IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Nella pausa estiva che tutta la F1 deve rispettare, ci pensa il nostro Domenicali a ravvivare le nostre giornate di vacanza, esprimendo il suo pensiero a riguardo della F1 che verrà. Perché le sue parole, a mio giudizio, non sono mai casuali considerando il ruolo che ricopre. Infatti nel momento in cui il CEO di Liberty Media afferma che a nessuno interessa come guidano i piloti, perché “la gente” vuole solo vedere l’azione in pista, fa capire a tutti (almeno a coloro i quali ragionano ancora) quali sono le sue intenzioni, ovvero americanizzare totalmente la massima serie del motor sport mondiale. Azione è la parola d’ordine, spettacolo è il mantra che deve essere ripetuto, dunque realizzare il sogno bagnato di ogni organizzatore (americano) che si rispetti per quanto riguarda l’intrattenimento, in una sola parola; wrestling! Come si può raggiungere questo obiettivo? Ovviamente allargando il numero di Sprint Race per weekend. Considerando quello che è stato fatto con la MotoGP, non è facile capire che Domenicali&Co. vogliono arrivare allo stesso risultato anche con la F1. Se alle persone, alle quali si riferisce Domenicali, non interessa come i piloti erogano il gas sull’acceleratore, come sfruttano l’energia della batteria a loro disposizione per poter tentare un sorpasso, allora sicuramente si può accelerare il processo di invasione da parte di questo inutile format, il quale non fa altro che spoilerare quello che poi vedremo nella main qualy e, main race. Del resto già dall’anno prossimo Monza avrà la sua Sprint Race e, a mio modesto giudizio, questo sarà solo l’inizio di un processo di trasformazione che parte da lontano. Infatti la prima gara, inquinata da questo nuovo modo di affrontare il weekend, risale al 17 luglio del 2021 in Inghilterra e, da li in poi è iniziato un lungo processo di assuefazione, fino a quando tutti lo hanno considerato normale. Nel corso del tempo il numero delle Sprint Race è rimasto inalterato e, nonostante ciò hanno continuato a tenerlo, anche se dovrei dire “ce lo hanno ficcato in gola a forza”. Molti esperti del settore hanno buttato acqua sul fuoco, giocando proprio sul fatto che il numero di Sprint sia rimasto inalterato nel tempo, adducendo ai mal di pancia degli appassionati. Tuttavia vi invito al ragionamento ed alla riflessione, chiedendo a chi si prende il disturbo di leggermi, se davvero qualcuno abbia creduto che suddetto format, sia rimasto inalterato proprio per i mal di pancia degli appassionati o, perché la stessa Liberty Media non aveva alternative a questo tipo di svolgimento di gare. Come scrivo da tempo, la F1 di Liberty Media soprattutto, si basa sulla più semplice ed universale legge del mercato che è basata sulla domanda e sull’offerta: se ogni weekend di gara registra il sold out ovunque si vada, nonostante i prezzi che accessibili o popolari proprio non sono, allora è inutile meravigliarsi di quello che sta per arrivare. Chi organizza avrà sempre ragione, in luogo del quale potrà avanzare qualunque tipo di pretesa visto e considerato che chi paga, accetterà tutto senza fiatare. L’esempio più diretto ed immediato è proprio lo sconcio di questo attuale regolamento, concepito esclusivamente su pura base ideologica e, di rimando, nell’attirare altri potenziali costruttori (AUDI e Ford… azienda americana quindi!): in Australia tutti si sono resi conto che, le parole di Verstappen (“FormulaE steroidizzata”), erano state anche fin troppo gentili. La levata di scudi fu imperiosa, eppure invece di pensare a come poter tornare indietro (anche se sarebbe stato a dir poco complesso), la F1 tutta è corsa ai ripari edulcorando tutto quello che gira attorno a queste nuove vetture, compreso l’evitare di mostrare quando la batteria viene utilizzata. Del resto ai nuovi appassionati, secondo Domenicali, non frega niente di come queste monoposto vengono guidate, quindi tanto vale eliminare le informazioni superflue, la parola d’ordine è “semplificare”, proprio come ha suggerito George Lucas (si il padre di Star Wars) allo stesso Domenicali. Il dubbio deve attanagliare chi ragiona, l’entusiasmo deve invece prevaricare sulle nuove generazioni. Quindi per chi ragiona, si porrà sempre la domanda di come è avvenuto il sorpasso di Verstappen ai danni di Hamilton in Ungheria, mentre per il nuovo tifoso che avanza, è stato bello esultare guardando quella magnifica staccata, ripagandosi cosi il costo del biglietto. Il buon Bernie Ecclestone disse, dopo che aveva venduto tutto agli americani di Liberty Media: “Vi ho lasciato un ristorante a cinque stelle e, lo avete ridotto ad un fast food”. Il sottoscritto non ha dubbi dunque che le Sprint Race aumenteranno e, poiché dall’anno prossimo la ripartizione di potenza, tra motore elettrico e quello a combustione interna cambierà, nutro ancora meno dubbi sul fatto che in molti grideranno al miracolo del cambiamento. Miracolo cosi fruttuoso che Domenicali (sempre lui) invoca già ad un cambiamento delle regole, dunque delle motorizzazioni, già a partire dal 2030 sebbene l’attuale regolamento sarebbe dovuto rimanere in vigore fino a tutto il suddetto anno poc’anzi da me citato. In questi cinque lunghi anni ne cambieranno di regole, ce ne saranno di aggiustamenti e, ciò non di meno ci sarà un’affezione sempre più crescente nei riguardi di tutto qello che il convento passerà.

