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RICCIARDO E LA MCLAREN RISORGONO A MONZA. VERSTAPPEN E HAMILTON SI SCONTRANO.

Finalmente Monza. Col pubblico (poco). E con il programma espanso grazie alla Sprint Race del sabato, con la qualifica il venerdì, a rendere le tre giornate più vive.

E il week-end parte all’insegna di Bottas, autore della “pole” e vincitore in scioltezza della Sprint. Mentre per il suo compagno la garetta si rivela ancora una volta insidiosa e, con una partenza orribile, vanifica una potenziale pole (visto che Valtteri dovrà partire in fondo causa cambio della power unit), passando da secondo a quinto, dietro Verstappen e le due McLaren che sui lunghi rettilinei brianzoli volano. E a Lewis non resta che pronosticare una facile vittoria per il rivale.

Si spengono i semafori e Ricciardo parte a fionda superando Verstappen, il quale non prova nemmeno a contrastarlo. Ottima partenza anche per Hamilton, nonostante le gomme più dure montate con suo disappunto. L’inglese supera Norris e alla Roggia arriva affiancato a Max, che non gli lascia spazio e lo costringe al taglio di chicane, facendogli perdere la posizione anche su Norris. Dietro di loro, Giovinazzi, autore di un’ottima partenza, arriva lungo e rientrando in pista viene tamponato da Sainz, cui aveva soffiato la posizione all’avvio, finendo contro le barriere. 

Breve periodo di Virtual Safety Car, e, alla ripartenza, Verstappen entra subito in zona DRS con Ricciardo, ma, come già detto, la McLaren vola e Max non riesce a tentare l’attacco. Stessa cosa per Hamilton, che non riesce in alcun modo ad avvicinarsi a Norris.

Al decimo giro, dietro i primi 4 a debita distanza ci sono Leclerc, Perez e Sainz.

Al dodicesimo giro Hamilton riesce finalmente ad arrivare a tiro di Norris e a tentare un attacco, rintuzzato dal connazionale senza troppa difficoltà. Approfittando del duello fra i due inglesi, Leclerc sembra potersi avvicinare, ma è solo un’illusione.

Al giro 21 i tempi iniziano ad alzarsi e i distacchi fra i primi 4 anche. Verstappen va lungo alla prima chicane e perde mezzo secondo, lasciando respirare un po’ l’ex compagno di squadra. E al giro 23 Ricciardo decide di fermarsi ai box ed esce subito dietro Sainz. La Red Bull copre la mossa e fa fermare anche Verstappen, che incappa in un pit-stop lunghissimo e perde 9 secondi. Contemporaneamente, Hamilton supera Norris e la situazione si ribalta completamente.

Ora in testa alla corsa c’è Lewis che, ricordiamolo, ha montato le gomme più dure, e inizia a segnare tempi ottimi, ma la squadra lo fa fermare subito.

Anche per Lewis il pit-stop è molto lento, e così all’uscita si ritrova esattamente di fianco a Verstappen. Entrano assieme alla prima variante, nessuno dei due alza il piede e lo scontro è inevitabile, con la gomma posteriore destra di Max che distrugge l’airbox della vettura di Hamilton e sfiora pericolosamente la sua testa. Se non ci fosse stato l’halo, l’esito avrebbe potuto essere poco piacevole.

L’immagine delle due macchine nella ghiaia, una sopra l’altra, entrerà nella storia. Intervento inevitabile della Safety Car, e la gara riparte con Ricciardo davanti a Leclerc e Norris. Seguono Perez, Sainz e Bottas.

Norris supera Leclerc con una bellissima manovra alla Curva Grande, e si porta dietro al proprio compagno di squadra. Le Ferrari in rettilineo non vanno, e Bottas supera Sainz. Subito dopo anche Perez supera Leclerc, ma lo fa tagliando la chicane senza restituire la posizione, il che gli costerà 5 secondi di penalità. Poi è il turno di Bottas passare davanti al monegasco, che si riprende brevemente la posizione per poi capitolare definitivamente. Nel frattempo le McLaren cercano di prendere il largo. A questo punto i loro avversari per la vittoria sono i compagni di squadra dei due che si sono scontrati poco prima.

Norris chiede al suo box di avvisare il compagno di aumentare il ritmo. 17 giri separano la McLaren dalla vittoria, ma Bottas sembra essere incredibilmente veloce e Ricciardo viene avvisato di questo.

