Archivi tag: VALENTINO ROSSI

VALENTINO ROSSI POSITIVO AL COVID – SALTA ANCHE TERUEL

Valentino Rossi salterà anche il GP di Teruel di Domenica 25 ottobre. Tegola durissima sulla stagione di Valentino, già drammatica di per sé. Piove sul bagnato dopo le 3 cadute di fila alle quali si aggiungeranno i due 0 della doppia di Aragon.

Rivedremo in pista Rossi per le ultime tre gare dell’anno. Yamaha non porterà un sostituto per domenica prossima.

 

ROSSI POSITIVO AL COVID19.

Piove sul bagnato in casa Rossi. Se le recenti prestazioni avevano lasciato molte domande, una tegola pesantissima si abbatte sul Campione di Tavullia. Il Covid.

Rossi è risultato positivo dopo il rientro da LeMans. Salterà il GP di domenica ad Aragon ed è in dubbio anche per il prossimo. (Doppia di Aragon)

COURTESY OF VALENTINO ROSSI (INSTAGRAM PROFILE)

Mondiale sempre più in salita per Valentino, dopo la “tripletta” di cadute di fila negli ultimi 3 GP segnerà un altro “zero” in quel di Aragon, con la possibilità non remota di saltare anche il prossimo.

Naturalmente ciò che conta è ritornare presto in pista ed augurare a Vale una pronta guarigione.

0

IL MOTOMONDIALE NEL NUOVO MILLENNIO-PARTE2

Benvenuti al racconto della seconda parte del decennio “millennium” MotoGp.

La musica cambia ben poco rispetto al primo lustro: Vale Rossi resta il dominatore supremo pur non eguagliando il quattro su cinque fermandosi ad un “modesto” tre su cinque nel secondo quinquennio.

I rivali futuri stanno crescendo nelle categorie minori a suon di gare vinte e mondiali dominati e parleranno spagnolo, non più italiano. La “scuola” spagnola investì molto nel decennio ed i risultati delle classi inferiori raggiunti da Pedrosa e Lorenzo ne saranno la testimonianza a breve, seppur i Mondiali e le vittorie pesanti arriveranno dal 2010 in avanti anche, ma non solo, grazie questi due piloti.

Il vero antagonista della seconda parte del millennio parla l’inglese dell’emisfero australe e, pur non avendo vinto campionati in 125 e 250, è un uomo dotato di talento spropositato e di una velocità che raramente si è vista scaraventata in pista a quel modo: Casey Stoner.

(Immagine tratta da motorsport.com)

Procediamo per gradi.

 

Stagione 2005. Vale fa cinquina

Per parlare del 2005 bisogna partire da qualche mese indietro e comprenderne lo scenario.

Rossi è ormai straripante e nelle ultime quattro stagioni ha portato a casa un bottino di 40 Gp su 64 disputati: bisogna fermarlo. HRC ha passato una stagione a digiuno di vittorie. Roba impensabile e soprattutto impresentabile di fronte a qualsiasi board figuriamoci a quello della più grande Casa del mondo. Un altro campionato già scritto non piace a nessuno primo tra tutti all’organizzatore. Come risolvere? Prendendo il miglior pilota in circolazione dopo Rossi e mettendolo sulla Honda Repsol orfana di VR46. Max Biaggi è quanto di meglio si possa trovare al mondo: l’accordo si perfeziona ed il romano sale su quella tanto ambita RCVissima per poter vincere quel mondiale che gli fu negato nel 1998.

(Immagine tratta da Wikiwand)

Tutto bene quindi? Manco per idea… quando non è cosa non è cosa e basta…

Max riesce a fracassarsi perone ed astragalo durante un allenamento a fine 2004 con la moto da supermotard: il timore iniziale è quello di vederlo ritirato per sempre, ma dopo qualche giorno per fortuna l’allarme rientra e Biaggi si salta “soltanto” le due sessioni di test di fine anno atte ad indirizzare lo sviluppo della moto per il 2005. Tanto basta per mandare in vacca tutto il resto della stagione, perché se le cose cominciano male non possono che andare peggio…va sempre così. Quella che avrebbe dovuto essere la stagione della consacrazione per Max diventa la sua peggiore di sempre e l’anticamera per uscire definitivamente dalla top-class. E se è vero che la sorte non fu dalla sua parte anche lui ci mise del suo eh… Comincia la stagione litigando in prova già a Jerez con il suo compagno di box. Si proprio lui , quel Nicky Hayden che non sarebbe stato in grado di incazzarsi con nessuno tanto era sorridente e pacifico. Da li la stagione non potè che proseguire sui binari dell’assurdo, con il box che in un paio di occasioni riuscì a sbagliare a montar gomme durante le qualifiche e con una moto alla quale volò via anche il selettore della leva del cambio in un occasione….. a Tokyo sono permalosi ed hanno una memoria da elefante….

A scanso di equivoci chiariamo che chi scrive ha adorato Max in tutte le sue sfaccettature e pensa che avrebbe meritato quella seconda occasione che i giapponesi non vollero concedere. L’unico a lottare sino in fondo per Max fu Carletto Fiorani: gli avrebbe dato volentieri una moto per il 2006 ma non riuscì a convincere il suo headquarter.

