LE NON PAGELLE DI CITTÀ DEL MESSICO 2025

Città del Messico. 2350 (diconsi duemilatrecentocinquanta) metri sopra il livello del mare, dove l’aria si fa rarefatta e il respiro si accorcia, dove il sangue fatica a raggiungere il cervello e forse, proprio per questo, si vedono più cose di quante non ce ne siano nella realtà. È l’altitudine estrema che gioca strani scherzi alla percezione, o è piuttosto la consapevolezza della caducità della vita che qui, in questa metropoli sospesa tra cielo e terra, si fa più acuta? La velocità ci emoziona, ci rapisce, ma al contempo ci ricorda quanto tutto sia effimero, fugace come il rombo di un motore che svanisce nel nulla…

… come il primo posto di Piastri nel mondiale.

Tanto ci lascia, il circuito Hermanos Rodríguez. Il quale circuito, lo confesso, non mi affascina più di tanto. Il mini-snake che prepara all’antica Peraltada promette emozioni che poi vengono immediatamente diluite nello scenografico quanto insignificante, dal punto di vista sportivo, stadio realizzato qualche anno fa nelle curve finali. Un’occasione mancata, una concessione allo spettacolo che sacrifica la sostanza sull’altare dell’apparenza. Ma tant’è, viviamo in un’epoca di compromessi per la quale il colpo d’occhio di vetture di Formula 1 che caracollano inebetite a 60 km/h in mezzo a festanti ali di pubblico vende di più di una tiratissima curva a 250 km/h in cui ogni istante è quel nulla che separa il coraggio e la precisione del pilota da un suo fatale errore di valutazione.

Pazienza.

Quest’anno, diversamente dalle edizioni passate, grazie agli sviluppi sulle monoposto operati da tutte le squadre, la curva 4 non ha offerto possibilità di sorpasso, costringendoci a riporre le nostre speranze di qualche duello all’ultimo sangue nel lungo rettilineo d’arrivo. Ma nemmeno quello ci ha aiutato granché: il DRS, come ben noto, funziona male nell’aria rarefatta dell’altipiano un tempo governato dal vendicativo sovrano azteco Montezuma, e le vetture di testa non riuscivano a creare quella differenza di velocità necessaria per un attacco decisivo. Eppure, nonostante tutto, a parte la volata solitaria di Norris – un monologo con un che di poetico nella sua leopardiana solitudine – abbiamo assistito a un Gran Premio piuttosto emozionante, ricco di sfaccettature interessanti da valutare, di storie minori che si intrecciavano con la narrazione principale.

Ma è tempo di abbandonare le divagazioni filosofiche e di addentrarci nell’analisi dei protagonisti di questa domenica messicana.

NORRIS voto 10 e lode e… era ora!

Landino il Dominatore non suona bene come Conan Il Barbaro ma è certo che il film mandato in onda da teleMontezuma non può trovare altra descrizione. Un dominio forse un po’ inaspettato, considerando l’abbrivio che Max si portava dietro dalle gare precedenti, come un’onda lunga che sembrava destinata a travolgere tutto. Eppure il buon Lando ha saputo trovare un assetto eccellente, ha messo insieme tutto quanto serviva per portare a casa il più perfetto dei weekend. Il suo dominio non è mai stato messo in discussione, dalla pole position magistrale alla gara condotta con una sicurezza che pareva quella di un campione navigato, non certo quella di un pilota più volte criticato proprio per il “braccino” che ha mostrato ogniqualvolta gli si chiedeva di imporsi.

In qualifica ha firmato un giro eccezionale, un capolavoro di precisione e velocità che ha lasciato tutti gli altri a guardare. In gara, la partenza è stata perfetta, il primo stint gestito con sapienza e leggerezza, il secondo con la dovuta costanza di rendimento senza mai strafare, senza rischi e senza errori. Nessun momento di debolezza, nessuna sbavatura, solo una dimostrazione di forza che ha zittito tutti.

La contemporanea (mezza-)defaillance di Piastri lo proietta in testa alla classifica mondiale il che lo pone nuovamente nella posizione che fino a ieri lo ha sempre visto protagonista deludente. Sarà in grado di ripetersi?

LECLERC voto 9 e sospirone finale!

Eccellente! Questo podio nasce dalla radice di una strepitosa qualifica, dove Charles ha estratto dalla sua SF-25 il famoso “potenziale”. Il secondo posto in griglia era un punto di partenza solido, ma non bastava. Serviva qualcosa di più, serviva quella pervicacia, quella determinazione feroce che contraddistingue i grandi piloti nei momenti decisivi.

E Charles non si è tirato indietro. La partenza non è stata delle migliori – lo scatto ha lasciato a desiderare – ma il monegasco ha saputo difendere la posizione con una durezza e sagacia: l’avrà calcolata prima quel taglio in sicurezza della chicane? Non saprei ma nemmeno mi sento di escluderlo del tutto. Nel primo stint, con le gomme rosse, ha mostrato un ritmo ottimo che gli ha permesso di costruire un buon vantaggio sugli inseguitori che ha capitalizzato alla grande fino all’ottimo risultato finale. Il secondo stint, con le gialle, non è stato eccezionale – va detto – ma comunque abbastanza per tenere la posizione, anche grazie alla semi-misteriosa VSC dell’ultimo giro che ha congelato la situazione proprio quando Verstappen stava per sferrare l’attacco finale.

