo l’exploit del Brasile e mi ha un po’ deluso.

Mick non stava neanche andando male ma la stupidaggine su Latifi è stata inguardabile.

SENZA VOTO

Latifi: anonimo come sempre finisce la sua esperienza in F1 con un mesto ritiro di cui non si accorge nessuno.

 

Ad maiora.

VERSTAPPEN CHIUDE ALLA GRANDE AD ABU DHABI. LA FERRARI SALVA LA STAGIONE.

Ad Abu Dhabi si chiude il mondiale più a senso unico della storia della Formula 1. E c’è spazio solo per definire i primi dei perdenti, come li chiamava Enzo Ferrari. Che non sarebbe certamente fiero di vedere, nella contesa, proprio la squadra da lui fondata.

In settimana, tutta la stampa che conta ha annunciato in pompa magna il siluramento di Binotto, sostituito da un personaggio dal carattere difficile, tal Frédéric Vasseur che si vuole molto vicino sia alla dirigenza di Stellantis sia a Charles Leclerc. La Ferrari prontamente smentisce, la stampa che conta dichiara che la candidatura è bruciata, e Binotto si presenta sorridente nel paddock, come se niente fosse. C’è un secondo posto in entrambi i campionati, da portare a casa, e non sono ammesse distrazioni.

Le qualifiche vedono la Red Bull monopolizzare la prima fila, la Ferrari la seconda e la Mercedes la terza. 

La partenza è regolare per i primi tre, che se ne vanno nell’ordine, mentre Hamilton riesce a superare Sainz, il quale lo riattacca subito, lo passa ma lo porta largo, e l’inglese si riprende la posizione tagliando la curva. Dopo qualche giro, gli viene chiesto di ridare la posizione, cosa che fa prima che la direzione gara intervenga, ma poi se la riprende subito. Le sue gomme posteriori, però, si surriscaldano, e al giro 8 Sainz gli ripassa davanti. Il giro successivo deve poi cedere anche a Russell.

Al giro 10, Verstappen comanda indisturbato, con 3 secondi di vantaggio su Perez, il quale ha un vantaggio simile su Leclerc. Vantaggio che però evapora in 5 giri, perchè il messicano ha finito le gomme anteriori, e la Red Bull decide di farlo entrare per montare la mescola più dura. Sergio torna in pista fra Vettel e Alonso in battaglia, e impiega qualche giro a superare il tedesco, perdendo tempo prezioso.

Che però recupera subito dopo, e, stranamente, la Ferrari non fa fermare Leclerc.  Al giro 20 si ferma, invece, Verstappen, che esce poco davanti a Perez. 

Al giro 21 finalmente la Ferrari fa entrare Leclerc, che esce a debita distanza dal rivale messicano, e poco davanti a Sainz, che però non lo attacca. Charles inizia a guadagnare lentamente terreno nei confronti di Perez, e a metà gara si trova a 3 secondi, ma, soprattutto, fa segnare il giro più veloce. 

Perez, che segue Verstappen a 2 secondi, si lamenta di essere rallentato dal compagno. Le due Red Bull sembrano però in completa gestione della gara, e non consentono a Leclerc di avvicinarsi a meno di 2.5 sec. Ma così non è, perchè al giro 33 il distacco è di solo 1.5,  e la Red Bull fa fermare nuovamente il messicano. La Ferrari dice a Charles di fare l’opposto e, infatti, rimane fuori. Non solo, in Ferrari pensano di andare fino in fondo senza più fermarsi. Mancano 20 giri e il distacco da Leclerc è di 18 secondi.

Al giro 45 Perez raggiunge Hamilton, che non ha ancora fatto la seconda sosta, e l’inglese gli restituisce il favore dell’anno precedente, quando perse 5 secondi, e il mondiale, per la strenua difesa del messicano, il quale lo supera una prima volta, ma poi si fa risuperare nel rettilineo successivo. Alla tornata dopo, si fa più furbo e aspetta il secondo DRS, riuscendo a completare il sorpasso.

