IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Come mai tutti i tecnici, gli ingegneri Ferrari quando passano alla concorrenza diventano geni e, prima invece erano scemi, usando l’immortale frase di alonsiana memoria? La storia ne è piena di esempi e, senza scomodarci troppo, quello più eclatante è quello di Aldo Costa che pagò a caro prezzo la debacle in Spagna (2011 ndr), con allora proprio Alonso a guida della sua Ferrari, dove venne fatto fuori il giorno dopo. Uno degli errori più grossi che la Rossa di quell’epoca commise. La storia è nota a tutti di come andò a finire e, l’ingegnere italiano era cosi scarso che Mercedes, giusto per andare sul sicuro, lo ha blindato anche dopo la pensione in modo che non potesse andare a fare “danni” altrove… alla faccia dello scemo! Ferrari in questo momento che scrivo, si sta trasformando secondo i dettami di Vasseur, dettami che parlano francese: infatti mentre le squadre rivali (Mercedes, Aston Martin e Audi) fanno spesa a Maranello, il nostro rubicondo team Principal approfitta dei saldi che ci sono in Alpine, portando ingegneri (francesi naturellement) della decaduta Renault in quel di via dell’Abetone. Evidentemente a Vasseur gli deve mancare la lingua di casa, o come diciamo noi meridionali gli manca “la parlata”. Probabilmente il buon Vasseur troverà più produttivo lavorare con i suoi connazionali, fatto sta che in Ferrari pare che si parlerà sempre meno romagnolo. La mia considerazione, al di la che la nostra bellissima lingua venga soppiantata da quella dei nostri cugini d’oltre alpe, è quella che non so fino a quanto sia produttiva questa ristrutturazione marchiata “made in Alpine”, visto che la stessa casa, che voglio ricordare si “legge Renault”, correrà coi motori della Mercedes proprio dall’anno prossimo. Infatti nel piano di ristrutturazione previsto da Briatore, il reparto motori non è contemplato in seno alla squadra, inteso come costruttore diretto intendo e, sono del parere che Flavio se avesse minimamente subdorato che l’unità di potenza francese fosse stata competitiva, dubito fortemente che avrebbe fatto fuori tutti in un amen. Le mie sono solamente illazioni, riflessioni di un semplice appassionato che basa le sue considerazioni su quello che legge eppure, se due più due fa ancora quattro, non lo so fino a che punto questa mossa sia arguta. Per carità, tutto può essere e sicuramente gli ingegneri francesi, ex Renault, si troveranno benissimo nella terra del lambrusco e sforneranno un signor motore, solo che fino a quando non vedrò il risultato in pista, conservo i miei pensieri pessimistici. Di fatto anche Audi porta a casa i ragazzi ex Renault, solo che la differenza tra la casa dai quattro anelli e la Rossa è, che la prima non ha fretta visto che ha un programma spalmato su cinque anni per tentare il colpaccio, mentre la Ferrari di Vasseur ha il tempo contato visto che l’obiettivo prefissato dal Presidente è prorpio l’anno prossimo e, la Ferrari non può permettersi il lusso di “far crescere” le nuove leve assoldate.

