MEN OF STEEL – CACCIA AI RECORD

Men of Steel.

Questo posto è come una famiglia. Queste pagine trasudano Motorsport da ogni parola, da ogni pagina. Qui son passati tanti “scrittori”, tanti “appassionati” ma una cosa rimane in maniera indiscutibile: il BRing. Qui sono stato accolto, ricordo ancora il primo articolo sul Mondiale Supersport vinto da Randy Krummenacher che correva per Evan Bros. Qui continuerò a scrivere finché il boss non mi manderà in esilio.

Sarà una stagione interessante. Tutti danno per scontato il “decimo”. Anche io. Il Motociclismo non è però una legge sceitta in maniera perfetta. Va trattato col massimo rispetto che merita.

Andiamo a vedere quali record potranno essere “abbattuti” nel 2026 e quali altre curiosità interessanti…

1 – Con una sola vittoria diventerebbe il Primo Pilota del Motomondiale ad andare in tripla cifra nel computo di vittorie, pole position e podi (99-102-165), ed il secondo nel Motociclismo su pista dopo Jonathan Rea.

2 – Con una vittoria e 12 giri veloci diventerebbe il primo Pilota nel Motociclismo su pista a riportare la tripla cifra in tutte le 4 grandi statistiche (Vittorie, pole, podi, giri veloci). Attualmente è 99-102-165-88.

3 – Con 17 vittorie supererebbe il record di 89 vittorie in Top Class che appartiene Valentino Rossi, portandosi a quota 90, mai raggiunta da nessuno.

4 – Con almeno 14 gare disputate entrerebbe nella TOP5 dei Piloti con più presenze in Top Class eguagliando Daniel Pedrosa a 221.

5 – Vincendo al Sachsenring sarebbe la sua decima vittoria nel medesimo circuito in Top Class, eguagliando il record di Giacomo Agostini di 10 vittorie ad Imatra nel GP di Finlandia. Record imbattuto da oltre 50 anni.

6 – Con altre due vittorie nelle Sprint Race arriverebbe a 17 vittorie e supererebbe il record di 16 vittorie di Jorge Martin.

7 – Con altri 5 giri veloci in gara arriverebbe a quota 77 superando Valentino Rossi a quota 76.

8 – In caso di vittoria del Titolo Mondiale salirebbe sul podio dei Piloti più “vecchi” ad aver vinto un Titolo Mondiale in Top Class, superando Mick Doohan e Giacomo Agostini. Salirebbe al 3° posto, dietro a Phil Read e Leslie Graham.

9 – Con altre 9 vittorie eguaglierebbe il Pilota più iconico della storia Ducati nel computo delle vittorie con la casa di Borgo Panigale. Attualmente è a 14, a quota 23 c’è proprio Casey Stoner.

10 – Con 17 vittorie ed un Bagnaia mai vincente nella stagione, eguaglierebbe proprio Pecco a quota 31 diventando il più vincente Pilota della storia della Ducati.

11 – Se dovesse vincere il Titolo Mondiale eguaglierebbe il record di Giacomo Agostini di Titoli nella Top Class, detentore di 8 Mondiali in classe 500.

Infine una chicca, che non sentirete o leggerete da nessuna parte (sfido a trovarla)…

12 – Nel caso in cui dovesse diventare il Pilota più vincente della storia Ducati, eguaglierebbe il record di Geoff Duke che resta imbattuto ed ineguagliato dal 9 settembre 1956, ovvero essere il Pilota più vincente in Top Class con due marchi diversi (Norton 8 – Gilera 14).

Marc è il più vincente Honda (59) e potrebbe diventare il più vincente Ducati….

Ci sono oggettivamente dei record “fattibili” già quest’anno. La tripla cifra sicuramente, poi penso ai giri veloci, alle 10 vittorie sullo stesso circuito, sicuramente le Sprint (a meno che non si svegli Martin) e quello dei Titoli Mondiali andando ad eguagliare Agostini. Più difficili gli altri…

#MotoGP

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Quali sono le delusioni più grandi di questi nove giorni di test, sommando i tre di Barcellona più i sei ufficiali svolti in Bahrein? Se dovessi stilare una classifica, dalla delusione più grande a quella meno grave assumendomi tutte le responsabilità del caso, allora non ho dubbi che la prima in classifica è la Williams, quindi Domenicali ed infine Aston Martin via Honda.

