Cominciamo subito dicendo che per fortuna questo circuito esce dal calendario. Non ricordo un GP così noioso da anni. Le nuove vetture, con ogni evidenza, mal si adattano a competere in un questo tortuoso e indecifrabile percorso farcito di curve dai nomi impronunciabili. Il rettilineo si è rivelato troppo corto, quantomeno per il limitato effetto simil-DRS che hanno queste vetture. Più di tutti ha influito la mappatura obbligata del famigerato deployment che ha impedito ai piloti di cercare sorpassi in altri punti della pista. Da curva 10, che in altre edizioni si è prestata a tentativi interessanti, si usciva con l’elettrico a palla (si potrà dire?) così da rendere vano qualsiasi tentativo di stringere la traiettoria all’interno. Per lo stesso motivo è diventato impossibile affiancare l’avversario prima della semi-chicane di curva 11 e 12 che in passato ha consentito alcuni sorpassi inattesi (vedi Leclerc l’anno scorso su Russell). Da appassionato che sa che i sorpassi non sono tutto in un GP di Formula 1 speravo che almeno la tensione strategica potesse tenermi incollato alla tabella dei tempi ma sfortunatamente il week end con la “garetta” ha impedito agli strateghi di capire il comportamento delle gomme con la conseguenza che abbiamo assistito alla fiera del dilettantismo assoluto: quasi tutte le soste sono state casuali e anche in momenti concitati in cui certe decisioni erano facilitate da situazioni contingenti mi è parso piuttosto evidente che senza le consuete analisi del week end i vari muretti non sapessero che pesci pigliare.
Quest’ultima situazione, il cui momento più chiacchierato è stato quello della mancata chiamata di Leclerc nel momento in cui aveva Hamilton molto più veloce dietro le spalle ma in cui sono cadute, per quanto ho potuto vedere, anche Mercedes (la mancata chiamata di Russell nella VSC causata da Ocon), McLaren (la strategia insensata con Piastri) e poi Alpine e Williams, mi fa venire in mente uno dei precetti più interessanti di Coach Julio Velasco:
Bisogna saper giocare male
Se l’alzatore alza male la palla, spiega nelle sue conferenze il celebre coach argentino, lo schiacciatore deve in qualche modo adattarsi e trovare la soluzione per quella specifica contingenza. Sono tutti bravi con le alzate giuste ma il fenomeno vero è capace di giocare intelligentemente anche le alzate imprecise. Così per ogni altro ruolo: se il ricevitore riceve male l’alzatore deve riuscire comunque a trovare la soluzione per gestire la palla, se il muro è mal piazzato il ricevitore deve comunque capire come coprire la sua parte di campo. E così via. Sono due i concetti che emergono da queste considerazioni. Il primo è che una squadra e gli atleti che la compongono devono essere preparati per muoversi entro ampi margini di flessibilità per gestire le inevitabili imprecisioni e gli altrettanto inevitabili errori che costellano lo svolgersi dell’evento. Si badi, non si intende, qui, una flessibilità generica o una pur lodevole attitudine all’adattamento a circostanze diverse. Qui si intende qualcosa di molto più preciso: una preparazione tecnica volta proprio alla gestione dell’imperfezione. Il secondo concetto che emerge dalla filosofia di Velasco è il rifiuto dell’alibi: se sono pronto e tecnicamente preparato anche a gestire le situazioni complicate allora non potrò (e non dovrò) cercare alibi per gli errori commessi.
Traslare questo discorso in tanti ambiti è facile (e il buon Julio si fa pagare profumatamente per farlo e fa benissimo) ma mettere in pratica questa attitudine non lo è altrettanto. Per il nostro amato mondo della Formula 1, con decine e forse centinaia di persone che analizzano la gara secondo per secondo, diventa quasi un’impresa titanica.
Quasi.
Non è impossibile.
Calcoli alla mano è facile, mi permetto di dire, seguire il Plan A o il Plan C o il Plan B +4: ne abbiamo sentiti a bizzeffe di team radio di questo tipo negli anni. Ma molto più difficile è gestire l’imprevisto, l’imperfezione, il momento concitato di una SC o di una VSC, o di uno stint che non va come si era pensato. Il punto è che in questa gara, in questa Zandvoort resa così noiosa anche dall’assenza dell’auspicato (almeno da me) maltempo, con il comportamento erratico delle gomme e del vento e con il deployment ormai compreso e reso omogeneo su tutte le vetture, ho avuto la netta percezione che un po’ tutti i muretti dei team non sapessero che pesci pigliare.
