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BASTIAN CONTRARIO: L’IMPONDERABILE

Alla fine è successo quello che non ti aspetti… l’imponderabile. Parto in quarta nel mio Bastian contrario del GP di Abu Dhabi e non potrebbe essere altrimenti. Per imponderabile, mi riferisco all’incidente di Latifi (che andava a sbattere, quello nemmeno era quotato alla SNAI!), che ha catalizzato l’esito finale del GP (questo si che era imponderabile!). Ci ritorneremo dopo. Ciò che non era imponderabile, anzi, era ampiamente prevedibile, è stato il comportamento della Federazione nella persona del direttore Michael Masi.

Del resto ne avevo parlato proprio su queste righe la settimana scorsa, ponendo il quesito: “cosa succederà tra una settimana, alla luce di come si è appena comportata la direzione gara (GP di Jeddah), visto che nel prossimo appuntamento si deciderà chi sarà campione del mondo?”. Detto fatto. La cara “mamma FIA” si è strozzata con le sue stesse regole e a farne le spese è stata proprio la Mercedes di Toto Wolf, che con quelle regole ci ha sempre banchettato. Voglio essere sincero, che Lewis abbia perso il mondiale in quel modo dispiace. Entrambi i piloti meritavano di vincere, eppure, di vincitore ce ne può essere soltanto uno, proprio come in Highlander o nella tradizione di Hokuto. Masi (e quindi la Federazione) non era all’altezza una settimana fa e, di certo, non lo poteva essere domenica scorsa. Il “nostro” direttore, secondo me, stava già andando ad accendere un cero alla Madonna per avergli regalato un Hamilton imprendibile, di modo che se ne sarebbe potuto uscire pulito come si suol dire. Eppure il nostro, aveva già dato segnali di dissociazione proprio al primo contatto, dove Hamilton il fuori pista se l’era preso tutto. Chi vi scrive è per Il “liberi tutti”, solo che se ti appelli alle regole le devi applicare. Invece, le suddette vengono seguite in maniera confusa e, appunto, il destino poi ti presenta il conto e sullo scontrino c’è scritto imponderabile (leggi Latifi). Dopo? Dopo il dramma viene consumato in quei pochi giri dietro la safety car, dove il maldestro Masi, oltre a dimostrare la sua mancanza di carisma, cede alle pressioni Red Bull. Già la settimana scorsa ho detto (e sono stato attaccato per questo) che c’è una guerra di potere tra le due scuderie ed il fatto che la Federazione si comporti a quel modo mi fa capire che AMG, politicamente, non è più quella di prima.

Forse era arrivato il momento di cambiare, prima o poi questo doveva succedere, fatto sta che il teatro andato in onda in mondo visione è stato patetico. Horner e Toto che facevano a gara a chi piangeva più forte verso il direttore di gara, il quale stando tra l’incudine ed il martello, sapeva benissimo che qualunque fosse stata la sua decisione da prendere, avrebbe dovuto fare quello che non avrebbe mai voluto fare: assumersi la responsabilità di decidere. Far finire il mondiale in regime di Safety Car sarebbe stato un disastro. Forse bloccare la gara e fare un restart sarebbe stata la cosa migliore (ed il contatto sarebbe stato garantito!). Far uscire Mylander con qualche giro ancora a disposizione è sembrata l’opzione migliore, peccato che si siano incasinati (siamo sicuri sia stato uno sbaglio?) nel decidere come le macchine dovevano essere posizionate ed il resto è storia, dove nel mezzo troviamo i due pretendenti al titolo.

Il povero (si fa per dire!) Hamilton è quello che più ha pagato per questa guerra intestina che c’è al vertice della cupola della F1 (cosa succederà quando arriverà Ferrari?) e, soprattutto, paga l’inamovibilità del suo muretto, che diciamolo tutta, mai come quest’anno ha subito la pressione e di fatto non sempre c’ha preso. Dal divano è sempre facile giudicare, solo che non è la prima volta che osserviamo elettroencefalogramma piatto nel reparto strategie, a differenza di Red Bull che sono degli autentici diavoli nell’inventarsi anche l’imponderabile, se necessario.

