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F1 2024 – GRAN PREMIO DELL’EMILIA ROMAGNA

Dopo un anno dalla cancellazione dell’edizione 2023 a causa dell’alluvione, si torna sul circuito del Santerno per la prima tappa europea del mondiale 2024.

E’ sempre un piacere tornare su quello che molti appassionati definiscono’”terra santa” della F1, il circuito Enzo e Dino Ferrari di Imola, considerando l’unicita’, la storia e i corsi e ricorsi storici che lo hanno visto protagonista.

Pista ‘vecchio stile’, stretta, tecnica, in cui il pilota puo’ fare la differenza se riesce ad acquisire la giusta confidenza e non a caso amatissima dai piloti.

immagine da funoanalisitecnica.it

Ci si arriva dopo un’inaspettata vittoria McLaren con il pilota la cui ricerca del primo sigillo era diventata in pratica un meme, Lando Norris. Determinanti gli sviluppi portati in pista a Miami e anche una buona dose di fortuna grazie ad una safety car sfruttata al momento giusto ma si sa che chi vince festeggia e chi perde spiega e anche questo caso non fa eccezione.

Il Gp imolese e’ anche il primo vero crocevia della battaglia degli aggiornamenti sulle varie monoposto, in virtu’ delle sue caratteristiche di pista ‘vera’ che riesce a dare i giusti feedback in termini di bonta’ o meno degli sviluppi.

A parte Mclaren che ne ha gia’ portati parecchi a Miami, tutti gli altri proveranno il primo grande step evolutivo. Ci si aspetta molto da quello Ferrari, piu’ volte annunciato, sul punto di vederlo gia’ a Miami e poi nuovamente rinviato.

immagine da funoanalisitecnica.it

Attesa grande (come ogni sviluppo che viene da Maranello) mista ad una certa apprensione data dal fatto che in passato e’ gia’ capitato piu’ volte che la montagna partorisse il topolino oppure addirittura neanche quello. Non ci aspetta miglioramenti miracolosi ma una migliore resa delle gomme in qualifica e una maggiore capacita’ di sfruttare il potenziale della monoposto in gara, miglioramenti sufficienti da permettere ai nostri di giocarsela piu’ da vicino con la Red Bull.

Anche loro porteranno delle novita’, un pacchetto che Marko, dall’alto della sua arroganza ha definito come ‘previsto da mesi’ con il sottinteso che anche in questo csao per gli altri non c’e’ speranza. Certo e’ che la pista imolese potrebbe adattarsi come un guanto alle caratteristiche della RB20 per cui restano i favoriti d’obbligo.

La grande nobile in decadenza Mercedes non sara’ da meno, con degli aggiornamenti che pero’, a detta di Wolff, mitigheranno soltanto la cronica instabilita’ della W15 che necessita di ‘parecchi GP’ prima di trovare una cura definitiva ai suoi problemi. Si prospetta l’ennesima gara in sordina. Curiosita’ invece nel tastare il polso del pubblico italiano nei confronti di quello che nel 2025 sara’ ufficialmente uno dei due idoli di casa, sir Lewis Hamilton. Di sicuro sara’ un weekend diverso da quelli sperimentati in passato con la priorita’, per una volta, di tenersi dietro il suo compagno di squadra.

immagine da planetf1.com

Ovviamente anche tutti gli altri team porteranno il loro carico di novita’ sperando che questo ‘carico’ si traduca in pista in monoposto piu’ competitive , fermo restando che con tutta probabilita’ il fanalino di coda restera’ l’Alpine. A proposito della scuderia francese sembra che i due piloti stiano cercando in tutti i modi una diversa sistemazione per il 2025, come dargli torto poverini.

Sara’ un Gp importante per tanti motivi, in primis per capire se davvero le inseguitrici Ferrari e McLaren potranno avere solide speranze di lotta con Red Bull nel proseguio della stagione. Occhio al meteo che rimane un po’ incerto nell’arco del weekend con possibile peggioramento alla domenica, con temperature non elevate che di sicuro non andranno a favore dei Rossi di casa.