Personalmente trovo offensive le parole di Domenicali, fosse solo perché la sua carriera di successo si è basata proprio sullo stile di guida dei piloti che ha avuto il privilegio di affiancare, Schumacher prima e Alonso dopo con Raikkonen in mezzo, quindi il suo carisma potrà imbonire le nuove generazioni, che non conoscono l’epopea del primo decennio di questo secolo se non tramite qualche video su You Tube, eppure non mi si venga a dire che non interessa lo stile di guida, perché l’unica cosa che non frega è proprio come queste nuove motorizzazioni funzionano! Motorizzazioni che dal punto di vista pratico hanno ben poco da condividere con la vita di tutti i giorni (salvo per la Ferrari Luce che, a detta di Vigna, le vendite stanno andando secondo da programma… sigh!), motorizzazioni i cui parametri vengono occultati perché altrimenti qualcuno potrebbe porsi qualche domanda di troppo. Tuttavia è stato proprio lo stile di guida dei piloti del passato, che ha contribuito a rendere questo sport quello che è (o quello che era?) e, a farci appassionare ed affezionare a questo e a quel pilota. Il modo come un pilota frena, di come accelera e parzializza il gas in curva, il modo di come gioca col volante e, di come prepara il sorpasso, ebbene in tutto questo vedo l’opera dell’uomo, vedo il carattere del pilota nel quale magari un appassionato ama anche identificarsi, a differenza di oggi che sono relegati quasi a meri conducenti, dove premere un bottone per avere il boost necessario per il sorpasso è l’apice dell’artificio, il wrestilng su quattro ruote appunto.

Articolo polemico il mio eppure sebbene mi spenda nel commentare il lato sportivo di quello che accade in pista, eliminando tutto quello che c’è realmente intorno, ciò non significa che il sottoscritto o, chi legge o, chi va in circuito a vedere i suoi eroi, non sappia quale sia la vera realtà, perciò si eviti di prendere in giro coloro i quali hanno dedicato le proprie passioni nel seguire lo sport che ama, sbattendogli in faccia una menzogna spacciata per verità, perché la F1 dietro tutta la tecnologia, aggiornamenti del caso e livree colorate, è solo cronometro in mano e modo di guidare per battere il tempo.

Vito Quaranta