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NON CI SARA’ NESSUN OTTAVO (PER ORA): MAX VERSTAPPEN CAMPIONE DEL MONDO AD ABU DHABI

Dopo 9 anni, e una settimana piena di discussioni sui fatti di Jeddah, la Formula 1 vive un’ultima gara con due piloti di due squadre diverse a contendersi il mondiale. E, per di più, a pari punti, come non accadeva dal 1974.

Nelle prove libere la Red Bull si nasconde, ma quando si fa sul serio, e cioè in Q3, Verstappen diventa imbattibile e rifila 4 decimi ad Hamilton, con Norris terzo pronto a godersi lo spettacolo dalla miglior posizione disponibile al mondo.

Tutto sembra a favore di Max, che però parte con mescola soft, non si capisce se per scelta o per necessità. E un assetto molto scarico.

E invece… invece quando si spengono i semafori Max parte malissimo e Lewis lo supera. Tempo di arrivare al nuovo tornante, e si produce in una delle sue solite staccate al limite che portano l’avversario fuori pista. Hamilton va lungo, taglia la chicane in modo clamoroso, e gli esce davanti, senza alcuna intenzione di ridargli la posizione. Ma il tanto criticato Masi questa volta decide di non fare nulla, con una decisione che suscita l’ovvio disappunto della Red Bull e fa gridare al complotto.

Verstappen è così costretto ad accodarsi al furbo rivale, il quale si mette rapidamente a distanza di sicurezza. Dopo 10 giri, come previsto, le gomme soft di Max iniziano a perdere prestazione. E al giro 12 ha già 5 secondi di svantaggio, ed è molto in difficoltà con le posteriori.

Così, al giro 14 Verstappen si ferma per mettere gomme dure. Hamilton lo copre subito e monta anche lui gomme dure, riuscendo ovviamente a rimanere davanti all’olandese ma, cosa più importante, anche a Sainz, quarto. Max è, invece, dietro lo spagnolo, e non riesce a superarlo, perdendo tempo prezioso mentre l’inglese marca giri veloci su giri veloci.

In testa alla gara c’è Perez, ormai in grossa difficoltà con le gomme soft con le quali è partito. E’ lui l’unica possibilità che la Red Bull ha per cercare di raddrizzare la gara. E infatti il messicano riesce nell’impresa di far perdere 5 secondi ad Hamilton, usando tutto il suo mestiere e anche qualche manovra che fino a non molto tempo fa sarebbe stata considerata “guida pericolosa”, mentre per il buon Masi oggi è classificabile solo come “hard racing”. E così il distacco passa da 8 secondi a 2, con i due rivali che a questo punto sono a parità di gomme.

Una volta fatto il suo dovere, Perez si ferma ai box per montare gomme dure, e inizia a segnare giri veloci.

Al giro 27 finisce con un ritiro la carriera di Kimi Raikkonen in Formula 1. Hamilton riporta a 5 sec. il vantaggio su Verstappen, e quando tutto sembra procedere molto tranquillamente, anche l’altra Alfa, quella di Giovinazzi, si ferma lungo la pista, ed esce la Virtual Safety Car. Molto saggiamente la Red Bull ne approfitta e cambia la gomma a Verstappen, che così può beneficiare di uno stop a costo inferiore.

Lewis è perplesso per la scelta del suo box di non farlo fermare, ma questo è niente rispetto alle perplessità che avrà successivamente.

Quando la corsa riparte, mancano 20 giri esatti e il distacco di Max è di 17 secondi. Ma le sue gomme sono nuove, mentre quelle di Lewis hanno già 20 giri, e ne devono fare altrettanti. L’olandese inizia a segnare giri veloci a ripetizione, guadagnando inizialmente 7 decimi al giro, ma poi solamente 1-2 decimi. Probabilmente l’olandese sta pagando la scelta di un assetto molto scarico, ottima per una gara di testa, ma poco adatta per un inseguimento fatto con gomme dure e temperatura dell’asfalto in diminuzione.

A 10 giri dalla fine, il distacco è ancora di 12 secondi. Troppi per sperare in un recupero. E quando, a 6 giri dalla fine, Max si trova 4 macchine da doppiare fra se e Lewis, capisce che il sogno di vincere il suo primo mondiale è definitivamente tramontato, come il sole sul circuito di Abu Dhabi.

E invece la mente oscura che ha scritto la sceneggiatura del mondiale 2021 (stipendiata da Neflix, chissà) ha riservato l’ultima sorpresa. A 5 giri dalla fine Latifi sbatte ed esce la Safety Car. Ancora una volta in Red Bull fermano Max per montare gomma nuova rossa, mentre in Mercedes non fermano Lewis.