Quindi il Mondiale a chi può andare? A Valentino che mette la quinta di fila.

Il Gran Premio a Jerez de la Frontera è quello inaugurale e Rossi mette i “puntini sulle i” sin da subito. Negli ultimi due anni Sete Gibernau è stato il suo “avversario” più ostico (vabbè non trovavo le parole, non ridete) e il pesarese pensa bene di abbassargli la cresta tosto tosto. All’ultima curva di una gara che li ha visti combattere da soli, il pilota italiano entra pulito all’interno del tornantino: pulito ma deciso e duro. I due si toccano spalla a spalla e lo spagnolo finisce largo sulla ghiaia senza per questo cadere e conservando lo stesso il secondo posto. E da qui comincia la sceneggiata del dolore lancinante alla spalla durante il giro di rientro e sul podio: lui continua a toccarsi manco avesse ricevuto una coltellata che gli aveva reciso i tendini. Sete aveva vinto la sua ultima gara l’anno prima e dopo questo episodio l’altro che ci si ricorda riferito a lui è quello in cui lanciò mezzo schieramento per aria a Barcellona dell’anno successivo impedendo a Capirossi di giocarsi quel mondiale che avrebbe tanto meritato.

(Immagine tratta da motorsporcycles.com)

Il disegno di rimescolare le carte per fermare Rossi ha come risultato che il pesarese si vince 11 gare anziché le solite 9 all’anno delle due stagioni precedenti!

Il secondo posto nel Mondiale va al giovane di belle speranze Macho Melandri che si accasa in Honda-Gresini e vince le due ultime stagionali a mondiale già assegnato: unite ai cinque podi conquistati lo portano a 220 punti contro i 367 di Rossi.. Non gli è arrivato proprio vicinissimo… passiamo avanti.

(Immagine tratta da zimbio)

La Ducati affronta una stagione di transizione passando alle gomme Bridgestone con l’obiettivo di diventarne la Casa di riferimento e trarne i vantaggi che si vedranno solo negli anni a venire. Nonostante questo (o grazie a questo, punti di vista) Capirossi pesca la settimana da Dio e fa una doppietta tra Motegi (a casa loro) e Sepang.

 

Stagione 2006- Grazie Nicky

Dopo cinque di fila doveva succedere: Valentino scende dal trono 2006 ed il mondiale torna in America grazie a Nicky Kentuky Kid Hayden.

(Immagine tratta da motoblog.com)

La stagione è quella più “strana” del decennio: Rossi e la Yamaha sono sottotono e ciò consente a diversi piloti di vincere le singole tappe alternandosi in vetta alla classifica mondiale permettendo la vittoria finale all’americano con soli 252 punti.

Il regolarissimo Hayden riesce ad aggiudicarsi l’iride con due sole vittorie all’attivo contro le cinque di Rossi e le tre a testa di Capirossi e Melandri. Un mondiale deciso anche dall’inaffidabilità improvvisa della Yamaha M1 che pianta in asso due volte il pesarese in Francia ed a Laguna Seca. Sommando ciò ad una scelta sbagliata di gomme in Cina, alla mano frantumata al giovedì di Assen ed alla scivolata finale di Valencia ecco riassunti i motivi della prima sconfitta di VR46 che comunque fa secondo, mica pizza e fichi….

(Immagine tratta da derapate alla guida.it)

La stagione fu comunque divertente. Tra i diversi vincitori di tappa compare anche quel Dani Pedrosa che HRC volle in fretta e furia sulla sua Repsol in sostituzione del giubilato Biaggi: il debutto da rookie per lo spagnolo fu convincente. Ciononostante riuscì nell’impresa “meravigliosa” di stendere il suo compagno Hayden in piena lotta mondiale nella penultima gara in Portogallo: fu un tentativo di sorpasso tanto inutile quanto scellerato, roba da caricarlo di mazzate fosse solo successo una ventina di anni prima…

(Immagine tratta da Motogp.com)

Ma il destino non lo si può cambiare e se è scritto che il campionato lo devi vincere lo vinci e basta. Infatti Vale finisce la gara al secondo posto in volata per soli due millesimi di secondo, sopravanzato da Toni Elias che imbrocca la gara della vita (resterà l’unica vittoria in Motogp) togliendo al “giallo” quei cinque punti che sarebbero valsi il mondiale anche al netto della “vaccata valenciana” di quindici giorni dopo….

(immagine di Redbull.com)

Ducati e Capirossi perdono un’occasione perchè la loro stagione fu molto più regolare della precedente e avrebbero potuto farcela. Torniamo sempre a quel destino immutabile che per i rossi e Loris si palesa con le sembianze del tuo compagno di squadra Sete “Hollywood” Gibernau: alla prima curva del Gp di Catalunya decide che è il momento di mutare la sua esistenza trasformandosi in una palla da bowling e realizzando uno strike che manda per campi mezza griglia di partenza. Loris è uno di quelli messi peggio tanto da dover correre in condizioni disastrate anche la successiva gara ad Assen 6 giorni dopo. Guarito pensò ben di non farsi mancare la seconda vittoria consecutiva “a Casa loro” (sarebbe Motegi) dopo quella dell’anno precedente.

