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MOTOGP 2021-GP D’OLANDA ASSEN

Back to back from Germany to Netherlands prima di un mese (e poco più) di vacanza per i ragazzi del Motomondiale, ma anche per noi che scriviamo.

Si torna a mettere le ruote sulla pista da sempre definita Università del Motociclismo ad Assen. In realtà lo è un po’ meno dopo le modifiche: resta comunque un bel banco di prova per moto, tecnici e piloti. Per un dinosauro come chi scrive, Assen è teatro di ricordi di battaglie epiche sin dai tempi della 500 (ed anche della SBK) con fior di piloti ad incrociarsi le ruote anteriori nel groviglio di destra e sinistra che caratterizzano il layout olandese. Per chi non lo ricorda, un tempo la gara era di sabato. L’unica pista sulla quale si correva al sabato. Che nostalgia…

Veniamo a noi.

Salto i pronostici alla luce del fatto che la settimana scorsa non farli ha portato benissimo: abbiamo infatti assistito al momento più bello del motociclismo degli ultimi anni. Non starò qui ad incensare nuovamente l’ìmpresa di Marc perché non è necessario, ma il ritorno alla vittoria riporta il catalano nel novero dei piloti con cui fare i conti per la vittoria ogni domenica. Non sarà facile per lui in Olanda ed in tutte le piste a seguire perché i distacchi tra i vari piloti e le varie moto sono più risicati che in passato. La vittoria è però un toccasana per la testa, quel toccasana del quale Marquez aveva tanto bisogno e che adesso ha avuto. Riprendere fiducia nei propri mezzi vale più di una modifica tecnica di mappatura o di settaggio delle sospensioni. Gli altri sono avvisati.

Se chiudo gli occhi e ripercorro il circuito, la pista pare fatta apposta per la Yamaha di Fabio Quartararo e per il suo stile di guida. E’ il favorito d’obbligo sia perché in testa alla classifica ma anche per il piglio mostrato. E’ tuttavia mia opinione che resta da capire come sarà in grado di “gestire” un possibile rientro nelle posizioni di vertice di Marquez: lo spagnolo attaccato codone farebbe tremare i polsi a chiunque, anche a lui. Sta a Fabio mostrare di essersi lasciato alle spalle i timori del 2020.

Qualche Gp fa dissi che la Yamaha andava forte solo con Quartararo e mi fu fatto notare che stavo sbagliando. I risultati dei compagni di marca continuano a dare ragione alla mia opinione, seppur questa non sia riferita a presunti favoritismi verso il francese ma solo ai demeriti dei compagni di colori. Primo tra tutti Maverick Vinales che di questo passo rischia di non arrivare a fine stagione con i tre diapason sulla tuta.

Restando in provincia di Iwata, Razali ha praticamente dato il benservito a Rossi. E’ solo una sensazione di pancia, ma la mia vocina mi sussurra che potremmo assistere all’annuncio del ritiro del Vale nazionale proprio sulla pista teatro della sua ultima vittoria iridata. A meno che non si sia messo in testa di guidare la moto scelta dal team VR46 per il quale annunciare la partnership con il costruttore. Ma questo weekend potrebbe davvero essere quello giusto per le rivelazioni.

Ducati e KTM paiono ormai al medesimo livello di competitività dopo gli ultimi sviluppi in casa austriaca.

I loro piloti sono tutti papabili per il podio e/o per la vittoria in Olanda, quindi daranno filo da torcere a tutti i sopracitati.

Fatalmente dobbiamo anche parlare del campione in carica e del suo compagno. Mir sta fortemente deludendo nel 2021, e quelle rimonte che l’anno scorso gli venivano bene quest’anno non vengono più. Il fatto di non essere un fulmine di guerra in qualifica costa molto più caro in questa stagione dove un paio di decimi fanno la differenza tra la prima e la quarta fila. Se poi le prestazioni in gara delle varie moto si livellano ecco che diventa complicato replicare l’anno magico 2020.

Alla finestra attendiamo anche un guizzo dell’Aprilia che darebbe aria nel box e linfa per l’avventura 2022 con un team interno nuovo di trinca.

Chiudo con l’angolo del tifoso. Pecco Bagnaia.

E’ mio concittadino ed anche se me lo criticano perché parte della cricca VR46 non riesco a non tifare per lui. Tira Rossi in prova? Ok, parrà pur brutto ma se sta bene a Borgo Panigale me lo faccio andar bene anche io. Però deve concentrarsi su sta benedetta prima vittoria, perché il giorno che mostrerà la tuta con la macchia di sangue sarà il giorno in cui prenderà davvero coscienza di ciò che può fare. Domenica scorsa ha fatto un garone considerando dove era alla fine del primo giro e dove è scivolato ancora dopo. Magari non avrebbe vinto in Germania perché gli dei avevano deciso fosse il giorno di Marc, ma sarebbe arrivato secondo. Con i se ed i ma non si fa la storia e manco si vincono mondiali, però FORZA PECCO, VINCILA.

 

MOTO2

Ormai è affare privato tra i piloti del team Ajo. Remy Gardner ha tutta l’esperienza e la velocità per portarsi a casa gara e titolo 2021. Il suo compagno Raul gliela fa sudare, ma deve restare concentrato e non farsi distrarre dalle voci del passaggio di categoria. Sono discorsi che facciamo per ogni rookie, a maggior ragione per il talento spagnolo che di classe pare averne.

Da buon italiano auspico tutte le domeniche un acuto del Bez o di Diggia.

Il vincitore di Assen 2021 uscirà tra questi quattro nomi.

 

MOTO3

Di fronte a Pedro Acosta gli altri dovrebbero scrivere una petizione per assegnare il campionato Moto3 degli altri. Battaglie, spallate, scorrettezze e alla fine esce sempre lui col piglio del fuoriclasse. Speriamo non gli mettano in testa di fare il salto triplo prima del tempo.

Buona gara a tutti.

(immagine in evidenza tratta dal sito della gazzetta dello sport)

 

Salvatore V

MOTOGP 2021- GP DI GERMANIA SACHSENRING

PREMESSA

Vista l’esperienza delle ultime gare in cui non avrei preso il pronostico manco leggendo la classifica alla fine della gara, mi riservo di dire che, come le partite di calcio partono tutte dallo 0-0, anche le corse di moto partono con il semaforo rosso e tutti schierati nello spazio di pochi metri.

