GP di Spagna-Jerez- La legge di Marquez

Le varie sessioni di prova e le qualifiche avevano dato la speranza di vedere una bella gara combattuta tra sei/sette piloti. E invece nulla…
Marquez ha imposto la sua legge prendendo il comando alla prima curva e salutando la compagnia dopo aver giocato nel primo terzo di gara. Nessuno ha potuto impensierirlo neanche provando ad accennare il più lontano pensiero di sorpasso, MAI.
Su quattro gare disputate Marc ne ha vinte due, persa una in volata e gettato al vento il successo di Austin quando era ampiamente davanti a tutti. Nessun’altro pilota ha avuto tale costanza di rendimento al vertice, tanto più che è l’unico in grado di portare così in alto la Honda. I suoi compagni di marca sono stati inconsistenti e lontani dal vertice anche oggi, con Crutchlow mai incisivo e Lorenzo che ha combattuto addirittura con le KTM finendo anche dietro alla wild card Bradl e all’unica Aprilia in pista. Questo la dice lunga su Marc, pilota che davvero riesce a far la differenza a prescindere dalla moto che guida, un po’ come Bautista in SBK che invece si sta portando dietro le polemiche sulla V4 Panigale.
L’avvio di gara aveva fatto ben sperare i colori italiani con un bel Morbidelli ad assaggiare la scia di Marquez fin quando ha potuto, per poi lentamente scivolare nelle retrovie e finire settimo alle spalle di Valentino Rossi che ha cominciato ad andare forte solo nelle ultime fasi quando ormai gli altri erano lontani. Peccato per Quartararo che stava provando a recuperare su Marc quando la leva del cambio della sua Yamaha si è rotta lasciandolo in lacrime.
Nel complesso c’è comunque da registrare il miglioramento sostanziale della competività della Yamaha rispetto agli anni precedenti su questa pista. Vinales ha agguantato un podio, risultato fantastico se paragonato a quanto ottenuto negli ultimi anni a Jerez, tracciato che aveva sempre evidenziato le lacune della moto giapponese. Nei primi giri sono state competitive anche le moto satellite del team Sic Petronas, per cui si presume che la fine del tunnel possa essere vicina seppur, durante le prove, tecnici e piloti faticano più del dovuto per trovare la quadra delle prestazioni.
Ottimo e consistente Alex Rins partito nono e arrivato secondo con una Suzuki che cresce gara dopo gara per la felicità di Davide Brivio che era nuovamente emozionato. Probabilmente né il pilota e né il team hanno ancora sufficiente esperienza per il bottino grosso, ma essere sempre tra i primi da morale.
Dovizioso e la Ducati hanno fatto una gara di contenimento. Dopo le prime tre sessioni di prove l’impressione era che avrebbero potuto lottare per la vittoria ed invece in gara non sono mai state in grado di avere il passo necessario per stare davanti. Alla fine le due ufficiali hanno terminato al quarto e quinto posto (somigliano alle Rosse a quattroruote) appannate e mai brillanti. Petrucci ha scortato Dovizioso seguendolo a ruota per tutta la gara, portando finalmente a termine una gara all’altezza della moto che guida. Non sono state all’altezza le dichiarazioni di Domenicali del sabato quando per difenderlo ha tirato in ballo i risultati attuali di Lorenzo: ha ricordato per inadeguatezza un altro manager nostrano allontanato di recente!

MOTO2
Bella vittoria di Baldassarri che durante il venerdì ed il sabato aveva faticato parecchio.
La gara si è corsa su soli 15 giri dopo la bandiera rossa resasi necessaria per l’incidente alla prima curva innescato da Remi Gardner che poi ha coinvolto anche Pratama, Marquez e Bezzecchi.
Lorenzo si sta dimostrando freddo e maturo, quindi pronto per lottare per il mondiale. In partenza è stato prudente per qualche giro stando in scia al compagno di squadra Fernandez, per poi dare uno strappo sufficiente a limitare anche il recupero prepotente di Navarro in rimonta.
Gli italiani del team Sky VR46 non sono mai stati in grado di affacciarsi alle prime posizioni ed hanno terminato ottavo e nono a 8 secondi dalla vetta.

