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BASTIAN CONTRARIO (XIII): Mangia spaghetti

Cosi siamo definiti all’estero “mangia spaghetti”, specie nel mondo anglosassone. Ebbene il nostro Kimi ha onorato, letteralmente parlando questa definizione, mangiando della pasta asciutta nel trofeo di dubbio gusto “Fragile” e, che alla fine del GP d’Italia abbiamo capito tutti realmente a cosa servisse quel particolare design. Nei mie articoli precedenti credo di aver predetto un bel po’ di eventi e, non perché sia un genio, quanto perché basta fermarsi a ragionare con un minimo di neuroni a disposizione.

Il buon Toto che di mangia spaghetti se ne intende, a cominciare da Aldo Costa prima e, passando per Simone Resta dopo, il quale in un azione quasi di sfregio (aggiungo meritato considerando che l’ing. Italiano, è solo uno dei tanti che è stato buttato fuori dalla Beneamata, per poi scoprirsi genio in un’altra squadra dove evidentemente si lavora seriamente), lo ha fatto salire sul palco a festeggiare assieme al prodigio italiano cresciuto dalla famiglia AMG, dicevo non ha fatto altro che fare cinema per tutto il weekend. Cinema che a differenza della Ferrari (doppietta nelle FP1 e vai già di festeggiamenti!) al botteghino funziona meglio. Il buon Toto ha dichiarato, prima dell’inizio dello stesso weekend di gara, che “Non c’è spazio per i sentimentalismi”, riferendosi al fatto che il suo giovane alfiere sarebbe partito ultimo proprio nel suo GP di casa, spegnendo cosi ogni velleità di vittoria e, cosa più importante, togliendo ogni tipo di pressione velenosa dalle spalle del suo ragazzo d’oro. Alla luce di quanto abbiamo visto domenica scorsa, mi viene il sospetto che Toto e tutto il suo team sapessero non tanto che avrebbe potuto rimontare, quanto il fatto che avrebbe potuto veramente vincere; cosa che poi è successa. Del resto certe informazioni se non le conoscono loro allora chi? Non è un segreto che se proprio si doveva cambiare l’Unità di Potenza della W-17 dell’italiano, Monza era il circuito più adatto perché in quella pista, nella pista dei mangia spaghetti, non solo è più facile sorpassare con queste vetture, addirittura i lunghi rettilinei brianzoli non fanno che esaltare quel motore che ancora deve ricevere l’ADUO (sigh!). A tal proposito c’è da sottolineare la solita sfumatura (grigio argento?) che si viene a creare ogni volta che ci troviamo in una situazione del genere e, che purtroppo viviamo dal 2014.

La W-17, col suo propulsore, è una vettura imbarazzante per tutti i suoi avversari naturalmente, perché è stato evidente domenica scorsa la facilità con la quale Kimi ha sverniciato tutto il midfield (Aston Martin e Cadillac nemmeno le considero!), mentre il gioco si è fatto più complicato (uso un eufemismo naturalmente) solo quando ha dovuto vedersela con McLaren e Red Bull (Ferrari è un capitolo a parte). Da questo fatto ineluttabile viene facile il solito mantra “con quella macchina ci sarebbero riusciti tutti”, che abbiamo già sentito nel settennato 2014 – 2020. Riferendoci esclusivamente ai più giovani in pista, perché in mano a Verstappen e tutti i top driver è naturale pensare che loro ci sarebbero riusciti facilmente (eppure Russell già fa vacillare questa tesi), siamo proprio sicuri che sarebbero riusciti nell’impresa del nostro Kimi? Non ho dubbi che piloti come Lindblad, Bortoleto o Hadjar (che era assente per infortunio) avrebbero rimontato alla grande, solo mi chiedo se sarebbero potuti arrivare al traguardo da vincitori. Come dicevo Russell: il metro di paragone è proprio il compagno di Kimi, il quale è un top driver accertato e, nonostante abbia sotto le natiche la stessa vettura, non solo non è riuscito a crearsi (mentre Kimi smazzava per recuperare) un cuscino sicuro col quale amministrare gara e vantaggio, bensì si è fatto addirittura agganciare dal nostro giovane connazionale. La lotta dura, sebbene molto pulita, tra i due ha dimostrato che l’inglese non ha regalato nulla solo che, la combinazione super talento unito a gomme più performanti, ha dato ragione ad un incontenibile Antonelli il quale, dopo questa vittoria, può arrivare di conserva (tanto non lo farà!) fino al GP di Abu Dabhi anche se pure in quell’occasione si mangeranno spaghetti. viso che sembra certa la presenza di Imola come circuito sostitutivo. Perciò si dia merito all’impresa di questo ragazzo che sta letteralmente riscrivendo la storia e, appunto, non era affatto scontato che ci riuscisse fosse solo che i bookmaker inglesi, a Febbraio, davano vincente Russell a 2,50 (a pari merito con Norris) e Kimi a 11 (!).

La cruda battaglia tra il nostro mangia spaghetti e Russell ha messo in evidenza due aspetti sui quali non si può sorvolare: regolamento e gestione di una squadra.

Regolamento: i continui sorpassi e contro sorpassi tra Kimi e George (tralascio le “infilate” fatte da Antonelli ad inizio gara) hanno messo in evidenza tutta la falsità di questo regolamento, che non fa altro che mortificare innanzitutto noi spettatori. Salvo alcuni movimenti “genuini”, la maggior parte dei cambi di posizione (volutamente non li chiamo sorpassi) avvengono solo perché l’uno “ha più batteria” dell’altro, per non parlare del super clipping che in una pista come quella italiana, è emerso in tutta la sua orrida magnificenza. La F wrestling, tanto agognata dall’americana Liberty Media, ha compiuto il suo passo più importante in tal senso e, il carrozzone si presenterà in quel di Austin, che il pubblico yankee sarà bello che cotto a puntino, aspettando di assistere a questo spettacolo indegno chiamato sorpasso e contro sorpasso… assolutamente vergognoso.

