MIT’S CORNER: LE NON PAGELLE DI ZANDVOORT

Nella ridente cittadina di Zandv…

Nella “Rimini d’Olanda” si è svolt…

Al culmine dell’estate oland…

Non riesco a cominciare geograficamente questo articolo senza mettermi a ridere all’idea che questo angolo di mondo sia considerato un luogo di vacanza. L’unica cosa che Zandvoort può testimoniare è l’infinita capacità di adattamento che l’homo sapiens è in grado di porre in essere nei meandri evolutivi della sua storia. O forse no? Non è forse più logico pensare che Zandvoort, preteso luogo di vacanza, rappresenti piuttosto la spiegazione del perché ogni anno migliaia e migliaia di olandesi si mettano in auto per percorrere i 1500 km che li separano dalle spiagge italiche dell’adriatico settentrionale?

Va poi considerato che la cittadina che contende a Zandvoort il titolo di “rimini olandese” (non c’è bisogno che chiediate il permesso di ridere) è Wijk-an-Zee, un 30 km più a nord lungo la costa, effettivamente la supera di gran lunga… in bruttezza! grazie alla sua spiaggia (spiaggia?!) circondata dai monocromatici panorami di acciaierie ed altoforni della Tata Steel e che cionondimeno risulta essere ogni anno la sede di uno dei tornei di scacchi più ricchi di storia del mondo degli spingilegna. Torneo che si tiene rigorosamente al chiuso per evitare che i suddetti spingilegna si deprimano guardando il panorama e diano il meglio di sé sulla scacchiera. Che poi “panorama” non mi pare neanche parola granché adatta…

Panorama che viene risparmiato anche ai piloti di Formula 1 grazie alle piccole ma ben piazzate dune che separano il circuito dall’ambiente circostante e consente ai piloti di concentrarsi al meglio tra le sue curve tortuose senza intristirsi. La stessa cosa, cioè evitare di intristirsi, è stata pensata per gli spettatori, sapientemente piazzati in tribune rigorosamente spalle al mare, annaffiati da fiumi di birra e intrattenuti per tutto il tempo dagli instancabili unz-unz-unz di qualche DJ ambulante e passato lì per caso giacché i migliori (può applicarsi il comparativo migliore al sostantivo DJ?)  sono probabilmente impegnati a storpiare le orecchie degli olandesi più furbi, piazzatisi su coste ispaniche o italiche per le loro holidays.

Uno strano circo, insomma, messo in piedi per dissacrare il rito motoristico manco si fosse a Miami o a Las Vegas. C’è da chiedersi cosa sia peggio: pagliacciate come queste o le desertiche rappresentazioni motoristiche della penisola arabica?

Fortunatamente il circuito in quanto tale, pur diverso da quello che ha gloriosamente attraversato diverse ere della Formula 1, mantiene notevoli livelli di interesse dal punto di vista tecnico e se si riesce a evitare di guardare gli spettatori ballare come zombie ci si può concentrare nel vedere i piloti e l’impegno che devono mettere nelle complicate curve del toboga (bella definizione che prendo in prestito da Marc Genè) olandese, quest’anno reso ancora più difficile dal ballerino meteo che il Mare del Nord ha riservato ai nostri eroi.

Ma bando alle ciance e veniamo alle non-pagelle!

VERSTAPPEN

Poteva il nostro eroe esimersi dal dominare, anzi stra-dominare, il Gran Premio di casa? Considerata la festa sugli spalti messa in piedi apposta per lui allora la risposta è: certamente no! Max comincia lo show già il sabato in cui, tra uno scroscio di pioggia e l’altro, decide di dare ai suoi colleghi delle lezioni di guida gratuite su come si conduce una vettura di Formula 1. Ma che dico “lezioni di guida”? un vero e proprio Master! Anzi no, mi spingo fino alla topica formulazione di Doctoral Lecture che Harvard, Oxford e Cambridge scansate! I 6 decimi dati al secondo (un a dir il vero “falloso” Norris) e soprattutto gli 1.3 secondi dati a Perez sono lì a dimostrarlo. E’ stato un vero e proprio piacere vedere la mirabile precisione con cui Max ha affrontato tutte le difficili curve della sua Zandvoort. L’attenzione al dettaglio, che ho spasmodicamente cercato tra le inquadrature di Sky, spiccava ad ogni curva, ad ogni giro e cambiava con implacabile giustapposizione ad ogni configurazione climatica. Semplicemente straordinaria la sua capacità di scovare le microvariazioni di traiettoria necessarie per gestire il mezzo sul bagnato. In questo ambito il confronto con i grandi del passato che sul bagnato (parlo di quelli che ho potuto analizzare io, quindi da Senna in avanti) hanno fatto sfracelli è d’obbligo. Senna era… magico perché del bagnato sembrava infischiarsene. Affrontava il circuito secondo le traiettorie migliori come se fosse sull’asciutto ma con una sensibilità e un controllo talmente alti da spiazzare ogni tentativo di capire come ci riuscisse. Guidava “sulle uova”, sì, ma come nessun altro. Schumacher forse era più “fortunato” di Senna nel senso che sul bagnato il suo peculiare stile di “raddrizzamento” delle curve ne beneficiava parecchio. Non aveva altro da fare che assecondarlo: facile a dirsi… Ad ogni modo, grazie al suo stile, aveva meno da preoccuparsi rispetto alla possibilità di girarsi in ogni dove e poteva concentrarsi sull’efficienza generale del suo giro. Raikkonen è stato il più intuitivo e probabilmente quello che più ha anticipato lo stile di Verstappen giacché “quando aveva voglia” (gli esperti sanno che questa locuzione va anteposta ad ogni valutazione tecnica sul Kimi pilota) intuiva le modifiche da apportare alle traiettorie ideali in favore di quelle che più consentono alla vettura di sviluppare velocità nonostante il poco grip. Vettel aveva in Schumacher non solo il modello sportivo ma anche quello tecnico e sul bagnato cercava di raddrizzare le curve più strette esattamente come il suo idolo (a cominciare dalla straordinaria Monza 2008). Alonso è stato forse il più camaleontico di questa cinquina e, pur non avendo mai amato il bagnato, sapeva certamente come destreggiarsi alternando all’inizio della carriera uno stile a là Schumacher e poi, forse influenzato dalla convivenza con Hamilton, uno più fluido. Hamilton, quantomeno prima di approdare in Mercedes, è quello che più si è avvicinato a Senna come stile cioè cercando sempre le traiettorie migliori (quelle da asciutto per intenderci) contando sulla sua straordinaria sensibilità per stare in pista. E venendo infine a Max troviamo lo stile più “scientifico”, ossia quello di cercare le traiettorie più utili, se così si può dire, per tenere alta la velocità in curva: disegnare traiettorie più larghe nelle curve con leggera pendenza sull’interno o al contrario, studiando il drenaggio sull’interno per anticipare o posticipare a seconda dei casi l’entrata. Stile che deve aver sviluppato sin da ragazzino perché lo ha messo in mostra magistralmente sin dalla straordinaria Brasile 2016 e che da allora mostra ogni volta che Giove Pluvio decide di farsi bello di fronte alle telecamere di Sky (e ammesso e non concesso che la direzione gara glie lo consenta visto che sul bagnato si è via via corso sempre meno). Ad ogni modo anche Zandvoort non ha fatto eccezione. Lo scroscio subito dopo la partenza non l’ha minimamente scalfito e dopo il pit non ha dovuto dannarsi l’anima per rientrare su Perez, girando due secondi (!!!) al giro più veloce: l’aiutino ricevuto nel pit anticipato rispetto a Checo non era davvero necessario. Poi conduce alla grande e in gran controllo girando mediamente tra i 7 e i 9 decimi più veloce degli inseguitori (quorum Perez): supponendo che fosse in controllo è stato semplicemente strepitoso. L’impetuoso scroscio d’acqua nel finale avrebbe dovuto rendere la vita più difficile a Max (anche se sono pronto a scommettere che sulle rain avrebbe girato sui 2.5/3 sec più veloce di chiunque) ma il botto di Zhou ci ha privato, se non del batticuore quantomeno dell’incertezza del risultato finale. Incassa l’ennesima vittoria ostentando, sul podio, uno sguardo un po’ imbarazzato: forse la pensava un po’ come me sull’esagerazione della esaltazione fatta dai suoi connazionali che, con tanto di re, regine, torri e alfieri, gli tributava un inno nazionale cantato in diretta da una tizia in evidente stato di trance idolatra. Si dice che per lui ormai non ci siano più parole però dobbiamo sforzarci di trovarle perché se le merita tutte. E comunque poco male: la matematica sta per dargli il terzo.