Avrebbe resistito Charles all’assalto di Max? È una domanda che rimarrà sospesa nell’aria rarefatta di Città del Messico, senza risposta. Ma poco importa: il podio è arrivato, meritato, sudato, conquistato con classe e tenacia. C’è da domandarsi da dove derivi questa inaspettata competitività della SF-25 anche se il sospetto che l’assetto particolare dovuto all’altura, per una volta, abbia favorito quel poco di buono che questa vettura possiede. (ma è comunque insufficiente per puntare alla vittoria).

VERSTAPPEN voto 8

L’olandese appare un po’ più in difficoltà rispetto ai Gran Premi precedenti, eppure, anche in una giornata non perfetta, Max riesce a essere straordinario.

La partenza è buona, ma poi accade l’imponderabile: si ritrova sostanzialmente buttato fuori pista e lì, nel verde, come un novello Colin McRae che rema con incredibile sicurezza in un mare d’erba più liscio di un prato di Windsor dal quale qualunque altro pilota in griglia non sarebbe mai uscito, ecco che temiamo che la sua rincorsa mondiale possa subire il più banale degli stop. Ma Max non è un pilota qualunque. Con una calma quasi soprannaturale, riporta la vettura in pista senza perdere posizioni cruciali, dimostrando ancora una volta che con un volante tra le mani costui può fare davvero quel che vuole.

Dopo questa “prova speciale” a dir il vero non è che il buon Max brilli granché. La Red Bull sembra non trovare il giusto bilanciamento, il ritmo non è quello devastante a cui ci ha abituato nelle ultime gare e, soprattutto, scivola da ogni parte come soprattutto con quell’anteriore che pure dovrebbe essere puntatissimo, stando alle sue ormai leggendarie preferenze di assetto. Le gomme rosse del secondo stint probabilmente risolvono il problema dello scivolamento quanto basta perché il nostro eroe metta in atto una delle sue solite magie: trenta giri con un ritmo racchiuso in un delta di appena mezzo secondo, una costanza di guida che ha dello… schumacheristico! E inaspettatamente, giro dopo giro, si ritrova alle spalle di Leclerc proprio in vista dell’ultimo giro, pronto a sferrare l’attacco finale.

La VSC gli spegne gli ardori, congela la gara, nega al pubblico lo spettacolo dell’ultima battaglia. L’avrebbe passato? Oppure il buon Charles avrebbe saputo fare anche lui qualche magia e avrebbe resistito? Sono domande destinate a rimanere senza risposta, sospese in quel limbo delle possibilità non realizzate che tanto affascina gli appassionati di questo sport.

Poco male, comunque: il podio è salvo e, cosa ancora più importante, il distacco dalla testa della classifica mondiale diminuisce ancora. Il mondiale è più vivo che mai, e Max non ha alcuna intenzione di arrendersi.

BEARMAN voto 10 e gran pacche sulle spalle

Wow! Che gara! Il giovane britannico confeziona una prestazione che lascia letteralmente a bocca aperta, una di quelle giornate che segnano la carriera di un pilota. Bearman gestisce alla grandissima il caos della partenza, con quella lucidità che solo i grandi talenti possiedono anche in situazioni di pressione estrema. Ma non si limita a godersi qualche giro di gloria ai piani alti, come avrebbe potuto legittimamente fare un pilota della sua esperienza.

No, Oliver confeziona una gara straordinaria soprattutto per ritmo. Chiedere a Mercedes per conferma: il giovane inglese ha mostrato velocità di punta e costanza di rendimento che hanno messo in seria difficoltà piloti ben più esperti e con vetture teoricamente superiori compreso il buon Max, almeno nella prima parte di gara. Il quarto posto finale è il giusto premio per una prestazione maiuscola, ma la sensazione è che oggi Bearman avrebbe potuto ambire anche a qualcosa di più con un pizzico di fortuna in più.

La crescita esponenziale del britannico è sotto gli occhi di tutti. Gara dopo gara sta dimostrando di avere il talento, la determinazione e la maturità per competere ai massimi livelli. E se non fosse per il contrattone di Hamilton…

PIASTRI voto 5 ½

Delude ancora una volta. L’ex leader del mondiale sembra aver smarrito quella sicurezza, quella capacità di estrarre il massimo dalla vettura che lo aveva contraddistinto nella prima parte della stagione. A parte l’ottimo sorpasso su Russell – un lampo in un weekend altrimenti opaco – non è sufficiente per uscire dall’Hermanos Rodriguez contenti.

