LE NON PAGELLE DI MONZA 2026

Si può tornare a usare l’aggettivo “leggendaria” per descrivere la performance di un pilota di  Formula 1? Anche in questa annata così controversa per via delle nuove quanto cervellotiche Power Unit?

Secondo me sì, si può usare.

Il pilota quest’anno, per paradossale che possa sembrare, conta di più rispetto alle precedenti annate. Si tratta di saper controllare le peculiarità di queste vetture e il modo per farlo è sempre lo stesso da che esiste il motorsport: con il piede destro.

E il piede destro di Andrea Kimi Antonelli da Casalecchio di Reno ha un piede destro decisamente magico.

D’altra parte se abbiamo scomodato quell’aggettivo per Verstappen a Barcellona 2016 e Leclerc a Monza 2024 possiamo esimerci dal farlo per Antonelli per Monza 2026?

Ebbene lasciate che lo scriva: Kimi Antonelli ha fatto una gara leggendaria. Ecco. Adesso sono contento.

Lo è stata perché nella gara più complicata da interpretare, con la posizione di partenza forzatamente (cambio di power unit) in ultima posizione (o quasi, per via delle scelte di altri piloti), con la sorpresa Gasly in pole e Russell pronto ad approfittare per provare a rilnaciare le sue chance mondiali, con la Ferrari che nel GP di casa per antonomasia che farebbe di tutto per fare bella figura davanti ai propri tifosi, con Norris alla miglior stagione in carriera che vorrebbe dire la sua dopo le splendide prestazioni degli ultimi GP quel che ci si attendeva dal nostro buon Kimi era una gara corsa per limitare i danni e niente più.

E invece…

E invece il nostro si è battuto come non mai, anche se non ne aveva bisogno, anche se nessuno glie lo chiedeva, anche se la classifica sarebbe gli avrebbe sorriso a prescindere.

E nel battersi con la veemenza e la spavalderia tipica della sua età non solo ci ha regalato la prestazione monstre che la sua vettura, oggettivamente un gradino sopra le altre, gli ha consentito ma lo ha fatto con una sicurezza e una calma che, ancora una volta, hanno del sorprendente.

Alla prima partenza guadagna 6 posizioni in men che non si dica. Nella seconda partenza arriva a Lesmo 2 avendo già guadagnato 4 posizioni e di lì in avanti la sua corsa è una sinfonia mozartiana fattasi motorsport.

Ad una più approfondita analisi scopriamo che oltre alla velocità il nostro buon Kimi ha distribuito secchiate di sagacia e capacità di controllo per tutto il tempo. Quando dopo pochi giri ha raggiunto il suo compagno di squadra in testa alla gara rendendosi protagonista di un duello all’ultimo sangue fatto di sorpassi e controsorpassi, ha infine deciso di seguire il diktat del muretto accodandosi al britannico con il fine di distaccare Max (straordinario) che non ne voleva sapere di mollare il trenino delle Mercedes. In quel frangente si è visto platealmente quanto fosse più veloce di George: alzava il piede cento metri prima in ogni curva, scalava marcia come se fosse in gita domenicale e la sua maggior preoccupazione era diventata non tamponare il più lento compagno di squadra. E ricordiamoci che in quel momento le gomme non facevano differenza. Arrivata la VSC decide di pittare e si ritrova a circa 14 secondi dalla vetta ma con tre vetture da superare e le gomme di chi è davanti che si pensa non abbiano il degrado tipico di altre piste. Ebbene pare che ciò sia un problema per tutti tranne che per lui. Sorpassi nel momento giusto, velocità adeguata e senza strafare. C’è anche il tempo per un brivido d’altri tempi: a tre giri dalla fine è arrivato quasi a tamponare il compagno in curva 1 e all’esterno trova l’asfalto danneggiato che lo manda nella ghiaia ma lui, imperterrito, si improvvisa Juha Kankkunen e rientra in pista senza alcun problema. Infine, non contento del primo posto raggiunto, si toglie la soddisfazione di imitare Max sfoggiando un fastest lap da urlo proprio all’ultimo giro.

Che altro si può aggiungere?

Basta un 10 e lode per giudicare una gara fantastica come questa?

Eppure ce ne sarebbe da dire sulla gara e il suo strano svolgimento.

Dopo una serie di Gran Premi in cui il famigerato deployment aveva reso l’efficienza di tutte le vetture omogenea lungo il tracciato (naturalmente ognuna secondo le proprie potenzialità) ecco che in quello che poteva essere il più omogeneo di tutti abbiamo visto, invece, differenza piuttosto consistenti. Persino le due Mercedes parevano avere punti di deployment differenti.