Gestione della squadra: la ruvida lotta tra i due alfieri argentati ha messo in luce ed esaltato, in positivo, la gestione di Toto e, naturalmente ha gettato fango su quella di Vasseur, perché mi pare evidente che tra i due ci sia un abisso. Vedere Russell sorridente sul podio e al box, nonostante il GP di Monza sia stato il chiodo della bara per le sue speranze iridate, è l’emblema di come si gestisce una squadra e quindi una coppia di piloti focosi. I due se le sono date di santa ragione e, nonostante ciò, non abbiamo assistito a nulla di scorretto, come per dimostrare al mondo intero che ambo i piloti sapevano benissimo che qualunque cosa fosse successa, tutte e due le vetture dovevano arrivare al traguardo. Questo risultato non si ottiene con le chiacchiere, con i sorrisi davanti ai microfoni anche se hai appena rimediato una figura di palta, oppure firmando cappellini manco avessi vinto il GP stesso, bensì lo si raggiunge con il duro lavoro, la ferrea volontà di voler vincere davvero e, soprattutto imponendo la propria volontà.

Sono sicuro che da quest’ultima chiosa vi aspettate che mi metta a parlare di Ferrari e dei casini che sono successi. Ebbene vi stupirò forse, perché nonostante ci sarebbe da dire e, disquisire sul botto dei due Rossi fino al giorno del giudizio, sono cosi nauseato dalla mediocrità che attanaglia la Ferrari che in questo momento, dopo l’umiliazione auto inferta, non ho nessuna voglia di parlarne salvo sottolineare che, indipendentemente da chi ha ragione in curva due, l’unico responsabile di quello che è successo è il Team Principal. Nel mio ultimo scritto, ho sottolineato che il GP d’Italia sarebbe stato velenosissimo e, che si sarebbe giocato tra LeClerc, Hamilton e, appunto Vasseur. Cosi è stato e si sono visti i risultati. Niente mangia spaghetti a Maranellò, solo escargot, patè de foie gras e tortellini; se gira bene.

Buon GP di Madrid a tutti.

Vito Quaranta

F1 2026- GP D’ITALIA MONZA

Ante Scriptum:

Sapete già tutto perchè nel precedente articolo avete già detto tutto voi e pure di più. Potete saltare a piè pari e andare direttamente ai commenti.

Grazie

P.S. Pier, non ti devo alcuna royalty. Sugli AS il brevetto è mio.

 

 

Round numero 13 della stagione 2026 di F1.

L’astronave Formula Uno atterra sll glorioso parco di Monza la cui vegetazione ha avuto il piacere di ascoltare il rombo di motori rimasti nella storia.

E nella storia entrerà anche quello (lasciatemelo chiamare tale) delle PU my 2026 che, nota a latere, resta un gran sentire se paragonato al 2014.

Ormai di sport e di Formula Uno si legge e si parla tutti i giorni grazie agli strumenti di comunicazione che la tecnologia ci ha messo a disposizione. Diventa complesso anche solo  “imbrattare” un foglio elettronico bianco, sperando di non essere ripetitivi piuttosto che ridondanti. Già perché giusto quello posso fare in qualità di sostituto del titolare della posizione che saluto e ringrazio.

I nostri 24 lettori (uno in meno…) sapranno già che il leader del mondiale Antonelli sarà costretto a partire da Sesto San Giovanni causa sostituzione della PU della sua Mercedes. Un peccato per la classifica mondiale ed anche perchè si vedrà precluse il 90% delle possibilità di vittoria. Vittoria che manca ad un italiano dai tempi di Scarfiotti e che tanto bene avrebbe fatto a lui e pure a noi.

La notizia è che avrà una nuova PU senza gli aggiornamenti dell’Aduo 1 che Mercedes ha avuto diritto ad utilizzare non essendo il miglior motore del lotto (e non ridete che vi sto vedendo).  Poco conta che di 12 gare ne abbiano vinte 8 (più 2 con la McLaren), ma questo è un altro discorso. In Mercedes vogliono mettere al sicuro la posizione di Antonelli non rischiando sull’affidabilità che potrebbe venire a mancare con il motore evoluzione.

Questi eventi potrebbero spianare la strada al suo compagno di team che, volere o volare, resta il secondo in classifica generale.

L’inerzia di questa parte della stagione è tutta di Norris. Reduce da due vittorie di fila e con tutti i papaya dalla sua, si troverà però di fronte ad un circuito molto diverso dai due precedenti. A Monza si viaggia con ali prossime allo zero incidenza quindi le carte saranno sparigliate rispetto all’Ungheria ed all’Olanda. Ma con le F1 attuali non è vero nemmeno questo. Infatti il sistema delle ali che si appiattiscono in tutti i rettilinei (a me piace chiamarlo “reverse drs”) Straight Mode potrebbe consentire alle squadre di usare incidenze maggiori rispetto al passato. Ciò potrebbe regalare qualche punto di carico in più nelle curve senza perdere troppo sul dritto  e ridurre il gap tra i circuiti più esigenti e quelli meno da questo punto di vista.

L’attesa per le prestazioni della Ferrari non fa più notizia, soprattutto quando si parla del circuito di casa.

Le ultime due vittorie di tappa della squadra nazionale sono marchiate Leclerc.

Nell’ormai lontano 2019 il ragazzino fece un capolavoro tra sabato e domenica.

