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IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: INTERLAGOS

Le viscere. Il cuore. La rabbia. Che ti pompa dentro adrenalina che pompa altra rabbia; tanto che vorresti spaccare il cielo a pugni mentre la tua ragione è persa chissà dove. La benzina dei piloti è il rischio: danzare con la morte accanto. Una droga potente come poche. Portare al limite un mezzo meccanico come nessuno ha mai fatto prima. Poi arriva il coglione di turno. Tutti ne abbiamo incrociato qualcuno nella vita. Lo Schlesser che regala una doppietta insperata in casa, alla Rossa, catapultando fuori pista Senna involato ad una comoda vittoria. Coulthard, mediocre pilota (e forse migliore cronista) che si fa centrare da Michael a Spa (nessun ferrarista e nessun vero sportivo glielo perdonerà mai, e lui lo sa),  e il pilota della Ferrari con gli occhi iniettati di sangue trattenuto a stento dal Team mentre minaccioso va verso lo scozzese nei box. E Piquet che prende a pugni Salazar, nel 1982, anche lui sbattuto fuori così, mentre tutto era tranquillo ed apparentemente nulla poteva andare storto. Non so cosa sia passato per la testa ad Ocon, ma comprendo perfettamente la reazione di Max nel dopo gara. Verace, eccessiva, razionalmente da condannare ma terribilmente umana. Perché non siamo fatti solo di neuroni, ma anche di sangue e budella. Qualcuno direbbe (e anche io in parte concordo) che ogni tanto il fato porta, con gli interessi, il conto. E prima o poi a Max qualcosa indietro

doveva tornare. Vero. Ma nulla toglie ad una manovra, di un doppiato, sconsiderata come poche nella storia recente, compiuta del “terzo pilota” Mercedes. Ocon, per chi non se lo ricordasse, è quello che a Monaco disse, apertis verbis, che il suo capo era Toto Wolff. Con il piccolo particolare che lui, il ragazzo che tutto farebbe pur di avere quel benedetto posto in Mercedes (nel 2020 pare glielo abbiano promesso), guida per un’altra scuderia. La Mercedes è riuscita in due capolavori. Avere il più incredibile e straordinario cavalier servente della storia della Formula Uno: Bottas, soprannominato tappo di cemento armato. E nell’avere un terzo pilota a disposizione, tale Oco(gli)on. Se ne dice(va) un gran bene. Io ho sempre in mente quelle sue parole da Monaco, appunto. Uno schiaffo in faccia allo Sport. Il resto, l’eventuale talento, non mi interessa. In quella testa c’è un tarlo: l’essere più realista del re. Un utile idiota di cui francamente la Formula Uno può fare tranquillamente a meno…

Max Verstappen. Voto: 10. E’ lui il vincitore morale di questo Gran Premio. Inutile girarci attorno. Non conta nulla essere vincitori morali, ovvio, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Ed a Max quel che è di Max.

 Max Verstappen e il karma. Voto: ogni tanto il conto arriva. Di solito quando meno te lo aspetti.

 Oco(gli)on. Voto. Anzi no: auspicio. Che resti senza sedile anche nel 2020. D’altronde, pensateci, quale Team vorrebbe in squadra uno che è dipendente di un’altra squadra? Una quinta colonna quiescente pronta a eseguire i desiderata degli altri? Mi sarebbe piaciuto che un giornalista facesse questa domanda ad Ocon: Ti saresti sdoppiato da Hamilton?

Hamilton. Voto: 5. Ormai l’ego di Lewis è catapultato verso l’infinito e oltre. Non c’è  nulla di male a trovarsi nel posto giusto al momento giusto. E la fortuna aiuta gli audaci. Però: se ci metti una sicura penalizzazione (che non sappiamo ancora perché non sia stata data nelle Q2) e il terzo pilota AMG che ti serve su un piatto d’argento la vittoria…ecco, non dico che non dovresti festeggiare ma, certo, il modo dice tanto di te. Campione

Lewis, straordinario campione. Ma umanamente…stendiamo un velo pietoso. Occhio fresco pentacampione, che più si va in alto e più la caduta rischia di essere rovinosa…

Vettel. Voto: 5. Semplicemente, complice un problema elettronico che ne ha castrato la vettura, non c’era. Ha corso di riserva limitando i danni. Era come vedere, plasticamente, un Team che, a dispetto delle solite parole belligeranti, ha perso ogni stimolo ed aspetta la fine della stagione come una liberazione.