ALONSO

Alonso torna ad essere Fernando il magnifico, complice una vettura particolarmente a suo agio nei tortuosi meandri di Zandvoort. Non ho ben capito se Aston abbia portato degli aggiornamenti o sia stato solo un caso, lascio a chi ha più notizie di me dare le opportune valutazioni, ma il fatto che Stroll in Q2 si sia preso 7 decimi e non abbia fatto Q3 (anche al netto del mio personalissimo e opinabilissimo pallino che il suo infortunio ai polsi, in particolare quello sinistro, rimediato a inizio stagione lo stia ancora condizionando) e che in gara non sia stato neanche lontanamente al livello del nostro la dice lunga sulla prestazione di Fernando. E tutto questo con un muretto che non si è mostrato all’altezza in occasione dello scroscio iniziale (ha ritardato non poco il primo pit) sia in occasione di quello prima dello scroscio finale ove un pasticcio con la pistola gli ha fatto perdere secondi preziosi. Bellissimo sia il doppio sorpasso fatto nel primo giro a Russell ed Albon in curva 3 (nonché al giro dopo su Norris sotto il diluvio) e il suo duello finale con Max: per un paio di giri c’è stata l’impressione che Fernando potesse provare a infastidire davvero Max e stavolta credo ci abbia provato ma non appena Max ha deciso di spingere non c’è stato niente da fare. Comunque il titolo di migliore degli altri è strameritato.

GASLY

Il buon Pierre, dopo un inizio di stagione un po’ incerto, sembra che finalmente stia ritrovando la forma che gli conoscevamo. Ieri è stato MVP di giornata non tanto e non soltanto per il podio, comunque risultato eccezionale, quanto per il modo in cui l’ha conquistato. Ha cominciato il sabato mettendo a distanza siderale lo smarrito compagno di squadra e poi domenica, complice una buona partenza e l’azzeccata scelta di pittare subito che l’ha issato ai piani alti. E poi, in questi piani alti, ci è rimasto sfoderando un ritmo eccezionale, perché totalmente inatteso da una Alpine, e una grinta altrettanto notevole in occasione dei duelli con Sainz. Splendido infine negli ultimi giri quando, consapevole della penalità di 5 sec inflitta a Perez appena davanti a lui, l’ha tenuto tranquillamente sui due secondi beneficiando infine del terzo posto sul podio. Ribadisco il ritmo notevole espresso in gara che è stato del tutto simile a quello di Perez e Alonso: in una fase girava con tempi secondi solo a Max (tipo: Max in 15.2 e lui in 15.8 tutti gli altri sopra il 16).

PEREZ

Dopo il semi-incoraggiante GP di Spa Checo torna a sprofondare nell’anonimato. 1.3 sec presi in qualifica, peraltro in un circuito da 1.11, sono un’infinità e non penso che le mutevoli condizioni del clima durante le qualifiche siano sufficienti a giustificarlo. Con una RBR non puoi finire 7° in qualifica, suvvia! A inizio gara si è dimostrato il più sagace là davanti pittando immediatamente e potendo così beneficiare di un bel regalo da parte del clima. Ma non si è meritato nulla perché dopo girava praticamente con lo stesso ritmo di Zhou (che in quel momento era secondo) cioè quasi 2 secondi più lento di Verstappen. Si è già detto che il regalo a Max con il pit anticipato non era necessario: Checo sarebbe stato mangiato senza problemi. Il ritmo successivo è stato di 6/7 decimi, e oltre, più lento di quello di Max il che, sempre considerando la pista così corta, è veramente scadente. Ciononostante, aveva il secondo posto alla portata ma quando è arrivato lo scroscio nell’ultima parte di gara prima si è girato alla 1, manco fosse un rookie alle prime armi, e poi si è stampato sul muretto di entrata ai box che non l’ha fatto frenare abbastanza per rientrare nello speed limit della corsia box e incorrendo così nella fatale penalità di 5 secondi che lo ha privato del podio. E a questo proposito se è giusto riconoscere i grandi meriti di Gasly nel tenerlo nella finestra e altrettanto giusto riconoscere i demeriti di Checo che negli ultimi giri avrebbe potuto tenersi alle caviglie di Alonso ma non l’ha fatto (o non c’è riuscito…). Per sua fortuna, ammesso che si possa parlare di fortuna, Ricciardo si è infortunato e il rischio di sostituzione in corso di stagione si allontana. Tuttavia, gare così insipide continueranno a far starnutire il vecchio Helmut…

SAINZ

Bravo Carlos! Con la SF-23 vista a Zandvoort non c’era da scherzare (citofonare Leclerc) e lui ha saputo domarla quanto basta per portarsi a casa un risultato che per come si erano messe le cose nel week end non sembrava affatto alla sua portata. Va detto che le due Mercedes, le due McLaren e Albon hanno fatto di tutto per aiutarlo, con strategie ridicole che lo hanno avvantaggiato. Ma va anche detto che Sainz è rimasto attaccato alla gara con i denti anche a dispetto di una vettura ben poco performante. Bello il duello con Gasly, alla fine perso ma non senza combattere, e bravissimo anche alla fine a resistere ad un Hamilton che ne aveva decisamente di più. Se non altro un buon auspicio in vista di Monza: non si sa come andrà la Ferrari in quel circuito (ormai è un lancio di dadi ogni volta) ma almeno sappiamo che Carlos non si tirerà indietro. Solido!

