Spa-Francorchamps è dal 1921 che allieta l’appassionato di corse automobilistiche. La stupefacente combinazione di rigorosa geometria e adattamento al contesto naturale ne fanno il disegno perfetto per un circuito automobilistico che, a tutt’oggi, continua a essere considerato il santuario della velocità e della storia motoristica mondiale. Sarà anche formula abusata ma quando si dice che è l’università del motorsport si dice sostanzialmente il vero: passare il vaglio dell’esame che il circuito rappresenta rimane il banco di prova supremo per piloti e macchine. Il che, forse, spiega il perché il suo albo d’oro annoveri quasi soltanto nomi mitici del motorsport lasciando spazio praticamente nullo per gli outsider o vincitori casuali. Prima della Formula 1 moderna non mancano i nomi di Chiron, Nuvolari e Caracciola, negli anni 50 dominano Fangio e Ascari, negli anni 60 la fa da padrone Jim Clark con ben 4 successi consecutivi, negli anni 70 non si disputa (troppo pericoloso: se lo dicevano loro…), ritorna rinnovato e accorciato nel 1983 per non lasciare praticamente più il mondiale ma sempre vedendo campionissimi in cima al podio: Prost (2), Mansell, Senna(5), Schumacher (6) e il “primo” Raikkonen che chiude il suo polittico belga con la sua quarta (guarda caso come Jim Clark…) e ultima vittoria nel 2009 ove ha dato lezioni di guida che Ph.D. spostati (espressione da Ostia Antica, me ne rendo conto, ma che rende l’idea). Poi Vettel (3), Hamilton (5), Button, Ricciardo, Nico Rosberg, Leclerc e ovviamente Verstappen (3). Direi che Oscar Piastri si trova in buona compagnia ora, nevvero?
Chi manca, sorprendentemente!, in questo glorioso elenco? A voi la risposta e un tentativo di spiegazione.
Venendo alla odierna edizione mi spiace dover partire con l’invettiva. Ma è mai possibile, Dii immortales!, che a Spa-Francorchamps – dove la pioggia è di casa come i funghi nei boschi delle Ardenne – ci si meravigli ogni volta dell’arrivo di quattro gocce? È mai possibile un’ora e quaranta minuti di rinvio per un acquazzone che in queste umide terre belgiche rappresenta la normalità quanto la nebbia in Val Padana? Sia chiaro: la sicurezza è sacra e inviolabile, ma forse qualche decennio di esperienza pluviale in questo circuito avrebbe dovuto insegnare qualcosa ai (pavidi) direttori delle gare di Formula 1, no? Sono troppo cinico? Troppo nostalgico? Se a tutto ciò aggiungiamo che le gomme full wet son di fatto inservibili la frittata dell’ennesimo GP che avrebbe potuto essere spettacolarmente bagnato ma non lo è stato allora è fatta!
La scelta degli assetti, poi, si è rivelata un esercizio di divinazione degno delle streghe di Macbeth: sfogliare la margherita tra “pioggia, non pioggia, forse pioggia, certamente non pioggia” unita alla quasi certa titubanza esistenziale dei direttori gara ha prodotto una varietà di assetti che ha condizionato non poco le prestazioni. Chi ha azzeccato la previsione del tempo (e delle paturnie dei commissari) ha corso, chi ha sbagliato ha patito. Ah! La meteorologia! questa scienza ancora-non-così-esatta che governa i destini dei bolidi di Formula Uno!
A latere di queste amene imprecazioni, c’era molta attesa per l’importante aggiornamento della nuova sospensione posteriore sulla SF-25. I cambiamenti riguardano il riposizionamento dei bracci sospensivi per diminuire il grado di squat (cioè, in poche parole, la “morbidezza” consentita alla compressione del posteriore quando sollecitato) della vettura, un lavoro tecnico che si è rivelato tutto sommato positivo perché le differenti risposte di assetto tra le due vetture ci sono state. Da inizio stagione, infatti, Ferrari non riusciva a trovare risposte utili dai cambiamenti di assetto fondamentalmente perché, almeno stando a quanto ho capito io, forzando l’altezza da terra in un range ristrettissimo, tutto veniva appiattito comprese inevitabilmente le risposte che la vettura dava alle sollecitazioni dei piloti in curva. Quindi scoprire che le due vetture, con assetti diversi, hanno dato risposte diverse immagino abbia portato un bel po’ di respiri di sollievo dalle parti Maranello. Particolarmente interessante è stato vedere Leclerc viaggiare ad un ritmo di pochissimo inferiore a quello di Piastri per gran parte della gara: stiamo parlando di poco più di un decimo, a conti fatti, peraltro in una pista di 7 km. Non inganni il ritardo finale di 20 secondi pesantemente condizionato dall’outlap di CLC stranamente lento (probabilmente dovuto ad una eccessiva cautela nell’itnroduzione della gomma gialle su pista ancora umida) in cui ha perso quasi 10 secondi. Not bad, not bad at all! Visto che anche McLaren continua a innovare (e bene!) non so quanto questo progresso di Ferrari possa portare risultati per il prosieguo della stagione ma almeno la lotta con RBR (anch’essa in ottimo progresso) e MERCEDES può proseguire con qualche speranza in più.
