BASTIAN CONTRARIO (VIII): Stai calmo!

L’ultima vittoria di Russell risale all’inizio dl mondiale in Australia, quindi ha dovuto aspettare ben sette appuntamenti per rivedere il gradino più alto del podio. Immagino che in tutti questi mesi, per tenere la mente occupata, si sia messo a studiare bene l’italiano perché ormai Kimi gli è entrato nella testa, questo solo per potersi liberare, proprio come ha fatto sabato scorso, dopo aver conquistato quella discutibile pole. Infatti “Stai calmo” è quello che ha detto (proprio in italiano) immediatamente dopo aver passato il traguardo con la pole in tasca.

Stai calmo George perché se il mondiale è lungo per il nostro connazionale, lo è altrettanto per te e, qualifica prime e gara dopo, hanno dimostrato che allo stato attuale per vincere, hai bisogno necessariamente che tutto ti venga incontro (mi riferisco alla sorte). Sorte che lo ha aiutato molto e, in modo molto discutibile, già al sabato dove di sicuro anche la sua esperienza ha fatto la differenza in tal senso. Con un Verstappen incastrato nelle barriere, il minimo che la direzione gara potesse esporre, erano le doppie bandiere gialle per non dire proprio la rossa. Invece i giudici di gara, nella loro infinita saggezza, si sono limitati ad una semplice bandiera gialla dove l’inglese della Mercedes, ne ha approfittato mettendo in cassaforte la partenza al palo. Che esempio si da ai giovani piloti che guardano alla massima serie del motorsport? Che messaggio si da a tutti i colleghi di Russell per il futuro? Lo stesso Verstappen, appena viene avvisato della Virtual safety Car in piena gara, si lascia andare ad una battuta affilata come un rasoio dicendo “Questo significa che posso spingere a manetta! Sto scherzando…”; assolutamente geniale. La verità è che, indipendentemente da ciò che dicono le regole, è un fatto che queste ultime sono state applicate malissimo perché in qualifica, dove tutti spingono fino alla morte, i piloti hanno un solo dovere quando un loro collega è fuori pista parcheggiato in una via di fuga, che è quello di rallentare come minimo. Dov’è il “safety first” tanto decantato dalla F1? Dove sono i moniti profferiti dallo stesso George, che appena viene sfiorato da un suo collega, inizia a recitare il santo Rosario prima in macchina e, poi d’innanzi ai microfoni? Mi chiedo se sia giusto se lo stesso Kimi, dopo quanto visto, dica che anche lui si adeguerà in tal senso. Capisco benissimo le parole dell’italiano e, dubito che accelererà in caso di incidente con singola bandiera gialla, certo è che chi di dovere dovrà intervenire tempestivamente affinché questo sconcio al quale abbiamo assistito non si ripeta più.

Stai calmo George perché se in qualifica ti è andata bene, in gara ti è andata di lusso. Il nostro Kimi per ben due volte di seguito, per un solo giro, non ha beccato la Virtual Safety Car (clamoroso!) altrimenti ora staremmo parlando di altro. Evidentemente quando deve girare bene non c’è nulla che si possa fare, se non quella di incassare e ricominciare d’accapo. Sottolineo questo fatto non tanto per dimostrare che la fortuna gira, quanto per il fatto che Antonelli in un modo o nell’altro è sempre della partita e, comunque l’inglese della Mercedes non è mai scappato via dominando, proprio come il suo compagno a Montecarlo per esempio. Dopo la scorpacciata di vittorie da parte dell’italiano, siamo entrati in una parte del campionato dove conta tanto, in maniera preponderante, l’esperienza. Allora si, stai calmo Kimi perché fino a prova contraria chi deve rischiare, chi si deve rompersi l’osso del collo per recuperare la bellezza di ben quaranta punti, a parità di macchina, è Russell e non tu. Come ho già scritto su queste righe, l’italiano dalla sua ha un talento smisurato mentre il suo compagno, ha sulle spalle più di cento cinquanta GP, che gli permettono di mantenere il sangue freddo per cercare di recuperare il gap. La mancanza di questo importantissimo bagaglio per Kimi, lo si è visto proprio allo start in luogo del quale ha commesso due svarioni che gli sono costati non solo la posizione, bensì anche la probabile rincorsa al suo compagno di box. In questo secondo anno, dove Antonelli si sta già giocando il mondiale, tutto gli è concesso perché nessuno si sarebbe mai aspettato un exploit del genere, vero è visto che ormai è in ballo, che tanto vale danzare bene fino alla fine! Non ho motivo di credere che il ragazzino farà bene in futuro, perché proprio in gara non solo era uno dei più veloci, bensì non ha forzato nemmeno più di tanto contro un ritrovato Verstappen; pensando a portare più fieno in cascina possibile. Stai calmo dunque Kimi, perché se è vero che la Red Bull ha ritrovato il bandolo della matassa, questo non può che andare proprio a vantaggio tuo, perché più piloti si contenderanno la vittoria, più il tuo avversario dovrà lavorare e, il divario che ti separa dal tuo compagno ti permette di pensare con calma anziché strafare.

