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BASTIAN CONTRARIO: CARLITO’S WAY

Il GP di Baku, nel modo drammatico come si è svolto e concluso, mi ha ricordato un film. Per la precisione una battuta detta dal protagonista Al Pacino in Carlito’s way. Di base il film (per trama e scenario) non centra nulla col GP eppure quando ho visto Verstappen che si andava a stampare contro le barriere, cosi come Vettel andava ad artigliare la seconda piazza, mi sono ricordato una scena del suddetto film in cui il protagonista, dopo essere sfuggito a trent’anni di galera (per spaccio di stupefacenti), parlava con il suo avvocato ,ringraziandolo, perché lui “era già morto, sepolto… era già sottoterra”!

È proprio quello che è successo all’olandese domenica scorsa: quando la sua gomma scoppiava, mandandolo a muro dopo una gara condotta con intelligenza (lo si è visto già dalla partenza, dove non si è preso inutili rischi con Leclerc) e caparbia determinazione, tutte le sue speranze e le sue mire di conquista del titolo erano finite proprio in quelle maledette barriere. Alzi la mano chi non ha pensato che il mondiale fosse finito in quel momento. Max dal vantaggio di più quattro in classifica, era finito a meno quattordici… se Lewis fosse finito secondo. Divario destinato ad aumentare (meno ventuno per la precisione) se Lewis avesse vinto (e avrebbe vinto visto che Perez ha cannato la ripartenza!). No miei cari lettori, in quel momento Max era come Carlito poco prima della sentenza… “era morto, sepolto; era già sottoterra”! Diciamocela tutta: Hamilton in uno dei suoi peggior GP dell’anno (fino ad ora) che va a punteggio pieno e Verstappen, il giovane ed asperrimo avversario, che non becca nemmeno un punto. Quando lo avrebbe recuperato? Mai! Fosse anche per un mero fattore psicologico.

Le continue novene di Lewis sembravano fossero state ascoltate ed esaudite. Hamilton, l’inossidabile campione, colui il quale dispensa preghiere e frasi new age tra un tweet e l’altro, non fa altro che “recitare il santissimo rosario” durante la gara quando la stessa non gira a suo favore. In aria libera è imprendibile, detta il passo, detta la sua legge e tutti si devono sottomettere. Invece quando la sua W12 proprio non ne vuole sapere di energizzare le gomme a dovere (benedette gomme… sempre loro) annaspa e va in difficoltà: ad Hamilton inseguire proprio non garba. Ha lo sprazzo del campione, il guizzo del lupo famelico quando chiede di rischiare a costo di compromettere la gara, perché per lui terzo significa già aver compromesso tutto. La squadra lo blocca, lo censura… quella stessa squadra, che quando non ha problemi funziona come l’orologio IWC che sta al polso del suo campione inglese eppure quando va sotto pressione si scioglie come neve al sole. Prova ne è il pit sbagliato (nei tempi) di Hamilton, costretto ad aspettare nonostante il verde del semaforo che il “passante di turno” attraversi la strada. Hamilton ha avuto la possibilità di ipotecare l’ottavo sigillo, purtroppo per lui è arrivato alla ripartenza con i freni incandescenti e, nonostante il restart da dimenticare di Perez, l’inglese arriva lungo alla staccata della prima curva (quella stessa curva in cui Vettel provò a superare Bottas e  poi, staccando al limite, uscì fuori pista finendo per regalare punti preziosi all’inglese… tutto si paga nella vita), perdendo posizione punti e speranza di ritornare primo in classifica. Verstappen, come Carlito, ritorna a vivere, sa che ha una nuova opportunità e se vogliamo scomodare gli astri del cielo, questo è anche un segno del destino… lo stesso destino che si è rimesso in pari con entrambi i contendenti.

Dal punto di vista sportivo ciò che è successo e a cui tutti noi abbiamo assistito è stato drammatico; proprio come solo la celluloide sa raccontare. Nessuno dei due, per quello che hanno dato in pista, meritavano quella fine. A partire da Verstappen, il quale ha condotto la gara a suon di giri veloci (nemmeno quel punto voleva concedere all’avversario), mostrando tutto il suo potenziale e per finire con il campione inglese, che ha contemplato persino il seppuku se fosse stato utile nel guadagnare almeno una posizione.