A differenza delle ultime gare, però, a me è sembrato che stavolta sia stato più un problema legato al circuito che una questione psicologica. Si vedeva che la sua macchina scivolava da tutte le parti – tipico di questo circuito e di questa altitudine – cosa che, evidentemente, il buon Oscar non è riuscito a gestire in nessuna circostanza. Mi è parso che, soprattutto in qualifica, abbia insistito su traiettorie non ottimali e sicuramente leggermente diverse da quelle di Norris, in particolare nel lungo tratto guidato tra la curva 4 e la 13, all’ingresso dello stadio. Inoltre, ha sempre “sbagliato” l’ingresso in rettilineo, nel senso che non riusciva a far lavorare il posteriore abbastanza, perdendo metri fondamentali per provare sorpassi.

Ha comunque tenuto duro e ha potuto approfittare da par suo dell’errore strategico di Mercedes proprio nei suoi confronti, agguantando un quinto posto che, per come sembravano essersi messe le cose, vale comunque punti preziosi. Ma perde la testa del mondiale, e questa è una notizia che fa rumore. Se c’è un qualche fattore psicologico – leggasi: braccino – che ne sta condizionando il rendimento da qualche Gran Premio a questa parte, sarà meglio che lo metta da parte. E in fretta.

ANTONELLI voto 8

Ottimo weekend per il nostro giovane alfiere, che continua a incrementare il livello della sua performance. Kimi ha mostrato velocità e maturità, rimanendo sempre in lizza per posizioni importanti. Purtroppo è stato azzoppato dall’insulsa mossa dello swap a metà gara – di cui parleremo tra poco – e non è riuscito probabilmente a muoversi nel migliore dei modi.

Difficile dire cosa sarebbe riuscito a fare contro l’eccezionale Bearman di oggi, dopo l’ultimo cambio gomme, ma certamente se la sarebbe giocata meglio di Russell. La sensazione è che Antonelli avesse il passo per almeno tenere testa al britannico della Haas, se non addirittura per batterlo. Ma gli ordini di scuderia hanno spento sul nascere ogni velleità.

Il sesto posto finale è comunque un risultato più che dignitoso, che conferma il trend positivo del giovane italiano che già ad Austin aveva mostrato un rendimento in gara migliore di quello di Russell

RUSSELL voto 5

Dopo che per diversi GP ne avevo cantato le lodi ecco che Giorgino mi delude per la seconda volta consecutiva. Inutile dire che più di tutti rimane impressa nella mente la malposta arroganza nel chiedere lo swap su Antonelli – esitata in una figuraccia in diretta mondiale, prima negata e poi, incredibilmente, accordatagli dal team – e che ha finito per fare il gioco di Piastri più che quello di Mercedes.

Facciamo un passo indietro. A metà gara, Russell si ritrova dietro ad Antonelli e chiede via radio di essere lasciato passare perché “più veloce” e certamente capace di sopravanzare Bearman. Il team inizialmente dice no, giustamente. Ma George insiste, con un tono che rasentava la petulanza, ben lontana dall’aplomb british che gli conosciamo, e alla fine ottiene ciò che vuole. Il problema è che poi non solo non riesce ad attaccare Bearman ma addirittura se ne distacca. Nel dopogara è tutto un lamentarsi che o si fa subito lo swap oppure mai e bla bla bla. Mah!

Ma il vero danno lo fa alla strategia complessiva di Mercedes che pure, negli anni d’oro, sapeva bene come imporsi ai piloti, compreso un certo eptacampeao. Se in quel momento della gara avessero lasciato Antonelli davanti, Piastri non sarebbe mai passato perché in rettilineo entrava male e non ne avrebbe avuto abbastanza per superare, a maggior ragione se si trovava dietro un trenino DRS. Invece, con lo swap, si è aperta una voragine nella quale l’australiano si è infilato, rovinando di fatto la gara di entrambe le Mercedes.

Una mossa dettata dall’ego più che dalla strategia, e che è costata cara alla squadra. Russell deve fare un serio esame di coscienza e capire che in una squadra si vince e si perde insieme, non inseguendo chimere: il nuovo contratto gli avrà dato alla testa? Mezzo punto in più per la curiosa quanto divertente comparsata in tribuna durante le FP1 con tanto di maschera nel riuscito tentativo di non farsi riconoscere dal pubblico.

HAMILTON voto 6 ½ – – e basta lamentarsi!

Lewis è parso assai pimpante sia in qualifica che a inizio gara, mostrando lampi della sua antica classe. Vi dirò di più: in qualifica, per come stava guidando, mi aspettavo che ne avesse persino più di Leclerc, e forse ne aveva davvero, ma non è riuscito ad eseguire quel giro perfetto che avrebbe potuto portarlo in prima fila. E già questo dovrebbe far riflettere.

Anche in gara pare assai ben messo, con l’ottima partenza e un ritmo iniziale che gli avrebbe permesso di lottare per posizioni importanti. Ma la penalità subita evidentemente gli spegne il sentimento, lo demoralizza, e dopo averla scontata bada solo a portare a casa la vettura senza correre rischi inutili. Un atteggiamento pragmatico ma che lascia l’amaro in bocca agli appassionati che speravano di vederlo finalmente lottare per il podio fino alla fine.

