Il Mondiale 1979 si è appena concluso ma non c’è tempo da perdere perché le prove del GP d’Argentina 1980 cominceranno venerdì 11 gennaio, tra 96 giorni esatti, per cui le squadre devono lavorare sodo per non farsi trovare impreparate. Mercoledì 10 ottobre la FISA accetta la candidatura di Messico e Las Vegas per inserire i rispettivi GP nel calendario del Mondiale 1980 che quindi si disputerà su 18 gare. Il campionato sarà diviso in due parti da 9 GP ognuna e per la classifica finale si terrà conto dei 5 migliori risultati di ogni parte.

Martedì 16 ottobre la FISA riunisce a Parigi i costruttori di motori per discutere del futuro del turbo in F1. Oltre ad Alfa Romeo, Ferrari e Renault si presentano anche Talbot, Honda e Mercedes mentre la più attesa BMW, che avrebbe già un motore turbo pronto, non si fa vedere. Keith Duckworth, padre del DFV Cosworth, afferma che per quanto lo riguarda, o si corre tutti col turbo o tutti con l’aspirato. In seconda ipotesi, chiede che si imponga di un sistema basato sul consumo di benzina, in modo che ci sia un consumo standard per minuto secondo.

Quella stessa settimana l’Alfa Romeo inaugura i test invernali a Le Castellet con Bruno Giacomelli. Per l’Autodelta è la prima vera sessione di prove effettuata dal debutto della 179 a Monza. Nei 10 giorni successivi alla gara del Glen si è lavorato molto a Settimo Milanese per modificare la monoposto sulla base delle esperienze raccolte negli ultimi due GP. Al bresciano il compito di provare le nuove soluzioni realizzate.

A Parigi, in occasione dei 15 anni di vita dell’agenzia fotografica DPPI, Guy Ligier ufficializza Didier Pironi come compagno di squadra di Laffite per il 1980.

Venerdì 19 ottobre Enzo Ferrari convoca la tradizionale conferenza stampa di fine campionato al Green Park di Casinalbo, a 10 minuti da Maranello, dove si sottopone a 3 ore di domande (da mezzogiorno alle 15) da parte di una ventina di giornalisti italiani e non. Per prima cosa controbatte alla proposta di Duckworth riguardante la limitazione del flusso di benzina per limitare la potenza dei motori turbocompressi.

Poi critica pesantemente l’ampliamento a 18 GP del calendario F1.

Infine, dopo aver annunciato che la nuova Ferrari si chiamerà 312T5 e debutterà fin dal primo GP in Argentina, rivela che c’è un’altra monoposto in fase di costruzione.

Lunedì 22 i motori si riaccendono a Le Castellet dove Giacomelli conclude il lavoro cominciato la settimana precedente facendo segnare il tempo di 1’06”86 sul tracciato corto (3300 m) del Paul Ricard.

La Lotus è nel caos. Reutemann ha un altro anno di contratto ma non ne vuole sapere di correre ancora con una monoposto le cui sospensioni si rompono continuamente e se Chapman non lo dovesse lasciare libero è disposto anche a rimanere fermo un anno. Non va meglio con Andretti che lascerebbe volentieri la Lotus a causa dell’ambiente non idilliaco creatosi nella pessima stagione appena conclusa perché, a suo dire, dove c’è Reutemann c’è caos. Anche lui ha un contratto da onorare e dal quale è difficile separarsi ma ha pur sempre un debito di riconoscenza verso Chunky che gli ha consentito di vincere il Mondiale 1978. Reutemann è stato convocato a Le Castellet per provare dei nuovi particolari montati sulla 79 laboratorio (denominata 79 ”X”) ma l’argentino preferisce rimanere nella sua abitazione nella vicina Cap Ferrat, ribadendo che non salirà mai più su una Lotus. Chapman comincia allora a selezionare giovani piloti per valutarne le qualità. I primi due a scendere in pista sono Elio De Angelis e il 27enne inglese Stephen South.

South è un pilota molto talentuoso ma cronicamente a corto di quattrini. Nel 1976 acquista una March 763 e da privato chiude il campionato inglese BP di F3 al quarto posto (dietro a Keegan, Giacomelli e Lees) con una vittoria, 4 pole e 4 secondi posti. L’anno seguente, con la stessa macchina (oltretutto raddrizzata dopo un incidente), gestita dal giovane team di Alan Docking e la sponsorizzazione della BP, vince il campionato Vandervell e arriva secondo in quello BP alle spalle di Daly.

Questi risultati non sono però sufficienti per trovare un ingaggio per il 1978 e quindi si vede costretto ad acquistare una March 782 per conto suo per partecipare a due gare dell’Euro F2 sul finire del campionato. Nella seconda, disputata ad Hockenheim, conquista il quarto posto e la fiducia di Ron Dennis che lo ingaggia per il campionato 1979.

South ricambia la fiducia vincendo proprio a Hockenheim, classificandosi sesto al termine del campionato e soprattutto mettendo in mostra ottime doti nella capacità di sviluppo della macchina, nonostante la pochezza della March 792, ed è proprio per queste doti che Chapman lo ha convocato al Paul Ricard. South è l’unico che prova la 79 “X” per tutti i quattro giorni, anche sul bagnato. Le fiancate della monoposto sono chiaramente ispirate a quelle della Williams FW07.

Le qualità di collaudatore di South vengono riconosciute immediatamente, tanto da fargli provare anche la anche la nefasta Lotus 80, ulteriormente modificata e rinominata “The whale”.

Il mercoledì giungono in Provenza anche la Ferrari e la Renault con Villeneuve e Jabouille. Il canadese è reduce dal Giro Automobilistico d’Italia disputato burrascosamente con la nuova Lancia Beta Montecarlo in equipaggio con Walter Röhrl e il suo navigatore Christian Geistdörfer.

I tre vincono effettivamente la competizione ma vengono poi esclusi dalla classifica perché, durante la prima tappa, Villeneuve ha preso l’autostrada a Imola per il tratto di trasferimento a Misano, cosa specificamente vietata dal regolamento.

Stessa cosa per Patrese, che era sull’altra vettura ufficiale con Markku Alén e Ilkka Kivimäki, a cui viene tolto il secondo posto in seguito al reclamo del terzo classificato Giampiero “Momo” Moretti che così vince il Giro con la Porsche 935 turbo.

Villeneuve è arrivato da Monaco con la sua 308 GTB rossa ed è incaricato di provare nuove gomme Michelin posteriori di diametro e larghezza maggiorati e i relativi portamozzi.

Lo stesso lavoro è richiesto a Jabouille con la Renault.

François Castaing, l’ingegnere capo del programma Renault di Formula 1, lascia il team dicendo di essere stanco dei continui viaggi che la Formula 1 comporta e di voler stare più vicino alla famiglia. In realtà è la vittima sacrificale di un feroce scontro con Gérard Larrousse sull’organizzazione della squadra e i vertici di Viry-Châtillon hanno dato ragione all’ex pilota.

Alla Lotus, De Angelis lascia la vettura ad altri due giovani pretendenti in prova. Il primo è Jan Lammers, il quale afferma di non avere mai guidato una F1 così potente e facile da guidare (anche perché finora ha guidato solo la Shadow).


L’altro è Eddie Cheever, il cui provino è stato pagato da un non precisato mecenate italiano e caldeggiato da Luca di Montezemolo. L’esperienza non è delle migliori e alla fine l’americanino di Roma chiama Enzo Osella per dirgli che accetta la sua offerta per il 1980.

L’ultimo giorno di prove Chapman fa scendere in pista l’ultimo giovane candidato che è Nigel Mansell. Il 26enne inglese è un pilota molto veloce ma privo di patrocinatori, come South. Sposatosi con Roseanne a soli 21 anni, ha cominciato a correre nel 1977 con una Crosslé F.Ford 1600 usata, comprata coi soldi ricavati dalla vendita dell’auto della moglie. Mansell si licenzia dal lavoro di ingegnere alla Lucas Aerospace per concentrarsi sulle corse e riesce a vincere il campionato nonostante una sosta di due mesi per un incidente in prova a Brands Hatch nel quale ha subìto lo schiacciamento delle vertebre cervicali rischiando la tetraplegia.

Il risultato lo convince a passare in F3 ma, non avendo sponsor, vende la casa in accordo con la moglie e investe 6000 sterline (43mila euro) per correre 5 gare con la March 783 ufficiale nel campionato britannico. Il debutto avviene a Silverstone in occasione dell’International Trophy dove Mansell ottiene la pole position e poi chiude al secondo posto sotto alla pioggia, alle spalle di Nelson Piquet. Al brillantissimo esordio fanno seguito quattro anonimi settimi posti dopodiché, finiti soldi finito amore e Nigel viene appiedato a fine Aprile. “La March mi aveva promesso il mondo ma è stato il peggior investimento che io e Roseanne abbiamo mai fatto”.

Nonostante tutto David Price lo prende nella sua squadra per il 1979 per affiancare il neozelandese Brett Riley, secondo classificato nel campionato 1977 alle spalle di South. Mansell si mette in evidenza con una vittoria e due secondi posti e chiude il campionato all’ottavo posto.

I suoi risultati vengono notati da Peter Collins, nuovo team manager della Lotus, che lo convoca per un test a Le Castellet.

Mansell è ancora convalescente per l’incidente avuto con De Cesaris a metà settembre, nel quale si è fratturato una vertebra cervicale già lesionata due anni prima, ma minimizza la situazione dicendo che fare il pilota è il suo mestiere e si sente pronto per salire su una F1. Chapman gli fa firmare un’opzione per il 1981.

La settimana seguente tocca a Scheckter provare a Fiorano le nuove soluzioni che saranno inserite sulla prossima Ferrari.

La pista è stata modificata con dei birilli flessibili in modo da aumentare il raggio delle curve e aumentarne la velocità di percorrenza per verificare l’efficienza dell’effetto suolo.

Scende in pista anche Enzo Ferrari per provare la nuova nata della FIAT, affiancato dal fidato Franco Gozzi.

Cominciano a riempirsi i sedili ancora vacanti per il 1980. Clay Regazzoni firma per l’Ensign per 200mila sterline (un milione e 150mila euro). Mo Nunn annuncia che la nuova monoposto è progettata da Ralph Bellamy (autore della disgraziatissima Copersucar F6) e ha strappato alla Lotus l’ingegnere di pista Nigel Bennett, da tempo in contrasto con Colin Chapman. Il nuovo capo meccanico è Gary Anderson, proveniente dalla McLaren.

Nunn ufficializza la sponsorizzazione per il 1980. Si tratta della Unipart, azienda che distribuisce i ricambi della British Leyland.

A proposito di sponsorizzazioni, Williams ha fatto costruire un nuovo capannone con annesso reparto di ricerca e sviluppo grazie ai petrodollari arabi.

Il successo della FW07 non è passato inosservato anche negli USA, tanto che il petroliere texano Bobby Hillin, proprietario della Longhorn Racing, ne acquista i disegni e i diritti per realizzare una monoposto identica da affidare ad Al Unser per il campionato USAC.

Per quanto riguarda il secondo pilota Williams, è quasi certo che sarà Carlos Reutemann, considerato uno dei più veloci dallo stesso Frank, anche se dovrà pagare 300mila dollari (840mila euro) a Chapman per riscattare il contratto. L’interesse per l’argentino riguarda anche la sua esperienza accumulata nel 1978 con i radiali Michelin, in vista di un possibile cambio di fornitore di gomme nel 1981.

Il reparto corse Goodyear di Wolverhampton è infatti stato chiuso e tutte le attività di gara sono ora basate ad Akron. Il sentimento e il cameratismo degli anni ‘70 sono stati messi da parte per contrastare l’esigenza di far fronte alla concorrenza sviluppando le gomme per le squadre migliori, lasciando ciò che rimane agli altri clienti.

Quando Walter Wolf assunse la direzione della scuderia creata da Frank Williams con i resti dell’Hesketh Racing Team, l’austro-canadese dichiarò che avrebbe corso in F1 per tre anni. Il 1979 è stato il terzo anno, quindi alla fine della stagione tutti i beni della Walter Wolf Racing sono stati messi in vendita e acquistati in blocco dalla Fittipaldi Automotive. I beni sono lo stabilimento di Reading, le vetture WR7, WR8 e WR9, tutti i pezzi di ricambio, i materiali e le attrezzature, la dirigenza sportiva, lo staff di progettazione e la forza lavoro. La Walter Wolf Racing esiste ancora come azienda, ma non possiede più niente per quanto riguarda la F1. La Fittipaldi Automotive è l’azienda di proprietà dei fratelli Fittipaldi che hanno corso finora con il supporto economico della Copersucar. Questo contratto è ora terminato, i fratelli hanno chiuso la sede di Slough e si sono trasferiti nell’ex stabilimento Wolf di Reading, riunendo le attività sotto lo stesso tetto. Le auto per il 1980 saranno più Wolf che Fittipaldi, dato che Harvey Postlethwaite rimane come capo progettista, ma bisognerà aspettare per sapere come si chiameranno. Le auto di Reading si chiamavano Wolf e quelle di Slough si chiamavano Copersucar, ma ora nessuno di questi nomi può essere utilizzato. Emerson Fittipaldi sarà il pilota numero uno ma si discute sul numero due. La fazione di Reading è tutta per mantenere il finlandese Keke Rosberg, mentre la fazione di Slough vuole un altro brasiliano, come Ribeiro o Hoffman. Al momento la fabbrica di Reading è piena zeppa di attrezzature e personale (25 persone della ex Wolf che si aggiungono alle 25 della Fittipaldi).

Martedì 6 novembre arrivano al Paul Ricard due nobili decadute. La Tyrrell porta una 009 sperimentale, seguita direttamente da Karl Kempf, sulla quale è stato montato un impianto idraulico in pressione collegato alle sospensioni e ai freni (ora esterni) il cui funzionamento è tenuto segreto.

La centralina di controllo è posizionata nella parte anteriore della monoscocca.

