Non-Pagelle GP del Belgio – Spa-Francorchamps 2025

Spa-Francorchamps è dal 1921 che allieta l’appassionato di corse automobilistiche. La stupefacente combinazione di rigorosa geometria e adattamento al contesto naturale ne fanno il disegno perfetto per un circuito automobilistico che, a tutt’oggi, continua a essere considerato il santuario della velocità e della storia motoristica mondiale. Sarà anche formula abusata ma quando si dice che è l’università del motorsport si dice sostanzialmente il vero: passare il vaglio dell’esame che il circuito rappresenta rimane il banco di prova supremo per piloti e macchine. Il che, forse, spiega il perché il suo albo d’oro annoveri quasi soltanto nomi mitici del motorsport lasciando spazio praticamente nullo per gli outsider o vincitori casuali. Prima della Formula 1 moderna non mancano i nomi di Chiron, Nuvolari e Caracciola, negli anni 50 dominano Fangio e Ascari, negli anni 60 la fa da padrone Jim Clark con ben 4 successi consecutivi, negli anni 70 non si disputa (troppo pericoloso: se lo dicevano loro…), ritorna rinnovato e accorciato nel 1983 per non lasciare praticamente più il mondiale ma sempre vedendo campionissimi in cima al podio: Prost (2), Mansell, Senna(5), Schumacher (6) e il “primo” Raikkonen che chiude il suo polittico belga con la sua quarta (guarda caso come Jim Clark…)  e ultima vittoria nel 2009 ove ha dato lezioni di guida che Ph.D. spostati (espressione da Ostia Antica, me ne rendo conto, ma che rende l’idea). Poi Vettel (3), Hamilton (5), Button, Ricciardo, Nico Rosberg, Leclerc e ovviamente Verstappen (3). Direi che Oscar Piastri si trova in buona compagnia ora, nevvero?

Chi manca, sorprendentemente!, in questo glorioso elenco? A voi la risposta e un tentativo di spiegazione.

Venendo alla odierna edizione mi spiace dover partire con l’invettiva. Ma è mai possibile, Dii immortales!, che a Spa-Francorchamps – dove la pioggia è di casa come i funghi nei boschi delle Ardenne – ci si meravigli ogni volta dell’arrivo di quattro gocce? È mai possibile un’ora e quaranta minuti di rinvio per un acquazzone che in queste umide terre belgiche rappresenta la normalità quanto la nebbia in Val Padana? Sia chiaro: la sicurezza è sacra e inviolabile, ma forse qualche decennio di esperienza pluviale in questo circuito avrebbe dovuto insegnare qualcosa ai (pavidi) direttori delle gare di Formula 1, no? Sono troppo cinico? Troppo nostalgico? Se a tutto ciò aggiungiamo che le gomme full wet son di fatto inservibili la frittata dell’ennesimo GP che avrebbe potuto essere spettacolarmente bagnato ma non lo è stato allora è fatta!

La scelta degli assetti, poi, si è rivelata un esercizio di divinazione degno delle streghe di Macbeth: sfogliare la margherita tra “pioggia, non pioggia, forse pioggia, certamente non pioggia” unita alla quasi certa titubanza esistenziale dei direttori gara ha prodotto una varietà di assetti che ha condizionato non poco le prestazioni. Chi ha azzeccato la previsione del tempo (e delle paturnie dei commissari) ha corso, chi ha sbagliato ha patito. Ah! La meteorologia! questa scienza ancora-non-così-esatta che governa i destini dei bolidi di Formula Uno!

A latere di queste amene imprecazioni, c’era molta attesa per l’importante aggiornamento della nuova sospensione posteriore sulla SF-25. I cambiamenti riguardano il riposizionamento dei bracci sospensivi per diminuire il grado di squat (cioè, in poche parole, la “morbidezza” consentita alla compressione del posteriore quando sollecitato) della vettura, un lavoro tecnico che si è rivelato tutto sommato positivo perché le differenti risposte di assetto tra le due vetture ci sono state. Da inizio stagione, infatti, Ferrari non riusciva a trovare risposte utili dai cambiamenti di assetto fondamentalmente perché, almeno stando a quanto ho capito io, forzando l’altezza da terra in un range ristrettissimo, tutto veniva appiattito comprese inevitabilmente le risposte che la vettura dava alle sollecitazioni dei piloti in curva. Quindi scoprire che le due vetture, con assetti diversi, hanno dato risposte diverse immagino abbia portato un bel po’ di respiri di sollievo dalle parti Maranello. Particolarmente interessante è stato vedere Leclerc viaggiare ad un ritmo di pochissimo inferiore a quello di Piastri per gran parte della gara: stiamo parlando di poco più di un decimo, a conti fatti, peraltro in una pista di 7 km. Non inganni il ritardo finale di 20 secondi pesantemente condizionato dall’outlap di CLC stranamente lento (probabilmente dovuto ad una eccessiva cautela nell’itnroduzione della gomma gialle su pista ancora umida) in cui ha perso quasi 10 secondi. Not bad, not bad at all! Visto che anche McLaren continua a innovare (e bene!) non so quanto questo progresso di Ferrari possa portare risultati per il prosieguo della stagione ma almeno la lotta con RBR (anch’essa in ottimo progresso) e MERCEDES può proseguire con qualche speranza in più.

E i piloti?