A questo punto Leclerc è 9 secondi, con 11 tornate ancora da percorrere. I giri passano, e Perez guadagna solo mezzo secondo al giro, il che non è sufficiente. 

A tre giri dalla fine, Sainz supera Hamilton per il quarto posto, e contemporaneamente la W13 dell’inglese si rompe. Lewis conclude così la stagione senza vittorie, per la prima volta da quando corre in F1.

Perez non ce la fa a raggiungere Leclerc, e la gara finisce così con Verstappen a centrare la quindicesima vittoria stagionale, Leclerc secondo ad artigliare una meritatissima seconda piazza nel mondiale, e Perez terzo per la delusione dei tifosi messicani. Al quarto posto Sainz, poi Russell, Norris, Ocon, Stroll, Ricciardo e Vettel, che chiude così la carriera in F1 come l’aveva iniziata, prendendo un punto.

La Ferrari riesce così a portarsi a casa la seconda posizione in entrambi i campionati. Poco, se si pensa a come il mondiale era iniziato, tanto se si pensa a dov’è stata la rossa nelle due stagioni precedenti. Ma dopo averci raccontato per due anni che l’obiettivo era il 2022, finire con 4 vittorie contro le 17 della Red Bull è obiettivamente deludente.

Ora ci aspetta la solita, lunghissima, pausa invernale. Nella quale, c’è da giurarsi, si tornerà a parlare del team principal Ferrari. Appuntamento in Bahrain fra 105 giorni.

P.S. oggi è stata, forse, l’ultima gara per tre piloti molto amati, per ragioni diverse. Mick Schumacher, il cui prosieguo di carriera non è ancora chiaro, Daniel Ricciardo, destinato a fare da terzo pilota e testimonial per la Red Bull, ma, soprattutto, Sebastian Vettel che ha lasciato un segno nella storia della Formula 1, anche da un punto di vista umano e del quale, ne sono sicuro, sentiremo ancora parlare in ambiti diversi dal motorsport. Danke Seb.

P.S 2 è stata l’ultima gara anche per Latifi, che, purtroppo per lui, non è così amato come i tre sopra citati.  E’ stato tanto criticato, e preso di mira per quanto avvenuto un anno fa proprio ad Abu Dhabi, ma se si pensa a certe prestazioni che è riuscito a produrre, non è sbagliato affermare che non sia proprio quanto di peggio si sia visto in F1, come in tanti sostengono.

P.S. 3 Einstein sosteneva che facendo le stesse cose si ottengono sempre gli stessi risultati. Chi dice che in Ferrari non si debba cambiare nulla, dovrebbe tenere conto di questo. 4 stagioni, 7 vittorie, due con zero, una sanzione pesantissima subita, un cambio di regolamento che ha letteralmente azzoppato una buona monoposto. E strategie discutibili in continuazione. E’ una traiettoria che va benissimo per arrivare secondi (per un  pelo), ma non certo per vincere il mondiale contro squadre come la Red Bull e la Mercedes. Ed è proprio questo il problema.

P.S. 4 a questo proposito, oggi abbiamo visto molto bene la differenza fra un fuoriclasse e un buon pilota. In Red Bull l’hanno capito molto bene, in Ferrari no.

F1 2022 – GRAN PREMIO DI ABU DHABI

Ed eccoci finalmente all’ultima tappa del mondiale F1 2022. Finalmente perchè, onestamente, non se ne può più almeno dal mio misero e personale punto di vista.

Mi si potrebbe obiettare che sono solo le “lamentatio” di un ferrarista deluso dall’ennesima stagione “a gambero” che i rossi sono riusciti a mettere in piedi, con punte di autolesionismo da far rimpiangere gli anni pre-era Todt, sia in pista che dal punto di vista politico.

In parte è vero, arrogandomi di rappresentare una buona parte del tifo ferrarista, posso tranquillamente affermare che non vedo l’ora che finisca perchè così finirà il rosicamento costante che accompagna i tifosi ferrari dal Gp di Ungheria in poi.