Dal punto di vista dello spettacolo (e per fortuna nostra invece) la classifica non si è mossa di un millimetro e questo significa che finché durerà questa situazione avremo quantomeno un’illusione di suspance sull’esito finale. Vivaddio, finalmente un mondiale combattuto! L’ultimo che c’ha provato è stato il tedesco dell’Aston Martin, che all’epoca dei fatti era rossovestito e, dopo il GP di casa nel 2018, non si era più ripreso tant’è che prima del GP di Monaco quest’anno anche lui sembrava “morto, sepolto… già sottoterra”. Perché prendere paga da Stroll, con tutto il rispetto parlando per il giovane canadese, è davvero umiliante. Invece già nel GP monegasco si era visto uno scatto d’orgoglio di Vettel, scatto che non è stato evento isolato ed infatti proprio in quel di Baku il campione arpiona un meritato secondo posto che fa tanto morale. È il minimo per un titolato del suo calibro… ci auguriamo tutti che continui cosi.

Hamilton ha sempre dichiarato che gli piace la lotta in pista… chissà. Forse, quando dichiarò questo, sapeva comunque che l’avrebbe spuntata lui conoscendo il mezzo che aveva a disposizione. Di certo ora è stato accontentato e lo spettacolo ne ha giovato, perché è bastato che i teutonici smettessero quanto meno i panni dei dominatori affinché si ravvivasse un mondiale che sembrava già segnato in partenza. Si aggiunga un elemento impazzito come la Ferrari che infila pole da due GP consecutivi e ci sono tutti gli elementi perché non si possa considerare questo mondiale “morto, sepolto… già sottoterra”.

Vito Quaranta

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F1 2021 – GRAN PREMIO D’AZERBAIGIAN

Il GP di Montecarlo, come da copione, ha offerto poco spettacolo in pista ma ha reso nuovamente incertissima la lotta per il titolo mondiale.

Complice il tragicomico ritiro di Leclerc, quello altrettanto fantozziano di Bottas e una gara davvero incolore del leader Hamilton, Verstappen si è portato a casa vittoria e primo posto nella classifica mondiale.

Quattro miseri punti dividono i due unici contendenti al titolo 2021 dopo che le prime quattro gare avevano dato la netta impressione che il pacchetto Hamilton/Mercedes fosse ben più attrezzato di quello Verstappen/Red Bull.

Adesso è il turno di Baku e del suo tracciato cittadino a metà strada tra la velocità di Monza e le stradine del Principato.

Ecco, diciamo subito che la palma del “maniavantismo” questa volta se la becca la Ferrari, che ha già dichiarato che correrà in difesa sul circuito azero.

immagine da quotidiano.net

Le simulazioni hanno dato poche speranze ai rossi di condurre una gara da protagonisti, principalmente per la presenza dei lunghi rettilinei che dovrebbero penalizzare non poco la SF21H.

Certo potrebbero esserci delle sorprese, in primis la gestione delle gomme di uno step più morbido rispetto al GP del 2019, ma in Ferrari sembrano pronti a vivere un weekend in cui dovranno cercare di mettersi alla spalle il triello Aston Martin/Alpine/Alpha Tauri piuttosto che combattere con McLaren.

Proprio la McLaren viene data come grande protagonista a Baku grazie alle velocità di punta elevate mostrate in questo inizio di stagione. Norris è gran forma e reduce dal podio monegasco, qualche dubbio in più su Ricciardo che non ha un gran feeling con la pista azera: due ritiri nelle ultime due edizioni e il famoso autoscontro con l’allora team-mate Verstappen.

Uno che di scontri a Baku se ne intende è Vettel che arriva ringalluzzito dall’ottimo weekend di Montecarlo che probabilmente (anche se lui non lo ammetterà mai) gli ha fatto capire di avere ancora qualcosa da dare al mondo della F1. Non è da meno il suo compagno Stroll che a Baku ha conquistato il suo primo podio in carriera e si è sempre fatto valere.

immagine da motorbox.com

Paradossalmente proprio la Aston Martin è l’incognita del weekend, una monoposto che nelle intenzioni doveva ricalcare le prestazioni della W11 Mercedes ma che si sta rivelando peggiore delle aspettative.