1° – Oscar Piastri (McLaren) – Voto: 10 con lode, applausi e osanna dall’alto dei cieli

L’australiano ha dimostrato una maturità agonistica che fa invidia non solo ai veterani della categoria ma anche ad alcune leggende a cui, almeno per questo specifico aspetto, non mi sorprenderei che prima o poi verrà paragonato. Il sorpasso al Kemmel sul compagno di squadra Norris è stato un capolavoro di precisione chirurgica e determinazione: nessuna esitazione, nessun tentennamento, solo la pura espressione di talento, accuratezza e coraggio. Inutile girarci intorno: è davvero Iceman 2.0 e non soltanto per il carattere glaciale, eh! Non era forse così il nostro amato Kimi fino al tamponamento subito in uscita box a Montreal nel 2008 e al suo canto del cigno proprio a Spa nel 2009? Per il resto della gara, Piastri ha guidato con la precisione di un orologiaio svizzero, senza commettere il benché minimo errore né la più piccola sbavatura, amministrando la leadership con l’intelligenza tattica di chi sa che in Formula Uno si vince anche e soprattutto con la testa. Una prestazione da campione vero.

2° – Lando Norris (McLaren) – Voto: 4 con annessi cachinni di scherno

Si può dare un votaccio per un secondo posto a Spa col bagnato? Eccome! Per quanto il sottoscritto voglia bene a Landino non si può fare a meno di considerarlo il paradosso vivente della Formula Uno contemporanea: più veloce del compagno di squadra in qualifica, più veloce del compagno di squadra in gara (persino con gomme sfavorevoli, si badi bene), ma capace di vanificare tutto con errori gratuiti degni di un turista tedesco in gita al lago di Garda nel week end di Pasqua. Norris aveva il passo per vincere, aveva la macchina per dominare, aveva tutto tranne quella maledetta costanza che distingue i campioni dai “quasi campioni”. Per quanto magnifico sia stato il sorpasso di Piastri in partenza non si può non ammettere che sia stato favorito dallo scatto telefonatissimo di Lando dopo che ha lasciato andare la SC. In seguito, è stato anche sfortunato nel giro dei pit per mettere le slick ma poi andava, eh, eccome se andava! Tuttavia, gli errori gratuiti (ne ho contati almeno quattro di cui uno a Puhon che per poco non gli sortiva un DNF) gli hanno fatto perdere quei quattro/cinque secondi che gli avrebbero consentito di rientrare negli scarichi di Oscar ben prima dell’ultimo giro, avendo quindi più e più giri per provare un sorpasso. Probabile che l’immenso Piastri visto in Belgio gli avrebbe reso la vita difficile ma almeno… Quindi, per l’ennesima volta in stagione, e proprio perché è l’ennesima volta in stagione, questa volta non sono per nulla indulgente e devo affibbiargli il votaccio. Per sua fortuna il distacco da Oscar non è ancora incolmabile e il calendario ancora lungo ma, vi dirò in tutta onestà, mi sono un po’ stancato di questa sua volubilità. Suvvia Lando!

3° – Charles Leclerc (Ferrari) – Voto: 9 con sospironi in quantità

Il monegasco ha guidato una gara praticamente perfetta, dimostrando nervi d’acciaio nel tenere dietro per tutto il Gran Premio un mastino affamato come Verstappen. Considerando che la Ferrari aveva scelto un assetto più scarico – opzione rischiosa che si è rivelata azzeccata – la prestazione di Leclerc assume connotati quasi eroici, soprattutto nei primi giri col bagnato nei quali un Verstappen assettato molto meglio di lui, avrebbe dovuto fare del nostro Charles un sol boccone. Invece non solo ha resistito ma ha anche potuto giocare quei mind games che in una gara di Formula 1 paiono richiamare improbabili quanto esoteriche richieste di spiegazioni. Il dialogo a poca distanza con Max si è svolto sotto i nostri occhi: “mi vuoi passare? Certo, come no! Provaci!” sembrava dire il prode monegasco. E Max, non che non ci abbia provato sia chiaro, è stato costretto alla resa decidendo di plafonarsi a circa 2 secondi di distacco per quasi tutta la gara (a parte un momento, quell’unica sbavatura a La Source a 10 giri dalla fine). Ha detto bene Chinchero in telecronaca, quando ha ricordato che, di fatto, Leclerc è l’unico pilota che Max rispetta in massimo grado: oggi lo si è visto benissimo. La cosa più interessante del week end di Charles, tuttavia, è stato il giro veloce in Q3: quanto tempo era che non si vedeva il nostro esprimersi ai livelli velocistici che gli conosciamo? Che sia merito degli aggiornamenti? Non è ancora sufficiente per competere con McLaren ma almeno può divertirsi un po’ di più.