A 10 giri dalla fine i primi sono in fila distanziati fra loro e incapaci di tentare un attacco a chi li precede. Norris chiede un’altra volta cosa deve fare e il team lo consiglia di starsene buono in seconda posizione.

Bottas riesce ad attaccare Perez alla Curva Grande ma il messicano si riprende la posizione alla Roggia. Poi Mazepin parcheggia la macchina alla Ascari, e la direzione gara decide saggiamente di non far uscire la Safety Car ma di usare la Virtual. 

Ricciardo sfrutta tutte le situazioni con grande esperienza, e si mette Norris a due secondi, con Perez e Bottas ad un altro secondo e mezzo. Mancano 7 giri alla fine, e la doppietta McLaren è sempre più vicina.

E, infatti, non succede più nulla, e Ricciardo raddrizza con una splendida e meritatissima vittoria una stagione che fino a qui era riduttivo definire disastrosa. E con il suo compagno di squadra Norris dietro di lui, la McLaren coglie non solo la prima vittoria dopo 9 anni, ma anche la prima doppietta dopo 11. Al terzo posto in pista arriva Perez, ma la penalità lo retrocede al quinto. Sul podio ci va quindi Bottas, rimontato dalle ultime posizioni, seguito da Leclerc, Perez e Sainz, Poi Stroll, Alonso, Russell e Ocon. 

Poca gloria per le AlphaTauri, fuori gioco fin dalla partenza, per Vettel, che sembra vicino al ritiro, e per le Alfa Romeo, con Kubica che, in fin dei conti, è arrivato a pochi secondi da Giovinazzi, il quale, dopo la prestazione odierna, vede probabilmente diventare una chimera la riconferma del posto.

Ho parlato di vittoria meritatissima per Ricciardo. Se è vero che i due favoriti si sono scontrati, è anche vero che fino al momento del fattaccio la gara l’aveva dominata lui. Niente a che vedere con la vittoria di Gasly lo scorso anno, o di Ocon in Ungheria quest’anno. Semplicemente, Ricciardo e la McLaren sono state fortissime a Monza. Come dimostra il giro più veloce segnato all’ultima tornata, segno che Daniel non aveva nemmeno espresso tutto il suo potenziale, come ha poi confermato a fine gara.

Quanto allo scontro fra titani, è difficile trovare una responsabilità precisa. Nessuno dei due molla, e, come ha riconosciuto Verstappen alla fine, per fare la curva bisogna collaborare, e oggi questo non è successo. Bene per la Formula 1, che deve continuare a scrivere pagine che restino nella storia, senza dovere continuamente tirare fuori dagli archivi quelle degli anni settanta, ottanta e novanta.

Ora si va a Sochi, con una Red Bull chiaramente più in forma della Mercedes. E con la prospettiva di tanti altri duelli all’arma bianca fra i due contendenti, sperando che eventuali repliche avvengano sempre a cinquanta all’ora, come oggi, possibilmente senza che le macchine finiscano una sopra l’altra. 

 

VERSTAPPEN VINCE IN CASA. HAMILTON PRENDE ATTO.

Dalla collina al mare. Dal tempo da lupi al meteo da abbronzatura. In una sola settimana. Ma il pubblico è sempre quasi tutto vestito d’arancione, a maggior ragione questa volta, visto che siamo in Olanda.

Si torna a Zandvoort, 36 anni dopo l’ultima gara che fu anche l’ultima vittoria in carriera di Niki Lauda. Su un circuito diverso, perchè nel frattempo hanno venduto un po’ di terreno per farci delle villette. E così nel poco spazio a disposizione hanno dovuto ricavarci, con un po’ di fantasia, un circuito adatto alla F1 attuale. E ne è venuto fuori qualcosa di bellissimo da guidare in solitaria, molto meno quando in pista ci sono 20 macchine di 5.5×2 metri.

E, infatti, nelle prove si sono viste un po’ di bandiere rosse per fermare le operazioni e riparare le barriere. Nulla ha però potuto fermare il prode Max dal conquistare la pole davanti al suo pubblico nonostante un guasto al DRS. Ma il rivale al titolo è lì in prima fila di fianco a lui, con il suo assistente finlandese subito dietro, pronto ad aiutarlo con qualche azione geniale. L’altra Red Bull è invece in fondo allo schieramento per un errore tattico che l’ha fatta eliminare subito in Q1. Quindi l’idolo olandese se la dovrà sbrigare da solo, come al solito.