Intanto il buon Binotto, che ricordiamo è odiatissimo dalla falange armata (di tastiera digitale) di una certa tifoseria, nonché poco inviso all’attuale dirigenza Rossa, ringrazia e porta a casa due motoristi di prim’ordine che sono di fatto, gli attuali padri dell’unità di potenza Ferrari che correrà nel 2026, mi riferisco a Zimmermann e Lars Schmidt. Ad essere sinceri, cosi come sono poco ottimista riguardo al fatto di prendere ingegneri della ex Renault, allo stesso modo non mi sembra un ottimo segnale quello di mandare via coloro i quali avrebbero dovuto seguire la propria creatura all’alba del nuovo regolamento. Il turn over in Ferrari è stato elevato in questo ultimo periodo eppure, a parte Loic Serra (francese anch’egli naturellement), i famosi “nomi di grido” in Rosso non ne ho visto e, le uniche urla che ho sentito, sono state quelle dei tifosi che a Monza pregavano per un cappellino che gli venisse lanciato dal festante (sigh!) Team Principal ferrarista. In questa F1 di nuova generazione, come ho già scritto in passato, va di moda “il modello McLaren” dove il Team Principal è bene che sia un ingegnere e non un manager, in modo da accorciare i tempi di dialogo tra i tecnici ed i vertici di chi gestisce appunto la squadra. Ritornando alla famosa frase di Alonso, vorrei citare uno stralcio dello scritto di Pier Giuseppe Donadoni di Autoracer.it: “E pensare che la Ferrari, già tempo fa, aveva fatto una scelta di questo tipo, promuovendo Mattia Binotto a Team Principal, il quale a sua volta scelse Laurent Mekies come suo braccio destro. Una struttura che al tempo fu discussa e che oggi sembra apparire come una soluzione, ma che a Maranello hanno cambiato per mancanza di risultati immediati e dissidi interni con la proprietà, affidandosi poi a Frederic Vasseur, un Team Principal si di natura ingegneristica ma con una impronta più politica e manageriale per la sua carriera trascorsa. Lo stesso Binotto oggi, insieme a Jonathan Wheatley, ex Red Bull ed anche lui di natura ingegneristica, hanno preso in mano il futuro team Audi, con i primi segnali positivi ben mostrati in questa stagione, visto che il team svizzero è tra le squadre più sorprendenti e convincenti del midfield dopo un inizio deficitario”. Mi sembra proprio opportuno esclamare voilà!

Nella F1 del domani, questa combinazione di figure sarà ancora più determinate, a maggior ragione della complessità delle unità di potenza che ci ritroveremo e, paradossalmente, Ferrari con Binotto era già avanti coi tempi. Del resto si sa, l’erba del vicino è sempre più verde, ed ecco che puntualmente tutti quelli che si trovano a Maranello e che poi abbandonano (o vengono appiedati… fa lo stesso), inevitabilmente e stranamente iniziano ad ingrassare e soprattutto a far prendere peso (agonistico) alla propria squadra. Ad oggi la Ferrari è seconda nel mondiale solo perché Red Bull corre con un pilota e Mercedes con uno e mezzo (infatti i crucchi sono li vicino), eppure la prima Rossa di Vasseur rischia seriamente di passare alla storia, oltre che per aver rimediato una doppia squalifica nello stesso GP, anche come la Scuderia che arriva seconda nel mondiale senza aver conseguito nemmeno una vittoria. Perché non si dimentichi che questa è la prima Ferrari nata sotto la sua supervisione, visto che nel 2023 la vettura era della gestione passata (unica squadra, tra l’altro, ad aver vinto un GP in un mondiale dominato dalla Red Bull) e, nel 2024 la macchina era (questo a seconda degli umori) degli uomini della stessa gestione Binotto: infatti a tal proposito per non farci mancare nulla la Rossa di Vasseur pensò bene di appiedare Cardile, bloccandolo anche per via legali in seguito, in modo da ritardare il suo ingresso in Aston Martin. La squadra inglese nel frattempo sta affilando le unghie per l’assalto al mondiale nel giro di pochi anni, questo Mercedes permettendo, nelle cui file dei crucchi naturalmente vi è un altro italiano ex Ferrari e cioè Simone Resta, che già lo si vede accanto a Toto Wolff negli attuali GP e, vedere l’ingegnere italiano cosi a contatto col Team Principal austriaco, mi fa ritornare in mente proprio l’ingegnere con cui ho iniziato questo scritto; ovvero Aldo Costa. Non si dimentichi “naturellement” che Resta in Mercedes ha ritrovato un altro ex Ferrari, (non finiscono più!) ovvero James Allison il quale, ha fin troppo le idee chiare in merito al regolamento prossimo venturo. Come potete notare l’elenco, la lista, è lunga ed è tutta a sfavore della Rossa la quale, nonostante gli squilli di tromba che “la pista piace a LeClerc”, si ritroverà ad inseguire anche in Azerbaijan e, a meno di ritiri eccellenti, la vittoria la vedremo solamente col binocolo.

Buon GP di Baku a tutti.

Vito Quaranta