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BASTIAN CONTRARIO: LA COLPA DI VINCERE

Il mondiale 2021 passerà alla storia come uno degli ultimi più tirati della storia recente della F1. Mettendomi a fare i conti a partire dal 2010, mi rendo conto che proprio l’anno che ho citato ed il 2012 sono stati serrati fino all’ultimo. Nel 2011 e nel 2013 per Vettel fu quasi una formalità, poi è arrivato il 2014 e tutto è cambiato. In quell’anno è iniziato il dominio turbo ibrido della Mercedes di Toto e di Hamilton, il quale salvo il 2016, dove fu un regolamento di conti interno e, fatta eccezione per il 2018 dove Vettel impensierì marginalmente il campione del mondo inglese, ha di fatto sempre lottato contro il nulla.
Mi spiace (soprattutto per gli agguerritissimi tifosi di Hamilton) essere così caustico nei suoi riguardi, solo che la realtà viene facilmente distorta e, soprattutto, quando il tempo passa, è ancora più semplice modificarla. Sono sicuro che fra dieci anni, quando Hamilton ormai sarà passato a fare concerti oppure lo stilista di alta moda, se ne diranno di tutti i colori sulle sue gesta ultra decennali. Come sempre, la storia è scritta dai vincitori, solo che nello sport (e la F1 non fa eccezione a questo), la memoria dei fatti non la si può scalfire, né modificare ed è per questo che del campione inglese si potrà dire di tutto riguardo alla sua bravura (perché è vero!) tranne che ha avuto vita difficile… almeno fino a quest’anno. A memoria, da quando l’inglese ha infilato il casco la prima volta in F1, da quando non soffriva così? Nell’anno del suo esordio, incontrò sul suo cammino un signore di nome Alonso (chi c’era nel 2010 e 2012 a tenere vivo il mondiale fino alla fine tra l’altro?) col quale fu lotta vera ed intestina, l’anno successivo si sudò il mondiale fino all’ultima curva con una Ferrari (bei tempi quelli!), che tanto aveva lasciato per strada. Di fatto il buon Hamilton e a Dio piacendo, abbiamo dovuto aspettare il 2021 per rivedere un campionato serrato ed avvincente come quello che stiamo vivendo ora.
Il preambolo era doveroso, perché, nel frattempo che attendavamo il miracolo di una lotta corpo a corpo e a distanza (in dipendenza del circuito), i tempi sono cambiati e non poco e con loro; anche il modo di approcciare criticamente alle corse. In seguito all’incidente come quello accorso domenica scorsa tra Verstappen ed Hamilton, che dovrebbe essere la normalità per una lotta al titolo, lottare è divenuta quasi una colpa: la colpa di vincere appunto. Personalmente parlando, la sportellata che i due contendenti al titolo si sono dati è stata oro colato per le mie papille gustative. Sia chiaro, non godo nel vedere piloti che si sbattono fuori o peggio che si facciano male (di questi tempi ahimè è doverosa questa specificazione), semmai mi fa piacere vedere due super sportivi che non mollano un centimetro per poter ottenere quello che vogliono e cioè vincere a qualunque costo! Purtroppo, come era prevedibile, immediatamente dopo l’accaduto e a sangue più freddo il giorno seguente, ho assistito ad una pioggia di analisi, fotogramma per fotogramma, nel cercare di capire chi avesse più colpa, nello smascherare chi fosse più in difetto rispetto all’altro. Ha davvero così importanza una cosa del genere in una manovra come quella a cui abbiamo assistito domenica scorsa? Qui non si parla del fatto che l’uno ha sbattuto volontariamente fuori l’altro ed in maniera eclatante anche. Qui si parla del fatto che entrambi “di mestiere” hanno cercato di uscire l’uno davanti all’altro dopo la chicane, magari con “l’altro” insabbiato pure! Davvero ci si vuole applicare su chi, sportivamente parlando, sia stato più figlio di puttana in quella manovra? Davvero si vuole analizzare che “l’insensibile” Verstappen ha abbandonato “la scena del delitto” lasciando il povero Hamilton solo al suo destino? Il povero Hamilton (quando festeggiava a casa sua con l’olandese in ospedale, era lo stesso povero?) che tra l’altro, mentre Max andava via, nel contempo aveva già inserito la retro per cercare di guadagnare la pista… alla faccia dell’avversario che stava passando a piedi in quel momento e di tutti quelli che si sono preoccupati dei muscoli del suo collo.
