Mai come quest’anno abbiamo capito che la configurazione di un circuito conta più di quanto si sia disposti a ammettere. Il rapporto tra il tipo di vettura, con la tecnologia che si porta dietro, e il tracciato su cui la si scaraventa determina quasi tutto lo spettacolo, quello senza virgolette, quello che non ti devono spiegare i comunicati stampa. Singapore ne ha offerto l’ennesima conferma: è sempre stato un circuito in cui il sorpasso è assai difficoltoso ma proprio per questa ragione, tra un po’ di coraggio e tanta tecnica, esaltava ancora di più quel momento. Ebbene, la tecnologia di queste vetture non consente, in questo tipo di circuito, nemmeno di provarci – troppo è il vantaggio di chi sta davanti in uscita di curva se decide di “deployare” per difendersi. La prova regina è arrivata nella garetta del sabato, quando Norris ha buttato fuori Piastri.
Errore marchiano, certo, di quelli che un campione del mondo non dovrebbe commettere. Ma a mio modestissimo parere è figlio della frustrazione massima del povero Lando, che in quelle particolari circostanze era più veloce di un secondo al giro e totalmente impossibilitato a passare. Prova tu a restare zen con un secondo al giro in tasca e la porta sbarrata: il sorpasso, in quel momento, non è una manovra, è un’ossessione.
Nei decenni l’arte del sorpasso ha oscillato, a seconda delle condizioni tecniche, tra due poli: la pura tecnica, il cui ultimo “master” è stato Ricciardo, e la pura cattiveria, che aveva il nome e il cognome di un certo brasiliano che forse qualcuno conosce. Quest’anno, salvo eccezioni che a fine stagione andranno indagate con calma, il sorpasso o è impossibile o è dettato da condizioni eminentemente tattiche, cioè da chi ha ancora un po’ di elettrico da spendere e quando. Con l’omogeneizzazione delle strategie di deployment l’arte del sorpasso è praticamente sparita, sostituita da una specie di contabilità energetica con le ruote. Peccato.
Ciò nonostante i nostri eroi cercano sempre e soltanto di vincere, e va bene così. Vediamo, con un bel po’ di metafore, come se la sono cavata.
VERSTAPPEN voto 10
Max non se n’era mai andato, sia chiaro. È solo che, con il miglioramento della vettura, gli è tornata la voglia, come a quelli che giurano di aver smesso di fumare e poi, appena annusano il virginia o il latakia… Il resto del paddock, nel frattempo, si era già premurato di scrivere il necrologio dell’egemonia olandese: ottimo lavoro, ragazzi, tempismo da orologiai svizzeri. Se continua così da qui a fine stagione ne vedremo delle belle. Dieci pieno, non per sentimento ma per constatazione.
LECLERC voto 9 1/2
Fino all’ultimo giro del Q3 sembra in difficoltà, di quelle difficoltà che ti fanno già preparare la faccia contrita per l’intervista del dopo. Poi, da quel giro in avanti, parte la masterclass avanzata, quella che a Charles riesce quando non ha più niente da perdere e tutto da farsi perdonare. Il mezzo punto che manca al dieci è il prezzo del suspense: un po’ di meno scena, Charles, e un po’ più di continuità, che il cuore dei ferraristi è già sottoposto a sufficienti stress test.
ANTONELLI voto 10
Il dieci non è tanto per la performance, che pure è stata eccellente, quanto per la lucidità che lo porta a un passo dal titolo, manco fosse Prost. Il paragone è azzardato, lo so, ma è l’unico che regge: la capacità di far sembrare noioso ciò che richiede nervi d’acciaio, di non vincere con i fuochi d’artificio ma di vincere comunque, di accumulare punti con la serenità di chi fa la spesa. Per un ragazzino della sua età è quasi sospetto. Quando è sceso dalla vettura prima del podio e si è tolto il casco sono rimasto un po’ sorpreso di non vedere il naso storto del francese…
NORRIS e PIASTRI voto 7 ad entrambi
Un sette che è una media aritmetica, e come tutte le medie nasconde un bel po’ di cadaveri. Da una parte le aspettative, che con due papaia nella busta del supermercato e il passato recente che si portano dietro erano da podio fisso e sorrisi da campagna pubblicitaria. Dall’altra la condotta reale, che a Singapore ha preso la forma di un weekend in cui la squadra più attesa in questo circuito ha dato l’impressione di una coppia che litiga in macchina mentre cerca il parcheggio. Sommi, dividi per due, e ottieni un sette: voto di cortesia, quello che si dà a chi ci ha fatto sperare in tutt’altro e non si può bocciare del tutto perché ha pur sempre un curriculum.
A Lando, in particolare, l’attenuante c’è e l’abbiamo già classificata come frustrazione. Ma sappiamo, caro Lando, che chi porta il numero uno sulla vettura dovrebbe imparato a gestirla. A Oscar va riconosciuto l’aver fatto la parte della vittima con una compostezza da educanda, che però non basta a spiegare perché dai papaia ci si aspettasse molto di più, e questo “di più” resta lì, sul tavolo, come un conto da pagare.
