IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: GP SPAGNA 2019

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

E’ la prima parola che mi è venuta in mente, appena ci siamo sorbiti l’ennesima, asfissiante, agghiacciante, ineluttabile (dopo Endgame va molto di moda questo bel lemma italico) doppietta anglo-tedesca.
Ho in mente i fotogrammi al via. Vettel parte come un razzo, affianca all’esterno Bottas e Hamilton, ben redarguiti da Toto a non darsi addosso danneggiando la ditta (che team principal Wolff!) ma deve desistere, pena un super autoscontro. Tira una frenata micidiale, non può fare altro, e spiattella l’anteriore destra. Come sono delicate e fragili le gomme Pirelli (così le ha volute mamma FIA), che si beccano un raffreddore con un piccolo refolo di vento.
La gara finisce lì. Anche perché poi, nella successiva percorrenza di curva, la Rossa ha un momento di incertezza e Max la supera all’esterno come un treno. Ciao. Le tenteranno tutte, con qualche tentennamento negli ordini di scuderia, come consuetudine al muretto, ma Max resterà li davanti.
Leclerc la gara se l’era già mezzo pasticciata nelle Q2 di sabato.
La SF90 è plasticamente questa, cristallizzata in quella del vorrei, oh quanto vorrei, ma non posso.

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

La Cenerentola è tornata fra noi, quella che tutti vogliono, perché serve allo spettacolo, ma che va bene se serve da contorno. E’ tornata nel limbo che tante volte l’ha accompagnata nella sua storia, come se una oscura maledizione (qualcuno dirà il peccato originale del matricidio di Alfa da parte di Enzo) le gravasse attorno.
Rossa si, ma di vergogna. Con la regolarità di un caterpillar grigio, la Mercedes seppellisce nell’ignominia e lascia nella vergogna dell’incapacità la Ferrari. Quarant’anni. 1979-2019. In quattro decadi, otto lustri, la Ferrari ha avuto tre campioni del Mondo: Scheckter (1979), Schumacher (caso unico, con cinque titoli di fila 2000-2004) e Raikkonen nel 2007, ormai 12 anni fa. L’ultimo titolo mondiale, quello costruttori, è dell’anno successivo. In mezzo c’è stato il digiuno record di 21 anni, che in molti, compreso il sottoscritto, hanno vissuto; era una Ferrari molto più scarsa di questa, primi anni ’90, che però sembra avviata su quella china. Perché snocciolo questi dati? Per far capire quanto sia difficile, per la Rossa, vincere un titolo mondiale. Deve esserci una vera e propria congiunzione astrale. Roba da tregenda.
Nella storia della Formula Uno sono cambiati tante volte i regolamenti. Ma alcune cose non cambiano, e fra queste la difficoltà degli uomini in rosso di riuscire a creare e prolungare un ciclo vincente. Negli ultimi 20 anni la squadra del cavallino rampante è spesso stata paragonata ad un gambero (Turrini l’ultimo in ordine di tempo). Ci sono alcune costanti nel lavoro del team, costanti che si sono acuite dopo la sciagurata dismissione dei test in pista made in FIA: incapacità di trovare un progetto vincente, e se lo si trova spesso non lo si sviluppa a dovere, carenza di un metodo di lavoro efficace, con la sensazione che si proceda a tentoni. C’è bisogno di una profonda, profondissima riflessione nella gestione sportiva.
Un’immagine: tutti i meccanici degli altri team da un pezzo a nanna, ma non la Ferrari con i meccanici che lavorano alacremente sino alle 23 di venerdì. Dice tutto. Non mi stupirebbe se la risposta di Binotto,ad un giornalista che lo interrogasse sull’arcano, fosse, davanti alle prestazioni della rossa:  “Non sappiamo perché non funziona”.

Siamo dalla parte di Ettore, come Foscolo, lo sapete. Ma non possiamo dimenticare Achille. Anche perché la disfatta di Ettore (e la sua morte nell’Iliade) servono anche a far risplendere maggiormente la vittoria di Achille.
La Mercedes è un’armata semplicemente incredibile, che ha a portata di mano la demolizione del record della Ferrari, di quella Ferrari là.
C’è molta malinconia e rassegnazione in me. Filosoficamente, si potrebbe dire che i record, come ben si sa, sono fatti per essere battuti. Ma questo non mi aiuta ad essere più atarassico.
Vettel. Voto: 9. Poteva fare altro? Ci ha provato, ha rischiato, forse la gara non sarebbe cambiata lo stesso se fosse transitato davanti, forse no. Dopo, era tutto abbastanza scontato.

