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F1 2025 – GP D’OLANDA – ZANDVOORT

Esisteva un tempo nel quale i Piloti di Formula Uno erano chiamati Cavalieri del Rischio. Un tempo nel quale era ritenuto assolutamente normale, anche dagli stessi Piloti, che alcuni di loro morissero durante la stagione del Mondiale. Magari correndo in una Categoria minore, come accadde all’unico vero GOAT della F1 verso fine anni 60 (and if by reading that you’re gonna have an ovaric explosion ‘cause you’re a Hamilton fanboy well, go grab a tampax and shove it up your ass). Roger Williamson era un Cavaliere del Rischio, un Uomo che riteneva assolutamente normale lanciarsi in pista con una monoposto pesante sì e no mezza tonnellata ed i cui standard di sicurezza erano semplicemente inesistenti. A meno che un casco e delle cinture di sicurezza possano essere ritenuti sufficienti per correre di fatto abbracciati a 200 litri di benzina. Williamson era un uomo felice, aveva appena conquistato il suo posto in F1 vincendo per ben due anni di fila il durissimo Campionato Britannico di F3. Zandvoort era il secondo GP al quale riuscì a qualificarsi dopo quello di casa a Silverstone. In Olanda Roger trovò la morte a soli 25 anni, durante il GP lo scoppio di un pneumatico lo scaraventò contro le barriere per poi lanciarlo in volo facendolo atterrare capottato, con le fiamme che presto iniziarono a divorare i resti della sua monoposto nella quale era rimasto intrappolato. Diverse le cose raccapriccianti in concomitanza con la tragedia: in primis la corsa andò avanti fino alla bandiera a scacchi senza interruzione alcuna. Considerato che se oggi un piccione fa una deiezione in pista danno bandiera rossa è semplicemente incredibile poter solo concepire una cosa del genere. La seconda cosa assurda fu il comportamento dei commissari di gara, che si guardarono bene dall’intervenire per provare a salvare il povero Williamson. A gara terminata quando chiesero a Sua Santità perchè non si fermò per aiutare Williamson lui rispose:”mi pagano per correre, non per fermarmi”. Premesso che bestialità del genere i Piloti 50 e passa anni fa le dicevano innanzitutto per esorcizzare la paura della morte, con la quale convivevano costantemente, il già citato Santo ebbe sorte migliore di Williamson 3 anni dopo al Ring semplicemente perchè, quel tragico giorno a Zandvoort, questo EROE fece vedere a tutti (in primis a quegli ignavi dei commissari di gara) cosa significasse davvero essere UOMINI

Purley quel giorno a Zandvoort strappò di mano un estintore ad un commissario di gara e combattè da solo per provare a salvare Williamson. Era di fatto impossibile che potesse riuscire a farcela ma rischiò lo stesso la sua vita davanti alla tragedia alla quale stava assistendo. L’eroismo e l’umanità di David Purley ad oltre mezzo secolo di distanza restano indelebili.  Quando il Circus fece tappa a Monza 3 gare dopo gli applausi ad ogni passaggio di David Purley erano semplicemente assordanti. Le Ferrari in confronto passavano inosservate, e la cosa si commenta da sola. 50 anni fa perdevamo tanti Piloti in pista, quella stessa tremenda stagione 1973 si sarebbe chiusa con un’altra tragedia al Glen nella quale perse la vita uno splendido Astro nascente Transalpino. Oggi invece ad ogni GP mi sembra che si perda progressivamente un pizzico di quella umanità che fece di Purley l’eroe le cui gesta a Zandvoort 1973 scrissero una pagina indimenticabile, sia pure tragica, del nostro Sport.

O di quello che ne resta.

Buon Gp d’Olanda a tutti

 

VERSTAPPEN DOMINA A BARCELLONA. LA MERCEDES SI RIPRENDE, LA FERRARI NO.

Quando si installano gli aggiornamenti, si sa, ci si deve aspettare di tutto. Tranne che per la Ferrari, dove, per bene che vada, non succede assolutamente niente. A Barcellona la rossa cancella gli sviluppi frutto di un lavoro di tre anni e si presenta con le fiancate stile Red Bull, così come aveva già fatto la Mercedes a Montecarlo. Il giudizio dei piloti dopo le libere è molto cauto, ma quando si fa sul serio Leclerc si ritrova penultimo, e Sainz secondo, ben distanziato dal solito Verstappen e aiutato certamente dalle condizioni meteo, in continua evoluzione.