Si spengono i semafori e il tanto temuto caos non si verifica. I primi 6 vanno via tranquilli in quest’ordine, con Verstappen che mette subito una bella distanza fra sé ed Hamilton. Giovinazzi, incredibilmente settimo in griglia, vanifica la buona qualifica facendosi beffare da Alonso, autore di un’altra delle sue ottime, Ocon e Ricciardo.

Il ritmo imposto da Verstappen è troppo alto per Hamilton, che si ritrova in pochi giri a 3 secondi dall’avversario, con Bottas dietro di lui di altri 3 secondi. 

Al decimo giro Lewis si sveglia e segna il giro più veloce, portando il distacco sotto i 3 secondi. Dietro non succede nulla, le macchine sono ben distanziate fra loro e la pista, come previsto, non permette grossi duelli.

Al giro 21 Hamilton si ferma per montare gomma a mescola media e tentare l’undercut, la Red Bull decide di non rischiare e fa fermare immediatamente anche Verstappen, che si ritrova alle spalle di Bottas. Lo raggiunge al giro 30, e al finlandese viene chiesto di difendersi meglio che può, provando a fare perdere qualche secondo all’olandese. Ma Lewis non ne può approfittare, perchè causa doppiato si ritrova piuttosto lontano dall’olandese. Il quale, complice un suo errore nella penultima curva, riesce a sopravanzare facilmente Valtteri, che si ferma subito per cambiare le gomme.

E’ evidente che il talento di Hamilton non è sufficiente a far colmare il gap, e in Mercedes si inventano un improbabile secondo stop anticipato al giro 40, con Hamilton che chiede il motivo visto che le gomme erano ancora in forma. La mossa a sorpresa è decisamente fuori tempo, perchè l’inglese rientra nel traffico. A Verstappen basta coprirlo ancora una volta per stargli davanti  e mantenere il distacco ai soliti 3 secondi. 

Passata la metà gara, i primi 8 sono nello stesso ordine in cui si trovavano al primo giro, con Gasly quarto, Leclerc quinto e Sainz sesto, poi Alonso e Ocon. 

Hamilton non molla, e prova a restare attaccato a Max, anche se dalla Mercedes gli fanno capire che non hanno più nulla da provare e che se vuole vincere il modo lo deve trovare lui. Dopo avere ridotto il distacco fino a 1.5 secondi, a 12 giri dalla fine le sue gomme cominciano ad abbandonarlo, e l’inglese è costretto ad arrendersi.

Ma in Mercedes oggi sono molto fantasiosi e, pur avendo già il secondo e terzo posto in cassaforte, nonchè il giro più veloce saldamente in mano al loro pilota di punta, decidono di fare le cose strane. Bottas viene fatto fermare senza apparente motivo a 5 giri dalla fine per montare gomme morbide. Il finlandese non se lo spiega e gli viene naturale mettersi a spingere per fare il giro più veloce. Il suo box gli chiede di abortirlo perchè in quel modo lo toglierebbe al compagno di squadra, ma Valtteri non ubbidisce, e così in Mercedes fanno fermare Hamilton per montare a sua volta la gomma morbida e riprendersi il punto addizionale. Cosa che gli riesce proprio all’ultimo giro disponibile.

Prima della bandiera a scacchi, c’è anche spazio per l’ultima prodezza di Alonso, che sorpassa il suo connazionale Sainz sulla macchina che una volta era la sua, per cogliere un altro ottimo risultato.

La bandiera a scacchi saluta così la splendida vittoria di Verstappen davanti al suo pubblico in tripudio, con Hamilton e Bottas a completare il podio, Gasly ottimo quarto e primo dei doppiati, poi Leclerc, Alonso, Sainz e Ocon. In nona posizione Perez, rimontato dall’ultima posizione, e, a chiudere la zona punti, Norris, che ha pagato una qualifica infelice. Primo fuori dai punti il solito opaco Ricciardo.

Pessima giornata per Williams, Aston Martin e Alfa Romeo, con Giovinazzi in ombra nonostante l’ottima qualifica, complice anche una sosta aggiuntiva per una foratura. Gara decente per Kubica, che ha sostituito il ritirando Raikkonen positivo al Covid.

