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BEZZECCHI VINCE, ACOSTA LEADER, MARC QUELLO DA BATTERE- POST GP THAILANDIA

Eccoci al primo round del Motomondiale. Già ha dato tanti spunti, tante teorie del complotto e le solite impressioni da divano che sono uno spasso. In un weekend in cui i protagonisti sono l’ex Pilota Simon Crafar, oggi direttore dello Steward Panel, che in un delirio di onnipotenza decida il primo corpo a corpo tra Marquez ed Acosta e la “beneamata” Michelin sempre presente nelle cronache e nei dibattiti dei GP. Piloti arrivati sulle tele, chi con la gomma esplosa dopo la salita sul cordolo, Piloti che si sono ritirati per precauzione… In un GP che ha visto Bezzecchi dominare e sbagliare, Acosta diventare leader del Mondiale e Marc Marquez rimanere il Pilota da battere, poiché nonostante la scarsa preparazione era sempre lì davanti. Personalmente mi mancava tutto ciò, bentornata MotoGP.

Il Gran Premio di Thailandia 2026, primo appuntamento del Mondiale MotoGP e ultimo capitolo dell’era Michelin prima del cambio di fornitura previsto nei prossimi anni, ha offerto un quadro tecnico e sportivo estremamente interessante, ma allo stesso tempo ha sollevato interrogativi profondi sull’equilibrio competitivo della categoria. Sul tracciato del Buriram International Circuit la gara è stata dominata in maniera netta da Marco Bezzecchi, autore di una prestazione praticamente perfetta. Dopo l’errore commesso nella Sprint del sabato, il pilota italiano ha disputato una gara impeccabile, imponendo un ritmo insostenibile per tutti gli avversari e mostrando una superiorità evidente per tutta la durata della corsa.

Alle sue spalle ha provato a resistere Pedro Acosta, che con la vittoria nella Sprint e il secondo posto della domenica si è preso la leadership del campionato del mondo, diventando il primo pilota KTM a guidare la classifica iridata. La sua prestazione assume ancora più valore se si osservano i distacchi inflitti ai compagni di marca: Acosta è stato l’unico in grado di portare la KTM RC16 nelle posizioni di vertice, rifilando dodici secondi a Brad Binder, diciannove a Enea Bastianini e addirittura trenta a Maverick Viñales. Numeri che evidenziano come, al momento, soltanto il talento dello spagnolo riesca realmente a sfruttare il potenziale della moto austriaca.

La gara ha visto anche la presenza sul podio di Raul Fernandez, mentre la grande protagonista tecnica del weekend è stata la Aprilia Racing. La casa di Noale è riuscita a piazzare quattro moto nella top five, con l’unica eccezione rappresentata proprio dalla KTM di Acosta. Il successo di Bezzecchi non è stato quindi un episodio isolato, ma il riflesso di una competitività diffusa della RS-GP su questo tracciato. Inoltre, si sono visti segnali incoraggianti anche da Jorge Martín, tornato in pista per pochi giri ma già apparso in fase di adattamento alla moto italiana. Se lo spagnolo riuscirà a recuperare la forma dopo l’infortunio che lo ha tenuto fermo fino a metà gennaio, Aprilia potrebbe disporre di due piloti capaci di lottare stabilmente per la vittoria.

In netto contrasto con la prestazione di Aprilia, il weekend ha mostrato le difficoltà di altri costruttori storici della categoria. La situazione di Yamaha appare particolarmente complicata: il progetto tecnico attuale sembra ormai superato e il nuovo motore V4, su cui la casa giapponese sta lavorando, non è ancora pronto per essere utilizzato in gara. Anche Honda Racing Corporation continua a faticare. Joan Mir si è ritirato per problemi legati alle gomme, mentre la prima Honda al traguardo è stata quella di Luca Marini, decimo con circa venti secondi di distacco dal vincitore. Un risultato che conferma come la casa giapponese non sia ancora riuscita a uscire dalla crisi tecnica che la accompagna da diverse stagioni.

