MOTOGP 2025 ROUND MOTEGI-LA SETTIMA/NONA MERAVIGLIA DI MARQUEZ

Re Marquez è tornato sul trono della Motogp.


In quel di Motegi è andata in scena una bella storia che prescinde dall’aspetto sportivo. Quello era ben chiaro sin dalle prime gare ed è stato confermato nell’arco di tutta la stagione.

Marc Marquez ha tramortito tutti ed è tornato su quel trono che lo aveva visto seduto altre 6 volte in carriera. Sette volte campione del mondo della Motogp ed un campionato che l’ha visto dominare forse ancor di più di quando dominò con la Honda in qualcuna delle passate stagioni.

Un dominio mai messo in discussione perché lo spagnolo ha fatto il bello ed il cattivo tempo tutto da solo. Le volte in cui ha perso una gara 2025 è stato perché è scivolato mentre era in testa oppure in battaglia per esserci.

I suoi (pochi) avversari si sono sciolti come neve al sole chi subito (Bagnaia) chi un po’ dopo (il fratello Alex). Tutti gli altri hanno soltanto potuto ammirare le gesta di un campione (ed in quanto tale non simpatico a tutti) e battergli le mani sotto il podio di Motegi.

Chi scrive non ama i domini (lo dico un’altra volta), soprattutto quando si prolungano per anni come accaduto a Marc sino al 2019.

Il titolo 2025 però ha un sapore diverso, un sapore pieno della voglia di riscatto dopo il brutto infortunio del 2020. Altri avrebbero appeso il casco al chiodo al posto dello spagnolo… In fondo, dopo 6 mondiali in classe regina ed un paio in quelle minori, chiunque poteva sentirsi appagato. Marquez no.

Si è fatto smontare e rimontare un braccio patendo dolori e lunghi periodi di dura riabilitazione per arrivare al 28 settembre 2025. Un leone.

Un leone che ha pianto come un bambino per la gioia e la fine di un incubo durato tanto tempo.

Non si può che fargli i complimenti e ringraziarlo per lo spettacolo regalato ai suoi tifosi ed anche agli appassionati delle due ruote in genere.

A Motegi si è “accontentato” di due secondi posti alle spalle del redivivo nonché teammate Pecco Bagnaia.

L’aveva detto già nel pre-gara che non “gliene fregava un cazzo” di vincere la gara ma che l’obiettivo era di chiudere il bersaglio grosso.

Ce l’ha fatta e non si può far altro che congratularsi con lui.

Tornando al weekend di gara lo stesso è stato dominato dallo stesso Pecco Bagnaia che, dopo un inizio di stagione quanto meno “accettabile”,  pareva caduto nella disgrazia più assoluta.

E’ da inizio stagione che si è blaterato di una Ducati 2025 peggiore/migliore della 2024, dell’adattamento di un pilota piuttosto che di un altro, del mix di “pezzi” che si possono comporre tra le due moto…

Si è parlato di un Bagnaia non all’altezza, soprattutto da chi ama “tifare contro” invece che tifare per il proprio beniamino.

Si sono sprecate parole con dietrologie che non hanno senso.

Ci si è dimenticati di una cosa importante però, che chi va in moto conosce bene. La fiducia ed il feeling con la propria moto. In assenza di quella non ci sono pezzi nuovi che tengano, aggiornamenti e sviluppi dati/deliberati da uno o dall’altro che tengano.

Bagnaia non è e mai sarà Marquez ma dargli addosso per partito preso non è giusto.

Di sicuro ha perso la testa, la calma, la direzione. Sarebbe stato più “normale” finire dietro a Marquez regolarmente ma con distacchi sensati invece di subire sorpassi in staccata da chiunque da 10 gare a questa parte.

Dopo i test di Misano pare abbiano trovato il bandolo della matassa nel box di Borgo Panigale. Tardozzi ha ammesso pubblicamente che il team è stato poco reattivo pur tirando in ballo il fatto di avere poco spazio per le prove che sarebbero servite a Pecco in assenza di concessioni extra di test come per altri team.

