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F1 – GRAN PREMIO DEL CANADA

Abituati ormai alla versione bulimica dei mondiali degli ultimi anni, questo del 2026 così frammentato è piuttosto inusuale e dopo altre due settimane di pausa si riparte dal Gp del Canada sullo storico circuito dedicato a Gilles Villeneuve.

Si riparte con un Antonelli che in molti già ritengono pronto, prontissimo per l’assalto all’iride e l’esperienza insegna che è proprio ora che cominciano i problemi. Vedremo come il giovane bolognese saprà addomesticare la tensione e soprattutto le aspettative altrui.

immagine da f1i.com

In questo dovrebbe aiutarlo la Mercedes che porta per questo appuntamento tanti aggiornamenti che dovrebbero garantirle un aumento delle prestazioni quantificabile in 2/3 decimi, non poco per chi era già saldamente al comando. L’insidia maggiore per Kimi potrebbe essere, per una volta, proprio il suo compagno di team, appannato nelle ultime gare ma che arriva su una pista amica sulla quale ha già vinto.

Gli addetti ai lavori ritengono che saranno della partita per la vittoria anche le McLaren, alla luce dell’ottimo Gp di Miami e di una serie corposa di aggiornamenti che dovrebbero cambiare completamente faccia alla squadra di Woking. Inizio di un “nuovo” mondiale? La pista darà tutte le risposte del caso ma in McLaren sembrano piuttosto fiduciosi di potersi reinserire nella lotta ai due titoli.

immagine da nonsolocalcio.news

Red Bull invece si trova un pò nella stessa situazione della Ferrari, ovvero di mettere a punto in maniera efficace gli aggiornamenti visti a Miami. Anche loro sembrano usciti dal pantano in cui si erano infilati a inizio stagione e, anche se non sembrano materia da vittorie in serie al momento, rappresentano una minaccia piuttosto tangibile.

Forse saremo pessimisti, come non esserlo considerando lo storico dela Cavallino, ma in Canada la Ferrari potrebbe essere il classico vaso di coccio in mezzo a quelli di ferro. In primis le caratteristiche della pista non si sposano bene con il deficit di cavalli conclamato della rossa e in seconda battuta i tanti aggiornamenti portati a Miami sono stati annacquati da una scarsa comprensione e verifica degli stessi, per cui non si è capito ancora bene cosa abbia funzionato e cosa no. I dati raccolti nell’ultimo Gp e le due settimane di preparazione dovrebbero aver messo un pò di ordine ma al momento la Ferrari arriva in Canada per difendersi più che per puntare al bersaglio grosso.

immagine da newsf1.it

Tutti i team metteranno in pista tanti aggiornamenti prima del ritorno in Europa e sarà interessante capire chi avrà fatto il lavoro migliore. In ogni caso, al solito sono due gli aspetti più importanti: PU e gestione gomme. Gli aggiornamenti vanno bene ma se un team ha lacune in quei due aspetti sarà difficile che possa ricoprire un ruolo da protagonista e guarda caso, Ferrari sembra essere tra queste.

Forse l’ADUO potrebbe darle una mano per cercare di colpare il gap di potenza che separa la PU del Cavallino da quelle Mercedes e Ford ma è tutto da verificare. Paradossalmente per una volta hanno una grande aerodinamica mortificata da un motore non abbastanza potente. Cose già viste e riviste.

Per gli appassionati del genere in Canada ci sarà per la prima volta anche la sprint, sempre più definita “valore aggiunto”. Ma restiamo ottimisti sullo spettacolo che si potrà avere in pista, di solito il gp canadese offre sempre delle belle gare e si spera che questa non faccia eccezione.

Tutti per Kimi quindi in assenza di una Ferrari che possa lottare davvero per la vittoria. I tifosi italiani hanno trovato qualcuno che possa calamitare la loro attenzione. Buon per loro, forse un pò meno per lui che dovrà in fretta abituarsi a questo nuovo status. Personalmente il pur bravo Antonelli non è un motivo sufficiente per seguire la gara ma il sottoscritto non ha un social che sia uno quindi non fa testo. Buon gp a chi avrà la voglia di guardarlo.

*immagine in evidenza da f1-fansite.com

Rocco Alessandro

F1 2026 – GRAN PREMIO DI CINA

La nuova stagione di F1 è partita ed è già ora di pensare a dei correttivi. Il primo Gp in Australia ha conclamato tutta una serie di storture e problemi che erano stati ampiamente preventivati sia a bocce ferme che nei test pre stagionali.