Williams di gran lunga rimane la delusione più grande in assoluto, considerando il crescendo dell’anno scorso che hanno dimostrato e, considerando soprattutto le aspettative che c’erano a riguardo del team di Grove. Williams è un team navigato come si suol dire ed abbondantemente rodato e, con l’innesto di Carlos Sainz dall’anno scorso, hanno compiuto il salto di qualità necessario per aspirare a qualcosa di grande. Questo a maggior ragione che già si sapeva che avrebbero montato la PU più performante (nel 2025 erano solo voci, ora sono fatti) del campionato, quindi tutti i presupposti per replicare i fasti, almeno iniziali, del 2014 c’erano tutti. Già a Barcellona il disastro in luogo del quale l’intero team addirittura non si è presentato, perdendo tre giorni di “sgrossamento” preziosissimi, quindi hanno sfruttato i soli test bareniti che gioco forza sono iniziati in salita per cercare di recuperare il tempo perduto. James Vowles è stato costretto a metterci la faccia per scusarsi con tutti e, sebbene i sei giorni nel deserto siano stati lineari considerando l’attuale potenziale della squadra, la Williams si presenterà in Australia in affanno e soprattutto sovrappeso. Infatti i problemi di ritardo avuti già prima della Spagna sono stati proprio a causa di un fallito crash test, quindi sono dovuti ricorrere ai ripari rinforzando il telaio alzando inevitabilmente il peso. La Williams purtroppo inizierà in salita il mondiale, con il clan Sainz già in agitazione (pare che il papà di Carlito abbia già disdetto tutte le trasferte extra europee, almeno per questo inizio di campionato) e, con tanti rimpianti proprio da parte dello stesso Carlos nel vedere una Ferrari quanto meno pimpante dal punto di vista delle performance. Saprà il team di Vowles recuperare il tempo perduto, a cominciare proprio dal fattore peso che influenzerà non poco le prestazioni, quelle stesse prestazioni che non sono all’altezza delle aspettative rispetto agli obiettivi che la squadra si era prefissata? La chiave del successo di questo mondiale, soprattutto perché siamo all’inizio di un ciclo regolamentare completamente nuovo, oltre che epocale, sarà la sviluppo. Williams dovrà dimostrare proprio in questo campo di essere veramente cambiata se vorrà aspirare a qualcosa di più della quinta forza.

Stefano Domenicali con le sue dichiarazioni, immediatamente dopo la riunione coi team, ha sfoggiato tutto il suo “stile” e non mi ha deluso affatto. Per questo lo posiziono immediatamente dopo la Williams visto e considerato che il soggetto è carta letta, come si suol dire, quindi ciò che ha dichiarato non mi meraviglia affatto. Ovviamente il CEO della F1 si è battuto non poco nel difendere il suo giocattolo, con parole di circostanza naturalmente e, soprattutto ha cercato di buttare acqua sul fuoco delle polemiche appiccate innanzitutto da Verstappen, seguito da Alonso e d Hamilton. Persone come Domenicali non parlano mai a caso ecco perché non mi ha deluso quando gli ho sentito pronunciare (fonte Autoracer.it): “Non bisogna dimenticare come senza queste regole Audi, Ford, Cadillac e Honda non sarebbero in F1. Ci sono delle precise ragioni dietro alla genesi di questo regolamento. Perdere di vista i motivi che ci hanno portato qui significa perdere l’opportunità di capire questa fase”. Questo è stato solamente l’antipasto, perché la bordata è arrivata immediatamente dopo, mi riferisco all’argomento Sprint Race e quindi al suo probabile aumento: “La gente vuole vedere azione per tutti e tre i giorni del weekend. Del resto non bisogna dimenticarsi come molti non siano interessati a tecnicismi di cui parliamo. Ciò che deve essere protetto è lo spettacolo: grandi gare, grandi sorpassi, grandi sfide per dimostrare chi è il migliore. Stiamo cercando di trovare un buon equilibrio, parlando molto anche con i piloti”. Dalle parole di Domenicali il sottoscritto evince un messaggio, specialmente se mi soffermo su quel “tecnicismo”, che è quello che al pubblico non deve interessare cosa il Sistema combina per allestire il circo, l’importante è che ingoi tutto senza fare troppe domande. Come si fa a rimanere delusi più di tanto con il capo della F1 dunque? Il format della Sprint Race è la nuova frontiera che questa dirigenza sta perseguendo a tutti i costi e, il metodo della “rana bollita” di questi ultimi anni, è stato utilizzato proprio per arrivare a imporre dodici Sprint anziché sei a partire già dall’anno prossimo. Vedremo cosa e se succederà, di certo a Domenicali  gli do ragione, perché lui parla di “pubblico” e non di appassionati e la differenza tra queste due categorie è enorme e, dubito fortemente che se egli si rivolgesse esclusivamente alla seconda avrebbe la facoltà di poter attuare quello che vuole fare.