Come i 24 lettori ricorderanno, al sabato riuscì a far prendere la bandiera a scacchi al compagno Vettel in Q3 impedendogli di provare a soffiargli la pole (capolavoro tattico alla Prost). Alla domenica (capolavoro racing alla Senna) si tenne dietro un arrembante Hamilton sulla W10 (W10 ripeto) mandandolo per prati alla Roggia..(poesia).

La seconda nel recente 2024, con una SF24 che andava forte e che non servì come base per la SF25.. ma qui si aprirebbe una digressione troppo “digressa”.

A Monza la Ferrari si presenterà forte dell’aggiornamento ADUO 2 che pare possa portare 15 cv in più rispetto a prima. Gli analisti non li ritengono ancora sufficienti per affiancare il Mercedes.  Ma è sempre meglio averli su un tracciato come quello brianzolo.

La scelta di puntare su Hamilton per la lotta mondiale è ormai evidente dopo i fatti di Zandvoort. Che sia giusto o meno a questo punto della stagione è affare maranelliano. Rispetto al passato mancano ancora troppe gare (ma tanto io ho il marchio del tifoso) e, soprattutto, non si sta considerando che negli ultimi GP il livello di prestazione è a vantaggio del monegasco.

In ogni caso la storia in Pianura Padana si ripete da sempre. L’idolo delle folle viene sostenuto e/o sostituito a seconda di come tira il vento. E’ successo a tanti e succederà ancora.

Oggi quella stessa tifoseria che inneggiava a Sciarl gufando l’Hamilton in grigio è dalla parte dell’inglese. Il tutto in ottemperanza al primo (ed unico) comandamento della religione rossa “l’importante è che a vincere sia una Ferrari”.

La stessa tifoseria che si arrabbiò per il ditino di Silverstone 2022 oggi confida in Hamilton criticando l’operato in pista del monegasco reo di non lanciarsi nelle vie di fuga appena il 44 appare nei suoi specchietti.

Andiamo avanti..

A tutti gli altri resteranno solo le briciole di questo weekend. Anche, ritengo, allo stesso Max Verstappen a meno di una gara pazza.

La F1,5 quella del midfield è sempre quella più incerta, quella dove i riflettori splendono meno e che darebbe lustro allo spettacolo se la lotta fosse per posizioni più importanti.

Audi sta salendo di livello con costanza e si troverà a scontrarsi con Alpine che ha il vantaggio di avere un motore decisamente superiore a tutti gli altri. La lotta sarà anche con i torelli della Racing Bulls. Gli altri team, a partire dalla Haas sono in calo. Vertiginoso quello della Williams.

Il timido segnale di risveglio da parte di Aston si scontrerà con la lunghezza dei rettilinei monzesi. Se Adrian Newey sta pian piano ponendo rimedio allo scempio che ha messo in pista, altrettanto non si può dire dei giapponesi della Honda che pagano una settantina di cavalli rispetto agli altri.. ed a Monza senza cavalli non vai da nessuna parte nemmeno aiutato dai chilowatt.

Per i due alfieri Cadillac un altro weekend dove il momento di gloria maggiore sarà la sessione autografi.

 

Buon Gp a tutti

 

Salvatore V.

 

(immagine di copertina tratta dal web)

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Domenica prossima giunge l’appuntamento più atteso dell’anno, per chi ama ancora la Ferrari e, considerando il completo sold out che già è stato registrato, sembra che i ferraristi saranno tanti. GP d’Italia dunque, oppure dovrei definirlo GP del super clipping visto e considerato che a Monza, assisteremo al pinnacolo di questo regolamento che ci tocca sopportare fino al 2030 di sicuro. Super Clipping che era già noto dal momento che è stata concepita questo nuovo tipo di motorizzazione e, se ne ha avuto la certezza dello scempio che vedremo, proprio l’anno scorso ovvero quando tutte le squadre hanno avuto la possibilità di effettuare le proprie simulazioni. Rispetto al 2025 c’è da dire che le cose sono migliorate tantissimo (!), perché se in simulazione si registrava una frenata duecento metri prima della prima variante, ora una bestemmia del genere non dovrebbe esserci più, sebbene ci possiamo dimenticare le velocità alle quali siamo stati abituati fino a qualche anno fa, perché mai si dimentichi che in questa F1, vince chi va più piano e non chi spinge di più. Il problema della gestione energetica sarà di priorità assoluta, salvo trovarsi senza batteria (sigh!) in uno dei tanti rettilinei del circuito brianzolo, il quale fino all’anno scorso era definito come il “tempio della velocità” e, da lunedì non so come sarà ribattezzato. Poiché il problema è noto, secondo gli esperti del settore è inutile parlarne e, quindi accettiamo ed ingolliamo l’asperrima pugna cosi com’è, ed è proprio su questo tema che al sottoscritto gli girano i cosi detti, visto e considerato che non ho nessuna intenzione di accettare questa realtà magari dicendo anche “La F1 più bella di sempre”, come si urla ormai da marzo in telecronaca. Quello che dobbiamo assistere ad ogni maledetta domenica è una F1 basata su un’ideologia che non ha niente a che vedere, ne con la realtà del mercato e, ne con lo spirito della F1 stessa e questo lo ripeterò fino alla nausea. Il fatto che lo stesso sistema è dovuto ricorrere ai ripari alterando la capacità di ricarica, in modo da mascherare il più possibile la vergogna di queste motorizzazioni, la dice lunga sui veri malumori che ci sono in giro e, il fatto che l’anno prossimo addirittura verrà modificato il rapporto di potenza (a favore dell’ICE naturalmente), è la certificazione del fallimento attuato e, poiché gli investimenti profusi sono stati faraonici, si andrà avanti fino a quando tutti i soldi non saranno tornati indietro; con gli interessi si capisce.