Non si diventa campioni a caso, di certo non dando spazio al proprio diretto avversario: ne sa qualcosa Prost con Senna e ne sa qualcosa Hill con Schumacher, citando due esempi a caso. Sia a Max che a Lewis importava uscire prima dalla chicane, non tanto per avere più punti dell’altro, tagliato il traguardo alla fine, quanto per il fatto di dimostrare chi comanda in pista. Il leone (questo esempio fu già fatto su questa rubrica) che comanda ha capito che nel suo territorio c’è un nuovo maschio (niente sessismo, in natura funziona così!) che lo vuole spodestare e l’unico modo per far valere la propria legge è quello di abbatterlo. Hamilton, di mestiere, sa benissimo che per vincere contro il giovane leone ha un solo modo e cioè ricorrere ad ogni trucco possibile per tenerselo dietro (in Inghilterra tutto bene vero?). Di rimando, Verstappen sa (perché è così che è stato educato) che se vuole ottenere quello che desidera non deve avere alcuna riverenza nei riguardi del re. Davvero credete che questi due campioni si scompongano a tutte le analisi e alle accuse di colpevolezza che vengono date all’uno o all’altro? Se non fossero colpevoli di voler vincere, vuol dire che non starebbero dove sono in questo momento e, forse, non lo meriterebbero nemmeno. Verstappen, come è costume da parte ormai della FIA, viene punito “postumo”, dopo tre ore dalla fine della gara, quando poi in piena azione viene comunicato che non si sarebbe proceduto ad investigazione. Ebbene, vi posso garantire che il buon Max non solo farà “spallucce” a questa punizione, addirittura sono sicuro che se si ripresenterà l’occasione di non lasciare spazio di certo non lo lascerà. Anzi, la FIA ha creato i presupposti affinché ci sia nuova battaglia in Russia, dato che l’olandese sarà costretto a rimontare furiosamente.
Di fatto se si crede che la ramanzina che comunque è stata fatta ad entrambi, sebbene sia stato punito solo uno, servirà a calmarli in pista in futuro, allora non si è capito nulla. L’incidente italiano non è stato l’ultimo e potete scommetterci che, in un questi ultimi otto GP che rimangono, i due si beccheranno nuovamente. Come ripeto da tempo ormai, ciò che peserà tantissimo nell’assegnazione dell’iride non saranno le vittorie quanto gli errori commessi da ambo le parti. Se proprio vi piace il gioco “trova il colpevole” allora nel GP d’Italia conclusosi domenica scorsa, l’unico colpevole è il box dei bibitari. Premiati ogni domenica di gara per i pit più veloci di tutti i tempi, cannano nel momento cruciale della gara, creando il presupposto dell’incontro scontro in prima variante. Verstappen, su una pista che non gli dava ragione, ha condotto (fino a poco prima del pit) il GP in maniera esemplare (assurde le McLaren sul dritto!), salvo poi essere affossato dalla squadra, il resto è conseguenza come si suol dire. Si vince e si perde insieme, non si dice cosi? Ebbene la pressione in pista è per tutti ed oneri e onori sono ripartiti in egual misura tra box e pilota e la somma degli errori sarà determinate in questo.
Hamilton è già a quota due sportellate in questo mondiale e ciò fino all’anno scorso era quasi impensabile, questo solo per far capire il grado di combattività che c’è in pista. Sarà così fino a Dicembre: Hamilton troppo furbo, Verstappen troppo insensibile, colpa sua, colpa dell’altro… godetevi questa lotta perché nessuno dei due permetterà all’altro di passare, a qualunque costo; non c’è colpa più grande di cui un pilota voglia essere accusato che è quella di vincere.