Restano ovviamente sempre aperte le vicende del mercato piloti che vede Sainz ancora non accasato definitivamente a nessuna squadra, Sempre il lizza Mercedes, Audi e Red Bull, con la prima che forse si fa preferire per il migliore compromesso (per il pilota) tra ingaggio e prospettive di competitivita’. In casa Ferrari invece annunciati due nuovi tecnici di peso in arrivo da Mercedes e il cambio al muretto di Leclerc che passa da Xavi Marcos a Bryan Bozzi.

Ormai anche il ‘buon’ Marcos era diventato un meme vivente in termini di errori commessi in gara nei confronti del suo pilota e alla fine, inevitabile, e’ arrivato il cambio della guardia, sperando che non si passi dalla classica padella alla brace.

Imola di solito regala sempre gare appassionanti , anche solo per il fatto che e’ una pista in cui c’e’ lotta vera anche senza bisogno di millemila sorpassi. I tifosi della rossa sperano che cosi’ come Imola 2022 segno’ l’inizio della fine di quel mondiale, cosi’ l’edizione 2024 possa farla svoltare in positivo. Si aspettano gli sviluppi, sperando che non siano come Godot.

*immagine in evienza da hideaways.in

Rocco Alessandro

VERSTAPPEN DOMINA LA FARSA DI MELBOURNE. FERRARI NEL BARATRO.

Due settimane di pausa fra un GP e l’altro consentono ai giornalai e agli youtuber “esperti” di F1 di raccontarne di tutti i colori, sfruttando le voci che abilmente vengono fatte filtare da varie parti.
E così abbiamo sentito parlare di Ferrari rivoluzionata per Imola, prove libere abolite e gare con F1 e MotoGP assieme.

La pista, invece, racconta sempre le stesse cose, con Verstappen a dominare le qualifiche davanti alle due Mercedes, e le Ferrari sempre in difficoltà. Come Perez, che insabbia la sua Red Bull al primo giro buono (ovviamente a causa di un problema meccanico) e partirà in ultima posizione.

Si spengono i semafori e Verstappen viene bruciato dalle due Mercedes, con Russell già davanti alla pima curva, e Hamilton che lo passa di forza alla terza. Dove finisce la gara di Leclerc, che tenta un sorpasso impossibile all’esterno di Stroll e finisce nella ghiaia.

Esce così la Safety Car, che fa perdere a Russell il cospicuo vantaggio che in un solo giro era riuscito ad accumulare.

Dopo 4 giri la gara riparte e i primi tre si ricompattano subito, con Russell braccato da Hamilton e Verstappen che bracca a sua volta il sette volte campione del mondo.

Ma non c’è tempo per vedere un duello, perchè al giro 7 Albon, che viaggiava in un’ottima sesta posizione, sbatte e provoca un’altra safety car. Russell e Sainz vengono fatti fermare, ma subito dopo la gara viene sospesa, e la loro domenica sembra irrimediabilmente rovinata.

Si riparte dopo venti minuti con start da fermo e ancora una volta la Mercedes parte meglio della Red Bull, e Verstappen si accoda ad Hamilton, con Alonso che, dopo una prima partenza molto tranquilla, viaggia silenzioso in terza posizione.

Non appena viene abilitato il DRS, Max svernicia Lewis, che non oppone resistenza, e gli bastano poche curve per scomparire dalla sua vista.

Al giro 19 la situazione diventa difficile per la Mercedes. Mentre Alonso si fa minaccioso con Hamilton, il motore di Russell, che era risalito fino al quarto posto, esala l’ultimo respiro. Viene attivata per qualche giro la Virtual Safety Car, 

Quando la gara riparte, Hamilton riesce a mettere qualche secondo di distanza fra sè e l’antico rivale spagnolo, mentre Verstappen ha già scavato una voragine fra sè e l’immediato inseguitore.

Al giro 25, con un sorpasso “uao, mai visto cuesto”, Carlos Sainz supera Gasly e si porta in quarta posizione, non molto lontano dai primi tre. Stranamente, la SF23 con le gomme dure sembra funzionare bene, ma è anche possibile che i primi stiano gestendo le gomme, dovendo fare ancora 30 giri con le coperture dure che hanno montato durante la sospensione della gara.

Tutto resta tranquillo per una ventina di giri, fino a quando, alla 48a tornata, Verstappen non regala un brivido andando sull’erba alla penultima curva, perdendo di colpo 4 secondi. Ma è solo una distrazione, perchè al giro successivo segna il giro più veloce. Dietro di lui, Alonso non riesce a raggiungere Hamilton, 

A 4 giri dalla fine, Magnussen urta il muro e perde una gomma. Esce così nuovamente la Safety Car, subito seguita da una provvidenziale (per lo spettacolo) bandiera rossa.

