F1 2026 – GRAN PREMIO DI MONACO

E come ogni anno si è arrivati al gran premio che allo stesso tempo  il più imprescindibile e il più inutile della stagione, il Gp del Principato di Monaco.

Come ogni anno immancabilmente sono tanti i rimandi al passato, ai miti che hanno reso immortale la F1 e il gran premio del Principato. I nomi sono sempre quelli, anzi uno su tutti, ovviamente Ayton Senna.

Il paulista fece faville tra yacht e piscine già ai tempi della Toleman per poi vincere la “miseria” di 6 volte, di cui cinque consecutive. Detto ciò i recenti accostamenti con il nome di Kimi Antonelli producono nel sottoscritto ( ma penso di non essere l’unico) la classica espressione di alzata di sopracciglia, occhi verso l’alto e labbra serrate in una smorfia di disappunto.

Niente contro il bolognese più conosciuto del momento ma questo genere di accostamenti non si capisce bene perchè spuntino fuori se non per generare il solito hype e cercare di trovare notizie e interesse dove proprio non ci può essere.

immagine da newsauto.it

Appena c’è qualcosa di anche vagamente fuori dal comune nel magico mondo della F1 ecco che il nome Senna viene utilizzato come un balsamo per rendere bello affascinante anche quello che (per il momento) ancora non lo è ed è bel lungi dall’esserlo. Ed è singolare che in questa nuova F1 tutta highlight il nome di Senna possa ancora fungere da richiamo per quella generazione social che con tutta probabilità non ha visto nulla di cosa era capace il brasiliano in pista.

Tornando al weekend di gara, cercherò di essere brevissimo: essendo questa l’unica pista in cui è possibile vincere anche con un motore inadeguato, ecco servita la grande occasione alla Ferrari  di muovere il pallottoliere delle vittorie fermo ancora al GP del Messico del 2024.

Se è vero che il Cavallino è forse la monoposto con il miglior telaio allora “basterà” non fare casini in qualifica per avere in tasca più di metà del biglietto vincente della lotteria di Monaco.

immagine da formulatecnica.it

Ovviamente il candidato naturale sembra essere il beniamino di casa Leclerc, fresco di matrimonio fuori pista e anche dentro visto il recente rinnovo con Ferrari. Ora, se nel primo caso possiamo tranquillamente essere d’accordo, si è legittimamente più perplessi sul surplus di fiducia accordata a Vasseur&Co, visto il presente e il recente passato.

Charles avrà le sue buone ragioni (una su tutte forse la mancanza di valide alternative) ma, a parte qualche sporadica Domenica da leoni, rischia di rimanere il classico re senza corona. Se poi uno pensa che Norris sia riuscito dove il monegasco forse non riuscirà mai…

Sul Gp c’è poco da dire: chi si qualifica in pole e termina curva 1 del primo giro in testa ha praticamente già vinto. Si spera possa essere Charles, probabilmente tanti ferraristi sperano non sia Lewis. Io sono per le pari opportunità. Se poi Antonelli dovesse centrare la five in a row potremmo essere vicini alla beatificazione. Difficile, ma quando è il tuo anno…

Questo Gp, secondo gli addetti ai lavori, potrebbe certificare anche lo sdoganamento dell’ADUO a favore di Ferrari per cercare di recuperare un gap di PU nei confronti di Mercedes che ricorda quello del 2014. La definizione “speranza di recupero” è già ampiamente abusata in tutti i siti specializzati, chissà che aria tira nel reparto motori della GES. Noi ce lo auguriamo ma più in là non mi spingerei, io la fiducia nel futuro che ha Leclerc proprio non ce l’ho.

*immagine in evidenza da gpdestinations.com

Rocco Alessandro

 

 

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Sebbene si è continuato a parlare, per tutta la settimana, di quanto visto in Canada e della fase “monstre” che il nostro connazionale sta vivendo, l’aspetto che più tiene banco attualmente è l’ADUO che deve essere deliberato, per chi è in ritardo, rispetto al motore (termico) più potente che è quello Mercedes naturalmente. Ferrari rientra tristemente in questo range e, sottolineo tristemente, perché sebbene la Rossa potrà essere patrocinata dai vantaggi dell’utilizzo di questa diavoleria regolamentare e, nonostante da molti tutto ciò venga preso come una vittoria, di fatto ritengo che non c’è nulla di cui essere felice; non c’è niente da festeggiare qui! Per quale motivo la Ferrari, da quasi vent’anni ormai, deve sempre inseguire? Come mai è sempre in affanno e, ad ogni mondiale, si ritrova con questo o con quell’handicap? L’ADUO è in questo particolare frangente una sconfitta e non una vittoria, un’umiliazione e non un orgoglio di cui vantarsi.

Sconfitta perché la Scuderia più blasonata del mondo, che nasce innanzitutto come costruttore di motori, si ritrova in pesante ritardo in un regolamento in cui il motore è tutto; soprattutto in questa fase iniziale. Sconfitta perché l’attuale Presidente aveva annunciato con quattro anni di anticipo, che la sua squadra avrebbe puntato tutto su questa tipologia di nuove motorizzazioni e, l’unica promessa vera invece che ha saputo mantenere, assieme al suo braccio destro Vigna, è stata quella di dissacrare definitivamente il marchio del cavallino rampante sfornando la prima Ferrari full electric. Perché già la “Purosangue” gridava vendetta, visto che un modello SUV andava a colpire nei testicoli questo Cavallino che di rampante ha sempre meno, ora con la produzione della “Luce”, il leggendario quadrupede è stato definitivamente azzoppato e, sebbene i mercati potranno anche dare ragione ai vertici dirigenziali della Rossa (ed è tutto da dimostrare), questo tipo di auto ha violato ogni principio narrativo della storia della Ferrari.