Concludiamo la classifica delle delusioni con la Aston Martin. Per quale motivo la squadra di Stroll è quella meno deludente? Per il semplice motivo che, nonostante le aspettative che sono state create, è un dato di fatto che la “verdona” è un cantiere a cielo aperto e, come tutte le squadre nuove, anche la Aston Martin deve partire da zero a cominciare dal propulsore che la dovrebbe spingere. Qualcuno giustamente potrebbe dissentire, soprattutto se questa squadra venisse paragonata alla Cadallic, vero è che la quantità di persone che sono state assunte da Stroll, a cominciare dal genio Newey, hanno bisogno di tempo per sincronizzarsi perfettamente. La vera Aston Martin, purtroppo per Alonso, la vedremo solamente l’anno prossimo anche perché il ritardo di Honda era già noto. Già su queste righe avevo avvisato che in Aston c’erano tante, se non addirittura troppe teste e, quando si arriva ad un surplus di cervelli come quello che c’è in casa Stroll, può accadere che si possa ottenere l’effetto contrario a quello realmente desiderato. Per questo parlo di sincronizzazione e questo spetterà  proprio a Newey, nella veste di Team Principal, riuscire a realizzare questo primo obiettivo. Purtroppo il vero dramma per questa squadra è Honda, la quale dovrebbe essere studiata all’università, per la gestione oscena che hanno attuato, che poi è quella di abbandonare tutto una volta giunti all’apice (infatti la maggior parte degli ingegneri, con tutto il loro Know How, è in Red Bull Powertrain) per poi ricominciare tutto d’accapo… pazzesco! Se proprio dobbiamo parlare di delusione quella è proprio Honda quindi, a maggior ragione che hanno l’esclusiva con ARAMCO per quanto riguarda l’utilizzo dei nuovi, costosissimi ed ecologici carburanti. A tal proposito non ho dubbi che Aston Martin si saprà risollevare solo che ci vorrà tempo (almeno un anno) e, Alonso ed il suo ormai maledetto trenta tre, tutto questo tempo purtroppo non ce l’hanno.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Fino all’anno scorso valeva la legge che “in F1 vai forte perché vai veloce in curva e non in rettilineo”, quest’anno invece il paradigma è stato completamente stravolto. Ben venuti nella F1 della nuova era in luogo del quale la gestione dell’energia e, quindi andare piano in curva, è tutto. Nella prima sessione di test ufficiali questo è emerso perché le squadre, rispetto ai test nono ufficiali di Barcellona, hanno necessariamente iniziato a spingere e, in questa ultima settimana di test pre stagionali, dovranno andare ancora più forte al fine di arrivare il più preparati possibili in quel di Melbourne. Con l’avvento di queste nuove vetture, dove la F1 vuole vendere il prodotto a tutti i costi spacciandolo per il migliore in assoluto e, mettendo in evidenza il ruolo centrale del pilota, quindi  quello dell’uomo, abbiamo i primi riscontri proprio dai protagonisti che naturalmente smentiscono il sistema stesso. Che a sputtanare questa nuova F1 sia Alonso potrebbe portare a pensare male, perché qualcuno potrebbe dire (ed è stato detto!) che a lui conviene parlare negativamente delle nuove regole visto che non ha una vettura performate, quindi potrebbe essere poco credibile. Invece quando alla sua già autorevole voce fa eco quella di Max Verstappen (ed anche quella di Hamilton!), credo che qualche domanda ce la si debba porre. Verstappen a differenza di Alonso, versa in una condizione sportiva decisamente migliore perché, sebbene non si conoscano i reali valori in campo, la Red Bull non solo sta decisamente meglio di Aston Martin addirittura sta impressionando non poco, quindi le parole del campione olandese assumono un valore molto rilevante. Max senza mezzi termini, proprio come un pilota di vecchia scuola, afferma che questa nuova F1 in realtà è “Una FE con gli steroidi”… alè! Il pilota che deve essere il protagonista in macchina viene letteralmente castrato, perché come hanno fatto capire i campioni del mondo, loro ed i loro colleghi naturalmente, dovranno alzare il piede in curva proprio per risparmiare più energia possibile da avere a disposizione in rettilineo. A riguardo di questo nuovo modo di guidare mi viene da pensare che i due campioni hanno ragione da vendere perché la forza, la bravura, le palle di un pilota si sono sempre viste proprio in curva, perché ad andare veloci in rettilineo sono bravi tutti mentre l’estro, di ogni singolo uomo che si vuole cimentare in una disciplina come quella della F1 si vede e, si è sempre vista in curva. Qualcuno potrebbe giustamente dissentire, visto che un pilota può anche fare la differenza proprio in rettilineo attraverso la staccata. Peccato che anche questo verrà sacrificato in nome dell’altare del recupero di energia, tramite l’odiato “LICO” che, fino all’anno scorso era un problema (soprattutto per Ferrari), mentre ora è addirittura cercato!

