La stagione 2025 di Formula 1 passerà alla storia come una delle più curiose: per quanto prevedibile e scontato fosse il suo risultato c’è stato bisogno di attendere l’ultimo secondo dell’ultima gara per sapere chi l’avrebbe vinta. Direi che non c’è di che lamentarsi!
Un campionato che sembrava scritto sin dalle prime gare, con il dominio schiacciante di McLaren e Piastri, si è via via trasformato in un thriller degno dei migliori romanzi sportivi, culminato in un finale da cardiopalma ad Abu Dhabi dove Lando Norris ha conquistato il suo primo titolo mondiale con soli due punti di vantaggio su un Max Verstappen mai domo.
L’inizio di stagione aveva tutti i crismi della processione trionfale: McLaren aveva portato in pista una MCL39 semplicemente superiore a tutto il resto della griglia, ed è stato sorprendentemente Oscar Piastri ad approfittarne con una serie di vittorie che lo avevano proiettato in una posizione che unita alla scorza durissima che dimostrava ad ogni pie’ sospinto l’avevano ad un certo punto innalzato al livello del principale favorito per il titolo. Lando Norris, dal canto suo, ondeggiava tra i suoi fantasmi senza riuscire a dare un senso alla sua stagione. Nella seconda parte di stagione Max Verstappen metteva in atto un’imperiosa rimonta che lo consacrava definitivamente nell’Olimpo di questo sport.
Mercedes e Ferrari deludono ampiamente, seppur in modi diversi. La prima con un potenziale nascosto che usciva di tanto in tanto sotto le briglie di un Russell magnifico (e nel finale anche di un Antonelli che ha cominciato a graffiare) ma senza mai trovare la sua definitiva personalità. La seconda, a dir il vero la più attesa del prestagione per via del clamoroso arrivo di Lewis Hamilton, con un “potenziale” sempre annunciato e mai concretizzatosi, figlio di un errore tanto epocale quanto inspiegabile in fase di progettazione per il quale si è stravolta una vettura che nel 2024 stava dando non poche soddisfazioni ai suoi piloti. L’avventura di Hamilton in Ferrari è praticamente finita prima ancora di cominciare già nei test pre-campionato che lo vedevano soccombere amaramente sotto i colpi di Leclerc oltre che del resto del gruppo.
Nonostante il dominio McLaren le vetture quest’anno, quanto a prestazioni velocistiche, erano tutte molto vicine: non ho memoria di qualifiche con distacchi così contenuti tra primi e ultimi della griglia. La fine del ciclo tecnico delle vetture a effetto suolo ha sicuramente influito in questa configurazione così che il dominio McLaren, più che a strabilianti soluzioni tecniche, è dovuto ad un pacchetto straordinariamente versatile, capace di essere efficace su ogni tipo di tracciato e con una gestione gomme inarrivabile per gli altri.
Anche con il senno di poi è difficile dire se la difesa a oltranza delle famigerate “papaya rules” da parte di Stella e Brown sia stata la scelta giusta. Il risultato finale dà loro ragione ma manca la controprova: se avessero puntato sin da subito su uno dei due piloti avrebbero conquistato il titolo piloti con largo anticipo? Va anche detto che la distanza tra Oscar e Lando in classifica non è mai stata, se non per un solo GP, superiore ai 25 punti sicché era anche difficile da parte loro imporsi per dirigere al meglio: magari avevano stabilito che se uno dei due piloti fosse rimasto indietro di x punti (poniamo i 50 che metterei io) allora la squadra avrebbe favorito l’altro con le strategie per mettere al sicuro il titolo. Ma se questo gap non si apre mai allora che fare? In quelle condizioni scegliere l’uno o l’altro pilota sarebbe davvero sembrato arbitrario e il rischio di fare un buco nell’acqua ancora più grande di quello che è sembrato (“sembrato” perché alla fine hanno avuto ragione quindi non lo è stato) era enorme. Puntano su Piastri, con Norris che perde più punti di quanti ne ha effettivamente persi, Piastri si pianta da Baku in poi, Max recupera ma Norris è troppo lontano per riprenderlo e alla fine perdono il titolo piloti: cosa si sarebbe detto in questa circostanza?
Ho particolarmente apprezzato i migliori rookie di quest’anno che hanno saputo inserirsi nel circus con prestazioni eccellenti e con bella personalità.
Tra esaltazioni e delusioni la lotta tra i piloti di quest’anno è stata comunque interessantissima ed è forse il caso di rompere ogni indugio e di passare al pagellone finale per tutti loro
- LANDO NORRIS – Campione del Mondo – voto 8 1/2
C’è un motivo se quando mi riferisco a Norris uso spesso il nomignolo “Landino nostro”: ho sempre avuto un debole per lui. Non è il mio pilota preferito, non lo reputo certamente il migliore in pista né farei follie per averlo se magicamente mi venisse offerto il posto di TP di un team di Formula 1. E tuttavia mi ha sempre fatto simpatia per il divertimento e il godimento che il guidare una vettura di Formula 1 gli ha dato e che non ha mai perso l’occasione per dimostrare. Oserei persino dire che (mi) ha trasmesso quella gioia di guida che tutti noi divanisti del motorsport vorremmo provare. O che abbiamo provato. Io so che cos’è. Fatte tutte le debite proporzioni, certo!, lo so. Immaginate un circuito della bassa padana che più bassa non si può. Immaginate un go-kart che si accende al settimo tentativo e solo dopo qualche calcio e qualche sputo. Immaginate Ottobre quando ancora era già segno di un autunno nebbioso e umido. Immaginate il frastuono del motore attaccato all’orecchio e quei primi giri a imparare la pista. Giro dopo giro, curva dopo curva, ogni volta meglio, ogni volta con il punto di corda sempre più affinato, ogni volta con i due rettilinei sempre meglio approcciati e con la velocità che di giro in giro diventa qualcosa di più di un concetto di fisica studiato sui banchi di scuola. Ecco che a un certo punto, in questo rutilante bailamme immerso nel miasmatico odore di miscela che scoppia nel motore, si entra in un’altra dimensione, in un altro mondo, in un altro universo. Un universo fatto di movimenti ripetuti in cui ogni muscolo, ogni nervo, ogni senso del nostro corpo è ordinato e assettato in una musica ritmica e armoniosa al punto tale che il descrivere questa sensazione come mistica non appare affatto un’iperbole. Parafrasando un celebre filosofo, questo feeling non è qualcosa che si può dire ma è qualcosa che si mostra da sé. E fatte tutte le debite proporzioni, tutte le tare del discorso che il caso richiede, applicati tutti i mutatis mutandis possibili immaginabili, è ciò a cui si riferiva nientepopodimeno che Ayrton Senna quando a Montecarlo 1988, tra lo sgomento dei giornalisti e degli appassionati, raccontò che al termine di quei giri perfetti che avevano meravigliato il mondo aveva sentito la mano di Dio che lo toccava. E se si arriva a scomodare persino il padreterno si può ben comprendere quanto intensi siano quei momenti. Io so cosa sono, dicevo, e lo sai anche tu, lettore appassionato di motorsport. Lo sai perché sono sicuro che ti è capitato e che mi perdonerai questo excursus che spero ti abbia fatto ricordare quelle sensazioni e che quindi sai cosa succede quando scendi dal go-kart, o dalla vettura, o dalla moto, dopo che le hai provate in circuito: ti si stampa un sorriso in faccia per ore e ore. (sì, ok, lo so: è un meccanismo fisiologico innescato da rilascio di endorfine e ossitocina causato dal dialogo elettrico tra i neuroni che raccolgono le oscillazioni dell’orecchio interno e il cervello… ma davvero importa?). Ed è così che è nato il mio debole per Landino nostro: il sorriso a 78 denti che aveva ogni volta che scendeva dalla sua McLaren sin da quando ha esordito mi ha sempre fatto pensare a tutto quanto ho descritto prima. Bello, nevvero? Più che bello: bellissimo!