E ora raggruppiamo tutti i delusi.

HAMILTON-NORRIS-ALBON-PIASTRI (e RUSSELL)

Perché li raggruppo? Perché i loro muretti ne hanno combinata una più di Bertoldo vanificando tutte le loro ambizioni, che pure c’erano, per questo GP. Cominciamo da Albon che è stato incredibilmente lasciato fuori durante il primo scroscio a prendersi della gran acqua oltre che 5 secondi e più al giro da quelli che avevano messo le Intermedie. Ma che senso ha avuto? Vero che la pista aveva dimostrato di asciugarsi in fretta già nei giorni precedenti ma onestamente, in un circuito così corto, la scommessa non aveva alcun senso. Stesso identico discorso per Piastri. Entrambi, per quanto poi si siano dannati per cercare di raddrizzare la gara non hanno potuto far altro che accontentarsi delle posizioni di rincalzo. Le comiche si sono viste ai box Mercedes che prima non capiscono di dover pittare subito, mettendo entrambi i piloti nelle ultime posizioni, e poi mettono le bianche al povero Russell costringendolo a correre come un nonnetto in gita domenicale. Di solito si dice “eh ma sai, col senno di poi…” e no! Qui era ovvio anche per un divanista come il sottoscritto che le bianche, con quel clima, non avevano alcun senso! Hamilton ha fatto comunque una buona gara mostrando però una certa reticenza in fase di sorpasso: non si è preso mai nessun rischio in quella lunga fase di gara dietro a Norris – vero che questi aveva DRS da Tsunoda ma l’Hamilton del 2012 (per citare un’annata a caso pre-Mercedes) qualcosa in più l’avrebbe tentato di sicuro. Basta solo dire che con il ritmo che aveva se avesse evitato di passare tutto il tempo che ha passato dietro al duo Tsunoda-Norris il podio era certamente alla sua portata (anche al netto dell’eccellente Gasly di oggi). Discorso solo leggermente a parte merita Norris il quale, dopo la buona qualifica, aveva giustamente ambizioni da podio ma tra una partenza non ottimale, il pit iniziale ritardato, e il non essere stato capace di superare Tsunoda per un sacco di giri gli fa meritare un votaccio. Mah!

NOTE DI MERITO

Il già citato Tsunoda, pur lento, le ha provate tutte per provare a finire a punti e per un bel po’ c’era riuscito contenendo Norris e Hamilton per quasi metà gara. Scommette sulla durata delle rosse un po’ troppo.

Liam Lawson debutta in tutta fretta a causa dell’infortunio di Ricciardo. Usa la qualifica per prendere le misure alla vettura e finisce, non inaspettatamente, ultimo. Tuttavia, la gara non solo la porta a termine ma riesce a stare nel gruppone là dietro con una certa facilità, finisce davanti a Tsunoda (grazie alla penalità di quest’ultimo a onor del vero ma intanto è davanti) e, soprattutto, in una gara così complicata non commette nessun errore. Bravo!

NOTE DI DEMERITO

Sargeant e Zhou per i botti. Vero che la gara è stata molto complicata ma non è bello per il proprio futuro far vedere che non si riesce a gestirla. Ma se il botto di Zhou è in qualche modo giustificabile dalle condizioni proibitive (è uscito dov’è uscito Perez) molto meno lo è quello di Sargeant, parso un po’ gratuito, che potrebbe rappresentare l’ultimo chiodo sulla sua bara sportiva. Peccato per lui perché a Spa non era andato poi così male e in qualifica aveva colto un’inaspettata Q3 che poteva far ben sperare.

Leclerc si è ritrovato una Ferrari impazzita in quel di Zandvoort e forse non meriterebbe di stare nelle note di demerito ma prima il botto in qualifica e poi i pasticci in gara che hanno portato al danneggiamento della vettura sono comunque figli della sua frustrazione. A parziale giustificazione va detto che il comportamento erratico dell’anteriore della sua vettura era così intenso da essere visibile ad occhio nudo (quantomeno al mio) ben più di quello del suo compagno di squadra: di chi sarà la responsabilità? Sua che ha chiesto un certo tipo di assetto? Del suo ingegnere che non ha saputo gestire e capire i dati? Sta di fatto che Monza non si presenta certo sotto i migliori auspici.

NOTE DI ANONIMATO

Ocon, nonostante il punto raggranellato, fa un week end distante anni luce dal compagno di squadra e considerato il garone che aveva fatto a Spa è tutto dire. Qui non si è mai visto e conferma che la costanza non è certo il suo miglior pregio.

Stroll dovrebbe stare nelle note di demerito, visto il risultato del suo teammate ma siccome non si è mai visto (magari stava pensando al Roland Garros!) gli do il beneficio d’inventario dell’anonimato. Anonimato in cui sprofondano sempre più le Haas con Magnussen che nonostante la perfetta chiamata del primo giro che lo issa in 7° posizione passa i successivi giri a farsi sorpassare da chiunque.

Infine: qualcuno ha visto Bottas? Corre ancora?

 

Ci vediamo a Monza!

 

Metrodoro il Teorematico

BASTIAN CONTRARIO: LA PROVA DEL NOVE

Singolare che il mio ultimo “Bastian contrario” si intitolasse “Piove sul bagnato”, considerando quanto abbiamo visto domenica scorsa in Olanda. Ora, sebbene ogni GP è scontato, sia per come finisce per Red Bull e sia per come finisce per Ferrari, mi tocca comunque diversificare, altrimenti mi mandate a quel paese ed il direttore non mi fa passare nemmeno una riga.

Ad ogni modo ci pensa il buon Max a titillare la mia fantasia, con quelle nove dita protese verso il cielo. Godi fin che puoi fanciullo, perché questo è il tuo momento e, indipendentemente a come la Red Bull sia arrivata ad avere questa macchina da guerra chiamata RB19, è anche vero che l’olandese si fa trovare, al ritorno dalle vacanze e davanti al pubblico di casa sua, preparato ed in uno stato di forma eccezionale. Per lui la prova del nove è superata a pieni voti. Il campione dei bibitari, raggiunge le sue nove vittorie di fila, eguagliando così il record di Vettel che, guarda caso, anche il tedesco le ha ottenute proprio con Red Bull Racing. Resta solo da capire cosa capiterà al buon Max, quando e se lascerà la sua attuale squadra e soprattutto se vorrà continuare ancora a correre. Farà la fine di Vettel oppure scriverà nuovamente pagine di storia? Inutile starci a pensare ora, il presente è qui ed ora e questo ci dice che la maturità e la fiducia acquisita da Verstappen è impressionante. Anche in quelle difficili condizioni e soprattutto quando il compagno gli ha fregato la prima posizione, fermandosi prima di tutti, non ha battuto ciglio facendo la sua gara recuperando giri su giri… anche perché, nel frattempo, c’ha pensato anche la sua squadra a far capire a Perez chi è che decide le strategie. Posso tranquillamente sorvolare sulla sterile polemica “della macchina diversa” tra i due alfieri bibitari eppure (c’è sempre il trucco!), non mi si venga a dire che c’è equità di comportamento da parte della squadra nei riguardi dei due piloti, perché la Red Bull è dei Verstappen’s.  Mi si conceda almeno l’ingenuità di chiedere che motivo c’era di comportarsi in questo modo così eclatante, considerando il passo di Max e, soprattutto, il suo vantaggio in classifica? Beh certo, non volevano rovinare la festa del campione davanti al suo pubblico, eppure dubito che Verstappen non sarebbe riuscito comunque a raggiungerlo e superarlo… e meno male che “i nostri piloti sono liberi di gareggiare tra loro” sigh!