Anche Ferrari sarà protagonista assoluta in questa settimana, a cominciare dall’evento promozionale che si terrà mercoledì a Milano, dove la Rossa presenterà la livrea speciale con la quale LeClerc ed Hamilton correranno. L’omaggio è ai colori che portò Michael nella sua prima Monza nel 1996. Mi chiedevo a chi peseranno di più quelle sette stelle sulle spalle disegnate sulla tuta, per ricordare appunto i titoli del Kaiser; a Charles o Lewis? Il mio personale giudizio è che ognuno dei due attuali Rossi avrà di che riflettere, perché uno non ha vinto nulla e, l’altro potrà aver anche pareggiato il conto col campione tedesco, eppure con tutto il rispetto, i suoi titoli non varranno mai i cinque del campione tedesco vinti solo con la Rossa. Già la Ferrari, dopo trent’anni dalla prima Monza di Michael cos’è rimasto di quella squadra e, soprattutto dei valori che rappresentava? La Ferrari di Schumacher (e Todt) in mente aveva un solo scopo, che era quello di vincere a qualunque costo, mentre oggi possiamo dire la stessa cosa? Quella Rossa ha educato i suoi tifosi in primis e, in secundis quelli di tutto il mondo, che esiste un primo ed un secondo pilota se non addirittura un valletto. Lo stesso succede oggigiorno in Red Bull con Verstappen e, del resto quando ti ritrovi in squadra il pilota più forte della generazione che sta vivendo, non puoi che agire in questo modo. Questa Ferrari ha voglia di vincere innanzitutto? Perché vincere significa anche e soprattutto prendere decisioni coraggiose, difficili ed aggiungerei velenose. Naturalmente mi riferisco a Vasseur, il quale sino ad ora si è dimostrato incapace nel gestire situazioni del genere e, mi viene persino il dubbio che nemmeno lo voglia affrontare un simile discorso. Sia chiaro che non scrivo questo perché pretendo una prima ed una seconda guida in Ferrari, anche perché con gli attuali piloti è pressoché impossibile, vero è che per quanto il carisma sia grande dei due Rossi è altrettanto vero che l’uno sarà sempre più veloce dell’altro, quindi per quale motivo non puntare su quello più veloce parlandone apertamente prima? Questa è la mentalità vincente che attualmente manca a Maranello, la freddezza di prendere certe decisioni che fanno male.

Statene certi che il weekend che stiamo per vivere, indipendentemente dalla festa, i dj e, le frecce tricolori che sorvoleranno il circuito prima della gara, sarà il più velenoso dell’intero mondiale dove, tra l’altro, si decideranno non pochi destini. Infatti il leader del mondiale, il nostro Kimi Antonelli, dovrà pagare pegno a causa dei tanti guasti subiti, quindi partirà ultimo. Se mai ci fosse stato qualcosa di scontato nel GP d’Italia, quello che Kimi sarebbe stato protagonista andando potenzialmente a vincere il suddetto GP, era molto, molto probabile. Con la penalità dell’italiano il banco è saltato e, alla Rossa si presenta un’opportunità più unica che rara. Certo la Ferrari non sarà l’unica che ne potrà approfittare, visto che il primo che dovrà darsi da fare è proprio Russell, il quale ha disperatamente bisogno di recuperare punti preziosi, anche perché nel prossimo futuro anche lui dovrà subire penalità proprio come il suo compagno di squadra. La Mercedes è la favorita, manco a dirlo, sulla pista brianzola perché l’efficienza del motore e, quindi la gestione dell’energia (come ho detto ad inizio articolo) è il primo aspetto da considerare e, Mercedes in questo primeggia, perciò Russell ha a disposizione un Jolly non indifferente a cominciare dalla qualifica, in luogo del quale a Monza ti porta un vantaggio non indifferente soprattutto in vista della prima chicane. Inutile dire che la rinata McLaren fa paura e, minaccia seriamente di cambiare i valori in campo, specie qui a Monza dove i papaya cercano conferme anche su una pista veloce come quella italiana (la MCL-40 genera molto carico e quindi drag). In una pista come quella lombarda non si può escludere Verstappen, il quale ha a disposizione (secondo le stime ADUO) il motore più potente del lotto e, soprattutto ha fame di riscatto dopo la figuraccia rimediata nel suo GP di casa. Come è facile intuire la concorrenza è tanta e spietata, perciò Ferrari avrà il suo bel da fare innanzitutto in pista e, poi in gestione gara. La Rossa si presenterà a Monza con il motore ADUO2, quindi avrà a disposizione una decina di CV in più rispetto alla PU utilizzata fino a quindici giorni fa. Sarà sufficiente? Di certo la Rossa dovrà fare la differenza in qualifica, materia nella quale pecca enormemente quest’anno, qualifica che come ho detto poc’anzi, sarà un vantaggio non indifferente a Monza. Riuscirà Ferrari a primeggiare? Chi dei due Rossi risulterà più veloce dell’altro? Sarà una lotta all’ultimo sangue tra Hamilton e Charles, perché in caso di possibile vittoria, con Antonelli che parte dal fondo, Lewis lo sa bene che il muretto non gli darà la precedenza (caso mai ci fosse Charles avanti) e, di rimando il monegasco sa benissimo che se avesse Lewis avanti (con una vittoria in ballo), l’inglese farà di tutto per non farlo passare. GP più velenoso dell’anno ve l’ho scritto; preparatevi!