Lo scenario che si prospetta per Hamilton è drammatico. Uno o due giri da percorrere, lui con gomme dure, fredde e vecchie, l’altro con gomme morbide e nuove. Sulla carta non ha alcuna possibilità di farcela. La direzione gara prima decide di non far sdoppiare le macchine fra i due battistrada (e ce ne sono ben 5) cosa che favorirebbe l’inglese. Poi la Red Bull protesta in modo veemente e Masi prende la salomonica decisione di far passare solo i doppiati fra i due battistrada, per regalare quell’ultimo giro al fulmicotone che è la degna conclusione del mondiale, ma il cui esito è fin troppo scontato.

Come ampiamente prevedibile, Max brucia Hamilton nello stesso identico modo che aveva utilizzato alla partenza, con una staccata alla morte al primo tornante, questa volta però lasciando abbastanza spazio all’esterno. Poi si difende nel rettilineo successivo facendo il famigerato “waving”, ma oggi tutto è permesso. Hamilton riesce ad affiancarlo, ma va largo, e la gara finisce con la Red Bull in tripudio, la delusione di Lewis e la rabbia di Toto Wolff, che si vede per la prima volta battuto da una squadra che sa muoversi politicamente bene almeno quanto lui, e che ha dovuto, in questi anni, ingoiare tanti bocconi amari anche per colpa sua.

Al terzo posto Sainz, autore di una gara solida, grazie anche al ritiro di Perez a tre giri dalla fine. Zitto zitto, mentre gli occhi di tutti erano sul duello per il mondiale, Yuki Tsunoda coglie un fantastico quarto posto, davanti a Gasly, a completare la festa di commiato per la Honda, che torna a vincere un mondiale piloti a 30 anni esatti dall’ultimo vinto da Ayrton Senna nel 1991.

Sesto Bottas, assolutamente incapace di dare una mano al compagno di squadra. Concludono la zona punti Norris, Alonso, Ocon e un incolore Leclerc.

La Mercedes si consola con l’ottavo titolo costruttori consecutivo, restando ancora imbattuta nell’era ibrida.

Oggi abbiamo dato addio a diverse cose:
– i cerchi a 13 pollici adottati negli anni ’70 e rimasti fino ad oggi;
– il fondo piatto, che durava dal 1983;
– la presenza in griglia di Kimi Raikkonen, iniziata nel 2001;
– la permanenza in F1 della Honda, almeno a livello ufficiale.

Nel 2022 si ripartirà con macchine nuove in tutto tranne che nella Power Unit. In molti sperano in un completo reset della scala dei valori, ma c’è da aspettarsi che, come avvenuto nei due precedenti stravolgimenti del regolamento, qualcuno avrà capito meglio degli altri come interpretare le novità, e avrà un grande vantaggio su tutti. Speriamo che questo sia solo temporaneo e, quindi, di non dovere assistere ad un altro lungo periodo di dominio da parte di una sola squadra e di un solo pilota. 

P.S. in questo mondiale abbiamo visto tutti i limiti di una Formula 1 piena di regole che ormai nessuno è più in grado di gestire. Oggi sono state prese decisioni totalmente incoerenti (e, in parte, contrarie al regolamento) in nome dello spettacolo. Ha vinto l’astro nascente e un noioso dominio si è interrotto, quindi va bene così, ma una sana riflessione su tutto quello che è successo quest’anno forse è necessaria. Accettando anche i rischi che può comportare lo sdoganamento degli stili di guida che i due contendenti hanno mostrato quest’anno.

P.S. 2 c’è una celebre foto che ritrae il Grande Michael Schumacher dare un buffetto ad un Max molto piccolo. Nei giorni scorsi girava su internet un meme che in qualche modo anticipava quanto è successo oggi, con il giovane Mick che, da doppiato, cambia le sorti della gara all’ultimo giro per impedire a Lewis di superare il padre nel numero di titoli conquistati. In effetti è andata quasi così, perchè l’impatto di Latifi contro il guard-rail sembra essere stato provocato da una foratura conseguente ad un ruota a ruota proprio con Mick. Un’altra di quelle incredibili coincidenze che hanno contraddistinto quello che viene già definito il mondiale più bello della storia della Formula 1.

P.S. 3 sono curioso di sperimentare, sul videogioco ufficiale della Formula 1, gli stili di guida che ho visto oggi, per vedere se il Masi artificiale mi appioppa una penalità o meno.

* Immagine in evidenza dal profilo Twitter @redbullracing

F1 2021 – GRAN PREMIO DI ABU DHABI

Eccoci qua, alla fine di questa lunga maratona che è stata il mondiale 2021.

Ventitrè gare, tante, a mio parere decisamente troppe e alcune sostanzialmente inutili ma tantè, i soldi nella F1 odierna contano più di quanto non abbiano mai contato e quindi va bene così, di sicuro per chi deve mantenere in piedi la baracca.