Leclerc. Voto: 7 1/2. Per la seconda volta si complica la vita da solo. In gara fa il suo. La monoposto non lo aiuta, ma è giovane ed ha bisogno di tempo.

Scuderia Ferrari. Voto: 5. Dicono che da quando non c’è Arrivabene ci sia un bel clima. Può essere. Ma maliziosamente il “bel clima” potrebbe anche significare che il reparto tecnico è talmente allo sbando che neanche c’è più l’adrenalina che ti dà il competere per qualcosa di importante. Il pensiero, che condivido non è originale, è una riflessione a voce alta del nostro Alessandro Arcari.
Muretto Ferrari. Voto: Xanax. Ok, prima si era sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Ma ora sembra che al muretto prendano doppia dose di antidepressivo (vedi rapidità team order).

Mercedes. Voto: quinta agghiacciante doppietta consecutiva. E’ imbattibile. Ma resta sempre il dubbio di quanto sia forte lo squadrone, e quando deboli gli altri. Toto merita tutti gli applausi del mondo, eppure sono convinto che a loro non piaccia, o perlomeno non piaccia più, vincere così.

Dieter Zetsche. Voto: un gigante. Ci ha creduto sin dall’inizio a questo progetto, a questo rientro dellaMercedes. Ci vorrebbe una figura così in Ferrari…

SF90. Voto: 3. Monoposto inguardabile nel terzo settore del circuito. Mi ha ricordato il “camion” con cuiProst si concesse il primo e unico licenziamento in tronco della sua carriera. Da cigno invernale a brutto anatroccolo primaverile poco ci vuole. In Ferrari, con l’affettuoso aiuto della stampa nostrana (fatti salvi casi isolati) è tutto un fiorire di campionati di cartone. Poi arriva il gioco vero, quello duro. “E quando il gioco si fa duro” (cit.)…
Hamilton. Voto: 9. Contrariato per la pole mancata, è partito da leone ed ha sbranato il povero Bottas.

Bottas. Voto: 8. Tiene Bottas (freddura), ma non è Rosberg. Siamo costretti a iscriverci d’ufficio al #teambottas per sperare in qualcosa di avvincente che, se guardiamo alle cose razionalmente, non ci sarà. Pensate come siamo messi….

P.S.

Cerchiamo di non illuderci per Montecarlo. Sarà un bagno di sangue. Poi, se arriverà la roulette rossa, magari ci ricrederemo.Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina FB “Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni”.

Mariano Froldi – @MarianoFroldi

REA TORNA A BATTERE…DUE COLPI

Si diceva che il round imolese poteva essere quello buono per Rea e la Kawasaki per tornare al successo dopo le 11 vittorie di fila del duo Bautista/Ducati e così è stato. E, con qualche sorpresa, non c’è stato neanche bisogno dell’aiuto della pioggia per detronizzare momentaneamente Bautista.

E’ parsa chiara la confidenza e la velocità del pilota nordirlandese sul circuito Enzo e Dino Ferrari, così come l’imbarazzo dello spagnolo, che si è beccato 9 decimi in superpole e che le ha prese anche dal team mate Davies, secondo in superpole a poco meno di due decimi da Rea e conscio di poter finalmente dire la sua per la gara.

GARA 1

E’ stata un po’ una gara come ne abbiamo già viste in questo 2019, solo che Rea e Bautista si sono scambiati i ruoli, con il nordirlandese a fare il vuoto fin dalle prime curve e Bautista che cercava solo di portare a casa un secondo posto neanche così penalizzante. Troppa la differenza di passo tra i due  e inutile prendere rischi inutili se non quelli minimi per portare a casa il secondo posto.