Sembra incredibile che chi ha redatto i regolamenti e ha il dovere di farli rispettare abbia avuto una così scarsa lungimiranza e attenzione, a meno che il tutto non fosse voluto ovviamente per rimescolare ampiamente il mazzo di carte a disposizione, accontentare chi negli ultimi anni ha perso e creare uno show artificioso in cui solo chi è un appassionato “newcomer” può giudicare come bello da seguire.

E già tempo di riunioni e correttivi perchè quello che si è visto in Australia è stato largamente imbarazzante: auto piantate allo start, centinaia di sorpassi decisi dagli algoritmi di ricarica batterie e non dalle capacità dei piloti, un nuovo (vecchio) team dominante e velocità in curva e rettilineo al limite del comico.

immagine da f1grandprix.motorionline.com

Siamo ufficialmente passati alla versione “videogioco” della F1, tra l’altro una poco realistica e molto arcade, mancano solo le indicazioni delle traiettorie ottimali da seguire in curva. Magari è solo questione, come in molti hanno detto, di un layout particolarmente sfavorevole della pista di Melbourne ma pensare, come detto da Leclerc, che ormai le staccate in frenata non faranno più la differenza lascia pensare e male.

Anche Verstappen è stato molto critico, affermando che con queste monoposto non si può fare più il mestiere del pilota propriamente detto. Saranno solo i mugugni di chi sa di non avere speranze di vittoria quest’anno? Sarà ma la maggioranza dei piloti la pensa più o meno come l’olandese.

Quali sono questi problemi? In primis delle qualifiche che hanno perso il loro valore fondamentale: quello di vedere le monoposto al massimo della loro velocità in pista. In una F1 che in questi anni ci ha abituato a gare domenicali in cui c’è sempre più da gestire e far durare il più a lungo possibile tutto ciò che scende in pista, la qualifica era rimasto l’ultimo aspetto in cui vedere davvero il pilota metterci del suo.  Ecco vedere il lift and coast anche in qualifica con l’aggiunta dell’impossibilità di aumentare il recupero di energia per questioni di sicurezza durante le fasi di clipping in rettilineo ha tolto anche l’unica occasione di vedere i piloti in versione full gas.

immagine da formulatecnica.it

Secondo problema: in Australia ci sono stati centinaia di sorpassi ma molti sono stati “decisi” dal software che gestisce l’energia del sistema ibrido durante il giro di pista. La coperta è sempre corta: se in una sequenza rettilineo-curva vai forte, nella successiva sarai in debito di energia e dovrai andare piano, ecco spiegati la serie di sorpassi e controsorpassi. Una cosa del genere è bella da vedere? Forse per chi non è esperto si , agli altri sarà sembrata una barzelletta, una roba da harlem globetrotters.

Terzo problema: caos partenza dato da monoposto piantate in griglia a causa dell’incapacità dei turbo di ricaricare sufficientemente le batteria per avere uno start decente. Anzi, molti piloti sono arrivati in griglia con la batteria scarica. Al di là degli errori di gestione del sistema PU/batteria è però imbarazzante che si arrivi a partenze come quelle viste a Melbourne in cui per poco non si è rischiato l’incidente grave. Anche in questo caso la pezza che è peggio del buco: la direzione gara ha “allungato” la procedeura di partenza concedendo 5 secondi extra a giri motore alti per permettere la carica delle batterie, mortificando chi, coma Ferrari, soffre poco del problema grazie ad una precisa scelta tecnica di montare un turbo più piccolo.

immagine da the-race.com

Dulcis in fundo: valutazione “fantasiosa” delle aree grigie del regolamento. In poche parole: Mercedes aggira il rapporto di compressione misurato a freddo della sua PU costruendo un motore più potente della concorrenza che permette di ricaricare meglio il sistema ibrido e sfruttare comunque una congrua quantità di cavalli nell’utilizzo del termico, con effetti a cascata su gestione carburante, gomme e ritmo gara. In poche parole; game, set, match. Siamo tornati al 2016. La FIA ha già cercato, spinta dalle proteste dei 2/3 della griglia di modificare la misurazione del rapporto di compressione eseguendolo a caldo ma solo da metà stagione in poi. Un’altra pezza che è peggio del buco.

Ovviamente Mercedes si guarda bene dal fornire ai suoi clienti l’intero potenziale della sua PU, mantenendo un vantaggio netto su tutta la concorrenza.