Il sette serve a ricordare che la pazienza ha un limite, e che quel limite è la prossima gara. Già, perché dopo una fase della stagione in cui sembravano tornati a dettar legge, sia tecnicamente che di guida (quantomeno con Lando) sembra siano tornati parecchio indietro. Staremo a vedere
HAMILTON voto 6 1/2
Ancora brillante, ancora veloce, e poi probabilmente scornato dal giro che Leclerc gli ha rifilato in qualifica, di quelli che ti fanno guardare il monitor con l’espressione di chi ha appena scoperto che il vicino ha la piscina. Sulla griglia della gara vera si scopre che, quando non c’era alcuna necessità di differenziare le gomme, il box le differenzia lo stesso, e Lewis patisce con un primo stint pietoso.
Poi torna molto veloce, e qui arriva il capolavoro: l’idea, pessima, di “saltare” il pit in regime di VSC sperando di tenere le gomme fino alla fine. Funziona come funzionano tutte le speranze senza garanzie, cioè benissimo fino al momento in cui crolla miseramente, con la grazia di un soufflé aperto dopo cinque minuti. Si salva comunque (ché la stupidaggine poteva anche costare un DNF), e questo gli vale il mezzo voto sopra la sufficienza piena: sette volte campione del mondo, certo, ma il sette stavolta lo abbiamo dato altrove.
LAWSON voto 9
Ancora una volta eccellente e solidissimo. È il tipo di pilota che non fa notizia perché fa semplicemente il suo mestiere, e in un paddock pieno di gente che vive di racconto la cosa è quasi sovversiva. Nove, con la speranza che prima o poi qualcuno si accorga che esiste, e non solo quando viene umiliato da un rookie nei commenti altrui, quorum ego ché se continua così a fine stagione dovrò percuotermi il petto con salve di mea culpa.
HULKENBERG voto 8 1/2
Gara condotta con gagliardia che viste le latitudini definirei salgariana. Nico combatte, morde, non molla un centimetro e fa pure la figura di quello che si diverte, il che alla sua età è un lusso che in pochi si possono permettere. Mezzo punto sotto il nove perché la gagliardia, da sola, non basta: ma per una domenica così, applauso a scena aperta.
RUSSELL voto 5 1/2
Il voto sembrerà ingeneroso, visto che era costretto a partire dal fondo, ma l’erroraccio nella garetta ha pesato tantissimo, e non in classifica: nella testa. Una vittoria convincente avrebbe almeno messo un minimo di pressione su Antonelli, e invece George gli ha steso il tappeto rosso, con tanto di cordone e fotografi. Non si regala una cosa simile a un ragazzino che sta a un passo dal titolo, nemmeno per cortesia istituzionale.
Il recupero nella gara vera è buono, da pilota che sa fare il suo mestiere anche quando il copione è andato in fumo. Ed è pure sfortunato in occasione della seconda VSC, quando non riesce a entrare subito e perde un tempo infinito. Ma la sfortuna, in questi casi, è l’interesse composto sull’errore del sabato: quando parti già in debito, ogni imprevisto costa il doppio. Cinque e mezzo: il mezzo punto è per il recupero, il cinque per il tappeto.
HADJAR voto 7 1/2
Anche lui parte dal fondo, anzi dalla pit lane, che è la versione sportiva dell’essere invitati a una cena e ritrovarsi a mangiare in cucina. Se la cava egregiamente, risalendo senza fare il martire e senza fare il fenomeno, che a quell’età è già una rarità. Sette e mezzo di stima, con il sospetto che, con il gran miglioramento di RBR e partendo dove partono gli altri, ne avremmo scritti di più.
NOTE DI MERITO
Gasly 9 nonostante una pista stavolta non adatta alla sua vettura sfodera una qualifica da urlo e riesce a sfiorare i punti.
Bearman 8 1/2 è l’unico a inventarsi sorpassi, sia nella garetta che nella gara vera. In un weekend in cui il sorpasso sembrava un reperto archeologico, lui è arrivato con il piccone e ha scavato.
NOTE DI DEMERITO
Aston Martin: mi aspettavo molto più avanti, visti i recenti progressi. Invece niente, il progresso si è dimostrato di quelli che si vedono solo nei comunicati stampa e nelle slide dei briefing. Ad Alonso, pensando a quanto spera ogni weekend, gli si stringe il cuore.
Sainz: su una pista dove è sempre andato splendidamente, stavolta non ha “morso” come mi aspettavo. Singapore, per lui, era un terreno amico, il posto in cui la sua precisione chirurgica fa la differenza. Il fatto che non ci sia riuscito lascia un bel po’ di perplessità.
Ci vediamo ad Austin!