Non erano (non sono?) preparati a gestire l’imperfezione.
E come si gestisce l’imperfezione?
Non è questa la sede per profonde e dettagliate analisi di questo difficilissimo tema ma si può fare. Si può decidere di affidarsi alle percezioni del pilota come avrebbe fatto Sua Santità (cit. Ambras) Niki Lauda ma devi avere il pilota giusto per farlo: oltre a Sua Santità sappiamo tutti i nomi dei piloti che, in passato, brillavano per la capacità di sentire la gara: Graham Hill, Jackie Stewart, Emerson Fittipaldi, Alain Prost, Nelson Piquet (caratteristica che pochi gli riconoscevano). Oppure si può decidere di affidare le decisioni nei momenti chiave a una figura specificatamente dedicata del muretto, di quelle capaci di capire il momentum al volo perché con l’esperienza adatta per farlo o perché specificamente preparata per farlo.
E in Gran Premio così atipico come quello che si è rivelato essere quello olandese c’erano solo due modi per andare bene: volare come una scheggia (ché in Formula 1 non si sbaglia mai ad andare veloci, sia chiaro) oppure annusare l’aria che tira e muoversi di conseguenza.
GP atipico e non pagelle ancora più atipiche: come sono andati i nostri eroi?
FERNANDO ALONSO voto 299.792
E bravo Fernandello nostro che per l’ennesima volta nella sua carriera cava sangue da una rapa e porta incredibilmente a punti una Aston Martin che nonostante i recenti (buoni) sviluppi è ancora un catorcio incapace di superare il Q1. E non si è trattato di un risultato giunto per qualche capriccio del destino o per mirabolanti colpi di fortuna. No. Il nostro si è mosso con sagacia, ha capito la tenuta delle gomme rosse, ha capito che l’unico modo per giocarsela era tentare la strategia a una sosta. Ed è stato veloce, per quanto ha potuto. E ancora di più è stato tenace. Quando Gasly gli è arrivato sugli scarichi, con ancora una quindicina di giri da compiere, non ha mollato un metro e ha tenuto fino alla fine contro una vettura che sulla carta doveva dargli un secondo al giro. Chapeau!
LANDO NORRIS voto 10 e lode
Che bravo Landino nostro! Quasi quasi sta dimostrando di meritare il titolo più quest’anno che l’anno scorso. La sua gara è stata encomiabile. Non si è fatto prendere dall’affanno dietro ad Antonelli e poi, una volta cambiate le gomme, ha sfoderato un ritmo che nessuno è stato in grado non dico di eguagliare, ma neanche di avvicinare (a parte Leclerc). Ivi compreso il suo spaesato compagno Piastri (voto 5) il quale, tolta la magnifica seconda partenza, non ha combinato niente e dall’inizio alla fine, oltre ad avere un ritmo più lento di Landino di quasi 1 sec/giro è stato in totale balia degli eventi e di una strategia senza senso (non ha marcato nessuno, tanto per dirne una). Certo che un Lando così è veramente un gran bel vedere e Toto per primo se n’è reso conto: il TR che comanda lo swap tra Russell e Antonelli, in tutta evidenza dettato da visione prospettica, lo dimostra in modo preclaro. Qual era l’altro modo per gestire gli imprevisti? Andare come una scheggia? Ecco, caro Landino, così si fa.
KIMI ANTONELLI voto 9 ½
Gara a due facce, quella del bolognese. Ad una prima parte spumeggiante, capace di tener testa al torello di giornata, si è sommata una seconda parte molto più incerta, viziata, pare, da un treno di gomme non performante che non gli ha consentito di dare il meglio sul piano prestazionale. Ed è qui che mi è piaciuto: nonostante gli evidenti problemi di scivolamento eccessivo è comunque riuscito a tenere un ritmo eccellente, da vero metronomo umano, un po’ come un certo Max… Non si è mai scomposto, non ha commesso errori e anche se dietro di lui Lewis stava dando il meglio non si è fatto intimidire ed è andato a prendere Russell costringendo il boss a dare il ferale Team Radio di cui s’è detto poco fa. Che si vuole di più? Questo ragazzo ogni volta ci sorprende. Oggi ha guidato alla Prost, che ne dite?