Insomma, tanti problemi e poche idee per risolverli, considerando anche che ci vorrà l’unanimità di tutti i team per apportare modifiche. Ci sarebbe da parlare anche del Gp di Cina, che potrebbe cambiare i valori in campo visti a Melbourne data la diversa conformazione della pista, azzardando una riduzione del gap tra Mercedes e gli altri team, tutto da verificare.

immagine da f1granprix.motorionline.com

In ogni caso, questa nuova F1 avrà bisogno di almeno 2/3 mesi prima di andare a regime e non è detto che ci saranno miglioramenti tangibili. Questo è stato il prezzo da pagare per attrarre nuovi costruttori, vedi Audi e Cadillac e per convincere Honda a rimanere facendo al momento una figura davvero pessima. Si è ulteriormente snaturato il DNA intrinseco della massima espressione motoristica a quattro ruote. Adesso ci chiediamo se ne sarà valsa la pena, tra poco persino la domanda non avrà alcun significato.

Rocco Alessandro

F1 2025 – GRAN PREMIO DI ABU DHABI

La sensazione di deja vu è potente. Il 2025 come il 2021 o forse non proprio uguale uguale, ci sono attori diversi e un pathos minore. Allora era il clash per antonomasia: il giovane rampante contro il vecchio leone alla ricerca dell’azimut della sua carriera, difficile trovare di meglio. Questione anche di palmares e di carisma ben superiori rispetto a questo remake del 2025.

Un protagonista è rimasto lo stesso, anzi oggi c’è la sua versione corretta e migliorata con lo stesso istinto dello squalo, Verstappen. Si prepara all’ultimo attacco dell’anno con la consapevolezza che è già un miracolo potersela giocare fino alla fine e il miraggio di un titolo che con tutta probabilità lo farebbe entrare nel pantheon di quelli “hors categorie”.

immagine da funoanalisitecnica.com

Dall’altra parte i due piloti Mclaren, il principe designato dal talento e dalla nazionalità e l’altro, la promessa di belle speranze che si è ritagliato un posto da assoluto e ingombrante protagonista. Rispetto all’olandese il killer instinct è ancora in fase embrionale o forse neanche quello ma dalla loro hanno una gran macchina e, uno dei due, un vantaggio cospicuo in classifica che sarebbe una sentenza se ce l’avesse il numero 33.

Eppure è ancora tutto in ballo perchè, monoposto veloce o meno, i nervi e l’istinto la faranno da padrone nella domenica di Abu Dhabi. Intendiamoci, a bocce ferme scommettere contro il titolo di Norris equivale ad una forma mal celata di masochismo. L’inglese può permettersi di arrivare terzo anche con Verstappen vincente e considerando la superiorità rispetto al resto della concorrenza è come dormire tra due guanciali.

Però, non è così scontato. C’è da trovare una quadra nelle prove libere, fare una qualifica di livello assoluto e cercare di passare indenne e possibilmente davanti curva 1 allo start del Gp. Mica facile con lo squalo orange che ha già annusato l’odore del sangue e della paura.

immagine da autohebdo.it

Certo ci sarebbe Piastri che potrebbe giocare di squadra, fare lo stopper ma se non l’ha fatto fino ad adesso difficile che lo faccia ora, ache perchè qualche speranziella di titolo ce l’ha ancora.

E quindi? Cosa succederà? Chi vince? Il carneade inglese per un trionfo albionico al quadrato oppure l’olandese per la definitiva entrata nel pantheon degli Dei del motorsport? Potrebbe anche venir fuori la gara più noiosa dell’anno , cosa non difficile allo Yas Marina circuit e il tutto ridursi ad una conta dei giri che mancano alla fine.

Ma siamo sicuri che in qualifica, allo start e per tutta la gara la tensione, il peso della vittoria giocherà un brutto scherzo a qualcuno.

E dire che, tutto sommato, senza la squalifica di Las Vegas, Norris sarebbe già campione e anche meritatamente. Non un titolo da spellarsi le mani ma comunque un degno campione del mondo, forse il primo passo per uscire definitivamente dal bozzolo e spiccare il volo.