…almeno fino a metà della stagione 2024…
Quando si è accorto che esiste anche un piano di sopra. Quando, cioè, si è trovato in lizza per il titolo mondiale Landino nostro ha compreso che quel godimento effimero non esaurisce tutto quel che la vita ha da dare: il piano di sopra è quello dove parlano i grandi, mi verrebbe da dire con gretto idioma. Più o meno a metà della stagione 2024 è stato quando il sogno di fanciullo testimoniato da quel sorriso è stato soppiantato dal mondo reale. Quando le deiezioni caprine rilasciate su Instagram e Twitter non bastavano più. Quando tutti bussavano alla sua porta non per avere la battutina divertentina e lo scherzettino da bambino delle medie ma per chiedergli risultati. Gli sponsor, la proprietà, i manager, persino i “tifosi” che fino a un momento prima ridacchiavano di simpatia e si scambiavano “cinque” come alla festa del liceo ad ogni sua smorfia ora invece sbattono i pugni sui tavoli, fanno la faccia cattiva, pretendono di più. Financo del “bimbominkia” si è preso il nostro (e non senza ragione, aggiungo). E da lì la sua espressione si è via via sempre più corrucciata fino ad arrivare alla fintissima e falsissima posa che al traguardo di Melbourne 2025 lo ha trasfigurato in un peaky blinder da operetta. Da lì in avanti invece è emerso quello che era in realtà: un ragazzino spaventato dall’enorme pressione che il missile che McLaren gli ha dato nel 2025 comportava. Doveva vincere, tutti volevano che vincesse e non c’era spazio per altro. Per mesi e mesi abbiamo assistito alla deflagrazione di quell’espressione con il picco negativo a Montreal, teatro di una stupidaggine colossale proprio contro il suo compagno di squadra da cui è uscito scornatissimo non solo per la manovra palesemente stolta ma anche dal fatto che è stato l’unico a pagarne le conseguenze. Travolto dalla pressione e dalle scelte errate a quel punto sembrava oramai perso. Non era tanto per il distacco dalla vetta quanto dalla evidentissima incapacità di gestire il ruolo che la stagione gli aveva affidato. La velocità, quella non gli è mai mancata. Anche il più maligno dei suoi detrattori non potrà mai negare che Landino nostro è tra i 3-4 attualmente più veloci del circus ma, come ben sappiamo, esser veloci è condizione necessaria ma non sufficiente per essere vincente in Formula 1. Bisogna anche saper vincere e sembrava proprio che lui non ne fosse capace. Ebbene, in quel momento, molti hanno pensato che Lando non avesse la stoffa del campione, che gli mancasse quella cattiveria necessaria per vincere un mondiale. E che, invece, Piastri era the man, il puledro su cui puntare.
Da Zeltweg a Zandvoort abbiamo visto un Norris leggermente diverso: forse più “scarico” ha guidato con un po’ più di tranquillità ma, seppur vincente in 3 gare su 4, senza mai dare l’impressione di essere sicuro di sé e padrone dei propri mezzi. Paradossalmente proprio a Zandvoort sembra che un qualche clic sia scattato nella sua mente. Quella gara, condotta con inedita sicurezza, pur dietro al suo rampante team mate, lo ha visto fare un sorpasso chirurgico e inesorabile a Verstappen, un sorpasso di quelli che ti fanno capire che alla fin fine si può fare. Proprio quel frangente (tradito dall’affidabilità nel finale è finito sostanzialmente ultimo) è stato quello in cui si è trovato più lontano dalla vetta e, suppongo, sia stata la quasi certezza di non potercela fare a liberarlo completamente. Naturalmente il secondo step è stato il disastro Baku di Piastri. Se anche lui, l’australiano che abbiamo tutti ribattezzato Iceman 2.0 un po’ troppo presto, è prono alla stupidaggine colossale allora vuol dire che siamo sulla stessa barca, si sarà detto. Da lì in avanti, pur continuando a non dare l’impressione di essere un mastino (e non la darà mai, sia ben chiaro) ha lasciato fluire un po’ meglio la sua naturale velocità (6 prime file con 3 pole nelle ultime sei gare) e, al netto del mostruoso Max che si è visto nel finale di stagione, si è lasciato andare al suo talento, ignorando anche la improvvida squalifica di Las Vegas, fino alla curiosa e totalmente inedita tranquillità che ha caratterizzato la sua corsa di Abu Dhabi, di chirurgica perfezione considerato l’obiettivo che doveva raggiungere, anche tranquillizzato dalla mortifera strategia approntata dal suo muretto nei confronti di Verstappen.