Buon GP d’Italia a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI ZANDVOORT 2026

Cominciamo subito dicendo che per fortuna questo circuito esce dal calendario. Non ricordo un GP così noioso da anni. Le nuove vetture, con ogni evidenza, mal si adattano a competere in un questo tortuoso e indecifrabile percorso farcito di curve dai nomi impronunciabili. Il rettilineo si è rivelato troppo corto, quantomeno per il limitato effetto simil-DRS che hanno queste vetture. Più di tutti ha influito la mappatura obbligata del famigerato deployment che ha impedito ai piloti di cercare sorpassi in altri punti della pista. Da curva 10, che in altre edizioni si è prestata a tentativi interessanti, si usciva con l’elettrico a palla (si potrà dire?) così da rendere vano qualsiasi tentativo di stringere la traiettoria all’interno. Per lo stesso motivo è diventato impossibile affiancare l’avversario prima della semi-chicane di curva 11 e 12 che in passato ha consentito alcuni sorpassi inattesi (vedi Leclerc l’anno scorso su Russell). Da appassionato che sa che i sorpassi non sono tutto in un GP di Formula 1 speravo che almeno la tensione strategica potesse tenermi incollato alla tabella dei tempi ma sfortunatamente il week end con la “garetta” ha impedito agli strateghi di capire il comportamento delle gomme con la conseguenza che abbiamo assistito alla fiera del dilettantismo assoluto: quasi tutte le soste sono state casuali e anche in momenti concitati in cui certe decisioni erano facilitate da situazioni contingenti mi è parso piuttosto evidente che senza le consuete analisi del week end i vari muretti non sapessero che pesci pigliare.

Quest’ultima situazione, il cui momento più chiacchierato è stato quello della mancata chiamata di Leclerc nel momento in cui aveva Hamilton molto più veloce dietro le spalle ma in cui sono cadute, per quanto ho potuto vedere, anche Mercedes (la mancata chiamata di Russell nella VSC causata da Ocon), McLaren (la strategia insensata con Piastri) e poi Alpine e Williams, mi fa venire in mente uno dei precetti più interessanti di Coach Julio Velasco:

Bisogna saper giocare male

Se l’alzatore alza male la palla, spiega nelle sue conferenze il celebre coach argentino, lo schiacciatore deve in qualche modo adattarsi e trovare la soluzione per quella specifica contingenza. Sono tutti bravi con le alzate giuste ma il fenomeno vero è capace di giocare intelligentemente anche le alzate imprecise. Così per ogni altro ruolo: se il ricevitore riceve male l’alzatore deve riuscire comunque a trovare la soluzione per gestire la palla, se il muro è mal piazzato il ricevitore deve comunque capire come coprire la sua parte di campo. E così via. Sono due i concetti che emergono da queste considerazioni. Il primo è che una squadra e gli atleti che la compongono devono essere preparati per muoversi entro ampi margini di flessibilità per gestire le inevitabili imprecisioni e gli altrettanto inevitabili errori che costellano lo svolgersi dell’evento. Si badi, non si intende, qui, una flessibilità generica o una pur lodevole attitudine all’adattamento a circostanze diverse. Qui si intende qualcosa di molto più preciso: una preparazione tecnica volta proprio alla gestione dell’imperfezione. Il secondo concetto che emerge dalla filosofia di Velasco è il rifiuto dell’alibi: se sono pronto e tecnicamente preparato anche a gestire le situazioni complicate allora non potrò (e non dovrò) cercare alibi per gli errori commessi.

Traslare questo discorso in tanti ambiti è facile (e il buon Julio si fa pagare profumatamente per farlo e fa benissimo) ma mettere in pratica questa attitudine non lo è altrettanto. Per il nostro amato mondo della Formula 1, con decine e forse centinaia di persone che analizzano la gara secondo per secondo, diventa quasi un’impresa titanica.

Quasi.

Non è impossibile.

Calcoli alla mano è facile, mi permetto di dire, seguire il Plan A o il Plan C o il Plan B +4: ne abbiamo sentiti a bizzeffe di team radio di questo tipo negli anni. Ma molto più difficile è gestire l’imprevisto, l’imperfezione, il momento concitato di una SC o di una VSC, o di uno stint che non va come si era pensato. Il punto è che in questa gara, in questa Zandvoort resa così noiosa anche dall’assenza dell’auspicato (almeno da me) maltempo, con il comportamento erratico delle gomme e del vento e con il deployment ormai compreso e reso omogeneo su tutte le vetture, ho avuto la netta percezione che un po’ tutti i muretti dei team non sapessero che pesci pigliare.

Non erano (non sono?) preparati a gestire l’imperfezione.

E come si gestisce l’imperfezione?

Non è questa la sede per profonde e dettagliate analisi di questo difficilissimo tema ma si può fare. Si può decidere di affidarsi alle percezioni del pilota come avrebbe fatto Sua Santità (cit. Ambras) Niki Lauda ma devi avere il pilota giusto per farlo: oltre a Sua Santità sappiamo tutti i nomi dei piloti che, in passato, brillavano per la capacità di sentire la gara: Graham Hill, Jackie Stewart, Emerson Fittipaldi, Alain Prost, Nelson Piquet (caratteristica che pochi gli riconoscevano).  Oppure si può decidere di affidare le decisioni nei momenti chiave a una figura specificatamente dedicata del muretto, di quelle capaci di capire il momentum al volo perché con l’esperienza adatta per farlo o perché specificamente preparata per farlo.

E in Gran Premio così atipico come quello che si è rivelato essere quello olandese c’erano solo due modi per andare bene: volare come una scheggia (ché in Formula 1 non si sbaglia mai ad andare veloci, sia chiaro) oppure annusare l’aria che tira e muoversi di conseguenza.

GP atipico e non pagelle ancora più atipiche: come sono andati i nostri eroi?

