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LE NON PAGELLE DI SINGAPORE 2026

Mai come quest’anno abbiamo capito che la configurazione di un circuito conta più di quanto si sia disposti a ammettere. Il rapporto tra il tipo di vettura, con la tecnologia che si porta dietro, e il tracciato su cui la si scaraventa determina quasi tutto lo spettacolo, quello senza virgolette, quello che non ti devono spiegare i comunicati stampa. Singapore ne ha offerto l’ennesima conferma: è sempre stato un circuito in cui il sorpasso è assai difficoltoso ma proprio per questa ragione, tra un po’ di coraggio e tanta tecnica, esaltava ancora di più quel momento. Ebbene, la tecnologia di queste vetture non consente, in questo tipo di circuito, nemmeno di provarci – troppo è il vantaggio di chi sta davanti in uscita di curva se decide di “deployare” per difendersi. La prova regina è arrivata nella garetta del sabato, quando Norris ha buttato fuori Piastri.

Errore marchiano, certo, di quelli che un campione del mondo non dovrebbe commettere. Ma a mio modestissimo parere è figlio della frustrazione massima del povero Lando, che in quelle particolari circostanze era più veloce di un secondo al giro e totalmente impossibilitato a passare. Prova tu a restare zen con un secondo al giro in tasca e la porta sbarrata: il sorpasso, in quel momento, non è una manovra, è un’ossessione.

Nei decenni l’arte del sorpasso ha oscillato, a seconda delle condizioni tecniche, tra due poli: la pura tecnica, il cui ultimo “master” è stato Ricciardo, e la pura cattiveria, che aveva il nome e il cognome di un certo brasiliano che forse qualcuno conosce. Quest’anno, salvo eccezioni che a fine stagione andranno indagate con calma, il sorpasso o è impossibile o è dettato da condizioni eminentemente tattiche, cioè da chi ha ancora un po’ di elettrico da spendere e quando. Con l’omogeneizzazione delle strategie di deployment l’arte del sorpasso è praticamente sparita, sostituita da una specie di contabilità energetica con le ruote. Peccato.

Ciò nonostante i nostri eroi cercano sempre e soltanto di vincere, e va bene così. Vediamo, con un bel po’ di metafore, come se la sono cavata.

VERSTAPPEN voto 10

Max non se n’era mai andato, sia chiaro. È solo che, con il miglioramento della vettura, gli è tornata la voglia, come a quelli che giurano di aver smesso di fumare e poi, appena annusano il virginia o il latakia… Il resto del paddock, nel frattempo, si era già premurato di scrivere il necrologio dell’egemonia olandese: ottimo lavoro, ragazzi, tempismo da orologiai svizzeri. Se continua così da qui a fine stagione ne vedremo delle belle. Dieci pieno, non per sentimento ma per constatazione.

LECLERC voto 9 1/2

Fino all’ultimo giro del Q3 sembra in difficoltà, di quelle difficoltà che ti fanno già preparare la faccia contrita per l’intervista del dopo. Poi, da quel giro in avanti, parte la masterclass avanzata, quella che a Charles riesce quando non ha più niente da perdere e tutto da farsi perdonare. Il mezzo punto che manca al dieci è il prezzo del suspense: un po’ di meno scena, Charles, e un po’ più di continuità, che il cuore dei ferraristi è già sottoposto a sufficienti stress test.

ANTONELLI voto 10

Il dieci non è tanto per la performance, che pure è stata eccellente, quanto per la lucidità che lo porta a un passo dal titolo, manco fosse Prost. Il paragone è azzardato, lo so, ma è l’unico che regge: la capacità di far sembrare noioso ciò che richiede nervi d’acciaio, di non vincere con i fuochi d’artificio ma di vincere comunque, di accumulare punti con la serenità di chi fa la spesa. Per un ragazzino della sua età è quasi sospetto. Quando è sceso dalla vettura prima del podio e si è tolto il casco sono rimasto un po’ sorpreso di non vedere il naso storto del francese…

NORRIS e PIASTRI voto 7 ad entrambi

Un sette che è una media aritmetica, e come tutte le medie nasconde un bel po’ di cadaveri. Da una parte le aspettative, che con due papaia nella busta del supermercato e il passato recente che si portano dietro erano da podio fisso e sorrisi da campagna pubblicitaria. Dall’altra la condotta reale, che a Singapore ha preso la forma di un weekend in cui la squadra più attesa in questo circuito ha dato l’impressione di una coppia che litiga in macchina mentre cerca il parcheggio. Sommi, dividi per due, e ottieni un sette: voto di cortesia, quello che si dà a chi ci ha fatto sperare in tutt’altro e non si può bocciare del tutto perché ha pur sempre un curriculum.

A Lando, in particolare, l’attenuante c’è e l’abbiamo già classificata come frustrazione. Ma sappiamo, caro Lando, che chi porta il numero uno sulla vettura dovrebbe imparato a gestirla. A Oscar va riconosciuto l’aver fatto la parte della vittima con una compostezza da educanda, che però non basta a spiegare perché dai papaia ci si aspettasse molto di più, e questo “di più” resta lì, sul tavolo, come un conto da pagare.

Il sette serve a ricordare che la pazienza ha un limite, e che quel limite è la prossima gara. Già, perché dopo una fase della stagione in cui sembravano tornati a dettar legge, sia tecnicamente che di guida (quantomeno con Lando) sembra siano tornati parecchio indietro. Staremo a vedere

HAMILTON voto 6 1/2

Ancora brillante, ancora veloce, e poi probabilmente scornato dal giro che Leclerc gli ha rifilato in qualifica, di quelli che ti fanno guardare il monitor con l’espressione di chi ha appena scoperto che il vicino ha la piscina. Sulla griglia della gara vera si scopre che, quando non c’era alcuna necessità di differenziare le gomme, il box le differenzia lo stesso, e Lewis patisce con un primo stint pietoso.