Un’altra cosa che è balzata all’occhio, grazie ai camera car che qui più che altrove sono stati rivelatori, è una importante differenza nello stile di guida, rapportato a queste peculiari power unit, che tutti i piloti hanno messo in campo.

La prima e più rilevante che spiega l’annata strepitosa del nostro italico eroe è la differenza di guida tra Antonelli e Russell. Kimi, infatti, è abbondantemente più “smooth” di George. In entrata di curva 1 e alla Roggia la gestione della frenata era palesemente diversa: là dove George frenava con forza aggredendo la curva il nostro Kimi invece dosava con millimetrica perfezione per gestire la ricarica. In uscita dalla prima chicane e dalla Roggia, per converso, George attendeva quella frazione di secondo in più prima di esplodere la potenza del suo motore mentre Kimi aggrediva l’uscita, se così si può dire, evitando con controllo magistrale i classici errori che possono insorgere in questo tipo di circostanze. Se in qualifica questa modalità di guida non fa molta differenza altrettanto non si può dire della gara in cui si può capire che guidando in questo modo le gomme si consumano di meno e si ottiene anche un ritmo mediamente molto superiore. In più, ma qui forse sto azzardando, la mia sensazione è che anche il deployment sia meno a rischio di impasse come ogni tanto abbiamo visto capitare a Russell durante il corso della stagione; può benissimo essere che lo sfruttamento brutale del deployment da parte di Russell ogni tanto faccia cilecca mentre il modo più gentile in cui lo fa Antonelli eviti proprio questo problema.

Kimi ha trovato, con tutta evidenza, il modo perfetto di guidare queste vetture.

D’altra parte nell’inseguimento degli ultimi 15-20 giri abbiamo dapprima visto un Russell rispondere colpo su colpo ai tempi di Kimi ma in questo modo ha giocoforza usurato le gomme più del previsto e proprio negli ultimi 5 giri il suo ritmo è crollato. Il povero Russell, va detto, non è stato favorito dalla decisione di lasciarlo fuori in occasione della VSC e anche se si era già visto che a parità di condizioni Kimi aveva mezzo secondo di vantaggio direi che un po’ di spazio per recriminare c’è. Tuttavia, ciò che rende leggendaria la gara di Kimi è stato proprio il vedere che Russell (voto 9) non si è risparmiato in nessun frangente, che ha guidato al meglio e che non ha regalato neanche un centimetro al suo compagno di squadra.

Lo stesso si può dire per Max Verstappen (voto 9) che per tre quarti di gara sembrava incarnare il tanto vituperato slogan di Vanzini dello scorso anno (“l’uomo contro la macchina”), capace di resistere al ritmo Mercedes e addirittura di potersi giocare la vittoria visto che era il più veloce in pista dopo la VSC. La sua guida, tuttavia, mi ha lasciato qualche perplessità nel senso che era perfetta, potente, con un controllo mostruoso come ci ha abituati a vedere negli anni scorsi ma, ed è un MA grande come una casa, molto più simile a quella di Russell che non a quella di Kimi. Forse, dopo le tante ironie delle scorse settimane, il motore Ford è davvero quello più potente del lotto perché Max, pur con una guida non ottimizzata come quella di Kimi, a Monza ha tenuto testa in modo eccellente. Può sembrare paradossale elogiare la guida di Max e al contempo criticarla ma credo che il punto sia riconoscere che la straordinaria sensibilità di guida che ha mostrato ieri a Monza può tranquillamente accompagnarsi allo sfruttamento non ottimale del potenziale a disposizione. Il che può anche spiegare perché Hadjar (e Lawson) non sono a distanza siderale come i precedenti teammate dell’olandese (ivi compreso lo stesso Lawson nella sua prima e tristissima comparsata nel team). Intendiamoci, stiamo pur sempre parlando di differenze minime, forse quantificabili in 1 o 2 decimi ma sappiamo bene che in Formula 1 ciò può determinare vincere o perdere un campionato mondiale.