Questa “scarsa” reattività è però tipica dei bolognesi. Ricordo ancora un Lorenzo portato a spasso dalla sua Desmosedici per una stagione e mezza fino all’arrivo del serbatoio che ne cambiò la posizione e lo fece ridiventare un campione invece di un incapace. Correva l’anno 2018 e le cose non sono cambiate.

La gara di ieri ha quindi visto tanti vincitori.

Pecco che ha fatto Hat trick sia sabato che domenica. Nella gara “vera” ha pure portato a termine una decina di giri con una GP25 che fumava come una vecchia due tempi con miscela grassissima. Una vittoria sudata che poteva essere messa in discussione da una squalifica come in tanti speravano.

Marquez che è tornato sul trono.

Ducati che fa suo il quarto mondiale di fila e dopo aver fatto vincere il campione cresciuto in casa, quello del team satellite, ieri ha riportato in alto quello che di diritto sta tra i migliori 5 di sempre.

In un certo qual modo hanno vinto anche Honda e Mir saliti sul podio da tempo immemore.

La pista di casa avrà avuto il suo effetto, però la moto è ben lungi dall’essere facile. Si vedeva ad occhio dalla Tv che si muove “ a strappi” senza fluidità. In staccata la vedevi affondare per poi rialzarsi e poi riaffondare, così come a centro curva. E’ migliorata ma questa volta ci ha messo una pezza lo stesso Mir che è da 2021 che vince il campionato delle cadute già prima dell’estate.

Il vero sconfitto di Motegi è il campione (ormai non più in carica) Jorge Martin. Stagione devastante per lo spagnolo che è caduto troppe volte ed ogni volta l’ha pagata facendosi male.

Ennesimo grave infortunio con frattura esposta della clavicola. Peccato perché aveva dato l’impressione di ricominciare la risalita affacciandosi tra le posizioni più consone alla storia degli ultimi due anni. Un’altra tegola che non ci voleva nè per lui e men che meno per Aprilia che dovrà fare a meno dei suoi servizi.

Onesto Bezzecchi falciato dal compagno della garetta e poi buon piazzato alla domenica, davanti al tanto bistrattato Morbidelli che con una moto 2024 sta facendo meglio in classifica generale del suo compagno Di Giannatonio che porta in pista una 2025.

Malino Fabio Quartararo con una Yamaha che non ne vuol sapere di andare in gara e che lui salva solo sul giro secco facendo miracoli. Dopo un inizio gara promettente ha perso 4 posizioni in 5 curve sorpassato da chiunque nelle vicinanze senza poterci fare nulla. Peccato.

Male le Ktm con gli unici sprazzi che arrivano dal solito Acosta nella sprint. Nella gara lunga è andato per campi cercando di resistere. Sparito Binder da inizio stagione lo stanno imitando sia Bastianini che, soprattutto, Vinales che in una fase della stagione sembrava essere in palla ed aver trovato la via. Al solito gli manca continuità, a prescindere dalla caduta.

Chiusa la pratica del titolo mondiale adesso potremo assistere a gare “vere”

Cinque appuntamenti dove i nostri eroi potranno darsele di santa ragione senza preoccuparsi di altro. Potremo scoprire se Bagnaia e’ davvero risorto o sé questa rinascita e’ un fuoco di paglia. Potremo misurare le performance senza obblighi di “amministrazione”. Cinque “face to face” nei quali Bagnaia vorrà dimostrare al mondo che aveva ragione lui. Cinque appuntamenti dove la fame del cannibale Marc non sarà di certo appagata e potrà correre senza pesi. Ma ci saranno anche gli altri, forse..

Ci si rivede già in Indonesia il prossimo weekend.
Buon divertimento a tutti.

Salvatore V.