Da un lato ci sarebbe di che essere soddisfatti per via della performance mostrata, segno che Lewis potrebbe avere ancora qualcosa da dare. Ma proprio per questo – e per l’ennesima volta in questa stagione – il senso di delusione che accompagna il risultato finale è ancora più forte.

OCON voto 7 sulla fiducia

Onestamente non ho visto granché della sua gara. Prendo nota che finalmente torna nei punti, cosa che non accadeva da diverse gare, e che insieme allo straordinario exploit di Bearman consente ad Haas di guadagnare un importantissima posizione nel costruttori.

Ma prendo nota anche che, per l’ennesima volta, si prende le piste dal giovane compagno di squadra Bearman, confermando un trend negativo che ormai non può più essere ignorato. Il confronto interno è impietoso e Ocon deve trovare una scossa se non vuole vedere la sua reputazione ulteriormente compromessa.

BORTOLETO voto 6 1/2

Un altro ritorno a punti per il giovane brasiliano. Bene così. Dopo alcune gare anonime, vedere Bortoleto di nuovo in zona punti è sicuramente un segnale positivo. La sua gara non è stata particolarmente brillante, ma ha fatto quello che doveva fare: non commettere errori, gestire la situazione e portare a casa un buon risultato che porta fiducia in vista della sua gara di casa.

NOTE DI MERITO

Lawson merita una menzione speciale perché non è morto dallo spavento nel trovarsi commissari in mezzo alla strada. L’episodio è stato a dir poco surreale e potenzialmente pericolosissimo. Si può supporre – con un pizzico di ironia – che il neozelandese si sia ritirato dalla gara più per la necessità di correre urgentemente alla toilette che per un presunto problema tecnico, che ne dite?!

NOTE DI DEMERITO

Sainz pasticcia per il secondo Gran Premio consecutivo, ancora in una gara in cui avrebbe potuto dire la sua. Suvvia Carlos! Proprio quando sembra che stai tornando ai livelli consueti ci molli così? Sul più bello?

I freni di Alonso hanno ceduto: curioso che sia capitato proprio a lui che tradizionalmente porta assetti leggermente più sottosterzanti e che a quest’altitudine avrebbero dovuto stressare un po’ meno l’impianto frenante. Non oso fare riferimento ai suoi 44 anni ma solo perché spero che a Interlagos smentisca ogni possibile insinuazione su quanto l’età lo stia (finalmente?!) influenzando.

Ci vediamo in Brasile!

 

BASTIAN CONTRARIO XX: Men on fire

Lando è caldo, è carico, è l’uomo giusto al momento giusto, Lando è il “man on fire” del momento e, persino il team radio di Verstappen (“your man..”) lo conferma. McLaren quello voleva e quello ha ottenuto e cioè, far recuperare punti su Oscar da parte di Norris appunto… missione compiuta come si suol dire. La domanda che attanaglia tutto il mondo che segue la F1, tranne che per i tifosi del veloce quanto fragile pilota inglese, è tutta farina del suo sacco? Il dubbio è planetario a giudicare dai fischi ricevuti all’interno dello stadio. Come mai quei fischi, come mai questa ostilità nei riguardi di Norris? Ebbene la risposta a questa annosa domanda è da ricercare in seno alla sua stessa squadra e, alla politica (poco trasparente) che persegue ormai da tempo, attraverso le famigerate “papaya rules”. Chi vi scrive, che di dubbi ne ha tanti, è fermamente convinto che la squadra di Brown e Stella non abbia assolutamente boicottato Piastri, eppure di rimando sempre chi vi scrive è altrettanto convinto che la stessa McLaren ha fatto di tutto per far recuperare terreno al proprio pupillo che allevano da ormai sette anni. I segnali, durante la stagione, ci sono stati tutti come in Ungheria, per non parlare del GP di Monza e, se proprio vogliamo dirla tutta, proprio la ripresa dalle vacanze ha coinciso con un calo drastico dell’ormai ex leader del mondiale Piastri. Oscar non vince dall’estate appunto e, indipendentemente dagli errori commessi (in un mondiale cosi lungo bisogna metterli in conto) lungo il percorso, ciò che salta all’occhio è il cambio di direzione preso dall’australiano, il quale francamente non sembra più nemmeno lui. Prendendo ad esempio quanto visto proprio in Messico lo scorso weekend, è quanto meno inspiegabile il distacco abissale rimediato da Piastri nei riguardi del “man on fire” Norris. La giovane promessa della McLaren proprio quest’anno ha dimostrato che la sua forza era nella qualifica, insegnamento preso proprio da Verstappen, il quale l’anno scorso su questo aspetto ci ha vinto il suo quarto titolo. Il miglioramento da parte di Oscar in questo campo, gli ha permesso di surclassare e, in alcuni frangenti, far perdere la testa al suo compagno tanto da condurre il mondiale per più di mezza stagione. Allora mi chiedo cosa sia accaduto, dov’è finito l’Oscar “on fire” che abbiamo visto per tre quarti di stagione? All’improvviso ha disimparato a stare in pista? Non ho alcun problema nell’accettare che Norris sopravanzi il suo compagno, eppure mi pongo più di un dubbio quando vedo che a parità di macchina, l’australiano rimedia un ritardo di più di mezzo secondo… una enormità! In gara Oscar ha dovuto sudare sette camice e ben undici giri, prima di riuscire a superare Tsunoda che, con tutto il rispetto per il pilota nipponico, tutto è tranne che un fulmine di guerra specie sulla RB-21. Nell’attuale F1 sorpassare, quando si è in scia, è un vero dramma ed Oscar dietro il compagno di Max questa tragedia l’ha consumata tutta, salvo venirne fuori per trovarsi dalla padella alla brace finendo dietro Russell. Il sorpasso ai danni dell’inglese della Mercedes è stato fatto di rabbia, d’istinto, lo stesso istinto che gli ha consentito di essere fino a poco tempo fa leader del mondiale. Quella manovra a mio giudizio è stato un segnale, un avviso a tutta la squadra e cioè che dal Brasile in poi, visto che l’australiano non ha più nulla da perdere, attaccherà a testa bassa costi quel che costi. Chi sarà il “man on fire” di questi ultimi quattro appuntamenti? Se ci dovessimo basare sui valori espressi fino ad ora, se anche in terra carioca dovessimo vedere quello che è successo domenica scorsa, allora Piastri sarà tagliato fuori e, Max sarà tenuto in ballo solo dalla matematica. Eppure (c’è sempre il trucco!) i papaya stanno giocando col fuoco come si suol dire, perché nonostante il dominio di Norris e, la gara affannata del campione olandese, proprio quest’ultimo nonostante tutto ha ulteriormente ridotto il gap in classifica. Siamo proprio sicuri, in caso la lotta si facesse serrata, che McLaren abbia puntato sul cavallo giusto? Perché qui si sta profilando uno scenario pazzesco che è quello che McLaren, per far recuperare Norris in classifica, ha dato la possibilità di far guadagnare terreno ad un altro “man on fire” che è Verstappen. Ad essere sinceri credevo (l’ho scritto la settimana scorsa) che in Messico, uno dei tre contendenti si sarebbe fatto fuori, invece è intervenuto un elemento imprevedibile che ha rimandato tutto in Brasile fra quindici giorni, ed è la Ferrari di LeClerc.