Si riparte da fermi con due giri di gara da fare, e tutti montano la gomma più morbida. E, come prevedibile, assistiamo ad una pagliacciata, che comincia con Sainz che tocca Alonso mandandolo in testacoda, e Gasly che taglia la prima curva e rientra in pista mandando contro il muro il compagno di squadra Ocon, concludendo con un disastro l’ottima, fino a quel momento, gara delle Alpine. Dietro si scatena il caos, e la direzione gara espone immediatamente la bandiera rossa.

Il tutto avviene con un solo giro da percorrere, e si attende con ansia la decisione che i clown della FIA prenderanno. Quella più ovvia sarebbe, ovviamente, terminare la gara e usare la classifica della ripartenza. E, invece, in nome dello spettacolo si decide che ci deve essere la parata finale, percorrendo l’ultimo giro dietro la Safety Car e utilizzando la classifica del secondo settore dell’ultimo giro percorso, ma con l’infuriato Alonso riportato nella sua meritata terza posizione. Dove stia scritto questo sul regolamento non è dato a sapere. Fatto sta che, da un punto di vista sportivo e regolamentare si tratta di una vera e propria pagliacciata, cosa che in realtà non stupisce proprio perchè, come detto, il circo è governato dai pagliacci.

Sainz si becca una penalizzazione di 5 secondi che lo fa imbufalire, anche se obbiettivamente è meritata. 

L’ennesima farsa che, a noi “vecchi appassionati” ha riservato la Formula 1 da quando è stata rilevata dagli americani (ma, lo ricordiamo, è guidata da un italiano), si conclude così con uno dei più bei podi della storia. Verstappen vincitore davanti ad Hamilton e Alonso (al terzo podio consecutivo), con gli ultimi due che ritornano lì assieme dopo 16 anni ancora con un motore Mercedes dietro la schiena.

Sainz, con la penalità, sprofonda in dodicesima posizione, e il quarto posto viene ereditato da Stroll. Seguono Perez, Norris, Hulkenberg, Piastri, che prende i primi punti proprio nella gara di casa, come accaduto a Webber oltre 20 anni fa. Chiudono la zona punti Zhou e Tsunoda.

Ora ci sono ben 4 settimane di pausa che serviranno ad alcuni team per recuperare un po’ della competitività mancante. Ma, c’è da scommetterci, questo non sarà sufficiente a raggiungere la Red Bull.

P.S. per la Ferrari il peggior inizio del mondiale dal 2014. E, oggi, ci si sono pure messi i piloti a commettere errori imperdonabili. Ma si può ancora fare di peggio.

P.S. 2. Il caro Stefano Domenicali da CEO della Formula 1 sta mettendo in mostra un’intraprendenza che non gli avevamo visto quando guidava la Ferrari. E così da Baku vedremo due qualifiche e una sola sessione di prove libere. Prossimo passaggio: abolire anche questa e farla diventare un’altra qualifica, troveranno sicuramente qualche ordine ulteriore da stabilire.

P.S. 3. E invece di pensare a cambiare il format, dovrebbero chiedersi come mai oggi abbiamo visto dal secondo in giù le macchine viaggiare a 1-2 sec. di distanza, come avveniva prima dell’avvento dell’effetto suolo. L’imposizione dell’altezza minima da terra ha portato le squadre ad utilizzare orpelli vari per recuperare il carico perduto, ristabilendo, di fatto, la situazione che si aveva fino al 2021. Complimenti.

F1 2023 – GRAN PREMIO D’AUSTRALIA

Come cambiano le cose da un anno all’altro. Nel 2022 ci si approssimava al Gp australe con una Ferrari sugli scudi, reduce da un gp saudita perso per un’inezia ma con la consapevolezza che, forse, i tempi bui erano passati e ora era tempo di riscuotere a quel tavolo che tante volte ha visto uscire il nero e non il rosso.

Speranze, aspettative confermate di un gp trionfale, dominato dalle prove libere al giro finale, con la ciliegina sulla torta di un Verstappen appiedato dalla sua RB18. Bene, un anno fa la Ferrari toccava il punto più alto della sua parabola sportiva almeno dall’anno 2012 (per tacere del 2007-2008): macchina veloce e affidabile, Leclerc in testa al mondiale e classifica costruttori dominata.