Vito Quaranta

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’#ESSEREFERRARI

Come sa chi mi ha già letto sono appassionato di cinema impegnato, per questo introduco con un dialogo importante tratto dal film “when Harry met Sally”, tra Harry e Jess.

– stai dicendo che non è attraente?

– no, te l’ho detto che è attraente!

– sì, ma hai anche detto che ha molta personalità

– sì, ha molta personalità

– quando una donna è poco attraente la prima cosa che si dice è che ha molta personalità

– senti, se mi avessi chiesto come è fisicamente e avessi detto: “ha molta personalità”, allora non sarebbe attraente. Ma visto che ti dico solo che ha molta personalità può essere due cose: o attraente con molta personalità o NON attraente con molta personalità

– e quale delle due è?

– attraente!

– ma non è BELLA, giusto?

 

La SF21 l’abbiamo aspettata, l’abbiamo auspicata interessante e vincente, l’abbiamo vista! No, non è attraente. Ma ha molta personalità. Allora è brutta? Non l’abbiamo detto! Ma non è Bella!

La discussione in merito ha una certa rilevanza poiché nel mare della poca comprensione, della molta confusione, dell’empirismo tecnico e dell’ostentazione delle poche conoscenze in materia (chi le ha…), la discussione sulla bellezza delle monoposto è la più rassicurante, la più gratificante, e i più riescono a trarne un contenuto tecnico notevole, completo di previsione dell’efficacia fisico-meccanica del mezzo. Non vi sarà passato inosservato che in molti siti i commentatori legano la finezza dei particolari, il colore della livrea, il numero di soluzioni originali, alla forza del mezzo.

“Ma hai visto come hanno lavorato di fino in Red Bull e Mercedes? Non abbiamo speranza. Si vede a occhio nudo. Anche a naso”.

Insomma le vincenti sono belle e profumate, le perdenti sono, nella migliore delle ipotesi, attraenti. Con molta personalità. Ma non belle. Mettersi dietro prego!

Prendere parte a queste discussioni, o anche solo leggerle è divertente diciamocelo. Più che studiare le equazioni dei flussi al diffusore. E noi pronti, parleremo di tutto con particolare attenzione ai particolari importanti, alla bellezza di chi vince.

Noi (nel senso noi ferraristi) presumibilmente non ci saremo, anche se nel cuore nutriamo l’inossidabile speranza che l’acqua possa davvero diventare vino, che uno schifo di uccelletto spennacchiato possa diventare un cigno. No, il pulcino del cigno è bello, non raccontiamoci storielle. Un primo sguardo tenderebbe ad escludere che la SF21 sia un piccolo di cigno.

Ora sta per partire la nuova stagione. Si vede dal fermento, la gente si interessa, partecipa….cit. La stagione tutto sommato appena conclusa è stata degna accompagnatrice di un anno surreale. Entrambi disastrosi, indimenticabili, auspicabilmente irripetibili. Per i tifosi Ferrari si è trattato del proseguimento del precipitare cominciato da Brasile 2008, escludendo i rallentamenti dovuti ad una sporgenza nel 2018, dove peraltro il corpo ha solo rimbalzato facendosi anche male e proseguendo verso il basso fino a quello che tutti reputiamo il fondo. Ma si sa che non c’è limite al peggio, quindi NON illudiamoci con ottimismo ancora non abbastanza giustificato. Volgerei l’attenzione non tanto agli alti e bassi della squadra, quanto ai contraccolpi che riceve il tifoso medio e/o il pilota dalle vicende che interessano l’oggetto del suo tifo. Nel caso del pilota lo strumento con cui si esprime.

E’ senz’altro vero che con il diminuire della forza e della potenzialità di vittoria della Rossa molti suoi tifosi sono passati al rivalutare il titolo costruttori. Molti, non tutti! Ci sono tanti che pur sostenendo anche calorosamente un pilota fintanto che siede su una macchina del Cavallino non fanno passare un minuto prima di scaricarlo se questi dovesse infilarsi in altro abitacolo. E ci sono tuttavia tanti che riconoscono nella coppia dei piloti quello con più capacità e dunque propendono nei commenti a riservargli gli aggettivi più positivi, ma al termine della loro avventura in rosso potrebbero al massimo preferirli ad altri nemici, mettendoli comunque dopo la squadra e in una certa qual misura dopo i piloti della squadra. Tra questi il sottoscritto.

