F1 2019 MONACO GP: AN INTRODUCTION

Come si fa a raccontare un’emozione? Quali parole sono degne di celebrare la vita di uomini che hanno saputo scatenare la passione di tanti altri e sublimare in poche, mirabili gesta la realizzazione dell’incredibile, dell’improbabile. Della gloria e della paura.

La vulgata comune vuole che Leggenda sia colui che riesce con la forza e la convinzione miseramente umane di avvicinare la bellezza, la perfezione e la semplicità che appartengono a categorie dello spirito che non ci è dato conoscere. La cosa più vicina al Soprannaturale di cui si può sperare di fare esperienza.

Niki Lauda ha rappresentato per tanti la cosa più vicina ad una divinità. Un uomo con tutti i difetti possibili ma anche, e soprattutto, la capacità di rappresentare un’ideale di vita, comportamento, intenzione. Un uomo dalla volontà ferrea al servizio della propria intelligenza e della propria passione per la velocità.

Lo chiamavano il computer ma quando mai si è visto un computer avere un’anima che ha saputo piegare alla propria volontà gli eventi, resistere al fuoco e alla sconfitta, tornare nell’abbraccio della sua macchina che lo aveva tradito e riprendersi quello che il Dio delle corse aveva deciso di togliergli. Ma soprattutto quale computer è riuscito a conquistare il cuore di così tanti appassionati di corse, quelli veri, quelli dei tempi dei “cavalieri del rischio”.

Se uno è stato Leggenda da vivo, allora non può che essere Immortale nel momento in cui la terra gli è lieve. Lauda ora è Immortale e sarà sempre al volante di quella macchina rossa, dentro la quale un computer riusciva a catalizzare emozioni che nessun uomo sarà mai capace di eguagliare.

Con questo stato d’animo ci si approssima a quello che viene definito come il GP più anacronistico del mondiale, il Gp di Montecarlo, dove l’Immortale ha trionfato nel ’75 e nel ’76.

Ci si arriva con una Mercedes a punteggio pieno, 5 doppiette in 5 gare e la sensazione che a Montecarlo potrà essere per loro solo un po’ più complicato ottenere una vittoria che comunque rimane come opzione principale.

Addetti ai lavori dichiarano da tempo che invece potrebbe essere il terreno di caccia ideale per la Red Bull, in virtù di una predominanza del grip meccanico e aerodinamico sulla potenza della PU,  ma è una speculazione che andrà verificata in pista e potrebbe non essere suffragata dai fatti.

immagine da f1world.it

Per Ferrari invece tanti punti interrogativi e poche certezze, se non quella, assolutamente nefasta, di un progetto SF90H che potrebbe avere delle mancanze di base tali da rendere il 2019 una lenta agonia. Quadro piuttosto fosco e al quale la Scuderia sta cercando di porre rimedio sbloccando ulteriori fondi per lo sviluppo aerodinamico (ma non per una nuova sospensione anteriore a quanto pare…) e cercando di trovare la quadra tra i dati in pista e quelli al simulatore.

La sensazione è quella che si debba sperare più in qualche successo di tappa che nella lotta per il mondiale e, viste come sono andate le cose in queste prime gare, sarebbe già un grosso risultato.

Montecarlo è una pista che è entrata nell’immaginario di ogni appassionato di motorsport ma rischia di essere una gabbia di asfalto e guard rail per queste elefantiache monoposto. Rimane il rischio di lasciare il segno sui margini di queste stradine strette ma è davvero l’ultimo motivo di suspence rimasto. Chissà se la pioggia non possa aggiungere un po’ di imprevedibilità ad una gara che si prospetta piuttosto noiosa.

Pirelli ha portato le mescole più morbide del lotto; C3, C4 e C5, ovvero le supersoft, ultrasoft e hypersoft del 2018. Isola assicura che non ci saranno problemi di graining e che la C5 potrà essere sfruttata la massimo del suo potenziale.

immagine da formulapassion.it

Le scelte dei team sono ovviamente orientate ad un utilizzo pressoché esclusivo della gomma C5. Ferrari in questi termini “esagera” e sceglie di portare un solo treno di C4 e C3, come Red Bull e Renault. Le altre hanno scelto un treno di C4 in più con la Williams unica con tre treni di C4.

Come detto è un circuito atipico in cui sarà fondamentale avere un buon grip meccanico e, contrariamente a quanto si pensi, anche aerodinamico soprattutto nelle curve più lente dove si farà la differenza. Chi riuscirà, soprattutto in qualifica, ad essere agile in queste curve e a far funzionare nella maniera ottimale le gomme avrà fatto buona parte del lavoro. Motivo per il quale la Mercedes più che la Red Bull sembrano essere ancora favorite.