Quanto detto di Max si è macroscopicamente visto con Charles Leclerc (voto 5 sulla fiducia 10 al coraggio) in occasione del suo spaventoso incidente. Nel tentativo di resistere all’attacco di Piastri aggredisce la parabolica come se non ci fosse un domani e poi pesta sul gas cercando di anticipare quel che tanto che basta per provare a resistere anche sul successivo rettilineo. Peccato che l’erogazione dell’elettrico sia una bomba e che la sfortunata coincidenza di trovarsi proprio in quell’istante sulla grata di scolo all’esterno della curva faccia svalvolare lo pneumatico con i lfatale esito che abbiamo visto. Per fortuna pare che alla fine non abbia subito conseguenze (la sicurezza e la resistenza di queste vetture è straordinaria) ma poteva andare molto peggio. Quest’analisi deve necessariamente concludersi con il giudizio di: “errore del pilota” ma l’errore, se di errore si tratta, nasce dal desiderio di andare oltre quel sottile limite con il quale i più grandi piloti della storia hanno sempre giocato. Glie lo perdoniamo e visto il pericolosissimo impatto laterale-rovesciato dell’incidente tiriamo anche un bel sospiro di sollievo.

Ma la domanda a questo punto sorge spontanea. Cos’è più importante? L’aggraziato piede destro di Kimi, capace di dosare gas e freno con margine di errore da microscopio elettronico oppure il sensibilissimo fondoschiena di Max e Charles, capaci di sentire ogni millimetro cubo della vettura e agire di conseguenza?

Il vecchio appassionato che è in me propenderebbe per Max e Charles ma il cervello bussa alla porta e suggerisce che la capacità di sfruttare il mezzo, a prescindere, dalle sue caratteristiche, non può uscire dall’equazione.

E dunque viva Kimi che con questa strepitosa vittoria mette un sigillo importantissimo sul titolo mondiale.

Ora non dovrà fare altro che controllare e controllarsi perché (vedi Piastri l’anno scorso) è un attimo passare da fenomeno osannato da tutti a quello che aveva il mondiale in tasca e poi…

Facendo tutti i dovuti scongiuri vediamo come si sono comportati gli altri piloti.

NORRIS voto 8.5

Dopo le sue ultime straordinarie prestazioni sembrava che Landino nostro fosse un po’ in ombra: in qualifica non morde e nel Q3 litiga con la pista sbagliando a più riprese e ritrovandosi nono. Anche in gara inizialmente soffre ed è costretto dietro a Gasly fino a metà percorso. Poi finalmente si libera del francese e ritroviamo il Lando che conoscevamo: veloce ed efficace sempre più man mano che ci si avvicina al finale di gara. E’ sempre stata, questa, una sua caratteristica e a Monza ciò gli ha consentito di raggiungere una posizione che non sembrava alla sua portata. Il duello finale con Oscar l’ha visto, ça va sans dire, vincitore proprio nel momento forse più felice della stagione dell’australiano: pur confinato al riquadrino di prammatica (il primo piano lo meritava Kimi, ovviamente) si è vista pure una certa cattiveria, mai stata di casa dalle parti di Landino. Bene così.

PIASTRI voto 7.5

Finalmente un Oscar un po’ più sveglio del solito ci mostra che può guardare al finale di stagione con occhio un po’ più roseo. Tuttavia, non posso non constatare che il buon Oscar sembra soffrire della stessa non perfetta ottimizzazione di guida che ho rilevato in Max e Charles. In gara, la sua incertezza si palesava in uscita dalla Roggia e in uscita da Lesmo 2 mentre molto meglio era in uscita dalla Ascari (ma qui lo erano un po’ a ben guardare). Nel complesso comunque è andato meglio di altre volte anche perché quando si è trovato in bagarre (con Hamilton, Max e lo stesso Norris pur risultando perdente) non si è mai tirato indietro.

HAMILTON voto 6.5

Il voto appena sopra la sufficienza non inganni: è più dovuto alla delusione di una Ferrari che delude le aspettative tecniche che ad altro. L’Aduo2, tanto atteso, avrà anche portato qualcosa (in Haas si è vista una differenza molto netta tra Bearman e Ocon), ma questo qualcosa si è rivelato decisamente insufficiente. Il contatto con Leclerc della prima partenza l’ha fatto precipitare al nono-decimo posto ed è stato decisamente improvvido. Molti commentatori, basandosi sul fatto che a metà curva il muso di Hamilton fosse davanti, hanno dato colpa a Leclerc tuttavia io ritengo che la responsabilità (se mi si passa la differenza di sfumatura semantica tra colpa e responsabilità) sia comunque da attribuire all’eptacampeao; infilarsi in quel pertugio, con tutte le vetture in “parata”, significava automaticamente venire mandati fuori all’esterno a prescindere dalla “cattiveria” di chi stava all’interno. Meglio avrebbe fatto ad accodarsi ad un Leclerc che era comunque partito bene e le due Ferrari sarebbero uscite dalla chicane 3 e 4 esattamente così com’erano partite. Dopodiché, visti i problemi di potenza manifestati da Leclerc nel primo giro, dubito che l’avrebbero mantenuta ma almeno ci si poteva provare. Nella seconda partenza Lewis è stato un fulmine e ha guadagnato ben quattro posizioni ma non è servito a molto. Quasi tutta la gara l’ha passata a scornarsi con Piastri per poi cedere nel finale. Aduo2 o non Aduo2 la sensazione è che ci siano stati problemi di tipo software sulla gestione del motore, cosa che, stando ai comunicati stampa e alle dichiarazioni di Vasseur, non avrebbe dovuto verificarsi. Magari nel prossimo GP il software sarà ottimizzato e vedremo meraviglie, chi lo sa? Ma intanto la delusione va registrata.