Il prossimo appuntamento che si terrà già questa settimana in Inghilterra sarà fondamentale per capire se, il miglioramento della Red Bull, sarà stato solamente frutto del circuito dove si è corso la settimana scorsa oppure funziona per davvero. Questo non vale solamente per i bibitari, se mai vale soprattutto per la Ferrari di Vasseur in luogo del quale, tra i monti stiriani, tutto quello che doveva andare storto è andato purtroppo male. Dopo quanto mostrato in Spagna, circuito che fa emergere tutti gli aspetti negativi e positivi di un progetto di F1, forse ci si era illusi che Ferrari potesse essere della partita, ed invece state calmi tutti quanti! Alla Rossa di Vasseur manca un piccolo particolare che si chiama potenza motore, che in un circuito come quello austriaco, fa la differenza eccome. Ci sarebbe da chiedersi come sarebbe andata se la Ferrari non avesse portato il primo aggiornamento ADUO? Nulla di eclatante sia chiaro, pochi cavalli certo, pochi cavalli che si vanno ad aggiungere a quello che già di buono abbiamo visto fino a quindici giorni fa. Nulla da fare dunque, anzi tutto da rifare se mai, perché in quel di Silverstone (pista dove il telaio conta eccome) si dovrà capire se quanto visto in Spagna è stato un caso oppure è replicabile. Perciò stai calmo Lewis con le dichiarazioni, dove ha affermato che il ritardo del motore è di un anno (alè!) e, stai meno calmo in pista, solo che questo non ha bisogno che glielo diciamo, visto e considerato come ha maltrattato Charles in gara. Quel sorpasso di cattiveria, quasi a spingerlo fuori, mi ha ricordato quando arrivò in Ferrari Alonso, il quale fece capire subito a Massa chi avrebbe comandato in squadra. Il buon Charles invece di darsi una calmata, si dovrebbe dare una mossa perché inizia ad essere davvero irriconoscibile. L’anno scorso eravamo qui a tessere le sue lodi perché era l’unico a salvare la faccia alla squadra, mentre ora che abbiamo una parvenza di vettura competitiva e, con la quale Lewis si trova fin troppo bene, eccolo che arranca e viene sverniciato (non solo per colpa sua ovviamente) da tutti i top player.

Fra qualche giorno si andrà a correre a casa di George e Norris certo, solo che non dobbiamo dimenticare che quella è anche casa di Hamilton… stai calmo tu che mi leggi!

Buon GP d’Inghilterra a tutti.

Vito Quaranta

RUSSELL TORNA A VINCERE IN AUSTRIA. FERRARI TORNA INDIETRO.

La bandiera gialla. Significa mare mosso. O pericolo. Dipende.

Sulle montagne austriache, la Ferrari porta il motore potenziato, e grazie ad una bandiera gialla, potrebbe monopolizzare la prima fila. Ma la FIA la pensa diversamente, e di questo parleremo nei P.S..

E così in pole parte Russell, che ritrova il passo del leader, davanti a Leclerc, che a sua volta ritrova la superiorità sul compagno, che è comunque terzo. Andrea da Casalecchio, che le bandiere le rispetta, si ritrova quarto.

Allo spegnimento dei semafori, i primi scattano nell’ordine, ma già dalle prime curve Leclerc capisce che oggi non sarà giornata. Prima subisce l’attacco prepotente di Hamilton, e poi quello di un impaziente Antonelli, il quale lo supera, va lungo, ridà la posizione ma nel farlo la perde anche da Verstappen, che supera pure Leclerc e si ritrova in terza posizione.

Dopodichè… passiamo direttamente alle fasi finali, dove ritroviamo le Ferrari quinta e ottava, Russell primo e Andrea terzo incollato a Verstappen secondo. I tre sono racchiusi in altrettanti secondi e l’italiano è incollato all’olandese, ma non riuscirà a passarlo.

Finisce così con Russell nuovamente vincitore, di poco davanti a Verstappen che si porta dietro Antonelli. Poi, staccati di oltre 20 secondi, Piastri, Hamilton, Hadjar, Norris, Leclerc a 45 secondi, e infine, doppiati, Lawson e Lindblad.

Fra una sola settimana si correrà a casa di Russell. Ad attenderlo, 570000 spettatori. Le bandiere gialle non saranno sicuramente un problema.

P.S. La bandiera gialla non significa necessariamente pericolo. Lo ha detto George. Il regolamento dice altro. Ma la FIA non perde occasione per essere incoerente, e quello di ieri è un episodio destinato ad essere un pericoloso precedente.

P.S. 2 Nuovamente, l’inglese non può più dire di non essere assistito dalla fortuna, che sta evidentemente ritornando anche dalla sua parte. Ma nel campionato resta secondo. E non è difficile immaginare che possa rimanerci.

P.S. 3 Come spesso è successo negli ultimi 20 anni, non appena sembra che gli aggiornamenti funzionino, e si crea un minimo di fiducia, la Ferrari sprofonda. Neanche il tempo di dire che, forse, il giudizio su Vasseur era sbagliato, che subito la sua squadra ritorna mediocre, segno che, evidentemente, ogni sprazzo è frutto delle circostanze. 