 

(immagini tratte dal web)

BASTIAN CONTRARIO (XVII): Il ritorno del re

Mi perdoneranno J. R. R. Tolkien e Peter Jackson, rispettivamente autore del Signore degli anelli e, regista dell’omonimo film, eppure come posso definire l’improvviso ritorno di Verstappen agli onori della ribalta? Fino alla pausa estiva nessuno avrebbe più scommesso sulla potenziale rimonta dell’attuale campione del mondo, eppure da due GP consecutivi pare che il re sia tornato e, venderà cara la pelle prima di essere spodestato dal trono. Il ritorno del re è assolutamente un bene in questo mondiale che pareva essere stato già assegnato (il campionato Costruttori lo è di certo) e, che avrebbe visto consumare la lotta tra i due galletti papaya, i quali non me ne vogliano anche loro, non hanno ne il carisma ne il talento del campione olandese. In Red Bull l’aria era tossica, irrespirabile e, tutti noi abbiamo visto l’eccesso di quest’aria mefitica fuoriuscire da ogni pertugio della squadra perché ormai era incontenibile e, soprattutto non si poteva nascondere più. Con l’allontanamento di Horner (il cui licenziamento, con conseguente liquidazione principesca, è ormai ufficiale) la squadra ha ripreso a respirare decisamente aria più fresca e salubre e, gli effetti si vedono. Con Laurent Mekies, ex Ferrari nonché braccio destro di Binotto, la squadra dei bibitari ha preso nuovo vigore, a differenza di prima dove evidentemente ormai i rapporti all’interno erano logori e, ciò è corroborato dal fatto che Verstappen va a vincere per due volte consecutivamente proprio con gli uomini scelti dallo stesso Horner. Già perché non si dimentichi che sebbene al comando ci sia Mekies, è altrettanto vero che tutti gli uomini che si trovano in squadra, sono stati scelti tutti dal silurato Horner. Il merito dell’attuale Team Principal bibitaro se mai è stato quello di riportare serenità innanzitutto tra tutti i reparti e, soprattutto dare più fiducia al singolo mettendo l’uomo e, la sua “sensibilità”, al centro di tutto. La vittoria di Monza ne viene proprio dall’assunzione di questo atteggiamento, visto che le simulazioni imponevano un certo grado di ala, mentre il culo di Max (che vale molto di più di mille simulatori in quanto a sensibilità!) chiedeva ben altro. Laurent non ha fatto altro che dare fiducia al campione (se non ascolti uno come Max allora che lo tieni a fare?) e alla sua squadra, ed il risultato è giunto di conseguenza. Sempre gli stessi soldati, pardon uomini, di Horner che ora sono al servizio del re, hanno dato la possibilità al campione olandese di andarsi a prendere il secondo GP consecutivo in quel budello di Baku. Certo, due sono i fattori che hanno influito sulla vittoria di Max e, sono gli aggiornamenti portati e gli errori degli altri eppure, senza il re al suo posto, Russell avrebbe vinto in carrozza. Il fatto che in Red Bull le cose stiano andando diversamente è testimoniato anche dalla presenza di Tsunoda nella zona punti, che di fatto è un’autentica notizia! Per la sfortuna di Red Bull questi cambiamenti arrivano in maniera tardiva, visto che il mondiale si avvia alla fine e, il divario da colmare è importante, eppure con questo Max nel massimo (scusate il gioco di parole!) del suo splendore, è lecito pensare di tutto. Infatti proprio il GP di Singapore ci dirà se questa rincorsa è mera utopia oppure ci farà stare in apnea fino alla fine: il pacchetto di aggiornamenti portato si sposa benissimo per piste veloci e stop&go, caso mai funzionasse anche in quelle da medio e alto carico, allora avremo di che divertirci.