SVOLGIMENTO

Weekend di gara e ritroviamo una delle piste che nel 2020 sono saltate dal programma per la pandemia.

Si sbarca al Sachsenring per il Gp di Germania, un circuito che gira praticamente sempre a sinistra e sul quale il marziano Marc Marquez ci vince dal primo anno in cui è sbarcato nel motomondiale. Dal 2010 contando la bellezza del 100% nel rapporto partecipazioni/vittorie: una il 125, due in Moto2 e ben 7 in MotoGp. Siamo nel suo regno.

(immagine tratta da twitter)

Forte sui circuiti sinistrosi da sempre, il tracciato amico potrebbe aiutare il catalano a fare un altro piccolo step verso il recupero completo. Se aggiungiamo il fatto che siano proprio le curve a destra quelle più complesse nel suo attuale stato di forma, allora qualche bella speranza di ritrovarlo sul podio a fine gara la possiamo anche coltivare. In fondo ha ragione Lucchinelli quando dice che durante la gara è comunque sempre ad un centinaio di metri dal primo… Manca quell’ultimo pezzo che in Germania potrebbe arrivare foss’anche estemporaneo.

Si scontrerà con i soliti in vetta al Campionato che non sono disposti a fare sconti.

Il circuito è parecchio impegnativo nella ricerca della messa a punto in quanto le moto restano in piega per davvero tanto tempo e con pochi allunghi di motore dove la meccanica Ducati possa fare la differenza come in altre piste. Quindi favorite dovrebbero essere le dueruote con maggiore maneggevolezza e maggior messa a punto elettronica. Non si possono quindi non menzionare le Yamaha con Quartararo che pare essere diventato una garanzia al contrario di Vinales che brancola ancora nel buio una domenica si e l’altra pure. Vedremo se il lavoro del nuovo capotecnico Silvano Galbusera comincerà a manifestarsi nelle prestazioni dello spagnolo se sarà l’ennesimo tentativo che non vedrà il buon fine che dovrebbe avere.

Essendo meno importante il motore potrebbe venir su anche il nostro Franco Morbidelli, o almeno ci speriamo. Tra la moto vecchia e qualcosa di impalpabile che è successo all’interno di quel box. Il team Petronas è passato da un 2020 memorabile che ne ha fatto il miglior team della stagione con ben 5 vittorie di tappa, a brancolare nel buio più assoluto dei primi Gran Premi 2021.

Circuito per moto maneggevoli quindi vengono in mente subito le Suzuki. Rins forse sarà della partita se riuscirà ad essere “fit to race” alle visite mediche, ma difficilmente potrà avere speranze da podio dopo l’operazione al braccio subita dopo essersi schiantato in bici a Barcellona contro un mezzo dell’organizzazione…(fermo).. Resta Mir che sarebbe pure ora arrivasse a due vittorie nella categoria visto che ha la corona d’alloro 2020 sotto il casco.

Le Ducati? E chissà… Sulla carta è uno dei circuiti più complicati per loro ma quest’anno hanno vinto anche a Jerez. State calmi: è vero che Miller ha vinto dopo che Quartararo ha accusato il male al braccio. Chi vince ha sempre ragione (quasi) e lui era lì ad un tiro di schioppo e nulla vieta di pensare che avrebbe potuto riprendere il francese lo stesso.

Tra i ducatisti vedo bene Zarco su questa pista, mentre di Pecco non parlo più per scaramanzia e per Martin ci va ancora un attimo di pazienza.

Rivedremo le KTM sugli scudi? Credo proprio di si, perché il nuovo telaio funziona bene e i piloti (quelli ufficiali) ci sono. Non saranno ancora maturi per vincere un campionato, ma per le gare sono prontissimi, soprattutto Oliveira che riesce ad avere più visione del funambolico Binder.

Honda? “se Marquez si party”. Tutto è sempre nelle mani di Marc. Policio Espargaro ha lamentato pubblicamente di trovarsi in una situazione tecnica simile a quella in cui si era trovato nei primi tempi KTM. Un affermazione forte soprattutto perché Dani Pedrosa è passato proprio dall’altra parte.

Ci lamentiamo spesso della gestione piloti dei bolognesi ma se a Borgo Panigale si piange a Tokio non si ride proprio negli ultimi anni.

 

Moto2

Il figlio di Wayne ha già un posto sicuro nella classe maggiore per il prossimo anno. In Ktm lo hanno messo nelle condizioni di correre sereno e poter star davanti a quel cagnaccio che si ritrova a pranzo e cena nell’Hospitality KTM. Saranno verosimilmente loro due a giocarsi la gara, con i nostri italiani Bez E Diggia a provare a rompere le loro uova nel loro paniere.

Lowes si è perso un’altra volta e la sequenza di cadute di cui è stato protagonista gli ha tolto il piglio col quale aveva cominciato la stagione.

Sulla Moto2 ho una considerazione. Sino a inizio 2019 si parlava di gente come Baldassarri e Luthi in lotta per la vittoria finale. Dopo l’introduzione del gommone sono desaparecidi.

 

Moto3

Ahi Ahi! La direzione gara ha l’obbligo di stabilire regole e di fare un briefing pre-gara che resti nella storia.

Della parte sportiva sarà lecito ricominciare a parlarne dopo aver avuto la riprova che i ragazzini abbiano messo la testa a posto per quanto è possibile lo facciano degli adolescenti cresciuti ancora non troppo. Quanto accaduto a Barcellona è peggio di quanto accaduto al Mugello in termini di premeditazione. L’oggetto moto è già pericoloso di suo senza andarsela a cercare… figuriamoci cercandosela.

Buona gara a tutti

Salvatore V.

 

(immagine di copertina tratta da Motori magazine)

MOTOGP 2021- GP DI CATALUNYA BARCELLONA

Mugello-Montmelò. Una settimana di distanza e si continua a fare sul serio accendendo i motori sull’asfalto di un altro circuito “classico” della MotoGp. Lo si fa con la morte nel cuore e senza un ragazzino che in Toscana ha lasciato la propria vita inseguendo una passione.