E i piloti?
1° – Oscar Piastri (McLaren) – Voto: 10 con lode, applausi e osanna dall’alto dei cieli
L’australiano ha dimostrato una maturità agonistica che fa invidia non solo ai veterani della categoria ma anche ad alcune leggende a cui, almeno per questo specifico aspetto, non mi sorprenderei che prima o poi verrà paragonato. Il sorpasso al Kemmel sul compagno di squadra Norris è stato un capolavoro di precisione chirurgica e determinazione: nessuna esitazione, nessun tentennamento, solo la pura espressione di talento, accuratezza e coraggio. Inutile girarci intorno: è davvero Iceman 2.0 e non soltanto per il carattere glaciale, eh! Non era forse così il nostro amato Kimi fino al tamponamento subito in uscita box a Montreal nel 2008 e al suo canto del cigno proprio a Spa nel 2009? Per il resto della gara, Piastri ha guidato con la precisione di un orologiaio svizzero, senza commettere il benché minimo errore né la più piccola sbavatura, amministrando la leadership con l’intelligenza tattica di chi sa che in Formula Uno si vince anche e soprattutto con la testa. Una prestazione da campione vero.
2° – Lando Norris (McLaren) – Voto: 4 con annessi cachinni di scherno
Si può dare un votaccio per un secondo posto a Spa col bagnato? Eccome! Per quanto il sottoscritto voglia bene a Landino non si può fare a meno di considerarlo il paradosso vivente della Formula Uno contemporanea: più veloce del compagno di squadra in qualifica, più veloce del compagno di squadra in gara (persino con gomme sfavorevoli, si badi bene), ma capace di vanificare tutto con errori gratuiti degni di un turista tedesco in gita al lago di Garda nel week end di Pasqua. Norris aveva il passo per vincere, aveva la macchina per dominare, aveva tutto tranne quella maledetta costanza che distingue i campioni dai “quasi campioni”. Per quanto magnifico sia stato il sorpasso di Piastri in partenza non si può non ammettere che sia stato favorito dallo scatto telefonatissimo di Lando dopo che ha lasciato andare la SC. In seguito, è stato anche sfortunato nel giro dei pit per mettere le slick ma poi andava, eh, eccome se andava! Tuttavia, gli errori gratuiti (ne ho contati almeno quattro di cui uno a Puhon che per poco non gli sortiva un DNF) gli hanno fatto perdere quei quattro/cinque secondi che gli avrebbero consentito di rientrare negli scarichi di Oscar ben prima dell’ultimo giro, avendo quindi più e più giri per provare un sorpasso. Probabile che l’immenso Piastri visto in Belgio gli avrebbe reso la vita difficile ma almeno… Quindi, per l’ennesima volta in stagione, e proprio perché è l’ennesima volta in stagione, questa volta non sono per nulla indulgente e devo affibbiargli il votaccio. Per sua fortuna il distacco da Oscar non è ancora incolmabile e il calendario ancora lungo ma, vi dirò in tutta onestà, mi sono un po’ stancato di questa sua volubilità. Suvvia Lando!
3° – Charles Leclerc (Ferrari) – Voto: 9 con sospironi in quantità
Il monegasco ha guidato una gara praticamente perfetta, dimostrando nervi d’acciaio nel tenere dietro per tutto il Gran Premio un mastino affamato come Verstappen. Considerando che la Ferrari aveva scelto un assetto più scarico – opzione rischiosa che si è rivelata azzeccata – la prestazione di Leclerc assume connotati quasi eroici, soprattutto nei primi giri col bagnato nei quali un Verstappen assettato molto meglio di lui, avrebbe dovuto fare del nostro Charles un sol boccone. Invece non solo ha resistito ma ha anche potuto giocare quei mind games che in una gara di Formula 1 paiono richiamare improbabili quanto esoteriche richieste di spiegazioni. Il dialogo a poca distanza con Max si è svolto sotto i nostri occhi: “mi vuoi passare? Certo, come no! Provaci!” sembrava dire il prode monegasco. E Max, non che non ci abbia provato sia chiaro, è stato costretto alla resa decidendo di plafonarsi a circa 2 secondi di distacco per quasi tutta la gara (a parte un momento, quell’unica sbavatura a La Source a 10 giri dalla fine). Ha detto bene Chinchero in telecronaca, quando ha ricordato che, di fatto, Leclerc è l’unico pilota che Max rispetta in massimo grado: oggi lo si è visto benissimo. La cosa più interessante del week end di Charles, tuttavia, è stato il giro veloce in Q3: quanto tempo era che non si vedeva il nostro esprimersi ai livelli velocistici che gli conosciamo? Che sia merito degli aggiornamenti? Non è ancora sufficiente per competere con McLaren ma almeno può divertirsi un po’ di più.