Il ritorno del re non è solo gioia per gli occhi, è anche una vera e propria spina nel fianco per chi credeva di stare tranquillo e dormire sonni tranquilli. Infatti i papaya evidentemente, consapevoli di come andò a finire l’anno scorso il GP azero, credevano che avrebbero festeggiato il primo dei due mondiali già in quel di Baku, ed invece la festa è stata rimandata perché il leader del mondiale, nonché vincitore 2024, non c’ha capito una mazza e, il diretto avversario nonché compagno di squadra di Piastri, semplicemente non si è dimostrato all’altezza della situazione e, molto probabilmente non è all’altezza proprio di lottare per il mondiale stesso. Questo per il buon Lando potrà essere un boomerang clamoroso in quanto, il fatto di non aver approfittato della debacle del suo compagno, ha messo la squadra all’angolo. Infatti riflettendo sull’andamento in crescendo di Red Bull, caso mai Verstappen risultasse competitivo anche a Singapore, i papaya dovranno mettere da parte il loro bon ton da “famiglia mulino bianco” e decidere su chi puntare, a chi dare la priorità, perché il rischio di perdere capra e cavoli, con il ritorno del re, è molto concreto. Ne Oscar e ne soprattutto Lando valgono Verstappen e, se McLaren non agisce di polso, rischia la figuraccia definitiva. Oscar in quel di Baku evidentemente ha sentito il peso della pressione della lotta mondiale e, in quel budello dove aveva vinto proprio l’anno prima, va a rovinarsi la vita contro una barriera. Norris, dal canto suo, anziché approfittare del jolly che gli è stato servito su un piatto d’argento addirittura si addormenta in ripartenza e, un pilota (navigato) che si sta giocando un titolo mondiale, queste distrazioni non se le può permettere. Tra tutti i top driver, l’unico a non aver sbagliato è stato il re Verstappen (Sainz compreso naturalmente!) e questo evidentemente non è un caso, perché nonostante la classifica lo condanni, l’olandese scende in pista solo per un motivo: vincere! Non me la sento di buttare la croce addosso a Piastri, perché al suo terzo anno in F1, già si sta giocando un campionato ed immagino che non debba essere semplice dal punto di vista della gestione mentale, eppure sebbene questa battuta d’arresto sia stata solo una parentesi (almeno me lo auguro per lui), meno giustificabile è il suo compagno il quale si sta dimostrando, nonostante la maggiore maturità, ancora una volta debole e non all’altezza dell’opportunità che gli si sta presentando. Paradossalmente il destino dei due papaya sarà segnato proprio dal ritorno del re, in quanto se Verstappen inizierà a stare col fiato sul collo di entrambi, allora McLaren dovrà necessariamente (come detto poc’anzi) dare delle priorità ad uno dei due, se invece le vittorie di Max risulteranno essere state solo delle parentesi, allora come si suol dire, liberi tutti.

Nel marasma del GP azero è tornato anche re Carlos, primo pilota Williams dopo quattro anni a salire sul podio. Credete sia stato anche questo un caso che ci sia salito lui e non il suo compagno Albon? I cavalli di razza si vedono sulla distanza e, sebbene lo spagnolo abbia incontrato tante difficoltà di adattamento con la nuova squadra e. con la nuova macchina, alla fine quando si è presentata l’occasione del colpaccio lui era pronto, proprio come ai vecchi tempi di quando vestiva di rosso. Già la Ferrari. Volutamente non ne ho parlato perché nonostante siano trascorse ormai più di ventiquattro ore dall’ennesima umiliazione subita in pista, ho ancora il fuoco che mi brucia dentro e, se ripenso alla guerra dei poveri tra Hamilton e Le Clerc per un misero ottavo posto o peggio, alle dichiarazioni imbarazzanti di Vasseur (“Squadra vincente? Se guardo a venerdì ne sono convinto“) nel post race, rischio di farmi male. Non c’è nessun ritorno del re per la Rossa di Maranello, anzi considerando che il ventennio di digiuno è sempre più vicino, c’è solo un ritorno all’abisso con la differenza che rispetto a prima, il fondo di questa voragine non lo si vede più.

Vito Quaranta

MAX DOMINA ANCHE A BAKU. PIASTRI IN BAMBOLA. FERRARI MEDIOCRE.

Se a Monza c’è veramente stato un pilota che ha fatto sembrare stupidi tutti gli altri, Baku è il posto giusto per confermarlo.

E così sia.

Venerdì dominato dalle Ferrari, e sabato con Max che le suona a tutti gli altri, con Leclerc e Piastri nel muro, e Norris e Hamilton non pervenuti. Spazio per gli altri, a partire da Sainz secondo e Lawson terzo.

Si spengono i semafori e Piastri vuole a tutti i costi rendersi la vita difficile. Parte in anticipo, poi fa entrare l’antistallo e si fa sfilare da quasi tutti. Quindi la mette a muro prima di completare il primo giro, sbagliando completamente una frenata. La gara se la guarderà da bordo pista su uno smartphone, e probabilmente sarà comunque soddisfatto.