Il caso più discusso del weekend riguarda però Ducati. Per la prima volta dopo ottantotto Gran Premi consecutivi non c’è stata una moto di Borgo Panigale sul podio, interrompendo una striscia che durava da quattro anni. La prima Ducati al traguardo è stata quella di Fabio Di Giannantonio, arrivato con oltre sedici secondi di ritardo, seguita da Franco Morbidelli e Francesco Bagnaia, mentre Álex Márquez è caduto durante la gara. Tuttavia parlare di una vera crisi Ducati appare prematuro. Marc Márquez, nonostante una condizione fisica non ancora ottimale dopo l’infortunio invernale, aveva dimostrato di avere il passo per salire sul podio. La sua gara è stata compromessa da un problema alla gomma posteriore che ha portato alla perdita improvvisa di pressione nel secondo settore del circuito.

IL PROBLEMA DI MARC. LA GOMMA, NON IL CERCHIO.

I dati cronometrici mostrano con chiarezza l’anomalia. Durante tutta la gara Márquez aveva percorso il secondo settore in circa 26.1 secondi; nel giro in cui si è verificato il problema il tempo è salito improvvisamente a 26.8. La perdita di pressione ha provocato un allargamento della traiettoria, costringendolo a salire sul cordolo con la gomma ormai sgonfia. L’impatto ha provocato la rottura del cerchio in tre punti, circostanza che inizialmente ha alimentato polemiche ingiustificate nei confronti dei produttori di ruote come Marchesini e OZ Racing. In realtà l’origine del problema sembra legata allo pneumatico posteriore. Si esclude categoricamente la rottura del cerchio, lo pneumatico era già al di sotto della pressione da un paio di giri, fattore che legato al consumo dello stesso ha contribuito all’errore in curva 4 ed al successivo scoppio dopo la discesa dal cordolo.

Il vero tema tecnico quindi del Gran Premio riguarda infatti la nuova gomma portata da Michelin. Per questa gara è stata introdotta una soluzione con carcassa più rigida e struttura asimmetrica, pensata per garantire maggiore stabilità e sicurezza su un circuito estremamente impegnativo dal punto di vista delle temperature e delle sollecitazioni. Utilizzata già in Austria 2025 ed Indonesia 2025 (gare vinte da Ducati), sentiamo l’ipotesi bizzarra del “complotto” del quale alcuni hanno dato credito. Tuttavia il comportamento della gomma ha generato risultati inattesi. Molti piloti hanno faticato a mantenere prestazioni costanti per tutta la distanza di gara e i distacchi finali sono stati insolitamente elevati, ricordando quelli che si vedevano nella MotoGP di oltre quindici anni fa.

Il confronto con il Gran Premio disputato sullo stesso circuito nel 2025 rende ancora più evidente la differenza. Le moto e i piloti sono sostanzialmente gli stessi, mentre l’unico elemento cambiato in modo significativo è stato proprio lo pneumatico. Questo ha portato diversi osservatori a ritenere che la nuova carcassa abbia alterato gli equilibri tecnici del weekend, favorendo alcune moto e penalizzandone altre. Non sarebbe la prima volta che una scelta tecnica legata alle gomme produce conseguenze impreviste: episodi simili sono già stati discussi in passato, come nel caso di Mandalika nel 2022, quando venne introdotta una carcassa più datata per ragioni di sicurezza.

CLASSIFICA SPRINT

CLASSIFICA GP

Il Gran Premio di Thailandia 2026 si chiude quindi con molte certezze e altrettante domande. Bezzecchi ha dimostrato di poter essere un serio candidato al titolo, Acosta ha confermato un talento straordinario e Márquez ha mostrato di poter lottare per le posizioni di vertice anche in condizioni non ideali. Allo stesso tempo, il weekend ha messo in luce quanto l’equilibrio della MotoGP moderna sia estremamente sensibile a variabili tecniche come gli pneumatici.

CLASSIFICA MONDIALE

Fonte: MotoGP.com

In un campionato dove i margini sono sempre più ridotti, una singola scelta tecnica può cambiare radicalmente l’ordine competitivo di un intero Gran Premio. Naturalmente siamo alla prima gara, un gara tra l’altro dove ci sono stati i test, quindi ogni previsione è alquanto prematura.

