A Kimi bastava arrivare nono, al GP del Messico svoltosi la settimana scorsa, invece non solo è divenuto campione del mondo addirittura lo ha fatto festeggiando sul podio assieme a Max Verstappen (vincitore del GP) e, Lewis Hamilton. Non c’è he dire una vera e propria doppietta di lusso. Come nel GP di Austin il ragazzo italiano è sceso in pista non per emulare “il professore”, se mai per continuare nella sua missione che è quella di provare a vincere ad ogni costo, proprio come il suo idolo brasiliano Ayrton. Inutile dire che Antonelli non è ne Prost e ne Senna e, l’unica cosa che ha in comune con questi due fenomeni del passato, è che anche lui alla fine è divenuto campione del mondo. Il resto è tutto nelle giovani mani (e piedi) di questo ragazzo prodigio il quale, sebbene abbia avuto l’opportunità di avere tra le mani da inizio mondiale, un mezzo con almeno otto decimi di vantaggio su tutta la concorrenza, è altrettanto vero che non solo non era scontato che mostrasse tutto quello che ha fatto vedere, addirittura lo stesso vantaggio di cui ha goduto si è lentamente prosciugato a cominciare dalla seconda metà del campionato. Certo che quando Mercedes ha iniziato lentamente ad abdicare, nel senso di dominio, ormai i giochi praticamente erano già fatti, perché il vantaggio accumulato da Antonelli era troppo grande per i team avversari i quali, hanno capito come far funzionare telaio e meccanica con questi motori di nuova concezione troppo tardi. L’unico vero avversario di Kimi è stato il suo compagno di squadra il quale, dopo essersi congratulato con il neo campione e, con tutta la famiglia presente al gran completo, è letteralmente fuggito via da circuito (con tanto di multa comminata alla squadra). La verità è che Russell aveva capito che c’era qualcosa che non andava già dall’Australia, nonostante l’avesse espugnata. Solo che il veloce pilota inglese non voleva ammettere, a se stesso, che nel box di fianco l’aria era cambiata rispetto al 2025. Per George ora la faccenda si complica non di poco, perché sebbene egli è a tutti gli effetti un pilota Mercedes top driver, è altrettanto vero che il suo status di “migliore” è stato fortemente ridimensionato e, l’anno prossimo già puzza di ultima chiamata perché o espugna la roccaforte emiliana che tiene di fianco, oppure è meglio che inizia a vedere in quale nuovo lido deve sbarcare. Anche perché sulla sua testa pesa una spada di Damocle non indifferente che si chiama stipendio. Mr. Russell becca qualcosa come trentacinque milioni l’anno a fronte dei “soli” due di Kimi. Toto Wolff si ritroverà l’anno prossimo con un top driver (fino a quando considerato tale?) pagato profumatamente e, con un campione del mondo che necessariamente dovrà passare dal “minimo” salariale (evito di scrivere il “premio partita” che riceverà Kimi in quanto divenuto campione) all’ingaggio che si conviene ad un numero uno. In F1 si sa, il posto fisso non esiste (si veda quello che è successo ad Ocon proprio il weekend scorso) e, gioco forza il buon George o si rimbocca le maniche per giustificare il suo cachet oppure il suo destino sarà segnato.
Toto Wolff dicevo, di certo uno dei miglior Team Principal di sempre inutile nasconderlo. Ha con molta probabilità vinto la sua scommessa più grande investendo tanto su Kimi; comprese le sue palle. Anche Toto non ha il posto fisso e, se Antonelli si fosse dimostrato un fiasco, la sua posizione quantomeno sarebbe stata messa in discussione. Invece prende un ragazzino (ad onor del vero scoperto da Minardi Jr col quale ora è in causa!) acerbo, lo cresce spendendo milioni, lo ingaggia al minimo salariale e va in quel posto a tutti, specie quelli che hanno sempre dubitato dell’operazione Antonelli e, agli sponsor che hanno abbandonato Mercedes, appena hanno saputo che avrebbero sostituito Hamilton con uno sconosciuto. Nulla da dire quindi su Wolff, il quale anche lui segna la sua personale doppietta, che è stata quella di liberarsi di un ingombro non da poco che è appunto Hamilton e, raggiungere l’iride con il nuovo arrivato in meno di due anni. Vedendo quello che ha realizzato il nostro giovanissimo connazionale, che è stato quello di entrare innanzitutto nella storia, mi rendo conto che la vera forza di Kimi è proprio il gruppo che ha avuto sempre alle spalle. A cominciare dal padre per arrivare al team di Toto, il quale gli ha messo innanzitutto a disposizione l’ex ing. di pista di Hamilton (Bono) che lo ha allevato sin da subito da campione. Antonelli è un progetto non casuale e, che nasce da lontano dove evidentemente nulla è stato lasciato al caso. Eppure queste parole non siano equivocate, perché se il nostro “AKA” non avesse avuto la genetica (talento, determinazione e volontà) adatta, nessuno avrebbe potuto farci nulla. Di fatto paradossalmente per Antonelli, l’aver conquistato l’iride, è divenuto un ulteriore banco di prova. Il suo sogno lo ha realizzato certo e, nessuno glielo contesterà mai, eppure già da domenica prossima in Brasile dovrà iniziare a confermare che è campione. Questa è la maledizione di chi vince, cioè dimostrare e dimostrare sempre che non si è campioni per caso. L’anno prossimo sarà molto probabile che i valori in campo saranno molto simili (Red Bull in fortissima ascesa) e, quello sarà il banco di prova più importante che è quello di confrontarsi in pista con chi è suo pari. Ad ogni modo è prematuro pensare a questo, godiamoci il campione del mondo più giovane di sempre che è tutto italiano.