Un anno dopo torniamo a camminare sui cocci di una squadra che perde letteralmente pezzi, in pista e ai box, una carrozza trasformata in zucca e con i topi che abbandonano la nave. Il Gp d’Australia 2023 si prospetta ben diverso rispetto a quello di un anno fa ma con la stessa litanie di domande, incazzature e speranzielle che accompagnano la rossa da lustri a questa parte.

immagine da sportal.it

La rossa arriva con una monoposto e una squadra ai minimi termini come morale e competitività. Si annunciano, come da prassi del resto, grandi aggiornamenti, un nuovo fondo che permetta di abbassare l’altezza da terra e ridurre di colpo molti dei problemi della rossa 2023, addirittura nuove forme nel telaio evoluzione della F1-75 che tanto si era distinta per coraggio e efficacia nel 2022.

Insomma, la Scuderia prova a reagire e a fare ordine nel caos che la accompagna da sempre. Alla fine sembra che dove non potè la TD039 (tra l’altro apprendiamo che è stata “sospesa” per il momento perchè “non serve più”…) ci hanno pensato i controlli al fondo piatto, il vero segreto della velocità della monoposto 2022, un fondo flessibile, sembra oltre il consentito, che riusciva a garantire carico in curva e sul dritto.

Alla fin fine, il tutto sembra risolversi in un banale “trick” non consentito dalla FIA. Ennesima conferma che anche provando a fare come Red Bull e Mercedes (quella pre 2022…), ovvero esplorando le famigerate aree grigie del regolamento, si viene scornati e si ritorna a casa con la coda fra le gambe.

Vedremo cosa proporrà la rossa a Melbourne ma non aspettiamoci chissà quali miracoli. Piuttosto c’è da interrogarsi come saremo messi a livello di budget cap da metà stagione in poi, presumendo i grossi sforzi che la Ges sta compiendo per raddrizzare una situazione al limte del ridicolo.

Lo stesso vale per Mercedes che pare rivoluzionerà anch’essa la monoposto considerata la pochezza di quella attuale. Risorse spese per recuperare, mica per vincere, e alla fine ecco che anche la sanzione comminata a Red Bull per l’affaire budget cap 2022 diventa molto più facile da gestire. Se i tuoi avversari sprecano soldi solo per cercare di salvare il salvabile, tu che sei in testa al mondiale non hai di che preoccuparti.

immagine da racingnews365.com

Unica preoccupazione forse viene da una monoposto che è una lama ma soffre di qualche piccolo problema di affidabilità ma, francamente, sembra davvero una questione di poco conto considerando l’enorme vantaggio competitivo che la RB19 si trova ad avere sulla concorrenza, e questo a causa principalmente della dabbenaggine di quest’ultimi.

Chi continua a fare un figurone cercherà di ripertersi a Melbourne. Al momento Alonso&co non hanno una speranza che sia una di vincere una gara in condizioni “normali” ma metti che il cambio di Perez o Verstappen si rompe in gara e non in prova e allora la prima storica vittoria per la Aston Martin diventa una cosa fattibile, quasi auspicabile.

Dietro queste quattro sarà la solita rincorsa ai punti, ad una bella qualifica, a fare meno danni possibili. Tra queste sembrano farsi preferire la Alpine, Williams e Alfa Romeo ma fare una previsione diventa un esercizio di stile più difficile che cercare di immaginare la prossima cazzata tecnica o gestionale che uscirà da Maranello…

Molto dipenderà dai piloti e allora un gettone vale spenderlo per Bottas, ormai australiano di adozione che si trova molto bene nel cittadino di Melbourne quando riesce e a non stamparsi a muro in prova. Gasly ha una motivazione extra che gli viene dal suo team mate, probabilmente uno dei più antipatici mai apparsi ai box. Ad uno così sei costretto a stargli davanti anche solo per avere ancora rispetto di te stesso. Ultimo gettone per Albon, uno che in teoria valeva poco ma si sta ritagliando il suo spazio, piccolo e senza clamore ma molto meglio di tanti altri.