(Immagine tratta da Formulapassion)

Per la prima volta nella sua storia Ducati vince quattro gare in stagione e l’ultima merita qualche riga in più, vogliate perdonarmi. Al di là della lotta al titolo, della scivolata stupida di Rossi, Valencia 2006 rappresenta una delle gare più “gustose” alle quali chi scrive abbia mai assistito. Poco sopporto i dominatori e la teatralità che spesso e volentieri li caratterizza, molto di più amo i piloti semplici, old style come quelli della mia gioventù o semplicemente quelli della SBK, soprattutto quando realizzano le IMPRESE…. Dopo aver vinto il mondiale delle derivate dalla serie sulla 999 (che mai aveva guidato prima) i vertici Ducati decidono di “regalare” una partecipazione al loro campione più rappresentativo a livello di immagine, quel Troy Bayliss appiedato a fine 2004 e rimesso in SBK proprio nel 2006. Che fa Troy? Accetta la proposta col vincolo di portarsi dietro tutti i suoi tecnici con cui “dividere” il premio direttamente in pista. Non metteva il culo sulla Desmosedici dal 2004 (due anni) e le Bridgestone le aveva viste prima solo sulla rastrelliera di un gommista della periferia di Taree. All’epoca il “live Timing” della Motogp era free ed io lo seguivo sempre durante le prove. Ricordo che al sabato dissi “occhio a Bayliss” ai miei amici “ducatristi”. “Ma smettila”, fu la risposta, “se è una Ducati quella che domani può vincere è quella di Loris”… E Invece? VENI VIDI VICI….  GRAZIE Troy e saluti alla MotoGp per sempre, da trionfatore. Grazie, Grazie Troy.

(Immagine tratta da Motorinews24)

 

Stagione 2007- Casey Stoner e la Ducati

Cambio di regolamento e passaggio alla cilindrata di 800cc. Onestamente questa mossa poco la capì all’epoca e poco ancora la capisco a posteriori. Se vuoi creare una categoria più “attinente” alle situazioni di mercato perché scegliere quella cubatura? Poco importa: il regolamento durò sole cinque stagioni e si tornerà nel 2012 alle “normali” 1000.

Ducati Corse ingaggia un ragazzino che non ha mai vinto un mondiale, nemmeno nelle classi minori: ha un solo anno di MotoGp sulle spalle corso con la Honda di Lucio Cecchinello che ce lo ha sotto la sua ala da diverse stagioni. Casey ha impiegato buona parte del 2006 a collaudare tute e caschi sia in prova che in gara però, come diceva un tale che la sapeva lunga, per avvicinarti al limite lo devi prima superare: e Stoner lo passava spesso e volentieri..

Il Mondiale comincia un sabato di marzo in Qatar con Rossi in pole position, giusto per gradire. Casey rifila “8 decimi 8” al suo compagno Capirossi e parte a cannone come direbbe (e forse disse) il bravo presentatore. Di fronte allo stupore del mondo vince davanti a Valentino la prima gara della sua carriera in MotoGp e lo fa in sella ad una Desmosedici che in rettilineo è un fulmine di guerra. Rossi non prende esattamente bene che dopo gli adesivi gli si raschi pure la vernice a quel modo. Comincia a lanciare velate accuse sin dall’immediato dopogara: “ma siamo sicuri che sia 800?”…. e da li partono anche le ipotesi che la Ducati abbia una sorta di serbatoio supplementare nel telaio a traliccio di tubi… Niente di più falso. Preziosi &Co. Mettono insieme semplicemente un gioiello di moto con un motore che sfrutta i vantaggi del sistema desmodromico nel girare in alto come le 800 prediligono e la dimostrazione sono le 11 gare vinte (10 Stoner 1 Capirossi) durante tutta la stagione su ogni tipo di pista, anche quelle “guidate”: la moto va fortissimo sul dritto e alle curve ci pensa Casey….. Nascono i falsi miti di uno Stoner in grado di sfruttare meglio di chiunque altri i vantaggi dell’elettronica, miti demoliti dal fatto che Casey è stato semplicemente uno dei migliori talenti a livello velocistico mai apparso sul pianeta Terra, miti sfatati quando lo stesso si trasferì in HRC. Casey era semplicemente fantastico, fine delle discussioni. Un pilota in grado di andar forte con qualsiasi cosa, capace di scendere in pista e fare il miglior tempo al primo giro utile come pochi si erano mai visti prima al mondo. Un pilota “ignorante” come a me piace definire questi talenti.

(immagine tratta da Motori News 24)

La vittoria finale non è mai messa in discussione e l’australiano vince il suo primo mondiale riportando una casa italiana sulla vetta del mondo dopo l’ultimo titolo della MV Agusta risalente al lontano 1973.

Ironia della sorte Stoner vince il mondiale proprio a Motegi sulla pista dei giapponesi e la gara va al suo compagno Capirossi: il mondo alla rovescia, con un copione che se fosse stato scritto prima non si sarebbe riusciti a rispettare.