Il collaudo è affidato a Jean-Pierre Jarier che però è protagonista di uno spaventoso testacoda a 260 kmh a Signes quando la macchina ha improvvisamente cambiato direzione senza possibilità di controllo ed è partita per la tangente. “Devo rendere omaggio alla sicurezza di questa pista, perché senza le file di reti e soprattutto senza questi speciali paletti di plastica, che si sono frantumati urtando il mio casco, probabilmente non sarei qui a raccontarla”. Derek Daly è ufficialmente il compagno di squadra di Jarier e continua ad accumulare esperienza con la 009 normale.

La McLaren, a secco di vittorie da due anni, si presenta con una M29 modificata con ali anteriori più larghe e una nuova sospensione posteriore con i freni spostati sulle ruote. John Watson ha il compito di provare le nuove soluzioni.

Anche la McLaren, come la Lotus, mette alla prova due giovani piloti per il posto di seconda guida. Il primo a scendere in pista è Alain Prost, 24enne francese che a detta di molti ha tutte le qualità per emergere in F1.

Finora ha vinto tutti i campionati a cui ha partecipato, salendo sempre di livello: F.Renault francese nel 1976, F.Renault europea nel 1977, F3 francese nel 1978 e F3 europea nel 1979.

Ha fatto solo tre gare in F2, senza entusiasmare, ma Teddy Mayer pensa che sia già pronto per fare il salto nella massima categoria e il piccolo francese conferma l’impressione girando con regolarità e fornendo suggerimenti che migliorano il comportamento della M29.


L’altro pretendente è il 23enne californiano Kevin Cogan che ha appena concluso il campionato nordamericano di F.Atlantic al secondo posto con 3 vittorie.


L’approccio con la F1 non è dei più facili per Cogan che compie una decina di testacoda, discute animatamente con Mayer dicendo di essere stanco e di non riuscire ad adattarsi al posto di guida. Il suo provino si conclude dopo 2 ore quando Cogan viene riaccompagnato all’aeroporto di Nizza per tornare a casa.

Negli stessi giorni Scheckter e Villeneuve provano a Fiorano sia la 312T4 che la monoposto modificata in ottica 1980, scambiandosi anche le vetture per confrontare le rispettive sensazioni. Al momento la macchina che ha vinto il Mondiale è ancora più veloce di quella ibrida.

La ATS annuncia che schiererà due monoposto nel 1980, una per Marc Surer e l’altra per Jan Lammers che mantiene la Samson come sponsor personale e porta con lui Jo Ramirez il quale prende il posto di Vic Elford, licenziato in tronco da Günter Schmid senza motivo.

Il venezuelano Johnny Alberto Cecotto, già due volte iridato di motociclismo a soli 23 anni (350 cc nel 1975 e 750 cc nel 1978) e residente a Lugo di Romagna (la sede della Venemotos è nella vicinissima S.Agata sul Santerno), chiede al faentino Giancarlo Minardi di fargli provare una monoposto di F2. Giovedì 15 novembre Cecotto si presenta al Santamonica di Misano, con la mano sinistra ancora ingessata per la frattura dello scafoide riportata 4 mesi addietro, sale sulla March 792 del Team Everest ed effettua 16 giri prima di fermarsi per la fatica. “È da tanto che medito di passare alle auto, o quantomeno di provare ma non è nel mio stile fare le cose affrettate o male, o tentativi senza seguito, come è capitato ad altri motociclisti. Non so ancora quando e con che macchina correrò: penso senz’altro comunque con Minardi. Come esperienza è divertente, più si gira e più si prova soddisfazione, anche se è faticoso”.

Lunedì 19 novembre la F1 torna in pista il Paul Ricard con tre monoposto e alcune importanti novità. Bruno Giacomelli prova le ultime modifiche apportate alla 179, tra le quali lo spostamento dei dischi freno sulle ruote.

L’Alfa Romeo annuncia un accordo di sponsorizzazione con la Marlboro che pagherà 3 milioni di dollari (circa 8 milioni e 200mila euro) a cui si aggiungono i 300 milioni di lire della Scaini (un milione di euro) che garantiranno l’indipendenza economica del Reparto Corse dalla gestione dell’azienda partecipata statale il cui deficit è calcolato in circa 100 miliardi (336 milioni di euro). La livrea è ancora da definire.

A Le Castellet si vede anche Patrick Depailler che cammina con l’aiuto di due bastoni in seguito alla recente rimozione di una placca metallica dalla caviglia destra.

Il francese, che il 21 settembre ha firmato un contratto di un anno con la Casa del Biscione, continua la riabilitazione a casa in vista del provino del mese prossimo che determinerà se la sua condizione psicofisica sarà sufficiente per tornare al volante di una macchina da F1. Sulla sua Mercedes 500 SLC è stato applicata una banda elastica al pedale della frizione in modo da renderla più dura, e quindi più simile a quella di una monoposto, per rinforzare la gamba sinistra.

La Lotus ha scelto Elio De Angelis come secondo pilota. Il romano ha sorpreso positivamente Chapman fin dal primo giorno e ora gli affida gli sviluppi che saranno presenti sulla nuova macchina. L’unico ostacolo è il contratto ancora in essere con la Shadow (per altri 2 anni) e per riscattarlo bisognerà trovare un accordo economico con Don Nichols. Ovviamente De Angelis non percepirà nessun compenso ma almeno non deve pagare per correre.

La terza squadra presente in Provenza è la Brabham che presenta la nuova livrea. Ecclestone è riuscito a convincere Calisto Tanzi a rimanere come sponsor principale anche senza Lauda e, dal momento che il colore rosso voluto dall’Alfa Romeo non è più necessario, la BT49 diventa bianco-latte con ali, fiancate e musetto blu scuro. Piquet stabilisce il miglior tempo sul circuito corto in 1’05”4.

Lunedì 26 novembre Enzo Ferrari varca il cancello della pista di Fiorano a bordo di una Lancia Delta.


Il Drake, accompagnato dal DS Marco Piccinini e da Franco Gozzi, non vuole mancare alla presentazione della nuova Ferrari per il 1980: la 312T5.



La vettura è una evidente evoluzione della 312T4, con una veste aerodinamica molto simile a quella vista sul muletto a partire da Zandvoort che però non è mai stata utilizzata in gara. Rispetto alla vecchia monoposto sono state eliminate le feritoie sopra alle fiancate che servivano a smaltire il calore dei radiatori.


La monoscocca della 312T5/042 è quella della 312T4/037 (con cui Villeneuve ha vinto a Kyalami e Long Beach) che è stata smontata e ricostruita più stretta e col posto di guida un po’ più avanzato, con gli attacchi della nuova sospensione anteriore modificati e la scatola dello sterzo che ora passa sopra alle gambe del pilota. La stessa operazione sarà ripetuta con le monoscocche 039 e 041 (quella del duello di Digione).

Il motore è sempre il V12 piatto le cui testate sono state ridisegnate, permettendo un minore ingombro di 5 centimetri, migliorando il flusso d’aria in uscita dalle fiancate e quindi la deportanza della monoposto. L’alimentazione ha un sistema elettronico di regolazione, messo a punto con la Lucas, che ottimizza la quantità di carburante iniettata in funzione del numero di giri del motore, della depressione nei condotti e della posizione del pedale dell’acceleratore. Questo permette di aumentare il rendimento del motore e diminuire il consumo di benzina, consentendo quindi di imbarcare meno carburante e avere una vettura più leggera.

I freni posteriori sono stati spostati sulle ruote (soluzione già utilizzata a Monza da Villeneuve), la carenatura delle ruote posteriori è più alta per convogliare l’aria verso l’alettone mentre una pinna si allunga dal cupolino verso l’ala stessa per separare il flusso. Il cambio è sempre trasversale ma ora ha 6 marce, come espressamente richiesto dai piloti per migliorare ulteriormente le possibilità di utilizzazione del 12 cilindri che ha un arco di sfruttamento tra i 7500 e i 12500 giri/min.


Terminata la presentazione, la 312T5/042 viene caricata sul camion della Scuderia e spedita immediatamente a Le Castellet dove la mattina seguente cominciano le prime prove in pista.

Villeneuve è il primo a scendere in pista per le prime verifiche. Sulla monoposto è montato un tubo di Pitot che misura la depressione sotto alla macchina.

Anche la Renault porta al debutto la sua nuova monoposto, finita di assemblare nei box del Paul Ricard. A Viry-Châtillon hanno adottato lo stesso metodo della Ferrari, cioè smontare completamente le monoscocche usate l’anno scorso lasciando solo il pianale e la paratia posteriore del serbatoio della benzina. La macchina è stata alleggerita di oltre 30 kg rispetto alla RS10 grazie all’inserimento di parti della monoscocca in fibra di carbonio, nuovi portamozzi e pinze freno. L’aerodinamica è stata affinata nella galleria del vento dell’Institut AéroTechnique di Saint-Cyr l’Ecole con modelli in scala 1/1. La sigla della macchina nuova cambia da RS (Renault Sport) a RE (Renault Elf) e ha il numero progressivo 20. La Renault ha infatti firmato un grosso contratto di sponsorizzazione con la Elf (Essence Lubricants France) fino al 1985 e l’azienda petrolifera statale ha ottenuto di vedere riconosciuto il proprio impegno anche nella denominazione della vettura che quindi si chiama RE20. Gli altri sponsor ufficiali sono la Magneti Marelli e la Tissot che fornisce il sistema di cronometraggio.

Il V6 turbo ha ora un sistema di alimentazione che permette di allargare il campo di utilizzo del motore e risparmiare carburante, oltre ad essere stato a sua volta alleggerito. Le turbine sono sempre le tedesche KKK.

Dopo tre giorni di prove sul circuito corto, la Ferrari decide di sfruttare l’intero tracciato su cui si disputerà il GP di Francia e Villeneuve gira in 1’42”9 con gomme dure, un tempo inferiore di un secondo e mezzo rispetto alla pole di Watson del 1978 con la Brabham Alfa Romeo. Scheckter gira in 1’44”4, come Watson che però non aveva l’effetto suolo.

Intanto a Faenza, in uno spazio ricavato all’interno della concessionaria FIAT di famiglia, si sta realizzando una nuova monoposto di F2. Giancarlo Minardi, stanco dei continui problemi avuti con i costruttori inglesi (Ralt, Chevron e March) ha deciso di costruire una propria vettura partendo dalla scocca della March 792 usata nello scorso campionato, alla quale è stata rifatta tutta la parte anteriore che torceva enormemente snervando i telai (Surer ha dovuto cambiarne parecchi per riuscire a vincere il campionato) e rendendo la macchina inguidabile. La Minardi GM75 è realizzata da Giacomo Caliri che lavora quasi a tempo pieno per la piccola squadra romagnola.

La Goodyear organizza una settimana di prove a Buenos Aires alla quale sono invitate Williams, Ligier, Lotus e Alfa Romeo. Le quattro monoposto arrivano in Argentina domenica 2 dicembre.

Le prove dovrebbero cominciare il giorno seguente ma le operazioni di dogana si prolungano e le macchine vengono liberate solo nel tardo pomeriggio del lunedì, facendo rimandare l’inizio delle prove all’indomani. I piloti già presenti in autodromo ne approfittano per fare qualche foto insieme ai tifosi locali.

Oltre a Laffite, la Ligier dispone anche di Didier Pironi.

Alan Jones è il più veloce in 1’42”39 ottenuto l’ultimo giorno con gomme da qualifica, un tempo inferiore di quasi 2 secondi alla pole di Laffite dello scorso gennaio. Gli altri hanno lavorato sulle gomme da gara.

Il presidente dell’Alfa Romeo Ettore Massacesi approfitta dei festeggiamenti per i 50 anni delle leggendarie 6 cilindri 1750 dell’ing. Vittorio Jano per ufficializzare l’accordo di sponsorizzazione con la Marlboro alla presenza di Aleardo Buzzi, l’uomo che ha portato la Philip Morris in F1 e creato il Marlboro World Championship Team. L’accordo da 3 milioni di dollari (quelli che sarebbero andati alla McLaren se avesse preso Lauda) è valido per il 1980 con opzione per il 1981. Massacesi annuncia che anche l’Alfa Romeo sta lavorando al motore turbo per la F1. La cerimonia si svolge ad Arese dove viene svelata la nuova livrea (più bianca che rossa) della 179.

Vittorio Brambilla porterà avanti i collaudi a Balocco e parteciperà come terzo pilota ad alcuni GP europei.

Il primo dicembre si apre la quarta edizione del Motor Show di Bologna che avrà il suo culmine sabato 8 con la cerimonia dei Caschi d’Oro di Autosprint.

È annunciata la presenza di Scheckter e Villeneuve per cui è attesa una folla ancora maggiore rispetto alle edizioni precedenti.


Il Campione del Mondo deve essere scortato dai Carabinieri per accedere al Palazzo dei Congressi adiacente alla Fiera.

L’ospite più atteso è però Gilles. La Febbre Villeneuve ha contagiato gli appassionati ferraristi, soprattutto dopo che Autosprint ha chiesto e ottenuto dagli organizzatori del GP del Canada di riprodurre e allegare alla rivista un adesivo quasi identico a quello visto proprio a Montreal due mesi fa, aggiungendo un richiamo a Tazio Nuvolari come ha fatto Enzo Ferrari.

Marcello Sabbatini coglie la palla al balzo e, d’accordo con Cesare De Agostini, riesce a farsi prestare dalla signora Carolina Perina il body giallo che indossava il marito in gara.

Ma non è finita. Sul palco è esposta la Cisitalia D46 con cui Nuvolari corse la Coppa Brezzi del 1946, quando si verificò l’episodio del distacco del volante e ovviamente Gilles non può sottrarsi alla rievocazione di quel gesto.

Anche Scheckter è stato contagiato dalla Febbre Villeneuve mentre spicca l’assenza di Mauro Forghieri.

Dall’altra parte del palco ci sono l’Alfa Romeo 179 con la nuova livrea Marlboro e Patrick Depailler che finalmente cammina senza l’aiuto di stampelle o bastoni.