Raikkonen. Voto: 8. Non credo si potesse pretendere di più da Ice Man in questo Gran Premio. Resta la domanda se la sua fosse o meno la Rossa più performante.

Bottas. Voto: Il più grande gregario della storia della Fortuna Uno. L’ho già detto. lo ripeto.

Muretto Ferrari. Voto: sono tornati i soliti…quando la Ferrari ha scelto le gomme gialle per la partenza, in Q2, ho pensato…sono gli unici che lo hanno fatto…o sono “geni” oppure “sgeni” (copyright by Alonso, come ricorderete). Poi in gara, quello che non è parso un reale vantaggio è stato vanificato dalla scelta di gomme ancora più conservative. Qualcuno mi saprebbe spiegare se sono io che non ci capisco niente? Mi aiuta PG: «In @ScuderiaFerrari oggi eroici: partono con Soft per avere vantaggio nella lunghezza del primo stint con seconda parte di gara su mescola più morbida ed invece accorciano inutilmente il primo stint montando pure la Medium. Vergognosi».

 Muretto Red Bull. Voto: 10 e lode. Ecco, forse in Ferrari dovrebbero chiedere qualche consiglio ad Horner & co. Anzi…prendiamoci direttamente Horner (e magari quel mezzo pirata di Marko).

Pirelli. Voto: 4. Ogni volta che Pirelli dice che quella strategia sarà la migliore, viene quasi regolarmente smentita dall’andamento della gara. Ti viene il dubbio che ad una gara dalla fine del Mondiale…non abbiano ancora capito come funzionano gli pneumatici che loro hanno costruito…

Commissari di pista. Voto: Una triste commedia che ha stufato. Condivido totalmente il pensiero di Alberto Sabbatini: “In pratica per la Fia è più grave che Vettel abbia messo a rischio l’incolumità dei commissari quasi da fermo ai box che Hamilton l’incolumità di Sirotkin in pista a 200 km orari!”

FIA. Voto: non so più cosa dire. Quando una bilancia (forse rotta) vale più di una vita (rischiata), c’è molto che non va. Ok, i tifosi Ferrari rosicano amarissimo, e lo fanno da 11 anni ormai. Quindi il mio giudizio può essere in parte obnubilato da un dominio asfissiante, mortifero e quasi inscalfibile. Tuttavia: regole assurde. Commissari impreparati. Nessuna uniformità di giudizio. Pesante anglocentrismo (la FIA di francese ha solo il presidente, Mercedes di tedesco il nome e i soldi) e ipertutela per Lewis (che non ne ha bisogno). E’ ormai solare che se possono bastonano Vettel (e la Ferrari). Mentre mi chiedo cosa dovrà mai fare Hamilton per essere in qualche modo sanzionato. La FIA sta avvelenando essa stessa la sua creatura dalle galline d’ora (per ora) e sta dando la stura ad ogni complottismo. Se gli appassionati di F1 dovessero arrivare alla certezza (perché il sospetto è forte) che questo Sport sia tutto una finzione, una formula wrestling con cicli predeterminati in cui a turno qualcuno vince per un lustro, le ore di questa pantomima sarebbero contate…

 

Mariano Froldi, Direttore Responsabile di FUnoAT

MOTOGP 2018 – GRAN PREMIO MOTUL DE LA COMUNITAT VALENCIANA

Valencia, ultima fermata.

Siamo finalmente giunti all’ultima corsa della stagione 2018, con tutto o quasi ormai scritto e deciso, con i piloti che potranno sentirsi libere di correre come vogliono, senza alcuna pressione. Tutti? Forse per qualcuno non sarà così…

DANI PEDROSA – THE LAST RACE

Già, par ieri che quel nanerottolo sia arrivato nella massima serie,  rivoluzionando il modo di guidare di tutti, avendo una capacità tutta sua di piegare, ma sopratutto raddrizzare la moto, con una rapidità incredibile, lasciando basiti tutti i campioni della classe regina, che finiro per imitarlo in breve tempo.