Le altre scuderie? Sportpesa potrebbe essere la sorpresa del weekend, considerando la predilizione per i circuiti cittadini. Qualche difficoltà in più per le monoposto con problemi a mandare in temperatura le gomme, come Haas o con un concetto di ala anteriore outwash come Alfa ma il rebus sarà svelato solo dalla pista.

In termini di lotta per il mondiale, questo GP sembra essere una buona occasione per Hamilton per allungare sul compagno di squadra Bottas, che non ha mai offerto prestazioni significative aul Principato.

In casa Ferrari, Leclerc vorrà imporre la sua velocità in casa e, probabilmente, certificare una superiorità più volte avvertita in pista nei confronti di Vettel. Verstappen è abbonato ai muri del Principato ma con un weekend “pulito” può lottare per la vittoria. Ricciardo ritrova una pista amica ma non sulla macchina giusta; è d’obbligo dimostrare di valere lo stipendio che è riuscito a ottenere.

*immagine in evidenza da sport660.wordpress.com

Rocco Alessandro

2019 INTERNATIONAL NORTH WEST 200

L’edizione 2019 della North West 20, giunta al 90° anniversario, è il primo appuntamento di rilievo del calendario 2019 delle road races.

Si disputa sulle 8,9 miglia di strade normalmente aperte al traffico che collegano le cittadine di Portrush, Portstewart e Coleraine in Irlanda del Nord, detto anche “The Triangle” data la forma che assume.

E’ una gara “must” per ogni pilota e appassionato di road races in quanto di disputa dal lontano 1929 ed è uno dei circuiti stradali più veloci al mondo con medie sul giro di oltre 120 miglia orarie, oltre 194 km/h, con punte di velocità massima di 335 km/h. Considerando che, come nella migliore tradizione delle road races, si corre tra marciapiedi, muretti, abitazioni e pali della luce e segnali stradali, queste velocità rendono bene l’idea della “sana follia” di una gara di questo tipo.

Gli ultimi veri “cavalieri del rischio” che possiamo annoverare nel motorsport moderno hanno trovato una gara a due facce, tempo ottimo in qualifica e pessimo in gara, tanto da rendere impraticabili una gara del sabato per eccessiva pericolosità.

Le qualifiche hanno visto sugli scudi Derek McGee per la categoria Supertwin, con un ottimo Bonetti in quarta piazza. Peter Hickman su BMW, il record man del TT Isle of Man, si è invece aggiudicato la pole della superstock a 122.052 miglia di media, Lee Johnston su Yamaha poleman in supersport in 116.545 di media e Glenn Irwin su Kawasaki nella superbike con il nuovo record sul giro con 123.362 miglia di media.

immagine da northwest200.org

La prima sessione di gare si è disputata il 16 maggio, con la supersport race, la superstock race e la supertwin race.

Nella Supersport il clou è stata la battaglia per la vittoria tra Lee Johnston e Alastair Seeley. I due si sono scambiati la posizione più volte fino alla Juniper chicane nell’ultimo giro, dove Seeley ha provato l’attacco definitivo riuscendo a mettere il muso davanti ma portando troppa velocità in curva e perdendo il controllo della moto. Ritiro per lui e vittoria consegnata nelle mani di Johnstone.

Dietro di loro, pacchetto di mischia con Hillier davanti ad Harrison, quarta piazza per Micheal Dunlop, reduce da una botta la polso in prova, quinto Coward e sesto un eroico Hutchinson, al rientro dopo una terribile serie di infortuni che avevano messo a rischio in maniera definitiva la sua gamba sinistra.

La Superstock invece non ha avuto che un dominatore, Peter Hickman che ha marciato in testa per tutti i sei giri previsti. Secondo Irwin che ha battagliato con Harrison fino alla caduta di quest’ultimo al quinto giro. Terza per Dunlop, dopo una battaglia con Hillier e Johnston.

La gara delle Supertwin è stata storica per il motorsport italiano. Stefano Bonetti ha vinto la prima gara internazionale della sua carriera resistendo alla rimonta di Jamie Coward, diventando il primo italiano dai tempi di Agostini a vincere una road races. Dietro di loro terza piazza per il veterano Rutter.

immagine da northwest200.org

Le gare previste per sabato 18 erano 5 ma a causa del maltempo e delle ripetute bandiere rosse e restart ne sono state disputate quattro e con un numero inferiore di giri. Il tutto complicato da un elicottero che ha tranciato una cavo della corrente elettrica provocando un blackout e diversi problemi nel corso della giornata.

La gara delle Supersport è stata disputata su bagnato e ha visto ben tre bandiere rosse, dovute a incidenti, il suddetto elicottero citato in precedenza e guasto meccanici con conseguente olio in pista. Alla fine la gara ha decretato il suo vincitore, Davey Todd su McGee e Conor Cummins, con solo 15 piloti al via.

