Il “Bastian contrario” di questa settimana, post GP di Spagna, necessita di una precisazione in merito all’autore di questa rubrica e, a ciò che pensa a riguardo di Hamilton. Ebbene al sottoscritto Lewis Hamilton non è mai piaciuto e, dopo i fatti del 2020 in luogo del quale ha imposto, sfruttando la sua popolarità, la sua propaganda politica (sebbene l’argomento “anti razzismo e tolleranza” debbano essere la base del vivere civile) è piaciuto ancora meno. Solo che in questa rubrica mi assumo la responsabilità di analizzare i fatti in maniera oggettiva, mettendo da parte le simpatie e, soprattutto il tifo, perché specie quest’ultimo aspetto non mi è mai appartenuto; a maggior ragione quando parlo di F1.
Fatta questa doverosa premessa voglio riportare le parole di Hamilton, immediatamente dopo le qualifiche del GP di domenica scorsa: “Sarà difficile sfidare le Mercedes senza il mio compagno di squadra. Questi ragazzi sono molto veloci nei long run, vediamo come andrà”. Inoltre, sull’errore di LeClerc (sempre in qualifica): “Errore LeClerc? Queste auto sono difficili da guidare, io con gli aggiornamenti mi sono sentito bene. Charles ha portato molta velocità in quella curva ma poi evidentemente è successo qualcosa”. Benvenuti nel campo da gioco che Hamilton che più preferisce in assoluto, nel campionato mondiale dei “mind game”, dove l’epta campione dl mondo è un asso incontrastato. Nelle dichiarazioni di Hamilton, immediatamente dopo le qualifiche, c’è dietro un significato molto più profondo di quello che potrebbe sembrare. I tifosi, i più superficiali (ne ho letti di commenti!) per difendere l’intoccabile pilota monegasco, si sono affrettati a ricordare i risultati che l’inglese ha ottenuto l’anno scorso e, soprattutto le sue dichiarazioni funeree dopo ogni finale di GP. Sebbene il 2025 non lo si può cancellare è anche vero, che non si può e non si deve vivere nel passato, esiste solamente il “qui ed ora” e, l’oggi dice solamente una cosa: Lewis Hamilton con la vittoria in Spagna e, l’uscita dallo stesso GP del suo compagno, sancisce definitivamente le gerarchie in squadra. Il campione inglese, a differenza di LeClerc, non ci ha messo otto anni per dare una direzione alla squadra; bensì otto mesi. Certe doti sono innate e, non mi riferisco alla velocità pura (dove Charles in tale senso è un drago!), quanto al fatto di saper imporre la propria volontà e, caricarsi la squadra sulle spalle. Schumacher era cosi, Verstappen è cosi (stesso percorso di Charles tra l’altro, solo che l’olandese è a quota quattro mondiali) e, Lewis in tal senso non è da meno. L’anno scorso Hamilton si è preso il suo tempo, sapendo che l’era dell’effetto suolo non era pane per i suoi denti, per studiare la squadra e capire cosa c’era di buono e cosa doveva essere cambiato. Lewis ha lavorato dall’interno in silenzio, lentamente, come un tarlo inarrestabile e, non a caso all’inizio di questo mondiale profferì le parole “Questa macchina ha il mio DNA”. Apparentemente queste parole potevano sembrare il solito slogan da dare in pasto alla stampa, invece il campione inglese sapeva benissimo quello che stava dicendo, perché egli non ha fatto altro che imporre la sua volontà e, fornire alla squadra la sua direzionalità. In tal senso il sottoscritto è stato attaccato dal solito tifo becero, in luogo del quale si affermava che non è Hamilton a progettare la macchina. Tutto vero, visto che per quello ci sono Serra&Co. (lavoro enorme specie se si pensa che questo risultato è stato ottenuto a Barcellona e, con trenta cavalli in meno!), solo che per direzionalità si intende il fatto che Lewis suggerisce e pretende determinate soluzioni che sposano al meglio il suo stile di guida. La prova di ciò che dico è nei dischi freni, ove lui ha preteso ed ottenuto (già dal Giappone) quelli della Carbon Industries. Risultato? Il tempo di riprendere confidenza con quei dispositivi frenanti e, dal Canada il pilota inglese non si è più fermato tanto da bastonare malamente il suo compagno di Box. Certe doti, come ho detto sono innate, non te le puoi inventare e, le dichiarazioni di Hamilton immediatamente dopo le qualifiche spagnole sono il segno tangibile che ora il padrone è lui e, poiché il primo avversario è il tuo compagno di squadra, ecco che lui passa all’attacco cercando di demolirlo d’innanzi alla stampa. Eppure sebbene questo atteggiamento possa sembrare sfrontato, agli occhi dei tifosi del monegasco soprattutto, il sottoscritto invece afferma l’opposto dicendo (ai tifosi di Charles) di esserne felici di questo comportamento. Se Hamilton non ritenesse pericoloso il suo compagno di squadra, non cercherebbe di mortificarlo proprio come ha fatto sabato scorso. A memoria non ricordo questi giochetti quando il povero Bottas vinceva qualche GP. Hamilton sa benissimo che in questo momento Charles è un animale ferito e, quindi deve colpire ora che è nel suo momento più vulnerabile, perché se si riprende saranno dolori.