E invece per lui sarà l’ennesimo weekend tra paure e aspettative. Non sappiamo come lo vivrà ma un pò si può essere solidali, capire i tormenti di un ragazzo in bilico tra estasi e profonda delusione. Si starà divertendo o preferirebbe essere in un altra situazione? Tutti lo indicano vincitore e chissà se è questo il peso maggiore o quello autoinflitto delle proprie aspettative.

immagine da racingnews365.com

Verstappen dà la sensazione di avere un indole totalmente diversa, in cui il dubbio e la paura sono tenuti a bada da una incrollabile sicurezza dei propri mezzi, ancora più forte quando è più facile perdere che vincere. Forse perchè l’olandese si diverte realmente a fare quello che fa e trova nella competizione il suo spazio felice.

Ecco forse proprio a questo dovrebbe pensare Norris, alle gare in kart da ragazzino dove quello che contava era esserci, lottare e avere il piacere di fare una cosa totalmente futile eppure così gratificante. Io dico che se lo merita. Ma il “merito” e quello che dovrebbe essere giusto o meno è sempre una questione soggettiva. Quello che conta è cosa si deve fare e come lo si fà, magari fatto un pò meglio rispetto al famigerato epilogo del 2021 giusto per avere questa volta un titolo fair and square al 100%.

*immagine in evidenza da musco.com

Rocco Alessandro

 

F1 2025 – GRAN PREMIO DEL QATAR

Sembrava tutto finito domenica scorsa al termine del gp, un distacco di 49 punti più che rassicurante e la consapevolezza che sostanzialmente ci sarebbe stato solo da portare la monoposto al traguardo negli ultimi due appuntamenti.

E invece l’ennesima sorpresa, così incredibile che sembra quasi creata apposta per accendere l’interesse sulla fine del mondiale piloti 2025.

Da 49 a 24 punti il salto è notevole ed è una di quelle cose che ti fanno venire tanti pensieri infidi nella testa, che ti fiacca il morale, che, se non sei uno che vive e si esalta nella lotta, ti porta a perdere energie e lucidità.

Come ci arriverà Norris al weekend qatarino alla luce di quello che è successo a Las Vegas? Di per sè la gara non era andata male ma quell’errore in curva 1, quel voler fare al faccia cattiva ad uno come Verstappen che con quella faccia ci è nato è stata l’ennesima dimostrazione di quanto i due appartengano a due categorie diverse di piloti.

Questo non vuol dire molto in termini pratici e non è detto che sia una condizione immutabile ma, in Qatar, con una sprint e una gara lunga da disputare, 24 punti possono essere davvero un niente.

immagine da autosport.com

Dipende sempre da quale prospettiva si guardano le cose: Norris avrà a disposizione, nonostante tutto, il primo match point per chiudere a suo favore il mondiale, basta chiudere con 26 punti di vantaggio il primo dei due weekend mediorientali.

Su questo dovrà concentrarsi l’inglese che si troverà nella nuova posizione di essere il trascinatore morale di una squadra che dopo Las Vegas ha perso sicurezza. Ci vorrà pazienza, piede e sangue freddo per portare a casa il titolo ed evitare di buttarsi in situazioni per le quali non si è abbastanza bravi, vedi buttarla in rissa con uno come Verstappen.

immagine da msn.com

Dall’altro alto del ring invece si vive come il condannato a morte che ha ricevuto una seconda chance e questo può essere più importante anche di una monoposto veloce. Verstappen ci è già passato in questi momenti e la vive giustamente come uno che non ha nulla da perdere.

Certo molti pezzi del puzzle dovranno andare nel posto giusto per cercare di giocarsela ad Abu Dhabi ma intanto in Qatar c’è da sfruttare l’effetto stordimento che inevitabilmente il box McLaren starà accusando.

In tutto ciò ci dimentichiamo di Piastri che ha gli stessi punti di Verstappen e la migliore monoposto in griglia ma qualcosa si è inceppato da qualche gp per l’australiano e c’è da capire se potrà essere un alleato o un fastidio per il compagno di squadra.

Il weekend con il format sprint+gara non invita certo agli azzardi e questo potrebbe penalizzare la McLaren che non può permettersi nuovamente di azzoppare i suoi piloti.

immagine da pittalk.it

Da capire anche se  Ferrari e Mercedes  possano mettersi in mezzo a complicare i piani dell’uno o dell’altro. Improbabile ma dopo Las Vegas è legittimo aspettarsi di tutto, tranne forse un Hamilton a podio.

Di sicuro per Norris sarà l’ennesimo test di maturità della sua carriera di pilota, uno dei più importanti: avere la capacità di restare lucidi e competitivi quando tutto sembra giocare a tuo sfavore. Alla fine è ancora tutto nelle sue mani ma questa responsabilità lo rassicurerà o lo affonderà ancora di più?