4° – Max Verstappen (Red Bull) – Voto: 8 e qualche pacca sulla spalla
L’olandese ha guidato in modo eccellente, ma ha pagato assai salato il prezzo della partenza posticipata che gli ha impedito di sfruttare appieno il suo assetto ottimizzato per il bagnato. Verstappen aveva imparato la lezione di Silverstone e non voleva ripetere errori strategici, ma il destino meteorologico (e il braccino dei direttori di gara) ha giocato contro di lui. La sua gara è stata comunque di altissimo livello: ha messo pressione costante a Leclerc senza mai mollare, capendo che Charles non si sarebbe fatto intimidire da qualche mossa delle sue e gestendo il minimo distacco per tutta la gara dimostrando ancora una volta perché sia considerato uno dei piloti più completi della griglia. Il quarto posto sa un po’ di beffa (soprattutto considerando la “garaccia” di Norris là davanti) ma tant’è. Sarebbe stato interessante vedere Max con l’assetto più scarico soprattutto considerato che la sua RBR (che pare aver portato aggiornamenti finalmente migliorativi) non temeva così tanto i curvoni di Spa come si pensava alla vigilia. Tra l’altro in qualifica si è visto uno Tsunoda cronometricamente molto più vicino il che potrebbe essere indicativo di una direzione tecnica finalmente foriera di speranze per RBR. Già in Ungheria ne capiremo qualcosa in più
5° – George Russell (Mercedes) – Voto: 8 ma con spallucce
Russell ha guidato con la consueta eleganza e precisione, dimostrando ancora una volta di essere un pilote di classe cristallina. Purtroppo per lui, la Mercedes sembra aver imboccato una strada di involuzione tecnica che penalizza le prestazioni della monoposto più di quanto si sperasse. La sua scelta di assetti sembrava adatta alle titubanze della direzione gara, consentendo a Giorgino di poter limitare lo svantaggio dato dalla pista umida. Tuttavia, ciò non è stato sufficiente perché l’assetto scarico gli ha mangiato le gomme molto più velocemente di tutti i suoi diretti competitor. Gli è anche andata bene, alla fine, che Albon fosse più preoccupato di tenere a bada Hamilton che non di provare a riprenderlo. Bene George, dunque, ma malissimo Mercedes. Non pensavo di poterlo dire ma questa incapacità di Mercedes di far fronte alle difficoltà della vettura… mi preoccupa!
6° – Alexander Albon (Williams) – Voto: 8,5 e thumbs up!
L’anglo-thailandese sceglie il più probante circuito della stagione per ritrovarsi. Ottimo in qualifica ha poi disputato una gara da manuale, eccellente sia in partenza che nella fase di resistenza contro Hamilton. Tenere dietro per un’intera gara un pilota del calibro di Lewis, peraltro ringalluzzito dalla ritrovata competitività, dev’esser stato complicato per Alex ma l’esserci riuscito va solo a suo merito. Bravo!
7° – Lewis Hamilton (Mercedes) – Voto: 8, no 4, no 8, no 4, be’ fate voi: sono non-pagelle, no?
Il sette volte campione del mondo si è ricordato che il bagnato, una volta, era una sua specialità. Per giustificare il voto buono dobbiamo però dimenticarci del sabato totalmente disastroso e non guardare il brogliaccio in cui trovo scritto l’appunto “EX PILOTA…” Ma siamo buoni, suvvia! Anche perché la prima fase di gara sul bagnato è stata un capolavoro di strategia (finalmente!), di precisione di guida (finalmente!), e di coraggio (finalmente!) nei sorpassi. Sorpassi che in quella fase è stato l’unico a effettuare, il che non è poco, vivaddio! Peccato che poi non sia riuscito ad attaccare Albon me è stato più merito di quest’ultimo che demerito dell’asso di Stevenage. Poi, l’assetto non favorevole alla nuova situazione meteo e le gomme da gestire non gli hanno consentito di provarci davvero. Resta comunque, quella della domenica sia chiaro, una prestazione di alto livello (finalmente!) che conferma che ancora un po’ di classe gli è rimasta. Ora si va in Ungheria che, vado a memoria, è uno dei circuiti dove in passato ha reso di più. Se davvero gli aggiornamenti al posteriore della SF-25 consentiranno finalmente di “giocare” con gli assetti (e non commetterà stupidaggini colossali in qualifica) chissà che non rivedremo il 44 giocarsela con i migliori?