Passi lo stare in pista del re nero all’ingresso della virtual safety car, eppure con le gomme sulle tele e con il fatto che lo stesso Lewis aveva avvisato il suo muretto, in regime di Safety Car avrebbero dovuto reagire. Forse in Mercedes non si aspettavano quel comportamento di Masi, forse Red Bull li ha lasciati in mutande con quella mossa, fatto sta che Hamilton, nella sua stagione più combattuta e di sicuro all’apice della sua forma ha dovuto abdicare nei riguardi di Mad Max. Onore ad Hamilton che ha disputato la sua migliore stagione di sempre a dispetto di quello che hanno detto i suoi acerrimi tifosi (con quale altro pilota ho usato questo termine?) ai quali ripeto, anni di vittorie continue, hanno creato dipendenza da un lato e mancanza di discernimento dall’altro. Hamilton meritava l’ottavo titolo. Certamente e di sicuro non meritava di perdere in quel modo. Fatto sta che per il re nero si è avverata una triste profezia: se avesse vinto, nessuno avrebbe potuto dire nulla… mai più. Purtroppo per lui ha perso e sta di fatto che, nella sua carriera turbo ibrida, due avversari veri ha avuto e con tutti e due ci ha perso. Ripeterò sempre fino allo sfinimento che Hamilton è uno dei migliori di tutti i tempi eppure la pioggia di tutti i suoi successi derivano anche e soprattutto dal fatto che ha avuto poca concorrenza.. spiace! Ci fosse stato maggiore equilibrio Hamilton avrebbe vinto così tanto? Non lo so, so solo che comunque nessuno avrebbe mai potuto dubitare del suo talento.

Fatto sta che lui è un campione vero e a differenza del suo team principal, che è un infimo perdente (Toto è uscito al naturale domenica scorsa), senza esitare, è andato ad omaggiare il nuovo re, perché se c’è una cosa che questa lotta ci ha dimostrato è che tra questi due guerrieri, sebbene si siano sfidati senza guantoni, non c’è mai stato odio, bensì rispetto. Rispetto che Verstappen si è guadagnato sul campo a suon di sportellate e staccate al limite.

Max viene tacciato di scorrettezza, il fatto è che la F1 è da anni che è anestetizzata nel perbenismo che ormai dilaga ovunque. Il padre Jos, in un’intervista, non fa altro che dire ciò che dico da tempo: questi sono piloti e non killer, siano lasciati liberi di correre, senza che astruse regole li castrino per ogni sbavatura che commettono. Purtroppo, il politically correct del globalismo imperante, di cui la F1 ormai fa parte, ha contribuito a consolidare il modo di pensare del tipo “reprimenda e sanzioni” e soprattutto del “oh mio Dio speriamo non si facciano male!”. Mi domando per quale motivo allora ci si ostina a guardare la F1! Fatto sta che poi, quando troviamo un pilota che lotta seguendo le regole old school, a seconda di come gira il vento ci si esalta o ci si indigna. Che Max sia una testa di cazzo, sportivamente parlando, non lo scopriamo oggi. Jos lo ha educato così perché lui appartiene alla vecchia scuola (Schumacher, Hakkinen solo per citare due nomi)? Certamente. Eppure a mio avviso c’è dell’altro: Verstappen padre, l’ha educato a quel modo nell’approccio alle corse, perché aveva già capito che direzione aveva preso la F1 moderna, fatta di fighettine isteriche. Uno stile di guida old school “a figlio di puttana”, come quello di Max, che ha impattato in modo dirompente, nessuno se lo aspettava. Eppure è stato proprio quello stile che gli ha permesso di lottare per il titolo e, soprattutto, di poter tenere testa ad una bestia come Lewis Hamilton. Perché se credete che l’atteggiamento alla Vettel sarebbe bastato, allora andate a vedere il tedesco che fine ha fatto! Purtroppo, il primo titolo di Max verrà sempre macchiato dalla polemica che è arrivato tra mille controversie, eppure così come con Michael il suo primo mondiale avvenne come avvenne, allo stesso modo con Max varrà lo stesso assioma e cioè che la storia alla fine si ricorda solo di chi vince e non di come vince.