Appuntamento il 22 marzo per il GP del Brasile sul circuito di Goiäna. Circuito nuovo per tutti in cui si arriva senza dati.

 

Francky Longo

MEN OF STEEL – CACCIA AI RECORD

Men of Steel.

Questo posto è come una famiglia. Queste pagine trasudano Motorsport da ogni parola, da ogni pagina. Qui son passati tanti “scrittori”, tanti “appassionati” ma una cosa rimane in maniera indiscutibile: il BRing. Qui sono stato accolto, ricordo ancora il primo articolo sul Mondiale Supersport vinto da Randy Krummenacher che correva per Evan Bros. Qui continuerò a scrivere finché il boss non mi manderà in esilio.

Sarà una stagione interessante. Tutti danno per scontato il “decimo”. Anche io. Il Motociclismo non è però una legge sceitta in maniera perfetta. Va trattato col massimo rispetto che merita.

Andiamo a vedere quali record potranno essere “abbattuti” nel 2026 e quali altre curiosità interessanti…

1 – Con una sola vittoria diventerebbe il Primo Pilota del Motomondiale ad andare in tripla cifra nel computo di vittorie, pole position e podi (99-102-165), ed il secondo nel Motociclismo su pista dopo Jonathan Rea.

2 – Con una vittoria e 12 giri veloci diventerebbe il primo Pilota nel Motociclismo su pista a riportare la tripla cifra in tutte le 4 grandi statistiche (Vittorie, pole, podi, giri veloci). Attualmente è 99-102-165-88.

3 – Con 17 vittorie supererebbe il record di 89 vittorie in Top Class che appartiene Valentino Rossi, portandosi a quota 90, mai raggiunta da nessuno.

4 – Con almeno 14 gare disputate entrerebbe nella TOP5 dei Piloti con più presenze in Top Class eguagliando Daniel Pedrosa a 221.

5 – Vincendo al Sachsenring sarebbe la sua decima vittoria nel medesimo circuito in Top Class, eguagliando il record di Giacomo Agostini di 10 vittorie ad Imatra nel GP di Finlandia. Record imbattuto da oltre 50 anni.

6 – Con altre due vittorie nelle Sprint Race arriverebbe a 17 vittorie e supererebbe il record di 16 vittorie di Jorge Martin.

7 – Con altri 5 giri veloci in gara arriverebbe a quota 77 superando Valentino Rossi a quota 76.

8 – In caso di vittoria del Titolo Mondiale salirebbe sul podio dei Piloti più “vecchi” ad aver vinto un Titolo Mondiale in Top Class, superando Mick Doohan e Giacomo Agostini. Salirebbe al 3° posto, dietro a Phil Read e Leslie Graham.

9 – Con altre 9 vittorie eguaglierebbe il Pilota più iconico della storia Ducati nel computo delle vittorie con la casa di Borgo Panigale. Attualmente è a 14, a quota 23 c’è proprio Casey Stoner.

10 – Con 17 vittorie ed un Bagnaia mai vincente nella stagione, eguaglierebbe proprio Pecco a quota 31 diventando il più vincente Pilota della storia della Ducati.

11 – Se dovesse vincere il Titolo Mondiale eguaglierebbe il record di Giacomo Agostini di Titoli nella Top Class, detentore di 8 Mondiali in classe 500.

Infine una chicca, che non sentirete o leggerete da nessuna parte (sfido a trovarla)…

12 – Nel caso in cui dovesse diventare il Pilota più vincente della storia Ducati, eguaglierebbe il record di Geoff Duke che resta imbattuto ed ineguagliato dal 9 settembre 1956, ovvero essere il Pilota più vincente in Top Class con due marchi diversi (Norton 8 – Gilera 14).

Marc è il più vincente Honda (59) e potrebbe diventare il più vincente Ducati….