Il voto alla sua stagione rimane lontano dalla perfezione, men che meno può essere da lode, perché troppi sono stati gli errori commessi, troppi i punti lasciati per strada in momenti in cui avrebbe dovuto fare la differenza, troppe le incertezze e i momenti di debolezza. Ma alla fine ha vinto, e questo conta più di ogni altra considerazione. Lando Norris è campione del mondo, viva Lando Norris!
- MAX VERSTAPPEN – voto 10
Se esiste un premio per il pilota della stagione, questo deve andare senza ombra di dubbio a Max Verstappen. L’olandese non ha vinto il mondiale per soli due punti, ma ha compiuto un’impresa che rasenta il miracoloso: con la terza macchina del campionato (classifica costruttori docet), partendo da oltre 100 punti di distacco a metà stagione, è arrivato a giocarsi il titolo all’ultima gara.
La stagione di Max è stata divisa in due parti nettamente distinte. Nella prima metà, ha dovuto fare i conti con una Red Bull che aveva perso quella superiorità schiacciante degli anni precedenti, limitandosi a portare a casa podi e piazzamenti senza poter impensierire le McLaren dominanti. Ad un certo punto sembrava rassegnato, mostrando una tranquillità inedita, facendo amicizia con i giovani che pendevano dalle sue labbra (Antonelli e Bortoleto in particolare) a cui non lesinava consigli e prendeva quel che veniva con filosofia, mi verrebbe da dire. Ma la realtà è che Verstappen non si è mai arreso, non ha mai smesso di spingere il team verso lo sviluppo, non ha mai perso la fiducia nelle proprie possibilità.
Dall’Olanda in poi è iniziata una delle rimonte più impressionanti della storia recente della Formula 1. Sei vittorie pazzesche (e tre podi) che lo hanno riportato in lizza per il titolo, una costanza di rendimento semplicemente incredibile, una capacità di non sbagliare mai che ha messo pressione costante sui rivali. Ogni gara era una sentenza: Max vinceva, gli altri inseguivano.
La squalifica McLaren di Las Vegas gli ha dato l’opportunità di giocarsi tutto ad Abu Dhabi, e anche lì Max ha fatto la sua parte, vincendo la gara e sperando in un errore di Norris che non è mai arrivato. Ha perso il mondiale, ma ha guadagnato ancora più rispetto da parte di tutti gli addetti ai lavori. Come lui stesso ha malignamente sottolineato in diverse occasioni, se si fosse trovato al posto di Norris o di Piastri avrebbe vinto il mondiale già a metà stagione… I due punti che gli sono costati il mondiale dove li avrà persi? Butto lì i miei 2 cents: a parte le due vittorie di Suzuka e Imola, in alcuni dei GP precedenti a Zandvoort, in questo sguardo retrospettivo, ho avuto la sensazione che il nostro non abbia proprio dato il massimo, forse conscio della troppa superiorità dell’avversario diretto. Mi vengono in mente il Bahrain, Barcellona, Silverstone e Budapest. Avete presente Alonso quando entrava in modalità cruise control perché leggeva la gara e non si dava chance di vittoria e poi non poteva approfittare di qualche errore davanti perché ormai troppo lontano (non ho tempo per ripercorrere anni e anni di gare ma gli è capitato anche quando nel 2023 aveva un’Aston Martin da podio)? Ecco, quella cosa lì, quel quid impalpabile che non è un momento preciso, una gara in particolare o un qualche evento di dettaglio facilmente identificabile. Secondo la mia opinabilissima visione della questione, Max sa perfettamente dove li ha persi, quei 2 punti, che non sono certo lo zero dell’Austria o il sorpasso di Norris ad Antonelli in Qatar (eventi su cui non ha alcuna responsabilità) ma che non ce lo dirà mai. Rimane comunque il miglior pilota visto in pista nel 2025 che, proprio per questo, per la rimonta quasi-epocale che lo ha visto protagonista, per la perfezione di guida che ha mostrato nella seconda parte del mondiale nonostante la vettura inferiore, lo consacrano ancor più dei mondiali vinti quale leggenda assoluta di questo sport.
- OSCAR PIASTRI – voto 8
La stagione di Oscar Piastri rimarrà probabilmente come quella delle occasioni mancate. L’australiano ha iniziato l’anno come un treno in corsa, dominando le prime gare con una facilità disarmante e costruendosi un vantaggio in classifica che sembrava inattaccabile. Per settimane, Oscar è stato semplicemente il pilota più veloce e più consistente della griglia, quello che faceva la differenza quando contava, quello che a differenza del suo compagno Norris sembrava perfettamente in controllo di ogni situazione al punto da far spuntare il nomignolo Iceman 2.0 che un po’ tutti gli addetti ai lavori e appassionati hanno cominciato ad affibbiargli.
Poi è arrivato Baku. Quel maledetto weekend azero che ha segnato un prima e un dopo nella stagione di Piastri. Da quel momento, qualcosa si è rotto nel meccanismo perfetto che aveva caratterizzato la sua stagione sino a quel momento. Quella sicurezza granitica e quella capacità di fare sempre la scelta giusta al momento giusto che sembrava aver conquistato sembravano svanite.
Il sorpasso di Norris in classifica è arrivato quasi inevitabilmente, seguito da quello di Verstappen nelle ultime gare. Oscar ha chiuso terzo a soli 13 punti dal compagno campione del mondo, ma la sensazione è che questo fosse il suo anno, il suo momento. Con la migliore macchina in pista per tutta la stagione, con un vantaggio di oltre 100 punti a metà campionato, avrebbe dovuto vincere il mondiale. Invece si ritrova terzo, con tanti rimpianti e la consapevolezza amara di aver lasciato sfuggire un’opportunità che, forse, potrebbe non ripresentarsi più. Cosa è successo? Non credo ci siano tanti misteri da svelare. L’erroraccio di Baku lo ha sopraffatto al punto che, vinto dallo sgomento, ha corso il resto del mondiale nel panico di poter ripetere quell’errore. Con fare meno aulico e facendo ricorso al bagaglio idiomatico-lessicale di un frequentatore di bettole, si è cagato in mano rimane l’espressione più adatta per descrivere il suo mondiale dopo la tappa azera.