Di fatto ha vinto il migliore, come sempre, e tenendo fede in modo coerente alla trama del film che abbiamo visto, ecco che anche il finale si presenta con l’imponderabile “the end”: finalmente rivedremo il numero uno di antica memoria storica.  Onore a Verstappen che a soli ventiquattro anni è divenuto campione del mondo battendo Lewis Hamilton… l’imponderabile appunto!.

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO: IL MERCATO

Al GP di Jeddha, nella cornice esotica che solo il ricco medio oriente sa offrire, si è consumato uno degli episodi più squallidi e patetici che la Federazione Internazionale dell’Automobilismo poteva offrire. Già mi ero speso in passato sull’inadeguatezza regolamentare che la stessa Federazione “offriva”: mi riferisco al famoso episodio tra Perez e LeClerc dove i commissari, capitanati da Masi, ci misero una vita a decidere la punizione da comminare al messicano… punizione che comunque era alquanto discutibile per non dire ridicola.

Ebbene domenica scorsa, la FIA, nella persona di Michael Masi, è emersa nuovamente  in tutta la sua inadeguatezza ed impreparazione. Tutto questo ha una radice ben profonda e neanche a farlo apposta la colpa, se così si può dire, è della Mercedes e della loro bravura, sia politica che tecnica. AMG ha monopolizzato, con il suo “cavallo di razza inglese”, la scena sportiva degli ultimi sette anni. In tutto questo tempo è esistito un solo protagonista, il quale lungo il suo cammino ha trovato ben pochi ostacoli (Rosberg sicuramente e Vettel marginalmente). Il dramma per la Federazione (di certo non per il nostro palato), è che il campione di Stevenage ha trovato lungo il suo cammino un osso duro da rodere che gli sta facendo fare gli straordinari per sudarsi il suo ottavo titolo. Questo ha comportato un atteggiamento ed un approccio nel giudicare le gare completamente diverso rispetto all’anno scorso. Anni e anni di lotte drogate e di solitudine (il 2020 è stato vergognoso!), hanno reso la vita facile a chi doveva giudicare: comminare punizioni a piloti di centro gruppo non costava nulla al collegio giudicante ormai anestetizzato dal sicuro dominio teutonico e, pazienza, se dovevano bacchettare anche il campione del mondo, giusto per dimostrare che erano imparziali… tanto il re nero aveva comunque la vittoria finale stretta tra le mani.

Ora le cose sono diverse, adesso c’è un pretendente al titolo che fa sul serio, che gli sta col fiato sul collo e che gli fa sudare sette camicie, per non parlare della stessa Mercedes che pur di vincere è ricorsa ad ogni mezzo, strategia e conoscenza possibile per colmare il gap che l’olandese è stato in grado di creare. Questo ha generato una lotta senza quartiere che, forse, nemmeno la stessa Federazione si aspettava. Ciò, inevitabilmente ha messo lo stesso organo di controllo dinnanzi alle proprie responsabilità, le stesse responsabilità che il direttore di gara ha rifiutato di prendersi. Come in un comune mercato cittadino, dove si vende pesce, verdura, vestiti o comunque un qualunque altro bene di consumo, allo stesso modo il direttore di gara “contratta” la punizione da comminare. Uno dei momenti più bui della storia della Federazione. Le stesse regole cervellotiche, che essa ha voluto ed utilizzato, hanno rappresentato un cappio al collo e si sono strette per soffocarla. Il direttore di gara, senza nessun carisma e, di sicuro, senza nessuna voglia di assumersi le proprie responsabilità, ha cercato di lavarsi le mani chiedendo una contrattazione vera e propria. Eclatanti le urla di Toto ai suoi danni, nel pretendere una risposta immediata  sulla punizione da infliggere. Ricordate Perez – LeClerc? Per loro due non c’è stato nessun problema nel pronunciarsi, perché non andavano ad intaccare nessuno. Nella lotta tra Lewis e Max, nessuno vuole macchiarsi come l’uomo che ha condizionato il mondiale. Resta da capire allora come mai, Masi ha chiamato la safety car per ripristinare la visibilità dello sponsor. Una safety car che grida allo scandalo, considerando che la barriera era praticamente intatta. Glissando sulle ripetute partenze (solo su questo ci sarebbe da parlane per ore sulla presunta agibilità del circuito), si giunge all’episodio clou del GP e cioè alla tamponata trai i due contendenti al titolo, definito altresì “brake test”. Palese ed evidente la posizione di Masi e, dunque, della stessa Federazione, di non volersi schierare e di comminare una punizione che di fatto è stata una barzelletta e, nel contempo, mostra la vera natura della bestia ferita.