Si chiude con l’ultimo gran premio in terra araba, l’ultimo di un trittico che sinceramente ha un pò svilito la lotta per il titolo. Si perchè, non per voler fare per forza gli eurocentrici a tutti i costi o quelli che “si ok Abu Dhabi, ma vuoi mettere Monza e Spa?” ecc ecc ma forse si poteva optare per una conclusione su circuiti meno anonimi.

In ogni caso, 22 gran premi e alla fine i due rivali arrivano a pari punti. Trecento e passa punti non sono bastati per scavare una seppur minima differenza tra i due che si giocano tutto alla fine come ogni buona sceneggaitura ben orchestrata che si rispetti.

Orchestrata anche troppo perchè non sarebbe stato uno scandalo vedere Verstappen con qualche punto in meno alla luce dei fatti di Gedda. Il comportamento in pista dell’olandese è apparso più volte ben oltre il limite della decenza che un pilota, a maggior ragione di F1, dovrebbe avere.

immagine da 1000cuorirossoblu.it

In tanti tra gli addetti ai lavori hanno avuto modo di “schierarsi” e dire la loro. SI è sentito tutto e il contrario di tutto, addirittura un Damon Hill che ha assolto il 33 dicendo che il suo comportamento non è stato così censurabile. Dichiarazione che sorprende, alla luce anche dei fatti di Adelaide 1996 che lui dovrebbe ben conoscere.

In ogni caso, molti si aspettano l’ennesimo ruota a ruota con eventuali danni in quel di Yas Marina. Con Verstappen nella parte del cattivo e Hamilton in quella del buono, tanto ormai il dualismo è questo.

Ma in realtà la cosa potrebbe risolversi in maniera molto più incruenta e lo suggerisce la logica e il trend delle ultime tre gare, ovvero Hamilton va in pole, parte bene e Verstappen lo vedrà solo al traguardo per vederlo festeggiare l’ottavo titolo.

La Mercedes che tanto aveva sofferto da inizio campionato, ha trovato da Interlagos in poi un colpo d’ala finale che l’ha resa ingiocabile ngli ultimi tre gran premi. La super PU introdotta in Brasile è stato il vero ago della bilancia dell’ultimissima parte di campionato, che ha annicchilito una PU Honda invece arrivata un pò agli sgoccioli, fedele al mantra di non voler prendere penalità in griglia.

Verstappen ci ha messo molto del suo nell’ultimo mese, anche troppo, ma i suoi sforzi sembrano solo un prolungare un agonia già annunciata.

Ovviamente dovremo attendere il responso della pista, che tra l’altro è stata anche modificata in alcuni suoi tratti in maniera tale che si prevede una media sul giro più alta di 20 km/h, non proprio un’inezia.

immagine da sport.sky.it

In tanti aspettano il crash semplicemente perchè questa sembra essere l’unica vera possibilità di Verstappen per poter vincere il titolo. Peccato che Masi&Co abbiano già fatto capire che si adopereranno per rendere questo scenario sconveniente da percorrere.

Considerando la magra figura fatta a Gedda, ci aspettiamo un pò più di rigore e tempestività nelle decisione che eventualmente saranno costretti a prendere nell’ultima gara dell’anno.

Verstappen è nervoso ed è comprensibile. A conti fatti la superiorità della sua monoposto per buona parte della stagione è stata vanificata da pochi episodi che hanno provocato una vera emorragia di punti: la bandiera rossa che ha salvato Hamilton ad Imola, il crash di Silverstone in cui forse l’olandese poteva essere più cauto, la carambola ungherese in cui è stato totalmente incolpevole, la gomma esplosa a Baku anche se quì Hamilton gli ha reso il favore.

In più la sua Red Bull ora soffre terribilmente una W12 targata 44 che sembra aver fatto apposta a nascondersi per buona parte del 2021. Aspetto che rende il suo compagno di squadra una variabile pressocchè inutile a suo favore, mentre diverso è il discorso per Bottas che soprattutto in qualifica potrebbe dare molto fastidio.

immagine da tuttosprint.ch

Chissà che Hamilton, dovesse mettere in saccoccia l’ottavo titolo non saluti la compagnia per dedicarsi a tutto quello che lo aspetta fuori dai circuiti. Lascerebbe da imbattuto e con i galloni del pilota più vincente di sempre…mica male. Personalmente non credo sia un’ipotesi per il 44, uno che ha sempre fame di vittorie e nuove sfide come quella che lo aspetterebbe nel 2022.

Ovviamente il palcoscenico è monopolizzato da questa ultima sfida, gli altri ci sono ma è come se non ci fossero.

Ferrari ormai ha conquistato il terzo posto nel mondiale costruttori. Bastano solo 6 punti ad Abu Dhabi, Binotto può dire di aver fatto un buon lavoro alla luce del disastroso 2020. Il vero banco di prova sarà il 2022, come per tutti, ma ovviamente per la Ferrari ancora di più.