Poteva essere della partita anche Davies ma la sua V4 si è ammutolita di colpo dopo neanche un giro e mezzo quando era secondo e attaccato al codone delle verdona di Rea. I guanti lanciati furiosamente una volta tornato al box la dicono lunga sulla frustrazione del gallese in questo inizio di stagione.

Fatti i giochi per le prime due posizioni, il meglio della gara lo hanno offerto Razgatlioglu, Van der Mark e Haslam per la terza posizione. Il turco sembrava quello messo peggio negli ultimi ma con i denti è riuscito a resistere agli attacchi dell’olandese e dell’inglese per un impronosticabile terzo posto.

immagine da foxsports.it

Poteva andare meglio anche per Sykes che su una pista amica stava facendo una gran gara fino a quando il motore della sua BMW lo ha abbandonato quando era in terza posizione. Prima BMW al traguardo Reiterberger finito decimo.

Sesto Melandri con i soliti problemi di  setup che precede Lowes, Rinaldi e l’ottima wild card Zanetti. Fanalino di coda le due Honda.

Superpole race

Dopo un warm up con pista umida, fortunatamente la gara si è disputata in condizioni di asciutto, almeno in traiettoria, e il copione che doveva vedere Rea di nuovo mattatore è stato rispettato.

Alla partenza Davies riesce a sopravanzare Rea, con terzo Bautista. Sembrava essere l’occasione giusta per il gallese fino all’errore in staccata alla variante bassa, che gli ha fatto perdere due posizioni.

immagine da TuttoMotoriWeb.com

Una volta in testa Rea ha pensato a gestire la gara badando a non farsi impensierire dai due ducatisti alle spalle. Bautista cede il secondo posto a Davies dopo pochi giri e si accontenta del terzo posto mentre Davies prova a recuperare sul nordirlandese ma qualche rischio di troppo lo fa desistere.

Dietro di loro il duo Yamaha Van der Mark/Lowes, seguito da Haslam che ha accumulato ben quindici secondi di distacco dal compagno di squadra. Razgatlioglu settimo non replica la bella gara 1 seguito da Sykes partito dalla pit lane per montare in extremis la gomma da asciutto. Deludente Melandri, addirittura penultimo.

Gara 2

La gara che non ci doveva essere fin dal giovedì quando le previsioni davano pioggia battente…e così è stato. Quando i piloti sul podio della supersport erano alle interviste è iniziato a piovere con sempre maggiore intensità e non ha mai smesso. Partenza ritardata, giri di pista delle safety car che alzavano alti schizzi d’acqua al loro passaggio e le ultime valutazioni dei piloti hanno portato alla ovvia cancellazione della gara, cosa che era parsa chiara fin dal primo rinvio della partenza prevista alle 14.

La situazione sembrava compromessa per chi come me assisteva dalle tribune e la stragrande maggioranza dei piloti non ha potuto che prendere atto della pericolosità della pista, che con il bagnato e i muti troppo vicini in certi punti era davvero troppo pericolosa.

i due alfieri Kawasaki erano pronti a correre, Rea in primis che avrebbe avuto tutto l’interesse per guadagnare ulteriore terreno su Bautista, ma alla fine è stata presa la decisione più saggia.

Al netto dei problemi meteo, l’Enzo e Dino Ferrari si conferma una pista dove lo spettacolo è assicurato e dove i piloti possono ancora fare la differenza.

L’ha fatta Rea, supportato da un’ottima moto mentre Bautista ha pagato lo scotto di una pista poco conosciuta e una Ducati troppo nervosa e imprevedibile. Si può dire che Davies abbia finalmente preso le misure alla V4 e può guardare alla stagione con più ottimismo.

Ci si aspettava le Yamaha più in palla ma la pista le ha relegate fuori dal podio senza rappresentare mai una preoccupazione per Kawasaki e Ducati. Bravo Razgatlioglu che ha arpionato un podio di puro cuore in gara 1. Rimandate le BMW in attesa del nuovo motore previsto per il round spagnolo. Al solito non pervenute le Honda.

Peccato per Laverty e la sua caduta nelle prove del venerdì che gli ha rimediato la frattura di entrambi i polsi. Subito operato, restano incerti i tempi di recupero. In bocca al lupo al pilota irlandese di una pronta guarigione.

