IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Tutto finisce, vacanze comprese, quindi il mondiale di F1 è pronto a ripartire per l’ultima volta (a proposito di “tutto finisce”), in quel di Zandvoort in Olanda. Fino all’anno scorso, su questa pista, Verstappen sarebbe sato una garanzia, per la gioia di tutti gli “orange” suoi tifosi, mentre ora i valori si sono ribaltati e, sebbene Red Bull si presenta a casa sua col motore più potente (una barzelletta!), a dettare legge saranno altri. Detto che sarebbe folle sottovalutare Max e la sua Red Bull proprio a casa del campione olandese, vero è che le questioni lasciate aperte da parte di tutti i protagonisti di questo campionato sono tante e, dubito che Max potrà dire la sua come era suo costume in passato.

Mercedes è la prima che ha questioni aperte non da poco, perché a differenza del 2014, gli avversari hanno saputo reagire con maggiore vigore. Diciamocelo francamente: la stragrande maggioranza di noi pensava che, con questo nuovo cambiamento regolamentare, avremmo rivissuto un nuovo 2014 ed invece, nonostante i crucchi siano comunque partiti in vantaggio, il dominio che abbiamo ingollato per otto lunghi anni, almeno sino ad ora, non c’è stato. A vincere è sempre una Mercedes certo, solo che non ci sono più quelle doppiette noiose e scontate, il terzo non arriva a quaranta secondi… dal secondo classificato (Mercedes!), quindi diciamo che abbiamo assistito ad un maggiore livellamento prestazionale rispetto al passato. Chi più di tutti ha pagato salato questo mancato divario prestazionale è stato George Russell, il quale era dato campione del mondo d’ufficio, ancora prima che iniziasse il campionato stesso ed invece un ragazzino di diciannove anni, gli ha infilato una trave nell’occhio (per non dire altrove!) così grossa, da farlo letteralmente impazzire. Il nostro connazionale ha saputo interpretare al meglio le assurde regole che governano questo meschino regolamento, quindi onore a lui che prima di tutti (soprattutto rispetto al suo più esperto compagno di squadra) ha saputo cogliere l’occasione dimostrando che, chi ha puntato su di lui, non si sbagliava affatto. La domanda quindi è: George saprà reagire? Già George Russell, un bel dilemma. Detto che a mio giudizio il mondiale è ancora del tutto aperto, fosse solo per quello che abbiamo visto a riguardo l’anno scorso, per non parlare di quanto abbiamo visto proprio quest’anno, a causa di guasti e ritiri vari, di com’è stato facile recuperare punti. Di fatto l’attuale classifica è bugiarda forte, perché l’inglese della Mercedes ha vinto solo due GP e, nonostante tutto, Russell non è cosi distante “dalla trave nell’occhio” italiana. Di certo Russell ha non più di tre, quattro GP al massimo per provare a cambiare il suo destino e, riconquistare la vetta. Non è impossibile uno scenario del genere considerando quanto visto sino ad ora. Infatti la fragilità della W-17 è un fattore da tenere in considerazione, perché basta un ritiro per il povero Kimi, con conseguente vittoria del suo compagno naturalmente, che la classifica è già mutata nuovamente. Vincere apporta fiducia, quindi metteteci qualche podio pesante, da parte di Russell, con Kimi che imbrocca la domenica storta ed il gioco è fatto. Scenario molto veritiero a mio giudizio, solo che si presta a dei rischi enormi perché il buon Russell dovrà esporsi non poco per ottenere questo, a differenza del nostro Kimi che ha tutto il tempo di ragionare e quindi prendersela comoda. Diciannove anni ed ha già dimostrato in gara che guida come se ne avesse dieci di anni in F1 sulle spalle e, questo è l’ostacolo più grosso per la rimonta di Russell. Infatti se nei prossimi tre, quattro GP Kimi ne vince almeno uno, con podi pesanti da parte sua e, Russell sempre dietro (di fatto lo scenario opposto paventato poc’anzi), allora il mondiale è bello che già in ghiaccio per l’italiano. Anche perché Toto, in questi suddetti tre, quattro GP, dovrà prendere una scelta su chi puntare, considerando la concorrenza come sta spingendo. Infatti fino ad ora il ragionamento si è basato sul fatto che Mercedes avesse un vantaggio assoluto su tutti, solo che la realtà dice ben altro, a maggior ragione che in Ungheria la McLaren ha suonato la sveglia per tutti. Toto non può permettersi, come nel triennio 20214 – 2016, un duello fratricida tra i suoi due piloti proprio perché quel vantaggio non ce l’ha più. Quindi onde evitare l’evirazione in pubblica piazza, da parte del consiglio di amministrazione del gruppo Daimler, dovrà necessariamente operare la scelta su chi puntare nel breve periodo, proprio perché la concorrenza alle sue spalle preme forte.