E’ circolata negli ultimi giorni l’ipotesi di un clamoroso ritorno di Jean Todt come super-consulente/vicepresidente/chi più ne ha più ne metta. Ipotesi affascinante che però sembra l’ennesimo capitolo per una squadra che sembra sempre in cerca del salvatore della patria di turno, questa volta non al volante ma a tirare i fili dietro le quinte.

L’ultima volta andò bene, parecchio ma sono cambiati i tempi, i personaggi e lo scenario. Restano solo speranze e dubbi.

Per gli altri team è l’ultimo giorno di scuola e molti, soprattutto i meccanici non vedono l’ora di chiudere questo 2021 massacrante.

Si chiude un periodo della F1 iniziato nel 2014 e ci si approccia al ritorno delle wing car nel 2022. Chissà quale team avrà tratto più vantaggio dal cambio di regolamento. Il rischio è quello di vedere un 2014 bis, magari con la stessa protagonista argento/nera.

Non sarebbe una sorpresa, date le risorse umane di cui dispone ma ovviamente speriamo che non sia così, che possa esserci una battaglia tra più di due team e che tra questi ci sia la Ferrari. Un pò per partigianeria e un pò perchè farebbe bene a tutto l’ambiente. Domenicali&Co non aspettano altro.

Chi invece ad Abu Dhabi scende dalla giostra per sempre è l’ultimo campione del mondo Ferrari, Kimi Raikkonen. Ritiro meritato e forse troppo procrastinato per un vero pilota e un vero personaggio della F1.

immagine dadaidegasforum.com

Gli hanno chiesto se sarà emozionato Domenica. Inutile dire come abbia risposto il finlandese che lascerà un vuoto soprattutto dal punto di vista umano, una figura sempre sincera e schietta in mezzo a tanto finto perbenismo di facciata.

Speriamo di poter assistere ad un’ultima recita degna del suo talento e anche se non dovesse essere così, grazie di tutto Iceman aspettando che un altro personaggio del genere possa piombare all’improvviso nell’ingessato ed esclusivo mondo della F1.

*immagine in evidenza da kimiraikkonenspace.com

Rocco Alessandro

 

HAMILTON VINCE IL GP DELLA RABBIA E RAGGIUNGE VERSTAPPEN

La Formula 1 arriva a  Jeddah in un circuito terminato in tutta fretta, e dal layout discutibile. Un budello stretto e lungo, da percorrere ad una media inferiore solo a quella di Monza. Una assurdità, come poi si rivelerà, in effetti, a fine gara.

Le qualifiche sono emozionanti, con Hamilton e Verstappen su un altro pianeta a strapparsi i giri più veloci. Ma all’ultimo tentativo Max esagera, e all’ultima curva, nonostante i 4 decimi di vantaggio, va lungo e perde la macchina in uscita, finendo contro il muro. Il che lo costringe a partire in seconda fila, con la prima appannaggio della Mercedes. Non certo l’ideale.

Si spengono i semafori e le due Mercedes partono a razzo, con Verstappen che si deve accodare. Dietro di lui, Perez nel tentativo di superare Leclerc rischia di tamponarlo, e si deve a sua volta accodare al monegasco.

Hamilton segna giri veloci in successione, ma non scava un solco fra sè e gli avversari, con il distacco che si aggira attorno al secondo. 

Giusto il tempo che Vanzini ci ricordi che “può succedere di tutto” e al giro 10 Mick Schumacher distrugge la sua Haas. Inevitabile l’uscita della Safety Car, e in Mercedes fanno rientrare entrambe le macchine. Verstappen decide di fare il contrario e si accoda alla vettura di sicurezza. Ma Bottas rallenta eccessivamente, per lasciare spazio fra sè e il compagno di squadra, e l’olandese protesta furiosamente.

Ed è ancora più furioso con la squadra per non averlo fatto fermare. Ma non sa ancora che la direzione gara fermerà la gara, perchè le barriere sono irreparabili. E questo per Max è un grosso regalo, perchè potrà cambiare le gomme a costo zero.

Questa volta è Hamilton ad essere furibondo, perchè questa decisione ovviamente lo penalizza enormemente, ed è anche poco comprensibile, perchè visivamente le barriere non erano, almeno in apparenza, vedendole dal divano di casa, danneggiate in un modo che non si potesse riparare durante un periodo di neutralizzazione. E, infatti, la riparazione, o, più probabilmente, l’ispezione, dura solo 15 minuti, nulla che non si potesse fare con la Safety Car in pista.

Quel che è peggio per Hamilton, è che non sono previste più soste, quindi Lewis dovrà guadagnarsi la prima posizione in pista.