La Renault presenta il programma sportivo 1980 nell’imponente sede di Viry-Châtillon dedicata ad Amedeo Gordini, un’area coperta di 5000 metri quadrati dove lavorano 141 persone, di cui 15 ingegneri, con un budget stimato in 6 miliardi di lire (20 milioni di euro).


Gérard Larrousse dirige la squadra in collaborazione con i progettisti Michel Têtu (telaio e aerodinamica) che avrà la piena responsabilità sui campi di gara e Bernard Dudot (motore) mentre Jean Sage mantiene il ruolo di direttore sportivo.

Sempre a proposito di Case produttrici e motori turbo, la Porsche presenta a Manhattan la nuova collaborazione con il team Interscope di Ted Field per fornire un motore 6 cilindri piatto per il campionato USAC. Il pilota è Danny Ongais.

Per il momento il turbo Porsche è montato su una vecchia Parnelli in attesa di una monoposto progettata e realizzata interamente a Weissach.

Mercoledì 12 dicembre alcune squadre tornano in pista al Paul Ricard con alcune importanti novità. Quella più attesa è certamente il rientro in pista di Patrick Depailler, 6 mesi dopo l’incidente col deltaplano, che sfoggia sulla tuta anche il nuovo sponsor “dietetico” Misura in attesa che la sua 179 venga preparata per il giorno seguente.

Nel pomeriggio arriva in autodromo un camion giallo dal quale viene scaricata una monoposto dello stesso colore. È la nuova Fittipaldi.

In realtà si tratta della monoscocca della vecchia Wolf WR7 dotata di nuove sospensioni (progettate da Giacomo Caliri), rivista nell’aerodinamica e rinominata Fittipaldi F7. Wilson Fittipaldi ha firmato un contratto biennale di sponsorizzazione con la Skol, una birra brasiliana di proprietà della Labatt che, a differenza della Copersucar, non impone che i pezzi delle vetture vengano prodotti in Brasile. In questo modo la Fittipaldi Automotive potrà funzionare come un tipico team inglese di F1. Wilson è il team principal, Peter Warr è il direttore sportivo (e ha già vinto un Mondiale con Emerson alla Lotus) mentre Harvey Postlethwaite è il responsabile tecnico. Quest’ultimo è al suo quarto passaggio di squadra col solo cambio di casacca avendo iniziato con la Hesketh, prima rilevata da Williams e poi da Wolf e ora dai Fittipaldi. Il secondo pilota è Keke Rosberg, anch’egli acquisito nel pacchetto Wolf.

Il giovedì comincia l’attività in pista. Depailler effettua una ventina di giri non molto veloci con gomme dure (miglior tempo 1’11”1) dopodiché si ferma. “Mi è impossibile proseguire in queste condizioni. Avverto forti dolori alle gambe e cambio marcia sempre senza frizione. Comincerò domani un programma di rieducazione intensiva e non guiderò più prima dell’Argentina”.

C’è grande attesa anche per la Brabham che il mese scorso è stata velocissima con Piquet.

Il brasiliano conferma la bontà della BT49 mettendo a segno subito un ottimo 1’05”5. Sul camion della squadra non sono ancora stati tolti i loghi Alfa Romeo e Agip.

Il 30enne Ricardo Zunino è ufficialmente il secondo pilota della Brabham grazie ai soldi del padre banchiere nonché latifondista (i suoi possedimenti hanno un’estensione paragonabile alla superficie del Belgio, poco più dell’1% di quella dell’Argentina) e torna quindi ad assaggiare la BT49 che ha pilotato a Montreal e al Glen.

Ma Zunino non è l’unico pilota a salire sulla seconda Brabham perché al Paul Ricard è stato invitato anche Rick Mears, 28enne del Kansas vincitore della Indy 500 dello scorso maggio. L’accordo raggiunto da Ecclestone per organizzare il GP di Las Vegas dimostra l’interesse del manager della FOCA per il mercato statunitense.

Mears non ha mai guidato una F1 prima di oggi e non ha nemmeno l’abbigliamento ignifugo per cui prende in prestito quello di Zunino, compreso il casco. Lo statunitense è al centro dell’attenzione.

Come successo col casco di Lauda a Montreal, i meccanici applicano del nastro adesivo rosso sul casco di Zunino e Mears scende in pista insieme a Piquet che gli spiega le traiettorie e poi lo lascia guidare da solo, girando in 1’08”8, due secondi più lento di Zunino. Non male come prima esperienza.

La quarta squadra è la Ligier che porta una versione modificata della JS11. L’aerodinamica esterna è identica alla monoposto che ha dominato i primi due GP dell’anno ma ora ha i freni posteriori esterni e nuove pance laterali. Laffite effettua solo una decina di giri arrivando a 1’05”4 (secondo solo a Piquet che scende a 1’04”9) e poi si ferma. Prima di andarsene fa sedere nella sua macchina il suo amico Christian Lopez, libero del Saint-Étienne e della Nazionale francese.

Infine c’è anche la McLaren con la M29B ulteriormente modificata nelle sospensioni e nella posizione dei radiatori all’interno delle fiancate. La cosa che più salta all’occhio è la rimozione pressoché totale del colore rosso dalla carrozzeria, pur mantenendo la Marlboro e il suo logo sulle fiancate.

La sorpresa è Prost. Il giovane francese continua a fornire spunti ai tecnici che seguono le sue indicazioni e alla fine mette a segno un ottimo 1’05”6, nettamente più veloce del più esperto compagno di squadra che non scende sotto a 1’06”95. Quando rientra ai box, Teddy Mayer gli corre incontro con la cartellina su cui scrive i dati ma, invece del foglio dei tempi, Prost trova un contratto pronto da firmare per il 1980.


Il ritiro della sponsorizzazione da parte della First National City Bank e della Budweiser costringe la McLaren a chiudere entrambi i programmi che aveva negli Stati Uniti con la gestione delle BMW 320i turbo nel campionato IMSA e con la M24B nel campionato USAC. David Hobbs e Johnny Rutherford vengono lasciati liberi e Tyler Alexander, ormai da anni stabile in Nord America con la Can-Am e il resto, torna in Inghilterra per sostituire Alastair Caldwell nel ruolo di direttore sportivo.

Intanto 700 km più a nord, precisamente al cabaret Paradis Latin di Parigi (il più antico della Ville Lumière), David Thieme organizza una ricchissima cena a base di caviale, aragosta e champagne alla quale sono invitati Ecclestone, Williams e altri rappresentanti del Circus, oltre a un centinaio di giornalisti. Il vero scopo della serata è però la presentazione della nuova Lotus 81 e della relativa livrea Essex, blu e rossa con le fiancate a effetto cromato. Andretti siede nell’abitacolo per le foto di rito ed è presente anche Elio De Angelis, confermato come secondo pilota ma ancora in trattativa con Don Nichols per riscattare i due anni di contratto che non onorerà correndo in Lotus.

L’indomani la 81 viene portata al Paul Ricard dove Andretti effettua i primi collaudi e si evidenzia la colorazione molto particolare della vettura. La macchina è una sintesi del meglio della 79 e della 80 ma con una chiara ispirazione Williams, e soprattutto con le minigonne rigorosamente rettilinee.

Piedone può girare soltanto nella giornata di domenica perché dal giorno seguente la pista è prenotata dalla Williams in esclusiva. L’ex Campione del Mondo gira con un incoraggiante in 1’08”2 con la pista ancora umida per la pioggia caduta nella notte. Stephen South ha rifiutato il posto di collaudatore perché Chapman gli ha offerto appena 2000 sterline (13mila euro). Gli subentra Nigel Mansell che aiuterà la squadra nello sviluppo della nuova monoposto.

Lunedì 17 dicembre tocca alla Williams girare sul circuito corto del Paul Ricard e finalmente Carlos Reutemann può provare la FW07. Giornalisti e curiosi sono tenuti a distanza di sicurezza dai soliti “berretti verdi” francesi già visti a Monza insieme ai loro cani, ingaggiati appositamente da Frank Williams per evitare di fotografare la macchina aperta da vicino. Il contenzioso con la Lotus si è risolto con l’esborso da parte di Lole di ben 800mila dollari (più di 2 milioni di euro) che si sommano a quelli della liquidazione del divorzio con Mimicha. Il contratto con Williams è valido per il 1980 con opzione per il 1981 e obbliga Reutemann a rimanere dietro a Jones quando sono in gara entrambi, situazione identica a quella di Peterson con Andretti nel 1978. L’argentino gira in 1’05”6, poi subentra Jones che stabilisce il miglior tempo dei test invernali in 1’04”7, due decimi più veloce di Piquet, confermando che la FW07 sarà la macchina da battere. I due piloti più veloci sono stati cronometrati a Signes a 266 kmh, a dimostrazione dell’efficacia della deportanza generata dalle pance laterali e dal sigillo garantito dalle minigonne. Frank Williams dichiara che a Didcot si sta lavorando su una nuova monoposto che però scenderà in pista solo se l’attuale vettura non dovesse dimostrarsi ancora competitiva.

Tre giorni dopo, in un hotel di Milano, viene presentata alla stampa la nuova Osella FA1, monoposto con la quale Enzo Osella, allievo di Carlo Abarth, tenta la sua avventura in F1 partendo dalla piccola sede di Volpiano (TO).

Osella ha ottenuto la sponsorizzazione della Denim (il dopobarba “per l’uomo che non deve chiedere mai”) e delle sigarette MS, le più fumate in Italia. Il pilota è Eddie Cheever.

La macchina è stata progettata da Giorgio Stirano e Nicola Materazzi ma quest’ultimo ha appena lasciato la squadra perché è stato assunto alla Ferrari dove, tra le altre, andrà a progettare la F40. Il direttore sportivo è Gianfranco Palazzoli, ex sodale di Merzario.



La FA1 parte subito per Misano dove Cheever effettua i primi test.

L’attività non si ferma tra Natale e Capodanno, anche perché mancano solo due settimane al primo GP dell’anno. Venerdì 28 è la volta della Arrows A3 che esordisce direttamente sul piccolo circuito di Snetterton, non lontano dalla sede della Lotus. Southgate ha abbandonato le sofisticazioni della fallimentare A2 e ha realizzato una wing car leggera e molto curata nell’aerodinamica. La A3 mantiene il muso tipo siluro e ha il cambio completamente carenato.

Patrese effettua qualche giro per verificare che sia tutto a posto ma la pista umida e in alcuni tratti gelata (la temperatura esterna è di 3 gradi) non gli permette di ottenere tempi significativi. Una delle A2 costruite è esposta al ring°werk, il museo situato davanti al rettilineo di partenza del Nürburgring. L’altra rimane come muletto in attesa della costruzione della terza A3.

Il giorno dopo tocca alla nuova Ensign muovere i primi giri di ruote sempre sullo stesso tracciato. La N180 è una wing car decisamente tradizionale, a differenza della disastrosa Fittipaldi F6 che aveva realizzato il progettista Ralph Bellamy e ha la livrea tricolore britannica del nuovo sponsor Unipart.

Clay Regazzoni percorre 33 giri senza problemi e si dice ottimista, così come Mo Nunn la cui squadra è ora composta da 20 persone.

Prima di partire per l’Argentina, Jody Scheckter cambia casco abbandonando il Bell Star 2 in favore del Kiwi. Si tratta di una nuova azienda svizzera, insediatasi nello scorso mese di Marzo a Grono, nel Canton Grigioni, che produce caschi in fibra di vetro.

La Leyland Vehicles (il reparto camion e bus della British Leyland) sarà co-sponsor della Williams per due anni. La Leyland sarà quindi presente sia sulle vetture di Didcot che sulla Ensign attraverso il marchio Unipart. Con questo accordo l’azienda britannica intende entrare nel mercato arabo con i suoi mezzi pesanti.

Il calendario del Mondiale è stato intanto ridotto dai 18 GP annunciati a 16 con la cancellazione della gara prevista ad Aprile in Messico (il tracciato è nelle stesse condizioni imbarazzanti di quando la F1 corse nel 1970) e del GP di Svezia che dopo la scomparsa di Ronnie Peterson ha perso di interesse anche per gli stessi organizzatori. Si può quindi cominciare con il GP d’Argentina.

La Scuderia Ferrari porta a Buenos Aires tre 312T5 sulle quali sono state aggiunte delle aperture per far sfogare il caldo dei radiatori sopra alle fiancate, dato il grande caldo previsto. Sulla carrozzeria ritornano dopo 4 anni i numeri 1 e 2, cedendo l’11 e il 12 alla Lotus.

Non è stata portata l’iniezione elettronica che potrebbe permettere alla Ferrari di partire con lo stesso carico di benzina dei Cosworth (circa 30 kg in meno).

Jody Scheckter ha preso molto sul serio il suo nuovo ruolo di presidente della GPDA portando le istanze dei piloti sulla sicurezza dei circuiti a Ecclestone e Balestre. Il prossimo GP del Brasile avrebbe dovuto svolgersi sul nuovo circuito di Rio de Janeiro ma recentemente si è scoperto che la pista sta sprofondando nel letto di sabbia della palude su cui è stata costruita, quindi si dovrà tornare a Interlagos. Il circuito di São Paulo è contestato da tempo per le pessime condizioni dell’asfalto e il Campione del Mondo sta raccogliendo adesioni tra i colleghi per boicottare la gara, anche perché le wing car montano sospensioni che hanno il doppio di rigidità rispetto al passato per cui le ondulazioni dell’asfalto farebbero perdere aderenza alle monoposto con i rischi che si possono immaginare. Ecclestone dichiara al quotidiano argentino Clarín: “I piloti non si scaldino troppo, sono solo degli impiegati e dei grossi evasori fiscali”.

