TOTAL 24h Spa-Francorchamps

L’edizione 2019 della 24 Ore di Spa-Francorchamps si presenta con il record di vetture iscritte, ben 72 divise in 4 classi: Pro, Silver, Pro-Am, Am. Questo boom di partenti è certamente propiziato dalle numerose vetture impegnate nell’Intercontinental GT Challenge. Ci sono infatti vetture non presenti nella griglia full-season, come le BMW M6, le Nissan, alcune Ferrari e Mercedes.

Metà dell’intera griglia (36 auto) se la giocherà in categoria Pro per la vittoria assoluta. Realisticamente ci sono alcuni equipaggi un gradino sotto i migliori, però ne rimangono una dozzina di livello veramente top  e non si sa veramente su chi scommettere.

Inutile dire che una 24 ore così non si vince con la sola velocità, ma ci vuole costanza, affidabilità, ottimi pit-stop ed un pizzico di fortuna per far quadrare il cerchio.

Passiamo in rassegna i principali team per ogni marchio.

ASTON MARTIN: La casa britannica affronta per la prima volta una 24 ore con la nuova Vantage GT3 affidata ai team R-Motorsport e Garage 59. Ovviamente è difficile pensare che fili tutto liscio al primo tentativo, però i team sono ben attrezzati e gli equipaggi molto veloci. In classe Pro ci sono le 2 Vantage grigie di R-Motorsport e una del Garage 59; tutte possono contare nella line-up di un pilota ufficiale AMR, il che è una garanzia notevole.

AUDI: Il marchio dei quattro anelli prova l’assalto alla vittoria assoluta con ben 6 vetture tra i Pro, soprattutto tre di queste supportate in modo ufficiale. Le auto più accreditate sono certamente la #1 in cui è presente un terzetto top come Rast-Frinjs-Muller, tutti piloti ufficiali DTM. Anche la #2 con Dries Vanthoor è decisamente da tenere d’occhio. Oltre a queste entries del team WRT, c’è anche la #25 del Sainteloc Racing guidata da piloti ufficiali. Vincere la 24 Ore del Nurburgring di solito ha portato bene alla casa, visto che è riuscita a bissare i successi nel 2012, 2014 e 2017. Chissà stavolta….

BENTLEY: Nell’anno del centenario, la casa di Crewe dichiara esplicitamente le sue aspirazioni di gloria portando addirittura 4 Continental GT3 factory gestite da M-Sport. Per l’occasione sono state preparate delle livree celebrative molto suggestive. Negli ultimi anni la Bentley si è sempre presentata a Spa con un pacchetto molto consistente, però qualche sfortuna e qualche problemino hanno sempre vanificato i sogni di vittoria. Quest’anno si spera che almeno una delle 4 auto non abbia nessun tipo di intoppo per essere veramente in lizza per la vittoria. Qualche dubbio rimane sulle line-up scelte per le due vetture addizionali, che non sembrano all’altezza dei migliori di categoria.

BMW: Pur non avendo nessuna vettura full-season nel Blancpain, la casa bavarese corre a Spa per competere nell’IGTC e ovviamente difendere la vittoria del 2018. Le vetture in classe Pro saranno solamente due: la #34 del Walkenhorst vincitrice l’anno scorso e la #42 del team Schnitzer con al volante 3 piloti ufficiali BMW.  La M6 GT3 ha già vinto due volte questa gara e sembra proprio una macchina che si sposa a meraviglia con il circuito belga, resta da vedere come andrà questa volta.

FERRARI: La casa di Maranello concorre anch’essa per l’ IGTC dopo aver vinto l’ultima tappa a Laguna Seca. L’assalto alla classe Pro è affidato a tre 488 GT3 di tre team differenti. C’è ovviamente la #72 dell’SMP Racing vittoriosa a Silverstone; la #227 di HubAuto Corsa che ha vinto la tappa a Laguna Seca, e la #50 di AF Corse con una line-up ufficiale a dir poco top, infatti sono i piloti del WEC Pierguidi-Calado-Bird. Per la Ferrari sarebbe un’annata storica se riuscisse a vincere anche Spa dopo aver trionfato il mese scorso a Le Mans.

