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BASTIAN CONTRARIO: COME PONZIO PILATO

Non potrei definire altrimenti l’atteggiamento, in primis, della Ferrari di Vasseur visto domenica scorsa, nel GP d’Italia. Inutile girarci attorno, quindi è bene andare subito al nocciolo del discorso. Sabato, se in pole ci fosse stato il solito Verstappen o il beniamino delle folle, cioè LeClerc, quasi sicuramente non avremmo visto nulla di quanto accorso negli ultimi giri da infarto del GP italiano. Invece il destino ha voluto che un sontuoso Sainz, perennemente bistrattato dai tifosi del monegasco (non capirò mai a fondo come ci si possa concentrare a tal punto su un pilota, quando poi, per un ferrarista vero, conta solo la Ferrari appunto) si è messo in testa di fare suo il GP di casa della Rossa e cosi è stato. Sainz, perennemente avanti a Charles (il quale non ha fatto altro che sperimentare alchemici assetti che gli consentissero chissà quale vantaggio e che poi, per sua stessa ammissione… l’onestà intellettuale di Charles è uno dei suoi pregi migliori, si è ritrovato a copiare quelli del compagno), dal venerdì alla domenica e non ce n’è stato per nessuno, campione olandese compreso… almeno per la pole! Carlito la voleva quella pole, l’agognava più di qualunque altra cosa e, sebbene non sia uno stupido e sapeva benissimo che la vittoria fosse una chimera, di certo aveva deciso che quella di domenica scorsa sarebbe stata la gara della sua vita, per dimostrare a se stesso e, al mondo intero, che, sebbene la Ferrari avesse puntato sul compagno, lui di certo non era da meno. Una difesa stoica su Verstappen, fino a quando ha potuto, poi l’errore (che mastino Max, che intelligenza tattica nell’aspettare e nel contempo mettere pressione giro per giro!) e da lì è iniziato il vero GP dello spagnolo, del compagno e della Ferrari tutta.

Arrivare secondi era impresa impossibile (persino in mano a Perez la RB19 era incontenibile) e così è stato, di certo era ampiamente alla portata il terzo gradino più basso e, naturalmente, Ferrari per non farsi mancare nulla, ha permesso il duello fratricida al quale tutti abbiamo assistito. Vasseur, come Ponzio Pilato, se ne lava le mani facendo dire “no risk” e da lì Carlos ha dovuto fare gli straordinari contro il coriaceo compagno. Sia chiaro che non ho nulla contro i duelli in famiglia e men che meno detesto il monegasco… anzi. Su questa rubrica mi sono sempre speso nel difenderlo ed esaltare il suo talento ed aggiungo che guai se non avesse provato a superare il compagno. Il tuo primo avversario in F1 è quello che veste la tua stessa tuta e considerando che Charles sia stato letteralmente bastonato per tutto il week end, davanti “al suo” pubblico, il minimo che poteva fare era provarci, visto che purtroppo non è mai stato in grado di impensierire Verstappen. Lo stesso Carlos (il quale anche egli non difetta di sincerità) ha detto che “al posto di LeClerc avrebbe fatto lo stesso” e va da sé, sempre citando le sue dichiarazioni, “che nella posizione in cui si trovava, voleva che le posizioni si congelassero”. Fin qui nulla da dire ed infatti il problema nasce al muretto e nello specifico in chi lo comanda. Davvero Ferrari, in un’annata così disastrosa, si può permettere un duello all’arma bianca, così come abbiamo assistito domenica scorsa? Davvero Carlos, dopo tutto quello che aveva fatto per tenere in alto i cuori, come si suol dire, si meritava un “no risk” detto a Charles, il quale se n’è sbattuto (ovvio!) allegramente e, solo perché è dotato di istinto di conservazione, ha alzato vistosamente il piede per ben due volte altrimenti sarebbe successo l’inevitabile? Il Team Principal della Ferrari ha calato definitivamente la maschera e, come Ponzio Pilato, ha preferito scaricare la responsabilità sul “giudizio” dei piloti. Mi spiace signore e signori che mi leggete, non funziona così: quando comandi, ti devi assumere il dolce e l’amaro, oneri ed onori. I team order non sono mai belli certo, eppure la Ferrari in questo momento si può permettere il lusso di far lottare (la guerra dei poveri la chiamo) i suoi piloti tra di loro, con le due Mercedes che erano a pochi secondi più dietro? Cosa sarebbe successo se i due si fossero toccati o peggio ancora si fossero buttati fuori? Davvero si crede alla favoletta del “giudizio” dei piloti, soprattutto quando l’adrenalina sale e senti il traguardo sempre più vicino a trecento all’ora?

Vasseur aveva il dovere di intervenire e fermare quell’inutile infarto che ha fatto venire a mezzo popolo ferrarista. Il Team Principal avrebbe dovuto farsi sentire perché Carlos meritava quel podio e troppo comodo per Charles farsi sotto, solo nelle fasi finali del GP contro il proprio compagno, quando poi non è mai stato all’altezza dello stesso e figuriamoci rispetto agli avversari diretti. Da qui il mio pensiero (corroborato anche da Sainz sr con le sue dichiarazioni “la Ferrari è strana, una volta decide in un modo, una volta nella direzione opposta”): monsieur Vasseur si sarebbe comportato allo stesso modo a parti invertite? So perfettamente che con un contratto da rinnovare al fenomeno monegasco e soprattutto dopo aver dichiarato, anche se non troppo velatamente, che si vuole puntare su di lui, dirgli di abbassare i giri sarebbe stato un duro colpo, vero è che l’azione avanzata dal responsabile Ferrari, se possibile, è anche peggiore. Vasseur ha rivelato il suo vero volto dunque e, quindi, ogni volta che potrà, si defilerà proprio come Ponzio Pilato, lavandosene le mani e delegando terzi nel risolvere questioni spinose come quelle viste domenica scorsa? Non oso immaginare cosa sarebbe successo se al muretto ci fosse stato “l’altro”, eppure “l’ex”, la responsabilità se l’assunse in Inghilterra e sebbene i tifosi proprio non ne vogliono sapere di accettare la scelta ed il risultato ottenuto, il buon Mattia preservò lo status di Sainz, lo stesso Sainz che ha lottato con il cuore dall’inizio alla fine per tutto il week end. Si cosparga il capo di cenere monsieur Vasseur (mentre Charles si faccia un esame di coscienza, non sul fatto che abbia lottato contro il compagno ci mancherebbe, bensì sul fatto che gli è stato dietro per tutto il fine settimana) e rifletta bene su quale direzione voglia dirigersi, perché ad essere franchi, la politica pilatesca attuata al GP italiano non lo so se lo porterà per strade confortevoli. Prima o poi egli si troverà nella condizione di doverlo dare quell’ordine ed allora troverà me (non credo sarò solo) “sulla riva del fiume ad attendere il suo cadavere che passa”. Al GP italiano, Vasseur non è stato l’unico (della Ferrari naturalmente) a comportarsi come Ponzio Pilato, infatti lo stesso Presidente (sempre più mega presidente di fantozziana memoria… “figura mistica che nessuno ha mai visto”) si è lavato le mani, facendo essere presente solamente l’a.d. Vigna, il quale a sua volta si è guardato bene dall’essere “appariscente”… lo chiamano nuovo corso (sigh!).