Resta un talento cristallino, uno dei migliori della griglia, ma dovrà dimostrare di saper gestire la pressione nei momenti decisivi se vorrà vincere titoli in futuro. Ovviamente il suo 2025 rimane eccellente. Rispetto al passato è migliorato tantissimo soprattutto sotto il profilo della velocità pura, ove nelle precedenti due stagioni peccava non poco, quantomeno nei confronti di Norris, e ha dimostrato di sapere come si vince una gara. Ci ha anche fatto capire che tutto ciò non è ancora sufficiente per diventare campione del mondo. Ma se guardiamo la sua data di nascita c’è di che essere fiduciosi per il futuro.
- GEORGE RUSSELL – voto 9
Fatevi una domanda e cercate di rispondere sinceramente: quale pilota, dopo Verstappen è stato il migliore in stagione? Io ritengo che sia stato proprio lui, George Russell, che chiude al quarto posto una stagione di grande solidità e maturità. Con una vettura afflitta da disturbo multiplo della personalità mai realmente in grado di impensierire le McLaren, il britannico ha portato a casa risultati importanti gara dopo gara, costruendo un bottino di 319 punti che rappresenta probabilmente il massimo estraibile dalla W16 a sua disposizione.
La costanza di rendimento è stata il suo punto di forza: pochissimi errori, qualifiche sempre ai vertici, gare gestite con intelligenza e senza forzature inutili e senza quella disastrosa qualifica a Montecarlo sarebbe stato l’unico pilota sempre a punti nel 2025. Russell ha dimostrato di essere un pilota completo, velocissimo e solido, capace di massimizzare il risultato anche quando la vittoria non era alla portata e di vincere quando lo era (unico vincitore in stagione, per ben due volte, al di fuori del trio di testa). I suoi podi sono stati sempre meritati, frutto di prestazioni solide più che di sfortune altrui.
Ha portato a scuola il suo nuovo team mate, il nostro Antonelli, senza smargiasseria e senza cattiveria, con un aplomb che più britannico non si può che gli ha consentito di affermarsi quale leader indiscusso della Mercedes, il che non era proprio scontato dopo l’uscita di Hamilton (e con Toto a pressare Max come Gentile su Maradona ai mondiali dell’82…). Si dice che l’unico pilota capace di poter contendere il titolo a Max in condizioni tecniche simili sia Leclerc, il che è vero, ma io ci aggiungerei il buon George che forse paga qualche millesimo di velocità ai due citati (ma proprio millesimi, eh!) ma in quanto a solidità psicologica e visione strategica in gara non ha nulla, ma proprio nulla, da invidiare loro.
- CHARLES LECLERC – voto 9 meno
La stagione di Charles Leclerc è stata quella della frustrazione consapevole. Il monegasco ha guidato magnificamente per tutta l’annata, estraendo dalla SF-25 prestazioni che sulla carta la vettura non avrebbe dovuto permettere, ma si è dovuto arrendere all’evidenza: la Ferrari non aveva il passo per lottare con le prime tre squadre.
Gara dopo gara, Charles ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei talenti più puri della griglia, capace di giri in qualifica da brividi e di gestioni gara impeccabili. Ma quando la vettura paga decimi su decimi al giro ai migliori, anche tutto il talento del mondo non basta a fare miracoli. I 242 punti conquistati rappresentano probabilmente il massimo possibile con quel materiale, e questo già la dice lunga sulla prestazione di Leclerc.
Il punto vero della sua stagione, la vera unità di misura che ci consente di dargli il “votone”, consiste naturalmente nel confronto con il suo osannatissimo nuovo compagno di squadra. Il confronto con Hamilton, infatti, era uno dei motivi più interessanti della stagione. Se l’ormai attempato eptacampeao l’avesse messo sotto allora tutto il paddock e tutti gli addetti ai lavori avrebbero dovuto ridimensionare la considerazione che avevano sempre avuto di lui. Niente più wonder boy, niente più predestinato, niente più l’unico-vero-rivale-di-Max. Invece nulla di tutto ciò. Fin dal primo giro di test ha letteralmente seppellito Hamilton con dozzine e dozzine di decimi in tutte le circostanze, su tutte le piste, in tutte le gare. In qualifica 19-5 con una pole e 5 prime file mentre Lewis è rimasto a zero e in gara sette podi contro zero di Lewis la dicono lunga sotto questo profilo. Potevamo chiedergli di più?
Il “meno” che accompagna il suo voto è l’esito di una mia personalissima speculazione più che una considerazione di merito. La sensazione è che forse (ed è un forse grande come una casa in questa Formula 1 che impiega centinaia di ingegneri in sala di progettazione) il nostro eroe non sia un drago nell’indirizzare gli sviluppi o nel dare indicazioni in tal senso. Quante volte in stagione l’abbiamo sentito affermare di aver trovato la strada (sottinteso: tecnica e assetto) per migliorare senza poi vedere nulla di concreto? Quante volte è capitato in passato in situazioni analoghe? Non è forse vero che negli scorsi anni sembrava che fosse Sainz più “sul pezzo” sotto questo profilo e che quest’anno, senza il buon Carlos e con il pre-pensionato occupato a scrivere fantomatici dossier, non sapeva che pesci pigliare? I rumors del paddock dicono che Max abbia inciso tantissimo nello sviluppo RBR di quest’anno mentre invece lo stesso non si può dire del nostro. Intendiamoci, non intendo affibbiare a Charles alcuna responsabilità nella debacle tecnica del cavallino, ci mancherebbe, però nemmeno si può dire che lui abbia aiutato a far luce nella confusione tecnica che si è protratta praticamente per tutto l’anno.
Nonostante questo, la sua stagione rimane, dal punto di vista del pilotaggio, di altissimo livello. In particolare e per quanto possibile, il punto sul quale quest’anno si è decisamente consacrato il suo migliore è stato nella gestione gomme, vera pecca del primo Charles visto in F1. Ciò rende ancora più amara la frustrazione di non poter lottare costantemente per la vittoria, e conseguentemente per il titolo, ma tant’è. Chissà cosa vedremo nel 2026.
- LEWIS HAMILTON – voto 4 1/2
La stagione di Lewis Hamilton, tanto attesa per via del clamore suscitato dal suo addio a Mercedes, è stata semplicemente disastrosa, direi persino indegna per un pilota del suo calibro. Il confronto con Leclerc è stato impietoso sia sotto il profilo velocistico sia sotto il profilo di condotta di gara. I numeri che ho elencato poc’anzi nel tabellino di Charles non lasciano spazio a interpretazioni e raccontano di un anno da dimenticare in fretta.