Poi torna molto veloce, e qui arriva il capolavoro: l’idea, pessima, di “saltare” il pit in regime di VSC sperando di tenere le gomme fino alla fine. Funziona come funzionano tutte le speranze senza garanzie, cioè benissimo fino al momento in cui crolla miseramente, con la grazia di un soufflé aperto dopo cinque minuti. Si salva comunque (ché la stupidaggine poteva anche costare un DNF), e questo gli vale il mezzo voto sopra la sufficienza piena: sette volte campione del mondo, certo, ma il sette stavolta lo abbiamo dato altrove.

LAWSON voto 9

Ancora una volta eccellente e solidissimo. È il tipo di pilota che non fa notizia perché fa semplicemente il suo mestiere, e in un paddock pieno di gente che vive di racconto la cosa è quasi sovversiva. Nove, con la speranza che prima o poi qualcuno si accorga che esiste, e non solo quando viene umiliato da un rookie nei commenti altrui, quorum ego ché se continua così a fine stagione dovrò percuotermi il petto con salve di mea culpa.

HULKENBERG voto 8 1/2

Gara condotta con gagliardia che viste le latitudini definirei salgariana. Nico combatte, morde, non molla un centimetro e fa pure la figura di quello che si diverte, il che alla sua età è un lusso che in pochi si possono permettere. Mezzo punto sotto il nove perché la gagliardia, da sola, non basta: ma per una domenica così, applauso a scena aperta.

RUSSELL voto 5 1/2

Il voto sembrerà ingeneroso, visto che era costretto a partire dal fondo, ma l’erroraccio nella garetta ha pesato tantissimo, e non in classifica: nella testa. Una vittoria convincente avrebbe almeno messo un minimo di pressione su Antonelli, e invece George gli ha steso il tappeto rosso, con tanto di cordone e fotografi. Non si regala una cosa simile a un ragazzino che sta a un passo dal titolo, nemmeno per cortesia istituzionale.

Il recupero nella gara vera è buono, da pilota che sa fare il suo mestiere anche quando il copione è andato in fumo. Ed è pure sfortunato in occasione della seconda VSC, quando non riesce a entrare subito e perde un tempo infinito. Ma la sfortuna, in questi casi, è l’interesse composto sull’errore del sabato: quando parti già in debito, ogni imprevisto costa il doppio. Cinque e mezzo: il mezzo punto è per il recupero, il cinque per il tappeto.

HADJAR voto 7 1/2

Anche lui parte dal fondo, anzi dalla pit lane, che è la versione sportiva dell’essere invitati a una cena e ritrovarsi a mangiare in cucina. Se la cava egregiamente, risalendo senza fare il martire e senza fare il fenomeno, che a quell’età è già una rarità. Sette e mezzo di stima, con il sospetto che, con il gran miglioramento di RBR e partendo dove partono gli altri, ne avremmo scritti di più.

NOTE DI MERITO

Gasly 9 nonostante una pista stavolta non adatta alla sua vettura sfodera una qualifica da urlo e riesce a sfiorare i punti.

Bearman 8 1/2 è l’unico a inventarsi sorpassi, sia nella garetta che nella gara vera. In un weekend in cui il sorpasso sembrava un reperto archeologico, lui è arrivato con il piccone e ha scavato.

NOTE DI DEMERITO

Aston Martin: mi aspettavo molto più avanti, visti i recenti progressi. Invece niente, il progresso si è dimostrato di quelli che si vedono solo nei comunicati stampa e nelle slide dei briefing. Ad Alonso, pensando a quanto spera ogni weekend, gli si stringe il cuore.

Sainz: su una pista dove è sempre andato splendidamente, stavolta non ha “morso” come mi aspettavo. Singapore, per lui, era un terreno amico, il posto in cui la sua precisione chirurgica fa la differenza. Il fatto che non ci sia riuscito lascia un bel po’ di perplessità.

Ci vediamo ad Austin!

 