GEORGE RUSSELL voto 6 ½
Voto più al week end nel suo complesso che non alla gara in sé: il podio è arrivato per un mero capriccio del caso, grazie all’improvvida VSC a due giri dalla fine, causata dal pasticcio di Sainz con Albon, che ha impedito ad Hamilton (e forse anche Leclerc) di farne un sol boccone. Siccome della garetta non parlo mi limito a considerare che ha sbagliato la partenza, che il suo ritmo ancora una volta non è stato minimamente comparabile a quello di Antonelli, che nel finale invece di correre quanto più poteva non ha fatto altro che lamentarsi. La decisione di ordinargli lo swap con Antonelli sancisce la decisione di proseguire il campionato ad una punta. Ciao George, è stato bello.
LEWIS HAMILTON e CHARLES LECLERC voto 7 a entrambi.
Luci ed ombre nel week end dell’eptacampeao. Non brillantissimo in qualifica, non brillante in partenza, è poi sagace nel gestire la strategia ed è veloce quando serve. Chiaramente quei quattro giri dietro a Leclerc l’hanno pesantemente condizionato perché, a conti fatti, ha perso quasi 3 secondi che tra il giro dei pit e la VSC causata da Ocon gli negano un podio che sarebbe stato comodo comodo. Oppure no? In qualche misura quei quattro giri hanno danneggiato anche Leclerc il quale, nei momenti di pista libera e gomme in finestra, è stato l’unico a poter rivaleggiare con Norris in quanto a ritmo: suo è anche il fastest della gara (fatto nel finale con le rosse che però avevano anche tanti altri quindi il merito è solo suo). Nel momento di difficoltà con Lewis negli scarichi, preso nel gorgo dell’indecisione del muretto avrebbe potuto fare meglio? Probabilmente sì ma è difficile a dirsi. Se si fosse fermato senza far perdere tempo a Lewis ne avrebbe paradossalmente beneficiato anche lui: cronometro alla mano il ritmo che ha mostrato subito dopo era da podio. Forse in occasione della VSC si sarebbe trovato davanti a Lewis e con molte più possibilità di giocarsela persino con Antonelli. Insomma, il muretto Ferrari, in una gara dove c’erano da prendersi le (altre) due posizioni sul podio ha lasciato veramente tanto a desiderare. Da notare due cose: che Charles ha fatto il sorpasso più bello della gara (Piastri sarà pure un po’ “spento” ma il suo motore no) e che tutti i pit Ferrari sono stati piuttosto lenti. Un piccolo disastro, viste le possibilità.
Altre considerazioni sparse.
HULK: ottima gara del nostro con due punti da rimarcare. Il primo è lo straordinario riflesso in occasione dell’incidente di Max e Bortoleto. Il replay mostra un sangue freddo e velocità con cui ha reagito sul volante che ha dell’inumano. Voto alla manovra: 10 e lode! Il secondo è che ha passato tutta la seconda parte di gara a poca distanza da Lawson. Audi continua a sorprendere.
LAWSON: ottima qualifica ma gara indecifrabile. A causa dell’incidente non sappiamo se Max aveva il potenziale per giocarsi il podio o comunque per essere subito dietro. In questa prospettiva ipotetica la prestazione di Lawson in gara non mi ha per nulla convinto. Non sono quindi molto d’accordo con i tanti commenti positivi che si sono sentiti su di lui sia durante la gara che dopo. Va detto che a differenza di Tsunoda, all’esordio in gara con queste nuove vetture, lui è da inizio stagione che le guida, e anche con un certo profitto. Quindi non ha molte attenuanti.
GASLY si era mosso bene durante il week end ma in gara è stato penalizzato da strategie che l’hanno costretto sempre a inseguire il che, visto che era praticamente impossibile sorpassare (impossibilità per tutti tranne che per Leclerc naturalmente), l’ha danneggiato non poco.
TSUNODA: nel gioco dei sedili causato dall’infortunio di Hadjar, il piccolo Yuki si trova a esordire con questo nuovo tipo di vettura. E lo fa bene, con un aggiustamento continuo in tutto il week end: al venerdì era 5 decimi più lento di Linblad, al sabato appena 1 decimo e alla domenica (anche al netto della penalità del giovane britannico che non lo ha certo aiutato), invece è stato più veloce, di poco ma più veloce. Bravo.
WILLIAMS e HAAS: voto 3
Queste due scuderie stanno facendo un incredibile passo del gambero. Non è che non stanno portando aggiornamenti (Terruzzi, nel suo podcast, fa notare che stiamo intorno alla trentina di aggiornamenti da inizio stagione) ma è che non funzionano. Se consideriamo dov’era McLaren dopo quattro gare e dov’è oggi direi che sarebbe molto interessante fare il gioco del “trova le differenze”…
Alè.



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