Ad un occhio allenato, esperto o anche semplicemente abituato a vedere decine e decine di layout diversi, il Gilles Villeneuve di Montreal non sembra dare molti spunti. In fondo, si tratta di un lungo rettilineo con qualche curva di raccordo.
Mi rendo conto che con questo giudizio si potrebbe smontare l’intera storia del motorsport in circuito ma l’appassionato, che auspicabilmente dedica qualche minuto alla lettura di queste righe, spero potrà comprenderne il senso.
Il punto più famoso del circuito infatti non è una curva, come accade in genere ai circuiti storici, ma il muretto esterno alla chicane di entrata nel piccolo rettilineo dell’arrivo, il famoso “muro dei campioni”, che tante sofferenze ha fatto patire ai tifosi di questo o quell’altro pilota nel corso degli ultimi quarant’anni.
A causa di ciò, viene spesso usata, e non a torto, l’espressione “Stop&Go” per definirne sinteticamente le caratteristiche.
Ebbene, in tale contesto ci si aspetterebbe ogni volta un Gran Premio noioso con al massimo qualche tentativo di sorpasso nella frenata del tornantino o in fondo al rettilineo prima della chicane (essendo il muro dei campioni, per l’appunto, il babau che mette strizza in questi tentativi). E ogni volta, invece, si rimane stupiti dalle lotte e dai colpi di scena, dai sorpassi e dalle folli corse, dalla tensione e dal meteo ballerino.
Ben venga, dunque, Montreal!
Anche questo 2026 ci ha riservato un bellissimo spettacolo.
Si diceva del meteo ballerino: qualcuno ne sa approfittare, come Jenson Button in occasione della sua epica vittoria del 2011, e qualcun altro no, come i nostri beniamini di McLaren Lando Norris e Oscar Piastri.
Le risate di Hamilton e Verstappen a proposito del clamoroso errore di valutazione dei papaya nel retropodio dopo il GP, non sono state molto eleganti, ne convengo, ma danno la misura di quanto sia facile passare da genio a fesso (e viceversa) in Formula 1.
Naturalmente, prima di esser preso per un sempliciotto pure io, non mi riferisco all’errore in sé. Quello ci può stare. Piove, non piove, m’ama non m’ama: chi può dirlo? Metto le intermedie e se piove sono un genio – ci può stare, no?
L’errore clamoroso, a mio opinabilissimo parere, è relativo alla mancanza di valutazione degli scenari a disposizione. Com’è possibile che migliaia di intelligentissimi ingegneri (da Stella in giù) non abbiano pensato a mettere le intermedie solo su UNA delle due vetture a disposizione?
A me non pare molto difficile come ragionamento ma forse mi sopravvaluto.
Tanto più che Norris, nella garetta del giorno prima, aveva dimostrato che a livello di ritmo avrebbe potuto dire la sua contro Mercedes e partendo dalla terza casella, con i probabili scorni tra i due argentati, le possibilità di approfittarne erano molteplici.
Vuoi scommettere sulla pioggia? Fallo con Piastri. Ogni scenario che mi viene in mente in cui è solo Piastri a partire con le intermedie e poi piove vede McLaren diventare immediatamente favorita per la vittoria. Se la gara sarà tutta bagnata allora, ovviamente, sarebbe proprio Piastri il più probabile vincitore. Se la gara andrà ad asciugarsi il buon Oscar potrebbe giocarsela oppure favorire il ritorno di Norris. Oppure il contrario. In ogni caso, differenziare la scelta di mescola sui due piloti era, in ambito di “scommessa” l’unica sensata.
Quindi un bel 3 ai papaya non lo leva nessuno.
Tolto questo macigno dalla scarpa, non posso fare a meno di tornare sulla spettacolarità del GP del Canada che per gran parte del suo svolgimento ci ha tenuto col fiato sospeso in molte delle sue sotto-corse, per così dire.
ANTONELLI – 10
Il buon Andrea Kimi da Bologna continua a stupire. In queste righe molto post-GP non c’è bisogno di sottolineare gli aspetti statistici che lo riguardano e che i commentatori amano esaltare in questi giorni. Anche perché la stagione è lunga e se la famosa dea è bendata un motivo c’è. Quindi occorre cautela. Quello che invece a me piace esaltare è che il nostro beniamino si è scontrato con un Russell ai suoi massimi livelli. Già nel commento allo scorso GP rilevavo la maggior velocità del nostro a più o meno pari condizioni (a differenza dei GP precedenti) con il suo maggior rivale in questa fase del campionato. Ma a Montreal Russell è sempre stato nel suo ambiente naturale, per così dire. Tant’è che la pole non gli è sfuggita (anche la mini-pole se è per questo). Quindi la prova che il nostro beniamino aveva davanti era assai ardua. Ed è qui che Kimi soddisfa le nostre aspettative: in gara ne aveva di più.
Da questo week end ci arriva la conferma ulteriore, se mai ce ne fosse bisogno, della sua velocità in gara ma, soprattutto e con piacevole sorpresa, ci arriva anche un messaggio forte su un aspetto non del tutto secondario per un pilota di Formula 1: il carattere.