MOTO3
Giornata grandiosa per il team di Paolo Simoncelli SIC58. Antonelli e Suzuki centrano sia la prima vittoria che la prima doppietta per la squadra messa insieme dal papà del Marco nazionale, e lo fanno proprio sulla pista dove il compianto Marco mise a segno la prima vittoria in 125 ben 15 anni fa. Le emozioni suscitate fanno passare in secondo piano la cronaca di una delle solite spettacolari gare dei ragazzini terribili.
La gara è stata tiratissima dal primo all’ultimo giro, con momenti in cui in bagarre c’erano anche quindici piloti che si passavano in continuazione ad ogni curva.
Stupenda anche la gara di Celestino Vietti che ha completato il podio. Il torinese sta impressionando molto positivamente tutto l’ambiente dopo sole quattro gare. L’impatto iniziale fa pensare che potremmo essere al cospetto di un altro grande campione.

Icemankr7

Immagine in evidenza di proprietà del sito MotoGP.com

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: BAKU 2019

Ognuno batte i record che merita. Chi fa quattro doppiette di fila, chi continua a dire che deve mettere i dati in fila. Ironizzando amaramente possiamo dire che Binotto ha fatto fare filotto. Agli altri.

E non dite che non dobbiamo essere caustici con il Team Principal. Ha voluto fortemente questo ruolo, ha sconfitto nella faida interna Maurizio Arrivabene (certo, era “unfit”, non lo metto in dubbio, ma non era lui “il problema”), e ora si deve prendere onori e oneri.
Mai si era visto un dominio così imbarazzante in avvio di mondiale. Anche per chi lo esercita, perché non solo gli avversari sono inesistenti, ma fanno di tutto e di più per agevolarti. Paradossalmente non so quanto il buon Toto sia contento di una situazione di questo genere. Manca la competizione, manca il senso della vita, manca il desiderio di vedere una gara. Troppa grazia per i dominatori. Che non se ne possono non spiacere. Mi ha fatto sorridere leggere il “cinguettio” del presidente FIA, che parlava di una gara “thrilling”. Si, lo ha scritto davvero.
Ma a cavallino donato e mezzo sciancato, d’altronde, non bisogna fare troppo gli schizzinosi. E così, siamo ridotti a tifare Bottas, pensa un pò come siamo messi. Il dog mansueto e servizievole quasi come un Ocon qualsiasi, che speriamo diventi un underdog. Comunque non dobbiamo desistere. Mancano otto anni per battere il record storico senza mondiali piloti 1979-2000, e dunque il peggio è passato. Siamo a quota 12 anni. Forza e coraggio.
Questa Ferrari, questa squadra che abbiamo visto in queste quattro gare, ha diversi punti deboli. E come ha scritto qualcuno, sembra talora una squadra di debuttanti. Che ha davanti una team perfetto, con la giusta malizia e cattiveria, con il giusto peso politico. E chi li ferma questi? Certo, manca la riprova di cosa accadrebbe se fossero pressati a dovere, ma se mio nonno avesse etc… etc.
Una costante: gli strateghi in rosso spesso sembrano preda di una hybris ad alto tasso alcolico cheKimi spostati tanto che, se tirassero i dadi, probabilmente si otterrebbero risultati migliori. AncheCharlels ci ha messo del suo, come Vettel d’altronde qualche gran premio fa. Ma davvero, credetemi, i piloti sono l’ultimo dei problemi di questa Ferrari smarrita, dove il giovane presidente se ne esce fuori con “ma noi abbiamo fatto il giro veloce”-gne gne.
Manca l’umiltà di mettere in discussione metodologie lavorative probabilmente antiquate.  Almeno per questa Formula Uno di ubriachi ibrido-virtuali (quelli del regolamento).
Forza e coraggio, che di questo passo il mondiale ce lo togliamo dalle p…e presto.
D’altronde meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine no?
Hamilton. Voto: 7. E’ sembrato stranamente “timido”. Non uno dei suoi avvii più brillanti. E ciò aumenta il rammarico…
Bottas. Voto: 10. Ha fatto il fine settimana perfetto. Tanto di cappello. Ma per vederlo diventare Rockyne deve bere ancora tante uova crude di mattina…
Todt. Voto: valutate voi cosa ha scritto, che a me viene da ridere…
Team Mercedes. Voto: 12. Ormai sembra quasi inutile correre per le prime due posizioni. Deprimente.

