Il GP di domenica scorsa, che si è svolto nel principato di Montecarlo, sarà ricordato per un bel pezzo e, di certo non per il classico trenino noioso che puntualmente si forma ogni volta che si corre per quelle stradine. Di carne al fuoco ce n’è pure troppa e, dopo quanto visto nelle oltre due ore di GP, mi viene in mente una sola parola: irresponsabilità.
Una cosa è certa la Federazione, in qualità della direzione gara, ci ha messo il suo per accendere e riaccendere un GP, che già ai nastri di partenza, aveva posto le basi per avere almeno un inizio di GP brioso. Inutile dire che queste mie parole non sono di lode, nei riguardi dei giudici nominati dalla FIA, bensì sono una sorda e sonora bacchettata sui dorsi delle loro mani in stile fantozziano. L’irresponsabilità mostrata da parte loro, nell’ostinarsi a fare i conti col pallottoliere, per comminare le penalità ai vari piloti in pista è a dir poco diabolica. Da tempo immemore affermo che quando uno, o più giudici, ritengono un pilota reo di un’infrazione questa deve essere comminata immediatamente e, per immediatamente, intendo entro e non oltre i tre giri dal momento in cui gli viene notificata. Fargli scontare la pena a fine gara non solo è antisportivo, bensì è anche deleterio.
Antisportivo: un pilota che si vede notificata una penalità, da scontare a fine gara, ha tutto il tempo (la durata della gara stessa) per potersi “organizzare” assieme alla squadra per cercare di capire come fare a guadagnare più tempo possibile, al fine di alleviare se non addirittura a neutralizzare la stessa penalità e, questo semplicemente non è giusto!
Deleterio: nel GP di domenica scorsa si è visto chiaramente che questa metodica ottusa e fraudolenta, ha contribuito a generare non poca confusione, tant’è vero che persino gli stessi giudici, a fine gara, hanno avuto il loro bel da fare non solo per cercare di capire chi dovesse essere punito, addirittura si sono dovuti anche affrettare a comminare quella caterva di punizioni, dato che il GP stesso stava per terminare.
Dire che questa condotta è irresponsabile è dire poco, perché condiziona l’esito della gara in maniera evidente. Il povero (ormai George è praticamente sotto un treno) Russell si è visto infliggere l’ultima penalità proprio a fine gara, immediatamente dopo l’ultima safety car, ed infatti il suo nome è scivolato velocemente verso il fondo della classifica, beccando il secondo zero consecutivo. Eppure se all’inglese gli fosse stata comminata la penalità per tempo, non solo non è detto che avrebbe sbagliato nuovamente, addirittura avrebbe potuto approfittare della safety car finale, proprio per poter ribaltare a suo favore il risultato finale. Questo discorso naturalmente vale per Russell come per Gasly e tutti i piloti della griglia.
Di irresponsabili in pista ce ne sono stati, eppure quello che il nostro giovane connazionale ha mostrato, è andato oltre qualunque aspettativa vista sino ad ora. Fino a prima di Montecarlo, il pensiero ricorrente, è stato inquinato dal fatto che Kimi vinceva in quanto aveva a disposizione un mezzo superiore (dopo la pubblicazione di chi ha diritto all’ADUO anche questo deve essere rivalutato), ebbene ora mi chiedo, dopo quello che il fenomeno italiano ha mostrato, cosa potranno dire i detrattori? Montecarlo è una pista, indipendentemente se piace o meno , di manico, di palle e sangue freddo dove ogni errori lo paghi salatissimo. Domenica scorsa Kimi era letteralmente in trans, in estasi e, ci fossero state dieci ripartenze, sempre primo sarebbe arrivato. Al sottoscritto non sono mai piaciuti i paragoni generazionali, eppure vedere quel ragazzo girare come un forsennato senza sbagliare mai nulla, doppiare il suo compagno (non aspettava che questo!) di squadra relegandolo definitivamente all’inutilità dell’essere, inanellare da vero irresponsabile giri veloci su giri veloci anche se non ce n’era affatto bisogno, ebbene non potevo non pensare a quanto fatto da Ayrton nel 1988, con la differenza che il brasiliano per poco non andava a fare un tuffo a mare con tutta la macchina, mentre il nostro connazionale un tuffo l’ha fatto con tutta la squadra, per festeggiare un GP vinto d’imperio e irresponsabilmente. Cosa ci si può aspettare a questo punto da questo fenomeno generazionale? Perché è bene chiarirlo, noi appassionati di F1 che viviamo di speranza, affinché il nostro sport venga salvato da questa valanga di ideologia woke (Hamilton ne è stato l’emblema), di cui il paddock è pervaso, siamo dei privilegiati in quanto abbiamo la fortuna di avere nello stesso periodo storico uno come Verstappen e, il suo naturale erede. Ogni campione, come ho già detto in passato, definisce i propri standard di competitività: iniziò Senna con i suoi allenamenti mirati, dopo ci fu Michael che alzò ulteriormente l’asticella e, sebbene dopo il kaiser abbiamo avuto gente del calibro di Hamilton, Alonso e Vettel, abbiamo dovuto aspettare l’arrivo di Verstappen affinché l’asticella della competitività venisse ulteriormente alzata. Ebbene Antonelli sta letteralmente ridefinendo, in modo del tutto irresponsabile, gli standard fissati dall’olandese perché a diciannove anni non era scritto ne in cielo e ne in terra che si sarebbe dovuto comportare cosi. Vedete se Kimi dovesse essere rimontato in classifica da Russell, all’italiano nessuno potrebbe più dire nulla perché ad egli, quest’anno, gli veniva chiesto di tenere il passo del compagno e magari riuscire a vincere un paio di GP. Di fatto l’italiano il suo lo ha già fatto! Eppure proprio perché evidentemente è nato per questo, ecco che sta scrivendo la storia, ridefinendo i nuovi standard futuri e, annichilendo il compagno il quale ormai è in guai serissimi. Continuo a considerare Russell un top driver, eppure il problema non è l’inglese, se mai lo è Kimi che lo fa apparire uno qualunque. Non ho dubbi che l’italiano sbaglierà in futuro, questo fa parte del percorso di crescita che a questo punto è esponenziale, spero solo che questa maturazione gli lasci intatto questa sua irresponsabilità, perché senza di questa evidentemente non sarebbe Kimi.