Oltre al danno v’è anche la beffa, riguardo a questo regolamento, perché se Mercedes è il riferimento, quando invece lo sarebbe dovuto essere stato la Ferrari, chi non riceverà l’ADUO è la Red Bull la quale come squadra tutto è sempre stata tranne che costruttrice di motori. Invece i bibitari ai nastri di partenza si sono presentati con un motore di poco meno potente rispetto a quello di riferimento e, di sicuro più potente di quello Rosso, che ribadisco per l’ennesima volta, sarebbe dovuto essere stato il riferimento di quest’anno. Oltretutto questo ritardo prestazionale Ferrari rischia di pagarlo salato non solo in pista, dal punto di vista cronometrico, bensì anche e soprattutto dal punto di vista politico. Questa F1 è in continuo mutamento e, sebbene il Sistema sia corso ai ripari dopo il disastro dei primi tre GP ciò non toglie che questa F1, così com’è stata concepita, è sbagliata dal punto di vista dello spirito della F1 stessa. Ciò detto si vuole, da parte soprattutto di Liberty Media per “il bene dello sport” (sigh!), un cambiamento delle attuali motorizzazioni sbilanciando il rapporto di potenza verso l’endotermico (il famoso “sessanta – quaranta”). Del resto il buon Verstappen proprio in Canada ha tuonato, dicendo che se queste motorizzazioni non sarebbero cambiate, sarebbe pronto a salutare baracca e burattini. Dov’è dunque il problema per Ferrari? Ebbene se questo cambio nel rapporto di potenza venisse confermato, è naturale che tutte le squadre dovrebbero mettere mano al motore, anche coloro le quali non hanno diritto all’ADUO, quindi non sta scritto da nessuna parte che i motori più potenti divengano meno prestazionali. Anzi il fatto che Toto si sia dichiarato favorevole a questo cambiamento (assieme a Red Bull!), la dice lunga sulla loro sicurezza in merito a questi cambiamenti. Ferrari cosi (assieme ad AUDI la quale è stata la prima ad opporsi a questi cambiamenti) si ritroverebbe punto e accapo e con problemi non da poco, visto e considerato, che andrebbe a spendere risorse per migliorare un motore che poi in seguito dovrebbe essere nuovamente cambiato. A furia di essere ripetitivo e noioso, ritorno al quesito iniziale: cosa ci fa Ferrari ad inseguire? Per il GP di Montecarlo dunque si dovranno sciogliere un po di nodi e, la tragedia, non è detto che tutto verrà risolto come ci viene raccontato.

A proposito di GP di Montecarlo, la FIA nella sua infinita saggezza, annuncia che per le stradine del principato non farà usare, per motivi di sicurezza naturalmente, l’aerodinamica attiva e, i motori saranno castrati energeticamente parlando. La tristezza di questi regolamenti la si evince anche in queste azioni, perché chi lo ha concepito pretende di avere la botte piena e la moglie ubriaca a tutti i costi. Si pretende di correre con questo tipo di regolamento che viola in ogni punto l’essenza delle corse stesse e, nel contempo, si pretende di girare in circuiti che sono palesemente obsoleti per questo tipo di vetture. Non solo questo infatti, perché sono così tronfi da rinnovarlo addirittura fino alla notte dei tempi… l’importante è alternare SPA – Franchorchamps! La potenza di questi motori, unita all’aerodinamica di queste vetture, è stata ritenuta troppo pericolosa per la pista che verrà affrontata in questo weekend, perciò meglio tagliare tutto, tanto (citando un noto professionista del settore) “nessuno se ne accorge se le macchine vanno più lente”.

Intanto per il GP di domenica vengono date per favorite due squadre in particolare, McLaren e Ferrari. Detto che i papaya hanno una vettura molto agile che si sposa bene con le curve del principato, oltre che la PU più potente, sta di fatto che a leggere i pronostici sembra che Ferrari abbia concepito l’attuale SF-26 esclusivamente per un unico appuntamento, considerando il suo famoso turbo più piccolo. Detto che LeClerc renderà l’anima se necessario nel suo GP di casa, vero è che non riesco proprio ad immaginare la coppia Mercedes e, soprattutto Verstappen, dei meri spettatori. Allo stato attuale, quello di Montecarlo, potrebbe essere l’unica vera ghiotta occasione per la Ferrari di Vasseur di centrare l’obiettivo principale, fornendo all’intera squadra una iniezione motivazionale non indifferente, eppure non bisogna dimenticare, oltre alle già citate McLaren, che uno come Russell allo stato attuale ha ben poco da perdere e, ciò lo rende pericoloso non poco. In quelle strade cosi strette l’esperienza la fa da padrona ed in questo momento l’irruenza mostrata da Kimi, è il suo talento e la sua maledizione. Uno zero potrebbe riaprire in un amen il mondiale (non che ora sia chiuso!), perciò sarà interessante vedere questa prova di maturità, come e se verrà superata dall’italiano. Cosi come Verstappen cercherà riscatto, indipendentemente dalla sua vettura e dalle minacce che urla un GP si e l’altro pure, al fine di dimostrare (ancora deve dimostrare?) alla F1, che hanno bisogno eccome di uno come lui.