Scuderia Ferrari. Voto. 4: In medio stat virtus? Sotto Iron Maury sembravano sempre sull’orlo di una crisi di nervi, con Mattia Binotto sembrano sempre essere sotto sedativi. Una via di mezzo?!

SF90.Voto: vedi commento perfetto sotto…

Dichiarazione di Binotto post gara: “Il nostro modo di lavorare sarà sempre quello (etc etc)”.  Voto: “E’ follia fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. La citazione è attribuita ad Einstein.
Tombini volanti. Voto: pecunia non olet.
Ricciardo. Voto: RETROMARCIA. Perso nella mediocrità Renault. Mi mancano i sorpassi di Riccio…
Pirelli. Voto: ininfluenti.
Mi spiego. Non ha senso ogni volta dire che queste gomme fanno volare quasi esclusivamente leMercedes. Tutti le hanno provate e tutti poi hanno fatto i compiti a casa.  A questo giro non ci sono, davvero, tesi complottiste che possano minimamente reggere. In nessun caso.

Arriva Barcellona, che tanto ci illuse a noi ferraristi, che a vincere i mondiali di carta siamo fortissimi. E sa già, la terra catalana, di ultima spiaggia. Sono un pessimista cronico, ma mai avrei pensato ad un simile inizio di mondiale. E, per quanta ironia ci metta, non mi fa ridere.

Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina Facebook “Le cordiali gufate diGianfranco Mazzoni“.

Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi

Gran Premio Red Bull de España circuito di Jerez

Benvenuti al Gran Premio Red Bull de España circuito di Jerez casa dei piloti spagnoli, si torna nel vecchio continente; dove ci si attende una riscossa dei piloti di casa, per motivi vari.

Marc Marquez vuole assolutamente cancellare lo zero della gara “di casa” ad Austin, Viñales ha un disperato bisogno di uscire dalla mediocritá che lo sta bloccando, Lorenzo beh deve cominciare a fare il Lorenzo (tra l’altro qui fece il suo primo podio con la Ducati), a patto che gli infortuni e le “catene” lo lascino in pace. Poi c’é lui il nuovo che avanza con una Suzuki che quest’anno é piu che migliorata, forse la terza del lotto, lui ha voglia di stupire ancora e di dimostrare che la gara precedente non é stata solo fortuna, attenzione a Rins!

Arriviamo ai nostri portacolori, guardando la classifica mondiale si nota che i primi tre sono in appena cinque punti e tra loro non c’é Marquez che invece é quarto staccato di altri quattro punti, i primi due? Dovizioso e Rossi con Rins gradino basso del podio, sorprendente questa classifica alla luce del dominio di Marquez, cosa puó fare uno zero in classifica quando la lotta é serrata. I piloti italiani si stanno aggrappando in tutti i modi a questo mondiale, Dovizioso é sicuramente quello su cui nutrire piú speranze, la Ducati é la moto migliore e bisogna fare i complimeti alla casa italiana che riesce con l’innovazione, la fantasia e molta creativitá a lottare contro i colossi made in Jap, ma sulla Honda c’é un fenomeno che rende tutto tremendamente difficile. Rossi é in una fase in cui il suo immenso talento lo traghetta in acque sicure cercando piú la costanza dei risultati in attesa degli eventi che, nel caso diventino favorevoli, potrebbero portarlo a giocarsi le ultime possibilitá verso la fine del campionato, magari con sorpresa finale.