8° – Liam Lawson (RB) – Voto: 7.5
Il neozelandese, dopo il disastroso inizio di stagione, è da un paio di gare che si sta muovendo bene. Questo ottavo posto vale tanto considerate le difficoltà che ha dovuto affrontare e considerato, soprattutto, la pessima figura rimediata da Hadjar che finora gli aveva… mangiato in testa (detto cestistico che fa un po’ ridere applicato ai nanetti della Formula 1 ma che ci sta). Ha disputato una gara solida e senza quegli errori che fino a qualche gara fa lo stavano facendo scendere parecchio nella considerazione non solo degli addetti ai lavori. Bravo!
9° – Gabriel Bortoleto (Kick Sauber) – Voto: 7.5
Anche Bortoleto, come Lawson, sono alcune gare che finalmente sta dimostrando perché è stato scelto per guidare una monoposto di Formula 1. Con una qualifica notevole e una gara altrettanto notevole in cui ha quasi umiliato un Hulk che in un circuito così difficile (e reduce dal primo podio in carriera) avrebbe dovuto stracciarlo, il giovane brasiliano ha confermato le aspettative, guidando con intelligenza e maturità in una gara complicata. Rimarchevole, in particolare, quel momento in cui ha chiesto lo swap con Hulk per poter attaccare Lawson. Si può pensare che, poiché l’attacco non gli è mai riuscito, la scelta di Sauber di appoggiarlo sia stata azzardata. Tuttavia, mi è parso assai interessante notare che in pochi giri Hulk si è ritrovato distaccato di ben 7 secondi dal suo giovane team mate. Il particolare non mi è sfuggito ed è di quelli che fanno pensare che Bortoleto abbia cominciato a prendere le misure alla massima formula. Vediamo se confermerà questi sviluppi.
10° – Pierre Gasly (Alpine) – Voto: 9
Il francese ha disputato una gara eccellente, riuscendo nell’impresa di farmi affiorare alla mente la parola Jarama e il numero 1981. Paragone decisamente irriverente, non c’è dubbio, ma considerato che non ha fatto altro che tenere dietro un trenino di auto evidentemente più veloci di lui (Colapinto è arrivato ultimo a distanze siderali), facendo sembrare la sua impacciata Alpine larga 12 metri per 40 giri su 40 (quelli rimasti dopo i giri iniziali dietro SC) aumenta tanto la considerazione che si può fare della sua gara. Titanica è un aggettivo troppo mitologizzante quindi non lo uso e mi limito al bel voto che vedete qui sopra. Ma davvero nessun top team vuole dare un’altra chance al nostro buon Pierre?
NOTE DI MERITO
Tsunoda in qualifica ha finalmente fatto dei crono che non sfigurano di fronte a quelli di Max, segno che gli aggiornamenti RBR potrebbero essere interessanti. Peccato per la gara in cui non ha morso come avrebbe potuto e dovuto.
NOTE DI DEMERITO
Visto che Spa è l’esame universitario più tosto del motorsport se ci sono dei promossi è inevitabile che siano anche dei bocciati
Hulk evidentemente non aveva ancora smaltito l’ubriacatura di Silverstone: bocciato!
Sainz era azzoppato dalla partenza in pit lane ma lo era anche Hamilton e Albon, là davanti, ha dimostrato che qui Williams poteva fare benissimo ma lui… bocciato!
Aston Martin ai limiti del pietoso dopo che sembrava aver dato segni di risveglio negli ultimi due GP: bocciatissima!
Ocon sta di nuovo confermando le mie perplessità: bocciato!
Colapinto ha fatto capire perché la prestazione di Gasly è da 9: bocciatissimo!
Antonelli deve dimenticare rapidamente Spa: bocciato!
Hadjar è sembrato, inaspettatamente quanto letteralmente, un pesce fuor d’acqua: bocciato! (anche se sbucano qua e là notizie sul fatto che abbia sofferto un non meglio precisato problema tecnico)
Ci vediamo a Budapest.



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