P.S. 4 Leclerc finito a 20 secondi dal compagno significa che una tendenza che si manifesta fin dalle prime gare sta diventando una regola, molto deludente per lui e per i suoi tifosi. Urge invertirla, questa tendenza. A maggior ragione se pure Jean definisce inappropriati i paragoni fra la sua storia con la Ferrari e quella di Charles.

P.S. 5 Andrea deve imparare ad essere più paziente. 3 lunghi nei primi due giri gli sono costati il secondo posto e, forse, la gara.

P.S. 6 CVD l’ADUO non è servito a niente. E in un circuito di motore la Red Bull è rimasta attaccata alla Mercedes, segno che le analisi della FIA non erano poi così sbagliate.

P.S. 7 La macchina di quel gran genio di Newey si è beccata 3 giri. Sarà veramente tutta colpa del motore? Pare di no.

* Immagine dal sito www.formula1.com

 

F1 2026 – GRAN PREMIO D’AUSTRIA

Il circus fa tappa in Austria per l’omonimo GP, sulla pista di casa Red Bull con la grande novità dei motori aggiornati permessa dall’ADUO e la curiosità di verificare quanto di quello visto al Montmelò possa valere anche per il Red Bull Ring.

Nel recente passato, ad ogni exploit Ferrari è sempre seguito un ridimensionamento più o meno marcato, un rientro nei ranghi talvolta mortificante. La prestazione vista in Spagna, unita al motore aggiornato e alla serie di curvoni veloci di alcune sezioni del tracciato austriaco fanno invece ben sperare, se non in una replica quanto meno in una conferma di permanenza ai piani alti, cercando di lottare per la vittoria.

immagine da m3motorcube.com

Tra i due piloti, la pista austriaca si adatterebbe più a Leclerc che a Hamilton ma considerando la buca in cui permane il monegasco da un mesetto a questa parte, è tutto da verificare. Leclerc in pratica non ne azzecca una dal duplice matrimonio sentimentale e professionale, in Austria è chiamato ad una prova convincente anche solo per non lasciare ancora più campo ad Hamilton.

Il Red Bull Ring è pista di motore e di frenate a volante dritto, di trazione in uscita da curve lente e da carico in quelle veloci, un mix che dovrebbe porre Mercedes e Ferrari quasi sullo stesso piano. La rarefazione dell’aria e il caldo torrido che potrebbe verificarsi potrebbe spaventare più Mercedes che il Cavallino sul piano dell’affidabilità ma siamo nel campo delle ipotesi.

immagine da france24.com

Tra i rivali la McLaren sembra quella con più ambizioni di lotta, considerando che il circuito austriaco è storicamente una pista amica e una serie di aggiornamenti aerodinamici che dovrebbero aiutarla un pò. Niente di clamoroso ma è un altro tassello nella tabella degli sviluppi che sembra indirizzaerà questo campionato.

La padrona di casa è invece quella meno decifrabile tra i quattro top team. La RB22 rimane una monoposto difficile da comprendere e con la tendenza a non essere stabile, passando dal sovrasterzo al sottosterzo da una curva all’altra. Verstappen ci mette del suo ma, almeno per quello che si è visto a Barcellona, non è sufficiente. Da verificare anche le conseguenze dell’ADUO che ha decretato la PU Ford come il migliore del lotto e quindi non meritevole di aggiornamenti, cosa che potrebbe accrescere la distanza nei confronti degli altri top team.

immagine da lavanguardia.com

Pirelli porterà le mescole più morbide a disposizione considerando che la pista austriaca non è molto esigente nei confronti degli pneumatici. Il caldo potrebbe incidere però sul degrado è regalare una gara con almeno due soste.

Questo gp e quello successivo di Silverstone potrebbero dire molto su quale sarà la direzione che prenderà la lotta per il titolo, se un lotta serrata o un nuovo predominio Mercedes.

Intanto una delle possibili turbolenze sembra essere stata placata con il rinnovo di Russell in Mercedes per il 2027. Niente Verstappen quindi, almeno per il momento e un pensiero in meno all’interno del box con il buon Antonelli che forse è quello più contento di tutti…

In attesa di capire come e quanto l’ADUO influirà sui rapporti di forza tra i team, la rincorsa agli sviluppi segnerà un altro passo importante a Silverstone, dove sarà Mercedes a introdurre un robusto pacchetto di aggionamenti. Forse proprio l’affidabilità, come visto in Canada e Spagna, potrebbe essere il vero ago della bilancia. variabile a cui non eravamo più abituati.

*immagine in evidenza da redbullring.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Quali certezze e quali dubbi ci ha lasciato l’ultimo GP, svoltosi in Spagna, l’altra domenica? Naturalmente mi riferisco ai principali concorrenti in lizza alla rincorsa al titolo: alla sorprendente Ferrari e, alla “solita” Mercedes. Perché inutile nasconderlo, a cominciare dal sottoscritto, mai avrei pensato che la Rossa potesse riuscire a vincere un GP, non dopo quanto sfoggiato dalla Mercedes nei primi sei appuntamenti della stagione. Su questa rubrica ho scritto, all’inizio del campionato, che il vero banco di prova della Ferrari del nuovo ciclo regolamentare si sarebbe giocato sugli sviluppi; vero tallone d’Achille di Maranello non da ora.