Buon GP di Montecarlo a tutti.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI CANADA 2026

Ad un occhio allenato, esperto o anche semplicemente abituato a vedere decine e decine di layout diversi, il Gilles Villeneuve di Montreal non sembra dare molti spunti. In fondo, si tratta di un lungo rettilineo con qualche curva di raccordo.

Mi rendo conto che con questo giudizio si potrebbe smontare l’intera storia del motorsport in circuito ma l’appassionato, che auspicabilmente dedica qualche minuto alla lettura di queste righe, spero potrà comprenderne il senso.

Il punto più famoso del circuito infatti non è una curva, come accade in genere ai circuiti storici, ma il muretto esterno alla chicane di entrata nel piccolo rettilineo dell’arrivo, il famoso “muro dei campioni”, che tante sofferenze ha fatto patire ai tifosi di questo o quell’altro pilota nel corso degli ultimi quarant’anni.

A causa di ciò, viene spesso usata, e non a torto, l’espressione “Stop&Go” per definirne sinteticamente le caratteristiche.

Ebbene, in tale contesto ci si aspetterebbe ogni volta un Gran Premio noioso con al massimo qualche tentativo di sorpasso nella frenata del tornantino o in fondo al rettilineo prima della chicane (essendo il muro dei campioni, per l’appunto, il babau che mette strizza in questi tentativi). E ogni volta, invece, si rimane stupiti dalle lotte e dai colpi di scena, dai sorpassi e dalle folli corse, dalla tensione e dal meteo ballerino.

Ben venga, dunque, Montreal!

Anche questo 2026 ci ha riservato un bellissimo spettacolo.

Si diceva del meteo ballerino: qualcuno ne sa approfittare, come Jenson Button in occasione della sua epica vittoria del 2011, e qualcun altro no, come i nostri beniamini di McLaren Lando Norris e Oscar Piastri.

Le risate di Hamilton e Verstappen a proposito del clamoroso errore di valutazione dei papaya nel retropodio dopo il GP, non sono state molto eleganti, ne convengo, ma danno la misura di quanto sia facile passare da genio a fesso (e viceversa) in Formula 1.

Naturalmente, prima di esser preso per un sempliciotto pure io, non mi riferisco all’errore in sé. Quello ci può stare. Piove, non piove, m’ama non m’ama: chi può dirlo? Metto le intermedie e se piove sono un genio – ci può stare, no?

L’errore clamoroso, a mio opinabilissimo parere, è relativo alla mancanza di valutazione degli scenari a disposizione. Com’è possibile che migliaia di intelligentissimi ingegneri (da Stella in giù) non abbiano pensato a mettere le intermedie solo su UNA delle due vetture a disposizione?

A me non pare molto difficile come ragionamento ma forse mi sopravvaluto.

Tanto più che Norris, nella garetta del giorno prima, aveva dimostrato che a livello di ritmo avrebbe potuto dire la sua contro Mercedes e partendo dalla terza casella, con i probabili scorni tra i due argentati, le possibilità di approfittarne erano molteplici.

Vuoi scommettere sulla pioggia? Fallo con Piastri. Ogni scenario che mi viene in mente in cui è solo Piastri a partire con le intermedie e poi piove vede McLaren diventare immediatamente favorita per la vittoria. Se la gara sarà tutta bagnata allora, ovviamente, sarebbe proprio Piastri il più probabile vincitore. Se la gara andrà ad asciugarsi il buon Oscar potrebbe giocarsela oppure favorire il ritorno di Norris. Oppure il contrario. In ogni caso, differenziare la scelta di mescola sui due piloti era, in ambito di “scommessa” l’unica sensata.

Quindi un bel 3 ai papaya non lo leva nessuno.

Tolto questo macigno dalla scarpa, non posso fare a meno di tornare sulla spettacolarità del GP del Canada che per gran parte del suo svolgimento ci ha tenuto col fiato sospeso in molte delle sue sotto-corse, per così dire.

ANTONELLI – 10

Il buon Andrea Kimi da Bologna continua a stupire. In queste righe molto post-GP non c’è bisogno di sottolineare gli aspetti statistici che lo riguardano e che i commentatori amano esaltare in questi giorni. Anche perché la stagione è lunga e se la famosa dea è bendata un motivo c’è. Quindi occorre cautela. Quello che invece a me piace esaltare è che il nostro beniamino si è scontrato con un Russell ai suoi massimi livelli. Già nel commento allo scorso GP rilevavo la maggior velocità del nostro a più o meno pari condizioni (a differenza dei GP precedenti) con il suo maggior rivale in questa fase del campionato. Ma a Montreal Russell è sempre stato nel suo ambiente naturale, per così dire. Tant’è che la pole non gli è sfuggita (anche la mini-pole se è per questo). Quindi la prova che il nostro beniamino aveva davanti era assai ardua. Ed è qui che Kimi soddisfa le nostre aspettative: in gara ne aveva di più.

Da questo week end ci arriva la conferma ulteriore, se mai ce ne fosse bisogno, della sua velocità in gara ma, soprattutto e con piacevole sorpresa, ci arriva anche un messaggio forte su un aspetto non del tutto secondario per un pilota di Formula 1: il carattere.

