IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Con la fine del terzo appuntamento stagionale, in quel del Giappone, i test ufficiali di questa F1 elettrificata e sempre più politicamente corretta, sono di fatto terminati. Se qualcuno crede che sia impazzito voglio tranquillizzare immediatamente tutti coloro i quali si prendono il disturbo di leggermi, dicendo che sono nel pieno delle mie facoltà mentali. A riguardo di quanto ho appena scritto, riflettevo sul fatto che, considerando la novità assoluta di questo regolamento e, soprattutto che tra la fine dei test in Bahrein ed il primo GP, cioè in Australia, sono passati solamente quindici giorni. A questo punto se teniamo in considerazione che tra il GP del Giappone e, quello americano in Florida c’è una pausa forzata di addirittura un mese, allora suppongo sia plausibile considerare i primi tre GP della stagione come una prosecuzione naturale dei test svoltisi nel deserto bahrenita (ed ora più che mai è ancora più desertico considerando quanto sa accadendo in quella zona). Questo a maggior ragione se prendiamo per oro colato le parole del Team Principal Rosso il quale ha affermato che “Da Miami inizierà un nuovo mondiale”. Se i primi tre test (Spagna, Bahrein uno e due) sono serviti alle squadre a mettere le macchine a terra e, a far supporre a noi appassionati quali fossero i rapporti di forza e, soprattutto che tipo di F1 avremmo avuto davanti agli occhi nell’immediato futuro, i test quattro, cinque e sei (rispettivamente Australia, Cina e Giappone), sono serviti a confermarci i rapporti di forza in primis e. soprattutto ad avere un quadro ancora più chiaro di quello che avevamo subodorato già nei primi tre test, per quanto riguarda l’applicazione di questo orrido regolamento. Detto che da questa situazione non se ne esce più se non fra qualche anno e, aggiungo che ciò è tutto da dimostrare, vero è che arriveremo all’inizio del “nuovo” mondiale 2026, ovvero in quel di Miami, con non poche sorprese e una di queste, è quella molto piacevole di avere un diciannovenne leader del mondiale e, cosa ancora più importante nonché stupefacente, è quella che questo ragazzino sia un italiano.

PERCHE’ KIMI NON PUO’ VINCERE IL MONDIALE

Una Doverosa premessa da scrivere è quella che spero caldamente di sbagliare tutto nella mia previsione e, nel contempo se qualcuno ha la possibilità di contattare il buon Antonelli, di comunicargli di prendere tutte le dovute precauzioni scaramantiche del caso, visto e considerato che nessuno più di me sarebbe felice di vedere un italiano sulla vetta del mondo della F1, sebbene questa attuale Formula assomigli a qualcos’altro.