Chi ha dato prova di non temere nessun esame è stato l’immenso Alonso, il quale, combattendo contro le avversità meteorologiche, i casini che sono successi in pista, contro la sua stessa squadra e contro l’irraggiungibile campione olandese, ha dato prova per l’ennesima volta di cosa è capace. Aston poco prima della pausa estiva, sembrava aver perso la bussola tecnica, passando dall’andare sempre a podio a scenderci definitivamente. Evidentemente la scuderia di Stroll sr, non ha né il budget né il reparto tecnico di Red Bull e questo è chiaro. Evidentemente Dan Fallows prima dell’estate avrà fatto il punto della situazione e per fortuna gli aggiornamenti portati hanno funzionato a dovere. Date una macchina buona allo spagnolo e lui ne farà un’arma affilatissima. La verità è che Aston Martin, prendendo Alonso, ha fatto tredici come si suol dire, perché ci possiamo girare attorno quanto volete eppure se volete capire dove si troverebbe la squadra inglese realmente basta guardare il compagno. Paragone impietoso direte voi, chi se ne frega dico io! Lance ha deciso di correre e confrontarsi con i migliori al mondo, quindi si assuma le sue responsabilità e si rimbocchi le maniche se ancora gliene sono rimaste, anche perché fino all’anno scorso, che aveva dall’altra parte del box il campione tedesco, tutta questa differenza così marcata tra i due non c’era. Non so Vettel cosa sarebbe riuscito a fare con questa AMR23, dubito fortemente che avrebbe espresso quello che sta facendo vedere Fernando e, soprattutto, rimettete nel cassetto la malsana idea che se l’attuale monoposto va forte è anche grazie al suo apporto, perché queste sono favole per tifosi tossici. Fernando Alonso, a quarantadue anni suonati, che emerge da quelle nuvole d’acqua e da lezioni di guida a tre quarti di griglia, “first the man than machine” si dice e così è stato. Un pilota, che fino a quando gli batterà il cuore in petto, lotterà fino alla fine senza mai arrendersi… si dia a Cesare quel che è di Cesare e fatemi celebrare una leggenda vivente, che ha raccolto molto meno (anche e soprattutto per colpa delle sue scelte), rispetto al talento che il Padreterno gli ha regalato! L’unico limite di Nando è l’età, allora godiamocelo finché avremo la fortuna di poterlo vedere in pista.

Chi la prova del nove non l’ha superata ed anzi, dovrebbe ritornare a calcoli più elementari, è la Ferrari. Domanda: cosa sarebbe successo, cosa si sarebbe scritto, cosa diavolo si sarebbe detto, se al muretto domenica scorsa, mentre i meccanici avevano le ruote invisibili accanto a sé, ci fosse stato Binotto? Chiedo. No perché ho letto che queste cose non le avremmo più viste e che monsieur Vasseur, al comando del timone, avrebbe dato la sferzata necessaria per cambiare la situazione. Ciò che trovo aberrante, e comico nel contempo, è che fino all’anno scorso quando succedeva un problema di qualunque sorta, la colpa era di Binotto, mentre ieri la colpa era della squadra. Ci sarebbe da ridere se non fosse che la situazione è davvero tragica. Non mi si venga a dire che Frederic è in squadra da poco, perché sebbene per sfornare una macchina nuova ci vuole un anno intero (per non parlare di creare una squadra vincente!), è anche vero che certe problematiche si possono e si devono risolvere al momento. LeClerc pare abbia chiamato in ritardo il suo rientro (il monegasco, non ha fatto altro che fare quello che ha fatto Perez, anticipando tutti e se fosse riuscito nell’intento si sarebbe trovato in testa o quantomeno nelle prime posizioni) e posso anche ingollare questa scusa, solo, mi chiedo al muretto e quindi ai box, dove vivevano nel momento che si abbatteva Giove pluvio sul circuito… nelle assolate Maldive?! Possibile che non abbiano saputo leggere la realtà e che quindi sarebbe stato inevitabile che i piloti sarebbero rientrati per mettere gomme da bagnato? Non ci sono scuse che reggano, non ci sono giustificazioni, è un dato di fatto che l’attuale corso, voluto dal duo Elkann Vigna, è completamente fallace; è un dato di fatto che con la dipartita di Binotto e dei tecnici che l’hanno seguito (volontariamente… un motivo ci sarà!) le cose sono palesemente peggiorate. Come poteva essere altrimenti? Una squadra completamente allo sbando, schiacciata dalla pressione mediatica sempre più crescente e che durante le prove libere ha palesato tutto il suo marasma e ci siamo dovuti sorbire anche la panzana che se avevano difficoltà era perché stavano provando degli assetti per Monza… a Zandvoort! Non mi bastano tre Bastian Contrario per esprimere tutto il disappunto che ho nei riguardi di quello che stanno facendo alla mia scuderia del cuore e, credo, servirebbe comunque a poco, perché tanto chi comanda se ne frega altamente del disappunto degli appassionati, altrimenti avrebbe agito diversamente. Intanto si va a Monza con il potenziale annuncio del rinnovo di Charles il quale, al netto degli errori che commette (se sei costretto a spingere, le probabilità di sbagliare aumentano), non gli rimane che spillare più soldi possibili, come hanno fatto tutti prima di lui… Ferrari non sarà in grado di superare la prova del nove, almeno quella di contare i soldi da dare ai campioni che trita lo sa fare eccome

 

Vito Quaranta

MAX VINCE IL GP DI VERSTAPPENLAND. LA FERRARI GALLEGGIA.

4 (quattro) settimane di pausa sono lunghe. Se poi la ripartenza è un GP dal risultato scontato, su un circuito che è in pratica il salotto di casa di colui che ha ucciso il mondiale, passa la voglia di ricominciare.

In una moltitudine di bandiere rosse, fra prove libere e qualifica corsa sul bagnato, l’eroe nazionale conquista la pole position ridicolizzando gli avversari e, soprattutto, il suo compagno di squadra che è sempre più l’ombra di se stesso (non che prima brillasse particolarmente). Da segnalare il brutto infortunio occorso a Ricciardo, che lo costringerà a ad uno stop di diverse gare, dando l’opportunità a Lawson (Liam, non Eddie) di debuttare in Formula 1.