Il povero Vettel, al di là delle nostre posizioni e della stima che verso lui nutriamo, ha subito negli ultimi due anni in Ferrari uno stress notevole. Non che io lo giustifichi per Sochi o Brasile 2019, ma vedevo il malessere. Sembra che ora stia meglio e ne siamo contenti. Magari non stia troppo bene eh!? Benino…:-)))

Il fatto è che non è facile sostenere la “leggerezza” del fardello rosso. #essereferrari rende semmai più difficile giustificare le fisiologiche sconfitte, non aggiunge un plus al mito. Il mito basta a se stesso senza discutibili trovate da marketing. Ma poi cosa vuol dire? Sono quelli con la macchina rossa? Sono quelli col cappellino, la maglietta, la tuta rossa? Parlano in un altro modo? Il loro spettro del visibile ha lunghezze d’onda differenti? Il loro cuore ha un ritmo diverso? Batte in testa? Sono quelli che vedono perdere la loro beniamina ma con uno stile particolare?

Ad #essereferrari è la Ferrari, il resto è spettatore compiaciuto, soddisfatto, appagato. Se vogliamo dare una sorta di importanza al Mondo che gira attorno alla Ferrari possiamo dire che è il vento che soffia sulle vele, non è però la barca, non è neppure l’equipaggio di quella barca. Può esserne l’armatore tutt’al più, e come tale è contento se la barca va e chiede conto se la barca non va. Siamo altre cose, altre persone, certamente con quell’unica passione. Ma, come fossimo un popolo battezzato in una parrocchia a parte, è  spesso incomprensibile a quanti non “passionano” (passatemi il termine) quanto possa essere difficile perseverare nella speranza che arrivino trionfi a cancellare periodi amari. Di quei trionfi nutriamo la nostra esistenza povera di successi, in quei trionfi riversiamo un patriottismo che l’italiano non ha mai concesso al Paese. Si da alla bandiera, o nel nostro caso uno stemma con la bandiera. Sotto il cavallo…!

In tutto questo possiamo inserire il povero Vettel. Caricato di anni di “non trionfi” (manco fosse innaturale non vincere sempre), della responsabilità di essere il Salvatore (l’ennesimo), e di #essereferrari. Non tutti hanno la buccia di Alonso, molti hanno la polpa scoperta e vulnerabile. In più #essereferrari per un mercenario come sono tutti i piloti, dandogli una cittadinanza, una appartenenza che possiamo dare al massimo ai meccanici, (forse a Furia), è un peso enorme. E Vettel se l’era caricato. Più che imputargli il presente, se pensiamo che abbia delle responsabilità come pilota, non può essere. Eventualmente solo dal punto di vista della gestione del mezzo. Un mezzo inadeguato spesso, ma come spesso ricordiamo, anche meraviglioso come nel 2018…

Beh, non siamo qui per rivangare il passato, e Vettel è il passato, ma piuttosto, partendo dal presente, cercare di leggere il futuro. Al momento in cui scrivo ho seguito malamente le prove, e come da tradizione non ci ho capito granchè. Tanto per immaginare (e sottolineo immaginare) che i rapporti di forza in alto, al netto dei tempi, non siano cambiati se non nelle proporzioni. A meno che la Regina, intervenendo qua e là non abbia rotto l’equilibrio che l’aveva contraddistinta dal 2014. E nel contempo, i promotori di quell’orrida bevanda non abbiano evoluto tutte (ma proprio tutte) le aree di intervento. Perché no!? I primi sono umani, molto organizzati ma umani. I secondi hanno Newey.

Ora, mettiamoci comodi e godiamoci la nuova stagione senza sperare in null’altro che nello spettacolo. Ci sono ancora due settimane di chiacchere e poi via. Soprattutto ci sono una manciata di giovani promettenti come non si vedeva da decenni. Ragazzi che vanno oltre la loro macchina, spesso insufficiente, a volte indecorosa. Un probabile nuovo record di vittorie e mondiali all’orizzonte. Uno sfidante che sembra degnissimo. Uno d’esperienza che ritorna. Un marchio prestigioso anche se, per adesso, solo come copertina a coprire il rosa che copre il grigio. Una faentina interessante. Una nobile inglese rinata.