Ma non è solo questo, è la consapevolezza suffragata dai fatti che la F1 si è incamminata su una strada che magari avrà successo finanziariamente ma lascerà dietro di sè una lunga scia di imbarazzo e inadeguatezza.

immagine da scuderiafans.com

Le vicende del budget cap, del cambio delle regole in corsa senza una reale motivazione, la disinvoltura con cui sono gestite le gare dal punto di vista regolamentare hanno fatto perdere al mondo della F1 molta credibilità, fattore di cui già non godeva appieno prima del biennio 2021/2022.

Lungi da me non ammettere che i titoli di Verstappen siano ampiamente meritati e non sottolineare le ampie defaillance di sviluppo che la Scuderia ha messo in campo anche quest’anno, ma mettendo in fila tutte queste vicende il sentimento dominante è l’amarezza di non assistere ad uno sport, seppure molto sui generis, ma ad uno spettacolo ad uso e consumo dei nuovi fan che il management della F1 va tanto ricercando.

In questo senso vanno anche molte delle decisioni che la commissione gara prende per diramare i problemi che si verificano in pista, con l’uso disinvolto e mai prevedibile della safety car o delle virtual, sanzioni a tempo affibiate senza un criterio logico o quanto meno seguendo il regolamento e meno che mai cercando di preservare la correttezza dell’evento che si sta svolgendo.

In tutto ciò ovviamente la Ferrari ci mette ampiamente del suo, scegliendo di restare in una posizione economicamente privilegiata grazie al bonus per essere “team storico”, fregiandosi di un diritto di veto di cui non ha mai usufruito e imbastendo rivoluzioni tecniche e di risorse umane interne alla GES che in confronto Penelope e la sua tela sono un pallido esempio.

La Scuderia sembra sempre più essere “l’utile idiota” della F1, un team che porta prestigio e visibilità al prezzo di un obolo da versare ogni anno per non rompere troppo le scatole quando ci sono da prendere decisioni che vanno contro il suo interesse sportivo.

immagine da affaritaliani.it

A questo aggiungiamo il fatto che quello che sembra davvero mancare alla Scuderia sia la volontà, in termini economici e politici, di tornare al successo. Una volontà che manca a partire dai suoi amministratori delegati, composta da gente di sicuro molto abile nel tenere i conti ma completamente non avvezza al mondo delle corse e alle trame che la compongono. Da fuori sembra che, al di là delle dichiarazioni di facciata, semplicemente non interessi più di tanto se si vinca o meno, basta giusto qualche vittoria e “l’illusione” di essere della partita.

E per chiudere il calendario sempre più ipertrofico che si costruisce anno dopo anno. Per il 2023 sono già state ufficializzate 24 (!) gare, da Marzo a fine Novembre. A spanne, considerando Agosto come mese senza gare, fanno più o meno un Gp ogni 10 giorni, una follia considerando anche che le gare sprint, di cui anche i piloti a partire da Verstappen non hanno ancora capito l’utilità, passeranno da 4 a 6.

Tutto questo sembra fare a pugni con i propositi che la stessa F1 ha fatto suoi, come l’attenzione all’ambiente, l’inclusività e diversità. Ventiquattro gare con una organizzazione logistica incomprensibile se si ragiona nell’ottica di minimizzare gli spostamenti di personale e attrezzature.

Un esempio? Il Gp di Miami inserito a Maggio tra Gp di Azerbaijan e l’appuntamento di Imola. Tralasciando il fatto che la pista è un pugno in un occhio, si passa dall’Asia, al Nord America e poi in Europa nel giro di tre settimane. Motivo? Chi organizza il Gp di Miami ha chiesto e ottenuto pagando (ovviamente) di avere il GP in un periodo dell’anno lontano dagli altri appuntamenti nel Nord America (Austin, Città del Messico, Brasile) che arrivano a Ottobre. Alla faccia della sostenibilità ambientale.

immagine da adnkronos.com

Per non parlare poi dei Gp ospitati in paesi che calpestano regolarmente diritti civili e delle minoranze, quando poi si fa tutto un circo su Hamilton e le sue “battaglie” sull’inclusività e la diversità. La fiera dell’ipocrisia ma non è una novità, dà solo fastidio il fatto che si sbandierino intenti che poi vengono regolarmente bistrattati.