This kid has guts, uh?
Sì, il ragazzo ha fegato da vendere. Russell, al suo meglio in stagione finalmente, usa tutti i trucchi del mestiere: traiettorie, frenate, cattiverie, sportellate, piede pesante e piede leggero sapientemente dosati. Nella garetta (ancora una volta dimostratasi un’inutile eiaculatio precox) l’atteggiamento paga ma solo grazie alla breve distanza da percorrere. Quando le cose diventano serie, alla domenica, Kimi ha già imparato e sa cosa deve fare. La pressione che mette su Russel, ribadisco al suo meglio, è da annali della Formula 1. Non ho memoria di un giro in cui sia stato sopra il secondo di distacco. Errorini qui e là da parte di entrambi ci sono stati ma non sono stati errori di guida, sia chiaro. Questo è il sale della Formula 1: la tensione.
Facile, col senno di poi, pensare che il nostro avrebbe vinto anche senza la sfortunata rottura che ha messo fuorigioco Giorgino. Ebbene sì, lo dico anche io: avrebbe vinto comunque e se Russell fosse rimasto in pista questa vittoria sarebbe stata ancora più epica.
Non è sfuggito a nessuno il fastest lap siglato all’ultimo giro: lo interpreto come un omaggio a Max Verstappen, suo faro e per certi versi guida a giudicare da quanto lo ha marcato a uomo l’anno scorso. Bene così, nevvero?
(Quanto a RUSSELL – 9 con rimpianto – mi limito a citare Seneca: Animum debes mutare, non caelum)
HAMILTON – 9 ½
Continuiamo pure con il latino: gaudeamus igitur! A Montreal si materializza all’improvviso un Lewis di altri tempi, capace di sfoderare velocità, ritmo e aggressività come ai bei tempi. Varie cose stupiscono. Sembrava, dopo le prime due gare incoraggianti, che il nostro avesse ripreso la malinconica china del 2025, perdendo decimi su decimi da Leclerc e gestendo gare anonime. Invece a Montreal non solo va forte ma per la prima volta da quando è in Ferrari si permette pure di surclassare Leclerc in ogni parametro di valutazione. Il voto sarebbe da 10 se non fosse per un erroraccio intorno al 30° giro che gli fa perdere 4 secondi e, chissà, l’occasione di provare a impensierire Antonelli. Infatti nella seconda parte di gara è l’unico ad avere, udite udite, lo stesso ritmo del vincitore. Uguale uguale, eh. Si dirà che Antonelli ha gestito ma a guardare i crono, lasciate che lo dica, neanche poi tantissimo. Il ritmo è l’altra cosa stupefacente della gara di Hamilton, nonché incredibilmente incoraggiante per le ambizioni Ferrari. In un circuito in teoria molto sfavorevole al cavallino a causa del debito di cavalli della sua power unit il ritmo mostrato da Hamilton ha dell’incredibile. Leclerc era mezzo secondo più lento, in media. Lo strepitoso recupero su Verstappen (ad un certo punto era a oltre 9 secondi) con tanto di duello d’altri tempi finale, è lì a dimostrarlo.
La consapevolezza che tutto nasca, parole sue, dal non aver provato al simulatore ma dall’aver settato la macchina in pista alla vecchia maniera, mi genera un po’ di perplessità. Darei più credito a questa smargiassata se ci fossimo trovati in un week end “normale” in cui con tre sessioni di prove libere a disposizione il nostro si mette a settare la macchina basandosi solo sulle sensazioni procurategli dal suo fondoschiena. Qui, invece, di sessioni libere ce n’è stata una sola e, inoltre, il meteo è cambiato radicalmente da un giorno all’altro.
Sarà dunque vero?
Di certo c’è l’enorme divario patito da Leclerc nei suoi confronti che deve dare molto da pensare a tutto il reparto ingegneristico.
Dopodiché c’è il fatto che in Canada Lewis è sempre stato un drago e, al contrario, Charles non è mai stato… Charles! C’è che Charles si è trovato in bagarre con Hadjar (ottimo ma comunque più lento) per quasi tutta la gara. C’è da supporre anche che in realtà l’assetto di base è stato comunque fatto al simulatore e che quindi forse i vanti di Lewis hanno poca aderenza alla realtà. C’è anche la possibilità che le due macchine avessero un assetto diverso proprio in funzione della difficile previsione meteo: magari è stato favorito da quello.
Rimane però il fatto: Lewis è andato come un treno e tutti (tra diretti interessati, leggi Vasseur, e commentatori), in buona fede o meno, confermano che il non aver usato il simulatore ha davvero influito su questa straordinaria performance. Mi piace l’idea per il romanticismo implicito che comporta. Ma aspetterei prima di lanciarmi in considerazioni luddiste.
Quel che è interessante, di questa prestazione, è capire se si tratta di un raggio di sole che illumina per un momento un malinconico fine di carriera oppure se è qualcosa di più. Staremo a vedere.