Ora Gilles Villeneuve si sente pronto per puntare al Mondiale, dopo aver dimostrato di essere velocissimo ma anche corretto e leale nei confronti della squadra. Il canadese sta per dare l’esame teorico per elicotterista dopo aver sostenuto più di venti ore di volo a Cannes, dopodiché darà anche l’esame pratico di guida. Gilles dice che l’elicottero gli servirà per andare a sciare su nevi vergini, dove non è ancora passato nessuno.

L’unica novità sulle Tyrrell sono i freni sulle ruote al posteriore visti due mesi fa al Paul Ricard ma la macchina è sempre la 009, in attesa della nuova 010 che sarà presentata a Milano il mese prossimo. La sospensione idropneumatica sperimentale è stata per il momento messa da parte. Jean-Pierre Jarier ha la 009/3 con la quale ha corso 11 GP nel 1979.

Derek Daly ha la 009/6 (che poi è la 009/4 incidentata a Monaco e poi ricostruita) con cui Pironi è salito sul podio a Watkins Glen. Il muletto è la 009/5 usata proprio da Daly in Nordamerica (e che è la 009/2 incidentata sempre da Pironi a Kyalami e ricostruita).

La Brabham comincia il campionato con due BT49 nuove di zecca, dopo aver dimostrato già la bontà della vettura con i primi modelli costruiti. Nelson Piquet è chiaramente il pilota di punta della squadra e dispone della BT49/4.

Ricardo Zunino disputa il suo primo GP di casa con una macchina che si è dimostrata molto competitiva fin dal suo esordio. Per lui c’è la BT49/5 mentre il muletto è la BT49/2 usata da Piquet in Canada e USA.


La McLaren comincia una stagione cruciale. La Marlboro, delusa dal clamoroso declino della squadra, ha spostato il suo investimento all’Alfa Romeo. Gordon Coppuck ha apportato numerose modifiche alla M29 per sopperire ai difetti che si sono evidenziati dopo l’ottimo debutto di Silverstone. Il serbatoio è stato ingrandito perché la capienza era insufficiente per terminare le gare su piste ad alto consumo (vedi lo splash & go di Montreal), la sospensione posteriore è completamente nuova, i freni sono spostati sulle ruote e la carenatura del motore è stata eliminata perché disturba il lavoro dell’alettone posteriore. La vettura è stata quindi rinominata M29B.

John Watson è sempre il primo pilota e dispone della M29B/4 appena costruita.

L’irlandese deve stare attento al suo nuovo compagno di squadra Alain Prost che al Paul Ricard è stato più veloce di lui. Ora però il francese deve dimostrare di sapere andare forte anche sulle piste che non conosce.

Fa il suo ritorno in F1 Tyler Alexander, storico collaboratore della McLaren fin dalla sua fondazione. Il 49enne del Massachussets ha conosciuto il connazionale Teddy Mayer nei primi anni ’60 e lo ha seguito in Inghilterra come meccanico poliedrico (bravissimo nella saldatura e nell’uso delle macchine utensili) per partecipare alla creazione della squadra di Bruce McLaren.

Dopo la morte del fondatore, Mayer lo ha mandato a dirigere la struttura statunitense della squadra che ha vinto il campionato Can-Am nel 1971 e 1972 e la Indy 500 nel 1974 e 1976 ma ora, dopo l’abbandono di Alastair Caldwell e la chiusura del reparto americano, torna a dirigere la squadra in F1 nel ruolo di direttore sportivo.

La ATS torna a schierare due vetture, come nel 1978.

La D3 progettata da Nigel Stroud che ha debuttato in Austria ha dato risultati incoraggianti ma anche Stuck non ne vuole più sapere di Schmid. Il suo posto viene preso da Marc Surer che porta i soldi della Buler, azienda svizzera che produce orologi LCD. Per lui c’è la D3/02 appena costruita.


La D3/01 usata da Stuck è per Jan Lammers che è riuscito a mantenere la sponsorizzazione della Samson.

Colin Chapman vuole riscattare la figuraccia del 1979 con la nuova Lotus 81, progettata da Martin Ogilvie e Peter Wright, che però è una vettura di transizione in quanto il genio del Norfolk afferma di essere al lavoro su un altro progetto rivoluzionario.

Anche Mario Andretti cerca una reazione, anche se il rapporto con la squadra non è più quello dei tempi migliori. Per lui c’è la 81/2.


Elio De Angelis ha finalmente la possibilità di dimostrare quanto vale accanto a un campione come Andretti. Il quarto posto del Glen con la Shadow lo ha fatto rivalutare agli occhi di tutti e a Buenos Aires riceve gli onori di casa da parte di un certo Juan Manuel Fangio. Il romano guida la 81/1 mentre la 79 “X” è il muletto.


Fangio è accompagnato da José Froilán González che sarà poi coinvolto in una sgradevole vicenda di biglietti falsi.

A 40 anni e mezzo la passione di Clay Regazzoni per le corse è ancora integra, soprattutto dopo lo splendido campionato disputato con la Williams alla quale ha regalato la prima vittoria della sua storia. Ora comincia una nuova avventura con la Ensign, una squadra che per la prima volta gode del sostegno finanziario di uno sponsor importante.

La monoscocca della N180 (MN11 nella numerazione progressiva) è stata realizzata da Ralph Bellamy, autore del disastro della Copersucar F6, mentre l’aerodinamica è stata curata dall’ex Lotus Nigel Bennett. L’obiettivo è di ritrovare la competitività persa nel 1979. La monoposto ha il numero 14 perché la Fittipaldi ora usa i numeri che erano della Wolf.


Quest’anno la Renault parte con la macchina nuova fin dal primo GP e le ottime prestazioni ottenute nel 1979 con un progetto arrivato in ritardo fanno essere ottimisti Larrousse e i suoi collaboratori. Se i problemi del ritardo del turbo saranno superati, ci saranno tutte le condizioni per lottare per il Mondiale. Jean-Pierre Jabouille, primo pilota a portare alla vittoria una F1 con motore turbocompresso, porta in pista la RE22.

René Arnoux ha dimostrato la sua velocità e concretezza nella seconda parte del campionato scorso e non vuole essere da meno del suo compagno di squadra. Guiderà la RE21 mentre la RE20 sarà la macchina di scorta.

Contrariamente a quanto si pensava, la Shadow non ha chiuso i battenti. Il tribunale di Londra ha dato ragione a Don Nichols per la seconda volta in due anni, intimando alla famiglia De Angelis di pagare la mancata osservanza del contratto per evitare conseguenze peggiori. Ovviamente Nichols alza il prezzo e le due parti si accordano per 600mila dollari (1 milione e 600mila euro). Con quei soldi Richard Owen e Vic Morris realizzano una nuova monoposto sotto la direzione di John Gentry. La DN11, costruita in 3 esemplari, è l’ennesima copia della Williams ma ha un aspetto decisamente massiccio nonostante la colorazione completamente nera. Contrariamente a quanto millantato dall’ex militare statunitense, la squadra non ha infatti nessuno sponsor se non i soldi portati dai due nuovi piloti, entrambi al debutto in F1, con un contratto gara per gara.

Il primo ad essere messo sotto contratto è David Kennedy, 26enne irlandese che per trovare i soldi per cominciare a correre è andato a lavorare in una miniera di ferro in Australia insieme al concittadino Derek Daly nel 1974, un lavoro tanto faticoso quanto remunerativo. Con quel denaro ha potuto acquistare le auto per correre in F.Ford e F3 dove però fatica ad emergere. Nel 1979 ha l’opportunità di correre il campionato AFX Aurora con la Wolf ex-Rosberg della scuderia di Teddy Yip e si classifica al secondo posto, staccato di soli 2 punti dal vincitore Rupert Keegan.

Ed è proprio Teddy Yip a intercedere con Don Nichols e a trovare i soldi per debuttare in F1 con la Shadow dopo aver fatto qualche giro di prova nel gelo di Silverstone.


Il secondo sedile è ancora vacante. Nichols cerca di venderlo al miglior offerente e tratta fino all’ultimo con Beppe Gabbiani e Renzo Zorzi ma in realtà nessuno dei due ha veramente i soldi e alla fine, grazie ai buoni uffici del giornalista inglese Chris Witty, del team manager della Shadow Bert Baldwin (ex uomo Goodyear) e ai soldi della Marlboro, la spunta Stefan Johansson.

Campione nazionale di F3 nel 1976, il 23enne svedese di Växjö si è trasferito in Gran Bretagna lo scorso anno per correre il campionato britannico con la scuderia irlandese di Derek McMahon, quello che ha lanciato Derek Daly. Johansson conquista il quarto posto finale, dietro a Chico Serra, Andrea De Cesaris e Mike Thackwell, con una vittoria a Silverstone, 4 secondi posti, 3 terzi posti e 2 pole. Il suo compagno di squadra è l’altro irlandese Eddie Jordan e le macchine sono sponsorizzate proprio dalla Marlboro.

L’accordo è valido solo per 2 gare perché dal prossimo febbraio Johansson sarà il pilota di punta del Project Four Racing di Ron Dennis nel campionato britannico di F3, sempre sponsorizzato dalla Marlboro il cui logo appare sul casco dello svedese.

La Fittipaldi Automotive porta in Argentina le nuove Fittipaldi F7, ottenute dalla ricostruzione delle Wolf WR7 e WR8 acquistate a fine anno e prende i numeri 20 e 21 della stessa Wolf.

Il due volte iridato, reduce dalla peggiore stagione in carriera (ventunesimo e ultimo con un solo punto in classifica), vuole dimostrare che la sua classe è inalterata all’alba della sua undicesima stagione di F1 con la F7/1.


Il suo primo avversario sarà Keke Rosberg, il finlandese che ha fatto alcune ottime gare (Zandvoort su tutte) nonostante la mancata affidabilità della Wolf.

Prima stagione completa per l’Alfa Romeo, 29 anni dopo il ritiro. Con la Ensign che ha preso il numero 14, le macchine del Biscione prendono il 22 e 23. Juan Manuel Fangio sorride davanti alla vettura che porta lo stesso numero 22 che aveva sulla 159 quando vinse il primo dei suoi Mondiali a Barcellona proprio nel 1951.


Patrick Depailler si ripresenta al via di un GP di F1 sette mesi e mezzo dopo quello disputato a Monte Carlo.

Il suo capo meccanico è Ermanno Cuoghi che lavorava alla Brabham come dipendente dell’Alfa Romeo.

Le gambe di Depailler sono ancora lontane dalla guarigione completa, per cui viene mandato in Argentina anche Vittorio Brambilla nel caso che il francese non dovesse farcela. Il collaudatore si fa trovare ai box con tuta e casco ma non salirà mai sulla 179/3.

La 179/4 è per Bruno Giacomelli che deve far ricredere l’ing. Chiti sulla sua capacità di andare forte fin da subito. La quantità di rosso fluo Marlboro è aumentata rispetto ai test del Paul Ricard. La 179/2 è il muletto della squadra.


Anche alla Ligier è stato utilizzato lo stesso metodo di Ferrari e Renault, cioè smontare le monoscocche JS11 per ricostruirle con i miglioramenti studiati da Gérard Ducarouge, Michel Beaujon e Robert Choulet. Le modifiche principali riguardano la sospensione posteriore con i freni esterni e le nuove fiancate. Le Ligier F1 hanno sempre la sigla JS (Jo Schlesser) seguita da numeri dispari (JS5, JS7, JS9) a differenza da quelle a ruote coperte (JS2). La nuova monoposto è denominata JS11/15, saltando scaramanticamente il 13.

Il neo acquisto Pironi guida la JS11/15-04, l’ex muletto di Laffite del 1979.

Jacquot ha invece la JS11/15-01, la monoscocca usata da Ickx nella seconda metà dello scorso Mondiale.


La Williams è indiscutibilmente la squadra favorita per il Mondiale, visti anche i tempi ottenuti nei test invernali sia al Paul Ricard che qui in Argentina. Le macchine sono ora denominate FW07B in seguito alle modifiche riguardanti aerodinamica, configurazione e geometria delle sospensioni e costruzione della monoscocca. Alan Jones porta in pista la FW07B/6 nuova di zecca.

Carlos Reutemann torna per il quarto anno consecutivo in Argentina al volante di una monoposto vincente, per cercare la vittoria casalinga che ha sempre solo sfiorato (un secondo e due terzi posti). El Lole ha la FW07B/5, costruita sulla base della quinta monoscocca realizzata l’anno precedente, ma mai utilizzata.

Frank Williams ha venduto 3 delle 4 FW07 alla RAM Racing per il campionato AFX Aurora. Rimane la FW07/4 che viene portata a Buenos Aires come muletto in esclusiva per Jones, come da contratto.

La Arrows vuole cancellare la tremenda stagione 1979 con una monoposto completamente diversa dalla troppo complicata A2, progettata da Tony Southgate e Dave Wass e ovviamente ispirata alla Williams, come il 90% delle vetture partecipanti a questo campionato. Riccardo Patrese (che da quest’anno ha la Lotto come sponsor personale) scende in pista con la A3/1.


La A3/2 è per Jochen Mass mentre il muletto è la vecchia A2/2 che è stata trasportata in Argentina smontata in una cassa. Il tedesco scherza nei box con Giacomo Agostini. Il 15 volte iridato di motociclismo è in vacanza con la compagna Lucia e sta trattando con uno sponsor per cercare di partecipare a qualche gara del Mondiale con la seconda Osella che è in costruzione.

L’ultima squadra iscritta al Mondiale 1980 è la Osella, terza squadra italiana in F1. La FA1/1, unico esemplare costruito finora, ha girato pochissimo prima di essere spedita in Argentina e soprattutto pesa 670 kg, quasi un quintale più del peso minimo stabilito in 575 kg. Il numero di gara è il 31 perché il 30 sfoggiato alla presentazione è assegnato alla Arrows.

Per una nuova squadra che entra, ne escono altre due. Arturo Merzario non è riuscito a trovare il denaro necessario per fare un campionato decente, dopo che per due anni ha praticamente perso i pezzi in pista, e riconverte le sue vetture per correre l’Euro F2. L’obiettivo è di trovare piloti paganti ed eventualmente partecipare a qualche GP europeo del Mondiale, dal momento che le sue macchine sono state modificate in modo da poter montare sia il 4 cilindri BMW M12 da 2000 cc che il DFV V8.