Concludo il mio pensiero con colui il quale ha ispirato il mio scritto, il vero irresponsabile di tutta questa storia e, in quanto tale, mi auguro che abbia capito quale sia il suo vero ruolo e, che dunque inizi ad assumersi le sue vere responsabilità: Charles LeClerc. Anche a tal proposito da quanto affermo che se Ferrari mostra palesi mancanze, è giusto iniziare a tirare in ballo anche il monegasco in questo continuo fallimento. Domenica scorsa a Charles gli è semplicemente andato in pappa il cervello, come si suol dire, eppure ciò che veramente mi ha lasciato basito non è tanto l’errore causato dal nervosismo, quanto dal suo pianto in diretta mondiale d’innanzi alle telecamere. Detto che è inammissibile che il monegasco sputtana un’azienda come la Brembo (la quale ha immediatamente replicato), che in Ferrari è praticamente una religione, ciò che mi ha lasciato basito sono state le sue parole a riguardo del fatto che dalla prossima gara anche lui passerà ai freni che usa il compagno. Queste sue parole sono la pistola fumante del difetto del monegasco e, soprattutto del reale motivo della presenza di Hamilton in squadra, il quale di certo non è venuto a prendersi la pensione, bensì a prendere le redini della squadra in mano e, a provare a vincere l’ottavo titolo proprio con la Rossa. Vorrei poter chiedere a LeClerc, che ha usato i freni italiani fino a ieri, per quale motivo non si è mai lamentato in questi otto anni di permanenza in Rosso? Per quale motivo ha iniziato solamente ora e, cioè da quando c’è Lewis in squadra? Si viene a sapere infatti (fonte Autoracer.it) che Hamilton, dal GP del Giappone, ha preteso di passare ai Carbon Indastries ovvero i freni che ha sempre usato in Mercedes. Questo fa il paio con ciò che ho sempre pensato di LeClerc innanzitutto e, su Lewis in secundis: l’inglese come detto non è di certo venuto a perdere tempo a Maranello e, dopo un anno di apprendistato, sta iniziando a stringere la squadra nel suo pugno dando la sua direzionalità, cosa che un campione dovrebbe fare e, cosa che Charles in questi lunghi otto anni evidentemente non ha mai fatto. Il monegasco è un bluff? Assolutamente no. LeClerc rimane uno dei piloti migliori del lotto solo che egli, a differenza di Verstappen (giusto per citare un nome a caso), non ha mai mostrato il carattere necessario per impuntarsi o per dare una direzione giusta alla squadra. Si è sempre affidato e, nel contempo, ha sempre cavato sangue dalle rape che gli hanno dato. Per questo affermo che il suo è stato un atteggiamento irresponsabile e, che tutto quello che sta accadendo non solo è anche colpa sua, soprattutto si assumesse le conseguenze di quello che sta accadendo. Hamilton si è sempre lamentato dei freni, di certo non Charles, poi nel giro di un anno l’inglese inizia ad essere più veloce del compagno (a casa sua!) e, guarda caso dopo che ha imposto la sua volontà, la sua direzionalità. Un anno signore e signori, non otto. Charles a questo punto ha un gran bel problema e, ce l’ha direttamente a casa sua, perché se Hamilton gli fosse sempre stato dietro nessuno avrebbe detto nulla all’inglese, invece la storia è ben diversa se accade il contrario in pista e, soprattutto in classifica. A questo punto mi chiedo cosa succederà dopo la pausa estiva, con l’arrivo della nuova PU (altro punto debole dove Hamilton martella a sangue ogni giorno la squadra!), dove sicuramente il campione inglese anche in questo campo darà la sua direzionalità? Suppongo che per il monegasco è giunto il momento di tirare il carattere, per non dire altro, fuori oppure proseguisse sulla via della irresponsabilità e vivere i prossimi due anni di fresco rinnovo come un inferno.
Ps Immediatamente dopo il GP di Montecarlo si viene a sapere che il motore endotermico più potente è quello Red Bull, con la conseguenza che la Mercedes rientra nell’ADUO con un 2% di margine. Mi taccio a questo punto, altrimenti irresponsabile lo divengo io!
Buon GP di Spagna a tutti.
Vito Quaranta