Infine rimanendo in tema di politica pilatesca, lasciate che vi riporti in maniera pedissequa il pensiero di Pier Alberto, un appassionato del nostro sport che scrive sul Blog Del Ring e, che mi ha colpito particolarmente: la Fia, come Ponzio Pilato, ha pensato bene di far passare la violazione della Red Bull sul Budget Cap con una semplice ammenda… il risultato è sotto gli occhi di tutti:

Dieci vittorie consecutive di un pilota, quindici di una macchina. Chi ha permesso tutto questo deve riflettere a lungo, perché se è vero che è giusto che a vincere siano i migliori, in uno sport così complesso come la F1 non è normale né ammissibile che si arrivi a questo. Dominare va bene, ma monopolizzare no e se in quattordici stagioni si passa, senza soluzione di continuità (a parte il 2021), da un dominio (Red Bull) ad un dominio (Mercedes) e, infine, ad un monopolio (di nuovo Red Bull), la cosa è ancora più inaccettabile”.

 

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO: LA PROVA DEL NOVE

Singolare che il mio ultimo “Bastian contrario” si intitolasse “Piove sul bagnato”, considerando quanto abbiamo visto domenica scorsa in Olanda. Ora, sebbene ogni GP è scontato, sia per come finisce per Red Bull e sia per come finisce per Ferrari, mi tocca comunque diversificare, altrimenti mi mandate a quel paese ed il direttore non mi fa passare nemmeno una riga.

Ad ogni modo ci pensa il buon Max a titillare la mia fantasia, con quelle nove dita protese verso il cielo. Godi fin che puoi fanciullo, perché questo è il tuo momento e, indipendentemente a come la Red Bull sia arrivata ad avere questa macchina da guerra chiamata RB19, è anche vero che l’olandese si fa trovare, al ritorno dalle vacanze e davanti al pubblico di casa sua, preparato ed in uno stato di forma eccezionale. Per lui la prova del nove è superata a pieni voti. Il campione dei bibitari, raggiunge le sue nove vittorie di fila, eguagliando così il record di Vettel che, guarda caso, anche il tedesco le ha ottenute proprio con Red Bull Racing. Resta solo da capire cosa capiterà al buon Max, quando e se lascerà la sua attuale squadra e soprattutto se vorrà continuare ancora a correre. Farà la fine di Vettel oppure scriverà nuovamente pagine di storia? Inutile starci a pensare ora, il presente è qui ed ora e questo ci dice che la maturità e la fiducia acquisita da Verstappen è impressionante. Anche in quelle difficili condizioni e soprattutto quando il compagno gli ha fregato la prima posizione, fermandosi prima di tutti, non ha battuto ciglio facendo la sua gara recuperando giri su giri… anche perché, nel frattempo, c’ha pensato anche la sua squadra a far capire a Perez chi è che decide le strategie. Posso tranquillamente sorvolare sulla sterile polemica “della macchina diversa” tra i due alfieri bibitari eppure (c’è sempre il trucco!), non mi si venga a dire che c’è equità di comportamento da parte della squadra nei riguardi dei due piloti, perché la Red Bull è dei Verstappen’s.  Mi si conceda almeno l’ingenuità di chiedere che motivo c’era di comportarsi in questo modo così eclatante, considerando il passo di Max e, soprattutto, il suo vantaggio in classifica? Beh certo, non volevano rovinare la festa del campione davanti al suo pubblico, eppure dubito che Verstappen non sarebbe riuscito comunque a raggiungerlo e superarlo… e meno male che “i nostri piloti sono liberi di gareggiare tra loro” sigh!

Chi ha dato prova di non temere nessun esame è stato l’immenso Alonso, il quale, combattendo contro le avversità meteorologiche, i casini che sono successi in pista, contro la sua stessa squadra e contro l’irraggiungibile campione olandese, ha dato prova per l’ennesima volta di cosa è capace. Aston poco prima della pausa estiva, sembrava aver perso la bussola tecnica, passando dall’andare sempre a podio a scenderci definitivamente. Evidentemente la scuderia di Stroll sr, non ha né il budget né il reparto tecnico di Red Bull e questo è chiaro. Evidentemente Dan Fallows prima dell’estate avrà fatto il punto della situazione e per fortuna gli aggiornamenti portati hanno funzionato a dovere. Date una macchina buona allo spagnolo e lui ne farà un’arma affilatissima. La verità è che Aston Martin, prendendo Alonso, ha fatto tredici come si suol dire, perché ci possiamo girare attorno quanto volete eppure se volete capire dove si troverebbe la squadra inglese realmente basta guardare il compagno. Paragone impietoso direte voi, chi se ne frega dico io! Lance ha deciso di correre e confrontarsi con i migliori al mondo, quindi si assuma le sue responsabilità e si rimbocchi le maniche se ancora gliene sono rimaste, anche perché fino all’anno scorso, che aveva dall’altra parte del box il campione tedesco, tutta questa differenza così marcata tra i due non c’era. Non so Vettel cosa sarebbe riuscito a fare con questa AMR23, dubito fortemente che avrebbe espresso quello che sta facendo vedere Fernando e, soprattutto, rimettete nel cassetto la malsana idea che se l’attuale monoposto va forte è anche grazie al suo apporto, perché queste sono favole per tifosi tossici. Fernando Alonso, a quarantadue anni suonati, che emerge da quelle nuvole d’acqua e da lezioni di guida a tre quarti di griglia, “first the man than machine” si dice e così è stato. Un pilota, che fino a quando gli batterà il cuore in petto, lotterà fino alla fine senza mai arrendersi… si dia a Cesare quel che è di Cesare e fatemi celebrare una leggenda vivente, che ha raccolto molto meno (anche e soprattutto per colpa delle sue scelte), rispetto al talento che il Padreterno gli ha regalato! L’unico limite di Nando è l’età, allora godiamocelo finché avremo la fortuna di poterlo vedere in pista.

Chi la prova del nove non l’ha superata ed anzi, dovrebbe ritornare a calcoli più elementari, è la Ferrari. Domanda: cosa sarebbe successo, cosa si sarebbe scritto, cosa diavolo si sarebbe detto, se al muretto domenica scorsa, mentre i meccanici avevano le ruote invisibili accanto a sé, ci fosse stato Binotto? Chiedo. No perché ho letto che queste cose non le avremmo più viste e che monsieur Vasseur, al comando del timone, avrebbe dato la sferzata necessaria per cambiare la situazione. Ciò che trovo aberrante, e comico nel contempo, è che fino all’anno scorso quando succedeva un problema di qualunque sorta, la colpa era di Binotto, mentre ieri la colpa era della squadra. Ci sarebbe da ridere se non fosse che la situazione è davvero tragica. Non mi si venga a dire che Frederic è in squadra da poco, perché sebbene per sfornare una macchina nuova ci vuole un anno intero (per non parlare di creare una squadra vincente!), è anche vero che certe problematiche si possono e si devono risolvere al momento. LeClerc pare abbia chiamato in ritardo il suo rientro (il monegasco, non ha fatto altro che fare quello che ha fatto Perez, anticipando tutti e se fosse riuscito nell’intento si sarebbe trovato in testa o quantomeno nelle prime posizioni) e posso anche ingollare questa scusa, solo, mi chiedo al muretto e quindi ai box, dove vivevano nel momento che si abbatteva Giove pluvio sul circuito… nelle assolate Maldive?! Possibile che non abbiano saputo leggere la realtà e che quindi sarebbe stato inevitabile che i piloti sarebbero rientrati per mettere gomme da bagnato? Non ci sono scuse che reggano, non ci sono giustificazioni, è un dato di fatto che l’attuale corso, voluto dal duo Elkann Vigna, è completamente fallace; è un dato di fatto che con la dipartita di Binotto e dei tecnici che l’hanno seguito (volontariamente… un motivo ci sarà!) le cose sono palesemente peggiorate. Come poteva essere altrimenti? Una squadra completamente allo sbando, schiacciata dalla pressione mediatica sempre più crescente e che durante le prove libere ha palesato tutto il suo marasma e ci siamo dovuti sorbire anche la panzana che se avevano difficoltà era perché stavano provando degli assetti per Monza… a Zandvoort! Non mi bastano tre Bastian Contrario per esprimere tutto il disappunto che ho nei riguardi di quello che stanno facendo alla mia scuderia del cuore e, credo, servirebbe comunque a poco, perché tanto chi comanda se ne frega altamente del disappunto degli appassionati, altrimenti avrebbe agito diversamente. Intanto si va a Monza con il potenziale annuncio del rinnovo di Charles il quale, al netto degli errori che commette (se sei costretto a spingere, le probabilità di sbagliare aumentano), non gli rimane che spillare più soldi possibili, come hanno fatto tutti prima di lui… Ferrari non sarà in grado di superare la prova del nove, almeno quella di contare i soldi da dare ai campioni che trita lo sa fare eccome