L’altra squadra mancante è la Rebaque. Sul finire della scorsa stagione la squadra messicana aveva fatto debuttare la HR100 in sostituzione della Lotus 79 per potersi qualificare come costruttore e acquisire i diritti per entrare a far parte della FOCA con i conseguenti vantaggi economici. Hector Rebaque aveva annunciato di avere in progetto una nuova monoposto per il 1980 grazie all’intervento di un misterioso sponsor, poi però suo padre (che fino adesso ha pesantemente finanziato la squadra) ha capito che questo non sarebbe stato sufficiente per diventare socio del gruppo privilegiato e ha deciso di chiudere l’esperienza di costruttore. La HR100 fa bella mostra di sé nella casa del pilota messicano.

Le squadre sono arrivate a Buenos Aires con grande anticipo ma quest’anno la FOCA, per contenere i costi dei propri associati, non ha organizzato i consueti test collettivi della settimana precedente al GP. Così il weekend di gara comincia il giovedì con una sessione di 3 ore di prove libere, dalle 10 alle 13, per mettere a punto le macchine. Leo Mehl, direttore del reparto corse Goodyear, annunciato che a partire da questo GP non fornirà più gomme speciali da qualifica ai suoi clienti, sempre nell’ambito del contenimento dei costi, tanto da averne bloccato la produzione ad Akron e auspica che la Michelin segua il suo esempio. Mehl aggiunge che, se la sua decisione dovesse essere ritenuta impopolare, la Goodyear potrebbe ritirarsi dalla F1, dal momento che da questo tipo di gomme ultratenere e di pochissima durata non si impara niente che possa migliorare la produzione di pneumatici da strada. Ovviamente la Michelin non accetta la proposta e anzi ha portato a Buenos Aires 600 gomme per 4 monoposto.

A Buenos Aires ci sono 37 gradi e sul finire della sessione la Goodyear fornisce a Jones e Laffite la mescola C che è da gara ma per circuiti particolarmente freddi, quindi più morbida di quella che presumibilmente sarà usata la domenica. Con queste gomme Laffite stabilisce il miglior tempo in 1’45”58 (più lento della sua stessa pole ottenuta l’anno scorso in 1’44”20) e precede Jones di 3 decimi. Gli altri, a cominciare da Pironi con la seconda Ligier, sono staccati di un secondo e mezzo.

Alfa Romeo e Ferrari cominciano male con tempi decisamente più alti e soprattutto la rottura di due motori per ciascuna squadra. La Heuer ha terminato il contratto con la Ferrari il cui sistema di cronometraggio è ora affidato alla Longines, anche se Jean Campiche continua a lavorare per la Scuderia.

Colin Chapman si arrabbia con De Angelis che è uscito di pista due volte, facendo qualche danno di troppo alla sua Lotus 81. Al momento non ce n’è una di riserva.

Il venerdì mattina i tempi si abbassano notevolmente con Pironi che è il più veloce in 1’42”78 davanti a Jones e Laffite, a conferma che Ligier e Williams sono le favorite su questo tracciato, essendo le uniche a fare in pieno la Esse del Ciervo che segue il rettilineo di partenza. Reutemann riesce a fare solo 7 giri prima che l’impianto elettrico della FW07B vada a fuoco. L’argentino approfitta dello stop forzato per andare a vedere com’è fatta la nuova Lotus.

Com’era prevedibile, la prima ora di qualifica vede Jones in testa in 1’44”17 davanti alle due Ligier di Laffite e Pironi, tutti racchiusi in meno di mezzo secondo. I tempi decisamente più alti rispetto al mattino sono dovuti al fatto che l’asfalto si sgretola al passaggio delle vetture. Il tracciato è stato riasfaltato pochi giorni prima della gara e il grande caldo, unito alla maggiore aderenza delle wing car, ne mettono a dura prova la resistenza. Scheckter parte a testa bassa nei confronti degli organizzatori chiedendo di cancellare il GP. Lo stesso Jones afferma che ormai le squadre hanno preso l’impegno di correre ma in tutta onestà non si dovrebbe gareggiare in una pista in quelle condizioni.

L’australiano ha ottenuto il miglior tempo col muletto, cioè la FW07 non aggiornata, perché migliore della FW07B tant’è che Reutemann è soltanto ottavo, a 2 secondi di distacco dal compagno di squadra.

Andretti è quarto, primo degli “altri”, con un distacco di 1.6”, davanti a Patrese, Piquet, Jabouille e appunto Reutemann.

Villeneuve è soltanto nono davanti a Prost, Rosberg e Scheckter. Le Ferrari sono in difficoltà nelle curve con le Michelin e poco veloci sul dritto. Forghieri contesta la pericolosità della corsia box.

Ancora peggio le Alfa Romeo. Giacomelli è diciannovesimo a oltre 4 secondi da Jones mentre Depailler è ventunesimo, un secondo più lento del compagno di squadra. Il francese ha provato pochissimo in Inverno e si deve ancora adattare sia alla macchina che al 12 cilindri che non ha mai guidato prima. La condizione fisica è ancora carente; il francese si è prefissato l’obiettivo di tornare in forma entro il GP del Sudafrica.

I non qualificati della prima giornata sono Lammers, Kennedy, Cheever e Johansson, con distacchi dalla pole che variano dagli 8 agli 11 secondi. L’Osella ha i classici problemi di gioventù delle macchine nuove e non rodate, oltre a un velocità di punta abbastanza bassa.

La situazione dell’asfalto è sempre critica anche al sabato, tanto che molti piloti non riescono a migliorare il tempo della prima ora di qualifica.

Tra questi c’è anche Jones che è più lento di 7 decimi ma conquista ugualmente la prima pole dell’anno, la quarta in assoluto, anche perché Laffite ha rotto il motore e non gira mentre Pironi è lontano dal tempo di venerdì.

Quarto tempo per Piquet che si migliora di un secondo girando in 1’45”02, a 0.85” da Jones.

La terza fila è occupata dalle nuove Lotus 81 con l’ottimo De Angelis (1’45”46) che batte Andretti per 3 decimi.

Patrese è settimo con la nuova Arrows A3, che sembra essere decisamente migliore della A2, tanto che nelle libere del mattino lui e Mass avevano ottenuto il secondo e terzo tempo che però non sono riusciti a ripetere nel pomeriggio.

Ottavo tempo per Villeneuve che deve fare le acrobazie per tenere in pista la 312T5 gommata Michelin e accusa un distacco di quasi 2 secondi da Jones.

I meccanici della Williams hanno lavorato fino alle 3 del mattino per riconvertire per quanto possibile la FW07B di Reutemann alla versione FW07 ma il pilota argentino non riesce a migliorare ed è solo decimo sullo schieramento.

Scheckter partirà dall’undicesima posizione per il suo centesimo GP, il primo da Campione del Mondo.

Male anche le Renault, sempre gommate Michelin, con Jabouille nono e Arnoux addirittura diciannovesimo con un distacco di 4 secondi.

Peggio ancora l’Alfa Romeo. Giacomelli è ventesimo dopo due uscite di pista e Depailler ventitreesimo (penultimo) staccato di 5 secondi.

Il debuttante Alain Prost conferma quanto di buono ha fatto vedere durante le prove invernali e parte dalla dodicesima piazzola, staccando John Watson di un secondo.

Alle sue spalle partiranno Rosberg e Mass. Il finlandese è già a suo agio sulla Fittipaldi F7 e infligge oltre 2 secondi e mezzo di distacco al proprio datore di lavoro Emerson Fittipaldi.


L’esperienza consente a Clay Regazzoni di qualificare la nuova Ensign, pressoché priva di kilometraggio, in quindicesima posizione, a 3 secondi da Jones e davanti a Zunino con la seconda Brabham.

Le vecchie Tyrrell 009, che un anno fa erano nelle prime 4 file dello schieramento, fanno quello che possono con Jarier diciottesimo e Daly ventiduesimo.

Marc Surer riesce a qualificarsi per il suo secondo GP con la ATS D3, a differenza di Lammers che è solo ventiseiesimo su 24 ammessi al via.

Gli altri esclusi sono Kennedy e Johansson con le troppo nuove Shadow, le cui minigonne sono completamente inefficienti, ed Eddie Cheever con l’altrettanto nuova Osella.

Dopo le prove i piloti protestano e minacciano di non correre per le condizioni della pista ma Ecclestone li richiama all’ordine, assicurando che durante la notte gli operai dell’organizzazione avrebbero steso del cemento a presa rapida nei punti in cui il passaggio delle auto sbriciola l’asfalto, spalleggiato da Juan Manuel Fangio che, dopo un sopralluogo con Jackie Stewart, afferma: “Andate a dormire tranquilli. Domani mattina troverete la pista rifatta”.
Scheckter e la GPDA non si arrendono e chiedono di correre sul circuito n°12 che taglia fuori il misto dove appunto ci sono i problemi più gravi ma il circuito n°12 non è omologato per la F1.

I piloti chiedono allora di correre di prima mattina, quando è ancora fresco, ma Ecclestone fa presente che da mesi ci sono i circuiti televisivi con le linee bloccate e che il GP non si sposta di un minuto. “È troppo importante per gli sponsor far vedere il loro nome a 150 milioni di telespettatori, quindi dovranno essere tutti pronti per le 13. Ci sono soldi per tutti, la torta da dividere fra 24 piloti è di oltre 650mila dollari (un milione e 670mila euro); vale la pena fermarsi per un po’ di brecciolino?”

Il warm up si svolge regolarmente e Pironi è il più veloce davanti a Reutemann, Patrese, Piquet e Jones. Grossi problemi per Laffite e Villeneuve che rompono il motore dopo pochissimi giri per cui non fanno registrare nessun tempo. Anche Andretti rimane fermo perché il dosatore dell’iniezione del suo DFV non funziona a dovere e la squadra cerca di sistemarlo. Jones esce di pista e rompe le minigonne ma alla Williams ne hanno una scorta notevole.

Come sempre il pubblico argentino riempie le tribune dell’Autodromo Municipal per sostenere Carlos Reutemann (e quest’anno anche Ricardo Zunino) e lanciare i soliti fogli di carta di giornale che puntualmente andranno ad ostruire i radiatori di qualche monoposto.

Prima della partenza si cerca di raffreddare la pista (temperatura dell’aria 35 gradi, oltre 60 sull’asfalto) nella vana speranza di prevenirne il deterioramento.

La cerimonia di partenza del XVI Gran Premio de la Republica Argentina, ovviamente patrocinata dalla YPF (Yacimientos Petrolíferos Fiscales), può cominciare. Si dovranno percorrere 53 giri pari a 316 km.

Gilles parte ottavo ma è pronto a dare spettacolo, come sempre.

La griglia di partenza è sfalsata come a Monte Carlo su decisione di Derek Ongaro, responsabile sicurezza della FISA. Il secondo qualificato partirà quindi 7 metri più indietro dalla pole position e così per ogni fila.

Scatta la luce verde e Jones e Laffite si disputano la prima posizione fino all’ingresso della prima curva.

La traiettoria favorevole consente a Jones di prendere la testa della corsa mentre Villeneuve ha già scavalcato Patrese e De Angelis con una partenza delle sue.

Guai grossi per le Renault con Arnoux che rientra ai box al termine del giro di ricognizione con problemi al cambio e con Jabouille che brucia la frizione in partenza e si avvia lentamente in ultima posizione.
Piquet attacca entrambe le Ligier sulla Recta del Lago e alla staccata della Ascari infila Pironi mentre Laffite gli resiste. Subito dietro di loro Villeneuve tenta di superare Andretti ma arriva lungo ed esce sull’erba, imitato da Patrese e De Angelis che si toccano nella stessa situazione e nello stesso punto. Piquet esce più veloce dalla Variante Ascari, supera Laffite con una staccata al limite all’Entrado a Mixtos e si porta in seconda posizione.

Alla fine del primo giro Jones ha già due secondi e mezzo di vantaggio su Piquet, Laffite, Andretti, Reutemann, Pironi che ha qualche problema al motore, Scheckter e Prost. Villeneuve è dodicesimo dopo il fuori pista, seguito da De Angelis. Patrese è addirittura ventesimo.

Nel traffico del primo giro Jarier tampona Watson e torna mestamente ai box con una sospensione piegata.

Il curvone Salotto permette alle vetture col migliore effetto suolo di avere un centinaio di giri/motore in più ed essere quindi più veloci sulla Recta del Lago. La Williams e la Ligier hanno queste caratteristiche, così Reutemann e Pironi superano Andretti.
Poche centinaia di metri e il DFV della Ligier di Pironi cede improvvisamente mettendo fine alla gara del 27enne parigino.

Regazzoni ha il musetto danneggiato in seguito a un contatto e rientra ai box per sostituirlo quando si trova all’undicesimo posto.

Il dosatore dell’iniezione del DFV di Andretti ricomincia a funzionare male e Piedone viene superato prima da Scheckter e poi da Mass.

Intanto Arnoux è ripartito ma non riesce a terminare il terzo giro perché la ruota anteriore destra si stacca e la Renault parte in testacoda, fortunatamente senza urtare niente.
Al quarto giro Andretti rientra ai box per cercare di sistemare il problema all’iniezione. Chiaramente la sua gara è compromessa.
Finisce anche il GP di Jabouille che navigava in ultima posizione senza frizione. Quattro giri, quattro ritiri, quattro piloti francesi su tre macchine francesi.

Jones aumenta il vantaggio a 6 secondi su Piquet che sbanda in uscita dalla curva Ombù, Laffite lo affianca e lo supera prima della variante Tobogàn in discesa. L’australiano della Williams fa segnare il giro più veloce della gara, più veloce di 93 centesimi rispetto a Laffite. Da questo momento i tempi di tutti si alzeranno sempre di più a causa del deterioramento dell’asfalto.
John Watson è il quinto pilota a ritirarsi. Il tamponamento subìto da parte di Jarier al primo giro ha rotto la scatola del cambio che è quindi rimasto senz’olio.