FERNANDO ALONSO voto 299.792

E bravo Fernandello nostro che per l’ennesima volta nella sua carriera cava sangue da una rapa e porta incredibilmente a punti una Aston Martin che nonostante i recenti (buoni) sviluppi è ancora un catorcio incapace di superare il Q1. E non si è trattato di un risultato giunto per qualche capriccio del destino o per mirabolanti colpi di fortuna. No. Il nostro si è mosso con sagacia, ha capito la tenuta delle gomme rosse, ha capito che l’unico modo per giocarsela era tentare la strategia a una sosta. Ed è stato veloce, per quanto ha potuto. E ancora di più è stato tenace. Quando Gasly gli è arrivato sugli scarichi, con ancora una quindicina di giri da compiere, non ha mollato un metro e ha tenuto fino alla fine contro una vettura che sulla carta doveva dargli un secondo al giro. Chapeau!

LANDO NORRIS voto 10 e lode

Che bravo Landino nostro! Quasi quasi sta dimostrando di meritare il titolo più quest’anno che l’anno scorso. La sua gara è stata encomiabile. Non si è fatto prendere dall’affanno dietro ad Antonelli e poi, una volta cambiate le gomme, ha sfoderato un ritmo che nessuno è stato in grado non dico di eguagliare, ma neanche di avvicinare (a parte Leclerc). Ivi compreso il suo spaesato compagno Piastri (voto 5) il quale, tolta la magnifica seconda partenza, non ha combinato niente e dall’inizio alla fine, oltre ad avere un ritmo più lento di Landino di quasi 1 sec/giro è stato in totale balia degli eventi e di una strategia senza senso (non ha marcato nessuno, tanto per dirne una). Certo che un Lando così è veramente un gran bel vedere e Toto per primo se n’è reso conto: il TR che comanda lo swap tra Russell e Antonelli, in tutta evidenza dettato da visione prospettica, lo dimostra in modo preclaro. Qual era l’altro modo per gestire gli imprevisti? Andare come una scheggia? Ecco, caro Landino, così si fa.

KIMI ANTONELLI voto 9 ½

Gara a due facce, quella del bolognese. Ad una prima parte spumeggiante, capace di tener testa al torello di giornata, si è sommata una seconda parte molto più incerta, viziata, pare, da un treno di gomme non performante che non gli ha consentito di dare il meglio sul piano prestazionale. Ed è qui che mi è piaciuto: nonostante gli evidenti problemi di scivolamento eccessivo è comunque riuscito a tenere un ritmo eccellente, da vero metronomo umano, un po’ come un certo Max… Non si è mai scomposto, non ha commesso errori e anche se dietro di lui Lewis stava dando il meglio non si è fatto intimidire ed è andato a prendere Russell costringendo il boss a dare il ferale Team Radio di cui s’è detto poco fa. Che si vuole di più? Questo ragazzo ogni volta ci sorprende. Oggi ha guidato alla Prost, che ne dite?

GEORGE RUSSELL voto 6 ½

Voto più al week end nel suo complesso che non alla gara in sé: il podio è arrivato per un mero capriccio del caso, grazie all’improvvida VSC a due giri dalla fine, causata dal pasticcio di Sainz con Albon, che ha impedito ad Hamilton (e forse anche Leclerc) di farne un sol boccone. Siccome della garetta non parlo mi limito a considerare che ha sbagliato la partenza, che il suo ritmo ancora una volta non è stato minimamente comparabile a quello di Antonelli, che nel finale invece di correre quanto più poteva non ha fatto altro che lamentarsi. La decisione di ordinargli lo swap con Antonelli sancisce la decisione di proseguire il campionato ad una punta. Ciao George, è stato bello.

LEWIS HAMILTON e CHARLES LECLERC voto 7 a entrambi.

Luci ed ombre nel week end dell’eptacampeao. Non brillantissimo in qualifica, non brillante in partenza, è poi sagace nel gestire la strategia ed è veloce quando serve. Chiaramente quei quattro giri dietro a Leclerc l’hanno pesantemente condizionato perché, a conti fatti, ha perso quasi 3 secondi che tra il giro dei pit e la VSC causata da Ocon gli negano un podio che sarebbe stato comodo comodo. Oppure no? In qualche misura quei quattro giri hanno danneggiato anche Leclerc il quale, nei momenti di pista libera e gomme in finestra, è stato l’unico a poter rivaleggiare con Norris in quanto a ritmo: suo è anche il fastest della gara (fatto nel finale con le rosse che però avevano anche tanti altri quindi il merito è solo suo). Nel momento di difficoltà con Lewis negli scarichi, preso nel gorgo dell’indecisione del muretto avrebbe potuto fare meglio? Probabilmente sì ma è difficile a dirsi. Se si fosse fermato senza far perdere tempo a Lewis ne avrebbe paradossalmente beneficiato anche lui: cronometro alla mano il ritmo che ha mostrato subito dopo era da podio. Forse in occasione della VSC si sarebbe trovato davanti a Lewis e con molte più possibilità di giocarsela persino con Antonelli. Insomma, il muretto Ferrari, in una gara dove c’erano da prendersi le (altre) due posizioni sul podio ha lasciato veramente tanto a desiderare. Da notare due cose: che Charles ha fatto il sorpasso più bello della gara (Piastri sarà pure un po’ “spento” ma il suo motore no) e che tutti i pit Ferrari sono stati piuttosto lenti. Un piccolo disastro, viste le possibilità.

Altre considerazioni sparse.