Il mondo non si ferma, va avanti ed anche il Motomondiale segue la stessa regola. Ci si sarebbe potuti fermare almeno al Mugello?   E se fosse successo a qualcuno della classe maggiore come accadde con Simoncelli? Non entriamo nel merito: la polemica su un blog lascia il tempo che trova e mai cambierà lo stato delle cose. Bisogna andare avanti, ritrovare il sapore di questo dannato sport che ci ha regalato tante gioie ma anche parecchi dolori.

La stagione ha preso la piega franco-giapponese di Quartararo-Yamaha che con tre vittorie “lidera” la classifica generale: ben 24 punti di vantaggio su Miller che a sua volta precede le altre due Ducati guidate da Bagnaia e Zarco.

Sei gare sono sufficienti per poter intravedere una tendenza. Quattro vittorie Yamaha e due della rossa di Borgo Panigale potrebbero far pensare ad un netto vantaggio a favore della moto giapponese, ma non è così. La seconda Yamaha in classifica generale è quella di Vinales sesto a ben 41 punti dal suo compagno di box, mentre la classifica dei piloti Ducati (escludiamo Martin per ovvie ragioni) è molto più omogenea. A leggere i numeri viene subito all’occhio che Fabio ci stia mettendo molto del suo, vivendo un momento di grazia molto più duraturo di quei weekend spot che lo scorso anno ci fece vedere.

Quartararo è in forma strepitosa su una moto che funziona bene solo sotto le sue natiche, mentre la Ducati (udite udite) pare essere diventata la macchina più versatile in grado di andar forte in mano a tanti. Non sembra vero eh? Eppure si evince questo dalle gare portate a termine nel 2021.

I piloti rossi hanno qualcosa da recriminare, Pecco Bagnaia in primis. Manca la vittoria, manca quello step che lo possa portare a rendere al meglio portando anche a casa il risultato grosso in maniera continuativa. Ce la farà? Ce lo auguriamo tutti per il bene del ragazzo, della Ducati e del campionato.

Da “sommo” conoscitore della MotoGp non ho dato credito alcuno alla KTM per l’appuntamento del Mugello: e infatti….. Oliveira è andato (e anche bene) a podio dando l’impressione che le ultime modifiche fatte sulla moto austriaca possano permettere agli arancioni di tornare tra i primi in pianta stabile. La pista spagnola potrà essere sin da subito una cartina di tornasole e ci dirà se potremo annoverare gli austriaci tra i vincitori di tappa 2021.

Tra la Toscana e Barcellona Morbidelli dovrebbe essere andato a farsi un tuffo nell’acqua di Lourdes dopo questo sciagurato inizio stagione. E’ vero che se guidi uan moto “vecchia” e parti dal gruppo aumenti i rischi in fase di partenza, però capitano tutte a lui. Il fatto di non avere una moto ultima generazione quest’anno è molto più penalizzante considerati i distacchi minimi che in griglia troviamo. Perdere pochi decimi in una delle varie sessioni significa faticare troppo sia in qualifica che in partenza: ormai la stagione ha preso una piega irrecuperabile.

Honda.. no Marquez no party.

Devo ripetermi. Il discorso sulla RCV andrebbe approfondito, perché qui si tratta ormai di scelte strategiche sbagliate che affondano le radici negli anni passati. La vittoria manca dal 2019, e dobbiamo andare a ritroso sin al 2017 per ritrovare un pilota che non sia Marquez vincente su una moto dell’ala dorata. Parliamo addirittura di Pedrosa, e dobbiamo tornare a cinque anni fa ed alla vittoria estemporanea del 2016 di Jack Miller per trovarne uno non griffato HRC. Dove è finita quella moto che andava bene per tutti e per tutte le stagioni? Puntare su un solo uomo ha pagato fino a quando Marquez ha retto. Sono scelte, più o meno consapevoli ma pur sempre scelte.

****ERRATA CORRIGE**** Dalla regia mi suggeriscono che Cal vinse in Argentina 2018 su Honda. Il senso del discorso cambia poco perchè fu una gara ad eliminazione. Ma per la precisione va detto.

Suzuki in ripresa e Aprilia alla quale manca l’ultimo piccolo passo completano il quadro dei partecipanti. Sarà la volta buona per vincere la seconda gara della carriera per Mir che a Barcellona è di casa? Magari anche Rins deciderà di restare in piedi? Aleix Espargararo tirerà fuori dal polso destro la prestazione della vita a casa sua?

 

MOTO2

I due galletti del team Ajo ormai sono diventati padroni della specialità. Sam Lowes non si sta smentendo neanche quest’anno, alternando prestazioni monstre a scivolate assurde che pesano sulla classifica.

Gli italiani, surclassati a casa loro, dovranno vincere in trasferta. Hanno le moto per farlo sia Diggia che Bezzecchi.

 

MOTO3

Un compagno di giochi in meno… altro non serve dire.

 

Salvatore V.

(immagine di copertina tratta da funonalisitecnica)

MOTOGP 2021-GP D’ITALIA MUGELLO CIRCUIT

Dopo un anno di assenza causa forza maggiore si torna a correre su uno dei tracciati preferiti dai piloti e dai tifosi.

Le colline toscane accoglieranno la festa delle Moto più performanti del mondo seppur mancheranno il colore ed il calore del pubblico. Niente tribune inondate di giallo e di rosso a festeggiare i nostri portacolori ma questa è la realtà, meglio farsene una ragione ed accontentarsi dell’immagine di copertina.

Forse è stato il Mugello stesso a tradire lo scorso anno il mondo dei motociclisti, ammaliato dalle sirene di quella F1 che l’ha sedotto e abbandonato a se stesso…

Ma non importa, i motociclisti sanno perdonare in virtù dello spettacolo che questo tracciato è sempre in grado di regalare.

Ad oggi le previsioni del tempo danno buone probabilità di pioggia, la stessa che potrebbe cambiare le carte in tavola e l’equilibrio tra uomini e macchine.