4° – Max Verstappen (Red Bull) – Voto: 8 e qualche pacca sulla spalla

L’olandese ha guidato in modo eccellente, ma ha pagato assai salato il prezzo della partenza posticipata che gli ha impedito di sfruttare appieno il suo assetto ottimizzato per il bagnato. Verstappen aveva imparato la lezione di Silverstone e non voleva ripetere errori strategici, ma il destino meteorologico (e il braccino dei direttori di gara) ha giocato contro di lui. La sua gara è stata comunque di altissimo livello: ha messo pressione costante a Leclerc senza mai mollare, capendo che Charles non si sarebbe fatto intimidire da qualche mossa delle sue e gestendo il minimo distacco per tutta la gara dimostrando ancora una volta perché sia considerato uno dei piloti più completi della griglia. Il quarto posto sa un po’ di beffa (soprattutto considerando la “garaccia” di Norris là davanti) ma tant’è. Sarebbe stato interessante vedere Max con l’assetto più scarico soprattutto considerato che la sua RBR (che pare aver portato aggiornamenti finalmente migliorativi) non temeva così tanto i curvoni di Spa come si pensava alla vigilia. Tra l’altro in qualifica si è visto uno Tsunoda cronometricamente molto più vicino il che potrebbe essere indicativo di una direzione tecnica finalmente foriera di speranze per RBR. Già in Ungheria ne capiremo qualcosa in più

5° – George Russell (Mercedes) – Voto: 8 ma con spallucce

Russell ha guidato con la consueta eleganza e precisione, dimostrando ancora una volta di essere un pilote di classe cristallina. Purtroppo per lui, la Mercedes sembra aver imboccato una strada di involuzione tecnica che penalizza le prestazioni della monoposto più di quanto si sperasse. La sua scelta di assetti sembrava adatta alle titubanze della direzione gara, consentendo a Giorgino di poter limitare lo svantaggio dato dalla pista umida. Tuttavia, ciò non è stato sufficiente perché l’assetto scarico gli ha mangiato le gomme molto più velocemente di tutti i suoi diretti competitor. Gli è anche andata bene, alla fine, che Albon fosse più preoccupato di tenere a bada Hamilton che non di provare a riprenderlo. Bene George, dunque, ma malissimo Mercedes. Non pensavo di poterlo dire ma questa incapacità di Mercedes di far fronte alle difficoltà della vettura… mi preoccupa!

6° – Alexander Albon (Williams) – Voto: 8,5 e thumbs up!

L’anglo-thailandese sceglie il più probante circuito della stagione per ritrovarsi. Ottimo in qualifica ha poi disputato una gara da manuale, eccellente sia in partenza che nella fase di resistenza contro Hamilton. Tenere dietro per un’intera gara un pilota del calibro di Lewis, peraltro ringalluzzito dalla ritrovata competitività, dev’esser stato complicato per Alex ma l’esserci riuscito va solo a suo merito. Bravo!

7° – Lewis Hamilton (Mercedes) – Voto: 8, no 4, no 8, no 4, be’ fate voi: sono non-pagelle, no?

Il sette volte campione del mondo si è ricordato che il bagnato, una volta, era una sua specialità. Per giustificare il voto buono dobbiamo però dimenticarci del sabato totalmente disastroso e non guardare il brogliaccio in cui trovo scritto l’appunto “EX PILOTA…” Ma siamo buoni, suvvia! Anche perché la prima fase di gara sul bagnato è stata un capolavoro di strategia (finalmente!), di precisione di guida (finalmente!), e di coraggio (finalmente!) nei sorpassi. Sorpassi che in quella fase è stato l’unico a effettuare, il che non è poco, vivaddio! Peccato che poi non sia riuscito ad attaccare Albon me è stato più merito di quest’ultimo che demerito dell’asso di Stevenage. Poi, l’assetto non favorevole alla nuova situazione meteo e le gomme da gestire non gli hanno consentito di provarci davvero. Resta comunque, quella della domenica sia chiaro, una prestazione di alto livello (finalmente!) che conferma che ancora un po’ di classe gli è rimasta. Ora si va in Ungheria che, vado a memoria, è uno dei circuiti dove in passato ha reso di più. Se davvero gli aggiornamenti al posteriore della SF-25 consentiranno finalmente di “giocare” con gli assetti (e non commetterà stupidaggini colossali in qualifica) chissà che non rivedremo il 44 giocarsela con i migliori?

8° – Liam Lawson (RB) – Voto: 7.5

Il neozelandese, dopo il disastroso inizio di stagione, è da un paio di gare che si sta muovendo bene. Questo ottavo posto vale tanto considerate le difficoltà che ha dovuto affrontare e considerato, soprattutto, la pessima figura rimediata da Hadjar che finora gli aveva… mangiato in testa (detto cestistico che fa un po’ ridere applicato ai nanetti della Formula 1 ma che ci sta). Ha disputato una gara solida e senza quegli errori che fino a qualche gara fa lo stavano facendo scendere parecchio nella considerazione non solo degli addetti ai lavori. Bravo!

9° – Gabriel Bortoleto (Kick Sauber) – Voto: 7.5

Anche Bortoleto, come Lawson, sono alcune gare che finalmente sta dimostrando perché è stato scelto per guidare una monoposto di Formula 1. Con una qualifica notevole e una gara altrettanto notevole in cui ha quasi umiliato un Hulk che in un circuito così difficile (e reduce dal primo podio in carriera) avrebbe dovuto stracciarlo, il giovane brasiliano ha confermato le aspettative, guidando con intelligenza e maturità in una gara complicata. Rimarchevole, in particolare, quel momento in cui ha chiesto lo swap con Hulk per poter attaccare Lawson. Si può pensare che, poiché l’attacco non gli è mai riuscito, la scelta di Sauber di appoggiarlo sia stata azzardata. Tuttavia, mi è parso assai interessante notare che in pochi giri Hulk si è ritrovato distaccato di ben 7 secondi dal suo giovane team mate. Il particolare non mi è sfuggito ed è di quelli che fanno pensare che Bortoleto abbia cominciato a prendere le misure alla massima formula. Vediamo se confermerà questi sviluppi.

