BASTIAN CONTRARIO (XIV): Il merito

Il deludente GP di domenica scorsa, svoltosi in quel di Madrid, nonostante abbia messo a dura prova le nostre palpebre, affinché non si chiudessero, a mio giudizio ha dato non pochi spunti di cui discutere. Almeno sul lato umano e sportivo, perché da quello del punto di vista prestazionale e, soprattutto dello spettacolo, non vedo nessun onore e soprattutto merito da dare a questo circuito (che dovremo sorbirci per almeno una decade, salvo poi attendere l’inevitabile annuncio di rinnovo prima della su naturale scadenza), il quale potrà anche essere stato un fiore all’occhiello nell’organizzazione, eppure il pubblico in una pista da corse vuole vedere ben altro. Tuttavia quando si concepisce un circuito cittadino il destino dello stesso è già segnato e, indipendentemente dal disegno, sapremo già che la pista sarà un budello dove sorpassare è pressoché impossibile, salvo rischiare l’osso del collo (sportivamente parlando). Che differenza c’è tra il circuito madrileno e quello di Baku, Sochi (che ora è bandito), Singapore e via discorrendo? Piste dove la qualifica è di certo emozionante, perché in circuiti del genere non ci si può distrarre un attimo e, ogni errore lo paghi salatissimo, mentre la domenica la musica cambia radicalmente, tanto che spettacoli come quello madrileno ti fanno rimpiangere Montecarlo! Addirittura immediatamente dopo la gara, già si parlava di modifiche “imperative” da apportare al circuito stesso per l’anno prossimo, al fine di evitare la processione alla quale abbiamo dovuto assistere. Dico io: siete partiti da un foglio bianco: pensarci prima no?

Gli spunti dicevo. Mi chiedo che merito ci sia, da parte di chi commenta in diretta tv, nell’invocare una Safety Car o peggio una bandiera rossa, al fine di poter salvare la gara di Charles e, non farlo finire fuori dal podio? Il livello narrativo che si sta toccando ultimamente non solo non ha nessun merito, addirittura inizia ad essere altamente diseducativo. Eh già, perché lo si voglia o meno, la televisione educa eccome perciò cosi come Liberty Media si sbatte nell’inviare, al pubblico di tutto il mondo, messaggi più inclusivi possibili tanto da arrivare a multare chi nei box delle squadre non ha un abbigliamento appropriato (leggi culo in bella mostra!), allo stesso modo il giovane pubblico, che tanto piace alla F1 di Domenicali, ascoltando quelle parole cosa deve pensare? Che sia giusto che accada un incidente? Tutto questo per quale motivo? Affinché il pilota di turno, che mezzo mondo tifa, possa vincere? Che merito c’è in una vittoria del genere allora? Non vi sarebbe onore in una situazione del genere e, di certo non v’è onore in un comportamento del genere a maggior ragione che la F1, nella sua storia di anime cadute ne ha tante sulle spalle e, proprio grazie a tutte quelle “bandiere rosse” che ci sono stato in passato, abbiamo raggiunto standard di sicurezza elevatissimi. Questo tema è stato affrontato e dibattuto da molti in questi giorni e, il sottoscritto non poteva esimersi dal dire la sua, visto che ha ancora oggi davanti gli occhi, il botto di Senna al Tamburello. Mi auguro che questa narrazione quanto meno cambi.