This kid has guts, uh?

Sì, il ragazzo ha fegato da vendere. Russell, al suo meglio in stagione finalmente, usa tutti i trucchi del mestiere: traiettorie, frenate, cattiverie, sportellate, piede pesante e piede leggero sapientemente dosati. Nella garetta (ancora una volta dimostratasi un’inutile eiaculatio precox) l’atteggiamento paga ma solo grazie alla breve distanza da percorrere. Quando le cose diventano serie, alla domenica, Kimi ha già imparato e sa cosa deve fare. La pressione che mette su Russel, ribadisco al suo meglio, è da annali della Formula 1. Non ho memoria di un giro in cui sia stato sopra il secondo di distacco. Errorini qui e là da parte di entrambi ci sono stati ma non sono stati errori di guida, sia chiaro. Questo è il sale della Formula 1: la tensione.

Facile, col senno di poi, pensare che il nostro avrebbe vinto anche senza la sfortunata rottura che ha messo fuorigioco Giorgino. Ebbene sì, lo dico anche io: avrebbe vinto comunque e se Russell fosse rimasto in pista questa vittoria sarebbe stata ancora più epica.

Non è sfuggito a nessuno il fastest lap siglato all’ultimo giro: lo interpreto come un omaggio a Max Verstappen, suo faro e per certi versi guida a giudicare da quanto lo ha marcato a uomo l’anno scorso. Bene così, nevvero?

(Quanto a RUSSELL – 9 con rimpianto – mi limito a citare Seneca: Animum debes mutare, non caelum)

HAMILTON – 9 ½

Continuiamo pure con il latino: gaudeamus igitur! A Montreal si materializza all’improvviso un Lewis di altri tempi, capace di sfoderare velocità, ritmo e aggressività come ai bei tempi. Varie cose stupiscono. Sembrava, dopo le prime due gare incoraggianti, che il nostro avesse ripreso la malinconica china del 2025, perdendo decimi su decimi da Leclerc e gestendo gare anonime. Invece a Montreal non solo va forte ma per la prima volta da quando è in Ferrari si permette pure di surclassare Leclerc in ogni parametro di valutazione. Il voto sarebbe da 10 se non fosse per un erroraccio intorno al 30° giro che gli fa perdere 4 secondi e, chissà, l’occasione di provare a impensierire Antonelli. Infatti nella seconda parte di gara è l’unico ad avere, udite udite, lo stesso ritmo del vincitore. Uguale uguale, eh. Si dirà che Antonelli ha gestito ma a guardare i crono, lasciate che lo dica, neanche poi tantissimo. Il ritmo è l’altra cosa stupefacente della gara di Hamilton, nonché incredibilmente incoraggiante per le ambizioni Ferrari. In un circuito in teoria molto sfavorevole al cavallino a causa del debito di cavalli della sua power unit il ritmo mostrato da Hamilton ha dell’incredibile. Leclerc era mezzo secondo più lento, in media. Lo strepitoso recupero su Verstappen (ad un certo punto era a oltre 9 secondi) con tanto di duello d’altri tempi finale, è lì a dimostrarlo.

La consapevolezza che tutto nasca, parole sue, dal non aver provato al simulatore ma dall’aver settato la macchina in pista alla vecchia maniera, mi genera un po’ di perplessità. Darei più credito a questa smargiassata se ci fossimo trovati in un week end “normale” in cui con tre sessioni di prove libere a disposizione il nostro si mette a settare la macchina basandosi solo sulle sensazioni procurategli dal suo fondoschiena. Qui, invece, di sessioni libere ce n’è stata una sola e, inoltre, il meteo è cambiato radicalmente da un giorno all’altro.

Sarà dunque vero?

Di certo c’è l’enorme divario patito da Leclerc nei suoi confronti che deve dare molto da pensare a tutto il reparto ingegneristico.

Dopodiché c’è il fatto che in Canada Lewis è sempre stato un drago e, al contrario, Charles non è mai stato… Charles! C’è che Charles si è trovato in bagarre con Hadjar (ottimo ma comunque più lento) per quasi tutta la gara. C’è da supporre anche che in realtà l’assetto di base è stato comunque fatto al simulatore e che quindi forse i vanti di Lewis hanno poca aderenza alla realtà. C’è anche la possibilità che le due macchine avessero un assetto diverso proprio in funzione della difficile previsione meteo: magari è stato favorito da quello.

Rimane però il fatto: Lewis è andato come un treno e tutti (tra diretti interessati, leggi Vasseur, e commentatori), in buona fede o meno, confermano che il non aver usato il simulatore ha davvero influito su questa straordinaria performance. Mi piace l’idea per il romanticismo implicito che comporta. Ma aspetterei prima di lanciarmi in considerazioni luddiste.

Quel che è interessante, di questa prestazione, è capire se si tratta di un raggio di sole che illumina per un momento un malinconico fine di carriera oppure se è qualcosa di più. Staremo a vedere.