*immagine da promoracing.it

Rocco Alessandro

F1 2025 – GRAN PREMIO DEL BRASILE

Quattro gare (più una sprint) e un punto tra Norris e Piastri, 36 tra Verstappen e Norris. Questo è il conteggio aggiornato del borsino mondiale approcciando la tappa brasiliana del mondiale.

Si pensava che l’olandese della Red Bull potesse essere ancora più vicino dopo la tappa messicana ma un Norris ingiocabile e una Red Bull meno efficiente del previsto hanno smussato i sogni di gloria del numero 33.

Si arriva ora in una delle piste preferite di Verstappen, una di quelle che lo hanno visto protagonista di una delle gare più belle dell’ultimo decennio, quando vinse rimontando in pratica da casa sua sul bagnato.

immagine da mikezagorski.com

E anche quest’anno il meteo potrebbe essere la variabile in più che potrebbe favorire l’olandese: prevista pioggia in qualifica e (con percentuali di probabilità inferiori) in gara. Una monoposto come la MCL39 non dovrebbe temere queste condizioni ma lo stesso non si può dire dei suoi piloti.

In aggiunta quest’anno c’è anche la gara Sprint al sabato che si traduce in una sola sessione di libere prima di iniziare il valzer delle qualifiche-sprint-qualifiche-gara.

Il tracciato sulla carta dovrebbe essere una sorta di parco giochi per i papaya: tante curve a media velocità e lunghe con frenate con angolo di sterzo accentuato che dovrebbero favorire l’efficienza e la stabilità della MCL39. Non che la Red Bull non possa fare altrettanto ma dovrebbe essere una gradino sotto  e potrebbe essere più che sufficiente per non poter lottare per la vittoria.

Gli equilibri del weekend in ogni caso si giocheranno al venerdì, nella capacità dei team di trovare velocemente un buon assetto per poter affrontare la gara sprint e successivamente aggiustare il tiro per quella lunga. L’ultimo weekend “combinato” non ha portato molto bene alla McLaren e ad Interlagos la pole e uscire indenni dalla prima curva saranno elementi essenziali.

immagine da livegp.it

Storicamente le differenze in qualifica sul circuito brasiliano sono sempre minime, dell’ordine dei centesimi e azzeccare il giro giusto e lo start potrebbero valere più di un ottimo setup o passo gara.

In teoria sono tutte variabili che di solito il 33 olandese sa come sfruttare ma questa volta dovrà avere anche una Red Bull all’altezza della situazione, ben diversa da quella vista in Messico.

Di Piastri si è parlato tanto e anche del presunto favoritismo che i papaya esercitano nei confronti di Norris. Personalmente penso che Piastri, come molti addetti ai lavori hanno detto, abbia sofferto un pò le piste a basso grip, condizione che lui non padroneggia ancora a sufficienza. Partendo da una base così povera è facile poi infilarci qualche errore marchiano. A Interlagos questo fattore non dovrebbe esserci e non mi stupirei di vedere di nuovo l’australiano davanti a Norris.

Per quanto riguarda l’affascinante (…) lotta al secondo posto del mondiale costruttori, tra Ferrari e Mercedes la differenza la faranno, come successo in Messico, l’esecuzione in pista e qualche condizione favorevole a contorno. Un weekend asciutto e caldo sarà una manna dal cielo per la Rossa che poi dovrà pensare a difendersi nel successivo appuntamento di Las Vegas. Forse questa per Mercedes non è il circuito migliore per cercare di mettere in difficoltà la Ferrari ma, come detto, il format sprint+gara e le variabili giocheranno un ruolo importante.

immagine da newsf1.it

Sarà l’ennesimo GP ad alta tensione tra i tre che si contendono l’iride piloti. Sarà banale ma la differenza la farà il valore delle monoposto e la capacità dei singoli di non fare errori e di metterci quel qualcosa in più quando servirà in qualifica e in gara. Di Verstappen sappiamo praticamente tutto nei momenti in cui il pilota conta, la vera incognita è: Norris e Piastri sono materiale da titolo iridato? Sapranno rendersi spietati quando il momento arriverà e si deciderà il mondiale?

Detto ciò, oggettivamente questa di Interlagos è una pallottola che i due papaya dovranno essere abili a schivare. Se ci riusciranno allora il titolo sarà davvero a portata di mano.

*immagine in evidenza da goodwood.com

Rocco Alessandro