Una delle gare clou della Superbike si è disputata su solo 4 dei sei giri previsti e ha visto il forfait di diversi piloti tra i quali Hunthinson, Johnson e Hickman. Alla fine la vittoria è andata a Irwin che ha regolato all’ultimo giro il compagno di squadra Hillier con un sorpasso alla Juniper chicane e precedendolo al traguardo di pochi millesimi. Terzo posto per Cummins con Sheils quarto e Seeley quinto.

immagine da bikemotorsports.com

La gara delle Supertwin ha regalato invece un finale da favola con la vittoria del 55enne, si avete letto bene 55enne, Jeremy McWilliams su Elkin e sull’altro veterano Micheal Rutter. Bonetti, vincitore della gara del giovedì è invece caduto.

Ultima gara di giornata, la Superstock ha finalmente incoronato James Hillier come vincitore, dopo una serie di podi ottenuti nelle gare precedenti. Ottime prestazioni da parte di due newcomer, Cooper e Maurer che si sono piazzati in seconda e quinta posizione divisi da Todd ed Harrison al terzo e quarto posto. Il sopraggiungere del tramonto e le condizioni della strada hanno portato alla naturale cancellazione dell’ultima gara prevista, la Merrow Hotel & Spa NW200 superbike race.

Quindi con sette diversi vincitori nelle sette gare disputate si è chiusa una complessa ma ugualmente affascinante edizione della North West 200. E’ stato comunque un buon warm-up in vista dell’evento clou per eccellenza delle road race, l’isle of Man TT, che si disputerà sul mitico  mountain course la prima settimana di Giugno. La speranza è quella di avere un clima favorevole che possa aiutare nel riproporre lo spettacolo visto nell’edizione 2018, l’edizione dei record.

*immagine in evidenza da bennets.co.uk

Rocco Alessandro

 

Marc Marquez RE di Francia

Non ha grandinato e quindi il Gran Premio di Francia ha visto rispettate le previsioni di un dominio incontrastato di Marc Marquez.  A dir la verità per circa metà gara ci ha provato Jack Miller a rompere le uova nel paniere al vincitore, ma nonostante l’eccellente prestazione, non ha ottenuto effetti tangibili se non quello di portare la gara su ritmi elevatissimi ed in alcuni frangenti molto gradevoli.

A differenza della Formula 1, senza voler togliere nulla a Lewis Hamilton, in motoGp il dominatore non è dotato della miglior moto. Tutt’altro. Qualcuno ieri si chiedeva nel postgara dove sarebbe la Honda senza Marquez. La risposta è nella totale assenza dalle immagini televisive della gara di Carl Crutchlow (solo decimo al traguardo) e di George Lorenzo (ancora anonimo con il dodicesimo posto finale, nonostante qualche sprazzo di luce nelle prove). E quasi a voler ribadire questo segreto di Pulcinella, l’ordine d’arrivo ha visto le tre piazze d’onore occupate da altrettante Ducati in parata  a suggellare un tributo (non voluto) al vincitore. In questo caso è difficile sostenere che la rossa di Borgo Panigale non fosse la miglior moto schierata a LeMans.

L’ordine d’arrivo dei rossi rispecchia le gerarchie, Dovizioso, Petrucci e infine Miller. Solo il finale di gara ha visto un abbozzo di lotta intestina fra il Dovi e Petrux, ma niente di più di una recita dovuta. Petrux ne aveva in quel momento molto di più ma si è ben guardato dal rischiare qualsiasi danno all’amico caposquadra. L’aspetto più interessante della giornata Ducati, a parte la gran moto e l’imponente Desmo negli allunghi di LeMans, è la crescita di Miller. Devo ammettere che per la prima volta mi è apparso con il completo controllo della situazione, a volte meraviglioso nei suoi attacchi a MM, e soprattutto, pur con le gomme stanche, ha saputo portare a casa un bel risultato. Pazzo ma concreto, non improvvisato, finalmente.

Delle Yamaha in Francia si è visto ben poco. Dopo l’illusione della pole del venerdì Vinales è scomparso dalle posizioni significative in griglia e in gara è stata inquadrato solo per la caduta, mentre era intorno al decimo posto, centrato da un precipitoso Bagnaia. Si salva il solo Valentino, stoico nel suo quinto posto, sempre impiccato ma costantemente nel gruppetto dei primi. Quartararo ha disputato un’ottima seconda parte di gara, sui tempi dei primi, ma non è andato oltre l’ottavo posto. Morbidelli è rimasto plafonato al settimo posto.
La Suzuki non si è vista. Non ho certezze sulla sua partecipazione al gp. Viceversa la Ktm ha fatto vedere buone cose con il solo Espargaro, mentre Zarco è rimasto ancora nelle retrovie. Evidentemente la questione dello stile di guida e dell’adattamento alla moto fa proseliti.