P.S: assistere alle gare dal vivo è tutto un altro modo di vivere la passione per il motorsport. Devo dire che, seppur mutilata dalla pioggia, vivere le gare della Domenica in tribuna è stato davvero una grande esperienza.

In primis perché consente di apprezzare tutte quelle piccole differenze tra i piloti e le moto che in tv non si colgono. Come ad esempio “l’urlo” del V4 Ducati, assolutamente il più bello di tutto il lotto e la “normalità” dei motori BMW e Honda, che sembrano davvero quelli di serie che si trovano in concessionaria.

Impressionanti le staccate a moto piegata in entrata alle Acque Minerali, con Rea che riusciva a girare più stretto di tutti e ad aprire prima il gas.

E altrettanto lo erano quelle dei piloti supersport alla variante bassa, comprese quelle della Herrera, unica rappresentante femminile della supersport. Riuscire a compiere anche un solo giro al ritmo della pilotessa spagnola basterebbe a farmi morire come un uomo felice.

*immagine in evidenza da motorbox.com

Rocco Alessandro

La Mercedes ingrana la quinta, la Ferrari entra nel tunnel

Si dice da sempre che i test invernali sono poco significativi. Certo, nella storia della Formula 1 qualche eccezione c’è stata, ma la regola è quella. E si è confermata nel 2019.
Dopo la prima giornata di test a Barcellona, in febbraio, Vettel ebbe a dire che la macchina rasentava la perfezione. Mentre la Mercedes appariva in difficoltà. Esattamente 3 mesi dopo, sulla stessa pista, la situazione è apparsa totalmente ribaltata. E viene da chiedersi se tutto l’ottimismo che veniva fatto filtrare da Maranello sulla bontà del progetto SF90 fosse giustificato. A fronte del durissimo responso della gara di oggi, si direbbe proprio di no.

La cronaca. Qualifiche a senso unico, con la prima fila monopolizzata dalla Mercedes, con Bottas che ha rifilato 6 decimi ad Hamilton, e Vettel dietro di lui a soli 2 decimi. Ma con 8 decimi pagati solo nell’ultimo settore, quello più lento. Il che spiega buona parte dei problemi della Ferrari, oltre ad indicare che i tanti aggiornamenti, di aerodinamica e di motore, sono serviti a poco o a niente.

Un minaccioso Verstappen riesce a tenersi dietro Leclerc, autore di un altro errore in qualifica dopo quello, grosso, di Baku.

E la minaccia olandese si concretizza, ovviamente, in partenza. Bottas in pole parte male, mentre Hamilton e Vettel scattano benissimo mettendo il finlandese a sandwich alla prima curva. Ma mentre l’inglese si prende la prima posizione, Seb sbaglia la frenata, va lungo ed esce da curva 2 molto lentamente, con Verstappen che lo passa in tromba all’esterno di curva 3. Quel che è peggio è che ostacola pure Leclerc e si ritrova con un flat spot. Decisamente non un grande avvio.

Mentre le Mercedes prendono agevolmente il largo, Vettel in preda alle vibrazioni vede Verstappen allontanarsi e Leclerc avvicinarsi. Al giro 14 arriva l’ordine di farlo passare, e il tedesco chiede in modo insistente di potere cambiare pneumatici, cosa che avviene dopo 6 giri. Il pit-stop però è lento, e il tedesco si ritrova dietro alle due Toro Rosso.

Anche Verstappen rientra per coprirsi dall’undercut, ma rimonta gomme soft e a quel punto è chiaro che la sua strategia prevederà 2 soste. A questo punto, il vantaggio di Hamilton su Bottas è di ben 7 secondi, i tempi sono buoni e le Mercedes allungano il primo stint nella speranza di fare una sosta sola.

Al giro 26 Leclerc, dopo una serie di giri piuttosto lenti, rientra e monta gomme dure, nella speranza di non fermarsi in più, e riesce a non perdere la posizione rispetto al compagno di squadra. Si ferma anche Bottas per montare gomme medie, rimanendo davanti a Verstappen. Al giro successivo anche Hamilton fa la sua sosta, montando pure lui gomme medie.