Già durante il giro di riscaldamento Lewis e Max si punzecchiano, col primo che prova una partenza, cosa vietata, e il secondo che si distanzia di più di 10 macchine dal rivale, cosa altrettanto vietata. Si spengono i semafori, Lewis parte meglio e Max per stargli davanti allunga la frenata della prima curva e taglia la chicane, uscendo davanti ad Hamilton in modo chiaramente irregolare. Ma se non avesse allungato tanto la frenata, Bottas, che aveva “sbagliato” la frenata, lo avrebbe tamponato in pieno.

La manovra di Max fa sì che Ocon si metta fra lui e Lewis. Ma dietro accade il caos, con Perez che tocca Leclerc e si gira, e Mazepin che tampona violentemente una Williams, attivando inevitabilmente un’altra bandiera rossa.

Durante la pausa si assiste ad una farsesca trattativa fra la FIA, Red Bull e Mercedes. Max dovrebbe essere penalizzato per la manovra effettuata, e la squadra “patteggia” per lui la partenza in terza posizione, dietro ad Hamilton. La gara ripartirà quindi con Ocon ed Hamilton in prima fila.

E di nuovo da fermo per la terza volta, con Verstappen che monta gomma media. Con una partenza spettacolare, e una staccata strepitosa, Max si infila all’interno ed Hamilton viene preso a sandwich fra l’olandese e Ocon, uscendo dalla chicane in terza posizione. Tempo un giro, e si riporta in seconda posizione.

L’olandese inizia a lamentarsi della mancanza di potenza, e dietro Lewis gli si avvicina. Va ricordato che l’inglese monta il motore favoloso che gli ha consentito di rimontare 25 posizioni in Brasile.

Tempo qualche giro e Tsunoda tampona Vettel, perdendo l’ala anteriore, che rimane sul circuito. Viene quindi attivata la Virtual Safety Car. Il distacco fra i primi due non è mutato e riparte la caccia, a suon di giri veloci da una parte e dall’altra. 

La pista però è disseminata di detriti causa di contatti vari, e viene attivata ancora più volte la Virtual Safety Car. Ogni giro a velocità controllata è ovviamente favorevole a Verstappen, avendo lui gomme più morbide rispetto ad Hamilton. E’ inspiegabile il fatto che non venga in questo caso mandata in pista la Safety Car, dal momento che precedentemente era stata data bandiera rossa quando, in apparenza, non ce n’era la necessità.

Dopo 5 lunghi giri, la gara riparte. Mancano 17 giri alla fine, e la caccia ricomincia ancora una volta a suon di giri veloci. I primi due fanno gara a sè. Proprio quando Hamilton si è incollato agli scarichi di Verstappen, viene nuovamente attivata la Virtual Safety Car. Ma questa volta viene incontro a Lewis, perchè gli risparmia il secondo settore, dove è più lento di Max, e riesce ad attivare il DRS e ad attaccare il rivale sul rettilineo di partenza. Anche questa volta, come in Brasile, l’olandese tira la staccata oltre ogni limite, e lo manda fuori pista. A differenza di Interlagos, però, gli viene detto di cedere la posizione, e lo fa in modo furbo, con Lewis che lo tampona clamorosamente e danneggia l’ala anteriore. Non è dato a sapere se l’inglese preferisse attendere per non concedere il DRS all’avversario nel rettilineo successivo, o se non sapesse che l’avversario gli doveva cedere la posizione.

Ma l’ala danneggiata non lo penalizza, e si rimette alla caccia, mentre infuriano le discussioni fra la FIA e la Mercedes. Proprio quando Lewis l’ha raggiunto, Max gli cede nuovamente la posizione, ma poi lo riattacca subito, azione vietata dal regolamento, e lo ripassa. A quel punto la direzione gara gli dà 5 secondi di penalità, e di nuovo l’olandese fa passare l’inglese.

A questo punto per Hamilton si tratta solo di arrivare a fine gara, l’avversario si allontana con le gomme praticamente finite, e non può fermarsi per cambiare le gomme perchè Ocon non è abbastanza lontano. E quel che è peggio, per lui, è che dietro al francese c’è Bottas che lo incalza. E, infatti, il distacco dall’olandese anzichè aumentare, diminuisce. Lewis, incurante, continua a segnare giri veloci, pur con l’ala anteriore che perde pezzi. 

La gara finisce in gloria per la Mercedes, con Hamilton primo, Verstappen secondo e furibondo, e Bottas terzo dopo avere superato sul traguardo un ottimo Ocon. Quinto Ricciardo, sesto Gasly, poi le due Ferrari di Leclerc e Sainz. Nono Giovinazzi, per la gioia di Vasseur, e decimo Norris, sempre sottotono in questo week-end.

