IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Quali certezze e quali dubbi ci ha lasciato l’ultimo GP, svoltosi in Spagna, l’altra domenica? Naturalmente mi riferisco ai principali concorrenti in lizza alla rincorsa al titolo: alla sorprendente Ferrari e, alla “solita” Mercedes. Perché inutile nasconderlo, a cominciare dal sottoscritto, mai avrei pensato che la Rossa potesse riuscire a vincere un GP, non dopo quanto sfoggiato dalla Mercedes nei primi sei appuntamenti della stagione. Su questa rubrica ho scritto, all’inizio del campionato, che il vero banco di prova della Ferrari del nuovo ciclo regolamentare si sarebbe giocato sugli sviluppi; vero tallone d’Achille di Maranello non da ora.

Gli aggiornamenti sono una materia molto spinosa, in quanto questi vengono programmati già in fase progettuale della vettura, per poi essere sviluppati e quindi modificati in corso d’opera, in base alle prestazioni e, ai dati che la stessa vettura fornisce GP dopo GP. Nello specifico i primi aggiornamenti che abbiamo visto sulla SF-26, programmati per il Bahrein, sono stati realizzati praticamente al buio! Mi spiego meglio: una squadra di F1, come ho detto prima, programma in anticipo il suo percorso di aggiornamenti e, poiché all’inizio (in fase progettuale) la macchina non gira in pista, necessariamente i primi upgrade devono essere portati sulla base di dati pressoché virtuali, basati quindi su quanto studiato in galleria del vento. Da qui è semplice intuire come sia facile cannare i suddetti aggiornamenti, materia nella quale Ferrari ha sempre eccelso purtroppo e, soprattutto si capisce come sia importante avere a disposizione una galleria all’avanguardia, con le persone giuste che naturalmente sanno interpretare i dati che fornisce. In virtù di quanto appena affermato si capisce il perché della tragica situazione in Aston Martin la quale, sebbene sia giustificata sul motore (quando mai?! Newey e soci sono andati in Giappone, a vedere a che punto stavano, poco prima di Natale… cose da pazzi!),  è anche vero che hanno sbagliato tutto nonostante abbiano una factory all’avanguardia e, lo “Schumacher” dei progettisti. Detto che il vero problema della squadra di Stroll Sr non è di mezzi, bensì di troppi “galli nel pollaio”, mi pare evidente che ci vorrà tempo per sincronizzare tutti quei cervelli. In Ferrari stiamo avendo la riprova che sta avvenendo il contrario, cioè i meccanismi degli ingranaggi sono sincroni e ben oliati. Il sottoscritto vede Vasseur (e chi ce l’ha messo) come fumo negli occhi, eppure al francese è stata data una cosa che ai suoi predecessori è sempre stata rifiutata: tranquillità, fiducia incondizionata e, soprattutto tempo. Dopo il disastro del 2025 il francese aveva già le valigie pronte davanti i cancelli di Maranello, in puro stile Ferrari e, se l’attuale Team Principal della Ferrari ha conservato il posto, è stato solo perché Charles e soprattutto Lewis, hanno fatto muro. Con molta probabilità questa è stata la vera fortuna del Presidente della Rossa (ricordate tutti quell’uscita dopo la vittoria del WEC da parte della stessa Ferrari?), fortuna perché come in tutte le squadre normali, che vogliono vincere, si viene a creare quella necessaria stabilità che è fondamentale per poter gettare le basi per poter tornare a vincere. Il paradosso di questa politica di cambi continui, a sua volta, è stata proprio la fortuna dello stesso Vasseur (chi ci sarebbe venuto infatti al suo posto, pena lo sputtanamento della sua carriera, a guidare la squadra?), consentendogli di rimanere dov’è e, in questo modo la Rossa ha cosi potuto, con tranquillità, “fare i conti” con i dati che gli sviluppi virtuali hanno fornito durante i primi GP. Avendo dei dati reali in mano la Ferrari, come tutte le squadre di F1 naturalmente, ha potuto effettuare la famosa correlazione, quindi capire cosa andava bene e cosa doveva essere cambiato, al fine di poter sviluppare i nuovi upgrade basati su dati reali. Gli aggiornamenti portati in Spagna, sono il risultato di quanto visto appunto nei primi GP della stagione e, in tal senso mi pare evidente la mano di Serra, unico vero pezzo pregiato dell’esercito di ingegneri (francesi!) che Fred ha portato a Maranello. Il buon Loic ha le stesse caratteristiche di Wachè in Red Bull: entrambi hanno lavorato in Micheline ed entrambi conoscono bene il significato di “interazione delle dinamiche della vettura in relazione al funzionamento degli pneumatici”. Ferrari in Spagna non degradava e, se subiva suddetto degrado, era veramente minimo. Prova ne è che la Rossa era su tre soste, strategia più lenta sulla carta secondo Pirelli e, Hamilton ha sfruttato a suo vantaggio il posteriore decisamente stabile della sua SF-26. Ciò che mi ha impressionato veramente della vittoria di Hamilton è stato il fatto che questa è avvenuta proprio a Barcellona, pista definita “galleria del vento a cielo aperto”, dato che le sue pieghe riassumono le caratteristiche della maggior parte dei circuiti del mondiale. L’ultima vittoria della Ferrari in Spagna risale ad Alonso, solo che in quel caso la vittoria arrivò più per merito delle palle del pilota che per la superiorità della vettura. Con Hamilton abbiamo si visto il campione ritrovato, solo che abbiamo anche e soprattutto visto una vettura che ha fatto il mazzo ai diretti rivali; li dove prima spadroneggiavano! Domenica prossima si corre in Austria, una pista favorevole a Mercedes sulla carta, dove vedremo quanto il pacchetto Rosso (tre decimi di vantaggio stimato secondo Autoracer.it), unito ad un aggiornamento di potenza del motore termico (cinque CV circa), cosa sarà in grado di fornire e, se confermerà la sua bontà su una pista “non amica”.  Una cosa è certa ed è quella che l’attuale Ferrari, attraverso il suo gruppo di lavoro e, con le “imposizioni” di Hamilton, sta iniziando a girare diversamente quindi in positivo, rispetto agli anni precedenti.