Re Valentino V è spodestato ed i tifosi hanno un nuovo idolo, perché con Stoner arriva il primo “vero” rivale, il primo in grado di sconfiggerlo sul campo a suon di sorpassi e vittorie. Il dualismo è perfetto in quanto Casey, da australiano, ha un carattere davvero agli antipodi rispetto all’italiano: niente teatri, niente scenette, niente parole inutili, solo gas aperto e pieghe deliziose.

Ogni stagione ha un sacco di aneddoti raccontabili e a me piace ricordare gli exploit, le imprese dei singoli che restano negli annali. Nel 2007 se ne verifica un’altra: la Suzuki torna alla vittoria in un gran premio dai tempi di Valencia 2001. Un altro australiano importato dalla SBK (i canguri son simpatici..) a nome Chris Vermuelen vince una gara pazza bagnata azzeccando il momento del cambio moto dapprima e poi esaltando la sua attitudine alla guida sul bagnato. Per la successiva vittoria Suzuki dovrà attendere un’altra gara bagnata a Silverstone 2016.

Vermeulen, French MotoGP 2007

(Immagine tratta da Formula passion)

 

Stagione 2008- Il ritorno del Re

Nota triste del 2008: in questa stagione si concludono le carriere ad altissimo livello di altri due piloti italiani che insieme a Rossi e Biaggi tanto fecero sognare il Belpaese fin qui. Capirossi lascia la Ducati al nuovo Imperatore australiano per trasferirsi in Suzuki con la quale conquisterà l’ultimo podio della sua vita sportiva. Il manubrio della seconda D16 va a Marco Melandri che distruggerà la propria carriera in sella ad una moto che vola in mano a Stoner e che con lui prende anche tre secondi al giro in diverse occasioni. Se Capirex sale sul podio nel 2008 Melandri dovrà aspettare l’anno successivo in sella al team Kawasaki ormai in fase di smobilitazione.

Valentino Rossi si riprende lo scettro mondiale ma con Stoner deve faticare di più degli anni passati.

(Immagine tratta da Moto10.com)

La Yamaha gli mette accanto Jorge Lorenzo (tricampeao delle classi minori) cominciando a pensare al futuro: nonostante i sorrisi di facciata Rossi non la prende proprio benissimo. I campioni si annusano e, per non farsi annusare troppo, il pesarese farà erigere il famoso muro all’interno del box. Sulla questione le tesi si sprecano, compresa quella del “capo” del team Jarvis che lo giustifica con la necessità dettata dall’utilizzo di due fornitori di pneumatici diversi tra i piloti. Già, perchè se Lorenzo utilizzerà le consuete Michelin, Rossi passerà nel 2008 a Bridgestone convinto che una parte del vantaggio di Ducati e Stoner sia proprio dovuto alle gomme. Sarà vero? Mah, forse….

Il mondiale comincia con la novità della prima gara in notturna della storia in Qatar: nuovo l’orario vecchi i vincitori, Stoner e la Desmosedici. La stagione comincia “strana” perché dopo tre appuntamenti in testa non c’è il duo Rossi/Stoner ci sono Pedrosa e Lorenzo a pari punti ed autori di una partenza “a bomba” che vede Lorenzo vincere in Portogallo la sua prima gara alla terza occasione utile.

A partire dalla Cina Rossi rimette insieme il puzzle ed infila una tripletta compresa la Francia e il suo Mugello. Mentre lui riprende la testa del mondiale, il suo compagno di box “riprende” l’asfalto di Shangai con la testa e perde il feeling iniziale..Capita quando cerchi il limite. (fuori Lorenzo)

(immagine tratta da motociclismo.it)

Il mondiale è una lotta a tre sino alla Germania: Stoner e Rossi i più veloci (ma con qualche errorino) si portano dietro un eccellente Pedrosa che, a suon di piazzamenti e un paio di vittorie, riesce a compensare il divario di prestazione pura con la costanza. Al Sachsenring sotto l’acqua vince nuovamente l’australiano (perché la Ducati va forte solo sul dritto… ndr) mentre Dani “sceglie” di levarsi di mezzo fracassandosi una mano dopo essere caduto mentre era al comando del Gran Premio: salterà la gara successiva e addio lotta iridata. (fuori Pedrosa)

(Immagine tratta da derapate alla guida .it)

Questa resta una guerra tra due fuoriclasse come non si vedeva dai tempi d’oro dell’era americana degli “eighties”. Purtroppo finisce prestissimo perché l’italiano infila una cinquina secca da Laguna Seca (con lo storico sorpasso al cavatappi che sposta definitivamente l’inerzia) sino a Motegi mentre Casey cade due volte di fila mentre è in testa alla gara prima a Brno e poi a Misano dicendo addio ai sogni di gloria.

(Immagine tratta da motociclismo.it)

Già, Misano 2008, il giorno della vergogna, quello in cui si sentirono le urla della curva gialla in TV nel momento della caduta di Stoner. (fuori Casey)

(Immagine tratta da bandierascacchi.it)

Il mondiale finisce virtualmente nelle mani di Rossi già a fine agosto seppur il verdetto matematico arriverà più avanti: esce dal Mugello con 75 punti di vantaggio, ovvero 3 gare ed ancora solo cinque da disputare…E di queste ne vincerà altre tre: non si può competere con il ragazzo di KurriKurri nella sua Australia e neanche nella passerella finale di Valencia (altra pista da motore eh..)