Al giro 33 Vettel arriva dietro a Leclerc, il quale non ci pensa neanche lontanamente a farlo passare, anche se Sebastian è visibilmente più veloce. Solo dopo qualche giro arriva il team order ma il tedesco può approfittare poco della pista libera davanti, perchè al giro 41 si ferma per la sua seconda sosta montando gomme medie nuove.

2 giri dopo anche Verstappen rientra per montare gomme medie nuove rimanendo tranquillamente davanti al tedesco. Subito dopo si ferma Bottas montando, nel suo caso, gomme soft usate.

Hamilton sembra avere le gomme posteriori in cattivo stato, e a questo punto è chiaro che dovrà, come gli altri tre, fare una seconda sosta. Gli vengono in aiuto Stroll e Norris, che si toccano alla prima curva finendo nella ghiaia. Esce la Safety Car e Lewis può montare in tranquillità gomme soft, anche nel suo caso usate. A questo punto anche Leclerc ne approfitta per montare gomme medie nuove.

La gara riparte con 15 giri da percorrere, le due Mercedes con gomme usate e i 3 inseguitori con gomme nuove. Ma questo non dà loro vantaggio, perchè Hamilton piazza immediatamente il break con un giro super, staccando il compagno di squadra, e, a parte un tentativo di Gasly su Leclerc alla ripartenza, nelle prime posizioni non ci saranno più brividi fino al traguardo.

Un po’ di emozioni le riserva la Formula 1/2, con le 2 Haas, le 2 Toro Rosso e Sainz a combattere per le ultime 4 posizioni nei punti.

La gara finisce quindi con Hamilton davanti a Bottas, per la quinta doppietta Mercedes di fila, un ottimo Verstappen che porta il secondo podio alla Honda, e le due Ferrari. Sesto Gasly, poi Magnussen, Sainz, Kvyat e Grosjean. Fuori dai punti per pochissimo Albon e Ricciardo.

Molto deludenti Renault, Alfa-Sauber, Racing Point e, ovviamente, le Williams, che forse troverebbero una collocazione più adeguata in Formula 2.

Fra due settimane si va nel Principato. E non è una buona notizia per la Ferrari, se è vero che la SF90 paga molto nelle curve lente. Per dirla con il Team Principal, c’è molto da analizzare per capire quale sia il problema di questa macchina. Perchè, per stessa ammissione dei piloti, non lo hanno ancora capito. E, se non troveranno molto in fretta il bandolo della matassa, il mondiale 2019 sarà una lotta fra Hamilton e Bottas. O, più probabilmente, un assolo del primo, destinato a concludersi ben prima della ventunesima gara.

P.S. a chi scrive la stagione 2019 ne ricorda molte altre. Tutte finite con tante vittorie per una squadra inglese motorizzata tedesca, francese o giapponese e zero o poche vittorie per la Ferrari. Alcune iniziate anche con un certo ottimismo. Ma, sempre, finite con qualche ribaltone, riguardante piloti e tecnici. Le domande ora sono due: quante vittorie porterà a casa la Ferrari quest’anno? E poi: accetterà Vettel di fare il sesto anno, magari in attesa delle opportunità date dal cambio di regolamento o dall’abbandono della Mercedes dalla pancia strapiena, o si stancherà anche lui di arrivare sempre secondo (o, meglio, terzo)? 

P.S.2 ovviamente chi scrive ricorda anche quando era la Ferrari ad iniziare la stagione stravincendo, e a finirla allo stesso modo. Era, però, una Ferrari molto lontana da quella attuale. In tutto, anche nei piloti.

Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1

2019 WSBK – ROUND D’ITALIA

Dopo un lunga pausa di ben quattro settimane ritorna il mondiale SBK in una pista degna di questo nome, l’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola.

Pista “vecchio stile” con sede stradale stretta, grandi staccate e con saliscendi da brivido, sarà il degno palcoscenico dell’ennesimo duello tra Bautista e Johnny Rea.

Lo spagnolo cercherà di allungare la stupefacente striscia di successi consecutivi che è arrivata ad 11. La scarsa conoscenza del tracciato potrebbe essere un handicap per lui, seppur mitigata dalla giornata di test di due settimane fa proprio per prendere confidenza con il circuito romagnolo.