 

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO: IL GAMBERO

Domenica scorsa si è consumato il GP d’Inghilterra d’innanzi “al pubblico più competente del mondo”, mantra che devo ascoltare ogni anno che si corre in quel di Silverstone e perdonate questa mia digressione, solo che trovo quantomeno stucchevole e alquanto irrispettosa un’argomentazione del genere, sia nei riguardi del pubblico del resto d’Europa che di noi italiani. Queste parole, dette poi da un nostro connazionale, fanno ancora più male, perché evidentemente deve valere sempre il detto “l’erba del vicino è sempre più verde”, quanto poi non è affatto così, visto e considerato che la nostra Nazione è la culla del motor sport (le auto, oltre che le moto, più iconiche ce le abbiamo noi) e, quando si svolge un GP a Monza o ad Imola, non mi sembra che il pubblico nostrano si comporti diversamente da quello inglese… pubblico rosso, con le sue coreografie, che se lo sognano! Il GP di “sua maestà il Re”, ci ha mostrato anche cosa significhi essere un gambero ed in questo, sono stati protagonisti Aston Martin, Perez e naturalmente la nostra Beneamata Scuderia Ferrari.

Di Aston Martin, ad essere sinceri, rimango profondamente deluso, perché sebbene non mi fossi illuso che potessero contrastare il super potere (ormai non posso che definirlo così, visto che Verstappen pare destinato a vincerle tutte) dei lattinari di Milton Keynes, è anche vero che, come sono partiti, promettevano scintille in lungo e largo. Come già detto su queste righe, ero sicuro che AMG sarebbe ritornata (sebbene la casa con le stelle a tre punte sia un po’ altalenante) e si sarebbero giocati il secondo posto nei costruttori, proprio con la squadra a cui forniscono i propulsori, vero è che mai immaginavo che quelli di Aston, si sarebbero persi così presto proprio come stiamo assistendo da qualche GP a questa parte. Il guizzo di inizio mondiale non c’è più e, naturalmente, il leone asturiano, se era una costante sul podio, ora deve lottare (nuovamente) in posizioni di rincalzo. Paradossalmente, domenica scorsa, Alonso ha disputato una delle sue gare migliori, considerando mezzo, condizioni della pista e, soprattutto, concorrenza. Di fatto le premesse erano ben altre ad inizio mondiale, tant’è che gli stessi spagnoli avevano creato ad arte la pantomima “del 33”, riferita al fatto che le vittorie dell’asturiano, ormai da tempo, sono ferme a trentadue vittorie e sembrava fosse arrivato il momento giusto per raggiungere appunto questo agognato trentatreesimo traguardo. Passo del gambero dunque per Aston, la quale, considerando come si sta sviluppando il mondiale, allo stato attuale sarà difficile che riesca a lottare apertamente per il secondo posto.  Oltretutto domenica scorsa abbiamo assistito, con stupore e piacere, all’incredibile prestazione della McLaren, la quale era dichiaratamente seconda forza in pista. Certo serviranno conferme, perché “una rondine non fa primavera” e perché la MCL60, quando ci sono condizioni come quelle di domenica scorsa, va forte.

Chi al momento dovrebbe dare conferme, ed anzi necessiterebbe di un vero e proprio intervento divino, è il buon Perez il quale altro che passo del gambero! Cosa accade al messicano della Red Bull che ormai da più di un mese, nonostante il missile che si ritrova sotto al sedere, non riesce ad accedere più alla Q3 e quindi a lottare per la pole? A pensar male si sbaglia anche se a volte uno ci azzecca, come si suol dire. Partiamo dal principio. A campionato iniziato, l’unico che poteva realmente impensierire (marginalmente) Verstappen era proprio il suo compagno di scuderia, il quale tra l’altro, è anche stato l’unico a vincere un GP quest’anno, a parte l’olandese (imbarazzante lo stra dominio Red Bull, la quale si trova in un campionato le cui regole sono state concepite per far avvicinare il più possibile le squadre tra di loro ed invece, grazie proprio all’utilizzo dello strumento di controllo economico, definito budgetcap, non solo la forbice prestazionale tra la prima squadra e le altre si allargata a dismisura, addirittura è stata creata di fatto la squadra più dominante di sempre… assolutamente ridicolo!). Fatto sta che, nel momento in cui la presenza del messicano iniziava ad essere quanto meno fastidiosa, abbiamo assistito a questa involuzione, a questo passo del gambero da parte di Perez, il quale si ritrova nella condizione di dover inseguire con difficoltà sempre crescente, visto che, appunto, non riesce a qualificarsi nemmeno più tra i primi dieci. Possibile che d’improvviso questo pilota abbia dimenticato come si va veloci il sabato? Davvero dobbiamo credere che abbia disimparato a pilotare una F1? Questo gambero da parte di Perez, ha dato “il là”, per poter salvare l’onore di Verstappen nei riguardi dei tanti detrattori, che dicono che l’olandese vince solo perché ha la RB19. Trovo assurdo credere che Perez non sappia più guidare, tanto quanto difendere Max ed il suo onore: Verstappen vince e domina di certo perché ha la RB19 e, di certo, perché è talento sopraffino ed il suo stile di guida si sposa benissimo con questa monoposto. Da qui il mio sospetto, che a questo punto mi sembra più il “segreto di Pulcinella”, la verità taciuta del fatto che la Red Bull, sia andata incontro alle esigenze di guida del campione olandese e, inevitabilmente, il compagno messicano si è messo a fare il gambero appunto. A mio giudizio Perez per i “Verstappen’s” non è più persona gradita da quel famoso sgarbo consumato a Montecarlo l’anno scorso e l’inizio arrembante di questo mondiale, evidentemente, ne ha decretato l’affondamento. Certo qualcuno mi potrebbe definire complottista e fornirmi come spiegazione che semplicemente Max è un cannibale e ha schiacciato il compagno… certo me lo potrebbe dire. Eppure parliamo sempre dello stesso pilota messicano che nel 2021 teneva dietro un certo Hamilton, permettendo al compagno di guadagnare tempo, punti e vittoria per il mondiale. Siamo seri, che Verstappen sia indiscutibilmente forte è un fatto, come non credo affatto che il gambero Perez sia divenuto improvvisamente una pippa, perché intimorito dal compagno.