Rossi conquista il suo penultimo iride in una delle stagioni più appassionanti.

 

Stagione 2009- L’ultima di Valentino

Già, l’ultima del Vale nazionale e sono passati undici anni. Sei vittorie di tappa sono sufficienti a regalargli l’ultimo iride e a permettergli di raggiungere quota 100 nel Motomondiale. L’ultimo iride che nel conteggio totale significa 9 titoli su 14 campionati ai quali aveva partecipato sino ad allora: numeri che si commentano da soli.

(Immagine tratta da motociclismo.it)

Il suo avversario principale è il suo compagno di box Jorge Lorenzo che di fare il secondo non ci pensa e gliela fa sudare fino a quando riesce. Casey e la Ducati impattano in una stagione “deludente”: a chiuderla con quattro vittorie di tappa la firma sarebbe arrivata già test invernali solo qualche anno prima.  Siamo nell’anno del malore di Casey, della sua convalescenza, del suo smarrimento, della perdita del feeling con la sua D16. Ma è anche l’anno della “solita” vittoria in Qatar, del dispetto a Valentino nel suo Mugello (prima di Ducati sulla pista di casa), della sua scontatissima vittoria a Philip Island e della sua scivolata nel giro di ricognizione di Valencia dove sarebbe partito dalla pole.

Il team HRC lascia andare il suo ultimo campione del Mondo Hayden alla corte della Ducati e lo sostituisce con un giovane italiano di belle speranze che aveva “congelato” per un anno in un team satellite: Andrea Dovizioso sale sulla RC212V ufficiale e vince a Donington la sua prima nella classe maggiore diventando uno dei pochi piloti al mondo in grado di vincere in ogni categoria mondiale a cui abbia partecipato.

Jorge Lorenzo cambia il suo numero di gara passando dal 48 al 99. Dietro questo cambio c’è la bruttissima vicenda della separazione dal suo storico manager ex pilota Dani Amatrain, del suo arresto e delle minacce anche ai fratelli Espargaro.. Nonostante questa brutta storia Jorge è tosto ma non gli bastano 12 podi (di cui 4 vittorie) per contenere Valentino: quattro zeri in tabella li recuperi solo se ti scontri con uno qualsiasi e non con chi vuole portarsi a casa la settima corona iridata in dieci anni. E così andò, seppur Giorgio vendette carissima la pelle, dando luogo a duelli entusiasmanti il cui culmine fu quello a Barcellona con il sorpasso dei sorpassi all’ultima curva.

(Immagine tratta da Gpone)

Al terzo posto del mondiale Pedrosa, sempre presente ma sempre senza quel guizzo in più in grado di farlo diventare dominatore anche di una sola stagione: vince in volata con Rossi a Laguna e si porta a casa il trofeo dell’ultima gara del decennio a Valencia.

 

Si conclude in questo modo la storia di un decennio dominato dal tricolore con 8 mondiali totali in bacheca tra Valentino e la Ducati che si ritroveranno insieme da li a qualche mese per formare quel binomio che ha infranto tanti cuori e diviso squadre e tifoserie.

Valentino nel 2009 ha ancora trent’anni e tutto il tempo per poter collezionare titoli che però non arriveranno più. Ma il decennio appena raccontato resterà nella storia per i cambiamenti, per il dominio di un ragazzo che è riuscito a spaccare tifosi ma portare popolarità e prestigio ad un Campionato che prima di lui era sconosciuto alla maggior parte del pubblico di oggi e del decennio precedente. Ma per parlare di Valentino, dei suoi meriti, dei suoi onori e dei suoi difetti non basta un trafiletto su un blog. Onore al Re del decennio e grazie per aver riportato l’Italia sulla vetta del mondo.

Grazie anche a Ducati che ha avuto il merito di crederci e di farci sventolare il rosso anche a due ruote.

Alla prossima.

 

(Immagine in evidenza tratta da Road 2 sport)

0

IL MURO DI JORGE LORENZO – La missione che sembra impossibile

 

Non guardare il muro li dietro.

È immenso, mastodontico e quasi impensabile da costruire. Oggi è una delle pietre miliari del circus della MotoGP.

Non guardare il muro ma guarda ogni singolo mattone, ogni singola pietra posata, ognuna di esse ha una storia, ognuna di esse rappresenta un sacrificio, una sconfitta, una vittoria. Se alla fine riuscirai a concentrarti su ogni singola pietra potrai costruire anche tu quel muro.

Ognuno di noi costruisce quel muro, ognuno di noi lo ha eretto e buttato giù nel corso degli anni facendo semplicemente la scelta sbagliata.

Proprio tu che stai leggendo in questo momento stai cercando di posare una pietra.

Quel muro è la Vita.

Guardando Jorge Lorenzo ripenso al muro di Aragon.  A quante volte lo ha costruito, a quante volte lo ha buttato giù, a quante volte lo ha ricostruito.

Una battaglia eterna la sua carriera, contro i tanti infortuni, contro i compagni Team il cui nome farebbe tremare le gambe a chiunque, contro se stesso.