A prescindere dalle condizioni atmosferiche i favoriti d’obbligo restano quelli che tengono in mano il manubrio di una rossa italiana. Sono proprio i ducatisti e la Ducati i maggiori indiziati per la vittoria finale. E’ la pista di casa, il posto dove nelle ultime tre edizioni sono stati in grado di vincere (e bene) con tre piloti diversi, indice che la Desmosedici ben si adatta alle caratteristiche di quest’asfalto e queste curve. Se dovesse piovere sarebbe indifferente: la rossa bolognese va storicamente bene sull’acqua ovunque, figuriamoci in Toscana.

In caso di vittoria di Miller il pilota australiano eguaglierebbe un record di tre vittorie di fila su una rossa che solo il grande Casey riuscì a realizzare nel 2007 e a replicare nel 2008: difficile ma non impossibile per Jack in stato di grazia almeno quanto la moto che inforca. Per Ducati potrebbe anche realizzarsi un sogno ancora più grande, ovvero quello di riempire tutto il podio per la prima volta nella sua storia. Mai come quest’anno questo è possibile, sia per le prestazioni della moto che per quelle dei piloti: Miller, Bagnaia, Zarco hanno le medesime possibilità di vittoria per svariate ragioni, quindi potrebbero finire in una volata a tre con Dall’Igna attaccato a tutto il ferro che trova pur di non vederli ammucchiati per eccesso di foga.

Fatta questa premessa vincerà qualcun altro……

Chi? Non si può non tenere conto dei piloti Yamaha per ovvie ragioni di performance della moto di Iwata ma anche di motivazioni personali da parte di Quartararo che deve restare in testa in classifica generale, di Vinales che la deve smettere di giocare con l’altalena, di Morbido che respirerà aria di casa dopo aver cominciato malissimo questo 2021. Nutrire speranze di vittoria per il quarto alfiere mi pare ottimistico. Però che bello sarebbe vedere Rossi vincere al Mugello e dichiarare a caldo che dopo la vittoria non correrà più manco il prossimo GP?

Le Suzuki potrebbero (forse sarebbe meglio dire dovrebbero) cominciare a riscattare il modesto avvio stagionale. Rins e Mir si dovranno pur svegliare, perché la moto funziona e loro non possono aver disimparato a guidare senza Brivio nel box.

Occhio a Marc Marquez. Un’introduzione che si rispetti non può esulare dal contemplarlo. In Francia il leone ha riassaporato il gusto della conduzione di una gara. Ok, erano condizioni particolari, ma sta tornando su pian piano, in sella ad una moto che senza la sua guida tecnica si è persa per strada. E’ tornato al telaio 2020 col quale aveva comunque fatto i test di due inverni fa e che “conosce” meglio del 2021. Magari non vincerà, ma l’aria delle colline toscane gli è sempre piaciuta.

Aprilia? Non dovrebbe andar male affatto, anzi. Conoscendo anche i granelli di sabbia mischiata alla ghiaia del tracciato toscano, potrebbe far molto bene e magari puntare al primo podio nel caso di un weekend di grazia di Espargaro.

Chi scrive non crede in Ktm che dopo lo scorso anno sembra persa per strada. La buona prestazione di Petrucci in Francia è soprattutto figlia delle condizioni particolari e dell’attitudine del pilota piuttosto che da motivazioni tecniche importanti. Danilo tornerà sulla pista laddove ha perso la sua illibatezza, ma difficilmente potrà far meglio che restare in zona punti.

Questo è il periodo dell’anno in cui si intensificano le trattative per il mercato piloti ed è stato in passato teatro di ufficializzazioni più o meno importanti. Ducati ha deciso di rinnovare Miller addirittura prima del fine settimana, ma le notizie più “croccanti” potrebbero arrivare dal neonato team VR46. Si è ancora in ballo sulla scelta della moto, con notizie che si rincorrono da ormai settimane e che hanno portato da un Aprilia quasi certa passando per Yamaha sino ad un accordo con Ducati per poi risentire affiorare il nome di Yamaha. Legata a questa scelta potrebbe scatenarsi una reazione a catena per gli altri team: vedremo.

 

Moto2

Sembrava un campionato scontato dopo le prime gare, con Sam Lowes che pareva inarrivabile. Ed Invece? Sam si è già perso per strada permettendo ai suoi avversari di sopravanzarlo, collezionando solo 16 punti nelle restanti tre. In testa alla classifica c’è quindi un rookie di nome Raul Fernandez che si è messo in testa di fare solo un campionato di Moto2 vincendolo per poi essere promosso alla classe regina. Avrà da vedersela prima di tutto con il suo teammate Gardner, a cominciare da questa domenica.

Per la vittoria di tappa non bisogna dimenticarsi che sia Bezzecchi che Diggia possono alzare i toni ed imporsi sul tracciato che adorano entrambi.

 

Moto 3

Il fenomeno Pedro Acosta si è abbattuto come un uragano su questo campionato. Dopo sole cinque gare ha più del doppio dei punti del secondo in classifica. Uno strapotere di questa portata nella classe dei ragazzini non si vedeva da tempo immemore.. e per fortuna che a Le Mans ha fatto un mezzo passo falso. Lo spettacolo non mancherà perché la pista si presta ai giochi di scie, agli incroci nelle esse veloci, alle staccate all’ultimo respiro. Insomma tutte cose che i ragazzi terribili della Moto3 adorano.

Acosta e gli italiani i favoriti.

 

Buona gara a tutti.

 

Salvatore V.

 

(Immagine di copertina tratta da moto.it)

VALENTINO ROSSI: IL CORAGGIO DI ACCANTONARE LA PROPRIA LEGGENDA PER ESSERE FELICE

[Premessa: nel momento in cui scrivo, io non so se Valentino Rossi si ritirerà o continuerà anche il prossimo anno, ma nel caso si ritirasse, il discorso è comunque valido per cercare di spiegare perché, secondo me, è andato avanti fin qui, invece di ritirarsi prima].

 

Come chi mi conosce o frequenta questo meraviglioso luogo sa, io sono tifoso di Rossi.

Sarà che sono pesarese (oddio, non proprio, in realtà sono novilarese, ma c’entra comunque un po’: Graziano Rossi è originario di Novilara, a Tavullia s’è trasferito successivamente, e mia nonna se lo ricorda ancora, compreso il suo soprannome di famiglia che si usa dalle mie parti e che è praticamente un secondo cognome: Portavia. E infatti, ogni volta che mi vedere guardare una gara, mi chiede “Chi corr? El fiol de Portavia? Co’ fa, vinc?” ovvero “Chi corre? Il figlio di Portavia? Cosa fa, vince?” – No, nonna, è da un po’ che non vince…).