Oggi per la Mercedes non c’era niente da fare contro un avversario indubbiamente più forte, e, senza colpi di sfortuna, ritornato ai livelli che gli competono. Ora si va a Monza, dove verosimilmente avremo la conferma che, se i tedeschi vogliono portare a casa il mondiale, devono inventarsi qualcosa di meglio di quello che hanno mostrato oggi, perchè contare sul talento di Lewis e sugli errori degli avversari non è sufficiente.

P.S. Come abbiamo detto in premessa, ci sono state 6 bandiere rosse nelle qualifiche, ma in gara si è vista solamente una bandiera gialla. C’è da giurare che per la maggior parte dei piloti, se non per tutti, il comandamento numero uno che viene dato non sia “vai più veloce possibile” ma “attento a non fare danni perchè potremmo ritrovarci senza ricambi”. Potenza del budget cap.

* immagine in evidenza dal profilo Twitter @redbullracing

VERSTAPPEN VINCE LA FARSA DELLE ARDENNE

Si torna a correre dopo 4 settimane di pausa. E il meteo riserva uno dei week-end più da lupi che si sia mai visto nella storia della Formula 1. Lo fa nel posto meno indicato, e cioè la cosiddetta università della F1, Spa Francorchamps. 

Che sarebbe stata durissima lo si è capito già il venerdì, con un botto incredibile all’Eau Rouge nella WSeries, e il sabato, con Norris che ha distrutto la sua McLaren nello stesso punto durante il Q3.

Ma le avverse condizioni meteo, il sabato, non hanno impedito la disputa delle qualifiche, e così Verstappen conquista una fantastica pole davanti ad un fantasmagorico Russel, e al grande rivale per il titolo, Hamilton.

La domenica il tempo è, se possibile, ancora peggiore. Piove forte, ci sono vento e nuvole basse.

Perez onora subito il rinnovo del contratto per il 2022 piantando la sua RB16B a muro durante l’ultimo dei giri di allineamento. 

Nonostante sia evidente che non ci siano le condizioni per correre, la procedura di partenza va avanti regolarmente fino al momento in cui, teoricamente, dovrebbe iniziare il giro di formazione. e, solo in quel momento, viene dato l’annuncio del rinvio della partenza. Che viene data dopo 25 minuti di inutile attesa, perchè quando le auto si muovono la pioggia è pure aumentata, e le nuvole si sono ulteriormente abbassate. E, infatti, tutti i piloti si lamentano delle condizioni inaccettabili. Tutti tranne Verstappen, ovviamente. Dopo due giri, le macchine vengono nuovamente fermate, facendole rientrare in pit-lane.

Passano 3 ore, e la pioggia rallenta solo attorno alle 18. La direzione gara, in deroga al regolamento secondo il quale non si sarebbe potuti andare oltre le 18, decide che alle 18.17 si può finalmente ripartire, per una gara la cui durata è stata fissata in un’ora e che, quindi, attribuirà solo metà punteggio.

Questo ritardo dà modo a Perez di partecipare, partendo per ultimo.

Ovviamente le condizioni non sono migliorate, i piloti protestano vivacemente (ma i loro team radio non vengono mandati in onda), e dopo 10 minuti esce la bandiera rossa. Ma il cronometro continua a correre, e scaduti i 60 minuti la gara verrà decretata conclusa e, soprattutto, valida, perchè sono stati compiuti i due giri minimi necessari. Ma Michael Masi decide di porre fine alla farsa senza aspettare.

E’ stata solo una passerella, nemmeno sufficiente per allietare il pubblico che si è sorbito una giornata al freddo in mezzo al fango. Ma, in questo modo, la gara è valida, con Verstappen che vince davanti a Russell, che così si prende in omaggio quel podio che la sfortuna (?) gli aveva tolto in Bahrain lo scorso anno. Al terzo posto Hamilton.

Il resto della classifica è quella delle qualifiche, a parte Perez. Non vale nemmeno la pena parlarne.

Sarebbe stato più logico annullare tutto. Ma in F1 non è mai successo, la domenica. E, probabilmente, questo avrebbe comportato conseguenze di vario tipo, commerciale e legale. Quindi bisogna prendere atto di quella che è a tutti gli effetti una pagliacciata, almeno da un punto di vista sportivo.