Inutile dire che le risposte non si sono fatte attendere, con l’attuale campione del mondo della McLaren che non le manda a dire, suggerendo a Verstappen di stare zitto perché è un fortunato, rispetto ai normali del pianeta e, che se non gli sta bene può anche ritirarsi. Secondo il ragionamento del pilota McLaren solo perché Verstappen guadagna milioni e viaggia in giro per il mondo, dovrebbe tacere e quindi ingollare qualunque cosa gli venga proprinata. Questo è l’atteggiamento tipico di chi vuole proteggere il proprio status a scapito della propria serenità della sua coscienza. Poiché Max ha una coscienza molto forte e, soprattutto non ha più nulla da dimostrare quindi (come si suol dire ha la coscienza a posto), ecco che egli parla eccome facendosi portavoce di tutti quei “normali” che stupidi non sono e, che già in tempi non sospetti avevano capito che questa sarebbe stata una nuova versione della già presente Formula E. Il paragone tra le monoposto di quest’anno e quelle del 2025, che erano all’apice del loro sviluppo, è impietoso. Del resto questa differenza prestazionale è voluta, perché la diversa velocità non è solo dovuta alla gestione dell’energia bensì, queste nuove vetture sono state concepite per avere meno carico avendo anche gomme più strette. Naturalmente c’è chi ne tesse le lodi (Russell su tutti… chissà perché) di queste nuove macchine e, di questo nuovo modo di approcciare alla guida, vero è che la natura stessa del pilota viene letteralmente violata perché questo, invece di spingere come un matto dovrà mutarsi in una sorte di “ragioniere” della guida perché dovrà gestire l’energia e tutti i parametri che gli consentiranno di avere maggiore boost. Ci troviamo ormai ad un bivio in cui la F1 non può più tornare indietro: semplicemente o sarà un successo o l’inizio della fine di questo nuovo corso. Nell’ascoltare alcuni voci autorevoli, la F1 ha un pregio che è quello che ha sempre saputo risolvere velocemente i problemi da essa stessa creati. Non ho dubbi che questo possa avvenire, fosse solo perché comunque il prodotto ci viene imposto cosi com’è, quindi poi si crea abitudine, per non parlare di assuefazione o in alcuni casi addirittura dipendenza. La domanda è se questa abitudine si possa tradurre in piacere a vederla. Sempre la stessa voce autorevole, afferma che a noi non deve fregare nulla se le macchine vanno quattro secondi più lente, perché tanto nessuno se ne accorge, l’importante è che ci sia competizione. Mi verrebbe da rispondere che il fatto che nessuno se ne accorga lascia il tempo che trova, visto che esistono i tempi sul giro e, soprattutto potrà essere anche vero che si crei maggiore competizione e quindi lotte, solo che parliamo di duelli artificiali; di wrestling. Un pilota potrà anche sorpassare un avversario “in un punto che prima era impossibile pensare” (questo ci è sempre stato detto nell’ultimo anno a riguardo delle nuove regole), solo che se il suddetto avversario è senza energia, ovvio che quelle viene sorpassato perché piantato a terra.