HONDA: Il Team Motul Honda iscrive una NSX GT3 Evo in classe Pro per partecipare all’IGTC come già successo a Laguna Seca. Dopo l’esperienza dell’anno passato si è deciso quindi di entrare fra i grandi e lottare al massimo livello. L’ equipaggio è di tutto rispetto con Farnbacher-Baguette-Van der Zande, per cui ci si possono aspettare belle soddisfazioni per la Honda.

LAMBORGHINI: Giorgio Sanna (manager di Squadra Corse) ha ribadito più volte che l’obiettivo grosso è Spa, soprattutto dopo aver vinto Daytona e Sebring. Per la missione di quest’anno sono schierate 3 Huracan GT3 Evo affidate ai team Grasser e Orange FFF. Ovviamente il roster dei piloti vede tutto il vivaio di factory driver Lamborghini, come Bortolotti, Caldarelli, Lind, Venturini…. Fino ad ora la Huracan ha raccolto solo qualche vittoria nelle gare di 3 ore del Blancpain, mentre a Spa e sempre rimasta fuori dai giochi abbastanza presto, a causa di incidenti o problemi tecnici. Questo potrebbe essere l’anno della maturità.

LEXUS: Purtroppo la Lexus sarà rappresentata da una sola RC-F in classe Am del team 3-GT Racing. Infatti dopo l’uscita di scena del team Emil Frey nessuna squadra ha più schierato le auto giapponesi in top class.

MERCEDES: La casa della Stella è come sempre una delle principali protagoniste di questa gara, che sembra una chimera per la AMG GT3; infatti dopo la controversa edizione 2016 non è più riuscita a lottare veramente fino alla fine. Il successo inizia a mancare da troppi anni (2013) secondo i tedeschi, per cui ben 6 Mercedes corrono in classe Pro, di cui 4 supportate ufficialmente da AMG Performance. Gli equipaggi da seguire in modo particolare sono: la #4 del team Black Falcon con il trio full season Engel-Stolz-Buurman, la #88 del team AKKA con il veloce italiano Marciello e la #999 del team GuppeM impegnata in tutto l’Intercontinental GT Challege, guidata da Buhk-Gotz-Schiller. Alcune AMG GT3 avranno, come gli ultimi anni, delle particolari livree a tema manga giapponese come quella del Goodsmile Racing.

NISSAN: Nel 2019 non è presente nessuna GT-R nel Blancpain GT, ma per la 24 Ore di Spa, che è parte IGTC, la squadra di Hong Kong KCMG porta in pista le sue due vetture come fatto negli altri appuntamenti di questa stagione. Purtroppo sono le sole Nissan al via, dopo che il RJN ha cessato l’attività.

PORSCHE: A Stoccarda fanno sul serio quest’anno con un importante incremento di vetture. Infatti sono addirittura 6 le Porsche 911 GT3 R in lotta per la vittoria. La presenza più imponente è rappresentata dal Rowe Racing con tre vetture dalle line-up all factory Porsche, in particolare sulla #998 ci sono Makowiecki-Pilet-Tandy. Saranno dei giochi anche le auto del GPX Racing e del team Bernhard 75 che possono contare su piloti factory di primissimo livello. Da tenere d’occhio inoltre la #54 della Dynamic Motorsport già vincitrice quest’anno a Monza. Di sicuro la Porsche lancia la sfida a Spa per riconquistare un successo che ormai manca dal 2003.

 

In pista ci sarà anche un piccolo “intruso”, un insetto per la verità. Per i 50 anni dalla prima apparizione di Herbie e per raccogliere fondi a scopo benefico correrà con le GT3 una vettura allestita per assomigliare al celebre Maggiolino #53. Il colpo d’occhio è notevole e il risultato è d’effetto….in realtà sotto la veste si riconosce la forma Porsche, per l’esattezza una Porsche Cup MR. Al volante di questa macchina molto speciale si alterneranno 4 piloti belga cercando di portarla in sicurezza al traguardo senza creare problemi alle altre vetture in gara.