Eppure riflettevo sul fatto che le urla di Wolff via radio, le continue azioni punitive da parte della FIA nei riguardi di AMG, mi fanno pensare ad una vera e propria lotta interna tra i due colossi. Diciamocelo… fino all’anno scorso, ve lo sareste mai immaginato uno scenario del genere? Era letteralmente impensabile solo immaginarselo. Eppure è successo e se da un lato c’è la guerra tra colossi come FIA ed AMG dall’altro ci sono due cavalli di razza che se le danno di santa ragione.

Mi spiace per le fazioni di ambo gli schieramenti, solo che su queste righe non si fa mercato; si analizza ciò che realmente è successo. Personalmente parlando, al sottoscritto frega poco chi realmente vince il mondiale, se non altro perché Ferrari non è della partita. Chi invece si dispera, e si contorce sono gli schieramenti delle due fazioni e peggio di ogni altra cosa, sono i “rossi” che tifano Verstappen; affinché il re nero non superi i titoli di Michael. Roba da matti! Come si è potuto scendere così in basso? Ammesso e non concesso che Hamilton vinca il suo ottavo, come si può pensare che il Kaiser venga offuscato? Ammesso e non concesso che Hamilton fissi la sua personale quota, per quanto i suoi tifosi si possano sperticare in deliri di giubilo sfrenato, il valore degli otto di Hamilton non varranno mai i sette di Schumacher perché appartengono a tempi completamente diversi. Tifosi di ambo le fazioni che se le danno di santa ragione a suon di ricordi, promemoria e insulti all’uno o all’altro contendente. Il pop corn è bello caldo e mi gusto il film che sto vedendo in 4K: tifosi di Hamilton che tra venerdì e sabato si strozzano con la loro stessa rabbia perché l’inglese commette errori di valutazione (credete che Lewis sia un robot? Mai come quest’anno è stato messo così tanto sotto pressione e, mai come quest’anno, sta disputando la sua migliore stagione) e la domenica sfogliano il calendario per i comportamenti dell’olandese in pista. Gli orange dal canto loro, tirano in ballo statistiche e dubbi comportamenti da parte dell’inglese e della sua squadra. Un mercato come dicevo. Del resto, questo fa parte del gioco. Il gioco che invece nessuno si aspettava era questa lotta senza quartiere tra questi due splendidi piloti. Max domenica ha sbagliato: il suo “boia chi molla”, a lui (e a chi glielo ha insegnato) tanto caro, gli ha permesso di fare una partenza che rimarrà nella storia e, nel contempo, è stato anche il motivo che gli ha fatto perdere la testa facendo quella manovra poco furba del brake test.

Ormai quel che è fatto è fatto e si giunge all’ultima gara che un mercato di periferia a confronto sembrerà un Expo di lusso: da un lato, abbiamo una direzione gara che fa acqua da tutte le parti e si presenterà al mondo come colei che ha redarguito tutti e che tiene le redini del gioco in mano, quando invece farà ancora più pietà di domenica scorsa, dall’altro abbiamo due scuderie rappresentate dai loro team principal, che non se le mandano a dire senza tanti complimenti e in mezzo i due contendenti al titolo che se ne strafotteranno di tutto e tutti! Il mio pronostico? Allo stato attuale, abbiamo il 50% di probabilità che si toccheranno e, comunque, Hamilton è in striscia positiva dal Brasile almeno. Non sbaglia nulla, è in forma e l’esperienza è dalla sua. Il sottoscritto pensa che alla fine sarà lui, il re nero a portarla a casa. Forse meglio così, perché non solo salverà la reputazione (non vince solo quando è… solo), almeno così si sarà saziato, visto e considerato che dal 2022 (speriamo!) si cambierà registro… anche se il mercato sarà sempre lo stesso.