GASLY voto 9

Naturalmente il voto tiene conto della straordinaria pole position conquistata al sabato. Si dice che la Alpine sia una vettura con pochissimo drag meccanico e che quindi in una pista come Monza questa caratteristica, lungi dall’essere un difetto, si è rivelata un vantaggio di non poco conto. La mia modesta e opinabilissima sensazione è che qualche piccione viaggiatore abbia volato più e più volte tra i box della Scuderia Mercedes e quelli Alpine e Williams per portare qualche suggerimento di impostazione del motore: Alpine e Williams sono state le vetture con più velocità di punta di tutto il week end. Vorrà pur dire qualcosa? Fatto sta che il nostro quando vede il Resegone si esalta e stampa una pole che i suddetti piccioni viaggiatori forse non auspicavano ma che ci fa capire che il buon Pierre, miglioratissimo dopo l’improvvido licenziamento da Red Bull ormai diversi anni fa, è uno di quelli buoni di cui pochissimi tengono conto. Non ci si aspettava che potesse dire la sua per la vittoria o per il podio ma la sua gara è stata comunque ottima perché dopo aver ceduto le prime posizioni è riuscito comunque a stare con i primi almeno fino alla VSC. Dopodiché si è limitato a portare a casa la pagnotta e ha comunque terminato a meno di 3 secondi da Hamilton. Bravo.

LINBLAD voto 7.5 sulla fiducia

Non c’è molto da dire perché non è mai stato inquadrato in tutto il week end e non saprei cosa dire. Q3 e posizione in gara impongono un buon voto.

COLAPINTO voto 6-

Come Gasly in qualifica ha beneficiato della sorprendente velocità del suo mezzo ma pur raggiungendo il Q3 non ha saputo neanche lontanamente eguagliare i tempi di Gasly da cui è distaccato di mezzo secondo. In gara parte bene e se la gioca con la sua consueta irruenza (che però quest’anno è più controllata) nei primi giri ma dopo il sorpasso decisivo che lo avrebbe proiettato verso i primi 5 commette un errore alla seconda di Lesmo che gli fa perdere una ventina di secondi e con questi ogni possibilità di ambire a posizioni più importanti. In definitiva, quando ha avuto la macchina per esaltarsi non lo ha fatto, quindi non benissimo.

TSUNODA voto 6

Si fa notare per il pasticcio del posizionamento in griglia che ha causato un giro di formazione aggiuntivo e non c’è altro da dire.

NOTE ULTERIORI

Poiché la concitazione delle prime posizioni si è presa l’attenzione per tutta la gara è stato difficile valutare quanto è avvenuto nelle retrovie quindi non ci sono meriti e demeriti da segnalare se non le velocità di punta di Perez che risultavano costantemente ai vertici di questa speciale classifica. Più in generale mi vien da considerare come la gara sia stata emozionante per l’aspetto agonistico grazie ai piloti che se le sono date di santa ragione ma che ha mancato totalmente dal punto di vista strategico; non mi riferisco solo alle gomme ma anche alla consueta (o auspicabilmente tale) prerogativa di una gara di Formula 1 che vive anche dell’interpretazione delle varie fasi di gara. Detto che comunque Monza non è il miglior circuito in cui aspettarsi particolari esibizioni di QI formulaunistico rimane il fatto che questo tipo di vetture non sono pensate per i circuiti veloci. O, meglio, Monza ha dimostrato più di qualsiasi altro circuito in stagione quanto probabilmente cercavano i vertici FIA quando hanno deliberato questa direzione tecnica e qui mi tocca richiamare la distinzione che avevo già fatto qualche tempo fa tra “spettacolo” e spettacolo-senza-virgolette. Lo “spettacolo” l’hanno ottenuto mentre lo spettacolo-senza-virgolette… Boh!?

Ci vediamo a Madrid!