Fa ancora più specie, pensare che colui che è stato capace di vincere tre titoli di seguito 2003 (125) , 2004 (250) e 2005 (250) , non abbia nel suo curriculum, un titolo iridato della MotoGP.

Dani è sempre stato uno dannatamente veloce, ma capace di alternare gare pazzesche, dove nessuno poteva tenere il suo passo, a prestazioni opache. Ma anche quando era li per giocarsi il titolo, la fortuna gli ha girato spesso le spalle, procurandogli pesanti infortuni.

Alle volte le cadute erano provocate da Alberto Puig, che dava a Dani dei falsi distacchi da chi lo seguiva, portandolo a prendersi più rischi di quanto fosse necessario, come successe al Sachsering, dove in curva 1, Dani perse il controllo della moto in staccata, finendo in via di fuga, fratturandosi un bel pò di parti del corpo, perdendo la possibilità di giocarsi il titolo.

Nel 2010, la caduta di Motegi, durante le prove libere, lo portarono a saltare le restanti gare della stagione, dando via libera a Lorenzo, per la corsa al titolo.

Nel 2011, lo scontro con il Sic a Le Mans, lo porta a restar lontano dalle corse per 3 gare, levandogli ogni sogno iridato.

Nel 2012 ottiene addirittura 7 vittorie, ma quando non ci si mette la jella, sottofroma d’infortunio, ci pensa il suo team, lasciandolo in griglia con le termocoperte ancora montate, quando doveva partire dalla pole. Riparte da ultimo, ma mentre rimontava alla grande, sul suo cammino trova Barberà, che lo stende. In quella stagione Dani meritava alla stragrandissima e rimarrà la sua miglior stagione.

Dal 2013, sono iniziate le stagioni del chiedersi, ma che senso ha tenerlo ancora in squadra? Ma ogni volta che lo si pensava, eccolo che ti tirava fuori una delle sue solite gare pazzesche, dove diventava imbattibile per tutti. Ma erano pure quelle vittorie dove, lui vinceva, ma succedeva altro e nessuno parlava di lui…

A Jerez 2013 vince, ma dietro c’è la staccata delle polemiche di Marquez su Lorenzo, all’ultima curva, con una buona carenata fra i due (Replay Gibarnau vs Rossi)

A Magny Course 2013, tutti a elogiare ed esultare per un Crutchlow che arriva secondo, nonostante la frattura del piatto tibiale della gamba destra.

Sepang 2013, lui va in fuga, ma dietro si scrive una delle pagine dei duelli più belli di sempre, fra Lorenzo e Marquez. Impossibile ricordarsi di Dani, dopo quello che si vide in pista, fra il 99 e 93.

Brno 2014 la si ricorda per la prima gara non a podio in motogp di Marquez e per il fatto, che il 93, non riuscii a stabilire il record di 11 vittorie consecutive, da inizio stagione.

Motegi 2015, con le telecamere tutte incentrate sul duello per il titolo fra Rossi e Lorenzo.

Sepang 2015, non serve che dica qualcosa….

Misano 2016, quando tutti lo pensavano da ritiro, ecco che ti tira fuori la gara da panico, svegliandosi a metà della corsa, iniziando a passare tutti, rifilando un distacco pesante a Rossi secondo. (Ero li sul prato)

Valencia 2017 vince il titolo Marquez, su Dovizioso

Resta Valencia 2018, questa volta non si potrà non parlare di lui e sinceramente spero di tutto cuore, anche se molto improbabile, che riesca a salutare il motomondiale, con una vittoria, che lasci impresso il suo nome nella storia, come il pilota che ha sempre vinto almeno una corsa in MotoGP in ogni stagione in cui vi ha partecipato.

Non è stato un Rossi, men che meno un Marquez, non è un Lorenzo e non ha la classe di Stoner, ma nel suo piccolo, si è sempre fatto ben volere e lottando alla grandissima in pista, sbagliando forse solo nel caso del Sic. Chiunque ami le corse, lo avrebbe voluto vedere almeno una volta iridato, anche in MotoGP.

GRAZIE DANI!!!