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO: LA COLPA DI VINCERE

Il mondiale 2021 passerà alla storia come uno degli ultimi più tirati della storia recente della F1. Mettendomi a fare i conti a partire dal 2010, mi rendo conto che proprio l’anno che ho citato ed il 2012 sono stati serrati fino all’ultimo. Nel 2011 e nel 2013 per Vettel fu quasi una formalità, poi è arrivato il 2014 e tutto è cambiato. In quell’anno è iniziato il dominio turbo ibrido della Mercedes di Toto e di Hamilton, il quale salvo il 2016, dove fu un regolamento di conti interno e, fatta eccezione per il 2018 dove Vettel impensierì marginalmente il campione del mondo inglese, ha di fatto sempre lottato contro il nulla.
Mi spiace (soprattutto per gli agguerritissimi tifosi di Hamilton) essere così caustico nei suoi riguardi, solo che la realtà viene facilmente distorta e, soprattutto, quando il tempo passa, è ancora più semplice modificarla. Sono sicuro che fra dieci anni, quando Hamilton ormai sarà passato a fare concerti oppure lo stilista di alta moda, se ne diranno di tutti i colori sulle sue gesta ultra decennali. Come sempre, la storia è scritta dai vincitori, solo che nello sport (e la F1 non fa eccezione a questo), la memoria dei fatti non la si può scalfire, né modificare ed è per questo che del campione inglese si potrà dire di tutto riguardo alla sua bravura (perché è vero!) tranne che ha avuto vita difficile… almeno fino a quest’anno. A memoria, da quando l’inglese ha infilato il casco la prima volta in F1, da quando non soffriva così? Nell’anno del suo esordio, incontrò sul suo cammino un signore di nome Alonso (chi c’era nel 2010 e 2012 a tenere vivo il mondiale fino alla fine tra l’altro?) col quale fu lotta vera ed intestina, l’anno successivo si sudò il mondiale fino all’ultima curva con una Ferrari (bei tempi quelli!), che tanto aveva lasciato per strada. Di fatto il buon Hamilton e a Dio piacendo, abbiamo dovuto aspettare il 2021 per rivedere un campionato serrato ed avvincente come quello che stiamo vivendo ora.
Il preambolo era doveroso, perché, nel frattempo che attendavamo il miracolo di una lotta corpo a corpo e a distanza (in dipendenza del circuito), i tempi sono cambiati e non poco e con loro; anche il modo di approcciare criticamente alle corse. In seguito all’incidente come quello accorso domenica scorsa tra Verstappen ed Hamilton, che dovrebbe essere la normalità per una lotta al titolo, lottare è divenuta quasi una colpa: la colpa di vincere appunto. Personalmente parlando, la sportellata che i due contendenti al titolo si sono dati è stata oro colato per le mie papille gustative. Sia chiaro, non godo nel vedere piloti che si sbattono fuori o peggio che si facciano male (di questi tempi ahimè è doverosa questa specificazione), semmai mi fa piacere vedere due super sportivi che non mollano un centimetro per poter ottenere quello che vogliono e cioè vincere a qualunque costo! Purtroppo, come era prevedibile, immediatamente dopo l’accaduto e a sangue più freddo il giorno seguente, ho assistito ad una pioggia di analisi, fotogramma per fotogramma, nel cercare di capire chi avesse più colpa, nello smascherare chi fosse più in difetto rispetto all’altro. Ha davvero così importanza una cosa del genere in una manovra come quella a cui abbiamo assistito domenica scorsa? Qui non si parla del fatto che l’uno ha sbattuto volontariamente fuori l’altro ed in maniera eclatante anche. Qui si parla del fatto che entrambi “di mestiere” hanno cercato di uscire l’uno davanti all’altro dopo la chicane, magari con “l’altro” insabbiato pure! Davvero ci si vuole applicare su chi, sportivamente parlando, sia stato più figlio di puttana in quella manovra? Davvero si vuole analizzare che “l’insensibile” Verstappen ha abbandonato “la scena del delitto” lasciando il povero Hamilton solo al suo destino? Il povero Hamilton (quando festeggiava a casa sua con l’olandese in ospedale, era lo stesso povero?) che tra l’altro, mentre Max andava via, nel contempo aveva già inserito la retro per cercare di guadagnare la pista… alla faccia dell’avversario che stava passando a piedi in quel momento e di tutti quelli che si sono preoccupati dei muscoli del suo collo.