 

HULK: ottima gara del nostro con due punti da rimarcare. Il primo è lo straordinario riflesso in occasione dell’incidente di Max e Bortoleto. Il replay mostra un sangue freddo e velocità con cui ha reagito sul volante che ha dell’inumano. Voto alla manovra: 10 e lode! Il secondo è che ha passato tutta la seconda parte di gara a poca distanza da Lawson. Audi continua a sorprendere.

LAWSON: ottima qualifica ma gara indecifrabile. A causa dell’incidente non sappiamo se Max aveva il potenziale per giocarsi il podio o comunque per essere subito dietro. In questa prospettiva ipotetica la prestazione di Lawson in gara non mi ha per nulla convinto. Non sono quindi molto d’accordo con i tanti commenti positivi che si sono sentiti su di lui sia durante la gara che dopo. Va detto che a differenza di Tsunoda, all’esordio in gara con queste nuove vetture, lui è da inizio stagione che le guida, e anche con un certo profitto. Quindi non ha molte attenuanti.

GASLY si era mosso bene durante il week end ma in gara è stato penalizzato da strategie che l’hanno costretto sempre a inseguire il che, visto che era praticamente impossibile sorpassare (impossibilità per tutti tranne che per Leclerc naturalmente), l’ha danneggiato non poco.

TSUNODA: nel gioco dei sedili causato dall’infortunio di Hadjar, il piccolo Yuki si trova a esordire con questo nuovo tipo di vettura. E lo fa bene, con un aggiustamento continuo in tutto il week end: al venerdì era 5 decimi più lento di Linblad, al sabato appena 1 decimo e alla domenica (anche al netto della penalità del giovane britannico che non lo ha certo aiutato), invece è stato più veloce, di poco ma più veloce. Bravo.

WILLIAMS e HAAS: voto 3

Queste due scuderie stanno facendo un incredibile passo del gambero. Non è che non stanno portando aggiornamenti (Terruzzi, nel suo podcast, fa notare che stiamo intorno alla trentina di aggiornamenti da inizio stagione) ma è che non funzionano. Se consideriamo dov’era McLaren dopo quattro gare e dov’è oggi direi che sarebbe molto interessante fare il gioco del “trova le differenze”…

Alè.

 

BASTIAN CONTRARIO (XII): Il provinciale

Toto Wolff nel post GP: “Sembrava che avessimo il passo per vincere la gara, ma poi per ragioni poco chiare abbiamo perso cosi tanta performance su entrambe le vetture, probabilmente ancora di più su Kimi, che non siamo riusciti a tenere la posizione su Norris. Quindi finire secondi e terzi è una limitazione dei danni direi! Abbiamo avuto una sosta gratuita con Kimi e, George è stato incredibile alla fine nel combattere e anche nel respingere la Ferrari, che erano su una vettura molto più veloce… è stato davvero eccezionale! Quello che sembra difficile dall’esterno non è lo è dall’interno. E’ una situazione di cui abbiamo discusso molto spesso, anche stamattina: non andremo a perdere tempo a lottare tra di noi e a farci respirare sul collo dalle due Ferrari. Quindi sarebbe stato esattamente lo stesso al contrario. Non ha importanza chi è davanti nel campionato, si tratta solo di proteggere le migliori posizioni possibili”.

L’articolo di questa settimana lo potrei già chiudere cosi, con le dichiarazioni di uno spietato e cinico Wolff, il quale sebbene dica solo una parte della realtà (perché le parole del Team Principal della Mercedes devono essere sempre pesate), è anche vero che egli descrive bene i fatti di cui ha avuto ragione. Vasseur le ha ascoltate le parole del suo collega amico? Oppure è ancora intento ad imparare il termine “esecuzione” in italiano? Perché la parola che esce spesso e volentieri, dalla bocca del Team Principal francese, è appunto esecuzione. Prima c’era “Il dobbiamo capire”, ora siamo passati a “una non corretta esecuzione”. Indipendentemente dalla narrazione che viene usata per giustificare, ogni domenica la debacle Rossa, il buon Vasseur sarebbe meglio che abbandonasse questo atteggiamento provinciale e cerchiobottista perché nel voler accontentare tutti, ha finito per commettere ancora più danni. Su queste righe, in questi giorni di pausa estiva, ho scritto e predetto tutto: sia la situazione vissuta in Mercedes, sia quello che è accaduto in Ferrari, per finire a McLaren che sarà l’ago della bilancia di questa seconda parte del mondiale. Partendo proprio da Ferrari mi domando con quale coraggio si può pensare di vincere un mondiale con appunto questa mentalità provinciale? Come ho già scritto Vasseur fino ad ora ha cercato di guadagnare tempo, tempo che non ha mai avuto e, che dopo l’Olanda, ormai si è esaurito completamente. Il bubbone è definitivamente scoppiato e, la guerra silenziosa che c’era in seno alla Gestione Corse, ora è divenuta definitivamente rumorosa. Mi domando per quale motivo è stato preso Hamilton? Per rilanciare esclusivamente il marchio moda Ferrari? L’anno scorso il sottoscritto è stato il primo a bastonarlo, perché trovavo indecoroso non tanto il comportamento in pista, quanto le sue dichiarazioni post GP (“Sono un pilota inutile”). Nel frattempo che piangeva, il campione del mondo si è rimboccato le maniche cercando lentamente di appropriarsi completamente della squadra. I risultati parlano chiaro: alla fine del primo GP post vacanze, il campione inglese è secondo assieme a Russel della Mercedes (!) a pari merito e, si sta giocando il mondiale piloti contro un imprendibile ragazzino di diciannove anni (ormai ventenne nel momento in cui leggete). A differenza di Russel il vero problema di Hamilton è la mancanza di potenza da parte del motore Ferrari, altrimenti con molta probabilità, starebbe anche più avanti. Hamilton può piacere o meno e, al sottoscritto umanamente parlando non piace affatto, eppure come pilota non si discute e, chiunque dica il contrario mi spiace dirlo, è in mala fede. Di sicuro il suo palmares è stato “inquinato” da una vettura che era “drogata” rispetto alla concorrenza, vero è che lui sempre un campione rimane e, quando metti una super vettura in mano ad un campione, questo non fa altro che fare quello che gli riesce meglio; vincere! Allora ripeto fino alla nausea: cosa diavolo è stato preso a fare Hamilton se poi non viene ascoltato? Fatti alla mano l’inglese ha fatto e sta facendo quello che LeClerc non è riuscito a compiere in otto anni di permanenza in Ferrari: costruire una squadra attorno a se. Qual è la differenza tra Charles e Lewis’ Al primo interessa battere il compagno di squadra innanzitutto, in modo da stabilire le gerarchie in squadra (visione provinciale e limitata), al secondo interessa battere tutti perché semplicemente vuole vincere (visione decisamente più ampia).