 

Saluti

Davide_QV

 

 

6 HOURS OF SHANGHAI

Metà della Superseason se ne è andata decisamente come previsto, con la Toyota a dominare sugli impotenti team privati, con l’eccezione di Silverstone, dove con la doppia squalifica dei giapponesi c’è stata gloria pure per la Rebellion. L’Endurance Committe prima della gara a Shanghai ha emesso una nuova revisione dell’EOT per cui alle LMP1 private sarà concesso di utilizzare circa il 10% in più di energia per giro, nella speranza di avvicinare il gruppone alle TS050 Hybrid. Dal punto di vista della classifica al Fuji c’è stata la reazione della Toyota #7 che con Kobayashi, Conway e Lopez ha trionfato nel tracciato di casa davanti ai compagni Alonso, Nakajima e Buemi, ancora leader in campionato. L’equipaggio della Rebellion #3 era prima del Fuji quello più vicino al duo Toyota, ma un’incidente rovinoso in regime di SC ha arrestato il loro buon filotto di risultati. Inutile dire che tutti si aspettano un nuovo duello fra le ibride nipponiche, con il resto a giocarsi l’ultimo gradino del podio come se fosse la vera vittoria.

La classe senza dubbio più interessante da seguire è come sempre la GTE Pro, dove dopo la tappa del Fuji ha preso il largo in classifica il duo Porsche formato da Christensen-Estre, che hanno vinto con una buona strategia e ottima regolarità durante gli stint. Gara da dimenticare, nel risultato, per le Ferrari di AF Corse che sia per sfortuna che per errori dei piloti hanno raccolto solo un 4° posto, in un week end in cui c’erano i presupposti per fare doppietta senza troppa difficolta. Senza infamia e senza lode la performance Ford, mentre BMW e Aston si sono confermate ottime sul giro secco, ma ancora acerbe sulla gestione delle gomme nell’arco degli stint. Il BOP aggiornato per Shanghai prevede una riduzione di peso per tutte le vetture (5-6 kg) eccetto le Ferrari 488 EVO; inoltre le macchine di AF Corse perdono 10 mbar di boost su tutto il range di giri, mentre le Aston guadagnano 10 mbar. La one-off Corvette C7R avrà un BOP abbastanza in linea con le altre. C’è comunque motivo d’interesse e di curiosità, visto che sarà la prima volta che una Corvette ufficiale non sarà nella classica livrea gialla, ma sfoggerà l’appariscente colorazione argentata per promuovere la nuova serie “Redline” della muscle car. In più, a parte Le Mans, sarà probabilmente la prima gara fuori dal continente americano per i ragazzi di Doug Fehan.

Come in Giappone la gara sarà da “pazzi della notte”, perché scatterà alle 4 notte italiane….Eurosport farà veder le ore finali (2h e mezza circa). Purtroppo i vari siti di free streaming sono stati oscurati, ma è possibile che all’ultimo spunti qualche live su Youtube…..finché non lo chiuderanno. Ci si può abbonare gratis (30 giorni) su Motorsport e vedere tutto in diretta su Motorsport.TV. Fortunatamente ci sarà come sempre il fondamentale live timing!

SPOTTER GUIDE / ENTRY LIST:

 

Link LIVE TIMING:

http://www.sportscarglobal.com/LiveTiming.html

A questo punto non ci resta che svegliarci nel cuore della notte (o fare after fino alle 4)…..eheh, e seguire l’ultima gara per questo 2018.

Aury

F1 2018 BRAZILIAN GP: AN INTRODUCTION

Ormai orfani della famigerata “Nonna di Barrichello”, la cui presenza incombeva puntuale ogni anno sul tracciato di Interlagos, incastonato al centro di un affascinante insieme di laghi, ci si approssima al Gp del Brasile con un mondiale piloti già in archivio e “il marche”, come piaceva dire a Poltronieri, ancora in bilico tra Ferrari e Mercedes, almeno dal punto di vista dell’aritmetica. Quindi con un’aspettativa non proprio fervida, considerando anche il blasone ormai perso del mondiale costruttori, oscurato dall’egocentrico mondiale piloti.

In realtà motivi di interesse non mancano, e molti guardano già a quella che sarà la stagione 2019.