Ah vero, c’è anche il Gp di Abu Dhabi… Che dire se non che si consumerà probabilmente la rivincita tra Hamilton e Verstappen dopo i fatti del 2021. Mercedes arriva dal successo in Brasile con Russell e vorrà fare il bis, possibilmente con il suo epta campione che così manterrà intatta la striscia di almeno una vittoria in tutte le edizione dei mondiali di F1 disputate. Considerando la tigna che Verstappen ha fatto vedere in Brasile scommettiamo che il suo unico obbiettivo sarà spezzare questa striscia, garantito.

Abu Dhabi porta in dote anche l’ennesima tragicommedia nella GES, con rumors di sostituzione di Binotto con Vasseur per il 2023 e smentita della Scuderia. In ogni caso, nessuno ci fa una bella figura perchè di sicuro qualcosa bolle in pentola ed è il chiaro segnale dell’ennesimo mal di pancia in seno alla GES che prelude ad un’altra rivoluzione. Il Gattopardo in salsa emiliana: “cambiare tutto perchè nulla cambi”.

Sarà anche tempo di addii per tanti piloti quest’ultimo GP: Vettel, Latifi, Ricciardo (molto probabilmente), Schumacher sono all’ultimo giro di giostra in F1, almeno per il momento.

Se per alcuni , vedi Latifi, il giro in giostra è durato anche fin troppo (anche se, ehm ehm, ha di fatto impedito all’epta di diventare octa…ehm ehm…) per altri come Ricciardo il dispiacere nel non vederlo più al volante è sincero.

Mick Schumacher oggettivamente ha fatto troppo poco per meritare la conferma: le ha prese da un Magnussen che praticamente un “ex” della F1, ha fatto troppi incidenti e raramente ha offerto prestazioni di rilievo. Ha avuto la sua occasione, che tanti altri magari più capaci non avranno mai.

immagine da f1world.it

Ultimo pensiero per Vettel, ultimo ferrarista ad aver provato seriamente la conquista del titolo mondiale. Un grande pilota e una grande persona che lascerà un vuoto, senza dubbio. Ha cercato di raggiungere la gloria imperitura sotto le insegne del cavallino ma è stato solo l’ultimo di una lunga serie di piloti triturati dal Mito del cavallino, un altro figlio di Saturno. A lui i sinceri auguri di una vita felice lontano dalla F1, anche perchè se questo è il mondo che lascia non è il caso di avere troppi rimpianti.

Buon GP di AbuDhabi a tutti, io onestamente avrò altro da fare.

*immagine in evidenza da arabianbusiness.com

Rocco Alessandro

 

 

RUSSELL VINCE LA PRIMA AD INTERLAGOS. E LA MERCEDES RISORGE.

Interlagos. Quante pagine della storia della F1 sono state scritte nel circuito posto fra due laghi alla periferia di San Paolo. E quanti drammi e quante esplosioni di gioia si sono viste con l’asfalto umido.
Umido come è stato venerdì per le qualifiche, quando alla gioia incontenibile di Magnussen, ritrovatosi in pole proprio quando la pioggia ha iniziato a cadere più forte, e la sessione è stata fermata con bandiera rossa, ha fatto da contraltare la rabbia di Leclerc per essere stato mandato in pista con gomme intermedie con la pista ancora da slick.

Al sabato è in programma la terza gara sprint della stagione, che si rivela molto tirata, con le due Mercedes a conquistare le prime due posizioni e, quindi, la prima fila per la gara di domenica, e Verstappen relegato, si fa per dire, in seconda fila.