10° – Pierre Gasly (Alpine) – Voto: 9

Il francese ha disputato una gara eccellente, riuscendo nell’impresa di farmi affiorare alla mente la parola Jarama e il numero 1981. Paragone decisamente irriverente, non c’è dubbio, ma considerato che non ha fatto altro che tenere dietro un trenino di auto evidentemente più veloci di lui (Colapinto è arrivato ultimo a distanze siderali), facendo sembrare la sua impacciata Alpine larga 12 metri per 40 giri su 40 (quelli rimasti dopo i giri iniziali dietro SC) aumenta tanto la considerazione che si può fare della sua gara. Titanica è un aggettivo troppo mitologizzante quindi non lo uso e mi limito al bel voto che vedete qui sopra. Ma davvero nessun top team vuole dare un’altra chance al nostro buon Pierre?

NOTE DI MERITO

Tsunoda in qualifica ha finalmente fatto dei crono che non sfigurano di fronte a quelli di Max, segno che gli aggiornamenti RBR potrebbero essere interessanti. Peccato per la gara in cui non ha morso come avrebbe potuto e dovuto.

NOTE DI DEMERITO

Visto che Spa è l’esame universitario più tosto del motorsport se ci sono dei promossi è inevitabile che siano anche dei bocciati

Hulk evidentemente non aveva ancora smaltito l’ubriacatura di Silverstone: bocciato!

Sainz era azzoppato dalla partenza in pit lane ma lo era anche Hamilton e Albon, là davanti, ha dimostrato che qui Williams poteva fare benissimo ma lui… bocciato!

Aston Martin ai limiti del pietoso dopo che sembrava aver dato segni di risveglio negli ultimi due GP: bocciatissima!

Ocon sta di nuovo confermando le mie perplessità: bocciato!

Colapinto ha fatto capire perché la prestazione di Gasly è da 9: bocciatissimo!

Antonelli deve dimenticare rapidamente Spa: bocciato!

Hadjar è sembrato, inaspettatamente quanto letteralmente, un pesce fuor d’acqua: bocciato! (anche se sbucano qua e là notizie sul fatto che abbia sofferto un non meglio precisato problema tecnico)

Ci vediamo a Budapest.

BASTIAN CONRARIO (XIII) La caduta

Quando Hamilton arrivò in McLaren, mostrando al mondo il suo talento, si mise subito alla pari con Alonso tanto da giocarsi il mondiale con lui, nonostante l’asturiano fosse più esperto e fresco di due campionati vinti consecutivamente. Molti non sanno, o comunque dimenticano scientemente, che il britannico arrivò in squadra che era stato preparato a dovere, visto che all’epoca era possibile svolgere test liberamente con la vettura del campionato in corso e, relative gomme gara (!). Una follia pensare questo oggigiorno, solo che all’epoca tutto ciò era realtà e, questo ha consentito alla stella inglese di mettersi alla pari con un campione quale era Alonso. Che poi quell’anno in McLaren andò tutto a meretrici questa è un’altra storia. Il ricorso storico è doveroso perché i tempi dei test illimitati (o di quelli segreti, dove guarda caso sempre il campione britannico è coinvolto) sono finiti da un pezzo, ed oggi è tempo di adattamento repentino altrimenti sei finito, rischi la caduta. Purtroppo al tredicesimo GP ormai terminato, mi tocca ancora leggere che Lewis è nella sua fase di apprendistato, fase che all’inizio veniva descritta che si sarebbe esaurita in un tempo di massimo cinque gare, ed ora si scopre che questa situazione invece durerà sicuramente fino alla fine del mondiale. Non so voi eppure per il sottoscritto tutto ciò puzza di giustificazione e, l’atteggiamento di Hamilton durante tutto il weekend belga, è semplicemente inaccettabile. Inaccettabile vederlo che litiga con i freni e con il freno motore della sua Ferrari, inaccettabile vederlo sbagliare cosi platealmente tanto da essere penalizzato per quella boiata del track limit, inaccettabile che vada davanti ai microfoni, sputtanando la squadra, affermando che il compagno abbia provato dei pezzi prima di lui, creando equivoci e contribuendo a gettare veleni su una squadra già abbondantemente avvelenata di suo e, soprattutto trovo inaccettabile, l’esaltazione che c’è stata nei suoi riguardi per via della rimonta che ha eseguito e, per non farci mancare nulla, il sistema gli ha anche rilasciato il premio creato ad hoc per le nuove generazioni e cioè il driver of the day. Lewis Hamilton era obbligato a rimontare posizioni perché l’unica cosa che poteva fare, era proprio quella che non poteva non fare, cioè rimanere infognato nelle ultime posizioni! Hamilton, a quaranta milioni l’anno, aveva il dovere di sorpassare le prime dieci macchine che aveva davanti a se, fosse solo perché in termini di prestazioni nessuna valeva la su SF-25 con tanto di motore fresco di pacca (e assetto da bagnato!), visto che glielo hanno cambiato prima del via. Non vedo nulla di speciale e, non riesco ad essere benevolo con il campione inglese in quel misero settimo posto da egli raggiunto, perché una volta finito l’effetto sorpresa si è plafonato dietro la Williams di Albon e, nulla è riuscito più ad ottenere. Anzi proprio questa rimonta, dovuta ad un’azione quasi disperata che è stata quella di anticipare le slick, lascia non poco amaro in bocca perché se il sette volte campione del mondo si fosse qualificato assieme al suo compagno, che è come al solito l’unico che regge la baracca, proprio quell’azione gli avrebbe consentito di giocarsi sicuramente il podio. Esiste un caso Hamilton in Ferrari? Di sicuro non dal punto di vista prestazionale visti comunque i risultati complessivi di tutta la squadra, di certo il caso se è esiste è di natura politica, dato che persino la stampa specializzata non ha potuto nascondere ciò che egli sta “tramando” attraverso i cosi detti “Hamilton papers”… alè. Hamilton è nella sua fase di apprendistato per quanto riguarda la comprensione della guidabilità della vettura, eppure si è adattato immediatamente all’ambiente di Maranello e, a tutta la politica che dietro le quattro mura della gestione sportiva viene seguita e perseguita. Ci affacciamo all’ultimo GP, prima della pausa estiva, con un Team Principal che non è ancora dato sapere se rimarrà o meno e, nel frattempo ci pensa proprio sir Lewis ad arrogarsi il diritto di capo mandando missive a chi di dovere, per migliorare (a suo dire) la squadra in questo e quel reparto. Corsi e ricorsi storici come dicevo all’inizio di questo scritto, ed infatti fu proprio Alonso quando era alla corte di Ron Dennis, ad inviare lettere dove egli suggeriva come e dove apportare miglioramenti, con la differenza che almeno l’asturiano non litigava con la macchina… solo con il compagno e con il resto della squadra e, anche questa è un’altra storia. La caduta di Hamilton non è nei risultati a mio dire, bensì nel merito di come questi ultimi stanno arrivando e, sebbene il rubicondo Vasseur lo difenda a spada tratta giubilando del risultato ottenuto in Belgio (una mentalità disarmante), i fatti sono sotto gli occhi di tutti soprattutto quelli politici, in cui l’inglese è già con la testa al 2026 in luogo del quale sta cercando di veicolare la squadra tutta, verso il lato del suo box. Ad essere sinceri non so come andrà a finire questa storia, anche perché il suo compagno di box non mi sembra un ingenuo, eppure mi chiedo cosa succederà se Dio non voglia anche l’anno prossimo il buon Hamilton continuerà la sua fase di apprendistato? Altro che caduta.