Ad ogni modo in questa settimana si dovrebbero affrontare varie tematiche, in nome della velocità da parte della F1 nel risolvere problemi, a partire dal famigerato trucco della Mercedes per arrivare a potenziali problemi di sicurezza sollevati da Andrea Stella che sarebbero le partenze e i sorpassi. Partendo dalla fine, secondo il Team Principal McLaren, esiste un concreto problema sia in fase di partenza che di sorpasso e, questi problemi sono accomunati dalla differenza di velocità. Stella afferma che le procedure di partenza devono essere riviste dato che qualcuno in griglia potrebbe risultare “piantato” rispetto ad altri (gestione dell’energia) creando appunto una potenziale fase pericolosa, cosi come è altrettanto pericoloso sorpassare un avversario mentre quest’ultimo potrebbe finire l’energia in rettilineo, quindi piantandosi in pista e rischiando di far decollare chi segue in stile Webber a Vaelncia! Infine c’è l’annoso problema del motore Mercedes sul quale si dovrà necessariamente trovare una soluzione e, non è detto che possa accontentare tutti. Complimenti alla FIA innanzitutto che ha avallato ogni richiesta della Mercedes in fase progettuale dichiarandola perfettamente legale e, complimenti alla F1 tutta che per la prima volta ha redatto un regolamento che si basa sull’offerta e non sulla domanda e, sull’ideologia politica in nome di un green che è violato da loro stessi per primo, visto che tutti gli appartenenti a questo sistema viaggiano con jet privati. Non c’è che dire, anche questa sarà una settimana calda anche perché le squadre dovranno necessariamente iniziare ad utilizzare le nuove, ecologiche e, costosissime benzine che salveranno il piante dall’inquinamento.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La Federazione ha un solo obiettivo, da ora a fino all’inizio del primo weekend di gara, ed è quello di guadagnare più tempo possibile per cercare di risolvere il problema “camera di combustione gate”. In settimana si sono incontrati i team al fine di risolvere l’annosa questione del probabile trucco Mercedes ed ora, l’affare si è ingrossato, come si suol dire. All’inizio di questa storia, di questi rumors che lentamente uscivano con voce sempre più grossa, si parlava del fatto che anche Red Bull (motorizzata Ford anche se hanno fatto tutto a Mylton Keynes) avessero trovato la possibilità di avere un rapporto di compressione maggiore. Ciò è importante in tutta questa spinosa faccenda, perché i maggiori oppositori di Mercedes sono stati innanzitutto l’Audi di Binotto seguiti a ruota da Aston Martin motorizzata Honda. Ferrari sin dall’inizio si è sempre dimostrata “neutra”, salvo poi inevitabilmente accodarsi ai due motoristi che hanno protestato (e ci mancherebbe pure aggiungerei!), anche se si sta portando avanti una narrazione distorta che è quella che sia proprio Ferrari “la porta bandiera” di questa causa, che è tutto da dimostrare se sarà vinta o meno. Fatto sta, ritornando alla Red Bull, che ora si è unito al gruppo degli oppositori anche la squadra di Laurent Mekies perché pare che i bibitari non siano riusciti a replicare il sistema Mercedes. Attualmente è in atto una lotta di potere che ha già tutti i contorni di una guerra vera e propria, dove naturalmente lo sport viene sempre in secondo momento, tuttavia non lo scopriamo ora come funziona l’andazzo in F1. Prima della riunione con la FIA il Team Principal Mercedes, cioè Toto Wolff, aveva tuonato dicendo che “I team si dovrebbero dare una mossa anziché scrivere lettere segrete e richiedere incontri chiarificatori” e, dopo di lui si è fatto sentire il capo supremo della casa con la stella a tre punte (Ola Kallenius) andando addirittura oltre, affermando che sarebbe ricorso al tribunale caso mai si fossero cambiate le regole in corso. Non c’è che dire, proprio un bell’ambiente l’attuale paddock di F1.