Le qualifiche hanno mostrato McLaren e Alonso in gran forma, e Ferrari in grande difficoltà, con Leclerc che la mette a muro in Q3 nel disperato tentativo di strappare un buon tempo (e ci stava riuscendo).

Si spengono i semafori e immediatamente inizia a piovere forte. Alla fine del primo giro si fermano Perez e Leclerc, ma per il ferrarista le gomme non sono pronte e perde oltre 10 secondi. Due dei primi tre, Verstappen e Alonso, si fermano solo alla fine del secondo giro, quanto basta per perdere la leadership della gara, a favore di Perez. Norris e Russel aspettano un altro giro, e sprofondano nelle ultime posizioni. 

Dopo il caos iniziale, al giro 6 Perez comanda con 11 secondi di vantaggio su Zhou e 12 su Verstappen. Al giro 7 Max supera il cinese e guadagna ben 4 secondi sul compagno di squadra.

Al giro 9 la pista è già asciutta, e alcuni piloti rimontano la gomma slick. Fra i primi vi sono Alonso e Sainz al giro 10, mentre al giro 11 si ferma Verstappen seguito da Leclerc, cui viene anche sostituita l’ala danneggiata al primo giro in un contatto con Piastri.

Perez viene ovviamente fermato dopo il compagno, e perde la prima posizione a favore di Max, con Alonso terzo.

Al giro 16 Latifi, pardon, Saergant va a sbattere ed esce la Safety Car. La gara riparte dopo 5 giri, e le due Red Bull si involano senza problemi.

La gara prosegue senza grandi emozioni (a parte le rimonte di Norris ed Hamilton a suon di sorpassi) fino al giro 42, quando inizia l’ultima tornata di pit-stop. Il primo a fermarsi è Sainz, seguito al giro successivo dal compagno di squadra, che, relegato nelle ultime posizioni causa danneggiamento al fondo, non riparte. Si ferma anche Norris, che era rimontato fino all’ottava posizione, ma era rimasto inchiodato dietro Tsunoda. 

Al giro 46 è il turno di Perez e Hamilton. Il pit-stop ritardato fa perdere a Gasly la quarta posizione, a favore di Sainz. Al giro 49 si ferma Alonso, che è però vittima di un pit-stop molto lento, e Carlos sale così in terza posizione. Al giro 50 è il turno di Verstappen che chiude l’ultima serie di soste.

Al giro 52 Nando si riprende imperiosamente la posizione sul podio. La differenza di velocità fra Ferrari e Aston Martin è a dir poco imbarazzante. E poco dopo anche Gasly si riprende la quarta posizione, facendo ritornare lo spagnolo della Ferrari in quinta.

Come previsto, al giro 61 ritorna la pioggia. Ancor prima che diventi battente, si fermano ai box Perez, Sainz e Gasly. Per il messicano, lo stop è molto lento, perchè i meccanici non sono pronti. Al giro successivo di fermano Verstappen e Alonso. L’ordine dei primi non è cambiato, ma piove veramente molto forte e Perez va lungo in curva 1, perdendo la prima posizione. 

Verstappen si ferma per mettere la full wet, e contemporaneamente viene attivata la virtual safety car, perchè Zhou ha messo la macchina a muro. Si ferma anche Perez ma immediatamente viene esposta la bandiera rossa, perchè la pista è diventata impraticabile e l’uscita del cinese della Sauber ha danneggiato le barriere.

La gara viene fatta ripartire per percorrere gli ultimi 7 giri, di cui i primi due dietro Safety Car. Le posizioni però non cambiano a parte la terza, che va a Gasly grazie ad una penalità comminata a Perez per eccesso di velocità al box. 

Finisce così con Verstappen vincitore in casa per la terza volta consecutiva, e in stagione per la nona, eguagliando così Sebastian Vettel. Al secondo posto un immenso Fernando Alonso, autore anche del giro più veloce, oltre che di un sorpasso incredibile al primo giro. Terzo Gasly un altrettanto bravo Gasly, rimontato dalla dodicesima posizione. Seguono Perez, Sainz, Hamilton, Norris, Albon. autore di un ottimo week-end, Piastri e Ocon.

Prossima fermata: Monza, fra solo una settimana. Risultato: scontato.

P.S. Leclerc sabato ha detto che la SF-23 passa improvvisamente dal sottosterzo al sovrasterzo. Per avere un bilanciamento accettabile hanno dovuto montare un’ala da medio carico, quando, su un circuito come quello olandese, ci vorrebbe un’ala da alto carico. E venerdì Cardile aveva affermato che la vettura ha un problema di fondo che non si può risolvere, e che tutto il lavoro in galleria è concentrato sul 2024. Da qui a fine anno ci si dovrà, quindi, accontentare. Come, del resto, è accaduto quasi ogni stagione a partire dal 2009.

P.S. 2 il povero Elio De Angelis nel 1980 definì quello di Imola un kartodromo, per via della sede stradale stretta e dei limitati spazi di fuga. Chissà cosa avrebbe detto dello Zandvoort del 21° secolo, lui che su quello del secolo scorso ci aveva corso.

P.S. 3 Alonso, oltre che avere fatto una magnifica gara, ha stabilito il record di maggiore distanza fra il primo e l’ultimo podio. 20 anni e 5 mesi. Fra tutte le occasioni perse dalla Ferrari negli ultimi 15 anni, lui è quella più grossa. Fosse rimasto, con un’altra mentalità nella dirigenza, e un team principal come si deve, sicuramente non avremmo visto 7 anni di dominio incontrastato Mercedes.

F1 2023 – GRAN PREMIO D’OLANDA

Olanda, terra d’emozioni! Quasi tutte a pagamento come insegna chiunque sia stato ad Amsterdam. Contrariamente a suddette emozioni l’unico interesse ancora vivo del Campionato in corso non riguarda chi vincerà WDC e WCC quanto piuttosto se Redbull riuscirà o meno a vincere tutte le gare stagionali. Sinceramente non so cosa augurare loro: se vinceranno tutte le gare per il semplice motivo di aver lavorato meglio di tutti (mi spiace per l’amico Seldon e la sua fisima per il budget cap violato nel 2022 ma se per essere “legalisti” Ferrari intende farsi beccare col sorcio in bocca dalla Federazione e non accennare uno straccio di difesa quando viola il regolamento non è colpa di Milton Keynes) son ragionevolmente certo che la già citata Federazione si inventerà qualche deroga al regolamento tecnico 2024 (su spinta di Liberty Media) affinchè non accada mai più. Ricordiamoci sempre che il DRS è magicamente apparso dopo che Alonso non riuscì a passar Petrov nonostante un passo gara migliore di quasi due secondi (a pista libera). Messe  da parte le ovvietà visto il chiaro intento di non annoiarvi oltremisura data l’oltremodo emozionante (sic, ma è colpa degli avversari della RB) stagione in corso fedele al mio stile vi regalo un altro bel tour di……..Memory Lane