BASTIAN CONTRARIO (XVII): Gli indizi

Gli indizi ci sono tutti e, ad essere sinceri, non c’era nemmeno bisogno del teatro che si è generato, immediatamente dopo la fine del GP di Singapore, svoltosi domenica scorsa. Mi riferisco a ciò che è successo tra Hamilton ed il muretto Rosso. Francamente non mi interessa svolgere un’analisi, sul fatto se è vero o meno che sia stato Lewis a rifiutare di entrare al pit stop. Detto che la versione ufficiale la conosciamo tutti, con tanto di ammissione di responsabilità da parte del campione, quello che più deve interessare a mio giudizio, è il perché si è arrivati a questo. Gli indizi portano ad una unica conclusione che è quella che sir Hamilton semplicemente non si fida del suo muretto. Naturalmente quanto visto a Singapore è una naturale conseguenza di quanto visto in Malesia, dove già lì Hamilton si è rifiutato di ascoltare gli strateghi Ferrari, avendo ragione di loro andando a podio. Evidentemente il campione ha voluto bissare la scelta anche domenica scorsa, solo che questa volta gli è andata male e, indipendentemente dall’amaro risultato, ciò che è veramente triste di tutta questa storia, è lo scoramento che c’è tra piloti ed il resto della squadra. Gli indizi raccolti provano chiaramente che in Ferrari c’è una guerra tra piloti ed il resto della Scuderia e, a mio modesto parere, non è un caso che tutta questa cloaca sia tracimata proprio con la presenza di Hamilton. Lewis sta cercando in modo evidente di portare la Squadra dal suo lato, di rimando Charles ed il suo entourage non stanno a guardare e, in mezzo abbiamo un Team Principal che ha perso totalmente il polso della situazione e, della sua stessa squadra. Team Principal che è stato cosi solerte, di fronte alle telecamere, ad affrettarsi nel dire che quanto accaduto è stata tutta farina del sacco del campione inglese. Vasseur che dice chiaramente la verità fa quasi impressione e, in effetti è quanto meno singolare che, quando sono sue le responsabilità, dobbiamo vederlo arrampicarsi sugli specchi dicendo un  oceano di ovvietà, mentre quando è responsabilità di qualcun altro invece, non ha problemi a dire il vero. Troppo comodo a mio giudizio comportarsi cosi, perché da che mondo è mondo un capo è responsabile sempre e, le colpe se le deve prendere anche quando non sono sue. La verità che dovrebbe essere alla base della comunicazione della Ferrari, fosse solo per non alimentare inutili speculazioni, dovrebbe essere sempre detta anziché usarla solo quando fa comodo. Domenica scorsa è stata colpa di Hamilton, in un’altra occasione è stata colpa della stampa che non lascia serenità, nella prossima occasione sarà colpa delle locuste e delle cavallette, quindi mi domando in che occasione il buon Vasseur sarà veramente responsabile. Se dovessi prendere a riferimento il miglior (nel senso che è senza scrupoli) Team Principal del paddock, cioè Toto Wolff, ci rendiamo conto che tanti problemi in Mercedes nemmeno esistono visto e considerato che Toto, è sempre in prima linea innanzitutto nel difendere i suoi piloti anche d’innanzi alle evidenze. Per quale motivo in Ferrari non ci può essere un atteggiamento del genere? Come mai questi teatri avvengono solamente nella squadra italiana? Nella narrazione corrente viene sempre detto che tutto quello che accade in Ferrari viene sempre amplificato “perché è Ferrari”. Vero. Allora mi domando perché non provare a cambiare, se non altro per evitare di creare polemiche e, le speculazioni di cui sopra, che non fanno altro che togliere serenità a tutto il gruppo?

Come già detto in passato questa è la Rossa di Elkann e Vigna e, ne stiamo ammirando tutto il loro operato. Allora se la Ferrari si trova in questo stato gli indizi ci portano a pensare che il 2027, che ormai è prossimo, non sarà roseo come vorrebbero far credere. Perché ammesso e non concesso, che la Rossa riesca a colmare il gap motoristico con chi attualmente è il riferimento (AMG e RB), con quale mentalità si presenterà ai nastri di partenza? Perché allo stato attuale non vedo una mentalità vincente, non vedo una squadra pronta a vincere, vedo solamente un collettivo che non ha una direzione, altro che “quadrato attorno a Vasseur”.

Lo stesso LeClerc a sua volta ha dimostrato, proprio nella partenza di domenica scorsa, che la sua è una mentalità poco proiettata alla vittoria e, l’indizio è nel come ha affrontato curva uno immediatamente dopo la partenza. Verstappen è quello che si dice una carta letta, nel senso che tutto il mondo sa che quando sente puzza di sangue, leggi vincere, non molla la presa fino a quando non l’ha spuntata lui. Max a mio giudizio, si permette di fare quello che fa, perché sa benissimo che i colleghi che lo circondano non sono come lui (mentalità), tranne per qualche rara eccezione. Con uno come Verstappen devi essere consapevole del fatto che non ci saranno vie di mezzo e, che devi affrontare il duello in luogo del quale solo uno ne uscirà vivo e, se proprio deve essere lui a soccombere, statene certi che farà di tutto per portarvi all’inferno con lui! Charles domenica scorsa è partito da Dio solo che per sua sfortuna l’olandese, dopo due partenze cannate di seguito, a Singapore ha azzeccato quella giusta e, figuriamoci se avrebbe lasciato spazio. Charles ha alzato il piede perché ha pensato alla squadra oppure ha pensato solo a lui? Perché il monegasco se avesse voluto veramente far capire al suo collega olandese, che la musica in pista è cambiata, avrebbe continuato a tenere la linea, invece Charles prima asseconda il movimento dell’avversario e, alla fine alza il piede lasciandolo sfilare. La squadra è stata salvata certo, vero è che gli indizi mi portano a pensare che Charles, a sua volta, abbia pensato anche e principalmente ad una sua priorità che è quella di superare il compagno in classifica. Detto che ogni pilota vuole sempre battere il proprio teammates, vero è che per LeClerc quello di stare davanti a chi condivide i suoi stessi colori, è una sorta di religione. Max intanto ringrazia e va a vincere comodo, nel frattempo il monegasco va a battere un altro record di presenza sul podio, record che lascia il tempo che trova perché qui non si sta parlando di record di vittorie, bensì di una autentica guerra tra poveri, dal punto di vista dei risultati e, guerra di potere in seno alla Scuderia, che poi si riflette sui risultati in pista che è stato quello di perdere un doppio podio facile, per regalarlo a chi non ne ha proprio bisogno; cioè Kimi.

L’italiano è fortunato? Gli indizi dicono che Kimi la fortuna se la crea, perché in una situazione in cui la sua W-17 proprio non ne vuole sapere di essere competitiva, egli non fa altro che massimizzare il risultato con quello che ha a disposizione e, di saper approfittare di tutte le occasioni che gli si presentano, che poi è tipico dei campioni in erba avere un atteggiamento del genere. Il nostro connazionale potrebbe essere iridato già ad Austin, solo che gli indizi ci dicono che le probabilità che ci possa riuscire sono veramente basse, considerato la mole di punti che dovrebbe conquistare in una singola gara. Quindi meglio prendersela comoda e rimandare eventualmente in Messico, in modo da continuare a mantenere la suspense di un mondiale segnato già dall’inizio e, nel contempo, a continuare a raccogliere indizi su chi saranno i veri protagonisti del mondiale venturo, sperando che la Ferrari sia della partita.

