Ultimo GP in terra europea per questo 2026, prima di una serie di ben nove GP in giro per il mondo, e si finisce con un tracciato inedito, una scommessa per gli organizzatori e per chi ci girerà in pista.
Si tratta del Gp di Spagna sul circuito, definito non cittadino ma un “tracciato in città”, chiamato Madring, ricavato all’interno dell’area della fiera di Madrid.
Un tracciato con 22 curve e che secondo gli organizzatori dovrebbe sposarsi bene con le esigenze di queste nuove F1 così affamate di energia. Sul layout non mi esprimo, a prima vista sembra una pista come tanti “Tilkodromi” che l’hanno preceduta: tanto fumo, poco arrosto. Ma se è vero che è stata progettata anche per venire incontro alle esigenze tecniche di queste nuove PU potrebbe anche assicurare un certo spettacolo.
Il clou della pista è la curva Monumental, ovvero curva 12, una enorme u-turn di mezzo chilometro con una pendenza del 24%. Servirà tanto grip e molto studio per capire come affrontarla, guadagnare tempo e non distruggere le gomme passaggio dopo passaggio, Vedremo se si tratterà di un valore aggiunto o un qualcosa che ricorda Fantozzi e la famosa corazzata.

Circuito semipermanente che è destinato a diventare presenza fissa nel mondiale e che già nel prossimo anno potrebbe subire qualche modifica, speriamo che il weekend di gara ripaghi lo sforzo fatto.
SI arriva a Madrid con un mondiale che ha preso una direzione chiara che difficilmente cambierà rotta: quella di Antonelli e della Mercedes. Ormai siamo arrivati al punto in cui non ci si chiede se ma quando. Mentre per il costruttori le cose erano già ampiamente preventivabili, diverso è il discorso per il campionato piloti.
Considerando la stagione 2025 poco più che mediocre, in pochi avrebbero previsto il dominio del giovane bolognese sul più quotato ed esperto compagno di squadra. Dall’alto delle sue 7 vittorie e di un vantaggio in classifica di 66 punti su Russell la situazione è piuttosto rosea per l’italiano.
Il dato più rassicurante comunque è la continuità con cui Antonelli riesce sempre ad essere più performante del compagno di squadra, un trend che non è stato scalfito anche quando Kimi ha dovuto cedere il passo per noie meccaniche. Russell semplicemente non sembra averne per eguagliare la velocità e costanza di Antonelli.
Dei piloti Ferrari meglio tacere dopo Monza, trattandosi sempre di una guerra tra poveri o meglio di una prelazione sulla leadership per la prossima stagione. Vitale per loro, ben poco per chi guarda a casa.
E quì concludo aggiungendo una piccola riflessione personale. Mi è capitato per la prima volta in questo 2026 di vedere un Gp dall’inizio alla fine , il Gp d’Italia a Monza. Al netto delle tragicomiche vicende Ferrari, è stato per quanto mi riguarda il Gp più brutto che mi sia mai capitato di vedere. Meno divertente anche dei Gp in cui i Mercedes facevano doppietta con decine di secondi su tutti.
Vedere quei sorpassi e controsorpassi in rettilineo come se si gareggiasse con monoposto di classe differente è stato mortificante da vedere, mi chiedo come facciano a parlare di spettacolo.
Poi , per carità, onore ad Antonelli che a parità di monoposto surclassa il suo team mate e tutta la griglia di piloti, ma parlare di rimonta storica è un’offesa alla storia di uno sport che una volta era glorioso. E mi dispiace ancora per il bolognese ma paragonare quello che fa a quello che è stato fatto anche solo una decina di anni fa è aberrante, figuriamoci i paragoni con Senna, Schumi e quant’altro.
Mi è capitato di recente di vedere degli spezzoni di gara e qualifica dei primi anni 2000. Sono rimasto sconvolto da quanto selvagge erano quelle monoposto e quante correzioni richiedevano, abituato ad anni di F1 addomesticate mi ero dimenticato cosa guardavo all’epoca. Queste al confronto sembrano delle F2 ad essere buoni.
Quindi, con buona pace di Antonelli e quant’altro, non so se sia un campione o meno, ma, al momento non c’azzecca niente con i mammasantissima che l’hanno preceduto. E mi dispiace perchè magari appartiene a quel cesto lì ma questa F1 appiattisce tutto ed [ di un livello nettamente inferiore rispetto agli anni d’oro.

Onore a Kimi e ad un pilota italiano finalmente protagonista dopo tanto tempo, ma la F1 è un’altra roba, proprio un altro mondo. E un grazie a Toto Wolff, che ha dato fiducia ad un 18enne che all’esordio nel 2025 a Monza l’ha messa malamente a muro alla Parabolica. E oggi si ritrova il pilota su cui puntare per il prossimo decennio.
*immagine in evidenza da autoracing1.com
Rocco Alessandro











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