immagine da granprix247.com

Per gli altri sarà un gp in cui raccattare quell che si può e soprattutto quello che verrà lasciato da altri. Senza dimenticare che per chi deve recuperare, in primis Ferrari, Melbourne potrebbe diventare una sessione di test ao vivo prima di un’assurda pausa di 4 settimane grazie agli ineffabili cinesi che hanno cancellato l’ennesimo Gp causa covid…

Pirelli porterà le mescole centrali della sua gamma: C2, C3 e C4. E’ stato rifatto l’asfalto che dovrebbe avere più grip ma andrà adeguatamente condizionato essendo vergine e quindi con tempi ed evoluzione del conportamento delle monoposto da ridefinire dopo ogni sessione.

A questo proposito, l’ultima boutade che viene addirittura da Domenicali è quella di abolire le prove libere perchè di nessun interesse per il pubblico. E noi ancora ce la prendiamo a male pere seguire questa roba quì…

*immagine in evidenza da austadiums.com

Rocco Alessandro

VERSTAPPEN VINCE E SCAPPA. HAMILTON RESTA A GUARDARE.

La F1 riprende in Messico da dove si era fermata ad Austin, e cioè con la Red Bull e Verstappen nettamente davanti. L’olandese domina le prove libere e le prime due sessioni di qualifica, con la Mercedes che appare in grande difficoltà. Poi succede qualcosa. Che sia l’aumento di temperatura, la pista gommata, o semplicemente un bluff non è dato a sapere, fatto sta che Bottas e Hamilton si prendono la prima fila, con Verstappen e Perez relegati in seconda e imbufaliti con il povero Tsunoda reo di avere rovinato il loro ultimo tentativo.

Si spengono i semafori e basta meno di un chilometro alla Mercedes per sprecare la inaspettata prima fila. Bottas parte bene, ma ovviamente Verstappen gli prende la scia. Il finlandese anzichè rimanere sul lato pulito della pista, si porta al centro verso il compagno di squadra, spalancando un portone a Verstappen che si infila in tutta tranquillità prendendo la prima posizione. Alla staccata di curva 1, il buon Valtteri alza il piede per far passare il compagno di squadra, poi chiude di colpo la traiettoria prendendo di sorpresa Ricciardo che lo tampona facendolo girare.

Dietro si crea il caos, e a farne le spese sono Schumacher e Tsunoda, costretti al ritiro. Esce così la Safety Car per consentire di ripulire la pista dai tanti detriti.

Alla ripartenza Verstappen distanzia subito Hamilton, che deve prendere atto amaramente della maggiore velocità del rivale. Ma la sua maggiore preoccupazione si materializza verso il quindicesimo giro, quando le sue gomme iniziano a perdere prestazione, e Perez inizia ad avvicinarsi pericolosamente.

Al giro 20, Verstappen ha 8 secondi di vantaggio su Hamilton, il quale riesce faticosamente a tenere Perez a 2 secondi. Dietro di loro Gasly è già a 20 secondi dal battistrada, e le due Ferrari di Leclerc e Sainz ad oltre 25. E per fortuna che i rossi avevano grandi speranze per questo GP.

Al giro 30 Hamilton si ritrova con tre auto da doppiare e in Mercedes decidono di farlo fermare per il suo presumibilmente unico pit-stop. Ma al rientro in pista Lewis si trova immediatamente dietro Leclerc, il quale però si ferma al giro immediatamente successivo. Con la gomma dura l’inglese inizia a volare, e rimette subito Perez a distanza di sicurezza, ma soprattutto guadagna 2 secondi su Verstappen. Il quale si ferma al giro 33 e rientra dietro il suo compagno di squadra, che si ritrova così in testa al suo GP di casa, per il tripudio del pubblico accorso in massa a vederlo.

E il messicano pare non avere alcuna intenzione di fermarsi. Addirittura gira sui tempi di Verstappen ed Hamilton. Ma il suo distacco virtuale su quest’ultimo è di ben 9 secondi. Evidentemente in Red Bull vogliono dargli l’opportunità di un attacco finale con gomme molto più fresche, magari soft.

E invece Checo si ferma al giro 40 e monta gomma dura. Ma comunque avrà, nel finale, 10 giri in meno sugli pneumatici rispetto all’inglese.