Ora si va in Olanda, sul circuito di Zandvoort, dove la Formula 1 torna dopo 36 anni. Anche se in un modo anomalo, Verstappen ha chiuso un periodo nero, ritornando alla vittoria. E c’è da credere che in casa sua vorrà dominare. 

P.S. 1 giusto per completare la pagliacciata, il contagiri ufficiale sul sito della Formula 1 dice che è stato completato 1 solo giro valido, e che i punti assegnati sono zero. Sarebbe interessante capire dal buon Michael Masi come viene effettuato il conteggio, e quale articolo del regolamento ha applicato, sempre che anche su questo non abbia agito in deroga.

P.S. 2 al di là dei modi, e delle meritate critiche alla direzione gara per come ha gestito la situazione, è stato un bene che le macchine non abbiano corso. Abbiamo già avuto un esempio sette anni fa di cosa vuol dire correre quando non ci sono le condizioni. E, oggi, le condizioni non c’erano.

* immagine in evidenza dal profilo twitter @redbullracing

OCON VINCE LA LOTTERIA MAGIARA. BOTTAS GIOCA A BOWLING.

“Basta con queste domande del cavolo”. Così un Max Verstappen, deluso per la prima fila mancata, aveva apostrofato, il sabato, il malcapitato Tom Clarkson durante le interviste post-qualifiche. E, di sicuro, il nervoso gli è aumentato ulteriormente quando gli hanno dovuto cambiare la Power Unit, ulteriore vittima della ruotata presa da Hamilton in Inghilterra.

In Ungheria la Mercedes torna davanti alla Red Bull, e guadagna comodamente la prima fila con entrambe le vetture, relegando gli odiati rivali in seconda.

Ma pochi minuti prima del via arriva la pioggia a far saltare le meticolose pianificazioni di team e piloti. E infatti…

Quando si spengono i semafori, Bottas compie un numero da dilettante, il cui risultato è talmente perfetto, per il suo team, da sembrare pianificato a tavolino (e, se anche fosse, non sarebbe di sicuro riuscito così bene). Partito malissimo, il finlandese si fa passare dalle due Red Bull e da Norris. Ma poi sbaglia la staccata, urta Norris il quale fa fuori Verstappen mentre, per completare egregiamente l’opera, il prode Valtteri butta fuori anche Perez. Quest’ultimo è costretto al ritiro, mentre Verstappen riesce a continuare, seppure con l’auto molto danneggiata.

Contemporaneamente, anche Stroll si trasforma  in un dilettante, e compie una staccata se possibile ancora più spettacolare di quella di Bottas, andando a frenare sull’erba all’interno di curva uno, e centrando in pieno Leclerc il quale a sua volta urta Ricciardo. Per il monegasco è il ritiro, e, col senno di poi, una grande occasione persa.

I troppi detriti sparsi nel primo settore costringono la direzione gara a far uscire la bandiera rossa, dando così la possibilità ai convolti negli incidenti di riparare l’auto, per quanto possibile. Purtroppo per l’auto di Norris non c’è nulla da fare, e si conclude così la striscia record di arrivi a punti dell’inglese.

Si riparte da fermo, con la pista che si sta asciugando e il sole che fa capolino. La macchina di Verstappen è stata rabberciata alla bell’e meglio. L’olandese si trova in 13a posizione. Incredibilmente, nessuno tenta l’azzardo della gomma slick, e durante il giro di formazione è chiarissimo che si tratti di un errore enorme.

E, infatti, quasi tutti rientrano ai box, tranne Hamilton, e si assiste alla partenza più surreale della storia della Formula 1, con l’inglese in pole position da solo.

Lewis è così costretto a fermarsi dopo solo un giro, e si ritrova in fondo al gruppo, mentre il leader diventa incredibilmente Ocon. E, paradossalmente, ora si trova dietro al rivale per il titolo.

I primi due, Ocon e Vettel, mettono in fretta una decina di secondi fra sè e gli altri, perchè in terza posizione c’è Latifi che fa chiaramente da tappo.

Vetstappen impiega 10 giri a liberarsi di Mick Schumacher, al quale rifila pure una ruotata. Dietro di lui Hamilton scalpita perchè vede l’avversario andarsene. Fra i due c’è Gasly. Lewis si lamenta di non riuscire ad avvicinarsi al francese pur essendo molto più veloce, e decide di fermarsi per montare gomme dure e tentare di andare fino in fondo. In Red Bull decidono di marcarlo stretto, e fanno rientrare Verstappen al giro successivo. Ma non è sufficiente, e l’inglese non solo riesce a superare il rivale per il titolo ma passa davanti anche a Ricciardo.