Gli aggiornamenti sono una materia molto spinosa, in quanto questi vengono programmati già in fase progettuale della vettura, per poi essere sviluppati e quindi modificati in corso d’opera, in base alle prestazioni e, ai dati che la stessa vettura fornisce GP dopo GP. Nello specifico i primi aggiornamenti che abbiamo visto sulla SF-26, programmati per il Bahrein, sono stati realizzati praticamente al buio! Mi spiego meglio: una squadra di F1, come ho detto prima, programma in anticipo il suo percorso di aggiornamenti e, poiché all’inizio (in fase progettuale) la macchina non gira in pista, necessariamente i primi upgrade devono essere portati sulla base di dati pressoché virtuali, basati quindi su quanto studiato in galleria del vento. Da qui è semplice intuire come sia facile cannare i suddetti aggiornamenti, materia nella quale Ferrari ha sempre eccelso purtroppo e, soprattutto si capisce come sia importante avere a disposizione una galleria all’avanguardia, con le persone giuste che naturalmente sanno interpretare i dati che fornisce. In virtù di quanto appena affermato si capisce il perché della tragica situazione in Aston Martin la quale, sebbene sia giustificata sul motore (quando mai?! Newey e soci sono andati in Giappone, a vedere a che punto stavano, poco prima di Natale… cose da pazzi!),  è anche vero che hanno sbagliato tutto nonostante abbiano una factory all’avanguardia e, lo “Schumacher” dei progettisti. Detto che il vero problema della squadra di Stroll Sr non è di mezzi, bensì di troppi “galli nel pollaio”, mi pare evidente che ci vorrà tempo per sincronizzare tutti quei cervelli. In Ferrari stiamo avendo la riprova che sta avvenendo il contrario, cioè i meccanismi degli ingranaggi sono sincroni e ben oliati. Il sottoscritto vede Vasseur (e chi ce l’ha messo) come fumo negli occhi, eppure al francese è stata data una cosa che ai suoi predecessori è sempre stata rifiutata: tranquillità, fiducia incondizionata e, soprattutto tempo. Dopo il disastro del 2025 il francese aveva già le valigie pronte davanti i cancelli di Maranello, in puro stile Ferrari e, se l’attuale Team Principal della Ferrari ha conservato il posto, è stato solo perché Charles e soprattutto Lewis, hanno fatto muro. Con molta probabilità questa è stata la vera fortuna del Presidente della Rossa (ricordate tutti quell’uscita dopo la vittoria del WEC da parte della stessa Ferrari?), fortuna perché come in tutte le squadre normali, che vogliono vincere, si viene a creare quella necessaria stabilità che è fondamentale per poter gettare le basi per poter tornare a vincere. Il paradosso di questa politica di cambi continui, a sua volta, è stata proprio la fortuna dello stesso Vasseur (chi ci sarebbe venuto infatti al suo posto, pena lo sputtanamento della sua carriera, a guidare la squadra?), consentendogli di rimanere dov’è e, in questo modo la Rossa ha cosi potuto, con tranquillità, “fare i conti” con i dati che gli sviluppi virtuali hanno fornito durante i primi GP. Avendo dei dati reali in mano la Ferrari, come tutte le squadre di F1 naturalmente, ha potuto effettuare la famosa correlazione, quindi capire cosa andava bene e cosa doveva essere cambiato, al fine di poter sviluppare i nuovi upgrade basati su dati reali. Gli aggiornamenti portati in Spagna, sono il risultato di quanto visto appunto nei primi GP della stagione e, in tal senso mi pare evidente la mano di Serra, unico vero pezzo pregiato dell’esercito di ingegneri (francesi!) che Fred ha portato a Maranello. Il buon Loic ha le stesse caratteristiche di Wachè in Red Bull: entrambi hanno lavorato in Micheline ed entrambi conoscono bene il significato di “interazione delle dinamiche della vettura in relazione al funzionamento degli pneumatici”. Ferrari in Spagna non degradava e, se subiva suddetto degrado, era veramente minimo. Prova ne è che la Rossa era su tre soste, strategia più lenta sulla carta secondo Pirelli e, Hamilton ha sfruttato a suo vantaggio il posteriore decisamente stabile della sua SF-26. Ciò che mi ha impressionato veramente della vittoria di Hamilton è stato il fatto che questa è avvenuta proprio a Barcellona, pista definita “galleria del vento a cielo aperto”, dato che le sue pieghe riassumono le caratteristiche della maggior parte dei circuiti del mondiale. L’ultima vittoria della Ferrari in Spagna risale ad Alonso, solo che in quel caso la vittoria arrivò più per merito delle palle del pilota che per la superiorità della vettura. Con Hamilton abbiamo si visto il campione ritrovato, solo che abbiamo anche e soprattutto visto una vettura che ha fatto il mazzo ai diretti rivali; li dove prima spadroneggiavano! Domenica prossima si corre in Austria, una pista favorevole a Mercedes sulla carta, dove vedremo quanto il pacchetto Rosso (tre decimi di vantaggio stimato secondo Autoracer.it), unito ad un aggiornamento di potenza del motore termico (cinque CV circa), cosa sarà in grado di fornire e, se confermerà la sua bontà su una pista “non amica”.  Una cosa è certa ed è quella che l’attuale Ferrari, attraverso il suo gruppo di lavoro e, con le “imposizioni” di Hamilton, sta iniziando a girare diversamente quindi in positivo, rispetto agli anni precedenti.