Passeggiando per il circuito di Aragon, in questo 2019, quel muro sembra essere svanito. Al suo posto una piccola fila di mattoncini, molto bassa quasi inesistente.  Jorge sta tentando di ricostruire quel muro dopo averlo eretto al Mugello e buttato giù nel post gara.

Era riuscito nell’impresa in cui tanti avevano fallito (Vincere in Ducati in poco più di un anno) ed a fine gara aveva annunciato la firma con la Honda HRC per il biennio 2019-2020.

La scelta di ricostruirlo per l’ennesima volta è ardua, quasi impossibile ma la storia di questo ragazzo ci insegna che non ha paura di nulla.

Non ebbe paura nel 2008 quando si ritrovò, separato da un vero muro, nel box con Valentino Rossi. Non ebbe paura quando dopo il pauroso incidente di Shanghai si ritrovo a correre il GP seguente, quello di Francia a LeMans, con le caviglie rotte arrivando 2° al traguardo.

 

 

Jorge all’arrivo al parco chiuso del GP di Francia 2008 – Immagine tratta dal sito Crash Nell’ultimo anno giustamente in tanti si sono interessati alle vicende del maiorchino, un Campione come lui (non un ottimo Pilota) non può permettersi questi risultati.Tanti ne invocano il ritiro, tanti gridano allo scandalo per il divario (a mio avviso imbarazzante) con il compagno di Team e gli altri Piloti che guidano una Honda. Molti sopratutto in Italia come al solito, se ad altri trovano mille giustificazioni cambiando versione tra un caffè ed un aperitivo, a lui non perdonano nulla.

 

Come dico sempre la pista è l’unica cosa che conta realmente, è l’unica “entità” che può permettersi di parlare. La pista ci dice che Jorge è lento, troppo lento al momento.

La pista dice anche altro. Ci dice che gli ultimi 10 mesi, da quella maledetta curva di Aragon la costruzione del muro di Jorge si è fermata. Un calvario più unico che raro…

  • Highside GP di Aragon 2018, con un suo errore alla prima curva, frattura della caviglia.
  • Highside GP di Thailandia 2018, per un errore mai chiarito da parte di Ducati, frattura del polso.
  • Frattura dello scafoide in allenamento pochi giorni prima dei test di Sepang 2019.
  • Caduta nei test di Montmelò in Catalunya, con grave botta alla schiena.
  • Caduta GP si Olanda 2019 ad Assen, frattura di due vertebre ed il rischio di diventare come Waine Rainey.
FP1 del GP di Olanda ad Assen – Frattura di due vertebre per Jorge

I prossimi test di Valencia saranno fondamentali per capire quanto ancora Jorge Lorenzo possa dare al Motociclismo.

Indubbiamente ha dato tantissimo, ma la sfida che si presenta é quanto di più arduo ci possa essere perché nel box si ritrova il Pilota più forte di questi ultimi anni.

Non credo sia soltanto la sfida di Jorge, questa a mio modestissimo parere è la sfida degli ingegneri HRC che faranno di tutto per dare una moto che si leghi anche alle caratteristiche di Piloti con una guida più dolce e fluida.

Loro che sono riusciti a creare una MotoGP adatta ad un “fantino” come Pedrosa vuoi non siano in grado di rendere più “guidabile” questa  moto⁉️

Il tempo ci dirà se Jorge Lorenzo ritornerà vincente, su questa moto o su un’altra oppure se sceglierà di fermarsi ma… statene pur certi continuerà a costruire quel muro per un’altra (forse ultima) volta.

Francky Longo

 

 

Immagine di sfondo tratta da Bikesportnews

 

0

SHELL MALAYSIA MOTORCYCLE GRAND PRIX 2019

Benvenuti in Malaysia terra di contrasti con forti influenze cinesi ed indiane, ma senza dimenticare il passato coloniale ingelse, un miscuglio di tradizioni e culture diverse che si possono notare dall’architettura delle cittá fino alle pietanze locali; la MotoGP chiude quí il suo tour asiatico quanda mancano solo due gare al termine della stagione. Quest’anno inoltre si celebra il ventennale del circuito di Sepang, infatti la prima gara si corse nel lontano 1999, anche se in realtá la MotoGP corre in Malaysia dal 1991 (ovviamente altro circuito, Shah Alam ad essere precisi) per l’occasione gli organizzatori hanno reso l’evento una sorta di party prolungato cha va dal venerdi fino alla domenica sera, lo scorso anno ci sono stati 169,827 spettatori, quest’anno sperano di far meglio. Il circuito di Sepang é stato costruito da …. va bé se seguite la MotoGP o F1 giá sapete chi é, il circuito ha delle caratteristiche uniche che lo rendono molto apprezzato sia dai piloti che dai tifosi, infatti nella sua completezza di 5.543m si trovano lunghi rettilinei, curve strette, tratto misto guidato ed una carreggiata abbondante che non difetta in possibilitá di sorpassi, il circuito sembra essere favorevole alle Ducati ed anche alle Yamaha ma poi la moto che vince è sempre la stessa…..una Honda. Un’altra caratterisitca di Sepang é la sua vicinanza (in linea d’aria parliamo di qualche centinaio di metri) dall’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur (KLIA) che si trova invece ad una cinquantina di chilometri dalla capitale Kuala Lumpur, questo rende molto facile raggungere il circuito per chi viene da fuori (cosa che gradisco particolarmente).