Vito Quaranta

F1 2026 – GRAN PREMIO DI SINGAPORE

Ultima tappa del primo trittico asiatico di questo finale di campionato. Si torna su un circuito cittadino, quello di Singapore in cui, al solito, probabilmente conterà molto più la qualifica che la gara in ottica vittoria.

Ci si arriva con un Antonelli che vede il traguardo, dopo la gara malese finita al secondo posto e i 18 punti facili facili guadagnati su Russell che è stato tradito dalla sua PU. Ma le buone notizia non sono finite perchè l’inglese dovrà introdurre una nuova unità motrice e partirà dal fondo, che a Singapore equivale ad un bel handicap.

C’è quindi la concreta possibilità per l’italiano di guadagnare ancora nei confronti del team mate e cominciare a pensare seriamente dove prenotare il ristorante dove festeggiare il titolo che se tutto va bene potrebbe arrivare già dopo Austin.

La Mercedes prima dovrà fare i conti con una pista ostica dove la PU conterà non tanto e soprattutto dovrà cercare di risolvere il rebus aggiornamenti che si è palesato in Malesia. Saranno fatte prove comparative della W17 pre e post aggiornamenti e si deciderà il da farsi. In ogni caso Antonelli, salvo errori come quello di Baku, dorme fra due guanciali.

immagine da motorbox.com

Per Ferrari si tratta invece di una buona occasione per tornare alla vittoria. A Singapore la PU conta poco e questo è già un vantaggio per la Rossa, inoltre l’asfalto abrasivo potrebbe dare una ulteriore mano. Quello che resta da decifrare sono le sconnessioni dell’asfalto e la capacità di avere grip meccanico e trazione in uscita dalle curve lente, cosa che lascia un pò a desiderare.

Al solito quello che servirà sarà fare le cose fatte bene quanto conterà ovvero in qualifica e in Q3 in particolare, che su una pista come Singapore non è banale, ancor meno se pensiamo alle inefficienze Ferrari di questa stagione.

McLaren e Red Bull arrivano con stati d’animo opposti: dubbi per Woking, ottimismo per Milton Keynes. I papaya avrebbero anche legittime ambizioni di fare molto bene ma devono capire se gli aggiornamenti introdotti a Baku possano essere funzionali per questa pista. Ci arrivano dopo due brutti weekend e la prudenza è d’obbligo.

Opposta invece la prospettiva Red Bull, che viene dalla prima vittoria dell’anno e punta ad un eventuale bis. Ovviamente l’indiziato numero uno è Verstappen che potrebbe fare magie in qualifica e sfruttare il tutto in gara ma anche in questo caso tutti i pezzi del puzzle dovranno incastrarsi a dovere.

immagine da today.it

In definitiva ci si giocherà tutto o quasi nell’ora di qualifica del sabato e in quella del venerdì per la sprint, per poi assistere al solito trenino condito da qualche safety car e qualche strategia fantasiosa per cercare di pescare il jolly. L’unico davvero in una situazione win-win è Antonelli, è proprio vero che quando è il tuo anno tutto si allinea.

*immagine da formulacritica.it

Rocco Alessandro

LE NON PAGELLE DI BAHREIN (SEPANG) 2026

Dalla penna di Tilke sono usciti decine di circuiti, spesso criticati con molta ragione al punto da definirli spregiativamente “tilkodromi”. Si tratta di circuiti con pochi punti caratterizzanti, spesso pensati solo in funzione delle tribune che li circondano e senza tenere in conto il modo in cui le vetture da corsa vi avrebbero gareggiato. A mio modesto avviso fanno eccezione e sfuggono alle critiche i circuiti di Istanbul, il CotA di Austin e Sepang. In realtà si potrebbero citare anche Baku e Singapore come buone riuscite ma essendo cittadini, quindi con scelte quasi obbligate, non saprei bene come inquadrarli. Sepang, peraltro, è il primo disegnato da Tilke ancora negli anni ’90 e rimarrà la sua unica creazione per diversi anni, almeno fino a quando a metà degli anni 2000 viene chiamato a produrre in serie circuiti quasi tutti uguali per i quali è, per l’appunto, più famigerato che famoso (con le eccezioni di cui sopra). Probabilmente in quei primi anni era ancora ben ispirato perché introduce il “ricciolo” (curva 1-2), le curve di raccordo a raggio variabile (7-8 e 13-14) e il doppio rettilineo parallelo pare proprio una di quelle caratteristiche peculiari che tanto amiamo nei circuiti più tradizionali. In definitiva, se mi è concesso, stiamo parlando di un circuito “vero” che non sarà un Silverstone o una Spa (o neanche un Austin per citare una sua stessa creazione) ma neanche un noiosissimo Budapest (che pure vanta presenza quarantennale nel calendario), un inguardabile Miami, un anonimo Shangai (sua creazione) o il fantasmatico India (breve e dimenticabile presenza nel calendario a inizio anni 10, in cui però si ravvisano idee che verranno poi applicate a Austin con successo).

Curiosamente l’ultimo vincitore del periodo in cui Sepang era presenza fissa nel calendario è stato proprio Max Verstappen quando nel 2017, alla stessa età che ha oggi Antonelli, colse la sua seconda vittoria in carriera.

Ad ogni modo, in un circuito vero cui si aggiunge il meteo notoriamente pazzerello di quelle latitudini le aspettative per una gara dai contorni e gli esiti incerti c’erano tutte.