Non si può nemmeno dire che non si sia impegnato perché i distacchi da Charles hanno oscillato in un range abbastanza stabile per tutta la stagione il che è segno, per l’appunto, di una dedizione abbastanza costante. Ma è proprio questo che ci fa vedere così negativamente la sua stagione. Non è l’Hamilton del 2022 che, una volta accortosi di guidare un mezzo catorcio, si era messo a guidare con il gomito fuori dal finestrino mangiando pop-corn. Qui stiamo parlando di un Hamilton che si era preparato al massimo per poter fare una figura di alto livello, pronto ad approfittare mediaticamente di un connubio potenzialmente esplosivo. Ve l’immaginate un 2025 in cui Lewis avesse lottato per il mondiale contro Max guidando una Ferrari?! Se si accetta la premessa del suo massimo impegno allora la delusione della sua stagione è destinata ad essere giudicata come un fallimento vero e proprio.
Per dargli mezzo voto in più ho dovuto derogare dal mio intento di non parlare e non considerare le “garette” del sabato: la sua vittoria in Cina in quel frangente è stato il classico fuoco di paglia.
A differenza di molti frequentatori di queste lande, io sono tra coloro che pensano di Hamilton che sia stato un fenomeno. Ma, ecco, è proprio questo il punto: è stato. Verbo al passato. Della stagione 2018 si tende a sottolineare l’errore fatale di Vettel a Hockenheim e gli sviluppi non eccellenti di Ferrari e poco la sua strepitosa guida. Se quell’anno Lewis non fosse stato perfetto (e sono in buona compagnia a pensarlo: sua santità, Niki Lauda, dixit) oggi i tifosi Ferrari non sarebbero digiuni di titoli dal 2007… Ma già nel 2019, pur dominato, si vedeva che guidava senza grandi motivazioni, senza i guizzi del campione, probabilmente appagato e affaticato dall’intensità delle due difficili annate precedenti (anzi tre se consideriamo anche il 2016 perso contro Nico anche se quella sconfitta odora più di hybris causa un inizio di stagione inguardabile) Per quanto mi riguarda avrebbe dovuto ritirarsi nel 2020, da pluricampione indiscusso. La fiammata del confronto con Max del 2021, peraltro perso (anche se nel modo assurdo che sappiamo), è stata solo una buona base per la sceneggiatura di un film e non certo un’inversione di tendenza.
Sono passati anni e anni e l’unica cosa che si può dire di Lewis è che purtroppo non è un highlander come Fernandello nostro. E vederlo arrancare in pista, alle volte persino scherzato da qualche rookie (vero Ollie?), è pure abbastanza triste, se vogliamo.
Se continua, al netto di contratti e questioni finanziarie ecc. ecc. che non voglio toccare in questa sede, è solo per vedere cosa succederà con il cambio tecnico epocale che si prospetta nel 2026. In tutta onestà, io ci credo poco.
- ANDREA KIMI ANTONELLI – voto 7 ½
Andrea Kimi Antonelli ha compiuto un’impresa che va oltre i numeri: alla sua prima stagione in Formula 1, da rookie appena diciottenne, è approdato direttamente in un top team come Mercedes, con rischio di bruciarsi subito la carriera e che invece ha gestito con una maturità sorprendente.
Il confronto con Russell – questo è il punto cruciale – è stato la vera cartina di tornasole della stagione di Kimi. George ha vissuto un 2025 straordinario, probabilmente la sua miglior stagione in carriera, chiudendo quarto assoluto e dominando la Mercedes con autorità. Avere come compagno di squadra un pilota di quel livello, in quel momento di forma, avrebbe potuto annichilire qualsiasi rookie. Invece Antonelli se l’è cavata molto, molto bene.
La prima metà di stagione è stata complicata. Dopo un inizio promettente, Kimi è sembrato andare in difficoltà, e anche chi scrive si è lasciato indurre in qualche giudizio negativo di troppo, non considerando adeguatamente l’eccezionale livello di Russell che avrebbe dovuto fungere da pietra di paragone. Il distacco nelle qualifiche era evidente, alcune gare sembravano confermare i timori di chi pensava che il salto fosse stato troppo grande, troppo prematuro.
Ma riconsiderando a posteriori la straordinaria stagione di Russell, quella di Antonelli, con tutte le tare dell’esordio assoluto e della pressione mediatica insostenibile per un diciottenne che rappresenta le speranze della Formula 1 italiana, va salutata con tutti gli applausi del caso. Kimi ha retto l’urto, non si è mai perso d’animo, ha continuato a lavorare con umiltà e dedizione anche quando i risultati tardavano ad arrivare.
Dal punto di vista velocistico ha avuto alti e bassi, normalissimi per un rookie. Ma, ancora una volta, vanno pesati e misurati nel confronto diretto con il compagno di squadra. Alcuni weekend Antonelli è stato vicino a Russell, altri più distante e nella seconda parte di stagione è costantemente migliorato sopravanzando prestazionalmente Russell in diverse occasioni e standogli davanti in gara un paio di volte con la perla del secondo posto in Brasile. La costanza arriverà con l’esperienza. Interessante anche il fatto che, mediamente, sia stato più veloce in gara che in qualifica, il che è segno di ampi margini di miglioramento che speriamo di vedergli fare in futuro.
La Mercedes ha trovato il suo futuro, ne siamo certi o quantomeno lo speriamo vivamente: quanti anni sono che non vediamo un pilota italiano vincere un GP? Se la memoria non m’inganna si va indietro di una ventina d’anni ai tempi in cui Fisichella guidava la Renault. Se poi cerchiamo di ricordare un italiano capace di lottare per un mondiale dobbiamo addirittura andare al 1985, ricordando il compianto Michele Alboreto, indimenticato e indimenticabile gentleman driver di impareggiabile classe.
Antonelli ha dimostrato di avere tutto ciò che serve: talento cristallino, capacità di apprendimento, umiltà nel lavorare, nervi saldi sotto pressione. Il 2026 sarà l’anno della crescita vera, dove ci aspettiamo di vederlo fare il salto di qualità definitivo e avvicinarsi ulteriormente a Russell.