Ci sono oggettivamente dei record “fattibili” già quest’anno. La tripla cifra sicuramente, poi penso ai giri veloci, alle 10 vittorie sullo stesso circuito, sicuramente le Sprint (a meno che non si svegli Martin) e quello dei Titoli Mondiali andando ad eguagliare Agostini. Più difficili gli altri…

#MotoGP

LA FINE DI UN ERA – LA MOTOGP DOPO 25 STAGIONI

Questa del 2026 sarà la 25^ stagione della MotoGP, quella che segnerà definitivamente la fina di un epoca molto lunga (2012-2026). Epoca che ha visto stravolgimenti a livello tecnico stante l’arrivo dell’aerodinamica, dei dispositivi di abbassamento e di tante diavolerie destinate a scomparire col nuovo regolamento dal 2027.

Un ritorno alle “origini” sembrerebbe con le nuove moto con meno aerodinamica, motore più piccolo (850 cm³), nessun dispositivo di abbassamento e finalmente un fornitore diverso di pneumatici (Pirelli).

Questa era è stata interessata da numerose novità, prima a mio avviso in ordine cronologico e di importanza la punzonatura degli pneumatici. Introdotta a partire dalla stagione 2007, così che le gomme arrivavano tutte al giovedì e quelle rimanevano.

Per la prima volta dalla stagione 2009 venne introdotto il monogomma degli pneumatici con Bridgestone.

Nel 2016 con il cambio di fornitura unica degli pneumatici con Michelin venne introdotta la centralina unificata Magneti Marelli.

Nel 2017 l’introduzione regolamentata delle appendici aerodinamiche introdotte da Ducati che ha letteralmente cambiato il modo di intendere le moto.

Nel 2019 infine l’ultima diavoleria Ducati con l’introduzione degli abbassatori inizialmente utilizzati solo al posteriore per la partenza e successivamente anche durante la gara. Sistema col tempo adottato anche all’anteriore con il completo abbassamento della moto per la partenza.

Un evoluzione tecnica che ha completamente rivoluzionato le moto, come giusto che sia, in queste 25 stagioni.

Riepilogando ecco i Campioni della MotoGP da quando si è aperta l’era dei 4 tempi.

2002 Rossi 2003 Rossi 2004 Rossi 2005 Rossi 2006 Hayden 2007 Stoner 2008 Rossi 2009 Rossi 2010 Lorenzo 2011 Stoner 2012 Lorenzo 2013 Marquez 2014 Marquez 2015 Lorenzo 2016 Marquez 2017 Marquez 2018 Marquez 2019 Marquez 2020 Mir 2021 Quartararo 2022 Bagnaia 2023 Bagnaia 2024 Martin 2025 Marquez  2026 …………….

Questo 2026 potrebbe essere la stagione in cui alcuni “numeri” potrebbero essere superati, cosa alquanto impensabile fino ad oggi.

Valentino Rossi con 76 vittorie è il Pilota più vincente dell’era MotoGP (89 in Top Class, considerando anche le 13 in classe 500).

Marc Marquez con 73 vittorie è a soli 4 GP dal superare le vittorie in classe MotoGP mentre ne mancano ancora 17 per superare le 89 totali in Top Class (500-MotoGP) di Valentino Rossi.

Attualmente nella classe Regina entrambi sono appaiati a 7 Titoli Mondiali, nel 2026 Marc Marquez potrebbe eguagliare 41 anni dopo (avrebbe dell’incredibile) gli 8 Titoli del Mito Giacomo Agostini, mai raggiunto nella storia del Motomondiale. Sul lato delle vittorie totali (123 e non 122) mancano ancora troppi GP (24) a Marquez per eguagliare Agostini.

Manca sempre meno all’inizio del Motomondiale.

Chi vedi come favorito!? Quali record verranno battuti quest’anno!?

LA TIGRE DELLA MALESIA – POST GP

È andato via in solitaria, come una Tigre, nella giungla del primo giro di Sepang. Ha prima risposto ad Acosta, poi è andato a prendere Bagnaia e li ha salutati entrambi con la manina sinistra, con la destra dosava perfettamente la manopola del gas giro dopo giro. Sembrava danzasse tra i cordoli, leggero, pulito, velocissimo. Ha vinto Alex Marquez, dopo aver matematicamente blindato il secondo posto nel Mondiale e portato il Titolo Mondiale Indipendenti al Team Gresini.

Un compasso, un artista, un fuoriclasse.