Con la mentalità provinciale di Vasseur innanzitutto mi spiace dirlo non si andrà avanti e, l’atteggiamento cinico e senza scrupoli di Wolff lo ha dimostrato e messo a nudo proprio domenica scorsa: Toto non ci ha pensato su due volte nel far rallentare George a favore di Kimi, in piena lotta mondiale (!), perché una lotta fratricida avrebbe avvantaggiato Hamilton. Toto ha condannato Russell al ruolo di gregario, solo che lui se ne sbatte allegramente perché vincere è la prima cosa, specie con tutta questa concorrenza che incalza sempre di più (tutto ampiamente già scritto nelle settimane scorse). Vasseur con il suo modo provinciale di agire invece non si è assunto le sue responsabilità e LeClerc, il secondo per atteggiamento provinciale, ha agito di conseguenza. Innanzitutto per quale motivo al monegasco non è stato detto chiaramente di far passare il compagno, proprio com’è successo in Mercedes? Come mai gli è stato detto di fermarsi per un pit anticipato, anziché dire chiaramente di far passare il compagno? LeClerc è uno stupido? Non credo proprio ed infatti il monegasco, appena ha sentito quell’ordine, aveva già capito dove si sarebbe andato a parare ed inevitabilmente è rimasto in pista, per due lunghi giri, facendo perdere tempo prezioso al compagno. Davvero è cosi difficile parlarne prima? Sarebbe stata una lesa maestà se si fossero messi d’accordo, patteggiando lo swap, se uno fosse stato più veloce dell’altro per provare l’assalto sull’avversario di turno e, caso mai il suddetto assalto non fosse andato a buon fine, si sarebbe ritornati alle posizioni originali? In passato, recente e lontano, uno scenario del genere lo abbiamo già visto e, francamente non ci vedo nulla di male nell’eseguirlo. Solo che il provinciale Vasseur non ha avuto il coraggio nemmeno di eseguire un ordine del genere e, di rimando il provinciale LeClerc il cui unico scopo è lottare contro il proprio compagno (la staccata all’ultimo giro mostra tutta l’inadempienza del muretto Rosso contro quello Mercedes), hanno mostrato perché  questa Ferrari dopo solo una gara, dalla ripresa delle vacanze estive, non potrà lottare mai per il vero obiettivo finale, a meno che non abbia una vettura un secondo al giro più veloce della concorrenza. Se la squadra è del monegasco allora si punti tutto su di lui e si prenda un gregario. Invece visto che la realtà dice che in squadra c’è un sette volte campione del mondo, che ha detto a chiari lettere, che non é venuto in Ferrari per prendere la pensione bensì per vincere, allora continuo a chiedermi per quale motivo è stato preso se poi non viene ascoltato e, addirittura viene ostacolato da inopportune e provinciali decisioni. La SF-26 è una gran bella macchina, con uno dei migliori telai del lotto e, domenica scorsa ha dimostrato come tratta le gomme e, nel contempo ha dimostrato che il suo più grande difetto è la mancanza di potenza. A Monza succederanno due episodi: Ferrari porterà il secondo aggiornamento del motore (il famoso “ADUO2”) e, Antonelli (il capo classifica), dovrà scontare una penalità a causa del fatto che dovrà cambiare unità di potenza. Con Kimi che partirà con handicap, è facile immaginare che ambo le Ferrari se la giocheranno con Russel e le McLaren, allora mi chiedo cosa succederà se ci sarà l’opportunità da parte di Hamilton di poter accorciare le distanze sull’italiano della Mercedes? Vasseur avrà il coraggio di prendere la decisione finale, oppure continuerà con il suo essere provinciale  cercando di accontentare tutti? LeClerc se si troverà in una palese situazione di difficoltà, saprà mettersi a disposizione della sua squadra (come ha fatto “zitto e mosca” Russell) oppure cercherà di salvare l’onore, da vero provinciale, mettendosi di traverso alla sua stessa squadra?

Il diciotto di agosto avevo detto che Vasseur aveva al massimo due GP per prendere una decisione finale. Il primo è già andato domenica scorso mentre, il secondo GP (inteso come ultima chance per dimostrare che intenzioni hanno) si terrà tra due settimane proprio davanti al pubblico di casa. Ai posteri l’ardua sentenza; provinciali o meno che siano.

Ps Sono perfettamente consapevole che questo mio scritto susciterà non poche polemiche, eppure sia chiaro che il mio pensiero non è pro Hamilton, perché avrei scritto le stesse cose se ci fosse stato Charles al posto dell’inglese, bensì è pro Ferrari la quale non vince nulla dal 2008 e, se continua con questa mentalità provinciale, continueremo a guardare gli altri festeggiare.

Vito Quaranta