Mi perdoneranno J. R. R. Tolkien e Peter Jackson, rispettivamente autore del Signore degli anelli e, regista dell’omonimo film, eppure come posso definire l’improvviso ritorno di Verstappen agli onori della ribalta? Fino alla pausa estiva nessuno avrebbe più scommesso sulla potenziale rimonta dell’attuale campione del mondo, eppure da due GP consecutivi pare che il re sia tornato e, venderà cara la pelle prima di essere spodestato dal trono. Il ritorno del re è assolutamente un bene in questo mondiale che pareva essere stato già assegnato (il campionato Costruttori lo è di certo) e, che avrebbe visto consumare la lotta tra i due galletti papaya, i quali non me ne vogliano anche loro, non hanno ne il carisma ne il talento del campione olandese. In Red Bull l’aria era tossica, irrespirabile e, tutti noi abbiamo visto l’eccesso di quest’aria mefitica fuoriuscire da ogni pertugio della squadra perché ormai era incontenibile e, soprattutto non si poteva nascondere più. Con l’allontanamento di Horner (il cui licenziamento, con conseguente liquidazione principesca, è ormai ufficiale) la squadra ha ripreso a respirare decisamente aria più fresca e salubre e, gli effetti si vedono. Con Laurent Mekies, ex Ferrari nonché braccio destro di Binotto, la squadra dei bibitari ha preso nuovo vigore, a differenza di prima dove evidentemente ormai i rapporti all’interno erano logori e, ciò è corroborato dal fatto che Verstappen va a vincere per due volte consecutivamente proprio con gli uomini scelti dallo stesso Horner. Già perché non si dimentichi che sebbene al comando ci sia Mekies, è altrettanto vero che tutti gli uomini che si trovano in squadra, sono stati scelti tutti dal silurato Horner. Il merito dell’attuale Team Principal bibitaro se mai è stato quello di riportare serenità innanzitutto tra tutti i reparti e, soprattutto dare più fiducia al singolo mettendo l’uomo e, la sua “sensibilità”, al centro di tutto. La vittoria di Monza ne viene proprio dall’assunzione di questo atteggiamento, visto che le simulazioni imponevano un certo grado di ala, mentre il culo di Max (che vale molto di più di mille simulatori in quanto a sensibilità!) chiedeva ben altro. Laurent non ha fatto altro che dare fiducia al campione (se non ascolti uno come Max allora che lo tieni a fare?) e alla sua squadra, ed il risultato è giunto di conseguenza. Sempre gli stessi soldati, pardon uomini, di Horner che ora sono al servizio del re, hanno dato la possibilità al campione olandese di andarsi a prendere il secondo GP consecutivo in quel budello di Baku. Certo, due sono i fattori che hanno influito sulla vittoria di Max e, sono gli aggiornamenti portati e gli errori degli altri eppure, senza il re al suo posto, Russell avrebbe vinto in carrozza. Il fatto che in Red Bull le cose stiano andando diversamente è testimoniato anche dalla presenza di Tsunoda nella zona punti, che di fatto è un’autentica notizia! Per la sfortuna di Red Bull questi cambiamenti arrivano in maniera tardiva, visto che il mondiale si avvia alla fine e, il divario da colmare è importante, eppure con questo Max nel massimo (scusate il gioco di parole!) del suo splendore, è lecito pensare di tutto. Infatti proprio il GP di Singapore ci dirà se questa rincorsa è mera utopia oppure ci farà stare in apnea fino alla fine: il pacchetto di aggiornamenti portato si sposa benissimo per piste veloci e stop&go, caso mai funzionasse anche in quelle da medio e alto carico, allora avremo di che divertirci.