Chi è caduto e, soprattutto deve imparare a cadere, è proprio il sostituto di Hamilton in Mercedes ovvero Antonelli. Come era inevitabile per ogni novizio (o per meglio dire rookie), il momento negativo è calato inesorabile. Per Hadjar la legnata è arrivata al primo GP, mentre per il nostro connazionale si è consumata poco alla volta e, pare che stia raggiungendo l’apice proprio alla vigilia della pausa estiva. Mi verrebbe da dire al buon Kimi cosa si aspettava, che sarebbe stata tutta rosa e fiori? Detto questo non me la sento affatto di gettare la croce addosso all’imberbe pilota, visto che è al suo primo anno assoluto, a diciotto anni e, se la deve vedere con i migliori al mondo. Anzi proprio la classifica piloti gli da ragione: infatti dietro ai due papaya, i due Rossi, il suo compagno di squadra (che è un signor pilota) e Max Verstappen, c’è proprio lui. Questo risultato di certo non era scontato perché dietro il sesto classificato (che è proprio il sette volte campione Hamilton… mi viene da piangere solo che lo scrivo!), non c’è Alonso, ne Albon o Sainz. In quella casella, che significa essere il primo di tutti gli altri, c’è proprio il nostro connazionale il che significa che Kimi il suo dovere lo sta espletando al meglio. L’ho già scritto e lo ripeto, Antonelli non era una pippa in Austria e nemmeno un campione quando è salito sul podio in Canada, semplicemente sta maturando la sua esperienza come tutti i potenziali campioni che lo hanno preceduto. In questa F1 che tutto corre alla velocità di un click ti portano in vetta e sul fondo in un battibaleno, eppure non è cosi che funziona e, lo stesso Piastri è li a dimostralo, visto che fino all’anno scorso c’erano solo dubbi nei suoi riguardi ed invece oggi si sta giocando il mondiale contro un compagno ben più esperto di lui. La chiave, il segreto della riuscita è nella testa, nella serenità di capire che questo fa parte del gioco. Sono certo che in Mercedes, che non sono degli scappati di casa, questo lo sanno e riusciranno a mettere i pezzi assieme a Kimi senza bruciarlo. Citando il Batman di Nolan: “Perché cadiamo Bruce? Per imparare a rialzarci”.

Buon GP di Ungheria a tutti.

Vito Quaranta

PIASTRI VINCE SULLE ARDENNE. FERRARI SOSPESA.

L’università della Formula 1. Lo scrivo subito così soddisfiamo il requisito principale quando si parla di Spa.
A Spa c’è l’incognita pioggia. E anche questo l’ho scritto.

Però è proprio così. Primo: piove. Secondo: chi sta davanti qui ha manico, chi sta dietro o non ce l’ha o lo deve ritrovare.

Fatto sta che la garetta la vince Max (che il manico ce l’ha), tenendosi dietro le due McLaren, mentre Antonelli (che il manico ce l’avrebbe ma lo deve ancora far vedere tutto) rema nelle retrovie, assieme ad un altro, Hamilton, che il manico pare averlo smarrito.

Le qualifiche successive alla garetta vedono le due McLaren di Norris e Piastri, nell’ordine, davanti a Leclerc e Verstappen, con Antonelli e Hamilton fuori subito in Q1.