- ALEXANDER ALBON – voto 6 ½
Il buon Alex ha vissuto un 2025 a due facce. La prima parte di stagione di assoluto livello mentre la seconda parte largamente insufficiente. Williams quest’anno si è finalmente presentata al via senza un catorcio e il nostro ne ha saputo approfittare alla grande portando a casa parecchi punti con guida solida e veloce. In questa fase sembrava addirittura dare mostra di una classe ben superiore a quella di Carlos Sainz, il suo nuovo compagno di squadra, e gli addetti ai lavori hanno cominciato a pensare che tutto il buono che nelle scorse due stagioni (se ricordate, prima dell’annuncio di Hamilton, il nostro era stato accostato alla Ferrari più di una volta – e nessuno avrebbe avuto da ridire, aggiungo) Alex aveva mostrato sembrava lo avesse addirittura fatto assurgere a materiale da top team. Ecco, sembrava. Quando invece Carlos ha cominciato a “sentire” la vettura e ad adattarvisi con via via più scioltezza ecco che il nostro buon Alex è quasi letteralmente sparito. Il suo finale di stagione è stato disastroso sia a livello di risultati che, soprattutto, di prestazione nel confronto con Sainz. In qualifica è eloquente il 9-15 rimediato contro Carlos con il gap che si è aperto nella seconda metà (2-10). Carlos ha colto un paio di podi eccezionali quando lui nemmeno ci si è mai avvicinato. Insomma, nonostante i tanti punti raccolti e l’ottima posizione raggiunta nel mondiale (la migliore della carriera se escludiamo l’anno in RBR) la sensazione di una forte delusione è piuttosto importante. Tutto ciò suona come un paradosso ma non si può fare a meno di rilevare che se questo trend continuerà anche il prossimo anno la carriera del nostro buon Alex rischia di rimanere invischiata nei bassifondi.
- CARLOS SAINZ – voto 7 ½
La stagione di Carlos Sainz è speculare contraria a quella di Albon. Ad un inizio assai deludente in cui non solo non arrivavano i risultati ma anche a livello di performance sembrava anni luce lontano da Albon è corrisposta una seconda parte di stagione di assoluto livello. Un pilota della sua intelligenza avrebbe forse dovuto impiegare meno tempo per adattarsi alla vettura e questa è la pecca maggiore del suo 2025 perché l’opportunità di rientrare in un top team passa anche da questi particolari. Tuttavia, l’esaltante recupero mostrato nella seconda parte di stagione non ha affatto deluso. Se escludiamo il fasullo secondo posto della scandalosa Spa del 2021 ottenuto da Russell bisogna andare al 2017 per ricordare una vettura di sir Frank su un podio vero (peraltro, ci credereste? Un giovanissimo Stroll che fece faville a Baku!!) e il nostro buon Carlos nel 2025 ci è salito per ben due volte (Baku e Qatar) peraltro con due gare delle sue: veloci e intelligentissime.
Qualche errore di troppo, dettato da frustrazione, quando ancora non era sicuro di sé dentro l’abitacolo ne ha condizionato il confronto in classifica nei confronti di Albon ma noi tutti sappiamo chi è uscito vincitore dalla sfida interna nel 2025. Bravo! (e perché mai sancte domine Ferrari ha fatto questa mossaccia di privarsi di un pilota così?!)
- FERNANDO ALONSO – voto 8 1/2
A 44 anni compiuti, Fernando Alonso continua a sfidare le leggi del tempo e della fisica. Con una Aston Martin deludentissima, lo spagnolo ha portato a casa 56 punti, chiudendo decimo nella classifica mondiale. Un risultato che, considerato il materiale a disposizione, ha del miracoloso.
La costanza di rendimento di Fernando è stata impressionante. Gara dopo gara, ha estratto dalla AM prestazioni che sulla carta non avrebbe dovuto permettere, massimizzando ogni opportunità e commettendo pochissimi errori. La sua esperienza pluridecennale ha fatto la differenza in situazioni complicate, permettendogli di portare a casa punti anche quando tutto sembrava remare contro.
Il confronto con Stroll è stato, come al solito, impietoso. Lance ha raccolto 33 punti contro i 56 di Fernando, un distacco che non rende nemmeno completamente giustizia al divario prestazionale reale. Alonso lo ha dominato in ogni statistica, confermando ancora una volta di essere uno dei piloti più completi della griglia.
E vi dirò di più. L’età avanza anche per il nostro eroe asturiano perché in un paio d’occasioni avrebbe persino potuto giocarsela per un podio che avrebbe avuto del miracoloso se non fosse stato per uno di quei pochissimi errori che citavo poc’anzi. Mi riferisco soprattutto al Qatar dove avrebbe potuto giocarsi il terzo posto in uno scontro ad altissimo livello di QI formulaunistico con Sainz se non fosse stato per un three-sixty improvvido quanto decisivo poco dopo metà gara.
Chissà se l’anno prossimo il genio di Newey si concretizzerà nuovamente in una vettura da sogno. Che farà, in questo caso, il nostro eroe? Vedremo nuovamente un vincitore ultraquarantenne in Formula 1? Bisogna andare agli anni 50 (!!!) per vedere qualcuno appartenere a questa speciale classifica: riusciremo ad affiancare il nome di Fernando Alonso a quelli leggendari di Piero Taruffi, Juan Manuel Fangio, Nino Farina e Luigi Fagioli? Incrociamo le dita!
- NICO HÜLKENBERG – voto 7 1/2
Nico Hülkenberg chiude undicesimo con 51 punti una stagione solida e concreta. Il tedesco ha confermato di essere un pilota affidabile e veloce, capace di massimizzare le prestazioni della Sauber e di portare a casa punti preziosi con regolarità.