VERSTAPPEN – 9

Non appena la macchina si dimostra competitiva il buon Max, a proposito di Seneca, si rianima e sfodera prestazioni da par suo. In Canada è un martello capace di massimizzare all’estremo il pacchetto che ha a disposizione. RBR, dopo il già buon recupero visto a Miami, qui pare più solida grazie anche al sorprendente motore che hanno a disposizione. Tant’è che anche Hadjar, che a Miami aveva deluso parecchio, è andato fortissimo. Il nostro buon Max conduce una gara perfetta sulla quale, strano a dirsi, non c’è molto da dire nel senso che non si è mai trovato in duelli particolari, a differenza di tutti gli altri, o in situazioni di particolare tensione. Tuttavia, nella sua linearità, la sua gara ci dimostra che il piede è sempre quello. Ed è proprio questo consueto piede pesante che esalta ancora di più il ritorno di Hamilton: il duello tra i due è stato tesissimo e bellissimo. Ah! Le corse!

LECLERC – 6

A Montreal vediamo un Charles insolitamente opaco: poco veloce, poco “ritmico”, falloso (troppi errori ed errorini), e persino non del tutto a suo agio nei sorpassi, il che è tutto dire visto di chi stiamo parlando. A colpire più di tutto, ovviamente, è il distacco siderale patito da Hamilton in gara. Sia come velocità che come ritmo era lontanissimo dal compagno di squadra. Il discorso sul simulatore andrebbe fatto in modo specularmente negativo? Non lo sapremo almeno fino a Barcellona perché il prossimo a Montecarlo non sarà certo un GP che potrà dire molto dal punto di vista tecnico (incrociando opportunamente le dita, va da sé). Nonostante tutto, il disastro papaya, la rottura di Russell e l’irruenza di Hadjar lo piazzano in una posizione insperata il che rende meno amaro un week end difficilissimo per lui.

HADJAR – 7

Avrei dato voti anche più alti ma il nostro buon Isack si lascia prendere un po’ troppo dall’entusiasmo nella parte finale della gara e commette errori di irruenza poco perdonabili. Poco perdonabili non solo dal sottoscritto, viste le penalità che ha preso, perché, come ha dimostrato Max, in Canada la macchina c’era per stare davanti e avrei avuto piacere di vederlo duellare con il suo caposquadra anziché con lo spento Charles di oggi. Grave, in particolare, il momento in cui cambia improvvisamente traiettoria per difendersi da Charles sul rettilineo è una cosa che non si può vedere nella Formula 1 di oggi. Dovrebbe riguardarsi le difese di Max su Lewis negli stessi punti e capire che la cosa si può fare, certo, ma cum grano salis.

COLAPINTO ­– 8 ½

Non si è mai visto durante il GP ed è questo, paradossalmente, il suo maggior merito. Il significato è che ovviamente non andava abbastanza veloce per stare con i primi ma, per converso, che andava molto più veloce dei “secondi”. Oltre alla performance in qualifica, ove per il secondo GP consecutivo asfalta sorprendentemente Gasly, è la performance in gara a rendergli onore. Come detto poc’anzi non essendosi mai visto il voto è una deduzione dalla tabella dei crono. Ma sapete cosa vi dico? Bene così! E bravo Franco.

LAWSON GASLY SAINZ BEARMAN – tutti a 7

Non è facile giudicare quando le telecamere, giustamente, si soffermano sulla bella tensione generata dalle prime posizioni. Il 7 è quindi di fiducia per tutti gli altri piloti giunti a punti. Con qualche distinguo. Lawson capitalizza bene in gara ma in qualifica è stato surclassato dal prossimo wunderkid Lindblad. Gasly deve farsi qualche domanda su cosa sta sbagliando perché i distacchi da Colapinto sono stati imbarazzanti. Sainz invece è come al solito capace di cavare sangue da una rapa. Infine Bearman, con una Haas assai deludente, continua nel lavoro di demolizione di Ocon.

NOTE DI MERITO

Lindblad in SQ, garetta e qualifiche ufficiali è stato strepitoso. Peccato per il problema al cambio che non l’ha fatto nemmeno partire (peraltro un po’ strano il comportamento dei commissari nella gestione del suo problema al via)

Alonso fino alla rottura (problemi al sedile, dicunt) non stava andando affatto male.

Perez sta dimostrando, nel confronto relativo con Bottas, di essere tutt’altro che il bollito che pensavamo (anche il sottoscritto). Non si è ben capito se la rottura della sospensione si stata di natura strutturale oppure se poco prima aveva toccato il muro: le immagini sono state inquietanti. Oppure, il che non è uguale sia ben inteso, Bottas è ancora più bollito di quanto già non pensassimo (compreso il sottoscritto).

NOTE DI DEMERITO

Stroll: che ve lo dico a fare?

Piastri, al netto della scommessa persa con le intermedie all’inizio, si è visto in netta difficoltà: il suo tentativo di recupero è stato incerto e falloso e con errori anche marchiani (vedi l’autoscontro che ha messo fuori l’incolpevole Albon). Tutto questo mentre contemporaneamente Norris saliva veloce e pulito nelle posizioni che contavano prima di arrendersi per un problema. Mah.

 

Ci vediamo a Montecarlo!

 

BASTIAN CONTRARIO (V): Povera marmotta

Tempo fa fu dedicata una canzone ad un povero gabbiano, non vedo perché io allora non possa dedicare, un intero titolo del mio “Bastian Contrario”, a quella povera marmotta che è stata frullata da una monoposto di F1. Di fatto pensavo durante l’accaduto che nella F1 odierna perbenista, green e, cosi attenta a tanti argomenti che riguardano il sociale, nessuno si sia indignato più di tanto per quella povera bestiola. Nella F1 iper sensibile alla sicurezza, fa un po’ specie vedere sfrecciare una monoposto di qualche quintale di peso, a più di duecento orari e, beccare una marmotta di svariati kilogrammi che attraversa la pista incurante del pericolo. Immagino che l’anno prossimo, tra i tanti segnali (quest’anno vanno di moda quelli luminosi), metteranno anche quello di “transito animali autoctoni”.