Concludo con la classifica, che ci racconta di un Marquez che è in testa a un campionato apertissimo in quanto inseguito a brevissimo distacco da altri pretendenti, in primis Dovizioso e la sua Ducati.
Mi piace crogiolarmi in questa illusione. Ma se rivedo il Dovizioso di ieri, mai a dare un morso a Marc, mi rendo conto che non è molto di più di un’illusione.

Nelle Moto2 vale la pena segnalare il ritorno alla vittoria di Marquez piccolo dopo un’anno abbondante dall’ultima.

In Moto3, dopo una gara spettacolare ha vinto McPhee davanti a Dalla Porta. La gara è stata caratterizzata dalla caduta di entrambi i piloti del team Sic58 e dalla lotta intestina che ha tolto a Migno la possibilità di lottare per la vittoria.

Alla prossima
Valther

MOTOGP 2019 – SHARK HELMETS GRAND PRIX DE FRANCE

LE MANS, circuito che evoca sempre grandi emozioni, sperando che ne riserbi molte anche per le due ruote.

Se si guarda la classifica, il campionato pare quanto mai combattuto e incerto, ma se si guarda con onestà le prime corse, l’analisi è abbastanza semplice;

Marquez –  lo Spagnolo, ad eccezione dell’erroraccio di Austin, ha mostrato a tutti che è quanto mai in palla. La Honda non è ancora la moto precisa, sopratutto nelle staccate ed inserimento curva, ma il talento del 93 sta riuscendo a far uscire i suoi pregi, avendo grandissima percorrenza e trazione. Al momento resta il favorito per la vittoria anche domenica.

Lorenzo – in Hrc si stanno un pò spazientendo e stufando delle sue performance. La gara di Jerez è stata  una delle gocce che rischiano di far traboccare il vaso, visto che non è concepibile che uno del suo livello, arrivi dietro al tester wild card. La pista Francese a lui è molto congeniale, seppur negli anni Ducati, i risultati siano mancati. Nei test ha percorso un’infinità di km, speriamo che gli siano serviti.

Rossi – al momento il Yamahista meglio piazzato in classifica, ma la gara di Jerez lo ha un pò ridimensionato e forse portato ad avere qualche dubbio sulla bontà della M1 2019. Certo, la moto non è il dramma del 2018, ma ha bisogno ancora di molto lavoro, per tornare ad essere vincente e al 46, manca ancora quel pizzico, per fare un pelo di più.

Vinales – chiamato a una dimostrazione di costanza prestazionale,  sia nel lavorare su assetti, che per quel che riguarda la corsa. Al momento la velocità par esser tornata, seppur con ancora nervosismi e sconforti ben presenti.

Dovizioso – al momento non stiamo vedendo il pilota del 2017 o 2018. la D16 è una moto che sta dimostrando di andar forte con tutti i piloti, quindi è ora di tornare a dare una scossa, ottenendo un grande risultato.

Petrucci – siamo ai soliti discorsi, pilota dalle grandi attese, che stupisce in qualifica e poi si plafona in gara, credo che se continua così, la riconferma a fine stagione sarà molto improbabile.

Rins – teniamolo d’occhio, potrebbe scapparci un nuovo colpaccio e non escluderei persino da gradino più alto del podio. Ammetto che a inizio stagione, non avrei mai scommesso in una crescita simile, dell’abbinata moto/pilota

Yamaha SIC – team che, con i suoi due piloti, potrebbe darci ancora qualche gioia. Quartararò vorrà mostrare il suo valore davanti al suo pubblico e far vedere che Jerez non sia stato un caso. Morbidelli invece è chiamato a mostrare un miglioramento nel passo di metà gara, perchè il suo valore lo ha già mostrato.

In attesa di conferma anche per Aprilia, seppur tutte le speranze son risposte in Espargarò, visto che Iannone continua a non dare il suo contributo. Ktm invece abbastanza senza speranza, visto che pur i test son stati molto complicati

Moto2 – sarà la solita lotta fra Baldasarri, Marquez, Luthi e Gardner, sicuramente non ci annoieremo.

Moto3 – impossibile far pronostici, visto che al momento nessun pilota spicca in particolare, speriamo che arrivi qualche altra gioia tricolore.

ORARI TV

SKY

DOMENICA 19 MAGGIO

Ore 11:00 – Gara Moto3
Ore 12:20 – Gara Moto2
Ore 14:00 – Gara MotoGP

TV8

Domenica 19 maggio

Ore 11:45 – Gara Moto3
Ore 13:05 – Gara Moto2
Ore 14:45 – Gara MotoGP

Saluti

Davide_QV

Life is racing, all the rest is waiting