E la domenica piove, fin dalla mattina, con la gara di F3 annullata, quella di F2 corsa in condizioni difficilissime e, infine, quella di F1 che, dopo un giro di formazione abortito, parte con un’ora e venti di ritardo dietro la safety car, che rientra dopo 4 giri, e con partenza lanciata. 

È Piastri si libera subito di Norris, che commette il primo dei tanti errori di giornata, sbagliando l’uscita della source e facendosi sverniciare nel successivo rettilineo del Kemmel.

Le 2 McLaren se ne vanno e al giro 10 Leclerc e Verstappen sono a 8 secondi. Le pista si sta asciugando e le gomme aono già distrutte.

La Ferrari richiama Hamilton, che stava rimontando, per montare le slick. Al giro successivo entrano Piastri, Leclerc, Verstsappen e Russell.

Inspiegabilmente, Norris si ferma solo dopo altri due giri, e tanto basta per lasciarlo a 7 secondi dal compagno e condannarlo al secondo posto finale.

Con gomme da asciutto le due Ferrari per qualche giro reggono bene il ritmo delle McLaren. Max non è più una minaccia per Leclerc, mentre Hamilton è risalito fino alla settima posizione e si trova a pochi secondi dal compagno in terza.

Tutti vogliono arrivare in fondo senza fermarsi ulteriormente, e la corsa diventa una noia mortale, riservando solo qualche sorpasso nelle retrovie da parte di chi ha effettuato la seconda sosta.

Nel finale, Norris si avvicina a Piastri ma i giri sono finiti, gli errori no e la rimonta non si concretizza.

Finisce così con Piastri che “si laurea” all’università del motorsport, davanti a Norris, Leclerc, Verstappen, Russell, Albon, Hamilton, Lawson, Bortoleto e Gasly.

Fra una sola settimana si correrà in Ungheria, dove la McLaren metterà a segno l’ennesima doppietta stagionale. Salvo improbabili sorprese.

P.S. Piastri ha ottenuto oggi la sua ottava vittoria. Anche Norris e Piastri sono ad 8, ma con più del doppio delle gare. Ecco perchè quest’anno sarà lui campione del mondo.

P.S. 2 Norris ha messo insieme, in 44 giri, almeno 4 errori che gli sono costati in tutto altrettanti secondi, oltre alla posizione al primo giro. Il suo compagno ha fatto un solo, piccolissimo, errore nelle qualifiche, che ha rimediato subito. Ecco perchè quest’anno sarà lui il campione del mondo.

P.S. 3 40 M€ l’anno per scrivere un dossier e per rimediare figuracce in pista sono veramente tanti. E non guardiamo alla rimonta di oggi, perchè si è fermato al settimo posto, il minimo sindacale. 

P.S. 4 tanto rumore per un braccetto della sospensione spostato, per poi ritrovarsi sempre nello stesso posto. Ormai la testa è già al 2026, e le prospettive sono tutt’altro che rosee, finchè avremo un team principal che continua ad essere soddisfatto di questi risultati.

P.S. 5 è appena il caso di ricordare che se si spendono 120M€ x 10 per far correre 2 x 10 macchine, forse si potrebbe trovare il modo di correre anche quando piove in modo normale (perchè oggi a Spa non si è certo visto un diluvio, alle 15).

P.S. 6 E’ ora che il mio giovane concittadino si dia una mossa. Il problema non è tanto la posizione, quando il distacco che prende dal suo compagno di squadra. E appena il caso di ricordare (e due) che tutti i fenomeni del passato (quelli veri) ai compagni facevano vedere i sorci verdi fin dalla prima gara. Oggi Russell è arrivato quinto, Bortoleto, debuttante come lui, con una Sauber, è arrivato nono, e lui è arrivato sedicesimo a quasi un minuto da George. Non c’è molto altro da dire.

P.S. 7 Andrea nelle retrovie era in compagnia di uno che potrebbe essere suo padre, e che è costretto in quella posizione da un team che ha chiaramente deciso di concentrare sul 2026 tutte le risorse, compreso il genio della progettazione che usa ancora il tecnigrafo. Genio che, a quanto pare, non appena si inizia a parlare della macchina di quest’anno, esce dall’ufficio. Non male per uno che è pagato decine di M€ all’anno. 

P.S 8 Quando il genio lavorava alla Red Bull, con lui c’era un certo Rob Marshall che ora lavora alla McLaren. Se ne è andato dalla squadra austriaca in maggio 2023, quindi l’auto dominante di quell’anno e di quello precedente era stata costruita sotto la sua direzione. E le monoposto successive sono state molto peggiori. Ma il genio era ancora in squadra.

Immagine in evidenza dal sito www.formula1. com

F1 2025 – GRAN PREMIO DEL BELGIO

Ultimi due Gp prima della pausa estiva e si parte con un grande classico, il Gp del Belgio sull’iconica pista di Spa-Francorchamps.

Come già detto in passato l’avvento delle nuove monoposto ha reso di sicuro più “facile” l’approccio ad una pista che in passato divideva i piloti veri da quelli con la p minuscola ma ciò non toglie che fare il giro perfetto lungo i sette km di asfalto tra le Ardenne resti comunque una cosa piuttosto difficile.