Esce la safety car e, in pratica, le emozioni finiscono qui. 

Al giro 18 si ferma Antonelli, bloccato in quarta posizione da Lawson, terzo. Probabilmente, gli hanno evitato lo scambio di posizioni con Russell, che lo seguiva. Al 20° è il turno di Leclerc, e al 21° di Lawson, che esce davanti a Kimi ma viene superato al successivo passaggio sul traguardo.
Norris è ora in quinta posizione ma sembra non avere passo.

Verstappen comanda indisturbato con 7 secondi su Sainz e 11 su Russell. Max, con 27 giri sulle gomme, fa segnare il giro più veloce.

Al giro 28 si ferma Sainz.

Al giro 37 si ferma Hamilton, autore fino a questo momento di una gara mediocre. Al giro successivo è il turno di Norris. Ma la McLaren pasticcia ancora, e non riesce a recuperare la posizione su Lawson e Leclerc.

Si fermano poi Tsunoda e Russell, con quest’ultimo che esce davanti a Sainz, prendendo così la seconda posizione. A questo punto manca solo Verstappen, che si ferma al giro 41.

Norris supera Leclerc e si porta in settima posizione, che terrà fino al traguardo.

Con i primi 4 ben distanziati, gli ultimi giri trascorrono ad osservare il trenino per la quinta posizione, con Lawson seguito da Tsunoda, Norris e Hamilton.

Ma con queste auto ovviamente non si supera, e la gara finisce con Verstappen ovvio vincitore, davanti a Russell, Sainz, Antonelli, Lawson, Tsunoda, Norris, Hamilton, Leclerc e Hadjar.

Fra due settimane c’è Singapore, l’unica gara che Max non ha mai vinto. Con 7 gare lunghe e 3 sprint da correre, e 69 punti da recuperare, l’olandese non può essere considerato fuori dalla lotta per il titolo. Anche perchè gli avversari sono Norris e Piastri.

P.S. gli hanno fatto la guerra per un anno e mezzo, con le prestazioni della Red Bull che calavano progressivamente. Si è data la colpa all’abbandono di Newey e di altri tecnici di primo piano. Ma dopo che il manager super-pagato è andato via, la squadra sembra rinata. A conferma del fatto che, quasi sempre, quando un’organizzazione non funziona bisogna cambiare i vertici. Anche quelli che l’hanno portata molto in alto.

P.S. 2 a maggior ragione, questo vale per chi la squadra non l’ha portata in alto e si ostina a dire che tutto va bene e che “il venerdì si è visto quanto vale la squadra.

P.S. 3 Vanzini considera Arrivabene il tema principal più forte di quelli arrivati dopo Domenicali. E, infatti, oggi non ha lesinato le grandi critiche al team sia durante la cronaca che nell’intervista al team principal. Matteo Pittaccio si sta già scaldando con le cronache della F2.

P.S. 4 lo swap mancato sulla linea del traguardo è stato patetico.

P.S. 5 Sainz terzo, Antonelli quarto, Hamilton ottavo. Punto.

P.S. 6 Colapinto che la sbatte guardando il compagno nella via di fuga e non essendo in un giro veloce è la dimostrazione di come, in un mondo che ambisce alla perfezione, la disperazione e la fame di soldi facciano fare scelte destinate al sicuro disastro.

P.S: 7 e, in tutto questo, il leader italiano della F2, serie propedeutica alla F1, dice che la vittoria nel campionato non cambierà il suo futuro. Ergo, per lui le porte della F1 per il 2026 sono chiuse, se ne parla, forse, per il 2027. Ma, più probabilmente, per mai.

P.S. 8 e, sempre in tutto questo, abbiamo il giovane bolognese, messo su una Mercedes per tappare un buco e, contemporaneamente, sperare di fare Bingo, essere talmente in difficoltà che, dopo due settimane di voci di un Wolff piuttosto insoddisfatto, quest’ultimo ha pensato bene di presentarsi assieme al giovane pupillo a spiegare, in buona sostanza, che hanno un “deal” per il quale o fa dei risultati oppure lo lascia a piedi perchè “questo è un mondo molto duro”. C’era bisogno che ce lo spiegasse ai microfoni di Sky?