Su tutto spicca il primo podio in carriera conquistato a Silverstone e salutato con enorme piacere da tutto il paddock oltre che dagli appassionati. In quel momento Sauber era salita addirittura al sesto posto nel costruttori e… peccato che subito dopo il nostro si sia addormentato per qualche GP prima di riprendere a fare punti: il nono posto finale nel costruttori, un po’ deludente (ma anche no se consideriamo da dove erano partiti) per come si erano messe le cose. Buono il confronto con un altro rookie di belle speranze, Bortoleto, sul quale ha prevalso ampiamente (e prevedibilmente) nella prima parte di stagione per poi soccombere proprio nel suo periodo di smarrimento dopo Silverstone ma infine ripresosi nel finale dopo che, chissà?, ha smaltito la sbornia. Scommetto che sta incrociando anche le dita dei piedi nella speranza che il team messo insieme da Binotto sforni un’Audi da primi posti in griglia…
- ISACK HADJAR – voto 8 ½ rookie of the year
Alla sua prima stagione in Formula 1, Isack Hadjar ha dimostrato di meritare ampiamente il sedile in Racing Bulls. Il giovane francese ha chiuso dodicesimo con 51 punti, alla pari con Hülkenberg, un risultato eccellente considerando che si trattava del suo anno di debutto nella categoria.
Mi sento di assegnargli il premio di matricola dell’anno non solo e non soltanto per i concreti risultati conseguiti ma anche per la performance che è riuscito a ricavare dalla vettura e per la forza mentale che ha dimostrato sia in generale sia nei confronti con i compagni di squadra.
Inoltre, ammetto di essere rimasto molto colpito dalla straordinaria reazione all’imbarazzante esordio australiano. Uscire come un pollo nel giro di ricognizione nel GP di debutto è un colpo che abbatterebbe chiunque. Ma non il nostro buon Isack che non solo si è ripreso alla grande ma per tutto l’anno è andato come un treno asfaltando chiunque si mettesse sulla sua strada aggiungendo la straordinaria perla del podio di Zandvoort che ha messo il sigillo sulla sua ottima stagione.
Hadjar ha mostrato velocità pura sin dalle prime gare e grandissima combattività che si è rivelata preziosissima in un campionato così livellato come quello di quest’anno. La sua capacità di adattamento è stata impressionante, con una curva di apprendimento rapidissima che gli ha permesso di essere competitivo sin da subito.
Ha avuto anche qualche momento di incertezza (soprattutto nella parte centrale del campionato), normale per un rookie, ma ha saputo sempre reagire con carattere e determinazione.
L’andamento della sua stagione è stato abbastanza parallelo a quello di Antonelli ma considerando la disparità di mezzi e qualche errore in meno commesso in bagarre mi fanno dire che il premio di rookie of the year sia ampiamente meritato.
Rispetto a quanto fatto da Lawson la stagione precedente, la sua promozione in RBR, che potrebbe apparire improvvida visto l’impari confronto che lo attende, forse è meno rischiosa visto l’imponente cambio tecnico in vista: la scusante per eventuali gap prestazionali sarebbe ampiamente giustificata. Inoltre, visto il suo caratterino, non mi sorprenderei se invece di soccombere come i suoi predecessori lo vedessimo ben figurare al cospetto di Max. Forza Isack!
- OLIVER BEARMAN – voto 7 1/2
Oliver Bearman ha vissuto una stagione da montagne russe, alternando prestazioni brillanti a momenti di difficoltà, ma chiudendo comunque in modo positivo con 41 punti e un tredicesimo posto finale che rappresenta un buon risultato per un rookie.
Il giovane britannico ha mostrato sin da subito di avere talento cristallino, con qualifiche spesso eccellenti e gare gestite con maturità superiore alla sua esperienza. Alcune prestazioni, in particolare nella seconda parte della stagione, sono state semplicemente straordinarie, con Bearman capace di tenere testa a piloti ben più esperti e con vetture sulla carta più veloci.
Mi ha fatto particolare impressione il fatto che abbia stravinto il confronto con Ocon che non è stato numericamente ancora più rilevante solo per via degli inevitabili errori da rookie che ha commesso qui e là durante la stagione. Un risultato notevole considerando che il francese è un pilota navigato con anni di esperienza in Formula 1. Oliver lo ha spesso dominato sia in qualifica che in gara, dimostrando di avere quel qualcosa in più che fa la differenza e che fa ben sperare il cavallino se l’eptacampeao dovesse prendere anzitempo la decisione di dedicarsi ad altro…
Nella simbolica gara di matricola dell’anno arriva una virgola sotto ad Hadjar e Antonelli ma solo per via di qualche errore in più dovuto alla troppa irruenza. Rimane comunque uno dei prospetti più interessanti per il futuro. Bravo!
- LIAM LAWSON – voto 5 ½
Liam Lawson chiude quattordicesimo con 38 punti una stagione di alti e bassi. Il neozelandese ha mostrato lampi di talento alternati a momenti di difficoltà, senza mai riuscire a trovare quella costanza di rendimento necessaria per fare il salto di qualità.
Le sue prestazioni però, in fin dei conti, sono più deludenti che esaltanti: alcuni weekend buoni e molti completamente anonimi. In qualifica ha faticato più del previsto, mentre in gara ha mostrato buone capacità di rimonta ma anche una tendenza a commettere errori nei momenti decisivi.
L’immediato declassamento da RBR a Racing Bulls di certo non lo ha aiutato anche se l’unica deduzione che se ne può trarre è che è stato un errore accettare l’offerta di Marko. Il confronto con Hadjar è stato decisamente vinto da quest’ultimo
La Racing Bulls lo ha confermato per il 2026 forse solo perché non voleva trovarsi con due rookie dopo la “promozione” di Hadjar in RBR quindi il prossimo anno sarà decisivo: o fa il salto di qualità o rischia di essere scaricato dal programma Red Bull.
- ESTEBAN OCON – voto 4
La stagione di Esteban Ocon in Haas è stata decisamente deludente. Il francese chiude quindicesimo con 38 punti un risultato magro per uno della sua esperienza e del suo curriculum.
Il confronto con Bearman è stato perso in modo sorprendente sia per il fatto in sé sia per via delle performance che sono state tutte appannaggio del giovane britannico. Ocon è un pilota navigato, con anni di esperienza ai massimi livelli, e capace di exploit di altissimo livello (abbiamo ancora tutti negli occhi Brasile 2024, vero?) eppure si è fatto spesso dominare dal rookie britannico. La sensazione è che la motivazione sia calata drasticamente, e che Esteban stia ormai navigando a vista in attesa di capire quale sarà il suo futuro.
In qualifica è stato discontinuo, in gara raramente efficace e non ha mai tirato fuori l’exploit salva-stagione che ne ha caratterizzato la carriera. Ammetto di essere prevenuto: Ocon non mi è mai piaciuto quindi il votaccio glie lo do volentieri!