Il gambero, quello rosso per eccellenza, me lo sono tenuto alla fine. Cosa si può dire di questa Ferrari che fa un passo avanti e tre indietro? L’Austria, con il secondo posto di LeClerc, deve aver fatto illudere non pochi tifosi eppure, proprio su questa rubrica, è stato detto che servivano conferme e che Silverstone sarebbe stato un banco di prova probante e veritiero. La verità, si sa, è dura e spietata e se l’anno scorso si litigava (perché la prerogativa dei ferraristi è quella di scannarsi a prescindere!) per una vittoria, quest’anno si litiga (suppongo ormai siamo solo all’inizio dopo quanto fatto sette giorni fa proprio in Austria) per un nono e decimo posto. La fotografia dell’attuale Ferrari è quell’immagine pietosa in cui si cerca di superare una Williams (!) invano. Sempre ricordando l’anno scorso, quando si cannavano le strategie, la colpa era del solito noto (il quale è stato avvistato nel paddock e naturalmente ha portato sfiga ai suoi ex… pure questo ho dovuto leggere), ora è della squadra. Persino i tifosi rossi hanno fatto il passo del gambero peggiorando ulteriormente in dignità ed ipocrisia… non ci facciamo mancare nulla. Il dado, in Austria, è stato tratto e la soap opera, tra Charles & Carlos, è continuata in pista tra di loro e sui social tra tifosi, in quanto lo spagnolo “è ossessionato” dal monegasco… sigh. La squadra, per mano di Vasseur, vuole giustamente puntare su LeClerc, solo che veramente è questo il momento su chi puntare? Un nono ed un decimo posto, ottenuto oltretutto con l’ennesima strategia suicida e dopo parole di incoraggiamento del tipo, “la strada è quella giusta!” dette dopo il GP austriaco. Tra quindici giorni si va su una pista “amica” come quella ungherese: assisteremo ad un altro passo indietro?

A questo punto poco importa, perché il gambero rosso, da anni ormai, appena fa un passo avanti, immediatamente dopo ne fa tre dietro

 

Vito Quaranta

MIT’S CORNER: LE NON-PAGELLE DI MONTREAL

Oggi non-pagelle in formato ridotto. L’orario cenatorio del GP, condito di ospiti, mal si adattava al prendere i dovuti appunti sicché ho dovuto rinunciare alla consueta postazione doppio monitor (now da una parte e stickers virtuali pieni di appunti dall’altra – stickers in genere pieni di previsioni sul Gp in tempo reale e che un giorno raccoglierò per formarne il CV da mandare a un team di F1, indovinate quale, per candidarmi al ruolo di strategy manager: peggio di chi c’è ora, forse?, non potrò fare) che normalmente mi vede fremere di tensione durante un gp. Ma Now sta anche sul tv principale e l’accurata scelta della postazione a tavola mi ha consentito di occhieggiare più spesso che sovente il GP del quale quindi mi sono comunque fatto un’idea sufficientemente precisa per non rinunciare del tutto alle non pagelle. Fortunatamente l’anonimato mi protegge dalle plausibili ire degli avventori che credevano nella mia totale attenzione al racconto delle avventure dei loro pargoli prediletti o delle loro peripezie lavorative o dell’immarcescibile quanto noiosamente ripetitiva reminiscenza di comuni esperienze del passato. Casomai scoprissero questa sgarbata falsità del mio atteggiamento spero non me ne vogliano troppo: non ci si auto-invita a casa del MIT in orario di GP, sappiatelo!

Saranno dunque “NON” pagelle, per l’appunto, che mai come in questa occasione fu più adatto. Sicché se compare qualche strafalcione da mal-ricordo confido nella vostra indulgenza.

La gara mi è piaciuta assai. Del resto il Gilles Villeneuve raramente delude: sarà per l’intitolazione?

Senza il meteo a sparigliare le carte come accaduto nelle qualifiche ci si attendeva un GP scoppiettante per i temi che proponeva: saranno confermati i miglioramenti Mercedes? AM porta aggiornamenti: funzioneranno? E Ferrari avrà finalmente capito qualcosa della vettura? E là dietro se le daranno di santa ragione come sempre in Canada?

Siccome la risposta a tutte quelle domande è un SÌ grande come una casa allora si capisce il perché la gara è stata molto interessante.

La cosa più macroscopica del GP è stato il confronto tra i vari teammate sicché vado a dettagliare il GP dei piloti in modo diverso dal solito, accoppiandoli.

VERSTAPPEN-PEREZ

Magnifico, straordinario, eccezionale e chi più ne ha più ne metta: questo è stato il Max Verstappen di Montreal 2023. Che si può dire di più? Non ha commesso la benché minima sbavatura in un week in cui pure di bucce di banana ne ha trovate sul suo percorso. Ha persino raggiunto quota 41 vittorie come Ayrton Senna! (sì, ok, periodi diversi, competizione diversa e tutto quello che volete: però intanto l’ha fatto). Che sia su una vettura altrettanto eccezionale sarà anche vero ma il valore aggiunto di Max non si misura con il calibro ma con un bel metro da urbanista del comune, di quelli che si tirano con la rotellina per decine e decine di metri! Il confronto, impietoso, con Perez mette ancora più in luce la forza e il merito di Max in un mondiale che, se oggi sembra scontatamente a suo netto favore, è perché questo ragazzo non smette mai di stupire. Tutti, dico tutti, hanno avuto l’impressione che abbia gestito il GP guidando “col gomito fuori dal finestrino” ma, ancora una volta, come la mettiamo con Perez? E Perez non è un Mazzacane qualsiasi, sia chiaro. Tra l’altro questo circuito, come già Montecarlo, non era di quelli in cui avresti scommesso tutti i tuoi averi su distacchi siderali – ancora una volta: non che RBR non fosse favorita ma lo era di meno rispetto ad altri circuiti. Ma Max, come nulla fosse, non ha sbagliato nulla. E, badate, questa cosa del non sbagliare nulla non è affatto banale. Prendete le prove di sabato: sotto la pioggia li ha messi tutti in fila come fosse niente, il crono perfetto in ogni momento in cui serviva, controllo eccezionale, visione eccezionale, UAO CARLO MAI VISTO QUESTO a gogo. Laddove, invece, il compagno di team tanto in prova quanto in gara non trovava ritmo, faceva errori, non riusciva a far rendere le gomme nel modo giusto e così via. La cosa più interessante, com’è stato negli ultimi GP è che gli altri team e piloti (con la parziale eccezione di Alonso) non si curano affatto delle strategie di Max quanto invece si preoccupano di quelle di Perez, segno che sanno che Perez è, com’è stato, battibile. Ma lui no, lui sta su un altro pianeta.

HAMILTON- RUSSELL

Nelle ultime tre gare, tra innovazioni della monoposto, difficoltà di interpretazione (leggi: le bucce di banana da evitare) della pista e della gara, condizioni meteo ballerine e quant’altro la sfida in casa Mercedes sta prendendo una piega abbastanza definita in favore di Lewis. Il rampante giorgino, infatti, le sta prendendo dal vecchio leone, in queste condizioni, ripeto, in modo assai inquietante. Difficile dire se questa svolta è più merito di Hamilton o più demerito di Russell sicché mi limito a riportare il commento dell’anno fatto poco fa dal brillante MARLOC:

George ha deciso di sbattere su un muro qualunque e non su quello dei campioni; ci vedo un segno