Proprio la settimana scorsa, neanche a farlo apposta, parlai di assunzione di responsabilità da parte di LeClerc perché tutto quello che sta accadendo, lo ripeterò fino alla nausea, è solo colpa di Charles il quale in questi lunghi otto anni non si è mai imposto, a differenza del suo collega Verstappen (“Se va via Marko vado via anche io” parole dette che era già campione del mondo tra l’altro!) in Red Bull o peggio, a differenza del suo compagno di box. Charles non si è mai lamentato dei freni che usava e, ammesso che lo abbia fatto, per quale motivo non si è impuntato per farseli cambiare. La giustificazione: Charles è sempre stato in Ferrari quindi non li conosceva. Vero. Eppure anche Verstappen è sempre stato in Red Bull e, nonostante ciò, alla fine lui li ha cambiati passando proprio ai Brembo. Max in questo modo ha vinto quattro titoli, mentre Charles in questi lunghi otto anni ha solo cavato sangue dalle rape (risultati impensabili da vetture assurde!) e, tirato la carretta (perché gli si deve dare atto di questo) salvando la faccia alla scuderia. Solo mi chiedo dov’è il guizzo finale? Dove sono i suoi “mind game” del tipo minacciare la Scuderia di andare via caso mai le cose non fossero cambiate in meglio?
Hamilton sa fare solo una cosa ed è quella di provare a vincere, in tutti i modi, senza guardare in faccia a nessuno e, possibilmente cercando di schiacciare il suo avversario (chiedere a Rosberg cos’ha dovuto fare proprio dieci anni fa per cercare di contrastarlo). Lewis ha capito cosa gli serviva, l’ha preteso ed ottenuto (“Vasseur ha mosso mari e monti per me”) ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: secondo nel mondiale, a meno di cinquanta punti da Antonelli e, Charles con due ritiri consecutivi sebbene in gara non è stata colpa sua, solo che in qualifica la responsabilità è evidente che gli appartiene. Mondiale riaperto dunque? Per Charles è finita? Assolutamente no! Innanzitutto per quanto riguarda la rincorsa al titolo ci andrei molto cauto, perché sebbene la Rossa stia performando alla grande, è anche vero che Mercedes non starà a guardare per non parlare di Kimi il quale, nonostante in Spagna non era particolarmente in bolla, è anche vero che solo il ritiro lo ha fermato perché stava andando a prendere uno spompato Russell il quale di rimando, non riesce a vincere nemmeno quando il suo compagno di squadra si ritira. Infine è vero che Charles sta attraversando un momento buio, vero è che d’innanzi a se gli si sta presentando un’opportunità più unica che rara, che è quella di crescere definitivamente, quella di effettuare l’ultimo step che lo farebbe decollare definitivamente, che è quello di divenire più cinico e quindi imparare ad imporsi proprio come fanno i campioni; quelli veri. Dunque è tutto nelle mani del monegasco, o si sveglia e reagisce o soccomberà. Sarà un anno bello lungo. Nel frattempo Lewis si gode il momento ed i favori della squadra, la quale è sempre di più nelle sue mani… una pacchia per i suoi mind game.
Vito Quaranta