Alex Márquez oggi ha disegnato le curve di Sepang come si traccia un’opera d’arte. Ogni ingresso, ogni corda, ogni uscita: pennellate d’autore.

Sembrava di rivedere Max Biaggi nel 2002, quella M1 a carburatori che ballava leggera tra i cordoli. Oggi Alex Márquez ha ricordato al Mondo (non che ce ne fosse bisogno) perché è uno dei piloti più completi, eleganti e veloci dell’intera griglia.

Un applauso al Team Gresini, che ha impacchettato un gioiello capace di trasformare ogni curva in poesia.

E poi Pedro Acosta.

Un miracolo su due ruote, che continua a spremere una KTM che lo tradisce in uscita curva. Ha impiegato 14 giri per superare Bagnaia… con una Ducati l’avrebbe fatto in quattro curve. Il talento è lì, cristallino. Serve solo una moto degna di lui.

Bagnaia, invece, torna ai livelli di inizio stagione, ma conferma una sensazione che porto da Motegi: ha vinto solo perché Marc Márquez non aveva più nulla da rischiare, e ha scelto di chiudere il Mondiale lì.

Nel finale un problema tecnico, ma la verità è che non ha mai avuto il passo per impensierire Alex Márquez, che lo ha tenuto a mollo con freddezza da veterano, alzando i tempi solo quando serviva. Scelta discutibile quella della gomma M anteriore, probabilmente per evitare il confronto diretto diretto con Alex o c’è altro!?

Con una scelta inusuale monta una gomma media all’anteriore. Già prima della gara avevo espresso palesemente il mio dubbio al riguardo. Non sono stato smentito in gara, perché dopo la prima metà i suoi tempi si sono alzati mentre Alex ha continuato a martellare.

Anzi dal 13 giro ha cominciato a perdere mezzo secondo da Pedro Acosta, che lo ha passato non sul rettilineo bensì nel curvone con evidenti problemi in ingresso per Pecco (gomma davanti chiaramente finita). Cosa ancora più inusuale sia Luca Marini che Marco Bezzecchi hanno montato la Media anteriore, proprio come Bagnaia (guarda un po’). Bagnaia ha giustificato tutto con la bucatura dicendo che dal giro 12 ha accusato qualche problema, ma alcuni istanti prima, ad espressa domanda di Meda, Taramasso aveva dichiarato che la perdita di pressione era durata gli ultimi due giri….

Chi mente?

Marini le ha prese da Mir, Bezzecchi addirittura da Ogura. Chiaramente la scelta della media si è rivelata, come vi avevo anticipato nel pre-gara, disastrosa.

La domanda che mi pongo è “chi ha consigliato la Media anteriore” a Bagnaia ed ai compagni di Ranch Bez e Marini.

E infine, Joan Mir. Dopo mesi di buio, porta la sua RC213V sul podio: una vittoria morale gigantesca, un urlo liberatorio per lui e per tutta la Honda.

Attenzione a Pedro Acosta che a soli 26 punti da Bagnaia e 31 da Bezzecchi rientra in maniera dirompente sul podio Mondiale.

Per Bagnaia sarebbe una grandissima débacle uscire dal podio, dopo la cocente paga presa da Marc ma soprattutto da Alex Marquez. Bezzecchi resta il favorito ma le ultime prestazioni di Pedro Acosta, con una consistenza finalmente ritrovata, mi fanno pensare che possa chiudere sul podio.

Morbidelli ha chiuso con un gran ritmo nel finale, conquistando il quarto posto. Quartararo è quinto, penalizzato da un contatto con Morbidelli in curva 15 che lo ha costretto ad alzarsi. Di Giannantonio (VR46) è sesto, davanti a un ottimo Bastianini (KTM Tech3) che, partito 19°, è risalito fino alla settima posizione.

Marini (Honda HRC Castrol), Binder (KTM Factory) e Ogura (Trackhouse) completano la top 10, davanti a Bezzecchi (Aprilia Racing), solo undicesimo. Gli ultimi punti sono andati a Zarco (Honda LCR), Rins (Yamaha), Miller (Pramac Yamaha) e Chantra (Honda LCR).