Tra i piloti Ducati si sta mettendo in luce l’australiano Miller, che a scapito della sua proverbiale simpatia (eufemismo) porta ai ducatisti dolci ricordi, per quel binomio (Australia/Borgo Panigale) che sembra essere un legame quasi mistico sia in MotoGP che in SBK. Al contrario Petrux sta faticando a mettersi in luce, al punto che la riconferma per il prossimo anno sembra sempre piú diffice, tra l’altro non bastassero i giá numerosi pretendenti al suo sedile, anche Bautista in SBK sembra avere delle chance. Lo stesso Bagnaia sembra aver cominciato a capire la MotoGP e il suo apprendistato sembra fare passi in avanti.

Capitolo Yamaha, proprio qui a Jerez due anni fá cominciarono i problemi mai risolti della moto, che peró sembra aver finalmente trovato la strada per uscire dalla crisi; ogni volta che lo diciamo veniamo smentiti peró. Oltre ai piloti ufficiali da quest’anno c’é un’altro italiano, Morbidelli che sta ben figurando e che sembra aver preso onorevolmente il posto di Zarco passato nell’anonimato con la KTM, dove invece il buon Oliveira (che aveva conteso fino all’ultimo il titolo in Moto2 a Bagnaia) si sta mettendo in luce, notizia freschissima la KTM ha esercitato l’opzione di conferma per il prossimo anno. Dicevamo della Yamaha di Morbidelli che dopo un anno di apprendistato in MotoGP sta facendo vedere le sue qualitá. Un’altro pilota italiano che peró non sta piú facendo parlare di sé per le sue qualitá in pista (neanche piú fuori dalla pista a dir la veritá) é Iannone, sembra ormai un corpo estraneo a questo sport.

I motivi di interesse per questo GP di Spagna (Jerez) sono molteplici, tra chi é alla ricerca di una rivalsa (Marquez, Lorenzo e Viñales su tutti) chi invece vorrebbe confermare cio che di buono ha fatto precedentemente vedi Rins, Rossi e Dovizioso.

Moto2

Il nuovo motore Triumph sembra aver dato quel qualcosa in piú in termini di prestazione per ottimizzare il salto in MotoGP, sia Marquez che Valentino hanno speso parole di elogio per questo cambiamento. Quest’anno il nostro connazionale di riferimento sembra essere Baldassarri, primo in classifica anche dopo lo zero di Austin; mentre Marini sta faticando un pó, complice una spalla che lo sta tormentando con i dolori e che non gli permette di tenere il ritmo fino alla fine della gara. Della lotta per il titolo c’é sicuramente Schrötter ed il “vecchietto” Lüthi. Menzione speciale per Mattia Pasini il quale era praticamente fuori dal mondiale, quando una chiamata per rimpiazzare un pilota gli ha cambiato la vita, sembra una vecchia pubblicitá telefonica! Invece é realtá ed anche a Jerez Pasini potrá mostrare le sue qualitá in pista (nella gara del rimpiazzo ad Austin ha sfiorato il podio!) questa volta su una KTM, una bella favola come spesso accade in questo mondo cosí speciale che é la MotoGP e tutte le sue classi.

Moto3

Da quest’anno c’é anche Max Biaggi !!!! Scherzo, non proprio, in realtá c’é davvero ma con un suo team e pilota spagnolo Aron Canet con il quale sta facendo grandi cose ed infatti é primo insieme all’altro spagnolo Masia, i nostri connazionali sono un pó piu staccati in classifica: Dalla Porta ed Antonelli. Gli altri italiani della Moto3 da tenere sotto osservazione sono Arbolino e Migno.

Buon divertimento, godetevi questo stupendo mondo che sono le moto.