E la domenica la temperatura è salita di tanto, non solo sugli spalti. Quando si spengono i semafori, le due Mercedes se ne vanno indisturbate seguite dalle due Red Bull. A centro gruppo, Ricciardo tocca Magnussen e lo fa girare. Il danese in retromarcia colpisce l’australiano che non riesce ad evitarlo. Inevitabile l’uscita della Safety Car.

E, quando rientra ai box, succede di tutto. Russell attende troppo a ripartire, prendendo di sorpresa Hamilton ma non Verstappen, che lo attacca. I due affrontano le prime curve affiancati, ma Lewis chiude la porta e si tocca pesantemente con il rivale olandese. Il quale ci rimette l’ala anteriore ed è costretto a fermarsi per sostituirla. L’inglese perde invece solo qualche posizione. Poche curve dopo, Leclerc attacca Norris all’esterno, lasciando abbondante spazio all’interno. Ma Lando allarga e lo spedisce contro le barriere. Nonostante l’urto, il monegasco riesce a ripartire e a fermarsi per cambiare ala e gomme, e, pur ultimo, inizia a girare più veloce di Russell, in testa alla gara.

Al giro 18 Sainz, in terza posizione, è costretto a fermarsi al box per togliere una visiera a strappo incastratasi in una presa d’aria. Allo spagnolo, partito con gomma a mescola media per fare un primo stint più lungo, vengono montate gomme a mescola soft. 

Al giro 24 Russell comanda le operazioni con 4 secondi di vantaggio su Perez e 10 su Hamilton, la cui vettura non ha evidentemente subito danni dal contatto con Verstappen. Proprio in questo momento, il messicano viene fermato per montare gomma a mescola media ed evitare di perdere la posizione nei confronti di Sainz. Sergio rientra davanti allo spagnolo, ma nel traffico dei doppiati, e Russell può fare la sosta per coprirsi dall’undercut con una certa tranquillità.

Al giro 30 è il turno di Hamilton fare la sua sosta, per montare gomme a mescola media.  Al giro 37 si ferma poi nuovamente Sainz per montare gomma mescola media.

Al giro 43 Hamilton ha raggiunto Perez, e impiega un giro per passarlo e riprendersi la seconda posizione. Il messicano si ferma poi al giro 48 per la sua ultima sosta, e si ritrova con oltre 11 secondi di distacco da Sainz e una ventina di giri per recuperarli. Alla tornata successiva Hamilton viene costretto a fermarsi per proteggersi dall’undercut, ma Lewis voleva continuare. Ancora un giro e pure Russell si ferma per montare gomma soft, ed esce poco davanti allo spagnolo della Ferrari.

Al giro 53 Norris pianta la macchina in mezzo alla pista. La direzione gara attiva la Virtual Safety Car. Sainz ne approfitta per cambiare le gomme perdendo la posizione su Perez. Ma la McLaren non si riesce a spostare, e viene attivata la Safety Car proprio nel momento in cui i commissari riescono a muovere la macchina.

Si riparte quando mancano solo 10 giri alla fine, e si consuma il dramma di Perez, che non trova il passo e si fa superare dalle due Ferrari e da Alonso. Ma, soprattutto, viene passato dal compagno Verstappen al quale era stato chiesto di non superarlo per non togliergli punti importanti per arrivare secondo nel mondiale. A Max viene poi chiesto un’altra volta all’ultimo giro di far passare il compagno, ma l’olandese rifiuta dando un’articolata spiegazione che fa riferimento ad una scia non data in una gara precedente.

Anche Leclerc chiede la posizione del compagno, ma la squadra gli nega questa possibilità giustificano la decisione con l’elevato rischio di perdere capra e cavoli, avendo Charles due mastini come Alonso e Verstappen a poco più di un secondo.