E non siamo stati smentiti.

Prima ancora di celebrare il ritorno alla vittoria di Max Verstappen vorrei soffermarmi sul nostro buon Kimi. Il weekend malese ha confermato ciò che molti osservatori sospettavano da tempo: Kimi Antonelli voto 9 ½ non è semplicemente un giovane di talento, è un pilota di un’altra categoria. La sua gara a Sepang non è stata quella di un pilota che amministra il vantaggio, ma quella di un corridore che attacca, che cerca il duello, che non si accontenta della posizione sicura ma senza perdere la testa: una qualità rara. Ha provato a contendere la vittoria a Verstappen fino all’ultimo, e quando la situazione lo ha richiesto ha saputo leggere la corsa con lucidità, in particolare nel momento del ritiro di Russell, gestito con maturità.

Ciò che colpisce è il rapporto psicologico che si è instaurato con George Russell: non appena il britannico si avvicina, è Antonelli a sembrare più solido, mentre Russell tende a commettere errori, consumare le gomme, perdere il ritmo. Non è più una questione di seniority o esperienza: la gerarchia interna alla Mercedes è stabilita, e parla chiaramente.

Il Gran Premio di Baku, dominato da Russell sotto ogni profilo, aveva fatto temere che potesse lasciare il segno psicologico su un pilota così giovane. Invece Antonelli si è presentato a Sepang sapendo esattamente cosa aspettarsi da sé stesso e dalla pista. Ha corso senza il peso del confronto, e ha battuto Russell in modo convincente. Una risposta più eloquente di questa… E qual è la conseguenza? La dico? No, aspettiamo, suvvia, ché la matematica non è un’opinione e pure qualche gesto apotropaico può esser d’aiuto.

In casa Mercedes, però, la vittoria di Antonelli non ha nascosto alcune criticità tecniche. Il pacchetto di aggiornamenti portato in Malesia non ha prodotto i risultati sperati: Toto Wolff ha ammesso con disarmante trasparenza che ci si aspettava un guadagno di tre decimi e si è invece perso quattro decimi rispetto alle simulazioni. Una dichiarazione rara nel paddock, dove l’ottimismo di facciata è quasi un obbligo istituzionale. E il problema patito da Russell, al terzo ritiro stagionale cui si sommano i due di Kimi, continua a non rassicurare del tutto sotto il profilo dell’affidabilità.

Staremo a vedere.

Di Max Verstappen voto 10 si è già detto tutto negli anni passati. Non appena ha avuto la macchina “buona” non si è fatto scappare l’occasione. Peraltro, in una situazione potenzialmente molto complicata dal maltempo iniziale e dal (ridicolo) problema nel primo giro di formazione non si è minimamente scomposto e ha centrato l’obiettivo. L’unica pecca è la partenza in cui nonostante le gomme giuste ha pattinato oltremisura rischiando di finire in mezzo al gruppo alla prima curva. Poi si è rifatto alla grande con un bel duello contro Kimi per poi condurre senza grossi problemi fino alla fine. La cosa interessante è che pur non avendo mai rischiato nulla è stato costantemente il più veloce in pista il che significa che coloro che credono che se Ferrari non avesse “ciccato” la scommessa iniziale avrebbe potuto vincere non tengono conto di quanto sia andato forte il buon Max… Ancora più rimarchevole della vittoria di Max (72 and counting…) è la vittoria di RBR con una sua propria power unit: un evento epocale per la Formula 1. Quando sono usciti i dati per l’ADUO si faceva molta ironia sul fatto che quello RBR era risultato il motore più potente del lotto visto come andava RBR nella prima parte di stagione. Tuttavia, vero o non vero, il punto è constatare che il team di sviluppo di RBR le ha azzeccate tutte: il progresso di Max (e Hadjar) è sotto gli occhi di tutti. Significa che si può fare, ADUO o non-Aduo, com’è il caso di RBR. Una lezione enorme per tutto il paddock.

Il caos del via malese ha portato alla luce un problema tecnico imbarazzante: un bug nel software distribuito dalla FIA alle scuderie impediva alle power unit di riprendere ad erogare energia al di sotto di una certa soglia di rotazione. La FIA ha ammesso di non aver mai testato il sistema in queste condizioni specifiche il che è ancora più imbarazzante. Voci sul web dicono che già in Australia diversi piloti, tra cui proprio Max, avevano segnalato la stranezza del comportamento del motore ai bassi regimi.

Mah!

Per quanto riguarda la rossa, dopo una settimana di Vasseur sì e Vasseur no tutto mi aspettavo tranne che l’ennesimo errore tattico (la scommessa delle slick in partenza). È vero che anche McLaren ha commesso lo stesso errore (peraltro pure di peggior entità visto che avevano scelto le gialle anziché le rosse) ed è altrettanto vero che in quel tipo di condizioni è facile passare da genio a fesso quando si scommette così tanto. Tuttavia, il punto è che Ferrari aveva una macchina in prima fila e una in seconda, con concrete possibilità di far bene proprio nelle condizioni miste che la pista presentava. In un contesto di questo tipo il rischio aveva un prezzo altissimo e si è visto. Inutile dire che se proprio si voleva scommettere la scelta più razionale sarebbe stata di far partire uno solo dei due piloti con le slick. E si badi che non si tratta dell’ennesima considerazione fatta con il senno del poi: è proprio l’unica mossa che ha senso fare. In questo specifico caso era Hamilton, secondo in griglia, a dover rischiare meno e Leclerc poteva essere il candidato a giocarsi il jolly con le slick. Sia in telecronaca che nel post-gara ho sentito improbabili giustificazioni legate al fatto che se si fosse differenziata la strategia sarebbe poi stato difficile spiegarlo ai piloti il che, se fosse vero, mi fa salire un bel po’ di orticaria: come le fanno le riunioni strategiche? Come arrivano a questo tipo di scelta?  promettendo la pastina con le stelline per chi fa il bravo? Cose del genere le capisco all’asilo ma non si possono accettare questo tipo di giustificazioni in un contesto ultraprofessionale da centinaia di milioni di euro. A questo punto devo per forza considerare che invece la scelta si sia basata su un qualche dato oggettivo e se così fosse sarà ben opportuno che nelle segrete stanze di Maranello cerchino di capire cosa effettivamente li ha portati ad un errore così marchiano (intendo il non differenziare le gomme tra i due piloti) in una circostanza che non lo poteva ammettere. Certo, fossero stati nelle retrovie la scommessa poteva avere un senso ed è quello che hanno fatto diversi piloti (Haas, Alpine, ecc.) ma Ferrari?