Anche Mercedes dovrà fugare non pochi dubbi, a cominciare dall’affidabilità delle sue componenti elettriche, volgarmente riassunte in un unico termine che è la batteria. In Canada ho insinuato il dubbio, dopo la rottura di Russell, perché affermai “siamo sicuri che tutto quello spingere, da parte di George per difendersi da Kimi, non sia stata la causa della rottura stessa?”. Ebbene secondo Mercedes (fonte Autoracer.it) molto probabilmente la causa del problema al pacco batteria non è tanto nei componenti della stessa, quanto alle sollecitazioni (cordoli etc) che essa deve subire e quindi sopportare per tutta la durata del GP. Ad ogni modo i crucchi stanno già intervenendo (aggiornamento previsto per l’Inghilterra), solo che la soluzione non è dietro l’angolo e, a questo si unisce il duello che sta avvenendo a casa loro tra i due piloti. Russell non è stato capace di vincere nemmeno con Kimi ritirato e, prima che questo si fermasse definitivamente, era comunque davanti all’inglese umiliandolo per l’ennesima volta. Toto nel post GP aveva parlato addirittura di team order per il futuro e, con questa imprevedibile Ferrari e, con i problemi di affidabilità che stanno subendo, il discorso non è tanto peregrino. Detto che i team order fanno schifo a prescindere e, che ora come ora è veramente presto per attuare questa bestemmia, c’è da sottolineare che l’italiano ha tutto il vantaggio di beneficiare di un eventuale ordine di scuderia, al fine di conservare l’ampio margine in classifica che si è sudato sino ad ora. In Austria sicuramente il nostro connazionale vorrà e dovrà reagire, resta solo da vedere con quale esito. Gli ingredienti ci sono tutti per un nuovo weekend di polemiche e di gioie.

Buon GP d’Austria a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI BARCELLONA 2026

D’in su i veroni del formulaunistico ostello, si dubitava assai che il moro d’albione tornasse a far rima con campione, ché la diritta via già da un po’ parea smarrita, ché il suo pie’ non fosse più così veloce e che, trafitto 105 volte da un raggio di sole, fosse ormai giunta la sua sera.

Tuttavia, è stato proprio alla sera di domenica scorsa che gli appassionati hanno ritrovato una certezza con cui fare i conti: non si è ancora del tutto assopito lo spirto guerrier ch’entro gli rugge.

Non che da tutti si escludesse totalmente la possibilità che Lewis Hamilton potesse ancora vincere una gara ma che se mai gli fosse riuscito sarebbe stato grazie a fortuite coincidenze, casualità imprevedibili, il ritiro di settordici piloti o mezzi di movimento terra improvvisatisi nuovamente suoi salvatori.

Quorum ego, beninteso.

Ciononostante, il Luigino da Stevenage, decide di smentire tutti con una qualifica solidissima e velocissima ed una gara in cui sfodera tutta la sua esperienza a piene mani.

La qualifica, dicevamo, è stata la vera base su cui ha costruito la sorprendente vittoria che ha portato a casa. Veloce nel Q1, veloce nel Q2 e ancora più veloce nel Q3 ove toglie 7 decimi dal suo top del Q2 e si piazza tra le due Mercedes a pochi millesimi dalla pole.

A Barcellona, Ferrari ha portato aggiornamenti che, in tutta evidenza, paiono notevolissimi: il primo segnale è proprio lo scalino di prestazione tra Q2 e Q3 che era uno dei tarli che deturpavano il retrobox del Cavallino sin dalla prima gara stagionale.

La partenza del Gran Premio fa capire che il vantaggio Ferrari in questo ambito si è definitivamente dissipato: nonostante il teorico vantaggio e le gomme rosse contro le gialle di Russell, Hamilton è costretto ad accodarsi. A dispetto del vantaggio di gomma, Luigino non riesce a tenere il ritmo di Russell ed è costretto a pittare relativamente presto lasciando chiaramente intendere che l’opzione della strategia a 3 soste, sul rovente asfalto del Montmelò, poteva essere la sua scelta definitiva.