E così una pista ridicola e una gestione ancora peggiore hanno materializzato lo scenario che tutti aspettavamo: Hamilton e Verstappen si presenteranno all’ultima gara a pari punti. Prepariamo i pop-corn.

P.S.: al momento di scrivere queste righe, è in corso un’investigazione per il tamponamento di Hamilton a Verstappen. Logica vorrebbe che non ci fosse penalizzazione, come non ci fu per Verstappen in Brasile.

P.S. 2:  riascoltare le comunicazioni fra FIA, nella persona di Michael Masi, Mercedes e Red-Bull fa capire quanto, probabilmente, questa persona non sia in grado di gestire in modo deciso due bande di briganti come sono, in effetti, le due scuderie che si stanno contendendo il mondiale 2021. Speriamo solo che a deciderlo non sia un’altra decisione discutibile, con inevitabili code polemiche.

F1 2021 – GRAN PREMIO DELL’ARABIA SAUDITA

Due gran premi alla fine del campionato. Il secondo di tre che si corrono in Medio Oriente. E il primo match point disponibile per chiudere il discorso sul mondiale piloti senza aspettare l’ultimo GP di Abu Dhabi.

In quanti scommetterebbero che Verstappen possa vincere il mondiale a Gedda? Prima del Gp del Brasile probabilmente molti di più, adesso l’ago della bilancia sembra puntare molto più dalla parte di Hamilton e di una Mercedes che sembra aver trovato l’ennesimo coniglio dal cilindro.

La famigerata super PU del GP del Brasile verrà riproposta sul tracciato saudita e in tanti già danno come quasi per scontata la vittoria di Hamilton con un Verstappen secondo e un arrivo ad Abu Dhabi praticamente a pari punti.

immagine da sport.virgilio.it

Tutto molto suggestivo ma sarà davvero così? Cominciamo col dire che la pista di Gedda è a dir poco atipica: un tracciato semi-cittadino dalle velocità media che si prevede molto alta e tanti (troppi?) muretti a delimitare la sede stradale. E su cui nessuno ha mai corso. Solo foto e dati al simulatore.

Tante le possibili trappole e imprevisti su un tracciato del genere, sia in qualifica che in gara con la possibilità di safety car che non è nemmeno quotata.

Mercedes avrà a disposizione la PU del Brasile sulla macchina 44 che tanto ha impressionato. Logica impone che difficilmente vedremo la stessa differenza di prestazioni con la PU Honda ma di sicuro in Red Bull sono preoccupati e molto.

A maggior ragione del fatto che per contro la PU della macchina 33 sembra essere un pò in calando e non possa offrire, soprattutto in gara, una costanza di prestazioni ad altissimo livello come quella Mercedes.

Marko ha aperto ad una possibile sostituzione dell’ICE non a Gedda ma ad Abu Dhabi, cosa che Honda voleva fare già a Losail.

Insomma, la logica della formichina in casa Red Bull che non hanno voluto introdurre una nuova ICE fresca per giocarsela meglio nelle ultime battute del campionato sembra che non stia dando i frutti sperati ma è ancora tutto in divenire.

In Mercedes, complice l’asfalto nuovo e assolutamente privo di asperità, giocherà un ruolo importante anche il sistema di sospensioni che abbassa la macchina sul dritto riducendo il drag e aumentando la velocità di punta.

La sensazione è che Verstappen e Red Bull dovranno davvero superare i propri limiti per cercare di non arrivare ad Abu Dhabi a pari punti con Hamilton.

I loro “scudieri” non pensiamo che possano essere più di tanto della partita, sia perchè a livello di guida non sullo stesso piano dei loro capitani e anche a livello di monoposto non sono proprio le stesse (soprattutto Bottas che sembra possa avere ancora problemi di PU nonostante le tante unità già sostituite).

La vera incognita saranno le casualità che la stessa pista getterà sul cammino dei due contendenti: basterà una bandiera gialla, una safety car, un problema in q2 o q3 che non permetterà un ultimo giro lanciato a fare il grosso della differenza.

Pirelli porterà le mescole centrali della sua gamma: C2, C3 e C4. In merito a strategie e durata è tutto un grosso punto interrogativo anche se non ci si aspetta un degrado eccessivo.

Per quanto riguarda gli altri, difficilmente il resto della truppa potrà anche solo affacciarsi alla lotta per il podio. Tra Ferrari e McLaren ormai la sfida per la terza piazza nel costruttori sembra essersi risolta a favore di Maranello che deve gestire un bel bottino di 39.5 punti. A meno di un harakiri rosso e di una prestazione super della McLaren, le cose non dovrebbero cambiare più di tanto.