 

ORARI: (nella giornata di Giovedì si svolgeranno libere e qualifiche)

-Venerdì 26 Luglio h. 19: Super-Pole

-Sabato 27 Luglio h. 16.30: Partenza 24 ore

 

LINK UTILI

ENTRY LIST: https://www.blancpain-gt-series.com/entry-list?filter_meeting_id=113

LIVE STREAM/TIMING: https://www.blancpain-gt-series.com/watch-live

 

Subito dopo le qualifiche della F1 mi raccomando…non mollate il motorsport che parte una delle gare dell’anno.

Buon divertimento!!

Aury

 

L’ANGOLO DEL FROLDI: NICO ROSBERG, MISTER PREZZEMOLINO?

Dicono che cambiare opinione, davanti a fatti che te la fanno cambiare, sia segnale di intelligenza. Non so se sia questo il caso, tuttavia voglio segnalare ai lettori che il campione del mondo di Formula Uno 2016, per quanto la cosa possa loro interessare, a me sta cominciando a diventare un pochino “antipatico”.

Perché? Perché parla di tutto, interviene su tutto, dà spesso il proprio parere, anche quando non richiesto e spesso dice cose tutto sommato abbastanza ordinarie. Se fossero originali probabilmente sarebbero anche interessanti.

Partiamo da “lontano”. Dal 2016. Nico Rosberg riesce a vincere il titolo mondiale contro il predestinato Hamilton. I due si conoscono da tanti anni, hanno battagliato nelle formule minori ed erano amici. Erano. Come sappiamo, con la lotta interna che si sviluppa quando si è nello stesso team, quasi inevitabilmente si diventa se non nemici, certamente acerrimi rivali. E’ la logica delle cose umane.

Quando Nico conquistò l’ “iride”, in tanti, compreso il sottoscritto, furono contenti. Hamilton non è mai stato (per me) un campione di simpatia (lasciamo perdere le sue straordinarie doti alla guida) e tutto sommato vederlo battuto da un compagno di scuderia era una sottile “goduria”. Questo ci passava il convento in una delle tante annate storte di Maranello.

E quando, come un fulmine a ciel sereno, Rosberg annunciò il proprio ritiro, non ne fui così sorpreso.

Le cronache degli “insider” ci raccontano di un Hamilton furioso, perché così non avrebbe potuto avere la rivincita che tanto bramava… ma ci arriviamo.

Seppure con le dovute differenze, mentalmente accostai tale “rifiuto” al “gran rifiuto” di Niki Lauda nel fatidico Fuji 1976 (tra l’altro immortalato nel magnifico film di Ron Howard).

Non è inumano avere paura, non è inumano sentire di aver dato tutto e sentire di non essere capace di reggere quella pressione un altro anno, rischiando di essere battuto in pista.

D’altronde l’arte di uscire di scena nel momento migliore è poco praticata, rispetto ai “vantaggi” che comporta per la carriera e la vita di un atleta.

In me prevalse la comprensione di un gesto forte in cui uno ti diceva: ho raggiunto il massimo, non mi potrò ripetere, me ne vado all’apice della mia carriera.

In qualche modo qualcosa di simile fece Schumacher, salvo poi tornare sui suoi passi (ma lui senza l’adrenalina della velocità proprio non riusciva a stare) e non ripetere più le gesta memorabili che lo avevano portato a vincere tutto il possibile stabilendo ovunque nuovi record.

Ora però, capisco che Nico non riesca a staccare completamente la spina da quel mondo, che è il suo mondo. Tutto ampiamente e rispettabilmente “umano”.

Tuttavia, fare il grillo parlante (cosa che bisogna saper fare), e soprattutto fare il prezzemolino, secondo me non gli riesce bene. Soprattutto quando dà consigli su come affrontare la pressione contro un avversario.

Lui, quella pressione, l’ha affrontata uscendo di scena. Semplice.