La vittoria (del mondiale) di Kimi mi ha fatto guadagnare tempo, solo che ora mi tocca parlare della doppietta della Ferrari e, del teatro dell’assurdo al quale tutti stiamo assistendo. Doppietta perché dopo i casini di Monza, offrendo quello spettacolo indecoroso d’innanzi a tutto il popolo ferrarista, i due alfieri Rossi si sono ripetuti proprio domenica scorsa, scornandosi al primo giro. Doppietta mancata tra le altre cose, perché in Messico la Ferrari ha mancato un clamoroso primo e secondo posto che era da conquistare in ciabatte. Arrivati a questo punto è davvero importante capire di chi sia la colpa? Detto che la telemetria prima e, la ripartenza dopo, mostrano chiaramente che Charles è “leggermente” nervoso e, che a sua volta Hamilton nelle interviste, quando parla, sembra “il padrino” della squadra, ripeto davvero è importante capire chi abbia più colpe? Perché voi che vi prendete la briga di leggere queste righe, dovete sapere che a questo punto della stagione, il sottoscritto non se la prende più con i piloti bensì con chi è al di sopra di loro. Dopo aver mandato a meretrici la prima pole dell’anno ho pensato che se Vasseur ha parlato con i piloti, prima della partenza, ebbene questi se ne sono sbattuti allegramente. Se invece Vasseur non gli ha comunicato nulla, rimettendosi alla loro buona volontà degli stessi, ebbene Charles e Lewis se ne sono altrettanto sbattuti allegramente. In ambo i casi il Team Principal della Ferrari è inadeguato. Di fatto dopo la gara vengo a sapere che Vasseur ha optato per la seconda opzione, di fatto il capo in pista della Scuderia più importante del mondo, si è rimesso al buon senso dei suoi piloti affinché non vanificassero l’eccellente risultato ottenuto al sabato. Ebbene dichiaro che tutto ciò è inaudito perché il capo, che deve comandare e decidere con scelte anche impopolari se n’è lavato le mani e, la tragedia è stata che dopo il buon Vasseur, è andato a piangere d’innanzi le tv francesi parlando di mancanza di rispetto per chi lavora in fabbrica e, di delusione. No mio caro Vasseur chi manca di rispetto ed è deluso, è tutto il popolo ferrarista, altro che la colpa è di Charles e Lewis. Indipendentemente dalla simpatia per l’uno o l’altro pilota, è un fatto che a questo punto della stagione, dove una vittoria sarebbe servita come l’aria, un intervento diretto e chiaro sarebbe dovuto essere il minimo per un Team Principal responsabile e coscienzioso. Chiarire con lettere cubitali che non sarebbero state tollerate “tonnare” al primo giro era un dovere, il dovere di un Team Principal che ci mette innanzitutto la faccia in quello che fa. In Ferrari c’è una guerra (ormai lo scrivo da tempo) aperta e, se questi atteggiamenti bellicosi hanno prosperato e dilagato, è stato anche e soprattutto perché evidentemente c’è un vuoto di potere da parte di chi dovrebbe gestire, da qui l’atteggiamento del monegasco e, i toni dell’inglese davanti ai microfoni. Ferrari sta tecnicamente crescendo, è evidente e, se è vero l’anno prossimo avrà anche colmato il gap di potenza. Già quest’anno con non più di dieci cavalli di ritardo la Rossa si sarebbe potuta giocare il mondiale, come regola dunque (ricordando sempre cosa successe nel 2025!), alla luce dei miglioramenti che sono sotto gli occhi di tutti, l’anno prossimo la Ferrari potrà dire la sua, solo mi chiedo con quali presupposti? Con quelli che stiamo vedendo quest’anno? Allora altro che doppietta, iniziate a prepararvi come minimo già al “triplete”.
Buon GP del Brasile a tutti.
Vito Quaranta