Già, Marloc ha ragione da vendere. Quando il gioco si fa duro sembra che Russell, dopo la ineccepibile stagione 22 in cui sembrava aver posto le basi per il pensionamento dell’eptacampeao, sembra mostrare di non avere le stimmate da predestinato come lo sono stati, lo stesso Hamilton, Vettel, Alonso, Schumacher, Senna, Prost prima di lui – per non parlare ovviamente di Max (ma come?! Non metti Charles nell’elenco? Sì, sì, calma calma! C’è anche Charles ma le bucce di banana?). Il talento c’è, la velocità c’è e ormai comincia ad esserci anche la dovuta esperienza: errori come quello commesso ieri non depongono a favore della futuribilità di giorgino. Il nostro deve assolutamente riprendersi altrimenti dovrà sopportare pressioni che probabilmente non aveva previsto di dover sopportare. Il tutto viene acuito dai miglioramenti del mezzo che in quel di Montreal pare abbiano trovato conferma. Non credo sia sfuggito a nessuno il ritmo tenuto da Hamilton nel terzo quarto di gara quando girava decisamente più veloce di tutti ed è arrivato ad 1 sec da Alonso. Purtroppo il pregustato duello non si è svolto perché a 5-6 giri dalla fine le gialle di Ham hanno smesso di rendere al meglio ma nei 15 giri precedenti è stato proprio un bel vedere. Vero è che la pista,  stop&go in cui le finezze aerodinamiche contano relativamente poco, non è stata probante quanto Barcellona ma il distacco rimediato da Max rispetto a Barcellona si è dimezzato. In Austria troveremo un circuito non troppo dissimile, in quanto a caratteristiche, da Montreal: vedremo come si comporteranno gli alfieri di Brackley.

ALONSO-STROLL

Così come in RBR anche qui vediamo come la enorme differenza tra le performance dei due piloti deponga a favore del valore aggiunto di Fernando rispetto al valore (che cmq, indubbiamente, c’è) della vettura. Infatti, così come nelle precedenti due gare, il nostro non si è risparmiato e ha dato tutto quel che poteva il che gli è valso un secondo posto che sa tanto di buono. Gli aggiornamenti sembrano aver funzionato e hanno ancora tempo per migliorare gli assetti in vista delle prossime gare. La partenza così così di Fernando gli ha precluso una prima parte di gara che, con ogni probabilità, avrebbe potuto impensierire un po’ di più Max mentre la seconda parte con le gomme bianche non è parsa altrettanto valida. Il sorpasso su Hamilton e la perfetta condotta di gara nella parte del finale quando Lewis stava recuperando (condita da team radio già leggendari) portano a commenti immaginifici che vi lascio solo immaginare. Male, dall’altra parte del box, il fu virgulto Lattanzio Stroll (fu virgulto perché al 7° anno di fila in F1 non si può considerarlo tale nonostante la ancora giovane età), che si trascina un po’ pietosamente in mezzo al gruppo, scalpitando pure con un certo vigore (strepitoso l’arrivo in volata con Bottas) ma con esiti in termini di performance generale che gettano pesantissime ombre sul suo futuro. Il che è strano perché in passato Lancino aveva mostrato buone doti sia di velocità nel giro secco sia di buon controllo sul bagnato e quest’anno tanto nel primo aspetto quanto nel secondo sta mostrando la corda in modo abbastanza inaspettato. Conoscendo Alonso questa situazione gli sta facendo ridere anche il deretano ma Fernandello non dovrebbe essere troppo contento: Stroll così indietro non lo aiuta nelle sue ambizioni. Oppure, Stroll sta soffrendo oltremisura dell’infortunio patito ai polsi di inizio stagione, chissà?

 

LECLERC-SAINZ

Segnali di recupero in casa Ferrari? Partiamo dalle qualifiche. Troppe polemiche, secondo me, ci sono state sul Q2 di Leclerc: le condizioni erano difficili e sbagliare qualcosa è concesso in questi casi. Poi va considerato che si deve inevitabilmente pagare lo scotto delle scommesse vinte da altri (Albon e Hulkenberg in questo caso). Poco male, ci sta. Certo, si tratta di “bucce di banana” sulle quali ci si aspetta che un predestinato come Leclerc non scivoli ma non mi è parso altro che peccato veniale. (accetto meno gli errori come quello su Norris in qualifica a Montecarlo, oltremodo gratuito). Non mi esprimo neanche sul comportamento in parco interviste: prima cattivo e poi remissivo potrebbero essere scambiati per segnali sconfortanti ma dato il particolare status mediatico della Scuderia non me ne farei troppo un cruccio. A lui si chiede di andare veloce in pista ed è quello su cui deve essere misurato. Per il resto, che non abbia la cazzimm’ di Max, oppure l’algido aziendalismo di Schumy, la un po’ sordida ironia di Fernando, l’ontologico menefreghismo di Kimi e scelga invece di attaccar l’asino dove vuole il padrone poco me ne cale. Ad ogni modo, il segnale di recupero Ferrari si è visto in gara. Il ritmo con le gialle non è stato affatto male ma ancora più significativo è stata la durata dello stint: non mi è parso vero vedere le due Ferrari ben comportarsi per ben 37/38 giri, cioè più di metà gara!. Dopo due anni in cui la fragilità della gestione gomme è stato il tallone d’achille della Scuderia vedere il Canada condotto in questo modo ha del sorprendente. Non c’è ancora da cantar vittoria, però. Il distacco piuttosto contenuto (rispetto al passato) dai primi tre è stato in parte (gli altri hanno pittato in SC) falsato dall’aver pittato una volta sola contro le due dei diretti avversari. Quando Hamilton ha deciso di abbassare il ritmo Leclerc non è riuscito a stargli dietro (ma va detto che in quel momento Ham era il più veloce in pista). Infine va detto che il circuito di Montreal non presentava le caratteristiche che più fanno male alla SF-23. Tuttavia il miglioramento si è ben percepito. Infine non posso non notare che la strategia improvvisata al momento della SC (stare fuori per provare a staccare il gruppone in cui erano invischiate) ha avuto un successo notevole, aiutato proprio dalla tenuta delle gomme per così tanto tempo (il che allontana le mie possibilità di diventarne Strategy Manager, mannaggia!). La Ferrari vista fino allo scorso GP non si sarebbe nemmeno sognata di stare fuori in regime di SC in questa gara e avere più frecce al proprio arco strategico potrebbe essere la piacevole novità da sfruttare nei prossimi GP. Staremo a vedere.

ALBON-SARGEANT

Albon è stato decisamente l’MVP del week end. E non solo grazie alla scommessa vinta in qualifica quando è sceso in pista, nel Q2, subito con le rosse e anticipando la pioggia che gli altri hanno subito. Infatti dopo la non eccellente partenza (si è fatto superare dall’eccellente, in quel frangente, Leclerc ma c’è di peggio nella vita) ha condotto una gara strepitosa. Innanzitutto il ritmo mostrato, inusuale per la Williams, segno che gli aggiornamenti portati in Canada hanno dato dei risultati, che non ha avuto molto da invidiare ai team e piloti che fino al precedente GP “scherzavano” le Williams ogni volta che le incrociavano. Poi si è dimostrato straordinariamente coriaceo quando per tre quarti di gara, praticamente dopo la SC, si è trovato a difendere la posizione da un gruppo di assalitori agguerritissimo. La qual cosa, in un circuito come il Gilles Villeneuve, è piuttosto difficile, per non dire quasi impossibile. Eppure il buon Alexander non si è fatto scoraggiare dai piani di battaglia degli altri e ha tenuto duro sino alla fine. Notevolissima la velocità di Williams sul dritto, ok, però Albon, pensateci bene, non ha sbagliato nulla. E in quel gruppone il minimo errore vuol dire fare tutta la differenza del mondo. Come per esempio non essere più ultimi in classifica costruttori: da quanto tempo non capitava a Williams? Male, invece, anzi malissimo Sargeant che continua una striscia negativa che sta durando da troppi GP. Gli si sta dando ovviamente tutto il beneficio d’inventario che si dà ad un rookie ma ormai il set di tipologia di circuiti del campionato è stato tutto percorso (e circuiti ancora più complicati ancora sono all’orizzonte: Ungheria, Spa, Zandvoort, Singapore, Suzuka, Austin). Se da qui alla fine non mostra importanti segnali di adattamento temo che il suo primo anno in Formula 1 sarà anche l’ultimo (salvo generosità degli sponsor, evidentemente).