 

Mariano Froldi – @MarianoFroldi, direttore di FUNOAT

Immagine presa dal website “Mbenz.it”

Alvaro incorona il Rea

Esistono tanti modi per onorare il merito dei tuoi avversari nelle corse. Quello che ha scelto Alvaro mancava alla mia memoria…. E di campionati a due e quattro ruote ne ho visti..Sembra incredibile come sia riuscito a ribaltare ogni considerazione, ogni pronostico dopo le prime gare: vederlo scivolare a -81 punti in classifica generale non era prevedibile nemmeno sotto l’effetto di una buona dose di superalcolici mixati a sostanze stupefacenti…..eppure è accaduto.
Ad inizio stagione chi scrive rendeva merito al pilota in grado di aver alzato l’asticella grazie alle sue stesse doti perché, mentre le altre Ducati affondavano nelle retrovie, lui vinceva a mani basse sintomo che la differenza era tutta nel polso destro di Alvaro. Poco importava dei giri motore abbassati ed alzati, Bautista faceva una differenza enorme.
Consegnare il titolo a Rea prima della pausa estiva ha davvero dell’incredibile. Johnny ha avuto il merito di non scomporsi troppo ad inizio stagione quando non riusciva a star dietro alla V4 per più di due curve, e la sua costanza di rendimento adesso lo premia alla stragrande. Le prossime gare saranno molto più semplici da gestire e potrà serenamente correre senza prendersi rischi inutili: le altre forze in campo non sono mai sembrate all’altezza di inserirsi nelle posizioni di vertice per sottrargli i punti necessari alla vittoria finale che ormai è più scontata del sorgere del sole.

immagine tratta da gpone.com

A Laguna è finita con due vittorie ed un secondo posto per Rea contro tre zeri assoluti di Alvaro. Ad oggi il ruolino di marcia dei due parla ancora di 14 vittorie di tappa per lo spagnolo e solo 9 per l’inglese, buona parte delle quali consegnate su un piatto d’argento grazie alle cadute dell’ispanico.
Non credo abbia senso parlare delle motivazioni di tutte queste scivolate perché ormai la frittata è fatta, e poco conta il fatto che in gara due della domenica Alvaro si sia ritirato per il dolore alla spalla, procurato dalla caduta del mattino….restano sempre tre zeri dovute a cadute.

immagine tratta dal sito moto.it

La nota positiva del weekend per Ducati è il ritorno alla vittoria di Davies. Dopo un inizio stagione drammatico è stato finalmente autore di un buon weekend suggellato con la vittoria nell’ultima gara in programma e due secondi posti nelle altre due gare che permettono di mantenere alla casa bolognese il primato tra i Costruttori seppur per un solo punto. La speranza è che il povero Chaz sia uscito dal tunnel e che possa regalarci una seconda parte di stagione degna del suo passato. Ducati deve restare in lizza per il mondiale Marche fino all’ultimo e lui è necessario quanto il ritorno sulla retta via di Bautista, perché almeno quel titolo resta alla portata di Borgo Panigale. Chaz è sempre stato sufficientemente vicino alla vetta in tutte e tre le gare e soprattutto non ha trovato altri colleghi in grado di infastidirlo per il podio. Questo deve essere il buon auspicio con il quale il Team Aruba deve ripartire dagli Usa.
Nel complesso le tre gare ci hanno fatto vedere ancora una volta un ottimo Ragzatliogu autore di due terzi posti nelle gare lunghe e un discreto Tom Sykes a podio in superpole race. Pian piano l’inglese sembra venir su, seppure la distanza dal vertice è ancora tanto ampia e immaginarlo a lottare per la vittoria in gara è oggettivamente difficile.
In Yamaha stiamo invece assistendo al passo del gambero. Quella che sembrava la moto più equilibrata di tutte ad inizio stagione ha perso parte dello smalto iniziale in concomitanza con l’incidente di Van Der Mark che ne era stato il miglior interprete sino ad allora. Gli altri piloti non hanno il ”quid” necessario per portarla più avanti, primo fra tutti il nostro Macho Melandri al quale credo si sia spenta la luce definitivamente. L’olandese è stato comunque autore di una bella gara 1 finendo al settimo posto a soli sei secondi dal compagno Lowes seppur ancora convalescente.
Stoico anche il simpatico Laverty finito a punti in tutte le gare seppur in condizioni fisiche ancora precarie.
Gli altri due italiani Rinaldi e DelBianco hanno condotto gare secondo le potenzialità proprie e dei mezzi a disposizione, con l’hondista autore di un ruzzolone in superpole race al cavatappi che poteva avere conseguenze ben peggiori che il semplice ritiro.
Adesso tutti al mare sino a settembre quando si riaccenderanno i motori a Portimao nel weekend che va dal 6 all’8.
I compiti per le vacanze saranno difficili per Bautista e per Ducati che devono recuperarsi sotto l’aspetto tecnico e psicologico. Ci sarà anche il tempo di recuperare gli infortunati con la speranza di vedere delle belle gare negli ultimi quattro appuntamenti stagionali. In palio ci sono 12 vittorie e tanti punti ed almeno uno dei due titoli è ancora alla portata.