L’inseguimento del messicano si conclude al giro 61, quando entra in zona DRS. Il pubblico sulle tribune è in delirio. Ma, come spesso accade con queste macchine, arrivati ad un secondo di distacco si inizia a soffrire. Nei giri successivi Hamilton riesce sapientemente a tenere Perez fuori dalla zona DRS, e così l’attacco non si materializza.

La gara finisce con Verstappen che guadagna la sua nona vittoria stagionale, allungando in classifica con un vantaggio di ben 19 punti su Hamilton, e solo 4 gare dalla fine. Con questi numeri diventa veramente dura per l’inglese, che almeno ha limitato i danni riuscendo a chiudere davanti a Perez. Quarto un ottimo Gasly, seguito da Leclerc e Sainz, autori di una gara anonima ma comunque utilissima per la Ferrari in funzione del mondiale costruttori in una giornata nera per la McLaren.

Al settimo posto Vettel, seguito da un ottimo Raikkonen, incredibilmente ottavo nonostante l’auto che guida. Nono Alonso e decimo Norris.

La pessima gara di Bottas si conclude in quattordicesima posizione, ed è trascorsa in buona parte dietro a Ricciardo. Il finlandese riesce almeno a strappare in extremis il giro più veloce a Verstappen, ma gli ci è voluto un doppio pit-stop negli ultimi giri per montare gomma soft.

La partenza disastrosa di Valtteri è anche costata un mare di punti alla Mercedes nella classifica costruttori, con la Red Bull che si è portata ad un solo punto.

Ora si va in Brasile, per la seconda gara di una tripletta che poi porterà il circus sulla pista sconosciuta di Losail, in Qatar. Ormai il mondiale ha preso una piega ben precisa. Se da un punto di vista della competitività delle auto non c’è alcun dubbio che la Red Bull sia passata nettamente in vantaggio rispetto alla Mercedes, l’incertezza potrebbe venire dall’affidabilità. E in un mondiale come questo non si potrà dire che è finita fino a quando non sarà realmente finita.

P.S. pare che a Giovinazzi in Messico sia arrivata la notizia del suo licenziamento. Oggi era arrabbiatissimo col team per una strategia totalmente sbagliata che gli ha distrutto la gara. Gli organi di comunicazione “di regime” hanno definito “scandaloso” l’atteggiamento del team Alfa Romeo nei confronti dell’italiano. Forse mi sbaglio, ma in questi tre anni non abbiamo purtroppo mai visto Antonio fare prestazioni degne di nota, come è capitato, invece con i vari Ocon, Norris, Russel, e, in alcuni casi, perfino Stroll. Si gridava al miracolo quando stava davanti a Raikkonen che, non dimentichiamolo, ha 42 anni. In un mondo come quello della Formula 1, dove conta solo la prestazione, non c’è poi tanto da sorprendersi se ad un certo punto un team smette di supportare un pilota nel quale non crede più, ed è assolutamente inutile, per non dire ridicolo e poco serio, prenderne le difese in modo plateale.

* Immagine in evidenza dal profilo Twitter @redbullracing

F1 2021 – GRAN PREMIO DEL MESSICO

Dopo la sorprendente vittoria di Verstappen ad Austin arriva la prima delle ultime 5 tappe del mondiale 2021.

Da due anni non si corre in Messico, sull’autodromo Hermanos Rodriguez e nonostante in tanti diano un Verstappen imbattibile ci sono diverse premesse che possono portare ad un risultato a sorpresa.

Quì la Red Bull è sempre andata storicamente molto bene, anche in anni di magra, per cui è legittimo pensare che quest’anno possa godere di un discreto vantaggio sulla concorrenza.

Ma le variabili sono sempre tante e a maggior ragione su un circuito particolare come quello messicano.

In primis, non si corre dal 2019, per cui molti dei dati accumulati sul comportamento delle monoposto potrebbero non essere più attendibili.

Vero che ormai i simulatori fanno miracoli ma anche andare in confusione anche solo per un solo turno di libere potrebbe essere un guaio in ottica gara.

La pista ha un asfalto molto liscio ed è da alto carico aerodinamico, con la componente ibrida ed elettrica della PU che dovranno andare a compensare la minore efficienza del motore termico causata dall’aria rarefatta a oltre 2000 m di altitudine.

immagine da timgate.it

Mercedes potrebbe sfruttare l’assenza di asperità sull’asfalto per far funzionare al meglio il suo sistema di sospensioni posteriori che “abbassa” la monoposto in rettilineo e limitare l’handicap a carico della sua ICE, ancora la migliore del lotto.