Prima vittoria di James Hunt (ed unica della Hesketh) in F1 che doma l’arrembanza di Sua Santità sulla sua 312T. Sul podio è festa grande col secondo che festeggia sinceramente il primo per il suo battesimo dello champagne. Altri tempi, altri uomini, altri piloti

Sua Santità è nel bel mezzo della convalescenza dopo l’incidente del Nurburgring e Ferrari torna alle gare dopo l’insana decisione di non  partecipare al Gp d’Austria per polemica con la Federazione. Decisione che con ogni probabilità costò a Maranello il titolo Piloti visto l’andamento di quel GP a Zeltweg e la forma della 312T2. In Olanda vince Hunt per il secondo anno di fila

Il capolavoro di Furia: dopo le Qualifiche gli viene comunicato che Goodyear ha assegnato un treno di gomme nuove ad Andretti al che la prende con calma/dignità/classe ossia si dirige a passo di corsa presso il Motorhome Goodyear invellandoli di bestemmie alla vecchia maniera. Risultato: il treno di gomme nuove finisce a disposizione della 312T2 di Sua Santità che la domenica vince gara e, di fatto, Titolo. Pensare che per veder di nuovo quella grinta si è dovuto aspettare Binotto con la sua difesa del motore Ferrari 2019 e le sue barricate contro la TD039 nel 2022. Ah no, aspettate……..(sic)

Del giro su 3 ruote di Gilles si è parlato fin troppo. Di come abbia di fatto buttato via il Titolo 1979 perchè coi secondi posti (come quello che sarebbe tranquillamente arrivato quella domenica a Zandvoort se non sfasciava tutto per provare a tenersi dietro Jones) ci si sciacquava giusto le sue enormi gonadi québécoises pure. Di come abbia corso una vita intera senza mai alzare il piede ma pure senza mai commettere la minima scorrettezza non se ne parla abbastanza invece. Peccato

Furia a Gilles prima del via:”oh Gilles mi raccomando, hai su il motore nuovo abbiamo bisogno di fare km fai il bravo eh!”. Gilles dopo quanto accaduto al via (o, pure meglio, quanto ha combinato) la prende talmente lunga per tornare ai box che vi fa capolino solo a gara terminata. Ad occhio e croce ha fatto un giro di pista intero a piedi oltre le protezioni solo per evitare l’ira funesta di Forghieri

L’ultima vittoria di Didì in F1. Schiacciante come la superiorità tecnica della 126C2 a cambio longitudinale che si beve le due Renault manco fossero due vetture aspirate. Il giro di rientro senza casco come amava fare. Tre gare dopo la sua carriera si sarebbe interrotta mentre era in testa ad un Mondiale già vinto. Annus horribilis

Formel 1, Grand Prix Niederlande 1983, Zandvoort, 28.08.1983 Kollision Alain Prost – Nelson Piquet Nelson Piquet, Brabham-BMW BT52B Alain Prost, Renault RE40 www.hoch-zwei.net , copyright: HOCH ZWEI / Ronco (Photo by Hoch Zwei/Corbis via Getty Images)

L’edizione 1983 passa alla storia per l’epico trappolone tirato da Piquet a Prost alla Tarzan. Il Carioca ha problemi tecnici e si sarebbe dovuto ritirare a breve ma sfrutta un attacco troppo di foga del francese per agganciarsi alla Renault e causare un doppio ritiro senza che nessuno abbia da dire sulla sua condotta già che è stato speronato. Vince Arnoux alla sua ultima vittoria su Ferrari ed in carriera, cosa che nessuno avrebbe mai immaginato quel giorno visto lo stato di forma del transalpino e della 126C3

L’edizione 1985, che poi fu l’ultima sul vecchio tracciato, vede l’ultima vittoria in F1 di Sua Santità il quale non solo rintuzza gli attacchi di Prost nel finale ma se ne frega allegramente degli ordini di scuderia. Giustamente peraltro, già che Dennis aveva deciso con largo anticipo che sarebbe stato il primo Team Principal della Storia a vincere due Mondiali Piloti consecutivamente con due piloti diversi e quindi gli rifilò materiale di terz’ordine per tutto l’anno (mentre curava amorevolmente il lato box del Nasone). Nota ilare (sic): qualcun altro provò a fare altrettanto nel 2008 come TP, fu fottuto dalla porcheria di Singapore made in Briatore ed oggi ci va tranquillamente a cena mentre quel poveraccio del suo pilota (allora trombato) si è finalmente deciso a far causa legale per quanto successo. E’ un mondo così: fluido, inclusivo e molto frou frou del tabarin

Buon GP a tutti

 

MIT’S CORNER: LE NON PAGELLE DI SPA

Durante una delle sue mirabolanti lezioni, Umberto Eco disse: “non serve essere campioni di ermeneutica per dirsi interpreti” e poi si zittì guardando gli studenti uno ad uno nel fondo delle palle degli occhi. Di fronte allo sbigottimento degli studenti che non capirono la battuta (tra cui il sottoscritto) allora disse “bene ora vi spiego: you don’t need to be champion in hermeneutics to call yourself an interpreter. E di nuovo gli studenti con lo sguardo perso nel vuoto (tra cui ancora il sottoscritto) mostrarono ampie perplessità, indecisi se il gioco di parole riguardasse la traduzione o qualcos’altro. Di fronte al reiterato silenzio del suo uditorio, a parte i soliti due-tre che ridono per compiacere il prof (tra cui NON il sottoscritto) anche se non capiscono la famosa beatissima, mise un lucido sul proiettore (ve li ricordate i lucidi?!) e sulla parete comparve un rebus da Settimana Enigmistica, ovviamente difficilissimo, e passò i restanti tre quarti d’ora a spiegare come si risolveva.

Quasi trent’anni dopo sono ancora qui a chiedermi se devo ridere oppure no a quella battuta: ogni volta che mi sembra di aver capito sento il mio cervello soffrire di sovrasterzo e mi tocca correggere un poco con il volante.  Forse è così che si sentono i piloti di Formula 1 quando ogni anno arrivano in Belgio. Infatti, se c’è una pista, un gran premio o un intero week end di gara in cui per quanto ci si applichi nel gioco dell’interpretazione si rimane sempre perplessi, questo è proprio lo storico tracciato di Spa-Francorshamps.

E perplessi, i piloti, lo sono stati per tutto il week end del Gran Premio del Belgio 2023! Sole, pioggia, sole con pioggia e pioggia con il sole. Metti le Rain e dopo tre giri le Slick ma poi ti ribalti a Stavelot quindi vai sulle intermedie tanto poi il break even point ce lo dice la Pirelli e mettiamo di nuovo le Slick, giusto? No! Lo dice Giove Pluvio quando cambiare le gomme!