A proposito di concorrenza, Ferrari è la prima tra i contendenti ad essere l’indiziata numero uno.  Per la Rossa di Maranello la prima parte di stagione è stata solida, sebbene le aspettative erano ben altre, ed ora inizia la sua vera prova di maturità. Infatti quante volte abbiamo visto Ferrari partire bene, per poi plafonarsi lungo il cammino. La Rossa con la sua SF-26 “base” volutamente poco convenzionale perché, a detta di Serra, i margini di sviluppo sono ampi, ora deve spingere proprio su quei suddetti margini al quale il Direttore tecnico della Rossa si riferiva. Mercedes ha dovuto rivedere i suoi piani di sviluppo, proprio a causa di Ferrari, McLaren in Ungheria ha dimostrato a tutti che hanno capito in che direzione devono andare (guai a sottovalutare questa McLaren!), quindi ora Maranello dovrà compiere il vero salto di qualità che deve proiettarla verso il mondiale 2027 come protagonista assoluta. Detto che Mercedes può solo perderlo questo mondiale (sia piloti che costruttori), è anche vero che la Rossa è in corsa per ambo i titoli, con Lewis secondo nel mondale e, soprattutto ad un tiro di schioppo da quello costruttori. Con un Charles ritrovato, il titolo marche deve essere un dovere crederci, mentre per quello piloti invece la musica è diversa perché bisogna cantare in maniera diversa e, non so se Vasseur in questo momento ha la voce giusta e necessaria per intonare i versi corretti. Come Toto, anche il Team Principal francese della Ferrari deve operare delle scelte, ed ogni scelta comporta delle conseguenze e, soprattutto ogni scelta richiede coraggio, soprattutto se si vuole vincere; che poi dovrebbe essere il credo di Maranello. Per il momento Vasseur cerca di guadagnare tempo che non ha e, a differenza di Russell, al francese gli toccano al massimo solo due GP (altro che tre, quattro), per prendere una decisione finale. Infatti cosa succederebbe se, nel giro di Olanda e Italia, Antonelli rompe ed Hamilton vince e LeClerc arriva dietro il suo compagno? Confesso che questo scenario mi affascinerebbe non poco, nonostante le probabilità che si realizzino siano veramente basse, eppure Vasseur ha ottenuto quello che a Maranello non si vedeva da tempo immemore: fiducia incondizionata da parte della dirigenza e, tempo per costruire la sua squadra. Egli in questo è riuscito la dove i suoi predecessori (molto più accreditati) hanno fallito, quindi giusto che i livello di pressione aumenti, perché questo voleva e questo ha ottenuto.

Il GP di domenica prossima segna la ripresa di un mondiale ancora lungo, tant’è vero che per metà settembre si dovrà decidere definitivamente se concludere il mondiale in zona di guerra, oppure addirittura in Italia (ad Imola) e, soprattutto segnerà il destino di molti.

Buon GP d’Olanda a tutti.