In Mercedes sono convinti di avere una possibilità di vittoria, e che Sainz sia il loto avversario. Lo spagnolo viene richiamato ai box ma preferisce stare fuori. E fa bene perchè i due davanti a lui, Latifi e Tsunoda, che lo stavano bloccando, si fermano lasciandogli pista libera per consentirgli di estrarre quanto è rimasto dalle sue gomme medie.

Carlos riesce a mantenere un ritmo simile ad Hamilton, che si trova bloccato dentro Tsunoda. Quando l’inglese, con una bellissima manovra, riesce a superare quest’ultimo, la Ferrari decide di far rientrare lo spagnolo. Siamo circa a metà gara, e in questo modo si ritroverà a fine gara con gomme ben più nuove del presunto rivale per la vittoria, sul quale, una volta uscito dai box, ha un vantaggio di soli due secondi.

Al giro 37 Vettel, in quel momento 2°, si ferma ai box, per tentare un undercut su Ocon. Il quale però spinge come un matto nel giro di rientro, e riesce a stare davanti al tedesco. Nel frattempo, Alonso si ritrova in testa ad un gran premio, ma le sue gomme sono finite, ed è costretto a fermarsi subito, rientrando in quinta posizione.

Al giro 41 Verstappen, alle prese con una macchina terribile, si ferma per montare gomme medie. E Hamilton inizia a lamentarsi del degrado delle sue posteriori.  Al giro 48, quando ne mancano quindi 22 al termine, in Mercedes decidono di far rientrare Lewis per montare gomme medie e tentare la rimonta. Ma se ne troverà 4 da superare, e la vittoria sembra un’utopia. I suoi primi giri con gomme nuove sono incredibili, riesce a girare 4 secondi più veloce dei primi, e Wolff lo incita per radio dicendogli che può ancora portare a casa la gara.

Alonso diventa minaccioso per Sainz, il quale inizia a faticare con gomme ben più vecchie di quelle degli avversari. E così anche Hamilton si unisce al duello per il terzo posto. Ma Nando è Nando, e tiene dietro magistralmente l’ex compagno di squadra per un  numero di giri sufficiente a tagliarlo fuori per la vittoria finale. Un bloccaggio in curva uno consente all’inglese di passare, non dopo essersi lamentato della pericolosità di certe manovre difensive ad alta velocità fatte dal rivale spagnolo (i piloti hanno la memoria corta, si sa).

Al giro successivo non c’è scampo nemmeno per Sainz, ma è troppo tardi, perchè a 3 giri dalla fine i primi due sono a 6 secondi di distanza, troppo lontani.

E così finisce con Ocon incredibilmente primo, e Vettel secondo (**) e tanto da recriminare, e Hamilton terzo e di nuovo in testa al mondiale, riuscendo così a trarre quasi il massimo da una giornata che si era messa benissimo grazie al suo compagno di squadra, e malissimo grazie ai suoi strateghi. Ma conta il fatto che va alla pausa in testa al mondiale e coi rivali per il titolo che si leccano le ferite contando i danni che due macchine tedesche hanno provocato loro negli ultimi due gran premi (non in modo intenzionale, ovviamente).

Al quarto posto troviamo Sainz, con una Ferrari che oggi avrebbe dovuto essere pronta a cogliere l’occasione, e non è successo. Quinto Alonso, di cui abbiamo già parlato. Sesta e settima le due AlphaTauri, con Gasly e Tusnoda e, udite udite, ottava e nona le due Williams con Latifi davanti a Russel. Loro sì che sono riusciti a sfruttare l’occasione. 

Decimo un depresso Verstappen.

E così, come detto, si va in pausa con la Mercedes in testa ad entrambi i campionati, e quelli della Red Bull infuriati. Avranno quattro settimana per calmarsi e pensare a come portare a casa un campionato che fino a due gare fa sembrava saldamente in mano loro, ma poi le prodezze dei due alfieri avversari hanno rimesso tutto in discussione. E quando è l’elemento umano, a fare la differenza, è tutto più bello.