Quando si spengono i semafori, Sainz sembra potere attaccare Max, ma l’olandese tiene duro e mantiene il comando. I primi due in lotta rallentano molto in curva 2 e sorprendono chi li segue, con Norris che tampona Hamilton ed é costretto a fermarsi vanificando l’ottima qualifica. Qualche curva dopo, Stroll attacca Lewis e si prende la terza posizione, che l’inglese si riprenderà al giro 7. Chi pare in difficoltá é Alonso, partito in quarta fila e incapace di rimontare.

Al giro 10, Verstappen ha 5 secondi di vantaggio su Sainz, seguito a 2 secondi da Hamilton. Leclerc é risalito dall’ultima all’undicesima posizione, mentre Perez, partito undicesimo, é giá ottavo.

Al giro 16 Sainz viene fatto fermare per montare gomma a mescola media. Lo spagnolo stava per essere attaccato da Hamilton, il quale, con pista libera, inizia a girare sui livelli di Verstappen, per poi rallentare e iniziare a perdere nuovamente mezzo secondo al giro.

Ad un terzo di gara, Max ha 10 secondi di vantaggio sulla prima delle due Mercedes e 20 sulla seconda di Russell. E sta correndo con una mescola più dura. Si tratta quindi di una superiorità imbarazzante.

Al giro 25 si ferma Hamilton per montare gomma a mescola media, e rientra dietro a Sainz. Al giro successivo é il turno di Russell. Si ferma poi anche Verstappen, che monta la gomma a mescola più dura, così come il compagno al giro successivo. Nel frattempo, Hamilton ha superato Sainz e si é portato in seconda posizione. Lo spagnolo é in grossa difficoltà e perde 3 secondi al giro da Russell. Le sue gomme sono vittima del graining. E, al giro 25, l’inglese si prende facilmente la terza posizione.

Al giro 42 doppio pit-stop per la Ferrari, per montare la gomma più dura. Al giro 46 si ferma invece Russell per montare quella più morbida.

Al giro 51 é il turno di Hamilton e Perez, mentre al giro 53 Verstappen é l’ultimo a fermarsi. Per tutti le gomme montate sono quelle più morbide. Il messicano si riprende subito la quarta posizione ai danni di Sainz.

E Verstappen completa il dominio spagnolo segnando il giro più veloce alla quintultima tornata.

Finisce così con Verstappen davanti alle due Mercedes di Hamilton, e Perez, distanziate di quasi trenta secondi. Poi Perez, Sainz, le due Aston Martin di Stroll e Alonso, oggi stranamente in ombra, Ocon, un ottimo Zhou e Gasly a chiudere la zona punti. Dentro la quale avrebbe dovuto esserci Tsunoda, penalizzato assurdamente per una difesa aggressiva al cinese. Leclerc, autore di una gara anonima nelle retrovie, chiude undicesimo.

Il teatro del prossimo dominio dell’accoppiata Red Bull-Verstappen, e della prossima disfatta Ferrari, sarà Montreal, fra due settimane. La pioggia, che a Barcellona non si è vista, resta l’unica possibilità di divertimento che è concessa quest’anno agli appassionati che non siano di nazionalità olandese.

P.S. lo abbiamo già detto. Il mondiale 2023 potrebbe essere il primo nella storia della F1 in cui un team vince tutte le gare, e, a questo punto, non è improbabile che Verstappen batta anche il record di vittorie ottenute da un solo pilota. Merito sicuramente suo e del team, ma, è bene sottolinearlo, in questo dominio c’è anche molto demerito da parte degli avversari, Mercedes e Ferrar in primis, perchè con le risorse che hanno farsi battere in questo modo è francamente inaccettabile. E la cosa grave è che, almeno per la Ferrari, non solo non c’è un accenno di risalita, ma si ha proprio l’impressione che si inizi pure a scavare.

P.S. 2. Che Vasseur non fosse esattamente un TP all’altezza della Ferrari lo si era già capito quando con le forbici correva dietro a Giovinazzi per tagliargli il codino. Ma che fosse in grado di fare peggio di Arrivabene e Binotto ai microfoni degli intervistatori era francamente non prevedibile. Il primo anno del francese passerà probabilmente alla storia come uno dei peggiori della Scuderia, e, mi si permetta, i paragoni con l’era Todt non reggono, perchè è evidente che i due personaggi in comune abbiano solamente la nazionalità.

P.S. 3. Sono proprio curioso di vedere come la stampa di regime difenderà la prestazione odierna.