VERSTAPPEN – 9
Non appena la macchina si dimostra competitiva il buon Max, a proposito di Seneca, si rianima e sfodera prestazioni da par suo. In Canada è un martello capace di massimizzare all’estremo il pacchetto che ha a disposizione. RBR, dopo il già buon recupero visto a Miami, qui pare più solida grazie anche al sorprendente motore che hanno a disposizione. Tant’è che anche Hadjar, che a Miami aveva deluso parecchio, è andato fortissimo. Il nostro buon Max conduce una gara perfetta sulla quale, strano a dirsi, non c’è molto da dire nel senso che non si è mai trovato in duelli particolari, a differenza di tutti gli altri, o in situazioni di particolare tensione. Tuttavia, nella sua linearità, la sua gara ci dimostra che il piede è sempre quello. Ed è proprio questo consueto piede pesante che esalta ancora di più il ritorno di Hamilton: il duello tra i due è stato tesissimo e bellissimo. Ah! Le corse!
LECLERC – 6
A Montreal vediamo un Charles insolitamente opaco: poco veloce, poco “ritmico”, falloso (troppi errori ed errorini), e persino non del tutto a suo agio nei sorpassi, il che è tutto dire visto di chi stiamo parlando. A colpire più di tutto, ovviamente, è il distacco siderale patito da Hamilton in gara. Sia come velocità che come ritmo era lontanissimo dal compagno di squadra. Il discorso sul simulatore andrebbe fatto in modo specularmente negativo? Non lo sapremo almeno fino a Barcellona perché il prossimo a Montecarlo non sarà certo un GP che potrà dire molto dal punto di vista tecnico (incrociando opportunamente le dita, va da sé). Nonostante tutto, il disastro papaya, la rottura di Russell e l’irruenza di Hadjar lo piazzano in una posizione insperata il che rende meno amaro un week end difficilissimo per lui.
HADJAR – 7
Avrei dato voti anche più alti ma il nostro buon Isack si lascia prendere un po’ troppo dall’entusiasmo nella parte finale della gara e commette errori di irruenza poco perdonabili. Poco perdonabili non solo dal sottoscritto, viste le penalità che ha preso, perché, come ha dimostrato Max, in Canada la macchina c’era per stare davanti e avrei avuto piacere di vederlo duellare con il suo caposquadra anziché con lo spento Charles di oggi. Grave, in particolare, il momento in cui cambia improvvisamente traiettoria per difendersi da Charles sul rettilineo è una cosa che non si può vedere nella Formula 1 di oggi. Dovrebbe riguardarsi le difese di Max su Lewis negli stessi punti e capire che la cosa si può fare, certo, ma cum grano salis.
COLAPINTO – 8 ½
Non si è mai visto durante il GP ed è questo, paradossalmente, il suo maggior merito. Il significato è che ovviamente non andava abbastanza veloce per stare con i primi ma, per converso, che andava molto più veloce dei “secondi”. Oltre alla performance in qualifica, ove per il secondo GP consecutivo asfalta sorprendentemente Gasly, è la performance in gara a rendergli onore. Come detto poc’anzi non essendosi mai visto il voto è una deduzione dalla tabella dei crono. Ma sapete cosa vi dico? Bene così! E bravo Franco.
LAWSON GASLY SAINZ BEARMAN – tutti a 7
Non è facile giudicare quando le telecamere, giustamente, si soffermano sulla bella tensione generata dalle prime posizioni. Il 7 è quindi di fiducia per tutti gli altri piloti giunti a punti. Con qualche distinguo. Lawson capitalizza bene in gara ma in qualifica è stato surclassato dal prossimo wunderkid Lindblad. Gasly deve farsi qualche domanda su cosa sta sbagliando perché i distacchi da Colapinto sono stati imbarazzanti. Sainz invece è come al solito capace di cavare sangue da una rapa. Infine Bearman, con una Haas assai deludente, continua nel lavoro di demolizione di Ocon.
NOTE DI MERITO
Lindblad in SQ, garetta e qualifiche ufficiali è stato strepitoso. Peccato per il problema al cambio che non l’ha fatto nemmeno partire (peraltro un po’ strano il comportamento dei commissari nella gestione del suo problema al via)
Alonso fino alla rottura (problemi al sedile, dicunt) non stava andando affatto male.
Perez sta dimostrando, nel confronto relativo con Bottas, di essere tutt’altro che il bollito che pensavamo (anche il sottoscritto). Non si è ben capito se la rottura della sospensione si stata di natura strutturale oppure se poco prima aveva toccato il muro: le immagini sono state inquietanti. Oppure, il che non è uguale sia ben inteso, Bottas è ancora più bollito di quanto già non pensassimo (compreso il sottoscritto).
NOTE DI DEMERITO
Stroll: che ve lo dico a fare?
Piastri, al netto della scommessa persa con le intermedie all’inizio, si è visto in netta difficoltà: il suo tentativo di recupero è stato incerto e falloso e con errori anche marchiani (vedi l’autoscontro che ha messo fuori l’incolpevole Albon). Tutto questo mentre contemporaneamente Norris saliva veloce e pulito nelle posizioni che contavano prima di arrendersi per un problema. Mah.
Ci vediamo a Montecarlo!
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.