Una delle caratterisitche di KL (come viene comunemente chiamata la cittá di Kuala Lumpur) che la rendono unica e facilmente riconoscibile sono le Petronas Towers, Petronas che é la compagnia petrolifera di stato ma non solo; infatti é presente sia in F1 con il team piú dominante della storia della categoria, sia in MotoGP con il PETRONAS Yamaha Sepang Racing Team (Quartararo e Morbidelli) mentre in Moto2 e Moto3 con il Petronas Sprinta racing Team, in piú c’é anche un pilota malesiano Hafizh Syahrin su KTM tech3; insomma la Malaysia é ben rappresentata. Purtroppo peró Sepang, specialmente per noi italiani, é tristemente ricordata per quel maledetto 23 Ottobre 2011 che ci ha privato di uno dei migliori talenti delle due ruote.

Marquez si prepara a battere un’altro record, dato che tutto ció che poteva vincere lo ha vinto e tutto ció che gli rimane in questa stagione é stracciare i record precedenti, allora perché lasciare il record di punti al buon Lorenzo che lo ha ottenuto nella stagione 2010 con ben 383? Ad oggi l’alineo ne ha 373 con due gara da disputare, riuscirá nella “difficilissima impresa” di superare il record di Lorenzo? La scorsa gara in Australia ci ha regalato parecchie emozioni, al netto del trappolone del gatto con il topo con cui Marquez ha fatto un sol boccone di Maverick, dietro se le sono suonate per bene con ben sei piloti arrivati al traguardo con meno di un secondo di distanza tra loro ed in piú vedere l’Aprilia cosí avanti e giocarsela con i migliori non ha prezzo per me. Appunto “l’Apriliona” che bello é stato vedere Iannone lottare con Rossi, Marquez ed i migliori in generale, addirittura portare l’Aprilia in testa alla gara non ha prezzo. Altra nota positiva é stato vedere Bagnaia lottare in maniera consistente al punto da sfiorare il podio per pochi millesimi, speriamo che sia l’inizio di una splendidia favola. L’altra faccia della medaglia invece ci ha dato un Rossi che dopo il buon avvio è scivolato sempre più indietro per poi riprendersi a tratti fino a concludere ottavo, non si capisce se sia competitivo o meno, Vinales che ha condotto la gara dall’inizio per poi cadere nella foga di riprendersi la posizione persa ai danni dell’alieno, le Ducati ufficiali smarrite. Suzuki anche loro in affanno nelle ultime gare e Rins particolarmente sottotono, pare peró che i problemi siano dovuti agli sviluppi che il team sta provando in previsione del prossimo anno. Insomma tra chi è alla ricerca di record personali, chi ha un disperato bisogno di riprendersi e chi invece vuol confermare ciò che di bello ha fatto vedere a Phillip Island i motivi di interesse ci sono per vedere la MotoGP qui a Sepang.

Moto2

Questa è ancora l’unica categoria a non aver assegnato il titolo, detta così fa strano visto il vantaggio che aveva e tuttora ha Alex Marquez, vero è che gli sfidanti cercano in tutti i modi di escludersi dalla lotta, solo il buon vecchio saggio Luthi cerca di contendere il titolo di campione del mondo della Moto2 a chi ne è il designato dall’inizio del campionato. Con un vantaggio di 28 punti su Luthi e 33 su Binder (vincitore in Australia) a sole due gare dalla conclusione, Alex Marquez anche con il braccino che gli è venuto può considerarsi campione a meno di cataclismi stile Lecuona.

Moto3

La categoria più cool di tutte e quella più combattuta ha emesso la sua sentenza in Australia: Lorenzo Dalla Porta ed il team Leopard sono campioni del mondo Moto3, abbiamo già esaminato le statistiche in merito e ciò che comporta la vittoria del mondiale Moto3 per chi poi fa il salto nelle categorie superiori, la risposta migliore ce le darà il tempo; il ragazzo sembra essere, oltre che molto bravo sulla moto anche con la testa sulle spalle. Chissá come i ragazzini terribile della Moto3 affronteranno la gara in Malaysia senza aver piú in palio la posta grossa, saranno ancora piú terribili o diventeranno mansueti?

Buon divertimento da LucaBkk

Immagini in evidenza da: Crash.net, MotoGP.com, imotorbike.my, pinterest.com

0

Motul Grand Prix of Japan, Motegi Twin Ring Circuit

Alla ricerca del record mancante, potrá Marquez fare la pole al Motegi Twin Ring?

Ben tornati in Giappone dove il motorsport ed in particolare le moto sono parte integrante della cultura locale, nella MotoGP il Giappone é la nazione piú rappresentata dal punto di vista motoristico infatti ben tre dei piú grandi costruttori al mondo sono giapponesi: Honda, Yamaha e Suzuki.