Il ritorno del re non è solo gioia per gli occhi, è anche una vera e propria spina nel fianco per chi credeva di stare tranquillo e dormire sonni tranquilli. Infatti i papaya evidentemente, consapevoli di come andò a finire l’anno scorso il GP azero, credevano che avrebbero festeggiato il primo dei due mondiali già in quel di Baku, ed invece la festa è stata rimandata perché il leader del mondiale, nonché vincitore 2024, non c’ha capito una mazza e, il diretto avversario nonché compagno di squadra di Piastri, semplicemente non si è dimostrato all’altezza della situazione e, molto probabilmente non è all’altezza proprio di lottare per il mondiale stesso. Questo per il buon Lando potrà essere un boomerang clamoroso in quanto, il fatto di non aver approfittato della debacle del suo compagno, ha messo la squadra all’angolo. Infatti riflettendo sull’andamento in crescendo di Red Bull, caso mai Verstappen risultasse competitivo anche a Singapore, i papaya dovranno mettere da parte il loro bon ton da “famiglia mulino bianco” e decidere su chi puntare, a chi dare la priorità, perché il rischio di perdere capra e cavoli, con il ritorno del re, è molto concreto. Ne Oscar e ne soprattutto Lando valgono Verstappen e, se McLaren non agisce di polso, rischia la figuraccia definitiva. Oscar in quel di Baku evidentemente ha sentito il peso della pressione della lotta mondiale e, in quel budello dove aveva vinto proprio l’anno prima, va a rovinarsi la vita contro una barriera. Norris, dal canto suo, anziché approfittare del jolly che gli è stato servito su un piatto d’argento addirittura si addormenta in ripartenza e, un pilota (navigato) che si sta giocando un titolo mondiale, queste distrazioni non se le può permettere. Tra tutti i top driver, l’unico a non aver sbagliato è stato il re Verstappen (Sainz compreso naturalmente!) e questo evidentemente non è un caso, perché nonostante la classifica lo condanni, l’olandese scende in pista solo per un motivo: vincere! Non me la sento di buttare la croce addosso a Piastri, perché al suo terzo anno in F1, già si sta giocando un campionato ed immagino che non debba essere semplice dal punto di vista della gestione mentale, eppure sebbene questa battuta d’arresto sia stata solo una parentesi (almeno me lo auguro per lui), meno giustificabile è il suo compagno il quale si sta dimostrando, nonostante la maggiore maturità, ancora una volta debole e non all’altezza dell’opportunità che gli si sta presentando. Paradossalmente il destino dei due papaya sarà segnato proprio dal ritorno del re, in quanto se Verstappen inizierà a stare col fiato sul collo di entrambi, allora McLaren dovrà necessariamente (come detto poc’anzi) dare delle priorità ad uno dei due, se invece le vittorie di Max risulteranno essere state solo delle parentesi, allora come si suol dire, liberi tutti.
Nel marasma del GP azero è tornato anche re Carlos, primo pilota Williams dopo quattro anni a salire sul podio. Credete sia stato anche questo un caso che ci sia salito lui e non il suo compagno Albon? I cavalli di razza si vedono sulla distanza e, sebbene lo spagnolo abbia incontrato tante difficoltà di adattamento con la nuova squadra e. con la nuova macchina, alla fine quando si è presentata l’occasione del colpaccio lui era pronto, proprio come ai vecchi tempi di quando vestiva di rosso. Già la Ferrari. Volutamente non ne ho parlato perché nonostante siano trascorse ormai più di ventiquattro ore dall’ennesima umiliazione subita in pista, ho ancora il fuoco che mi brucia dentro e, se ripenso alla guerra dei poveri tra Hamilton e Le Clerc per un misero ottavo posto o peggio, alle dichiarazioni imbarazzanti di Vasseur (“Squadra vincente? Se guardo a venerdì ne sono convinto“) nel post race, rischio di farmi male. Non c’è nessun ritorno del re per la Rossa di Maranello, anzi considerando che il ventennio di digiuno è sempre più vicino, c’è solo un ritorno all’abisso con la differenza che rispetto a prima, il fondo di questa voragine non lo si vede più.
Vito Quaranta