Sono senza mezzi termini a riguardo e, dico di proposito “di LeClerc”, perché è lui il “man on Fire” della Rossa, lui e nessun altro. Charles con le sue prestazioni leonine sta tenendo a galla tutta la baracca e, in questa stagione disastrosa paradossalmente, sta disputando il suo mondiale migliore in termini di maturità ed intelligenza tattica. Il perché la Ferrari si sia messa ad andare forte, tanto da guadagnare il secondo podio consecutivo (risultato pressoché impossibile fino a qualche GP fa), lo sanno solamente in Ferrari e, mi auguro che lo sappiano veramente perché hanno iniziato ad essere competitivi (!), fatto sta che il monegasco non si è lasciato pregare e, appena ha fiutato il vento che ha iniziato a girare per il verso giusto, non si è lasciato scappare l’occasione. Che Ferrari abbia iniziato a girare forte lo dimostra persino Hamilton, tanto da conquistare per la Ferrari da quando è nel team, il miglior piazzamento (in qualifica) della stagione in quel del Messico. Purtroppo il buon Lewis si è rovinato in partenza con le sue mani: davvero è importante cercare di capire se avesse ragione o meno? Che motivo c’era di essere cosi arrembante, per una volta che centra un buon risultato al sabato da quando è in Ferrari? I dieci secondi di penalità sono troppi? Purtroppo Hamilton non ha ancora capito, mi sembra, che la squadra per la quale corre politicamente vale poco o nulla, a differenza di quando stava in Mercedes e, certe manovra in Rosso le paghi tutte. Purtroppo per lui tanto “on fire” non mi sembra, perché in un modo o nell’altro il risultato a casa lo porta solo il suo compagno, il quale è a sette podi a zero a suo favore: che Charles sarebbe stato in vantaggio su Lewis ne ero certo, vero è che nemmeno immaginavo un risultato cosi ignominioso per l’inglese, il quale mi pare evidente che è in astinenza da risultati e, quella manovra in partenza (nella quale Charles gli ha fatto vedere chi comanda) dimostra tutto il suo malcontento. Ferrari se continuerà ad essere cosi performante, come mostrato negli ultimi due appuntamenti, ha la possibilità concreta non solo di accontentare il suo Presidente, conquistando il secondo posto nei costruttori (sigh!), addirittura rischia di essere l’ago della bilancia nella lotta mondiale tra Norris, Piastri e Verstappen. Sono certo che Mercedes non starà a guardare solo che proprio quest’ultima, per la prima volta, si è trovata nell’imbarazzo di dover decidere cosa fare proprio con Russell, il quale in questo weekend messicano è stato malmenato malamente dal suo giovane compagno, il nostro connazionale Kimi Antonelli. Kimi a buon diritto è stato il “man on fire” in casa Mercedes e, per la prima volta finisce davanti al suo fortissimo compagno. L’italiano non è un campione ora come non era una pippa prima, semplicemente sta percorrendo la sua strada della maturazione e, lentamente sta emergendo il suo talento sul quale Mercedes ha tanto investito. La lotta per il secondo posto nei costruttori di base interessa poco, dal punto di vista sportivo, ciò che sarà interessante da osservare nella lotta tra Ferrari e Mercedes è, come prime e seconde guide si comporteranno per far primeggiare le loro rispettive squadre. Certo, considerare Hamilton una seconda guida potrebbe sembrare sacrilego, eppure la pista se ne frega dei risultati del passato, l’unica cosa che conta è il presente e, il “man on fire” al quale siamo stati abituati al momento, è solo un lontano ricordo.