(*) Vettel è stato poi squalificato in quanto il serbatoio della sua auto a fine gara non conteneva il litro previsto dal regolamento per le verifiche di conformità. A parere di chi scrive questa è l’ennesima regola stupida da aggiungere alle tante altre che sono in grado di cambiare il risultato a tavolino. Il campione si può prelevare anche prima della partenza, lasciando poi liberi i piloti di usare tutto quel (poco) che hanno nel serbatoio. Ma in fin dei conti il regolamento è stato scritto con l’approvazione degli ingegneri delle squadre, contenti loro…
Per effetto della squalifica del suo ex compagno di squadra, Raikkonen prende un punto. Ma, ancor più importante, Hamilton guadagna qualche punto ulteriore su Verstappen, e Sainz con la Ferrari sale sul podio.

P.S. 
Lo scorso anno in Renault è arrivato un amministratore delegato dalle grandi capacità, Luca De Meo. Oltre a far migliorare sensibilmente i risultati del gruppo (+27% nel primo semestre 2021, rispetto al 2020), essendo appassionato di corse ha voluto occuparsi attivamente anche nella squadra di Formula 1, cambiandone il management e chiamando a sè persone come Davide Brivio, il principale artefice del mondiale in MotoGp conquistato dalla Suzuki lo scorso anno. Il grande risultato di oggi è stato sì agevolato dalla particolare situazione che si è creata alla partenza, come ha ammesso Nando a fine gara, ma le occasioni bisogna essere pronti a coglierle, e in Alpine lo hanno saputo fare meglio degli altri. 

* immagine in evidenza da F1 TV

 

 

HAMILTON VINCE, LECLERC ILLUDE, VERSTAPPEN CI CASCA

Ci sono week-end che rimangono nella storia della Formula 1. A volte per più di un motivo. E quello appena terminato a SIlverstone è uno di questi.

Il sabato ha visto il debutto della discussa “Sprint Qualifying”, tentativo un po’ ingenuo di mettere una garetta anche il sabato per far divertire soprattutto gli spettatori più giovani. Abbiamo così avuto una mega pole di Hamilton il venerdì,  che però non rimarrà negli albi d’oro. Perchè è stata vanificata nella competizione di 17 giri del sabato, che ha visto l’inglese partire malissimo e perdere la prima posizione a favore di Verstappen. Qualche emozione, il sabato, l’ha data Alonso, capace di recuperare ben 4 posizioni. Ma ciò non è stato certo sufficiente a far pensare che la suddetta garetta sia una gran trovata. Giudizio sospeso, vedremo le prossime due occasioni cosa ci riserveranno.

Si arriva quindi alla domenica con le parti invertite. Verstappen in pole, e Hamilton di fianco a lui in prima fila. Per quella che potrebbe essere una sorta di ultima spiaggia per l’inglese e per la Mercedes, reduci da cinque sconfitte consecutivi.

E così quando si spengono i semafori inizia una lotta senza quartiere, con Hamilton a cercare di passare Max, e quest’ultimo procedere a zig-zag per tenersi dietro un avversario a dir poco indiavolato. E l’ultimo di questi zig-zag gli costa caro. Sul vecchio rettilineo di partenza l’inglese lo affianca, ma lui lo stringe contro il muro. Ma non lo convince a tirare su il piede e i due entrano alla Copse affiancati. Il risultato è un contatto che spedisce Verstappen contro le barriere ad alta velocità, costringendo la direzione gara ad esporre la bandiera rossa e l’olandese ad essere portato in ospedale per controlli dopo un impatto di ben 51G.

Con la gara sospesa, iniziano le comunicazioni fra la direzione gara, Horner, ovviamente infuriato, e Wolff, sicuro che il suo pilota non abbia commesso nessun errore. Ad Hamilton vengono comunque comminati 10 secondi di penalità, come sempre molto discutibili, perchè se abbiamo imparato in Austria che bisogna lasciare spazio perfino all’esterno, a lui forse Verstappen non ne aveva lasciato abbastanza all’interno. Ma, come vedremo, quei 10 secondi saranno ininfluenti sul risultato finale.

Si riparte da fermi con Leclerc in pole, ed Hamilton che non prova ad attaccarlo. Dietro, Bottas perde ancora una volta una posizione su Norris, mentre Alonso tenta di difendersi su Ricciardo ma ha la peggio.