Non si diventa campioni a caso, di certo non dando spazio al proprio diretto avversario: ne sa qualcosa Prost con Senna e ne sa qualcosa Hill con Schumacher, citando due esempi a caso. Sia a Max che a Lewis importava uscire prima dalla chicane, non tanto per avere più punti dell’altro, tagliato il traguardo alla fine, quanto per il fatto di dimostrare chi comanda in pista. Il leone (questo esempio fu già fatto su questa rubrica) che comanda ha capito che nel suo territorio c’è un nuovo maschio (niente sessismo, in natura funziona così!) che lo vuole spodestare e l’unico modo per far valere la propria legge è quello di abbatterlo. Hamilton, di mestiere, sa benissimo che per vincere contro il giovane leone ha un solo modo e cioè ricorrere ad ogni trucco possibile per tenerselo dietro (in Inghilterra tutto bene vero?). Di rimando, Verstappen sa (perché è così che è stato educato) che se vuole ottenere quello che desidera non deve avere alcuna riverenza nei riguardi del re. Davvero credete che questi due campioni si scompongano a tutte le analisi e alle accuse di colpevolezza che vengono date all’uno o all’altro? Se non fossero colpevoli di voler vincere, vuol dire che non starebbero dove sono in questo momento e, forse, non lo meriterebbero nemmeno. Verstappen, come è costume da parte ormai della FIA, viene punito “postumo”, dopo tre ore dalla fine della gara, quando poi in piena azione viene comunicato che non si sarebbe proceduto ad investigazione. Ebbene, vi posso garantire che il buon Max non solo farà “spallucce” a questa punizione, addirittura sono sicuro che se si ripresenterà l’occasione di non lasciare spazio di certo non lo lascerà. Anzi, la FIA ha creato i presupposti affinché ci sia nuova battaglia in Russia, dato che l’olandese sarà costretto a rimontare furiosamente.
Di fatto se si crede che la ramanzina che comunque è stata fatta ad entrambi, sebbene sia stato punito solo uno, servirà a calmarli in pista in futuro, allora non si è capito nulla. L’incidente italiano non è stato l’ultimo e potete scommetterci che, in un questi ultimi otto GP che rimangono, i due si beccheranno nuovamente. Come ripeto da tempo ormai, ciò che peserà tantissimo nell’assegnazione dell’iride non saranno le vittorie quanto gli errori commessi da ambo le parti. Se proprio vi piace il gioco “trova il colpevole” allora nel GP d’Italia conclusosi domenica scorsa, l’unico colpevole è il box dei bibitari. Premiati ogni domenica di gara per i pit più veloci di tutti i tempi, cannano nel momento cruciale della gara, creando il presupposto dell’incontro scontro in prima variante. Verstappen, su una pista che non gli dava ragione, ha condotto (fino a poco prima del pit) il GP in maniera esemplare (assurde le McLaren sul dritto!), salvo poi essere affossato dalla squadra, il resto è conseguenza come si suol dire. Si vince e si perde insieme, non si dice cosi? Ebbene la pressione in pista è per tutti ed oneri e onori sono ripartiti in egual misura tra box e pilota e la somma degli errori sarà determinate in questo.
Hamilton è già a quota due sportellate in questo mondiale e ciò fino all’anno scorso era quasi impensabile, questo solo per far capire il grado di combattività che c’è in pista. Sarà così fino a Dicembre: Hamilton troppo furbo, Verstappen troppo insensibile, colpa sua, colpa dell’altro… godetevi questa lotta perché nessuno dei due permetterà all’altro di passare, a qualunque costo; non c’è colpa più grande di cui un pilota voglia essere accusato che è quella di vincere.