Cosa aspettarsi da questo GP? O meglio, chi aspettarsi se non quella che si fa attendere da anni ormai ovvero la Rossa per eccellenza. Tutti gli occhi sono puntati sulla SF-25 e la nuova sospensione posteriore che dovrebbe risolvere il vero vulnus prestazionale di quest’anno.

immagine da quotidianomotori.com

La nuova sospensione dovrebbe consentire di gestire meglio le altezze da terra, avere più carico dal fondo  e adottare assetti che consentano alla Rossa di essere meno rigida dal punto di vista meccanico. Tutte belle intenzioni che poi dovranno trovare conferma in pista in un weekend in cui ci sarà una sessione di prove in meno causa garetta Sprint. Insomma tanta attesa e lavoro aspettano i tecnici di Maranello che evidentemente sono già convinti di poterne estrarre qualcosa di buono.

Se questa gara può essere una sorta di svolta per la stagione della Rossa, McLaren spera invece di ritrovarsi dove aveva lasciato a Silverstone, ovvero ai primi due posti del podio. Anche loro presenteranno novità al fondo anche se la curiosità maggiore sarà capire se anche Piastri adotterà alcune delle soluzioni alla sospensione ateriore che sembrano aver molto giovato allo stile di guida di Norris, vincitore delle ultime due gare.

immagine da total-motorsport.com

Red Bull invece arriva con grandi novità ma al muretto. Come noto non ci sarà (più) Horner, licenziato in tronco e sostituito da Mekies. Che sia vittima della “banda Verstappen” o di una resa dei conti dei vertici Red Bull si tratta comunque di un evento epocale le cui conseguenze non sono chiare, siano esse legate al presente o al futuro della scuderia. Con questa mossa potrebbe essere più facile tenersi stretto Verstappen, lusingato dalle attenzioni Mercedes.  Intanto la Red Bull cercherà di sfruttare la sua efficienza aerodinamica sui lunghi rettilinei di Spa, vedremo se sarà sufficiente.

Mercedes continuerà la sua lotta con gli pneumatici e la combo finestra di utilizzo/gestione della temperatura e degrado. Le temperature fresche previste dovrebbero dare una grossa mano ma bisognerà verificare quanto riusciranno a gestire la temperatura della gomma tra i lunghi curvoni in appoggio e i rettilinei di Spa.

immagine da funoanalisitecnica.com

Pirelli non aiuterà di certo a chiarire i dubbi offrendo ai team un doppio salto di mescola: C1, C3, C4. Doppio salto quindi tra mescola dura e media con il chiaro intento di “constringere” i team a optare per mescole più morbide ed aumentare il numero di pit stop.

Se a questo si aggiunge il solito meteo imprevedibile delle Ardenne e il format Sprint/Gara classica, ci sono tutte le premesse per un weekend non proprio lineare. Sarà anche divertente? Speriamo, forse la migliore delle notizie potrebbe essere una Ferrari di nuovo competitiva da quì fino a fine stagione ma forse speriamo troppo.

Intanto proprio la Scuderia sembra stia trattando il rinnovo di Vasseur per il 2026. Bene? Male? Continuità o ennesime porte girevoli in quel di Maranello? Di sicuro perdere non aiuta la lucidità e la lungimiranza nel prendere certe decisioni e Vasseur dovrà giocarsi bene le sue carte in questi due Gp prima della pausa estiva.

*immagine in evidenza da mavment.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La lunga pausa di tre settimane è dunque terminata ed il circo è pronto a montare le tende in quel di Francorchamps in Belgio. Come questa pista possa essere sostituita o comunque alternata, con un circuito ricavato in un parcheggio di un hotel o nel centro di una città, solo le leggi della domanda e dell’offerta possono spiegarlo. A tal proposito, parlando di “centro città”, il calendario dell’anno prossimo porta ancora un asterisco che è puntato proprio sul GP di Madrid, il quale alla stato attuale, è ancora in forse a causa dei ritardi strutturali burocratici che lo stesso sta comportando nella sua realizzazione. Tante città si affannano nel voler sostenere l’onere e l’onore di allestire un circo adatto alla F1 ed in seguito, a causa di mille problemi ivi compresi l’avidità che li attanaglia, non riescono a rispettare i tempi previsti dalla Fia. In autunno Madrid dovrà dare una risposta certa alla Federazione altrimenti quest’ultima, dovrà prontamente riempire il buco eventualmente lasciato. A tal proposito ci sarebbe la rediviva Imola già pronta all’uso. Di fatto la pista del Santerno è l’eroina designata nel salvare le chiappe ai capoccia della F1, così come salvò il calendario in tempo di Covid, così sarebbe ora. Corsi e ricorsi storici direbbe qualcuno.