In Alpine e Alpha Tauri al momento il problema più grande sono i piloti. Se per Tsunoda, dopo gli exploit iniziali e le tante (troppe?) lodi c’è stata una netta involuzione anche caratteriale che lo ha messo nel mirino di Marko, sorprendente invece pensare ad un Alonso come l’attuale anello debole della Alpine.

Lo stesso Alonso ha più volte ammesso che al momento fa fatica a “copiare” le prestazioni di Ocon ed è in difficoltà soprattutto per un calendario che lo hanno visto correre su piste sulle quali non correva da un bel pò di tempo, guardando al GP di Francia come ad un nuovo inizio di campionato.

immagine da motorbox.com

Il GP di Monaco è stato sorprendente anche nel dualismo Schumacher/Mazepin, con il primo che ha inanellato una serie di errori che ci si sarebbe aspettati dal secondo. Baku sarà l’ennesima tappa di un campionato corso nelle ultime posizioni e valido esclusivamente come apprendistato, con l’imperativo di portare a casa un weekend con le macchine integre per entrambi.

Tra Williams e Alfa Romeo puntiamo decisamente più sulla prima che sulla seconda ma difficilmente porteranno a casa qualche punto alla fine della gara di domenica.

Dulcis in fundo, i due litiganti Mercedes e Red Bull. Come per gli ultimi appuntamenti continua il teatrino delle accuse reciproche, risposte piccate e provocazioni: ali flessibili, track limits, guerre psicologiche e tecnici “rubati”.

Non ci si fa mancare neanche il vecchio adagio del “ci aspettiamo un GP difficile” oppure “vedo i nostri avversari forti su questa pista”, niente di nuovo anche se molto noioso.

immagine da motorbox.com

Di sicuro entrambi i team dovranno elevare il loro livello di attenzione ed efficienza in gara dato che a Baku spesso e volentieri ci sono state gare “pazze” in cui cogliere l’attimo e fare le scelte giuste al momento giusto.

Probabilmente più che in altri circuiti saranno fondamentali Bottas e Perez, con il finlandese che è sempre andato molto forte in Azerbaigian.

Pirelli, come già accennato, porterà delle mescole di uno step più morbide rispetto all’ultima edizione datata 2019, questo dovrebbe far considerare ai team una strategia alternativa a quella dell’unica sosta.

Curiosità soprattutto nel capire se Hamilton ha resettato il cervello dopo lo sfacelo monegasco e se Verstappen è davvero entrato in modalità “prostiana”, ovvero quando non si può vincere, non strafare e accontentarsi di quello che viene.

*immagine in evidenza da alvolante.it

Rocco Alessandro

 

 

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BASTIAN CONTRARIO: LA COLPA DI OSARE

Esattamente quindici giorni fa, su questa rubrica, il sottoscritto senza perifrasi (e peli sulla lingua) affermava che Ferrari aveva imboccato la strada giusta. Il GP di Montecarlo è stata una piacevole conferma a quanto detto. Persino il Team Principal Binotto ha affermato che non si sarebbero aspettati di poter essere in condizioni di vincere. In tempi di fake news (e con Toto che fa da maestro nel trollare l’intero paddock) quanto c’è da credere veramente al buon Mattia? Pretattica o meno va da se che è proprio vero il vecchio adagio del:“chi va bene  a Barcellona va bene ovunque”. I token spesi per il retrotreno si sono rivelati un ottimo investimento e là dove la trazione conta Ferrari può dire la sua. Ciò che veramente è importante (non finirò mai di ripeterlo) è che il lavoro speso in GeS porta (finalmente!) i suoi frutti. Questa è la vera notizia su cui ci si deve concentrare, perché questa metodologia di lavoro è la stessa che verrà utilizzata per affrontare il regolamento prossimo venturo.