Andrea Kimi Antonelli non è un bluff ne un raccomandato, semplicemente egli è il frutto di una programmazione seria e ponderata, da parte di Mercedes, spalmata lungo l’arco della sua crescita agonistica. Crescita che è stata monitorata passo dopo passo e, la mossa di metterlo al posto di Hamilton nell’ultimo anno dell’era dell’effetto suolo, anno in cui Mercedes già sapeva che comunque non avrebbe vinto nulla, è stata a dir poco geniale e allo stesso tempo temeraria. Del resto la fortuna aiuta gli audaci si dice e, il rischio (calcolato) di mettere Kimi in squadra, ha portato i suoi frutti. Tuttavia come ho già detto, Mercedes non andava alla cieca e, se lo hanno ingaggiato mi pare evidente che in questo ragazzo devono necessariamente aver visto qualcosa di speciale. Del resto non sono gli ultimi arrivati come Cadillac (infatti hanno messo due “matusa” come titolari) o degli scappati di casa e, avranno pur imparato qualcosa nel vincere mondiali a nastro tra il 2014 ed il 2021 e, soprattutto avranno acquisito non poca esperienza nel gestire un pilota come Hamilton. Naturalmente il mio è un sarcasmo scontato, ed infatti la scommessa su Kimi si è rivelata più che azzeccata. Ciò che più ha impressionato del nostro connazionale è stata la freddezza con cui ha saputo gestire la difficoltà, causata dalla sua partenza fallace, proprio nel GP del Giappone. Non ha iniziato a piangere per radio accampando scuse oppure nel chiedere quanto andava più veloce il suo compagno (a differenza proprio di George che addirittura voleva sapere quale fosse il punto di staccata che Kimi avrebbe utilizzato nel momento in cui la Safety Car fosse rientrata), nulla di tutto questo. Conscio della superiorità del suo mezzo e, del suo passo gara, ha abbassato la testa e si è dato da fare per rimontare e, paradossalmente proprio il fatto che si è trovato dietro unito al fatto che ha martellato per tutta la prima parte di gara, ha avuto la possibilità di sfruttare a suo vantaggio l’ingresso della Safety Car. La gestione dei giri dietro la vettura di sicurezza e soprattutto la ripartenza è stata da consumato campione: freddo, spietato, appena Maylander si è tolto davanti ai piedi ha bruciato tutti alla ripartenza e ha salutato il gruppo dietro di lui. Certo ci si potrebbe appellare alla fortuna del tempismo della Safety Car, vero è che se Kimi non avesse spinto e quindi non avesse recuperato (non affatto scontato) le giuste posizioni, di certo non avrebbe potuto sfruttare a suo beneficio quel jolly pazzesco. Il nostro Antonelli è indubbiamente destinato a grandi cose, a maggior ragione proprio quest’anno che s trova tra le mani, almeno al momento, un mezzo superiore alla concorrenza e che soprattutto non ha l’obbligo di vincere, a differenza del compagno di box. Infatti fino a prova contraria chi è la prima guida di AMG è proprio Russell il quale, fino all’anno scorso era lui a trovarsi nella posizione di stare più tranquillo visto il compagno che aveva (che comunque asfaltava volentieri) e che invece oggi appunto, non può permettersi nessun altro risultato se non quello di vincere. Certo nessuno si sarebbe aspettato che saremmo arrivati all’inizio “del nuovo campionato” con l’italiano da capo squadra, vero è che ci sono due fattori che pendono a favore dell’inglese della Mercedes e sono l’esperienza e gli errori di Kimi in partenza.

Se c’è una cosa che abbiamo imparato proprio dall’anno scorso, è che il fattore “vecchiaia” conta non poco in uno sport come quello automobilistico e Russell, a differenza del suo compagno, ha sulle spalle qualcosa come più di cento cinquanta Gran Premi e, su un mondiale ancora così lungo (vedremo se Baku, Qatar e Abu Dhabi rimarranno ancora in calendario!), l’esperienza è quanto meno fondamentale. Norris nel 2025 ha prevalso su Piastri proprio grazie a questo fattore e, indipendentemente da come in McLaren abbiano gestito la loro coppia, questo fattore è emerso in maniera prepotente tanto da annichilire il povero Piastri. Non dico che in Mercedes succederà lo stesso, perché dubito fortemente che Toto permetterà questo con il suo pupillo, vero è che George ha tutte le armi ancora ben affilate per emergere lungo la distanza. Anche perché l’inglese, come ho detto prima, non ha alternative se non quella di vincere pena la messa in discussione, come minimo, della sua carriera. Unito a ciò c’è da considerare che il nostro Kimi ha un problema grosso come una casa che si chiamano partenze (paradossalmente è stato proprio il tallone di Achille di Norris l’anno scorso) e, c’è da chiedersi fino a quando il giovane pilota potrà sfruttare la superiorità del suo mezzo sommata alle giornate storte del suo compagno di squadra. Anche perché c’è da considerare che gli altri non stanno a guardare e, se è vero che da Miami inizierà un nuovo mondiale, di certo avremo i top team più agguerriti che mai. McLaren di sicuro, la quale ora pare abbia iniziato a capire come si “accende” il  motore Mercedes e, faccio notare che su tre GP, uno solo ne hanno disputato veramente e per poco Piastri rischiava  anche di vincerlo. Da ciò si ritorna a ciò che ho asserito prima e cioè che l’esperienza farà la sua differenza, perché un conto è contenere il solo compagno di squadra, un altro è doversela vedere con due se non tre avversari contemporaneamente.

Il nostro Kimi ha davanti una sfida enorme e, indipendentemente dal risultato finale, a mio giudizio il suo primo obiettivo lo ha già raggiunto che è quello di dimostrare di che pasta è fatto, ripagando la fiducia che hanno riposto in lui. Tutto quello che ne seguirà sarà grasso che cola come si suol dire, certo è che resta vedere come e quando Russel prenderà il largo in classifica.

Vito Quaranta