Piccola digressione tecnica riguardo ad un particolare che è stato diffuso negli ultimi giorni, già rinominato il “segreto di Bautista”. Il “segreto” in questione è una pressione delle gomme più alta di quella minima imposta e utilizzata degli altri piloti in griglia.

Usare un pressione gomme bassa vuol dire maggiore impronta a terra e più grip, cosa che in passato è stata usata e abusata da tanti piloti. Esemplare il problema occorso a Van der Mark a Misano nel 2018 che ci ha rimesso una vittoria per un problema tecnico proprio a causa delle basse pressioni di gonfiaggio.

La scelta di Bautista dovrebbe essere penalizzante poiché dovrebbe portare meno grip e una moto più instabile in accelerazione. Invece si rivela una scelta molto produttiva se si pensa che una maggiore pressione delle gomme indurisce la carcassa dello pneumatico e rende stabile tutta la moto. Detta così sembra facile ma è probabile che la spiegazione risieda nelle caratteristiche intrinseche della V4, una moto molto “rigida” e che si guida con uno stile da MotoGP piuttosto che come una superbike.

In particolare una gomma più gonfia ha una forma più ovalizzata che dovrebbe favorire lo stile di guida di Bautista, che punta a “spigolare” molto la curva, ovvero frenare forte, piegare la moto in curva di forza e raddrizzarla il più velocemente possibile. Consideriamo anche che una gomma del genere tende meno a surriscaldarsi e ha un degrado minore dovuto alla minore impronta a terra.

Torniamo ai piloti parlando di Rea che cercherà finalmente di raggiungere quella vittoria che, dopo le abbuffate degli anni scorsi, sembra solo un lontano miraggio. Ad aiutarlo la consapevolezza che questa è una pista amica della Kawasaki, doppietta nel 2018, e dal meteo, con pioggia possibile nella giornata di Domenica che potrebbe rimescolare i valori in campo.

Per i due “scudieri” Haslam e Davies l’imperativo è cercare di rimanere nella scia dei loro team mate. Compito che sembra leggermente più facile per Davies, reduce anch’egli dal test privato ad Imola e dalla consapevolezza di avere una gran moto e una maggiore feeling di guida.

immagine da corriredellosport.it

Yamaha ha dato grossi segnali di risveglio ad Assen che necessitano di una conferma. Van der Mark proverà a mantenere alta l’asticella posta nella gara di casa così come Lowes che vede in Imola un ottimo territorio di caccia. Melandri ad Imola non ha mai vinto e non sembra essere questa l’occasione per rompere il tabù ma è sempre da tenere d’occhio, così come Cortese, ottimo in quel di Assen.

Curiosità per il debutto del team Ten Kate che schiera Loris Baz su Yamaha R1. Dopo lo storico divorzio da Honda, una nuova sfida per il “garagista” olandese che di sicuro punterà ad inserirsi quanto meno davanti al team GRT Yamaha.

La BMW avrebbe dovuto portare ad Imola un nuovo motore che dovrebbe portare qualche cavallo in più (rumors indicano 8-10) ma tutto è stato rinviato a Jerez e forse addirittura per Misano. Solo qualche aggiornamento di aerodinamica. Vedremo se servirà per avvicinare la vetta.

Per Honda non immaginiamo una gara diversa da quelle già viste fino ad ora. La stagione 2018 sarà di transizione e non si vedono all’orizzonte segnali che fanno intuire qualcosa di diverso

Come già accennato una variabile importante potrebbe essere il meteo: le previsioni indicano pioggia e temperature non oltre 15 °C per la giornata di Domenica. In occasione dei test privati la Ducati ha avuto modo di provare la V4 anche in condizioni di bagnato. Potrebbe essere un fattore determinante in ottica gara.