In queste tre settimane, anche se i motori sono stati spenti, di argomenti di cui parlare ne sono stati sviscerati a iosa. Certo, l’appiedamento di Horner è stato il tema principale che ha catalizzato l’attenzione di tutti, eppure il suo addio forzato ha innescato una reazione a catena incontrollata che è deflagrata direttamente nel mercato piloti. Già la settimana scorsa parlai del fatto che Max Verstappen è in predicato per poter lasciare la squadra bibitara e, proprio come ho già scritto, tutto ciò è pressoché pazzesco. I conti della serva da fare sono tanti e nemmeno di facile risoluzione. Tutto gira intorno alla clausola (una delle tante) contrattuale del campione del mondo, che gli consentirebbe di rescindere il pezzo di carta che ha firmato, caso mai non conservasse il terzo post in classifica generale entro un determinato GP (Ungheria se non erro). L’ironia della sorte è che se l’attuale campione del mondo accusa questo ritardo in classifica, non deve “ringraziare” solo la sua attuale squadra che non gli ha fornito un mezzo all’altezza dei diretti rivali papaya, bensì anche “il suo amico” Russell che in Canada gli preparò quel bel servizio in piena curva. Alla sorte si sa l’ironia non gli manca e, molto spesso fa ridere amaro. Detto che Max non correrà male, proprio per trovarsi dietro in classifica (meglio specificarlo!), allo stato attuale non ce lo vedo comunque che arranca in maniera tale da perdere l’attuale posizione in classifica generale, a meno che non intervenga il terzo incomodo rappresentato dai due piloti Ferrari. Quali sarebbero i potenziali scenari se Verstappen andasse via da Red Bull? Come ho già scritto le opzioni sono due e cioè, o gli affiancano Russell come compagno andando così a creare la miscela binaria più instabile che la F1 abbia visto dai tempi di Hamilton e Rosberg (sempre in Mercedes guarda caso) dal 2016, oppure rimane Antonelli. A mio giudizio Toto come si muove farà danni perché se si realizza la prima opzione, AMG sconfesserà tutta la politica che ha attuato in questi ultimi sette anni che sono serviti (a suon di milioni di dollari) a preparare il forte e acerbo pilota italiano, il quale di rimando dovrebbe essere parcheggiato in Alpine la quale a sua volta monterà propulsori tedeschi dall’anno prossimo. Se si realizzasse la seconda opzione Mercedes si sputtanerebbe comunque, visto che Russell è stato voluto e cresciuto sempre da loro anche se con un percorso diverso seguito con Kimi. Decidere è difficile e, per avere in squadra uno come Max, si fa questo ed altro solo mi chiedo a che prezzo? L’annuncio del rinnovo di Russell sarà cruciale per capire in che direzione a Stoccarda si vogliano muovere, perché mi pare evidente che con un contratto pluriennale (oltre che multimilionario), sarà difficile che Max arrivi in Mercedes, salvo fare fuori a prescindere Kimi e, di contro, la vedo veramente dura che il forte pilota inglese arrivi a firmare il classico “uno pìù uno”, aspettando che sua maestà Verstappen decida cosa fare del suo futuro. Vedete mi sono fatto un’opinione personale a riguardo della venuta di Max in Mercedes e cioè, che questo è un affare “che non s’ha da fare”. Toto ha avuto la possibilità di prenderlo in passato ed alla fine optarono per Hamilton. Ora c’è il cruccio dei piloti cresciuti in casa, i quali se uno di loro venisse appiedato per fare posto all’olandese, andrebbe a sconfessare la squadra stessa ed ecco perché mi sono convinto che semplicemente non è destino che il campione olandese debba andare in Mercedes. Molto probabilmente verrò sbugiardato e dopo l’estate annunceranno il suo ingaggio, eppure se in Mercedes sanno che l’anno prossimo avranno una macchina che si giocherà tranquillamente il mondiale (a dire il vero si parla di dominio!), mi chiedo a cosa gli serve Verstappen a questo punto se non per incattivire una squadra, caso mai mandassero via Antonelli, o distruggere la carriera dell’italiano caso mai fosse lui il suo futuro probabile compagno. Siamo in quella che si chiama “silly season” eppure è un fatto che ambo le parti si siano cercate, quindi la concretezza che uno di questi scenari si realizzi è molto alta.

Come mai Ferrari potrebbe essere la terza incomoda, tramite i suoi due alfieri? Ebbene in queste tre settimane di lunga pausa, la Rossa in quel del Mugello, ha testato la sospensione aggiornata (nuova è un termine troppo forte) che dovrà sposarsi con il nuovo fondo già portato e che ha dato riscontri molto positivi e, peccato che in Inghilterra abbia piovuto, altrimenti avremmo visto un altro GP per la squadra italiana. Cinque mesi di duro lavoro da parte degli uomini di Serra (primo vero banco di prova per l’ex Mercedes) per cercare di rimediare ai casini fatti dall’ufficio tecnico gestito dallo stesso Vasseur e, soprattutto per salvare la faccia a tutta la squadra, cercando di conquistare qualche vittoria di tappa. Questo upgrade molto importante funzionerà? Permetterà ai Rossi di potersi rifare di tutte le amarezze ingoiate da quando hanno messo la SF-25 a terra e raccogliere qualche gioia? In F1 la bacchetta magica non esiste e, proprio Mercedes ce lo ha dimostrato: anche i crucchi hanno portato una sospensione nuova che all’inizio non ha funzionato e che quindi hanno dovuto mettere da parte per poi riprenderla. Ferrari ha sfruttato al massimo i duecento chilometri di test che avevano ancora a disposizione per cercare di capire se l’aggiornamento portato funzionasse o meno e, con la Sprint Race che troveremo proprio in Belgio, ogni chilometro consumato è preziosissimo per cercare di arrivare il più preparati possibili tra le Ardenne. Questa è l’ultima chiamata per la Ferrari di Vasseur, in luogo del quale o risorgono tutti come collettivo oppure saranno tutti annientati individualmente e, mi auguro che Al Pacino non mi citi in giudizio per avergli rubato la battuta pronunciata nel film “Ogni maledetta domenica”.

Buon GP del Belgio a tutti.

Vito Quaranta