Vito Quranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Ha funzionato la cura Loic Serra? Vasseur nel corso della sua ristrutturazione, ha annunciato che sarebbero arrivati nomi “pesanti” in Ferrari e, sebbene abbiamo assistito al cambio di pronuncia del paese che da i natali alla Beneamata (infatti siamo passati da Maranello a “Maranellò”, visto che abbiamo assistito ad una francesizzazione di tutta la Gestione sportiva) vero è che l’unico reale pezzo pregiato portato in Rosso è stato proprio Serra. Sia chiaro comunque che a “Maranellò” lavorano ancora italiani storici, vero è che le chiavi della direzione tecnica sono state consegnata, da Vasseur, direttamente a lui sebbene questa si la sua prima vera esperienza di responsabile assoluto. Serra oltretutto ricopre il ruolo che sarebbe spettato di diritto a Newey, visto che è stato libero sul mercato e, Ferrari non l’ha voluto prendere perché nel frattempo, il genio inglese, voleva direttamente le chiavi di Maranello; altro che direzione tecnica. Certo col senno di poi, visto il bordello che è successo in Aston Martin, è facile dire “meno male che non l’hanno preso!” anche se nutro forti dubbi che il genio inglese, in Ferrari, avrebbe cannato allo stesso modo di come è successo in Aston Martin, fosse solo che Ferrari non è una squadra rifondata e quindi nuova, come quella di Stroll Sr. Ad ogni modo c’è ben poco da recriminare a riguardo e, la domanda che ho posto rimane tuttavia.

A giudicare dai risultati ottenuti dalla Rossa in questa prima metà di stagione, si può affermare che la sua cura abbia avuto effetto eccome, sebbene i risultati nel complesso rimangono a mio giudizio insoddisfacenti. Ricordo a lor signori che questo doveva essere l’anno della verità, per l’amministrazione Elkann – Vigna, questo doveva essere l’anno dell’“obiettivo venti ventisei” ed invece anche quest’anno ci ritroviamo ad inseguire e, soprattutto a non essere il riferimento in F1. Specifico F1, perché nel WEC la Rossa è cosi forte che è stata colpita con un BOP “dedicato”, tanto da soprassedere per quest’anno per ogni tipo di velleità. Tralasciando il mancato obiettivo, pronunciato a gran voce quattro anni fa dal Presidente, ciò che si nota in questa ennesima rincorsa è la coerenza negli sviluppi e, nei risultati. Infatti quando Ferrari, negli anni scorsi partiva in affanno, così rimaneva per tutto l’anno nonostante gli sforzi profusi. Ciò che si nota quest’anno è la compattezza del gruppo, quell’apparente serenità tipica di chi sa il fatto suo. Ferrari è un dato di fatto che, sebbene sia partita con un cronico ritardo rispetto ad AMG (e Red Bull che ha il motore migliore… sigh), sta avendo quella costanza di rendimento, in termini di risultati, che l’ha messa di diritto come potenziale squadra che può giocarsi quanto meno il titolo Costruttori. Ferrari ha organizzato il suo piano di sviluppi in tal modo, con conseguenti risultati in pista, che ha costretto la stessa AMG (fonte Autoracer.it) a rivedere i suoi di piani in termini di sviluppo. Infatti Mercedes, conscia del suo potenziale ancora prima che iniziasse il mondiale, aveva come obiettivo quello di arrivare alla fine del mondiale, a cominciare dalla ripresa estiva, per forza di inerzia visto il suddetto potenziale. Tuttavia l’exploit Ferrari, unito ai casini interni della stessa AMG, hanno costretto il team di Wolff a rivedere la pianificazione dei propri sviluppi, quindi a continuare a spendere energie sul progetto W-17. Questo è un bene perché è notorio che, chi ha un vantaggio poi continua a conservarlo nel corso del tempo, con stabilità regolamentare. Con una Ferrari così pimpante e, con aggiornamenti ancora in arrivo compreso quello ADUO, è facile pensare (anche se dovrei dire “è d’obbligo pensare”) che Ferrari dovrà essere una spina nel fianco per Toto&Co. Come ho già detto su queste righe, Serra proviene dalla stessa scuola di Wachè che è quella Michelin e, dello studio dell’interazione del veicolo con gli pneumatici. La meccanica è sempre stato un punto fermo per Mercedes quando dominava in lungo e in largo e, Serra faceva parte di quel gruppo. I risultati si stanno vedendo, almeno sino ad ora, su questa Ferrari in perenne rincorsa e, a meno che non si rimbambiscano tutti quanti, immagino che questa attuale situazione non può che migliorare. Quali sono i fattori che possono rallentare la rincorsa della Rossa verso almeno uno dei due obiettivi iridati? A mio giudizio tre sono le incognite che possono bloccare la Ferrari verso l’agognata rincorsa: 1 Problemi interni, 2 Sviluppo Mercedes, 3 Ritorno della concorrenza.