Poco fa si diceva che gli aggiornamenti portati da Ferrari paiono notevolissimi. Ebbene, dopo il primo stint su gomme rosse, invero non esaltante, è sulle successive mescole che possiamo apprezzare in pieno le potenzialità della vettura. Non solo Hamilton tiene il passo di Mercedes ma, nello stint finale, gli è anche di molto superiore. Ed è l’emergere di questo fatto, ché è un fatto, a sorprendere più di tutto il resto. Sotto il piede tornato sapiente di Lewis, la rossa impone un ritmo inavvicinabile per chiunque. In alcuni frangenti, si sono visti 1.5 secondi di distacco a Russell e anche nel finale a gomme di età quasi uguale (Russell 4 giri in più e Antonelli 3 giri in più), in cui teoricamente le Mercedes avrebbero dovuto essere ben superiori visti i precedenti, Lewis si permetteva di infliggere 7-8 decimi al giro. La guida sicura e in pieno controllo, tempi sempre veloci senza rischi eccessivi e soprattutto nessun errore, facevano tornare in mente le più sagaci tra le sue vittorie: quelle degli anni tra il 2017 e il 2019 quando, pur favorito dal mezzo tecnicamente superiore, s’imponeva d’imperio e senza dare alcuna speranza a chi oltre a inseguire lui, inseguiva il sogno d’una vita (ahimè, caro Seb!). Ne ha avuto ben donde, dunque, d’esultare il buon Lewis: non si tratta della vittoria casuale ch’era il massimo che gli si poteva augurare prima di Barcellona ma di una vittoria conquistata sul campo con velocità, sagacia tattica, autorevolezza e capacità di gestione. Si può desiderare qualcosa di più? Be’, sì, perché il contemporaneo, quanto improvvido (mannaggia!) ritiro di Antonelli trasforma il secondo posto del mondiale che aveva già conquistato a Montecarlo in un prospetto ben più ambizioso: 1 gara e mezza di distacco è meglio di 3, no? Se poi i miglioramenti Ferrari si confermassero anche sui prossimi circuiti, in ossequio all’adagio degli ultimi trent’anni durante i quali la vettura che si dimostrava performante al Montmelò lo sarebbe stata per tutto il resto della stagione, allora perché non pensarci?

Quindi LEWIS HAMILTON – voto 106 e lode

In questo tripudio di maranellaggine arrivano conferme anche dal prode Charles Leclerc. Il nostro beniamino, infatti, in qualifica pareva anche più veloce di Lewis e con la pole assolutamente a portata di mano. Consapevole di ciò, in Q3 si è probabilmente lasciato trascinare dall’entusiasmo commettendo un errore banale in curva 3: entra non 1 o 2 ma ben 6 km/h (e questo ben non va sottovalutato: i piloti più bravi del mondo ne sentono anche mezzo di km/h) più veloce del dovuto e perde il controllo della vettura finendo malamente fuori pista. Ciononostante, in gara parte alla grande, superando in due curve ben tre vetture e poco dopo ci regala un sorpasso meraviglioso nei confronti di Piastri all’esterno proprio di curva 3 . Nel secondo stint è il più veloce in pista e nel finale non è veloce tanto quanto Hamilton semplicemente perché era in gestione, non avendo la possibilità di migliorare la sua posizione perché troppo distante da Verstappen. La inconsueta rottura del power steering gli toglie la possibilità di fare buoni punti trasformando il week end catalano in un altro incubo per le sue ambizioni. Ambizione che la parallela condotta del suo compagno di squadra fa scendere al lumicino ed è la prima volta in carriera che, sia pur molto prematuramente, Charles si trova in una condizione in cui la squadra potrebbe decidere di chiedergli dei sacrifici non dettati da situazioni contingenti. Ancora una volta, come già accaduto a Montecarlo, Charles mostra poco controllo nelle pubbliche dichiarazioni: se là sminuiva smodatamente le sue colpe fino a negarle del tutto qui si affligge e si autocolpevolizza ben oltre l’ordinaria misura: il “provo solo vergogna” proferito più volte con sguardo sconsolato e in diretta mondiale è qualcosa che non si può sentire, persino da un genuino come lui. C’è una certa mancanza di lucidità in tutto ciò. L’ambito in cui è nato il suo errore è ben diverso da quello di Montecarlo. Ci ha provato, a fare la pole, ma non è andata: tutto qui. Certo, era il caso di prendere quella curva meglio, ovvio. Ma chi mai, tra gli appassionati, si sognerebbe di criticare un pilota perché tenta di prendersi la pole position? Al buon Charles riesce 8 volte su 10 di fare il “giro magico” da pole dei miracoli: evidentemente stavolta era una delle 2 in cui non capita. Se poi non gli è riuscita perché non era psicologicamente al massimo della forma non sono in grado di dirlo. La prossemica e la lettura semiotica dei suoi gesti non può dare alcuna certezza visto che si tratta di poche decine di secondi davanti ad una telecamera: non possiamo sapere quanto sia tranquillo (o meno) nel resto del tempo. Quindi, a differenza di tanti giornalisti novelli Freud, non mi esprimo sul punto. Piuttosto, il buon Charles dovrebbe prendere atto che la macchina è migliorata, anche nelle sue mani, non solo in quelle di Lewis. Dalla prossima gara sarà sufficiente, perdonate la battuta, dare il 100% e non il 110%…