Partiamo col dire che, al netto della lotta per il mondiale costruttori, sia Ferrari che Mercedes utilizzeranno questo Gp e il successivo come delle giornate di test extra per testare soluzioni da utilizzare l’anno prossimo, in particolare le PL1 E le PL2 si presteranno molto bene allo scopo. Con tutta probabilità sarà tutto un fiorire di comparazioni tra pezzi vecchi e nuovi, esperimenti di assetto, di test di eventuali nuove sospensioni e chi più ne ha più ne test(a).

Altro argomento succoso sarà la prova del nove per quanto riguarda l’improvvisa “ferrarite” che sembra aver assalito la Mercedes nelle ultime due gare, in cui si sono visti grossi problemi di gestione gomme e di mancanza di performance. Se ad Austin era stato incriminato un errore nel bilanciamento dei pesi della vettura a seguito di un intervento tecnico in parco chiuso e in Messico un mix tra problemi di setup, pista liscia e (da parte della stampa specializzata) i cerchioni delle gomme posteriori con i famigerati fori chiusi, nel GP del Brasile ci si aspetta un ulteriore verifica. Tanti saranno iflash e teleobbiettivi pronti a scovare e immortalare i famigerati fori chiusi/aperti dei cerchioni e gli eventuali segni presenti sulle gomme al termine di prove di long run, con il conseguente profluvio di ipotesi e conclusioni, in molti casi inopportune e “ad estro”, volto a spiegare nel bene e nel male le performance delle frecce d’argento.

Infine l’altra questione che ha tenuto banco negli ultimi giorni sono le voci che vorrebbero Mattia Binotto, DT dell’area tecnica della SF, in partenza verso altri lidi (Renault) a causa di attriti con l’attuale (e confermato per i prossimi due anni, sembra) TP Maurizio Arrivabene. Quest’ultimo si è già affrettato a dichiarare che queste voci sono tutti tentativi di destabilizzare l’ambiente, che non c’è nulla di vero. Probabile, ma una evidente mancanza di empatia tra i due sembra acclarata e, considerando la storia degli ultimi 10 anni in Ferrari, c’è sempre da aguzzare le orecchie quando si parla di tecnici scontenti che sono pronti a lasciare l’Emilia per altri località. Certo sarebbe l’ennesimo spreco di materiale umano da parte della SF, in cui risulta evidente la mancanza di un ambiente consono e favorevole all’espressione dei talenti ingegneristici già presenti e al mantenimento di uno status quo vincente. Lo stesso Marchionne, a detta di molti, compì uno dei suoi pochi errori dirottando Resta alla Alfa-Sauber, sottovalutando l’impatto che avrebbe potuto avere questo sull’efficienza del reparto tecnico, anche alla luce del “buco” prestazionale in occasione dei Gp di Singapore, Sochi e Suzuka, che hanno, di fatto, compromesso il mondiale piloti e parzialmente quello costruttori.

Detto ciò passiamo a commentare gli aspetti tecnici del Gp del Brasile 2018. Pirelli ha scelto le mescole medium – soft – supersoft. Nel 2017 la strategia gara fu sulla singola sosta, in particolare supersoft + soft, con pochi imbarazzi sul fronte del degrado degli pneumatici. Quest’anno la Pirelli porta mescole di uno step più morbido rispetto al 2017 ed è probabile che si renda necessario l’utilizzo della gomma medium, considerando anche che l’odierna supersoft è in realtà l’ultrasoft del 2017. Il tracciato corto potrebbe permettere l’utilizzo della gomma soft in Q2, per avere una gomma più affidabile dal punto di vista della resa su più giri nel primo stint e nel caso il degrado della gomma SS si riveli eccessivo. Molto sollecitata la gomma anteriore destra, considerando le numerose curve in appoggio proprio su quel lato.

Le scelte dei piloti sono state, al solito, sbilanciate verso le mescole più morbide. Ham e Vettel si copiano scegliendo una sola medium, così come il duo RBR, mentre i loro due team mate hanno optato per due medium. Tra i team di seconda fascia scelte simili ai top team con qualche eccezione come Racing Point Force India e McLaren che hanno optato per quattro treni di soft.