Allo stesso modo, rimanendo in tema di merito nella vittoria, mi tocca difendere il nostro connazionale che, GP dopo GP, si sta avvicinando sempre di più al suo sogno che poi è quello di ogni pilota; vincere il mondiale. La Federazione attraverso i suoi giudici di gara, non fa nulla per non sollevare polveroni. La porcata che hanno commesso ai danni di Norris è stata davvero un colpo basso e, su questo sono certo che siamo tutti d’accordo, vero è che mi chiedo per quale motivo bisogna infierire sul nostro connazionale, tanto che ho dovuto leggere di pilota fortunato e, di vittoria immeritevole. L’anagrafe del nostro Kimi riporta che il ragazzo ha vent’anni eppure il comportamento (in pista e fuori), suggerisce che il giovane pilota della Mercedes abbia vent’anni di esperienza sulle spalle. Dico questo perché Antonelli, a fine gara, quasi si scusa con Norris per la sua vittoria che, senza quella strana Virtual Safety Car (concepita per contrastare le ingiustizie della Safety Car… sigh!), non sarebbe mai arrivata. L’italiano a fine gara lo ammette candidamente, affermando che gli dispiaceva per Lando e, in questo Antonelli ha un grande merito perché lo sport è anche e soprattutto questo, essere onesti. Eppure non capisco di che fortuna si parli. Ogni campione ha una prerogativa che li contraddistingue: la fortuna se la creano. Kimi era pronto, era li ad aspettare il momento giusto da cogliere caso mai si fosse presentato. Un campione si vede in questo, altrimenti si dovrebbero ridiscutere i settanta anni e passa dell’intera F1. Nel 2021 è vero che venne comminata una delle porcate più grandi della storia, vero è che Verstappen si presentò ad Abu Dhabi con un divario di punti davvero risicato e, non con una ventina di ritardo. Con questo voglio dire che se Max non avesse lottato con le unghie e con i denti, contro quel Lewis, non si sarebbe mai venuta a creare l’occasione che poi gli si è presentata. Di rimando Antonelli è vero che ha approfittato del “regalo” che gli è piovuto dal cielo madrileno, vero è che lui era li, come detto, pronto a coglierlo. Come mai capitano tutte a lui? Come mai queste fortune non capitano al compagno? Semplicemente perché George, in questa storia, non ha meriti visto e considerato che l’inglese è nelle retrovie (con la stessa macchina del compagno), mentre il suo team mate è costantemente a lottare per la vittoria. Per questo trovo ingiusto accusare Kimi di vittoria immeritata, anche perché se il giovane italiano è il riferimento in squadra, è perché ha vinto a raffica nella prima parte del mondiale e, il suo rendimento non è mai calato anche quando la sua vettura non era all’altezza dell’arrembante MCL-40.

Che meriti ha la Ferrari di Vasseur? Come ho scritto su queste righe, il vero mondiale della Rossa, del rubicondo Team Principal francese, sarebbe iniziato proprio alla ripresa del mondiale, subito dopo la pausa estiva ovvero quando tutti avrebbero spinto concretamente sugli sviluppi. Se si osserva il trend degli ultimi GP abbiamo questa situazione: AMG costante nelle prestazioni (questo significa che continuano a conservare il loro vantaggio), McLaren in fortissima ascesa tanto che ora è la squadra di Woking la vera preoccupazione di Toto, Red Bull in costante crescendo a dispetto delle pessime qualifiche che rimedia al sabato, mentre Ferrari? La Rossa come ogni anno, subito dopo l’estate, è in caduta libera. Da quando i due alfieri di Maranello non salgano a podio? Addirittura Hamilton, domenica scorsa, ha dovuto interrompere la sua striscia positiva di andare sempre a punti. Come ho già scritto, prima della pausa estiva, per Ferrari credere almeno nel mondiale Costruttori doveva essere un dovere, ora invece bisogna guardarsi le spalle dalla McLaren la quale, ormai è solo questione di tempo, è pronta ad agguantare il secondo posto (praticamente correndo con un pilota solo!). Questo doveva essere l’anno della riscossa, con una squadra che per bocca del suo stesso Presidente, si è mossa con quattro anni di anticipo ed invece, da “obiettivo 2026” siamo già passati ad “obiettivo 2027”. La Ferrari sta lavorando sodo al nuovo motore, che dovrà andare a correggere tutti gli errori di quello attuale e, nel frattempo Hamilton e LeClerc sono in apparente tregua, con Vasseur che annuncia al mondo che in squadra ci sono due numeri uno (cose da pazzi!). Quest’anno ormai è andato e, francamente non so se ci saranno nuovi guizzi da parte della Ferrari, visto l’attuale trend, certo è che l’impressione è quella che il 2027 sarà l’ultima chiamata per il Team principal Rosso. Impossibile ed impensabile credere alla ripetizione di quest’anno anche per quello venturo, quindi o Ferrari si giocherà costantemente la vittoria (ha due numeri uno no?) a cominciare dal prossimo anno sportivo, oppure siate pronti all’ennesimo cambio.

Inutile dire che Ferrari merita tutto quello che gli sta accadendo.

Vito Quaranta