Oltre a Charles, anche un altro nostro beniamino è rimasto scornato dal Montmelò. Andrea Kimi Antonelli, per la prima volta in stagione, è stato tradito dalla sua vettura e vede il primo “zero” nel suo ruolino di marcia. Sorpreso in qualifica da Hamilton, in gara parte comunque bene rintuzzando il tentativo di Norris. La non ottimale strategia di Mercedes non gli consente di giocarsela al meglio nella parte centrale della gara ma quando si torna a gomme pari, nell’ultimo stint, ecco che esce il fenomeno che abbiamo ammirato sin qui. I suoi crono non erano al livello di Hamilton ma erano certamente migliori di quelli del suo compagno di squadra, che supera agevolmente e con gran coraggio (Russell, l’aveva maliziosamente spinto verso il muretto interno del rettilineo) nella frenata di curva 1. In quell’occasione, rompe una bandella dell’ala anteriore destra perché, spinto per l’appunto da Russell, passa rovinosamente su un piccolo dissuasore: si nota perché quella sezione è dipinta in rosso e il dissuasore è bianco. Sarebbe interessante capire se quel sobbalzo è anche la causa del successivo problema che lo costringe al ritiro: queste auto sono così delicate che non si può mai dire. Ad ogni modo, per quanto l’improvvido problema consenta a Lewis di mostrarsi sorprendentemente nei suoi specchietti in ottica mondiale direi che si è visto benissimo anche a Barcellona. Che continui così.

GEORGE RUSSELL – voto 7 ½

Avrei dato voti anche più alti ma sappiamo che a differenza di altri piloti Russell è uno che è molto lucido nella gestione delle strategie e qui non è stato impeccabile. Ottimo in qualifica (ma ringrazi Charles e le sue paturnie) e ottimo nella prima parte di gara, non comprende che la strategia migliore era quella di Hamilton. Sicché si plafona, nel secondo stint, su ritmi non sufficienti per avere tranquillità nel finale. Oppure, il che è altrettanto probabile vista la facilità con cui Kimi gli si era riavvicinato, non ne aveva abbastanza. Insomma, ancora una volta, quando il gioco si fa duro, cioè nel finale di una gara in cui avrebbe dovuto giocarsi la vittoria, non riesce ad esprimersi al meglio delle sue possibilità. Oppure ci riesce ma a questo punto dovrebbe ammettere che Kimi è molto più bravo di lui. Se poi Ferrari dovesse confermare la sua competitività allora il cammino verso ambiziosi traguardi del buon George diventa ancora più periglioso. Mah!

LANDO NORRIS – voto 8 ½

E bravo Landino nostro! In una gara dove tutti gli occhi erano puntati su Hamilton e il suo epico ritorno alla vittoria in pochi si sono soffermati a giudicare la sua eccellente prestazione. In qualifica fa del suo meglio e si ferma a pochi millesimi da Antonelli. In gara è un martello, per quanto la vettura gli consente, e lo è abbastanza per tallonare i due Mercedes fino a pochi giri dalla fine. Proprio in quell’occasione ci regala un gustoso TR in cui dice al suo ingegnere di pista, che lo stimolava ad approfittare di eventuali scorni tra i due Mercedes che battagliavano 1 secondo avanti a lui, che se avesse continuato a quel ritmo la gara l’avrebbe finita in un muro. Ma chissà? Se avesse saputo che Antonelli avrebbe rotto di lì a poco forse lo scorato Russell degli ultimi giri sarebbe stato alla sua portata. D’altra parte, if my grandmother had wheels

Una curiosità che le sovrimpressioni della Formula 1 ci hanno regalato è stata scoprire che nonostante la messe di piloti inglesi che hanno calcato i circuiti del mondiale negli ultimi 60 anni era dal 1968 che non si vedeva un podio tutto britannico.

MAX VERSTAPPEN – voto 7

Il voto qui sopra è più una sorta di alert che un giudizio vero e proprio. Si può pensare di dare a Max voti inferiori all’8? Certo che no. Tuttavia, il fenomeno che da anni tutti ammiriamo nonché l’orgoglioso guidatore della monoposto dal motore più potente del lotto… in qualifica non riesce a dare altro che 50 millesimi di secondo ad un suo compagno di squadra. Peraltro in una pista estremamente tecnica ove le sue abilità di guida dovrebbero amplificare il divario che, in qualche modo naturale, lo ha sempre separato dai suoi compagni di squadra (tranne Ricciardo, sia chiaro). Da quanto tempo non accadeva? Ora, per quanto quest’anno Hadjar si stia mostrando molto più tosto rispetto a coloro con cui ha condiviso il box negli ultimi anni, sarà anche vero che il nostro buon Max non si sta impegnando al massimo se non ha la ragionevole certezza di poter lottare per qualcosa di importante? Difficile da dire ed è da qui che nasce l’incertezza sul giudizio della sua performance. Non inganni, a questo proposito, il distacco rifilato ad Hadjar in gara: il buon Isack era partito malissimo. Vedremo se il motore più potente del lotto (ehm…) lo aiuterà a rimettersi nelle posizioni che più gli competono.