F1 2023 – GRAN PREMIO DI SPAGNA

Ultimo Gp del trittico di Maggio, si arriva sulla pista madre di tutti i test, il circuito che, a detta di chi ci capisce davvero, è il più probante per valutare la bontà o meno di una monoposto. Una pista che quest’anno torna al suo vecchio layout, con la scomparsa (finalmente!!!) della chicane tra curva 13 e 14 e il ritorno delle due curve da raccordare ad alta velocità.

Da sempre pista sulla quale vengono introdotte tonnellate di aggiornamenti alle monoposto reduci dalle fatiche oltreoceano, è letteralmente l’ultima spiaggia per le residue ambizioni Ferrari per questo 2023. Buttato il ferro a fondo se consideriamo la lotta per il mondiale, gli aggiornamenti che verranno introdotti sulla SF23 saranno fondamentali per cercare di continuare e chiudere in maniera dignitosa e proattiva questa stagione e prenderla come volano per il 2024.

immagine da funoanalisitecnica.com

Tante novità per la rossa a partire da una nuova veste aerodinamica che secondo i rumors dovrebbe risprendere le forme Red Bull, un nuovo fondo e una sospensione posteriore aggiornata. Assomiglia molto ad un “all in” questo pacchetto di aggiornamenti per Ferrari che al momento non ha ancora trovato una soluzione ai grossi problemi, soprattutto di gestione gomme, che affliggono la SF23.

Storicamente i mega pacchetti di aggiornamenti hanno sempre funzionato poco per la rossa e, considerando quello che è successo da inizio anno ad oggi, non c’è da essere granchè fiduciosi. Certo è che se anche questo presunto step in avanti dovesse risultare fallimentare, sarebbe davvero difficile per la GES continuare la stagione in corso.

Non solo Ferrari porterà novità ma in pratica tutti i team esclusa, forse, la Mercedes che ha fatto debuttare al nuova W14 a Monte Carlo.

Red Bull non dorme sugli allori e lavora alacremente per cercare di vincere, non lo ammetterano mai ma è così, tutti i GP previsti dal calendario. Anche a Monte Carlo Verstappen è apparso in pieno controllo della situazione, artigliando una gran pole al sabato e gestendo con freddezza i vari momenti topici della gara domenicale. Per contro Perez ha praticamente consegnato nelle mani dell’olandese il mondiale 2023, se mai era stato davvero in gioco. Cosa che a Marko&soci va più che bene. L’unico cruccio al momento per loro può essere quello di una corte serrata che altri team stanno facendo ai suoi tecnici a suon di dollari. Beh, avercene di questi problemi…

immagine da infomotori.com

Mercedes dovrà verificare se la sua nuova monoposto è davvero un step in avanti rispetto a quella di inizio anno. Il GP di Monaco ha già dato buone indicazioni ma ovviamente il vero test è quello del Montmelò. Chissà che non siano i grigi di Brackley i rivali più pericolosi per il GP Grand Slam della Red Bull.

Chi invece ha perso una bella occasione per vincere è stata la Aston Martin, a conti fatti solo per poco più di un decimo, il distacco che ha separato Alonso dalla pole sul principato di Monaco. Considerate le caratteristiche della AMR23 dovrebbero lottare per il podio anche nella prova catalana anche se per la vittoria la sensazione è che debbano sperare in qualche grosso guaio da parte Red Bull. Sarà importante per loro, considerando la quantità di aggiornamenti per tutti i team, rimanere stabili almeno come seconda forza del campionato.

immagine da autosport.com

Dietro questi team sarà interessante capire chi avrà davvero fatto il salto di qualità. McLaren arriva da una gara incoraggiante e vorrà confermare i progressi per cercare di raddrizzare un inizio di campionato davvero sotto tono. Stesso discorso per Alpine, ringalluzzita dall’incredibile podio di Ocon a Monaco e che, per bocca del suo direttore sportivo Permane, si aspetta di essere lì con Mercedes e davanti a Ferrari.

Pirelli porterà le mescole più dure a sua disposizione, una scelta ovvia considerando le caratteristiche del tracciato, molto pesante in termini di sollecitazioni e degrado sulle gomme. La novità sarà invece la possibilità di provare una nuova specifica di gomme che esordiranno a partire del GP di Gran Bretagna. Saranno delle gomme che,  a parere di Pirelli, non andranno a modificare i valori in pista. Vasseur invece ripone qualche speranza di crescita per la SF23 in merito alle nuove gomme. Uno dei due avrà ragione.