LucaBKK

 

Immagine presa da www.racesport.nl

 

Dirette Sky Sport MotoGP HD

Venerdì 3 maggio
9:00-9:40 – FP1 Moto3
9:55-10:40 – FP1 MotoGP
10:55-11:35 – FP1 Moto2
13:15-13:55 – FP2 Moto3
14:10-14:55 – FP2 MotoGP
15:10-15:50 – FP2 Moto2

Sabato 4 maggio
9:00-9:40 – FP3 Moto3
9:55-10:40 – FP3 MotoGP
10:55-11:35 – FP3 Moto2
12:35-13:15 – Qualifiche Moto3
13:30-14:00 – FP4 MotoGP
14:10-14:50 – Qualifiche MotoGP
15:05-15:45 – Qualifiche Moto2

Domenica 5 maggio
8:40-9:00 – Warm-Up Moto3
9:10-9:30 – Warm-Up Moto2
9:40-10:00 – Warm-Up MotoGP
11:00 – Gara Moto3
12:20 – Gara Moto2
14:00 – Gara MotoGP

6h di Spa-Francorchamps

Ad un mese e mezzo dall’ultima prova di Sebring, il WEC torna con il penultimo round della Superstagione 2018-2019 proprio dove tutto è iniziato un anno fa.

Alla vigilia di questa 6 ore di Spa rimane aperta la battaglia in casa fra le due Toyota, ora separate da 15 punti dopo la vittoria di Alonso, Nakajima e Buemi a Sebring. Staccatissime invece le LMP1 private con in testa le Rebellion. A Spa le LMP1 non-ibride potranno finalmente godere di un serbatoio maggiore per evitare di dover fare una sosta in più rispetto alle già superiori Toyota Hybrid. Sinceramente anche con questo aiuto è molto difficile assistere ad una gara combattuta per la vittoria al di fuori delle TS-050. Sarà interessante comunque notare il miglioramento delle LMP1 private con un anno di gare alle spalle rispetto alla prima uscita ufficiale sulla stessa pista di Spa…..ci si aspetta un miglioramento, ma comunque a distanza dalla vetta.

Lotta serratissima invece in LMP2 con i due equipaggi di testa separati da soli 2 punti. A guidare la classifica sono Negrao, Lapierre e Thriet con la loro Signatech Alpine, mentre gli inseguitori sono Aubry, Tung e Richelmi con l’Oreca del Jacky Chan Racing. A prescindere da come vada questa gara, tutto si deciderà al gran finale di Le Mans.

In classe GTE Pro sembra ormai tutto scritto, a meno di clamorosi ritiri il duo Christensen-Estre può mettere già le mani sul titolo piloti, godendo di 25 punti di vantaggio sui compagni più esperti Bruni-Lietz e addirittura 45 punti di vantaggio sul terzo posto dei ferraristi Calado-Pierguidi. Ancora più schiacciante è la leadership della Porsche nei costruttori, con oltre 100 punti di vantaggio sulla Ferrari seconda. Recentemente la FIA ha annunciato che alle vetture GTE Pro verrà installato un flussometro (come le LMP1) obbligatoriamente da Le Mans e facoltativo per questa gara a Spa. Per adesso non c’è una funzione restrittiva ma solo di controllo del flusso di carburante per le diverse macchine.

La classe GTE Am è ancora appannaggio della Porsche, con il trio del Project-1 con Bergmeister, Perfetti e Lindsey che hanno 25 punti di vantaggio sui primi inseguitori.

 

Dal punto di vista meteo ci potrebbero essere sorprese in questo fine settimana, infatti le temperature sono praticamente invernali e dalle previsioni si dice che potrebbe anche nevicare!!! Speriamo di no per assistere ad una vera gara e non processioni dietro Safety Car o bandiere rosse interminabili.

In settimana è arrivata la notizia che era nell’aria a proposito di Fernando Alonso, che dopo Le Mans abbandonerà (temporaneamente) il mondiale WEC per inseguire nuove sfide nel 2020. Le ipotesi più accreditate a questo punto sono in primis l’intera stagione Indycar per continuare ad inseguire la 500 Miglia, non dimenticando che fra meno di un mese sarà proprio al via della classicissima americana. Più difficile è un ritorno in F1, dove avrebbe senso solo in un team competitivo per il titolo; ma sembra improbabile anche un clamoroso tentativo nella Dakar, dopo aver provato in Sud Africa la Toyota Hilux Dakar. A detta di Alonso questo è solo un arrivederci ad un campionato e ad un mondo endurance da cui è stato affascinato, per la sfida della notte, del traffico, di dividere la vettura con i compagni, delle gare estenuanti…..

