Re Marquez è tornato sul trono della Motogp.

In quel di Motegi è andata in scena una bella storia che prescinde dall’aspetto sportivo. Quello era ben chiaro sin dalle prime gare ed è stato confermato nell’arco di tutta la stagione.
Marc Marquez ha tramortito tutti ed è tornato su quel trono che lo aveva visto seduto altre 6 volte in carriera. Sette volte campione del mondo della Motogp ed un campionato che l’ha visto dominare forse ancor di più di quando dominò con la Honda in qualcuna delle passate stagioni.
Un dominio mai messo in discussione perché lo spagnolo ha fatto il bello ed il cattivo tempo tutto da solo. Le volte in cui ha perso una gara 2025 è stato perché è scivolato mentre era in testa oppure in battaglia per esserci.
I suoi (pochi) avversari si sono sciolti come neve al sole chi subito (Bagnaia) chi un po’ dopo (il fratello Alex). Tutti gli altri hanno soltanto potuto ammirare le gesta di un campione (ed in quanto tale non simpatico a tutti) e battergli le mani sotto il podio di Motegi.
Chi scrive non ama i domini (lo dico un’altra volta), soprattutto quando si prolungano per anni come accaduto a Marc sino al 2019.
Il titolo 2025 però ha un sapore diverso, un sapore pieno della voglia di riscatto dopo il brutto infortunio del 2020. Altri avrebbero appeso il casco al chiodo al posto dello spagnolo… In fondo, dopo 6 mondiali in classe regina ed un paio in quelle minori, chiunque poteva sentirsi appagato. Marquez no.
Si è fatto smontare e rimontare un braccio patendo dolori e lunghi periodi di dura riabilitazione per arrivare al 28 settembre 2025. Un leone.
Un leone che ha pianto come un bambino per la gioia e la fine di un incubo durato tanto tempo.
Non si può che fargli i complimenti e ringraziarlo per lo spettacolo regalato ai suoi tifosi ed anche agli appassionati delle due ruote in genere.
A Motegi si è “accontentato” di due secondi posti alle spalle del redivivo nonché teammate Pecco Bagnaia.
L’aveva detto già nel pre-gara che non “gliene fregava un cazzo” di vincere la gara ma che l’obiettivo era di chiudere il bersaglio grosso.
Ce l’ha fatta e non si può far altro che congratularsi con lui.
Tornando al weekend di gara lo stesso è stato dominato dallo stesso Pecco Bagnaia che, dopo un inizio di stagione quanto meno “accettabile”, pareva caduto nella disgrazia più assoluta.
E’ da inizio stagione che si è blaterato di una Ducati 2025 peggiore/migliore della 2024, dell’adattamento di un pilota piuttosto che di un altro, del mix di “pezzi” che si possono comporre tra le due moto…
Si è parlato di un Bagnaia non all’altezza, soprattutto da chi ama “tifare contro” invece che tifare per il proprio beniamino.
Si sono sprecate parole con dietrologie che non hanno senso.
Ci si è dimenticati di una cosa importante però, che chi va in moto conosce bene. La fiducia ed il feeling con la propria moto. In assenza di quella non ci sono pezzi nuovi che tengano, aggiornamenti e sviluppi dati/deliberati da uno o dall’altro che tengano.
Bagnaia non è e mai sarà Marquez ma dargli addosso per partito preso non è giusto.
Di sicuro ha perso la testa, la calma, la direzione. Sarebbe stato più “normale” finire dietro a Marquez regolarmente ma con distacchi sensati invece di subire sorpassi in staccata da chiunque da 10 gare a questa parte.
Dopo i test di Misano pare abbiano trovato il bandolo della matassa nel box di Borgo Panigale. Tardozzi ha ammesso pubblicamente che il team è stato poco reattivo pur tirando in ballo il fatto di avere poco spazio per le prove che sarebbero servite a Pecco in assenza di concessioni extra di test come per altri team.
Questa “scarsa” reattività è però tipica dei bolognesi. Ricordo ancora un Lorenzo portato a spasso dalla sua Desmosedici per una stagione e mezza fino all’arrivo del serbatoio che ne cambiò la posizione e lo fece ridiventare un campione invece di un incapace. Correva l’anno 2018 e le cose non sono cambiate.
La gara di ieri ha quindi visto tanti vincitori.
Pecco che ha fatto Hat trick sia sabato che domenica. Nella gara “vera” ha pure portato a termine una decina di giri con una GP25 che fumava come una vecchia due tempi con miscela grassissima. Una vittoria sudata che poteva essere messa in discussione da una squalifica come in tanti speravano.

Marquez che è tornato sul trono.
Ducati che fa suo il quarto mondiale di fila e dopo aver fatto vincere il campione cresciuto in casa, quello del team satellite, ieri ha riportato in alto quello che di diritto sta tra i migliori 5 di sempre.
In un certo qual modo hanno vinto anche Honda e Mir saliti sul podio da tempo immemore.
La pista di casa avrà avuto il suo effetto, però la moto è ben lungi dall’essere facile. Si vedeva ad occhio dalla Tv che si muove “ a strappi” senza fluidità. In staccata la vedevi affondare per poi rialzarsi e poi riaffondare, così come a centro curva. E’ migliorata ma questa volta ci ha messo una pezza lo stesso Mir che è da 2021 che vince il campionato delle cadute già prima dell’estate.
Il vero sconfitto di Motegi è il campione (ormai non più in carica) Jorge Martin. Stagione devastante per lo spagnolo che è caduto troppe volte ed ogni volta l’ha pagata facendosi male.

Ennesimo grave infortunio con frattura esposta della clavicola. Peccato perché aveva dato l’impressione di ricominciare la risalita affacciandosi tra le posizioni più consone alla storia degli ultimi due anni. Un’altra tegola che non ci voleva nè per lui e men che meno per Aprilia che dovrà fare a meno dei suoi servizi.
Onesto Bezzecchi falciato dal compagno della garetta e poi buon piazzato alla domenica, davanti al tanto bistrattato Morbidelli che con una moto 2024 sta facendo meglio in classifica generale del suo compagno Di Giannatonio che porta in pista una 2025.
Malino Fabio Quartararo con una Yamaha che non ne vuol sapere di andare in gara e che lui salva solo sul giro secco facendo miracoli. Dopo un inizio gara promettente ha perso 4 posizioni in 5 curve sorpassato da chiunque nelle vicinanze senza poterci fare nulla. Peccato.
Male le Ktm con gli unici sprazzi che arrivano dal solito Acosta nella sprint. Nella gara lunga è andato per campi cercando di resistere. Sparito Binder da inizio stagione lo stanno imitando sia Bastianini che, soprattutto, Vinales che in una fase della stagione sembrava essere in palla ed aver trovato la via. Al solito gli manca continuità, a prescindere dalla caduta.
Chiusa la pratica del titolo mondiale adesso potremo assistere a gare “vere”
Cinque appuntamenti dove i nostri eroi potranno darsele di santa ragione senza preoccuparsi di altro. Potremo scoprire se Bagnaia e’ davvero risorto o sé questa rinascita e’ un fuoco di paglia. Potremo misurare le performance senza obblighi di “amministrazione”. Cinque “face to face” nei quali Bagnaia vorrà dimostrare al mondo che aveva ragione lui. Cinque appuntamenti dove la fame del cannibale Marc non sarà di certo appagata e potrà correre senza pesi. Ma ci saranno anche gli altri, forse..
Ci si rivede già in Indonesia il prossimo weekend.
Buon divertimento a tutti.
Salvatore V.
(immagini tratte dal web)




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