Non finirò mai di ripetermi in merito a questo argomento: la ricerca della vittoria in questo mondiale da parte della Ferrari, sebbene sia sacrosanta, è allo stesso tempo fine a se stessa considerando che l’obiettivo dichiarato è un altro. Tuttavia, se questa agognata vittoria si presentasse come dono dell’Altissimo, di certo non lo disdegnamo. Ed è proprio quello che è successo nel weekend monegasco dove tutta la squadra rossa ha capito che poteva e doveva osare nell’inseguire questo sogno, e se osare è una colpa allora Ferrari è colpevole. Non a caso parlo di colpa visto che dopo il botto di Charles, come sempre, polemiche e speculazioni non sono mancate. Speculazioni che sono divenute sentenze dopo aver visto Leclerc arrivare ai box zoppo, subito dopo aver messo la macchina in pista, ed aver capito che anche quest’anno la maledizione “del DNF nel GP di casa” si sarebbe rinnovata.

Il tifo come sempre deve essere accantonato e bisogna analizzare con lucidità quanto successo. Se esiste un colpevole per quanto visto domenica allora il beniamino monegasco è l’indiziato numero uno. Charles è colpevole di aver osato di conquistare la pole a tutti i costi? No! Semplicemente egli è reo di aver mancato di lucidità nel momento che più serviva. Al secondo tentativo della Q3 era lui in vantaggio e, su una pista come Montecarlo, due decimi e rotti di margine non sono affatto pochi. Chi avrebbe dovuto attaccare, chi avrebbe dovuto  accollarsi dei rischi sarebbero dovuti essere gli altri ossia i suoi diretti avversari.

Non Hamilton,il quale, insieme alla sua squadra, non c’ha capito nulla per tutto il weekend. Squadra che, quando è sotto pressione, si scioglie come neve al sole. Squadra (inoltre) che il campione inglese dovrebbe idolatrare se non altro per tutto quello che gli ha dato, non sputtanarla appena le cose vanno male. Vincere sempre è una droga e può anche far perdere il senso della realtà.

Chi sono stati dunque i diretti avversari di Leclerc? Naturalmente il suo team mate Carlos Sainz e l’onnipresente Verstappen, al quale bisogna dare merito del fatto che non molla mai! Probabilmente è vero che lo spagnolo aveva nel piede la pole (come da lui affermato). Forse Max sarebbe riuscito a superarlo (anche se per sua stessa ammissione è rimasto stupito dal potenziale espresso dalla rossa). Il punto è che il ferrarista monegasco era in una posizione di controllo e purtroppo ha finito per passare da cacciatore a preda. Capire l’episodio della qualifica di sabato è fondamentale in questa storia perché tutto parte da lì e tutto quello che abbiamo visto è stata una diretta conseguenza di quello stesso episodio.

Nel male bisogna vedere il bene e Ferrari ha dimostrato al mondo (il mondo che veramente vuole vedere) il cambio di passo che ha ottenuto non solo tecnicamente (chi avrebbe mai detto qualche mese fa che ci saremmo giocati almeno una vittoria?) soprattutto nella mentalità. Ferrari ha osato perché voleva vincere. Per quale motivo dovrebbe essere una colpa? La Scuderia avrebbe potuto accontentare i tifosi dal giudizio facile e sostituire il cambio? Certo! Per fare cosa? Per partire dalla terza fila e lì rimanere, perché tanto a Montecarlo con queste macchine non passi neanche col bazooka! Sostituzione tra l’altro che sarebbe risultata inutile visto che il guasto è avvenuto su un altro componente mentre il cambio era ok. I controlli ai raggi X inoltre non saranno mai accurati in trasferta, questo per ovvi motivi di tempo e logistici. Ciò detto dunque, Leclerc si sarebbe comunque fermato nonostante la sostituzione. Ebbene lì Ferrari avrebbe avuto colpa… colpa di non osare e di non credere di poter vincere a qualunque costo. Ci si concentra sul famoso terzo posto nei costruttori quando alla beneamata Scuderia quella posizione sta stretta tanto quanto un paio di scarpe più piccole di un paio di misure. L’atteggiamento dei Rossi è stato un segnale forte, prepotente, di quelli che ti fanno capire che c’è volontà nel voler ottenere il solo risultato possibile: vincere! Guai se non fosse cosi.