Per cui ben fatto Nando e arrivederci a presto!!

 

Come di consueto la gara di Spa si svolgerà di Sabato con partenza dalle 13:30, sperando in un tempo clemente. La diretta sarà disponibile su Motorsport TV, previo abbonamento; mentre Eurosport trasmetterà la prima ora e l’ultima ora di gara.

ENTRY LIST

 

LIVE TIMING

http://www.sportscarglobal.com/LiveTiming.html

 

Buon WEC a tutti!!

Aury

25 ANNI FA LA FORMULA 1 CAMBIO’

Nella linea del tempo della storia esiste sempre un “prima” e un “dopo”.

Per la F1 la linea di demarcazione fra il “prima ” e il “dopo” è senza ombra di dubbio il week-end del 1° maggio 1994.

Questo non vuole essere il solito ricordo di coloro che quel giorno caddero, non ne sarei degno, bensì una riflessione su cosa hanno significato quegli sventurati tre giorni trascorsi, ironia della sorte, in una delle zone del mondo dove la passione per i motori raggiunge i suoi massimi.

Il mondo della Formula 1 a quel week-end arrivò ormai disabituato a ciò che fino a non molti anni prima era una eventualità tutt’altro che improbabile: quella di stilare il bollettino di guerra alla domenica pomeriggio. L’abitudine era tale che a rileggere oggi i settimanali specializzati usciti dopo uno dei tanti week-end segnati da tragedie ci si meraviglia di come queste, anziché occupare le prime sei pagine, venissero sovente relegate ad una singola pagina dopo la cronaca della corsa e descritte quasi come un normale episodio di gara.

Ad un certo punto, all’inizio degli anni ’80, una soluzione tecnologica nata per risolvere un problema di prestazione, la cronica torsione dei telai in alluminio sottoposti alle enormi forze generate dalle wing-car, si rivelò, inaspettatamente, molto efficace anche per proteggere il pilota. Quella soluzione era la fibra di carbonio, e dette la dimostrazione della sua forza a Monza nel 1981, quando la McLaren MP4 di Watson si schiantò dopo la seconda di Lesmo dividendosi in due all’altezza del motore, e l’ex-barbuto John ne uscì come se niente fosse.

All’epoca il pilota viaggiava seduto in una vasca che gli copriva sì e no il bacino. La maggior parte degli urti aveva conseguenze poco piacevoli, e un incidente come quello di Watson, con una scocca in alluminio, avrebbe avuto conseguenze ben peggiori. E, invece, niente ferite e niente fuoco, altra costante di quell’epoca.

Da lì a qualche anno tutte le macchine avrebbero utilizzato scocche avvolgenti in fibra di carbonio, e si sarebbe assistito ad urti tremendi dai quali il pilota usciva indenne o quasi. Il numero dei piloti feriti e morti nel periodo fra l’84 e il 93 fu enormemente più basso rispetto a quello del decennio precedente. Da qui la convinzione che, ormai, correre in Formula 1 (ma anche nelle altre categorie “formula”, che avevano adottato le stesse tecnologie) fosse diventato sicuro almeno quanto correre in bicicletta.

Ma era una convinzione frutto di tutto ciò che di tragico si era visto nei decenni precedenti, quando di fatto si correva a 300 e passa all’ora circondati da 4 tubi, 4 lamiere e centinaia di litri di benzina. Almeno ora c’era una scocca avvolgente fatta di un materiale molto robusto, e la benzina era dietro le spalle.