Il tracciato dovrebbe vedere una Ferrari competitiva in quanto dovrebbe esaltarne le doti di trazione e la potenza della PU, al netto di errori di setup. Da verificare il comportamento delle Mercedes, mentre sembra non poter ripetere la gara messicana la Red Bull, penalizzata dal deficit di potenza della PU sui rettilinei in salita di Interlagos. Renault ormai quasi sicura di essere la prima “delle altre”, mentre ci si può aspettare qualcosa di positivo da Alfa-Sauber e Haas, complice la PU Ferrari e un pilota come Leclerc che si sta abituando al passaggio sistematico in Q3. Il meteo non dovrebbe riservare sorprese, con tempo asciutto seppur nuvoloso e con temperature non elevate per tutto il weekend.

Nel 2017 l’errore, forse l’unico, di Hamilton in Q1 spianò la strada al successo di Vettel. Quest’anno la lotta tra i due top team dovrebbe essere molto serrata e la MB avrà sicuramente voglia di tornare a vincere dopo due GP di astinenza. Per Ferrari si tratta di una ottima occasione per rendere meno amaro l’ennesimo brutto finale di stagione, che tra l’altro è la migliore dal 2008. Considerando i malumori interni più o meno palesi e il senso di frustrazione crescente non è di buon auspicio pensare a come fu la stagione 2009 dopo quel 2008 così simile al 2019. Ricciardo ha smaltito la delusione messicana e sarà al via con l’unico obbiettivo di rendere torvo il faccione di Helmut Marko, mentre per Alonso si tratta del penultimo atto su una pista in cui ha sempre trovato un motivo per sorridere… sia quando è diventato campione, sia quando ha contribuito a impedire a qualcun altro di diventarlo. Proprio vero che uno deve sempre trarre il meglio da ogni situazione, anche la più amara…

Rocco Alessandro

Malaysian MotoGP post Race

Benvenuti al GP della Malaysia, Sepang dove quasi 104,000 spettatori entusiati sono accorsi a vedere i loro eroi su due ruote, vero che la F1 non corre più da queste parti ma la passione per le moto nel Sud-Est Asiatico è davvero sbalorditiva.

Oggi si sono assegnati due titoli mondiali ed abbiamo avuto una gara di MotoGP davvero stupenda, quindi gli spettatori possono essere più che soddisfatti. Andiamo con ordine alle gare.

Moto 3

Jorge Martin qui doveva vincere e cosi ha fatto, Bezzecchi ha provato fino all’ultimo a mantenere il campionato aperto e dare una chance di titolo all’Italia anche nella Moto 3, ma purtroppo non c’e` stato nulla da fare contro il talento dello spagnolo. Partenza e primi giri nel gruppo da parte di Martin che ha pensato piu’ a rimanere fuori dai guai che ad altro, mentre Bezzecchi lottava per le prime posizioni cercando quel vantaggio che lo avrebbe portato ad impensierire Martin; nulla di tutto cio’ perche Jorge ha fatto il fenomeno o come lo chiamano al suo team “Martiator” ed ha allungato sul gruppo a colpi di giri veloci per poi tagliare il traguardo da primo assoluto e campione del mondo. Il sogno si spegne anche per l’ottimo compagno di squadra di Martin, Fabio Di Giannantonio che conclude la gara in sesta posizione. Il podio si chiude con un’accoppiata di italiani: Lorenzo Dalla Porta e Enea Bastianini. Nulla da recriminare a parte le numerose cadute, non sempre per colpa propria dei contendenti, ma Jorge Martin lo ha meritato il titolo.

Moto 2

Già dalla partenza si capisce che Oliveira ci proverà fino alla fine e non lascerà la vita facile a Bagnaia, ma c’è chi rompe i piani del portoghese…. Luca Marini. Il compagno di squadra di Bagnaia, che partiva secondo, si porta al comando della gara dopo la prima curva e ci rimarrà fino alla fine, facendo una gara da vero leader consumato. Bagnaia dopo essere stato superato da Oliveira, ed una prima parte di gara con sorpassi e controsorpassi, si accontenta della posizione e attende il momento dei festeggiamenti che arrivano a fine gara con la partecipazione anche del padrone del team e suo primo fan e probabilmente anche suo mentore, Valentino Rossi; sembra di essere tornati ai tempi del Dottore con le sue proverbiali scenette post vittoria mondiale. Tendone VR46 in mezzo alla pista che racchiude il neo campione del mondo a coprire cosa si cela all’interno, ne esce un Bagnaia con nuova livrea a celebrare il titolo, non perfettamente riuscita in quanto la moto non si riaccende e bisogna spingere fino ai box. La gara ricordiamo si e’ chiusa con la vittoria di Luca Marini, Oliveira secondo e terzo Bagnaia. Complimenti al nostro connazionale per il titolo di campione del mondo della Moto 2, meritatissimo a parer mio.