NORRIS-PIASTRI

Week end ballerino per McLaren, quello di Montreal. Più che sulla gara di Norris ottima in generale ma rovinata da una penalità che ho poco capito causa la non totale attenzione che ho potuto dare al GP di cui all’inizio dell’articolo (a posteriori: rarissimo esempio di penalità per gesto antisportivo – bah!) mi piace soffermarmi su quella di Piastri, assai gagliarda e combattiva. Oscar Piastri si sta dimostrando il migliore dei rookie di questa stagione e sta dimostrando che si può crescere, adattandosi alla formula, per far vedere Gp dopo Gp il proprio valore la qual cosa Sargeant e DeVries, gli altri rookie invero piuttosto deludenti, non sono ancora riusciti a fare. Tra l’altro di tutti e tre Piastri è quello che ha il team mate più scomodo essendo Landino nostro probabilmente un potenziale CdM se avesse il mezzo che gli consentisse di battagliare là davanti. E in Canada Piastri fa vedere che il curriculum accumulato nelle formule propedeutiche non è soltanto qualche numerello nelle tabelle excel ben nascoste nei cloud-storage dei TP. Da qualche GP il suo distacco in prova da Norris è andato diminuendo, idem per il ritmo in gara. Mostra combattività nei corpo a corpo e porta la macchina al traguardo (che è già tanta roba). Poco importa se non ha preso punti: avrebbe potuto prenderli è la sensazione che ha dato ieri. Ed è questo ciò che conta. Spiace solo, più in generale, che McLaren continui a faticare nell’adattare la monoposto al nuovo regolamento tecnico. Siamo all’ottava gara dell’anno e ancora non si sono visti miglioramenti significativi. Se continuasse così il buon Lando potrebbe cominciare ad aggirarsi per il vicinato a suonare campanelli come si faceva da piccoli bastardissimi e impertinenti. Staremo a vedere.

OCON-GASLY

Mi aspettavo molto di più da Alpine in quel di Montreal. Questo sia per la progressione mostrata nelle ultime gare sia per le caratteristiche del circuito che sembrava fossero adatte al mezzo pseudo-francese guidato da Esteban e Pierre. Invece, quel che sembrava a portata di mano, ossia il ritmo Ferrari, ieri è parso assai lontano, anche a prescindere dall’ottima strategia posta in essere dalla Scuderia. Ocon partiva sesto ma al primo stormir di fronda si è perso nelle retrovie. Gasly è stato azzoppato dall’impeding in qualifica. Tuttavia nessuno dei due è parso in grado di districarsi nel lungo rettilineo dell’Ile de Notre-Dame e sfruttare adeguatamente la velocità che Alpine aveva mostrato negli ultimi GP. Merito sicuramente di Albon, inaspettato protagonista di ieri, colpa forse dell’alettone posteriore di Ocon che pareva un po’ troppo traballante, colpa di pit stop mal calcolati, sta di fatto che non hanno dato l’impressione di essere usciti dal “gruppone” come invece avevano fatto negli ultimi GP. Rimandati.

BOTTAS-ZHOU

Valtterone nostro sceglie Montreal per uscire dallo stato ectoplasmico e tira fuori un buon week end che sarebbe stato persino ottimo se non fosse stato rovinato dalla volata finale persa con Stroll (cioè, mica da Verstappen, eh!). Volata che ha ricordato a parti inverse Azerbaijan 2017: un karma di lungo corso, si potrebbe forse dire, che a differenza di allora swappa un solo punto tra i due sul traguardo. Tuttavia, la figuraccia rimediata da Valtteri, è molto più grave se si pensa che senza la penalizzazione di Norris gli sarebbe valsa l’uscita dalla zona punti. Peccato perché come Ferrari aveva azzeccato una strategia interessante. Piuttosto anonimo Zhou. Occasione persa.

MAGNUSSEN-HULKENBERG

Se Alfa Romeo ha perso un’occasione per fare qualche punto in più per Haas si dovrebbe dire che l’occasione è persissima. Se da un lato ci si dovrebbe spellare le mani per gli applausi nei confronti di Hulkenberg dall’altro gli si dovrebbero dare dei gran “criccotti” per la stupidissima penalità che l’ha retrocesso dal secondo al quinto posto in griglia e poi delle gran pacche in testa per una condotta di gara da gambero… rosso! Certo, non è stato aiutato dalla sorte perché quando decide di pittare Russell combina il pasticcio che sappiamo con tanto di SC, ma ciò non giustifica a sufficienza Hulk che dopo un inizio gara in cui sembrava pure andare molto veloce sul dritto è poi parso poco in controllo. Paradossalmente meglio Magnussen che a fronte di una pessima qualifica ha però tenuto duro per tutta la gara e deve rinunciare alla battaglia per la zona punti solo perché costretto da degrado a cambiare gomme al 50° giro. Ad ogni modo, male Haas viste le premesse e visto il tipo di circuito sul quale potevano (e forse dovevano) portare a casa qualche punticino.

TSUNODA-DeVRIES

Pericolosi segnali d’involuzione per Alpha Tauri. Involuzione relativa, s’intende, visto che deve fare i conti con Williams e Alfa Romeo che in Canada si sono dimostrati superiori. Non c’è molto da dire su di loro se non registrare l’ennesima stracciata in termini prestazionali subita da De Vries nei confronti di uno Tsunoda che pure, ieri a Montreal, non sembrava aver messo in testa la fascetta da samurai.

 

Aspetto con ansia l’Austria che se non avrà meteo ballerino potrebbe definire un prosieguo di campionato un po’ più incerto, dietro a Max, di quanto visto sinora. Finalmente gli altri team stanno dando segnali di miglioramento.

Ah. E poi…

E poi sta a vedere che Perez si busca un raffreddore e che RBR è “costretta” a far correre Ricciardo in una delle prossime gare?

 

Ci vediamo a Zeltweg!

 

Metrodoro il Teorematico

MIT’S CORNER: LE NON-PAGELLE DI MIAMI

Le Formula 1 tornano a rombare nella colorata cornice del circuito di Miami, un curioso budello ricavato intorno all’Hard Rock Stadium dei Miami Dolphins. Il layout del circuito non è male, in sé, ma come già l’anno scorso non riesco a levarmi di dosso l’impressione di assistere ad un video youtube in cui qualche volenteroso appassionato di Assetto Corsa vuol far vedere di essere bravo quanto Max e Charles. Solo che qui Max e Charles ci sono davvero.

Impressioni epidermiche a parte, dopo lo sconsolante GP di Baku, almeno oggi abbiamo assistito ad un GP in cui le strategie hanno avuto il peso che meritano nonché un week end “normale” con prove libere, qualifiche e gp domenicale a farla da padrone.