Vito Quaranta

NORRIS DOMINA IN MESSICO. VERSTAPPEN SI AVVICINA ALLA VETTA.

In Messico vince chi parte terzo. Generalmente. Ma non sempre. Quest’anno ovviamente no.

Perchè in terza posizione si qualifica Hamilton, in seconda Lerclerc e in pole ci va Norris, di gran lunga il più veloce nelle qualifiche. Che vedono Verstappen e, soprattutto, Piastri in grande difficoltà.

La partenza è da antologia, con 4 macchine affiancate alla prima curva. Ovviamente non ci si sta, e le due più esterne, Leclerc e Verstappen, vanno per prati. Entrambi ridanno la posizione ma Charles non la ridà al compagno, che protesta.

Mentre Norris scappa via, Verstappen tenta il sorpasso su Hamilton, che ovviamente non lo agevola. I due danno vita ad una pantomima che fa perdere a Max la posizione su Bearman, mentre Lewis rientra in pista non seguendo la linea imposta dalla direzione gara, e si becca 10 secondi di penalità.

Nel frattempo, il leader del mondiale, Piastri, si ritrova in nona posizione, dietro a Tsunoda, che riesce a superare solo al decimo giro.

Al giro 20, Norris veleggia indisturbato, con 8 secondi di vantaggio su Leclerc, Hamilton terzo a 6 secondi dal compagno, e Bearman quarto (!) a 4 da Lewis.

Al giro 24 Hamilton effettua la sua sosta, e sconta la penalità, sprofondando in quattordicesima posizione.

Al giro successivo si fermano Bearman, salito in terza posizione, e Piastri. Ancora un giro ed è il turno di Russell.

Al giro 30 si ferma Leclerc, il cui distacco dal leader è salito a 17 secondi. Leader che rientra per la sua unica sosta al giro 35.

L’ultimo a fermarsi è Verstappen al 38° giro, ma si ritrova in ottava posizione, dietro anche ad Hamilton.

Al giro 42, dopo tanto sbraitare, Russell si fa dare la quarta posizione da Antonelli. Entrambi sono sotto attacco da parte di Piastri. L’inglese aveva spergiurato di potere attaccare Bearman, poco davanti al trio, ma così non sarà.

Nel frattempo, Verstappen, unico con le gomme soft, viaggia 1 secondo al giro più veloce rispetto a tutti gli altri, e si riporta su Hamilton, che passa senza problemi. 

Ma, inaspettatamente, tutti quelli davanti a Max, da Bearman in giù, effettuano una seconda sosta, grazie alla quale Piastri supera Antonelli. Questo consente all’olandese di portarsi in terza posizione, a 12 secondi da Leclerc, al quale recupera 1 secondo al giro.

Al giro 61, Piastri passa di forza Russell che, come detto, non è riuscito ad attaccare Bearman. E Antonelli reclama immediatamente la posizione, che George, da vero gentleman, gli restituisce prontamente.

Al penultimo giro, Verstappen tenta l’attacco a Leclerc, ma esce la Virtual Safety Car per spostare la macchina di Sainz fermatasi nelle ultime curve. Quando la VSC viene tolta, è troppo tardi, e finisce così con Norris che vince con oltre 30 secondi di vantaggio su Leclerc, Verstappen e uno strepitoso Bearman. Seguono Piastri, Antonelli, Russell, Hamilton, Ocon e Bortoleto.

Mancano 4 gare lunghe e 2 sprint alla fine, e, a questo punto, con Norris tornato in vetta, la lotta per il campionato è aperta  più che mai. Si ripartirà da Interlagos fra 2 settimane. Un luogo che tante volte, in passato, ha deciso il mondiale. 

P.S. Oggi Norris ha indubbiamente dominato, ma la gara straordinaria l’ha fatta Verstappen, terzo con una macchina che venerdì e sabato non andava da nessuna parte. Ed esce da una gara difficoltosa con un divario dal leader ulteriormente ridotto.

P.S. 2 E’ veramente bastato “migliorare l’esecuzione” per far rinascere una SF-25 che prima di Austin era letteralmente una carriola? I casi sono due: o hanno trovato qualcosa che non ci racconteranno mai, oppure si erano dimenticati qualcosa, e anche in questo caso non ce lo diranno mai.