Tanti aggiornamenti per tutti, tante speranze di miglioramento da confermare, alla fine la pista come sempre darà il suo verdetto. Non ce ne vogliano in Ferrari ma i loro tifosi penso si siano già messi nell’ottica di prendere altre sberle in faccia questo weekend. Alonso vinse la sua ultima gara proprio al Montmelò su Ferrari nel lontano 2013. Se uno si sente fortunato potrebbe anche puntare qualche eurino su di lui.

*immagine in evidenza da kilometroschequentan.goodyear.eu

Rocco Alessandro

BASTIAN CONTRARIO: LA LOTTA ETERNA

Parto in quinta, dicendo immediatamente che nessuno sano di mente (naturalmente sapendo com’è finito il mondiale l’anno scorso e, soprattutto, dopo aver visto quei tre miseri giorni di test), si sarebbe aspettato un inizio di campionato in stile 2022 per la Ferrari. Ciò detto, nemmeno ci saremmo mai aspettati la fine indecorosa alla quale tutti abbiamo dovuto assistere domenica scorsa. Non ci sono giustificazioni, non ci sono scuse, ciò che rimane è tanta rabbia e rammarico per quello che sarebbe potuto essere e che non è stato. Il nuovo corso Ferrari a fine campionato (anche se per onestà e decenza debbo dire che la dirigenza aveva deciso già ben prima di novembre) ha scelto la strada che tutti conosciamo, puntando su un nuovo timoniere (parlo di timoniere di proposito, visto che il capitano è un altro) che avrebbe dovuto traghettare la nave rossa verso nuovi orizzonti. Ebbene gli orizzonti scorsi ieri non sono affatto nuovi, anzi è un film già visto, una lotta eterna che dura ormai da tempo immemore.
Sia chiaro sin da subito: la SF23 è la macchina dello staff di Mattia Binotto, l’ho detto in passato e lo grido a gran voce anche ora. Non ho di certo intenzione di rimangiarmelo o di girarci attorno. Nel bene e nel male rimarrà roba sua e del suo team e ricordo ancora le risatine a denti stretti di molti che, dopo (l’entusiasmo) della presentazione, affermavano il contrario, gli stessi che ora fanno marcia indietro (tranne che per le risate) dandomi ragione, evidentemente solo perché in questo momento ne conviene la virtù, visto il risultato di domenica. La prima domanda che mi viene in mente, alla luce di quanto visto, è: quanto è pesato allo staff tecnico di Maranello l’allontanamento di Binotto? Perché se è vero che è stato lui a seguire i lavori di gestazione, è anche vero che ha liberato l’ufficio da gennaio e quindi mi chiedo cosa diavolo hanno fatto in sua assenza in questi mesi che hanno preceduto la partenza del Bahrain GP? Quanto peserà in futuro la sua assenza? Perché il discorso, che ormai è divenuto un ritornello, che è una lotta eterna appunto, è sempre lo stesso e cioè che in seno alla Gestione Sportiva non c’è continuità. I dati al simulatore davano una SF23 forte, magari non subito all’altezza di una già pronta RB19, di sicuro non così indietro come abbiamo visto allo spegnersi dei semafori. L’attuale monoposto di Maranello doveva essere (ed è!) la naturale evoluzione di quella precedente, proprio come lo è l’attuale RB19. Purtroppo domenica abbiamo assistito ad una orribile involuzione con, apparentemente, gli stessi cronici problemi di motore. Questo fallimento di PU, mi da l’assist per poter citare il “capitano” della Gestione Sportiva (Vigna), il quale, poco prima dell’inizio del mondiale, si spese in un comizio elettorale, ad uso e consumo di giornali, telecamere e azionisti (perché solo loro contano per l’attuale dirigenza), affermando che la Rossa aveva risolto i problemi di affidabilità e che addirittura avremmo avuto a disposizione un “motorone”. Come ha già detto il mio amico Salvatore (@Mat14_05 sul Twitter), immediatamente dopo la fine del GP barenita, “un bel tacere non fu mai scritto” ed il volare basso, aggiungo io, è la prima regola in uno sport dove l’umiltà ed il duro lavoro sono tutto. Proprio queste dichiarazioni, unite all’epurazione effettuata a fine mondiale 2022, mostrano tutta l’inadeguatezza dello staff dirigenziale e manageriale della Rossa. Proprio la prestazione monstre dell’anonima e silente Aston Martin vanno a rimarcare quanto ho appena scritto: Stroll sr., a differenza del nostro Presidente, ha voglia di vincere realmente e quindi agisce di conseguenza