Più vicine tra di loro Alpine e Alpha Tauri ma con una differenza sostanziale: una ha Alonso e l’altra no e questo fà una grossa differenza, più di quanto non possano esprimere potenzialmente le monoposto.

immagine da planetf1.com

Ormai ultimi giri di giostra per il duo Alfa Romeo, uno felice che la giostra, dopo tanto tempo si fermi e l’altro che invece scende a malincuore e con tanto rancore ma che, a conti fatti forse deve biasimare in gran parte se stesso.

Per tutti che non si chiamino Hamilton e Verstappen, Mercedes e Red Bull sarà come guardare lo spettacolo da una posizione di assoluto privilegio, in attesa che arrivi il rompete le righe prima di affrontare la stagione gravida di incognite del 2022.

E un ruolo lo giocheranno anche loro, magari in forma del tutto accidentale, magari con una piantata a muro in un momento topico del Gp di Domenica, in cui una safety car varrà più di una PU da mille cavalli o di un’ala flessibile.

Sarà una sfida tra strateghi al muretto e di meccanici al pit a decretare se la F1 avrà il suo 47esimo nuovo pilota a laurearsi campione del mondo oppure un altro che metterà un altro solido mattone sul piedistallo del pilota più vincente di sempre.

Sarà anche il primo GP senza Frank Williams. Tanto è stato già scritto in settimana per cui non ripeteremo l’ovvio ma semplicemente rendiamo onore ad uno dei personaggi che con la sua opera è diventato la personificazione di cosa sia la F1, nel bene e nel male. Un uomo tenace e innamorato del suo sogno, così grande che questo sogno è riuscito a sopravvivergli ed è quanto di più significativo potesse sperare di ottenere.

*immagine in evidenza da motorsportweek.com

Rocco Alessandro

 

BASTIAN CONTRARIO: LA MEGLIO GIOVENTU’

Volendo proprio “raccontare” il GP del Qatar, è doveroso  farlo partendo dalla fine. Ogni GP finisce col podio e quest’ultimo è gioia per gli occhi. Verstappen è esattamente in mezzo “alla vecchia guardia” della F1 moderna. Un trittico che difficilmente si poteva immaginare, il più giovane in mezzo alla meglio gioventù che la F1 moderna abbia potuto sfornare.

Confesso il mio peccato e cioè che avrei tanto voluto che tra quei due campioni ci fosse stato LeClerc, al quale tanto deve mancare il podio e che tanto deve penare ancora per poterci risalire. Purtroppo il suo tempo non è ancora giunto e, intanto che aspettiamo che Maranello gli fornisca (speriamo!) un mezzo alla sua altezza, ci godiamo il suo antagonista per eccellenza, che ci auguriamo, in futuro, darà spettacolo lottando corpo a corpo con lui, proprio come sta succedendo ora con Hamilton, cioè Max Verstappen. Ormai i giochi si stanno per concludere, rimangono solamente due GP, durante i quali, sebbene siano pochi, tutto può ancora succedere. L’olandese della Red Bull conserva ancora un esiguo vantaggio, che in un mondiale così tirato possono essere di sicuro non pochi. Ciò che mi è piaciuto del comportamento di Verstappen è stato la sua non arrendevolezza nel motivare  e nell’incitare la sua squadra “nell’inventarsi” qualcosa per cercare di acciuffare l’imprendibile Hamilton. Max il suo dovere lo ha fatto in partenza, prendendosi tutti i rischi del caso; rischi che avrebbe potuto evitarsi se solo fosse stato più accorto nelle qualifiche.

Purtroppo il ragazzo è stato educato a questo comportamento e chissà, forse un giorno, su questo aspetto cambierà, maturerà un’intelligenza agonistica più acuta, nel frattempo il suo modo di correre, di approcciare al weekend, è al “boia chi molla” a qualunque costo! Un errore gratuito quello di non alzare il piede in regime di bandiera gialla e, considerando che tante ne sono successe tra lui ed il campione inglese e considerando che alla fine è sempre stato graziato, era inevitabile (ed aggiungerei giusta) la penalità inflittagli. Penalità che gli poteva costare cara: l’olandese ha fatto una partenza kamikaze, infilandosi in un budello tra due monoposto al fine di agguantare il vertice della gara il prima possibile, eppure questa manovra sarebbe potuta finire anche rovinosamente. Errori di gioventù e di inesperienza? Personalmente, parlando del comportamento dell’alfiere della Red Bull, lo imputo solo ed unicamente al modo in cui egli approccia le gare. Quello stesso modo che gli sta consentendo di giocarsi il titolo, con il pilota più forte degli ultimi tempi. Vedremo chi avrà ragione, se il giovane contendente o uno dei campioni della meglio gioventù che la vecchia guardia abbia sfornato.