L’errore di Charles palesa la sua non ancora completa maturazione che non gli permette di leggere la situazione. Non ci si dimentichi infatti che il monegasco è in Ferrari solo dal 2019 mentre Verstappen è in Red Bull già dal 2016: tre anni almeno di vantaggio (in un top team) che fanno la differenza. Non dimentichiamo i botti dell’olandese proprio tra le stradine del principato tra l’altro. Questo errore non è da condannare, semmai è da custodire gelosamente al fine di imparare la giusta lezione che fa parte dell’insegnamento di Leclerc. Inoltre ben vengano ora questi sbagli, invece di quando si fa sul serio… tipo giocarsi il titolo! Perché quando arriverà quel momento si dovrà sempre essere colpevoli di osare.

 

Vito Quaranta

(immagine in evidenza da Eurosport.it)

 

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VERSTAPPEN DOMINA A MONTECARLO. SAINZ SECONDO, HAMILTON NON PERVENUTO.

Si torna a Montecarlo. Dopo due anni, e una terribile pandemia che ha fermato il mondo intero. E si rivede il rosso. Dopo avere trascorso tre sessioni di prove libere in cima alla lista dei tempi, Leclerc riporta la Ferrari in pole proprio sotto casa sua. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco, e una disattenzione all’uscita della variante delle piscine lo fa andando a sbattere. Ci sono dubbi sul cambio, la squadra rassicura dicendo che “non ci sono danni apparenti”, ma durante il giro di formazione qualcosa si rompe (sembra un semiasse, ma dall’altra parte rispetto a quella danneggiata nell’incidente). E così i sogni di gloria di Charles svaniscono prima ancora che la gara abbia inizio. 

E Verstappen si ritrova in pole. Quando si spengono i semafori, l’olandese riesce a mantenere la prima posizione davanti a Bottas, Sainz e Norris.

I primi 30 giri trascorrono senza emozioni, poi Hamilton, fino a quel momento anonimo sesto, prova a fare qualcosa di diverso e si ferma in anticipo per montare gomma bianca. Subito dopo si ferma Bottas, che da qualche giro si lamentava delle gomme. Ma, purtroppo per lui, la gomma anteriore destra non ne vuole sapere di uscire e la sua gara finisce qui. Le cose non vanno meglio per Lewis, che si ritrova ancora dietro  a Gasly ma, quel che è peggio, dietro a Vettel che li supera entrambi con un gran giro prima di fermarsi ai box.

Si ferma anche Sainz che prova l’undercut, ma Verstappen copre la mossa ed effettua la sua sosta il giro dopo. In testa alla gara si ritrova così Perez, che si ferma però immediatamente, e torna in pista in quarta posizione, avendo così recuperato diverse posizioni.

Carlos inizia a recuperare a suon di 1 secondo al giro fino a stabilizzare il distacco sui 3 secondi, illudendo di potere impensierire Verstappen.

Al giro 58 l’olandese inizia a lamentarsi di fantomatici cali di motore, ma il vantaggio sullo spagnolo inizia ad aumentare, grazie anche al graining di cui è vittima il ferrarista. Dietro i primi due, Norris naviga tranquillo in terza posizione, davanti a Perez e a Vettel, autore di un’ottima gara.

Al giro 64, Sainz sembra avere abbandonato le velleità di vittoria, mentre Perez raggiunge Norris e, con gomme di qualche giro più nuove, sembra poterlo attaccare.

Al giro 68 si ferma Hamilton per montare gomme rosse e tentare l’attacco al giro veloce, che puntualmente riesce ad ottenere.

Poi non succede più nulla, e un GP di Montecarlo stranamente senza Safety Car si conclude con Verstappen in trionfo e, per la prima volta nella sua vita, leader del mondiale, Sainz meritatamente secondo, e Norris altrettanto meritatamente terzo. 

Quarto Perez, quinto il redivivo Vettel, sesto un ottimo Gasly e settimo un imbufalito Hamilton, il quale probabilmente avrà di che strigliare la sua squadra. Ottavo Stroll, nono Ocon e decimo Giovinazzi.

Subito fuori dai punti tre piloti il cui rendimento lascia a dir poco perplessi, se comparato a quello dei molto meno titolati compagni: Raikkonen, Ricciardo e Alonso.

Inesistenti come al solito Williams e Haas, nonchè l’ex fenomeno Tsunoda, del quale i vertici Red Bull e Alphatauri hanno smesso di parlare.