P.S. 9 e, per chiudere il discorso, credono tanto in lui, che quando George gli è arrivato dietro hanno pensato bene di mandarlo ai box anzitempo per non avere l’imbarazzo di chiedergli di lasciare la posizione, facendogli così perdere il podio.

* immagine in evidenza dal sito www.formula1.com

F1 2025 – GRAN PREMIO D’AZERBAIGIAN

Bye bye Europa. Con il GP d’Azerbaigian il circus saluta la culla del motorsport per una lunga parentesi asiatica e americana che la porterà fino al termine del campionato.

Questo vuol dire che, esclusi il circuito del Cota e Interlagos, si correrà in posti che non sono proprio il massimo del fascino declinato alle quattro ruote veloci. In ogni caso questo rappresenta un’ottima notizia per la Ferrari che proprio su tracciati “anomali” può sperare di non chiudere una stagione a “zeru tituli”.

immagine da monza-nwes.it

Il tracciato di Baku è la prima opportunità in tal senso: lunghi rettilinei, violente staccate e poche curve veloci, in pratica tutto quello che serve al Cavallino per potersela giocare. Mettiamoci poi che è una delle piste che Leclerc ama di più.

Tutto già apparecchiato? In realtà no perchè proprio i lunghi rettlinei possono giocare a sfavore dell’altezza da terra, autentica croce della Ferrari che non riesce a controllarla in maniera ottimale e sempre a rischio di eccessiva usura del fondo. Facile immaginare che per evitare ogni rischio scelgano di correre con un’altezza maggiore di quella ottimale, sacrificando performance.

Inoltre c’è un’ulteriore incognita sull’usura delle gomme, quest’anno di uno step più morbide rispetto alle ultime edizioni e quindi con più degrado.

Chi invece potrebbe trovare un bel jolly è la Red Bull di Verstappen, anche lei favorita dall’assenza di curve ad alto carico e con un’alta efficienza sul dritto. Monza ha già fatto vedere questo in tal senso e poi si deve aggiungere il talento dell’olandese che quest’anno ha fatto quasi sempre la differenza.

immagine da today.it

Chi invece rischia di giocare in difesa per una volta è la McLaren che si troverà senza la sua arma preferita, ovvero l’efficienza aerodinamica nelle curve ad alto carico. La McL39 non diventerà una zucca ma neanche potrebbe essere l’arma letale che è stata fino ad ora.

Altro fattore da considerare è la lotta interna tra i due piloti che si stanno giocando il titolo: Baku è una pista molto infida in cui un eccessivo agonismo può portare a fare delle sciocchezze e nessuno dei due alfieri di Woking se lo può permettere, a differenza di Verstappen che in queste situazioni ci si trova pienamente a suo agio.

Oggetto misterioso la Mercedes per due motivi: in primis perchè si sta rivelando una vettura i cui punti di forza non sono granitici e che più volte si è dimostrata difficile da mettere a punto. Soffre le alte velocità di punta ma va bene in trazione e nelle staccate per cui bisognerà valutare quale piatto della bilancia peserà di più nell’arco del weekend. In secondo luogo c’è il problema Antonelli che sta cominciando a esaurire la pazienza anche del suo sponsor più grande, Toto Wolff.

immagine da motorinolimits.com

Il resto della compagnia si arrangerà come al solito, cercando di sfruttare le magagne dei big o pescando un jolly che ogni tanto capita, ma non penso che importi granchè, a me proprio no.

Si riparte da un +31 di Piastri su Norris, punti che sarebbero stati di più senza il team order di Monza. Poco cambia in realtà perchè la sensazione è che l’inglese non abbia la cattiveria e lucidità necessaria per strappare il titolo mondiale. Baku potrebbe rimescolare un pò le carte ma anche allontanarlo definitivamente. Almeno questo sarà un valido motivo di interesse.