Ecco gli orari del weekend imolese:

Venerdì 10 Maggio

10.30 FP1 Superbike / 15.00 FP2 Superbike

11.30 FP1 Supersport / 16.00 FP2 Supersport

Sabato 11 Maggio

9.00 FP3 Superbike / 9.35 FP3 Supersport

11.00 Superpole SBK / 11.40 Superpole Ssport

14.00 Gara 1 SBK

Domenica 12 Maggio

9.00 Wup SBK / 9.25 Wup Ssport

11.00 Superpole Race SBK

12.15 Gara Supersport

14.00 Gara 2 SBK

15.15 Gara Supersport 300

(immagine in evidenza da romagnauno.it)

Rocco Alessandro

F1 2019 SPANISH GP: AN INTRODUCTION

Chiusa la primissima parte del mondiale con le gare extra-europee, la F1 torna in Europa per entrare in quella che sarà una fase molto importante del campionato. Prima tappa sarà come di consueto il GP di Spagna sul circuito del Montmelò, che ha ospitato anche i test pre-stagionali e che non dovrebbe avere segreti per i team dato l’enorme numero di giri e di dati che sono stati già raccolti quest’anno e in quelli passati.

Il tracciato catalano è da sempre considerato quello “definitivo” per valutare la competitività delle monoposto. E’ evidente che dopo queste prime gare, questo tipo di valutazione non vale nello specifico per i test pre-stagionali che davano una Ferrari in grande spolvero e una Mercedes apparentemente in difesa. Come ben sappiamo la realtà delle gare è stata ben diversa con 4 doppiette Mercedes e una Ferrari la cui principale caratteristica sembra essere quella di “incompiuta”.

Ma non limitandoci solo a Ferrari e Mercedes, facciamo un piccolo bilancio di questa prima parte di campionato per tutte le scuderie del mondiale:

  • Mercedes: basterebbe dire che una partenza lanciata da 4 doppiette nelle prime 4 gare non c’era mai stata nella storia. Team solidissimo, Bottas in grande spolvero e una monoposto che sembra aver risolto il suo più grosso cruccio della stagione 2018, la gestione delle gomme. E quando erano quasi battute ci hanno pensato le magagne degli altri a regalarle la vittoria. Al momento imbattibili sia per meriti propri e anche per (grossi) demeriti altrui.
  • Ferrari: la grande illusione dei test si è palesata nelle prime gare del 2019. Macchina veloce ma a tratti, con problemi di affidabilità che sono costati una vittoria in Bahrain, una gestione delle gomme pessima in gara e Vettel non ancora a suo agio con la vettura. Unica nota positiva la velocità mostrata da Leclerc. Ma il bilancio è fortemente negativo e francamente è tutta farina del loro sacco.
  • Red Bull: a sorpresa l’aspetto più critico della monoposto non sembra essere la PU Honda ma la parte telaistica. Praticamente un ossimoro rispetto alla situazione vista negli ultimi anni. Aspetto molto positivo la estrema (forse anche troppo) gentilezza nei confronti delle gomme, che la rendono un bel problema in gara. Verstappen sembra aver compiuto un ulteriore maturazione, Gasly sembra invece semplicemente inadatto e mal supportato dalla squadra.
  • McLaren: solo il dato di fatto che sono i migliori motorizzati Renault dice molto. Finalmente un bel salto di qualità dal punto di vista del telaio e della meccanica della monoposto che non sembra soffrire eccessivamente dell’inadeguatezza della PU Renault. E, altra sorpresa, il debuttante Norris che sta facendo vedere i sorci verdi a Sainz. Sembra evidente che in McLaren è andato via lo spagnolo sbagliato.
  • SportPesa Racing Point: vecchio team con nuovi capitali e un inizio di stagione corso in difesa, proprio in attesa delle gare europee e dei primi importanti sviluppi tecnici. Nelle ultime stagioni sono stati il team che, considerando i mezzi economici a disposizione, ha maggiormente incrementato la competitività della monoposto ed è evidente che ci contano anche per questa stagione. Perez è una garanzia, Stroll se si corresse solo a Baku sarebbe da punti sempre.
immagine da motorbox.com
  • Alfa Romeo: è stata anch’essa principessa nei test e cenerentola in gara, con problemi dovuti soprattutto a qualche noia a carico della PU e centralina degli iniettori. Inoltre qualcosa dai test è stato perso per strada in termini di velocità. La roccia della Alfa Romeo si chiama Raikkonen, a punti in tutte le gare anche quando è stato costretto a partire dalla pit-lane. Giovinazzi invece sembra e si sta rivelando l’anello debole di una scuderia con forti ambizioni.
  • Renault: la più grande delusione di questo inizio di mondiale. Scuderia ufficiale che subisce l’onta di vedersi sopravanzare da un team cliente che monta la stessa PU. La monoposto sembra soffrire degli stessi problemi del 2018, con l’aggravante di un Ricciardo che non si sta rivelando un valore aggiunto. Tanti soldi spesi e ancora nessun risultato degno di nota.
  • Haas: la “ferrarina” soffre degli stessi problemi della sorella maggiore, non manda in temperatura gli pneumatici. E come la Ferrari avrebbe potuto raccogliere più di quanto non abbia fatto anche a causa di un Grosjean di cui si fatica a capire l’utilità in griglia di partenza.
  • Toro Rosso: il sospetto che venga usata come cavia per aggiornamenti aggressivi della PU Honda a beneficio della Red Bull è sempre presente ma almeno offre, soprattutto in qualifica, degli sprazzi di competitività ammirevoli. Contrariamente alla aspettative Albon sta reggendo il confronto con Kvyat ma serve qualcosa in più da parte del team per trovare il passo soprattutto in gara.
  • Williams: sarebbe da “no comment” una scuderia che, nonostante esperienza e la PU Mercedes ha sbagliato completamente macchina, avvicinandosi ad essere una vera e propria chicane mobile. Addirittura si sono dovuti rivolgere al passato remoto nelle vesti di Patrick Head per cercare la soluzione ad una parte dei loro problemi. Russell sembra un ottimo pilota ma la monoposto non ne esalta certo il talento mentre Kubica non sembra poter avere più voce in capitolo in questa F1.