La rossa sarebbe la ciliegina sulla torta se riuscisse a risalire di almeno tre posizioni rispetto al 2020. Non ce lo auguriamo solo noi “tifosi”, come ha detto Elkann in un discorso tutto in inglese tranne quella parola e “grazie” a chiudere. Se lo augurano anche gli organizzatori e, diciamocelo, gli avversari.

Ecco, era tutto qua. Il grido stridulo di un appassionato a cui sta passando la afonia da depressione per dire: Forza Ferrari! Ma anche Forza Formula 1! Non deluderci e non abbandonarci in un anno che non sarà facile!

Un caloroso saluto a tutti! Sperando di rileggere gli assenti dell’ultimo periodo. Buona stagione!

Seldon

 

Foto in evidenza da tuttosport

ASTON MARTIN-MERCEDES AMR21

Dopo aver coronato il sogno di avere un team di F1 motorizzato con il miglior “pezzo” che il mercato potesse offrire, Lawrence Stroll lo ha perfezionato dotandolo di nome blasonato. Non contento ha infilato nell’abitacolo un quadricampeao. Possiamo parlare fino a domani, ma è innegabile che si tratti di un impresa che merita rispetto.

La livrea della RP20 è stata ovviamente stravolta in favore di una corposa tonalità di “british green”: la monoposto risulta indubbiamente bella ed elegante.

Presente sull’AMR21 il fondo tagliato nella zona delle ruote posteriori come da limitazioni 2021. Anche i tecnici Aston avranno l’arduo compito di recuperare i punti di carico perduti.

Al solito la prima occhiata potrebbe non rivelare grosse differenze rispetto allo scorso anno, eppure…

La zona delle pance dietro ai sidepods appare fortemente snellita al fine di migliorare il flusso d’aria verso l’ala posteriore.

Evidente lo snellimento del cofano motore che presenta due rigonfiamenti su entrambi i lati proprio sotto il canale della presa d’aria sopra il roll bar.

Parecchio lavoro anche nella zona dei bargeboard che ora appaiono ben più complessi.

Insomma la Mercedes rosa è diventata verde ed è finita sotto il deretano dello “stempiato” Sebastian Vettel ansioso di riscattare le cocenti delusione del recentissimo passato rosso. Chissà se gli ricresceranno i capelli…

Per adesso il sorriso è tornato. L’augurio è che rimanga sul suo viso, per il suo bene e per quello dello sport.

(Immagini tratte dal profilo twitter ufficiale del team)

2018: L’ANNO DEI RIMPIANTI ROSSI

L’immagine di copertina rappresenta il punto più alto della carriera ferrarista di Sebastian Vettel: la vittoria di Silverstone, a casa loro.

E’ finita da una settimana l’era di Seb: “zeru tituli” e tanti rimpianti come per altri WC del passato, seppur il sapore degli addii non è mai lo stesso.

Prost fu appiedato, Alonso indispettito, Sebastian non rinnovato.

Un’epoca durata sei stagioni, cominciata in un momento di inferiorità tecnica disarmante (il 2014), culminata con un 2018 al vertice (unica stagione veramente da mondiale) e finita con la peggior annata rossa da 40 anni a questa parte.

Su quel 2018 se ne sono dette e scritte di cotte e di crude. La disfatta si è realizzata in tanti piccoli passi, a partire dalla terza gara del mondiale in Cina per passare attraverso “perle” confezionate non solo da Sebastian ma anche dal muretto box e dal management rosso.

Proviamo a ripercorrerne i momenti salienti

 

Round 3 Gp di Cina-Shangai

(immagine tratta dal sito della gazzetta dello sport)

Primo errore dell’anno sia del pilota che del team.

Il tedesco parte dalla pole e alla prima curva stringe il suo compagno Raikkonen che deve alzare il piede permettendo a Bottas di mettersi in coda a Sebastian. C’era davvero bisogno di fare una partenza alla Kaiser dei tempi d’oro? NO. Con Kimi a proteggere le spalle del tedesco il team avrebbe potuto gestire meglio la strategia dei pit che, pensa un po’, viene vanificata da un cambio impreciso il giusto per far rientrare Vettel dietro a Bottas. In quella posizione il tedesco diventa vittima di Verstappen (ancora in modalità Versbatten) che lo centra al tornantino facendogli finire la gara dietro ad Hamilton.