Finisce così con Russell che coglie la prima meritatissima vittoria in F1, davanti al compagno di squadra Hamilton. Al terzo posto Sainz, seguito da Leclerc, un favoloso Alonso, anch’egli rimontato dal fondo della griglia e Verstappen. Al settimo posto Perez, inguardabile nelle fasi finali, poi Ocon, Bottas e Stroll.

Fra solo una settimana l’ultima gara ad Abu Dhabi, circuito tradizionalmente favorevole sia a Red Bull che a Mercedes. La Ferrari può salvare la stagione mantenendo la seconda posizione in entrambe le classifiche. Momenti di scarsa lucidità permettendo.

P.S. per ammissione di Elliott, direttore tecnico della Mercedes, la W13 è nata male a causa di un grossolano errore nella definizione delle specifiche. Non è entrato nei dettagli ma è parso chiaro che l’errore avesse a che fare con l’altezza da terra. Quella che era a tutti gli effetti una carriola ad inizio stagione, è diventata una macchina in grado di fare una doppietta senza aiuti da parte degli avversari. Per tutto questo bisogna ringraziare la FIA, che a metà stagione ha di fatto cambiato il regolamento, favorendo la Mercedes e sfavorendo la Ferrari. E, su questo, credo ci siano ormai pochissimi dubbi, nonostante le continue smentite da parte dei diretti interessati.

P.S. 2. Un pensiero per l’Alpine, che l’anno prossimo sarà nelle mani di Ocon e Gasly, lasciando andare un pilota come Alonso che ha dimostrato, una volta di più, di fare la differenza. Quest’anno molto probabilmente arriveranno quarti, vedremo l’anno prossimo dove arriveranno grazie al contributo dei due prodi francesi che, si dice, si amino poco. 

 

F1 2022 – GP DEL BRASILE

Il Gp del Brasile si disputa sull’ormai classico circuito di Interlagos a Sao Paulo dal 1990 quando una versione riveduta e corretta del meraviglioso autodromo che lo ospitò fino a 10 anni prima sostituì Jacarepaguà/Rio nel Calendario Mondiale di Formula Uno. Il compianto ASdS, Paulista d.o.c, fece da supervisore all’ideazione ed alla progettazione del nuovo impianto

Il Destino, com’è noto, sa essere capriccioso quindi al Paulista fu negata la gioia del trionfo inaugurale sul nuovo Interlagos nell’edizione di esordio del 90.  Satoru “orgoglio di Sardegna e Giappone” Nakajima probabilmente lo scambiò per Berger in fase di doppiaggio al che anzichè gettarsi nel prato (com’era consuetudine dei doppiati all’arrivo di ASdS) gli chiuse la porta sui denti come uno Schlesser d’annata costringendolo ad una sosta extra ai box che gli costò la vittoria

Vittoria che, in ossequio alla già citata capricciosità del Destino, venne naturalmente ereditata dal suo arcirivale Alain Prost il quale benedisse la sua prima vittoria in Rosso di fronte alla folla a lui più ostile al mondo (i casi della vita). Il povero Beco sul podio aveva l’aria di uno in sala d’attesa mentre sta per fare una visita proctologica

La kermesse Paulista divenne subito un instant classic per Piloti ed appassionati regalando di fatto sempre dei GP gustosi anche in annate poco combattute per il WDC. Diverse le edizioni degne di nota, in primis quella del 1991 ove quello che parlava con Dio mise il sigillo che desiderava apporre l’anno prima. Meritevole di menzione l’aver guidato nell’ultima fase di gara col cambio che usciva dalla sede delle marce costringendolo ad uno sforzo dal dolore quasi insopportabile. Giusto pertanto il dovuto trionfo tributatogli dal pubblico nell’occasione