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO: LA PIOGGIA DI LIKE

Parto in quarta nel “Bastian contrario” di questa settimana, perché tanta è la delusione, tanta è la rabbia ed il rammarico che il GP del Belgio ha lasciato sul palato degli appassionati. Parlo di appassionati e non di tifosi di proposito, perché i primi sono stati i protagonisti ed i veri eroi del weekend. I secondi, invece, soprattutto quelli social, hanno dato il meglio di sè, perché ciò che conta è il consenso… come se piovesse; perché non basta l’acqua che scende dal cielo belga a cui badare, pure della pioggia di like ci siamo dovuti preoccupare. Lascio a persone molto più esperte di me il compito di commentare gli eventuali aspetti tecnico – regolamentari di questo nefasto e plumbeo GP. Da parte mia preferisco rivolgere le mie attenzioni al grande pubblico che si è avvicinato alla F1 e che da una tastiera virtuale (quando ha vinto l’ultimo mondiale la Ferrari, la tastiera del cellulare ancora si toccava!) elargisce giudizi e condanna senza posa (anche il sottoscritto naturalmente) chiunque osi contraddire il pensiero perbenista, a senso unico e politically correct del “safe”, a qualunque costo.

Di sicuro, tra le righe di questa rubrica, mai leggerete censure e proposte di bannare dai social coloro i quali odiano ad oltranza. Il compianto Umberto Eco era assolutamente contrario e classista a riguardo. Diceva che i social hanno dato voce anche agli idioti da bar. Vero! Eppure la libertà viene oltre ogni cosa e quella di espressione non è da meno. Perché cosi come un uomo (e donna) qualunque è libero di dire ciò che meglio crede, allo stesso modo i tanti uomini e donne, che stanno dalla parte opposta, hanno la libertà di scegliere se leggere o meno quei commenti. Divago? Non credo, in quanto “il volgo digitale”, disprezzato da Eco, è una realtà forte in ogni ambito e la F1 non è esente da tutto questo.

I tanti tifosi, assiepati dietro le loro tastiere (gli appassionati, quelli veri, erano all’addiaccio a sperare che succedesse il miracolo), erano in fremito e, allo stesso tempo, freddi come cecchini, pronti a sparare su chiunque avesse osato dire “fateli correre”. Come si è arrivati a tutto questo? Com’è possibile che nello sport che è uno dei più pericolosi al mondo e, nel contempo, la falange che lo ha sempre seguito, che è sempre stata la più rispettosa, sia dei piloti (che rischiano la vita in pista) che tra loro stessi (tanto da vederli uno addosso all’altro sulle stesse gradinate, indipendentemente dai colori che seguono), si è potuta ridurre in questo stato? Ebbene, anche se odio ammetterlo, la prima responsabile in tutto questo è proprio la nostra F1 la quale se da un lato dopo la morte di Ayrton Senna ha elevato gli standard di sicurezza, nel contempo ha contribuito ad educare le masse allo “stay safety” a trecento sessanta gradi e ad oltranza. Nessuno e ripeto nessuno vuole vedere cadaveri sparsi sulla pista tra lamiere contorte eppure il nostro amato sport non sarà mai sicuro al cento per cento. Nonostante questo, il “sistema F1” ha educato i tanti tifosi, che si sono affacciati a questo sport, che la sicurezza è cosi importante che deve addirittura snaturare lo stesso sport, che per antonomasia e per definizione è rischioso. Unito a questo metodo educativo, vi è da aggiungere la scelleratezza della eliminazione dei test in pista (non ditemi che quattro giorni di prove in pista siano sufficienti) a favore di milionari simulatori, i cui software, per quanto sofisticati, non potranno mai sostituire la realtà del circuito. Si prenda Lando Norris: il ragazzo al sabato era “in tiro forte” e con molta probabilità avrebbe anche centrato la pole (la prima fila era ampiamente alla sua portata), tanto che spingeva come se non ci fosse un domani. Proprio questo spingere lo ha ingannato, portandolo rovinosamente tra le barriere del circuito belga. Questi piloti, purtroppo  (a differenza dei loro colleghi del passato), non avendo l’opportunità di girare, hanno una sensibilità che di sicuro non è comparabile agli uomini che li hanno preceduti e, nel contempo, hanno una percezione del pericolo totalmente diversa. Naturalmente mi riferisco alle condizioni estreme che abbiamo visto proprio in questo ultimo weekend di gara e che nel passato sarebbero state considerate routine, (alla condotta delle gestione e alla particolare situazione meteo ci arriviamo dopo).