Nonostante tutto ciò, Lewis Hamilton voto 9- (il meno è dovuto all’ipotesi che ci sia anche la sua firma sull’errore di cui sopra) è riuscito a ricostruire una gara con una prestazione decisamente gagliarda e del tutto inattesa dopo l’anonima passeggiata turistica che si era concesso in quel di Baku. Sintomatico il team radio in cui, passati già 7-8 giri, il suo muretto gli chiedeva se volesse rientrare a mettere le intermedie e lui che doveva dire che non aveva senso. Questo TR è il segnale che al muretto le idee erano ancora piuttosto confuse. Per fortuna il nostro le aveva invece molto chiare e si è espresso molto bene su una pista che l’ha visto molte volte protagonista in anni lontani. Non ho ben capito la scelta delle gomme gialle dopo il primo pit: sembra che fosse obbligato dal momento che non era partito con le intermedie ma non è chiarissimo. Mi è piaciuto particolarmente un po’ in tutte le fasi di gara: quando è stato superato il breakeven tra intermedie e slick ha compiuto un numero notevole di sorpassi con bella decisione che non gli ha fatto perdere troppo tempo; inoltre, in diverse fasi di gara, compresa quella con le gialle, è stato costantemente il secondo più veloce in pista insieme ad Antonelli. Non sappiamo se ne avrebbe avuto per superare anche Russell (il quale era decisamente più lento di Kimi) ma il problema di quest’ultimo alla fine ci ha tolto ogni preoccupazione in merito. Notevole.

Charles Leclerc voto 6 ½ non mi è parso al massimo del suo potenziale. Già in qualifica è parso non avere il suo solito quid e prendere due decimi in questa pista da Lewis quando in stagione il margine è sempre stato risicatissimo non è decisamente da lui. Poco male però visto che non ci sono stati avversari in mezzo. In gara ovviamente paga pesantemente l’errore sulla scelta gomme ed è abbastanza lesto a correggere. Nella primissima fase delle intermedie è veloce tanto quanto i primi e infatti arriva vicino ad Hamilton ma fa fatica a destreggiarsi nel traffico che incontra. Quando rimette le slick dopo il breakeven ancora una volta non mi è parso al suo meglio perché impiegava molto più tempo rispetto ad Hamilton a liberarsi di chi gli stava davanti e infatti a metà gara si ritrova ad una quindicina di secondi dall’inglese. Ha una fiammata con il secondo treno di rosse quando per qualche giro sembra averne più di tutti ma evidentemente ha preteso troppo dalle gomme che lo abbandonano più rapidamente di quanto sperasse e per diverso tempo è addirittura costretto a preoccuparsi del rientro di Piastri. La SC finale lo vede abbastanza comodo e anche lui supera Hadjar in enorme difficoltà con la temperatura delle gomme. Alla fine si porta a casa un quarto posto che è oro che cola per come si erano messe le cose e per le difficoltà che ha manifestato. Meglio così.

Il nuovo idolo, Isack Hadjar voto 7 ½, si comporta molto bene in qualifica e disputa un’ottima gara almeno nella prima parte. Con le slick invece si trova più in difficoltà e non riesce a pareggiare i tempi di chi gli sta davanti finendo per sprecare tutto il vantaggio che aveva accumulato all’inizio e finendo nelle grinfie del ringalluzzito Hamilton. Anche alla ripresa dopo la SC finale si vedeva chiaramente che non riusciva a mettere in temperatura le gomme e ha dovuto cedere anche a Leclerc. C’è da capire se questa difficoltà è dovuta a qualche fattore oggettivo o a qualche su difetto nella guida, visto che davanti Max non aveva manifestato alcun problema simile.

Oscar Piastri voto 7 ½  anche lui vittima dello stesso errore delle Ferrari rimedia subito al primo giro e recupera alcune posizioni. Con le slick inizialmente pare molto lento ma poi quando le bianche si accendono torna bene su Leclerc. Purtroppo per lui i giri che mancavano alla fine dopo la SC causata da Russell sono troppo pochi per prendersi la quarta posizione. Comunque buono.

Liam Lawson voto 9:  che gara per il neozelandese! In una situazione così complessa è lucidissimo in partenza e si avventa come un avvoltoio nientemeno che su Max che viene costretto ad un inaspettato duello. Da lì in avanti fa una gara solidissima e anche quando si trova invischiato in qualche duello (dopo i due pit stop) è tagliente come un rasoio. Curiosamente deve stare attento solo negli ultimi giri in cui è stato costretto a difendersi dall’arrivo del vero eroe di giornata, un certo Fernando Alonso. Porta a casa un settimo posto veramente notevole per come è maturato. Bravo!