Fatto sta che Hamilton, a differenza di quello che dicono i suoi accaniti tifosi, sta disputando la sua migliore stagione di sempre. Non ci sono giri di parole ed è inutile nasconderlo: troppo comodo dire che ha il mezzo superiore, troppo facile affidarsi solamente su questo aspetto stantio. Ciò poteva essere vero fino all’anno scorso. Questo mondiale è all’insegna dell’equilibrio, un equilibrio che non si vedeva da tempo. La differenza: il pacchetto migliore si è sempre alternato e, nel momento della difficoltà, l’inglese ha tirato fuori tutto il suo estro, compensando le mancanze della macchina prima e della sua squadra dopo e soprattutto poiché quest’ultima, sotto pressione, ha toppato clamorosamente. AMG, condotta dal suo team principal, a sua volta ha cercato di rimediare ai suoi errori dando fondo a tutto… azioni politiche incluse. Non che Red Bull sia da meno sia chiaro. Già è notorio che i “bidonisti” inglesi (è cosi che venivano chiamati negli anni ‘70, visto che per aggirare il regolamento sul limite di peso, aggiungevano letteralmente bidoni pieni d’acqua sulla monoposto!) sono dei pessimi perdenti, figuriamoci ora che c’è in ballo qualcosa di più di un “semplice” mondiale; c’è in discussione il potere e quindi chi comanda. Nulla è lasciato al caso, tutto è lecito, quindi ci tocca sentire per bocca di Toto che la Federazione ha atteggiamenti razzisti (!) nei riguardi della casa con la stella a tre punte perché se la prendono sempre con loro, oppure ci tocca vedere il team principal della Red Bull che deve fare “servizi sociali” all’interno della stessa Federazione a causa dei suoi insulti.

Purtroppo il finale di mondiale sta prendendo una piega quasi squallida, dove i litigi fuori pista stanno divenendo importanti tanto quanto l’azione in pista. Nel frattempo che i due galantuomini delle rispettive scuderie si sputtanano a vicenda, il campione inglese ci mette il suo ed inanella due GP uno meglio dell’altro, tenendo vivo il mondiale e le sue speranze iridate. A dirla tutta, considerando il suo trend positivo visto nelle ultime gare, ci sono tutti i presupposti affinché riesca a fissare “quota Hamilton” (leggi otto titoli). Questo dipenderà solo ed esclusivamente da un unico fattore, che non sono le vittorie, bensì gli errori. Max sabato ha commesso una cazzata gratuita che gli poteva costare cara, come detto, invece gli è andata bene. Stessa cosa per l’inglese il quale dovrà fare attenzione a guardarsi bene le spalle dalle insidie che sono dietro l’angolo: domenica la gomma si è bucata a Bottas. Cosa sarebbe successo se fosse capitato a Lewis?

Chi non si è preoccupato di commettere errori ed ha spinto come non gli capitava da tempo è stato lo spagnolo della Alpine: il mai domo Fernando Alonso. Non potevo non concludere che con lui. Fernando, che di certo non è più un ragazzo, è a buon diritto il rappresentante per eccellenza della meglio gioventù della vecchia guardia e non a caso era lì su quel dannato podio. In una F1 come quella di oggi, dove il mezzo conta molto più che in passato, quel terzo posto agguantato dallo spagnolo ha ancora più valore. Fernando costruisce la sua personale vittoria al sabato: infatti la pioggia di sanzioni cadute sulle teste dei suoi colleghi che gli erano avanti in qualifica, gli consentono di salire fino alla seconda fila… il resto è storia. Se il mezzo lo asseconda, Alonso è un animale da gara che difficilmente si piega. Molti sono rimasti sorpresi di cosa quel “ragazzo” ha saputo dare… colpa di questa F1 castra talento. L’augurio è che il nuovo regolamento possa rimescolare le carte e dare la possibilità a piloti, proprio come Alonso, di poter dire la sua. Fernando ci crede e, senza nascondersi, lo mostra attraverso la sua T-shirt “trust the plan”… quel piano in cui la sua attuale squadra ha puntato tanto, se non tutto proprio, per l’anno prossimo. Sarà un 2022 “affollato” pare: AMG e Red Bull di certo non vorranno mollare l’osso, Ferrari ha fatto “all in” su questo nuovo regolamento e di certo vorrà essere della partita l’Alpine, la quale ha dimostrato di voler far sul serio prendendo a bordo il campione del mondo spagnolo. Di certo Fernando si farà trovare pronto e il podio di domenica scorsa è soltanto un avvertimento. L’età? Non conta se c’è motivazione e fame e nessuno ha più fame di uno come Alonso che per troppo tempo (anche per colpa di scelte sbagliate ovvio) ha dovuto ingoiare bocconi amari.

Avreste mai potuto immaginare un podio più iconico di questo? Non mi illudo, difficilmente si ripeterà nei prossimi due GP finali, nel frattempo ce lo godiamo, augurandoci che l’anno prossimo una cosa del genere diventi routine.

Vito Quaranta

 

(immagine in evidenza da Raiplay.it)