PROBLEMI INTERNI

Con la ripresa della stagione la Rossa dovrà dimostrare, o meglio, dovrà confermare come minimo quanto di buono (per chi sa accontentarsi!) fatto vedere sino ad ora. Ciò significa che gli sviluppi che verranno portati immediatamente dopo la ripresa, dovranno dare quel boost necessario non solo per mettere paura alla Mercedes, addirittura dovranno riuscire a colmare il gap velocistico con la squadra riferimento di questo campionato 2026. In questo coacervo di elucubrazioni si aggiunge anche il problema, se cosi vogliamo chiamarlo, piloti. Hamilton si è presentato, inaspettatamente diciamocelo, al giro di boa in vantaggio su LeClerc e, con un ritardo non enorme sul leader del mondiale Kimi Antonelli. Oltre agli sviluppi se funzioneranno, Vasseur saprà assumersi le sue responsabilità e fare quello che si conviene ad un capo con le palle, caso mai il britannico prendesse il largo sul monegasco e, si avvicinasse sempre di più alla vetta? Il TP Rosso sebbene cerchi disperatamente di guadagnare tempo e, soprattutto ha solo come obiettivo il titolo Costruttori (almeno per quest’anno), è anche vero che in squadra ha due cavalli di razza uno più orgoglioso e determinato dell’altro. Hamilton è in vantaggio, quindi è logico pensare che possa avvicinarsi ulteriormente alla vetta. Saprà LeClerc mettersi a disposizione caso mai “il suo amico Vasseur” glielo chiedesse? Di fatto il buon Fred spera solo che questa eventualità non capiti.

SVILUPPO MERCEDES

Il fatto che Mercedes abbia allertato tutto il suo reparto tecnico, capitanato da James Allison, non deve far dormire sonni tranquilli visto e considerato che questo, è lo stesso team che ha creato la W-17 la quale si è presentata in pista, rispetto agli avversari, con quasi un secondo di vantaggio. Da qui il pensiero è immediato: cosa impedirà ai crucchi di portare un pacchetto di up date che uccidano definitivamente il mondiale. Inoltre c’è da considerare il fattore Antonelli: l’italiano ha un forte vantaggio su Hamilton e, soprattutto sul proprio compagno di squadra. Caso mai Ferrari iniziasse ad ingranare in maniera importante, sono certo che Toto (a differenza di Vasseur), non esiterebbe un attimo per concentrare tutte le energie del team sul diciannovenne al fine di chiudere definitivamente la partita. Guardando il resto del mondiale da questo punto di vista, per Ferrari l’impresa è veramente ardua.

RITORNO DELLA CONCORRENZA

Da quando vi scrivo “guai a sottovalutare McLaren”? Di fatto i papaya hanno concluso la prima parte della stagione in crescendo, semplicemente perché hanno capito dove si doveva intervenire (lo stesso Rob Marshall ha detto che avrebbero ripreso le soluzioni degli altri che avrebbero ritenute utili) e, perché hanno imparato ad accendere il motore Mercedes. Allo stato attuale è proprio il propulsore AMG l’unico ostacolo che può fermare Stella e tutto il suo team in una rincorsa importante. Detto che McLaren la ritengo fuori dai giochi perché il suo ritardo è veramente enorme, vero è che se i loro sviluppi funzioneranno, come hanno dimostrato in passato, i papaya potranno essere una vera e propria mina vagante. Inutile dire che oltre al team di Stella va considerato d’ufficio quello di Verstappen perché con l’olandese in squadra, se Red Bull inizia a girare, sono dolori per tutti.