Continua la battaglia per la seconda posizione alla quale si è aggiunto anche Reutemann. Piquet vuole recuperare dopo l’errore del giro precedente, esce velocissimo dal curvone Salotto e supera Laffite sul dritto mentre Lole alza il piede e aspetta un momento migliore per attaccare.
Jochen Mass è autore di una gara strepitosa con la nuova Arrows A3, Partito quattordicesimo, si è districato benissimo nel corso del primo giro, poi ha superato Prost, Rosberg e Scheckter ed è quinto. Al settimo giro perde il controllo alla frenata della Tobogàn e finisce fuori pista danneggiando il musetto. Il tedesco riesce a ripartire e raggiungere i box dove però perde molto tempo per la sostituzione e riparte ultimo, dietro a Regazzoni.

De Angelis è nono, in lotta con Prost, ma si ritira per la rottura dell’attacco dell’ammortizzatore posteriore destro, probabilmente danneggiato nella collisione del primo giro con Patrese.

All’ottavo giro Laffite prende la scia a Piquet e lo supera alla frenata della Ascari (senza nemmeno aprire il DRS!)
Dopo il lungo del primo giro che lo ha fatto scendere al dodicesimo posto, Villeneuve sta recuperando posizioni. Dopo aver superato Prost e Rosberg, al nono giro scavalca Scheckter ed è quinto.

Piquet sembra essere in difficoltà. Laffite lo ha staccato e nel corso del decimo giro il brasiliano viene raggiunto da Reutemann che gli prende la scia all’uscita del curvone Salotto. La Williams è più veloce ma Piquet tiene la traiettoria interna per la variante Ascari. Lole allunga la frenata ma non riesce a curvare, prende la via di fuga, alza il piede e rientra in pista tagliando sull’erba.
Nell’uscita di pista le fiancate della FW07B hanno raccolto erba e terra che vanno a ostruire i radiatori, le temperature di acqua e olio salgono rapidamente e Reutemann rientra ai box per far pulire il tutto. Lole riparte ottavo.
Dopo un quarto di gara Jones ha oltre 20 secondi di vantaggio su Laffite. Seguono Piquet, Villeneuve, Scheckter, Rosberg, Patrese e Daly.

Nel corso del tredicesimo giro l’asfalto scivoloso tradisce anche Jones che si intraversa sul brecciolino prima della curva Ombù, finisce nell’erba come Reutemann e riesce a continuare, mentre Andretti si sdoppia. Il vantaggio su Laffite permette all’australiano di mantenere la prima posizione.

La sosta di Reutemann ai box per pulire le fiancate non è servita. Il motore si è surriscaldato e si è rotto. La delusione per lui e per il pubblico di casa è grande.

Nello stesso giro Patrese supera Rosberg ed entra in zona punti. Prost si gira sull’olio perso da Reutemann, riesce a ripartire in decima posizione ma con le minigonne della M29B strappate.

Al diciassettesimo passaggio rientra ai box Jones, anche lui con le temperature alle stelle come Reutemann. Nell’escursione sul prato alcuni dei tanti fogli di carta lanciati dal pubblico sono andati ad ostruire i radiatori. I meccanici li tolgono e rimandano in pista Jones in quarta posizione, appena davanti a Scheckter. Laffite è in testa al GP che ha dominato 12 mesi fa.
Continua la rimonta di Villeneuve che ora ha nel mirino la Brabham di Piquet.

Al ventunesimo giro Villeneuve esce largo dalla Ascari e finisce nell’erba perdendo leggermente contatto da Piquet.
Dopo la sosta ai box Jones sta rapidamente recuperando terreno su chi lo precede. All’inizio del ventiquattresimo giro è a ridosso di Villeneuve e Piquet mentre Laffite è poco più avanti. La Williams è nettamente superiore alla Ferrari e la raggiunge già dopo la Esse del Ciervo. All’uscita del curvone, Jones scavalca nettamente l’avversario nonostante il suo V8 sia meno potente del 12 cilindri di Maranello. Gilles frena molto avanti alla Ascari e rischia di tamponare la Williams ma riesce a controllare la vettura.
Poche centinaia di metri e Villeneuve si riprende la terza posizione perché Jones commette lo stesso identico errore compiuto al tredicesimo giro nello stesso punto. Questa volta effettua un testacoda completo ma non esce sull’erba e riparte, avendo tenuto il motore acceso.
Jones si rimette all’inseguimento di Villeneuve già al giro seguente. Questa volta è il ferrarista a ripetere l’errore commesso all’uscita della Ascari 4 giri prima e Jones si prende la terza posizione senza problemi.

Al giro seguente è Piquet a mettere le ruote sull’erba all’uscita della Ascari e Jones gli è subito addosso.

La Brabham è molto instabile, Piquet sbanda di nuovo all’uscita della Ombù, Jones ne approfitta immediatamente e si porta in seconda posizione.
L’australiano sta spingendo al massimo per raggiungere Laffite e anche lui esce largo dalla Ascari senza perdere la posizione.
A metà gara Laffite è sempre al comando, seguito a 3 secondi da Jones. Piquet è terzo, tallonato da Villeneuve, mentre Scheckter, Patrese, Rosberg e Daly sono molto più staccati. Nel frattempo si sono ritirati anche Mass per problemi al cambio e Andretti che non è riuscito a risolvere i problemi al sistema di iniezione del suo DFV.

Al ventisettesimo giro Piquet finisce di nuovo largo all’uscita della Ascari, Villeneuve lo infila al tornantino Entrado a Mixtos ma arriva lungo e il brasiliano lo risupera.
Ancora due curve e Piquet sbanda di nuovo, lasciando la terza posizione a Villeneuve. L’asfalto nella zona del misto è estremamente scivoloso e i piloti guidano come se fossero sul ghiaccio.
Al ventottesimo giro si ritira anche Patrese che aveva raggiunto Scheckter ma è stato tradito dal suo DFV matricola 162, lo stesso che si ruppe a Kyalami due anni fa quando era in testa al GP.

Ancora un giro e Jones raggiunge Laffite mentre Villeneuve continua a fare acrobazie per cercare di tenere il passo dei primi due.

L’australiano della Williams non prende rischi inutili e aspetta la Recta del Lago per riprendersi la prima posizione a metà del trentesimo giro. Murray Walker spiega che le monoposto rimbalzano sul rettilineo per effetto dell’effetto suolo, fenomeno noto come “porpoising”.
In solo mezzo giro Jones guadagna 3 secondi su Laffite che viene raggiunto da Villeneuve. Il parigino fa valere l’efficienza della sua wing car nei curvoni veloci della prima parte del circuito ma il suo DFV esplode nella Recta del Lago mettendo fuori gara anche la seconda Ligier per lo stesso problema.
Jones tiene Villeneuve a 4 secondi, anche se potrebbe andare più forte. L’australiano non vuole rischiare perché le temperature sono sempre alte (olio a 130 gradi e acqua a 120) nonostante i meccanici abbiano pulito le fiancate e non vuole fare la stessa fine di Reutemann, anche perché siamo solo a due terzi di gara e in alcuni tratti del circuito la FW07 fuma in modo preoccupante.

Al trentasettesimo dei 53 giri previsti Villeneuve doppia Zunino e continua a spingere per mettere pressione a Jones ma all’uscita del Tobogàn la 312T5 parte per la tangente e va a sbattere quasi frontalmente contro il guard rail dopo aver abbattuto un paio di file di reti. Il canadese esce illeso dalla vettura e torna a piedi ai box dove gli va incontro Mauro Forghieri.


L’uscita di pista non è da addebitarsi al pilota ma al tirante dello sterzo della nuova sospensione anteriore sinistra che si è rotto facendo aprire la ruota e impedendo alla macchina di curvare verso destra.

Mancano 14 giri al termine e Jones ha 15 secondi su Piquet, 31 su Scheckter, 38 su Rosberg. Seguono Daly, Giacomelli, Prost, Depailler e Zunino.

Sono ancora in gara anche Regazzoni e Fittipaldi ma con distacchi enormi. Clay si è fermato ai box tre volte per sistemare il pedale dell’acceleratore che rimane bloccato.

Il brasiliano invece è rimasto fermo 21 minuti per problemi di alimentazione.

Al quarantesimo giro Jones si gira per la terza volta e perde 5 secondi su Piquet che a sua volta non può spingere più di tanto perché anche le temperature dei liquidi della BT49 sono a livelli di allarme, come quelli della FW07. Entrambi girano con tempi sopra ai 2 minuti.

Scheckter rientra ai box col motore che fuma vistosamente. È il quarto 12 cilindri rotto per la Ferrari in questo primo GP (uno in meno dei turbo Renault).

Al giro seguente, il quarantasettesimo, la pressione dell’olio del 12 cilindri dell’Alfa Romeo di Depailler scende rapidamente e il francese spegne il motore per evitare guai peggiori. In realtà avrebbe potuto girare ancora perché il motore di Chiti ha questa singolare caratteristica che può funzionare ancora nonostante la pressione bassa ma Depailler è abituato al DFV che si rompe quasi immediatamente. Ai box la macchina viene rimessa regolarmente in moto ma dal serbatoio mancano inspiegabilmente 6 kg d’olio. Il lato positivo per Depailler è l’aver completato quasi l’intero GP senza problemi alle gambe.

Negli ultimi giri tutti i superstiti cercano solo di portare a termine la gara senza rischi così, dopo 53 giri, Juan Manuel Fangio sventola la bandiera a scacchi ad Alan Jones che vince il primo GP del Mondiale 1980, la sesta in carriera.
Due meccanici della Williams entrano in pista sventolando a loro volta una Union Jack e una bandiera dell’Arabia Saudita, anche perché ai box Williams è presente il principe Mohammed Bin-Fahd, colui che ha letteralmente permesso alla squadra di diventare così forte.


Sembra che l’improvviso successo abbia fatto perdere la memoria a Frank Williams.

Secondo posto e primo podio in F1 per Nelson Piquet, staccato di 25 secondi.


Primo podio con brivido per Keke Rosberg. Il suo DFV ha cominciato a “tossire” e il finlandese ha avuto la freddezza di fermarsi ai box al penultimo giro per far aggiungere benzina e rientrare in pista mantenendo la terza posizione.


Quarto posto per Derek Daly, arrivato con meno di 5 secondi di distacco da Rosberg e ultimo pilota a pieni giri.

Quinto posto e primi punti iridati per Bruno Giacomelli e per la rientrante Alfa Romeo.

Completa la zona punti il debuttante Alain Prost, nonostante abbia compiuto 40 dei 53 giri privo di effetto suolo per la rottura delle minigonne.

Zunino è settimo a 2 giri mentre Regazzoni (+9 giri) e Fittipaldi (+16) non vengono classificati.

Ai primi 4 posti di questo primo GP stagionale ci sono 4 DFV Cosworth. Non succedeva da un anno.

Dopo la corsa nasce un piccolo giallo perché Jones, non vedendo nessun commissario che gli indica l’ingresso del parco chiuso, porta la FW07 al suo box dove i meccanici cominciano il lavoro di routine togliendo la benzina rimasta nel serbatoio. Dopo 10 minuti un commissario intima di portare la vettura al parco chiuso dove viene pesata (586 kg) e dichiarata regolare. A norma di regolamento la Williams n°27 è da squalificare per essere stata toccata dai meccanici prima delle verifiche (in quei 10 minuti potrebbero aver fatto di tutto) ma nessuno fa reclamo, nemmeno Ecclestone che avrebbe vinto a tavolino. Ken Tyrrell è infuriato e grida un netto “I kill you” in faccia a Frank Williams.

Appena finito il GP, Mauro Forghieri riparte da Buenos Aires e vola a Torino per seguire le prove del modello della futura Ferrari turbo nella galleria del vento Pininfarina. La linea aerodinamica sarà decisamente più filante e omogenea rispetto a quella della 312T4 e T5 ma soprattutto avrà un rendimento nettamente migliore grazie al V6 turbo che permette di sfruttare al meglio i canali Venturi. Il motore, seguito dall’ing. Nicola Materazzi, è però ancora in ritardo soprattutto per quanto riguarda l’affidabilità che quando si aumenta la pressione d’esercizio si riduce a pochi minuti.

Dall’Europa arriva un’importante notizia. Il gruppo PSA Peugeot Citroën ha deciso di entrare in F1 con il marchio Talbot a partire dal 1981 con una sola monoposto. I francesi hanno rilevato il progetto del motore BMW turbo da 1.4 litri, disegnato dall’ing. Paul Rosche per la 320, per portarlo alla cilindrata da 1.5 litri per la F1. La McLaren si era già interessata a questo motore ma il programma è poi stato abortito dopo il ritiro di Lauda. Il reparto corse della Talbot sarà diretto da Jochen Neerpasch, ex pilota Porsche nonché fondatore nel 1972 della BMW Motorsport, la divisione sportiva della Casa bavarese, e inventore della BMW M1 Procar Series. La squadra potrà avvalersi anche dei tecnici della Matra che fa parte dello stesso gruppo PSA. Per quanto riguarda il pilota, il primo della lista di Neerpasch è nientemeno che Jody Scheckter.

Il secondo GP dell’anno si corre agli 850 metri di altitudine di Interlagos, nonostante le proteste di Scheckter che, in qualità di presidente della GPDA, lo ritiene troppo pericoloso per i piloti. Nella consueta riunione del giovedì il Campione del Mondo è infatti uscito sconfitto dalla votazione dei suoi stessi affiliati che quindi ritengono agibile il tracciato paulista che tra l’altro è di proprietà di Ecclestone e Mosley, particolare di non poca importanza.

