Gli indizi ci sono tutti e, ad essere sinceri, non c’era nemmeno bisogno del teatro che si è generato, immediatamente dopo la fine del GP di Singapore, svoltosi domenica scorsa. Mi riferisco a ciò che è successo tra Hamilton ed il muretto Rosso. Francamente non mi interessa svolgere un’analisi, sul fatto se è vero o meno che sia stato Lewis a rifiutare di entrare al pit stop. Detto che la versione ufficiale la conosciamo tutti, con tanto di ammissione di responsabilità da parte del campione, quello che più deve interessare a mio giudizio, è il perché si è arrivati a questo. Gli indizi portano ad una unica conclusione che è quella che sir Hamilton semplicemente non si fida del suo muretto. Naturalmente quanto visto a Singapore è una naturale conseguenza di quanto visto in Malesia, dove già lì Hamilton si è rifiutato di ascoltare gli strateghi Ferrari, avendo ragione di loro andando a podio. Evidentemente il campione ha voluto bissare la scelta anche domenica scorsa, solo che questa volta gli è andata male e, indipendentemente dall’amaro risultato, ciò che è veramente triste di tutta questa storia, è lo scoramento che c’è tra piloti ed il resto della squadra. Gli indizi raccolti provano chiaramente che in Ferrari c’è una guerra tra piloti ed il resto della Scuderia e, a mio modesto parere, non è un caso che tutta questa cloaca sia tracimata proprio con la presenza di Hamilton. Lewis sta cercando in modo evidente di portare la Squadra dal suo lato, di rimando Charles ed il suo entourage non stanno a guardare e, in mezzo abbiamo un Team Principal che ha perso totalmente il polso della situazione e, della sua stessa squadra. Team Principal che è stato cosi solerte, di fronte alle telecamere, ad affrettarsi nel dire che quanto accaduto è stata tutta farina del sacco del campione inglese. Vasseur che dice chiaramente la verità fa quasi impressione e, in effetti è quanto meno singolare che, quando sono sue le responsabilità, dobbiamo vederlo arrampicarsi sugli specchi dicendo un oceano di ovvietà, mentre quando è responsabilità di qualcun altro invece, non ha problemi a dire il vero. Troppo comodo a mio giudizio comportarsi cosi, perché da che mondo è mondo un capo è responsabile sempre e, le colpe se le deve prendere anche quando non sono sue. La verità che dovrebbe essere alla base della comunicazione della Ferrari, fosse solo per non alimentare inutili speculazioni, dovrebbe essere sempre detta anziché usarla solo quando fa comodo. Domenica scorsa è stata colpa di Hamilton, in un’altra occasione è stata colpa della stampa che non lascia serenità, nella prossima occasione sarà colpa delle locuste e delle cavallette, quindi mi domando in che occasione il buon Vasseur sarà veramente responsabile. Se dovessi prendere a riferimento il miglior (nel senso che è senza scrupoli) Team Principal del paddock, cioè Toto Wolff, ci rendiamo conto che tanti problemi in Mercedes nemmeno esistono visto e considerato che Toto, è sempre in prima linea innanzitutto nel difendere i suoi piloti anche d’innanzi alle evidenze. Per quale motivo in Ferrari non ci può essere un atteggiamento del genere? Come mai questi teatri avvengono solamente nella squadra italiana? Nella narrazione corrente viene sempre detto che tutto quello che accade in Ferrari viene sempre amplificato “perché è Ferrari”. Vero. Allora mi domando perché non provare a cambiare, se non altro per evitare di creare polemiche e, le speculazioni di cui sopra, che non fanno altro che togliere serenità a tutto il gruppo?
Come già detto in passato questa è la Rossa di Elkann e Vigna e, ne stiamo ammirando tutto il loro operato. Allora se la Ferrari si trova in questo stato gli indizi ci portano a pensare che il 2027, che ormai è prossimo, non sarà roseo come vorrebbero far credere. Perché ammesso e non concesso, che la Rossa riesca a colmare il gap motoristico con chi attualmente è il riferimento (AMG e RB), con quale mentalità si presenterà ai nastri di partenza? Perché allo stato attuale non vedo una mentalità vincente, non vedo una squadra pronta a vincere, vedo solamente un collettivo che non ha una direzione, altro che “quadrato attorno a Vasseur”.
Lo stesso LeClerc a sua volta ha dimostrato, proprio nella partenza di domenica scorsa, che la sua è una mentalità poco proiettata alla vittoria e, l’indizio è nel come ha affrontato curva uno immediatamente dopo la partenza. Verstappen è quello che si dice una carta letta, nel senso che tutto il mondo sa che quando sente puzza di sangue, leggi vincere, non molla la presa fino a quando non l’ha spuntata lui. Max a mio giudizio, si permette di fare quello che fa, perché sa benissimo che i colleghi che lo circondano non sono come lui (mentalità), tranne per qualche rara eccezione. Con uno come Verstappen devi essere consapevole del fatto che non ci saranno vie di mezzo e, che devi affrontare il duello in luogo del quale solo uno ne uscirà vivo e, se proprio deve essere lui a soccombere, statene certi che farà di tutto per portarvi all’inferno con lui! Charles domenica scorsa è partito da Dio solo che per sua sfortuna l’olandese, dopo due partenze cannate di seguito, a Singapore ha azzeccato quella giusta e, figuriamoci se avrebbe lasciato spazio. Charles ha alzato il piede perché ha pensato alla squadra oppure ha pensato solo a lui? Perché il monegasco se avesse voluto veramente far capire al suo collega olandese, che la musica in pista è cambiata, avrebbe continuato a tenere la linea, invece Charles prima asseconda il movimento dell’avversario e, alla fine alza il piede lasciandolo sfilare. La squadra è stata salvata certo, vero è che gli indizi mi portano a pensare che Charles, a sua volta, abbia pensato anche e principalmente ad una sua priorità che è quella di superare il compagno in classifica. Detto che ogni pilota vuole sempre battere il proprio teammates, vero è che per LeClerc quello di stare davanti a chi condivide i suoi stessi colori, è una sorta di religione. Max intanto ringrazia e va a vincere comodo, nel frattempo il monegasco va a battere un altro record di presenza sul podio, record che lascia il tempo che trova perché qui non si sta parlando di record di vittorie, bensì di una autentica guerra tra poveri, dal punto di vista dei risultati e, guerra di potere in seno alla Scuderia, che poi si riflette sui risultati in pista che è stato quello di perdere un doppio podio facile, per regalarlo a chi non ne ha proprio bisogno; cioè Kimi.
L’italiano è fortunato? Gli indizi dicono che Kimi la fortuna se la crea, perché in una situazione in cui la sua W-17 proprio non ne vuole sapere di essere competitiva, egli non fa altro che massimizzare il risultato con quello che ha a disposizione e, di saper approfittare di tutte le occasioni che gli si presentano, che poi è tipico dei campioni in erba avere un atteggiamento del genere. Il nostro connazionale potrebbe essere iridato già ad Austin, solo che gli indizi ci dicono che le probabilità che ci possa riuscire sono veramente basse, considerato la mole di punti che dovrebbe conquistare in una singola gara. Quindi meglio prendersela comoda e rimandare eventualmente in Messico, in modo da continuare a mantenere la suspense di un mondiale segnato già dall’inizio e, nel contempo, a continuare a raccogliere indizi su chi saranno i veri protagonisti del mondiale venturo, sperando che la Ferrari sia della partita.
Vito Quaranta