MotoGP

 Si parte con un Rossi in versione tempi d’oro,  va al comando e subito imprime un ritmo al quale nessuno riesce a tener testa, anzi no uno c’è ed è quello che sarebbe dovuto partire dalla pole. Zarco il pole man ufficiale riesce a non farsi staccare troppo da Rossi ma allo stesso tempo non riesce nemmeno ad essere un pericolo per Valentino, pericolo che invece viene da dietro ed è sempre lo stesso. Nei primi giri Marquez rischia quasi di cadere, anzi in realtà sarebbe caduto, chi lo segue Iannone invece cade per davvero, forse institivamente blocca l’anteriore per evitare Marquez e così va giù. Da questo momento lo spagnolo è una furia, passa uno ad uno tutti i piloti in pista fino ad arrivare a meno di un secondo dal leader della gara Valentino il quale sembra controllare la gara con distacchi sempre tra 0.6 e 0.8 con punte anche oltre il secondo su Marquez, mentre lo spagnolo sembra essere davvero al limite con staccate furiose e controsterzi che solo lui sà fare. Vero che entrambi erano arrivati al limite delle gomme, ma io pensavo che tra i due quello al limite era Marquez, mi sbagliavo o forse lo spagnolo ha qualche cosa che semplicemente gli altri non hanno. A 4 giri dalla fine succede ciò che non ti aspetti, o almeno non mi aspettavo io e proprio non lo avrei voluto; la Yamaha 46 perde l’anteriore in una staccata e Valentino cade, cade rimanendo aggrappato alla moto, stile Marquez per intenderci, ma queste cose le sa fare solo il 93 ed infatti Rossi arriverà sul traguardo diciottesimo dopo una gara praticamente in pugno. Bisogna dire che la caduta ci ha tolto un possibile duello tra i due in quanto Marquez era in ripresa, ma Vale sembrava in controllo, ecco sembrava. Marquez vince anche in Malaysia (cosa che stranamente non accadeva da un po’) e dimostra ancora una volta che razza di mostro è, seconda una ottima Suzuki con un altrettanto ottimo Rins che ha superato Zarco negli ultimi giri relegandolo al gradino più basso del podio.

Male le Ducati con Dovizioso sesto, ma sicuro del secondo posto in classifica mondiale ai danni del Dottore, anche per quest’anno il Dovi è vice campione del mondo, basterà per essere soddisfatti? Dipende dai punti di vista.

Viñalez, pilota a cui tengo particolarmente, arriva ai piedi del podio in una gara a tratti anonima per poi crescere nel finale, che comunque conferma la buona direzione presa dalla Yamaha, speriamo di poter dire finalmente.

Menzione speciale per Pedrosa che riesce a fare una gara tosta ed arriva davanti al Dovi, senza contare che ha preso pure una bella sportelalta dal suo compagno di squadra spagnolo nei primi giri, reo di essere sulla strada della furia rossa che in quel momento sembrava un toro scatenato.

Menzione ultra speciale per Hafitzh Syahrin, pilota Malesiano della Yamaha Tech 3 compagno di Zarco. Quando si dice la gara di casa, il pilota Malesiano già piuttosto emozionato in pit lane durante l’inno nazionale, si scatena in gara dove riesce anche a passare la Ducati “semi” ufficiale di Petrucci, per poi essere risuperato e concludere in decima posizione; mi ha ricordato le terribili wild card giapponesi dei tempi d’oro della SBK, anche se qui si parla di un pilota che ha fatto l’intera stagione nell’anonimato per poi fare la gara della vita in casa.

SI concludono le lotte per i titoli iridati in tutte le classi, ma il campionato ha ancora una gara da svolgersi e’ sara’ Valencia dove si presume sara’ una parata per i due spagnoli vincitori di due dei tre titoli in palio nelle varie categorie; il dominio spagnolo continua.

Saluti

LucaBkk