Tornando alla gara, sul circuito catalano servirà una monoposto che sappia generare un elevato carico aerodinamico, abbia un buon grip meccanico e un’ottima trazione. Ma il focus principale sarà quello di centrare la  finestra ottimale di temperatura delle gomme. Tutte caratteristiche che fanno della W10 la logica favorita della gara.

Pirelli porta in Spagna le mescole più dure a disposizione: C1 hard, C2 medium e C3 soft. La riasfaltatura del 2018 dovrebbe aver abbassato l’abrasività nei confronti delle gomme. Se C1 e C2 daranno buone indicazioni di durata e performance nelle prove libere è probabile che saranno utilizzate in gara cercando una sola sosta, con la C3 relegata alla sola Q3.

immagine da circusF1.com

Come si può ben vedere Ferrari sceglie di portare più set di C3 rispetto a Mercedes e Red Bull. Anche tra piloti dello stesso team ci sono differenze nel numero di set a disposizione. Unico team a portare 3 set di C1 è la McLaren mentre tra i top team la Red Bull è quello più sbilanciato verso mescole C1/C2.

Rispetto al 2018 le pressioni sono invariate al posteriore, 20.5 psi, e aumentate di 0.5 psi all’anteriore, 22.5 psi. Il meteo prevede giornate prevalentemente soleggiate e temperatura intorno ai 23/24 °C.

Rumors indicano che la Ferrari potrebbe anticipare l’evoluzione della PU portando la seconda specifica in un ottica di un programma “aggressivo” di sviluppo della vettura, anche accollandosi qualche rischio in più in termini di gestione delle componenti sul lungo periodo. Questo deve essere visto come un aspetto positivo da parte dei tifosi del Cavallino che quanto meno vedono una squadra che mostra coraggi nel reagire ad una situazione difficile. Previsti anche aggiornamenti aerodinamici, meccanici e una nuova benzina.

La Mercedes invece deve solo continuare quello che ha iniziato nelle prime gare, ovvero sfruttare le debolezze dei rivali e cercare di mettere in pista la migliore versione possibile della W10. In questa ottica probabile il va libera allo sfruttamento pieno della PU, limitata fino ad ora da problemi di raffreddamento.

Da tenere in considerazione la Red Bull per la gara data l’ottima gestione delle gomme fin qui mostrata e i possibili aggiornamenti che potrebbero avvicinarla al duo Mercedes/Ferrari e che Marko definisce “molto promettenti”.

(immagine in evidenza da motorbox.com)

Rocco Alessandro

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