Buon estate a tutti i lettori

Salvatore Valerioti

immagine in evidenza tratta dal sito moto.it

Hamilton a quota 80, Leclerc è la luce in fondo al tunnel Ferrari

La storia della Formula 1 racconta di rivalità che finiscono e vengono subito sostituite da altre. Il Gran Premio di Gran Bretagna 2019 ha probabilmente messo la parola fine a quella fra Hamilton e Vettel, e confermato che quella fra Leclerc e Verstappen ci riserverà, in futuro, un grande spettacolo.

In entrambi i casi la Ferrari ha meriti e demeriti. Vettel oggi ha commesso l’ennesimo errore che ha vanificato una prestazione che stava raddrizzando un week-end cominciato male, mentre Leclerc ha dimostrato che la fiducia che la Ferrari stessa ha riposto in lui, nonostante la giovanissima età, è decisamente ben riposta.

Ma andiamo con ordine. Silverstone è terra di conquista Mercedes, e le qualifiche lo hanno confermato, con la prima fila tutta colorata d’argento, ma anche con una Ferrari, quella di Leclerc, inaspettatamente molto vicina. Come in Austria, a Maranello hanno curiosamente, e discutibilmente, scelto una strategia differente rispetto ai diretti avversari, quella di partire con le gomme soft. E, sempre come in Austria, la scelta si rivelerà sbagliata. A fianco di Leclerc si piazza Verstappen, e in terza fila Gasly con Vettel, che si becca più di mezzo secondo dal giovane compagno.

La partenza regala, nelle prime file, un unico sorpasso, quello di Vettel su Gasly, mentre le due Mercedes si involano rapidamente, con Hamilton che battaglia per qualche giro con Bottas, riuscendo anche a passarlo per poi essere subito risuperato, e preferendo, poi, rimandare l’operazione, e alla fine si capirà anche il perchè.

Dietro di loro, le due Red Bull iniziano una lotta con le due Ferrari che si protrarrà per tutta la gara. Verstappen e Leclerc duellano per diversi giri mostrando a tutti come si deve attaccare e come si deve difendere in totale correttezza ma senza rinunciare all’aggressività. Inevitabilmente, la memoria torna per un attimo al luglio di 40 anni fa. Se Max non riesce nell’operazione, il suo compagno di squadra ha miglior fortuna con Vettel, ma subito dopo il sorpasso rientra ai box per montare gomma dura. E’ uno stop molto anticipato, e questo costringe Verstappen e Leclerc a fermarsi subito. Entrano assieme ai box e ne escono ad ordine invertito, ma Max fa un errore e Charles riesce immediatamente a riprendersi la posizione. Entrambi i piloti montano gomme medie, ed è ormai chiaro che la gara sarà per loro su due soste, così come per Bottas che si fermerà poco dopo. I due iniziano la seconda parte della loro strepitosa battaglia, e ancora una volta il monegasco si difende perfettamente, nonostante l’avversario sulla Red Bull sembri avere più velocità.