P.S. 3 La traiettoria di Piastri ricorda molto quella di Hamilton nel 2008. Una seconda parte di stagione con la paura di vincere. A Lewis andò bene, grazie a Piquet e a Glock (si, lo so, Timo non lo face apposta, al contrario di Nelsinho). Ma Piastri è australiano come Webber, il suo manager, quindi…

P.S. 4 L’urlatore riesce a perdersi il duello fra Lewis e Max mentre commenta la partenza, e poi incolpa la regia internazionale di essersi persa le immagini, cosa ovviamente non vera perchè nel riquadro si vedeva tutto, ma lui guardava da un’altra parte.

P.S. 5 Il sette volte campione del mondo si è beccato, per la seconda volta in poche gare, una inutile penalità, Chissà se ha inserito anche questo, come punto di miglioramento. nel suo dossier.

P.S. 6 Bearman è comunque arrivato davanti al suddetto sette volte campione del mondo. Ed è della Ferrari.

P.S. 7 Ed è appena il caso di ricordare che il conto dei podi fra Leclerc ed Hamilton è di 7 a zero.

P.S. 8 Il piagnisteo di Russell è stato abbastanza ridicolo. Non occorre aggiungere altro.

P.S. 9 So chi vincerà il mondiale, ma non lo dico.

* Immagine in evidenza dal sito www.formula1.com

LA TIGRE DELLA MALESIA – POST GP

È andato via in solitaria, come una Tigre, nella giungla del primo giro di Sepang. Ha prima risposto ad Acosta, poi è andato a prendere Bagnaia e li ha salutati entrambi con la manina sinistra, con la destra dosava perfettamente la manopola del gas giro dopo giro. Sembrava danzasse tra i cordoli, leggero, pulito, velocissimo. Ha vinto Alex Marquez, dopo aver matematicamente blindato il secondo posto nel Mondiale e portato il Titolo Mondiale Indipendenti al Team Gresini.

Un compasso, un artista, un fuoriclasse.

Alex Márquez oggi ha disegnato le curve di Sepang come si traccia un’opera d’arte. Ogni ingresso, ogni corda, ogni uscita: pennellate d’autore.

Sembrava di rivedere Max Biaggi nel 2002, quella M1 a carburatori che ballava leggera tra i cordoli. Oggi Alex Márquez ha ricordato al Mondo (non che ce ne fosse bisogno) perché è uno dei piloti più completi, eleganti e veloci dell’intera griglia.

Un applauso al Team Gresini, che ha impacchettato un gioiello capace di trasformare ogni curva in poesia.

E poi Pedro Acosta.

Un miracolo su due ruote, che continua a spremere una KTM che lo tradisce in uscita curva. Ha impiegato 14 giri per superare Bagnaia… con una Ducati l’avrebbe fatto in quattro curve. Il talento è lì, cristallino. Serve solo una moto degna di lui.

Bagnaia, invece, torna ai livelli di inizio stagione, ma conferma una sensazione che porto da Motegi: ha vinto solo perché Marc Márquez non aveva più nulla da rischiare, e ha scelto di chiudere il Mondiale lì.

Nel finale un problema tecnico, ma la verità è che non ha mai avuto il passo per impensierire Alex Márquez, che lo ha tenuto a mollo con freddezza da veterano, alzando i tempi solo quando serviva. Scelta discutibile quella della gomma M anteriore, probabilmente per evitare il confronto diretto diretto con Alex o c’è altro!?

Con una scelta inusuale monta una gomma media all’anteriore. Già prima della gara avevo espresso palesemente il mio dubbio al riguardo. Non sono stato smentito in gara, perché dopo la prima metà i suoi tempi si sono alzati mentre Alex ha continuato a martellare.

Anzi dal 13 giro ha cominciato a perdere mezzo secondo da Pedro Acosta, che lo ha passato non sul rettilineo bensì nel curvone con evidenti problemi in ingresso per Pecco (gomma davanti chiaramente finita). Cosa ancora più inusuale sia Luca Marini che Marco Bezzecchi hanno montato la Media anteriore, proprio come Bagnaia (guarda un po’). Bagnaia ha giustificato tutto con la bucatura dicendo che dal giro 12 ha accusato qualche problema, ma alcuni istanti prima, ad espressa domanda di Meda, Taramasso aveva dichiarato che la perdita di pressione era durata gli ultimi due giri….

Chi mente?

Marini le ha prese da Mir, Bezzecchi addirittura da Ogura. Chiaramente la scelta della media si è rivelata, come vi avevo anticipato nel pre-gara, disastrosa.

La domanda che mi pongo è “chi ha consigliato la Media anteriore” a Bagnaia ed ai compagni di Ranch Bez e Marini.

E infine, Joan Mir. Dopo mesi di buio, porta la sua RC213V sul podio: una vittoria morale gigantesca, un urlo liberatorio per lui e per tutta la Honda.

Attenzione a Pedro Acosta che a soli 26 punti da Bagnaia e 31 da Bezzecchi rientra in maniera dirompente sul podio Mondiale.