Dopo 5 gare la Red Bull è in testa ad entrambi i campionati, per la prima volta nell’era ibrida. La Mercedes è sembrata, nel Principato, molto al di sotto dei suoi standard. La prossima gara sarà in quel di Baku. Di nuovo un circuito cittadino, ma con caratteristiche totalmente diverse. Vedremo se per le frecce d’argento Montecarlo sarà stata solo l’annuale battuta d’arresto, o qualcosa di più serio.

P.S. in questo week-end è sembrato che il mondo, o, almeno, una parte di esso, sia tornato alla normalità. Al di là del risultato sportivo, le cose più belle sono state il ritorno sulle stradine del Principato e quello del pubblico, anche se solo al 40% della capienza. Il fatto che la gara non sia stata eccitante come al solito può, per una volta, passare in secondo piano

P.S. 2 La gara di Sainz è stata a dir poco solida. La Ferrari può contare sulla coppia di piloti più forte di tutti, e, probabilmente, anche una delle più interessanti di tutta la sua storia. Ora c’è di nuovo una macchina onesta, lontanissima parente della sciagurata SF1000. Qualche soddisfazione potrà arrivare, da qui alla fine dell’anno. Sempre che si eviti di commettere leggerezze come quella che ha escluso Leclerc dalla lotta odierna.

* Immagine in evidenza dal sito formula.com

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F1 2021 – GRAN PREMIO DI MONTECARLO

Le stradine del Principato più famoso del mondo tornano ad ospitare il circus della F1 dopo il forzato stop del 2020 per il dilagare della pandemia Covid-19.

Ad ogni nuovo appuntamento sul tracciato monegasco si rinnovano gli interrogativi in merito alla sensatezza di far correre quelle che ormai sono diventate delle bisarche su strade che in certi punti a malapena ne consentono il passaggio in fila indiana.

Questione annosa, a maggior ragione se si pensa all’impossibilità di sorpassare anche in presenza di problemi tecnici che su altri tracciati porterebbero al ritiro, come Ricciardo che riuscì a vincere nel 2018 con la parte ibrida della sua PU ko per due terzi di gara.

Probabilmente, al netto degli interessi commerciali in ballo che sono sempre tanti e hanno il peso maggiore in tutta la vicenda, si avrebbe nostalgia del GP di Montecarlo proprio nel momento in cui non si corresse più.

Anacronistico, spessissimo poco spettacolare e con un risultato praticamente congelato dopo il primo passaggio alla saint devote ma, alla fin fine, tutti ad aspettare un errore, una toccatina alle barriere, un tentativo di soprasso insensato che si conclude con una macedonia di carbonio.

L’attesa dell’inaspettato che alla fine illude spesso il vero appassionato di F1, soprattutto negli ultimi anni dove l’imprevisto è sempre meno…previsto.

Quest’anno dovrebbe tornare anche il pubblico, seppur in forma ridotta e con le consuete regole sul distanziamento sociale ma è comunque un invito e un inizio di “normalità”.

Si arriva nel Principato con il binomio Mercedes/Hamilton in fuga rispetto a quello Red Bull/Verstappen. Gli ultimi due GP hanno dato la sensazione che la Mercedes abbia risolto gran parte dei suoi problemi e che consenta al pilota inglese di sfruttarla con la naturalezza dei giorni migliori.

immagine da masterx.iulm.it

Al contrario, nel box austriaco serpeggia sempre più il nervosismo e una sensazione di impotenza derivante dall’avere un pacchetto inferiore a quello di Brackley. Hai voglia a prendertela con i track limits e quant’altro: Verstappen ha fatto capire chiaramente che, soprattuto in Spagna, non ne aveva per contrastare Hamilton.

Un bel cambio di prospettiva dal primo GP stagionale quando tutto sembrava giocare a favore dell’olandese.

A Montecarlo ci  si giocherà tutto o quasi in qualifica. Verstappen potrà giocarsi una bella carta a patto di evitare errori che negli anni passati non ha lesinato sulle stradine monegasche.

Anche Hamilton dovrà stare attento a non cadere nelle trappole della q1 e q2 quando sull’ultimo tentativo disponibile per fare il tempo c’è sempre una potenziale bandiera gialla che pende come una spada di Damocle.