andando a fare spesa proprio dai bibitari, sottraendogli “il figlioccio” di Newey, il quale si è portato dietro con sé, segreti e qualche altro buon ingegnere altrettanto motivato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, dove uno come Stroll jr. senza nemmeno aver toccato il volante nella tre giorni di test sempre in Bahrain, arriva sesto e l’immenso Alonso (che non aspettava altro!), corona il sogno arrivando a podio mettendosi dietro detrattori, Ferrari e chi gli passa mezzo retrotreno della sua AMR23, cioè i crucchi della Mercedes i quali, a loro volta, stanno anche messi peggio della stessa Rossa a Dio piacendo! Come mai degli ingegneri appartenenti ad una squadra campione del mondo (quindi situati in una realtà solida e sicura), hanno preferito fare un salto nel buio andando in un team che l’anno scorso era solamente settimo nel campionato costruttori? Le motivazioni sono solo i (tanti) soldi ricevuti? Di sicuro il compenso pattuito ha il suo peso, eppure dietro c’è dell’altro e cioè la garanzia di stabilità che ogni team (inglese!) fornisce al proprio staff e che, evidentemente, fa parte della loro cultura lavorativa e sportiva. Inutile dire, tra l’altro, che le citate squadre si trovano tutte in un fazzoletto di terra, il che comporta zero spostamenti per loro e, soprattutto, per le loro famiglie.
Ferrari è totalmente isolata, il che mi potrebbe stare anche bene visto che questo comporta un aurea di esclusività, solo che questa esclusività serve a ben poco se poi bisogna guadagnare magre figure (per non dire altro) come quelle di domenica scorsa. Chi vorrà mai venire a Maranello? Perché un team di F1 diviene vincente negli anni, rimanendo stabile nel suo organigramma e, nel contempo, rafforzando ed integrando con personale adeguato, fornendogli strumenti necessari e soprattutto serenità, quella famosa stabilità che Maranello rifugge da tempo immemore come in una lotta eterna soprattutto contro se stessa e che non fa nulla per nasconderlo al mondo esterno. Allo stato attuale, trasferirsi in Ferrari equivale ad un suicidio assistito: chi vorrà mai venire in Emilia Romagna, spostando le proprie famiglie, senza nessuna garanzia di rimanervi a lungo termine? Per quale motivo si dovrebbero avventurare in un buco nero, chiamato Ferrari, che inghiotte tutto; carriera compresa? Non avremo mai la controprova purtroppo, caso mai ci fosse stato l’ex Team Principal di come le cose sarebbero andate (e sono sicuro che se ci fosse stato lui domenica scorsa sarebbe stato messo in croce senza posa… a ragione dico io!). Non dico che non sarebbe successo nulla ovviamente, è anche vero che forse ci sarebbe stata un’opportunità di minimizzare quel disastro… forse. Intanto è stato mandato via un uomo che di sicuro non era il migliore dei Team Principal (che poi, con la dirigenza che la Rossa si ritrova, devo sempre capire, una figura come il Team Principal, appunto, possa eccellere) e nel contempo di sicuro è un ottimo ingegnere che ha seguito, assieme ai suoi uomini, la gestazione della nuova nata a Maranello. Sono perfettamente consapevole che la mia levata di scudi nei riguardi di Binotto suscita perplessità se non rabbia. Se il sottoscritto si spende tanto nei suoi riguardi non è perché ci guadagna qualcosa, bensì perché ama la logica ed odia gli sprechi: invece di tenerlo (continuità) ed affiancargli qualcuno (rafforzare), che lo potesse supportare (magari proprio con quel Todt che è stato rifiutato dal “mega presidente laterale”), come logica impone, si è preferito sprecare tutto quello scibile e quell’armonia che si stava creando in seno alla squadra. Ribadisco: per quale motivo un nome di grido dovrebbe venire ad impantanarsi in un guano del genere?
Adesso Ferrari deve vedersela da sola, con le proprie forze interne, sperando che riesca a venire a capo del problema ed allo stato attuale, dopo quanto visto, il mondiale si gioca più sul proteggersi da Aston Martin (ed AMG che ritornerà), che non inseguire una stratosferica Red Bull che con il suo alfiere sono già al 2024! Come in un film già visto, la Rossa si trova nuovamente a combattere questa lotta eterna che chissà per quanto tempo ancora dovremo assistere.

Vito Quaranta