Sarà che è il mio vicino di ombrellone al mare (anche se, per ovvi motivi, non si vede quasi mai).

Sarà che da ragazzino ho visto uno con uno Zip truccato, che faceva in casino infernale, farsi tutto Viale Gramsci impennando uscendo da scuola, e chiesi “ma chi è sto matto?” e mi dissero che era uno matto per forza, visto che era il figlio di un altro matto, e cioè Graziano Rossi, e che pure lui faceva le gare in moto. Per poi ritrovarmelo, in seguito, in tv a correre nel motomondiale. E a vincerlo.

Ma tant’è, ho sempre tifato per lui e continuo a tifarlo tutt’ora.
Non per rispetto, o gratitudine, o riconoscenza, ecc. come chiesto da un noto giornalista in un suo recente articolo, perché “non è giusto abbandonarlo ora che non vince ed è in difficoltà”, o altre facezie simili.

Sì, “facezie”, perché il tifo non è una questione di ragionamenti o riconoscenze, non ha niente a che vedere con le suddette argomentazioni, ma è una questione di sentimenti, di pancia.

Certo il tifo passato può tenere in vita i sentimenti che spingono al tifo nel momento presente, ma non li si può pretendere a prescindere se non ci sono o se si sono persi.

I miei, comunque, non si sono ancora persi.

 

Ora dirò una cosa che farà storcere il naso a molti: fa bene Rossi a continuare (ovviamente se ne ha voglia)?

Sì.

 

Vediamo di intenderci, però.

Io credo che Rossi riuscirà a fare altri podi?

Non facile, ma nemmeno impossibile.

Io credo che Rossi riuscirà a vincere altre gare?

Molto difficile, ma non del tutto impossibile.

Rossi riuscirà a vincere un altro mondiale?

No.

(E, per questo, spero che ci riescano Pecco o Morbido).

Io però, soprattutto per le questioni sportive, sono sempre stato per il “mai dire mai”, visto che l’assoluta certezza delle cose e del futuro non esiste, quello che accadrà è imperscrutabile e, seppur raramente (perché il più delle volte accade quello che ci si aspetta, o quasi) l’impossibile può anche accadere.

Vedi Mir che vince un mondiale MotoGP su una Suzuki nell’era dello strapotere Marquez-HRC (certo, a causa del problema avuto da Marquez, ma che non era possibile, appunto, prevedere).
O Morbidelli che mi diventa vicecampione del mondo guidando una moto vecchia.
O il Leicester che vince la Premier League.
O la squadra di Pesaro di volley femminile che nella stagione 2007/2008 mi porta a casa il primo scudetto contro tutti i pronostici (tutti erano concordi nel dire che la squadra era troppo giovane per poter seriamente pensare di vincere, così le ragazze giocarono tutti i play-off con la scritta “GUC” sul braccio, per poi rivelare, una volta vinto lo scudetto, che significava “Giovani Un Cazzo”. Grandissime!).
Questo per restare su eventi più o meno recenti, ma la storia dello sport ne è piena.

E vivaddio che sia così, altrimenti perché correre gare e giocare partite? Si assegnino posizioni e vittorie a tavolino e non stiamo nemmeno a perdere tempo (e spendere soldi) per vedere che succede in pista, se si corre, o in campo, se si gioca.

(immagine originale di ZeBaldo)

 

Ma, indipendente da quello che io pensi o non pensi su Rossi, il fondo del discorso è un altro: a Rossi, di quello che penso io, o che pensa chiunque altro, fosse anche la maggioranza delle persone, che gliele importa?

Direi un bel niente.

E aggiungerei “giustamente”.

 

Io credo che il punto, per definire se fa bene o sbaglia a non ritirarsi, sia nel mettersi nei suoi panni.

Cosa che non è difficile.

Quello che però è difficile, per comprendere, è farlo non immaginandosi di essere al suo posto con il nostro punto di vista ed il nostro sentire, ma con il suo.

Anzi, direi che, a meno che non sia lui ad esternare cosa lo spinga e cosa prova, sia impossibile riuscirci.

E senza poter fare questo, non potendo quindi comprende, è impossibile anche dire se sbagli o meno.

Questo non significa che, dal punto di vista di ciascuno (e quindi non il suo) non si possa avere un’opinione o un giudizio a riguardo, ed invocarne il ritiro a fine anno, o immediato, o dire che avrebbe dovuto farlo tempo fa, ci mancherebbe altro non si possano esprimere liberamente le proprie sacrosante opinioni.

Ma lui, dal suo punto di vista (secondo me), sta facendo la cosa che si sente di fare, e che quindi per lui (ribadisco “per lui”) è la cosa giusta.

Poi, se avrà sbagliato, se in futuro si convincerà che sarebbe stato meglio ritirarsi prima, avrà tutto il tempo per rimuginare sui suoi “sbagli”, metabolizzarli e superarli facendosene una ragione.

E “sbagli” lo scrivo tra virgolette perché, nella vita, gli “sbagli” non sono in realtà tali se si è fatto quello che ci si sentiva di fare, ma, ad essere davvero sbagliato, è fare il contrario di ciò che si sente e si desiderare fare, fosse anche ciò che per tutti gli altri sarebbe la cosa “giusta” da fare.

Ed anzi, per chiudere la parentesi pseudofilosofica, gli sbagli davvero gravi sono quelli che si rivelano tali ed hai fatto facendo il contrario di ciò che ti sentivi, dando retta a quello che ti dicevano gli altri. Quelli sì che sono amari e difficili da accettare e metabolizzare.

 

È per questo che, alla domanda se Rossi fa bene a continuare, invece di ritirarsi, io rispondo “Sì”, indipendentemente da quello che io possa pensare sulle sue reali possibilità di fare risultati nel mondiale: se per lui è la cosa giusta da fare, che la faccia, finché le circostanze gli permettono di farlo.

Sì perché non tutto dipende solo dalla nostra volontà, ma anche dalle possibilità che si hanno per esercitarla.