*immagine in evidenza da f1-fansite.com

Rocco Alessandro

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Come mai tutti i tecnici, gli ingegneri Ferrari quando passano alla concorrenza diventano geni e, prima invece erano scemi, usando l’immortale frase di alonsiana memoria? La storia ne è piena di esempi e, senza scomodarci troppo, quello più eclatante è quello di Aldo Costa che pagò a caro prezzo la debacle in Spagna (2011 ndr), con allora proprio Alonso a guida della sua Ferrari, dove venne fatto fuori il giorno dopo. Uno degli errori più grossi che la Rossa di quell’epoca commise. La storia è nota a tutti di come andò a finire e, l’ingegnere italiano era cosi scarso che Mercedes, giusto per andare sul sicuro, lo ha blindato anche dopo la pensione in modo che non potesse andare a fare “danni” altrove… alla faccia dello scemo! Ferrari in questo momento che scrivo, si sta trasformando secondo i dettami di Vasseur, dettami che parlano francese: infatti mentre le squadre rivali (Mercedes, Aston Martin e Audi) fanno spesa a Maranello, il nostro rubicondo team Principal approfitta dei saldi che ci sono in Alpine, portando ingegneri (francesi naturellement) della decaduta Renault in quel di via dell’Abetone. Evidentemente a Vasseur gli deve mancare la lingua di casa, o come diciamo noi meridionali gli manca “la parlata”. Probabilmente il buon Vasseur troverà più produttivo lavorare con i suoi connazionali, fatto sta che in Ferrari pare che si parlerà sempre meno romagnolo. La mia considerazione, al di la che la nostra bellissima lingua venga soppiantata da quella dei nostri cugini d’oltre alpe, è quella che non so fino a quanto sia produttiva questa ristrutturazione marchiata “made in Alpine”, visto che la stessa casa, che voglio ricordare si “legge Renault”, correrà coi motori della Mercedes proprio dall’anno prossimo. Infatti nel piano di ristrutturazione previsto da Briatore, il reparto motori non è contemplato in seno alla squadra, inteso come costruttore diretto intendo e, sono del parere che Flavio se avesse minimamente subdorato che l’unità di potenza francese fosse stata competitiva, dubito fortemente che avrebbe fatto fuori tutti in un amen. Le mie sono solamente illazioni, riflessioni di un semplice appassionato che basa le sue considerazioni su quello che legge eppure, se due più due fa ancora quattro, non lo so fino a che punto questa mossa sia arguta. Per carità, tutto può essere e sicuramente gli ingegneri francesi, ex Renault, si troveranno benissimo nella terra del lambrusco e sforneranno un signor motore, solo che fino a quando non vedrò il risultato in pista, conservo i miei pensieri pessimistici. Di fatto anche Audi porta a casa i ragazzi ex Renault, solo che la differenza tra la casa dai quattro anelli e la Rossa è, che la prima non ha fretta visto che ha un programma spalmato su cinque anni per tentare il colpaccio, mentre la Ferrari di Vasseur ha il tempo contato visto che l’obiettivo prefissato dal Presidente è prorpio l’anno prossimo e, la Ferrari non può permettersi il lusso di “far crescere” le nuove leve assoldate.