Ancora una volta dietro alle solite RBR si sono rimescolate le carte e se non altro ciò sta dando qualche motivo di interesse ad un campionato che sembra già saldamente nelle mani di Verstappen. Infatti a Baku sembrava che Ferrari si fosse rimessa un minimo in carreggiata, che Mercedes fosse tornata indietro e che Aston Martin fosse più in difficoltà. Qui invece abbiamo di nuovo Aston Martin (ma solo con Alonso) sugli scudi, Mercedes in palla alla domenica mentre Ferrari è nuovamente apparsa non in grado di comprendere la propria vettura con Leclerc che si lamentava delle gialle e Sainz, viceversa, che si lamentava delle bianche (ma è possibile?!). Più indietro registriamo progressi di Alpine e, inaspettatamente, Alfa Romeo. Difficile dire se questi cambi di gerarchia tra scuderie dipendano dal circuito in sé. Più probabile, credo, ciò sia dovuto alla difficile comprensione della vettura che tutte le scuderie (tranne RBR e Aston Martin) hanno delle proprie vetture in versione regolamento 23 (che, non dimentichiamolo, ha assorbito la famigerata TD39) e che ciò incida in modo aleatorio circuito per circuito. Forse la situazione si stabilizzerà dopo che le scuderie porteranno tutti gli aggiornamenti tecnici previsti (Imola, Barcellona). Staremo a vedere.

Bianche di marmo e DRS non decisivo (sempre con la rimarchevole eccezione di RBR) rischiavano di fare di Miami una sorta di doppione di Baku ma fortunatamente il layout della pista ha consentito ai piloti di studiare modalità di sorpasso fattibili in staccata che ha consentito a qualcuno dei protagonisti di mostrare qualche bel pezzo di bravura, che fa bene agli occhi degli appassionati. Non si sono sottratti a questo fondamentale il buon Max (per quanto favorito da una certa arrendevolezza dei diretti avversari), Hamilton, Alonso, Russell e si sono fatti apprezzare pure Magnussen e Tsunoda.

Il pasticcio fatto da Leclerc in qualifica, che ha generato una griglia quantomeno inaspettata, poteva far sperare in un risultato a sorpresa o che in qualche modo le aspettative della vigilia sarebbero state tradite. Tuttavia, memore del motto “Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo” coniato di quel geniaccio di Stanislav Lec (Pensieri Spettinati, Bompiani – da leggersi senza nessuno attorno sennò vi prendono per matto) non pensavo davvero che il facile pronostico si sarebbe ribaltato. Troppo superiore alle altre è questa RBR, troppo ben centrato è Verstappen in questa vettura e quindi l’unico dubbio in cui crogiolarsi era su quanti giri avrebbe impiegato Max a raggiungere la prima posizione. Per quel poco che può interessarvi avevo pronosticato, grazie ad un perverso uso di excel (di cui divento competente solo quando comincio a metterci numeri di Formula 1) che l’avrebbe raggiunta tra il 18° e il 20° giro. In realtà glie ne sono bastati 15 e mentre guardavo in diretta il GP, proprio in quell’istante, peraltro colmo di un’abietta delusione di cui mi vergogno un po’, è apparso dietro la tv un variopinto coro di creoli cubani visibilmente reduce da sfrenate danze caraibiche che tutt’a un tratto, anzi in quel preciso tratto, s’interrompe e mi guarda come un sol uomo pronunciando, manco fosse coro di tragedia greca, le fatidiche parole “so goes life”/”così va la vita” (a chi indovina la citazione ricchi premi e cotillon!).  Quindi è così che va la vita: se sei il pilota più forte sulla vettura più veloce (e non ti buttano fuori in partenza) allora vinci la gara anche se parti a metà schieramento. Sul come si è comportato il vincitore e gli altri vado a dettagliare qualcosa nelle seguenti NON PAGELLE DI MIAMI!

 

VERSTAPPEN

Ok, Max. Allora Baku è stato solo un (molto relativo) incidente di percorso. Eh già. Il posto in griglia non è stata colpa sua (be’, in parte sì perché il suo primo giro in Q3 l’ha sbagliato lui). Partito con la consueta cautela che ha mostrato in tutte le partenze del 2023 ha impiegato un paio di giri per scaldare le bianche e poi è andato come un fulmine per tutta la gara. Un vero martello, come lo Schumacher dei bei tempi (oh no! Mi è scappato di nuovo l’impertinente paragone! Ma d’altra parte, quando fa gare così…). Impiega solo 15 giri per issarsi in vetta, complice una certa arrendevolezza delle sue vittime sacrificali, e a colpi di giri veloci su giri veloci riesce a tenere la principale vittima sacrificale, il suo team mate che ha osato partirgli molto davanti, alla distanza giusta per tutto il resto dello stint. Nello stint finale, oltre all’imperioso e decisivo sorpasso su Checo, si toglie anche la soddisfazione del fastest lap sotto l’1:30 (1:29.708 per la precisione), 7 decimi più veloce di qualsiasi altro fastest lap dei piloti in gara, giusto per far capire che è di un altro pianeta. Così va la vita.

PEREZ

Ci ha sperato, Checo, oh se ci ha sperato. Tra l’insperata pole position e il lontano posto in griglia di Max sperava che tra il distacco che avrebbe accumulato nella prima metà di gara e il degrado gomme che l’altro avrebbe dovuto inevitabilmente affrontare, si sarebbe trovato nell’ultimo stint dell’altro con un vantaggio sufficiente per vincere la gara. E invece non solo di degrado ce n’è stato veramente poco ma, nonostante tutti i suoi sforzi, quando Max esce dai box è solamente a 1 sec di distanza. Niente, nisba, nada! Prova ad abbozzare un po’ di resistenza all’inesorabile sorpasso ma si deve accodare e accontentare, si fa per dire, del secondo posto finale. Semmai ci fosse una qualche clausola nel suo contratto che lo libera davvero nella lotta per il mondiale allora non dovrebbe lasciare a Max gare come questa. Invece lo ha fatto. Così va la vita.

ALONSO

“Bravo bravissimo” a fernandello nostro sta diventando il mantra di questa rubrica. Anche oggi ho avuto l’impressione che avrebbe potuto tenere un ritmo migliore ma stavolta non è un’ombra di riserva sul giudizio finale ma la semplice constatazione che anche l’avesse fatto non avrebbe potuto neanche lontanamente impensierire le RBR. Quindi bene ha fatto a gestire la gara. Più che per la eccellente condotta di gara, per qualche sorpasso ben assestato e per l’ennesimo podio Fernando si è fatto notare per quel perfido, si può dire perfidissimo?, team radio (“Which position is Lance? Great move into Turn 1.” Aston Martin: “P13.”). Lui guida in controllo è va 1 sec al giro più veloce di Lance, lui è in zona podio e Lance tredicesimo, lui ha il tempo di guardare il maxischermo e fa i complimenti all’altro per un sorpasso nelle retrovie. Questa perfida piaggeria in mondovisione rivolta al padrone della (sua) ferriera è il condensato di Fernando Alonso. Sfrontato, talento eterno e intelligenza formulaunistica erogata a fiumi. E se non sappiamo se il lupo ha perso il pelo (manca infatti la controprova) di sicuro sappiamo che il vizio quello no, non l’ha perso. Attento a non esagerare troppo, Fernando, ché i figli so’ piezz’e’core, e se poi nel corso della stagione Lance comincerà misteriosamente a darti le piste non te la caverai con un (sicuramente poco convinto): così va la vita.