Ma… ma le macchine andavano sempre più veloci, le piste erano sempre quelle, il pilota guidava rannicchiato in uno spazio ridicolmente piccolo e con la testa e le spalle di fuori. Il tutto perché qualcuno aveva capito che stringendo la sezione frontale e alzando il muso si andava più forte. Guardate le macchine del 1994: assomigliano tutte alla Leyton House del 1988. Quel qualcuno era Adrian Newey, il quale aveva pure pensato di mettere i piedi del pilota uno sopra l’altro, per stringere ancora di più il muso. Per fortuna glielo avevano impedito. Ma nessuno aveva pensato di mettere una dimensione minima per gli abitacoli, che, quindi, erano stretti il più possibile e senza alcun tipo di protezione.

In altre parole, la sicurezza del pilota era ancora un “di cui” nell’ambito del pacchetto totale. Non solo per i progettisti, ma anche per la FIA. Nonostante questo, nulla di grave succedeva, quindi tutto ok. Fino a quando alla FIA stessa non venne l’idea di abolire un’altra soluzione che poteva contribuire a rendere quelle macchine un po’ più sicure: le sospensioni attive. E lo fece, ironia della sorte, proprio per ragioni di sicurezza. A qualcuno, in effetti, erano impazzite facendogli rischiare grosso, ma in realtà, proprio grazie ad esse, quelle vetture dall’aerodinamica estremamente sensibile potevano viaggiare ad un’altezza più costante, rimanendo più stabili.

Le macchine che corsero i primi GP del 1994 erano invece estremamente instabili. Compresa la ex astro-Williams, guidata quell’anno da Senna. Che, infatti, si lamentava parecchio di ciò che gli aveva dato il mago Newey. Il quale più tardi ammetterà di avere completamente sbagliato l’auto proprio a causa del cambio regolamentare.

Le piste, dicevamo. E qui arriviamo al tragico week-end di 25 anni fa. Imola era una pista veloce, e aveva (ma ha ancora) delle vie di fuga molto limitate. Qualsiasi problema o errore si paga duramente. E lo pagò, poco, Barrichello il venerdì. Lo pago, duramente, Ratzenberger il sabato. E lo pagò, altrettanto duramente, Senna la domenica.

Per tutti e tre una barriera arrivata troppo in fretta, e niente di niente a tenere ferma e a proteggere la loro testa. A pensarci con le conoscenze di oggi sembra una immensa stupidaggine. Eravamo nel 1994, non nel 1930. Possibile che nessuno si fosse reso conto di quanto vulnerabile fosse un pilota in quelle condizioni? Nessuno che avesse fatto un minimo di analisi dei rischi, prima che gli angeli custodi decidessero di prendersi in massa un week-end di ferie?

Nessuno l’aveva fatta. Punto.

E, infatti, lì finisce il “prima”. E finisce anche un’era, come in tanti hanno titolato il giorno dopo. L’era dei piloti “cavalieri del rischio” e del “motorsport is dangerous”. Quella F1 ha continuato a fare vittime per qualche mese ancora (senza, fortunatamente, risultare fatale) e poi la logica ha preso il sopravvento, probabilmente guidata da esigenze di marketing (le tragedie in diretta non erano più accettabili per gli sponsor) e/o assicurative, col risultato di rendere veramente la F1 uno sport più sicuro del ciclismo. E con lei, a cascata, anche le altre categorie. Tutto questo, ovviamente, se non si corre su ovale e se non si mettono di mezzo errori umani clamorosi e magari evitabilissimi.

Quando critichiamo gli ultimi ritrovati per la sicurezza, come l’Halo, ricordiamoci di cosa successe quel week-end di 25 anni fa. Del quale resta non solo il ricordo di chi non c’è più, campione o ultimo che sia, ma anche ciò che, a seguito di quegli eventi, è stato prodotto in termini di tecnologia e di metodologia per la sicurezza di chi è sulle piste, non solo sulla macchina ma anche fuori.

Pier Alberto

 

P.S. per chi fosse interessato ad approfondire il tema della sicurezza in F1, anche a seguito di quei tragici eventi, suggerisco la lettura del libro di Sid Watkins “Life at the Limit: Triumph and Tragedy in Formula One”.

 

Immagine copyright sconosciuto.

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