Se si sente di corre ancora, che lo faccia finché c’è chi è disposto a dargli una moto.

C’è gente che pagherebbe oro per salire su una moto del mondiale e correre un intero campionato, mentre lui lo pagano pure per fare ciò che lo appassiona.

Bella fortuna, che non è da tutti.

Che ne approfitti, se ne ha voglia e se la sente, finché dura (perché non durerà per sempre).

(Non entro nel discorso se sia giusto o meno che ci sia ancora chi è disposto a dargli una moto e perché, in quanto si aprirebbe un altro discorso ampissimo, che però, seppur fondamentale in relazione al fatto che abbia la possibilità di farlo, non lo è sul se e perché abbia ancora voglia di farlo, che è, invece, il nodo del discorso che mi interessa).

 

Detto questo, provo ad entrare nella testa, e, soprattutto, nel sentire, di Valentino Rossi.

Ovviamente non lo faccio con cognizione di causa, non conoscendolo personalmente, ma basandomi sulle mie idee ed impressioni, perché questo è soltanto il pourparler di un patacca qualsiasi che lo tifa, qual son io, nell’attesa di conoscere cosa deciderà per il prossimo anno.

 

Rossi può essere ancora competitivo?

Alla luce dei risultati degli ultimi anni a tutti viene da dire, con una certa sicurezza “no”, ché ormai la sua parabola è in decisa picchiata e farebbe meglio a ritirarsi, così da non oscurare la leggenda che è stata ed, anzi, a tal fine, sarebbe stato meglio ritirarsi tempo fa.

Io non sono d’accordo.

Lo sono, come già detto, sul fatto che difficilmente Rossi potrà essere ancora competitivo, ma non sul motivo.

Mi spiego meglio.

Certo che Rossi non è più, per ovvie ragioni, il pilota al massimo del suo potenziale che era nei suoi anni migliori, ma in parabola discendente, però credo che non lo sia ancora al punto da non poter essere competitivo.

La penso come Carl Fogarty, che in una recente intervista ha detto: “Sono sicuro che se si togliesse tutta l’elettronica, sarebbe ancora in testa”.

Adesso, magari in testa no, ma a giocarsela alla pari coi ragazzini terribili della nuova generazione, sì.

Poi mi si può dire che il mio è un giudizio alterato dal tifo, ma se sono in compagnia di gente come “King” Carl, mi sento un po’ meno solo.

 

Ma il problema è, appunto, che il mondo cambia ed anche le moto si sono evolute e non sono più le stesse di qualche anno fa, ma queste sono adesso e con queste devi vincere, se vuoi vincere.

Rossi è passato per varie ere del motociclismo, dalle 2 tempi alle 4 tempi, e per le diverse cilindrate che si sono susseguite negli anni in top class.

Quando Rossi ha iniziato non è che arrivavi in classe regina e vincevi il mondiale, ma dovevi fare gavetta imparando a domare tutti quei cavalli scorbutici e brutali del 2T, e dovevi imparare a farlo col il solo polso destro.
E, pure nei primi anni delle 4T, l’elettronica non era ancora così avanzata come lo è ora.

Questo non significa che con le moto di adesso sia più facile vincere, perché nemmeno ora vinci un mondiale se non sei un fenomeno vero e non ci dai del gas più degli altri.

Dico solo che, con il livello raggiunto dall’elettronica, è tutto diverso, a partire dal come guidare la moto.

Oggi, secondo me, forte ci vai se, oltre al grande talento, che è imprescindibile sempre, riesci a trovare la combinazione giusta tra il tuo stile di guida (e adattarlo, se necessario – “se necessario” perché Pecco sta dimostrando che a volte si può guidare una stessa moto in maniera diversa dagli altri riuscendo comunque ad andare forte), le caratteristiche della moto e il riuscire a trarre il massimo da ciò che l’elettronica ti permette di fare con la moto, riuscendo a fidarti ciecamente di essa, e, quindi, a non chiudere il gas, e, al contempo, farla lavorare in modo che non si mangi le gomme.

È evidente, alla luce degli scarsi risultati, che Rossi, ora come ora, non riesce ad adattarsi alle attuali moto ed a trarne il massimo.

Io, pur essendo tifoso, non è che lo difendo a tutti i costi, sempre e a prescindere, anzi, in un commento di un articolo pubblicato qui dopo la prima gara di quest’anno, scrissi:

“Rossi lamenta la mancanza di velocità di punta e di conseguenza maggiore difficoltà nei sorpassi, e su questo non gli si può dire niente, però di nuovo pare che il risultato sia dovuto ai problemi di usura delle gomme, e su questo, invece, si può parlarne eccome: se Vinales c’ha vinto la gara, significa che lui sta sbagliando qualcosa nel setting, e pare incaponirsi su quel qualcosa, visto che da anni va avanti sta storia. Anche se, c’è da dire, che anche gli altri negli anni passati hanno avuto lo stesso problema, ma quando il problema è per tutti, il problema è della moto, se, come stavolta, è solo tuo, il problema è tuo”.

Ma il far fatica ad adattarsi alla guida della moto non è che sia un problema solo suo.

Non mi pare che per altri che hanno fatto fatica si sia chiesto il ritiro.

Quando Lorenzo ha fatto fatica in Ducati nessuno gli ha detto di ritirarsi (ché poi alla fine è riuscito ad adattarsi ed a vincerci gare – ed è stato un enorme peccato che, a causa delle decisioni prese troppo presto, la loro avventura insieme non sia continuata).

Quando l’anno dopo in Honda è stato in grossa difficoltà nessuno gli ha chiesto di ritirarsi (certo, poi l’ha fatto lo stesso, ma è stata una scelta sua e per motivi suoi, ma comunque non invocata da nessuno).

Eh, ma Rossi da quand’è che non vince?

Certo, l’ultima volta che è stato in lotta per il mondiale arrivando secondo era il 2016.

Ma il vero anno orribile, tolto quello in corso, è stato l’anno scorso, perché l’anno prima è entrato comunque in una dignitosa top 7 a poco più di 35 punti da Vinales, e quello prima ancora in top 3, cioè il primo dopo la coppia Marquez-Dovizioso che si giocavano il mondiale, poi stravinto d’imperio da Marquez.