 

Round 4 Gp d’Azerbaigian-Baku

(immagine tratta dal sito ufficiale della Formula uno)

Un Gran Premio virtualmente già vinto e finito con Seb giù dal podio.

Gara dominata e gestita sino alla SC entrata in pista a seguito della “Verstappenata” su Ricciardo che lo tampona mentre prova a passarlo al fondo del rettilineo principale. Con distacchi annullati ed il valzer dei pit, alla ripartenza Seb si trova nel sandwich di Bottas ed Hamilton in pieno gioco di scie sul lunghissimo rettilineo azero. Risultato? Alla staccata della prima curva arriva lungo spiattellando le gomme ancora fredde. Dal provare a prendere due piccioni con una fava si ritrova senza la fava e senza le mosche nel pugno. Hamster e Raikkonen lo passano con l’inglese che la va anche a vincere grazie ad una foratura di Bottas.

 

Round 8: Gp di Francia- Le Castellet

(immagine tratta dal sito di autosprint)

Hamilton parte dalla pole con a fianco il suo fido scudiero. Alla prima curva Sebastian si fa prendere dalla foga e prova a passare il finlandese con il risultato di distruggere l’ala anteriore e buttare via una gara in cui finisce quinto invece di impensierire il campione del mondo in carica.

 

Round 9: Gp Austria Spielberg

(immagine tratta dal sito automoto.it)

Qui l’errore parte dal sabato. Finito un giro veloce Seb resta in traiettoria ostacolando il giro di Sainz e prende tre posizioni di penalità partendo dalla sesta posizione per la gara. Errore del pilota? Non del tutto: in passato il muretto rosso sbucciava le banane solo dopo aver terminato il lavoro e non era prevista la pausa caffè.

In gara Vettel finisce terzo dopo Verstappen e Raikkonen proprio nel giorno in cui entrambe le AMG si fermano e sarebbe stato fondamentale (e più semplice) portare a casa 25 punti sani sani.

 

Round 10 Gp di Gran Bretagna-Silverstone

(immagine tratta dal sito ufficiale della Formula uno)

Ma come? L’ha vinta… Certo che l’ha vinta, ma quel “a casa loro” è stato l’innesco degli avversari. Non si fa, non si fa…. Si vince e si tace senza infierire. Ok, l’ha detto in buona fede, ma tant’è…

 

Round 11 Gp di Germania Hockenheim

(immagine tratta dal sito motorbox)

Se il punto più alto della parabola vetteliana era stato raggiunto quattordici giorni prima in terra d’Albione, dopo due settimane comincia la discesa verso gli inferi.

La pioggia, il muro della Sachs.. sei in testa ed il tuo rivale in difficoltà…. la buttiamo in vacca.

L’inizio della fine….In quest’occasione le colpe vanno attribuite tutte al pilota. Il tragitto verso la porta d’uscita della Ges comincia proprio qui….

 

Round 12 Gp d’Ungheria- Budapest

(immagine tratta da autoblog)

Lezione di strategia da parte del muretto anglotedesco che tiene in pista Bottas il tempo giusto per creare il distacco decisivo che permette a Hamilton di vincere e recuperare ulteriori punti al tedesco. Il muretto rosso osserva e incassa.

 

Round 13 Gp del Belgio-Spa

(immagine tratta dal sito circus F1)

Nel 2017 la SF70 prendeva scia e DRS dopo il Radillon e si piantava appena fuori dalla coda della W08.

Nel 2018 La SF71 affianca la W09 ben prima della linea del DRS e non le concede il diritto di replica in staccata. Seb la vince con il suo TP che parla di un “motore della madonna” e Lewis che emblematicamente la fissa sotto il podio con occhio stranito. Cominciano i dubbi e la storia del doppio sensore. Sarà l’ultimo Gp 2018 vinto da Vettel nonché il penultimo in tutta la carriera rossa che ormai ha preso l’inerzia necessaria a non poter più fermare la discesa.