Per Bagnaia sarebbe una grandissima débacle uscire dal podio, dopo la cocente paga presa da Marc ma soprattutto da Alex Marquez. Bezzecchi resta il favorito ma le ultime prestazioni di Pedro Acosta, con una consistenza finalmente ritrovata, mi fanno pensare che possa chiudere sul podio.

Morbidelli ha chiuso con un gran ritmo nel finale, conquistando il quarto posto. Quartararo è quinto, penalizzato da un contatto con Morbidelli in curva 15 che lo ha costretto ad alzarsi. Di Giannantonio (VR46) è sesto, davanti a un ottimo Bastianini (KTM Tech3) che, partito 19°, è risalito fino alla settima posizione.

Marini (Honda HRC Castrol), Binder (KTM Factory) e Ogura (Trackhouse) completano la top 10, davanti a Bezzecchi (Aprilia Racing), solo undicesimo. Gli ultimi punti sono andati a Zarco (Honda LCR), Rins (Yamaha), Miller (Pramac Yamaha) e Chantra (Honda LCR).

 

Next stop Portimao

F1 2025 – GRAN PREMIO DEL MESSICO

La scorsa settimana ci eravamo lasciati con un “what if…” in merito ad un possibile recupero di punti di Verstappen sul dinamico duo papaya nella corsa al titolo piloti.

Ecco, detto fatto, il 33 si è messo di buzzo buono e ha recuperato ben più dei 6 punti a GP teorici che servivano. Ne ha recuperati 23. Se prima Norris e Piastri erano preoccupati ora siamo quasi al terrore puro. E si arriva in Messico dove l’olandese ha vinto solo 5 volte e non sempre con la macchina migliore.

immagine da damalion.com

Il Gp del Messico è il classico Gp bonus in cui le condizioni al contorno e una curva 1 che è un attentato alle coronarie possono regalare una gara interessante.

Tante, tantissime le variabili a carico dei team che dovranno cercare di andare forte su un circuito a 2500m di altitudine montando ali tipo Monaco che generano un carico aerodinamico tipo Monza, il tutto con una PU le cui componenti faranno il contrario di quello che fanno di solito e la speranza di avere ancora un impianto frenante decente per arrivare a fine gara.

in tutto ciò, il circuito dedicato ai fratelli Rodriguez è un altro di quelli in cui c’è da augurarsi di non fare la pole e di accendere un cero in chiesa nel passare indenne curva 1 dopo lo start. In pratica il parco giochi di un pilota come Verstappen.

A bocce ferme molto elementi sembrano favorire un ennesimo recupero di punti da parte del pilota Red Bull che, al di là di una monoposto più o meno competitiva rimane una garanzia nell’esecuzione del weekend di gara senza sbavature e al 100% del potenziale.

immagine da f1news.cz

Forse è proprio questo il vero gap imcolmabile tra lui e i piloti McLaren, quella delle cose giuste da fare in pista che il duo papaya sembra aver smarrito da un pò. Il vantaggio rimane buono, quaranta punti non sono noccioline, ma il dubbio ormai si è insinuato e le scorie di un Gp riuscito male come quello texano restano ancora nella testa.

Sarà un lotta di nervi che vedrà il culmine proprio alla staccata di curva 1 dopo lo start, una staccata che potrebbe valere un mondiale.

Ora, non è detto che per Verstappen sia già tutto apparecchiato. Potrebbe anche lui commettere un errore e rovinare il suo weekend come accaduto a Norris o Piastri ma, sinceramente, è un’ipotesi che alla luce di quanto visto in stagione sembra improbabile, a maggior ragione alla luce di una Red Bull molto migliorata e di un circuito che la valorizza su molti aspetti.

In McLaren sanno di non poter più commettere errori e questo è il motivo principale per commetterne altri ma chissà, potrebbero sfoderare il weekend perfetto come gli accadeva spesso prima della pausa estiva.

Per le due nobili decadute Ferrari e Mercedes non sembra esserci margine per inserirsi nella lotta per il podio. Ferrari dovrà adattarsi a a condizioni particolari e nell’assurdità della sua stagione potrebbe anche farlo bene ma non ci scommetteremmo, con in più una grossa incognita sull’efficienza dell’impianto frenante già messo sotto stress a Singapore.

immagine da automoto.it

Per Mercedes invece le criticità arrivano soprattutto dalla natura “difficile” della W16 che dovrà adattarsi a condizioni mutevoli in un circuito che offre tantissime variabili. Antonelli continua ad essere un oggetto misterioso, al contrario Russell sembra sempre di saper fare la cosa giusta al momento giusto.

Sarà un Gp complicato in cui il basso grado di usura a carico delle gomme potrebbe facilitare il lavoro a chi riuscirà a qualificarsi bene. Più che le papaya rules servirebbe una bella strategia dei due McLaren in partenza in modo che almeno uno dei due possa uscire primo da curva 1. Un gioco di squadra potrebbe essere l’unico modo per arginare un Verstappen scatenato. Ma esisterà davvero questo spirito di squadra?

*immagine in evidenza da funoanalisitecnica.com

Rocco Alessandro