Anche Mercedes dovrà fugare non pochi dubbi, a cominciare dall’affidabilità delle sue componenti elettriche, volgarmente riassunte in un unico termine che è la batteria. In Canada ho insinuato il dubbio, dopo la rottura di Russell, perché affermai “siamo sicuri che tutto quello spingere, da parte di George per difendersi da Kimi, non sia stata la causa della rottura stessa?”. Ebbene secondo Mercedes (fonte Autoracer.it) molto probabilmente la causa del problema al pacco batteria non è tanto nei componenti della stessa, quanto alle sollecitazioni (cordoli etc) che essa deve subire e quindi sopportare per tutta la durata del GP. Ad ogni modo i crucchi stanno già intervenendo (aggiornamento previsto per l’Inghilterra), solo che la soluzione non è dietro l’angolo e, a questo si unisce il duello che sta avvenendo a casa loro tra i due piloti. Russell non è stato capace di vincere nemmeno con Kimi ritirato e, prima che questo si fermasse definitivamente, era comunque davanti all’inglese umiliandolo per l’ennesima volta. Toto nel post GP aveva parlato addirittura di team order per il futuro e, con questa imprevedibile Ferrari e, con i problemi di affidabilità che stanno subendo, il discorso non è tanto peregrino. Detto che i team order fanno schifo a prescindere e, che ora come ora è veramente presto per attuare questa bestemmia, c’è da sottolineare che l’italiano ha tutto il vantaggio di beneficiare di un eventuale ordine di scuderia, al fine di conservare l’ampio margine in classifica che si è sudato sino ad ora. In Austria sicuramente il nostro connazionale vorrà e dovrà reagire, resta solo da vedere con quale esito. Gli ingredienti ci sono tutti per un nuovo weekend di polemiche e di gioie.

Buon GP d’Austria a tutti.

Vito Quaranta