A São Paulo è presente una troupe cinematografica, guidata dal documentarista romano Antonio Climati, per iniziare a girare un film che sarà praticamente la continuazione di “Formula uno, febbre della velocità”, pellicola che ha avuto molto successo due anni fa. Anche questo film è prodotto da Alessandro Fracassi, è realizzato da Oscar Orefici e sarà sugli schermi a fine anno. La voce narrante è quella di Massimo Giuliani, doppiatore di John Belushi in “The Blues Brothers” e di Christopher Walken ne “Il Cacciatore.” Scheckter invece è doppiato nientemeno che da Pino Locchi (Tony Curtis, Sean Connery, Terence Hill, ecc,).
Da Maranello sono stati spediti in Brasile 4 motori per sostituire quelli rotti in Argentina, oltre alla scocca 312T5/045 (la prima non ricavata da una 312T4) perché la 043 incidentata a Buenos Aires siè piegata e dovrà essere riparata al ritorno a casa. Alla Ferrari si adottano del sollevatori pneumatici per mettere la macchina sui cavalletti, alleviando il lavoro e la schiena dei meccanici.

Due settimane fa Scheckter ha visto sfumare il podio per la rottura del motore ma per tutto il weekend è stato nettamente battuto da Villeneuve, come negli ultimi due GP del 1979.

Il sudafricano mantiene la 312T5/042.

Villeneuve è stato acclamato dal pubblico argentino per la combattività dimostrata nonostante la poca competitività della macchina. Ha continuato a spingere nella speranza di far rompere il motore a Jones ma alla fine ha ceduto prima il tirante della Ferrari. Ora è chiamato a confermare il suo stato di forma, sicuramente migliore di quello della sua macchina. Sulle maniche della tuta compare la pubblicità della Vespa Piaggio grazie a un contratto da 40 milioni (128mila euro) firmato con l’azienda di Pontedera. Inoltre il canadese ha ottenuto il brevetto da elicotterista.

Ultimo GP per la Tyrrell 009 in vista della prossima presentazione della nuova 010. Jarier deve accontentarsi della 009/3 sulla quale sono applicate molte modifiche che saranno presenti sul prossimo modello.

Per Daly c’è la 009/6 che è riuscito a portare al traguardo al quarto posto a Buenos Aires.

C’è grande euforia alla Brabham. La BT49 è competitiva e Piquet è convinto che, quando Gordon Murray avrà messo a punto l’aerodinamica, non sia affatto inferiore a Williams e Ligier.

Zunino ha portato onestamente la macchina al traguardo nella gara di casa dove è stato sostenuto quasi più di Reutemann.

La McLaren sembra in leggera ripresa, anche se si parla di una macchina nuova che dovrebbe arrivare a breve.

John Watson deve ricorrere allo yoga per elaborare i motivi dello smacco subìto dal debuttante Prost in Argentina.

Il piccolo francese si prende qualche giorno di meritato riposo prima del GP, rilassandosi col tennis sulla spiaggia di Guarujà.

I meccanici McLaren non perdono l’occasione per dedicare ai suoi piloti una vignetta sulla lavagna del garage.

Ultima gara con la D3 per Surer che dal prossimo GP in Sudafrica potrà guidare la nuova ATS D4. Lo svizzero parteciperà anche al campionato BMW M1 Procar con la macchina gestita da Peter Sauber.

Jan Lammers spera che i problemi avuti a Buenos Aires siano stati risolti e possa qualificarsi.

Sospensioni posteriori rinforzate sulle Lotus per contrastare meglio le ondulazioni dell’asfalto di Interlagos e scongiurare eventuali rotture.

Foto istituzionale per David Thieme, Elio De Angelis, Colin Chapman, Mario Andretti e François Mazet.

La Ensign ha quasi raggiunto l’obiettivo di portare a termine il primo GP, vista la quasi totale assenza di prove invernali. Clay Regazzoni dovrà fare tesoro delle esperienze acquisite, sperando che il pedale del gas non rimanga più bloccato. Intanto l’onnipresente Teddy Yip ha promesso la seconda N180 a Geoff Lees a partire dal GP del Belgio, prima gara della stagione europea.

La prima gara dell’anno non poteva andare peggio per la Renault, considerando le ambizioni iridate dichiarate da Gérard Larrousse. Il doppio ritiro in gara e i motori rotti in prova obbligano la squadra a rimboccarsi le maniche per non perdere troppi punti dagli altri contendenti. Jabouille e Têtu sono preoccupati per l’asfalto irregolare che in alcuni punti fa spanciare la macchina e fa perdere aderenza ai pneumatici.

Arnoux viene da un weekend anche peggiore nel quale ha preso 2 secondi da Jabouille (4 dalla pole) e non è nemmeno riuscito a schierarsi per poi perdere una ruota dopo 2 giri. Il telaio della RE21 di Arnoux ne è uscito malconcio ed è stato smontato, trasportato in Francia per la riparazione, rispedito in Brasile e poi ricostruito in tempo per l’inizio delle prove.

In un momento di pausa il francese va a salutare Paolo Scaramelli, capomeccanico dell’amico Gilles.

Il brasiliano Chico Serra, vincitore del Campionato Inglese di F3 1979 voleva affittare una Shadow per il GP di casa ma ha preferito tenersi i soldi dopo aver visto la macchina da vicino.

Don Nichols continua quindi con gli stessi sponsor, cioè Stefan Johansson (all’ultima gara) e David Kennedy.


Emerson Fittipaldi torna a casa con la nuova monoposto interamente costruita in Inghilterra, contrariamente a quanto doveva fare quando era sostenuto dalla Copersucar che lo obbligava da contratto a realizzare i particolari in Brasile (a parte gomme, motore e cambio).

Il 33enne paulista è stato surclassato dal compagno di squadra in Argentina (due secondi e mezzo di distacco in qualifica) ma addebita la causa a imprecisati problemi tecnici. Il due volte iridato nega comunque di essere prossimo al ritiro e di essere ancora in grado di far valere il proprio talento.

Keke Rosberg è ovviamente felicissimo per il primo podio nel Mondiale ma sa che non tutti i GP saranno gare a eliminazione.

L’ing. Chiti è tornato in sede dopo il primo GP per prelevare nuovi profili alari prodotti a Settimo Milanese e tre motori di scorta da portare in Brasile.


Patrick Depailler continua la riabilitazione per migliorare le prestazioni sue e della 179.

Il suo capomeccanico Ermanno Cuoghi si è rasato a zero eliminando lo storico riporto.

Giacomelli è felice per aver conquistato i primi punti mondiali e ammette di aver puntato a portare la macchina al traguardo senza commettere errori. Operazione riuscita.

Quattro motori nuovi anche per la Ligier, preparati dalla Hesketh, dopo le rotture inaspettate che hanno compromesso la gara di Buenos Aires. La squadra è molto fiduciosa perché pare che siano misteriosamente riusciti a risolvere il problema del porpoising che l’anno scorso ha afflitto la JS11 facendole perdere velocità sui rettilinei.


Didier Pironi ha grandi aspettative con la Ligier e spera di poter finalmente disputare un intero GP.

Un anno fa Jacques Laffite aveva già vinto il primo GP e si sarebbe ripetuto proprio in Brasile ma al momento è ancora a secco di punti.

Chi sta benone è invece Frank Williams che non si è mai trovato in testa a entrambi i campionati prima d’ora.

Nel paddock gira la voce che Patrick Head stia lavorando a una monoposto a 6 ruote che va a riprendere il progetto fallito di Robin Herd con la 2-4-0 del 1977, puntando a una maggiore trazione posteriore e una minore sezione frontale che favorirebbe l’aerodinamica.

La prestazione di Jones a Buenos Aires ha spaventato tutti, essendo riuscito a vincere con un vantaggio di 25 secondi nonostante 3 fuori pista, un testacoda, una sosta ai box per pulire i radiatori e portando a termine la gara con le temperature di acqua e olio alle stelle. L’australiano entra a far parte del Marlboro World Championship Team di Aleardo Buzzi.

Reutemann invece è reduce dall’ennesima grande delusione sofferta davanti al suo pubblico. Il confronto col compagno di squadra è stato impietoso in tutte le sessioni e il Gaucho (sempre più triste) si è lasciato andare a un pianto a dirotto dopo il ritiro in gara. Ora, a 37 anni suonati, deve rialzarsi per dimostrare di non aver sbagliato squadra ancora una volta. Da questa gara indossa una tuta rossa.


Patrese ritrova finalmente il sorriso. La nuova Arrows A3 sembra la migliore tra le copie della Williams FW07 per cui c’è ottimismo in squadra.

Lo stesso Jochen Mass era risalito dal quattordicesimo al quarto posto dopo soli 4 giri prima di essere tradito, come tanti, dal pessimo asfalto del misto argentino.

Niente riposo per i meccanici Osella che hanno lavorato duramente in settimana per migliorare la FA1, con modifiche aerodinamiche, spostamento degli scarichi e un nuovo alettone posteriore con supporto centrale al posto delle due paratie laterali viste al debutto.

Ora tocca a Cheever provare l’efficacia delle modifiche e soprattutto accumulare km di esperienza.

Anche a Interlagos si svolge una sessione supplementare di prove libere al giovedì per sopperire alla mancanza di test della settimana precedente il GP e le Ligier, che hanno dominato la gara dello scorso anno, si confermano velocissime con Pironi che col tempo di 2’23”06 precede Laffite (che l’anno scorso conquistò la pole in 2’23”07), De Angelis, Reutemann, Jones e Andretti.

Ottavo tempo per Scheckter, a oltre 4 secondi, e ventunesimo per Villeneuve che rompe il motore usato a Buenos Aires dopo soli 17 minuti. Il canadese rientra ai box a piedi e conclude le prove con la macchina del compagno di squadra.

Emerson Fittipaldi, attesissimo dai 10mila brasiliani presenti sulle tribune, esce di pista alla Curva do Sol a causa di una foratura, rompendo la nuova sospensione posteriore costruita appositamente per questa gara.

Pironi conferma il potenziale suo e della JS11/15 nelle libere del venerdì con il tempo record di 2’22”47 davanti ad Andretti, Jabouille, Jones, De Angelis, Reutemann, Regazzoni e Laffite, tutti con distacchi inferiori al secondo.

Ferrari ancora indietro, con Scheckter decimo davanti a Villeneuve, staccati di 2 secondi e mezzo. Le 312T5 denotano grossi problemi in curva dove i piloti sono costretti a correggere più volte la traiettoria per carenze sia di telaio che di gomme.

Nella prima sessione di qualifica arriva la sorpresa delle due Renault che si mettono tutti alle spalle. Dopo appena 5 giri lanciati Jabouille cancella tutti i record con 2’21”40, con 9 decimi di vantaggio sul compagno di squadra Arnoux, ovviamente entrambi con Michelin da qualifica.

Pironi migliora il tempo del mattino di 5 centesimi ma è terzo a un secondo e 2 centesimi dal concittadino e combatte lo stress alla sua maniera.

La Ferrari si riavvicina alla parte alta della classifica con Scheckter che è quarto (+1.61”) davanti a Laffite e a Villeneuve (+1.91”), grazie soprattutto alle Michelin morbide. Il canadese rompe il secondo motore.

Le sorprese di questa prima ora di qualifica sono rappresentate dalle difficoltà delle Williams. Jones è settimo a 2 secondi (davanti alle Lotus di Andretti e De Angelis) e Reutemann addirittura undicesimo dopo aver rotto il motore e appena dietro a Piquet, anche lui con problemi di assetto alla sua Brabham.

In serata comincia a piovere e il mattino seguente la pista è allagata, costringendo i commissari di percorso ad asciugare le pozzanghere formatisi in più punti del tracciato. Il più veloce in condizioni di poca aderenza è come sempre Villeneuve che ottiene il miglior tempo in 2’38”73, quasi 2 secondi più veloce di Pironi e con 3 secondi su Andretti e Laffite.

La sessione decisiva si disputa sull’asciutto e 14 piloti migliorano i tempi del giorno prima. Tra questi non c’è Jabouille che però gira in 2’23” con gomme da gara e questo spiega molto bene il potenziale della Renault.

L’unico che si avvicina molto è Pironi che però si ferma a due decimi e mezzo dal pilota della Renault. Il parigino interpreta al meglio il circuito brasiliano e le sue ondulazioni, lasciando tutti a bocca aperta nella Curva 1 che prende in quinta piena, unico su 28 iscritti.

Il terzo posto sullo schieramento se lo prende di forza (e di gomme) Gilles Villeneuve che comunque accumula 8 decimi di distacco da Jabouille ma si dice fiducioso per la gara.

Ottima prestazione per Reutemann che ritrova quello smalto che sembrava aver perso ed è quarto, a un decimo dalla Ferrari del canadese.

Laffite è quinto in 2’22”30 e avrebbe potuto migliorare ancora ma quando ha visto precipitare la pressione dell’olio ha spento immediatamente il DFV della Ligier per evitare guai peggiori. Non si migliora invece Arnoux la cui monoposto si ferma in pista per problemi al motore e non può salire sul muletto che è riservato a Jabouille, così retrocede in terza fila col sesto tempo.

Il primo degli italiani è ancora Elio De Angelis, settimo con la Lotus 81, a un secondo esatto dalla pole.

Scheckter non ha migliorato il tempo di ieri ed è ottavo (+1.62”) ma la notizia è che Piquet e Jones sono alle sue spalle. Il brasiliano è sceso a 2”23”16 (+1.76”) ma la BT49 soffre di sottosterzo. Jones invece non ha nemmeno uguagliato il tempo delle libere del giovedì (2’23”10) perché la squadra non riesce a far funzionare bene le minigonne sulle ondulazioni dell’asfalto, causando una perdita di carico aerodinamico alla FW07B, oltre ad avere un motore poco potente. L’australiano non partiva così indietro da Jarama ’79, gara di debutto della FW07.

Mario Andretti è undicesimo, con un secondo di distacco da De Angelis, avendo eguagliato il tempo di venerdì al centesimo di secondo (2’23”46). Piedone ha provato anche con la 79 “X” ma non è riuscito a migliorare.