In ogni caso, la logica impone che siano loro due a giocarsi pole e vittoria, con qualche residua possibilità per i loro team mate.

Le buone prestazioni Ferrari nell’ultimo settore del circuito del Montmelò hanno riacceso le speranze di chi spera di vedere una Rossa competitiva per il podio a Montecarlo.

Io non sarei così ottimista perchè rispetto a quel settore guidato cambia molto: asfalto, sconnessioni, setup della monoposto, mescola di gomme. Potrebbe andare bene ma anche rivelarsi una doccia fredda.

A Montecarlo serve tanto grip meccanico e la capacità di assorbire il più possibile le asperità dell’asfalto. Il pilota può metterci tanto del suo ma le differenze non possono essere abissali, per cui vedrei la Rossa in grado di fare bene ma, se i piloti di Mercedes/Red Bull non si buttano fuori a vicenda, molto difficile andare a podio.

immagine da autosport.it

Leclerc sarà carico a pallettoni sulle strade in cui è nato e cresciuto ma potrebbe non bastare. Occasione invece per Sainz, con una weekend pulito e senza errori di stare subito a ridosso del suo compagno di squadra.

McLaren si presenta con una livrea dal sapore “Le mansiano”, di sicuro di gran effetto ma il grosso del lavoro lo faranno i suoi piloti, con Ricciardo che con il tracciato monegasco ha un feeling particolare e un Norris che ormai guida quasi con un top driver. Occasione di riscatto nei confronti della Ferrari dopo la scoppola rimediata in Spagna.

immagine da mclaren.com

Alpha Tauri rischia di diventare l’incompiuta del mondiale 2021: potenziale elevato ma gestione dello stesso in pista e ai box davvero pessimo in certe occasioni. Tsunoda deve darsi una calmata e Gasly azzeccare finalmente un weekend senza sbavature. Fare tutto ciò a Montecarlo sembra il posto peggiore ma lo junior team Red Bull non ha molta scelta.

Curiosità nel vedere se Vettel e Alonso, in teoria top driver delle loro scuderie, sapranno dare quel qualcosa in più in un tracciato che li ha visti vincere e fare gare degne di essere ricordate.

Le loro quotazioni sono piuttosto in calo negli ultimi due Gp, soprattutto il tedesco, e continuare a prenderle da Ocon e Stroll anche a Montecarlo non sarebbe ben augurante per il proseguio della stagione.

Per Williams e Alfa Romeo vale più o meno lo stesso: Russell e Raikkonen sono chiamati a fare i miracoli in qualifica nella speranza di prendere poi qualche punto in gara. Soprattutto il finlandese deve farsi perdonare qualcosa e tenere a bada un Giovinazzi che ormai lo mette dietro con regolarità al sabato. Nel caso c’è sempre lo yacht disponibile…

immagine da reddit.com

Per Mazepin questo GP è un bell’esame. Occasioni di andare a muro sono praticamente infinite per uno che ha commesso errori gravi in ogni GP fin quì disputato. Immaginiamo che i bookmakers non quotino neanche più un eventuale passaggio a muro.

Anche per Schumacher junior un bell’esame di maturità, in un tracciato dove suo padre è stato spesso quello che più ha ricordato da vicino Senna. Si aspettano tutti zero errori e una gara ordinata, è tempo di crescere più velocemente di qualsiasi tabella di marcia.

Dato il degrado praticamente nullo delle gomme sull’asfalto monegasco, Pirelli porterà le mescole più morbide a disposizione, con strategia, al netto delle safety car comunque molto probabili, di una unica sosta.

Il meteo dovrebbe assicurare un weekend completamento asciutto, con temperature intorno ai 20°C, quindi condizioni praticamente ideali.

Come sempre, il GP di Montecarlo fa storia a sè, è solo una tappa di questo lunghissimo mondiale. Ma potrebbe segnare decisivamente le sorti della classifica piloti verso l’ottavo sigillo di Hamilton. Verstappen deve cercare di portare a casa la vittoria, altrimenti avrà qualcosa in comune con la Scuderia Ferrari: anche quest’anno di vince l’anno prossimo.

*immagine in evidenza da eurosport.it

Rocco Alessandro

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