Fino al giro 15, Leclerc tiene sorprendentemente a distanza Hamilton, poi in radio inizia a lamentarsi di problemi al motore, e l’inglese si avvicina. Ma tutto sembra risolversi, e Lewis inizia ad accusare un forte blister mentre per Charles le gomme sono perfette, e torna così un po’ di distanza fra i due.

Il primo a fermarsi del gruppo di testa è Ricciardo, al giro 21, seguito alla tornata successiva dal compagno Norris, che però è vittima di uno stop lungo 3 secondi di troppo, che gli farà perdere la posizione su Bottas, rientrato il giro dopo.

Hamilton si ferma al giro 28 e sconta i 10 secondi di penalità. Come previsto, si ritrova dietro a Norris, e ora per lui la strada per la vittoria si fa in salita. In questo momento ci sono due Ferrari in testa alla corsa, e si inizia a sperare in un’altra improbabile vittoria italiana in terra inglese.

Sainz si ferma subito per montare gomma dura, ma purtroppo un problema all’anteriore sinistra gli fa perdere un’eternità. Al giro successivo è il turno di Leclerc, per il quale tutto fila liscio. Mancano 22 giri, e ora i rivali di Charles sono Bottas che si trova a 7 secondi, e Norris a 11 secondi, con Hamilton a 2 secondi da lui. A Lewis basta un giro per sbarazzarsi del connazionale, e si mette così in caccia del compagno di squadra.

Con gomme nuove, Leclerc sembra riuscire a mantenere  costante il distacco su Bottas. Anche con la mescola più dura fra quelle a disposizione, la Ferrari va sorprendentemente bene. La conferma è Sainz, che recupera velocemente su Ricciardo e ingaggia una lotta per la quinta posizione. Ma è solo un’illusione.

A 12 giri dalla fine, Hamilton alza il ritmo. Ci sono ancora oltre 9 secondi di margine da gestire, ma la possibilità di vincere per la Mercedes è reale, e il team chiede a Bottas di far passare il compagno.

Lewis inizia a guadagnare 1 secondo al giro e a 3 giri dalla fine arriva di gran carriera dietro al ferrarista, passandolo al primo tentativo anche grazie ad un errore di Charles, che comunque non sarebbe riuscito in alcun modo a difendere la prima posizione.

Finisce così con il numerosissimo pubblico inglese in tripudio, almeno questa volta, per un raggiante Hamilton primo sul traguardo e di nuovo vicinissimo a Verstappen in campionato. Secondo un delusissimo Leclerc, e terzo il maggiordomo Bottas, autore della solita gara onesta. Quarto Norris, davanti al compagno Ricciardo e a Sainz, che ha pagato caro un incidente con Russell nella qualifica sprint. 

Settimo un fantastico Alonso, ottavo Stroll, nono Ocon e decimo Tsunoda, che zitto zitto è riuscito ad arrivare davanti al compagno di squadra Gasly, oggi undicesimo.

Pessima gara per gli esperti Perez, Verstappen e Raikkonen, autori di qualche errore di troppo in una giornata nella quale poteva esserci l’occasione per far bene.

Fra due settimane si corre in Ungheria, in quella che potrebbe essere l’unica occasione della Ferrari per portare a casa una vittoria quest’anno. Nel frattempo prepariamo i pop-corn per goderci la battaglia a suon di dichiarazioni fra due squadre, la Red Bull e la Mercedes, che sono abituate ad usare anche le parole forti contro gli avversari minacciosi. Ne sa qualcosa la Ferrari.

P.S. Il paragone fra l’incidente odierno e quello di Suzuka 1990 fra Prost e Senna, tanto caro al telecronista del fucsia, del predestinato e così via, a parere di chi scrive è totalmente fuori luogo. Quella fu una vendetta, oggi invece Hamilton ha semplicemente dato un segnale all’avversario, senza commettere alcuna scorrettezza, con una manovra dura ma dentro i limiti del regolamento (anche se il commissario di turno la pensa diversamente). D’altra parte Lewis non è mai stato come il suo idolo Senna, sa dove deve mettere le ruote affinchè il suo comportamento non sia classificato come una carognata. Come ha avuto modo di dichiarare nel dopo gara, “Max ora sa che io non mi tiro indietro”. E questo vale almeno tanto quanto i 25 punti che ha recuperato.