Come potrei definire quanto accaduto nel GP del Bahrein in Malesia, se non nel modo in cui ho intitolato questo scritto? Già il nome del GP stesso definisce al meglio la poca intelligenza molto artificiale vissuta nel weekend, in quanto nominare un GP con il nome di un altro paese, è una palese presa per i fondelli che cerca di salvare capra e cavoli in un mondo che va a rotoli e, che nonostante ciò, evidenzia come il danaro (dei sauditi a fiumi) comandi senza ritegno. Tra le altre cose sembra che il GP del Qatar e di Abu Dhabi si svolgerà con regolarità e, ad essere sinceri, ne sono quasi felice perché vedere Imola, rinominata “GP di Abu Dabhi in Imola”, mentre gli appassionati sulle gradinate bevono alcol e mangiano maiale, proprio non sarebbe stato un grande spettacolo. Ritornando al GP malese, pardon barenita, è bastato andare a correre su una pista vera, con condizioni meteo da film, che tutta la cloaca dell’attuale F1 è tracimata assieme all’acqua che usciva dai tombini, a causa della pioggia torrenziale che si è abbattuta sul circuito prima dello start. Ricordo che ai tempi di Schumacher ci si lamentava del fatto che la F1 andava in tilt con la pioggia, nonostante la tecnologia di cui tutti disponevano. Che illuso che ero, di fatto avevamo la grassa e non lo sapevo! In questa nuova F1, dove si va oltre la tecnologia, tant’è vero che ora la fa da padrona l’intelligenza artificiale, il banco è saltato completamente. Infatti si viene a scoprire, in presa diretta, che dopo lo stop di Hamilton in pieno giro di formazione e, dove il calendario è stato sfogliato in maniera completa, che la sua fermata è stata causata da un bug del sistema. Infatti dopo Hamilton altri piloti hanno subito la medesima sorte, costringendo la direzione gara ad interrompere tutto il circo e, ad iniziare tutto d’accapo. Belli i tempi in cui le gare si interrompevano perché la pista era allagata. Di fatto si viene a scoprire che il software che gestisce le PU di tutte le monoposto impazzisce, perché le suddette andando troppo piano, in punti in cui la poca intelligenza molto artificiale prevedeva che sarebbero dovuti andare più forte, non aveva previsto uno scenario del genere. Hamilton schiacciava il pedale dell’acceleratore e, la sua SF-26 di fatto non reagiva. Il campione della Rossa, manco avesse tra le mani un cellulare capriccioso, compie il gesto più classico che si possa fare in una situazione del genere: spegne e riavvia. Francamente non so se piangere o ridere e, purtroppo al danno si aggiunge la beffa, perché la Federazione si affretta a fornire un nuovo software di gestione energia, a tutte le squadre, al fine di poter risolvere il maledetto bug. Nella giornata di domenica scorsa abbiamo scoperto che, con questo sistema se volesse, la direzione gara potrebbe intervenire direttamente sulle monoposto e, letteralmente spegnerle! La F1 tutta, che era entrata in un buco nero senza via d’uscita, ormai lo avevamo capito da tempo solo che, come si suol dire al peggio non c’è mai fine e, con domenica scorsa ritengo che abbiamo toccato il fondo. Lungi da me pensare ed insinuare illazioni sul fatto che la direzione gara possa intervenire sull’esito di un GP, vero è che l’attuale F1 ha molto su cui riflettere e, tanto su cui interrogarsi. Sono del parere che sia inaccettabile che lo spettacolo al quale tutti abbiamo assistito sia andato in scena, cosi come è fondamentale ritornare al più presto possibile ad una F1 più umana e, per umana non mi riferisco all’esclamazione di fantozziana memoria, bensì al fatto che il pilota, l’uomo, debba essere riportato al centro dello spettacolo. Purtroppo questo regolamento ce lo dovremo tenere ancora per molto e, chissà se quello nuovo riuscirà a riportare pace negli animi di chi vuole solo vedere ruote fumanti, staccate al limite e, affrontare le varie curve a rotta di collo.