Il Motegi Twin Ring si trova nella zona centro/nord del Giappone, precisamente nella provincia di Kanto non troppo distante da Tokyo per intenderci; venne costruito dalla Honda nel 1997 per ospitare ed in parte promuovere le gare della IndyCar americana e successivamente anche gare NASCAR, infatti il suo layout é un ovale con low-banked che lo rende adatto a questo tipo di competizioni. Lo scopo per il quale fu creato il circuito, vennero meno nel 2011 con l’uscita dal calendario della Indycar. Il Motegi Twin Ring peró é in realtá un circutio completo che va oltre la parte ovale dedicata alle gare americane, infatti all’interno del circuito esiste anche una parte giudata con curve e rettilinei separata ma allo stesso tempo sovrapposta all’ovale che lo rendono nel complesso un circuito adatto a molteplici eventi e gare; infatti sul circuito a noi piú consciuto gareggiano le F4, Formula Nippon e Super GT. La MotoGP invece corre al Motegi Twin Ring dal 2004, precedentemente si correva a Suzuka fino alla tragica scomparsa di Daijiro Kato.

La MotoGP arriva in Giappone con veramente poco da dire, Marquez si é gia coronato campione del mondo in Thailandia per l’ottava volta ed avrá la testa sgombera da calcoli e pensieri in ottica mondiale, in realtá qualche piccolo motivo di interesse possiamo trovarlo; il Motegi Twin Ring é l’unico circuito del mondiale dove il Marziano non ha ottenuto la pole, riuscirá ad abbattere anche questo record? Certo che si!

Quest’anno la Honda celebra i suoi 60 anni di gare nel motomondiale e vorrebbe cogliere il titolo costruttori al piú presto possibile per poi festeggiare, magari nella gara di casa, ci riuscirá? Domanda scontata.

Gli altri: Quartararo é unanimamente considerato il primo rivale di Marquez, il talento e soprattutto l’etá sono dalla sua parte, in piú dalla gara del Buriram la Yamaha ha provveduto, finalmente direi, a dargli un motore ufficiale, purtroppo peró Quartararo ancora non ha vinto una gara. I piloti Yamaha in generale sono sempre molto competitivi, su tutti Vinales anche se non sembra in grado di impensierire Marquez, Vale e Morbidelli sembrano abbastanza vicini nelle prestazioni. Le Ducati sperano che al Motegi Twin Ring utilizzino la parte ovale, scherzi a parte fino adesso sono sicuramente la delusione del 2019, almeno per me.  Lorenzo al Motegi Twin Ring celebra i suoi 200 gran premi, purtroppo per lui peró sembra l’ombra di se stesso, si parla continuamente di aggiornamenti alla moto e tecnici Honda che cercano di assecondare le sue richeste in modo da metterlo a suo agio, pare non funzioni nulla. La Suzuki nella gara di casa schiera un’altro pilota oltre alla coppia ufficiale, la wildcard Sylvain Guintoli (un giovane di belle speranze) insieme al rookie Mir, che ben sta figurando nelle ultime gare ed il pilota di punta Alex Rins, il quale vorrebbe confermare la sua terza posizione in classifica mondiale ottenendo punti importanti. KTM ed Aprilia sono in crescita e ci si attende che possano continuare su questa strada, in particolare uno dei nostri piloti il piú ammirato e sicuramente colui che gode di una forte dose di invidia da parte di molti, da parte mia sicuro, Iannone.

Tra i piloti dei teams indipendenti c’é da sottolineare la strana storia di Nakagami su LCR Honda, il quale ha appena esteso il suo contratto per il 2020 quí a Motegi, dove peró dopo la gara dovrá sottoporsi ad un’operazione che lo terrá lontano dalle gare, quindi per lui la stagione si chiude anticipatamente al GP di casa, indovinate chi é il fortunello che prenderá il posto di Nakagami fino a fine stagione? Si lui, da non credere.

Moto2 e Moto3

Il titolo della Moto2 andrá al fratello di Marquez, c’é solo da capire quando, Marini viene da una gara di dominuo assoluto in Thailandia magari ci delizia con un’altra cavalcata solitaria (vizio di famiglia dei tempi migliori). Baldassarri é fuori dai giochi da parecchio ormai, diciamo che si é autoescluso considerando le cadute; al contrario il suo teammate Fernandez in realtá avrebbe anche delle speranze mondiali, ma come detto in precedenza il titolo Moto2 2019 andrá al Marquez minore.

Il mondiale Moto3 come la categoria in generale é in assoluto la cosa piú interessante da vedere e seguire, la lotta per il titolo é un gigantesco “chapa no” (spero di aver scritto bene, non c’entro nulla con il milanese ma il termine mi sembrava perfetto). Al comando c’é Arbolino del team Leopard (per motivi di gratitudine ho il dovere di nominarli) il distacco dal secondo é di 22 punti che sembrano molti, o forse lo sono si spera, ma il problema é che il secondo in classifica é Aron Canet il pilota piú forte della Moto3 a parer mio. Se poi consideriamo le cadute, non sempre per responsabilitá diretta che affliggono la categoria ecco che l’improbabilitá é una certezza.

Buon divertimento

LucaBKK

 

Immagini prese dal sito MotoGP.com

0