Quindi, a meno di non chiamarsi Kimi Raikkonen, nessun pilota sarebbe stato sicuro di come sarebbero andate le cose. Di fronte al rebus, ça va sans dire, di Spa tutti i piloti, insieme ai loro ingegneri, hanno dovuto improvvisarsi interpreti. Con risultati, assai ondivaghi.

Cominciamo dalla McLaren che ha puntato tutto sul “settordici” con un assetto da bagnato spinto: li freghiamo tutti no?

PIASTRI

Se non altro, la scommessa di McLaren sull’assetto ci ha consentito di ammirare il giovane Oscar che fa un sabato da favola sfiorando per pochi millesimi la shootout pole e concludendo la successiva garetta alle spalle di Max. “Podietto” meritatissimo che non da la sufficiente misura della prestazione del nostro, capace di rifilare ben 3 decimi nella shootout al quotatissimo teammate e guidando alla grande nel muro di acqua sollevato da Max senza farsi intimidire dai mitici Eau Rouge, Kemmel, Stavelot e compagnia. Bravissimo. Praticamente un Robert De Niro sotto mentite spoglie. Poi? Poi succede che nella gara, quella vera, commette un’ingenuità che ci fa vedere, oltre alla sua gioventù, anche che non aveva fatto tutti i compiti a casa. Suvvia, Oscar!, non lo sai che a Spa non ci si butta all’interno della prima curva in partenza? Niente Oscar per Oscar, dunque, almeno a Spa. Ma le luci della ribalta lo attendono: deve solo abituarsi ai piani alti.

NORRIS

Con la scommessa della pioggia in tasca, convinti in McLaren di sbaragliare il campo, Lando sale sul palco della Scala preparando tutti i do di petto di cui è capace. Ma al sabato stecca, battuto sonoramente dal rookie compagno di squadra quindi gli tocca sorbirsi i buuuuu di prammatica del loggione che piovono su di lui come le gocce di pioggia delle Ardenne: pesanti. Il loggione poi si scatena anche contro il suo coro di supporto, cioè la McLaren tutta, perché la scommessa sul settordici si rivela la boiata dell’anno il giorno della gara, con sole pallido ma pista asciutta. L’assetto non paga e Landino nostro si ritrova a guardare tutta la gara le altre macchine che lo sorpassano come se fosse fermo – da paura vera il doppio sorpasso subito da Albon da una parte e Ocon dall’altra all’ottavo giro. Si salva dal linciaggio del pubblico solo grazie ad una strategia azzeccata, con cambi anticipati scommettendo, stavolta bene, sulle lotte che gli altri avrebbero fatto tra loro, e per la caparbietà di ritmo mostrata nei momenti in cui aveva pista libera. Punti d’oro, quelli del settimo posto finale, per come s’erano messe le cose.

VERSTAPPEN

Chi è andato vicino alla perfezione, ancora una volta, è stato Max che oltre alla doppia pole fatta nelle doppie qualifiche conduce garetta e gara con la prudenza che ha imparato ad avere già da di tempo. Mi disinteresso della garetta, come sempre, ma senza esimermi dal notare che sulla pista bagnata sembrava fare un altro sport rispetto agli altri. Alla domenica, complice il sesto posto in griglia per cambio del cambio del cambio del cambio (what balls! Non voglio più il parco chiuso!), sta fuori dai guai in partenza, approfitta del guaio Sainz-Piastri e aspetta comodamente il momento in cui Hamilton perda DRS da Leclerc per superarlo con facilità al giro 6. Cosa che fa con lo stesso Leclerc un paio di giri dopo. Non si danna per andare addosso a Perez e decide di aspettare i pit. Subito dopo mette il turbo, come si diceva una volta, supera Checo e se ne va. Giusto un brivido al giro 21 quando la sua RBR sta per fargli un brutto scherzetto sbandando pericolosamente a Eau Rouge ma controlla alla grande e torna a velocità di crociera come fosse niente che, per inciso, è stata praticamente di 1 sec al giro più veloce degli altri. Niente altro da dire. Che stia su un piano superiore ormai non è più una sorpresa.

PEREZ

Qualifica pessima, dove si prende 1 secondo da Max…, che lo relega al secondo posto in griglia dietro a Leclerc. Pessima anche la shootout, 9 decimi presi da max ma stavolta la griglia lo vede addirittura ottavo. Nella Sprint è protagonista di un bel duello, senza esclusione di colpi, con Hamilton (di cui diremo dopo) conclusosi malamente e che lo costringe al ritiro. Nella gara della domenica, rinfrancato dal sole, stacca decentemente, abbastanza per poter stare negli scarichi di Leclerc e superarlo al primo colpo sul Kemmel. Bene. Poi tira alla morte per cercare di rendere difficile la rimonta di Max. Però non c’è niente da fare. Max è di un altro pianeta e deve arrendersi come al solito. Diciamo che ha fatto quel che deve fare: secondo. Ma la facilità con cui Max se lo mangia e i distacchi che prende…

LECLERC

Se McLaren aveva scommesso sulla pioggia pare evidente che Ferrari ha scommesso sul sole. Ma non solo col sole vediamo riaffiorare il sorriso sul volto di Charles perché anche nelle varie sessioni del venerdì e del sabato fa vedere di che pasta è fatto. Nelle qualifiche mette tutti in fila tranne l’alieno il che però, complice l’arretramento in griglia di Max, è sufficiente per metterlo in Pole. Nelle shootout strafà e si ritrova dietro a Sainz ma è conscio di averne di più. Sta quindi calmo nella Sprint per non fare casini e si allena per la gara. Gara, quella vera, in cui parte bene anche se nulla può al ritorno di Perez nel Kemmel. Dopo però fa una gara ammirevole, con ritmo ottimo, sfruttando la velocità in primo e terzo settore che Ferrari, con sorpresa di tutti, mostra e alla grande. In Ungheria dovevano andare forti e sono andati piano. In Belgio dovevano andare piano e sono andati forte. Si ritrova sul podio, con merito, a soli 10 secondi da Perez e tenendo a bada il pur ottimo Hamilton. Bijoux nelle interviste a fine gara: “se Hamilton non avesse sorprendentemente pittato per fare il giro veloce pensavi ti avrebbe potuto soffiare il terzo posto?” “No”. E’ proprio un campionato pazzo! E se non ci fosse Max staremmo assistendo ad un mondiale meraviglioso. Vai Charles! Vai!