RUSSELL

E bravo Giorgino. Manda in archivio il mezzo passo falso fatto a Baku e torna ai livelli che gli competono. Si tiene dietro, e di tanto, il celebrato team mate in qualifica. Fa una gara con un ritmo spaventoso. Sciorina anche qualche bel sorpasso (non ovvio visto che AMG non è che sia un fulmine sul dritto) e conquista un quarto posto che oggi era il massimo che avrebbe potuto ottenere. Bravissimo. Direi il migliore a Miami insieme al vincitore (e, lasciatemelo dire, a Tsunoda). Che sia stato tale lo deduco dal fatto che la sua strategia non era quella ottimale (si è visto abbastanza nitidamente che partire con le bianche e mettere le gialle nell’ultimo quarto di gara era l’ottimale) ma ha ciononostante tenuto ben lontano il suo teammate (20-secondi-20 al traguardo…). E Alonso non era tanto lontano (solo 7 sec di distacco al traguardo). Forse si può finalmente e definitivamente dire che il giovane rampante ha scalzato il vecchio leone dal suo scranno: there’s a new sheriff in town. D’altronde… Così va la vita, no?

SAINZ

Continuano le dolenti note, ahimè, per Carlos. Infatti, non riesce a sfruttare adeguatamente il pacchetto che aveva a disposizione. Non la velocità, non la tenuta, non il degrado gomme ma la “finestra” è questa volta la palla al piede della Ferrari. Non solo non riesce mai ad impensierire Alonso ma fa anche un pasticcio al pit stop beccandosi una evitabilissima penalità che, forse, è stata ininfluente sul risultato finale, visto quanto gli era superiore Russell, ma, suvvia e insomma!, già questi corrono come indemoniati: almeno proviamoci a rendergli la vita difficile! Se nel primo stint è stato comunque decente temo di dover scomodare l’aggettivo “pietoso” per il secondo stint in cui proprio non aveva ritmo e gli è andata bene che Hamilton non andava quanto Russell. Chissà, magari si crogiola del fatto che in classifica mondiale è ancora davanti a Charles ma è solo frutto del caso, caro Carlos, e il sorpasso avverrà, stanne certo. E sai perché? Perché così va la vita.

HAMILTON

Dopo una pietosa qualifica, pietosa perché uno come lui non può uscire in Q2, riesce comunque a far valere la sua classe in gara togliendosi la soddisfazione di qualche bel sorpasso e di sopravanzare lo sfasato Leclerc di Miami. Cosa non da poco perché seppur sfasato stiamo sempre parlando dell’altro wunderkind della Formula 1, eh! Epperò, epperò, epperò. Però Russell è andato il doppio. Però Russell è stato più combattivo. Però Russell l’ha tenuto a 20 sec nonostante una strategia peggiore. Poi, per carità, finire sesto dopo esser partito tredicesimo è comunque positivo ma quel momento in cui fa passare Russell, letteralmente facendosi da parte come fosse un Bottas qualsiasi? Brrr….. D’altra parte, forse l’ho già detto?, così va la vita.

LECLERC

Dalle stelle alle stalle in una frazione di secondo. Non solo non acchiappa la pole position che pure pareva alla sua portata ma pasticcia in Q3 (peraltro doppiamente considerando anche l’errore nel primo tentativo che gli fa perdere 1 sec) e spariglia una griglia che già appariva scontata. Ci si aspettava un arrembaggio costante per cercare di sfruttare la lontananza di Max dalla vetta o cmq per provare ad andare per la seconda volta a podio in questa stagione ma si ritrova a lottare, perdendo!, con Magnussen e a mostrare un ritmo totalmente inefficace per tutta la gara. Lui dice che con le gialle non stava in pista ma non è che con le bianche abbia fatto vedere chissà che. Come causa di questa deludente prestazione si parla di assetto non del tutto azzeccato, anche per lui come per Sainz di “finestre” e infine di un dolore al collo esito dei due “ciocchi” che ha collezionato nel week end. Vista l’opaca prestazione mi affiderei a quest’ultima scusa, salutare tutti, riposare ben bene e presentarsi a Imola sperando nella bontà degli sviluppi Ferrari. Come dite? Imola non è la sua pista preferita? Neanche le due seguenti, Monaco (che pure sarebbe casa sua) e Barcellona? Eppure sono lì, tocca farle. Così va la vita.

GASLY – OCON

Che bene che è andata Alpine ieri! Certo, sono ancora indietro rispetto a dove vorrebbero essere (cioè almeno al livello di Mercedes) ma non poi così tanto. Intanto piazzano entrambi i piloti in Q3 e a punti, registrano il recupero di Gasly (che non aveva certo iniziato la stagione nel migliore dei modi), si beano di un’ottima velocità (sul dritto ieri solo RBR era meglio) ottenuta senza dover rinunciare troppo al ritmo gara e infine si godono il titolo di “primi degli altri”. Meglio di così non poteva andare. Si tratterà di capire se questo risultato è solo un caso o se è frutto di una consapevole e maturata conoscenza della vettura in versione 2023, magari del tipo che solo RBR e Aston Martin hanno dimostrato in questa stagione. Se è quest’ultimo bene mentre se è solo un caso… be’, così va la vita.

MAGNUSSEN

Ma perché mai quando ci sono pasticci vari in qualifica Magnussen riesce sempre a tirare fuori il coniglio dal clindro? Il quarto posto in qualifica ha praticamente lo stesso sapore della pole conquistata in brasile lo scorso anno e grazie ad essa, complice anche il bel duello (peraltro sostanzialmente vinto!) con Leclerc, il buon Kevin si porta a casa un risultato che solo la ritrovata competitività Alpine impedisce di essere migliore. Vero che Haas si è dimostrata decisamente più competitiva, ieri, rispetto al passato ma è anche vero che è stato lui a saperne approfittare e non l’Hulk che sembrava molto più in palla sino ad oggi. D’altra parte se non hai nel piede il fulmicotone come Max o Charles, puoi comunque pensare di tenere degnamente il posto in formula 1 sfruttando adeguatamente il buon numero di neuroni che Kevin si ritrova in mezzo alle orecchie, oltre che le famigerate balls della cui pantagruelica dimensione Kevin non ha mai fatto mistero. Balls e neuroni? Be’, anche così va la vita.

NOTE DI MERITO

Tsunoda è arrivato ai margini della zona punti con una gara fantastica. Partiva praticamente dal fondo e si è dannato l’anima, in una pista che, a differenza di Baku, consentiva sorpassi tecnici, e il nostro ne ha approfittato alla grande nonostante il mezzo assai carente. Peccato per lui (come per Kevin) la competitività Alpine che gli ha impedito di fatturare punti in un GP in cui l’avrebbe strameritato.

Alfa Romeo aveva toccato il fondo a Baku ma qui ha centrato un Q1, con Bottas, totalmente inatteso.

NOTE DI ANONIMATO

Stroll anonimo come sempre e si fa pure brandire per i glutei da fernandello in diretta mondiale, bah!. Oggi gli fanno compagnia Albon, Hulk e Zhou.

NOTE DI DEMERITO

Bottas aveva finalmente una vettura in grado di lottare per i punti ma ha corso malissimo.

McLaren aveva portato qualche aggiornamento a Baku ma pare proprio non funzionare nulla e, anzi, sembra che le cose peggiorino pure. Mi sento di dire che i piloti siano incolpevoli.

DeVries aveva pure conquistato la sua prima Q2 della stagione grazie ad una saggia gestione della sessione e aveva pure tenuto dietro Tsunoda. Però fa una partenza pietosa (peraltro rovinando addosso ad una McLaren) e poi si prende le piste dal teammate. Su, Nick! Su! Ma che ti succede?! (o non sarà che il piccolo Yuki è molto migliorato ed è molto meglio di quanto non si pensi?)

Sargeant di nuovo nella polvere: sembra guidare una macchina diversa da quella di Albon. Unico doppiato insieme all’incolpevole Piastri: deve darsi una svegliata.

Ci vediamo a Imola.

Come dite? Saluto banale? Be’, così va la vita

 

Metrodoro il Teorematico