Che dire? Buon Ferragosto a tutti voi del Blog del Ring!

 

Vito Quaranta

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Nella pausa estiva che tutta la F1 deve rispettare, ci pensa il nostro Domenicali a ravvivare le nostre giornate di vacanza, esprimendo il suo pensiero a riguardo della F1 che verrà. Perché le sue parole, a mio giudizio, non sono mai casuali considerando il ruolo che ricopre. Infatti nel momento in cui il CEO di Liberty Media afferma che a nessuno interessa come guidano i piloti, perché “la gente” vuole solo vedere l’azione in pista, fa capire a tutti (almeno a coloro i quali ragionano ancora) quali sono le sue intenzioni, ovvero americanizzare totalmente la massima serie del motor sport mondiale. Azione è la parola d’ordine, spettacolo è il mantra che deve essere ripetuto, dunque realizzare il sogno bagnato di ogni organizzatore (americano) che si rispetti per quanto riguarda l’intrattenimento, in una sola parola; wrestling! Come si può raggiungere questo obiettivo? Ovviamente allargando il numero di Sprint Race per weekend. Considerando quello che è stato fatto con la MotoGP, non è facile capire che Domenicali&Co. vogliono arrivare allo stesso risultato anche con la F1. Se alle persone, alle quali si riferisce Domenicali, non interessa come i piloti erogano il gas sull’acceleratore, come sfruttano l’energia della batteria a loro disposizione per poter tentare un sorpasso, allora sicuramente si può accelerare il processo di invasione da parte di questo inutile format, il quale non fa altro che spoilerare quello che poi vedremo nella main qualy e, main race. Del resto già dall’anno prossimo Monza avrà la sua Sprint Race e, a mio modesto giudizio, questo sarà solo l’inizio di un processo di trasformazione che parte da lontano. Infatti la prima gara, inquinata da questo nuovo modo di affrontare il weekend, risale al 17 luglio del 2021 in Inghilterra e, da li in poi è iniziato un lungo processo di assuefazione, fino a quando tutti lo hanno considerato normale. Nel corso del tempo il numero delle Sprint Race è rimasto inalterato e, nonostante ciò hanno continuato a tenerlo, anche se dovrei dire “ce lo hanno ficcato in gola a forza”. Molti esperti del settore hanno buttato acqua sul fuoco, giocando proprio sul fatto che il numero di Sprint sia rimasto inalterato nel tempo, adducendo ai mal di pancia degli appassionati. Tuttavia vi invito al ragionamento ed alla riflessione, chiedendo a chi si prende il disturbo di leggermi, se davvero qualcuno abbia creduto che suddetto format, sia rimasto inalterato proprio per i mal di pancia degli appassionati o, perché la stessa Liberty Media non aveva alternative a questo tipo di svolgimento di gare. Come scrivo da tempo, la F1 di Liberty Media soprattutto, si basa sulla più semplice ed universale legge del mercato che è basata sulla domanda e sull’offerta: se ogni weekend di gara registra il sold out ovunque si vada, nonostante i prezzi che accessibili o popolari proprio non sono, allora è inutile meravigliarsi di quello che sta per arrivare. Chi organizza avrà sempre ragione, in luogo del quale potrà avanzare qualunque tipo di pretesa visto e considerato che chi paga, accetterà tutto senza fiatare. L’esempio più diretto ed immediato è proprio lo sconcio di questo attuale regolamento, concepito esclusivamente su pura base ideologica e, di rimando, nell’attirare altri potenziali costruttori (AUDI e Ford… azienda americana quindi!): in Australia tutti si sono resi conto che, le parole di Verstappen (“FormulaE steroidizzata”), erano state anche fin troppo gentili. La levata di scudi fu imperiosa, eppure invece di pensare a come poter tornare indietro (anche se sarebbe stato a dir poco complesso), la F1 tutta è corsa ai ripari edulcorando tutto quello che gira attorno a queste nuove vetture, compreso l’evitare di mostrare quando la batteria viene utilizzata. Del resto ai nuovi appassionati, secondo Domenicali, non frega niente di come queste monoposto vengono guidate, quindi tanto vale eliminare le informazioni superflue, la parola d’ordine è “semplificare”, proprio come ha suggerito George Lucas (si il padre di Star Wars) allo stesso Domenicali. Il dubbio deve attanagliare chi ragiona, l’entusiasmo deve invece prevaricare sulle nuove generazioni. Quindi per chi ragiona, si porrà sempre la domanda di come è avvenuto il sorpasso di Verstappen ai danni di Hamilton in Ungheria, mentre per il nuovo tifoso che avanza, è stato bello esultare guardando quella magnifica staccata, ripagandosi cosi il costo del biglietto. Il buon Bernie Ecclestone disse, dopo che aveva venduto tutto agli americani di Liberty Media: “Vi ho lasciato un ristorante a cinque stelle e, lo avete ridotto ad un fast food”. Il sottoscritto non ha dubbi dunque che le Sprint Race aumenteranno e, poiché dall’anno prossimo la ripartizione di potenza, tra motore elettrico e quello a combustione interna cambierà, nutro ancora meno dubbi sul fatto che in molti grideranno al miracolo del cambiamento. Miracolo cosi fruttuoso che Domenicali (sempre lui) invoca già ad un cambiamento delle regole, dunque delle motorizzazioni, già a partire dal 2030 sebbene l’attuale regolamento sarebbe dovuto rimanere in vigore fino a tutto il suddetto anno poc’anzi da me citato. In questi cinque lunghi anni ne cambieranno di regole, ce ne saranno di aggiustamenti e, ciò non di meno ci sarà un’affezione sempre più crescente nei riguardi di tutto qello che il convento passerà.