Proprio dal fronte PU potrebbero venire ottime notizie da Ferrari, le cui componenti ibride ed elettriche migliorate con l’introduzione della quarta PU potrebbero dare un bel vantaggio e ne fanno una concorrente temibile, forse non per la vittoria, ma con tutta probabilità molto vicina in qualifica e in gara, un problema in più da considerare in fase di strategia e soste ai box.

Anche le temperature di esercizio saranno un bel problema data la difficoltà che si ha sul circuito messicano di raffreddare a dovere PU, freni e tutto il comparto del cofano motore. Se è vero che in Mercedes stanno spingendo molto la loro PU a scapito dell’ affidabilità, questo potrebbe essere un fattore decisivo in gara.

Pirelli porterà le tre mescole centrale del lotto, escludendo la C1 e la C5. In passato la mescola più morbida soffriva di graining, cosa che tendeva ad escluderla dall’utilizzo nel primo stint in gara.

Probabile che anche quest’anno chi potrà cercherà di partire con la mescola media ed avere un primo stint di gara più lungo per poi passare alla mescola soft. Un asfalto particolarmente “green” al venerdì e la sua rapida evoluzione nelle prestazioni durante tuto il weekend potrebbe portare a diversi problemi nella scelta di assetti e mescole da utilizzare in gara.

immagine da motorsport.com

Almeno per tutti i team dovrebbe arrivare un aiuto dal meteo, previsto nuvoloso e con temperature ambientali intorno ai 20°C e in assenza di pioggia.

Come detto, sembra tutto apparecchiato per una vittoria del 33. Stranamente anche Wolff e Marko sono d’accordo questa volta nel dare l’olandese come favorito per la vittoria.

Olandese che potrà contare anche sul compagno di squadra Perez che avrà un boost in più dal fatto di correre in casa con una monoposto in grado di giocarsi la vittoria.

Austin è stata una grossa sorpresa e la tappa di Città del Messico potrebbe esserlo altrettanto con tanti problemi di affidabilità, una cosa davvero non usuale nella F1 di oggi. Sono già state annunciate diversi cambi di PU e relative penalizzazioni a carico di Ocon e Stroll, forse Norris e si paventa qualche problema anche per Hamilton anche se quest’ultima sembra davvero una boutade.

Ferrari, più che in altre piste potrebbe essere davvero il terzo incomodo nel rendere difficile la gara ai chi avrà ambizioni di vittoria. Difficile che possa davvero lottare per la vittoria ma è uno di quei GP in cui andare a podio senza aspettare problemi da parte di Mercedes e Red Bull.

La Mclaren dovrà cercare di sfruttare al massimo la sua PU e la sua velocità di punta molto elevata. Probabile che si vedranno qualifiche con distacchi molto ridotti e un exploit al sabato potrebbe pagare grossi dividendi anche nella gara di domenica.

Storicamente è una pista in cui si commettono anche più errori e alcuni anche grossi, come Bottas a muro in qualifica nell’edizione del 2019. Anche questo sarà un ulteriore fattore di incertezza.

Per Hamilton il Gp del Messico ha sempre portato bene, ci ha vinto matematicamente il quarto e quinto mondiale, quasi il sesto nel 2019. Perdere altri punti in Messico lo porterebbe nella difficile situazione di dover tentare qualcosa di molto difficile in Brasile, altro Gp in cui la Red Bull può fare bottino pieno, e sperare solo che le gare nel deserto gli possano essere amiche.

immagine da f1sport.it

Dodici punti non sono tanti ma rischiano di diventare 19 o 20 dopo il Messico e più di 25 dopo il Gp del Brasile, decisamente troppi a tre gare dalla fine.

Dopo il colpo texano, l’obbligo per Verstappen e Red Bull e guadagnare il più possibile prima del trittico di gare mediorientali, in cui sarà più probabile vedere una Mercedes in forma.

In ogni caso, non c’è più spazio per passi falsi, e il GP del Messico sembra fatto apposta per compierne. Potrebbe essere la chiave di volta dell’intero mondiale.

*immagine in evidenza da motorsportguides.com

Rocco Alessandro