ASdS concesse il bis nell’edizione 1993 complice la pioggia torrenziale sopraggiunta in gara che levò di mezzo Prost e la sua impareggiabile Williams. Nota ilare: fu la prima volta che i Piloti corsero col cardiofrequenzimetro che trasmetteva le loro pulsazioni ai box durante la gara. Al netto delle ovvietà (frequenze sui 200bpm al via, etc) emerse una curiosità quando furono divulgati i dati di Senna durante la gara. Le sue pulsazioni erano assolutamente nella media quando a seguirlo erano Prost o Hill mentre si avvicinavano pericolosamente alla frequenza del “via” quando a seguirlo era il Signore qua sotto. Chissà perchè eh

Complice la scomparsa del povero Beco gli anni immediatamente seguenti furono un pò sottotono rispetto alle prime edizioni. Rammento la prova di forza assoluta della Bridgestone nel 1997 che mise Panis nelle condizioni di mettere il pepe sulla coda a Jacques ed alla sua imprendibile Williams. Ottimo Pilota il francese che, come noto, l’anno prima aveva vinto rocambolescamente a Monaco ma il binomio Pilota+Vettura (Ligier Mugen) con una gommatura “normale” era sì e no da zona punti e non certo da secondo posto. Qualcuno a Maranello notò la cosa e da lì a due anni dopo la Ferrari divenne il Team designato per lo sviluppo delle coperture giapponesi. Inutile dire che la cosa fu una delle pietre angolari del quinquennio d’oro del Kaiser

La prima edizione che mi viene in mente del nuovo millennio è quella del 2001 quando un Pilota che a fine carriera sarà universalmente riconosciuto come il più talentuoso a non aver mai vinto un WDC fece vedere al Mondo ed al nostro Alfiere adorato chi era e di che pasta era fatto. A me personalmente piaceva da impazzire e l’avrei tirato di corsa dalle nostre parti con buona pace di Rubens “alopecia” Barrichello

Juancho mise la sua sigla nell’edizione 2005 che però per ovvi motivi passò alla storia per il più giovane Campione del Mondo della Storia della Formula Uno (Record poi battuto da Hamilton nel 2008 e Vettel nel 2010). Quel ragazzino è ancora in giro a dare del gas in Formula Uno dando rara prova di longevità sportiva ma soprattutto agonistica

L’edizione 2006 fu quella dell’addio del Kaiser alla Ferrari che antecedette il suo primo ritiro. Briatore passò il weekend a dire che aveva paura che Massa speronasse Alonso in gara ed ovviamente finì con Fisichella che speronò Michael. Quando si dice i casi della vita eh

Il 2007 come noto segnò l’ultimo Mondiale Piloti vinto dalla Ferrari nella Storia fino ad oggi. Ad occhio e croce quel giorno nessuno poteva immaginare che per 15 anni (and counting) non si sarebbe più rivisto l’Albo d’oro del WDC

L’anno dopo fu quello della beffa più colossale ai nostri danni che riesca a ricordarmi. Di gran lunga peggiore di quello che sarà Abu Dhabi due anni dopo

Penso possiamo essere tutti d’accordo che l’edizione più celebre del decennio successivo sia quella del 2012. Sebestemmio batte Alonso per il WDC sul filo di lana dopo aver corso dal primo giro con la sua Redbull combinata così

Dell’edizione 2016 nessuno si ricorda la farsa della Direzione Gara la quale prima sospende la competizione per pioggia salvo poi farla riprendere dopo più di un’ora di stop senza che la pioggia sia mai cessata ossia con un circuito in condizioni decisamente più pericolose di prima sia per praticabilità che visibilità. Fuor di metafora esattamente come a Suzuka due anni prima non ci si poteva permettere che il buio interrompesse la gara. Uno schiaffo alla memoria del povero Jules

Si arriva quindi all’edizione 2021, l’ultima, nella quale qualcuno ai box spergiurava di aver smesso da metà Mondiale di sviluppare la macchina. La cosa fu chiara a tutti in gara (come no), fortunatamente Max mise il suo sigillo a fine anno chiudendo una serie di 7 WDC consecutivi da parte dei cocchi di mamma FIA. Ai quali auguro un digiuno almeno pari a quello che stiamo vivendo dal 2007 noi altri.

Buon GP a tutti