(Immagine tratta dal sito formula1.it)

 

Round 14 Gp d’Italia- Monza

(immagine tratta dal sito corriere.it)

Raikkonen mette a segno la sua ultima Pole in carriera segnando anche il giro più veloce di sempre fino a quel momento. Come “ringraziamento” riceve il benservito dalla dirigenza rossa orfano di Sergio scomparso in estate. Dirigenza rossa in grado di trovare il tempo giusto per tutto e anche per il di più. Vettel è solo terzo in griglia sopravanzato anche dal suo rivale Hamilton. Fiumi di parole date addosso all’Alcolico biondo reo di aver tirato una staccata esagerata senza agevolare il suo compagno in lotta per il mondiale. Balle, perché la posizione l’avrebbe data in seguito, non foss’altro che alla roggia Sebastian si gira nel tentativo di infilarsi tra Hamilton e lo stesso Kimi. Poi il box Mercedes colleziona una strategia perfetta per Bottas che resta in pista il giusto per rovinare le coperture di un bel Raikkonen che non riesce più a recuperare su Hamilton finendo la gara senza metà battistrada delle gomme posteriori.

 

Round 15 Gp di Singapore

(Immagine tratta dal sito grandprix)

Sarebbe la pista di Vettel… lui lotta ma il box sbaglia i tempi e lo fa rientrare in pista dopo Verstappen sebbene fosse stato in grado di recuperare la posizione in pista sull’olandese. Hamilton mette a segno la seconda di fila sulle quattro che ammazzeranno le ambizioni rosse già fortemente castrate.

 

Round 16 Gp di Russia Sochi

(immagine tratta dal sito Formulaunoingenerale)

Valtteri Bottas è sempre andato storicamente forte in Russia. Si smentisce solo grazie ad un ordine di scuderia del muretto AMG che permette ad Hamilton di vincere e di allungare in campionato.

 

Round 17 Gp del Giappone -Suzuka

(immagine tratta dal sito di autosprint)

Quando c’è da tirare i dadi in Ferrari manco li trovano…. Durante le Q i rossi vanno in pista con le intermedie quando la pista si sta asciugando. Gli altri entrano con slick e fanno i tempi nella finestra giusta per permettere ai rossi di rientrare e beccarsi nuovamente la pioggia.. Tombola.

(Immagine tratta da Motorbox)

Vettel parte in griglia attardato e nel tentativo di recuperare entra lanciando il cuore oltre la SpoonCurve..peccato che all’esterno della stessa ci sia uno di nome Verstappen che piuttosto che farsi passare si asporta un rene senza anestesia.. Errore di Seb ma fortemente indotto dall’impreparazione del  muretto.

 

Round 18 Gp d’Usa-Austin

(Immagine tratta dal sito di autosprint)

Quando le cose si mettono male non possono che andare peggio. In prova Vettel ha una distrazione minima e si becca una penalità per non aver rallentato a sufficienza in un microsettore della pista durante una bandiera gialla: penalità inevitabile e quinto posto in griglia relativo. Ma ormai non c’è più freno alla caduta e già al primo giro il tedesco la gira cercando di infilare ancora una Red Bull, questa volta Ricciardo.

(Immagine tratta dal sito F1ingenerale.it)

La frittata è fatta ed il distacco da Hamilton talmente ampio da permettere all’inglese di correre con le cinture di sicurezza staccate in Messico e laurearsi per la quinta volta Campione del Mondo.

La vita è strana…. Se nel 2018 il mondiale fosse andato a Vettel il confronto sarebbe stato 5 a 4 per il tedesco su Hamilton, ed invece? Ad oggi siamo 7 a 4 per il fuoriclasse anglocaraibico ancora sulla cresta dell’onda ed un Vettel in forte crisi di performance e di morale.

 

Essere il pilota rosso di riferimento, la bandiera, il salvatore della patria non è compito semplice per nessuno e non lo è stato anche per lui. Non ha perso il mondiale da solo, è stato aiutato da tutta l’organizzazione ferrarista che nel complesso non é mai stata all’altezza della corazzata Mercedes in tutti questi anni.

I disastri del 2019 ed un 2020 orribile hanno peggiorato la percezione che oggi il mondo ha dell’epoca Vettel. E’ comunque finita con aspettative disattese ed il rimpianto di non essere mai arrivati fino in fondo a giocarsi all’ultima gara quel titolo che manca da troppi anni.

Grazie Seb, all the best.