Quindi, tutti quelli dietro di lui negli anni precedenti avrebbero dovuto ritirarsi?

Petrucci (per fare un confronto tra piloti ufficiali) nel 2019 con la Ducati ha fatto solo 2 punti in più di Rossi (per dare anche un confronto con il compagno, a -95 da Dovizioso, contro i -37 di Rossi da Vinales) e l’anno scorso appena 12 più di Rossi (a -78 dal compagno, contro i -66 di Rossi), ma non mi pare che qualcuno ne abbia invocato il ritiro.

Che si possa aver difficoltà a tirare fuori il massimo da una moto non è, quindi, una cosa così fuori dal comune, anzi…

Ma d’altronde non è che ce ne sono tanti in giro di fenomeni dal grandissimo talento di salire su una moto ed adattarsi lui alla moto invece di cercare di adattarsi la moto a lui, come Stoner, ed andarci subito forte.

Poi è legittimo e sacrosanto pensare ed avere la convinzione che le sue difficoltà siano dovute al fatto che ormai, alla sua età, non ne abbia più.

Così come è legittimo e sacrosanto pensare, come me, che ancora ne abbia, ma che queste moto non sono più adatte a lui, ché per trarne il massimo serva una guida diversa che lui non riesce ad adottare, e che, per questo, si incaponisca per cercare di trovare il modo di rendere la moto come quelle con cui si trovava bene lui, ma che ormai, forse, non è più possibile.

E che ha fatto quindi bene Yamaha a sostituirlo con Quartararo.

Ma ha anche fatto bene a fornirgli una ufficiale, seppur accasandolo in un team satellite, permettendogli di continuare a provarci e vedere che succede. Anche perché, fino ad appena un paio d’anni fa, Yamaha non era sicura di essere sulla strada giusta con lo sviluppo, visto che pure Vinales manifestava difficioltà, e non lo erano in realtà nemmeno l’anno scorso, visto che gli altri ufficiali Yamaha non sono mai riusciti a trovare costanza, passando da gare in cui facevano podi e vittorie a gare in cui hanno rischiato di uscire anche dalla zona punti tanto erano in difficoltà con la moto (e quindi qualche problema forse c’è ancora).

(Quest’anno è appena iniziato e, anche se Quartararo sembra bello in palla, alla luce di quello che è successo poi l’anno scorso dopo un inizio scoppiettante, è tutto da vedere come proseguirà).

 

Ma questo, di nuovo, è quello che penso io.

Ma ciò che conta è quello che pensa lui.

Io credo che anche per lui sia difficile da reggere questo periodo e che non si diverta affatto ad “arrivare dietro tutte le domeniche”.

Cosa lo muove allora?

Che cerchino di tenerlo dentro al circus in tutti i modi, per forza, magari anche se lui in realtà vorrebbe smettere, temendo le ripercussioni sugli ascolti se si ritirasse?

Io non credo.
Se avesse voluto ritirarsi quale momento migliore se non quando sei in crisi perché tu possa farlo senza che nessuno possa dirti niente né insistere più di tanto?
E direi che negli ultimi anni ne ha avuti di momenti adatti a questo scopo.
E pure ora: se volesse ritirarsi, ma cercano in tutti i modi di tenerlo dentro, quale momento migliore della sua attuale crisi, la più grossa di sempre, per dire “Vedete che non ce la faccio più? Non insistete: mi ritiro. Punto.” e tanti saluti.
No, secondo me, se avesse voluto ritirarsi prima, lo avrebbe già fatto senza tanti complimenti.
Tra l’altro, non credo nemmeno che ci sarà tutta questa crisi di ascolti quando si ritirerà.

Certo do atto a Rossi che, nel bene e nel male, ha attirato spettatori, sollevando l’interesse per questo sport, attirando l’attenzione mediatica e, con essa, il fiume di soldi di sponsor & Co.

(immagine tratta da derapateallaguida)

Ha portato anche “tifosi da calcio”?

Certo.

Però ha portato anche gente ad appassionarsi ad uno sport al quale, forse non si sarebbe appassionata senza di lui (un po’ come Tomba con lo sci), e per questo credo che ci sarà anche chi, quando si ritirerà, continuerà a seguire le gare, perché la passione per lo sport poi rimane. Sono i “tifosi da calcio” quelli che, probabilmente, se ne andranno.

Io penso che ormai l’attenzione e la passione per il motomondiale sia tale da poter tranquillamente sopravvivere senza subire contraccolpi troppo grandi anche dopo il ritiro di Rossi.

Io, ad esempio, ho iniziato a seguire il motomondiale perché c’era Rossi, oppure lo avrei iniziato a seguire anche senza di lui?

Boh.

In quel periodo mi stavo appassionando al motorsport, anche se il primo amore, è stata la F1.

Forse avrei iniziato a seguire il motomondiale comunque, anche se non ci fosse stato Rossi.

O forse, senza l’attenzione mediatica che ha portato, magari non mi ci sarei mai appassionato.

Non so dirlo.

So solo dire che, anche quando Rossi si ritirerà, continuerò a seguire le gare esattamente come ora.

 

Ma quindi, se non è ancora lì a correre perché stanno cercando di tenerselo e non farlo smettere in tutti i modi, cos’è che lo fa continuare?

La passione della sfida.

In molti (pure io) identificano il divertimento nel fare podi, vincere le gare e vincere il mondiale.

È ovvio che, se hai successo, ti diverti di più.

Ma credo che per Rossi, in questa fase della sua vita in cui è già leggenda e non ha necessità di dimostrare un bel niente, il divertimento stia, oltre che nel guidare le migliori moto del mondo (un po’ come Kimi, per il quale il divertimento che lo tiene ancora lì è, secondo me, divertirsi a guidare le migliori auto del mondo, anche se gli unici risultati in cui può sperare è di racimolare qualche punto), nella sfida in sé, nel provarci ostinatamente, anche se non ci riesce, a vincere il decimo mondiale.

E farlo, nonostante non ci si riesca, finché pensa di avere la possibilità di riuscire, perché la parabola discendente delle sue capacità non è ancora tale da non poter riuscire, ma che si tratti solo di trovare il bandolo della matassa per sfruttare le moto attuali, trovando il giusto mix tra l’adattarsi lui alla moto e la moto a lui, tra elettronica sempre più spinta e resa delle gomme.