Intanto il buon Binotto, che ricordiamo è odiatissimo dalla falange armata (di tastiera digitale) di una certa tifoseria, nonché poco inviso all’attuale dirigenza Rossa, ringrazia e porta a casa due motoristi di prim’ordine che sono di fatto, gli attuali padri dell’unità di potenza Ferrari che correrà nel 2026, mi riferisco a Zimmermann e Lars Schmidt. Ad essere sinceri, cosi come sono poco ottimista riguardo al fatto di prendere ingegneri della ex Renault, allo stesso modo non mi sembra un ottimo segnale quello di mandare via coloro i quali avrebbero dovuto seguire la propria creatura all’alba del nuovo regolamento. Il turn over in Ferrari è stato elevato in questo ultimo periodo eppure, a parte Loic Serra (francese anch’egli naturellement), i famosi “nomi di grido” in Rosso non ne ho visto e, le uniche urla che ho sentito, sono state quelle dei tifosi che a Monza pregavano per un cappellino che gli venisse lanciato dal festante (sigh!) Team Principal ferrarista. In questa F1 di nuova generazione, come ho già scritto in passato, va di moda “il modello McLaren” dove il Team Principal è bene che sia un ingegnere e non un manager, in modo da accorciare i tempi di dialogo tra i tecnici ed i vertici di chi gestisce appunto la squadra. Ritornando alla famosa frase di Alonso, vorrei citare uno stralcio dello scritto di Pier Giuseppe Donadoni di Autoracer.it: “E pensare che la Ferrari, già tempo fa, aveva fatto una scelta di questo tipo, promuovendo Mattia Binotto a Team Principal, il quale a sua volta scelse Laurent Mekies come suo braccio destro. Una struttura che al tempo fu discussa e che oggi sembra apparire come una soluzione, ma che a Maranello hanno cambiato per mancanza di risultati immediati e dissidi interni con la proprietà, affidandosi poi a Frederic Vasseur, un Team Principal si di natura ingegneristica ma con una impronta più politica e manageriale per la sua carriera trascorsa. Lo stesso Binotto oggi, insieme a Jonathan Wheatley, ex Red Bull ed anche lui di natura ingegneristica, hanno preso in mano il futuro team Audi, con i primi segnali positivi ben mostrati in questa stagione, visto che il team svizzero è tra le squadre più sorprendenti e convincenti del midfield dopo un inizio deficitario”. Mi sembra proprio opportuno esclamare voilà!

Nella F1 del domani, questa combinazione di figure sarà ancora più determinate, a maggior ragione della complessità delle unità di potenza che ci ritroveremo e, paradossalmente, Ferrari con Binotto era già avanti coi tempi. Del resto si sa, l’erba del vicino è sempre più verde, ed ecco che puntualmente tutti quelli che si trovano a Maranello e che poi abbandonano (o vengono appiedati… fa lo stesso), inevitabilmente e stranamente iniziano ad ingrassare e soprattutto a far prendere peso (agonistico) alla propria squadra. Ad oggi la Ferrari è seconda nel mondiale solo perché Red Bull corre con un pilota e Mercedes con uno e mezzo (infatti i crucchi sono li vicino), eppure la prima Rossa di Vasseur rischia seriamente di passare alla storia, oltre che per aver rimediato una doppia squalifica nello stesso GP, anche come la Scuderia che arriva seconda nel mondiale senza aver conseguito nemmeno una vittoria. Perché non si dimentichi che questa è la prima Ferrari nata sotto la sua supervisione, visto che nel 2023 la vettura era della gestione passata (unica squadra, tra l’altro, ad aver vinto un GP in un mondiale dominato dalla Red Bull) e, nel 2024 la macchina era (questo a seconda degli umori) degli uomini della stessa gestione Binotto: infatti a tal proposito per non farci mancare nulla la Rossa di Vasseur pensò bene di appiedare Cardile, bloccandolo anche per via legali in seguito, in modo da ritardare il suo ingresso in Aston Martin. La squadra inglese nel frattempo sta affilando le unghie per l’assalto al mondiale nel giro di pochi anni, questo Mercedes permettendo, nelle cui file dei crucchi naturalmente vi è un altro italiano ex Ferrari e cioè Simone Resta, che già lo si vede accanto a Toto Wolff negli attuali GP e, vedere l’ingegnere italiano cosi a contatto col Team Principal austriaco, mi fa ritornare in mente proprio l’ingegnere con cui ho iniziato questo scritto; ovvero Aldo Costa. Non si dimentichi “naturellement” che Resta in Mercedes ha ritrovato un altro ex Ferrari, (non finiscono più!) ovvero James Allison il quale, ha fin troppo le idee chiare in merito al regolamento prossimo venturo. Come potete notare l’elenco, la lista, è lunga ed è tutta a sfavore della Rossa la quale, nonostante gli squilli di tromba che “la pista piace a LeClerc”, si ritroverà ad inseguire anche in Azerbaijan e, a meno di ritiri eccellenti, la vittoria la vedremo solamente col binocolo.

Buon GP di Baku a tutti.

Vito Quaranta