Questo atteggiamento, da parte della federazione, reiterato nel tempo, ha portato dall’altra parte (della barricata); un atteggiamento ostile nell’approcciare a condizioni del genere. Ed infatti è stato un delirio di “speriamo che non si facciano male”, “interrompete le qualifiche”, “tu vuoi i morti in pista!” (sì, mi è stato detto anche questo) e dulcis in fundo, ad incidente di Norris appena accaduto, arriva Vettel (a sincerarsi delle condizioni del collega  e ad invocare bandiere rosse prima, condizionando non poco l’operato di Masi il giorno seguente), che con il suo atteggiamento ha contribuito non poco ad educare questa orda di leoni da tastiera, che tanto tengono alla salvezza del singolo. Le stesse orde che poi si sono scatenate alla domenica, perché lo spettacolo gli è stato negato da quella stessa “madre”, che li ha educati a credere alla sicurezza ad oltranza ed al perbenismo da social acchiappa like a pioggia . Ho citato Vettel perché lui si è reso protagonista di quell’episodio al sabato, eppure, tutti i piloti si sono stati responsabili di quanto accaduto domenica. Come mai non hanno fatto sentire la loro voce a riguardo? Come mai i più anziani ed esperti non sono andati da Masi? Per quale motivo al sabato lo stesso Vettel invocava la sospensione della sessione di qualifiche e poi il giorno dopo, con condizioni ben peggiori, si ostinava a rimanere in auto, quando ormai si era capito che avrebbero sospeso tutto?

Nel frattempo la pioggia scendeva copiosa su SPA e con essa anche il buio. La disastrosa condotta di gestione della gara iniziava ad assomigliare sempre più a quella che abbiamo visto a Suzuka 2014. Alla fine ha prevalso il buon senso, anche se è stato applicato nel modo più scellerato possibile: le condizioni di gara che abbiamo visto domenica scorsa erano proibitive e questo è innegabile. Solo, io mi chiedo come sia stato possibile accettare il fatto di compiere quei tre giri dietro la safety car esclusivamente per rendere valida l’assegnazione del cinquanta per cento dei punti, quando tutto il circo (ormai è una costante questa parola su questa rubrica), se ne sarebbe potuto uscire in maniera pulita, facendo girare tutti i piloti alle quindici, anziché alle diciotto passate, dietro Bernd Maylander. In questo modo, tutto il mondo si sarebbe reso conto che le condizioni erano improbe e tutti se ne sarebbero fatti una ragione. Purtroppo di ragionare non ne ha voluto sapere nè il mondo della F1, rispettando il protocollo con quella farsa del festeggiamento sul podio (Russell rispecchia tutta l’educazione di questa nuova “generazione simulatore”) nè tanto meno i tifosi da tastiera, i quali si sono scagliati contro l’assegnazione del punteggio: che piaccia o meno, il GP (per regolamento) con quei giri, è stato validato, cosi come lo si voglia o no, le qualifiche sono state disputate, quindi ha ragione Brawn quando dice “che è giusto premiare il coraggio dei piloti visti sabato”. Tanto si sa, qualunque fosse stata la scelta, bisognava scontentare qualcuno e, ad essere sincero, forse, l’aver deciso in favore di ciò è stata l’unica cosa sensata che la FIA ha fatto domenica. Con buona pace di Hamilton che avrebbe potuto parlare e far valere il suo carisma durante quello stillicidio (facile farlo dopo) e dei tanti incontentabili tifosi, i quali, non paghi di quella situazione meteo, hanno detto e fatto di tutto per continuare a vedere quella incessante pioggia di like  di cui tanto hanno bisogno.

Vito Quaranta