D’altronde, se uno è un vincente, è un vincente, e lo è anche quando perde: solo i perdenti mollano quando pensano di poter ancora competere e gli vengono ancora dati tutti i mezzi per provarci.

Questo non significa che non sia sacrosanto ritirarsi quando senti che per te è ora di smettere, visto che su quelle bestie, anche se spesso ce lo dimentichiamo tra una tragedia e l’altra, si rischia la vita ad ogni curva.

Che sia proprio perché non te la senti più.

Che sia perché hai vinto tanto e ti è passata un po’ “la fame”.

O che sia perché vedi che non riesci più vincere e non lo sopporti, oppure se, per la tua indole, pensi che, se non puoi vincere, o ti è diventato molto più difficile farlo, allora non ha senso correre.

Però ho più stima di chi sente di esserne ancora capace e ci prova nonostante le botte sui denti, invece che mollare.

Così come ho più stima di chi continua ad aver fame anche se quella fame è diventata estremamente difficile da soddisfare, piuttosto di chi ha fame ma riesce a soddisfarla con più facilità, come ad esempio un Hamilton (anche se è, ovviamente, notevole che non sia mai sazio e continui a non passargli la fame nonostante tutto quello che ha già vinto e sta vincendo), perché avere fame riuscendo a soddisfarla è una cosa, un’altra continuare ad averla anche nelle difficoltà.

Sarà che Rossi non riesce a riconoscere o ad accettare i suoi limiti dovuti all’età che è avanzata?

Forse.

Ma, di certo, si ritirerà quando (a parte se non troverà più qualcuno a dargli una moto) anche lui si convincerà che è una sfida che non può vincere perché ormai non ne ha più le capacità, i riflessi, la forza.

Ma questo è, di nuovo, qualcosa di solo suo ed indipendente da cosa pensino gli altri.

Eh, ma così offusca (se non addirittura distrugge) la sua immagine di leggenda che si era costruito negli anni con suoi successi.

Io non credo che gli ultimi anni opachi possano cancellare il passato e ciò che è stato.

Però concordo che, comunque, così l’immagine ne può uscire compromessa rispetto all’essersi ritirato quando ancora, anche se non vinceva più mondiali, era lì a giocarselo.

Ma, di nuovo, questo è quello che pensiamo noi.

Poi bisogna vedere cosa pensa lui.

Ma soprattutto io credo che occorra fare una distinzione importante per (provare a) capire, tra il “Valentino Rossi Leggenda” e il “Valentino Rossi Essere Umano”.

Credo che quando si invoca il ritiro, per non offuscare l’immagine che si è faticosamente costruito, lo si faccia pensando al “Valentino Rossi Leggenda”, che non si vorrebbe vedere offuscare o spegnersi perdendo il fulgore di quando vinceva.

Però, come dice la psicologia, noi non siamo i nostri insuccessi, e nemmeno i nostri successi.

Non siamo quello che facciamo.

Non siamo quello che proviamo.

Rossi è un essere umano, esattamente come tutti gli altri, non i suoi successi, non la sua leggenda, e nemmeno gli attuali insuccessi.

Rimanendo in tema di psicologia (da quattro soldi, invero), i nostri sentimenti e le nostre sensazioni, positive o negative, sono dei messaggeri che vanno ascoltati, perché ci dicono cosa dobbiamo fare per stare bene ed essere felici. Non farlo, o fare il contrario, ci rende infelici.

Ma la felicità non è per tutti uguale.

Per qualcuno la felicità può essere aver avuto una storia di vittorie leggendarie e ritirarsi prima del declino, sapendo di aver così lasciato una straordinaria immagine di sé.

Ma per Rossi la felicità potrebbe benissimo essere il correre in moto inseguendo la sfida impossibile del decimo mondiale, in cui può anche non crederci nessuno, a parte lui (ma, se gli danno la moto per provarci, forse reconditamente ci crede anche qualcun altro).

Se questa è la sua felicità, perché rinunciarci in nome di un qualcosa, cioè l’immagine di sé, che per lui può avere una importanza minore?

Non che non gli importi nulla della sua immagine, anzi.

Però sui due piatti della bilancia ci sono da una parte l’immagine che si è costruito con le vittorie, e dall’altra fare quello che lo stimola e lo rende felice, cioè correre e provare a vincere una sfida impossibile (per noi, ma non del tutto per lui, perché altrimenti si sarebbe già ritirato).

Evidentemente, per lui, vale più il divertirsi, e dunque il sentirsi bene, che la sua immagine.

E, se avessi ragione, se fosse davvero così, ha tutta la mia stima, perché un uomo è davvero libero quando se ne frega e di cosa dicano e pensino gli altri e, se necessario, della propria immagine (e ancor più se aveva un’immagine ingombrante come la sua), non rimanendo, quindi, schiavo di essa (con conseguente rinuncia a fare ciò che si ha voglia di fare).

Sentirsi bene ed essere felici vale più di qualsiasi immagine, fosse anche quella di una leggenda come Valentino Rossi.

 

Non ci riuscirà a vincere il decimo.

Ma, se dovesse riuscirci, quell’immagine che sembrava offuscata, riprenderà ancor più vigore di prima, perché diventerebbe ancor più leggenda.

E nello sport (come nella vita) non si può mai prevedere il futuro e sapere sempre con assoluta certezza cosa accadrà e cosa no, e a volte, seppur raramente, le cose impossibili accadono.

Se non accadrà, ne sarà comunque (per lui) valsa la pena godersi la sfida, perché è meglio essere il “Valentino Rossi Essere Umano” che si diverte ed è felice, che essere il “Valentino Rossi Leggenda” che per rimanere tale, deve rinunciare a ciò che ha voglia di fare.

E io, da tifoso, pur pensando che non accadrà, continuo a sperare nell’impossibile, ricordando il “Valentino Rossi Leggenda” mentre guardo il “Valentino Rossi Essere Umano” provare ad inseguire e raggiungere un sogno impossibile, che scappa via a più di 300km/h.

ZeBaldo

 

(immagine di copertina tratta da periocaldailysport)