Al 21° giro Giovinazzi finisce nella ghiaia, per un probabile guasto meccanico. La direzione gara decide di far uscire la safety car, e questa è una manna per Hamilton e Vettel che non si erano ancora fermati. La Red Bull decide, saggiamente, di far fermare subito anche Verstappen, mentre la Ferrari prende la stessa decisione con un giro di ritardo per Leclerc, che si ritroverà così sesto e molto arrabbiato.

A questo punto, quindi, Vettel è risalito in terza posizione, con Gasly, Verstappen e Leclerc subito dietro. Alla ripartenza, va in scena la terza parte del duello fra questi ultimi, ma, dopo una serie di curve percorse fianco a fianco, il monegasco non riesce a riprendersi la quinta posizione, e desiste, distanziandosi un po’. Max riesce invece a superare facilmente il compagno e inizia la caccia a Sebastian.

Assistiamo così ad un doppio duello in contemporanea, con la regia che non sa cosa inquadrare e preferisce, spesso, mostrare il pubblico o i replay. Leclerc supera Gasly girandogli intorno con una manovra da antologia, mentre Verstappen trova in Vettel un avversario apparentemente più facile rispetto al monegasco, riesce a passargli davanti in modo deciso ma il tedesco non ci sta e qualche curva dopo prova a riprendersi la posizione. Ma lo fa in modo molto maldestro, col risultato di tamponare violentemente l’olandese, spedendolo nella ghiaia e rovinando definitivamente la sua gara. Max, per sua fortuna, riesce a ripartire, ma, con la macchina danneggiata, dovrà accontentarsi della quinta posizione finale.

Questo incidente risulta provvidenziale per Leclerc, che ritorna là dov’era prima che la sua squadra, con una strategia discutibile, gli facesse perdere tre posizioni, e cioè in terza posizione dietro Bottas, che però deve ancora fermarsi per l’ultimo pit-stop. Quando lo fa, ha accumulato un vantaggio sufficiente per mantenere il secondo posto.

Le gomme nuove consentono a Valtteri di prendersi il giro più veloce. Ma Hamilton non ci sta, e proprio all’ultimo giro, con gomme usate per più di metà gara, riguadagna ciò che gli spetta di diritto, dimostrando a tutti che, se avesse voluto, avrebbe potuto rifilare al compagno ben più di 24 secondi.

La gara finisce quindi con Hamilton davanti a Bottas, Leclerc, Gasly e Verstappen. Dietro i primi 5, il solito abisso poi Sainz, Ricciardo, Raikkonen, Kvyat e Hulkenberg. Peccato per Norris, dodicesimo e penalizzato dalla safety car. Da segnalare Russel quattordicesimo con la Williams, mentre la ex-Force India sta sempre più scivolando verso i bassifondi. Laddove è già arrivata da un po’ la Haas, che oltre alle difficoltà con le gomme pare avere anche qualche problema con i piloti, che sono riusciti a toccarsi nelle prime curve. Quelli, almeno, li può cambiare.

Fra due settimane si torna ad Hockenheim. Un anno dopo quel GP che ha probabilmente sancito l’inizio della fine della rivalità  fra Hamilton e Vettel. Proprio quando sembrava che, finalmente, le gerarchie si fossero invertite. Non è stato così, e da allora la rossa e il suo primo pilota sono entrati in un tunnel, costellato di errori e di manifestazioni di inadeguatezza. Sebastian è diventato il re degli spin, mentre a Maranello sono sembrati incapaci non solo di fare una macchina competitiva e di svilupparla a dovere, ma anche di fare strategie intelligenti. Per fortuna, come abbiamo scritto nel titolo, la luce in fondo al tunnel già si vede, ed è Leclerc. E’ per lui che la Ferrari deve lavorare al meglio, perchè se non avrà il materiale e la squadra per vincere, non gli ci vorrà molto a migrare verso altri lidi. Come farebbe qualunque campione, o predestinato tale. E come farà Verstappen. Perchè la Mercedes è ancora molto molto lontana. Per tutti.

Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1

2019 WSBK – ROUND DEGLI STATI UNITI

Sembrava impossibile ma ci sono riusciti.

Non è il refrain di uno spot di un celebre amaro ma la sottolineatura incredula di quello che è successo nel round a Donington Park. Bautista e la Ducati cedono lo scettro del campionato a Rea e Kawasaki dopo aver avuto un vantaggio di 66 punti e un parziale che era di 13 vittorie a zero.

Colpa degli errori di Bautista, tre cadute nelle ultimi tre round e di una Ducati diventata improvvisamente difficile da gestire, che induce all’errore e non più così performante. Alla faccia della moto imbattibile…

Al di là del fatto di aver perso la vetta del mondiale, quello che fa più paura in casa Ducati sono le scarsissime prestazioni di tutti i piloti che non siano Bautista. E le parole di quest’ultimo che parla di una moto su cui non poter fare troppe regolazioni e arrivata a fine sviluppo di setup. Non c’è molto da essere allegri ma neanche vedere tutto nero.

Dopotutto è una moto che ha dominato la prima parte di stagione e potrà giocarsela bene anche nella seconda parte del campionato…escludendo probabilmente la trasferta di Laguna Seca, pista definita da Bautista poco adatta a Ducati causa saliscendi e sconnessioni dell’asfalto. Si prospetta dunque un altro weekend in difesa.

immagine da tuttomotoriweb.com

L’altro lato della barricata, dopo tanto piangere ha ritrovato invece il sorriso. Rea in testa di 24 punti e una Kawasaki veloce anche con il team privato di Razgatlioglu, segno di una moto sviluppata bene e non così ostica come la V4. Laguna Seca sembra un tracciato che ben si adatta alle caratteristiche della “verdona”, inoltre il trend positivo fa pensare ad un weekend in cui rimpolpare il vantaggio in classifica piloti.

Anche Yamaha è attesa ad una bella prestazione, con un Van der Mark ancora convalescente ma pronto a dare battaglia. Di sicuro la moto di Iwata sarà il terzo incomodo che presumibilmente favorirà la fuga di Rea e Kawasaki nei confronti di Bautista.

Per BMW è il gp delle conferme dopo le ottime prestazioni viste a Donington. Sykes sembra davvero in palla e riesce finalmente a sfruttare tutto il potenziale della moto, per cui il catino di Laguna Seca è davvero un atteso banco di prova.

immagine da tuttomotoriweb.com

Solito velo pietoso da stendere sulla Honda, ormai in griglia solo per fare numero.

Sul fronte piloti Laverty non sarà al via del round statunitense, reduce dalla mancata idoneita’ a correre a Donington dopo le prove del venerdì. Torna invece Reiterberger sulla BMW, costretto a saltare Donington per i postumi di una brutta influenza.

Ultime parole per onorare il ritiro di un grande protagonista, nel bene e nel male, del motociclismo italiano e mondiale degli ultimi 15 anni. Marco Melandri ha annunciato in settimana il ritiro a fine stagione. Sempre meno divertente andare in moto per competere e troppi anni densi di difficoltà hanno fiaccato il morale del ravennate, che, come da lui affermato, si è tolto un peso annunciando il suo ritiro.

Della sua carriera resta il talento davvero fuori dal comune ma associato ad una tenuta mentale non all’altezza, con decisioni sbagliate, l’incapacità di saper cogliere l’attimo giusto quando serviva e una sensibilità in moto così accentuata da confonderlo sulla via del corretto sviluppo. In ogni caso uno dei talenti più sopraffini espressi dal motociclismo italiano degli ultimi 20 anni.

Auguri a lui e alla sua famiglia di un felice proseguimento lontano dal mondo delle corse, di sicuro meno stressante e con più sorrisi sulle labbra.

*immagine in evidenza da carmudi.com.ph

Rocco Alessandro

Life is racing, all the rest is waiting