 

Next stop Portimao

RAUL FERNANDEZ, PRINCIPE D’AUSTRALIA – PHILLIP ISLAND POST GP

Sull’isola di Filippo va in scena un Aprilia Track Day. Vincono Bezzecchi la Sprint e Raul Fernandez la gara. In assenza del gatto i topi sono tornati a ballare, un po’ come avevano fatto negli ultimi 5 anni. Casualità!?

Il weekend Australiano è uno dei più belli in assoluto, personalmente insieme al Mugello e ad Assen lo ritengo una perla del calendario MotoGP. Anche quest’anno non sono state deluse le aspettative con una bella sorpresa (che sorpresa non è) chiamata Raul Fernardez.

Il Pilota del Team TrackHouse è finalmente riuscito a vincere la sua prima gara in MotoGP dopo un attesa di quattro anni e grazie alle cure di Davide Brivio. Raul Fernandez è l’emblema lampante di come la troppa “fretta” nel ricercare giovani fenomeni alle volte possa fare realmente perdere la strada col rischio di perdere il treno giusto. Fortuna vuole che Raul abbia il portafogli bello gonfio e qualche sponsor di alto livello altrimenti avrebbe fatto la fine di Gardner e Lecuona per dirne due.


Il mattatore del weekend è senza Marc Bezzecchi, autore di un weekend fantastico e che paga la cazzata fatta nel GP scorso. I due Long Lap Penalty gli sono costati una sicura vittoria. Era nettamente il più veloce nel weekend e si è preso il 3° posto nel Mondiale ai danni di Pecco Bagnaia.

Rimane da chiedersi quanto questa RS-GP sia andata avanti con lo sviluppo e se Aprilia riuscirà a fare quello step in più per giocarsela con Ducati. Quanto margine di miglioramento ha questa Aprilia, in virtù del fatto che dal prossimo anno saranno giocoforza concentrati sulla nuova 850 per il 2027!?


È un ottimo weekend anche per Pedro Acosta che finalmente ha preso atto che la sua moto non può portarlo alla vittoria a meno che non si allineano i pianeti. Prende quello che riesce ed è un ottimo podio nella Sprint ed una TOP5 in gara. A fine anno può puntare alla TOP5 nel Mondiale, un miracolo con quella Moto. E se consideriamo che Aldeguer ha già vinto la sua prima gara e Raul Fernardez c’è riuscito pure mi chiedo quanto sia “sfortunato”. Sembra il Leclerc della MotoGP.


La Ducati vive l’ennesima crisi in questo Mondiale 2025. A detta degli esperti da divano mai saliti in moto, è doveroso precisarlo.

Siamo talmente tanto abituati al dominio Ducati, siamo talmente tanto abituati al livello altissimo dell’asticella posta in MotoGP da Borgo Panigale che basta una gara senza vittorie per gridare allo scandalo.

Nel weekend a Phillip Island è, di nuovo salita sul podio, con Di Giannantonio questa volta. Senza contare che manca Marc Marquez, il quale vinse lo scorso anno con la GP23 figurarsi con la GP25 cosa avrebbe combinato. Aprilia oltre a scusarsi… ringrazia!

Alex Marquez mette punti in cascina blindando il secondo posto, Franco Morbidelli ormai gareggia in un campionato parallelo di un’altra galassia. Il resto è noto a tutti.

TEMA GIAPPONESE. 

La Honda zitta zitta, quatta quatta, mette dati e fieno in cascina con il buon Luca Marini che la porta sempre al traguardo. Molti si chiederanno cosa ci faccia li, ma in realtà Luca è un Pilota di una costanza incredibile che raramente fionda in terra. È molto più utile lui di Joan Mir che ama sdraiarsi e farsi sdraiare, molto più utile di Zarco che ha scambiato la ghiaia per i Campi Elisei del Gladiatore e ci si butta dentro, molto più utile di quel tipo asiatico che passeggia in pista. 

In casa Yamaha invece è sempre più notte fonda, Quartararo parte dalla pole ma in gara si perde come tutti gli altri del resto.

Considerazioni personali…

Il Mondiale è finito. Il gatto non c’è ed i topi ballano. Film già visto.

 

Francky