Il GP del Canada è stato una carneficina di fatto e, un altro che ha finito per essere frullato dalle prestazioni monstre del compagno di squadra, come la povera marmotta, è stato George Russell il quale dopo quanto gli è successo domenica scorsa, è meglio che prenoti subito una seduta dallo stesso mental coach che ha recuperato l’anno scorso l’attuale campione del mondo (infatti Norris quando era sul motorino, dopo il ritiro, se la rideva alla grande!). Proprio la settimana scorsa ne “Il punto della redazione” avevo scritto che, il GP del Canada, avrebbe dato il via a quella serie di appuntamenti in cui ogni gara sarebbe stata valida affinché i due della Mercedes si sarebbero toccati. Mi piacerebbe vantarmi di essere un fenomeno o, addirittura avere l’ardire di affermare che ci capisco qualcosa di F1, invece basta usare un po’ di logica per capire che, quanto abbiamo visto nel weekend canadese, era solo questione di tempo, di quando e non di se. La reazione di Russell è stata puntuale, inevitabile e doverosa e, sebbene la brevità dell’inutile Sprint Race gli ha fatto avere ragione del so compagno, il quale da par suo proprio al sabato ha mostrato tutto il suo talento e tutta la sua inesperienza, è anche vero che la gara della domenica è ben altro animale, ed infatti povera marmotta Russell. Ciò che mi sorprende di quanto visto nel GP scorso non è dunque la reazione dell’inglese della Mercedes, scontata appunto, quanto il modo di come il nostro connazionale ha reagito all’attacco del compagno. Kimi Antonelli è pilota con la P maiuscola, pura guida, pura furia, totalmente concentrato sull’obiettivo che non è tanto quello di superare chi ha davanti, quanto di demolirlo mentalmente con quegli attacchi sfiancanti, giro dopo giro. L’italiano non è mai andato oltre il secondo di distacco, ed era palese che fosse più veloce dell’inglese il quale si trovava su una pista ad egli congeniale (!). Se la Sprint Race era troppo corta per l’irruenza di Antonelli, è anche vero che questa inutile gara ha avuto il pregio (se cosi possiamo chiamarlo) di svelare le carte a Kimi su come si sarebbe comportato il compagno curva dopo curva. Basterebbe solo questo, come motivo, per eliminare questo obbrobrioso format che altro non fa che spoilerare tutto lo spettacolo che uno dovrebbe vedere la domenica, intanto il diciannovenne ha fatto tesoro di quanto accaduto al sabato, ed è stato un segugio in continua caccia della povera marmotta Russell. Chi ci dice che l’inglese abbia rotto anche a causa del fatto che abbia dovuto spingere come un matto per quasi mezza gara? La verità è una sola e cioè che la nostra marmotta credeva di avere a che fare con un cucciolo, veloce, cattivo, comunque cucciolo. Invece Andrea Kimi sta spiazzando tutti, sia dentro che fuori pista, perché qui non si parla solamente di tenuta in gara bensì di tenuta mentale, perché piaccia o meno George Russell è un top driver che ha bastonato fino all’altro ieri un certo Hamilton a casa sua. Di fatto siamo d’innanzi alla presenza di un potenziale fenomeno generazionale paragonabile, in termini di talento, al suo grande amico Verstappen. Paragone azzardato è vero, eppure lo stesso Max vinse alla sua prima apparizione in Red Bull, proprio come ora Kimi vince a nastro con una Mercedes competitiva tra le mani.

A proposito di auto competitiva, è importante ricordare che nessun campione è divenuto tale senza una vettura forte e, che quindi gli consentisse di giocarsela. Affermo questo perché una delle critiche che piovono addosso al nostro connazionale, è perché se riesce a fare quello che fa è solo grazie alla sua W17. Che l’attuale Mercedes sia destinata a dominare in lungo ed in largo (anche grazie ai suicidi della McLaren), non lo scopriamo ora solo che è importante capire che non era affatto scontato che Kimi assumesse questo atteggiamento cosi sfrontato e, agonisticamente spietato. Questo doveva essere l’anno della marmotta, pardon di Russell, ed invece ora si ritrova con più di quaranta punti di ritardo dal compagno, uno zero in casella e, uno psichiatra che lo attende. Il rosario che ha recitato, immediatamente dopo l’incidente, la dice lunga sulla sua attuale tenuta mentale perché giustifico senza remore il fatto che abbia lanciato i pezzi della sua W-17 in pista, decisamente sono poco incline a seguirlo sulla linea del piangersi addosso e, addirittura ad invocare la sfortuna dell’uno e la fortuna dell’altro. Con un atteggiamento del genere, accusando a denti stretti persino la squadra, non so quanta strada possa fare specie con un Toto che, indipendentemente dalle dichiarazioni di circostanza, non ha occhi che per il suo pupillo che si è cresciuto. Perché diciamoci la verità: se dovesse vincere Russell, questo mondiale elettrificato, avrebbe ragione del fatto che Russell lo ha fatto crescere nel suo vivaio, mentre se vincesse l’italiano avrebbe ragione due volte, perché non solo lo ha letteralmente cresciuto, addirittura sarebbe la sua rivalsa personale di fronte a tutto il mondo che gli dava del pazzo quando ha deciso di metterlo al posto di Hamilton. Il mondiale è ancora troppo lungo per cantare vittoria e, se la storia antica ci insegna (ricordate Alonso in Ferrari con più di quaranta punti di vantaggio su Vettel?) e, quella più recente ci ricorda continuamente (chiedere a Piastri che tra le altre cose sembra la brutta copia del pilota del 2025), i giochi saranno chiusi solo quando saranno chiusi. Con quaranta e rotti punti di vantaggio sul diretto inseguitore, la logica ci dice che ora Kimi potrà scendere in pista più rilassato, solo che se il nostro connazionale avesse questa mentalità “da Professore”, dubito che sarebbe cosi talentuoso. Di fatto il vero problema di Toto (ad avercene di questi problemi!) sarà quello di tenere le briglie tese col suo cavallo di razza, perché indipendentemente dal talento e dalla velocità, l’esperienza è sempre quella di un rookie.