Come in tutte le storie, con trame molto fitte che si rispettino, c’è sempre il trucco che cela la facilità nel trovare la soluzione al problema. Questo lo spiega molto bene Matteo Bobbi nel suo blog: infatti Mercedes, durante tutta la fase di progettazione del motore prima e, della vettura dopo, è sempre stata molto collaborativa con la Federazione per non dire a stretto contatto, inviandogli i disegni di ogni componente (motore compreso) chiedendogli praticamente se poteva fare questo o quell’altro, proprio per evitare eventuali problemi di legalità. La FIA è in bel pasticcio proprio perché durante tutto l’arco della progettazione della W-17, non solo ha sempre monitorato i lavori, addirittura li ha praticamente sempre avallati. L’ira di Toto e di chi sta anche più in alto di lui, a tal proposito, è fin troppo comprensibile. La Mercedes si è sempre sentita dire “Si” ed ora si trova nella condizione di potersi sentire la risposta opposta. Rimanendo in una posizione di neutralità e di obiettività e, basandoci su quanto emerso sino ad ora, la posizione di Mercedes è ineccepibile (stando ai fatti) a differenza delle altre squadre che evidentemente sono quanto meno preoccupate del potenziale vantaggio che i “crucchi” potrebbero avere. Del resto proprio Binotto, nell’intervista con Terruzzi, ci ha anche spiegato come Mercedes agirebbe in caso di grosso vantaggio, al fine di evitare di far recuperare il terreno perduto alle altre squadre attraversi il famigerato ADUO: di fatto Mercedes non sfrutterebbe tutto l’intero vantaggio motoristico, proprio per non creare un abisso in stile 2014 bensì si terrebbero “stretti” come si suol dire, quel tanto che basta per rimanere davanti e non dare la possibilità agli altri team di intervenire sull’ICE. Infatti sebbene l’utilizzo di questo strumento che, guai a definirlo BOP (!) è ancora fumoso, sembra che agirà dopo un determinato arco temporale (presumibilmente sei GP) per valutare quali sono le prestazioni dei vari team, perché l’obiettivo di tutto il circo è proprio quello della convergenza prestazionale. Nel 2025 ormai tutti erano vicinissimi (praticamente erano in un secondo di delta), cosa che quasi sicuramente non sarà cosi, almeno all’inizio del campionato com’è logico pensare. Ed ecco che proprio con l’ADUO la F1 vuole dare la possibilità di ricompattare il gruppo più velocemente possibile al fine di aumentare le lotte in piste, con inevitabile aumento dello spettacolo e, di maggiore distrazione su come funziona tutto in pista, aggiungerei io.

Infatti non bisogna dimenticare che sebbene l’hype stia aumentando in modo considerevole in vista dell’Australia, tutti i GP si baseranno sulla gestione dell’energia della batteria e di quello che si riuscirà ad estrarre dalle nuove benzine e, il vantaggio del motore Mercedes starebbe proprio nell’efficienza del suo ICE, il quale deve fungere (fonte Autoracer.it) da “ricaricatore” della batteria del motore elettrico e, tanto più il motore a combustione interna sarà efficiente, tanto più si potrà attingere all’energia di quello elettrico durante un giro. Per questo è da ottobre che ci stanno dicendo (guarda caso il primo che ha usato una determinata terminologia fu proprio Russell) che “Vedremo sorpassi in posti impensabili”. Certo: se l’avversario davanti è “senza batteria” perché l’ha consumata nel run precedente o, in una determinata zona della pista, ovvio che il pilota dietro che ha a disposizione un motore più efficiente e quindi maggiore energia, lo potrà sorpassare anche in punti dove prima era impensabile.

Mi pare evidente dunque che la guerra in atto non sia di poco conto, perché i vari team praticamente si stanno giocando già ora, ancora prima di vedere il primo semaforo ufficiale, il mondiale 2026. A proposito di efficienza e quindi di energia da sfruttare: non sarà proprio questo il motivo per cui le prime tre giornate di test ufficiali in Bahrein verranno oscurate salvo trasmettere in chiaro l’ultima ora di test? Ufficialmente le squadre non vogliono ancora pressione mediatica e, sebbene l’intelligenza dell’appassionato medio venga sempre messa a dura prova, di fatto questo è quello che si viene a sapere. In una F1 dove si è fatta in quattro per portare le immagini “acca ventiquattro” su qualunque device, ecco che si passa all’oscurantismo più totale. Non è che per caso la maggior parte dei team non sono ancora sicuri di come funzioneranno le loro nuove PU messe “alla frusta” (perché nel deserto barenita necessariamente le squadre dovranno spingere sulla potenza del motore e degli assetti), alla luce anche del fatto che dovranno iniziare a bruciare la nuova e costosissima benzina?