Dodicesimo crono per Regazzoni davanti a Prost che affibbia di due secondi e mezzo a Watson, penultimo sullo schieramento.

Difficoltà per Patrese la cui Arrows ha le stesse problematiche della Williams di Jones. Quattordicesimo posto per lui, davanti a Rosberg e al compagno di squadra Mass.

Giacomelli è diciassettesimo con l’Alfa Romeo che accusa problemi alle sospensioni. Il bresciano ha un distacco di 4.40” dalla pole. Depailler (che ammette di essere ancora lontano dalla forma ideale) fa ancora peggio qualificandosi ventunesimo a +5.71”.

Delude Fittipaldi davanti al proprio pubblico. Il due volte iridato è solo diciannovesimo a un secondo dal compagno di squadra.


Nelle ultime due file, oltre a Depailler e Watson, ci sono le due Tyrrell di Jarier e Daly. I quattro esclusi sono gli stessi di due settimane fa: Lammers (a 1.33” da Daly) e le terribili Shadow di Kennedy e Johansson. La Curva 1 si percorre a tutto gas ma lo sterzo delle DN11 si blocca per la torsione del telaio e i piloti devono mettere entrambe le mani su un lato del volante per cercare di farlo girare a 290 km/h. Per questo motivo i piloti hanno ribattezzato “truck” la monoposto di Nichols.

Eddie Cheever è desolatamente ultimo con la troppo acerba Osella, a oltre 6 secondi dalla qualificazione. I continui guai meccanici lo hanno tenuto fermo ai box per troppo tempo.

Domenica mattina c’è un bel sole estivo ad accogliere i piloti per il warm up. I meccanici Williams hanno cambiato il motore floscio sulla macchina di Jones che segna il miglior tempo in condizioni da gara in 2’27”31.

La macchina da gara di Jabouille ha problemi al motore ma il parigino prende il muletto ed è comunque secondo a 4 decimi davanti a De Angelis, Regazzoni, Andretti e Reutemann.

Settimo tempo per Villeneuve, con oltre 2 secondi di distacco e soprattutto con l’ennesimo motore rotto (il terzo del weekend) che viene cambiato in tempo per la partenza che avverrà alle 13.

Le vetture giungono sullo schieramento con Jabouille davanti tutti. Il pilota della Renault avrebbe voluto correre con il muletto usato nel warm up ma Larrousse ha fatto riparare il motore e lo convince a correre con la sua RE22. La gara è prevista sulla distanza di 40 giri (315 km).


Quando il semaforo diventa verde, un missile rosso si infila tra la Renault di Jabouille e la Ligier di Pironi.






La progressione della Ferrari è superiore a tutte e Villeneuve entra al comando alla Curva 1, seguito da Pironi, Laffite e Jabouille.




Jabouille scavalca Laffite sul Retão grazie alla potenza del turbo e recupera la terza posizione. Nelle retrovie Zunino entra in collisione con Watson, finisce in testacoda e riparte ultimo.
Alla Ferradura Villeneuve precede Pironi, Jabouille, Laffite, Arnoux, De Angelis, Jones, Scheckter, Andretti e Regazzoni. Seguono Patrese, Mass, Piquet, Prost, Fittipaldi, Watson e Jarier.

Il primo ritiro è quello del povero Reutemann che rompe un semiasse subito, innestando la seconda marcia, e deve tornare ai box molto lentamente.
Jabouille esce velocissimo dalla Junção e supera Pironi, chiudendo il primo giro in seconda posizione. Mario Andretti esce di pista alla successiva Curva 1 e finisce la sua gara.

Laffite insidia Pironi per la terza posizione mentre Arnoux riduce il distacco dal quartetto di testa, tenendo a distanza De Angelis, Jones e Scheckter.

La Ensign di Regazzoni ha problemi di alimentazione che fanno funzionare a singhiozzo il DFV per cui fa da tappo a un trenino formato da Patrese, Mass, Piquet, Prost e Fittipaldi. Nel frattempo Jabouille è in scia a Villeneuve all’ingresso della Subida do Lago.

All’uscita della medesima curva il francese scatena la cavalleria del turbo Renault e supera la Ferrari prima della Curva do Lago.
Villeneuve ha problemi di assetto con la 312T5 e viene superato anche da Pironi. Poi, prima della fine del secondo giro, si fa passare anche da Laffite e Arnoux.

Al terzo giro Laffite ha la meglio su Pironi che ha difficoltà a tenere in pista la sua Ligier. Allo stesso modo De Angelis supera Villeneuve che viene raggiunto anche da Jones. Regazzoni si ferma ai box per cercare di sistemare il problema al motore.

Pironi non riesce a tenere il passo, viene superato anche da Arnoux e decide di rientrare ai box pensando di avere una minigonna alzata. In realtà ha la barra di torsione anteriore bloccata, i meccanici la sistemano e lo rimandano in pista in penultima posizione, davanti al solo Regazzoni che è sempre fermo al suo box.

Sempre nel corso del quarto giro anche Jones ha superato Villeneuve che viene raggiunto da Scheckter.

Piquet ha superato le due Arrows e raggiunge le due Ferrari alla fine del sesto giro quando Villeneuve rientra ai box per cambiare le gomme che sono già distrutte e monta la stessa mescola di Jabouille. Al giro seguente si ferma anche Scheckter per la stessa operazione dopo aver fatto passare Piquet facilmente al Bico de Pato. I ferraristi ripartono rispettivamente sedicesimo e ventesimo.
Dopo 10 giri (un quarto di gara) Jabouille ha 3 secondi di vantaggio sul caparbio Laffite, 9 su Arnoux e 11 su de Angelis.

Jones è quinto a 20 secondi seguito da Piquet a 36 e, ancora più indietro, da Patrese e dai duellanti Mass e Prost.

Alle loro spalle c’è un’aspra lotta per il decimo posto con Watson, Fittipaldi e Rosberg vicinissimi. Wattie si trova il doppiato Regazzoni proprio all’ingresso della Curva 1 e le due monoposto gialle ne approfittano per superarlo sul Retão. Rosberg non mostra alcun timore reverenziale nei confronti del suo datore di lavoro, affianca Fittipaldi e lo supera alla staccata della Curva 3. El Rato non la prende per niente bene.
Villeneuve supera Zunino e Surer e all’undicesimo giro è in quattordicesima posizione.

Scheckter invece è stato superato da Pironi e sta lottando per la diciannovesima posizione con le due Alfa Romeo e la Tyrrell di Jarier.

Dopo aver superato Giacomelli, il 12 cilindri di Maranello si rompe di nuovo e il Campione del Mondo è a piedi.

Al quattordicesimo giro Laffite esce dal tornante Sargento a motore spento e si ritira. Si è staccato un contatto elettrico dell’accensione. Le due Renault turbo sono al comando della corsa.
Contemporaneamente Piquet fora la gomma posteriore sinistra e procede lentamente per raggiungere i box e sostituirla.

Il brasiliano riparte dopo 16 secondi ma ha perso tantissimo tempo e rientra in pista in ultima posizione.
Prost supera Mass e grazie al ritiro di Laffite e alla foratura di Piquet, sale in sesta posizione

Piquet riesce a completare solo un giro perché la sospensione si è danneggiata nel giro di rientro e la BT49 esce rovinosamente di pista, lasciando comunque il pilota illeso.

Nel frattempo Pironi recupera posizioni su posizioni dopo la sosta ai box. Al sesto giro era ventunesimo poi ha superato Scheckter, Depailler, Giacomelli e Jarier nello stesso giro, il nono. Nella sua rincorsa ha scavalcato Zunino, Surer, Daly e al quattordicesimo giro anche Villeneuve. Al giro seguente Pironi sorpassa Watson e raggiunge Mass e Rosberg che si stanno disputando la settima posizione. La Ligier è nettamente più veloce e al diciassettesimo giro Pironi supera entrambi in meno di 800 metri, alla staccata delle curve Sargento e Laranja.
A metà gara Jabouille è sempre saldamente primo con una decina di secondi di vantaggio sul compagno di squadra Arnoux. De Angelis ha alzato il piede perché le sue Goodyear anteriori cominciano a usurarsi e innescano un pericoloso sottosterzo. Il romano è comunque terzo con un notevole vantaggio su Jones, Patrese e Prost.

Al ventunesimo giro Pironi supera Prost ed è sesto.

Arnoux spinge e al giro seguente fa segnare il giro più veloce in 2’27”31

L’obiettivo seguente di Pironi è Patrese che però è notoriamente un osso molto duro e si impegna a fondo per non farsi superare, resistendo agli attacchi per 4 giri.

Nel corso del venticinquesimo giro Pironi è vicinissimo ma l’attenzione si sposta su Jabouille che sta rientrando lentamente ai box. Uno dei due turbo si è rotto e il ritiro è inevitabile. Al giro precedente il parigino aveva fatto segnare il suo miglior tempo in 2’27”98 per rispondere ad Arnoux che stava recuperando terreno. Una volta sceso dalla macchina Jabouille ha parole di fuoco nei confronti di Larrousse che gli aveva impedito di correre con il muletto. Nel frattempo Pironi supera Patrese in staccata alla Curva 3 ed è quinto.
René Arnoux è in testa alla corsa con 11 secondi su De Angelis, 43 su Jones e un minuto e 34 secondi su Pironi. Patrese ora deve guardarsi le spalle da Prost mentre Villeneuve è settimo dopo aver superato Rosberg e Mass.

A tre quarti di gara Arnoux gestisce il vantaggio per evitare sorprese, anche perché De Angelis è sempre più in difficoltà con le gomme e il suo ritardo è salito a 16 secondi. Jones è terzo a 50 secondi e ha un rassicurante margine di 47 secondi su Pironi a 10 giri dal termine. Si accende invece la battaglia tra Patrese e Prost per il quinto posto.

Anche questa volta Patrese deve ricorrere a tutta la sua grinta ed esperienza per tenere dietro il giovane francese, al suo secondo GP in F1. Al trentacinquesimo giro Prost prende la scia sul Retão, Patrese tiene la traiettoria interna lasciando solo l’esterno al francese che finisce sullo sporco della Curva 3 e deve alzare il piede.
Nel corso dello stesso giro si ritira Depailler per un problema elettrico della sua Alfa Romeo. Era tredicesimo a un giro.

Prost non si dà per vinto, esce molto bene dalla Junção e supera Patrese in accelerazione. La Arrows però è più veloce in rettilineo e per Prost non è sufficiente tenere la traiettoria interna perché Patrese lo supera all’esterno della Curva 1 con grande determinazione.
Il duello per il quinto posto continua ma nel frattempo Villeneuve va in testacoda, riparte e rientra ai box dove è costretto al ritiro per un guasto assurdo: un pezzo di metallo caduto dalla leva che regola la barra di torsione è finito sotto all’acceleratore bloccandolo quando era settimo. Nessuna Rossa al traguardo nei primi due GP dell’anno.
Al trentasettesimo giro Prost riesce finalmente a piegare la resistenza di Patrese e conquista il quinto posto.

Arnoux doppia Patrese all’ultima curva dell’ultimo giro e vince il suo primo GP di F1, il secondo per la Renault.


Elio De Angelis è secondo e Colin Chapman lo va ad accogliere festosamente all’ingresso della corsia box.

Arnoux resta senza benzina nel giro d’onore a poche centinaia di metri dall’ingresso dei box e Patrese gli offre un passaggio.

Il piccolo francese viene festeggiato da Gérard Larrousse, Jean Sage e dai meccanici mentre si incammina verso il podio.


Alan Jones limita i danni ed è terzo su una pista che si è rivelata essere molto ostica per la Williams.

Splendido quarto posto per Pironi che, senza la sosta per verificare il funzionamento delle minigonne che lo ha fatto precipitare al ventunesimo posto dopo 5 giri, avrebbe potuto sicuramente salire sul podio.

Dal Brasile arriva la splendida conferma di Alain Prost. Se il sesto posto (e primo punto mondiale) di Buenos Aires era arrivato soprattutto per l’ecatombe dei ritiri altrui, oggi il 24enne francese ha disputato una gara combattiva che lo ha portato al quinto posto e ha fatto strabuzzare gli occhi a molti. Il ben più esperto compagno di squadra John Watson non è andato oltre l’undicesimo posto.

Patrese conquista l’ultimo punto disponibile con un ottimo sesto posto nonostante il sottosterzo della sua Arrows (stesso problema patito da Jones con la Williams a cui è “ispirata” la A3) e i freni che tendevano a bloccarsi sull’anteriore.

Alan Jones mantiene il primo posto nel Mondiale Piloti con 13 punti davanti ad Arnoux (9), Piquet e De Angelis (6), Rosberg (4), Pironi, Daly e Prost (3).

Con i suoi 21 anni 10 mesi e un giorno, Elio De Angelis è il pilota più giovane a salire sul podio di un GP di F1, battendo di 17 giorni Bruce McLaren (Aintree 1959). Dopo la corsa il romano si toglie qualche sassolino dalle scarpe: “Ho una buona macchina e mi reputo un buon pilota, tanto da voler dedicare questo secondo posto a me stesso. Il giorno in cui arriverò primo farò una lunga lista di persone a cui dedicare quella affermazione”.

Il suo record resisterà fino al 13 aprile 1997 quando Ralf Schumacher salirà sul terzo gradino del podio a Buenos Aires a 21 anni 9 mesi e 14 giorni.


Festa grande anche alla Lotus che torna sul podio dopo 8 mesi.


L’arrabbiatura di Chapman a Buenos Aires è dimenticata.

Analogamente, la Williams è al comando della Coppa Costruttori con 13 punti davanti a Renault (9), Brabham e Lotus (6), Fittipaldi (4), Ligier, McLaren e Tyrrell (3), Alfa Romeo (2) e Arrows (1).

Brutta giornata per l’Alfa Romeo con Giacomelli tredicesimo a un giro che riporta ai box il ritirato Depailler.

La Ferrari Campione del Mondo è ancora clamorosamente ferma a zero punti. A Maranello ci sarà da lavorare moltissimo.

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