Fernando Alonso voto 10: eroe di giornata. Pista vera, condizioni incerte e difficili e chi emerge dalle retrovie? Nientemeno che Fernandello nostro! Devo dire che dopo la debacle di Baku non mi aspettavo una Aston Martin così in palla (anche Stroll è andato bene) anche perché a Sepang il motore conta e non poco. E devo dire che nei momenti in cui è stato inquadrato si è effettivamente vista una AM finalmente abbastanza messa bene proprio nei rettilinei. Non so se Aduo1 o aduo2 o addirittura Aduo3 ma pare ovvio che gli aggiornamenti portati un paio di GP fa qui abbiano qui trovato un buon esito. Vedere lottare il vecchietto per le posizioni che contano fa sempre piacere. A proposito: con Linblad è stato spietato in occasione del sorpasso PRIMA della SC causata da Russell. Wow!

Lando Norris voto 5. Non c’è molto da dire su Landino nostro. Patisce più di Piastri l’errore iniziale e si barcamena senza alcuna brillantezza durante gran parte della gara. Commette anche un errore marchiano quando si distrae come un giovincello qualsiasi che guarda whatsapp mentre guida e rischia di sbattere contro Piastri in regime di SC. Perde diverse posizioni e recupera con fatica. Male.

Arvid Lindblad voto 8. Anche l’anglo-indo-svedese sfodera un’ottima prestazione. Considerando che partiva ultimo, il raggiungere i punti in una gara così difficile è notevole, anche al netto dei ritiri di chi gli stava davanti. Bello il suo duello con Alonso.

Note di merito

Hulkenberg è stato protagonista di una gara rollercoaster in cui più volte si trovato costretto a recuperare posizioni per situazioni contingenti o per cambio gomme cronologicamente non ottimale e tutte le volte si è fatto trovare pronto. Purtroppo per lui Audi non era in gran forma e i punti sono sfumati.

Note di demerito.

Mi aspettavo un Sainz decisamente più in palla: solitamente in gare complicate lui sa emergere ma stavolta, nonostante una Williams non più cenerentola, non mostra nulla di buono. È strano protagonista dell’incidente che costa la molto immeritata penalità a Bortoleto: non ha lasciato lo spazio che dice di aver lasciato…

Ci vediamo a Singapore!

 

 

 

BASTIAN CONTRARIO (XVI): Poca intelligenza molto artificiale

Come potrei definire quanto accaduto nel GP del Bahrein in Malesia, se non nel modo in cui ho intitolato questo scritto? Già il nome del GP stesso definisce al meglio la poca intelligenza molto artificiale vissuta nel weekend, in quanto nominare un GP con il nome di un altro paese, è una palese presa per i fondelli che cerca di salvare capra e cavoli in un mondo che va a rotoli e, che nonostante ciò, evidenzia come il danaro (dei sauditi a fiumi) comandi senza ritegno. Tra le altre cose sembra che il GP del Qatar e di Abu Dhabi si svolgerà con regolarità e, ad essere sinceri, ne sono quasi felice perché vedere Imola, rinominata “GP di Abu Dabhi in Imola”, mentre gli appassionati sulle gradinate bevono alcol e mangiano maiale, proprio non sarebbe stato un grande spettacolo. Ritornando al GP malese, pardon barenita, è bastato andare a correre su una pista vera, con condizioni meteo da film, che tutta la cloaca dell’attuale F1 è tracimata assieme all’acqua che usciva dai tombini, a causa della pioggia torrenziale che si è abbattuta sul circuito prima dello start. Ricordo che ai tempi di Schumacher ci si lamentava del fatto che la F1 andava in tilt con la pioggia, nonostante la tecnologia di cui tutti disponevano. Che illuso che ero, di fatto avevamo la grassa e non lo sapevo! In questa nuova F1, dove si va oltre la tecnologia, tant’è vero che ora la fa da padrona l’intelligenza artificiale, il banco è saltato completamente. Infatti si viene a scoprire, in presa diretta, che dopo lo stop di Hamilton in pieno giro di formazione e, dove il calendario è stato sfogliato in maniera completa, che la sua fermata è stata causata da un bug del sistema. Infatti dopo Hamilton altri piloti hanno subito la medesima sorte, costringendo la direzione gara ad interrompere tutto il circo e, ad iniziare tutto d’accapo. Belli i tempi in cui le gare si interrompevano perché la pista era allagata. Di fatto si viene a scoprire che il software che gestisce le PU di tutte le monoposto impazzisce, perché le suddette andando troppo piano, in punti in cui la poca intelligenza molto artificiale prevedeva che sarebbero dovuti andare più forte, non aveva previsto uno scenario del genere. Hamilton schiacciava il pedale dell’acceleratore e, la sua SF-26 di fatto non reagiva. Il campione della Rossa, manco avesse tra le mani un cellulare capriccioso, compie il gesto più classico che si possa fare in una situazione del genere: spegne e riavvia. Francamente non so se piangere o ridere e, purtroppo al danno si aggiunge la beffa, perché la Federazione si affretta a fornire un nuovo software di gestione energia, a tutte le squadre, al fine di poter risolvere il maledetto bug. Nella giornata di domenica scorsa abbiamo scoperto che, con questo sistema se volesse, la direzione gara potrebbe intervenire direttamente sulle monoposto e, letteralmente spegnerle! La F1 tutta, che era entrata in un buco nero senza via d’uscita, ormai lo avevamo capito da tempo solo che, come si suol dire al peggio non c’è mai fine e, con domenica scorsa ritengo che abbiamo toccato il fondo. Lungi da me pensare ed insinuare illazioni sul fatto che la direzione gara possa intervenire sull’esito di un GP, vero è che l’attuale F1 ha molto su cui riflettere e, tanto su cui interrogarsi. Sono del parere che sia inaccettabile che lo spettacolo al quale tutti abbiamo assistito sia andato in scena, cosi come è fondamentale ritornare al più presto possibile ad una F1 più umana e, per umana non mi riferisco all’esclamazione di fantozziana memoria, bensì al fatto che il pilota, l’uomo, debba essere riportato al centro dello spettacolo. Purtroppo questo regolamento ce lo dovremo tenere ancora per molto e, chissà se quello nuovo riuscirà a riportare pace negli animi di chi vuole solo vedere ruote fumanti, staccate al limite e, affrontare le varie curve a rotta di collo.