C’è molto fumo ed anche molto arrosto, oltre ad una grandissima ansia da prestazione per molti team (Ferrari è appesa ad un filo!), ansia che sarà apnea da qui all’Australia, fino a quando la Federazione non si esprimerà in merito al guano che essa stessa ha creato.

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Nella settimana importantissima di test svoltasi a Barcellona, che sono stati necessari per mettere a terra le nuovissime vetture e, capire se tutti i sistemi funzionassero correttamente, Ferrari continua i suoi cambiamenti per quanto riguarda il personale che dovrà affiancare e supportare i due piloti della Rossa i quali, dovranno necessariamente lottare per giocarsi il titolo Piloti e Costruttori. Partiamo dalla fine dunque e, anziché soffermarci su come siano andati questi test per le varie squadre, cerchiamo di soffermarci su quanto accaduto all’interno della Gestione Sportiva.

Ad ormai un mese dall’inizio del mondiale di F1 in Australia, Vasseur continua il rimpasto di “manodopera” all’interno della sua squadra e, la Rossa annuncia che ha acquisito dalla Visa Cash App un nuovo ingegnere, cioè Guillaume Dezoteux in qualità di responsabile performance operations. In soldoni questa nuova figura si occuperà di curare l’operatività delle performance. Da fonte Autoracer.it il buon “Guglielmo” ha un’esperienza molto simile al suo connazionale Serra, che è quella di lavorare sull’interazione che c’è tra la vettura e l’utilizzo degli pneumatici, quindi immagino che questa figura si interfaccerà proprio con il Direttore Tecnico della Ferrari e, poiché il suddetto sia stato scelto e voluto proprio da Vasseur, mi saltano agli occhi due aspetti: il primo è quello che il Team Principal Rosso pare ci tenga molto a questo aspetto (interazione vettura/usura pneumatici), vera pecca della Ferrari degli ultimi anni e, il secondo è quello che ormai a Maranello la vera lingua internazionale che si parla non è l’inglese; bensì il francese. La miriade di tecnici tutti connazionali del rubicondo Team Principal Rosso, è a dir poco incredibile in effetti e, l’aspetto al quale pensavo caso mai si fallisse anche quest’anno, è cosa si ritroverà in squadra e soprattutto cosa farà con tutti questi cugini d’oltre alpe, l’eventuale nuovo Team Principal Ferrari. Per carità non è mia intenzione, come si dice dalle mie parti “tirare i piedi” al buon Vasseur, eppure questo è uno scenario al quale non si può non pensare. L’attuale Team Principal avallato dal duo Elkann – Vigna, ha di fatto mano libera, carta bianca e, queste sue azioni sono difese e perorate innanzitutto dai due alfieri Rossi, a cominciare proprio dal monegasco il quale proprio come il capo della squadra, si giocherà tutto quest’anno. Sebbene tutti questi cambiamenti si prestano ad essere accolti come benevoli, spinti dall’onda dell’entusiasmo, il sottoscritto continua ad essere dubbioso in merito perché trovo tutto ciò quanto meno strano se non addirittura confusionario. Ferrari infatti ad un mese dall’inizio del mondiale pare che sia apparentemente senza pace, continuando ad operare innesti e, nel contempo a rimuovere pedine. Questi cambiamenti vengono mascherati come “normali turnover” eppure se c’è una costante per una qualunque squadra che voglia vincere veramente, è quella di avere una team solido, già rodato, questo prima di presentarsi sulla linea di partenza del primo GP dell’anno. I dubbi a riguardo sono legittimi ritengo visto e considerato che lo stesso gruppo che ha avuto il fegato di mangiarsi quattro decimi, tra dicembre 2024 e marzo 2025, è praticamente lo stesso che ora dovrà affrontare il nuovo mondiale. Inutile dire che solo la pista darà la conferma o eventualmente fugherà tutti questi dubbi, ed ormai manca poco.