OSCAR PIASTRI – voto 5

Anche a Barcellona lo spento Oscar di questo 2026 continua a generare perplessità. Dove è finito il brillantissimo protagonista delle stagioni 2024 e 2025 (be’ quest’ultima non per intero)? Per quanto in qualifica non sia lontanissimo da Norris lo è comunque a sufficienza per farsi sopravanzare dai due RBR. In gara parte anche bene, approfittando delle incertezze di Hadjar ma cede quasi subito al ritorno di Leclerc. Quest’ultimo ha fatto sicuramente un sorpasso da annali ma l’Oscar dello scorso anno non si sarebbe trovato in quella condizione, ne sono certo. Per il resto della gara gioca a nascondino con Leclerc e Verstappen che però, al momento giusto, gli vanno via con ampio margine. E ampio è anche il margine che patisce dal compagno di squadra, Landino nostro, che alla fine della gara gli rifila 35 secondi. Non è un bel vedere per uno che fino a poche gare dalla fine della stagione 2025 era considerato il miglior prospetto per il dopo-Max. Mah!

ISACK HADJAR – voto 6

Il voto è una media tra la qualifica eccezionale e i pasticci combinati in gara. Benché con i dubbi espressi sopra nel commento a Max il fatto, anzi il fatto, è che in qualifica il nostro buon torello mezzo boxeur e mezzo pie’ veloce si è piazzato immediatamente alle spalle del suo compagno di squadra con soli 56 millesimi di distacco. Il che già sarebbe motivo per lanciare cappelli in aria, o guantoni da boxe se vogliamo. Dopodiché il nostro eroe spreca tutto con uno start da incubo. Perde 4 posizioni. Recupera con dei bei sorpassi sui cugini di Faenza ma poi commette qualche sbavatura che quasi gli costa un DNF. A quel punto si calma e decide di portare a casa qualche punto che diventa buono anche grazie ai ritiri di Kimi e Charles. Vorrei dire che deve darsi una calmata ma non è proprio il caso, vero? Dai Isack! Dai!

GASLY, LAWSON, LINBLAD – voto 7 ½

Accomunati dal voto i tre qui sopra possono ognuno contare su svariati motivi di soddisfazione. Gasly, pur battuto ancora da Colapinto in qualifica, ha mostrato un ritmo-gara notevole, molto migliore di quello del suo compagno di squadra al punto da costringere il muretto a forzare lo swap. Lawson continua una buona striscia di piazzamenti grazie, ancora una volta, all’estrema solidità mostrata in gara. Linblad merita perché deve farsi le ossa e ogni punto guadagnato è grasso che cola. Bravi.

COLAPINTO – 6 meno

Rispetto ai tre che l’hanno preceduto un voto in meno a Francuzzo nostro. Dopo una qualifica molto buona e un altrettanto buona partenza non riesce a capitalizzare mostrandosi incerto nel ritmo e costringendo persino il muretto Alpine a sancire lo swap con Gasly. In più, commette un’ingenuità in regime di bandiere gialle che gli costa una penalità di 10 secondi e ben due posizioni in classifica. Per sua fortuna Hulkenberg viene messo fuorigioco da uno dei più assurdi inconvenienti visti negli ultimi anni altrimenti sarebbe finito pure fuori dai punti. Rimandato.

HULKENBERG – voto… alla madonna!

Al 29° giro, il fin lì eccellente Hulk se la stava cavando alla grande e battagliava con Lawson per la 10 posizione. Ebbene che succede? Succede che Lawson, davanti a lui, esce appena appena largo da una curva e sfiora la ghiaia facendo saltare qualche sassolino. Uno di questi sassolini schizza a velocità curvatura in stile Star Trek e viene teleguidato da tutte le intelligenze artificiali, naturali e soprannaturali di questo mondo verso il pulsante di spegnimento vettura presente, per ragioni di sicurezza, sulla fiancata della Audi del nostro. Sicché me lo immagino il buon Hulk: è tutto ringalluzzito, nel suo rovente abitacolo, con punti mondiali alla sua portata, misurare millimetro per millimetro le traiettorie migliori che gli consentono di rimanere in modalità overtake e pensare al modo migliore per tentare di passare il neozelandese quando all’improvviso gli si spegne tutto, così, d’emblèe. Caro Nico, hai tutta la nostra solidarietà!

NOTE DI MERITO

Nei meriti vorrei metterci Stroll che per la prima volta da quando ha Alonso è in squadra, esclusi problemi tecnici di vario tipo, gli sta davanti in qualifica. Ma quando si tratta di Lance preferirei cautela.

Cadillac piazza per la prima volta entrambi i piloti davanti a AM. Considerato da dove erano partiti è un risultato da non sottovalutare.

NOTE DI DEMERITO

Cadillac avrà spompato la macchina in qualifica perché poi, in gara, hanno visto Bottas piantarsi dopo 5 giri e Perez girare al rallentatore per tutta la gara.

Albon patisce, eccome se patisce.

Haas non pervenute.

NOTE CHE SA ESSERE PROTAGONISTA ANCHE QUANDO PARTE ULTIMO

Non ne avrebbe avuto bisogno visto quanto andava forte ma Lewis ha ricevuto un aiutino anche da Fernando Alonso che ha causato la VSC che ha consentito il comodo pit del ferrarista che lo ha ulteriormente proiettato verso la vittoria. Fernando ha detto che questa Barcellona potrebbe essere la sua ultima (a prescindere: nel 2027 non è in calendario). Cominciamo a mettere nel salvadanaio qualche lacrimuccia per fine anno?

Ci vediamo in Austria!