Personalmente trovo offensive le parole di Domenicali, fosse solo perché la sua carriera di successo si è basata proprio sullo stile di guida dei piloti che ha avuto il privilegio di affiancare, Schumacher prima e Alonso dopo con Raikkonen in mezzo, quindi il suo carisma potrà imbonire le nuove generazioni, che non conoscono l’epopea del primo decennio di questo secolo se non tramite qualche video su You Tube, eppure non mi si venga a dire che non interessa lo stile di guida, perché l’unica cosa che non frega è proprio come queste nuove motorizzazioni funzionano! Motorizzazioni che dal punto di vista pratico hanno ben poco da condividere con la vita di tutti i giorni (salvo per la Ferrari Luce che, a detta di Vigna, le vendite stanno andando secondo da programma… sigh!), motorizzazioni i cui parametri vengono occultati perché altrimenti qualcuno potrebbe porsi qualche domanda di troppo. Tuttavia è stato proprio lo stile di guida dei piloti del passato, che ha contribuito a rendere questo sport quello che è (o quello che era?) e, a farci appassionare ed affezionare a questo e a quel pilota. Il modo come un pilota frena, di come accelera e parzializza il gas in curva, il modo di come gioca col volante e, di come prepara il sorpasso, ebbene in tutto questo vedo l’opera dell’uomo, vedo il carattere del pilota nel quale magari un appassionato ama anche identificarsi, a differenza di oggi che sono relegati quasi a meri conducenti, dove premere un bottone per avere il boost necessario per il sorpasso è l’apice dell’artificio, il wrestilng su quattro ruote appunto.

Articolo polemico il mio eppure sebbene mi spenda nel commentare il lato sportivo di quello che accade in pista, eliminando tutto quello che c’è realmente intorno, ciò non significa che il sottoscritto o, chi legge o, chi va in circuito a vedere i suoi eroi, non sappia quale sia la vera realtà, perciò si eviti di prendere in giro coloro i quali hanno dedicato le proprie passioni nel seguire lo sport che ama, sbattendogli in faccia una menzogna spacciata per verità, perché la F1 dietro tutta la tecnologia, aggiornamenti del caso e livree colorate, è solo cronometro in mano e modo di guidare per battere il tempo.

Vito Quaranta