A proposito cosa dice la pista? Come sottolineato all’inizio di questo scritto, con venerdì scorso si è conclusa la tre giorni di test (poco ufficiali e rigorosamente a porte chiuse) delle nuove vetture 2026. Quanto sono stati attendibili questi test? Davvero possiamo già affidarci a quanto visto (naturalmente è un eufemismo considerando che le immagini o erano rubate o una concessione da parte del Sistema), per trarre una conclusione? Se dovessimo basarci sui tempi fatti segnare dalle varie squadre e, soprattutto sul chilometraggio percorso, allora dovremmo necessariamente concludere che Ferrari si giocherà il mondiale con Mercedes. Inutile dire che tutto ciò è assolutamente falso, semplicemente perché questi test sono serviti esclusivamente a testare l’affidabilità delle nuovissime power unit: quindi verificare il “dialogo” che ci deve essere all’interno di esso, ovvero tra il motore elettrico e quello endotermico. In termini di affidabilità sicuramente la PU tedesca e quella italiana hanno fatto la voce grossa e, su questo aspetto si deve dare atto ai ragazzi di Maranello che pare si siano presentati preparati all’appuntamento affidabilità. Solo che bisogna fermarsi qui, perché considerando le temperature (bassissime) ed appunto la “freschezza” dei vari progetti, sarebbe da pazzi lanciarsi in un qualunque pronostico. Sebbene Ferrari pare abbia imparato la lezione dell’anno scorso, a riguardo di vomitare proclami, non credo che lo stesso si possa dire per l’informazione ufficiale e i social i quali, si sono lasciati andare già a troppi facili entusiasmi. Siamo solo all’inizio di una lunghissima strada e, mi risulta molto difficile da accettare il fatto che i campioni del mondo siano indietro. Infatti la McLaren, in termini di chilometri macinati, è avanti solo ad Aston Martin e questo dovrebbe farci credere che sono indietro? La stessa Aston di Adrian Newey, presentatasi veramente tardi ai test, ha percorso a stento la distanza di un GP solo che ciò non è assolutamente conclusivo per poter far pensare a qualcosa di male o, al contrario a qualcosa di grande. Inoltre un altro aspetto da tenere in considerazione, che non è di poco conto, è il fatto che tutte le squadre hanno girato con benzine convenzionali e questo cambia tutte le carte in tavola! Questi motori che sono stati concepiti per girare con benzine ad emissione zero e, che dunque dovranno fornire determinati valori prestazionali, di fatto hanno mostrato solo una parte del vero potenziale. Infatti quando dal Bahrein tutti dovranno usare il carburante omologato dalla FIA cosa accadrà realmente? Le prestazioni saranno le stesse, peggiori o migliori? Si ricordi che il flussometro quest’anno misurerà più che la quantità di carburante, la quantità di energia per unità di tempo e ciò potrebbe andare a cambiare completamente le carte in tavola. Per questo motivo è assolutamente inverosimile un qualunque pronostico, per non parlare che le vesti aerodinamiche di ogni monoposto cambierà radicalmente da qui all’Australia; per non parlare degli assetti. Infatti nel deserto barenita, considerando che si troveranno temperature decisamente più calde, le squadre inizieranno a concentrarsi anche sull’aspetto prestazionale e quindi agli assetti da studiare, in luogo del quale quest’anno saranno completamente diversi rispetto all’anno scorso: infatti se fino al 2025 l’anteriore era asservito al funzionamento del fondo (parte fondamentale delle vetture ad effetto suolo), ora quest’ultimo dovrà dialogare direttamente con tutto il corpo vettura.

C’è tanto ancora da scoprire e siamo solo all’inizio del percorso e state certi che la Ferrari di Vasseur dovrà sudarsi ogni singolo chilometro percorso, anche perché non esiste solo Mercede, infatti c’è un Ford montato sulla Red Bull di Verstappen che non è apparso niente male in fatti di chilometri percorsi e, caso mai i bibitari saranno della partita, sarebbe meglio che a Mylton Keynes facessero una statua davanti all’ingresso della fabbrica, a Christian Horner, in stile madre del direttore Duca Conte Catellani come da fantozziana memoria.

Vito Quaranta