OCON-GASLY

Nel week end in cui Alpine è stata decapita nei suoi vertici amministrativi e tecnici i due piloti decidono di prendersi il palcoscenico garantedosi… gli oscar! Gasly scippa il trofeo di MVP al pur straordinario Piastri nella garetta del sabato con un terzo posto eccezionale a cui aggiunge la speciale dedica ad Hubert che mi ha fatto venire i lacrimoni agli occhi (e non solo a me, suppongo) – peccato la domenica non abbia fatto altrettanto ma poco male. Ocon si prende il trofeo di MVP alla domenica perché parte dalla 15esima posizione e poi sfodera una gara memorabile con sorpassi, ritmo, strategia e poi ancora sorpassi ritmo e ancora sorpassi strepitosi. Tra tutti spiccano quello doppio su Albon e Norris all’8° giro e quello su Tsunoda al 38° giro in cui si era trovato all’esterno alla fine del Kemmel, frutto di una difesa eccezionale del giapponesino ma poi fa scivolare in avanti la vettura in staccata e riesce a tenere l’esterno in modo magistrale per trovarsi in favore di traiettoria nella doppia curva successiva: WOW! Sto ragazzo è forse l’unico pilota per cui non provo simpatia. Non lo capisco e continuo a non capirlo: come può fare prestazioni ridicole (in stile Mazzacane per intenderci) come in Austria e poi fare una gara così strepitosa? Mah!

HAMILTON

Ottimo ottimo il buon Lewis. In palla per tutto il week end, si mostra in missione per demolire il compagno di team. Le malelingue dicono che la verve che ha ritrovato negli ultimi GP dipenda più dalla voglia di strappare l’ennesimo ingaggio monstre che non dalla nuova impostazione della vettura da Barcellona in avanti. Certamente il vil danaro non gli dispiace ma credo sia più il l’istinto da killer che è tornato a far capolino da dietro la sua visiera: ha visto il sangue di Giorgino e ora lo vuole distruggere. Nelle due qualifiche, infatti, gli ha rifilato distacchi irreali: 8 decimi sia nella qualifica del venerdì che nella shootout del sabato. Più o meno come Max-Checo: sarà questo il messaggio poco velato che manda a Toto per il rinnovo del contratto? Sta dicendo che lui è ancora al top? Be’, di certo in Belgio non è stato a guardare il bel panorama delle foreste. La forma straordinaria mostrata, peraltro, dà ancora più valore alla gara di Leclerc. Solo una nota sulla penalità ricevuta nella Sprint per il duello con Perez. Onestamente, di tante cose che accadono da anni sui circuiti di F1 e penalizzate più o meno giustamente dai commissari l’episodio che ha coinvolto Lewis e Checo non era certo tra quelli peggiori. Anzi. Duello tosto, anzi tostissimo ma assolutamente dentro i limiti della competizione. La penalità, secondo me, non solo è stata eccessiva ma non doveva proprio essere comminata e il sospetto che sia stata inflitta a causa del danno subito da Checo è alto. Non si danno penalità in funzione degli esiti delle manovre, no! Si danno se le manovre sono scorrette indipendentemente dagli esiti. L’esito per Checo è semplicemente stato una questione di sfortuna. Un po’ come poi la domenica è capitato a Sainz. Ma lì non hanno penalizzato né Sainz né Piastri: incidente di gara, giustamente. MAH!

ALONSO

Pure lui, da old fox, trova una domenica bestiale sul circuito che più di tutti deve essere interpretato al melgio e zitto zitto quatto quatto, ritrova una quinta posizione che non sembrava affatto alla portata della Aston Martin vista negli ultimi GP. Nelle qualifiche ha dato distacchi irreali a Stroll (rispettivamente 1 secondo e 1.4 sec): peccato per l’incidente nella Sprint. Poi, in realtà non c’è molto da dire sulla sua gara della domenica, nel senso che non si è ritrovato a battagliare in continuazione con questo e quello (praticamente mai inquadrato) ma ha saputo tenersi fuori dai guai, da old fox per l’appunto e un ritmo evidentemente molto efficace tant’è che il quinto posto finale è giunto un po’ a sorpresa. Ma questo è Fernando! Oscar a miglior attore non protagonista.

TSUNODA

Non ci fosse stato lo strepitoso Ocon che s’è visto domenica l’MVP della gara l’avrei dato a lui. Chiamato a non ridursi al ruolo di comparsa per il ritorno di Ricciardo il piccolo Yuki non solo non si è perso d’animo ma ha portato pure un punto insperato visto che la AT è la peggior vettura del lotto in questo momento. Qualifiche “vere” davanti a Ricciardo, quelle “false” dietro così come nella Sprint. Ma è stato alla domenica che ha mostrato di avere gli attributi. Nonostante una strategia non ottimale riesce comunque a battagliare alla grande per tutta la gara e con chiunque: ne ha prese e ne ha date. Deve rinunciare proprio nel finale a due punti in più per via del ritorno strepitoso di Ocon e del sorpasso all’ultimo giro da uno Stroll redivivo. Bravissimo.

 

Note di Merito

Stroll, per l’appunto, che dopo qualifiche pessime e una Sprint un po’ anonima, si ritrova però alla domenica a battagliare per tutto il tempo e a disputare una gara decisamente gagliarda.

Sargeant non è che abbia meritato granché ma in gara domenica ha fatto vedere che almeno è parte del gruppo. Si è pure trovato per un discreto numero di giri in zona punti e non ha commesso grossolani errori. Le tre soste provate da Williams l’hanno relegato in fondo ma poco male.

Note di Demerito

Sainz stava facendo un buon week end, con ottime qualifiche e ottima sprint conclusa davanti al compagno di squadra. Quell’errore in partenza però poteva evitarlo. Vero che l’ingenuità più grossa l’ha commessa Piastri ma tecnicamente parlando, e bilancina alla mano, la responsabilità del contatto che l’ha poi costretto al ritiro (non ha calcolato bene gli spazi) è sua.

Russell è stato combattivo in gara ma ha subito in modo clamoroso da Lewis sia in qualifica che sul ritmo. Non ci siamo.

Ricciardo dopo la buona prova in Ungheria e dopo un sabato decente è sparito in gara, surclassato da Tsunoda. Uhm…

Note di anonimato per tutti gli altri, compreso un Hulkenberg da cui mi aspettavo decisamente di più in un circuito come questo.

Nota finale sulla ricomparsa del porpoising che ha riportato alla mente l’inizio del 2022. Anche in questo caso a subirne maggiormente gli effetti è parsa Mercedes. Come giustamente è stato fatto notare dai telecronisti non c’è stato alcun doppiaggio segno che tutti i team stanno comunque trovando un po’ di prestazione. Per farlo stanno coraggiosamente, è il caso di dirlo, trovando il modo di abbassare le vetture quel che basta per stare nel regolamento e trovare comunque qualche decimo ma anche a costo, per l’appunto, di far ricomparire il porpoising. E’ stato detto che i doppiati non ci sono stati per via della lunghezza del circuito (7km, il più lungo del mondiale) ma l’anno scorso di doppiati ce n’erano stati tre e comunque quelli dal decimo posto in giù avevano chiuso la gara appena davanti a Max. Quindi la nota è corretta: non ci sono stati doppiati perché tutte le scuderie di rincalzo, per così dire, hanno davvero migliorato, e non di poco, le loro performance. Ma del resto è stato già ampiamente notato: senza la clamorosa superiorità che Max sta mostrando questo mondiale sarebbe bellissimo.

Ci vediamo a Zandvoort!

 

Metrodoro il Teorematico