Il 2026 sarà probabilmente l’ultima chance per Ocon di rilanciare la sua carriera in Formula 1.
- LANCE STROLL – voto 4
Lance Stroll chiude sedicesimo con 33 punti l’ennesima stagione deludente della sua carriera. Il canadese continua a non convincere, mostrandosi costantemente inferiore al compagno di squadra Alonso e commettendo errori che un pilota di Formula 1 non dovrebbe permettersi.
Il confronto con Fernando è stato, come sempre, impietoso. 33 punti contro 56, ma il divario prestazionale reale è stato ancora più ampio. Stroll è stato dominato in qualifica, spesso eliminato già in Q1, e in gara ha raramente mostrato il ritmo necessario per competere anche solo per la zona punti dove invece il suo attempato compagno di squadra riusciva a giocarsela costantemente.
La sensazione è che Lance sia ormai un pilota a fine corsa e senza motivazioni che mantiene il sedile solo grazie alle note ragioni. Senza questa particolare situazione, difficilmente avrebbe ancora un posto in Formula 1. Il talento in realtà ci sarebbe, ma la mancanza di costanza, la fragilità mentale e l’incapacità di imparare dagli errori lo condannano a essere un eterno mediocre.
Mah!
- YŪKI TSUNODA – voto 5
Yūki Tsunoda chiude diciassettesimo con 33 punti una stagione complicata che si è conclusa con la dolorosa esclusione dalla Red Bull in favore di Hadjar. Il giapponese ha pagato forse oltremisura l’improvvida decisione di accettare il richiamo di Marko. Ma non c’è altro da dire se non rilevare la sua anonimità in una stagione in cui è praticamente scomparso dai radar.
C’è stata qualche week end, soprattutto nella seconda parte di stagione, a seguito del miglioramento del pacchetto tecnico di RBR, in cui ha mostrato qualche segno della sua presenza ma niente di più.
È un peccato, perché Tsunoda a Faenza stava facendo tutto sommato abbastanza bene: era migliorato anno dopo anno e stava costruendosi una carriera se non eccellente almeno dignitosa. Invece ora, dopo questa annata da incubo, farà molta fatica a ritrovarsi.
- PIERRE GASLY – voto 6
La stagione di Alpine è stata semplicemente disastrosa ed è quindi difficile esprimere un giudizio sulla stagione dei suoi piloti. Il francese chiude diciottesimo con soli 22 punti, un risultato imbarazzante per uno della sua esperienza ma che, al contrario, potrebbe pure essere giudicato non del tutto negativamente considerando la povertà del mezzo di cui disponeva.
Il pilota c’è ancora, a mio giudizio, e ne sono testimoni certe prestazioni in qualifica di buon livello (su tutte il sorprendente quarto posto in griglia in Bahrein e le Q3 conquistate nel finale di stagione) ma il rischio di navigare sempre nelle retrovie è quello di perdere l’abitudine a lottare per qualcosa d’importante e di lasciarsi andare ad una certa arrendevolezza che quest’anno ha fatto troppo spesso capolino dietro il casco del francese.
Può vantare il dominio totale in squadra sia contro il povero Doohan che contro Colapinto che gli tiene alta la fiducia. Vedremo che accadrà nella prossima, misteriossima, stagione dove Alpine monterà il chiacchieratissimo motore Mercedes…
- GABRIEL BORTOLETO – voto 6 meno
Gabriel Bortoleto chiude diciannovesimo con 19 punti una stagione da rookie piuttosto difficile. Il brasiliano è arrivato in Formula 1 con grandi speranze, ma ha faticato tremendamente ad adattarsi al livello della categoria.
Gli errori sono stati troppi, la velocità pura spesso insufficiente. Bortoleto ha mostrato qualche lampo di talento, è vero, ma troppo sporadicamente per poterne dare un giudizio concreto e prospettico. Il confronto con un pilota di grande esperienza e in cerca di rilancio come Hulkenberg non è stato certo facile per lui. Tuttavia, va rilevato che l’andamento della sua stagione è stato assai diverso da quello dei tre migliori rookie (Hadjar Antonelli Bearman) del mondiale. Mentre questi hanno avuto un andamento riassumibile grossolanamente in bene-male-bene il suo è stato speculare: male-bene-male. Ha avuto, cioè, un inizio assai difficile, una buona parte centrale di stagione e poi un finale nuovamente difficile ed è questa forse la maggior perplessità sulla sua stagione.
Di converso c’è da dire che il suo adattamento al circus, con tutte le pressioni mediatiche coinvolte, sembra essere stato a detta di tutti gli addetti ai lavori assai eccellente il che è segno di una solidità di carattere che fa ben sperare per il prosieguo della sua carriera. Del resto, da un protetto di Alonso non potevamo aspettarci niente di meno!
La conferma in Sauber o, meglio, in AUDI con l’entrata di nuovi capitali e l’incrocio di dita legato al nuovo corso tecnico saranno un bel banco di prova per il 2026. E poi ci sta simpatico.
- FRANCO COLAPINTO – voto 5
Franco Colapinto chiude la stagione con zero punti, e anche se l’argentino è stato chiamato a sostituire un pilota a stagione in corso, situazione sempre complicatissima per chiunque, facciamo fatica a trovargli grandi attenuanti. Certo, non poteva fare granché nel disastro Alpine del 2025 ma almeno Gasly ha provato a remare controcorrente cogliendo qualche occasione per portare punti alla causa mentre lui, invece, non ha saputo fare granché.
Nonostante ciò, ha ottenuto il rinnovo per il 2026. Staremo a vedere.
- JACK DOOHAN – voto 5
Jack Doohan chiude la stagione dopo sei gare, senza punti e con prestazioni deludenti. Sono del parere che peggio di Colapinto non avrebbe fatto se avesse continuato ma non ci sono dubbi che in quelle poche gare non ha fatto vedere nulla di rilevante. Sarebbe da rivedere in una stagione intera ma sarà difficile. Di certo c’è che se gli capiterà un’altra occasione (e con il geometra in avanzato stato di decomposizione mai dire mai) per dimostrare il suo valore non dovrà lasciarsela sfuggire.
Alla prossima!