In questo marasma di poca intelligenza molto artificiale, ci pensa Max Verstappen a mettere tutti d’accordo. Di fatto su una pista vera, con condizioni imprevedibili solo tre piloti emergono: Verstappen appunto, Hamilton e Alonso. A questi tre campioni si aggiunge e, non posso non menzionarlo, il nostro Kimi il quale in un modo o nell’altro ne esce sempre vincente e, a mio giudizio, non è un caso che gli succeda questo e, che si trovi annoverato assieme a questi tre campioni. In questo acquazzone di dati, in luogo del quale nemmeno la poco intelligenza molto artificiale ci riesce a capire niente, questi tre campioni (con Kimi che presto li raggiungerà) riescono a dire la loro e, a mio giudizio a rimettere in pace quei romantici che ancora si illudono che l’uomo nell’abitacolo, è il protagonista e, non un passeggero di una batteria che decide di funzionare a seconda delle condizioni del caso. Verstappen domenica scorsa ha compiuto un’impresa, una delle tante del resto, perché è riuscito a portare alla vittoria una Red Bull, per la prima volta, con il motore fatto in casa. Ci sono voluti “solo” sedici GP e tanto basta per far capire innanzitutto che i bibitari sono tornati e, soprattutto che il Team Principal che hanno mandato via, lo potrebbero rimpiangere per il futuro. Team Principal che a mio giudizio Ferrari, se veramente vuole vincere, non deve farsi assolutamente scappare specie se vuole arrivare preparata per il prossimo cambio regolamentare. Verstappen da par suo non fa altro che fare il suo mestiere, che è quello di azzannare la preda appena sente puzza di sangue. Nulla di nuovo quindi sotto al sole malese, cosi come la non arrendevolezza di Kimi, almeno per qualche giro, fa capire che il futuro della categoria da questo punto di vista non ha nulla di che preoccuparsi. L’italiano sa benissimo che ora le sue gare devono essere in funzione del concretizzare ogni tipo di risultato, perché col ritiro (l’ennesimo) di Russell, l’iride è solo questione di tempo (già a Singapore potrebbe festeggiare) eppure, di fare il ragioniere proprio non gli va e, di questo gliene rendiamo merito.
Alonso di rimando, indipendentemente se può stare sulle balle o meno, dimostra ancora di più che l’uomo deve essere l’assoluto protagonista perché, qualcuno deve dimostrare quale altro pilota riuscirebbe a trovare la motivazione di andare avanti, nonostante il disastro di macchina (e squadra) che sta guidando, riuscendo a portare a casa risultati pesanti come l’asturiano ha fatto domenica scorsa. Una qualunque intelligenza artificiale a questo punto, avrebbe già resettato il sistema, invece lui è li a martellare e, a non arrendersi mai e questa può solo essere opera dell’uomo, che va oltre la razionalità di un freddo algoritmo. Al “vecchietto” spagnolo si aggiunge Hamilton, il quale in quel del Bahrein (in Malesia) era particolarmente in bolla, peccato che la squadra che, lentamente sta cercando di prendersi, non era al suo passo. Ad essere sinceri non so con quale software la Ferrari lavori e, sicuramente la poco intelligenza molto artificiale che usa deve esser quanto meno rivista: partire con le slick, quando era evidente che le condizioni della pista richiedevano ben altro, ha fatto toccare alla Ferrari di Vasseur nuove vette. Indipendentemente da quello che si può dire, sull’ennesima strategia cannata da parte dei Rossi, Vasseur&Co. hanno dimostrato che la squadra non è pronta per vincere e, non mi riferisco al singolo GP di tappa, bensì all’unico bottino a cui la Rossa di Maranello dovrebbe aspirare. Addirittura si viene a scoprire che i piloti avessero chiesto le intermedie, allora mi domando per quale motivo non ascoltarli? Come mai non hanno almeno provato a diversificare? Per quale motivo Hamilton innanzitutto, non si è imposto proprio come ha fatto in gara, rifiutandosi di cambiare quelle disgraziate soft montate in precedenza? Difficilmente Ferrari avrebbe potuto vincere domenica scorsa, vero è che con una gara lineare almeno ci saremmo risparmiati l’ennesima figuraccia a livello mondiale, in luogo del quale ormai la Rossa è famosissima. Nelle strategie da attuare si deve considerare quello che si chiama rischio calcolato: Toto Wolff ad esempio, è vero che ha messo un diciottenne al posto di Hamilton, rischiando le sue palle in consiglio di amministrazione, vero è che egli e tutto il suo team sapevano di cosa sarebbe stato capace l’italiano; visto che se lo sono cresciuti loro. Allo stesso modo se una squadra vuole partire con gomme d’asciutto, sotto un diluvio malese, suppongo che abbia messo in conto ogni tipo di variabile, perché se Ferrari è partita con le slick usando il motto “non abbiamo nulla da perdere”, allora quello non è rischio calcolato, bensì è tentare la fortuna, quella si chiama disperazione e, nessun algoritmo ti può salvare da una mentalità del genere; figuriamoci una poco intelligenza molto artificiale.
Buon GP di Singapore a tutti.
Vito Quaranta