Chi invece esperienza ne ha da vendere, ed anzi è stato chiamato in Ferrari proprio per questo, al fine di riportare il mondiale a Maranello, è Lewis Hamilton il quale per una volta ha fatto il LeClerc della situazione e, di rimando, il nostro monegasco si è calato nel ruolo dell’Hamilton di turno. Certo le combinazioni ci sono state tutte, con una pista mai digerita dal principino e, dal fatto che il nostro campione del mondo ha deciso di evitare come la peste il simulatore, solo mi chiedo se questo è stato appunto il frutto di un insieme di circostanze oppure sarà un nuovo trend? Povera marmotta LeClerc, posso solo immaginare come possa sentirsi dentro visto che sta sbattendo da otto anni in una squadra che cambia Team Principal come fossero figurine di calciatori e, nel contempo deve vedere un ragazzino che da poco ha conseguito licenza superiore e patente di guida, che non solo tra breve lo raggiungerà per numero di vittorie, addirittura si sta già giocando il mondiale. Eppure mentre viene magnificato l’operato di Hamilton, che altro non dovrebbe essere la normalità per quanto visto in Canada (quando manca l’uno c’è l’atro, proprio come quando avevamo la coppia più forte del mondiale prima di sbattere fuori Carlito!), mi chiedo fino a che punto sia giustificabile la nostra povera marmotta rossa. Ce lo vedete Verstappen stare otto lunghi anni in Red Bull con solo otto vittorie? Appunto. Quando sarà possibile scoprire completamente tutte le carte, ed iniziare a ritenere anche lo stesso Charles responsabile di tutto quello che sta accadendo in Ferrari oggigiorno? Aggiungo che se quanto visto domenica scorsa, divenisse la routine (con Hamilton che ci prende gusto, fino ad arrivare a vincere), allora altro che povera marmotta caro Charles.

Vito Quaranta

ANTONELLI INFILA LA QUARTA IN CANADA. RUSSELL SFORTUNATO.

La F1 si presenta in Canada per il secondo GP in quasi due mesi. E, come nella scorsa gara corsa in terra nord-americana, c’è la garetta. Dalla quale emergono le prime scintille fra i due alfieri Mercedes, che si giocheranno questo mondiale.

Un George Russell più deciso che mai, mette a segno due pole e la vittoria nella sprint, con Andrea da Casalecchio di Reno staccato di 68 millesimi in entrambe le qualifiche, e terzo dopo due attacchi aggressivi andati a vuoto, perchè per l’altro stargli davanti era questione di vita o di morte, e col cavolo che gli rende la vita facile.

L’italiano è anche troppo arrabbiato, e interviene pure Toto a dirgli di smetterla di lamentarsi, mentre l’inglese sostiene che dall’esterno non si supera, lo sanno tutti. Lui è troppo giovane, e non sa.

Al momento di partire, piove leggermente. E ci sono 12 gradi. E le due McLaren tentano il colpaccio mettendo le gomme intermedie. Scelta strana, perchè la pista sembra asciutta.

Si accendono i semafori… e non si spengono, perchè Linblad non riesce a mettere la prima. Si fa quindi un giro di formazione in più. Piastri si lamenta perchè la pista è asciutta, ma dai box gli dicono che quelli con le slick non avranno temperatura nelle gomme.

Non fanno in tempo a spostare la macchina di Lindblad, e così viene fatto un terzo giro di ricognizione.

Poi i semafori finalmente si spengono, e Norris brucia tutti, ma le sue gomme durano solo due giri, e sia lui che Piastri devono rientrare per montare le slick. Come volevasi dimostrare.

Antonelli, invece, parte bene per la prima volta durante questa stagione, e supera Russell, portandosi così in testa. Dietro le due Mercedes ci sono Hamilton e Verstappen.

Al giro 7 Russell attacca di sorpresa Antonelli sull’ultimo rettilineo. Il bolognese blocca e quasi lo tampona, andando dritto alla chicane. Poco dopo, Verstappen supera Hamilton.

Al giro 14, Antonelli supera Russell, che va lungo al tornantino. ma George si riprende subito la posizione.