In questo marasma di poca intelligenza molto artificiale, ci pensa Max Verstappen a mettere tutti d’accordo. Di fatto su una pista vera, con condizioni imprevedibili solo tre piloti emergono: Verstappen appunto, Hamilton e Alonso. A questi tre campioni si aggiunge e, non posso non menzionarlo, il nostro Kimi il quale in un modo o nell’altro ne esce sempre vincente e, a mio giudizio, non è un caso che gli succeda questo e, che si trovi annoverato assieme a questi tre campioni. In questo acquazzone di dati, in luogo del quale nemmeno la poco intelligenza molto artificiale ci riesce a capire niente, questi tre campioni (con Kimi che presto li raggiungerà) riescono a dire la loro e, a mio giudizio a rimettere in pace quei romantici che ancora si illudono che l’uomo nell’abitacolo, è il protagonista e, non un passeggero di una batteria che decide di funzionare a seconda delle condizioni del caso. Verstappen domenica scorsa ha compiuto un’impresa, una delle tante del resto, perché è riuscito a portare alla vittoria una Red Bull, per la prima volta, con il motore fatto in casa. Ci sono voluti “solo” sedici GP e tanto basta per far capire innanzitutto che i bibitari sono tornati e, soprattutto che il Team Principal che hanno mandato via, lo potrebbero rimpiangere per il futuro. Team Principal che a mio giudizio Ferrari, se veramente vuole vincere, non deve farsi assolutamente scappare specie se vuole arrivare preparata per il prossimo cambio regolamentare. Verstappen da par suo non fa altro che fare il suo mestiere, che è quello di azzannare la preda appena sente puzza di sangue. Nulla di nuovo quindi sotto al sole malese, cosi come la non arrendevolezza di Kimi, almeno per qualche giro, fa capire che il futuro della categoria da questo punto di vista non ha nulla di che preoccuparsi. L’italiano sa benissimo che ora le sue gare devono essere in funzione del concretizzare ogni tipo di risultato, perché col ritiro (l’ennesimo) di Russell, l’iride è solo questione di tempo (già a Singapore potrebbe festeggiare) eppure, di fare il ragioniere proprio non gli va e, di questo gliene rendiamo merito.

Alonso di rimando, indipendentemente se può stare sulle balle o meno, dimostra ancora di più che l’uomo deve essere l’assoluto protagonista perché, qualcuno deve dimostrare quale altro pilota riuscirebbe a trovare la motivazione di andare avanti, nonostante il disastro di macchina (e squadra) che sta guidando, riuscendo a portare a casa risultati pesanti come l’asturiano ha fatto domenica scorsa. Una qualunque intelligenza artificiale a questo punto, avrebbe già resettato il sistema, invece lui è li a martellare e, a non arrendersi mai e questa può solo essere opera dell’uomo, che va oltre la razionalità di un freddo algoritmo. Al “vecchietto” spagnolo si aggiunge Hamilton, il quale in quel del Bahrein (in Malesia) era particolarmente in bolla, peccato che la squadra che, lentamente sta cercando di prendersi, non era al suo passo. Ad essere sinceri non so con quale software la Ferrari lavori e, sicuramente la poco intelligenza molto artificiale che usa deve esser quanto meno rivista: partire con le slick, quando era evidente che le condizioni della pista richiedevano ben altro, ha fatto toccare alla Ferrari di Vasseur nuove vette. Indipendentemente da quello che si può dire, sull’ennesima strategia cannata da parte dei Rossi, Vasseur&Co. hanno dimostrato che la squadra non è pronta per vincere e, non mi riferisco al singolo GP di tappa, bensì all’unico bottino a cui la Rossa di Maranello dovrebbe aspirare. Addirittura si viene a scoprire che i piloti avessero chiesto le intermedie, allora mi domando per quale motivo non ascoltarli? Come mai non hanno almeno provato a diversificare? Per quale motivo Hamilton innanzitutto, non si è imposto proprio come ha fatto in gara, rifiutandosi di cambiare quelle disgraziate soft montate in precedenza? Difficilmente Ferrari avrebbe potuto vincere domenica scorsa, vero è che con una gara lineare almeno ci saremmo risparmiati l’ennesima figuraccia a livello mondiale, in luogo del quale ormai la Rossa è famosissima. Nelle strategie da attuare si deve considerare quello che si chiama rischio calcolato: Toto Wolff ad esempio, è vero che ha messo un diciottenne al posto di Hamilton, rischiando le sue palle in consiglio di amministrazione, vero è che egli e tutto il suo team sapevano di cosa sarebbe stato capace l’italiano; visto che se lo sono cresciuti loro. Allo stesso modo se una squadra vuole partire con gomme d’asciutto, sotto un diluvio malese, suppongo che abbia messo in conto ogni tipo di variabile, perché se Ferrari è partita con le slick usando il motto “non abbiamo nulla da perdere”, allora quello non è rischio calcolato, bensì è tentare la fortuna, quella si chiama disperazione e, nessun algoritmo ti può salvare da una mentalità del genere; figuriamoci una poco intelligenza molto artificiale.

Buon GP di Singapore a tutti.

Vito Quaranta