Di nuovo, al giro 18 Russell va lungo al tornantino, Andrea lo affianca sul rettilineo successivo ma poi si accoda alla chicane. E’ abbastanza evidente che l’italiano sia più veloce, e sembra stia solo aspettando l’errore del compagno di squadra.

Al giro 23, ancora George sbaglia al tornantino, e questa volta il bolognese non lo perdona, superandolo alla fine dell’ultimo rettilineo. Il distacco sale immediatamente oltre al secondo, ma un suo errore sempre al tornantino permette a Russell di affiancarlo. I due arrivano alla chicane assieme, con Antonelli davanti, ma viene spinto fuori, e la taglia, dovendo poi ridare la prima posizione.

Ma al giro 31 la sfortuna si accanisce contro Russell. Il suo motore si ammutolisce e deve ritirarsi. Esce la Virual Safety Car e i primi ne approfittano per cambiare le gomme. A questo punto, Verstappen è secondo e Hamilton terzo.

Al giro 40, Leclerc si prende la quarta posizione dopo una lotta intensa con Hadjar. Nello stesso giro si ritira Norris, sprofondato nelle retrovie. In questo momento, il più veloce in pista è Hamilton, mentre Antonelli perde quasi 3 secondi nel doppiaggio di Ocon e Perez, in lotta fra loro.

Dopo qualche Virtual Safety Car poco comprensibile, gli ultimi giri vivono nel duello per la seconda posizione fra Hamilton e Verstappen. L’inglese riesce a passare al giro 62, ovviamente non senza difficultà.

Finisce così con Antonelli alla quarta vittoria consecutiva, con tanto di giro veloce all’ultima tornata, davanti ad Hamilton, Verstappen, Leclerc, molto in difficoltà oggi, Hadjar, Colapinto (bellissima prestazione, la sua), Lawson, Gasly, Sainz e Bearman.

Ora si va a Monaco, la pista per la quale la Ferrari ha progettato il motore di quest’anno. Magari la vittoria si sposta solo di una quarantina di km, chissà.

P.S. Ora possiamo preparare i pop-corn, perchè i due della Mercedes se le daranno di santa ragione fino alla fine. Come Rosberg e Hamilton, con la differenza che qui c’è una certa distanza di età e aspettative. E sarà probabilmente una cosa molto diversa. Lo si è visto oggi, perchè Andrea in più di un’occasione poteva forzare il sorpasso e non l’ha fatto.

P.S. 2 Vedremo se anche in Mercedes applicheranno le papaya rules, compensando il povero George nella prossima gara. 

P.S. 3 Intanto, l’inglese invoca la sfortuna facendo la lista degli eventi negativi, fra i quali la bandiera rossa in Q1 a Melbourne, che ha permesso ad Antonelli di non partire ultimo. Già non va bene invocare la sfortuna, se poi si tira in ballo la fortuna degli altri è ancora peggio.

P.S. 4 L’ultima volta che una squadra di vertice ha montato gomme da bagnato con pista asciutta è stato in Malesia nel 2009. E Andrea Stella era al muretto anche in quella occasione. 

P.S. 5 In settimana il TP di Maranello ha dichiarato che hanno scelto deliberatamente un turbo piccolo perchè “è meglio guadagnare 5 posizioni in partenza che perdere un decimo al giro”. Mi chiedo se prima di parlare pensi a quello che dice, perchè se da un punto di vista matematico l’affermazione può avere un senso (5 posizioni possono valere più di 5 secondi persi in un GP di 50 giri), anche chi, come me, si occupa di tutt’altro può arrivare a capire che stai confrontando un vantaggio del tutto teorico con uno certo. Nessuno garantisce che le partenze vadano sempre bene, soprattutto se di mezzo c’è la FIA, mentre i 30 cv in meno te li tieni per tutta la stagione. 

P.S. 6 facendo un rapido calcolo, il record di 21 anni fra il 1979 e il 2000 verrà molto probabilmente battuto. Ma già ora è peggio, perchè il mondiale costruttori fu vinto nel 1982 e rivinto nel 1999, 17 anni dopo. L’ultimo mondiale costruttori a Maranello ci è arrivato nel 2008. Più 17 fa 2025. E saranno 18, certamente.

P.S 7. dopo la gara di oggi, si dirà che le macchine vanno veloci come prima, che le gare sono entusiasmanti, ecc. ecc. Come volevasi dimostrare. Il fatto che una squadra domini in lungo e in largo non importa, perchè c’è lotta fra i due piloti e a vincere è il baby-fenomeno. In definitiva, non è tanto diverso da quello che è accaduto nel 1984 e nel 1988.

P.S. 8 Giovedì quelli di F1 TV facevano gli spiritosi cronometrando il tempo impiegato dalla marmotta ad attraversare la pista. Il giorno dopo, la stessa marmotta ha fatto una pessima fine. Sarebbe meglio non scherzare su queste cose perchè c’è qualcuno che ci ha quasi rimesso le penne per un animale che gli attraversato la pista. 

P.S. 9 Sabato 6 giugno alle ore 15, al Centro di Lettura “L’isola del tesoro” a Trebbo di Reno, presenterò il libro “Il mito da rapire. Enzo Ferrari e l’ombra dei sequestri” di Andrea Cordovani, direttore di Autosprint. Ovviamente tutti i frequentatori di questo luogo sono invitati. 

* Immagine in evidenza dal sito www.formula1.com

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